Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.12 Compagnie teatrali per il XXXIV Festival slovacco di teatro cristiano, ispirato a San Francescohttps://www.fides.org/it/news/78006-12_Compagnie_teatrali_per_il_XXXIV_Festival_slovacco_di_teatro_cristiano_ispirato_a_San_Francescohttps://www.fides.org/it/news/78006-12_Compagnie_teatrali_per_il_XXXIV_Festival_slovacco_di_teatro_cristiano_ispirato_a_San_Francescodi Bohumil Petrík<br /><br /><br />Bratislava - – Tre vescovi hanno inaugurato la XXXIV. edizione del Festival nazionale di teatro cristiano Gorazdov Močenok 2026. <br />L'iniziativa si rinnova di anno in anno con l’intento di manifestare attraverso l‘arte teatrale uno sguardo cristiano sulle cose del mondo. Quest'anno, il sottotitolo del Festival è la citazione attribuita a San Francesco d Assisi: "Tutta l'oscurità del mondo non può spegnere la luce di una singola candela".<br />Il Festival ha avuto inizio con la messa celebrata il 27 luglio, giorno in cui si fa memoria di San Gorazd, il Santo che da il nome alla manifestazione: Santo missionario, discepolo dei Santi Cirillo e Metodio, che giunsero nella Grande Moravia nel IX secolo e portarono alla popolazione locale anche un alfabeto per la lingua paleoslava.<br />Il vescovo ausiliare di Bratislava, Jozef Haľko, ha presieduto la liturgia eucaristica, concelebrata dal vescovo ausiliare di Nitra, Peter Beňo, e dal vescovo emerito dell'Ordinariato Militare František Rábek.<br />Nella sua omelia, il vescovo Haľko ha richiamato l'attenzione dei fedeli presenti sulla figura di San Gorazd, e sulla opportunità di trasmettere la Parola di Dio utilizzando tutte le strade percorribili, compresa<br />I vescovi hanno poi preso parte a un dibattito per presentare la figura di San Gorazd.<br />Il Festival ha il suo momento culminante sabato 1 agosto, con la proclamazione del vincitore. Oltre agli spettacoli aperti a tutti con 12 compagnie amatoriali, comprende nel programma anche la possibilità di partecipare a liturgie eucaristiche, compiere un pellegrinaggio, visitare una mostra e assistere alle esibizioni dei cori dei villaggi vicini.<br />Il Festival ha preso il via nel 1993 nel villaggio di Močenok vicino a Nitra, la diocesi slava più antica, risalente all'880. È probabile che Santi Cirillo e Metodio abbiano avuto una residenza proprio a Nitra.<br />Alle 12 compagnie teatrali, con circa 200 attori e creatori, 160 cantanti provenienti da vari gruppi gospel e di altro genere - spiegano gli organizzatori ad Agenzia Fides – il Festival ha visto la partecipazione anche di decine di ospiti speciali appartenenti a istituzioni ecclesiali e culturalcompresi sacerdoti del Seminario di San Gorazd a Nitra.<br />L'evento è regolarmente seguito da centinaia, a volte migliaia, di spettatori provenienti dalla regione.<br />L'ultimo spettacolo della rassegna sarà dedicato a Don Quijote. .<br />Fri, 31 Jul 2026 13:47:28 +0200XV CONAJUM, l’Arcivescovo Nwachukwu a 6mila giovani messicani: il vostro cuore è fatto per navigare in mare aperto, non per star chiuso in un acquariohttps://www.fides.org/it/news/78005-XV_CONAJUM_l_Arcivescovo_Nwachukwu_a_6mila_giovani_messicani_il_vostro_cuore_e_fatto_per_navigare_in_mare_aperto_non_per_star_chiuso_in_un_acquariohttps://www.fides.org/it/news/78005-XV_CONAJUM_l_Arcivescovo_Nwachukwu_a_6mila_giovani_messicani_il_vostro_cuore_e_fatto_per_navigare_in_mare_aperto_non_per_star_chiuso_in_un_acquarioSan Luis Potosí – “«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». Questa chiamata è per te. La missione non è piccola. Non è comoda. Non è sicura. È universale. Ovunque tu sia — nelle scuole, nelle università, nei quartieri, nelle famiglie e persino negli spazi digitali — sei chiamato a gettare la rete del Vangelo nel vasto mare dell'umanità”.<br />Così si è rivolto l’Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, segretario del Dicastero per l'Evangelizzazione agli oltre seimila giovani giunti a San Luis Potosí dalle diverse diocesi del Paese per celebrare il XV Congresso Nazionale Giovanile Missionario . <br /><br />L’Arcidiocesi di San Luis Potosí, dal 23 al 26 luglio, è diventata il cuore dell’animazione missionaria giovanile del Messico. Con il motto «Con Maria Vergine dell’Attesa, Giovani portatori di speranza attraverso la missione!», il Congresso, organizzato dalle Pontificie Opere Missionarie del Messico, in collaborazione con l’Arcidiocesi di San Luis Potosí, ha costituito un’esperienza ecclesiale di comunione, formazione, preghiera che ha mostrato alla nuova generazione la bellezza di farsi contagiare dalla gioia del Vangelo e testimoniare a tutti la salvezza di Cristo, assaporata nella propria vita. <br /><br />Nel contesto del centenario della Giornata Missionaria Mondiale e dei 75 anni della Lega Missionaria Giovanile Messicana, il XV CONAJUM ha permesso di contemplare la continuità dell’opera evangelizzatrice della Chiesa e di guardare con speranza al futuro. In questo contesto, i giovani hanno potuto riscoprire che la vocazione missionaria non è una esclusiva di alcune categorie in seno alla Chiesa, e che ha la sua sorgente nei doni di grazia ricevuti con il Battesimo.<br />“Dal momento del tuo battesimo, sei stato inviato. Ti è stata affidata una missione: far conoscere Cristo, amarlo e seguirlo” ha affermato l’Arcivescovo Nwachukwu che, facendo riferimento ai Vangeli dove Gesù cammina sul mare di Galilea e chiama Simone Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni a diventare "pescatori di uomini" ha proseguito: “Questi uomini erano abituati a gettare le reti in acque familiari. Eppure Gesù li invita a qualcosa di molto più grande: il mare vasto e imprevedibile dell'umanità. Non sei mandato in un ‘acquario’ — in uno spazio piccolo, sicuro, prevedibile e controllato — ma in mare aperto: vasto, profondo e, a volte, tempestoso”. <br /><br />Il Segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione, nella sua relazione, ha inoltre esposto tre qualità essenziali del missionario: il distacco, inteso come la capacità di lasciarsi alle spalle tutto ciò che impedisce di seguire pienamente Cristo; l’incontro, che pone al centro le persone prima delle idee; e l’accettazione della Croce; la missione infatti comporta sacrifici, spesso i risultati non sono immediati, anche se il missionario è chiamato a rimanere fedele: anche nella sofferenza, anche quando non vede risultati.<br />“Il mare dell'umanità è vasto. Il mondo ha bisogno di missionari. La Chiesa ha bisogno di voi. E Cristo vi chiama Non abbiate paura di prendere il largo. Non abbiate paura di donare la vostra vita. Non abbiate paura di confidare in Dio”, ha concluso l’Arcivescovo Nwachukwu ponendo ai giovani una domanda: “Per questo vi chiedo, dal profondo del cuore: Siete disposti a sacrificare qualcosa della vostra vita per portare agli altri il volto di Cristo?”.<br /><br />Antonio de Jesus Mascorro Tristán, MG, Direttore nazionale delle Pom messicane, ha ricordato che questi congressi fanno parte di un processo avviato nel 1982 e costituiscono un percorso permanente di formazione missionaria. Il programma dell’iniziativa è stato accuratamente progettato per offrire un’esperienza integrale che combinasse formazione dottrinale, spiritualità, celebrazione liturgica, condivisione e missione. <br />Nel corso delle quattro giornate, i partecipanti al congresso hanno preso parte a conferenze , tavole rotonde, testimonianze, celebrazioni eucaristiche, il Rosario Missionario, l’Expo Vocazionale e diversi momenti di preghiera e incontro.<br />Una delle principali novità del XV CONAJUM è stata l’introduzione di uno spazio specifico dedicato all’evangelizzazione digitale. Il panel dei Missionari Digitali, accompagnato dalla conferenza di don José Juan Montalvo sull’evangelizzazione nel «sesto continente», ha riunito dodici “content creators” cattolici che hanno condiviso le loro esperienze, sfide e opportunità per annunciare il Vangelo attraverso i social network.<br /><br />Il XV Congresso Nazionale Giovanile Missionario si è concluso con la Marcia Missionaria e l’Eucaristia di chiusura presieduta dal Nunzio Apostolico in Messico, Arcivescovo Joseph Spiteri, che ha trasmesso ai partecipanti la vicinanza e la benedizione di Papa Leone XIV. Tuttavia, la vera conclusione del Congresso non è stata segnata da un addio, ma da un invio, come ha ricordato il Direttore Nazionale delle Pom messicane nel messaggio in cui ha ribadito che nessuno è stato convocato solo per partecipare a un evento, ma per diventare un autentico discepolo missionario che torna nella propria comunità disposto a condividere la gioia del Vangelo. <br /> <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/discorso_di_S.E._Mons._Nwachukwu_spa_.docx">INTERVENTO Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu</a>Fri, 31 Jul 2026 12:53:41 +0200AFRICA/ETIOPIA - Attacco all’antico monastero di Sant' Arsema: “gli edifici possono essere distrutti e le vite possono essere spezzate, ma la nostra fede in Cristo rimane”https://www.fides.org/it/news/78004-AFRICA_ETIOPIA_Attacco_all_antico_monastero_di_Sant_Arsema_gli_edifici_possono_essere_distrutti_e_le_vite_possono_essere_spezzate_ma_la_nostra_fede_in_Cristo_rimanehttps://www.fides.org/it/news/78004-AFRICA_ETIOPIA_Attacco_all_antico_monastero_di_Sant_Arsema_gli_edifici_possono_essere_distrutti_e_le_vite_possono_essere_spezzate_ma_la_nostra_fede_in_Cristo_rimaneAddis Abeba – L'antico monastero di Sant' Arsema, nel South Wollo, nella regione etiope di Amhara, è stato gravemente danneggiato da un attacco con drone avvenuto il 22 luglio 2026. Numerose le vittime tra monaci, sacerdoti, religiose e fedeli della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo che si trovavano nel monastero per partecipare alla liturgia.<br /><br />Secondo diverse fonti locali, hanno perso la vita due religiose e sei sacerdoti e religiosi. Si registrano inoltre numerosi feriti tra i civili e i fedeli presenti.<br /><br />Per molti cristiani etiopi questa tragedia rappresenta molto più della perdita di vite umane: è venuto meno il senso di sicurezza di luoghi da sempre considerati sacri. “Le nostre chiese e i nostri monasteri sono sempre stati luoghi in cui le persone vengono per cercare Dio, pregare e trovare pace», ha dichiarato un pastore etiope, confermando il clima di paura che si è diffuso nelle comunità cristiane.<br />“Quando un luogo di culto diventa un luogo di morte, i fedeli iniziano a chiedersi dove possano riunirsi in sicurezza”, si legge inoltre in una nota diffusa sui social. “Che l'obiettivo fossero combattenti armati oppure no, le persone che hanno perso la vita erano fedeli, sacerdoti e religiose. Le famiglie hanno perso i propri cari e la Chiesa è in lutto. Persone innocenti non dovrebbero mai pagare il prezzo della guerra.”<br /><br />L'attacco è avvenuto nel contesto del conflitto in corso tra le forze governative etiopi e i combattenti della milizia Fano nella regione di Amhara. Il governo ha sostenuto che i miliziani utilizzassero il monastero come rifugio.<br /><br />Il pastore, citato dai social, ha spiegato che questo grave episodio ha alimentato il timore di molti fedeli di partecipare alle celebrazioni religiose, soprattutto nelle aree interessate dal conflitto. “Molti vivono nella paura e temono di riunirsi per il culto”, ha affermato. “I genitori si chiedono se sia ancora sicuro portare i propri figli in chiesa, perché temono che quanto accaduto al monastero di Arsema possa ripetersi altrove. È una paura che non avremmo mai voluto vedere nel nostro popolo. Trascorriamo le nostre giornate a confortare persone che si domandano perché sia successo tutto questo. Non sempre abbiamo risposte, ma le indirizziamo verso Cristo.”<br /><br />Nonostante la tragedia, la Chiesa ortodossa etiope continua a testimoniare la propria fede e invita i cristiani di tutto il mondo a sostenerla in questo momento di prova.<br /><br />“La nostra speranza non è venuta meno”, ha dichiarato un altro membro della comunità ortodossa etiope. “Gli edifici possono essere distrutti e le vite spezzate, ma la nostra fede in Cristo rimane. Continuiamo a pregare per la pace, la giustizia e la riconciliazione del nostro Paese, e a pregare non solo per le famiglie delle vittime, ma anche per la pace in Etiopia.”<br /><br /> <br />Fri, 31 Jul 2026 10:56:18 +0200ASIA - "Compassione corale" per fermare le tragedie dei migranti nel "Mediterraneo dell'Asia"https://www.fides.org/it/news/78003-ASIA_Compassione_corale_per_fermare_le_tragedie_dei_migranti_nel_Mediterraneo_dell_Asiahttps://www.fides.org/it/news/78003-ASIA_Compassione_corale_per_fermare_le_tragedie_dei_migranti_nel_Mediterraneo_dell_AsiaGiacarta - La migrazione forzata e la tratta di esseri umani, due fenomeni tra loro collegati, sono tra le crisi più profonde che toccano il continente asiatico. Di fronte alle costanti tragedie marittime nel Golfo del Bengala, le comunità cattoliche dell'Asia meridionale e del Sudest asiatico – in particolare in Bangladesh, India, Myanmar, Malaysia e Indonesia – sono chiamate a una "compassione corale", per creare una rete di accoglienza e corridoi umanitari che sottraggano i migranti ai trafficanti di esseri umani. Padre Ignazio Ismartono, gesuita indonesiano attivo a Giacarta nel contrasto alla tratta con l'organizzazione "Sahabat Insan" , ha condiviso queste riflessioni in un colloquio con l'Agenzia Fides. Il religioso rilancia l'appello alla compassione espresso dai Vescovi alla recente Assemblea della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia , richiamando i drammi che si consumano in quello che è stato definito il "Mediterraneo dell'Asia". Si tratta dello spazio marittimo che si estende dal nord del Golfo del Bengala fino alla provincia indonesiana di Aceh, nell'estremità settentrionale dell'isola di Sumatra.<br /><br />L'emergenza dei Rohingya<br /><br />L'ultimo episodio che ha suscitato indignazione e preoccupazione riguarda il popolo dei Rohingya, impegnato su una rotta marittima considerata una delle più letali al mondo. Due imbarcazioni con a bordo oltre 500 persone si sono capovolte al largo delle coste del Myanmar nelle scorse settimane. "Secondo informazioni preliminari - recita un comunicato congiunto dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dell'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati - le due imbarcazioni sono partite dallo Stato di Rakhine alla fine di giugno trasportando principalmente Rohingya. Tra loro vi erano persone provenienti dai campi profughi di Cox's Bazar, in Bangladesh. Una delle imbarcazioni, che si ritiene trasportasse circa 250 persone, è affondata poco dopo la partenza. La seconda, con a bordo circa 280 persone, si è capovolta l'8 luglio al largo della costa di Ayeyarwady, in Myanmar".<br />Per Ismartono, "si tratta di uno dei più gravi disastri marittimi che abbiano colpito i rifugiati negli ultimi anni. Le agenzie internazionali hanno esortato i governi della regione a rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso e a rispettare gli obblighi internazionali di protezione nei confronti di quanti fuggono da violenze e persecuzioni. Hanno inoltre chiesto una maggiore cooperazione internazionale per affrontare le cause profonde degli sfollamenti forzati e creare percorsi sicuri per i rifugiati".<br />Il gesuita nota: "Come hanno sottolineato i Vescovi dell'Asia, la tragedia richiama gli appelli di Papa Leone XIII a difendere la dignità di ogni persona umana, specialmente dei migranti e dei rifugiati costretti ad abbandonare le proprie case in cerca di sicurezza".<br /><br />Un'azione ecclesiale transnazionale<br /><br />Il religioso condivide la proposta di mons. Socrates Mesiona, Vescovo di Puerto Princesa e presidente della Commissione per la pastorale dei migranti della Conferenza Episcopale delle Filippine, il quale ha sottolineato "l'urgenza di un'azione ecclesiale a livello transnazionale". La migrazione forzata nell'Asia meridionale, ha affermato il Vescovo, "non può più essere trattata dai governi come un semplice fardello sociale o un problema legale". P. Ismartono aggiunge che le comunità cattoliche delle nazioni asiatiche del Sudest "si sentono interpellate nella missione di tutelare la dignità di ogni persona. Sono chiamate a mettersi a disposizione laddove lo Stato fallisce o non arriva, promuovendo forme adeguate di intervento pastorale e di accoglienza".<br />Secondo i dati delle Nazioni Unite, solo nel 2026 oltre 5.400 Rohingya hanno tentato pericolosi viaggi via mare. Le agenzie umanitarie descrivono il Golfo del Bengala e il Mare delle Andamane come una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Nel 2025 oltre 6.500 Rohingya sono fuggiti via mare e quasi 900 risultano morti o dispersi.<br />I Rohingya, minoranza prevalentemente musulmana del Myanmar, subiscono da decenni discriminazioni, sfollamenti forzati, violenze e il mancato riconoscimento della cittadinanza, che li rende apolidi. Molti rimangono confinati nello Stato di Rakhine, mentre circa 1,2 milioni di persone continuano a vivere nei campi profughi del Bangladesh. <br />In questo contesto, le limitate opportunità di istruzione, lavoro e reinsediamento spingono molti ad affrontare pericolose traversate marittime. Da un lato, la violenza e il conflitto nello Stato di Rakhine, in Myanmar; e, dall'altro, la riduzione degli aiuti umanitari e il deterioramento delle condizioni di vita nei campi profughi del Bangladesh continuano a spingere migliaia di famiglie nelle mani dei trafficanti di esseri umani, che organizzano viaggi via mare destinati a trasformarsi in tragedie.<br /><br />L'impegno sul campo di "Sahabat Insan"<br /><br />P. Ismartono osserva il fenomeno dalla prospettiva privilegiata e operativa di "Sahabat Insan", realtà ufficialmente riconosciuta sia dallo Stato indonesiano sia dalla Chiesa cattolica. È un impegno, spiega "profondamente radicato nella spiritualità ignaziana e nei principi della dottrina sociale della Chiesa, che si basa sulla tutela della dignità umana". Le persone assistite - ricorda "non sono considerate semplici numeri o casi statistici, ma esseri umani dotati di un'intrinseca e inviolabile dignità, persone in cui si manifesta il volto di Cristo".<br />"Sahabat Insan" opera secondo i principi di compassione e prossimità, aprendosi alla cooperazione con reti di altre confessioni per combattere la piaga globale del traffico di esseri umani, fortemente radicata nel Golfo del Bengala. "Il Sudest asiatico, con le sue diverse nazioni - spiega il gesuita - è fortemente colpito dal reclutamento illegale di manodopera e dalla tratta". Per questo l'organizzazione fornisce protezione e assistenza diretta alle vittime, predisponendo un sistema di accoglienza e supporto psicologico, legale e sanitario per i lavoratori migranti indonesiani e dei paesi vicini che sono caduti nelle reti dei trafficanti. Inoltre provvede a programmi di reinserimento sociale per aiutare i sopravvissuti a reintegrarsi in modo sicuro nel tessuto sociale ed economico locale. <br />"Molto importanti - nota - sono la prevenzione e la sensibilizzazione: per questo promuoviamo campagne educative e seminari per informare la popolazione e i potenziali migranti sui pericoli dei trafficanti, che spesso sfruttano la povertà e la mancanza di istruzione falsificando documenti con la complicità di funzionari corrotti".<br />Nell'opera di contrasto a un fenomeno che coinvolge vari soggetti – governi, forze di sicurezza e società civile – è cruciale la cooperazione con altre organizzazioni, come la rete di suore cattoliche Talitha Kum o il Jesuit Refugee Service, per monitorare i flussi migratori e facilitare i rimpatri sicuri. "Poiché la tratta è un crimine transnazionale e senza confini - osserva - la risposta ecclesiale e della società civile deve essere altrettanto coordinata e globale. Per questo siamo pienamente integrati nella Jesuit Conference of Asia Pacific ", nota. <br />Forti di questa collaborazione, l'azione oltrepassa i confini della Chiesa cattolica per incidere sulle istituzioni e i governi dell'area ASEAN : "Ai parlamentari delle nazioni ASEAN - rileva - chiediamo di includere il tema della prevenzione della tratta direttamente nei programmi scolastici nazionali, cooperando con Ong laiche e tutta la società civile".<br /> <br /><br /><br />Fri, 31 Jul 2026 09:32:04 +0200Il Manuale delle comunità ecclesiali latinoamericane per affrontare la crisi delle dipendenze. Una storia di comunionehttps://www.fides.org/it/news/78002-Il_Manuale_delle_comunita_ecclesiali_latinoamericane_per_affrontare_la_crisi_delle_dipendenze_Una_storia_di_comunionehttps://www.fides.org/it/news/78002-Il_Manuale_delle_comunita_ecclesiali_latinoamericane_per_affrontare_la_crisi_delle_dipendenze_Una_storia_di_comunionedi Monica Poletto<br /><br />Bogotà - L’appuntamento è fissato a Roma per fine agosto. Saranno due giorni di lavoro intenso per un gruppo di persone provenienti dai Paesi dell’America latina che hanno partecipato alla ideazione e alla redazione del “Manuale”. Una trasferta programmata per concludersi con un incontro con Papa Leone XIV, al quale verrà offerta una copia del manuale e il racconto del grande coinvolgimento delle comunità ecclesiali latinoamericane nella sua realizzazione.<br /><br />Il “Manuale” in spagnolo si intitola “Manual de Adicciones” . E’ stato promosso e redatto su impulso di un dipartimento del Consiglio Episcopale latino americano , quello che si occupa della Pastorale latnoamericana di accompagnamento e prevenzione delle dipendenze .<br /><br />Il “Manuale” è uno strumento di lavoro di utilità universale offerto a tutte le realtà, le opere e i gruppi coinvolti nella cura e nell’accompagnamento “corpo a corpo” di chi si trova in condizioni di dipendenza. Ed è anche frutto e testimonianza della nuova realtà ecclesiale, vitale e feconda, che da quasi vent’anni va crescendo spontaneamente in America Latina intorno alle opere di accoglienza e accompagnamento fraterno rivolte alle persone vulnerabili, soprattutto nei quartieri popolari delle città. <br /><br />Il 25 giugno, vigilia della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1987, il manuale è stato presentato presso la sede centrale del CELAM; a Bogotà. <br />In quella occasione, il lavoro è stato illustrato da Emilce Cuda, segretaria della Pontificia Commissione per l’America Latina, e da padre Charly Olivero, coordinatore della PLAPA. <br /><br />Padre Charly, sacerdote di Buenos Aires, in dialogo con l’Agenzia Fides tratteggia origine e scopo del Manuale, pensato anzitutto come aiuto pastorale, teologico e metodologico perché le comunità possano accompagnare le persone che vivono il problema del consumo di sostanze.<br /><br /><br />Liberare il campo dai “riduzionismi” <br /><br />Anche il manuale – racconta padre Charly - è nato dal desiderio delle comunità cristiane dei diversi territori dell’America Latina di guardare insieme il grave problema del dilagare della droga, sostenendosi in uno sguardo e in un cammino comuni. <br />Un precedente manuale, intitolato “Chiesa, droga e tossicodipendenza” e pubblicato nel 2001, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, era stato per lungo tempo un testo di riferimento e un valido aiuto; oggi, però, era necessario aggiornarlo, tenendo conto dei progressi della scienza e delle risposte pastorali maturate negli anni.<br />Da diversi territori saliva la richiesta di uno strumento nuovo, che tenesse conto delle caratteristiche culturali di ogni Paese e, al tempo stesso, non perdesse mai di vista le cause strutturali del diffondersi generalizzato delle dipendenze.<br />Nei molti anni di lavoro sul campo nelle villas miseria e nei quartieri popolari argentine, padre Charly aveva sperimentato l’importanza dello sguardo e dell’abbraccio rivolti alla totalità della persona: senza questa prospettiva, nessuna tecnica fondata su una visione parziale può essere davvero efficace. Da qui è iniziato il dialogo con le tante persone che nelle diverse comunità, giorno dopo giorno, condividono la vita delle persone segnate dalla dipendenza.<br />Più di trecento persone si sono così coinvolte nella PLAPA, fino a costituire la rete capillare che ha predisposto il manuale.<br /><br />«Questo strumento – sottolinea il sacerdote argentino - ci permette di limitare al massimo quelli che chiamiamo riduzionismi, che ci impediscono di camminare insieme. Quando riduciamo lo sguardo al nostro accento, al nostro modo di fare, e non lo allarghiamo alla totalità della realtà, ci riempiamo di limitazioni nella lettura integrale e complessa. Il manuale ha provato, attraverso il contributo di tutti, ad aprirsi a questa complessità». <br /><br />Il percorso che ha guidato la stesura condivisa del manuale richiama uno dei principi riproposti nella esortazione apostolica “Evangelii gaudium” da Papa Francesco: la realtà è più grande dell’idea. Non si tratta di mettere a confronto idee, ma esperienze vissute.<br />Il manuale, prosegue padre Charly, è costruito secondo l’approccio pastorale e sociale in tre fasi — vedere, giudicare e agire — storicamente adottato dalle Chiese latinoamericane e codificato da Giovanni XXIII nell’enciclica “Mater et magistra”.<br /><br />«Nel momento del “vedere” – spiega padre Charly - si analizza la situazione. Il “giudicare” è impostato a partire dalle domande che sorgono nel cuore di una persona che vuole rispondere da un luogo concreto: una parrocchia, una diocesi, una scuola, la strada. Dall’impatto con quella realtà iniziano ad apparire domande che, a loro volta, ne aprono altre. Abbiamo scelto il metodo scolastico per impostare questa parte: guardare alle domande, alle risposte e alle possibili obiezioni, sempre con l’intento di allargare lo sguardo alla complessità della realtà». E aggiunge: «Sul tema della droga esistono molte ipotesi, molti tentativi e molte obiezioni. Li guardiamo per praticare a partire da esse un processo di discernimento. Desideriamo che il nostro vedere sia integrale, non astratto, tenga in conto tutti i fattori della realtà. Il manuale nasce da luoghi concreti, dai nostri territori. Siamo stati toccati da una realtà che, in modi diversi, ha condizionato la nostra vita».<br /><br /><br />La trappola delle astrazioni<br /> <br />Entrando nella genesi del lavoro, padre Charly racconta che tutto ha inizio nel 2018, quando il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale convoca una riunione alla quale partecipa come rappresentante della Familia Grande Hogar de Cristo.<br />«A quella riunione erano presenti anche ospiti della Segreteria di Stato degli Stati Uniti, che mi comunicarono la loro intenzione di realizzare un testo sul tema delle dipendenze che potesse essere utilizzato dalla Chiesa». <br />L’idea ebbe poi seguito in una riunione organizzata dalla CICAD — Comisión Interamericana para el Control del Abuso de Drogas — presso l’OEA, l’Organización de los Estados Americanos. In quell’occasione la proposta formativa a cui stavano lavorando fu esposta, ma quel materiale aveva un grande accento scientifico al quale si tentava di sommare una componente spirituale.<br />Secondo padre Charly, quell’impostazione rimaneva lontana dall’apertura di orizzonte necessaria per guardare la persona nella sua interezza. Riduceva la complessità, perché un approccio solo empirico affronta alcune dimensioni della realtà trascurandone altre.<br />«Per esempio, non parla dell’amore. Eppure quante persone iniziano un cammino fuori dalla droga grazie alla presenza di persone che le amano!»<br /><br />Molti corsi sviluppati da organismi internazionali, osserva, trascurano elementi decisivi e fattori reali che hanno impatto sulla vita e sulle scelte delle persone. Ad esempio postulano a priori un dualismo tra vita reale e senso religioso, come se quest’ultima fosse un’aggiunta e non una dimensione costitutiva del cuore dell’uomo.<br /><br /><br />Il contagio della comunione<br /><br /><br />Di fronte al rifiuto di aderire a quella prospettiva, gli venne chiesto di coinvolgere persone che lavoravano sul campo per scrivere un proprio testo. Nacque così una prima stesura, che nel 2023 si sviluppò anche in moduli formativi.<br />Grazie alla proposta di attività di formazione, il gruppo ha attraversato i Paesi dell’America Latina, approfondendo la conoscenza dei territori e tessendo col tempo una rete di persone coinvolte nel lavoro del Manuale e nella nascente PLAPA.<br />Da questo percorso è emersa l’esigenza di sviluppare anche in seno al CELAM una linea di cura pastorale specifica per le persone alle prese con le dipendenze. Il tema venne condiviso con il Vescovo Jorge Lozano, allora segretario del CELAM, che avviò il processo in quella direzione. Progressivamente, le persone coinvolte nelle attività formative entrarono a far parte della PLAPA.<br /><br />Realtà impegnate in comunità sparse in tutto il Continente hanno iniziato a unirsi in questo soggetto ecclesiale, a partecipare e a confrontarsi. Nel dialogo emergeva la necessità di uno sguardo comune che generasse anche uno strumento comune, plasmato nel confronto e nell’ordito di esperienze diverse.<br />Le riunioni coinvolgevano centinaia di persone e affrontavano temi diversi, spesso lavorando in gruppi tematici più piccoli: l’accompagnamento delle donne, la cura delle persone in situazione di consumo detenute in carcere, ciò che accade nelle strade, l’espansione e la globalizzazione della criminalità organizzata e il modo in cui questa condiziona i territori. A tutti questi temi ciascuno contribuiva a partire dalla propria esperienza.<br /><br />Per far confluire tanta ricchezza nel manuale, il gruppo si è fatto aiutare anche dall’intelligenza artificiale, utilizzata per identificare aspetti comuni tra regioni diverse e ordinare il materiale raccolto. «Ci ha aiutato, ma non ci ha sostituito», precisa padre Charly. Il lavoro di lettura e comprensione di quella ricchezza ha richiesto molto tempo; solo dopo, con quel materiale, è iniziata la scrittura.<br /><br />La visione integrale confluisce in quella che padre Charly definisce etica della cura. Tra le due posizioni estreme — riduzione del danno e astensionismo — l’etica della cura si colloca su un altro livello: è continuità di sguardo rivolto alla persona e al suo cuore.<br />A volte una persona ha bisogno di una doccia, e si fa di tutto perché possa farla; quando poi inizia un cammino di astensione dal consumo, la si accompagna perché possa portarlo a termine. <br /><br />Ora inizia la fase di diffusione del manuale, anche attraverso itinerari formativi proposti alle diocesi e agli operatori coinvolti nel lavoro.<br /><br />«Gli itinerari formativi – chiarisce padre Charly - vogliono essere un aiuto concreto al lavoro delle parrocchie e delle comunità e una modalità di continuazione del metodo utilizzato per creare il manuale. Propongono esperienze di riferimento. E con chi ti racconta la propria esperienza è facile che nasca una relazione. La cosa più importante è che continui questo lavoro di confronto tra noi e con tutti coloro che si coinvolgeranno». <br />La ricchezza di esperienze e di contatti condivisi intorn al manuale continuerà ad alimentare il manuale, pensato come uno strumento in aggiornamento continuo.<br /><br /> Non si tratta di chiudere una tappa, ma di iniziare a proporre questo lavoro a tutti. Fri, 31 Jul 2026 16:55:43 +0200AFRICA/KENYA - Polemiche sulla presenza militare inglesehttps://www.fides.org/it/news/78001-AFRICA_KENYA_Polemiche_sulla_presenza_militare_inglesehttps://www.fides.org/it/news/78001-AFRICA_KENYA_Polemiche_sulla_presenza_militare_ingleseNairobi – Come conciliare sicurezza interna e internazionale, diritti umani e benessere di una comunità locale?<br />Sono queste le tematiche discusse in Kenya dopo che la Gran Bretagna aveva annunciato l’intenzione di trasferire la prevista esercitazione della British Army Training Unit Kenya dalla contea di Laikipia, in Kenya, alla vicina Tanzania. La decisione era stata presa in seguito al mancato rilascio delle autorizzazioni necessarie da parte del governo keniano, aprendo una nuova fase nei rapporti tra Londra e Nairobi. <br />La controversia è stato ora risolta quando il 29 luglio Nairobi e Londra hanno annunciato che l’esercitazione si terrà regolarmente in Kenya a settembre.<br />Il possibile trasferimento dell’esercitazione dal Kenya alla Tanzania aveva suscitato tra i keniani reazioni contrastanti. <br />La BATUK rappresenta da decenni uno dei pilastri della cooperazione militare tra i due Paesi. Dalla sua base di Nanyuki, migliaia di soldati britannici svolgono ogni anno esercitazioni in ambiente africano insieme alle Kenya Defence Forces, nell'ambito di un accordo di difesa risalente agli anni successivi all'indipendenza del Kenya.<br />Negli ultimi anni, tuttavia, la presenza britannica è stata sempre più contestata. Le autorità keniane hanno chiesto una revisione dell'accordo bilaterale, domandando maggiori poteri per perseguire eventuali reati commessi dal personale militare britannico sul territorio nazionale. Al centro del dibattito vi sono le richieste di una maggiore responsabilità giuridica, alimentate anche da casi che hanno suscitato forte indignazione nell'opinione pubblica, tra cui l’omicidio nel 2012 della giovane Agnes Wanjiru, un caso in cui un soldato britannico è stato incriminato e attende un'udienza di estradizione, e altre accuse di violenze e abusi attribuite a militari britannici. L’eventuale abbandono della base da parte dell’esercito britannico tuttavia, rischia di avere ripercussioni economiche per le comunità della contea di Laikipia, che negli anni hanno beneficiato dell'indotto generato dalla presenza dei militari di Sua Maestà.<br />Non a caso l’ex Vice Presidente e capo Democracy for the Citizens Party , Rigathi Gachagua, aveva accusato l'amministrazione del Presidente William Ruto di aver provocato lo spostamento delle attività della BATUK da Nyanyuki alla Tanzania. Rivolgendosi ai fedeli nella chiesa cattolica di Santa Teresa a Imenti, Meru, domenica 26 luglio, Gachagua ha affermato che il trasferimento della struttura porterà al collasso dell'economia di Nyanyuki e alla perdita di posti di lavoro.<br />"Questa struttura di addestramento ha beneficiato il Paese, anche in termini di programma di addestramento militare congiunto e antiterrorismo. Ha anche fornito opportunità di lavoro a 500 persone a Nyanyuki", ha detto Gachagua, aggiungendo che la regione rischia di perdere molto a seguito del mancato rinnovo della licenza. "L'esercito britannico ha portato molti benefici in termini di approvvigionamento, ospitalità, trasporti, contribuendo alla crescita Nyanyuki”. <br /><br /><br />Fri, 31 Jul 2026 15:14:52 +0200TRINITARI IN MADAGASCAR/2: Cento anni dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi: uomini senza frontierehttps://www.fides.org/it/news/78000-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_2_Cento_anni_dell_Ordine_della_Santissima_Trinita_e_degli_Schiavi_uomini_senza_frontierehttps://www.fides.org/it/news/78000-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_2_Cento_anni_dell_Ordine_della_Santissima_Trinita_e_degli_Schiavi_uomini_senza_frontieredi Antonella Prenna<br /><br />Moramanga – Celebrando il centenario della presenza trinitaria in Madagascar, l'Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi rinnova la consapevolezza della propria identità missionaria.<br /><br />Il 4 giugno 1926, pochi giorni dopo la solennità della Santissima Trinità, il primo gruppo di religiosi trinitari partì da Roma, accompagnato dal Ministro Generale dell'epoca, padre Francesco Saverio dell'Immacolata Concezione, animato dal desiderio di portare il Vangelo, testimoniare la carità redentrice e incarnare il carisma trinitario in una nuova terra di missione.<br />«Quel momento rappresentò molto più di una semplice espansione geografica dell'Ordine. Guardando oggi a quella partenza, possiamo riconoscere in quei confratelli e in tutti i religiosi e le religiose trinitari che, negli anni successivi, partirono per il Madagascar il coraggio evangelico di chi accetta di attraversare confini culturali, linguistici e religiosi per lasciarsi guidare dallo Spirito», aveva affermato il Ministro Generale, padre Luigi Buccarello, rivolgendosi alla comunità in occasione della festa dell'Ascensione.<br /><br />Nato, per intuizione di san Giovanni de Matha e san Felice di Valois, in un tempo segnato da divisioni, conflitti religiosi e schiavitù, il carisma trinitario trovò fin dalle origini la sua espressione nella redenzione dei captivi, trasformando la contemplazione della Santissima Trinità in un concreto servizio alla libertà e alla dignità della persona. «Fin dalle origini, i Trinitari furono uomini senza frontiere», ha sottolineato.<br /><br />L'opera di riscatto degli schiavi portò i Trinitari ad attraversare confini politici, culturali e religiosi, favorendo il dialogo con il mondo musulmano attraverso la carità e la misericordia. «Quel movimento non fu semplicemente una necessità storica; esso esprimeva una precisa scelta evangelica: essere un segno di pace e un ponte di fraternità con il mondo musulmano, un canale di dialogo attraverso la carità che promuove il bene di tutti. Questa apertura missionaria continua ancora oggi a caratterizzare l'Ordine, chiamato a raggiungere le nuove periferie del nostro tempo, segnate da povertà, guerre, persecuzioni religiose, dipendenze, esclusione sociale e perdita del senso della vita», ha ribadito.<br /><br />Il centenario della missione in Madagascar rappresenta una tappa significativa di questa storia.<br /><br />«Dal 1926, generazioni di religiosi, religiose e laici hanno condiviso la vita del popolo malgascio, contribuendo alla crescita della Chiesa locale e alla diffusione del carisma trinitario. A distanza di cento anni rendiamo grazie al Signore per tutti coloro che hanno donato la propria vita in quella terra. Molti hanno vissuto nel nascondimento; altri hanno affrontato sacrifici, malattie e solitudine. Oggi il Madagascar non è soltanto frutto dell'impegno missionario del passato, ma è diventato esso stesso protagonista della missione universale della Chiesa, grazie alle numerose vocazioni che arricchiscono l'Ordine. Questo centenario non vuole essere soltanto memoria del passato, ma un invito a guardare avanti con rinnovata audacia missionaria. L'Ordine è chiamato a formare uomini e donne capaci di leggere i segni dei tempi e di testimoniare, con la vita e con le opere, il Vangelo della libertà e della redenzione. Anche oggi il Signore ci conduce verso nuove frontiere», spiega padre Buccarello.<br /><br />«Esse non coincidono sempre con terre lontane. Esistono frontiere culturali, spirituali, sociali ed esistenziali che attendono di essere abitate da uomini e donne capaci di testimoniare la libertà evangelica. Viviamo in un mondo attraversato da profonde contraddizioni. Crescono le possibilità di comunicazione, ma aumentano anche la solitudine e l'individualismo. Si moltiplicano i contatti tra popoli e religioni, ma spesso emergono nuove paure, conflitti e chiusure. Cresce la consapevolezza della dignità umana e dei diritti internazionali, ma aumentano anche le forme di oppressione e di violenza. Tutti siamo chiamati a donare speranza e riscatto a un'umanità ferita, troppo spesso non riconosciuta nella sua dignità e nei suoi diritti.»<br /><br /><br />Fri, 31 Jul 2026 15:05:13 +0200Giornata mondiale contro la tratta: religiose e reti ecclesiali accanto alle vittime tra America Latina ed Europahttps://www.fides.org/it/news/77999-Giornata_mondiale_contro_la_tratta_religiose_e_reti_ecclesiali_accanto_alle_vittime_tra_America_Latina_ed_Europahttps://www.fides.org/it/news/77999-Giornata_mondiale_contro_la_tratta_religiose_e_reti_ecclesiali_accanto_alle_vittime_tra_America_Latina_ed_EuropaMadrid – Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni , circa 50 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni di schiavitù moderna, mentre la tratta di esseri umani genera ogni anno circa 236 miliardi di dollari di profitti illeciti.<br /><br />Di fronte a una schiavitù che cambia volto e assume nuove forme di sfruttamento, le reti ecclesiali e le comunità religiose rinnovano il loro impegno nella prevenzione, nell’accompagnamento e nella difesa della dignità delle vittime della tratta di esseri umani.<br />In occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone, che si celebra oggi 30 luglio, le reti ecclesiali ricordano che dietro questo fenomeno si celano storie di persone segnate dalla povertà, dalla violenza, dalla mancanza di opportunità e da situazioni di particolare vulnerabilità. Bambini, donne, migranti e persone sfollate continuano a essere nel mirino delle organizzazioni criminali, che utilizzano inganni, false offerte di lavoro, minacce e nuovi strumenti digitali per reclutare le loro vittime.<br /><br />Secondo il Rapporto mondiale sulla tratta di persone 2024 curato dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine , i minori rappresentano ormai il 38% delle vittime individuate a livello globale, rispetto al 20% registrato due decenni fa. Tra il 2019 e il 2022, il numero delle vittime identificate è aumentato del 25%, con una crescita particolarmente significativa tra bambini e bambine.<br />Tra i contesti in cui aumenta la vulnerabilità vi è anche il "Tapón del Darién", la regione di foresta pluviale tra Colombia e Panama diventata una delle principali rotte migratorie del continente americano. Lungo questo percorso, migliaia di persone esposte alla violenza, alla mancanza di risorse e all’assenza di protezione possono diventare bersaglio delle reti di tratta e sfruttamento.<br /><br />Talitha Kum: una rete ecclesiale presente nei luoghi della vulnerabilità<br /><br />In questi contesti opera Talitha Kum, la rete promossa dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali , che riunisce religiose, collaboratori e organizzazioni locali nei diversi continenti con l’obiettivo di prevenire la tratta, accompagnare le vittime e sostenere i sopravvissuti.<br /><br />Nel 2025 era presente attraverso 68 reti nazionali attive in 113 Paesi. La missione è stata sostenuta da 6.387 religiose e collaboratori, il 5,7% in più rispetto all’anno precedente, con la partecipazione di 882 congregazioni religiose femminili e 100 congregazioni maschili.<br />In America Latina e nei Caraibi, una regione segnata da sfide strutturali come povertà, violenza, criminalità organizzata, cambiamenti climatici e migrazioni forzate, Talitha Kum conta 14 reti nazionali che lavorano insieme a religiose, giovani leader e collaboratori laici nella prevenzione e nell’accompagnamento delle persone più vulnerabili.<br /><br />Nel 2025, rappresentanti di 12 di queste reti hanno partecipato alla prima Conferenza regionale di Talitha Kum in America Latina e nei Caraibi, rafforzando la collaborazione e lo scambio di esperienze di fronte alle nuove forme di tratta.<br />«L’America Latina e i Caraibi affrontano sfide complesse che aumentano la vulnerabilità di molte persone, ma riconosciamo anche con speranza la resilienza e l’impegno presenti in tutta la regione», ha affermato Ana María Vilca Mamani, SNJM, rappresentante regionale di Talitha Kum per l’America Latina e i Caraibi. La religiosa ha sottolineato l’importanza di camminare «in rete e nella sinodalità», rafforzando risposte integrate capaci di unire prevenzione, protezione, advocacy e accompagnamento, per promuovere la libertà, la giustizia e la dignità di ogni persona.<br /><br />La dimensione di questa missione emerge da un dato significativo: nel 2025 le iniziative promosse dalla rete hanno raggiunto 121 milioni di persone attraverso attività di sensibilizzazione, formazione, prevenzione e accompagnamento.<br /><br />La coordinatrice internazionale di Talitha Kum, suor Abby Avelino, MM, ha richiamato l’attenzione sull’evoluzione del fenomeno: «La tratta di persone continua a trasformarsi assumendo forme sempre più complesse». Tra le nuove sfide ha indicato la diffusione delle truffe digitali organizzate, che attirano giovani con false promesse di lavoro e li costringono a partecipare ad attività criminali attraverso violenza e coercizione.<br /><br />«Le guerre e i conflitti, gli sfollamenti forzati, le crisi climatiche e le crescenti disuguaglianze continuano a esporre milioni di persone alla tratta, perché le reti criminali sfruttano la paura, la vulnerabilità e la disperazione», aggiunge la religiosa.<br />Per Talitha Kum, la risposta deve iniziare prima dello sfruttamento, rafforzando la prevenzione e accompagnando le persone proprio nei luoghi in cui nascono le situazioni di rischio. «La migrazione è un diritto umano, ma le persone devono conoscere i propri diritti e comprendere i rischi coinvolti», ha sottolineato suor Avelino.<br /><br />La Spagna, ponte tra America Latina ed Europa nella lotta contro la tratta<br /><br />Per i suoi legami storici, culturali e linguistici con l’America Latina, la Spagna è diventata un luogo di arrivo, transito e accompagnamento per molte persone provenienti dal Continente americano. Il collegamento tra le due sponde dell’Atlantico mostra come la tratta sia un fenomeno transnazionale che richiede risposte coordinate.<br /><br />Secondo i dati del Ministero dell’Interno spagnolo, nel corso del 2025 in Spagna sono state aiutate 1.869 vittime di tratta e sfruttamento sessuale o lavorativo, tra cui 28 minori. I dati mostrano inoltre un aumento dei casi legati alla tratta a fini di sfruttamento lavorativo. La Colombia continua a figurare tra i principali Paesi di origine delle vittime identificate.<br /><br />Accanto alle istituzioni pubbliche, numerose realtà ecclesiali e sociali lavorano per prevenire queste situazioni e accompagnare coloro che hanno subito sfruttamento. Da Madrid, ad esempio, la Fundación Madrina ha richiamato l’attenzione sulla particolare vulnerabilità di madri e minori nei contesti migratori e sul legame tra povertà infantile e rischio di sfruttamento. Secondo la Piattaforma dell’Infanzia, il 33,2% dei minori in Spagna è a rischio di povertà o esclusione sociale.<br /><br />La lotta contro la tratta, ricordano le reti ecclesiali, non può limitarsi al salvataggio delle vittime dopo lo sfruttamento, ma deve iniziare con la prevenzione, l’informazione, l’accoglienza e la costruzione di percorsi di recupero. Dall’America Latina all’Europa, religiose, comunità cristiane e collaboratori laici cercano di accompagnare le persone vulnerabili, difendendo la dignità di ogni essere umano e costruendo reti di protezione contro le nuove forme di schiavitù.<br /><br />«Siamo profondamente grate a tutte le persone coinvolte in Talitha Kum per la loro dedizione e passione nella ricerca della giustizia per coloro che sono intrappolati in situazioni di sfruttamento», ha dichiarato suor Oonah O’Shea, presidente dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali , invitando le congregazioni religiose a continuare a sostenere questo ministero e a promuovere un maggiore coinvolgimento nella lotta contro la tratta. «Insieme continuiamo a costruire un mondo libero dalla tratta di persone, dove ogni essere umano possa vivere nella libertà e nella dignità».<br /> <br />Thu, 30 Jul 2026 12:49:43 +0200ASIA/PAKISTAN - Addio a padre Mahboob Evarist, primo sacerdote cappuccino punjabi: una vita spesa per il Vangelo e l'inculturazione della fedehttps://www.fides.org/it/news/77998-ASIA_PAKISTAN_Addio_a_padre_Mahboob_Evarist_primo_sacerdote_cappuccino_punjabi_una_vita_spesa_per_il_Vangelo_e_l_inculturazione_della_fedehttps://www.fides.org/it/news/77998-ASIA_PAKISTAN_Addio_a_padre_Mahboob_Evarist_primo_sacerdote_cappuccino_punjabi_una_vita_spesa_per_il_Vangelo_e_l_inculturazione_della_fedeLahore - Ha abbracciato la vita eterna il 27 luglio 2026, all'età di 75 anni, padre Mahboob Evarist, primo sacerdote cappuccino di origine punjabi in Pakistan. La messa funebre è stata celebrata il 28 luglio nel convento di Santa Maria a Lahore, presieduta dall'Arcivescovo Khalid Rehmat, OFM Cap., Arcivescovo di Lahore, che ha reso un commosso tributo ai decenni di dedizione di padre Mahboob al ministero sacerdotale. Anche l'Arcivescovo Joseph Arshad, di Islamabad-Rawalpindi, ha ricordato con affetto il cammino condiviso con il frate scomparso, mentre padre Ajaz Bashir, OFM Cap., Custode della Custodia Cappuccina di Mariam Siddeeqa , lo ha definito "una vera figura paterna e un amato fratello maggiore all'interno della fraternità". La liturgia funebre ha riunito un'ampia assemblea di sacerdoti diocesani e religiosi, religiose, autorità civili e sociali e innumerevoli fedeli laici, le cui vite sono state toccate dal suo umile servizio.<br />Il frate, ha ricordato l'Arcivescovo Rehmat, "ha incarnato lo spirito della 'minoritas' francescana, vivendo in profonda umiltà, gioiosa semplicità, autentica comunione fraterna e vigile preghiera, come un vero Poverello di Cristo nel cuore del Pakistan". "Socievole, allegro e profondamente perspicace, possedeva un carattere affascinante che metteva naturalmente le persone a proprio agio e favoriva profondi legami di fraternità", ha aggiunto. <br />Una testimonianza duratura della sua eredità artistica e spirituale si trova nella parrocchia del Santo Rosario a Faisalabad, dove progettò e costruì il Santuario della Beata Vergine Maria. Questa magnifica "grotta mariana" è oggi "un monumento vivente di fede, arte architettonica e profonda devozione mariana, che continuerà a ispirare generazioni di pellegrini", ha sottolineato.<br /><br />"Nello spirito francescano, padre Mahboob coltivava anche un tenero amore per il creato di Dio, trovando l'armonia divina nelle piante e negli animali", osserva a Fides padre Lazar Aslam, OFM Cap., coordinatore della Commissione "Giustizia, pace ed ecologia" dei Cappuccini in Pakistan.<br />Padre Mahboob era anche uno scrittore di talento e un oratore eloquente. "Riservava una profonda attenzione alla lingua e alla cultura punjabi – ricorda padre Aslam –. Considerava le tradizioni culturali locali un canale privilegiato per l'incarnazione del Vangelo, intrecciando con maestria il colore regionale, i modi di dire e le tradizioni indigene nelle sue omelie, nei suoi scritti e nella sua cura pastorale, diventando così pioniere di un'autentica inculturazione della fede". "Padre Mahboob è rimasto un fedele testimone di Cristo in parole e opere, incarnando la bellezza della vita comunitaria, della preghiera contemplativa e della fraternità francescana, offrendo conforto ai poveri e ai più vulnerabili", osserva.<br /><br />Padre Mahboob è stato sepolto nello storico cimitero dei Cappuccini di Sahowala, dove riposano numerosi missionari cappuccini belgi e altri religiosi, pakistani e stranieri, che hanno donato la loro vita all'annuncio del Vangelo nel Punjab.<br />In un excursus storico condiviso con Fides da padre Lazar Aslam, si ricorda che il 15 novembre 1888 la Congregazione vaticana di "Propaganda Fide" affidò il territorio della missione di Lahore ai frati cappuccini della Provincia del Belgio. I Cappuccini belgi inviarono otto sacerdoti e otto fratelli religiosi che, nel 1889, furono accolti dal primo Vescovo di Lahore, mons. Symphorien Mouard OFM. Cap.<br />L'opera di evangelizzazione ebbe inizio a Sialkot e nei villaggi circostanti, dove i missionari visitavano le comunità, insegnavano e annunciavano la Parola di Dio. Già nel 1889 settanta adulti ricevettero il battesimo. Ogni missionario seguiva circa ottanta villaggi e i Cappuccini fondarono diciotto scuole per l'istruzione dei bambini. Nonostante le difficoltà, nel primo anno il numero dei fedeli raggiunse circa mille persone. "Quest'opera missionaria continuò, con la grazia di Dio, grazie anche al prezioso contributo dei primi catechisti", ricorda padre Aslam.<br /><br />Di fronte ai bisogni della popolazione, il Vescovo di Lahore aprì due importanti stazioni missionarie ad Adah e Sahowala, dove furono costruite altrettante chiese. Da questi centri, i missionari francescani raggiungevano numerosi villaggi, annunciando il Vangelo, distribuendo medicinali, aprendo dispensari e assistendo poveri ed emarginati. Molte persone appartenenti alle classi sociali più povere e alle caste più basse furono attratte dal cristianesimo.<br />Nel 1892 la diocesi acquistò un vasto terreno per fondare una comunità cristiana stabile: nacque così il villaggio di Mariamabad, pensato come modello missionario, che raccoglieva famiglie cattoliche, favorendo la crescita della presenza cristiana e la vita comunitaria. Nel 1900 padre Henri Finck, detto "padre Felix", assegnò terreni agricoli a diverse famiglie cristiane nella località di Khushpur, che prosperò fino a diventare quello che oggi è conosciuto come il "Vaticano del Pakistan". Per consolidare ulteriormente le comunità cristiane e migliorarne le condizioni di vita, i Cappuccini fondarono anche i villaggi di Francisabad nel 1904, Anthonyabad nel 1916 e altri villaggi a maggioranza cristiana.<br /><br />Durante la "Partizione" tra India e Pakistan i missionari affrontarono enormi difficoltà. Con la nascita del Pakistan nel 1947, una parte del territorio della diocesi di Lahore rimase in India, ma l'opera missionaria proseguì. Già nel 1939 la diocesi di Lahore era stata divisa e nel 1947, furono apportati ulteriori modifiche con l'istituzione della diocesi di Rawalpindi.<br /><br />Oggi i Cappuccini operano principalmente nelle arcidiocesi di Lahore, nel Punjab settentrionale, cuore storico della loro presenza, e di Karachi, la grande metropoli costiera della provincia del Sindh. L'Ordine gestisce case di formazione, seminari e numerose opere educative, registrando una costante crescita delle vocazioni francescane. Continua inoltre a custodire il Santuario nazionale di Mariamabad, uno dei principali luoghi di pellegrinaggio e di devozione mariana del Pakistan.<br />In un Paese a larghissima maggioranza musulmana, i Cappuccini continuano a tessere relazioni di pace e di fraternità e, nello spirito di san Francesco d'Assisi, promuovono incontri con leader musulmani, favorendo il dialogo interreligioso, l'integrazione, la pace, la giustizia e la tutela della dignità e dei diritti umani.<br /> <br />Thu, 30 Jul 2026 12:20:53 +0200ASIA/COREA DEL SUD - A un anno dalla GMG di Seoul 2027, a gonfie vele la macchina organizzativa ecclesiale e civilehttps://www.fides.org/it/news/77997-ASIA_COREA_DEL_SUD_A_un_anno_dalla_GMG_di_Seoul_2027_a_gonfie_vele_la_macchina_organizzativa_ecclesiale_e_civilehttps://www.fides.org/it/news/77997-ASIA_COREA_DEL_SUD_A_un_anno_dalla_GMG_di_Seoul_2027_a_gonfie_vele_la_macchina_organizzativa_ecclesiale_e_civileSeoul – A dodici mesi dall'apertura della Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul 2027, i preparativi, a livello ecclesiale e civile, entrano nella fase pienamente operativa. Dopo tre anni dedicati alla progettazione e alla definizione delle strutture organizzative, ora ci si concentra sull'accoglienza dei pellegrini, sulla logistica, sulla sicurezza, sui trasporti, sull'assistenza sanitaria e sul coordinamento internazionale.<br /><br />La GMG si svolgerà a Seoul dal 3 all'8 agosto 2027, preceduta dai tradizionali "Days in the Dioceses", in programma dal 29 luglio al 2 agosto, che coinvolgeranno quindici diocesi coreane. Migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo saranno ospitati nelle parrocchie e nelle famiglie locali, vivendo un'esperienza diretta della fede e della cultura coreana.<br />L'evento avrà un forte valore simbolico: sarà infatti la seconda Giornata Mondiale della Gioventù celebrata in Asia, dopo Manila nel 1995, e la prima ospitata in un Paese dove i cristiani rappresentano una minoranza della popolazione. La Chiesa cattolica in Corea del Sud conta circa il 12% degli abitanti, all'interno di una società caratterizzata da un significativo pluralismo culturale e religioso.<br />"Negli ultimi tre anni abbiamo costruito le fondamenta dell'evento. Il prossimo anno sarà il tempo di completare i preparativi e accogliere giovani provenienti da ogni parte del mondo", dichiara, in una nota inviata a Fides, l'Arcivescovo di Seoul, mons. Peter Soon-taick Chung, presidente del Comitato organizzatore, sottolineando l'impegno a fare della GMG "una celebrazione della speranza e una testimonianza dell'ospitalità e della solidarietà della Corea".<br />Dopo la GMG di Lisbona, nell'agosto 2023, sono stati presentati il logo ufficiale della GMG 2027, il versetto biblico scelto come tema – "Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo" –, i cinque santi patroni dell'evento e sono stati avviati numerosi programmi di preparazione spirituale.<br /><br />Tra gli appuntamenti che scandiranno il conto alla rovescia figura il 3 agosto 2026, quando sarà presentato il canto ufficiale della GMG, "Confidite, Ego Vici Mundum", composto dal musicista coreano Francis Jiyoon Kim e selezionato tra 434 composizioni, di cui ben 294 provenienti dall'estero. Nello stesso giorno prenderà il via anche la campagna ecologica internazionale "Breath of Life", promossa insieme al Movimento Laudato Si', che inviterà i giovani di tutto il mondo a piantare alberi, nei rispettivi Paesi, come gesto concreto di cura del creato<br />Nel secondo incontro internazionale di preparazione, previsto dal 14 al 17 settembre, si riuniranno in Corea circa 250 responsabili della pastorale giovanile delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, per coordinare l'organizzazione delle delegazioni internazionali<br /><br />Sempre nella seconda metà del 2026 si aprirà la registrazione internazionale dei pellegrini, prevista a partire dal mese di ottobre. Il Comitato organizzatore offre undici diverse formule di partecipazione, comprendenti alloggio, pasti, trasporti, assicurazione e kit del pellegrino. Parallelamente è in fase di sviluppo un'apposita applicazione digitale, insieme a un sistema integrato di gestione dei servizi e a una carta prepagata per gli spostamenti e gli acquisti.<br />Grande attenzione viene dedicata all'accoglienza. Circa 230 parrocchie dell'Arcidiocesi di Seoul sono già coinvolte nel programma di ospitalità presso famiglie, mentre si useranno anche strutture pubbliche, se necessario.<br />L'organizzazione può contare sul sostegno delle istituzioni nazionali e locali. Il Governo sudcoreano, l'Assemblea Nazionale e la municipalità di Seoul hanno già adottato nel 2026 specifiche misure legislative e amministrative nel settore dei trasporti, della sicurezza pubblica, dei servizi sanitari e dell'utilizzo delle infrastrutture cittadine. Nelle scorse settimane è stato inoltre ufficializzato l'accordo che affida alla televisione pubblica coreana KBS il ruolo di “host broadcaster”, incaricata della produzione e distribuzione internazionale del segnale televisivo della GMG.<br />Il Comitato organizzatore prevede infine l'impiego di circa 30.000 volontari, tra servizi centrali e parrocchie, mentre sono già quasi quattrocento i volontari, coreani e internazionali, impegnati stabilmente nella preparazione dell'evento.<br /><br />Secondo i responsabili della GMG, Seoul 2027 non sarà solo un grande raduno internazionale dei giovani cattolici, ma anche un'occasione per testimoniare la vitalità della Chiesa coreana, nata dall'iniziativa dei laici e cresciuta attraverso la testimonianza dei martiri, favorendo l'incontro tra la Chiesa universale e una società asiatica profondamente segnata dal pluralismo di culture e religioni. <br /> <br />Thu, 30 Jul 2026 11:14:54 +0200AFRICA/SUDAN - Ucciso un pastore anglicano nei Monti Nuba,dove a giugno era stato ucciso padre Youhanna Al-Aminhttps://www.fides.org/it/news/77996-AFRICA_SUDAN_Ucciso_un_pastore_anglicano_nei_Monti_Nuba_dove_a_giugno_era_stato_ucciso_padre_Youhanna_Al_Aminhttps://www.fides.org/it/news/77996-AFRICA_SUDAN_Ucciso_un_pastore_anglicano_nei_Monti_Nuba_dove_a_giugno_era_stato_ucciso_padre_Youhanna_Al_AminKhartoum –Un pastore anglicano è stato ucciso nei Monti Nuba, in un'area non lontana da quella in cui, lo scorso giugno, è stato assassinato il sacerdote cattolico padre Youhanna Al-Amin, parroco da oltre trent'anni della chiesa di Kauda .<br />Il 24 luglio membri di una fazione scissionista del Sudan People's Liberation Army-North hanno assalito la località di Dabbi, nello Stato del Sud Kordofan. Durante l'attacco, il pastore Adel Idris Jongool della Episcopal Church of Sudan è stato rapito e successivamente ucciso. I militanti hanno fatto irruzione nella comunità situata nei pressi del Korkel Theological College, il seminario anglicano che serve entrambe le diocesi dei Monti Nuba.<br />Gli assalitori hanno inoltre sequestrato decine di fedeli. Trentadue ostaggi sono stati rilasciati in momenti successivi, mentre altri risultano ancora dispersi.<br />La situazione di instabilità nei Monti Nuba si inserisce nel più ampio conflitto sudanese che vede contrapposte le Rapid Support Forces alle Sudanese Armed Forces , sostenute da diverse milizie locali. Nella regione operano tuttavia anche almeno due gruppi indipendenti nati da successive scissioni dell'SPLA-N originario. Queste fazioni agiscono spesso in modo autonomo, anche se alcune si sono progressivamente allineate alle RSF o alle SAF.<br />L'SPLA-N nacque nel 2011, dopo l'indipendenza del Sud Sudan. Gli elementi settentrionali dello storico Sudan People's Liberation Movement/Army , che aveva combattuto nella seconda guerra civile sudanese culminata con la secessione del Sudan meridionale, rimasero in Sudan e proseguirono la lotta armata contro il governo centrale di Khartoum.<br />Nel 2017 il movimento si divise in due principali fazioni: la SPLM-N , guidata da Abdelaziz al-Hilu, e la SPLM-N , guidata da Malik Agar, che in seguito si è schierato con il governo.<br />La fazione di al-Hilu è la più consistente. Controlla vaste aree dei Monti Nuba, con Kauda come principale centro politico e militare, oltre ad alcune zone dello Stato del Nilo Azzurro. Si stima che disponga di circa 20.000 combattenti e che amministri i territori sotto il proprio controllo attraverso strutture di governo autonome, tra cui tribunali, sistemi di rilascio dei documenti d'identità e scuole.<br />La fazione di Agar, invece, si è allineata alle SAF e al governo di transizione insediato a Khartoum, combattendo sia contro le RSF sia contro il gruppo guidato da al-Hilu.<br />All'inizio dell'anno anche la fazione di al-Hilu è stata interessata da una nuova scissione, legata alle dinamiche tribali locali e scoppiata dopo violenti scontri per il controllo delle terre tra le tribù Otoro e Shwai. Circa 1.500 combattenti si sono ammutinati e si sono ritirati nelle aree montuose, dove hanno eretto posti di blocco e lanciato incursioni contro i villaggi locali.<br />Secondo fonti locali, il gruppo dissidente riceverebbe armi e sostegno da Khartoum, che da tempo farebbe ricorso a milizie tribali e forze paramilitari per indebolire gli avversari e mantenere in una condizione di instabilità permanente aree contese come i Monti Nuba. <br />Thu, 30 Jul 2026 10:56:39 +0200ASIA/INDIA - Annunciare il Vangelo in Asia con San Francesco d’Assisi: al via il I Simposio francescano missionariohttps://www.fides.org/it/news/77995-ASIA_INDIA_Annunciare_il_Vangelo_in_Asia_con_San_Francesco_d_Assisi_al_via_il_I_Simposio_francescano_missionariohttps://www.fides.org/it/news/77995-ASIA_INDIA_Annunciare_il_Vangelo_in_Asia_con_San_Francesco_d_Assisi_al_via_il_I_Simposio_francescano_missionariodi Elena Grazini<br /><br />Chennai – Annunciare il Vangelo in Asia oggi. Come avviene in concreto? Quali esperienze reali fiorite fuori da ogni calcolo possono aprire domande nei cuori di tutti i compagni di strada? E qual è l’apporto della Famiglia Francescana in questo contesto? <br />Nell’anno in cui Papa Leone XIV ha indetto un Anno Giubilare in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco, il “Simposio asiatico francescano e missionario" si interroga e promette risposte non scontate in merito al contributo francescano nel più ampio contesto dell’annuncio del Vangelo nel Continente asiatico. L’appuntamento è per i giorni del primo e del due agosto a Chennai, dove si trova la Basilica di San Tommaso sorta sulla tomba dell’Apostolo. Luogo ideale per guardare la missione di annunciare il Vangelo nel tempo presente alla luce dell’opera affidata da Gesù agli apostoli e quindi anche a Tommaso, che giunse in India nel 52 d.C. per diffondere il cristianesimo e vi trovò il martirio.<br />L’iniziativa è ideata e promossa dal Segretariato Internazionale della Pontificia Unione Missionaria , dal FIATS, l’Istituto Francescano Teologico Missionario e da TAU, la rivista nata 50 anni fa in India come iniziativa accademica locale, cresciuta nel corso degli anni fino a diventare una voce autorevole a livello internazionale negli studi francescani. Ad organizzare la due giorni concorre anche l’Asian Franciscan Mission .<br />“Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza. La Buona Novella che siamo inviati ad annunciare al mondo non è un’ideale astratto: è il Vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesù Cristo” si legge nel primo paragrafo della terza parte del messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026: un passaggio in cui il francescano conventuale padre Dinh Anh Nhue Nguyen, Segretario generale della PUM, riconosce come la sorgente che anima la iniziativa, e che affiora con accento francescano nel IV capoverso: “Ammirando i missionari e le missionarie” esorta il Vescovo di Roma in quel paragrafo "rivolgo un appello speciale alla Chiesa intera: che ci uniamo tutti a loro nella missione evangelizzatrice tramite la testimonianza della vita in Cristo, la preghiera e il contributo per le missioni. Spesso – lo sappiamo – «l’Amore non è amato», come ebbe a dire San Francesco d’Assisi, al quale guardiamo in modo particolare a ottocento anni dal suo transito al Cielo. Lasciamoci contagiare dal suo desiderio di vivere nell’amore del Signore e di trasmetterlo ai vicini e lontani, perché, come affermava, «molto si deve amare l’amore di Colui che molto ci ha amato» ”.<br />Il Simposio, che potrà essere seguito on line registrandosi come indicato nella locandina allegata, nasce anche in occasione di alcuni importanti anniversari. Oltre all’VIII Centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi il 2026 è l’anno in cui la Giornata Missionaria Mondiale taglia il traguardo dei 100 anni, la Pontificia Unione Missionaria celebra i 110 anni di fondazione e la rivista TAU festeggia i 50 anni dalla prima uscita.<br />Sabato 1 agosto i lavori saranno aperti dalla preghiera iniziale, dalla danza di benvenuto e dai saluti istituzionali di chi ospita l’evento e di chi lo organizza. La relazione principale è affidata a Ambrose Pitchaimuthu, Vescovo della Diocesi di Vellore e direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie indiane, che si soffermerà sul tema “Annunciare Cristo in Asia oggi con San Francesco d’Assisi: dalla Missio ad gentes alla Missio inter gentes, al servizio della Magnifica Umanità”. Subito dopo è prevista la prima delle quattro sessioni che sono state concepite come spazi di interventi ma anche di scambio e condivisione, e vedranno anche la partecipazione del Cardinale Giorgio Marengo, missionario della Consolata e Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia. Per l’Indonesia vi sarà il Vescovo verbita Paulus Budi Kleden. In qualità di responsabili delle POM nei rispettivi Paesi, offriranno il loro contributo per Laos e Cambogia padre Paul Chatsirey, e per il Bahrain il padre francescano cappuccino Marcus Fernades, delegato del Vicariato Apostolico dell'Arabia del Nord per le missioni. <br />Il contributo della Famiglia Francescana all’evangelizzazione in Asia è invece il cuore della II sessione cui prenderanno parte padre Alphonse Vazhappanady con una relazione dal titolo “Testimoni dell’amore infinito di Cristo”, padre Saji Mathew con il tema “La missione francescana come un incontro ed una conversazione spontanei”, Suor Sherly Mariyam Joseph Naithparambil con “l’Evangelizzazione attraverso una presenza compassionevole delle FMM a Mumbai, per raggiungere chi non è ancora stato raggiunto” ed infine Suor Jacqueline Mary , con “La Famiglia SSAM alla luce della spiritualità francescana”. <br />La terza sessione aprirà invece il pomeriggio e si svilupperà in un workshop interattivo durante il quale i partecipanti si suddivideranno in piccoli gruppi di lavoro, condividendo riflessioni e svolgendo anche attività pratiche sul tema del “Rinnovamento della spiritualità missionaria alla luce dei messaggi in occasione delle Giornate Missionarie Mondiali di Papa Francesco e Papa Leone XIV ”. Per concludere, la quarta sessione metterà in luce le differenti prospettive del contributo francescano alla missione in Asia valorizzandone le proprie specificità. Ad intervenire nel panel saranno Suor Princy Rose , con una relazione su “Le Donne francescane: una chiamata a essere "minori" – Prospettive molteplici sulla missione francescana femminile in Asia: questioni e aspetti chiave”, padre Sunnylal Avarappattu con “Fratelli Francescani: La missione francescana in Asia – Questioni principali, sfide attuali, soluzioni e risultati secondo la prospettiva dei Fratelli Francescani” e Oliver Fernando, dell’Ordine francescano secolare, con l’intervento intitolato “La missione francescana in Asia: sfide contemporanee, testimonianza e contributi nella prospettiva dell'Ordine Francescano Secolare”. Padre Nithiya Sagayam, francescano cappuccino, terrà la relazione conclusiva del Simposio affrontando il tema del futuro della missione francescana in Asia . <br />Il Simposio poi vivrà un momento importante nella chiesa di San Sebastiano a Chennai dove alla celebrazione eucaristica seguirà una serata culturale tra musica, canto, danza e teatro, animata anche dai numerosi istituti scolastici e religiosi coinvolti. <br />Domenica 2 agosto è previsto un pellegrinaggio missionario che inizierà con la Santa messa sulla tomba di San Tommaso Apostolo e si snoderà attraverso una visita a differenti siti francescani missionari. <br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/1-2_August_-_AFM_Symposium_Poster.pdf">LOCANDINA</a>Thu, 30 Jul 2026 10:04:33 +0200TRINITARI IN MADAGASCAR I/ Cento anni di missione: fede, annuncio e servizio accanto agli schiavi e ai prigionieri di ieri e di oggihttps://www.fides.org/it/news/77989-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_I_Cento_anni_di_missione_fede_annuncio_e_servizio_accanto_agli_schiavi_e_ai_prigionieri_di_ieri_e_di_oggihttps://www.fides.org/it/news/77989-TRINITARI_IN_MADAGASCAR_I_Cento_anni_di_missione_fede_annuncio_e_servizio_accanto_agli_schiavi_e_ai_prigionieri_di_ieri_e_di_oggidi Antonella Prenna<br /><br />Moramanga – Padre Gino Buccarello, Ministro Generale dell'Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi , si trova in Madagascar per celebrare il centenario della presenza missionaria trinitaria nel Paese. L'anniversario ricorda l'arrivo, nel 1926, dei primi cinque religiosi inviati sull'isola: padre Benedetto Di Caro, padre Valeriano Marchionni, il venerabile padre Giuseppe Di Donna, frate Pacifico Piersanti e frate Loreto.<br /><br />“La celebrazione di questo centenario – afferma padre Buccarello in un'intervista all'Agenzia Fides – non è soltanto il ricordo di una storia passata, ma si sviluppa nelle tre dimensioni del tempo: memoria, presente e futuro”.<br /><br />La prima dimensione è quella della memoria grata per l'opera compiuta da Dio attraverso i missionari che, in un secolo di presenza, hanno annunciato il Vangelo, edificato la Chiesa e servito i più poveri, i carcerati e gli oppressi, spesso mettendo a rischio la propria vita. Una testimonianza vissuta secondo il carisma redentivo dell'Ordine.<br /><br />Il secondo orizzonte riguarda il presente e il rinnovato impegno a favore della Chiesa e della società malgascia. In particolare, padre Buccarello richiama l'attenzione sul ministero nelle carceri, dove i Trinitari intendono rafforzare un servizio sempre più qualificato, non soltanto sul piano spirituale, umanitario e sanitario, ma anche nell'ambito della tutela legale delle persone detenute, spesso prive di un'adeguata difesa.<br /><br />Tra le priorità emerge anche il dialogo interreligioso, soprattutto con il mondo islamico. “È necessario – sottolinea il Ministro Generale – promuovere un dialogo autentico, evitando ogni forma di proselitismo e contrastando le derive della radicalizzazione violenta, per favorire una cultura dell'incontro, della fraternità e della pace”.<br /><br />Guardando al futuro, padre Buccarello evidenzia come il Madagascar non sia più soltanto terra di missione, ma anche terra di missionari. L'Ordine conta oggi oltre 200 religiosi tra studenti e sacerdoti, presenti in undici diocesi dell'isola, che diventano quindici considerando anche le comunità delle Suore Trinitarie. Più di quaranta religiosi malgasci prestano inoltre servizio missionario in sette Paesi, sostenendo le comunità dell'Ordine in territori segnati dalla diminuzione delle vocazioni e da una crescente secolarizzazione. “Il futuro – osserva – non si attende semplicemente: si costruisce attraverso una formazione sempre più solida, capace di preparare religiosi che incarnino il carisma trinitario nella cultura malgascia. Un secolo di presenza rappresenta quindi un patrimonio di fede, dedizione ed esperienza che continua a ispirare il cammino dell'Ordine nella fedeltà creativa alle proprie origini.”<br /><br />L'anno giubilare dedicato al centenario si è aperto nel 2025 con una solenne celebrazione eucaristica a Miarinarivo, località a ovest della capitale Antananarivo, dove giunsero i primi missionari provenienti dall'Italia. Nel corso dell'anno si sono susseguiti convegni, incontri e celebrazioni che culmineranno nelle giornate di festa previste tra la fine di luglio e i primi di agosto. Dal 27 al 29 luglio si riunisce a Moramanga il Consiglio Generale ampliato, con la partecipazione di tutti i Superiori Maggiori dell'Ordine. Il 30 e 31 luglio si svolgerà "Somos Familia", l'incontro nazionale che riunirà circa 1.200 religiosi, religiose e laici trinitari. Il 31 luglio sarà dedicato a un convegno sull'attualità del carisma trinitario alla luce delle indicazioni dell'ultimo Capitolo Generale.<br /><br />Le celebrazioni proseguiranno il 1 agosto con la professione solenne di dodici religiosi e si concluderanno domenica 2 agosto con la solenne Messa del centenario, alla quale prenderanno parte otto vescovi, tra cui due appartenenti all'Ordine Trinitario: l'arcivescovo di Toliara, Gustavo Bombin, e il Vicario Apostolico dell'Arabia del nord, Aldo Berardi. Sono attesi inoltre un centinaio di religiosi trinitari e circa 3.000 fedeli. Durante la celebrazione saranno ordinati undici nuovi diaconi trinitari.<br /><br />Tra gli appuntamenti più significativi dell'anno giubilare figura anche la celebrazione del 4 giugno scorso nella Basilica di San Crisogono a Roma, presieduta dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, e concelebrata dal vescovo di Avezzano, Giovanni Massaro, insieme a padre Gino Buccarello, ai membri del Consiglio Generale, ai Padri Provinciali, ai religiosi trinitari e a numerosi sacerdoti, religiose, laici e amici dell'Ordine. È stato un evento particolare per la vita dell’Ordine e soprattutto per la sua missione in Madagascar. <br /><br />Nell'omelia, il cardinale Tagle ha delineato il volto autentico del missionario cristiano, ricordando che non è chiamato a presentarsi come perfetto, ma come un peccatore salvato dalla misericordia di Dio. Ha inoltre messo in guardia dalle nuove forme di schiavitù del nostro tempo: l'ipocrisia, la ricerca del potere, la presunzione e le divisioni che alimentano diffidenza e violenza, anche all'interno della comunità ecclesiale. Il porporato ha concluso il suo intervento con un auspicio: che l'Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi continui a essere nel mondo un autentico testimone di libertà, comunione e pace, fedele alla propria missione di redenzione e di servizio agli ultimi.<br /><br />Thu, 30 Jul 2026 11:49:05 +0200ASIA/CINA - Francesco Saverio Duan Yongkun ordinato Vescovo coadiutore di Bamenghttps://www.fides.org/it/news/77994-ASIA_CINA_Francesco_Saverio_Duan_Yongkun_ordinato_Vescovo_coadiutore_di_Bamenghttps://www.fides.org/it/news/77994-ASIA_CINA_Francesco_Saverio_Duan_Yongkun_ordinato_Vescovo_coadiutore_di_Bamengdi Marta Zhao<br /><br />Bayannur – “Oggi posso essere sacerdote per la sorprendente grazia che il Signore mi ha donato.… Non posso desiderare altro che dedicare tutta la mia vita e tutte le mie forze a rendere grazie per questo dono servendo Nostro Signore e il prossimo con fedeltà e amore”. Francesco Saverio Duan Yongkun pronunciò queste parole nel giorno della sua ordinazione sacerdotale, il primo gennaio 2011. <br />Più di 15 anni dopo, il 15 giugno 2026, Papa Leone XIV lo ha nominato vescovo coadiutore della diocesi di Bameng, nella Regione Autonoma della Mongolia Interna, “avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”, come riferisce l’odierno comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede per annunciare che oggi, mercoledì 29 luglio, Francesco Saverio Duan ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella chiesa di San Domenico a Shanba, nella città di Bayannur.<br />La liturgia di consacrazione è stata presieduta da Paolo Meng Qinglu, Vescovo della Diocesi di Hohhot. I vescovi consacranti sono stati Giuseppe Yang Xiaoting , Mattia Du Jiang , Antonio Yao Shun e Giuseppe Chang Yanfeng, ordinato Vescovo della diocesi di Chifeng il 22 luglio. <br /><br />Alla liturgia di ordinazione episcopale hanno partecipato circa 350 persone tra sacerdoti, suore e fedeli laici.<br /><br /><br />Con la nomina episcopale di Leone XIV, e la consacrazione episcopale di oggi, diventano 16 i nuovi Vescovi cattolici cinesi ordinati in piena comunione con il Vescovo di Roma nella cornice dell’Accordo Provvisorio sulle nuove nomine episcopali sottoscritto sotto il pontificato di Papa Francesco da Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese il 22 Settembre 2018, rinnovato con cadenza biennale nel 2020 e nel 2022, per poi essere prorogato per un quadriennio nell’ottobre 2024.<br /><br />Anche il processo che ha portato alla nomina e alla consacrazione episcopale di Francesco Saverio Duan si è svolto integralmente e fin dai suoi primi passi sotto il pontificato di Papa Prevost.<br /><br /><br />Il cammino del nuovo vescovo<br /><br />Nato il 6 dicembre 1980 a Hangjin Houqi, in Mongolia Interna, dal 2000 al 2007 Francesco Saverio Duan Yongkun ha frequentato il Seminario Teologico dello Hebei. Dal 2008 al 2013 ha studiato presso la Beijing University e la Beijing Foreign Studies University. Nel frattempo, il 1° gennaio 2011 ha ricevuto l’ordinazione presbiterale per la Diocesi di Bameng. Dal 2013 al 2016 ha proseguito gli studi presso l’Università Cattolica Fujen di Taiwan. Rientrato nella propria circoscrizione ecclesiastica, dal 2016 al 2020 ha svolto l’incarico di direttore del locale centro di formazione. È stato poi nominato Vicario generale della Diocesi di Bameng e parroco della Cattedrale diocesana.<br />Con il sostegno e l’incoraggiamento di Mattia Du Jiang, Vescovo ordinario della diocesi di Bameng, da Vicario generale della diocesi Francesco Saverio Duan Yongkun si è fatto carico con cura e dedizione delle urgenze pastorali della sua diocesi e altre diocesi sorelle. Nel 2024 è stato chiamato a guidare il ritiro spirituale annuale dei sacerdoti di Shanghai e della regione autonoma di Mongolia Interna, seguendo il filo conduttore della “spiritualità di comunione”. In occasione del Capodanno cinese del 2026 ha compiuto una visita alle quattro parrocchie e ai quattro centri di preghiera della contea di Hangjinhouqi, esortando le comunità a custodire la comunione tra sacerdoti e laici, promuovere l’opera pastorale delle parrocchie, testimoniare la propria fede attraverso le opere di carità e offrendo il proprio contributo di credenti al bene comune e alla convivenza armoniosa tra i diversi gruppi etnici.<br />Un episodio particolare viene ricordato come segno della sollecitudine pastorale del nuovo vescovo Francesco Saverio Duan. Nel Natale di 2019, nel territorio di Urad Houqi, una forte tempesta di neve era stata seguita da un brusco calo delle temperature. In quel clima avverso, Duan percorse un lungo tratto di strada per raggiungere in anticipo la chiesa cattolica di Dongshengmiao, dove celebrò insieme alla comunità parrocchiale la nascita del Signore Gesù. Il 25 dicembre amministrò il Battesimo a due catecumeni, e nel pomeriggio, nonostante continuasse a nevicare e si fossero irrigidite ancora di più le temperature, percorse altre decine di chilometri in automobile per raggiungere la cittadina di Qingshan e celebrare la Messa di Natale con la comunità cattolica locale.<br /> <br /><br />Il fervore apostolico della Chiesa di Bameng<br /> <br />In epoca moderna, la comunità ecclesiale cattolica nella zona di Bameng è fiorita a partire dall’opera della Congregazione dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria , conosciuti anche come “padri Scheut”.<br />La diocesi di Bameng oggi raccoglie circa 40 mila cattolici, e a essa appartengono una trentina di sacerdoti e ventina di suore della Congregazione della Santa Madre.<br /> <br />Nonostante i problemi connessi al clima rigido delle steppe della Mongolia interna, il fervore apostolico della comunità locale si è manifestato nell’intensità e nella creatività con cui la comunità locale ha animato anche le pratiche più consuete della vita ecclesiale: corsi di catechismo, ritiri spirituali per sacerdoti e per laici, opere di carità, fioritura di gruppi giovanili e vocazionali, indizione di Anni pastorali dedicati a figure e temi specifici, come quelli riservati a San Paolo, a San Giuseppe e all’annuncio del Vangelo. Vescovi e sacerdoti, con l’aiuto del Centro di formazione di Bameng e del Gruppo di studio biblico “Piccola Roccia”, approfittano di ogni opportunità condividere con tutti i battezzati cattolici la passione per l’annuncio del Vangelo.<br />Già nel 2011, in occasione della consacrazione di una nuova chiesa, il Vescovo Mattia Du jiang esortava tutti a “custodire con gratitudine e valorizzare questo dono, frutto di un cammino non facile. Abbiate cura” aggiungeva il Vescovo “del tempio sacro che il Signore ci ha donato, rendetelo un luogo vivo di fede e di comunione, testimoniate Cristo con la vostra vita e fate sì che la Santa Chiesa possa diffondersi sempre più”.<br /><br />La comunità di Bameng, senza clamore e senza auto-celebrarsi, ha mostrato sempre prontezza e dinamismo nel promuove opere e iniziative di carità: nel 2008, quando un devastante terremoto ha colpito Wenchuan nella provincia del Sichuan, una singola parrocchia di Linhe ha prontamente risposto all'emergenza raccogliendo 12.777,60 yuan a favore delle popolazioni colpite dalla catastrofe naturale.<br /> <br />Nella diocesi opera un Consiglio pastorale diocesano molto attivo. Dal 2010 ha organizzato il concerto di musica sacra che si rinnova ogni anno come occasione per far conoscere a tutti la bellezza dell’arte ispirata dalla fede.<br />Nel 2011, il Consiglio ha organizzato il primo Incontro di condivisione e scambio di esperienze e testimonianze sul terreno dell’evangelizzazione, che ha richiamato anche le situazioni in cui l’annuncio del Vangelo ha dovuto attraversare tempi di prova.<br /> <br />La memoria grata verso i missionari<br /> <br />La cura pastorale verso i neo-battezzati, i giovani, gli anziani, le madri, le persone in difficoltà e l’attenzione riservata alle urgenze del tempo presente si accompagna nella comunità di Bameng alla custodia della memoria grata verso i missionari che hanno donato la vita per portare il Vangelo in quella terra. Il 28 luglio 2018, mentre la Chiesa universale celebrava la memoria dei santi martiri cinesi, tra cui San Paolo Chen Changpin e i suoi quattro compagni martiri, il Vescovo Mattia Du Jiang ha celebrato una solenne Eucaristia venerando le reliquie dei missionari Scheut insieme a sacerdoti, religiose e laici. Le spoglie dei missionari sono state trasferite nella cripta sotterranea della chiesa di Sanshenggong, il luogo dove anche oggi i cattolici rendono omaggio con gratitudine al silenzioso e disinteressato zelo apostolico dei missionari sia cinesi sia stranieri.<br /> <br /><br />Wed, 29 Jul 2026 12:40:01 +0200AFRICA CONGO RD - Nomina del Vescovo di Kabindahttps://www.fides.org/it/news/77993-AFRICA_CONGO_RD_Nomina_del_Vescovo_di_Kabindahttps://www.fides.org/it/news/77993-AFRICA_CONGO_RD_Nomina_del_Vescovo_di_KabindaCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Kabinda il Rev.do Eustache Ntamwe Makoyo, del clero della medesima Diocesi, finora Rettore del Seminario Propedeutico Saint Charles Borromée di Kabinda.<br />S.E. Mons. Eustache Ntambwe Makoyo è nato il 14 febbraio 1974 a Musoshi . Ha studiato Filosofia presso il Seminario San Paolo VI di Kabinda e Teologia presso il Seminario Cristo Re di Kananga.<br />È stato ordinato sacerdote il 28 agosto 2005, incardinandosi nella Diocesi di Kabinda.<br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vice Rettore del Seminario Propedeutico Saint Charles Borromée di Kabinda; Direttore Spirituale del Seminario Minore San Pio X e Presidente della commissione diocesana di Liturgia ; Baccalaureato in Musicologia e Licenza in Canto didattico presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma; Master in Musica Liturgica presso il Pontificio Istituto di Liturgia Sant’Anselmo di Roma ; Dottorato in Musica e Spettacolo indirizzo Etnomusicologia presso l’Università Tor Vergata di Roma ; Collaboratore pastorale nella Comunità pastorale dei Tre Arcangeli a Livorno ; dal 2025, finora, Rettore del Seminario Propedeutico Saint Charles Borromée di Kabinda.<br /> Wed, 29 Jul 2026 12:29:58 +0200ASIA/CINA - Consacrazione del Vescovo Coadiutore di Bamenghttps://www.fides.org/it/news/77992-ASIA_CINA_Consacrazione_del_Vescovo_Coadiutore_di_Bamenghttps://www.fides.org/it/news/77992-ASIA_CINA_Consacrazione_del_Vescovo_Coadiutore_di_BamengCittà del Vaticano - Oggi, mercoledì 29 luglio 2026, ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del Rev. Francesco Saverio Duan Yongkun, che il Santo Padre, in data 15 giugno 2026, ha nominato Vescovo Coadiutore di Bameng , avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese.<br />Il Rev. Francesco Saverio Duan Yongkun è nato il 6 dicembre 1980, a Hangjin Houqi, in Mongolia Interna. Dal 2000 al 2007 ha frequentato il Seminario Teologico dello Hebei. Dal 2008 al 2013 ha studiato presso la Beijing University e la Beijing Foreign Studies University. Nel frattempo, il 1° gennaio 2011 ha ricevuto l’ordinazione presbiterale per la Diocesi di Bameng. Dal 2013 al 2016 ha proseguito gli studi presso l’Università Cattolica Fujen di Taiwan. Rientrato nella propria circoscrizione vi ha svolto l’incarico di direttore del locale centro di formazione, dal 2016 al 2020. È stato, in seguito, nominato Vicario generale della Diocesi di Bameng e parroco della Cattedrale diocesana.<br /> Wed, 29 Jul 2026 12:26:49 +0200AFRICA/NIGERIA - I Vescovi a Tinubu, rassicurare i cristiani e garantire elezioni trasparenti nel 2027https://www.fides.org/it/news/77991-AFRICA_NIGERIA_I_Vescovi_a_Tinubu_rassicurare_i_cristiani_e_garantire_elezioni_trasparenti_nel_2027https://www.fides.org/it/news/77991-AFRICA_NIGERIA_I_Vescovi_a_Tinubu_rassicurare_i_cristiani_e_garantire_elezioni_trasparenti_nel_2027Abuja – “Signor Presidente, questo è un momento in cui molti cristiani nutrono legittime preoccupazioni riguardo al loro ruolo in Nigeria, soprattutto in relazione all'abbandono della presidenza cristiano-musulmana, e ci auguriamo che, attraverso politiche governative mirate, tali preoccupazioni vengano affrontate e che i cristiani siano rassicurati sui loro diritti di cittadini”.<br />Lo ha affermato Mons. Matthew Man-Oso Ndagoso, Arcivescovo di Kaduna e Presidente della Catholic Bishops’ Conference of Nigeria , nel suo indirizzo di saluto al Presidente nigeriano Bola Ahmed Tinubu.<br />Il Presidente Tinubu ha ricevuto ieri, 28 luglio, i vescovi nigeriani nella residenza presidenziale. Nel corso dell'incontro, i Presuli hanno espresso apprezzamento per i cordiali rapporti tra la Nigeria e la Santa Sede, ma hanno anche rappresentato le legittime preoccupazioni di molti cristiani riguardo alla loro inclusione nell'attuale amministrazione.<br />In particolare, i Vescovi hanno richiamato l'attenzione sulla fine della prassi di equilibrio confessionale ai vertici dello Stato, che prevedeva l'alternanza tra un Presidente cristiano affiancato da un vicepresidente musulmano, alternato da un Presidente musulmano affiancato da un vicepresidente cristiano. Attualmente, infatti, sia il Presidente Tinubu sia il suo vice, Kashim Shettima, sono musulmani. <br />La CBCN ha quindi invitato Tinubu ad adottare misure volte a “calmare gli animi” e a rassicurare i cristiani sul pieno rispetto dei loro diritti costituzionali, soprattutto in vista delle elezioni generali del 2027. A questo proposito, i Vescovi hanno esortato il Presidente a garantire un adeguato finanziamento della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente e ad adottare tutte le misure necessarie affinché il processo elettorale si svolga nella massima trasparenza, a cominciare dalla distribuzione della tessera elettorale a tutti gli aventi diritto al voto.<br />“Qualsiasi risultato che non scaturisca da elezioni trasparenti, libere, eque e credibili nel 2027 sarebbe un invito a un disastro evitabile”, sottolineano i Vescovi.<br />Sul fronte della sicurezza, i Presuli hanno elogiato il governo federale per la liberazione di scolari e insegnanti rapiti nello Stato di Oyo, nonché per l'arresto di alcuni dei presunti responsabili dei sequestri.<br />Hanno tuttavia definito questi successi episodi isolati, osservando che terrorismo, banditismo e sequestri continuano a minacciare la vita dei cittadini in tutto il Paese.<br />I Vescovi sottolineano che scuole, luoghi di culto, abitazioni, fattorie e autostrade restano insicuri, mentre gruppi criminali continuano a operare indisturbati in molte aree della Nigeria.<br />Infine, la CBCN ha chiesto al Presidente Tinubu di invitare Papa Leone XIV a compiere una visita in Nigeria, affermando che il Pontefice “porta la Nigeria nel proprio cuore” e che una sua visita contribuirebbe a rafforzare lo spirito di unità nazionale. <br />Wed, 29 Jul 2026 12:01:49 +0200EUROPA/FRANCIA - Tra memoria e fede, Ars-sur-Moselle celebra il vescovo Berardi nel 35° di sacerdozio e la Festa patronalehttps://www.fides.org/it/news/77990-EUROPA_FRANCIA_Tra_memoria_e_fede_Ars_sur_Moselle_celebra_il_vescovo_Berardi_nel_35_di_sacerdozio_e_la_Festa_patronalehttps://www.fides.org/it/news/77990-EUROPA_FRANCIA_Tra_memoria_e_fede_Ars_sur_Moselle_celebra_il_vescovo_Berardi_nel_35_di_sacerdozio_e_la_Festa_patronale<p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/0K_oklTaOlE?si=QzuPl0lspEPpY44a" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br />di Antonella Prenna<br /><br />Ars-sur-Moselle – Sabato 25 luglio la chiesa di Saint-Martin, ad Ars-sur-Moselle, comune francese di 4.838 abitanti nel dipartimento della Mosella, ha accolto oltre 200 fedeli provenienti da diversi Paesi del mondo. L'occasione è stata duplice: la festa patronale della comunità e il 35° anniversario di ordinazione sacerdotale del vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., Vicario Apostolico dell'Arabia del Nord .<br /><br />La celebrazione eucaristica si è svolta in un clima di intensa partecipazione proprio nella chiesa dove il vescovo Berardi ha ricevuto il Battesimo, la Cresima ed è stato ordinato sacerdote. Cresciuto nel quartiere di Schwalbach, il presule torna regolarmente nel suo paese d'origine, dove vive ancora parte della sua famiglia.<br /><br />La liturgia si è aperta con l'ingresso dei rappresentanti del Souvenir Français, associazione fondata nel 1887 che si dedica alla cura delle tombe dei caduti per la Francia, alla conservazione dei monumenti commemorativi e alla trasmissione della memoria storica alle giovani generazioni. I portabandiera hanno aperto la processione, sostando davanti all'altare e abbassando le bandiere nazionali in segno di omaggio.<br /><br />Nell'omelia, commentando il Vangelo secondo Matteo , con le parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa, il vescovo Berardi ha riflettuto sull'identità cristiana radicata in Cristo e sull'importanza di porlo al centro della propria vita e delle proprie scelte. “L'unico nostro tesoro è Cristo”, ha affermato, ricordando come questa sia stata la scelta fondamentale maturata fin dalla sua infanzia e rendendo grazie al Signore per “trentacinque anni di benedizioni e di grazia” vissuti nel ministero sacerdotale.<br /><br />Tra i concelebranti erano presenti l'arcivescovo-vescovo di Metz, Philippe Ballot, l'abate Jérôme Petitjean, parroco di Saint-Martin, e numerosi sacerdoti provenienti da Qatar, Bahrain, Kuwait, Messico, Canada e Italia. Hanno preso parte alla celebrazione anche la rappresentante del Qatar presso l'UNESCO, il sindaco di Ars-sur-Moselle e le autorità civili locali.<br /><br />La chiesa fortificata di Saint-Martin, edificata nel Medioevo sul sito dell'antica città fortificata, fu distrutta nel 1807 e ricostruita nel 1816. Da bambino il futuro vescovo era solito sostare in preghiera davanti alla statua della Madonna della Mance, raffigurazione della Madonna di Loreto salvata durante la Rivoluzione francese. Sopra la statua si trova una piccola vetrata raffigurante sant'Areta, decapitato insieme ai suoi compagni, i Martiri di Najran.<br /><br />Il vescovo Berardi nutre una particolare devozione verso sant'Areta e i suoi compagni. Il 10 dicembre 2023, in occasione della festa della dedicazione della Cattedrale di Awali, in Bahrain, – uno dei Paesi che, insieme a Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, fanno parte del Vicariato Apostolico dell'Arabia del Nord – il vescovo ha riposto la reliquia del martire Areta nell’altare della Cattedrale intitolata a Nostra Signora d’Arabia .<br /><br />Negli ultimi anni la loro memoria ha ricevuto nuovo impulso: tra il 2023 e il 2024 è stato celebrato il Giubileo per il 1500 anniversario del loro martirio e, nel luglio 2026, la Santa Sede ha approvato i testi liturgici propri per la loro celebrazione nei Vicariati Apostolici della Penisola Arabica .<br /><br />Al termine della Messa solenne, i partecipanti, insieme ai rappresentanti del Souvenir Français, hanno raggiunto il monumento ai caduti, situato accanto alla chiesa di Saint-Martin, dove, alla presenza delle autorità civili e religiose, è stato reso omaggio ai caduti con l'accompagnamento della fanfara.<br /><br />Dopo la guerra franco-prussiana del 1870-1871, Ars-sur-Moselle, come l'intera Alsazia-Mosella, fu annessa all'Impero tedesco e assunse il nome di Ars an der Mosel. Rimase sotto amministrazione tedesca fino al termine della Prima guerra mondiale, quando il territorio tornò alla Francia con il Trattato di Versailles del 1919.<br /><br />“Questa zona – spiega all'Agenzia Fides il vescovo Berardi – ha conosciuto tre guerre e due annessioni. Auspichiamo che Papa Leone, in visita a Metz il prossimo 28 settembre, possa ricordare questo territorio come esempio di riconciliazione tra i popoli”.<br /><br /><br />Wed, 29 Jul 2026 11:52:28 +0200ASIA/PAKISTAN - Linciaggio dei coniugi cristiani: "Un caso emblematico delle difficoltà nel perseguire la violenza delle folle", dice l’avvocato Anthonyhttps://www.fides.org/it/news/77985-ASIA_PAKISTAN_Linciaggio_dei_coniugi_cristiani_Un_caso_emblematico_delle_difficolta_nel_perseguire_la_violenza_delle_folle_dice_l_avvocato_Anthonyhttps://www.fides.org/it/news/77985-ASIA_PAKISTAN_Linciaggio_dei_coniugi_cristiani_Un_caso_emblematico_delle_difficolta_nel_perseguire_la_violenza_delle_folle_dice_l_avvocato_AnthonyLahore – Il caso del linciaggio dei coniugi cristiani Shama e Shahzad Masih, vicenda legata alla violenza seguita ad accuse di blasfemia, conclusasi nei giorni scorsi con l'assoluzione degli ultimi tre imputati, “rappresenta un capitolo significativo della storia giudiziaria del Pakistan, evidenziando le difficoltà nel perseguire la violenza delle folle”: lo dice all’Agenzia Fides l'avvocato pakistano Aneeqa Maria Anthony, direttrice della Ong pakistana “The Voice”, che per oltre un decennio ha seguito il caso al fianco della famiglia delle vittime.<br />Il 9 luglio scorso la Corte Suprema del Pakistan ha annullato le condanne a morte inflitte ai tre ultimi imputati , rilevando gravi contraddizioni nelle testimonianze, discrepanze tra le deposizioni dei testimoni e il rapporto della polizia, insufficienza degli elementi probatori. I giudici hanno ribadito, che anche nei casi più gravi, il principio del “giusto processo” impone che una condanna sia fondata su prove certe, affidabili e coerenti.<br /><br />Il caso risale al 4 novembre 2014, quando Shama e Shahzad Masih, giovani coniugi cristiani impiegati in una fornace di mattoni a Kot Radha Kishan, nel distretto di Kasur , furono accusati, senza alcuna prova, di aver profanato pagine del Corano. Una folla inferocita li aggredì, li picchiò e li gettò vivi nella fornace. Shama era incinta di cinque mesi. Il duplice omicidio suscitò indignazione nel Paese e nella comunità internazionale, diventando uno dei simboli della vulnerabilità delle minoranze religiose pakistane di fronte alle accuse di blasfemia e alla violenza di massa.<br />La Ong “The Voice” ha affiancato Mukhtar Masih, padre di Shama, nel lungo iter giudiziario contro gli autori del linciaggio: "Abbiamo rappresentato la famiglia durante tutto il procedimento, tutelando gli interessi dei bambini e sostenendo l'azione penale", spiega Aneeqa Maria Anthony. <br />Nel novembre 2016 il Tribunale antiterrorismo ha emesso una sentenza considerata storica, condannando cinque imputati alla pena di morte e altri otto al carcere, mentre oltre 90 persone vennero assolte per insufficienza di prove. Negli anni successivi, però, il quadro accusatorio si è progressivamente indebolito: "Non avevamo alcun controllo sui testimoni dell'accusa", ricorda l'avvocato. "Molti dei principali testimoni erano parenti delle vittime e, durante il processo, hanno modificato le loro deposizioni, compromettendo l'impianto probatorio".<br /><br />Per Aneeqa Maria Anthony, l'esito del procedimento non cancella il valore della lunga battaglia giudiziaria: "Il caso continua a rappresentare un capitolo significativo della storia giudiziaria del Pakistan, mettendo in luce le enormi difficoltà nel perseguire penalmente la violenza delle folle", afferma. "Nel contempo – prosegue – esso riafferma alcuni principi fondamentali dello Stato di diritto: il giusto processo, la presunzione d'innocenza e la necessità che ogni condanna sia sostenuta da prove credibili e affidabili".<br />La vicenda di Shama e Shahzad Masih continua a essere richiamata dalle Chiese cristiane e dalle organizzazioni per i diritti umani come “uno dei casi emblematici degli abusi legati alle accuse di blasfemia”. In Pakistan, osservano da anni i leader cristiani, anche accuse infondate possono trasformarsi rapidamente in episodi di violenza collettiva, alimentati dal clima di impunità e dall'estremismo religioso. Per questo, al di là dell'esito processuale, conclude l’avvocato Anthony, “il caso di Kot Radha Kishan rimane una ferita aperta nella coscienza del Paese e un banco di prova per la tutela della libertà religiosa, della giustizia e dei diritti delle minoranze”.<br /> <br />Wed, 29 Jul 2026 11:26:01 +0200AFRICA/MOZAMBICO - “L’ultima parola non appartiene alla violenza o alla morte, ma a Dio, Signore della vita”: la comunità ecclesiale custodisce la memoria del Vescovo Osório Citora Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77988-AFRICA_MOZAMBICO_L_ultima_parola_non_appartiene_alla_violenza_o_alla_morte_ma_a_Dio_Signore_della_vita_la_comunita_ecclesiale_custodisce_la_memoria_del_Vescovo_Osorio_Citora_Afonsohttps://www.fides.org/it/news/77988-AFRICA_MOZAMBICO_L_ultima_parola_non_appartiene_alla_violenza_o_alla_morte_ma_a_Dio_Signore_della_vita_la_comunita_ecclesiale_custodisce_la_memoria_del_Vescovo_Osorio_Citora_AfonsoNampula – La comunità cattolica continua a custodire vivo il ricordo di mons. Osório Citora Afonso, vescovo di Quelimane e amministratore apostolico di Beira, brutalmente ucciso lo scorso 6 giugno nella sua residenza episcopale.<br /><br />In occasione del quarantesimo giorno dalla sua morte, venerdì 24 luglio, l'arcidiocesi di Nampula ha celebrato una Messa di requiem nella cattedrale, alla presenza di familiari, fedeli, sacerdoti e religiose. A presiedere la celebrazione è stato padre Simone Adriano, parroco della parrocchia di São Francisco Xavier. Nell'omelia ha ricordato la testimonianza di umiltà, dedizione pastorale e vicinanza ai più poveri lasciata da don Osório, invitando i cristiani a trasformare il dolore in un rinnovato impegno per la pace, la verità e la giustizia. Ha inoltre sottolineato che il perdono cristiano non esclude la necessità di accertare le responsabilità e di chiamare a rispondere gli autori del delitto.<br /><br />“L'ultima parola – ha affermato – non appartiene alla violenza o alla morte, ma a Dio, Signore della vita”.<br /><br />La celebrazione si è conclusa con una preghiera per l'eterno riposo del vescovo Osório, per il conforto della sua famiglia e per tutte le vittime della violenza. Nel frattempo, si continua ad attendere chiarimenti ufficiali sulle circostanze dell'omicidio, mentre le indagini proseguono.<br /><br /> <br />Wed, 29 Jul 2026 11:46:36 +0200