ASIA/LIBANO - La Beatificazione del Patriarca Hoyek nel nuovo tempo di tribolazione libanese

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di Pascale Rizk

Dimane (Agenzia Fides) - Sabato 25 luglio 2026 la Chiesa maronita e l’intero Libano celebrano la beatificazione del Patriarca Elias Hoyek. La liturgia per la beatificazione, presieduta dal Cardinale Marcello Semeraro – Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi – viene celebrata nella sede patriarcale estiva di Dimane, affacciata sulla valle di Qannoubine. Due anni fa, fu la sede di Bkerké, prima residenza del patriarcato maronita ad ospitare la prima beatificazione di un Patriarca maronita, il Patriarca Mar Estephan al-Douaihy, avvenuta il 2 agosto 2024. (vedi Fides 3/8/2024)

Riconosciuto come uno dei padri ispiratori del “Grande Libano”, figura spirituale che ha segnato in profondità la storia del Paese, Elias Hoyek è nato il 4 dicembre 1843 a Helta, nel nord del Libano in una famiglia maronita radicata nelle montagne dove la vita ecclesiale e il legame con la terra sono inscindibili. A otto anni entra nella scuola di San Giovanni Maroun a Kferhi, passa poi al seminario di Ghazir e, nel 1866, viene inviato a Roma dal Patriarca Boulos Massaad (1806-1890) per completare la formazione teologica al Pontificio Collegio Urbano di Propaganda Fide; qui viene ordinato sacerdote il 5 giugno 1870 e ottiene il dottorato in teologia il 9 agosto, rientrando subito dopo nel suo Paese.

Di ritorno in Libano, nel 1872 viene nominato segretario del patriarca Massaad a Bkerké,
cuore istituzionale del patriarcato maronita. In quegli anni matura in lui l’idea di una congregazione femminile apostolica, capace di raggiungere le periferie dell’educazione e della cura, servendo la popolazione in nome del Vangelo. Il 14 dicembre 1889 viene consacrato vescovo, arcivescovo titolare di Araca e vicario patriarcale, con un ministero che intreccia governo ecclesiale, promozione della catechesi e attenzione concreta ai bisogni sociali del Libano.

Nel 1895, a Jbeil, fonda insieme a Madre Rosalie Nasr e a suor Stéphanie Kardouch la
Congregazione delle Suore Maronite della Sacra Famiglia, primo istituto femminile apostolico della Chiesa maronita, che si radica ben presto a Ebrine e si dedica all’educazione, alla promozione umana e all’evangelizzazione. La congregazione stessa presenta il fondatore come «un uomo di grande personalità, capo e pastore della sua Chiesa, sensibile ai bisogni della società, costantemente in ascolto del suo popolo», sottolineando una figura capace di unire fermezza di guida e prossimità ai fedeli. Nel 1908 Hoyek erige il santuario di Nostra Signora del Libano a Harissa, dove Papa Leone XIV ha incontrato i vescovi, sacerdoti, consacrati, consacrate e operatori pastorali nel suo viaggio apostolico nel novembre del 2025.

Il 7 dicembre 1899 Elias Hoyek viene eletto 72° Patriarca maronita di Antiochia, assumendo la guida della Chiesa in un passaggio epocale: il tramonto dell’Impero ottomano, la crisi della Prima guerra mondiale, l’emergere di nuove aspirazioni nazionali nel Levante. Durante la guerra, nel 1916, ordina l’apertura delle porte dei monasteri e dei conventi per accogliere gli affamati, senza distinzione di religione, mentre la carestia del 1915‑1917 devasta il Paese; le autorità ottomane decidono la sua deportazione, che viene però scongiurata grazie all’intervento del Papa e della diplomazia austro‑ungarica.

Il Patriarca diventa così, agli occhi dei suoi contemporanei, non solo guida spirituale ma
difensore del popolo e della sua dignità. Nel 1919 rappresenta il Libano alla Conferenza di pace di Versailles, guidando una delegazione che chiede l’indipendenza e il riconoscimento dei «confini naturali e storici» del Paese, in sintonia con l’articolo 22 della Carta della Società delle Nazioni.
In un contesto segnato dal progetto di una «Grande Siria», sostenuto da re Faysal e dal
nascente sistema dei mandati, Hoyek sostiene con energia che l’autonomia libanese debba essere garantita dalla particolare storia, cultura e composizione religiosa della nazione.


Tra i testi più significativi del Patriarca vi è la lettera apostolica «L’amore della patria»,
pubblicata nel 1930, dove Hoyek invita ogni cittadino a non sottrarsi alla responsabilità verso la nazione: «Che tu sia umile o grande, non ti è permesso sottrarti al destino della Nazione e al progresso della società di cui fai parte», scrive, legando l’amore alla patria alla giustizia verso gli altri e alla promozione del bene comune. Nello stesso testo afferma che «chi rifiuta di aiutare il proprio Paese non pecca soltanto contro la mitezza, ma anche contro la giustizia», ribadendo che la partecipazione alla vita civica rientra tra i doveri morali del cristiano. Queste parole, lette oggi alla luce della sua beatificazione, suonano come appello a una nuova responsabilità politica e sociale in un Libano provato da anni di crisi.

Il 1° settembre 1920, sul balcone del palazzo del Mandato francese a Beirut, il generale Gouraud proclama la nascita dello Stato del Grande Libano, includendo montagne, pianure e accesso al mare; alla sua destra, secondo la ricostruzione storica, sta il Patriarca Hoyek, circondato da notabili e rappresentanti delle diverse comunità.
In quel momento prende forma istituzionale una visione che la tradizione maronita descrive con la triade «libertà, Libano, patriarcato»: la libertà come valore non negoziabile, il Libano come terra benedetta e il patriarcato come custode della memoria storica e dell’orientamento del popolo.

La decisione di papa Leone XIV di confermare la beatificazione di Elias Hoyek, preceduta nel 2019 dal riconoscimento delle sue virtù eroiche da parte di papa Francesco, iscrive questa figura nella lunga linea di santi libanesi – come Charbel Makhlouf – che la Chiesa offre come modelli universali di vita evangelica.

Il miracolo riconosciuto per la beatificazione riguarda la guarigione, nel 1965, di Nayef Abou Assi, ufficiale druso dell’esercito libanese affetto da una grave patologia della colonna, che secondo la testimonianza si risveglia completamente guarito dopo aver sognato il Patriarca.

Negli ultimi anni della sua vita il Patriarca segue da vicino la crescita della Sacra Famiglia maronita, approvandone le costituzioni nel 1928 e accompagnando le sue «figlie» religiose con parole di consolazione e di incoraggiamento. Hoyek muore la notte di Natale del 24 dicembre 1931 a Bkerké, e le sue spoglie riposano a Ibrine, nella cappella della congregazione che egli ha fondato, quasi a sigillare nel luogo il legame tra ministero patriarcale, vita consacrata e missione educativa.

Con il decreto di beatificazione promulgato dal Dicastero per le Cause dei Santi, autorizzato da Papa Leone XIV il 22 maggio 2026, la Chiesa conferma la fama di santità di un pastore che ha unito amore per la patria, lucidità politica e dedizione evangelica ai più fragili, in un momento in cui il Libano attende ancora segni di risurrezione sociale istituzionale. (Agenzia Fides24/07/2026)


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