ASIA/LIBANO - “Resistiamo con la nostra carne viva”. La testimonianza di padre Elias dai villaggi cristiani del Sud libanese, sotto attacco dell’esercito israeliano

martedì, 24 marzo 2026 medio oriente   guerre   chiese orientali   aree di crisi   geopolitica  

di Gianni Valente

Rmeish (Agenzia Fides) – “Siamo praticamente chiusi. C’è solo una vecchia strada che può essere ancora usata come via d’accesso e ci tiene in contatto con Tiro. Ieri siamo riusciti a far arrivare attraverso quella strada un convoglio con le cose che ci servono per vivere”. Toni Elias, sacerdote maronita del villaggio di Rmeish, Descrive con immagini efficazi la condizione di emergenza condivisa dalle comunità cristiane che hanno scelto di rimanere nei loro villaggi, nel sud del Libano attaccato dalle forze armate d’Israele. “Il municipio” aggiunge “sta distribuendo le derrate alimentari alle famiglie. Andiamo avanti, ma non sappiamo fino a quando, se la strada verso Tiro rimarrà aperta. E preghiamo che il Signore accorci questi giorni”.

Rmeish dista in linea d’area meno di due chilometri dal confine con Israele. E già nell’ottobre 2024 il villaggio era rimasto sospeso tra la vita e la rovina che lo assediava d’intorno, in occasione del precedente ingresso dell’esercito dello Stato ebraico nel sud del Libano.

Padre Elias condivide la sua testimonianza con l’Agenzia Fides mentre sullo sfondo si avverte il rumore dei bombardamenti. Racconta che nel vicino villaggio cristiano di Ain Ebel questa notte è stata bombardata una casa, “ma per fortuna non ci sono stati morti”. Riferisce che nella notte si sentiva il rumore del carri e dei bulldozer israeliani diretti verso un villaggio cristiano evacuato da tre settimane.

L’obiettivo dichiarato degli attacchi israeliani in Libano è quello di colpire e annientare le postazioni di Hezbollah, ma la milizia sciita alleata con l’Iran continua a colpire con i suoi missili il territorio israeliano, nel contesto delle nuove convulsioni aperte dall’attacco di USA e Israele contro l’Iran.

Bombardamenti israeliani colpiscono tutto il Libano, compresa la capitale Beirut. Ma è il sud del Paese l’obiettivo al centro dei piani di occupazione israeliani. Il nuovo confine tra Libano e Israele “dev’essere il fiume Litany” ha detto il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich. Anche i ponti sul fiume Litany sono diventati bersaglio dei bombardamenti israeliani

“Noi rimarremo fino all’ultimo”, dice a Fides padre Toni, accennando a tutte le ragioni anche più intime della scelta che condivide coi suoi parrocchiani: “Nel sud siamo rimasti solo noi di questi pochi villaggi cristiani. Finché ci siamo noi, questa terra rimane terra libanese. Stiamo resistendo con la nostra carne viva, Non abbiamo nulla, siamo inermi, la nostra arma è la preghiera. E se noi ce ne andassimo, il sud del Libano sparirebbe. Ne sono certo. E sparirebbe anche tutta la fatica dei nostri avi che hanno costruito questi villaggi, in una terra benedetta…. Queste sono le motivazioni che ci fanno rimanere qui”.
La settimana scorsa racconta padre Elias “è venuto anche il Nunzio apostolico Paolo Borgia, insieme al Vescovo maronita di Tiro Charbel Abdallah e al rappresentante del Patriarca. Con loro è venuto un convoglio con aiuti umanitari organizzato da associazioni e gruppi cattolici. E’ stata una testimonianza della vicinanza di tutta la Chiesa, che abbiamo toccato con mano, e ci ha confortato. Il Signore” conclude il sacerdote maronita “ci ha creati intelligenti. E questo dono sembra essere sparito, in questo mondo dove torna a esistere solo la legge del più forte”. (Agenzia Fides 24/3/2026)


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