Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.VATICANO - Riconosciuto il martirio di una religiosa impegnata per le donne e il rispetto dei dirittihttp://www.fides.org/it/news/61991-VATICANO_Riconosciuto_il_martirio_di_una_religiosa_impegnata_per_le_donne_e_il_rispetto_dei_dirittihttp://www.fides.org/it/news/61991-VATICANO_Riconosciuto_il_martirio_di_una_religiosa_impegnata_per_le_donne_e_il_rispetto_dei_dirittiCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il martirio della Serva di Dio suor Regina Maria Vattalil , suora professa della Congregazione delle Suore Clarisse Francescane, uccisa in India, in odio alla fede, il 25 febbraio 1995.<br />Suor Maria, 41 anni, era originaria del Kerala, e da due anni e mezzo lavorava ad Udaynagar, nella diocesi di Indore, nello stato indiano del Madhya Pradesh. Venne uccisa mentre viaggiava in autobus da Udaynagar a Indore. Due uomini la costrinsero a scendere dal mezzo e, davanti ai passeggeri, la colpirono con più di 50 coltellate. La polizia arrestò tre persone, tra cui gli esecutori materiali del crimine.<br />Secondo le informazioni diffuse allora dall’Agenzia Fides , la religiosa era impegnata soprattutto a favore dei contadini e delle donne dei villaggi. Mons. George Anathil, al tempo Vescovo di Indore, ricordò che suor Maria svolgeva attività di assistenza sociale, insegnando i diritti civili alle popolazioni tribali di Udaynagar, in una zona dominata da grandi proprietari terrieri e da usurai. Dopo i suoi funerali si svolsero manifestazioni pubbliche cui presero parte migliaia di persone, tra cui alcuni Vescovi e membri di organizzazioni cristiane e non-cristiane. Tutte le istituzioni e le scuole cattoliche dello stato del Madhya Pradesh rimasero chiuse in segno di lutto. <br />Fri, 24 Mar 2017 08:52:43 +0100ASIA/SIRIA - L'Arcivescovo siro cattolico di Hassakè: non aiutiamo solo i cristianihttp://www.fides.org/it/news/61990-ASIA_SIRIA_L_Arcivescovo_siro_cattolico_di_Hassake_non_aiutiamo_solo_i_cristianihttp://www.fides.org/it/news/61990-ASIA_SIRIA_L_Arcivescovo_siro_cattolico_di_Hassake_non_aiutiamo_solo_i_cristianiHassakè – I miliziani dell'auto-proclamato Stato Islamico si sono ritirati dai dintorni di Hassakè. Per anni, avevano postazioni a meno di venti chilometri dalla capitale dell'omonima provincia, nella Siria nord-orientale. Adesso si sono allontanati di almeno sessanta chilometri. La città respira, ma le conseguenze del conflitto continuano a pesare sulla vita quotidiana: “A sud del capoluogo” riferisce all'Agenzia Fides Jacques Behnan Hindo, Arcivescovo siro-cattolico di Hassakè Nisibi “ci sono villaggi di beduini dove si soffre la fame. Avevano accettato il dominio di Daesh, che garantiva loro il necessario per vivere. Adesso molti di loro appoggiano i miliziani curdi. Ma tanti non hanno da mangiare. Come diocesi, abbiamo appena finito di distribuire anche tra loro tremila tra capre e capretti, così potranno avere latte e provare a far nascere piccoli allevamenti a gestione familiare o comunitaria. Saranno risorse per garantire la sopravvivenza. I cristiani di qui hanno sofferto tanto, durante la guerra. Ma c'è chi ha sofferto come e più dei cristiani. E noi aiutiamo tutti”. <br />L'Arcidiocesi siro-cattolica – aggiunge l'Arcivescovo Hindo – ha anche restaurato 25 abitazioni nei quartieri a sud di Hassakè, e le ha distribuite a nuclei familiari non cristiani. L'intento è quello di contribuire col tempo ad affievolire le contrapposizioni settarie. A questo riguardo, l'Arcivescovo siro cattolico continua a considerare ambiguo il comportamento di alcuni gruppi curdi militarizzati: “da quasi un anno” riferisce l'Arcivescovo “continuano a mantenere il controllo dell'ospedale in costruzione che avevano promesso di sgomberare già nel giugno scorso, per far avviare i lavori di restauro e consentire a quella struttura sanitaria di entrare in funzione”. Thu, 23 Mar 2017 12:39:10 +0100ASIA/FILIPPINE - La Chiesa: "Sulla pena di morte, ai politici chiediamo coerenza e coscienza"http://www.fides.org/it/news/61989-ASIA_FILIPPINE_La_Chiesa_Sulla_pena_di_morte_ai_politici_chiediamo_coerenza_e_coscienzahttp://www.fides.org/it/news/61989-ASIA_FILIPPINE_La_Chiesa_Sulla_pena_di_morte_ai_politici_chiediamo_coerenza_e_coscienzaManila – “Quello che chiediamo ai nostri politici è la coerenza e di votare sulla pena di morte secondo coscienza. Chiediamo di non usare la fede per convenienza politica. Molti politici scendono in campo per dire sì alla vita, poi votano a favore della pena di morte. La coscienza illuminata dalla fede è molto importante in politica, come in ogni altra scelta della vita umana. Le scelte nella vita personale o privata non possono essere in contraddizione con quelle nella vita pubblica": lo dice all’Agenzia Fides p. Melvin Castro, Segretario esecutivo della Commissione “Famiglia e vita” nella Conferenza episcopale, mentre il Senato filippino si prepara a votare la legge sul ripristino della pena di morte, già approvata dal Congresso. Il voto in Senato è previsto il 2 maggio e nell'assemblea la maggioranza è detenuta da membri del partito del presidente Duterte, promotore della legge. <br />"La Chiesa insegna questo, la sacralità di ogni vita. Vogliamo vivere in una nazione che tenga sempre presente il principio del rispetto della dignità inalienabile di ogni uomo e ogni donna e dei diritti umani fondamentali", rimarca p. Castro a Fides. <br />La Conferenza episcopale delle Filippine, in una recente dichiarazione pubblica, letta in tutte le chiese, ha presentando diverse buone ragioni per respingere il disegno di legge sulla pena capitale. I vescovi affermano che la pena di morte “non è necessaria”, “non assicura maggiore giustizia”, “non aiuterà il paese”.<br />Infatti, ogni pena, osservano i presuli, deve avere un valore rieducativo e deve avere come obiettivo la "guarigione e il cambiamento di vita" di chi commette un reato, e non avere carattere di vendetta. Inoltre, secondo dati della Corte Suprema, gli errori giudiziari nei casi di condanne alla pena capitale sono oltre il 70%, mentre "nessuno studio dimostra che l'imposizione della pena di morte è un efficace deterrente contro il crimine", nota il messaggio dei vescovi. <br />Per questo l'appello chiede esplicitamente ai senatori di "respingere la reintroduzione della pena di morte”. I vescovi, infine, invitano i fedeli a pregare costantemente perchè" lo Spirito santo illumini e guidi le menti e le coscienze dei legislatori", chiamati a compiere una scelta che avrà ripercussioni sulla vita di molte persone e sul futuro del paese. Thu, 23 Mar 2017 12:02:04 +0100AFRICA/NIGERIA - “I nostri politici sono corrotti e spesso gli aiuti non vanno a chi ne ha bisogno” denuncia un Vescovohttp://www.fides.org/it/news/61988-AFRICA_NIGERIA_I_nostri_politici_sono_corrotti_e_spesso_gli_aiuti_non_vanno_a_chi_ne_ha_bisogno_denuncia_un_Vescovohttp://www.fides.org/it/news/61988-AFRICA_NIGERIA_I_nostri_politici_sono_corrotti_e_spesso_gli_aiuti_non_vanno_a_chi_ne_ha_bisogno_denuncia_un_VescovoAbuja - “Molte delle offerte provenienti dal mondo occidentale non vanno direttamente alle persone a cui sono destinate. Per qualsiasi intervento, insistono che le donazioni devono passare attraverso le agenzie governative e attraverso queste finiscono nelle tasche di alcuni individui. Molti dei nostri politici sono corrotti” ha denunciato Sua Ecc. Mons. Oliver Dashe Doeme, Vescovo di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nel nord della Nigeria, parlando con una delegazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Maiduguri è al centro degli attacchi di Boko Haram e la delegazione era in visita in segno di solidarietà con le popolazioni colpite.<br />Mons. Doeme nel ringraziare gli ospiti, ha sottolineato che la Chiesa ed altre denominazioni religiose hanno creato delle strutture efficienti per distribuire gli aiuti alle vittime di Boko Haram.<br />La delegazione, composta da 14 persone provenienti da Corea del Sud, Asia, America ed Europa, ha invitato alla riconciliazione e al dialogo interreligioso per superare le tensioni.<br />Tensioni che spesso sono di origine politica, come ha sottolineato P. John Bakeni, ricordando che nel nord della Nigeria comprare un terreno per edificare una chiesa è diventato un compito difficile, mentre il governo non ha offerto compensazioni per le chiese distrutte da Boko Haram. La Chiesa - ha rimarcato p. Bakeni – ha sempre aiutato tutti indipendentemente dalla fede religiosa. “La Chiesa cattolica ha visitato tutti i campi profughi di Maiduguri, offrendo un immediato aiuto umanitario ai nostri fratelli musulmani” ha detto.<br />La delegazione ha incontrato alcuni dei sopravissuti alle violenze di Boko Haram sotto la guida di p. Gideon Obasogie, Direttore dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. <br />Thu, 23 Mar 2017 11:50:53 +0100AFRICA/CONGO RD - I massacri nel Nord Kivu opera di veri jihadisti?http://www.fides.org/it/news/61987-AFRICA_CONGO_RD_I_massacri_nel_Nord_Kivu_opera_di_veri_jihadistihttp://www.fides.org/it/news/61987-AFRICA_CONGO_RD_I_massacri_nel_Nord_Kivu_opera_di_veri_jihadisti<br />Kinshasa - Dall’inizio di ottobre 2014, la popolazione del territorio di Beni è vittima di una serie di sequestri di persone e di massacri, in cui più di mille persone hanno perso la vita.<br />Il governo congolese attribuisce tali violenze a un gruppo di ribelli ugandesi di ispirazione islamica, le Forze Democratiche Alleate , qualificandoli come gruppo terrorista jihadista. Sempre secondo il governo, le ADF sarebbero in contatto con altri gruppi jihadisti come Al Shabaab della Somalia e Boko Haram della Nigeria. Tale tesi sarebbe comprovata dalla presenza, nelle file delle ADF, di ugandesi, somali, kenyani, ciadiani e sudanesi. “Ma la tesi jihadista del governo non è affatto convincente. Potrebbe essere un semplice espediente per accattivarsi la simpatia della Comunità internazionale, anch’essa "vittima" di una certa forma di terrorismo internazionale” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo.<br />I massacri infatti non sono mai rivendicati come invece quelli commessi da gruppi jihadisti in altre parti dell’Africa, ad esempio Boko Haram in Nigeria o gli Shabaab in Somalia. Gli ADF non fanno comunicati né sono attivi sui siti Internet jihadisti. Essi non seguono una logica di reclutamento di nuovi credenti in vista dell’espansione di un califfato nella regione dei Grandi Laghi d’Africa, ma una logica di insediamento territoriale. In loro, si può osservare una strategia di insediamento in certe zone del territorio di Beni cui la popolazione locale non può più accedere. Per quanto riguarda i presunti membri stranieri, risulta difficile pensare che si tratti di "Foreign Fighters" arrivati in Congo per arruolarsi in una ipotetica jihad. Si tratta piuttosto di stranieri già presenti sul suolo congolese da diversi anni, se non da decenni, per motivi politici, economici o professionali. <br />“Secondo un’altra tesi, i veri responsabili di questi crimini sarebbero lo stesso governo e delle popolazioni di origine ruandese il cui obiettivo sarebbe quello di balcanizzare la regione” afferma la nota. “Questo era il punto di vista anche di P. Vincent Machozi, religioso assunzionista assassinato nella notte del 20 marzo 2016 . Poco prima di essere ucciso, sul suo sito web Beni-Lubero, egli aveva accusato il Presidente congolese Joseph Kabila e il Presidente rwandese Paul Kagame di essere i veri mandanti dei massacri. Secondo lui, i due Presidenti favorirebbero un clima di terrore, al fine di costringere la popolazione locale ad abbandonare le sue terre, ricche di legname e minerali, per insediarvi una nuova popolazione proveniente dal Rwanda. Nel suo ultimo messaggio prima di essere assassinato, Padre Machozi aveva scritto: «le tuniche musulmane contribuiscono a creare la confusione per nascondere il volto ruandese dell’occupazione, già troppo visibile agli occhi di tutti»”. <br /><br />Thu, 23 Mar 2017 11:00:58 +0100ASIA/MYANMAR - Lavoro minorile: manodopera a basso costo che alimenta la crescita nel Paesehttp://www.fides.org/it/news/61986-ASIA_MYANMAR_Lavoro_minorile_manodopera_a_basso_costo_che_alimenta_la_crescita_nel_Paesehttp://www.fides.org/it/news/61986-ASIA_MYANMAR_Lavoro_minorile_manodopera_a_basso_costo_che_alimenta_la_crescita_nel_PaeseNaypyidaw – In Myanmar i minori possono iniziare a lavorare legalmente all’età di 14 anni, ma la giornata di lavoro non può superare le quattro ore. La legislazione consente di entrare nel mercato del lavoro a 14 anni, ma alcuni arrivano anche a falsificare la documentazione per iniziare prima. Pur essendo vietata ogni forma di lavoro pericolosa, gli esperti sostengono che si la legislazione è poco conosciuta e molti bambini, ancora più piccoli, vengono mandati a lavorare. Secondo le informazioni pervenute a Fides, in Myanmar lavora un bambino su 5, nella fascia di età tra 10 e 17 anni: uno dei peggiori Paesi del mondo in materia di lavoro minorile dove una persona su quattro vive al di sotto della soglia di povertà. <br />Molti dei bambini che lavorano per aiutare le loro famiglie vendono fiori, servono il tè o fanno i domestici. Altri lavorano nelle sempre più numerose fabbriche straniere stabilite nel Paese per trasformare l’economia nella più dinamica della regione, facendo prevedere quest’anno una crescita del 7%. Le imprese occidentali cercano di approfittare del basso costo della manodopera. Il salario minimo è infatti di circa 33 centesimi di dollaro all’ora, meno rispetto a Thailandia, Cambogia, Cina e Indonesia. <br /> <br />Thu, 23 Mar 2017 10:38:00 +0100AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Incontro dei Vescovi di frontiera di Haiti e Rep. Dominicana sui problemi comunihttp://www.fides.org/it/news/61985-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Incontro_dei_Vescovi_di_frontiera_di_Haiti_e_Rep_Dominicana_sui_problemi_comunihttp://www.fides.org/it/news/61985-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Incontro_dei_Vescovi_di_frontiera_di_Haiti_e_Rep_Dominicana_sui_problemi_comuniBarahona – Vescovi, sacerdoti e delegazioni di parrocchie di Haiti e della Repubblica Dominicana si sono riuniti a Barahona il 21 marzo, per analizzare i problemi sociali ed economici che interessano il confine e contemporaneamente scambiare esperienze pastorali in un clima di comunione. Secondo le informazioni pervenute a Fides, l'incontro si è concluso con la Messa presieduta da uno dei Vescovi haitiani e concelebrata da tutti i Vescovi, tra cui l'Arcivescovo Jude Thaddeus Okolo, Nunzio Apostolico nella Repubblica Dominicana. Le delegazioni che hanno partecipato sono state accolte da Mons. Andrés Napoleón Romero Cárdenas, Vescovo della diocesi di Barahona.<br /> <br />Thu, 23 Mar 2017 10:32:56 +0100AFRICA/SUD SUDAN - Nello Unity State la gente sta morendo di fame, chi può fugge in cerca di salvezzahttp://www.fides.org/it/news/61984-AFRICA_SUD_SUDAN_Nello_Unity_State_la_gente_sta_morendo_di_fame_chi_puo_fugge_in_cerca_di_salvezzahttp://www.fides.org/it/news/61984-AFRICA_SUD_SUDAN_Nello_Unity_State_la_gente_sta_morendo_di_fame_chi_puo_fugge_in_cerca_di_salvezzaYirol – “Erano 6 anni che un paese dell’Africa non precipitava in una situazione così drammatica: 'stato di fame'. L’ultima volta era capitato in Somalia. Da poco più di un mese invece il dramma della morte per fame sta falcidiando il Sud Sudan e più specificamente lo Stato di Unity, circa 100 mila persone, al confine con quello dei Laghi, dove stiamo lavorando da quasi dieci anni”. Lo racconta a Fides don Dante Carraro, Direttore di Medici con l’Africa CUAMM. <br />“Le conseguenze della siccità e della carestia, che dall’anno scorso stanno colpendo queste aree, si sono aggravate a causa della accresciuta e diffusa insicurezza che pervade il Paese e mina il lavoro, le attività e la fiducia di famiglie e comunità locali. Non ci si sposta più con le auto, le piste sono troppo pericolose. Si usano solo piccoli aerei o elicotteri delle Nazioni Unite. Quando la povertà non ti consente di dar da mangiare ai tuoi figli tiri fuori le armi e fai anche quello che altrimenti non faresti. Le comunicazioni sono bloccate, i trasporti impossibili, sementi e cibo non arrivano. E ora si comincia a morire di fame. Prima le capre e le vacche, poi i bambini e le mamme, poi gli anziani e infine i giovani e gli adulti. La gente che non muore scappa. Dallo Stato di Unity fuggono verso le zone interne del Paese, più a Sud, nello Stato dei Laghi oppure fuori del Paese, verso oriente, in Etiopia. La situazione politica e sociale è fragilissima, i rischi quotidiani per la sicurezza, ogni spostamento un’impresa. Ma la situazione della popolazione, mamme e bambini in particolare, è drammatica” prosegue don Dante. <br />“Noi del CUAMM abbiamo deciso di farci prossimi a tanta sofferenza e umiliazione. Accogliamo e ci facciamo carico di chi riesce a fuggire e ad arrivare più a sud, verso lo Stato dei Laghi: mamme, bambini e famiglie che cercano rifugio, cibo e cura negli ospedali di Cuibet, Rumbeck, Yirol e nei vari centri sanitari sparsi sul territorio. Stiamo intervenendo lì, dove più acuta è l’emergenza, nelle aree centro-meridionali del vicino Stato di Unity, dove migliaia di persone, silenziosamente e drammaticamente stanno morendo di fame. C’è bisogno di assistenza nutrizionale e cure sanitarie, cibo, farmaci, equipaggiamento e personale garantendo anche un servizio di trasporto dei casi urgenti e gravi verso strutture più attrezzate. Le Nazioni Unite intervengono come possono supportando le attività da Juba” conclude don Dante. <br /> <br />Thu, 23 Mar 2017 10:04:00 +0100AMERICA - REPAM: il diritto al territorio è condizione preliminare per l'esercizio di altri dirittihttp://www.fides.org/it/news/61983-AMERICA_REPAM_il_diritto_al_territorio_e_condizione_preliminare_per_l_esercizio_di_altri_dirittihttp://www.fides.org/it/news/61983-AMERICA_REPAM_il_diritto_al_territorio_e_condizione_preliminare_per_l_esercizio_di_altri_dirittiWashington – La Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica , considerando la violazione dei diritti territoriali dei popoli indigeni e delle comunità amazzoniche in Sud America, ha proposto alla Commissione Internazionale dei Diritti Umani di valutare la possibilità, attraverso il relatore per i diritti delle popolazioni indigene, di preparare e pubblicare una relazione sulla situazione dei diritti territoriali di questi popoli. "Crediamo che tale documento sarebbe uno strumento giuridico utile per la difesa, a livello nazionale e internazionale, delle comunità indigene e non indigene in Amazzonia" ha commentato la REPAM riguardo all'udienza svoltasi il 17 marzo a Washington .<br />I rappresentanti delle popolazioni indigene e Mons. Pedro Ricardo Barreto Jimeno, S.J., Arcivescovo di Huancayo e portavoce del CELAM, hanno illustrato i gravi danni che l'estrazione dei minerali ed altre attività legali e illegali in Amazzonia, hanno arrecato e continuano ad arrecare non solo all'ambiente e alle risorse naturali, ma anche ai diritti umani dei popoli indigeni e non indigeni locali, in particolare al diritto del territorio. Hanno quindi fatto appello alle autorità perchè ricerchino nuovi modi in grado di armonizzare il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente con lo sviluppo economico e produttivo.<br />Nell'udienza la REPAM ha focalizzato l'attenzione sul diritto al territorio, come condizione preliminare per l'esercizio di altri diritti, identificando il problema più grande della regione amazzonica con l'espansione delle industrie estrattive e con un nuovo modello economico, cui gli Stati hanno indirizzato le loro normative e politiche pubbliche.<br /> <br />Thu, 23 Mar 2017 09:58:19 +0100AMERICA/PORTO RICO - Leader religiosi chiedono agli Stati Uniti di prevenire le crisi finanziarie nel paesehttp://www.fides.org/it/news/61982-AMERICA_PORTO_RICO_Leader_religiosi_chiedono_agli_Stati_Uniti_di_prevenire_le_crisi_finanziarie_nel_paesehttp://www.fides.org/it/news/61982-AMERICA_PORTO_RICO_Leader_religiosi_chiedono_agli_Stati_Uniti_di_prevenire_le_crisi_finanziarie_nel_paeseSan Juan – L'Arcivescovo di Puerto Rico, Sua Ecc. Mons. Roberto González, e la Società Biblica guidata dal reverendo Heriberto Martínez, chiedono al Congresso degli Stati Uniti d’America di approvare i benefici fiscali per i bambini e l'assistenza sanitaria per il Puerto Rico, richiesta presentata da una task force bipartisan dello stesso Congresso. La Camera dei deputati sta infatti discutendo alcuni aspetti della legislazione sulla sanità, che una volta approvati, secondo i leader religiosi, contribuiranno ad alleggerire il debito dell'isola. L’isola di Puerto Rico è politicamente associata agli Stati Uniti. <br />"Siete al Congresso per agire per Puerto Rico" hanno scritto i due leader religiosi in una lettera inviata alla leadership repubblicana e democratica della Camera dei Rappresentanti e del Senato. "Poiché la nostra isola si prepara a ristrutturare il suo debito, abbiamo bisogno di voi".<br />Oltre a concentrarsi sulla crisi finanziaria dell’isola, sempre più grave, l'Arcivescovo González e il reverendo Martínez, incoraggiano il Congresso ad adottare ulteriori misure per fermare future crisi del debito non solo a Puerto Rico ma anche nei paesi in via di sviluppo di tutto il mondo. "Vogliamo prevenire le crisi finanziarie che hanno un impatto su tutti i bambini – scrivono -. Molti paesi, come il Puerto Rico, sono in crisi perché manca una legge statunitense che promuova, in modo sicuro, il prestito responsabile e la sua restituzione".<br />I leader religiosi nella loro lettera, pervenuta a Fides, ricordano di lavorare alla soluzione della crisi di Puerto Rico dal 2015 , avendo come partner Jubilee USA e realtà religiose nazionali come la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti e la United Church of Christ.<br /> <br />Thu, 23 Mar 2017 09:46:21 +0100AFRICA/NIGERIA - Otto morti in un attentato contro un campo profughi nel nord-est del Paesehttp://www.fides.org/it/news/61981-AFRICA_NIGERIA_Otto_morti_in_un_attentato_contro_un_campo_profughi_nel_nord_est_del_Paesehttp://www.fides.org/it/news/61981-AFRICA_NIGERIA_Otto_morti_in_un_attentato_contro_un_campo_profughi_nel_nord_est_del_PaeseAbuja - Almeno otto morti sono il bilancio di un attacco suicida avvenuto nella notte del 22 marzo, a Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nel nord-est della Nigeria. Secondo le prime informazioni cinque attentatori suicidi si sono fatti esplodere nel campo per sfollati di Muna Garage nei pressi della città.<br />Il campo ospita centinaia di migliaia di sfollati in fuga dalle violenze di Boko Haram, che ha già commesso altri attentati suicidi contro la struttura umanitaria. È quindi probabile che anche questo ultimo attacco sia stato perpetrato dalla setta islamista, che nonostante i severi colpi ricevuti dall’esercito, continua ad effettuare attentati per dimostrare che non è stata sconfitta.<br />La situazione della sicurezza rimane precaria anche in altre aree della Nigeria. Il 20 marzo, 18 persone sono rimaste uccise in un mercato nella regione centrale di Benue. Il Presidente Muhammadu Buhari ha ordinato un’inchiesta su questo massacro ed ha condannato la recente ondata di uccisioni che colpisce diverse regioni della Federazione.<br />Nella loro ultima dichiarazione pubblica , i Vescovi nigeriani hanno messo in guardia sulla “perdita della sacralità della vita” e sulla “diffusione, in diverse aree, di milizie etniche e della loro crescente violenza distruttiva contro la comunità”. “Stiamo assistendo alla crescita di politiche identitarie con la nostra gente che si ritira nel seno dell’etnicità” hanno avvertito i Vescovi sottolineando che “dalla fine della tragica guerra civile , in nessun momento della storia del nostro amato Paese, la questione della cittadinanza è stata soggetta ad una prova così dura”. <br />Wed, 22 Mar 2017 12:17:41 +0100ASIA/LIBANO - Il Sinodo della Chiesa siro-ortodossa sospende a divinis due dei suoi vescovihttp://www.fides.org/it/news/61980-ASIA_LIBANO_Il_Sinodo_della_Chiesa_siro_ortodossa_sospende_a_divinis_due_dei_suoi_vescovihttp://www.fides.org/it/news/61980-ASIA_LIBANO_Il_Sinodo_della_Chiesa_siro_ortodossa_sospende_a_divinis_due_dei_suoi_vescoviBeirut - La crisi interna emersa in seno alla Chiesa siro ortodossa, dopo le accuse di “tradimento della fede” rivolte da sei Metropoliti contro il Patriarca Mor Ignatius Aphrem II, ha provocato per ora la sospensione a divinis di due dei Vescovi, mentre per gli altri quattro è stato proposto di sottoscrivere entro il trenta aprile una lettera di scuse e di pentimento per le loro scelte compiute in passato, considerate laceranti per la comunione ecclesiale. Le misure sono state disposte durante l'assemblea straordinaria del Sinodo, svoltasi presso la residenza patriarcale di Atchaneh, in Libano, dal 14 al 16 marzo 2017, e sono state lette nelle chiese siro ortodosse di tutto il mondo durante le messe celebrate domenica 19 marzo. I due metropoliti sospesi sono Sewerios Ishak Zaka e Eustatius Matta Roham. Quest'ultimo, un tempo alla guida dell'arcieparchia siriana di Jazirah e dell'Eufrate, era espatriato in Europa già alla fine del 2012, e non aveva fatto più ritorno nel suo Paese dilaniato dalla guerra. Prima del Natale 2013, un commando di uomini incappucciati aveva fatto irruzione nella sede metropolitana di Qamishli e aveva messo in scena una plateale azione di ricusazione del Prelato, doverosamente filmata e diffusa su youtube. I membri della squadra lessero un comunicato in cui si presentavano come portavoce del “popolo cristiano” e accusarono l'Arcivescovo di essere fuggito mentre la sua gente era sottoposta a sofferenze e minacce.<br />I sei Metropoliti entrati in conflitto con il Patriarca avevano diffuso l’8 febbraio una dichiarazione in cui sostenevano che il Primate della Chiesa siro-ortodossa non meritava più il titolo di «defensor fidei», visto che a loro giudizio aveva seminato dubbi e sospetti nel cuore dei credenti, con dichiarazioni e gesti «contrari agli insegnamenti di Gesù Cristo, secondo il suo Santo Vangelo». Tra i gesti imputati al Patriarca come “tradimento della fede” c'è anche quello di aver sollevato il Corano. Le accuse dei sei Metropoliti contro il Patriarca avevano provocato la risposta compatta degli altri 30 Metropoliti e Vicari patriarcali siro-ortodossi. In un comunicato, diffuso in data 10 febbraio, i trenta Vescovi avevano definito come «ribellione contro la Chiesa» le accuse rivolte al Patriarca di essersi allontanato dal «dogma cristiano ortodosso». <br /><br />Wed, 22 Mar 2017 11:39:13 +0100ASIA/INDIA - I francescani: urge la volontà politica per garantire la sicurezza alimentare in Indiahttp://www.fides.org/it/news/61979-ASIA_INDIA_I_francescani_urge_la_volonta_politica_per_garantire_la_sicurezza_alimentare_in_Indiahttp://www.fides.org/it/news/61979-ASIA_INDIA_I_francescani_urge_la_volonta_politica_per_garantire_la_sicurezza_alimentare_in_IndiaCalcutta - Urge un impegno comune e la volontà politica per porre fine all'emergenza fame e nutrizione in India, garantendo a tutta la popolazione la “sicurezza alimentare" . Il governo indiano è chiamato a porre in atto un piano d'azione sistematico per applicare la legge nazionale sulla sicurezza alimentare: è l'appello diffuso, tramite l'Agenza Fides, da p. Nithiya Sagayam, Ofm Cap, Coordinatore nazionale della "Associazione delle Famiglie francescane dell'India" .<br />"Nonostante il rapido sviluppo economico, un terzo degli indiani vive ancora al di sotto della soglia della povertà: la ragione è soprattutto la mancanza di una volontà politica" rimarca a Fides. Se ne è parlato durante un recente seminario organizzato dalla Associazione delle Famiglie francescane dell'India in collaborazione con l'Ong "Franciscans International", e con il Centro Udayani a Calcutta.<br />Dal seminario, che ha riunito 40 delegati e coordinatori di comunità provenienti da tutto il paese, è emerso "che esistono le potenzialità, sia nella gente e nel governo stesso, per porre fine alla povertà estrema". Basterebbe seguire le indicazioni contenute nel “ National Food Security Act” del 2013 , mettendo in atto "uno sforzo efficace e concertato sui meccanismi che assicurano nutrizione e benessere ai bambini, responsabilizzando le donne e organizzando un sistema di distribuzione pubblica del cibo", nota l’AFFI. <br />I francescani promuovono un "approccio olistico" che affronti, nella loro complessità, tutte le questioni e le varie dimensioni inerenti la povertà e la fame nella società indiana, ricordano i pregiudizi di casta e credo tuttora presenti. <br />I presenti hanno preso contatto con la Federazione nazionale di attivisti pe la sicurezza alimentare, proponendo un piano di azione per fermare strategicamente la povertà estrema e la fame. Come illustrato da p. Jothi, a capo del Centro Udayani, le linee guida del piano di azione sono: creare una comprensione più profonda dei diritti di coloro che vivono in condizioni di povertà estrema e soffrono la fame; organizzare una riunione straordinaria durante la Settimana d'Azione alimentare , focalizzandosi sui diritti alimentari attraverso un processo di crescita capillare della consapevolezza; dare priorità agli oppressi e ai dimenticati come gli abitanti di aree rurali , degli slum, migranti, dalit e tribali Wed, 22 Mar 2017 11:35:45 +0100AFRICA/CONGO RD - Il Presidente della CENCO all’ONU: “l’accordo di San Silvestro è la sola strada per uscire dalla crisi”http://www.fides.org/it/news/61978-AFRICA_CONGO_RD_Il_Presidente_della_CENCO_all_ONU_l_accordo_di_San_Silvestro_e_la_sola_strada_per_uscire_dalla_crisihttp://www.fides.org/it/news/61978-AFRICA_CONGO_RD_Il_Presidente_della_CENCO_all_ONU_l_accordo_di_San_Silvestro_e_la_sola_strada_per_uscire_dalla_crisiKinshasa - “La Repubblica Democratica del Congo si trova ormai senza alcuna istituzione legittima. È la prima volta che questo accade nel nostro Paese dall’indipendenza. Quindi, l’accordo del 31 dicembre è la sola strada per uscire della crisi” ha affermato Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo nel suo discorso tenuto ieri, 21 marzo, di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.<br />Il Presidente della CENCO è stato invitato a descrivere la situazione nella RDC dal Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il mancato svolgimento delle elezioni presidenziali che dovevano tenersi nel dicembre del 2016 ha creato una grave crisi politica. I Vescovi sono stati chiamati a mediare tra maggioranza e opposizione. Grazie ai loro sforzi, il 31 dicembre è stato raggiunto un accordo che prevede il mantenimento in carica del Presidente uscente, Joseph Kabila, e la formazione di un governo di unità nazionale, il cui Premier viene designato dall’opposizione, incaricato di portare il Paese alle elezioni.<br />Sono insorte però delle difficoltà sulla modalità di attuazione dell’accordo. “Sfortunatamente, l’accordo specifico destinato ad assicurare l’attuazione delle intese fa fatica ad essere raggiunto” ha sottolineato Mons. Utembi Tapa. “Mentre la popolazione attende con impazienza le elezioni, lo status quo politico dovuto all’intransigenza dei negoziatori su alcuni punti di divergenza rimanenti e gestito da manovre politiche, rischia di ritardare indefinitamente l’applicazione dell’accordo di San Silvestro”. I Vescovi hanno annunciato che il 27 marzo si dovrà concludere la trattativa per l’attuazione delle intese .<br />“La situazione della sicurezza, contrassegnata da scontri sanguinosi e da violazioni dei diritti umani, rimane preoccupante su una grande parte del territorio nazionale” ha aggiunto l’Arcivescovo, che ha concluso chiedendo ai membri di impegnarsi per la pace nella RDC. <br />Wed, 22 Mar 2017 11:32:53 +0100AMERICA/BRASILE - Oltre 2 milioni e mezzo di minori lavoratorihttp://www.fides.org/it/news/61977-AMERICA_BRASILE_Oltre_2_milioni_e_mezzo_di_minori_lavoratorihttp://www.fides.org/it/news/61977-AMERICA_BRASILE_Oltre_2_milioni_e_mezzo_di_minori_lavoratoriRio de Janeiro – Secondo una ricerca appena pubblicata dalla Fondazione Abrinq, ong promotrice della difesa dei diritti di bambini e adolescenti, nel 2015 in Brasile sono stati registrati 2 milioni e 600 mila bambini lavoratori nella fascia di età compresa tra 5 e 17 anni. Lo studio, dal titolo “Scenario dell’Infanzia e Adolescenza 2017”, rivela anche che 5 milioni e 800 mila minori brasiliani di età compresa tra 0 e 14 anni vivono in condizioni di povertà estrema, con un reddito familiare pro capite inferiore a 65 dollari. Secondo la Abrinq, nel 2015 c’è stato un aumento di 8.500 bambini lavoratori tra 5 e 9 anni di età rispetto al 2014, anche se è stato registrato una diminuzione di 659 mila bambini e adolescenti tra 10 e 17 anni. La regione del nordest del Paese, la più povera, e quella del sudest, la più ricca, sono quelle dove è stata registrata la massima concentrazione di minori lavoratori. Il tasso di povertà infantile più elevato risulta nel nordest e nel nord del Paese .<br /> <br />Wed, 22 Mar 2017 10:46:31 +0100AMERICA/EL SALVADOR - Verso il CAM V 2018: la Croce missionaria arriva in El Salvadorhttp://www.fides.org/it/news/61976-AMERICA_EL_SALVADOR_Verso_il_CAM_V_2018_la_Croce_missionaria_arriva_in_El_Salvadorhttp://www.fides.org/it/news/61976-AMERICA_EL_SALVADOR_Verso_il_CAM_V_2018_la_Croce_missionaria_arriva_in_El_SalvadorCara Sucia – El Salvador ha accolto dal Guatemala, proprio alla città di confine di Hachadura, la Croce missionaria, le reliquie della Beata Nazaria Ignacia e del Beato Oscar Romero, che percorreranno il paese in preparazione al V Congresso Missionario Americano che si svolgerà in Bolivia nel 2018. Oggi, 22 marzo, i simboli missionari si trovano nella parrocchia di San Martino de Porres a Cara Sucia, diocesi di Santa Ana, dove sono previste attività di animazione missionaria e incontri di preghiera.<br /> <br />Wed, 22 Mar 2017 10:43:46 +0100EUROPA/ITALIA - Giornata mondiale dell’acqua: 1 miliardo di persone non ha accesso all’acqua pulitahttp://www.fides.org/it/news/61975-EUROPA_ITALIA_Giornata_mondiale_dell_acqua_1_miliardo_di_persone_non_ha_accesso_all_acqua_pulitahttp://www.fides.org/it/news/61975-EUROPA_ITALIA_Giornata_mondiale_dell_acqua_1_miliardo_di_persone_non_ha_accesso_all_acqua_pulitaRoma - Sarà Papa Francesco ad avviare il dibattito globale previsto in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra oggi, 22 marzo. Infatti, al termine dell’Udienza generale, in Piazza san Pietro, partirà WATERSHED il primo di una serie di programmi e attività previsti per i prossimi 5 anni. Attualmente, in tutto il mondo, quasi 1 miliardo di persone sono senza acqua sicura. Secondo i dati del Consiglio Mondiale dell’Acqua , 923 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua potabile sicura: 319 milioni di abitanti dell’Africa Sub-Sahariana , 554 milioni di asiatici , e 50 milioni di sudamericani . <br />Tra queste regioni, la Papua Nuova Guinea ha la disponibilità minore . Seguono la Guinea Equatoriale , l’Angola , il Ciad e il Mozambico , la Repubblica Democratica del Congo e il Madagascar , e l’Afghanistan . Ancora, il 12% della popolazione mondiale non ha accesso a fonti di acqua pulita e 3,5 milioni di decessi all'anno sono imputabili a malattie legate all’acqua. <br />Inondazioni, tifoni, tsunami, temporali, tempeste, cicloni, siccità e carestia fanno poi dell'acqua una minaccia per milioni di persone che subiscono gli effetti estremi dei cambiamenti climatici. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale rappresentano quasi il 75% di tutti i disastri. <br />Di recente attualità le devastanti alluvioni che stanno colpendo il nord del Perù . Oltre agli eventi climatici dagli effetti catastrofici, la mancanza e la scarsità di acqua potabile e di fonti idriche per il bestiame e l’agricoltura stanno provocando una grave crisi alimentare in quattro Paesi già devastati dai conflitti armati: Nigeria, Sud Sudan, Somalia e Yemen dove ben 20 milioni di persone non hanno accesso a cibo e acqua. Nella Regione Somali dell’Etiopia migliaia di persone muoiono perché non hanno neanche un bicchiere di acqua .<br /> <br />Wed, 22 Mar 2017 10:09:30 +0100AMERICA/GUATEMALA - Mons. Ramazzini: il paese dipende economicamente dalle rimesse dei lavoratori negli Stati Unitihttp://www.fides.org/it/news/61974-AMERICA_GUATEMALA_Mons_Ramazzini_il_paese_dipende_economicamente_dalle_rimesse_dei_lavoratori_negli_Stati_Unitihttp://www.fides.org/it/news/61974-AMERICA_GUATEMALA_Mons_Ramazzini_il_paese_dipende_economicamente_dalle_rimesse_dei_lavoratori_negli_Stati_UnitiBerna – Il Vescovo della diocesi di Huehuetenango, in Guatemala, Sua Ecc. Mons. Alvaro Ramazzini Imeri, ha partecipato nei giorni scorsi ad una tavola rotonda presso il Parlamento Europeo, a Bruxelles, che ha avviato uno studio sul commercio e sui diritti umani in America Latina, promosso dalla CIDSE, rete di 17 agenzie di sviluppo cattoliche di Europa e Nord America. Ieri Mons. Ramazzini Imeri si è recato a Berna, in Svizzera, dove ha visitato la sede di un gruppo di Ong impegnate ad aiutare il Guatemala. <br />Nella circostanza il Vescovo ha dichiarato che la situazione del paese centroamericano è sempre più difficile. Sulla politica del neo presidente degli USA, Mons. Ramazzini Imeri ha detto: "Se il signor Trump fa quello che ha anticipato riguardo all’emigrazione, può essere drammatico per il Guatemala. Bisogna considerare che nel 2016 le rimesse da parte degli emigrati guatemaltechi che lavorano negli Stati Uniti hanno raggiunto più di 6.400 milioni di dollari. Se il paese non è crollato è in gran parte grazie a queste entrate. Se verranno ridotte, tagliate o verranno tassate, le conseguenze saranno disastrose. La nostra attuale situazione sociale, unita a quella di El Salvador, Honduras e Messico, potrebbe anticipare nuovi focolai di guerra civile. Forse ho una visione molto pessimistica, ma i segni attuali non sono buoni e la chiusura alla migrazione avrà conseguenze non immaginabili".<br />Nel suo colloquio con swissinfo, il portale di informazione svizzero, il Vescovo ha anche evidenziato segni di speranza: "Come Conferenza Episcopale manteniamo il nostro atteggiamento di denuncia e di invito al dialogo tra tutti i settori. Ci proponiamo come ponti di comunicazione per incoraggiare incontri. Siamo sempre presenti per accompagnare il popolo, cercando di riorientare quelli che parlano di violenza. E ci sentiamo rafforzati e in sintonia con Papa Francisco". <br /> <br />Wed, 22 Mar 2017 10:03:48 +0100EUROPA/ITALIA - XXV Giornata dei Missionari Martiri: “Non abbiate paura”http://www.fides.org/it/news/61973-EUROPA_ITALIA_XXV_Giornata_dei_Missionari_Martiri_Non_abbiate_paurahttp://www.fides.org/it/news/61973-EUROPA_ITALIA_XXV_Giornata_dei_Missionari_Martiri_Non_abbiate_pauraRoma – “ ‘Non abbiate paura’ è l’invito che compare ad ogni teofania ed è la frase che più ripete Gesù Risorto tutte le volte che si mostra ai suoi discepoli. Un invito che aiuta ad affrontare momenti bui, difficili, di persecuzione, sapendo che il Signore è sempre accanto ad ognuno di noi… E dovendo immaginare la vita di un martire nei momenti prima del proprio martirio, ci piace credere che questa frase sia quella che si sentono più spesso dire da Gesù che li accompagna fino all’estremo della loro testimonianza”. Così scrive Alez Zappalà illustrando il tema della XXV Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri, “Non abbiate paura”, che si celebrerà il 24 marzo. La data venne scelta dal Movimento Giovanile delle Pontificie Opere Missionarie italiane ricordando che in quello stesso giorno dell’anno 1980 era stato assassinato Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, beatificato il 23 maggio 2015. La Giornata viene ormai celebrata in diversi Paesi del mondo, promossa da diocesi, istituti religiosi e realtà missionarie. <br />Ricordando cbe il 1° dicembre 2016 ricorreva il primo centenario del martirio del Beato Charles de Foucald, don Michele Autuoro, direttore di Missio, sottolinea che “la vita donata di tanti nostri fratelli e sorelle fino al martirio non è altro che l’estrema conseguenza di chi ha scelto non l’onore ma la dedizione totale, non comodità e sicurezza ma, a costo di qualunque sacrificio, di donare la pienezza di vita di Gesù. Non eroi, ma uomini e donne la cui vita è stata consegnata al Vangelo e che, come Gesù, ci ripetono ‘Non abbiate paura…’ siamo comunque servi inutili”.<br />Nel materiale per l’animazione missionaria della Giornata, si propone un gesto di solidarietà, spirituale e materiale, verso la Siria, martirizzata da anni di guerra, rispondendo così all’appello di Mons. Marayati, alla guida dell’arcieparchia di Aleppo, per la ricostruzione della Cattedrale e della scuola diocesana Al Imane. Inoltre è stato preparato il testo per una Via Crucis che si ispira all’enciclica Laudato sì e per una Veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri. Vengono anche presentate alcune proposte di film per un cineforum sul tema. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.missioitalia.it http://www.fides.org/it/missionaries#.WNIx3GegsoI">Il sussidio per l’animazione della Giornata L’elenco degli Operatori pastorali uccisi nel 2016</a>Wed, 22 Mar 2017 09:43:12 +0100ASIA/CINA - Sulle orme di San Giuseppe vivere la vita cristiana nel silenzio, nell’umiltà e nella serenitàhttp://www.fides.org/it/news/61972-ASIA_CINA_Sulle_orme_di_San_Giuseppe_vivere_la_vita_cristiana_nel_silenzio_nell_umilta_e_nella_serenitahttp://www.fides.org/it/news/61972-ASIA_CINA_Sulle_orme_di_San_Giuseppe_vivere_la_vita_cristiana_nel_silenzio_nell_umilta_e_nella_serenitaPechino – Vivere la nostra vita cristiana seguendo le orme di San Giuseppe: come tutti gli anni, la comunità cattolica cinese continentale ha celebrato una delle più sentite solennità dell’anno liturgico, la festa di San Giuseppe, concentrandosi sulle sue grandi virtù dell’obbedienza, del silenzio, dell’umiltà e della serenità.<br />Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, come consuetudine tutto il mese di marzo è stato dedicato al Santo che è Patrono dei lavoratori, della missione in Cina, degli sposi novelli, della buona morte. Innumerevoli chiese, collegi, congregazioni religiose, missioni e gruppi hanno scelto San Giuseppe come Patrono non solo per rendergli omaggio, ma soprattutto per imitare il suo spirito e le sue virtù, che si trovano in sintonia con gli antichi insegnamenti della cultura e della tradizione cinese. <br />Dal momento che quest’anno la festa ricorreva nella domenica di Quaresima, in diversi luoghi la festa di San Giuseppe è stata anticipata a sabato 18 marzo. Una solenne processione con la statua di S. Giuseppe ha aperto le celebrazioni in onore del Patrono nella parrocchia di Wu Xi. Durante l’omelia, il sacerdote ha invitato tutti “ad imparare dal suo silenzio: la sua accettazione con fede, la sua attesa con speranza, il compimento della propria missione affidatagli dal Signore con carità”.<br />Nella chiesa di Hu He Hao Te, nella Mongolia interna, la ricorrenza è stata festeggiata secondo il tipico stile della steppa: con danze, canti e una grande festa, nel segno di una grande famiglia. <br />Nella provincia di He Bei, le chiese dedicate al Santo sono innumerevoli. Una di queste, nella diocesi di Xian Xian, ha inaugurato la nuova chiesa e il nuovo complesso pastorale alla presenza del Vescovo diocesano, S.E. Mons. Giuseppe Li. I lavori per la nuova chiesa ebbero infatti inizio proprio il 19 marzo dell’anno scorso. Oggi questo villaggio di 200 fedeli ha un complesso pastorale di 968 mq con sale, canonica e centro di spiritualità.<br />Nella provincia di Jiang Su, la celebrazione della festa si è concentrata sulla figura del Santo, che si è fatto strumento del Signore e modello di fede incondizionata. Mons. Giuseppe Xu Hong Gen, Vescovo della diocesi di Su Zhou, ha sottolineato il suo “esempio di fede, che ci ricorda che noi diventiamo dimora del Signore con il nostro cuore, il nostro corpo e la nostra vita”. <br />Un gran numero di lavoratori emigrati ha partecipato alle Messe celebrate nelle diverse diocesi, perche, come ha ricordato uno dei sacerdoti, “la Chiesa è la vostra casa, dove potete ricevere accoglienza e respirare ossigeno spirituale, non solo nei giorni delle grandi festività, nella festa del vostro Patrono, ma tutti i giorni dell’anno”.<br /> <br />Wed, 22 Mar 2017 08:30:45 +0100