Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/SRI LANKA - Il Card. Ranjith: per la pace e l’armonia religiosa, il governo “è sulla buona strada”http://www.fides.org/it/news/56891-ASIA_SRI_LANKA_Il_Card_Ranjith_per_la_pace_e_l_armonia_religiosa_il_governo_e_sulla_buona_stradahttp://www.fides.org/it/news/56891-ASIA_SRI_LANKA_Il_Card_Ranjith_per_la_pace_e_l_armonia_religiosa_il_governo_e_sulla_buona_stradaColombo – “Il nuovo governo del presidente Mahinda Sirisena ha intrapreso l'importante compito di garantire lo stato di diritto nel paese e promuovere la pace e l'armonia tra le diverse comunità”: lo ha detto l’Arcivescovo di Colombo, il Cardinale Malcolm Ranjith, commentando le prime nomine di ministri del nuovo governo.<br />Come appreso da Fides, l'Arcivescovo ha ricordato che nei mesi scorsi si era creata una situazione in cui, in particolare, le comunità religiose minoritarie si sentivano “un po 'a disagio a causa delle attività di alcuni gruppi estremisti nel paese”. “E’ dunque una intuizione felice vedere diversi ministeri assegnati a persone di fedi diverse, che credono nella loro religione” ha detto il Cardinale, il quale ha apprezzato che il governo abbia assegnato la tutela degli affari religiosi buddisti a un buddista, la cura degli affari religiosi indù a un indù, e così per quelli islamici, affidati a un musulmano, e per quelli cristiani affidati a un cattolico.<br />Ricordando che la religione è un elemento fondante per ogni persona, l’Arcivescovo di Colombo ha notato che “non si può avere l'armonia tra le diverse comunità escludendo la religione dall'interno della persona”. Il Cardinale ha concluso: “Noi viviamo su questa terra per un breve periodo di tempo. Dobbiamo vivere felici e vivere uniti con tutti gli altri, avendo fiducia l'uno dell'altro. Per guidare un paese sulla via dello sviluppo, ci deve essere la pace e l'armonia, ci deve essere la comprensione tra i diversi tipi di persone appartenenti a religioni diverse, con differenti idee e classi sociali. L’essenziale è il rispetto della dignità di tutti. Così lo Sri Lnaka può diventare una nazione con un cuore solo e un'anima sola”. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/EGITTO - Il governo egiziano assegna terreni per la costruzione di nuove chiese nella capitalehttp://www.fides.org/it/news/56890-AFRICA_EGITTO_Il_governo_egiziano_assegna_terreni_per_la_costruzione_di_nuove_chiese_nella_capitalehttp://www.fides.org/it/news/56890-AFRICA_EGITTO_Il_governo_egiziano_assegna_terreni_per_la_costruzione_di_nuove_chiese_nella_capitaleIl Cairo – Un terreno di 30 ettari messo a disposizione del Patriarcato copto per costruire strutture e uffici collegati alla Cattedrale cairota di San Marco, e altri tre apprezzamenti più piccoli di terra, assegnati per essere destinati alla costruzione di tre nuove chiese in tre diversi quartieri del Cairo: queste le disposizioni ratificate di recente dal ministero egiziano per l'edilizia, i servizi e le comunità urbane, rese note dallo stesso titolare del dicastero, il ministro Mostafa Madbouly. Nelle dichiarazioni diffuse dal ministro e pervenute all'Agenzia Fides, Madbouly mette in evidenza che le concessioni vengono incontro a reali esigenze pastorali, opportunamente documentate dalle diverse comunità ecclesiali, e sono state disposte nel pieno rispetto della legislazione che attualmente regola la costruzione di edifici di culto.<br />Alla fine dello scorso ottobre, i rappresentanti delle principali Chiese e comunità cristiane presenti in Egitto avevano inviato al governo la bozza di un disegno di legge sulla costruzione delle chiese , predisposta con l'intento di delineare procedure legali snelle e chiare, che sottraggano la costruzione di chiese a ogni tipo di arbitrio. .Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/LIBANO - I Patriarchi antiocheni: per fermare i conflitti occorre bloccare il traffico di armihttp://www.fides.org/it/news/56889-ASIA_LIBANO_I_Patriarchi_antiocheni_per_fermare_i_conflitti_occorre_bloccare_il_traffico_di_armihttp://www.fides.org/it/news/56889-ASIA_LIBANO_I_Patriarchi_antiocheni_per_fermare_i_conflitti_occorre_bloccare_il_traffico_di_armiBkerkè – Le guerre che devastano il Medio Oriente, a partire dalla Siria e dall'Iraq, avranno termine solo quando verrà interrotto il flusso di armi e denaro indirizzato verso fazioni armate e gruppi terroristici da parte di alleati e sponsor regionali e internazionali. Così i Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane d'Oriente, riunitisi martedì 27 gennaio a Bkerkè, presso la Sede del Patriarcato maronita, sono tornati ancora una volta a individuare il traffico d'armi e la corrente di risorse finanziarie messe a disposizione dei gruppi jihadisti come fattori-chiave nei conflitti che sconvolgono la vita di popoli interi, destabilizzando il quadro geopolitico mediorientale. <br />Alla riunione, ospitata dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai – appena dimesso dall'ospedale dopo aver subito un intervento chirurgico alla testa – hanno preso parte anche tutti gli altri Vescovi che portano il titolo patriarcale di Antiochia: il Patriarca greco-ortodosso Yohanna X, il Patriarca greco-melkita Grégoire III, il Patriarca siro-ortodosso Aphrem II e quello siro-cattolico Youssef III. <br />Nell'incontro - a cui hanno preso parte anche il Vescovo armeno cattolico di Damasco Joseph Arnaouti e l'Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio apostolico in Libano - è emerso il giudizio comune e la condivisa sollecitudine pastorale che unisce i Capi delle Chiese d'Oriente davanti alle emergenze che travagliano i popoli dell'area e, in alcuni casi, mettono a repentaglio la stessa sopravvivenza delle comunità cristiane autoctone. <br />“Anche in Libano - riferisce all'Agenzia Fides padre Paul Karam, Presidente di Caritas Lebanon, presente all'incontro - l'impoverimento generale, la paralisi politica e il crescente pericolo di un'offensiva da parte delle milizie jihadiste stanno destabilizzando la società e spingono alla fuga i giovani, soprattutto i giovani cristiani, che vanno all'estero a cercare lavoro. Gli sforzi delle Chiese e delle istituzioni ecclesiali, pur raddoppiati, non possono certo supplire alla latitanza delle istituzioni civili. E registriamo un calo anche negli aiuti internazionali a vantaggio dei profughi, mentre le emergenze umanitarie e il numero dei rifugiati continuano ad aumentare”. <br />Nel documento di sintesi, pubblicato al termine dell'incontro, i Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane insistono sulla necessità di porre fine ai conflitti con “mezzi pacifici” e “attraverso negoziati politici” che coinvolgano tutte le parti contendenti. Tra le altre cose, nel testo si riaffermano sostegno e solidarietà alle forze armate libanesi, che da venerdì scorso, 23 gennaio, nella zona di Ras Baalbek, sono impegnate in operazioni contro milizie jihadiste provenienti dalla Siria, “per sventare un piano eversivo di enorme gravità, con l'aiuto di Dio”. .Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - In vista delle elezioni cresce il timore per i minori rapiti ai fini di macabri ritualihttp://www.fides.org/it/news/56888-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_In_vista_delle_elezioni_cresce_il_timore_per_i_minori_rapiti_ai_fini_di_macabri_ritualihttp://www.fides.org/it/news/56888-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_In_vista_delle_elezioni_cresce_il_timore_per_i_minori_rapiti_ai_fini_di_macabri_ritualiAbidjan – In vista delle prossime elezioni presidenziali che si dovrebbero tenere in Costa d’Avorio ad ottobre, cresce la preoccupazione per i sequestri e gli omicidi di bambini per fini rituali. Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, una precedente ondata di rapimenti si verificò anche prima delle elezioni del 2010. Il timore della popolazione e delle forze di sicurezza è basato sul fatto che nel Paese, principale produttore di cacao del mondo e motore economico dell’Africa Occidentale francofona, alcuni imprenditori e politici corrotti si affidano a macabri rituali che conferirebbero loro poteri soprannaturali che gli farebbero vincere le elezioni. Dal mese di dicembre scorso sono stati registrati già oltre una ventina di sequestri di minori, e la maggior parte sono stati trovati morti e mutilati. Secondo gli abitanti del luogo si tratta di magia nera, pratiche mistiche e occulte, compiute durante cerimonie organizzate per ricevere “energie” dalle giovani vittime, al fine di ottenere denaro e potere. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/LIBIA - Assalto a Tripoli: l’ombra dello Stato Islamico sulle sponde del Mediterraneohttp://www.fides.org/it/news/56887-AFRICA_LIBIA_Assalto_a_Tripoli_l_ombra_dello_Stato_Islamico_sulle_sponde_del_Mediterraneohttp://www.fides.org/it/news/56887-AFRICA_LIBIA_Assalto_a_Tripoli_l_ombra_dello_Stato_Islamico_sulle_sponde_del_MediterraneoTripoli - Sono almeno 10 i morti nell’assalto all’Hotel Corinthia a Tripoli, commesso da due uomini armati, ieri, 27 gennaio.<br />Dopo aver fatto esplodere una autobomba nel parcheggio dell’Hotel, frequentato da diplomatici e uomini d’affari stranieri, il commando è entrato nell’albergo uccidendo le guardie della struttura e colpendo alcuni cittadini stranieri. Dopo essere stati circondati dalle forze dell’ordine, almeno due assalitori si sono uccisi, facendo esplodere un ordigno.<br />L’assalto è stato rivendicato da un gruppo che si dice affiliato allo “Stato Islamico”, attivo tra Siria e Iraq, lo “Stato Islamico nella Provincia di Tripoli”. In un comunicato, il gruppo afferma che l’assalto è stato lanciato per vendicare la morte di Abu Anas al-Libi, un libico accusato dalla autorità americane di aver partecipato agli attentati del 1998 contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania. Al-Libi, che era stato catturato in Libia nell’ottobre 2013 con un blitz delle forze speciali statunitensi, è morto di cancro a gennaio in un carcere americano mentre era in attesa del processo.<br />Omar Khadrawi, capo del Central Security Directorate , ha invece accusato un gruppo rimasto fedele al deposto leader Gheddafi di essere responsabile dell’assalto al Corinthia, negando la presenza a Tripoli di gruppi fedeli allo Stato Islamico. Secondo la stampa libica al momento dell’attacco era presente nell’hotel il Primo Ministro del governo di Tripoli, Omar Al-Hassi, che è rimasto illeso. In Libia ci sono due governi che si disputano il potere: quello di Tripoli e quello di Tobruk . L’Onu ha avviato una trattativa per formare un governo di unità nazionale . Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - La Caritas: necessari più fondi per i rifugiati e gli sfollati centrafricanihttp://www.fides.org/it/news/56886-AFRICA_CENTRAFRICA_La_Caritas_necessari_piu_fondi_per_i_rifugiati_e_gli_sfollati_centrafricanihttp://www.fides.org/it/news/56886-AFRICA_CENTRAFRICA_La_Caritas_necessari_piu_fondi_per_i_rifugiati_e_gli_sfollati_centrafricaniGinevra - Occorrono più fondi per aiutare i rifugiati originari della Repubblica Centrafricana accolti negli Stati confinanti, ha affermato Mons. Robert J Vitillo, delegato presso le Nazioni Unite a Ginevra per la Caritas Internationalis, in una dichiarazione in occasione dell’avvio dell’Inter-Agency Central African Republic Regional Refugee Response 2015, sponsorizzato dall’ UNHCR .<br />Mons. Vitillo ricorda – nel testo pervenuto all’Agenzia Fides - che il piano predisposto dalle agenzie ONU ha un budget per il 2015 di 331 milioni di dollari, ma le Ong presenti sul terreno di questa somma riceveranno solo 14 milioni di dollari, Secondo il rappresentate di Caritas Internationalis occorre che le Ong ricevano una percentuale maggiore dei fondi resi disponibili dai donatori internazionali.<br />Circa 190.000 persone sono fuggite dal Centrafricana da quando, nel dicembre 2013, le milizie anti-balaka hanno investito la capitale Bangui, cacciando il governo formato dagli ex ribelli Seleka. Queste persone si sono aggiunte alle 230.000 rifugiatesi nei Paesi vicini nei mesi precedenti, portando il totale dei rifugiati provenienti dal Centrafrica a circa 425.000. I principali Paesi di accoglienza sono Camerun, Ciad e Repubblica Democratica del Congo. In questi Stati la Caritas ha avviato programmi di formazione professionale a favore dei rifugiati oltre a fornire assistenza in campo educativo, sanitario e alimentare.<br />Mons. Vitillo ha infine lanciato un appello per soccorrere anche le centinaia di migliaia di sfollati interni accolti in campi di fortuna nella stessa Repubblica Centrafricana. Le sole strutture della Chiesa cattolica in Centrafrica, ha ricordato Mons. Vitillo, accolgono più di 80.000 sfollati interni, ai quali la Caritas sta fornendo assistenza. Tuttavia, ha concluso, “le difficoltà di fornire aiuti d’emergenza, così come i saccheggi delle risorse della Chiesa in Centrafrica, stanno sottoponendo a forte stress la Caritas e le altre strutture religiose nel Paese”. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - Omicidio Taseer, la giustizia alla provahttp://www.fides.org/it/news/56885-ASIA_PAKISTAN_Omicidio_Taseer_la_giustizia_alla_provahttp://www.fides.org/it/news/56885-ASIA_PAKISTAN_Omicidio_Taseer_la_giustizia_alla_provaIslamabad – L’Alta Corte di Islamabad ha tenuto ieri, 27 gennaio, la sua prima udienza nel processo di appello contro la condanna a morte di Mumtaz Qadri, l’uomo che ha confessato l'omicidio del governatore del Punjab Salman Taseer, avvenuto il 4 gennaio 2011. Qadri ha affermato che Taseer meritava la morte per aver sostenuto la “blasfema” Asia Bibi, la donna cristiana di cui il governatore aveva riconosciuto l’innocenza. L’udienza è stata aggiornata al 3 febbraio.<br />Ieri in tutto il Pakistan, manifestanti dei gruppi islamici radicali “Sunni Tehreek” e “Shabab-e-Milli Tehreek” hanno gridato slogan in favore della liberazione di Mumtaz Qadri, tuttora considerato un “eroe”. I dimostranti minacciano il Governo di “porre in atto conseguenze disastrose se non sarà assolto e rilasciato”. Centinaia di militanti erano presenti fuori dal tribunale, intonando cori per la liberazione di Qadri. Rigorose misure di sicurezza sono state disposte per le strade di Islmabad e l’accesso all’Alta Corte è stato bloccato, sono stati dispiegati un gran numero di agenti delle forze dell’ordine in edifici e zone circostanti.<br />L’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill Sardar, esprime a Fides grande preoccupazione perché “se Qadri sarà assolto – nota – allora la paura e l'insicurezza aumenteranno in Pakistan: sarebbe un lasciapassare all’intolleranza religiosa e all’impunità. Sarebbe un certificare che gli elementi radicali della società possono dettare legge in Pakistan e una sconfitta della giustizia”.<br />Mumtaz Qadri era un agente della polizia del Punjab, in servizio come guardia del corpo di Taseer. In primo grado è stato condannato a morte il 1° ottobre 2011 da un Tribunale anti-terrorismo di Rawalpindi. Ha presentato ricorso il 6 ottobre 2011. Il giudice che lo condannò in primo grado fu poi costretto a fuggire dal paese dopo aver ricevuto minacce di morte. Nel marzo 2011 è stato vittima di un omicidio eccellente, per il medesimo motivo , anche il Ministro cattolico della minoranze Shahbaz Bhatti. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/EL SALVADOR - “Yo soy uno de ellos”: i piccoli di parrocchie e scuole a favore dei più vulnerabilihttp://www.fides.org/it/news/56884-AMERICA_EL_SALVADOR_Yo_soy_uno_de_ellos_i_piccoli_di_parrocchie_e_scuole_a_favore_dei_piu_vulnerabilihttp://www.fides.org/it/news/56884-AMERICA_EL_SALVADOR_Yo_soy_uno_de_ellos_i_piccoli_di_parrocchie_e_scuole_a_favore_dei_piu_vulnerabiliSan Salvador - La Delegazione Episcopale delle Missioni, insieme alle parrocchie e alle scuole della capitale, ha promosso la celebrazione di una Messa e di un incontro per i bambini in una parrocchia di El Salvador. “Yo soy uno de ellos” era il motto della giornata, che ha visto tutti uniti a favore della solidarietà dei più piccoli verso i più vulnerabili dei Paesi in via di sviluppo. A presiedere l’evento, il Vescovo spagnolo Sua Ecc. Mons. Gerardo Melgar. Suor María Lourdes del Pozo, delegata episcopale, ha dichiarato che questa giornata aveva l’obiettivo di coinvolgere i genitori e i catechisti in una celebrazione comune, senza perdere di vista il fatto che i protagonisti rimangono i più piccoli. El Salvador è lo stato più piccolo e più sovrappopolato del continente americano, caratterizzato da una povertà estrema, in cui vive circa la metà della popolazione.<br /> Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Tensione alla frontiera con Haiti: appello alle autorità di entrambi i paesihttp://www.fides.org/it/news/56883-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Tensione_alla_frontiera_con_Haiti_appello_alle_autorita_di_entrambi_i_paesihttp://www.fides.org/it/news/56883-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Tensione_alla_frontiera_con_Haiti_appello_alle_autorita_di_entrambi_i_paesiSantiago de los Caballeros – Il Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Santiago de los Caballeros , Sua Ecc. Mons. Valentin Reynoso Hidalgo, M.S.C., ha criticato la situazione che regna nella zona di confine fra Repubblica Dominicana e Haiti, e ha iinvitato le autorità di entrambi i paesi a lavorare insieme per raggiungere l'armonia e la convivenza pacifica, così necessaria a questa frontiera che divide le due nazioni della stessa isola di Santo Domingo. La nota pervenuta a Fides ricorda che il Vescovo si riferisce alla tensione creatasi alla frontiera in quanto poche persone traggono profitti attraverso le loro attività commerciali, senza alcun controllo, il che provoca reazioni, anche violente, della popolazione della zona. <br />“Per raggiungere l'armonia, è necessario che entrambe le autorità, haitiane e dominicane, svolgano il loro ruolo” ha detto Mons. Valentin Reynoso Hidalgo, sollecitando i due governi ad intervenire, prima che questo scandalo diventi violenza continua. Il Vescovo si è espresso così in occasione dei recenti festeggiamenti in onore di Nostra Signora di Altagrazia, Patrona della Repubblica Dominicana, che si sono svolti per una settimana nelle diocesi e nelle parrocchie dominicane. <br />Secondo i dati raccolti da Fides, fin dall’inizio dell’anno, alla frontiera tra i due paesi si sono verificati diversi scontri fra piccoli commercianti a causa del mancato controllo delle autorità sulle vendite e sul commercio. Il 2 gennaio, ad Anse-á-Pitre , è stato sequestrato dalla popolazione haitiana di confine l'intero staff del consolato dominicano, come protesta perché il governo dominicano aveva messo in prigione alcuni pescatori haitiani sorpresi a pescare nelle acque di confine. La vicenda è stata risolta in 48 ore, ma la tensione alla frontiera continua. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/BRASILE - I missionari studiano “la concentrazione e la manipolazione dei media”http://www.fides.org/it/news/56882-AMERICA_BRASILE_I_missionari_studiano_la_concentrazione_e_la_manipolazione_dei_mediahttp://www.fides.org/it/news/56882-AMERICA_BRASILE_I_missionari_studiano_la_concentrazione_e_la_manipolazione_dei_mediaBacabal – Più di 50 responsabili delle diocesi della Regione Nordest del Brasile , che copre lo stato di Maranhão, partecipano alla 23.ma edizione del Corso di formazione missionaria. Il workshop è patrocinato dal Consiglio Missionario Regionale , in collaborazione con il Centro Francescano di Animazione Missionaria e ha il sostegno delle Pontificie Opere Missionarie del Brasile . Il Corso, che si tiene presso CEFRAM nella città di Bacabal, è iniziato il 16 gennaio e si concluderà il 30 gennaio.<br />Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, il tema centrale del Corso, guidato da p. Jaime Carlos Patias, IMC, Segretario nazionale della Pontificia Unione Missionaria, è "Comunicazione e Missione". Oltre ad analizzare la concentrazione e la manipolazione dei media, il Corso ha sottolineato l'importanza della comunicazione e dei suoi nuovi strumenti per l’evangelizzazione nel mondo di oggi, e l'organizzazione della dimensione missionaria della Chiesa in Brasile. Il programma include anche cinque workshop: la comunicazione e l’animazione missionaria; le reti digitali come ambiente; la comunicazione alternativa; Pastorale delle Comunicazioni ; come utilizzare i media. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/FILIPPINE - I Vescovi: no alla violenza a Mindanao, sostegno al processo di pacehttp://www.fides.org/it/news/56881-ASIA_FILIPPINE_I_Vescovi_no_alla_violenza_a_Mindanao_sostegno_al_processo_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/56881-ASIA_FILIPPINE_I_Vescovi_no_alla_violenza_a_Mindanao_sostegno_al_processo_di_paceDagupan City – La Conferenza episcopale delle Filippine esprime il suo perentorio “no” a ogni forma di violenza contro la vita umana, dichiarando pubblicamente il sostegno al processo di pace e ai negoziati in corso: come riferito in un comunicato inviato a Fides, firmato dal presidente della Conferenza, Sua Ecc. Mons. Socrates B. Villegas, Arcivescovo di Lingayen-Dagupan, i Vescovi, “condannano con forza ogni atto di violenza contro la vita umana, non importa quale sia lo scopo dichiarato di tale violenza”, sottolineando per le Filippine del Sud “la necessità e l'urgenza di giungere ad una soluzione pacifica che sia inclusiva, di principio e adeguata a tutti”.<br />Il testo giunge dopo un grave episodio di violenza: 43 poliziotti filippini sono stati uccisi in uno scontro con militanti del Fronte Moro di Liberazione islamica e del gruppo più radicale Bangsamoro Islamic Freedom Fighters, nell’area di Maguindanao , avvenuto domenica 25 gennaio a Mamasapano, nella zona di Maguindanao. Tra le vittime anche 8 ribelli.<br />“Con profondo dolore, ma con la fede nella risurrezione, la Conferenza episcopale piange con le famiglie dei poliziotti coraggiosi, vittime di un atto del tutto insensato di violenza a Mindanao” sottolinea Mons. Villegas. Le vittime appartenevano alle Forze speciali della Polizia nazionale filippina . Si tratta, secondo gli osservatori, di un episodio che può rimettere in discussione il processo di pace in atto. <br />Attualmente, è giunta all’esame del Congresso filippino la proposta di legge che istituisce la “Regione autonoma Bangsamoro”, che includerebbe territori delle Filippine del Sud dove i fedeli musulmani sono la maggioranza. Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/INDIA - Chiesa data alle fiamme nello stato di Telanganahttp://www.fides.org/it/news/56880-ASIA_INDIA_Chiesa_data_alle_fiamme_nello_stato_di_Telanganahttp://www.fides.org/it/news/56880-ASIA_INDIA_Chiesa_data_alle_fiamme_nello_stato_di_TelanganaNew Delhi – Il nuovo stato di Telangana, ufficialmente creato nella Federazione Indiana pochi mesi fa, riceve il “battesimo” della violenza degli estremisti indù: la chiesa protestante del villaggio di Tadur, nel distretto di Mahabubnagar, è stata data alle fiamme e completamente rasa al suolo da ignoti. Come appreso da Fides, secondo i cristiani locali gli autori sono membri di gruppi radicali indù. Si trattava dell’unica chiesa del villaggio, costruita in materia semplice, come bambù e paglia, che i cristiani usavano per la preghiera. Nell’incendio, avvenuto nei giorni scorsi, sono andati persi anche arredi, bibbie, libri. Le indagini della polizia sono in corso. <br />Il Pastore D. Srinivas, che periodicamente si recava nel villaggio a guidare il culto, ha raccontato: “Prima di questo incidente, in diverse occasioni, gli estremisti indù mi hanno minacciato, intimandomi di non venire più nel villaggio e di non costruire la chiesa”. Nel distretto si sono registrati, negli ultimi mesi, oltre una dozzina di attacchi anticristiani. Secondo il rev. Ronald John, Presidente della Commissione congiunta dei cristiani del Telangana, “gli attacchi sono aumentati da quando il partito Baratiya Janata Party è al governo della nazione”. Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/MESSICO - Lavoro minorile: 2 milioni e mezzo di bambini lavoratorihttp://www.fides.org/it/news/56879-AMERICA_MESSICO_Lavoro_minorile_2_milioni_e_mezzo_di_bambini_lavoratorihttp://www.fides.org/it/news/56879-AMERICA_MESSICO_Lavoro_minorile_2_milioni_e_mezzo_di_bambini_lavoratoriCiudad Victoria – Nello stato messicano di Tamaulipas risultano almeno 71 mila bambini, bambine e adolescenti lavoratori, che si vanno ad aggiungere ai dati nazionali dell’Istituto Nazionale di Geografia e Statistica , che registrano quasi 30 milioni di minori nella fascia di età tra 5 e 17 anni, circa la quarta parte della popolazione totale. Secondo i dati del Modulo di Lavoro Minorile relativo alla Encuesta Nacional de Ocupación y Empleo 2013, quest’anno ci sono stati 2 milioni e mezzo di bambini lavoratori. In Messico, la Legge Federale sul Lavoro autorizza l’impiego al lavoro a partire dai 14-17 anni. Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/MESSICO - “Per cambiare la nostra società serve la conversione personale” afferma il Card. Riverahttp://www.fides.org/it/news/56878-AMERICA_MESSICO_Per_cambiare_la_nostra_societa_serve_la_conversione_personale_afferma_il_Card_Riverahttp://www.fides.org/it/news/56878-AMERICA_MESSICO_Per_cambiare_la_nostra_societa_serve_la_conversione_personale_afferma_il_Card_RiveraCittà del Messico – E’ iniziata la campagna elettorale per le elezioni federali che in Messico si svolgeranno il prossimo 7 giugno. La popolazione dovrà votare per eleggere 500 deputati al "Congreso de la Union". “I candidati si preparano a ‘bombardare’ i cittadini con offerte e promesse, ma molti di loro evitano di parlare dei doveri connessi alle cariche elettive a cui aspirano" ha messo in guardia il Cardinale Norberto Rivera, Arcivescovo di Mexico, durante la Messa celebrata domenica 25 gennaio nella Cattedrale metropolitana.<br />Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, il Cardinale ha spiegato che i candidati evitano concetti negativi, e promettono il benessere sociale, mentre c’è bisogno di messaggi realistici. Tuttavia non è compito solo dei legislatori e dei governanti fare qualcosa per il Messico: nella società serve una vera conversione personale, il pentimento e la rettifica del proprio ruolo nella società, quando è richiesto.<br />"Per un mondo migliore non sono sufficienti dei cambiamenti esterni – ha affermato il Cardinale Norberto Rivera -. C'è qualcosa che deve cambiare in profondità, e Gesù ce lo ha insegnato: cambiare nel cuore, un cambiamento di mente, ci si deve rinnovare internamente se veramente si vuole un miglioramento personale e se si vuole cambiare la nostra società. Fino ad ora i cambiamenti annunciati spesso dicono di voler cambiare tutto, ma per rimanere come prima".<br />Negli ultimi mesi la Chiesa ha denunciato chiaramente molte situazioni di violenza e corruzione, anche in seguito alla scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa , che ha motivato l’appello dei Vescovi per la pace in Messico . <br /> Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/TURCHIA - Fuori dal carcere altri tre accusati della strage dei cristiani a Malatyahttp://www.fides.org/it/news/56877-ASIA_TURCHIA_Fuori_dal_carcere_altri_tre_accusati_della_strage_dei_cristiani_a_Malatyahttp://www.fides.org/it/news/56877-ASIA_TURCHIA_Fuori_dal_carcere_altri_tre_accusati_della_strage_dei_cristiani_a_MalatyaMalatya - La prima Corte penale del Tribunale di Malatya ha disposto la liberazione di due ex militari e di un ricercatore universitario detenuti da quasi quattro anni perché sospettati di essere coinvolti nell'omicidio dei tre cristiani perpetrato nel 2007 nella città situata nel sud-est della Turchia. Lo scorso 21 gennaio, secondo quanto riportato dai media turchi, i tre uomini - Mehmet Ulger, Maj Haydar Yesil e Ruhi Abat -. sono stati liberati con l'obbligo di non espatriare e di attendere in Turchia il verdetto finale del processo.<br />Intorno al caso dei tre cristiani c'è chi vede crescere operazioni di manipolazione politica. Lo scorso giugno era già stato liberato il generale Hursit Tolon, sospettato di essere il mandante degli omicidi, mentre negli ultimi mesi i tre detenuti appena liberati avevano iniziato a attribuire il triplice omicidio a membri del movimento Hizmat di Fetullah Gulen, il predicatore e politologo turco emigrato negli Usa e presentato dai circoli turchi filo-governativi come l'artefice di cospirazioni internazionali miranti a colpire la leadership di Recep Tayyip Erdogan. <br />Con il rilascio dei tre detenuti disposto il 21 gennaio, rimane in carcere soltanto uno dei 20 uomini arrestati dal marzo 2011 perché accusati di essere coinvolti a vario livello nel triplice omicidio di Malatya. Tutti gli altri hanno già potuto usufruire di forme di libertà vigilata. La pena dell'ergastolo è stata richiesta per i cinque uomini accusati come esecutori materiali della strage. Ma anche a loro, dal marzo 2014, sono stati concessi gli arresti domiciliari.<br />Il 18 aprile 2007, tre cristiani evangelici - i turchi Necati Aydin e Ugur Yuksel e il tedesco Tilmann Geske - vennero legati e sgozzati nella sede della casa editrice Zirve, di cui erano collaboratori. Intorno agli omicidi, le indagini individuarono un'ampia rete di complicità e di coperture che coinvolgevano anche ambienti militari e degli apparati di sicurezza. .Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/NIGER - Violenze anticristiane: i Vescovi riaffermano la loro amicizia con la comunità musulmanahttp://www.fides.org/it/news/56876-AFRICA_NIGER_Violenze_anticristiane_i_Vescovi_riaffermano_la_loro_amicizia_con_la_comunita_musulmanahttp://www.fides.org/it/news/56876-AFRICA_NIGER_Violenze_anticristiane_i_Vescovi_riaffermano_la_loro_amicizia_con_la_comunita_musulmanaNiamey - “Vogliamo rinnovare la nostra amicizia e fratellanza all’insieme della comunità musulmana del nostro Paese” scrivono i Vescovi del Niger in un messaggio alla comunità musulmana, inviato all’Agenzia Fides, dopo le violenze anticristiane che hanno pesantemente colpito la Chiesa nei giorni scorsi . Precisando di parlare “in comunione profonda con le nostre comunità duramente provate dagli avvenimenti inattesi e tragici subiti senza comprenderne le ragioni”, i Vescovi ringraziano tutti i musulmani “per i gesti e gli atti di solidarietà” dimostrati durante gli assalti alla comunità cristiana.<br />“Siamo uniti nel dolore che condividete con noi. I nostri luoghi di culto e la maggior parte delle nostre infrastrutture sono state demolite ma la nostra fede è intatta” scrivono i Vescovi. “È con essa e con la vostra che costruiremo di nuovo quello che i nostri nemici comuni hanno deliberatamente voluto annientare”.<br />La Chiesa cattolica in Niger ha sospeso fino a nuovo ordine tutte le sue attività : “Le attività della Chiesa cattolica, che non hanno altro scopo che quello di servire le popolazioni, riprenderanno poco a poco, dove è possibile, in funzione di ogni singola situazione” precisano i Vescovi. Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/EGITTO - La diocesi copto cattolica di Minya promuove con progetti concreti la riconciliazione religiosa nel villaggio di Delgahttp://www.fides.org/it/news/56875-AFRICA_EGITTO_La_diocesi_copto_cattolica_di_Minya_promuove_con_progetti_concreti_la_riconciliazione_religiosa_nel_villaggio_di_Delgahttp://www.fides.org/it/news/56875-AFRICA_EGITTO_La_diocesi_copto_cattolica_di_Minya_promuove_con_progetti_concreti_la_riconciliazione_religiosa_nel_villaggio_di_DelgaMinya – Il villaggio di Delga, nel governatorato egiziano di Minya, nel recente passato è stato al centro di scontri tra clan familiari e di violenze perpetrate da gruppi islamisti fondamentalisti, che hanno provocato morti e costretto numerose famiglie cristiane a lasciare temporaneamente le propie abitazioni. Per questo la diocesi copto-cattolica di Minya ha scelto di promuovere proprio in quell'area una serie di progetti concreti, miranti a favorire la graduale ricomposizione del tessuto della convivenza sociale. <br />“I progetti - spiega all'Agenzia Fides Anba Botros Fahim Awad Hanna, Vescovo copto cattolico di Minya - cercano di preparare il terreno e favorire un cambio di mentalità che elimini in maniera preventiva i pregiudizi e le chiusure, in un contesto dove anche le tensioni tra clan familiari assumono - spesso in maniera strumentale - coloritura religiosa”. A gestire i progetti è un gruppo di quaranta persone, cristiane e musulmane, residenti per la metà a Delga, che hanno rivitalizzato il comitato locale della “Casa della famiglia egiziana”, l'organismo di collegamento inter-religioso creato anni fa dal Grande Imam di Al Azhar e dal Patriarca copto ortodosso come strumento per prevenire e mitigare le contrapposizioni settarie, in un momento in cui il riesplodere del settarismo fondamentalista sembrava mettere a rischio la stessa unità nazionale. <br />Al momento, il fiore all'occhiello dei progetti promossi a Delga è il presidio sanitario aperto con il contributo del Catholic Relief Service, dove cristiani e musulmani possono usufruire di assistenza medica e visite specialistiche. Ma rientrano nel programma di sostegno alla riconciliazione sociale e inter-religiosa anche l'inaugurazione di una biblioteca aperta a tutti, la creazione di un dispensario per garantire alle famiglie più povere l'accesso a beni di prima necessità e, soprattutto, i seminari di studio sui temi della convivenza, della cittadinanza e della pacificazione, frequentati da giovani cristiani e musulmani. <br />“In alcune occasioni - riferisce a Fides il Vescovo Botros Fahim - i ragazzi musulmani e cristiani coinvolti in queste iniziative hanno voluto manifestare pubblicamente lo spirito di riconciliazione che li unisce, passeggiando insieme e fermandosi a conversare e a scherzare negli spazi pubblici più frequentati del villaggio. Momenti di condivisione a cui talvolta hanno preso parte anche sacerdoti e imam della zona”. Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/PERU’ - “Stiamo vivendo nella paura”: il Vescovo di Chimbote chiede protezione per i magistratihttp://www.fides.org/it/news/56874-AMERICA_PERU_Stiamo_vivendo_nella_paura_il_Vescovo_di_Chimbote_chiede_protezione_per_i_magistratihttp://www.fides.org/it/news/56874-AMERICA_PERU_Stiamo_vivendo_nella_paura_il_Vescovo_di_Chimbote_chiede_protezione_per_i_magistratiChimbote – Dopo la pubblicazione delle notizie, da parte della stampa locale, di minacce rivolte alle giudici Susana Quispe e Sara Valdivieso, e a tre ufficiali giudiziari della Corte Superiore della provincia di Santa , il Presidente dell'Associazione dei giudici della Provincia di Santa, Raúl Rodríguez Soto, ha rigettato tali intimidazioni, inconcepibili in uno stato di diritto.<br />“Ciò che è accaduto è un attentato, Ancash è una regione travagliata, non possiamo permetterlo, in qualsiasi forma avvenga, soprattutto quando viene da criminali - ha detto Raúl Rodríguez Soto -. Riteniamo che i magistrati, siano giudici o pubblici ministeri, devono essere protetti, in particolare quelli che lavorano su casi emblematici".<br />Nella stessa nota pervenuta a Fides, Sua Ecc. Mons. Ángel Francisco Simón Piorno, Vescovo di Chimbote, ha chiesto anche lui protezione per i magistrati: "Le autorità e i cittadini non possono permettere questo tipo di fatti, stiamo vivendo nella paura, e questo non deve accadere. Le autorità dovrebbero chiarire e approfondire queste minacce, per trovare e punire i criminali. Nel frattempo devono garantire la sicurezza per giudici e funzionari minacciati", ha detto Mons. Angel Simón Piorno.<br />Chimbote è una città che da tempo vive situazioni di violenza da parte di gruppi criminali. Un fenomeno che man mano è venuto alla luce in questi ultime due anni . I Vescovi del Perù hanno denunciato questa situazione proprio per evitare che essa si venga a creare anche in altre zone del paese, dove la presenza delle forze dell’ordine è scarsa o le autorità ancora non intervengono in modo deciso .<br /> Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - “La società ivoriana è malata sul piano spirituale e morale” denunciano i Vescovihttp://www.fides.org/it/news/56873-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_La_societa_ivoriana_e_malata_sul_piano_spirituale_e_morale_denunciano_i_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/56873-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_La_societa_ivoriana_e_malata_sul_piano_spirituale_e_morale_denunciano_i_VescoviAbidjan - “La corsa sfrenata al facile guadagno e al potere minaccia la coesione sociale e la stabilità del Paese” affermano i Vescovi della Costa d’Avorio nel messaggio pubblicato al termine della loro Assemblea plenaria, tenutasi a Abengourou dal 19 al 25 gennaio, pervenuto all’Agenzia Fides.<br />“Dopo un decennio di crisi profonda che ha dolorosamente segnato la storia della Costa d’Avorio, scuotendo la coesione sociale, siamo giunti al momento della riconciliazione e della ricostruzione del nostro Paese” afferma il messaggio, facendo riferimento alla crisi scoppiata nel settembre 2002 che ha visto la Costa d’Avorio divisa in due parti, risolta solo nel 2011 con l’arresto dell’ex Presidente Laurent Gbagbo e l’insediamento dell’attuale Capo dello Stato, Alassane Ouattara. <br />La ricostruzione e la riconciliazione nazionali sono però minacciate, secondo i Vescovi, dalla “corsa sfrenata al facile guadagno e al potere, che comportano derive dalle conseguenze incalcolabili”. I Vescovi denunciano in particolare i sacrifici umani dei quali sono spesso vittime gli albini e i bambini. “Non è raro trovarsi di fronte allo spettacolo triste e orribile di corpi mutilati, di albini massacrati, di tombe profanate, di scheletri esposti a disprezzo della dignità dell’uomo”.<br />“Non possiamo dimenticare - prosegue il messaggio - la triste sorte dei bambini rapiti, incatenati, imprigionati e tenuti in uno stato di malnutrizione estrema, in attesa di essere fatti oggetto di riti sacrificali da parte di persone alla ricerca della ricchezza e del potere”.<br />A questo si aggiungono i tanti giovani vittime di alcool e droga, o che finiscono per entrare a far parte di bande di taglieggiatori di strada. “La società ivoriana è quindi malata sul piano spirituale e morale” concludono Vescovi, che lanciano un appello a tutti, perché ciascuno faccia la propria parte, dai politici ai capi religiosi, dalle famiglie ai leader tradizionali. Tue, 27 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/MALAWI - Colera, fame, malattie: nuove minacce per migliaia di alluvionati in Malawi e Mozambicohttp://www.fides.org/it/news/56872-AFRICA_MALAWI_Colera_fame_malattie_nuove_minacce_per_migliaia_di_alluvionati_in_Malawi_e_Mozambicohttp://www.fides.org/it/news/56872-AFRICA_MALAWI_Colera_fame_malattie_nuove_minacce_per_migliaia_di_alluvionati_in_Malawi_e_MozambicoLilongwe – Strade, ponti, scuole, infrastrutture di ogni genere, migliaia di ettari di terreno andati persi, bestiame morto annegato: questo il bilancio delle piogge torrrenziali che si stanno abbattendo da oltre un mese su Malawi e Mozambico. In un comunicato inviato all’Agenzia Fides dall’organizzazione spagnola Ayuda en Acción, risultano finora oltre 300 mila persone colpite dalle alluvioni nei due Paesi africani, e si prevede un ulteriore aumento di questa cifra. Per far fronte a questa emergenza, la ong ha lanciato la campagna ‘Emergenza in Malawi e Mozambico’, con la quale chiede la collaborazione dei cittadini per la distribuzione di generi alimentari, coperte, kit di igiene e depuratori per il trattamento dell’acqua. L’ong segnala, inoltre, che il numero di persone colpite in Malawi si aggira sulle 200 mila unità e in Mozambico approssimativamente sulle 130 mila unità; mentre gli sfollati sono rispettivamente tra gli 85/100 mila e oltre i 50 mila. Ci sono ancora diversi dispersi in Malawi oltre a centinaia di persone che continuano ad essere isolate, senza cibo, acqua, servizi igienico sanitari o elettricità. A tutti questi problemi si aggiungono i focolai di allevamenti di mosquito, vettori di malattie come la malaria, che hanno anche contaminato l’acqua dei pozzi. Mon, 26 Jan 2015 00:00:00 +0100