Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/MOZAMBICO - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, don Jorge Joaquim Pinhohttp://www.fides.org/it/news/69956-AFRICA_MOZAMBICO_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_don_Jorge_Joaquim_Pinhohttp://www.fides.org/it/news/69956-AFRICA_MOZAMBICO_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_don_Jorge_Joaquim_PinhoCittà del Vaticano – Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 28 gennaio 2021 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Mozambico per un quinquennio , don Jorge Joaquim Pinho, del clero dell’arcidiocesi di Beira.<br />Il nuovo Direttore nazionale è nato il 25 agosto 1972 ed è sacerdote da 16 anni. Ha conseguito la licenza in filosofia a Maputo, un master in gestione e amministrazione delle scuole a Beira e un master in teologia pastorale a Salamanca. E’ stato professore al Seminario propedeutico e all’Università di Beira, parroco in due parrocchie. Per un anno è stato Direttore delle POM nella sua arcidiocesi. Attualmente è parroco ed economo diocesano. <br />Sat, 17 Apr 2021 10:25:08 +0200AMERICA/BRASILE - I Vescovi: “Non possiamo tacere quando la vita è minacciata, i diritti non rispettati, la giustizia è corrotta”http://www.fides.org/it/news/69955-AMERICA_BRASILE_I_Vescovi_Non_possiamo_tacere_quando_la_vita_e_minacciata_i_diritti_non_rispettati_la_giustizia_e_corrottahttp://www.fides.org/it/news/69955-AMERICA_BRASILE_I_Vescovi_Non_possiamo_tacere_quando_la_vita_e_minacciata_i_diritti_non_rispettati_la_giustizia_e_corrottaBrasilia - “Il Brasile vive l'aggravarsi di una grave crisi sanitaria, economica, etica, sociale e politica, acuita dalla pandemia, che ci sfida, mettendo in luce le disuguaglianze strutturali radicate nella società brasiliana. Sebbene tutti soffrano per la pandemia, le sue conseguenze sono più devastanti nella vita dei poveri e dei deboli. Questa realtà della sofferenza deve risuonare nel cuore dei discepoli di Cristo. Tutto ciò che promuove o minaccia la vita riguarda la nostra missione di cristiani. Ogni volta che prendiamo posizione su questioni sociali, economiche e politiche, lo facciamo su richiesta del Vangelo. Non possiamo tacere quando la vita è minacciata, i diritti non vengono rispettati, la giustizia è corrotta e la violenza viene istituita”.<br />Lo scrive la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile nel suo messaggio pubblicato al termine dell’Assemblea Generale della CNBB, svoltasi on line dal 12 al 16 aprile , rivolgendosi “al popolo brasiliano in questo grave moimento”. “Siamo Pastori e la nostra missione è prenderci cura di voi – scrivono nel messaggio -. I nostri cuori soffrono per la limitata partecipazione del Popolo di Dio nelle chiese. Tuttavia, la sacralità della vita umana ci richiede saggezza e responsabilità. Pertanto, in questo momento, dobbiamo continuare a osservare le misure sanitarie che riguardano le celebrazioni in presenza”.<br />I Vescovi ringraziano le famiglie che sono state luogo privilegiato “per l'esperienza della fede e della solidarietà”, e le comunità che attraverso diverse iniziative hanno promosso l’esperienza della Chiesa domestica, esortando: “Uniti nella preghiera e nella cura della vita, supereremo questo momento”.<br />Ribadiscono quindi che i tre poteri della Repubblica hanno, ciascuno nella sua specificità, la missione di guidare il Brasile secondo i dettami della Costituzione federale, che ritiene la salute “il diritto di tutti e il dovere dello Stato". Il momento attuale richiede competenza e lucidità, quindi "discorsi e atteggiamenti che negano la realtà della pandemia, ignorano le misure sanitarie e minacciano lo Stato di diritto democratico, sono inaccettabili".<br />I Vescovi chiedono quindi “maggiori investimenti nella sanità pubblica e nella assistenza ai malati, preservando e rafforzando il sistema sanitario unificato – SUS” e di garantire politiche pubbliche statali efficaci a sostegno dell’educazione, impegnandosi nel Patto globale per l'istruzione proposto da Papa Francesco. Sono anche preoccupati per le molteplici forme di violenza diffuse nella società, per la disinformazione e l'incitamento all'odio, soprattutto attraverso i social network, per l'uso della religione come strumento di disputa politica.<br />Richiamando ad una attenzione costante alla cura della casa comune, i Vescovi ribadiscono la necessità di superare le disuguaglianze sociali nel paese, promuovendo una politica migliore, “che non si sottometta agli interessi economici, e sia guidata dalla fraternità e dall'amicizia sociale”. Infine concludono con “un forte appello all'unità della società civile, delle Chiese, delle entità, dei movimenti sociali e di tutte le persone di buona volontà, attorno al Patto per la vita e per il Brasile. Con rinnovato impegno, prendiamo iniziative concrete per promuovere, la solidarietà e la condivisione”. <br />Sat, 17 Apr 2021 09:19:06 +0200AMERICA/HAITI - Solidarietà e preghiera per le vittime dei sequestri, il dolore di un popolo che ormai non ce la fa piùhttp://www.fides.org/it/news/69954-AMERICA_HAITI_Solidarieta_e_preghiera_per_le_vittime_dei_sequestri_il_dolore_di_un_popolo_che_ormai_non_ce_la_fa_piuhttp://www.fides.org/it/news/69954-AMERICA_HAITI_Solidarieta_e_preghiera_per_le_vittime_dei_sequestri_il_dolore_di_un_popolo_che_ormai_non_ce_la_fa_piuPort au Prince - In tutte e 10 le diocesi del Paese, giovedì 15 aprile la Chiesa cattolica presente ad Haiti, ha celebrato messe per esprimere la propria solidarietà alle vittime dei rapimenti nel Paese. Nella parrocchia Saint-Pierre a Pétion-Ville, l'Assemblea dei Vescovi ha concelebrato la Messa, ed è stata questa l'occasione per chiedere ancora una volta il rilascio di tutte le vittime di sequestro e per protestare contro l'insicurezza generale.<br />A mezzogiorno il suono delle campane della chiesa di Saint-Pierre è risuonato a Pétion-Ville, unendosi a quello di tutte le chiese di Haiti. Il grido dei fedeli che è seguito al suono delle campane testimonia il dolore di un popolo che ormai non ce la fa più. La Conferenza episcopale aveva indicato che le campane delle chiese “parlassero” in segno di comunione, di pensieri e di preghiere per le persone vittime di rapimenti, violenze e insicurezza in generale, secondo quanto riferisce la nota pervenuta a Fides.<br />Fra quanti erano presenti nella parrocchia di Saint-Pierre a Pétion-Ville, c’erano fedeli devoti e gente del popolo che voleva protestare, entrando nella chiesa già affollata, con i pugni alzati. I fedeli hanno salutato i Vescovi cantando "nou bouke" , mentre gli attivisti portando in mano cartelli, hanno occupato i corridoi del tempio.<br />Il Vescovo Kenel Alphonse è dovuto intervenire per chiedere il silenzio, per iniziare quello che doveva essere un salmo di liberazione per Haiti e una grande opportunità per denunciare i mali che vive il paese.<br />"Denunciamo con forza gli atti di sequestro di persona nel Paese" ha ribadito Mons. Launay Saturné, Presidente della Conferenza episcopale di Haiti che ha presieduto la concelebrazione eucaristica organizzata in segno di solidarietà con le vittime di rapimento. Il Vescovo ha detto che la Conferenza episcopale haitiana e la Conferenza dei religiosi di Haiti chiedono il rilascio immediato, incondizionato, sani e salvi, di tutti i rapiti nel Paese.<br />"Preghiamo per mettere fine all'insicurezza, al rapimento. Sogniamo una Haiti senza insicurezza, senza rapimenti e senza violenza. Preghiamo per la liberazione di tutti i rapiti e per la conversione di tutti coloro che sono coinvolti nei rapimenti", ha esortato il Vescovo, invitando ogni cittadino a fare la sua parte per una nuova Haiti, e le autorità pubbliche ad assumersi le proprie responsabilità.<br />E' stata notata la presenza dei leader per i diritti umani e di altri attivisti, che hanno organizzato una manifestazione spontanea alla fine della celebrazione. Purtroppo, in quel momento, le forze dell'ordine hanno lanciato gas lacrimogeni in abbondanza per disperdere i manifestanti, un veicolo è stato incendiato. Si è vissuto il panico fra la popolazione presente.<br />Il 15 aprile la Chiesa cattolica di Haiti aveva raccomandato la chiusura di scuole cattoliche, università e tutte le altre istituzioni, per denunciare il rapimento dei religiosi . Nella capitale anche i centri commerciali hanno chiuso le porte per unirsi alla protesta.<br /> <br />Sat, 17 Apr 2021 13:35:54 +0200AFRICA/CONGO RD - Violenze nell’est: dietro le aride cifre dei rapporti, ci sono vittime innocentihttp://www.fides.org/it/news/69953-AFRICA_CONGO_RD_Violenze_nell_est_dietro_le_aride_cifre_dei_rapporti_ci_sono_vittime_innocentihttp://www.fides.org/it/news/69953-AFRICA_CONGO_RD_Violenze_nell_est_dietro_le_aride_cifre_dei_rapporti_ci_sono_vittime_innocentiKinshasa – “Sono aride cifre dietro le quali ci sono però esseri umani, vittime innocenti” afferma la Rete Pace il Congo, promossa dai missionari che operano nella Repubblica Democratica del Congo , nel presentare alcuni rapporti di agenzie dell’ONU e di ONG locali sui crimini commessi contro la popolazione civile nell’est della RDC.<br />Nel suo rapporto pubblicato l’11 febbraio 2021 comprendente i dati raccolti tra gennaio e dicembre 2020, il Comitato Congiunto delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha affermato che, nei territori di Beni , Irumu e Mambasa , le Forze Democratiche Alleate , un gruppo armato di origine ugandese, ha effettuato 166 attacchi e ucciso almeno 849 civili. Lo stesso rapporto rivela che, nello stesso periodo e sempre per opera delle ADF, almeno 108 civili sono stati vittime di violazioni del diritto all’integrità fisica, fra cui 103 feriti e 5 donne vittime di abusi sessuali. Inoltre, il BCNUDH ha documentato il sequestro di almeno 77 persone, di cui 20 donne e 3 minorenni poi rilasciati. Durante il mese di febbraio 2021, il BCNUDH ha documentato 495 casi di violazioni dei diritti umani commesse sul territorio congolese. Il 65% di queste violazioni è stato perpetrato da miliziani di gruppi armati e il 35% da agenti dello Stato . Queste violazioni hanno provocato la morte di almeno 197 civili, tra cui 23 donne e 12 bambini. I gruppi armati sono stati ritenuti responsabili dell’esecuzione sommaria di almeno 175 persone, tra cui 22 donne e 9 bambini, mentre gli agenti delle forze di sicurezza sono stati ritenuti responsabili dell’esecuzione extragiudiziale di almeno 22 persone, tra cui 1 donna e 5 bambini.<br />In un rapporto pubblicato il 5 marzo 2021 e che copre il periodo tra il 1° febbraio e il 28 febbraio 2021, il Forum per la Pace di Beni , nel Nord Kivu, ha affermato di aver registrato l’uccisione di 105 persone e il sequestro di 34 persone, tra cui solo 13 sono state finora rilasciate.<br />a maggior parte dei crimini sono stati commessi nella regione di Beni e , in misura minore, in Ituri. Secondo l’FPB, “tra le cause per le quali le ADF riescono a continuare a perpetrare questi massacri e violazioni dei diritti umani si possono citare: la minimizzazione, da parte dei servizi di sicurezza, degli allarmi loro inoltrati dalla popolazione, l’allentamento delle operazioni militari contro le ADF e la demotivazione dei soldati sul fronte, a causa del dirottamento del loro stipendio, ecc.”. Per porre fine alle violenze, l’FPB chiede al Capo di Stato Maggiore delle FARDC di sostituire quegli ufficiali che si trovano sul posto già da molto tempo senza aver ottenuto alcun risultato positivo.<br />Secondo un rapporto pubblicato il 22 febbraio 2021 dal Kivu Security Tracker , nell’est della RDC vi sono ben 122 gruppi armati, in particolare nelle province di Nord Kivu, Sud Kivu, Ituri e Tanganica. Nel Sud Kivu ne sono stati identificati 64, nel Nord Kivu 46, nell’Ituri 11 e nel Tanganica 9. Alcuni gruppi armati operano simultaneamente anche in due o tre province.<br />Il KST sottolinea che i 4 gruppi armati più importanti sono: le Forze Democratiche Alleate , le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda , l’Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano e il Nduma Defence for Congo .<br />Di recente i Vescovi congolesi hanno rivolto un nuovo appello per la fine delle violenze nell’est del Paese. <br />Sat, 17 Apr 2021 13:35:27 +0200AFRICA/CAMERUN - L’opera della Chiesa locale e il sostegno della Santa Sede sono decisivi per la riconciliazionehttp://www.fides.org/it/news/69951-AFRICA_CAMERUN_L_opera_della_Chiesa_locale_e_il_sostegno_della_Santa_Sede_sono_decisivi_per_la_riconciliazionehttp://www.fides.org/it/news/69951-AFRICA_CAMERUN_L_opera_della_Chiesa_locale_e_il_sostegno_della_Santa_Sede_sono_decisivi_per_la_riconciliazioneBamenda – “La Chiesa cattolica in Camerun può essere considerata un organismo facilitatore di dialogo: in questo senso siamo mediatori tra le due parti anche se sono solo loro che possono risolvere e lo possono fare solo dialogando. Nelle regioni anglofone il 40% della popolazione si professa cristiano e la nostra presenza mira a facilitare la pace. Lavoriamo molto con la popolazione locale, ma anche con i militari e i combattenti separatisti perchè il dialogo trionfi. Va detto che l’opera per favorire la pace ci ha portato a pagare un alto prezzo in termine di perdita di vite o di violenze subite da cristiani laici, sacerdoti”. Lo dice all’Agenzia Fides Mons. Andrew Nkea Fuanya, Arcivescovo dell’Arcidiocesi metropolitana di Bamenda, facendo il punto sulla dolorosa situazione che vede dal 2016 le regioni anglofone del paese attraversate da conflitti, violenza estrema, povertà e terrore. <br /> L’Arcivescovo spiega perché anche gli operatori ecclesiali come sacerdoti o religiosi, sono finiti nel mirino delle violenze, pure agendo da mediatori: “Questo stato di cose si è venuto a creare per una drammatica incomprensione di fondo. Tutti qui credono nella Chiesa, a prescindere dalle posizioni, ma c’è stato un tempo in cui il governo ci ha considerati come ‘fiancheggiatori dei ribelli’ così come i separatisti ci hanno visto ‘pro-governo’ per il semplice fatto che condanniamo le violenze sulla popolazione civile. Sappiamo però che la chiesa di Cristo è perseguitata come disse egli stesso nel Vangelo ’perseguiteranno il maestro e i suoi servitori’. Quindi non è una situazione nuova per noi che scegliamo di continuare a pagare il prezzo finchè non otterremo la pace per le nostre amate regioni e la nostra amata gente”.<br />Nel quadro internazionale, nota l’Arcivescovo, ha creato aspettative e grandi speranze il recente viaggio del Cardinale Pietro Parolin, che ha visitato il Camerun nel gennaio scorso. Il Segretario di Stato Vaticano è stata la prima autorità estera a visitare le popolazioni delle regioni nord orientali e nord occidentali del Camerun dall’inizio della crisi nel 2016. <br />Rileva Mons. Andrew Nkea Fuanya: “Credo che la visita del Cardinale resti una mossa decisiva verso la pace. Il Card. Parolin è venuto a Bamenda per consegnarmi il pallio, come nuovo Metropolita della diocesi, ma soprattutto per esprimere la vicinanza del Papa al popolo sofferente. E’ stata una grande consolazione per i preti e i vescovi, i religiosi e i fedeli perché il Papa è vicino a noi. Il Card. Parolin ha avuto un incontro con i preti e i Vescovi: è stata una grande spinta per restare fedeli alla missione così come un grande incoraggiamento per il popolo. Il Cardinale ha mostrato che il Papa segue da vicino, con profonda sollecitudine, la nostra situazione. Nonostante le minacce dell’opposizione nei confronti di chi si fosse recato agli incontri, la risposta della popolazione è stata massiccia e ha mostrato senza alcun dubbio quanto la gente fosse felice per l’occasione di incontrare l’inviato del Papa, giunto con un messaggio di pace. La sua visita è stata una pietra miliare nel cammino verso la pace per le nostre regioni. È importante per noi sapere che la Santa Sede sta seguendo e cercando di favorire la pace, parlando con entrambe le parti. L’impegno della Chiesa a livello universale e locale è fondamentale. Noi, qui, come Vescovi informiamo la Santa Sede di ogni passo e così la Santa Sede può dare un contributo, attraverso le attività dei Vescovi locali. La popolazione ha molte fiducia nella Chiesa ed è per questo che molti partiti guardano alla Santa Sede come un attore credibile che può aiutare il dialogo e la riconciliazione”.<br /> <br />Fri, 16 Apr 2021 12:09:07 +0200AMERICA/CILE - Il dramma dei migranti continua, tra ipocrisia, Covid e una nuova legge più rigidahttp://www.fides.org/it/news/69950-AMERICA_CILE_Il_dramma_dei_migranti_continua_tra_ipocrisia_Covid_e_una_nuova_legge_piu_rigidahttp://www.fides.org/it/news/69950-AMERICA_CILE_Il_dramma_dei_migranti_continua_tra_ipocrisia_Covid_e_una_nuova_legge_piu_rigidaConcepción - "La cosa più dolorosa di tutta questa sfortunata situazione è che il processo migratorio in Cile ha rivelato una catena di situazioni anomale e l'ipocrisia che la sostiene. Spero che questa nuova legge ripari il dolore che ha causato, soprattutto negli ultimi anni, a migliaia di migranti": lo ha scritto l'Arcivescovo di Concepción, Mons. Fernando Chomali, in una lettera pubblicata dal quotidiano nazionale “El Mercurio”. Il testo, intitolato "Pura ipocrisia", inviato all’Agenzia Fides, affronta la situazione attualmente vissuta da migliaia di migranti nel Paese.<br />L'Arcivescovo di Concepción prende spunto da un fatto accaduto nella capitale cilena: "Un numeroso gruppo di migranti si è accampato in un ufficio nel centro di Santiago, per cercare di ‘regolarizzare la propria situazione’ alla luce della nuova legge sull'immigrazione appena emanata. Erano spinti dalla disperazione, dall'angoscia, dalla mancanza di informazioni e dalla paura. Lo scenario era cupo: un assembramento nel mezzo di una pandemia, che implica più infezioni, più collassi negli ospedali e più morti. Questo era prevedibile ed evitabile".<br />Poi Mons. Chomali descrive la realtà cilena: "Li hanno fatti entrare - ricordiamo gli aerei provenienti da Haiti che arrivavano all'alba e il flusso di persone che sono arrivate per lunghi mesi dal nord - e una volta arrivati qui non vengono offerte loro le garanzie civili o lavorative. Sono minacciati di espulsione, e così loro, con apparente calma, si prendono cura dei malati o degli anziani di cui nessuno vuole occuparsi, fanno le pulizie fino alle prime ore del mattino, raccolgono quello che andrà sulle succulente tavole dei ricchi Epuloni del XXI secolo, trasportano cibo sotto la pioggia o il caldo infernale, in condizioni di lavoro deplorevoli, mal pagati, senza alcun tipo di previdenza. E come se non bastasse, vivono in luoghi affollati, in luoghi subumani e costosi".<br />In conclusione una parole di denuncia e di speranza: "Molti di quanti hanno lavorato a questa legge tanto attesa e tardiva, hanno probabilmente migranti che lavorano nelle loro case o nelle case o negli affari di persone che conoscono. Sanno che la loro situazione di ‘irregolarità’ li lascia completamente indifesi, di fronte agli evidenti abusi che si verificano ogni giorno nei loro confronti. I migranti devono essere trattati come vorremmo che trattassero noi, se dovessimo intraprendere la dolorosa esperienza di lasciare il nostro paese. È bene ricordare che la dignità dell'essere umano è insita in esso, indipendentemente da dove proviene, dove si trova e dove va".<br />Il Cile sta affrontando il dramma dei migranti in una situazione molto difficile. Le strutture sanitarie sono sotto forte pressione a causa dell'aumento dei casi di Covid, che la buona campagna di vaccinazione non riesce a fermare soprattutto in alcune città. Inoltre gli ospedali stanno ricevendo tutti i malati rimandati da un anno a questa parte, che non avevano il Covid ma altre patologie, e che adesso non possono più ritardare l’assistenza medica. Ulteriore motivo di attrito è dato dalla nuova legge migratoria, che sostituisce quella attuale, una delle più antiche leggi sull'immigrazione in America Latina, ideata nel 1975 durante la dittatura di Augusto Pinochet , quando il regime militare cercò di limitare l'ingresso dei migranti. Sulla nuova legge sembra esserci già polemica, perché propone maggiore "rigidità" sul controllo dei confini e l’accelerazione delle deportazioni, richiedendo inoltre un visto del paese di origine, al fine di impedire agli stranieri di entrare come turisti e cambiare il proprio stato in immigrati per poter cercare lavoro.<br />L'emanazione della legge avviene in un momento di boom migratorio, soprattutto al confine settentrionale, tra Cile e Bolivia, dove nei mesi di febbraio e marzo migliaia di immigrati sono stati registrati irregolarmente, provocando il crollo di diverse piccole città di confine.<br /> <br />Fri, 16 Apr 2021 12:06:09 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Nuovo attacco a Palma; l’UNICEF lancia allarme sulla situazione umanitariahttp://www.fides.org/it/news/69949-AFRICA_MOZAMBICO_Nuovo_attacco_a_Palma_l_UNICEF_lancia_allarme_sulla_situazione_umanitariahttp://www.fides.org/it/news/69949-AFRICA_MOZAMBICO_Nuovo_attacco_a_Palma_l_UNICEF_lancia_allarme_sulla_situazione_umanitariaMaputo – Un nuovo attacco è stato perpetrato ieri sera, 15 aprile, nella città di Palma, nel nord-est del Mozambico, tre settimane dopo l’assalto jihadista di ampia portata che ha provocato decine di morti e migliaia di sfollati . Secondo fonti militari, ci sono stati degli scontri a fuoco tra i soldati e i jihadisti, ma la situazione è ora sotto controllo<br />Un elemento che fa ritenere che combattenti conosciuti come Al-Shabaab abbiano fatto un salto di qualità è il fatto che mentre a Palma si verificano gli scontri, i jihadisti hanno condotto attacchi simultanei in due località situate in un raggio di 200 km. "Hanno attaccato Mueda, Pundanhar e Palma quasi contemporaneamente” ha affermato una fonte militare. L’attacco a Mueda non è stato però confermato da altre fonti.<br />L’UNICEF ha lanciato l’allarme sulla situazione umanitaria delle popolazioni del nord del Mozambico e dei mozambicani che si sono rifugiati nella confinante Tanzania. “Oggi quasi il 13% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta, di cui quasi il 4% è in forma grave. "E queste cifre si riferiscono solo alle aree a cui abbiamo accesso" ha affermato Manuel Fontaine, direttore delle operazioni d’urgenza dell’UNICEF. Circa 700.000 persone sono sfollate e a giugno rischiano di diventare un milione se la situazione non migliora.<br />Il Presidente dello Zimbabwe, Emmerson Dambudzo Mnangagwa, ha espresso solidarietà al governo e al popolo del Mozambico. “Un attacco a uno di noi è un attacco a tutti noi. Resistiamo uniti. Quindi, non possiamo sederci e permettere che gli atti di insurrezione continuino senza una solida risposta regionale” ha detto Mnangagwa rivolgendosi ai membri del proprio partito Zanu PF. “La scorsa settimana ho partecipato al vertice della doppia troika della SADC in Mozambico, dove il blocco regionale ha deciso l’invio immediatamente di missione tecniche per il ripristino della pace e della stabilità” ha detto il Presidente dello Zimbabwe, lasciando intendere l’invio di missioni militari da parte dei Paesi della Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe .<br />I ministri della Difesa di Botswana, Zimbabwe e Sudafrica - che attualmente costituiscono la Organ Troika, l’organismo della SADC incaricato di seguire la crisi, si incontreranno il 28 aprile per preparare una riunione straordinaria sulla situazione. <br />Fri, 16 Apr 2021 11:51:45 +0200EUROPA/POLONIA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, rev. Maciej Bedzinskihttp://www.fides.org/it/news/69952-EUROPA_POLONIA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_rev_Maciej_Bedzinskihttp://www.fides.org/it/news/69952-EUROPA_POLONIA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_rev_Maciej_BedzinskiCittà del Vaticano – Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 15 gennaio 2021 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Polonia per un quinquennio , il rev. Maciej Bedzinski, della diocesi di Radom. <br />Il nuovo Direttore nazionale ha 39 anni ed è sacerdote da 13. Dopo sette anni di ministero come vicario parrocchiale, dal 2014 è Segretario nazionale delle Pontificie Opere per la Propagazione della Fede e di San Pietro apostolo. Nello stesso anno ha conseguito il Dottorato e successivamente ha terminato gli studi post-laurea con specializzazione in spiritualità presso il Dipartimento di Mistica cristiana; ha inoltre seguito dei Seminari per addetti stampa, presso l’Università Wyszynski di Varsavia. Fa parte di numerose associazioni cattoliche, è membro della Pontificia Unione Missionaria, da anni è tra gli organizzatori delle “vacanze missionarie” per i giovani della diocesi. Autore di testi di formazione delle POM, organizzatore di Congressi missionari, è impegnato anche nella Scuola per animatori missionari ed ha fatto diversi viaggi nei territori di missione. <br />Fri, 16 Apr 2021 12:41:25 +0200ASIA/COREA DEL SUD - In aumento i cattolici che seguono le messe online a causa della pandemia: la Chiesa prende atto ma prepara il ritorno in presenzahttp://www.fides.org/it/news/69948-ASIA_COREA_DEL_SUD_In_aumento_i_cattolici_che_seguono_le_messe_online_a_causa_della_pandemia_la_Chiesa_prende_atto_ma_prepara_il_ritorno_in_presenzahttp://www.fides.org/it/news/69948-ASIA_COREA_DEL_SUD_In_aumento_i_cattolici_che_seguono_le_messe_online_a_causa_della_pandemia_la_Chiesa_prende_atto_ma_prepara_il_ritorno_in_presenzaSeoul - Sono in aumento in Corea del Sud i fedeli cattolici che la domenica seguono e partecipano alla messa attraverso i social media e la TV. Secondo un rapporto pubblicato dalla Conferenza episcopale cattolica della Corea del Sud, e visionato dall'Agenzia Fides, i telespettatori registrati e verificati dalla Catholic Peace Broadcasting Corporation sull'apposito canale YouTube, dove si trasmettono live liturgie ed eventi pastorali, sono aumentati nell'ultimo anno. Pur tenendo presente i protocolli sanitari, i cattolici hanno generalmente scelto di partecipare alla messa online, afferma il Rapporto.<br />Questa tendenza, crescita con la diffusione del coronavirus, desta però alcune preoccupazioni di carattere pastorale. "Molti membri delle nostre chiese parrocchiali hanno preferito partecipare all'Eucaristia domenicale collegandosi in streaming sulla Tv o sul canale YouTube, a causa delle difficoltà e dei timori derivanti dal COVID-19: Ma il valore di una celebrazioni liturgica in presenza, cui prendere parte insieme, come persone fisiche, in reale comunione di comunità, che è il fulcro della vita di una comunità cattolica, non dovrebbe indebolirsi", rileva una nota della la Conferenza episcopale.<br />Sulla popolazione coreana di 52,9 milioni, i cattolici rappresentano l'11,2%. I dati diffusi dalla Conferenza episcopale hanno rivelato che nel 2020 su 5,9 milioni cattolici nel Paese solo 8.631, ovvero lo 0,15%, ha partecipato di persona alle messe e alle liturgie organizzate nelle chiese, durante la pandemia. I Vescovi affermano di comprendere le preoccupazioni diffuse tra la gente sui problemi di salute e quindi la scelta, compiuta da molti, di non partecipare fisicamente alle messe nelle chiese. Anche il numero di battesimi nel 2020 è diminuito del 62,6% su base annua, rispetto all'anno precedente, attestandosi a 30.285, mentre il numero di matrimoni riconosciuti dalla Chiesa cattolica è sceso del 43%, fino a quota 7.915.<br />La nota dei Vescovi coreani rileva che anche nel 2021 la partecipazione dei fedeli in presenza alle messe è scarsa, tenendo presente la situazione pandemica nel paese. Tuttavia si nota con chiarezza che le messe online o televisive non possono costituire una completa e perfetta sostituzione rispetto a una celebrazione cui si prende parte fisicamente. La fede cristiana, si ricorda, è basata sul mistero dell'Incarnazione di Cristo, che si fa presente nella "carne" dell'umanità , soprattutto tra i poveri e i bisognosi. La relazione umana interpersonale, concreta e reale, è fondamentale per la fede cristiana e non può trovare un surrogato nella relazione solo virtuale o digitale. Nello stesso modo, come ha ricordato Papa Francesco, i Sacramenti "non possono essere virtuali, non possiamo finire viralizzati" nell'ambiente digitale. Per questo, una volta che i problemi di salute e i dati sul controllo della pandemia miglioreranno, la Chiesa coreana potrebbe apertamente scoraggiare o interrompere la trasmissione delle messe online, auspicando e invitando i fedeli a tornare fisicamente nelle chiese.<br /> <br />Fri, 16 Apr 2021 11:18:15 +0200AMERICA/NICARAGUA - “Giustizia e Pace” di Managua: preoccupa la disoccupazione, l’aggravarsi della povertà e la violenzahttp://www.fides.org/it/news/69947-AMERICA_NICARAGUA_Giustizia_e_Pace_di_Managua_preoccupa_la_disoccupazione_l_aggravarsi_della_poverta_e_la_violenzahttp://www.fides.org/it/news/69947-AMERICA_NICARAGUA_Giustizia_e_Pace_di_Managua_preoccupa_la_disoccupazione_l_aggravarsi_della_poverta_e_la_violenzaManagua - La Commissione “Giustizia e Pace” dell'Arcidiocesi di Managua esprime preoccupazione per “la disoccupazione, lo stato della vita, i bassi salari e l'aggravarsi della povertà” che si vede in Nicaragua.<br />Il messaggio che si rivolge ai cattolici e a tutte le persone di buona volontà, cita nel titolo il versetto biblico “Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A chi ha sete darò gratuitamente<br />acqua della fonte della vita” . Ricorda che dopo la Passione e Morte del Signore, celebriamo con gioia la sua Risurrezione, che ci porta sempre la speranza di una vita nuova. "Lo Spirito di Vita ci accompagna sempre nelle difficoltà. I discepoli di Cristo affrontano con rinnovata speranza le difficoltà della società in cui vivono, grazie a questo Spirito" afferma il messaggio.<br />Nella attuale situazione contrassegnata da problem e difficoltà, la Commissione invita a trovare luce nelle parole di Papa Francesco, espresse nella enciclica “Fratelli tutti”:"Ci sono regole economiche che si sono rivelate efficaci per la crescita, ma non per lo sviluppo umano integrale. La ricchezza è aumentata, ma nell’ineguaglianza, e quindi quello che succede è che nascono nuove povertà” . <br />Con preoccupazione, la Commissione “Giustizia e Pace” rileva: “in questo contesto vediamo aumentare la delinquenza comune e la violenza istituzionalizzata, accompagnata da leggi punitive che non risolvono questi problemi e portano piuttosto a condanne selettive".<br />Ispirandosi ancora a Papa Francesco, la Commissione conclude il suo messaggio con queste parole: “tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono chiamati a lottare per la difesa della vita in tutte le sue forme, per migliorare le condizioni carcerarie rispettando la dignità umana delle persone private della libertà, anche in relazione all’ergastolo, che è una pena di morte occulta”. <br />Fri, 16 Apr 2021 09:46:13 +0200ASIA/AFGHANISTAN - Il barnabita p. Scalese sul ritiro delle truppe USA: “Il rischio è ripiombare nella guerra civile e nell’instabilità”http://www.fides.org/it/news/69946-ASIA_AFGHANISTAN_Il_barnabita_p_Scalese_sul_ritiro_delle_truppe_USA_Il_rischio_e_ripiombare_nella_guerra_civile_e_nell_instabilitahttp://www.fides.org/it/news/69946-ASIA_AFGHANISTAN_Il_barnabita_p_Scalese_sul_ritiro_delle_truppe_USA_Il_rischio_e_ripiombare_nella_guerra_civile_e_nell_instabilitaKabul - “Il rischio più grave derivante dal ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan è che il paese possa ripiombare nella guerra civile. Finora le trattative fra il governo e i talebani, previste dagli accordi di Doha, non sono mai partite seriamente o comunque non hanno portato ad alcun risultato. Il progetto era quello di formare un governo di transizione, di unità nazionale, per poi giungere a libere elezioni, che avrebbero deciso chi dovesse governare. Ma se le parti non si parlano, come si può formare insieme un governo? Molto piú facile far parlare le armi”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides p. Giovanni Scalese, sacerdote Barnabita, Superiore della Missio sui iuris in Afghanistan, in merito all’annuncio del ritiro delle truppe americane fatto due giorni fa dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden e previsto entro l’11 settembre 2021.<br />“In ogni caso – prosegue Scalese nella nota inviata all’Agenzia Fides – anche se i talebani dovessero avere il sopravvento, perché meglio organizzati e finanziati, non credo che possano illudersi di restaurare l’Emirato islamico, come se questi vent’anni non fossero esistiti. Potranno pure imporre una nuova costituzione , ma non potranno pretendere di cancellare le libertà o ignorare i diritti a cui gli afghani, in questi anni, si sono abituati. Non dimentichiamo che i giovani non hanno conosciuto l’Emirato e sono cresciuti in questa nuova realtà. Le donne, contrariamente a quel che si pensa, sono una presenza numerosa, qualificata e attiva nella società afghana; sarebbe impensabile volerle rinchiudere di nuovo in casa o dentro un burqa”. <br />Il Barnabita, che risiede a Kabul, nella cappella cattolica istituita nel compound dell'Ambasciata d'Italia, rileva che la scelta potrebbe minare la sicurezza e l’economia del paese: “Sarà in grado il governo afghano di garantire la sicurezza? È lecito nutrire qualche dubbio in proposito. Così come è più che legittimo avanzare qualche perplessità sulla reale capacità del governo di far funzionare la macchina dello Stato senza poter contare sul sostegno finanziario dei paesi occidentali. È vero che tutti giurano ora che non abbandoneranno l’Afghanistan e continueranno a sostenerlo; ma un conto sono gli interventi della Cooperazione, un altro il regolare sovvenzionamento delle istituzioni. Non mi pare che in questi anni sia stato fatto molto per il rilancio dell’economia afghana, anche perché la situazione non lo permetteva; per cui non so come un paese senza un’economia che funzioni possa andare avanti”.<br />Secondo p. Scalese, comunque, è difficile esprimere un giudizio sulla scelta del governo statunitense: “Meglio prendere semplicemente atto della decisione, che del resto era stata già presa dalla precedente amministrazione americana. Chi pensava che fosse sufficiente un cambio della guardia alla Casa Bianca per provocare un ripensamento evidentemente non si rendeva conto che ormai l’impegno militare americano era diventato insostenibile e, di fatto, senza prospettive. Non resta che attendere, per vedere come si evolverà la situazione. Come cristiani, non possiamo che sperare in un'evoluzione positiva, che ridia, dopo tanti anni di violenza, un po’ di serenità a questo paese”, conclude.<br />Era l’aprile del 1978 quando un colpo di stato rovesciò il governo di Mohammed Daud Khan, dando inizio ad una condizione di guerra che in Afghanistan dura ormai da oltre quarant’anni. A quel golpe, infatti, fecero seguito l’occupazione sovietica dal 1979 al 1989 e, dall’inizio degli anni Novanta, una sanguinosa guerra civile che poi avrebbe favorito l’ascesa dei talebani. L’Emirato Islamico dell’Afghanistan da loro instaurato rimase in piedi fino al 2001, quando Bush attaccò il paese in risposta agli attentati dell’11 settembre.<br /> <br />Fri, 16 Apr 2021 09:12:02 +0200ASIA/MYANMAR - "La nazione è affidata alla misericordia di Dio"http://www.fides.org/it/news/69945-ASIA_MYANMAR_La_nazione_e_affidata_alla_misericordia_di_Diohttp://www.fides.org/it/news/69945-ASIA_MYANMAR_La_nazione_e_affidata_alla_misericordia_di_DioYangon - "Siamo nelle mani di Dio. La nazione è affidata alla sua Divina misericordia. In una fase di tensione, sofferenza incertezza sul futuro, la nostra roccia è Cristo. Questo è il sentiero che percorriamo, vedendo i manifestanti che continuano ogni giorno a radunarsi nelle città, grandi e piccole, per rifiutare il governo militare e chiedere la democrazia. Si organizzano numerose veglie di preghiera in luoghi pubblici e privati": così un gruppo di religiose in Myanmar, chiedendo l'anonimato per motivi di sicurezza, descrive all'Agenzia Fides la situazione sociale e il travaglio spirituale che i fedeli cattolici vivono in questa fase drammatica della vita nazionale.<br />Come riferiscono le religiose, il sentiero che oggi la Chiesa birmana percorre è quello tracciato dal Cardinale Charles Maung Bo durante la messa celebrata l'11 aprile 2021, nella Domenica della Divina Misericordia, quando ha auspicato "una fede che sia accompagnata dalle opere".<br />"La Risurrezione - ha ricordato il Cardinale dando ai fedeli indicazioni su come vivere il Tempo pasquale - è la celebrazione della speranza. È la convinzione e la certezza che Dio può creare prodigi anche da un tomba. La vita germoglierà dalla morte, quando verrà il tempo del Signore". "L'ultimo anno è stato un anno di oscurità e morte, segnato da tanta sofferenza umana. Lasciamo che il cuore di Cristo Gesù guarisca tutti: l'oppressore e l'oppresso", ha detto il Cardinale.<br />Un riferimento esplicito è alla città di Myitkyina, nel Nord del Myanmar, nello stato Kachin, protagonista di " di fede e sacrificio". Nella città si è registrata la grande tragedia di persone innocenti uccise per le strade, perfino davanti alla chiesa. "La Chiesa - ha ricordato il Card. Bo - è stata coinvolta nella lotta del nostro popolo, chiamata ad accompagnare il nostro popolo nel sangue e nelle lacrime. Ha davvero percorso una vera Via Crucis. Per molti di voi, la tredicesima stazione della Via Crucis, quella in cui nostra Madre Maria piange sul cadavere di suo figlio, è diventata reale. Viviamo in un paese dove centinaia di mamme vivono con lacrime inconsolabili e il loro cuore ferito, alla vista dei loro figli torturati e uccisi. A tutte quelle madri e a tutti voi direttamente coinvolti, preghiamo con la grazia che sgorga dal cuore di Gesù".<br />Religiosi, sacerdoti, suore, laici cristiani hanno offerto e offrono una profonda testimonianza di fede, mostrando il volto misericordioso della Chiesa cattolica durante la crisi". <br />Ha rilevato il Cardinale: "Con assemblee e veglie di preghiera avete accompagnato il vostro popolo nei momenti di prova. Il nome Myitkyina viene inserito sulla mappa internazionale grazie alla testimonianza ispiratrice di suor Ann Rose Nu Tawng delle suore di San Francesco Saverio. Il mondo ha assistito alla preziosa testimonianza, pronta al sacrifico, di fronte allo tsunami del male. Raccomando la testimonianza dell'amore salvifico di suor Ann Rose , che ha ispirato molti ad apprezzare la Chiesa cattolica e la vita religiosa. Fuori dall'oscurità, i semplici atti di generosità risplendono con grande potenza".<br />"Questo messaggio di amore redentore - ha spiegato - è in sintesi il messaggio della misericordia divina. Il perdono di fronte alle tenebre, l'amore di fronte all'odio è il messaggio che il Signore ha dato a Suor Faustina Kowalska nelle sue tante apparizioni. Dio di misericordia, non cerchiamo più Gesù tra i morti, perché è vivo ed è diventato il Signore della vita. Il mistero della risurrezione è svelato attraverso per la misericordia di Dio".<br />Ha concluso l'Arcivescovo di Yangon: "Tra tutte le grandi sfide che affrontiamo oggi, cerchiamo la misericordia di Dio. I tempi sono bui, il percorso sembra impegnativo. Abbiamo bisogno della luce della misericordia di Dio in Myanmar. Preghiamo con S. Faustina: 'Eterno Dio, in cui la misericordia è infinita e il tesoro della compassione inesauribile, guardaci benevolmente e accresci la tua misericordia in noi, affinché nei momenti difficili non ci disperiamo né ci abbattiamo, ma con grande fiducia ci sottomettiamo alla tua santa volontà, che è l'Amore e la Misericordia stessa'. Lasciamo che ogni casa e tutta la nazione sia protetta e affidata alla Divina Misericordia".<br /> Thu, 15 Apr 2021 13:18:25 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - Giornata nazionale del prigioniero: la Chiesa esprime la sua vicinanza ai cerceratihttp://www.fides.org/it/news/69944-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Giornata_nazionale_del_prigioniero_la_Chiesa_esprime_la_sua_vicinanza_ai_cerceratihttp://www.fides.org/it/news/69944-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Giornata_nazionale_del_prigioniero_la_Chiesa_esprime_la_sua_vicinanza_ai_cerceratiDivo - Ogni anno in Costa d'Avorio, nella festa della Divina Misericordia, la Chiesa celebra la Giornata nazionale dei prigionieri, su iniziativa della Commissione episcopale per la giustizia, la pace e l'ambiente e della Cappellania nazionale per la pastorale penitenziaria.<br />La celebrazione ufficiale dell'edizione 2021 sul tema "la cura della Chiesa per i detenuti è un cammino di conversione e di pace", si è tenuta domenica scorsa 11 aprile, con una messa solenne presieduta dall’Arcivescovo di Gagnoa, Sua Ecc. Mons. Joseph Yapo Aké, nella parrocchia dei Santi Pierre e Paul de Divo nell'Arcidiocesi di Gagnoa.<br />Nel suo intervento, parlando a nome di Mons. Bruno Essoh Yedo, Vescovo di Bondoukou e Presidente di “Giustizia e Pace", p. Charles Olidjo Siwa, Segretario Generale della Commissione e cappellano nazionale per la cura pastorale delle carceri, rivolgendosi alle autorità politiche e amministrative del Paese ha espresso il riconoscimento della Chiesa per gli sforzi compiuti nei confronti dei detenuti, ma ha pure espresso preoccupazione per il sovraffollamento nei luoghi di detenzione. "La Chiesa incoraggia le autorità pubbliche a prestare particolare attenzione ai centri di custodia cautelare che per la maggior parte soffrono di un preoccupante stato di sovraffollamento".<br />“Il centro di custodia cautelare e di correzione di Abidjan, la cui capacità iniziale è di 2000 detenuti, incarcera più di 7000 reclusi e questa situazione porta a minare gravemente la dignità della persona umana che deve essere preservata in ogni momento e in ogni occasione” si legge nel messaggio per la Giornata Nazionale dei Detenuti.<br /> “La Chiesa chiede alle autorità pubbliche un atto di clemenza e misericordia nei confronti delle persone che si trovano in detenzione preventiva e che possono beneficiare della grazia presidenziale."<br />La Chiesa nota nel suo messaggio che "quasi tutte le nostre strutture di custodia cautelare e correzionale mancano di una struttura per la formazione e l'apprendistato nei mestieri che possono aiutare i detenuti al reinserimento sociale dopo il loro rilascio”. <br />Al termine dell’Eucaristia, una delegazione guidata da p. Siwa ha visitato i detenuti della casa di arresto e correzione di Divo, per esprimere la vicinanza della Chiesa cattolica ai detenuti. Sono stati offerti loro kit alimentari e prodotti per l'igiene. Va notato che questo gesto di solidarietà è stato esteso a tutte le 34 carceri della Costa d'Avorio.<br />Per l’anno pastorale 2020-2021, è stata inoltre annunciata una campagna di raccolta di cibo per rimediare al deficit alimentare nelle carceri del Paese. <br />Thu, 15 Apr 2021 12:14:26 +0200EUROPA/OLANDA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, rev. Vincent Goulmyhttp://www.fides.org/it/news/69943-EUROPA_OLANDA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_rev_Vincent_Goulmyhttp://www.fides.org/it/news/69943-EUROPA_OLANDA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_rev_Vincent_Goulmy Città del Vaticano – Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 1 gennaio 2021 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Olanda per un quinquennio , il rev. Vincent Goulmy, della diocesi di Roermond, <br />Il nuovo Direttore nazionale è nato ad Amsterdam, ha 58 anni ed è sacerdote da 34. Dopo la scuola primaria a Heerlen e l’anno preparatorio a Liegi, ha proseguito gli studi in Belgio. Ha studiato filosofia a Kerkrade, in Olanda , quindi ha approfondito gli studi biblici di teologia a Lovanio , dove sta frequentando un master in ricerca teologica. Attualmente è Vicario episcopale per le missioni, parroco di più parrocchie a Brunssum, cappellano dei militari francesi di stanza a Brunssum. Fa parte del Consiglio nazionale di Missio Olanda ed è Presidente dell’Ufficio missionario della diocesi di Roermond. <br />Thu, 15 Apr 2021 12:05:47 +0200AFRICA/BENIN - Rieletto il Presidente Talon; tensioni alla vigilia del voto: i rappresentanti delle confessioni religiose in raccoglimento presso la tomba di Mons. Isidore de Souzahttp://www.fides.org/it/news/69942-AFRICA_BENIN_Rieletto_il_Presidente_Talon_tensioni_alla_vigilia_del_voto_i_rappresentanti_delle_confessioni_religiose_in_raccoglimento_presso_la_tomba_di_Mons_Isidore_de_Souzahttp://www.fides.org/it/news/69942-AFRICA_BENIN_Rieletto_il_Presidente_Talon_tensioni_alla_vigilia_del_voto_i_rappresentanti_delle_confessioni_religiose_in_raccoglimento_presso_la_tomba_di_Mons_Isidore_de_SouzaCotonou – Ha ottenuto un secondo mandato, Patrice Talon, Presidente uscente del Benin, nelle elezioni tenutesi domenica 11 aprile. Lo ha annunciato la Commissione elettorale secondo la quale Talon è stato rieletto con l'86,3 per cento dei voti. Il Presidente Talon è stato eletto per la prima volta nel 2016, ma il suo primo mandato è stato contrassegnato da forti critiche dell'opposizione, che ha denunciato la repressione degli avversari, molti dei quali costretti all’esilio e esclusi dalla candidatura.<br />Alcuni osservatori internazionali hanno riscontrato una bassa affluenza alle urne così come lo svolgimento in gran parte pacifico della votazione, nonostante tensioni e proteste, prima delle elezioni, in cui sono morte due persone. Tensioni e violenze che avevano fatto temere la degenerazione della situazione nei mesi precedenti il voto.<br />Le maggiori religioni del Paese si erano ritrovate il 24 marzo per una preghiera di intercessione per il mantenimento della pace. Il clero cattolico insieme a rappresentati di altre confessioni religiose e ai re tradizionali del Benin si sono ritrovati in visita e in preghiera presso la tomba di Mons. Isidore de Souza, sepolto presso la Cattedrale di Nostra Signora della Misericordia a Cotonou. <br />Mons. Isidore de Souza è stato Arcivescovo di Cotonou dal 1990 al 1999, e fu anche Presidente della Conferenza Nazionale Sovrana del Benin, l’evento che consentì il passaggio del Paese dal partito unico al multipartitismo. Sull’esempio del Benin altri Paese africani dell’area francofone intrapresero iniziative analoghe per passare al multipartitismo.<br />Il 25 marzo, inoltre, Sua Eccellenza Mons. Roger Houngbédji, Arcivescovo di Cotonou, ha celebrato una messa nella chiesa di Saint Michel de Cotonou per implorare la bontà e la misericordia del Signore sul Benin e per invitare alla riconciliazione dei cuori. Thu, 15 Apr 2021 11:13:38 +0200ASIA/PAKISTAN - Il governo premia la suora cattolica "madre dei dimenticati"http://www.fides.org/it/news/69941-ASIA_PAKISTAN_Il_governo_premia_la_suora_cattolica_madre_dei_dimenticatihttp://www.fides.org/it/news/69941-ASIA_PAKISTAN_Il_governo_premia_la_suora_cattolica_madre_dei_dimenticatiKarachi : “È motivo di soddisfazione e orgoglio il fatto che il governo del Pakistan abbia assegnato a suor Ruth Lewis, come premio postumo, la Sitara-e-Imtiaz , in riconoscimento dei suoi servizi alla società e al Paese. Questo premio è tra le più alta onorificenze civili nello stato del Pakistan ed è assegnato per servizi meritori resi alla nazione, nel campo della cultura e della vita pubblica": così il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo emerito di Karachi, parlando con l'Agenzia Fides, esprime apprezzamento verso il governo pakistano per aver premiato una suora cattolica, scomparsa nel 2020, che ha dedicato 52 anni della sua vita ai bambini abbandonati ed emarginati in Pakistan.<br />Il Cardinale Joseph Coutts afferma: “Siamo grati a suor Ruth Lewis e alle suore della congregazione religiosa delle Missionarie Francescane di Cristo Re per la loro grande opera con i bambini abbandonati. Nel 1959, le suore FMCK hanno risposto al crescente bisogno che si registrava nella città portuale di Karachi, nel Pakistan meridionale, accettando di occuparsi e di servire i bambini mentalmente e fisicamente disabili. Dopo la morte della fondatrice della casa di accoglienza, che fu Suor Gertrude Lemmens, Suor Ruth Lewis ha assunto la responsabilità di gestire la casa che dipendeva dalle donazioni di benefattori e sostenitori. Grazie alla sua paziente e costante opera, Dar-ul-Sukun quella 'Casa di pace e amore', è cresciuta fino a diventare una delle più grandi istituzioni del suo genere in questa città di oltre 21 milioni di abitanti”.<br />Il Cardinale Joseph Coutts, che ha anche celebrato una liturgia in memoria di di Suor Ruth, ricordando il suo fedele servizio, nota: “Suor Ruth Lewis era una persona molto tranquilla e umile, aveva un'enorme energia per servire queste persone mentalmente e fisicamente disabili. Era ben nota nella società civile e tra le Ong nella società civile a Karachi. Il governo della provincia del Sindh nutre profonda stima e apprezzamento per le sue buone opere che ha svolto per 52 anni. In città era conosciuta come la 'Madre dei dimenticati' e lo ha dimostrato fino all'ultimo respiro".<br />Suor Ruth Lewis è tornata alla Casa del padre il 20 luglio 2020, dopo aver combattuto contro il coronavirus . Era in cura dall'8 luglio dopo essere risultata positiva al Covid. È stata infettata durante i suoi instancabili servizi nella casa dove 21 bambini sono stati ritrovati positivi al Covid-19 nel giugno 2020. Il governo del Pakistan le ha conferito il premio "Stella di eccellenza" il 23 marzo 2021 in occasione della "Giornata del Pakistan". Il premio è stato ritirato da Cookie, ex bambina abbandonata, accolta nel Centro, ora membro dello staff di Dar-ul-Sukun. Ricordando la sua defunta suora cattolica come "sua madre", Cookie ha detto: “Suor Ruth era la madre di tutti i bambini di Dar-ul-Sukun. Si è presa cura di tutti noi come una madre si prende cura dei suoi figli”. <br />Per i suoi servizi altruistici e appassionati per i "bambini speciali" Ruth Lewis ha ricevuto anche il premio "Pride of Karachi" il 18 gennaio 2014 e nel 2018 è stata insignita del premio "Hakim Mohammad Saeed" dal governatore del Sindh per i suoi servizi per l'umanità. Come segno di gratitudine e di partecipazione all'opera sociale, il governo del Sindh, per celebrare i cinquant'anni di fondazione di Dar-ul-Sukun, ha finanziato la costruzione di un edificio di tre piani per accogliere il crescente numero di bambini bisognosi.<br /> Thu, 15 Apr 2021 10:58:42 +0200AMERICA/URUGUAY - Le Chiese cristiane: “Abbiate pace, non abbiate paura!”http://www.fides.org/it/news/69940-AMERICA_URUGUAY_Le_Chiese_cristiane_Abbiate_pace_non_abbiate_paurahttp://www.fides.org/it/news/69940-AMERICA_URUGUAY_Le_Chiese_cristiane_Abbiate_pace_non_abbiate_pauraMontevideo - "La speranza non nasce per magia, sorge quando vediamo segni che ci permettono di continuare a credere e a combattere senza abbassare le braccia. Segni che possiamo già vedere in tante persone nella nostra società che, di fronte al colpo di stato del Covid-19, hanno dato vita a molte iniziative di solidarietà”. Lo sottolinea il Consiglio delle Chiese Cristiane dell'Uruguay in un messaggio rivolto ai fratelli e sorelle uruguaiani, pubblicato "in quest'ora drammatica per il nostro Paese, con la vita così minacciata dalla pandemia e dalle sue conseguenze".<br />Il messaggio è intitolato “Abbiate pace, non abbiate paura”, ricordando le parole di Gesù Risorto rivolte ai discepoli dopo la sua passione e morte. “Crediamo che di fronte a questo dramma che stiamo vivendo, soprattutto nelle ultime settimane, tutti condividiamo sentimenti simili. Per questo desideriamo unirci profondamente a tutti con la nostra solidarietà e disponibilità a dare una mano a chi ne ha bisogno. È anche ciò che le nostre comunità hanno cercato di fare in questo anno difficile”. Quindi il CICU invita a “non cedere alla tentazione di chiuderci nei nostri dolori”, ma siamo sempre disponibili “a confortarci e a prenderci cura l'uno dell'altro”. <br />Esprimendo preoccupazione e dolore per "le polarizzazioni che vediamo nella nostra convivenza" in questa circostanza, il CICU sottolinea la necessità del dialogo e di accordi “tra tutti i settori e le organizzazioni sociali, a partire dal sistema politico stesso, cercando di definire e concordare ciò che è necessario e buono per tutto il nostro popolo, privilegiando coloro che soffrono di più per la malattia e la morte dei propri cari, per l'angoscia e l'impotenza di non avere un lavoro, per non poter mettere il cibo sulla loro tavola, per non essere in grado di far accedere all'istruzione i loro figli”. Quindi ribadiscono: "Dobbiamo parlare, ascoltarci, guardare insieme, cercare di capirci e non chiuderci ai possibili contributi di chi la pensa diversamente".<br />Tra i segni di speranza citano "il buon progresso delle vaccinazioni" chiedendo di "considerarle un contributo al bene comune", e sottolineano: “Abbiamo bisogno di molti altri segnali in tal senso, specialmente da parte delle autorità, da parte di coloro che hanno una qualche forma di responsabilità pubblica, comprese le nostre Chiese, ma anche da parte di ogni cittadino".<br />Il messaggio si conclude con questo incoraggiamento: "Per quanti confidano in Cristo Gesù, anche con tutte le nostre incoerenze, questo tempo che chiamiamo Pasquale è pieno di segni di vita che ci danno speranza… e oggi, in quest'ora difficile, vogliamo condividere con voi che lo stesso Gesù che ha vissuto generosamente e umilmente la sua vita con speciale preferenza per le persone più povere, piccole e afflitte, ci ha parlato dell'infinita forza dell'amore". <br />Thu, 15 Apr 2021 09:52:33 +0200AMERICA/MESSICO - I Vescovi chiedono “una responsabilità congiunta” nella formazione scolastica mentre diminuisce il numero dei cattolicihttp://www.fides.org/it/news/69939-AMERICA_MESSICO_I_Vescovi_chiedono_una_responsabilita_congiunta_nella_formazione_scolastica_mentre_diminuisce_il_numero_dei_cattolicihttp://www.fides.org/it/news/69939-AMERICA_MESSICO_I_Vescovi_chiedono_una_responsabilita_congiunta_nella_formazione_scolastica_mentre_diminuisce_il_numero_dei_cattoliciCittà del Messico - La Conferenza Episcopale del Messico ha espresso la propria insoddisfazione per il modo improvvisato con cui il Segretariato della Pubblica Istruzione sta effettuando la revisione dei testi gratuiti di livello base per l'anno scolastico 2021-2022. "Questa revisione - sottolinea la CEM attraverso un comunicato - viene svolta attraverso consultazioni e commissioni sui generis, in tempi brevi e senza rigore scientifico, giuridico e istituzionale, quando si tratta di una questione molto delicata: i contenuti finalizzati all'apprendimento di ragazzi e ragazze di livello base".<br />In questo comunicato pervenuto a Fides, i Vescovi sottolineano che la partecipazione della società all'educazione, prevista dal recente emendamento all'articolo 3 della Costituzione, non è stata attuata, e non c'è stato un dialogo istituzionale, quando ciò che dovrebbe prevalere è l’interesse migliore dell'infanzia.<br />Allo stesso modo i Vescovi ricordano che la situazione in cui si trova l'educazione nel Paese richiede una risposta globale, articolata, generosa e consensuale, considerando l'impatto sofferto dalla pandemia e il crescente abbandono scolastico, che oggi raggiunge i 5 milioni di messicani, secondo i dati dell’Instituto Nacional de Estadística, Geografía e Informática .<br />Infine, per risolvere il problema dell'istruzione in Messico, la CEM ha chiesto una responsabilità congiunta nei compiti, nonché la progettazione di protocolli che riconoscano le diverse realtà culturali delle comunità scolastiche e che promuovano la partecipazione e l'autoregolamentazione, dando priorità al diritto primario dei bambini di essere istruiti.<br />La dichiarazione dei Vescovi viene resa nota in concomitanza con la pubblicazione dei risultati dell'INEGI e con l'apertura dell'Assemblea Plenaria della CEM. All'apertura dell’Assemblea, la riflessione proposta dall'Arcivescovo Franco Coppola, Nunzio apostolico, ha focalizzato il punto più delicato del rapporto finale dell'INEGI: la forte diminuzione del numero di cattolici in Messico.<br />"Quando saremo davanti a Lui , il padrone della messe, ci chiederà conto dei tanti talenti che ci ha affidato: un popolo cattolico, fedele e devoto a Santa Maria di Guadalupe. Non è una delle cento pecore che abbiamo perso... è un quarto delle pecore!" ha sostenuto, partecipando all'inaugurazione della 110a Assemblea ordinaria dei Vescovi messicani.<br />“La diminuzione della popolazione cattolica in questa terra della Guadalupana è estremamente preoccupante. Stiamo ora verificando, con maggiore chiarezza, quanto - negli ultimi decenni - la formazione alla fede non abbia raggiunto tutti; né sia riuscita, come forse pensavamo o come avremmo voluto, a coinvolgere profondamente i battezzati" ha detto l’Arcivescovo.<br />I dati del censimento del 2020 hanno mostrato una riduzione del 5% dei cattolici nella popolazione messicana a causa dell'avanzata del secolarismo e del protestantesimo. Il rapporto INEGI afferma che il 77,7% della popolazione messicana si dichiara cattolica nel 2020, rispetto all'82,7% nel 2010.<br />Mons. Coppola ha invitato i Vescovi messicani a riflettere sul fatto che i metodi "tradizionali" non funzionano oggi, in nessun campo dell'evangelizzazione.<br />La popolazione cattolica ammontava a 97,8 milioni di persone nel 2020, rispetto agli 84 milioni nel 2010. Ma il censimento ha registrato anche 14,09 milioni di protestanti o evangelici, che equivalgono all'11,2% della popolazione e un aumento di circa 4 milioni di persone rispetto al 7,5% di dieci anni fa.<br />La Chiesa cattolica ha ritenuto "ancora più sorprendente" che ora ci siano 10,2 milioni di messicani "senza religione", l'8,1 per cento della popolazione, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa.<br />Allo stesso modo, per la prima volta, Inegi ha documentato 3,1 milioni di persone "credenti ma senza appartenenza religiosa", il 2.5 per cento del totale.<br /> <br />Thu, 15 Apr 2021 09:19:07 +0200AFRICA/KENYA - “No al ritorno forzato dei rifugiati nei loro Paesi di origine”; i Vescovi si oppongono alla chiusura dei campi di Kakuma e Daadabhttp://www.fides.org/it/news/69938-AFRICA_KENYA_No_al_ritorno_forzato_dei_rifugiati_nei_loro_Paesi_di_origine_i_Vescovi_si_oppongono_alla_chiusura_dei_campi_di_Kakuma_e_Daadabhttp://www.fides.org/it/news/69938-AFRICA_KENYA_No_al_ritorno_forzato_dei_rifugiati_nei_loro_Paesi_di_origine_i_Vescovi_si_oppongono_alla_chiusura_dei_campi_di_Kakuma_e_DaadabNairobi - "Il governo dovrebbe riconsiderare la propria posizione e trattare tutti i rifugiati con cura e attenzione, specialmente durante questo periodo di pandemia di Covid-19, quando l'umanità si trova ad affrontare gravi sfide economiche e psicologiche" afferma la Conferenza Episcopale del Kenya nel chiedere al governo di Nairobi di non chiudere i campi profughi di Kakuma e Daadab.<br />Nella dichiarazione, pervenuta all’Agenzia Fides, firmata da Sua Ecc. Mons. Philip Anyolo, Arcivescovo di Kisumu e Presidente di KCCB, i Vescovi cattolici keniani esprimono la loro preoccupazione per il rimpatrio involontario dei rifugiati. "Nel campo di Daadab i somali sono la maggioranza; secondo il diritto internazionale i rifugiati possono tornare nel loro Paese una volta che sia ristabilito un governo democratico che rispetti i diritti umani e lo Stato di diritto”.<br />A causa della pandemia di Covid-19, “questi nostri fratelli e sorelle che vivono nel campo sono diventati più vulnerabili ", afferma la Conferenza Episcopale del Kenya, che chiede l’adozione di misure sanitarie per garantire la protezione degli oltre 400.000 rifugiati accolti nei campi di Dadaab e Kakuma.<br />Per risolvere la questione i Vescovi chiedono al governo di dialogare con le parti interessate per trovare una soluzione duratura per i rifugiati, e allo stesso tempo offrire supporto a coloro che decidono di tornare volontariamente nel loro Paese di origine.<br />Il campo profughi di Kakuma nel nord-ovest del Kenya è stato istituito nel 1992. In origine ospitava rifugiati dal Sudan, cui si sono aggiunti etiopi e somali. Dadaab, nel centro-est, è stato a lungo il più grande campo profughi del mondo, ed è in realtà costituito da un insieme di campi. È. I primi tre campi sono stati creati all'inizio degli anni 90. Altri campi si sono poi aggiunti a partire dal 2011, a causa della crisi alimentare nel Corno d'Africa.<br />Oltre che da Somalia, Sudan ed Etiopia i due campi accolgono rifugiati provenienti anche da Tanzania, Uganda, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo. <br />Citando infiltrazioni terroristiche in queste strutture nel novembre 2016 il governo di Nairobi aveva annunciato l’intenzione di chiuderle, senza mettere in pratica la decisione, già allora vivamente contestata dai Vescovi .<br />Il 24 marzo di quest’anno però il segretario di gabinetto degli interni Fred Matiang'i ha annunciato l'intenzione del governo di chiudere i campi di Dadaab e Kakuma, concedendo all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati due settimane per presentare un piano in tal senso.<br />“L'UNHCR è preoccupato per l'impatto che questa decisione avrebbe sulla protezione dei rifugiati in Kenya, anche nel contesto della pandemia Covid-19 in corso. Continueremo il nostro dialogo con le autorità keniote su questo tema” ha affermato l'UNHCR. L’8 aprile l’Alta Corte del Kenya ha comunque sospeso temporaneamente la decisione del governo di chiudere le due strutture <br /> <br /><br />Wed, 14 Apr 2021 11:56:25 +0200ASIA/IRAQ - Il governo della Regione autonoma istituisce un Comitato per contrastare espropri illegali di proprietà nel Kurdistan irachenohttp://www.fides.org/it/news/69937-ASIA_IRAQ_Il_governo_della_Regione_autonoma_istituisce_un_Comitato_per_contrastare_espropri_illegali_di_proprieta_nel_Kurdistan_irachenohttp://www.fides.org/it/news/69937-ASIA_IRAQ_Il_governo_della_Regione_autonoma_istituisce_un_Comitato_per_contrastare_espropri_illegali_di_proprieta_nel_Kurdistan_irachenoErbil - Il governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno ha disposto la creazione di un Comitato incaricato di contrastare il fenomeno di espropri illegali di beni immobiliari – appartenenti a case e terreni appartenenti per lo più a membri di comunità etniche e di fede minoritarie, a partire dai cristiani. Il Comitato sarà composto da rappresentanti di vari ministeri e istituzioni, compresa la Presidenza del Parlamento e il Consiglio giudiziario supremo. Il Comitato sarà presieduto da Diya Butros Sliwa, Presidente della Commissione indipendente per i diritti umani, che di recente aveva presentato al Governo della Regione autonoma un memorandum sull’urgenza di affrontare il problema delle proprietà sottratte illegalmente a cristiani e a altri gruppi minoritari presenti nel Kurdistan iracheno, e sulla necessità di proteggere i diritti dei proprietari a norma di legge.<br />La disposizione di istituire un Comitato governativo ad hoc incaricato verificare e frenare i sistematici espropri illegali subiti negli ultimi anni da proprietari cristiani nel Kurdistan iracheno e soprattutto nel governatorato di Dohuk è maturata a partire dalle sollecitazioni provenienti dalla Commissione indipendente di Butros Sliwa e ha preso il via a partire da un input arrivato nell’agosto 2020 dal Governo della Regione autonoma : La commissione istruttoria dovrà raccogliere documentazione, ascoltando anche le istanze e le giustificazioni delle parti coinvolte per tracciare una vera e propria mappatura delle proprietà dei cristiani fatte oggetto di esproprio abusivo negli anni in cui tutta l’area nord-irachena viveva la drammatica esperienza connessa alle conquiste delle milizie jihadiste di Daesh e alla creazione dell’auto-proclamato Stato Islamico. <br />Gli espropri su vasta scala di terreni e beni immobiliari appartenenti a famiglie cristiane sire, assire e caldee della regione del Kurdistan iracheno, come riferito dalla Agenzia Fides furono denunciati con particolare veemenza nel 2016. Secondo le denunce presentate, gli espropri illegali venivano messi in atto da concittadini curdi, che operavano singolarmente o in maniera coordinata con altri membri del proprio clan tribale. Già a quel tempo il dottor Michael Benjamin, direttore del Centro Studi Ninive, riferiva che nel solo governatorato di Dohuk esisteva una lista di 56 villaggi in cui l'area di terreno sottratto illegalmente a famiglie cristiane era pari a 47.000 acri. Il 13 aprile 2016, alcune centinaia di cristiani siri, caldei e assiri, provenienti dalla regione di Nahla avevano organizzato una manifestazione davanti al Parlamento della Regione autonoma del Kurdistan iracheno per protestare contro le espropriazioni illegali dei propri beni immobiliari subite negli anni precedenti ad opera di influenti notabili curdi, già più volte denunciate senza esito presso i tribunali competenti. <br />Negli ultimi anni, gli espropri illegali hanno preso di mira in maggior parte terre e case appartenenti a cristiani che hanno lasciato l'area soprattutto a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, per sfuggire ai conflitti regionali e alle violenze settarie e tribali esplose con maggior virulenza dopo gli interventi militari delle coalizioni internazionali.<br />Intanto nei giorni scorsi organi di stampa iracheni hanno reso noti i contenuti di una lettera indirizzata da Papa Francesco a Nechirvan Barzani, Presidente della Regione del Kurdistan iracheno. La lettera, che porta la data del 15 marzo, è stata consegnata nei giorni scorsi allo stesso Barzani dall’Arcivescovo Mitja Leskovar, Nunzio apostolico in Iraq. Nella missiva il Papa fa riferimento al suo recente viaggio in terra irachena e ringrazia l'Iraq e la Regione del Kurdistan per aver valorizzato “le diversità religiose, culturali ed etniche”. Nella lettera, tra le altre cose, il Papa ha espresso la sua gratitudine per la calorosa accoglienza ricevuta "a Vostra Eccellenza, a tutte le autorità con voi, e a tutto il popolo iracheno, in particolare all'amato popolo curdo”. Papa Francesco ha ringraziato il Presidente Barzani per aver partecipato alla messa domenicale al Franso Hariri Stadium di Erbil, partecipazione “che dimostra in voi lo spirito di tolleranza, armonia, fratellanza e umanità". <br />Wed, 14 Apr 2021 11:43:37 +0200