Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/COLOMBIA - Terremoto nel Chocó: la comunità ecclesiale in soccorso degli sfollati. I Vescovi: "Riconoscerci come un'unica famiglia"https://www.fides.org/it/news/78045-AMERICA_COLOMBIA_Terremoto_nel_Choco_la_comunita_ecclesiale_in_soccorso_degli_sfollati_I_Vescovi_Riconoscerci_come_un_unica_famigliahttps://www.fides.org/it/news/78045-AMERICA_COLOMBIA_Terremoto_nel_Choco_la_comunita_ecclesiale_in_soccorso_degli_sfollati_I_Vescovi_Riconoscerci_come_un_unica_famigliaBogotà – Un devastante terremoto di magnitudo 7.4 ha scosso la Colombia nella mattinata di lunedì 10 agosto 2026, con epicentro individuato nel municipio di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó. Secondo i dati ufficiali ancora parziali forniti dalle autorità locali, la violenta scossa ha provocato almeno 111 vittime, oltre 80 feriti e diverse persone risultano disperse. Sono migliaia le abitazioni danneggiate, con gravi lesioni strutturali a edifici civili, infrastrutture e luoghi di culto nelle regioni di Manizales, Pereira e Cali.<br />Di fronte a questa tragedia nazionale, la Conferenza episcopale colombiana ha espresso vicinanza e solidarietà a tutte le comunità colpite. Nel messaggio intitolato «Mensaje al pueblo colombiano con motivo del terremoto del 10 de agosto de 2026», firmato dai membri della Presidenza della CEC , i presuli aprono la loro riflessione citando le Scritture: «Dio è per noi rifugio e fortezza, un aiuto sempre presente nelle difficoltà» .<br />Nel loro vibrante appello, i Vescovi della Presidenza della Conferenza episcopale sottolineano che la portata dell'emergenza richiede un'immediata risposta comune: «Questo momento doloroso ci ricorda che nessuno può affrontare da solo un'emergenza di questa portata. La Colombia è chiamata, ancora una volta, a riconoscersi come un'unica famiglia e a rispondere al sofferenza dei propri fratelli con generosità, responsabilità e solidarietà». <br /><br />Oltre a raccomandare a Dio le anime dei defunti, la guarigione dei feriti e la sorte dei dispersi, i Vescovi hanno espresso profonda gratitudine verso i soccorritori, il personale sanitario, i volontari e le forze dell'ordine attivi nelle operazioni di salvataggio. «A tutti gli interessati, la nostra preghiera, la nostra vicinanza e la nostra solidarietà», conclude il documento della Presidenza episcopale.<br /><br />Dalle giurisdizioni ecclesiastiche maggiormente colpite, i Pastori si sono subito messi al servizio della popolazione. Nell'Arcidiocesi di Manizales, l’Arcivescovoescovo José Miguel Gómez ha fatto riferimento ai gravi danni subiti da abitazioni, edifici e luoghi di culto, chiedendo che «nessuna persona rimanga senza assistenza in questi momenti di difficoltà». <br /><br />Nella Diocesi di Pereira, il Vescovo Nelson Jair Cardona Ramírez ha chiesto al clero e alle religiose di sostenere gli sfollati, confermando che la comunità ecclesiale lavora con le autorità civili per operare «come un'unica squadra al servizio dei fratelli che stanno soffrendo di più». A Cali, l'Arcivescovo Luis Fernando Rodríguez Velásquez ha segnalato lesioni a edifici storici come la cattedrale di San Pedro Apóstol e la chiesa de La Merced, esortando tutti a «unirci, camminare insieme e lavorare insieme» per la ricostruzione.<br />La macchina della carità ecclesiale si è attivata prontamente: il Secretariado de Pastoral Social - Cáritas Colombiana ha lanciato il suo Servicio Nacional de Emergencias per raccogliere fondi, mentre la rete dei Banchi Alimentari di Bogotà, Pereira e Buenaventura coordina l'invio e la distribuzione di cibo, acqua potabile e generi di prima necessità nei centri di accoglienza e negli ospedali. <br />Tue, 11 Aug 2026 12:36:52 +0200AFRICA/LIBIA - Due attacchi in Tripolitania e Cirenaica fanno salire la tensionehttps://www.fides.org/it/news/78044-AFRICA_LIBIA_Due_attacchi_in_Tripolitania_e_Cirenaica_fanno_salire_la_tensionehttps://www.fides.org/it/news/78044-AFRICA_LIBIA_Due_attacchi_in_Tripolitania_e_Cirenaica_fanno_salire_la_tensioneTripoli – Due attacchi nelle ultime 24 ore nelle due aree in cui è politicamente divisa la Libia fanno salire la tensione nel Paese nordafricano.<br /><br />In Tripolitania si segnalano esplosioni e un incendio in un serbatoio di carburante all’interno della raffineria di Zawiya, a circa 40 chilometri a ovest di Tripoli. L’impianto ha una capacità di lavorazione di circa 120.000 barili al giorno ed è collegato al gigantesco giacimento petrolifero di Sharara, uno dei principali centri di produzione della Libia.<br /><br />Un serbatoio di stoccaggio della benzina presso la raffineria è esploso dopo essere stato direttamente preso di mira. Si tratta del terzo attacco con droni in pochi giorni contro questa infrastruttura. Nessun gruppo armato ha finora rivendicato la responsabilità degli attacchi.<br /><br />La compagnia petrolifera nazionale, la National Oil Corporation , ha dichiarato lo stato di massima emergenza presso il Complesso Petrolifero di Zawiya.<br /><br />Nell’est del Paese, in Cirenaica, il capo dell’intelligence militare, Magg. Gen. Fawzi al-Mansouri, è stato ucciso ieri sera, 10 agosto, da una bomba collocata sotto la sua automobile. L’attentato è avvenuto dopo che il generale aveva partecipato alla preghiera nella moschea Sayyida Aisha, ad al-Hawari, un’area fortemente presidiata dalle forze di sicurezza. Anche in questo caso, nessun gruppo ha finora rivendicato la responsabilità dell’attentato.<br /><br />Il generale al-Mansouri, ex comandante della zona militare di Sebha, guidava l’intelligence militare dal maggio 2024 ed era uno stretto collaboratore del generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica.<br /><br />La Libia è di fatto divisa politicamente tra l’ovest tripolitano e l’est cirenaico. In Tripolitania, il Governo di Unità Nazionale , guidato dal primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, in carica dal 2021 e riconosciuto internazionalmente, controlla la capitale e gran parte dell’ovest del Paese. Il governo deve tuttavia fare i conti con le pressioni delle milizie locali, tra cui la Brigata Al-Samoud, e con proteste legate alla crisi dei servizi pubblici, ai blackout elettrici e alla gestione delle rendite petrolifere.<br /><br />In Cirenaica, invece, operano le Forze Armate Arabe Libiche del maresciallo Khalifa Haftar, con il figlio Saddam Haftar come vicecomandante e figura emergente nella successione. Haftar sostiene istituzioni parallele, tra cui la Camera dei Rappresentanti e il Governo di Stabilità Nazionale, e controlla l’est e gran parte del sud del Paese. <br /><br /><br /><br />Tue, 11 Aug 2026 12:35:58 +0200AFRICA/NIGERIA - Liberati il seminarista e il fedele laico rapiti nell’assalto alla chiesa di St. Josephhttps://www.fides.org/it/news/78043-AFRICA_NIGERIA_Liberati_il_seminarista_e_il_fedele_laico_rapiti_nell_assalto_alla_chiesa_di_St_Josephhttps://www.fides.org/it/news/78043-AFRICA_NIGERIA_Liberati_il_seminarista_e_il_fedele_laico_rapiti_nell_assalto_alla_chiesa_di_St_JosephAbuja – Sono stati liberati gli ultimi due ostaggi catturati domenica 2 agosto nell’assalto alla chiesa di St. Joseph a Inoyi-Affa, nel distretto di Udi, nello Stato di Enugu, nel sud-est della Nigeria . Si tratta del seminarista Lawrence Igbo e del fedele laico Emmanuel Onwudi, liberati nel corso di un’operazione condotta dalle forze di sicurezza. L’operazione ha portato all’arresto di tre presunti banditi, mentre un quarto dei sequestratori è stato ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia.<br />L’operazione, condotta dal Dipartimento dei Servizi di Sicurezza dello Stato , dall’Esercito, dalla Polizia, dalla Guardia Forestale dello Stato di Enugu e da altre forze di sicurezza, ha permesso anche di recuperare il denaro del riscatto richiesto per la liberazione dei due ostaggi. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre recuperati quattro fucili AK-47, sette caricatori e 133 proiettili.<br />Il responsabile delle indagini ha sottolineato che gli agenti di sicurezza hanno rintracciato i criminali grazie all'impiego delle tecnologie di sicurezza avanzate impiegate per l’occasione. <br /><br />Tue, 11 Aug 2026 11:40:11 +0200La speranza può rinascere anche tra le macerie: la missione delle scuole cattoliche nelle periferie dell’America Latinahttps://www.fides.org/it/news/78042-La_speranza_puo_rinascere_anche_tra_le_macerie_la_missione_delle_scuole_cattoliche_nelle_periferie_dell_America_Latinahttps://www.fides.org/it/news/78042-La_speranza_puo_rinascere_anche_tra_le_macerie_la_missione_delle_scuole_cattoliche_nelle_periferie_dell_America_Latinadi Laura Gómez Ruiz<br /><br />Portoviejo – In America Latina, l’educazione continua a essere uno dei terreni in cui vitale e concreta la missione della Chiesa incontra e abbraccia i desideri e i bisogni reali delle nuove generazioni e delle famiglie. <br />Nei quartieri popolari, nelle comunità rurali e nei territori segnati dalla disuguaglianza, migliaia di scuole cattoliche accompagnano ogni giorno bambini, adolescenti e giovani, offrendo non solo formazione accademica, ma anche spazi di accoglienza, crescita umana e accompagnamento spirituale.<br />Per la comunità ecclesiale, educare significa guardare alla persona nella sua totalità: aiutare ogni studente a scoprire la propria dignità, sviluppare le proprie capacità e crescere umanamente e spiritualmente, non soltanto attraverso le conoscenze, ma anche attraverso ia scoperta della responsabilità verso gli altri e dei tesori che possono rendere felici i cuori oltre ogni attesa.<br />Il Consiglio Episcopale Latinoamericano e dei Caraibi ha sottolineato in diverse occasioni il ruolo dell’educazione come strumento di promozione umana e trasformazione sociale. In questa prospettiva, la scuola cattolica cerca di accompagnare soprattutto quanti vivono in condizioni di maggiore vulnerabilità, diventando uno spazio di inclusione e speranza per generazioni in grado di costruire una società più giusta e solidale.<br /><br />Questa missione impegnativa e esaltante fiorisce grazie alla dedizione di numerose congregazioni religiose, insegnanti e comunità educative che mantengono la loro presenza proprio là dove le necessità sociali sono più urgenti. <br />Per molte famiglie, la scuola cattolica rappresenta un punto di riferimento che accompagna non solo gli studenti, ma anche l’intero contesto familiare.<br /><br /><br />Le periferie educative: povertà, disuguaglianza e nuovi divari<br /><br />La missione educativa si sviluppa in una regione nella quale milioni di bambini e giovani continuano ad affrontare ostacoli che condizionano le loro opportunità future. In America Latinala povertà e la disuguaglianza continuano a segnare i percorsi scolastici.<br />Secondo l’UNICEF, circa 12 milioni di bambini, bambine e adolescenti tra i 7 e i 18 anni sono fuori dal sistema educativo in America Latina e nei Caraibi. La situazione è particolarmente preoccupante se si considera l’istruzione secondaria superiore, dove 7,2 milioni di giovani non frequentano la scuola, rispetto ai 2,6 milioni che non frequentano la scuola primaria e ai 2,5 milioni che rimangono fuori dalle aule dellescuole secondarie inferiori.<br />La povertà continua a essere uno dei fattori che condizionano le opportunità educative di milioni di bambini e giovani. Secondo la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi , quattro minori su dieci sotto i 15 anni vivono in condizioni di povertà nella regione.<br /><br />Anche le disuguaglianze economiche incidono sulla possibilità di completare gli studi. Secondo il rapporto regionale “Inclusione ed educazione: tutti e tutte senza eccezione”, elaborato dal Global Education Monitoring Report dell’UNESCO insieme all’Ufficio Regionale per l’Educazione dell’UNESCO per l’America Latina e i Caraibi , nei 21 Paesi analizzati i giovani appartenenti alla fascia del 20% delle famiglie con i redditi più elevati hanno, in media, una probabilità cinque volte maggiore di completare i cicli d’istruzione secondaria superiore rispetto a quelli appartenenti alla fascia del 20% delle famiglie più povere.<br />Lo stesso rapporto evidenzia che solo il 63% dei giovani riesce a completare la scuola secondaria e che uno studente su due nella scuola secondaria non raggiunge il livello minimo di competenza nella lettura.<br /><br />A queste urgenze si aggiunge oggi la disuguaglianza su base tecnologica. La diffusione degli strumenti digitali apre nuove opportunità educative, ma può generare anche nuove forme di esclusione per coloro che non dispongono di connessione, dispositivi o formazione adeguata per utilizzarli.<br />Le periferie educative hanno molti volti: comunità rurali isolate, quartieri urbani vulnerabili, famiglie che ogni giorno affrontano le conseguenze della povertà. È proprio in questi contesti che la presenza della scuola cattolica assume una dimensione missionaria: rimanere vicini, offrire opportunità e costruire futuro.<br /><br />Ecuador: una scuola rinata a Playa Private<br /><br />Nella provincia ecuadoriana di Manabí, nella comunità rurale di Playa Prieta , la Unidad Educativa Sagrada Familia, diretta dalle Serve della Casa della Madre, rappresenta un esempio concreto di questa missione educativa tra le giovani generazioni dell’America Latina.<br />Nel 2006, l’allora arcivescovo di Manabí, José Mario Ruiz Navas, chiese alla congregazione di assumere la responsabilità di un centro educativo che contava allora 180 studenti ed era a rischio di chiusura. L’arrivo delle religiose diede inizio a un processo di rinnovamento che trasformò progressivamente la scuola.<br /><br />Negli anni successivi, il centro ampliò la propria proposta educativa: da una scuola che offriva soltanto l’istruzione primaria divenne una realtà capace di accompagnare gli studenti dai 4 anni fino al completamento della scuola superiore. Attualmente la ‘Unidad Educativa Sagrada Familia’ conta 455 studenti ed è diventata un punto di riferimento per molte famiglie di Playa Prieta e dei territori circostanti.<br />La storia della scuola è però segnata anche da una ferita profonda. Il 16 aprile 2016, un terremoto devastò la provincia di Manabí distruggendo l’edificio principale della scuola, dove si trovava anche la residenza delle religiose. In quella tragedia morirono la Serva di Dio suor Clare Crockett e cinque giovani della comunità .<br /><br />La distruzione sembrava mettere a rischio la continuità dell’opera educativa. Tuttavia, dieci anni dopo, quel luogo di sofferenza è diventato un segno di ricostruzione e speranza. <br />Grazie all’aiuto di numerosi benefattori, la scuola è stata ricostruita e nello stesso luogo della tragedia è sorta una cappella-santuario che oggi occupa un posto centrale nella vita della comunità educativa.<br />«Pensavo che dopo il terremoto qui non sarebbe rimasto nulla, che le suore sarebbero andate via. Ma poi è arrivata la ricostruzione e oggi abbiamo una scuola migliore di prima», racconta Anaún Antonio Barreiro, padre di famiglia i cui figli frequentano la Unidad Educativa Sagrada Familia.<br />Per molte famiglie di Playa Prieta, la presenza delle religiose ha significato una trasformazione che va oltre le aule scolastiche. «Io non conoscevo Dio. Grazie alla Casa della Madre ho conosciuto Dio, ho cambiato la mia vita e la mia famiglia e, grazie a questo, ho potuto educare i miei figli», aggiunge Barreiro.<br /><br />Anche gli insegnanti, alcuni dei quali sono ex studenti della scuola, sottolineano questa dimensione integrale dell’educazione. «Ci prendiamo cura degli studenti non solo perché imparino, ma anche perché incontrino l’esperienza della fede e crescano in essa», afferma Jennifer Moreira, insegnante e responsabile dell’area psicologica del centro.<br /><br /><br />Educare al futuro: una missione che continua<br /><br />L’esperienza della ‘Unidad Educativa Sagrada Familia’ riflette una realtà presente in molte scuole cattoliche dell’America Latina: educare oggi significa rispondere a urgenze che vanno oltre quello che si insegna in aula. Accanto alla trasmissione delle conoscenze, le istituzioni educative sono chiamate ad accompagnare bambini e giovani in un mondo segnato da profondi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici, dove le disuguaglianze continuano a condizionare le opportunità.<br /><br />Le sfide sono numerose: garantire un’educazione di qualità, ridurre le fratture che colpiscono i settori più vulnerabili e integrare i nuovi strumenti tecnologici senza lasciare indietro quanti dispongono di minori risorse. Ma insieme a queste difficoltà rimane la necessità di un’educazione che guardi alla persona nella sua totalità e costruisca legami capaci di sostenere le nuove generazioni.<br />Per questo l’educazione cattolica cerca di integrare gli strumenti del presente senza perdere di vista la dimensione umana dell’insegnamento. <br /><br />La formazione integrale, l’accompagnamento personale e la costruzione di comunità sono elementi centrali della sua missione.<br />In luoghi come Playa Prieta, la scuola non è soltanto uno spazio dove si apprendono materie o si prepara un futuro professionale. È anche un luogo dove bambini e giovani trovano accoglienza, scoprono le proprie capacità e crescono accompagnati da una comunità. Ricorda che educare nelle periferie significa seminare speranza. Là dove le difficoltà potrebbero chiudere dei cammini, la presenza della comunità ecclesiale continua a offrire una proposta educativa che unisce apprendimento, riscoperta della propria dignità e fede.<br />Tue, 11 Aug 2026 22:36:16 +0200ASIA/KAZAKHSTAN - Rinuncia e nomina del Vescovo di Karagandahttps://www.fides.org/it/news/78041-ASIA_KAZAKHSTAN_Rinuncia_e_nomina_del_Vescovo_di_Karagandahttps://www.fides.org/it/news/78041-ASIA_KAZAKHSTAN_Rinuncia_e_nomina_del_Vescovo_di_KaragandaCittà del Vaticano - Il Santo Padre Leone XIV ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Karaganda, presentata da S.E. Mons. Adelio Dell’Oro.<br /><br />Il Santo Padre Leone XIV ha nominato Vescovo di Karaganda Piotr Pytlowany, sacerdote fidei donum dell’Arcidiocesi di Przemyśl , finora Parroco della Cattedrale di Astana e Portavoce della Conferenza Episcopale dell’Asia Centrale.<br /><br />Piotr Pytlowany è nato il 7 maggio 1969 a Brzozów in Polonia. Dopo le scuole primarie e secondarie è entrato nel Seminario Maggiore Arcidiocesano di Przemyśl. Il 28 aprile 1994 ha conseguito il Baccalaureato presso l’Università Cattolica Giovanni Paolo II di Lublino, nonché, nel 2018, il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Giovanni Paolo II a Cracovia.<br /><br />Il 28 maggio 1994 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale, incardinandosi nell’Arcidiocesi di Przemyśl.<br /><br />Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale della Santissima Trinità a Leżajsk ; nel 1995, come sacerdote fidei donum, ha cominciato il servizio pastorale in Kazakhstan come Parroco di San Giuseppe a Makchinsk ; Parroco di Sant’Abramo a Schuchinsk ; Parroco della Cattedrale della Beata Vergine Maria del Perpetuo Soccorso ad Astana ; Prefetto di disciplina e Rettore del Seminario Interdiocesano di Karaganda ; Portavoce della Conferenza Episcopale ; Parroco della Regina del Santo Rosario ad Akmol ; Parroco della Cattedrale della Beata Vergine Maria del Perpetuo Soccorso ad Astana . <br /><br />Mon, 10 Aug 2026 13:18:23 +0200ASIA/FILIPPINE - La vita delle Missionarie di Maria Regina del Cielo: restituire dignità alle donne vittime di sfruttamentohttps://www.fides.org/it/news/78040-ASIA_FILIPPINE_La_vita_delle_Missionarie_di_Maria_Regina_del_Cielo_restituire_dignita_alle_donne_vittime_di_sfruttamentohttps://www.fides.org/it/news/78040-ASIA_FILIPPINE_La_vita_delle_Missionarie_di_Maria_Regina_del_Cielo_restituire_dignita_alle_donne_vittime_di_sfruttamentoCebu – Negli ultimi 30 anni, le Missionarie di Maria Regina del cielo , una comunità religiosa di suore fondata nel 1996 nell'Arcidiocesi di Cebu, hanno soccorso e riabilitato centinaia di donne e bambine sopravvissute alla tratta di esseri umani a scopo sessuale, alla prostituzione e agli abusi su minori. Suor Corazon J. Salazar, fondatrice e Madre Generale delle Missionarie di Maria Regina del Cielo, insieme ad altre sei suore, ha istituito la comunità per rispondere a una delle conseguenze più tragiche della povertà nelle Filippine: lo sfruttamento sessuale e la tratta di giovani ragazze. Attraverso il loro apostolato di misericordia e compassione, le suore si dedicano a restituire dignità, speranza e futuro a bambine e giovani donne che hanno subito abusi e sfruttamento.<br />La loro missione ha due dimensioni principali: salvare bambine e giovani donne, dagli 8 anni in su, dalla prostituzione e dalla tratta di esseri umani, offrendo loro una casa sicura, cure e amorevoli attenzioni. In secondo luogo, forniscono assistenza educativa alle sopravvissute e ai bambini provenienti da comunità rurali povere, aiutandoli a spezzare il ciclo della povertà attraverso l'istruzione e la formazione.<br />Visitando di recente la "Casa dell'amore", una delle loro strutture, l'Arcivescovo di Cebu, Alberto S. Uy, ha detto: "Vedere di persona il ministero delle Missionarie di Maria Regina del Cielo mi ha profondamente commosso. Questa è un'opera che dona vita". "È un apostolato bellissimo e quanto mai necessario, che merita il nostro sostegno. Stanno ancora lavorando per completare la loro struttura, fondamentale per ampliare la loro missione di cura di bambini e giovani donne vulnerabili. Incoraggio chiunque possa contribuire a diventare partner in questa missione di speranza", ha affermato.<br />Le Missionarie di Maria Regina del Cielo gestiscono la “Casa dell'amore” a Tuburan, nei pressi di Cebu, per la riabilitazione delle sopravvissute alla prostituzione – donne e bambine vittime di tratta sessuale – e, poco lontano, la “Casa per ragazze My Bonita” a Purok, nel comune di San Jose, per aiutare le minori vittime di abusi.<br />"Molte donne hanno partecipato a programmi di riabilitazione e di inserimento lavorativo e ora sono reintegrate nella società", riferisce suor Corazon J. Salazar, Madre Generale delle Missionarie di Maria Regina del Cielo. Entrambi i centri offrono programmi di riabilitazione e consulenza, istruzione e formazione professionale in preparazione al loro reinserimento nella società.<br />Il programma include anche il "Regina Coeli Education assistance program", destinato ai poveri delle zone rurali per proteggerli dai reclutatori illegali che frequentano le loro aree, promettendo posti di lavoro fittizi per ingannare i genitori e convincerli a mandare i figli con loro.<br />Nelle Filippine centrali, in particolare nella regione dei Visayas Centrali e nell'area metropolitana di Cebu, la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale di donne e minori rappresentano un'emergenza critica. Negli ultimi anni il fenomeno ha subito una profonda mutazione, spostandosi progressivamente dai luoghi fisici alle piattaforme digitali.<br />La provincia di Cebu è storicamente considerata un'area critica: funge contemporaneamente da luogo di origine, di transito e di destinazione per le vittime di tratta domestica e internazionale, a causa del forte flusso turistico e della povertà delle aree rurali circostanti.<br />Secondo le stime delle principali organizzazioni internazionali, tra i 60.000 e i 100.000 bambini e bambine nelle Filippine vengono forzati ogni anno nel circuito della prostituzione o del traffico sessuale. Secondo il Dipartimento di Giustizia filippino, lo sfruttamento sessuale è la forma più diffusa di tratta. Nel bilancio nazionale delle vittime identificate, le donne e le ragazze rappresentano la larghissima maggioranza dei casi. Su base nazionale, oltre il 70% delle condanne per tratta è specificamente legato allo sfruttamento sessuale commerciale.<br /> <br /><br />Mon, 10 Aug 2026 13:00:41 +0200AMERICA/ PERÙ - Edgard Rimaycuna, segretario di Leone XIV, porta a Chiclayo la benedizione del Papahttps://www.fides.org/it/news/78039-AMERICA_PERU_Edgard_Rimaycuna_segretario_di_Leone_XIV_porta_a_Chiclayo_la_benedizione_del_Papahttps://www.fides.org/it/news/78039-AMERICA_PERU_Edgard_Rimaycuna_segretario_di_Leone_XIV_porta_a_Chiclayo_la_benedizione_del_PapaChiclayo – Domenica 9 agosto, mons. Edgard Rimaycuna, segretario particolare di Papa Leone XIV, ha presieduto la Messa nella sua città natale di Chiclayo, sulla costa settentrionale del Perù, e più precisamente nel quartiere di La Victoria dove è cresciuto e dove ha ritrovato la sua famiglia. Alle ore 11.00 si è recato nella cattedrale di Santa Maria di Chiclayo per una Messa celebrata insieme a padre Vincent Ventura, parroco della comunità, e al diacono Leonardo Rivera. Questa cattedrale è un luogo ricco di ricordi per Edgard Rimaycuna: vi ha esercitato il suo ministero di vicario parrocchiale tra il 2015 e il 2017, prima di partire per Roma per seguire gli studi presso il Pontificio Istituto Biblico. È stato quindi accolto con entusiasmo dai parrocchiani, felici dell’arrivo di “padre Edgard”.<br /><br />Nel suo discorso di benvenuto, ha ringraziato l’assemblea: «Ringrazio tutti per l’accoglienza che mi hanno riservato; il Signore ha voluto che oggi ricevessimo questo incoraggiamento insieme ai parrocchiani», ha confidato, prima di trasmettere «un caloroso saluto e una benedizione speciale» da parte del Santo Padre, come riportano i canali social della Chiesa locale. Ha invitato i fedeli a continuare a pregare per il Papa Leone XIV, per la sua salute, il suo ministero e la preparazione della visita apostolica che effettuerà a novembre. <br />Il Vaticano ha infatti confermato, il 5 agosto, che Leone XIV si recherà a Lima, Chiclayo, Cusco e Pucallpa dall’11 al 17 novembre, nell’ambito di un viaggio che lo porterà anche in Uruguay e in Argentina. La diocesi di Chiclayo riveste un significato particolare per il Papa, che vi è stato vescovo per otto anni, dal 2015 al 2023.<br />Nella sua omelia, Edgard Rimaycuna ha sottolineato che Dio offre sempre la sua vicinanza e invita i suoi figli a non temere, ma a mantenere la calma e la fiducia. Ha spiegato che Dio agisce in modo silenzioso, non necessariamente attraverso grandi segni, ma attraverso piccole emozioni quotidiane, attraverso la parola di una persona cara, una preghiera, un insegnamento inaspettato emerso nel mezzo della vita quotidiana. Ha incoraggiato la comunità a riconoscere la presenza di Dio anche nelle circostanze più semplici della vita e a rivolgersi al Signore nei momenti di paura, per ricevere conforto e forza.<br />In serata Edgard Rimaycuna ha presieduto un’altra celebrazione nella parrocchia di San José Obrero, a La Victoria, alla presenza di una folla numerosa. Un altro luogo carico di memoria per il segretario particolare del Papa, poiché è lì che aveva celebrato la sua prima messa nel 2014, subito dopo la sua ordinazione sacerdotale.<br /> Durante la sua precedente visita, nell’agosto 2025, don Edgar aveva consegnato a San José Obrero una mitra papale in segno di vicinanza da parte del Pontefice. La parrocchia ospita anche la cappella di San Óscar Romero, recentemente ristrutturata, e i fedeli di La Victoria nutrono la speranza di vedere Leone XIV recarvisi durante la sua visita a Chiclayo il prossimo novembre. <br />Mon, 10 Aug 2026 12:40:06 +0200AFRICA/ZAMBIA - - L’Arcidiocesi di Lusaka conferma le preghiere (da non politicizzare) per la pace alla vigilia del votohttps://www.fides.org/it/news/78038-AFRICA_ZAMBIA_L_Arcidiocesi_di_Lusaka_conferma_le_preghiere_da_non_politicizzare_per_la_pace_alla_vigilia_del_votohttps://www.fides.org/it/news/78038-AFRICA_ZAMBIA_L_Arcidiocesi_di_Lusaka_conferma_le_preghiere_da_non_politicizzare_per_la_pace_alla_vigilia_del_votoLusaka - “Desideriamo affermare, in modo inequivocabile e senza ambiguità, che le Preghiere per la Pace a lume di candela si svolgeranno come previsto in tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi di Lusaka il 12 agosto”. Lo afferma un comunicato dell’Arcidiocesi della capitale dello Zambia.<br /><br />L’evento si inserisce nella Novena dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, in programma dal 6 al 14 agosto e celebrata in tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi, con la trasmissione quotidiana su Radio Maria Zambia – Yatsani Voice.<br /><br />Quest’anno la Novena assume un significato particolare, poiché coincide con le elezioni generali del 13 agosto. Le preghiere sono infatti rivolte a invocare la pace, la saggezza e la protezione di Dio sullo Zambia durante l’intero processo elettorale.<br /><br />Il 6 agosto, Batuke Imenda, Segretario generale dello United Party for National Development , il partito del Presidente Hakainde Hichilema, aveva chiesto alla Chiesa di annullare l’evento, sostenendo che candele e lampade sono simboli politici ufficiali di alcuni partiti di opposizione.<br /><br />Nella sua risposta, l’Arcidiocesi ribadisce che le preghiere a lume di candela hanno un significato esclusivamente spirituale e sono volte a invocare la pace di Dio sulla nazione durante l’intero processo elettorale. “Le preghiere non hanno alcuna connotazione politica e non devono essere interpretate o presentate come un sostegno o un’opposizione a qualsiasi partito politico, candidato o gruppo di interesse”.<br /><br />L’Arcidiocesi sottolinea inoltre che “la preghiera non debba mai essere politicizzata. La preghiera non è proprietà di alcun partito politico né appannaggio di alcuna ideologia. Ogni zambiano, a prescindere dall’affiliazione politica, ha bisogno della pace, della saggezza e della protezione di Dio”.<br /><br />La polemica sollevata dal partito presidenziale è indicativa delle tensioni che hanno caratterizzato la campagna elettorale. Il 6 agosto, Mons. Alick Banda, arcivescovo di Lusaka, aveva condannato con forza l’ondata di violenza che precede le elezioni generali del 13 agosto, avvertendo che tali episodi minacciano la democrazia e l’ordine costituzionale del Paese.<br /><br />“Notizie provenienti da tutto il Paese rivelano episodi inquietanti, tra cui attacchi a convogli elettorali, aggressioni a sostenitori, distruzione di proprietà e perdita di vite innocenti”, ha affermato Mons. Banda. “Scontri violenti durante i comizi, intimidazioni ai cittadini e attacchi mirati contro i candidati dell’opposizione hanno macchiato il panorama democratico”, ha sottolineato l’arcivescovo.<br /><br />“Tali atti non sono semplici aggressioni a singoli individui, ma attacchi diretti alla democrazia, alla Costituzione e ai valori su cui si fonda lo Zambia. Particolarmente preoccupanti sono le testimonianze di sostenitori dell’opposizione molestati mentre esercitavano il loro diritto costituzionale alla campagna elettorale. La democrazia prospera sulle idee, sulla persuasione e sul dibattito, non sui pugni, sulle pietre o sulle armi”, ha rimarcato Mons. Banda.<br /><br />“A coloro che orchestrano o incoraggiano la violenza, la storia darà un giudizio severo. Le cariche politiche sono temporanee, ma le ferite inflitte ai cittadini e le divisioni seminate nelle comunità possono durare per generazioni. Nessuna ambizione vale il sangue di un concittadino zambiano”, ha ammonito l’arcivescovo. <br />Mon, 10 Aug 2026 11:30:20 +0200ASIA/COREA DEL SUD - La Fiera della cultura cattolica a Seoul, iniziativa “di collaudo” in vista della GMG 2027https://www.fides.org/it/news/78037-ASIA_COREA_DEL_SUD_La_Fiera_della_cultura_cattolica_a_Seoul_iniziativa_di_collaudo_in_vista_della_GMG_2027https://www.fides.org/it/news/78037-ASIA_COREA_DEL_SUD_La_Fiera_della_cultura_cattolica_a_Seoul_iniziativa_di_collaudo_in_vista_della_GMG_2027 di Pascale Rizk<br /><br />Seoul - Nonostante i 40 gradi di temperatura che stanno assediando la Corea per la prima volta in 8 anni, sono state numerose le congregazioni religiose e le associazioni che hanno contribuito a animare la “Fiera della cultura cattolica” ospitata l’8 e il 9 agosto a Seoul. ’iniziativa ‘pilota’ pensata in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Seoul dal 3 al 7 agosto 2027.<br /><br />Lungo il viale di pietra del Palazzo Deoksugung erano presenti gli stand di circa 48 ordini, congregazioni e istituti di vita consacrata: Gesuiti, Società del Sacro Cuore, Figlie di San Paolo, Missionarie Carmelitane Scalze, Famiglia dei Beati Martiri Coreani e tanti altri, insieme a diversi gruppi e movimenti apostolici. Obiettivo dell’iniziativa: far conoscere e sperimentare aspetti della vita ecclesiale e espressioni culturali che in contesto coreano hanno la loro sorgente nella fede cattolica. <br /><br />Oltre a consultare i manifesti esposti negli stand iche illustrano la storia del cattolicesimo in Corea, i passanti e visitatori potevano fermarsi al “Vocation Cafe” per chiacchierare con i consacrati presenti, ma anche per partecipare a diverse attività artistiche tra musica, disegno, giochi e esposizione di prodotti artigianali : il tutto offerto come occasione per rendere ragione della speranza e della fede che animano la comunità cattolica coreana. <br /><br />Al “Reconciliation Park”, sono invece stati dedicati spazi per la preghiera e per ricevere sacramento della Riconciliazione. Chi desiderava poteva fermarsi per una riflessione personale sulla propria vita, sulle relazioni con gli altri e sull’urgenza di custodire la pace nei rapporti personali, comunitari e internazionali.<br /><br />“Tante persone passano da qui. Si respira un’atmosfera molto coreana e, allo stesso tempo, sono presenti diverse tracce della storia moderna della Corea, anche dal punto di vista religioso e culturale”, racconta all’agenzia Fides Suor Ambrosia Seo, delle Suore dell’Annunciazione della Parola Divina. “Mi è piaciuto soprattutto vedere che molte persone, semplicemente passando da lì, si incuriosivano della fiera e si fermavano per saperne di più e partecipare alle diverse esperienze proposte” aggiunge, spiegando che “la Corea non è un Paese a maggioranza cattolica e oggi, osservando le persone, ho sentito che anche chi conosce poco il cattolicesimo può incontrare le espressioni culturali che fioriscono dalla fede cattolica in modo molto semplice, nella vita quotidiana, avvicinandosi anche solo per curiosità. Mi ha colpito vedere che, già nel cammino di preparazione alla GMG, possono nascere incontri così spontanei e semplici”.<br /><br />“In Corea l’estate è molto calda e umida, quindi penso che uno degli scopi di questa iniziativa sia stato anche quello di fare una sorta di prova in vista della GMG del prossimo anno e prepararci in anticipo alle condizioni che incontreremo” nota Augustino Park Beom-su, volontario presente dell’evento. “Oggi sono venuti anche molti stranieri e persone che non appartengono alla Chiesa cattolica. Penso quindi che un altro scopo importante dell’evento sia stato quello di offrire a chi è venuto a visitare la Corea l’opportunità di conoscere non soltanto la cultura e la storia coreana, ma anche un po’ la cultura e la storia del cattolicesimo in Corea”. “Questa esperienza” conclude Augustino conversando con l’Agenzia Fides “mi ha fatto sentire anche la necessità di pregare ancora di più per chiedere la GMG possa svolgersi bene e senza difficoltà.”<br /><br />Le ultime statistiche effettuate dal governo coreano nel 2015 descrivevano allora una popolazione costituita principalmente da buddisti , cristiani protestanti e cattolici . Secondo il “Public Opinion Research Division of Korea Research” - un ente di ricerca non governativo - i risultati di 22 indagini condotte da gennaio a novembre 2025 evidenziano che il 20% della popolazione coreana si dichiara protestante, il 17% buddista, l’11% cattolico con l’1% appartenente ad altre religioni, mentre il 51% della popolazione non dichiara alcuna affiliazione religiosa. <br /><br />In questo quadro, la Corea del sud si prepara ad accogliere il raduno più grande dei giovani cattolici. <br /> Il 24 giugno, il Consiglio metropolitano di Seul e l’Ufficio metropolitano dell’istruzione di Seul hanno approvato delle ordinanze di sostegno per la GMG Seul 2027. Si tratta - è stato fatto notare - di fondi pubblici destinati alla sicurezza, ai trasporti, ai servizi sanitari, all’alloggio e alle infrastrutture necessarie per un raduno internazionale di tale portata, e non di un trattamento preferenziale nei confronti del cattolicesimo come sostengono gli organizzatori.<br />Sun, 09 Aug 2026 10:29:12 +0200AFRICA/ZIMBABWE - Una Unità operativa governativa per combattere il fenomeno delle estrazioni minerarie illegalihttps://www.fides.org/it/news/78035-AFRICA_ZIMBABWE_Una_Unita_operativa_governativa_per_combattere_il_fenomeno_delle_estrazioni_minerarie_illegalihttps://www.fides.org/it/news/78035-AFRICA_ZIMBABWE_Una_Unita_operativa_governativa_per_combattere_il_fenomeno_delle_estrazioni_minerarie_illegaliHarare - In Zimbabwe il governo ha deciso di creare una task force per combattere il fenomeno delle miniere illegali, considerate dall’esecutivo all’origine di molte di molti dei mai che affliggono il Paese. <br /><br />La decisione è arrivata a fine luglio dopo la presentazione di un rapporto sul fenomeno nella città di Bindura, nella provincia settentrionale del Mashonaland Centrale. Il rapporto elenca una serie di problemi, sociali e ambientali, che affliggono la città mineraria: si va dalla distruzione di strade e ferrovie, ai danni ai terreni destinati a opere pubbliche come ospedali, scuole e residenze per la popolazione, fino all’inquinamento del fiume Mazowe, dal quale attingono acqua le fattorie della zona.<br />A illustrare i contenuti del documento è stato il ministro per i Governi Locali e le Opere Pubbliche Daniel Garwe. Il ministro ha dichiarato che l’estensione delle miniere illegali nel distretto di Bindura ha avuto effetti dannosi diretti non solo sulle infrastrutture e sull’ambiente, ma anche sulla vita delle persone e delle popolazioni: diffusione di malattie come la silicosi, malattie sessualmente trasmissibili e tubercolosi, oltre all’aumento del consumo di droghe. <br />Un altro membro dell’esecutivo di Harare, il ministro per l’Informazione Zhemu Soda, ha specificato che la task force lavorerà in cooperazione con i diversi organi del governo per fare in modo che vengano implementate e rafforzate le leggi sui permessi per le miniere, le norme ambientali e quelle riguardanti la sanità pubblica.<br /><br />La disposizione del governo di Harare volta a aumentare il controllo sull’attività mineraria rientra nel progetto Vision 2030, un progetto iniziato nel 2017 che punta a promuovere la democratizzazione del Paese, la tutela dei diritti umani, il rispetto dello stato di diritto, il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. In particolare, un maggiore controllo sull’attività mineraria e le sue conseguenze sulla società rientra negli obiettivi economici del progetto, ovvero che mirano a far diventare lo Zimbabwe un’economia a reddito medio-alto grazie allo sfruttamento delle sue risorse minerarie.<br /><br />Secondo il progetto, lo sfruttamento delle risorse minerarie non passa solo per l’estrazione ma anche per la raffinazione, che il governo locale vuole iniziare a fare in loco, attraendo investimenti da partner esteri. Ma la partecipazione di aziende estere nel settore minerario, come ha sottolineato l’emittente Al-Jazeera, potrebbe colpire negativamente l’economia locale e in particolare i piccoli estrattori, attivi soprattutto nel settore del litio. Il problema sarebbe legato alla mancanza di infrastrutture e fondi a loro destinate. Per il governo il coinvolgimento di grandi aziende straniere rientra nei piani di sviluppo del Paese, ma le conseguenze possono creare internamente più problemi che vantaggi.<br /><br />Quello delle piccole miniere a gestione locale non è l’unico problema che il governo si troverebbe ad affrontare per lo sviluppo del settore: c’è sempre da tenere in conto l’emergenza connessa alle conseguenze ambientali. Nel mese di giugno il governo ha riconosciuto che ben diciassette fiumi in tutto il Paese sono stati inquinati in seguito all’attività minerarie. In questi fiumi gli ecosistemi e la biodiversità sono stati danneggiati. Il Centro per la Governance delle Risorse Naturali dello Zimbabwe ha fatto appello nelle ultime settimane perché l’esecutivo intraprenda delle misure che siano trasparenti ed efficaci per migliorare la condizioni dei fiumi inquinati. Tali misure però, sottolinea il Cnrg, non devono aprire spazio di manovra per ulteriori forme sfruttamento minerario, come già avvenuto in passato. Sun, 09 Aug 2026 12:02:35 +0200ASIA/MALESIA - Radio Veritas, concerti di musica sacra cinese per celebrare i 50 anni di programmi in mandarinohttps://www.fides.org/it/news/78036-ASIA_MALESIA_Radio_Veritas_concerti_di_musica_sacra_cinese_per_celebrare_i_50_anni_di_programmi_in_mandarinohttps://www.fides.org/it/news/78036-ASIA_MALESIA_Radio_Veritas_concerti_di_musica_sacra_cinese_per_celebrare_i_50_anni_di_programmi_in_mandarinoAyer Salak - Una tournée di concerti in tre città della Malesia, che ha coinvolto compositori di inni cattolici cinesi, musicisti e gruppi parrocchiali per celebrare la fede attraverso la musica sacra. Con questa iniziativa originale Il servizio in mandarino di Radio Veritas Asia ha celebrato il 50° anniversario dell’inizio della sua programmazione.<br /><br />I concerti hanno celebrato anche il 12° anniversario del “Concorso globale di Composizione di Inni cinesi”, promosso a partire dal 2014 come piattaforma offerta ai compositori per creare musica sacra cinese ispirata dalla fede in Cristo. <br /><br />La tournée - riferisce il resoconto pubblicato dal sito web di Radio Veritas Asia - si è aperta il 31 luglio presso la Cappella di Santa Maria ad Ayer Salak, in Malacca, luogo legato da più di 150 anni alla storia delle comunità cattoliche cinesi presenti in Malesia. <br /><br /> Lì molte comunità cattoliche cinesi locali si sono riunite per una serata di musica e ringraziamento. <br /><br />Padre John Mi Shen, Segretario Esecutivo dell'Ufficio di Comunicazione Sociale della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche e Direttore dei Programmi di Radio Veritas Asia, mette in risalto la crescita progressiva del “Concorso Globale di Composizione”, che in questi anni ha dato occasione ai concorrenti di comporre quasi 600 inni originali cinesi, un vasto repertorio da utilizzare nelle celebrazioni liturgiche e negli eventi comunitari. Circa il 30% delle composizioni presentate - riferisce padre John Mi - proviene proprio dalla Malesia, come circa il 70% degli inni vincitori nelle ultime quattro edizioni. Per questo lo stesso padre John ha definito la tournée in Malesia come "un viaggio di ringraziamento", esprimendo la speranza che lo Spirito Santo continui a ispirare i compositori a creare musica per le comunità cattoliche di lingua cinese in tutto il mondo.<br /><br /> Agenzia Fides 8/8/2026)Sat, 08 Aug 2026 15:41:59 +0200Litoměřice: nel "Giubileo della Riconciliazione" nuove commemorazioni per le vittime delle stragi anti-tedesche del 1945https://www.fides.org/it/news/78034-Litomerice_nel_Giubileo_della_Riconciliazione_nuove_commemorazioni_per_le_vittime_delle_stragi_anti_tedesche_del_1945https://www.fides.org/it/news/78034-Litomerice_nel_Giubileo_della_Riconciliazione_nuove_commemorazioni_per_le_vittime_delle_stragi_anti_tedesche_del_1945di Bohumil Petrík<br /><br />Litoměřice - Il 31 luglio 1945, poco dopo la resa bellica della Germania nazista, l'esplosione di un deposito di munizioni ad Ústí nad Labem, nella Cecoslovacchia di allora, causò la morte di 27 persone. Dopo l'evento si scatenò la caccia alle persone contro la locale comunità minoritaria tedesca, allargata a tutti quelli che parlavano tedesco. Una violenza alimentata dall'odio covato durante la Seconda guerra mondiale e al pregiudizio della "colpa collettiva" da applicare a tutti i tedeschi per la barbarie nazista. La folla inferocita nella città fucilava e gettava „i colpevoli“ nel fiume.<br /><br />a 81 anni di distanza l'Arcivescovo di Praga Stanislav Přibyl e l'ambasciatore tedesco in Repubblica Ceca Peter Reuss si sono riuniti insieme ai rappresentanti di associazioni tedesche e alla popolazione locale ad Ústí nad Labem. Nella città ceca, non lontano dal confine con la Germania, tutti insieme hanno commemorato le vittime di quel massacro del dopoguerra. <br /><br />Allora le informazioni ufficiali parlarono di decine di persone di lingua tedesca che avevano perso la vita per l'attentato o per annegamento. Ma fonti tedesche parlano di almeno 2000 vittime tedesche nel pogrom di Ústí nad Labem. L'inchiesta delle autorità fu chiusa senza giungere a una conclusione o una condanna. <br /><br />I tanti decenni trascorsi mostrano come siano lunghi e incerti i processi di riconciliazione e guarigione tra i popoli feriti e lacerati dalle guerre e dall'odio. L'Arcivescovo di Praga e l'ambasciatore tedesco avevano partecipato insieme anche agli atti di commemorazioni delle stragi consumate tra maggio e giugno 1945, quando l'esercito cecoslovacco uccise almeno 763 tedeschi a Postoloprty. .<br /><br />A Ústí nad Labem, l'Arcivescovo Přibyl ha detto: "Il nostro compito, come persone comuni, non è quello di identificare i colpevoli, ma di cercare di sanare le ferite.". Secondo lui, commemorare i tragici eventi è di fondamentale importanza, soprattutto per i sopravvissuti, e può contribuire alla riconciliazione.<br /><br />La commemorazione si inserisce nella serie di eventi che scandiscono il l 2026 come Anno giubilare della Riconciliazione, soprattutto tra i cechi ed i tedeschi, indetto dalla Diocesi di Litoměřice. Un Giubileo proclamato da Stanislav Přibyl quando era ancora il Vescovo di Litoměřice. Poi è stato nominato Arcivescovo di Praga e divenuto l'amministratore apostolico della sua ormai ex-diocesi.<br /><br />La commemorazione più recente ad Ústí nad Labem è iniziata con la posa di una targa commemorativa vicino all'ex fattoria di zucchero ed è proseguita sulla passerella del ponte ferroviario. Dopo i discorsi, si è tenuta una preghiera in ceco e tedesco e la deposizione di corone di fiori.<br /><br />"Commemoriamo gli eventi, ma dobbiamo ricordare soprattutto le persone che persero la vita", ha detto il prelato. "La vita umana ha un valore immenso e incalcolabile. Vorrei che vedessimo in ogni persona una persona, non solo un rappresentante di un gruppo politico o religioso".<br /><br />La commemorazione si è conclusa con una Santa Messa nella chiesa locale. Gli eventi del luglio 1945 furono in gran parte ignorati o interpretati in modo unilaterale dalla parte ceca.<br /><br />Il prossimo evento del Giubileo della Riconciliazione si svolge oggi, sabato 8 agosto nella piccola località di Svor, dove l'Arcivescovo di Praga Stanislav Přibyl presiede una commemorazione ecumenica. Sat, 08 Aug 2026 22:47:44 +0200La “bussola” dell’Arcivescovo Nwachukwu per i ‘comunicatori cattolici’: “Sono discepoli prima che ‘influencer’”https://www.fides.org/it/news/78033-La_bussola_dell_Arcivescovo_Nwachukwu_per_i_comunicatori_cattolici_Sono_discepoli_prima_che_influencerhttps://www.fides.org/it/news/78033-La_bussola_dell_Arcivescovo_Nwachukwu_per_i_comunicatori_cattolici_Sono_discepoli_prima_che_influencerKigali – Quando Gesù «diede il comando finale: “Andate dunque e fate discepoli tutte le nazioni”, non si rivolgeva solo, né tantomeno principalmente, agli specialisti dei media. Si rivolgeva a tutti i suoi discepoli». E anche «i comunicatori cattolici sono innanzitutto discepoli, prima ancora di essere influencer». Chiamati a riconoscere con realismo cristiano che la «civiltà dell’amore» prefigurata da Papa Paolo VI e ora richiamata negli interventi di Leone XIV non sarà mai costruita «da algoritmi migliori», ma da discepoli che talvolta quasi per caso portano con sé anche «macchine fotografiche, microfoni e computer portatili: donne e uomini che comprendono che il discepolato deve sempre venire prima dell’influenza».<br /> <br />È impregnato di realismo cristiano e di “sensus Ecclesiae” l’intervento chiave con cui il 4 agosto l’Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu ha aperto il Convegno internazionale di SIGNIS ospitato fino a sabato 8 agosto a Kigali, capitale del Ruanda. <br /> SIGNIS, Associazione cattolica mondiale, è una rete globale che unisce professionisti dei media cattolici in oltre 100 Paesi.<br />Rivolgendosi idealmente alla famiglia sempre più allargata dei “Comunicatori cattolici”, il Segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione ha fornito una bussola preziosa per dribblare sia i luoghi comuni dei catastrofismi che le eccitate esaltazioni su fantomatici “orizzonti sconfinati e nuove opportunità”” che la nuova era digitale e l’Intelligenza Artificiale aprirebbero anche all’opera apostolica e all’annuncio del Vangelo. <br /><br />“La tecnologia non è mai uno strumento neutro”<br /><br />Col realismo della fede, facendo tesoro anche delle intuizioni contenute nell’Enciclica di Leone XIV Magnifica homanitas, il Segretario del Dicastero missionario descrive con realismo lo stato delle cose, lontano dai conformismi delle propagande. Riconosce che «Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione non si limita più a descrivere il mondo, ma lo plasma». Un tempo in cui «un breve video girato a Kigali può essere visto a Manila nel giro di pochi minuti. Un’omelia pronunciata in una piccola parrocchia sugli altipiani del Kilimangiaro può raggiungere una comunità della diaspora a Bruxelles prima ancora che venga impartita la benedizione finale della Messa». <br /><br />Internet «ha abbattuto i confini geografici e, così facendo, ha posto uno straordinario strumento di incontro — o di divisione — nelle mani di un’unica generazione, la nostra generazione».<br /><br /> L’Arcivescovo nigeriano prende atto che la comunicazione digitale, lasciata alla sola logica degli algoritmi, «probabilmente genererebbe e alimenterebbe il tribalismo piuttosto che la comunione e la solidarietà». Ed è evidente che la «comunicazione digitale, basata esclusivamente sugli algoritmi, tende a premiare ciò che è rumoroso, non ciò che è vero; ciò che polarizza, non ciò che riconcilia». E questo accade perché la tecnologia «non è mai uno strumento neutro». E non va attribuita a essa nessuna valenza salvifica. <br /><br />Nel contempo - prende atto Fortunatus Nwachukwu - «Oggi le nazioni, le “panta ta ethne” del mandato del Signore, si riuniscono anche su Instagram, TikTok, YouTube e sulle innumerevoli piattaforme che non esistevano solo una generazione fa. Se queste piattaforme sono ora il luogo in cui le persone cercano la verità, il senso e il senso di appartenenza, allora sono anche il luogo in cui devono trovarsi i comunicatori della Chiesa — non per cercare attenzione, ma per rendere testimonianza con saggezza e amore».<br /><br />Proprio la saggezza e l’amore con cui si manifesta la testimonianza cristiana, più che le competenze tecniche e “professionali”; possono aiutare i comunicatori cattolici a riconoscere come «L’armonia culturale non è prodotta da algoritmi che appiattiscono ogni popolo in un unico contenuto, né da una monocultura globalizzata che cancella ciò che è distintivo e bello in ogni nazione». <br /> Il testo biblico - ricorda l’Arcivescovo, attingendo alle sue competenze di biblista - «ci insegna che Dio ama le differenze». E infatti «creò tutti gli esseri viventi secondo la loro specie o le loro differenze». Solo l’essere umano «è stato creato a immagine di Dio. Pertanto, l’armonia culturale non si crea cancellando le differenze».<br /> <br /><br />Predilezioni e scelte di campo<br /><br />Un altro tratto genetico che connota le scelte degli autentici comunicatori cattolici - prosegue il Segretario del Dicastero missionario - è la predilezione per i poveri e i piccoli. «Molto prima dell’invenzione della stampa, per non parlare dello smartphone, questo era già inteso come un compito sacro. I profeti d’Israele davano voce alla vedova, all’orfano e allo straniero; Cristo stesso si identificava con “gli ultimi”». E «un giornalista, un regista o un conduttore cattolico» aggiunge l’Arcivescovo «eredita quella stessa missione profetica. La vostra non è semplicemente una competenza professionale; è una vocazione ad essere la voce di coloro che la società ha resi senza voce: il migrante senza documenti, la comunità rurale senza un microfono, la vittima di abusi senza una piattaforma, il lavoratore senza un sindacato, il bambino senza un difensore».<br /><br /> Nwachukwu individua anche i punti di tensione tra l’auto-propaganda del era nuova digitale e artificialmente intelligente e la fedeltà alla realtà che dovrebbe connotare il lavoro di operatori dei media e della comunicazione animati dalla fede in Cristo. Non censura il fatto che la nuova entità digitale è uno strumento micidiale di manipolazione dei cuori e dei cervelli in ogni angolo del mondo.<br /><br />«Ogni algoritmo su ogni piattaforma che utilizzate» riconosce Nwachukwu «è programmato per amplificare la voce dei potenti, dei ricchi e di chi è già famoso. Ci vuole una scelta deliberata, coraggiosa e spesso costosa per rivolgere invece il microfono verso coloro che gli algoritmi preferirebbero ignorare». <br />Il Convegno internazionale di SIGNIS è stato dedicato alla “Comunicazione digitale per l’armonia culturale e il benessere ambientale”. «Come ha insegnato Papa Francesco nella *Laudato Si’*» annota l’Arcivescovo facendo cenno al tema del Convegno «un vero approccio ecologico deve integrare le questioni di giustizia, in modo da ascoltare sia il grido della terra sia il grido dei poveri». <br /> <br />E anche in questo la comunicazione digitale «ha un ruolo decisivo da svolgere. Può rendere visibile ciò che i potenti preferirebbero tenere nascosto: la siccità in una regione, l’inondazione in un’altra, la comunità sfollata a causa dell’estrazione o dello sfruttamento di risorse a cui non ha mai acconsentito. Può anche seppellire queste realtà sotto un flusso infinito di distrazioni». <br /> <br /><br /> Imitare Cristo anche nell’universo digitale<br /> <br />I tratti genetici del “cattolico comunicatore” - insiste nel suo intervento l’Arcivescovo Nwachukwu - si manifestano in predilezioni, sguardo critico, apertura e lealtà alla realtà. Ma la sorgente del suo operare attinge al mistero stesso del proprio configurarsi a Cristo stesso. Perché «”cattolico non è un’etichetta che indossiamo, ma un’identità che incarniamo». E «ogni autentico atto di comunicazione trova in ultima analisi il suo modello in Cristo stesso, il Verbo eterno fatto carne, che è venuto non solo per proclamare la verità, ma per rivelarla nella sua stessa persona, riconciliando l’umanità con Dio e tra di noi».<br /><br />Per questo «Ogni articolo che scrivete, ogni immagine che pubblicate, ogni documentario che producete» ricorda il Segretario del Dicastero missionario, richiamando l’alternativa già posta da Leone XIV in Magnifica Humanitas - «è un mattone posato verso l’una o l’altra città, una nuova Torre di Babele o una nuova città di Dio. Non esiste un cantiere neutrale».<br /><br />Quattro frontiere per i “missionari digitali”<br /><br /> Per declinare in concreto suggestioni e orientamenti, nel suo intervento al Congresso SIGNIS l’Arcivescovo Nwachukwu arriva a indicare quattro frontiere ai “missionari digitali”, presentandole in forma di “brevi inviti” rivolti in particolare ai giovani comunicatori: li invita in primis a costruire “«la vostra mente prima di costruire la vostra piattaforma», ricordando che «una comprensione superficiale della vostra cultura e di quella del vostro prossimo non può produrre armonia culturale. Leggete in profondità. Ascoltate più a lungo di quanto parliate». Ogni «strada digitale» prosegue l’Arcivescovo indicando la “seconda frontiera” «va percorsa come «una strada verso l’incontro, non verso il tribalismo o le divisioni. Ogni storia che raccontate può difendere la dignità di un popolo, oppure ridurlo a una caricatura. Scegliete la prima opzione, anche quando probabilmente otterrete più clic con la seconda». <br />Il terzo “breve consiglio” offerto dal Segretario del Dicastero missionario è quello di considerare la cura del Creato come «parte integrante della storia che raccontate, non un ripensamento a posteriori». Mentre la quarta, cruciale “frontiera” coincide con l’invito a ricordare «che l’intelligenza artificiale può aiutarvi nella ricerca, ma non può sostituirvi nel rendere testimonianza», «Lasciate che la tecnologia sia al servizio della vostra missione. Non permettete mai - scandisce l’Arcivescovo - che sostituisca la vostra coscienza».<br /> <br />La voce delle Chiese africane “adolescenti”<br /> <br />Fin dall’incipit del suo discorso, Fortunatus Nwachukwu ricorda che il Convegno internazionale SIGNIS 2026 è ll primo della lunga serie ospitato in Africa, e che questo fatto «dice alla Chiesa universale ciò che molti di noi sanno da tempo: che la Chiesa in Africa è ormai matura e che la sua voce, la sua energia e la sua speranza hanno qualcosa di essenziale da offrire all’intera comunione dei credenti».<br /> <br /> La voce della Chiesa in Africa. - aggiunge l’Arcivescovo nigeriano - «non è più, e non dovrebbe più essere trattata come, la voce di un neonato nella culla», bisognoso di ricevere il “latte” dalle Chiese di tradizione più antica. È venuto invece l tempo «che le Chiese in Africa si sveglino e inizino a comportarsi, almeno come adolescenti, se non come adulti a tutti gli effetti, capaci di provvedere a gran parte dei propri bisogni fondamentali».<br /><br />Il Ruanda, Paese ospitante - insiste il Segretario del Dicastero missionario, facendo riferimento alla tragedia degli stermini etnici che hanno segnato la storia ruandese -« sa meglio di gran parte delle nazioni della terra cosa si perde quando si permette alla comunicazione di diventare uno strumento di divisione anziché di verità, e cosa si guadagna quando un popolo sceglie, deliberatamente e con sofferenza, la strada più ardua della riconciliazione». Quella nazione - aggiunge in proposito l’Arcivescovo nigeriano «è una di quelle che stuzzicano il nostro orgoglio di africani, dimostrando che anche l’Africa può darsi da fare quando ha leader coraggiosi che hanno sinceramente a cuore il bene del proprio popolo, anche se rimangono imperfetti come ogni essere umano. Fri, 07 Aug 2026 15:34:11 +0200AFRICA/NIGERIA: Infanzia Missionaria, Suor Inês Paulo Albino ai direttori diocesani: la missione nasce dall’incontro con Cristo e si esprime nel serviziohttps://www.fides.org/it/news/78032-AFRICA_NIGERIA_Infanzia_Missionaria_Suor_Ines_Paulo_Albino_ai_direttori_diocesani_la_missione_nasce_dall_incontro_con_Cristo_e_si_esprime_nel_serviziohttps://www.fides.org/it/news/78032-AFRICA_NIGERIA_Infanzia_Missionaria_Suor_Ines_Paulo_Albino_ai_direttori_diocesani_la_missione_nasce_dall_incontro_con_Cristo_e_si_esprime_nel_servizioLagos - “Dio ci ha creati unici, ma nessuno è più importante degli altri. Così è anche nella Chiesa. Dio non ci ha creati tutti uguali. Ci ha fatti diversi perché ciascuno ha un dono speciale da condividere. Nessuno possiede tutti i doni, ma tutti abbiamo qualcosa da offrire”. Suor Inês Paulo Albino, segretario generale della Pontificia Opera della Infanzia Missionaria , si è rivolta così ai 2400 bambini presenti al Congresso Nazionale della POSI in occasione dei 25 anni di fondazione durante l’incontro di formazione interattivo loro dedicato svoltosi ieri al mattino . <br />“Quando Gesù entra nella nostra vita attraverso il Battesimo, ci unisce come fratelli e sorelle. In Gesù diventiamo una sola famiglia. Egli ci insegna ad amarci, ad aiutarci e a camminare insieme. Essere ‘uno in Cristo’ - continua suor Albino - significa avere Gesù al centro della nostra vita; ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci distingue. Per Lui non esistono bambini importanti e bambini meno importanti. Non esistono bambini ricchi e bambini poveri. Non esistono bambini di una tribù migliore di un’altra. Per Gesù ogni bambino è prezioso”. <br />Il Segretario generale della Posi ha poi proseguito l’incontro parlando dell’identikit del “missionario di unità” e portando esempi concreti: fare la pace dopo un litigio; rispettare chi è diverso da noi, condividere invece di trattenere tutto per sé. Ai piccoli partecipanti è stato poi chiesto di partecipare ad un’attività manuale che si è conclusa con l’impegno da parte di ciascuno di loro di essere “missionario di unità” individuando tra i loro amici o in famiglia qualcuno per cui pregare e verso cui compiere un gesto di amore. <br />Nella stessa mattinata Suor Inês Paulo Albino ha incontrato i direttori diocesani ed i coordinatori delle Pontificie Opere Missionarie locali cui ha dedicato un tempo di formazione che come lei stessa ha ribadito non pretende di esaurire tutti i temi ma vuol esser l’incipit di un “lavoro” che deve continuare attraverso laboratori, testimonianze, lavori di gruppo e la stesura di un piano d’azione concreto per ogni diocesi, per garantire non solo l’apprendimento, ma anche l’impegno operativo al termine della formazione.<br />“Formazione, Animazione Missionaria e Sostenibilità Economica” è stato il titolo della relazione da lei sviluppata durante l’incontro nel quale Suor Albino ha illustrato l’importanza teologica e pastorale della formazione, dell’animazione missionaria e della sostenibilità economica.<br />“Formare è essenziale perché nessuna missione è feconda senza discepoli preparati, così come animare, perché una comunità cresce quando ogni battezzato si sente parte della missione" ha evidenziato il segretario generale della POSI. Altrettanto si può dire per il sostegno economico, " poiché una missione che coinvolge tutti genera anche le risorse umane, spirituali e materiali necessarie per continuare il proprio servizio”. <br />Infine Suor Albino ha ribadito l’importanza non solo della raccolta fondi ma anche della sua ridistribuzione a tutte le missioni che ne hanno necessità e che non sempre hanno un legame diretto con le Chiese locali. In questo modo le POM sostengono un programma annuale di aiuto a favore di tutte le Chiese di missione. <br />Il Segretario generale della POSI, nel ringraziare ciascuno ha ricordato “la presenza dei bambini, ovunque essi siano, ci dovrebbe obbligare ad avere un cambio di sguardo, e non solo, a investire tutte le nostre risorse su di loro, a rimboccarci le maniche per costruire insieme a loro un futuro. Perché ogni minore che arriva porta un sogno. E non c’è niente di più umano del tentare di realizzarlo”.<br /> <br />Fri, 07 Aug 2026 13:18:26 +0200AMERICA/CUBA - Caritas continua la distribuzione degli aiuti umanitari: “Non possiamo raggiungere tutti, ma vogliamo essere vicini a chi ha più bisogno”https://www.fides.org/it/news/78031-AMERICA_CUBA_Caritas_continua_la_distribuzione_degli_aiuti_umanitari_Non_possiamo_raggiungere_tutti_ma_vogliamo_essere_vicini_a_chi_ha_piu_bisognohttps://www.fides.org/it/news/78031-AMERICA_CUBA_Caritas_continua_la_distribuzione_degli_aiuti_umanitari_Non_possiamo_raggiungere_tutti_ma_vogliamo_essere_vicini_a_chi_ha_piu_bisognoL’Avana – Nel contesto della prolungata crisi economica che ha aggravato le difficoltà di molte famiglie cubane nell’accesso agli alimenti e ai beni di prima necessità, Caritas Cuba continua la distribuzione degli aiuti umanitari provenienti dagli Stati Uniti e destinati a quanti vivono nelle situazioni di maggiore difficoltà .<br /><br />Il vescovo di Pinar del Río, Juan de Dios Hernández Ruiz, S.J., ha illustrato, in un comunicato diffuso dalla diocesi, la destinazione delle risorse e i criteri stabiliti per la loro distribuzione. «L’aiuto umanitario è l’assistenza offerta alle persone che si trovano in una situazione di crisi estrema, con l’unico obiettivo di salvare vite, alleviare la sofferenza e tutelare la dignità umana», afferma il vescovo, ricordando che si tratta di una risposta di emergenza fondata sui principi di umanità, imparzialità, neutralità e indipendenza.<br />L’aiuto destinato al isola prevede un fondo umanitario di 100 milioni di dollari, di cui 60 milioni saranno distribuiti attraverso Caritas Cuba, con il sostegno logistico del Catholic Relief Service . Secondo quanto spiega il vescovo Hernández Ruiz, queste risorse rispondono alle principali necessità individuate: «l’insicurezza alimentare e le difficoltà nell’accesso all’acqua».<br /><br />I beneficiari prioritari sono persone e famiglie in condizioni di particolare necessità: anziani che vivono soli, donne in gravidanza o in fase di allattamento con situazioni di rischio accertate, bambini sotto i cinque anni in condizioni di vulnerabilità e persone con disabilità o non autosufficienti. Il vescovo spiega che questi criteri rispondono all’obiettivo di concentrare gli aiuti su quanti si trovano nelle situazioni di maggiore fragilità: «Non si tratta di un programma di assistenza sociale permanente né di un diritto universale. È rivolto a coloro che vivono in una condizione di estrema vulnerabilità», precisa.<br /><br />Ogni pacco di assistenza comprende prodotti alimentari, articoli essenziali per l’igiene e materiali destinati ad affrontare le difficoltà legate all’accesso e alla conservazione dell’acqua. L’aiuto, sottolinea il vescovo, non vuole soltanto rispondere alle necessità materiali, ma anche esprimere la vicinanza della comunità ecclesiale a quanti attraversano momenti di maggiore sofferenza.<br /><br />Rispondendo alle domande di alcune persone che non hanno ricevuto questo sostegno, il vescovo riconosce la complessità della situazione: «Come Chiesa, siamo pienamente consapevoli che non possiamo arrivare a tutti, e questa è una realtà che ci fa soffrire». Allo stesso tempo invita a comprendere che la priorità viene stabilita in base al grado di necessità: «Se lei non riceve l’aiuto, non significa che non ne abbia bisogno, ma che ci sono persone in una condizione ancora più critica».<br /><br />Caritas Cuba e le diocesi coinvolte cercano di rispondere a questa emergenza con un aiuto che, come ricorda il vescovo Hernández Ruiz, vuole «raggiungere i nostri fratelli più bisognosi non solo materialmente, ma anche attraverso la vicinanza e l’affetto».<br /> <br />Fri, 07 Aug 2026 13:14:16 +0200AFRICA/GUINEA - Il Presidente dissipa i dubbi sul suo stato di salute con un post su Xhttps://www.fides.org/it/news/78030-AFRICA_GUINEA_Il_Presidente_dissipa_i_dubbi_sul_suo_stato_di_salute_con_un_post_su_Xhttps://www.fides.org/it/news/78030-AFRICA_GUINEA_Il_Presidente_dissipa_i_dubbi_sul_suo_stato_di_salute_con_un_post_su_XConakry – “Ovunque mi trovi, continuo a servire esclusivamente il nostro Paese e il suo popolo. Buona settimana, guineani". Così con un post su X il Presidente della Guinea Mamadi Doumbouya ha voluto dissipare le voci e le insinuazioni sul suo stato di salute dopo aver lasciato il Paese per una vacanza in Grecia .<br />Il post è corredato di foto che lo ritraggono insieme alla famiglia su un’imbarcazione. <br />Nel suo messaggio, Doumbouya ha affermato di essere orgoglioso dei passi positivi che il suo Paese e le sue istituzioni stanno compiendo. Ha dichiarato: "Nulla ci impedirà di continuare a servire il Paese e a raggiungere il nostro obiettivo di migliorare il benessere dei nostri cittadini".<br />La pubblicazione del post del Presidente Doumbouya è in risposta alle continue speculazioni sulla sua salute e sulla continuità politica, mentre l'esercito aveva rapidamente riaffermato la sua "incrollabile lealtà" dopo la sua partenza da Conakry. Prima della partenza il Presidente Doumbouya ha affidato, con decreto del 4 agosto 2026, il coordinamento degli affari presidenziali al Generale Amara Camara, Ministro Segretario Generale della Presidenza, responsabile di garantire la continuità delle attività correnti durante la sua assenza.<br />Nel frattempo però a partire 28 luglio, le autorità di Conarky hanno bloccato senza fornire una spiegazione, alcune piattaforme di social media, tra cui Facebook, TikTok e YouTube, che sono tra le più popolari nel Paese. Il blocco viene aggirato dai guineani utilizzando delle VPN. Diverse associazioni hanno criticato il provvedimento affermando che si tratta di un'ulteriore violazione dei diritti fondamentali dei cittadini e un danno per l'economia del Paese.<br />Questa restrizione all’accesso ad alcuni social media arriva in un periodo relativamente tranquillo, mentre le precedenti erano spesso legate a manifestazioni, tensioni politiche o scadenze elettorali. <br />Fri, 07 Aug 2026 12:10:32 +0200AFRICA/GHANA - Il Vescovo Gyamfi riafferma la disponibilità della Chiesa a contribuire alla sanità specie nelle zone ruralihttps://www.fides.org/it/news/78029-AFRICA_GHANA_Il_Vescovo_Gyamfi_riafferma_la_disponibilita_della_Chiesa_a_contribuire_alla_sanita_specie_nelle_zone_ruralihttps://www.fides.org/it/news/78029-AFRICA_GHANA_Il_Vescovo_Gyamfi_riafferma_la_disponibilita_della_Chiesa_a_contribuire_alla_sanita_specie_nelle_zone_ruraliAccra - “Certamente la salute è una questione molto molto complessa e la Chiesa Cattolica ha deciso di istituire le strutture sanitarie nelle aree rurali” ha detto incontrato i giornalisti Matthew Kwasi Gyamfi, Vescovo di Sunyani, Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana, al termine dell’incontro di ieri, 6 agosto, con il Ministro della Sanità, Kwabena Mintah Akandoh.<br />Mons. Gyamfi nel suo colloquio con il Ministro ha evidenziato le sfide che le strutture sanitarie cattoliche devono affrontare, in particolare quelle nelle comunità rurali. “Creare infrastrutture nelle aree rurali è sempre estremamente difficile” ha detto il Vescovo. “Prima di tutto, manca l'elettricità, e la stessa acqua potabile. Quando finalmente abbiamo creato le strutture, si incontrano difficoltà per convincere gli operatori sanitari ad andare a vivere nelle aree rurali” sottolinea.<br /><br />Al centro del colloquio tra il Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana e il Ministro della Salute è stato la realizzazione dell’Agenda 111, importante programma di infrastrutture sanitarie in Ghana, lanciato sotto l'ex Presidente Nana Addo Dankwa Akufo-Addo per ampliare l'accesso a un'assistenza sanitaria di qualità, in particolare nei distretti meno serviti, a seguito delle lacune emerse durante la pandemia di COVID-19.<br /><br />Il programma prevede di mettere in funzione 101 ospedali distrettuali, 6 ospedali regionali nelle regioni di nuova creazione, un ospedale regionale nella Regione Occidentale , 2 ospedali psichiatrici e la riqualificazione dell'Ospedale Psichiatrico di Accra. La realizzazioni di queste strutture è rimasta però in buona parte sulla carta. Mons. Gyamfi ha espresso la disponibilità della Chiesa di assumersi parte di questi progetti e completarli in collaborazione con il governo e possibilmente anche con privati ma ha aggiunto che non sono state prese decisioni definitive al riguardo. <br />Il governo ha deciso di dare priorità al completamento di 35 progetti selezionati, scelti in base al livello di completamento, alle esigenze sanitarie della comunità e all’equa distribuzione regionale. Per far questo si è presa in considerazione possibili collaborazioni con la Christian Health Association of Ghana e altri gruppi religiosi per contribuire alla gestione o alla messa in funzione di alcune strutture. <br /><br />Fri, 07 Aug 2026 11:35:23 +0200La festa della Trasfigurazione di Gesù nel mondo sfigurato dalla guerrahttps://www.fides.org/it/news/78028-La_festa_della_Trasfigurazione_di_Gesu_nel_mondo_sfigurato_dalla_guerrahttps://www.fides.org/it/news/78028-La_festa_della_Trasfigurazione_di_Gesu_nel_mondo_sfigurato_dalla_guerradel Cardinale Luis Antonio G. Tagle* <br /><br /><br />Roma - Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle durante la messa celebrata a Roma oggi, festa della Trasfigurazione del Signore, presso la cappella dedicata a San John Henry Newman, nel Palazzo di Propaganda Fide<br /><br /> §§§<br /><br />Ringraziamo Dio che ci ha riuniti come comunità in questa festa della Trasfigurazione del Signore Gesù.<br /><br />Il racconto della Trasfigurazione che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo trova conferma nella seconda lettura, a parole di San Pietro, uno dei testimoni oculari dell’evento. Ricordiamo che prima della Trasfigurazione, Gesù chiese ai suoi discepoli: «Chi dite che io sia?». Simon Pietro confessò che Gesù era il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Gesù rispose subito che la conoscenza che Pietro aveva di lui proveniva da una rivelazione del Padre. Solo il Padre può rivelare chi è veramente Gesù. <br /><br />In seguito Gesù rivelò che Lui, il Messia, avrebbe sofferto, sarebbe stato ucciso e sarebbe risorto il terzo giorno. Pietro si oppose a questo tipo di Messia. Ma Gesù lo definì subito Satana, una pietra d’inciampo, un scandalo che non si basava sulla rivelazione di Dio, bensì sul ragionamento umano. <br /><br />Solo il Padre può rivelare chi è veramente Gesù. Chiudendo la propria mente alla saggezza del Padre, Pietro “sfigurò” Gesù.<br /><br />Una settimana dopo, su un monte, Gesù fu “trasfigurato” dal Padre davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni. La voce del Padre rivelò Gesù come il Suo Figlio amato. Mentre conversava con Mosè ed Elia, Gesù si rivelò come il compimento della Legge e dei Profeti. Il suo volto radioso e le sue vesti rivelavano che Gesù era molto più di Mosè, poiché Egli era il Figlio di Dio. Il corpo di Gesù, che un giorno sarebbe stato crocifisso e sepolto, fu rivelato come il corpo glorioso del Figlio di Dio nella sua risurrezione. <br /><br />La trasfigurazione di Gesù è la rivelazione che il Padre fa ai discepoli e a noi della vera identità e missione di Gesù. Il Padre trasforma il nostro modo di vedere Gesù. Il Padre ci comanda di ascoltare Gesù, se desideriamo seguirlo. Ciò che Pietro "sfigurò", Dio Padre lo "trasfigurò". <br /><br />Guardiamo Gesù così come il Padre ce lo rivela, non come vorremmo che fosse. Ascoltiamo Gesù, così come il Padre parla attraverso di Lui, non come ci aspettiamo che parli. Imponendo le nostre idee e le nostre aspettative su Gesù, rischiamo di sfigurarlo, e finiamo per sfigurare anche noi stessi. Il Padre trasfigura pazientemente Gesù davanti ai nostri occhi e alle nostre orecchie, affinché anche noi, come Suoi discepoli, possiamo essere trasfigurati. Ciò che il mondo sfigura, il Padre lo trasfigura.<br /><br />Il 6 agosto 1945, ottantuno anni fa, alle 8:15 del mattino, un lampo di luce illuminò la città di Hiroshima, in Giappone: la luce di una bomba atomica che portò con sé l’oscurità della distruzione, della malattia e della morte. C'è chi sostiene che quel giorno abbia “trasfigurato” il mondo perché ha portato alla resa di un nemico, contribuendo così alla fine della Seconda guerra mondiale. Ora ci chiediamo: la guerra è davvero finita? Possiamo davvero definire la guerra una “trasfigurazione”? Perché non possiamo chiamarla con il suo vero nome: disfigurazione. Solo la rivelazione di Dio, non la guerra, può portare la trasfigurazione all’umanità. <br /><br />*Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione <br />Thu, 06 Aug 2026 16:23:50 +0200“Due Chiese sorelle unite fin dagli inizi dell’evangelizzazione”: l’Arcivescovo Ulloa a Siviglia per la Virgen de los Reyeshttps://www.fides.org/it/news/78027-Due_Chiese_sorelle_unite_fin_dagli_inizi_dell_evangelizzazione_l_Arcivescovo_Ulloa_a_Siviglia_per_la_Virgen_de_los_Reyeshttps://www.fides.org/it/news/78027-Due_Chiese_sorelle_unite_fin_dagli_inizi_dell_evangelizzazione_l_Arcivescovo_Ulloa_a_Siviglia_per_la_Virgen_de_los_ReyesSiviglia – Quasi cinque secoli dopo i primi passi dell’evangelizzazione in America, la Chiesa di Panama e l’Arcidiocesi spagnola di Siviglia si incontrano nuovamente in un gesto ricco di memoria e comunione. <br />L’Arcivescovo metropolita di Panama, José Domingo Ulloa Mendieta, O.S.A., è stato invitato a predicare la Novena in onore di Nostra Signora dei Re nella Cattedrale di Siviglia, un appuntamento che mette in luce i legami spirituali tra due Chiese unite da una stessa storia missionaria.<br />«Non sento che questo invito sia rivolto alla mia persona, ma a tutta la Chiesa che pellegrina a Panama. È anche un segno di comunione tra due Chiese sorelle unite fin dagli inizi dell’evangelizzazione», afferma l’Arcivescovo nel comunicato diffuso dall’Arcidiocesi.<br />La presenza dell’Arcivescovo panamense a Siviglia, dal 6 al 14 agosto, assume inoltre un significato particolare perché coincide con la celebrazione del centenario dell’Arcidiocesi di Panama. Da Siviglia partirono molti dei primi evangelizzatori diretti verso il continente americano, e Panama fu uno dei primi territori nei quali l’annuncio del Vangelo mise radici.<br />Questo legame storico trova anche un’espressione mariana nel rapporto tra Santa Maria la Antigua, patrona di Panama, e la Virgen de los Reyes, patrona di Siviglia e della sua Arcidiocesi. La celebrazione diventa così un segno di continuità di una fede ricevuta, trasmessa e condivisa attraverso le generazioni.<br />Durante la Novena, l arcivescovo Ulloa incentrerà le sue omelie su Maria come «Madre della Speranza», invitando i fedeli a riconoscere nella Vergine il cammino verso Gesù Cristo e a rinnovare la fiducia in Dio davanti alle sfide del mondo attuale.<br />L’Arcivescovo di Panama ha sottolineato anche la forza evangelizzatrice della spiritualità popolare: «L’autentica pietà popolare è una fede semplice, ma non superficiale. Quando è adeguatamente evangelizzata, educa il cuore, trasmette la fede tra le generazioni e rende accessibile il Vangelo anche a coloro che forse non leggeranno mai un trattato di teologia».<br />L’incontro tra Siviglia e Panama ricorda che la missione evangelizzatrice iniziata in America continua oggi come una storia di comunione tra comunitá sorelle che, dopo secoli di cammino condiviso, continuano a riconoscersi parte della stessa missione: annunciare insieme il Vangelo e custodire la fede ricevuta.<br />La Novena si celebra ogni giorno presso l’Altare d’Argento della Cattedrale di Siviglia alle ore 20.00 mentre da Panama, l’emittente cattolica panamense FETV trasmetterà quotidianamente la celebrazione alle ore 13.00 .<br /> <br />Thu, 06 Aug 2026 15:43:50 +0200AFRICA/NIGERIA- La Presidenza cerca di stemperare le tensioni con la Chiesa cattolica dopo le dichiarazioni del cardinale Onaiyekanhttps://www.fides.org/it/news/78026-AFRICA_NIGERIA_La_Presidenza_cerca_di_stemperare_le_tensioni_con_la_Chiesa_cattolica_dopo_le_dichiarazioni_del_cardinale_Onaiyekanhttps://www.fides.org/it/news/78026-AFRICA_NIGERIA_La_Presidenza_cerca_di_stemperare_le_tensioni_con_la_Chiesa_cattolica_dopo_le_dichiarazioni_del_cardinale_OnaiyekanAbuja - “Molte delle sfide che la nostra nazione si trova ad affrontare richiedono collaborazione. Le comunità religiose, le istituzioni tradizionali, la società civile, il settore privato e i cittadini hanno tutti un ruolo indispensabile da svolgere nella promozione della pace, nel rafforzamento della coesione sociale e nel progresso dello sviluppo nazionale”. Lo ha affermato George Akume, Secretary to the Government of the Federation e stretto collaboratore del Presidente nigeriano Bola Tinubu.<br /><br />Con questa presa di posizione, la Presidenza della Federazione sembra voler smorzare i toni del confronto nato in seguito ad alcune dichiarazioni rilasciate dal cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo emerito di Abuja, dopo l'incontro tra una delegazione della Conferenza Episcopale Nigeriana e il Presidente, svoltosi alla fine di luglio .<br /><br />Il Cardinale Onaiyekan, che faceva parte della delegazione, in un'intervista televisiva trasmessa il 31 luglio ha affermato che, di fronte al quadro drammatico della situazione sociale ed economica del Paese illustrato dai vescovi, il Presidente ha lasciato chiaramente intendere di non condividere la loro valutazione.<br /><br />Il porporato ha inoltre aggiunto che, a suo giudizio, lo staff presidenziale non fornirebbe al Capo dello Stato un quadro accurato della realtà vissuta dai cittadini comuni. “Sapevamo che quanto riferito dai vescovi era diverso dal tipo di dichiarazioni che il nostro Presidente continua a ricevere dalle persone che incontra”, ha dichiarato il Cardinale.<br /><br />Alle sue parole hanno replicato due consiglieri del Presidente, definendo i commenti del Cardinale Onaiyekan inappropriati e sostenendo che costituissero una violazione della riservatezza che ci si attende da incontri di alto livello.<br /><br />Uno dei consiglieri si è spinto fino ad affermare che la Chiesa cattolica avrebbe apertamente sostenuto il candidato presidenziale del Partito Laburista, Peter Obi, durante le elezioni generali del 2023, sostenendo che l'intervento del cardinale dovesse essere interpretato alla luce di tale contesto politico.<br /><br />In difesa del Cardinale Onaiyekan è intervenuto, il 3 agosto, il Catholic Lay Council of Nigeria , che in una dichiarazione ha respinto l'accusa di “violazione della fiducia” mossa dalla Presidenza, affermando che il cardinale stava semplicemente esercitando la missione della Chiesa, facendosi portavoce morale nei corridoi del potere.<br /><br />Per quanto riguarda la riservatezza del colloquio tra il Presidente e i Vescovi, il CLCN ha sostenuto che “le questioni che riguardano la vita, il benessere e il futuro di oltre 200 milioni di nigeriani non possono rimanere per sempre confinate in stanze chiuse”, soprattutto quando riguardano temi come l'economia, la sicurezza e la giustizia, che incidono direttamente sulla vita della popolazione.<br /><br />Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore Orji Kalu, esponente dell'All Progressives Congress , il partito del Presidente Tinubu. Kalu ha dichiarato che lascerebbe il partito qualora il Capo dello Stato dovesse mancare di rispetto alla Chiesa cattolica. Ha però precisato di non ritenere che Tinubu abbia assunto un simile atteggiamento, sostenendo che le dichiarazioni dei collaboratori presidenziali non debbano essere confuse con la posizione personale del Presidente. <br />Thu, 06 Aug 2026 12:32:36 +0200