Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/BAHRAIN - Re Hamad bin Isa al Khalifa invita Papa Francesco a visitare il Bahrainhttp://www.fides.org/it/news/71208-ASIA_BAHRAIN_Re_Hamad_bin_Isa_al_Khalifa_invita_Papa_Francesco_a_visitare_il_Bahrainhttp://www.fides.org/it/news/71208-ASIA_BAHRAIN_Re_Hamad_bin_Isa_al_Khalifa_invita_Papa_Francesco_a_visitare_il_BahrainManama - Papa Francesco è stato ufficialmente invitato da Re Hamad bin Isa al Khalifa a visitare il Regno del Bahrain. L’invito ufficiale del monarca è stato consegnato al Pontefice dallo Sheikh Khalid bin Ahmed bin Mohammed Al Khalifa, Consigliere di sua Maestà per gli Affari Diplomatici, ricevuto giovedì 25 novembre in Vaticano sia dal Vescovo di Roma che dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Un messaggio scritto del Monarca del Bahrain e consegnato al “Papa del Vaticano” – si legge in una nota di Bahrain News Agency, agenzia stampa ufficiale del Regno – “includeva anche un invito ufficiale a Papa Francesco a visitare il Regno del Bahrain”. <br />Durante la visita in Vaticano, l’inviato del monarca bahrainita ha trasmesso al Papa anche saluti e auguri di buona salute inviati da Re Hamad, insieme al suo apprezzamento “per il ruolo fondamentale e di primo piano svolto da Papa Francesco nello stabilire e promuovere il dialogo interreligioso e la comprensione tra le varie culture e civiltà, nonché nel diffondere i valori della fratellanza umana e della convivenza tra tutti”. Attraverso il suo emissario, il Re del Bahrain ha espresso al Successore di Pietro anche il suo pieno consenso al Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune – sottoscritto il 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi da Papa Francesco e dallo sheikh Ahmed al Tayyeb, Grande Imam di al Azhar – insieme alla convinzione che sui principi contenuti in quel test si può provare a costruire “un futuro più prospero per l'intera umanità”.<br />L’agenzia ufficiale bahrainita riferisce anche dei saluti e del “sincero ringraziamento” rivolti dal Papa al Monarca del Bahrain per “il gentile invito a visitare il Regno che lui ama e apprezza” come “modello di apertura e coesistenza tra le sue diverse componenti sociali”. Il Pontefice – si legge nel resoconto ufficiale bahrainita – ha anche espresso apprezzamento “per la saggezza di Sua Maestà il Re Hamed, e la sua costante sollecitudine nel promuovere la cultura del dialogo e della tolleranza”, elogiando le iniziative del Sovrano “volte a consolidare e diffondere i principi di convivenza e fraternità tra tutti i Paesi e i popoli”. <br />Il territorio del Regno del Bahrain è costituito da un arcipelago di 33 isole vicino alle coste occidentali del Golfo Persico. La nazione, retta dalla famiglia reale al Khalifa, in precedenza era un Emirato, divenuto monarchia costituzionale nel 2002. <br />Il Bahrain ha allacciato relazioni diplomatiche con la Santa Sede nel 1999. La prima chiesa cattolica eretta in tempi moderni nel Golfo Persico è quella dedicata al Sacro Cuore e costruita nel 1939 nella capitale bahrainita Manama su un terreno donato dall’Emiro del Bahrain. <br />Nel 2013 la Chiesa cattolica ha avuto in dono da Re Ahmad bin Isa un altro terreno di 9mila metri quadri nella municipalità di Awali, dove dalla primavera del 2014 sono iniziati i lavori di quella che diventerà la cattedrale cattolica del Regno, intitolata a Nostra Signora dell’Arabia. <br />Secondo la suddivisione delle circoscrizioni ecclesiastiche della Chiesa cattolica, il Bahrain fa parte del Vicariato apostolico dell’Arabia settentrionale, insieme a Qatar, Kuwait e Arabia Saudita. Fri, 26 Nov 2021 12:00:37 +0100AFRICA/NIGERIA - “Bravi genitori si diventa attraverso la preghiera, la famiglia e la società”: il Vescovo di Oyo in chiusura dell’Anno di San Giuseppehttp://www.fides.org/it/news/71207-AFRICA_NIGERIA_Bravi_genitori_si_diventa_attraverso_la_preghiera_la_famiglia_e_la_societa_il_Vescovo_di_Oyo_in_chiusura_dell_Anno_di_San_Giuseppehttp://www.fides.org/it/news/71207-AFRICA_NIGERIA_Bravi_genitori_si_diventa_attraverso_la_preghiera_la_famiglia_e_la_societa_il_Vescovo_di_Oyo_in_chiusura_dell_Anno_di_San_GiuseppeOyo – “Per essere un buon genitore bisogna formarsi attraverso la preghiera, la conoscenza della Parola di Dio, l'informazione e il tutoraggio” ha dichiarato Mons. Emmanuel Adetoyese Badejo, Vescovo della diocesi di Oyo, in riferimento alla formazione dei giovani che un giorno saranno genitori. Il Presule sostiene che se la società vuole riprendersi dagli attuali problemi di criminalità, delinquenza e irrequietezza giovanile, sono necessari buoni genitori che aiutino i giovani a diventare essi stessi bravi genitori. <br />“Molti giovani che diventeranno buoni genitori impareranno dalla propria casa, dai propri genitori e dalla propria famiglia. E’ questo l'ambiente ideale e ordinario per imparare le virtù della genitorialità” si legge nella nota pervenuta all’Agenzia Fides. "Purtroppo però – insiste Mons. Badejo - molti giovani potrebbero non godere di questa possibilità. Quindi, le Chiese, le famiglie, le scuole e la società devono venire in loro soccorso. Bravi genitori si diventa con l’esempio ricevuto dagli adulti”.<br />“I nostri giovani hanno bisogno di diventare genitori come Maria e Giuseppe” ha detto l’Ordinario di Oyo nel suo messaggio "Come Giuseppe e Maria: mentre si chiude l'Anno di San Giuseppe" lanciato in occasione della conclusione, il prossimo 8 dicembre, dell'Anno speciale dedicato a San Giuseppe.<br />“La Chiesa deve guidare i giovani a comprendere come l'amore per la Scrittura, la preghiera e l'obbedienza alla Parola di Dio siano essenziali per apprendere le virtù della genitorialità. È necessario fare costante riferimento a come l'obbedienza alla Parola di Dio abbia aiutato Giuseppe e Maria a eccellere come genitori. La Chiesa deve insegnare ai giovani che la vita è sacra e inviolabile, e che ogni bambino è fatto a immagine e somiglianza di Dio Onnipotente.”<br />Mons. Badejo parla anche del ruolo della scuola come luogo fondamentale dove i giovani imparano ad essere genitori. “Non è solo un luogo per acquisire conoscenze, ma anche per ottenere informazioni e formazione sulla vita e sulla società in generale. Anche la comunità locale può aiutare fornendo modelli di bene. Come si dice nelle nostre comunità: ‘le coppie fanno i figli, ma interi villaggi li allevano’. Sono d'accordo con il Mahatma Gandhi – conclude - “non esiste una scuola pari a una casa decente e nessun insegnante pari a un genitore virtuoso.” <br /> Fri, 26 Nov 2021 11:18:12 +0100VATICANO - Apostoli del Vangelo nel mondo dei media: 50 anni dalla morte del Beato don Alberione, fondatore della Famiglia Paolinahttp://www.fides.org/it/news/71206-VATICANO_Apostoli_del_Vangelo_nel_mondo_dei_media_50_anni_dalla_morte_del_Beato_don_Alberione_fondatore_della_Famiglia_Paolinahttp://www.fides.org/it/news/71206-VATICANO_Apostoli_del_Vangelo_nel_mondo_dei_media_50_anni_dalla_morte_del_Beato_don_Alberione_fondatore_della_Famiglia_PaolinaCittà del Vaticano – “Questo anniversario è per la Chiesa, e particolarmente per voi, un’occasione propizia per fare memoria delle grandi cose operate dallo Spirito Santo nel Beato Alberione e mediante lui, e per riaffermare l’importanza del suo carisma nel contesto attuale, nella prospettiva della nuova evangelizzazione. Infatti, con grande lungimiranza il vostro Fondatore seppe cogliere per il XX secolo l’esigenza che la ‘Parola di Dio corra’ e si diffonda utilizzando e valorizzando gli strumenti e i linguaggi più efficaci offerti dal progresso tecnologico”. Con queste parole il Santo Padre Francesco si è rivolto ai rappresentanti delle congregazioni religiose e degli istituti di vita consacrata che compongono la Famiglia Paolina, ricevuti nella ricorrenza del 50° anniversario della morte del loro fondatore, il Beato Don Giacomo Alberione .<br />Nell’udienza del 25 novembre, Papa Francesco ha ricordato “la figura di questo esemplare testimone della Parola”, ha sottolineato l’importanza della preghiera, da cui i consacrati ricevono “la capacità di scrutare i ‘segni dei tempi’ per adeguare i progetti apostolici alle situazioni e ai bisogni della gente di oggi” e ha invitato a guardare all’Apostolo Paolo, che Don Alberione riteneva “il vero fondatore, l’ispiratore e il padre, modello da imitare nella totale donazione al Signore Gesù Cristo e al suo Vangelo”. A questo proposito ha sottolineato “la passione per il Vangelo, perché il Vangelo senza passione non si può vivere. Il Vangelo di sole parole non va: il Vangelo ti viene dal cuore, la passione…”.<br />Infine il Papa ha esortato la Famiglia Paolina, in occasione di questo anniversario, a riconoscere ancora meglio il valore profetico della testimonianza del Fondatore: “Sul suo esempio e con la sua intercessione, anche voi scegliete i mezzi di comunicazione come ‘pulpito’, perché, come lui stesso diceva, si possa far conoscere Gesù Cristo agli uomini del nostro tempo con i mezzi del nostro tempo”. Infine ha ribadito l’invito a non dimenticare la preghiera, che “è il mezzo di comunicazione più importante”, invocando l’intercessione di Maria, Regina degli Apostoli: “vi accompagni per le strade del mondo come apostoli e apostole del Vangelo, sempre aperti a ‘imparare dalla gente comune’, come ancora amava dire Don Alberione”.<br />La Famiglia Paolina è al servizio dell’evangelizzazione nei cinque continenti. La Società San Paolo e le Figlie di San Paolo attraverso l’editoria libraria, periodica, multimediale e digitale. Le Pie Discepole del Divin Maestro attraverso l’apostolato liturgico, sacerdotale ed eucaristico. Le Suore di Gesù Buon Pastore nella pastorale parrocchiale. Le suore dell’Istituto Regina degli Apostoli con l’apostolato vocazionale. Inoltre ci sono gli Istituti di vita secolare consacrata: l’Istituto San Gabriele Arcangelo per gli uomini; l’Istituto Maria Santissima Annunziata per le donne; l’Istituto Gesù Sacerdote per i sacerdoti diocesani, l’Istituto Santa Famiglia per le famiglie. A questi si aggiunge l’Associazione laicale dei Cooperatori Paolini. <br />Fri, 26 Nov 2021 11:17:31 +0100ASIA/COREA DEL SUD - Una reliquia di Sant'Andrea Kim Tae-gon donata al Burkina Faso, segno di comunione missionariahttp://www.fides.org/it/news/71205-ASIA_COREA_DEL_SUD_Una_reliquia_di_Sant_Andrea_Kim_Tae_gon_donata_al_Burkina_Faso_segno_di_comunione_missionariahttp://www.fides.org/it/news/71205-ASIA_COREA_DEL_SUD_Una_reliquia_di_Sant_Andrea_Kim_Tae_gon_donata_al_Burkina_Faso_segno_di_comunione_missionariaSeoul - Una reliquia del primo sacerdote cattolico della Corea, Sant'Andrea Kim Tae-gon, è stata donata dalla Chiesa coreana per essere custodita nella Parrocchia di San Giuseppe dell'Arcidiocesi di Koupéla, in Burkina Faso. Come riferisce all'Agenzia Fides l'Ufficio Comunicazione del'arcidiocesi di Seoul, la chiesa parrocchiale di San Giuseppe a Koupéla è stata recentemente ristrutturata con i fondi raccolti dai fedeli della parrocchia di Yeouido, nell'arcidiocesi di Seoul, in un progetto di cooperazione e gemellaggio missionario.<br />Il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung ha consegnato la reliquia di S. Andrew Kim a Mons. Julien Kaboré, originario dell'arcidiocesi di Koupéla, il 23 novembre scorso. Il Vescovo Job Yobi Koo, Vicario episcopale di Seoul per i Missionari d'oltremare, ha partecipato all'evento esprimendo gratitudine e consentendo la traduzione coreano-francese.<br />Il Cardinale Yeom ha espresso la gioia di poter consegnare una reliquia delle spoglie di Sant'Andrea Kim a una chiesa africana, proprio durante il Giubileo del 200° anniversario della nascita di sant'Andrea Kim, celebrato dal 29 novembre 2020 al 27 novembre 2021. Il Porporato ha affermato: “Sono molto lieto che mi sia data l'opportunità di costruire una solidarietà fraterna tra la Chiesa cattolica in Corea e Burkina Faso attraverso Sant'Andrea Kim. Credo che questo ci permetterà di essere più profondamente uniti nell'amore di Dio”, come segno permanente di comunione e cooperazione missionaria.<br />"È un grande onore custodire le spoglie di Sant'Andrea Kim in una chiesa del Burkina Faso. Questo è segno di unità e della comunione dei Santi. Vorrei estendere la mia sincera gratitudine al Cardinale Yeom per la sua premurosa considerazione e sostegno a nome di Mons. Gabriel Sayaogo, Arcivescovo di Koupéla”, ha riferito Mons. Julien Kaboré, dicendosi "profondamente colpito dalla storia del martirio nella Chiesa cattolica coreana". Nel corso del suo servizio nella Nunziatura apostolica in Corea, Mons. Kaborè aveva avuto modo di conoscere la vicenda dei martiri coreani e ha vissuto l'Anno giubilare, occupandosi di stabilire questo speciale collegamento spirituale tra la Chiesa in Corea e quella in Burkina Faso tramite il dono di una reliquia.<br />Mons. Julien Kaboré ha concelebrato la messa con il Vescovo Job Koo e ha anche incontrato i parrocchiani di Yeouido per esprimere di persona la sua gratitudine e i ringraziamenti della Chiesa locale di Koupéla. <br /> Fri, 26 Nov 2021 10:00:42 +0100AMERICA/COLOMBIA - Buona politica, servizio disinteressato e dialogo sociale faranno germogliare frutti di pace e di giustiziahttp://www.fides.org/it/news/71204-AMERICA_COLOMBIA_Buona_politica_servizio_disinteressato_e_dialogo_sociale_faranno_germogliare_frutti_di_pace_e_di_giustiziahttp://www.fides.org/it/news/71204-AMERICA_COLOMBIA_Buona_politica_servizio_disinteressato_e_dialogo_sociale_faranno_germogliare_frutti_di_pace_e_di_giustiziaBogotà - “La speranza rinasce nei nostri cuori all’inizio del tempo di Avvento” scrivono i Vescovi colombiani all’inizio del messaggio pubblicato all’inizio del tempo liturgico dell’Avvento che prepara al Natale. “L’anno che sta terminando – evidenziano - è stato un tempo di luci e di ombre: pandemia, ricomparsa di forme di violenza armata, marce, protesta sociale, ripresa economica, gesti concreti di solidarietà, ritorno al lavoro e alle aule, tra gli altri.”<br />Mentre si accende la prima candela della corona d'Avvento, siamo illuminati "dal mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, che ci incoraggia a spogliarci della veste dell'afflizione e a vestirci degli abiti della festa con la convinzione che, attraverso la pratica di una buona politica, quella del servizio disinteressato e del dialogo sociale permanente, germoglieranno i frutti di pace e di giustizia di cui ognuno di noi colombiani ha bisogno".<br />Il messaggio pervenuto a Fides, firmato da Mons. Luis José Rueda Aparicio, Arcivescovo di Bogotá e presidente della Conferenza Episcopale; Mons. Omar Alberto Sánchez Cubillos, OP, Arcivescovo di Popayán e Vicepresidente; Luis Manuel Alí Herrera, Vescovo ausiliare di Bogotá e Segretario generale, sottolinea che questo dialogo sociale deve essere “franco e persistente, fondato sulla consapevolezza che siamo, come colombiani, un solo popolo, nelle e dalle nostre diversità, con una ricchezza e un patrimonio naturale e culturale". <br />Nel nuovo anno che viene, i Vescovi incoraggiano i colombiani ad assumere le sfide di "un dibattito politico che ci permetta di costruire la nostra democrazia, riconoscendo che abbiamo una responsabilità sociale degli uni verso gli altri", ed invocano l'intercessione della Vergine Maria perché ci aiuti “a continuare a costruire un progetto di Nazione basato sul bene comune”. <br />Fri, 26 Nov 2021 09:33:08 +0100AMERICA/VENEZUELA - A scuola di “missione” grazie al corso virtuale organizzato dalle Pontificie Opere Missionariehttp://www.fides.org/it/news/71203-AMERICA_VENEZUELA_A_scuola_di_missione_grazie_al_corso_virtuale_organizzato_dalle_Pontificie_Opere_Missionariehttp://www.fides.org/it/news/71203-AMERICA_VENEZUELA_A_scuola_di_missione_grazie_al_corso_virtuale_organizzato_dalle_Pontificie_Opere_MissionarieCaracas - Al via il prossimo gennaio il corso base di formazione missionaria organizzato dal Centro di Formazione Missionaria delle Pontificie Opere Missionarie del Venezuela. È destinato a chi è agli inizi ma anche a chi desidera aggiornarsi. Luogo della formazione sarà la piattaforma digitale che, in modalità asincrona o in presenza, offrirà una prima tappa iniziale di formazione missionaria che potrà poi essere approfondita fino al Diploma in Missiologia.<br />Il corso avrà da un lato una base teorica, con l’approfondimento delle fonti bibliche e teologiche, dall’altro cercherà di offrire una panoramica della missione nel mondo attuale, richiamando l’attenzione sul delicato ed importante ruolo che la Chiesa ha su questo versante, essendo chiamata a “farsi” missionaria non solo negli spazi geografici e umani più remoti, ma anche nei luoghi quotidiani della vita dei credenti ed in quelli culturali.<br />“L’obiettivo della scuola che si svolge sotto il coordinamento del Centro di Formazione Missionaria è quello di offrire un modello base di formazione da replicare nei gruppi di Missione Giovanile, nei segretariati diocesani, nelle parrocchie, ed in tutte quelle realtà che ne hanno bisogno trasferendo il materiale e la metodologia appresi”, spiega P. Ricardo Elías Guillén, Direttore nazionale delle Pom venezuelane. Il corso, suddiviso in due livelli, prenderà il via il 18 gennaio con il primo livello, le iscrizioni sono aperte fino alla metà di dicembre .<br /> <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://ompvenezuela.com/">SITO POM VENEZUELA</a>Fri, 26 Nov 2021 08:36:34 +0100ASIA/IRAQ - Blocchi politici “gareggiano” nelle iniziative contro gli espropri illegali di case e terreni a danno di cristianihttp://www.fides.org/it/news/71202-ASIA_IRAQ_Blocchi_politici_gareggiano_nelle_iniziative_contro_gli_espropri_illegali_di_case_e_terreni_a_danno_di_cristianihttp://www.fides.org/it/news/71202-ASIA_IRAQ_Blocchi_politici_gareggiano_nelle_iniziative_contro_gli_espropri_illegali_di_case_e_terreni_a_danno_di_cristianiBaghdad – In Iraq blocchi politici antagonisti entrano in competizione anche sulla questione spinosa dei beni immobiliari sottratti illegalmente negli ultimi lustri a proprietari cristiani e delle iniziative messe in campo per restituire le proprietà illecitamente sottratte ai legittimi possessori.<br />Negli ultimi giorni, i media iracheni hanno dato nuovo risalto alla campagna promossa dal movimento sadrista a favore di cittadini cristiani e mandei che negli ultimi anni avevano subito usurpazioni arbitrarie e illegittime di case e terreni da parte di soggetti singoli o gruppi organizzati. A informare sugli sviluppi dell’iniziativa è stato ancora Hakim al Zamili, rappresentante del Partito che fa capo al leader sciita Muqtada al Sadr, uscito vincitore alle elezioni politiche dello scorso 10 ottobre. In particolare, gli aggiornamenti sulla campagna lanciata dal movimento sadrista hanno riguardato la restituzione a proprietari cristiani di circa 30 proprietà in precedenza usurpate illegalmente nell’area di Baghdad. I resoconti giornalistici hanno anche dato conto di prossime, analoghe operazioni in programma nelle province irachene di Bassora, Ninive e Kirkuk. <br />Movimenti recenti registrati sulla scena politica irachena hanno mostrato con chiarezza che la difesa dei diritti lesi di proprietari cristiani non è una esclusiva del partito sadrista. Lunedì 22 novembre, il giudice Faiq Zidan, Presidente del Supremo Consiglio Giudiziario – il più alto organismo di amministrazione della magistratura ordinaria - ha ricevuto una delegazione del “Movimento Bablonia”, formazione politica che alle elezioni del 10 ottobre ha conquistato quattro dei cinque seggi riservati a parlamentari di fede cristiana. Della delegazione facevano parte Ryan al-Kildani, Segretario generale del Movimento, e Evan Faeq Yakoub Jabro, già ministra per i rifugiati e le migrazioni nel governo uscente guidato da Mustafa al Kadhimi. Durante l’incontro – riferiscono le fonti del Supremo Consiglio Giudiziario – il colloquio si è concentrato in esclusiva sui problemi relativi ai beni immobiliari posseduti da proprietari cristiani e sulle misura da porre in atto per tutelare i loro diritti di proprietà. In tale occasione, gli esponenti del Movimento Babilonia hanno anche espresso la loro piena fiducia nell’operato del giudice Zaidan. <br />All’inizio del 2021, come riferito dall’Agenzia Fides , il leader sciita iracheno Muqtada al Sadr aveva disposto la creazione di un Comitato ad hoc, incaricato di raccogliere e verificare notizie e reclami riguardanti i casi di esproprio abusivo di beni immobiliari subiti negli ultimi anni da proprietari cristiani e mandei in diverse regioni del Paese. L’intento dell’operazione sponsorizzata dal leader sciita – si leggeva nel comunicato - era quello di ristabilire la giustizia, ponendo fine alle violazioni lesive dei diritti di proprietà dei “fratelli cristiani”, anche quando a commetterle fossero stati membri dello stesso movimento sadrista. La richiesta di segnalare casi di espropriazioni illegali subite era estesa anche alle famiglie di cristiani che hanno lasciato il Paese negli ultimi anni, con la richiesta di far pervenire al comitato entro la fine del prossimo Ramadan le segnalazioni di usurpazioni fraudolente subite.<br />Il fenomeno della sottrazione illegale delle case dei cristiani ha potuto prendere piede anche grazie a connivenze e coperture di funzionari corrotti e disonesti, che si mettono a servizio di singoli impostori e gruppi organizzati di truffatori . Il furto “legalizzato” delle proprietà delle famiglie cristiane è strettamente collegato all'esodo di massa dei cristiani iracheni, accentuatosi a partire dal 2003, dopo gli interventi militari a guida Usa messi in atto per abbattere il regime di Saddam Hussein. Tanti truffatori si sono appropriati di case e terreni rimasti incustoditi, contando sulla facile previsione che nessuno dei proprietari sarebbe tornato a reclamarne il legittimo possesso.<br />Adesso, le mosse del “Movimento Babilonia” lasciano immaginare che anche la tutela delle proprietà dei cristiani iracheni potrà presto diventare terreno di competizione tra sigle e blocchi politici contrapposti. Una “concorrenza” che non sembra comunque affrancarsi dalla tentazione e dalle illusioni – coltivate in ambienti e modi diversi - di far dipendere in toto il presente e il futuro dei cristiani in Iraq e in Medio Oriente dalla disponibilità garantita di accesso a denaro e beni immobiliari e dalle rivendicazioni della propria rilevanza socio-politica. Dimenticando – come ha suggerito di recente, con parole profetiche, l’Arcivescovo palestinese Michel Sabbah, Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini – che le domande e anche le incertezze sul futuro dei cristiani in Medio Oriente “non sono innanzitutto una questione di numeri, anche se i numeri sono importanti, ma sono una questione di fede”. <br />Thu, 25 Nov 2021 12:30:58 +0100AMERICA/ARGENTINA - “I flussi migratori costituiscono una vera frontiera missionaria”: Colletta nazionale di aiuto a migranti e rifugiatihttp://www.fides.org/it/news/71201-AMERICA_ARGENTINA_I_flussi_migratori_costituiscono_una_vera_frontiera_missionaria_Colletta_nazionale_di_aiuto_a_migranti_e_rifugiatihttp://www.fides.org/it/news/71201-AMERICA_ARGENTINA_I_flussi_migratori_costituiscono_una_vera_frontiera_missionaria_Colletta_nazionale_di_aiuto_a_migranti_e_rifugiatiBuenos Aires - Seguendo il motto indicato da Papa Francesco per la Giornata mondiale del Migrante 2021, "Verso un ‘noi’ sempre più grande”, si terrà sabato 27 e domenica 28 novembre, in tutte le parrocchie, cappelle, centri missionari e scuole cattoliche dell’Argentina, la Colletta nazionale di aiuto ai Migranti e ai Rifugiati. È organizzata dalla CEMI , dipendente dalla Conferenza Episcopale Argentina. Nella nota inviata all’Agenzia Fides per questa circostanza, si ricorda che “la pandemia ci ha fatto vivere una delle crisi più dolorose degli ultimi tempi. Tra coloro che hanno sofferto di più per le sue conseguenze ci sono i migranti. Senza un tetto sicuro, senza la sicurezza di un piatto di cibo, con pochissime opportunità di ottenere un lavoro decente. La CEMI lavora da tempo per poter dare una risposta concreta ai loro bisogni”.<br />Dal 1951 infatti la CEMI ha la missione di promuovere e garantire, alla luce della parola di Dio e del Magistero della Chiesa, la dignità e i diritti umani delle persone in situazione di mobilità umana, offrendo loro opportunità concrete di inserimento e di partecipazione nel tessuto sociale argentino. Attraverso la colletta nazionale, circa 5.000 persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo potranno essere assistite e accompagnate dalla CEMI e dalle Delegazioni pastorali disseminate in tutto il paese.<br />“La storia del cristianesimo ci insegna che dalle comunità primitive alla nuova evangelizzazione di oggi, il dialogo e l'interculturalità continuano ad essere occasione di crescita nella nostra Chiesa – scrive Padre Flavio Lauria, CS, direttore della rivista del CEMI “Migracion” nell’ultimo numero -. Il dialogo, l'incontro, l'ospitalità diventano poi percorsi per una rinnovata proposta evangelica. I flussi migratori contemporanei costituiscono una vera frontiera missionaria, un'opportunità privilegiata di<br />annunciare Cristo e il Vangelo. Dobbiamo testimoniare concretamente la fede cristiana attraverso la carità e nel profondo rispetto delle altre credenze religiose. Da questo impegno può nascere un futuro migliore, un futuro, come ci dice Francesco, ‘a colori’, costruito in armonia tra molti popoli differenti, attraverso relazioni interculturali che creano una piena armonia tra tutti i popoli”. Tra i sussidi messia disposizione delle comunità per incentivare la colletta, ci sono il messaggio di Papa Francesco, il manifesto, un video da diffondere nei social media. <br />Thu, 25 Nov 2021 11:32:23 +0100AFRICA/SUDAN - Il Presidente della Conferenza Episcopale: “Speriamo in un nuovo inizio”http://www.fides.org/it/news/71200-AFRICA_SUDAN_Il_Presidente_della_Conferenza_Episcopale_Speriamo_in_un_nuovo_iniziohttp://www.fides.org/it/news/71200-AFRICA_SUDAN_Il_Presidente_della_Conferenza_Episcopale_Speriamo_in_un_nuovo_inizioKhartoum - “Speriamo che sia davvero un nuovo inizio. Bisogna ringraziare la comunità internazionale per il supporto dato al governo civile, i dimostranti sudanesi e tutte quelle persone che hanno lavorato per fars sì che si potesse reinsediare il Primo Ministro. Siamo di fronte a un ennesimo compromesso tra i militari e Hamdok, che ha dichiarato di aver accettato di ritornare alla guida dell'esecutivo, al fine di non disperdere quanto raggiunto nei due anni precedenti, fermando le violenze e il bagno di sangue che andavano avanti dall’inizio del golpe del 25 ottobre”. È il commento rilasciato all’Agenzia Fides da Mons. Yunan Tombe Trille, Vescovo di El Obeid e Presidente della Conferenza episcopale di Sudan e Sud Sudan, all’indomani dell’annuncio di un nuovo patto siglato tra civili e militari . Il 21 novembre, il Primo Ministro Abdulla Hamdok – posto agli arresti domiciliari dal primo giorno del colpo di stato e liberato solo sabato 20 novembre – ha annunciato di aver raggiunto una intesa con il Generale Abdel Fattah al-Burhan, capo dell’esercito e leader dei golpisti, per formare un “governo tecnico”.<br />Nota il Vescovo: “Hamodk darà vita a un nuovo esecutivo tecnico che dovrebbe condurre pacificamente il Paese alle elezioni del 2023. La giunta militare è da settimane sotto la pressione della comunità internazionale che chiedeva di liberare e reintegrare Hamdok al posto di Primo Ministro. Nel frattempo, sono morti più di quaranta civili, tutti tra i manifestanti, uccisi dalle forze di sicurezza in un mese di potere militare”.<br />La popolazione ha accolto la notizia dell’accordo con diverse reazioni: c’è chi tira un sospiro di sollievo e pensa già alla composizione di un nuovo governo con almeno il 50% di civili e chi, invece, grida al tradimento. “La gente – conclude Mons. Yunan Tombe Trille – è divisa. Alcuni non vogliono nessun tipo di accordo con i militari, che si sono ritirati solo per la pressione della comunità internazionale e non hanno neanche espresso parole di pentimento per l’uccisione di persone innocenti; altri non vogliono dare tempo al Primo Ministro perché possa lavorare in pace e condurre il Paese nel novero della comunità internazionale. Ora c’è solo un primo accordo. I militari manterranno tutti i privilegi e il potere detenuti durante la dittatura pregressa e difficilmente li lasceranno per favorire un percorso di transizione democratica. L’esperienza dice che, in passato, sono stati siglati tanti accordi poi disattesi dai militari. La speranza è che la nazione possa vivere un nuovo inizio all'insegna della pace e della democrazia”.<br /> <br />Thu, 25 Nov 2021 09:43:56 +0100AMERICA/BOLIVIA - Esplosione all’ingresso della sede della Conferenza episcopalehttp://www.fides.org/it/news/71199-AMERICA_BOLIVIA_Esplosione_all_ingresso_della_sede_della_Conferenza_episcopalehttp://www.fides.org/it/news/71199-AMERICA_BOLIVIA_Esplosione_all_ingresso_della_sede_della_Conferenza_episcopaleLa Paz - La Segretería generale della Conferenza Episcopale Boliviana ha informato dell’esplosione di un ordigno, avvenuta la mattina presto di mercoledì 24 novembre, all’ingresso dell’edificio che ospita la sede della Conferenza Episcopale, senza provocare conseguenze alle persone ma solo danni. Padre Ben Hur Soto, Segretario per la pastorale della CEB, ha diffuso una dichiarazione intitolata "La pace sia con voi" . “Sebbene il danno materiale alla struttura sia riparabile – afferma la dichiarazione pervenuta a Fides -, esortiamo i responsabili a considerare che la loro azione avrebbe potuto danneggiare persone innocenti. Come Chiesa cattolica, chiamiamo ancora una volta al rispetto per la vita e all'incontro fraterno tra fratelli e sorelle”. La CEB ha anche diffuso le immagini di una telecamera di sicurezza in cui si vede una persona lasciare un manufatto alla porta d’ingresso e poi dileguarsi, mentre la detonazione avviene 20 secondi dopo. La persona che attiva l'esplosivo indossa una tuta simile a quelle usate per la biosicurezza contro la pandemia, ha la testa coperta da un cappuccio e usa guanti sintetici.<br />Sebbene non ci siano indicazioni o rivendicazioni sulla matrice dell’attentato, molti ritengono che sia frutto della polemica scaturita dalla posizione della Chiesa boliviana riguardo alla recente vicenda di una bambina di 11 anni che, in seguito ad una violenza, è rimasta incinta. I Vescovi hanno esortato le autorità a rispettare e proteggere il diritto alla vita della bambina vittima della violenza, come del bambino in gestazione, in quanto “entrambe le vite devono essere protette”. Inoltre hanno ricordato che “nessuno può essere obbligato ad abortire, nemmeno vista la gravità della violenza sessuale, perché l'aborto in Bolivia è un reato”. Un gruppo di manifestanti che sosteneva di difendere le ragazze vittime di violenza e contestava la posizione della Chiesa, il 27 ottobre si era riunito davanti alla sede della CEB imbrattando i muri. <br />Thu, 25 Nov 2021 09:40:04 +0100AFRICA/ETIOPIA - Monito della Diocesi cattolica di Adigrat sull’attuale impatto della guerra in Tigrayhttp://www.fides.org/it/news/71198-AFRICA_ETIOPIA_Monito_della_Diocesi_cattolica_di_Adigrat_sull_attuale_impatto_della_guerra_in_Tigrayhttp://www.fides.org/it/news/71198-AFRICA_ETIOPIA_Monito_della_Diocesi_cattolica_di_Adigrat_sull_attuale_impatto_della_guerra_in_TigrayAdigrat - “Come tutti i Tigrini, la Chiesa cattolica è stata gravemente colpita da questa guerra genocida ingaggiata contro di noi dall’esercito locale e da eserciti stranieri. Attacchi fisici, psicologici e spirituali sui nostri laici, preti, sorelle religiose e sulle nostre strutture, luoghi di culto, residenze parrocchiali, scuole, centri sanitari, uffici. Tra gli altri sono stati saccheggiati 14 veicoli della Diocesi cattolica, scrivanie, device informatici, pannelli solari, apparecchiature di laboratorio, medicinali.” Dopo mesi di silenzio, dovute al blocco totale delle comunicazioni, la Chiesa del Tigray rinnova il suo appello alla soluzione pacifica immediata del conflitto ormai sfociato in crisi umanitaria. Nel comunicato pervenuto all’Agenzia Fides, il Vescovo dell’Eparchia cattolica di Adigrat, Mons. Tesfaselassie Medhin , ha sottolineato che le persone stanno soffrendo epidemie, malattie croniche e nuove malattie. “La risposta del governo è stata ingaggiare una guerra di pulizia etnica, che ha privato il Paese di qualsiasi cosa, dagli aiuti umanitari, alla possibilità di accedere a qualsiasi servizio di base, come medicine, elettricità, telefono, internet, trasporti aerei e di terra e così via.”<br />Il Presule ha ribadito a gran voce la ferma opposizione della Chiesa cattolica del Tigray a tutte queste atrocità ed ha ripetutamente fatto appello alle autorità, alle organizzazioni partner in Etiopia e all’estero. “Quello che sta accadendo è che invece di impegnarsi a trovare una soluzione pacifica, in queste settimane e giorni più recenti, il processo di distruzione si aggrava”. Mons. Medhin ha fatto particolare riferimento alla detenzione del Provinciale della Congregazione dei Salesiani di Don Bosco in Addis Abeba, così come la detenzione dei membri della comunità e lo staff dei loro uffici , oltre che la detenzione di tutti i tigrini nella capitale e nell’intera Etiopia. <br />“Facciamo un appello affinché tutte le atrocità e i crimini vengano investigati da un ente internazionale indipendente, che cessino immediatamente i bombardamenti dei civili, la pulizia etnica, le detenzioni dei tigrini e dei membri della Chiesa. Invochiamo la Chiesa cattolica Etiope, che si trova in Addis Abeba e nel resto delle regioni, a venire fuori dal proprio silenzio chiedendo giustizia contro le persecuzioni e le atrocità che sono state inflitte contro i tigrini, preti, suore, laici che servono i fedeli nelle rispettive giurisdizioni ecclesiastiche.”<br />Mons. Tesfaselassie insiste sul fatto che la commissione che avrebbe dovuto investigare sui crimini di guerra e sul genocidio in corso, non ha finora descritto la realtà, né reso giustizia ai principi della commissione stessa. “Non si sono mai recati a visitare le località colpite, luoghi che noi conosciamo, senza identificare né incontrare le vittime sopravvissute e sembra non riconoscere tanta atrocità come veri e propri crimini di guerra e genocidio. Si tratta invece di veri e propri crimini confermati non solo dalle vittime e dal governo del Tigray, ma riconosciute e testimoniate da tante organizzazioni indipendenti e dai media di tutto il mondo. La relazione della Commissione Etiope per i diritti umani e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani è incompleta e non rivela la verità. Rivolgiamo il nostro appello a fermare i bombardamenti aerei che hanno già distrutto vite, proprietà, civili e istituzioni.”<br />Il Vescovo conclude esprimendo piena solidarietà e condivisione, e assicura preghiere: “Siamo solidali con tutte le persone che stanno soffrendo in ogni parte dell’Etiopia e assicuriamo la nostra vicinanza spirituale come Chiesa cattolica del Tigray”.<br /> <br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://youtu.be/baWKzeAPH3I">Il video completo</a>Thu, 25 Nov 2021 09:34:59 +0100ASIA/VIETNAM - La celebrazione dei martiri vietnamiti e l'esempio del martirio, vivo e necessario oggihttp://www.fides.org/it/news/71197-ASIA_VIETNAM_La_celebrazione_dei_martiri_vietnamiti_e_l_esempio_del_martirio_vivo_e_necessario_oggihttp://www.fides.org/it/news/71197-ASIA_VIETNAM_La_celebrazione_dei_martiri_vietnamiti_e_l_esempio_del_martirio_vivo_e_necessario_oggiHo Chi Minh City - La Chiesa universale celebra nel calendario liturgico il 24 novembre la festa di Andre Dung Lac e dei martiri vietnamiti: il loro esempio e le loro storie eroiche rivivono vividamente nelle chiese delle 26 diocesi in tutto il Vietnam che, insieme alle parrocchie vietnamite dei fedeli in diaspora in tutto il mondo, hanno celebrato ieri la festa liturgica con solennità. In questo giorno importante, i fedeli hanno innalzato canti di lode ai martiri e le chiese hanno suonato le campane con orgoglio e con gioia. I cattolici vietnamiti amano dedicare nobili sentimenti e preghiere ai martiri, riconosciuti come fedeli intimamente uniti al cuore del Figlio di Dio, che hanno disprezzato la morte e gli interessi mondani e, di fronte alla morte, non hanno avuto paura di scegliere Dio.<br />I 117 martiri canonizzati da San Giovanni Paolo II nel 1988, sono solo un numero molto esiguo rispetto agli oltre 100.000 che furono imprigionati e morirono dolorosamente in Vietnam sotto la dinastia Nguyen, durante feroci persecuzioni tra il XVII e il XIX secolo. Erano vescovi, sacerdoti, religiosi e parrocchiani, vietnamiti e stranieri. Non volevano essere commemorati dal mondo, né essere onorati dai posteri: benedetti con la grazia divina, hanno trovato la felicità e la vittoria in Dio stesso. Sono morti per un impeto di fede autentica.<br />"Il mistero del martirio è una testimonianza di Dio, il martirio non significa che ateismo e teismo siano contrapposti, né un conflitto tra religioni diverse. Il martirio è semplicemente inteso come testimonianza dei nobili valori del Vangelo, testimonianza dell'amore salvifico di Gesù", ha rimarcato ieri, 24 novembre, l'Arcivescovo Joseph Nguyen Nang, dell'Arcidiocesi di Ho Chi Minh City, nella solenne celebrazione liturgica dei martiri vietnamiti. "Il martirio non è solo un mistero ma anche una grazia. I martiri sono rimasti di fronte a funzionari di alto rango fermi nel testimoniare la fede e l'amore di Dio, grazie alla forza dello Spirito Santo. I martiri erano persone comuni, persino contadini ignoranti ma, di fronte al re e agli alti funzionari imperiali, hanno risposto in modo molto saggio, giudizioso e fiducioso. Questa fu una grazia di Dio, non un'opera dell'uomo. Anch'essi erano esseri umani in carne e ossa, deboli quanto noi. Se hanno potuto sopportare tutte le frustate, le catene e le crudeli torture, è stata davvero la grazia di Dio e la sua potenza, che abitava in loro, a renderlo possibile".<br />Il Presule ha concluso: “Lo spirito del martirio è ancora necessario nell'attuale mondo civile, dove ci sono forme di persecuzione: a volte si tratta di una violenza esterna o di una pressione psicologica interna. Perciò ciascuno ha bisogno di testimoniare Dio nella società odierna scegliendo sempre i buoni valori del Vangelo, vivere secondo la Parola di Dio, non lasciando che eventi malvagi scuotano la nostra fede che ci separino dall'amore di Gesù. Le attrattive della vita mondana sono lusinghe, ma dobbiamo dire con enfasi 'no', e non scendere a compromessi con nessun male. I martiri ci ricordano di essere sempre fedeli alla legge di Dio: oggi siamo chiamati a seguire il loro esempio e la testimonianza coraggiosa di fede, per cui hanno patito dolori, per ottenere la vita eterna”.<br />Il martire Andre Dung Lac era un prete vietnamita che fu giustiziato nel 1839 per decapitazione. Sulla strada per il luogo dell'esecuzione, pregava in silenzio e cantava ad alta voce parole di lode a Dio. Prima dell'esecuzione, il boia è venuto da lui e gli ha detto: "Non sappiamo quale crimine hai commesso, ma eseguiamo solo l'ordine, per favore, comprendilo". Con un bel sorriso stampato in volto, padre Lac rispose : "Il comandante ha ordinato, quindi fatelo". E prima di dare la testa alla lama dell'esecutore, ha chiesto gli ultimi minuti di quiete per pregare.<br />"Vostra Maestà, ho servito per oltre 30 anni sotto tre diversi re e vi sono sempre fedele come cittadino e patriota con tutto il cuore; ma ora in questo momento accetterò qualsiasi punizione da parte vostra per non tradire la mia fede in Gesù Cristo, pur di essergli fedele" ha detto Michael Ho Dinh Hy, uno dei martiri vietnamiti che ricoprivano un'alta posizione nella corte imperiale. Non rinunciò alla sua fede per il prestigio mondano, ma preferì rimanere fedele a Dio anche se questo gli sarebbe costato la vita, come accadde nel 1857. Nonostante le tentazioni del re, rimase saldo nella sua fede e cercò di vivere come Gesù Cristo, negando tutti i privilegi materiali e le glorie date dai re.<br />Ai martiri come John Théophane Vénard, della Società delle Missioni Estere di Parigi , quando furono arrestati e giudicati in tribunale, fu chiesto di calpestare il crocifisso per essere assolti, ma rifiutarono categoricamente. John Theoane Venard rispose inequivocabilmente: "Io adoro la croce e ho predicato per tutta la mia vita la croce, via dell'amore, come potrei calpestare irriverentemente la croce ora? La mia vita non sarebbe degna della mia fede in Dio se negassi questa convinzione". Fu martirizzato a Tonkino nel 1861.<br /> Thu, 25 Nov 2021 22:14:52 +0100AMERICA/URUGUAY - I Vescovi riflettono sulla vita delle comunità ed esortano a riprendere la partecipazione alla Messa domenicalehttp://www.fides.org/it/news/71196-AMERICA_URUGUAY_I_Vescovi_riflettono_sulla_vita_delle_comunita_ed_esortano_a_riprendere_la_partecipazione_alla_Messa_domenicalehttp://www.fides.org/it/news/71196-AMERICA_URUGUAY_I_Vescovi_riflettono_sulla_vita_delle_comunita_ed_esortano_a_riprendere_la_partecipazione_alla_Messa_domenicaleFlorida – Nel corso della recente Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale dell'Uruguay , tenutasi dal 10 al 16 novembre presso la Jesús Buen Pastor Retreat House a Florida, è stata eletta la nuova dirigenza per il prossimo triennio . Mons. Arturo Fajardo, Vescovo di Salto, è stato confermato Presidente, il Cardinale Daniel Sturla sdb, Arcivescovo di Montevideo, è stato eletto Vice Presidente e Mons. Heriberto Bodeant, Vescovo di Canelones, come Segretario generale. Inoltre sono stati eletti anche i capi dei dipartimenti, delle commissioni e dei servizi della CEU.<br />Durante l'Assemblea i Vescovi hanno discusso degli aspetti più rilevanti della vita delle comunità, incontrando alcuni rappresentanti delle diverse realtà. Tra i temi affrontati: l’attezione ai sacerdoti anziani e malati; le iniziative a favore degli imprenditori del Paese al fine di promuovere aziende sostenibili, basate sulla dignità delle persone e sul bene comune; i programmi portati avanti da Caritas Uruguay per la promozione umana nei settori della pastorale carceraria, della coesistenza pacifica, della prevenzione dalle dipendenze e della pastorale sociale; i nuovi programmi accademici dell'Università Cattolica; la formazione degli agenti pastorali, concedendo un titolo accademico che tenga conto della loro formazione teologica, pastorale e pedagogica.<br />Una giornata di riflessione ha visto la presenza dei referenti diocesani per il Sinodo 2021 – 2023, durante la quale si è approfondita la spiritualità sinodale, è stato presentato il cammino percorso da tutte le diocesi e sono state programmate le date per le diverse fasi della preparazione del Sinodo. Si è anche analizzato il cammino per la preparazione dell'Assemblea ecclesiale per l'America Latina e i Caraibi.<br />I Vescovi hanno valutato positivamente l'aumento della capacità dei luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche, che ha permesso ad un numero maggiore di fedeli di parteciparvi. Invitano quindi le comunità a proseguire su questa strada, riprendendo la presenza delle persone alle celebrazioni, specialmente alla Santa Messa domenicale. <br />Wed, 24 Nov 2021 11:51:54 +0100ASIA/TERRA SANTA - “Il lavoro è amore reso visibile”. Donne di Terra Santa danno vita al Mercatino di Natale "interreligioso"http://www.fides.org/it/news/71195-ASIA_TERRA_SANTA_Il_lavoro_e_amore_reso_visibile_Donne_di_Terra_Santa_danno_vita_al_Mercatino_di_Natale_interreligiosohttp://www.fides.org/it/news/71195-ASIA_TERRA_SANTA_Il_lavoro_e_amore_reso_visibile_Donne_di_Terra_Santa_danno_vita_al_Mercatino_di_Natale_interreligiosoGerusalemme – Piccoli gioielli e stoviglie, cosmetici e accessori di moda, dolci e specialità gastronomiche. Ma anche icone, opere in ceramica, candele e marmellate biologiche. Sono tante le idee-regalo che si potranno trovare venerdì 27 novembre al "Bazar di Natale”, ospitato presso la Maison d’Abraham , la casa di ospitalità situata a Gerusalemme Est, nel quartiere di Silwan, a sud della Città Vecchia. <br />Presso quella struttura, gestita dall'associazione Secours catholique , per un giorno saranno allestite bancarelle e spazi espositivi per i manufatti artigianali di produzione rigorosamente femminile, nati dalla dedizione di donne appartenenti a diverse nazionalità e comunità di fede, per lo più residenti a Silwan e nei quartieri arabi di Gerusalemme Est. Nel Bazaar troveranno posto anche gli articoli prodotti nei monasteri dalle suore di molte congregazioni religiose femminili. Durante le ore di apertura del Mercatino di Natale, scandite anche da occasioni conviviali, concerti e piccole esibizioni artistiche, donne appartenenti a diverse condizioni, nazionalità e comunità di fede, trascorreranno insieme l'intera giornata anche come occasione per riscoprire la propria comunanza di destino, che le chiama ogni giorno a spendere la propria dedizione, pazienza e generosità creativa al servizio della propria famiglia e della propria comunità di appartenenza. <br />”Tutte queste consacrate, tutte queste madri, sorelle e figlie” scrive Florence Budry nel sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme, presentando l’iniziativa “presentano con orgoglio il loro lavoro, frutto della loro fantasia e del loro talento, raggiunto a volte grazie a lunghe ore di veglia, lavorando con accuratezza per raggiungere la perfezione, con il pensiero già rivolto al gradimento degli acquirenti". <br />L’iniziativa ospitata dalla Maison d’Abraham acquista rilievo anche in quanto torna a riproporre quella residenza come spazio di incontro e amicizia tra persone appartenenti a comunità di fede e nazionalità diverse, dopo l’incresciosa vicenda accaduta a fine ottobre, quando poliziotti israeliani e agenti in borghese fecero irruzione nella Maison, interrompendo bruscamente un festival di attività culturali perseguite come “illegali” in virtù della loro asserita riconducibilità diretta all’Autorità nazionale palestinese. L’episodio, verificatosi martedì 26 ottobre , provocò la reazione dell’Assemblea dei Capi delle Chiese cattoliche di Terra Santa, che in un comunicato espressero “preoccupazione” davanti ai “ripetuti atti ostili e repressivi” messi in atto nella Città Santa dalle autorità israeliane “verso tutto ciò che è considerato palestinese”. <br />La Maison d’Abraham offre ospitalità ai pellegrini e sostiene iniziative a favore delle famiglie palestinesi residenti nella zona, continuando a godere di un particolare status di “protezione” da parte delle istituzioni francesi, come accade anche per la chiesa di Sant'Anna, nella Città Vecchia di Gerusalemme.<br />Martedì 26 ottobre aveva avuto inizio presso la struttura un festival culturale di tre giorni, organizzato dal Teatro nazionale palestinese Hakawati, dal Conservatorio nazionale Edward Saïd e dal Teatro ambulante Qafilah. L’iniziativa, sponsorizzata dall’Onu e da organizzazioni francesi e austriache, prevedeva anche la realizzazione di laboratori teatrali e musicali rivolti ai giovani palestinesi residenti nella zona. Secondo fonti diplomatiche citate dalle agenzie internazionali, poliziotti e agenti in borghese fecero irruzione nella Maison quando le attività erano già iniziate, interrompendole bruscamente e mostrando ai responsabili della Maison un ordine di annullamento delle attività in corso, firmato da Omer Barlev, Ministro israeliano per la sicurezza pubblica. Nell’ordine si disponeva l’annullamento del Festival in quanto “sostenuto e finanziato dall’Autorità palestinese senza permesso scritto”. Wed, 24 Nov 2021 11:41:53 +0100AFRICA/KENYA - Rivedere le misure disciplinari nelle scuole per porre fine agli incendi dolosi e alla violenza: monito dei Vescovihttp://www.fides.org/it/news/71194-AFRICA_KENYA_Rivedere_le_misure_disciplinari_nelle_scuole_per_porre_fine_agli_incendi_dolosi_e_alla_violenza_monito_dei_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/71194-AFRICA_KENYA_Rivedere_le_misure_disciplinari_nelle_scuole_per_porre_fine_agli_incendi_dolosi_e_alla_violenza_monito_dei_VescoviNairobi - "Dobbiamo rivedere le modalità per mantenere la disciplina nelle nostre scuole attraverso un impegno congiunto di correzione, tutoraggio, consulenza oltre che di un efficace ministero di cappellania", hanno dichiarato i Vescovi della Conferenza episcopale del Kenya , in merito agli incendi dolosi che continuano a registrarsi nelle scuole del Paese. "I genitori dovrebbero essere più coinvolti e sensibilizzati nel processo educativo” si legge nella nota della KCCB pervenuta all’Agenzia Fides. Gli episodi dolosi ai quali fanno riferimento i Presuli hanno portato alla chiusura di decine di istituti didattici nel paese, danni e perdita di proprietà, oltre che di tempo per la didattica.<br />Stando alla dichiarazione, le possibili cause di questi disordini vanno ricercate nella crescente indisciplina causata dall'abuso di droghe oltre che alla pressione di un calendario scolastico eccessivamente compresso e irregolare. "Notiamo che l'attuale eccessiva congestione nei dormitori, nelle aule e nelle mense delle scuole, ha fortemente vincolato gli studenti". <br />In spirito di comunione, i leader della Chiesa hanno invitato il Ministero dell'Istruzione, la Commissione per il servizio degli insegnanti a tutte le parti interessate, comprese le Chiese che finanziano le scuole, "ad avere incontri consultivi regolari per affrontare le questioni emergenti", aggiungendo che il ruolo degli sponsor include tra gli altri "valori e norme morali e il miglioramento di un ambiente di apprendimento favorevole". La Chiesa cattolica, dal canto suo, mantiene fermo l’impegno di continuare a promuovere adeguati programmi di consulenza e sostegno spirituale, ritenuti fondamentali per tutte le istituzioni scolastiche. Come via da seguire, i Presuli hanno suggerito che il Consiglio di amministrazione, i presidi e i capi delle scuole, siano "abilitati e supportati per affrontare i casi di estrema indisciplina" oltre a dover "tutti compiere uno sforzo deliberato, cospicuo ed efficace per eliminare l'accesso di alcol e droghe nelle scuole”. <br />“Oltre alla mancanza di disciplina, dobbiamo affrontare le questioni del culto e della radicalizzazione nelle scuole, nonché le sfide legate alla salute mentale”, hanno dichiarato i Vescovi, che hanno lanciato un appello agli alunni e agli studenti affinché facciano le loro rimostranze in modo costruttivo e sappiano che sono amati e curati e che l'istruzione è la chiave del loro futuro.<br />I Presuli hanno esortato tutte le parti interessate "ad ascoltare gli studenti e gli alunni, e a cercare di affrontare le loro sfide". I leader della Chiesa chiedono ai keniani di mantenere viva la fede e la speranza nonostante le numerose sfide che il Paese sta affrontando, tra cui "campagne politiche che sono iniziate prima dei tempi previsti dalla legge, pratiche elettorali scorrette tra cui brogli e manipolazione delle imminenti elezioni generali".<br /> Wed, 24 Nov 2021 11:08:59 +0100ASIA/INDIA - Le Pontificie Opere Missionarie presentano carisma e iniziative all’Incontro nazionale dei Seminari maggiorihttp://www.fides.org/it/news/71193-ASIA_INDIA_Le_Pontificie_Opere_Missionarie_presentano_carisma_e_iniziative_all_Incontro_nazionale_dei_Seminari_maggiorihttp://www.fides.org/it/news/71193-ASIA_INDIA_Le_Pontificie_Opere_Missionarie_presentano_carisma_e_iniziative_all_Incontro_nazionale_dei_Seminari_maggioriBangalore - Ha avuto luogo a Bangalore, presso il National Biblical Catechetical & Liturgical Centre, l'Incontro nazionale di tutti i Rettori dei Seminari indiani. Circa 90 Rettori si sono ritrovati per il consueto appuntamento annuale nel mese di novembre durante il quale è stato previsto un ampio spazio dedicato alle Pontificie Opere Missionarie . Padre Ambrose Pitchaimuthu, Direttore nazionale delle Pom indiane, ha tenuto una dettagliata presentazione delle quattro Pontificie Opere Missionarie.<br />“Ho avuto la possibilità di spiegare la struttura delle POM a livello internazionale, continentale , nazionale, regionale e diocesano - racconta padre Padre Pitchaimuthu –. Particolare attenzione è stata rivolta alla Pontificia Opera di San Pietro Apostolo , in quanto direttamente coinvolta nella formazione di seminaristi, sacerdoti, professori e religiosi. La storia e la missione della POSPA sono stati oggetto di un approfondimento ulteriore”. L’incontro è stata anche l’occasione per invitare i Rettori ad inserire un’intenzione di preghiera settimanale per tutte e quattro le POM, a farne conoscere i fondatori ai seminaristi per trarre ispirazione dalle loro biografie, a includere una lezione sulle POM nel Corso di Pastorale per i Diaconi e a prevedere l’esperienza di un missionario durante le lezioni di Missiologia. Per promuovere e sostenere la missione della POSPA è stato chiesto ai Rettori di coinvolgere maggiormente professori, sacerdoti, ex allievi, seminaristi e religiosi perché possano essere i primi testimoni del beneficio ricevuto, incoraggiando anche professori e seminaristi a partecipare all'offerta speciale nel Giorno voluto dal Papa.<br /> Wed, 24 Nov 2021 10:45:17 +0100AFRICA/SUDAN - Rientra il golpe, nuova fase di “governo tecnico”: si riapre la speranza di un percorso democraticohttp://www.fides.org/it/news/71192-AFRICA_SUDAN_Rientra_il_golpe_nuova_fase_di_governo_tecnico_si_riapre_la_speranza_di_un_percorso_democraticohttp://www.fides.org/it/news/71192-AFRICA_SUDAN_Rientra_il_golpe_nuova_fase_di_governo_tecnico_si_riapre_la_speranza_di_un_percorso_democraticoKhartoum – Il colpo di stato in Sudan che ha deposto violentemente il Consiglio sovrano di transizione nato nell’agosto 2019, all’indomani della cosiddetta “primavera sudanese”, è rientrato a meno di un mese dal suo inizio. Domenica 21 novembre, il Primo Ministro Abdulla Hamdok, che fino al giorno prima era agli arresti domiciliari, ha annunciato da uomo libero un accordo siglato con il Generale Abdel Fattah al-Burhan - capo dell’esercito e leader dei golpisti - per formare un “governo tecnico”. <br />Si apre così una nuova fase che ridà speranze di ripristinare un percorso di transizione democratica innescato nei primi mesi del 2019 quando, senza particolare spargimento di sangue, la “rivoluzione sudanese” – in gran parte portata avanti da donne e giovani - mise fine al regime di Omar al-Bashir. Assurto al potere nel 1989 grazie a un colpo di stato appoggiato dal leader estremista Hassan al-Turabi, il dittatore, rimasto al comando del Sudan per 30 anni, fece da subito capire al mondo le sue intenzioni autocratiche e irrispettose dei diritti.<br />L’accordo raggiunto, però, rischia di naufragare subito: dodici ministri del governo di transizione, tra cui l’influente Mariam al-Sadiq al-Mahdi, titolare del dicastero degli esteri e figlia del noto Sadiq al-Mahdi, in “protesta per l’accordo con i militari” hanno firmato le loro dimissioni. Nel frattempo, migliaia di sudanesi, e un’ora dalla notizia dell’accordo, sono scesi in piazza a manifestare la loro avversione verso l’esercito, e, per la prima volta verso Hamdok, considerato “un traditore” <br />“Non c’è molta fiducia che Hamdok possa riformare un nuovo esecutivo con il 50% di civili e possa reggere e superare questa fase – dichiara a Fides una fonte locale che preferisce l’anonimato – Il fatto che sia fallito il tentativo di instaurare un regime totalmente militare, che riportasse il Sudan alla dittatura, è una buona notizia, ma restano troppi interrogativi su chi entrerà in scena da ora in poi” .<br />Il mese in cui si consumato il golpe, oltre a strascichi politici, lascia una pesante eredità: oltre 40 morti, un numero ben più alto di feriti e di arresti sommari. <br />“Vecchie figure che si aggirano a Khartoum o che fanno sentire la loro influenza – riprende la fonte – suscitano molti timori; nei nuovi equilibri, bisognerà capire chi sarà all’interno del governo”. <br />Tra i personaggi in questione vi è Salah Gosh, ex direttore della National Security, accusato di crimini contro l’umanità ora esiliato in Egitto. Vi è anche la figura di Mohamed Hamdan “Hemeti”, ex leader dei Janjaweed, formazione paramilitare accusata di stragi e crimini di guerra. Si teme anche un ritorno di Omar al-Bashir, in procinto di lasciare il carcere e mai uscito di scena.<br /> <br />Wed, 24 Nov 2021 09:58:20 +0100AMERICA/COLOMBIA - Le violazioni dei diritti umani invece di diminuire si sono intensificate nel Chocò e nell'Antioquia occidentalehttp://www.fides.org/it/news/71191-AMERICA_COLOMBIA_Le_violazioni_dei_diritti_umani_invece_di_diminuire_si_sono_intensificate_nel_Choco_e_nell_Antioquia_occidentalehttp://www.fides.org/it/news/71191-AMERICA_COLOMBIA_Le_violazioni_dei_diritti_umani_invece_di_diminuire_si_sono_intensificate_nel_Choco_e_nell_Antioquia_occidentaleSanta Fe de Antioquia – “Purtroppo il grido delle comunità non è stato ascoltato e, di conseguenza, le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, invece di diminuire, si sono intensificate, quindi solo un'azione umanitaria globale sarà in grado di rispondere ai flagelli che si verificano nel dipartimento di Chocó e nell'Antioquia occidentale”. E’ la denuncia contenuta nella relazione che riassume i risultati delle sei Missioni Umanitarie svolte durante questo anno 2021 in 11 comuni del dipartimento di Chocó e in alcuni comuni dell'Antioquia occidentale, dalla Chiesa cattolica e da altre Chiese, da organizzazioni etnico-territoriali, operatori umanitari internazionali, istituzioni e organizzazioni sociali. La crisi umanitaria che questa parte del territorio colombiano sta vivendo da lungo tempo è grave e complessa, hanno evidenziato le organizzazioni che hanno partecipato alle Missioni durante un incontro con i media. <br />“I risultati di queste missioni, i loro rapporti, richieste e raccomandazioni – è scitto nel documento pervenuto a Fides - costituiscono non solo un'azione per informare e far conoscere ciò che sta accadendo nei territori colpiti, ma dovrebbero avere carattere vincolante sia per i protagonisti armati che per lo Stato, in quanto si tratta di garantire e proteggere la vita e la sopravvivenza della popolazione civile che si trova in mezzo al conflitto”.<br />Le Missioni Umanitarie sono state svolte su richiesta delle comunità e delle autorità etniche. Le delegazioni hanno visitato i territori più colpiti dal conflitto armato, ascoltato e confortato le persone, constatando le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario subite. Nel rapporto si sottolinea che l'aver svolto sei Missioni Umanitarie nel 2021 nei territori più impoveriti del Paese, “è indice della grave crisi causata dalla riconfigurazione del conflitto armato, dall'abbandono dello Stato e dal lento progresso dell'Accordo di pace".<br />I partecipanti alle Missioni Umanitarie hanno quindi fatto una serie di richieste per risolvere la grave crisi. Tra queste: chiedono ai protagonisti armati il rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario; esortano il governo colombiano a riprendere la via del dialogo e del negoziato politico con tutti i gruppi armati illegali; chiedono di garantire il diritto alla libera mobilità e alla sicurezza delle donne leader, dei leader, di comunità e organizzazioni; occorre garantire il diritto fondamentale al minimo vitale di tutte le persone sfollate e confinate; urge affrontare in modo completo la grave crisi umanitaria, sociale, economica e ambientale che sta attraversando i territori di Chocó e Antioquia; chiedono al governo nazionale di mettere in pratica decisamente l'Accordo di pace del 2016 e di mantenere l'opzione di una soluzione negoziata al conflitto armato. Chiedono poi alla comunità internazionale, alle organizzazioni internazionali e alle organizzazioni di difesa dei diritti umani in generale, di continuare a rendere visibile la crisi umanitaria e di fare pressione sul governo nazionale per ottenere l'effettiva garanzia dei diritti umani, etnici e territoriali. <br />Wed, 24 Nov 2021 09:55:09 +0100ASIA/CINA - “Io e il mio seminario”: il seminario di Pechino celebra 40 anni di impegno per la formazione al sacerdoziohttp://www.fides.org/it/news/71190-ASIA_CINA_Io_e_il_mio_seminario_il_seminario_di_Pechino_celebra_40_anni_di_impegno_per_la_formazione_al_sacerdoziohttp://www.fides.org/it/news/71190-ASIA_CINA_Io_e_il_mio_seminario_il_seminario_di_Pechino_celebra_40_anni_di_impegno_per_la_formazione_al_sacerdozioPechino – “Io e mio seminario” è il tema del concorso organizzato per i seminaristi della diocesi di Pechino, per festeggiare i 40 anni di fondazione del Seminario. Il concorso si è svolto domenica 21 novembre, Solennità di Cristo Re dell’universo, con una presenza limitata, per le misure sanitarie, di sacerdoti, professori ed anche laici, che hanno sempre accompagnato il cammino vocazionale dei seminaristi con la preghiera e l’aiuto concreto. I seminaristi hanno ripercorso il passato, raccontato il presente e immaginato il futuro, condividendo alcuni temi come “La mia storia personale con il mio seminario”, “Il seminario nei miei occhi”.… <br />“Gloria al Signore, fare del bene alla gente, a servizio del popolo”: con questo motto, il Seminario della diocesi di Pechino ha percorso 40 anni di cammino per la formazione delle vocazioni, preparando i sacerdoti per la diocesi di Pechino ma anche di tante altre diocesi sorelle, soprattutto delle zone periferiche e più lontane. Gran parte dei seminaristi che hanno studiato qui infatti non sono di Pechino. Oggi alcuni sono tornati nelle proprie diocesi a portare avanti l’evangelizzazione locale, altri hanno avuto l’opportunità di continuare la formazione permanente, anche all’estero, altri ancora sono impegnati nella pastorale delle parrocchie di Pechino. <br />In particolare i parrocchiani della parrocchia di Pechino dedicata a San Michele - che un tempo era la cappella del seminario, poi diventata parrocchia nel 2003 per le esigenze pastorali della zona, e anche luogo di tirocinio pastorale dei seminaristi - considerano i seminaristi come loro figli. Dai libri ai viveri, alla frutta, alla verdura: le loro offerte non sono limitate al periodo delle grandi feste o alla Giornata per le Vocazioni, ma sono quotidiane, perché sono convinti che il Seminario è il cuore della diocesi e i seminaristi sono il futuro della Chiesa. Nell’ultima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, nonostante fosse impossibile la presenza fisica dei fedeli a causa della pandemia, quasi tutti i parroci si sono impegnati a mobilitare comunque i parrocchiani per sostenere la formazione delle vocazioni, spiritualmente ed economicamente. <br />Nell’ormai lontano 1980, subito dopo la riapertura della Chiesa, il Seminario propedeutico della diocesi di Pechino riprese le attività nel piccolo cortile della parrocchia dell’Immacolata Concezione, la chiesa costruita dal missionario gesuita p. Matteo Ricci, dopo una ventina d’anni di chiusura. Accolse subito una decina di ragazzi disposti a dedicarsi al Signore. Nel 1989 fu trasferito alla cattedrale di Pechino, la chiesa di S. Salvatore, per l’incremento delle vocazioni, e sempre per lo stesso motivo, venne ancora trasferito in altra sede nel 1992. <br />Infine, nel 2001, la costruzione e l’apertura di un moderno complesso di 476 mq. Oltre ai corsi ordinari per i seminaristi, il seminario ospita anche tanti corsi di formazione per le suore e i laici, e attività accademiche, visto che la zona dove si trova il seminario è chiamata “il distretto universitario” di Pechino. Secondo le statistiche fornite dal Seminario all’Agenzia Fides, il Seminario di Pechino ha formato oltre 320 seminaristi, senza contare quelli che dovrebbe laurearsi durante l’anno corrente, con 187 ordinazioni sacerdotali e tre Vescovi. Attualmente ci sono 70 seminaristi di teologia, 3 studiano all’estero. <br /> <br />Wed, 24 Nov 2021 08:36:13 +0100ASIA/IRAQ - ll Patriarca Sako: piattaforme digitali e social media usati per far male alla Chiesahttp://www.fides.org/it/news/71189-ASIA_IRAQ_ll_Patriarca_Sako_piattaforme_digitali_e_social_media_usati_per_far_male_alla_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/71189-ASIA_IRAQ_ll_Patriarca_Sako_piattaforme_digitali_e_social_media_usati_per_far_male_alla_ChiesaBaghdad – Nell’era di internet, la diffusione delle reti sociali e il dilagare di blog e piattaforme digitali ha moltiplicato a dismisura la diffusione di interventi polemici e articoli che criticano in maniera spietata la Chiesa, scritti spesso da persone prive di ogni minima familiarità con la dottrina cristiana, e di ogni autentica connotazione ecclesiale, che puntano a “sostituire i fatti con le loro idee nuove e controverse”. A rinnovare l’allarme sugli effetti laceranti prodotti da questo fenomeno sulla vita ecclesiale è il Cardinale iracheno Louis Raphael Sako, Patriarca della Chiesa caldea, che in una nota diffusa dagli organi di comunicazione del Patriarcato invita tutti i battezzati a non lasciarsi travolgere dall’alluvione di manipolazioni e imposture circolanti nella rete riguardo alla natura e alla vita della Chiesa, suggerendo a tutti di separare “il grano dalla pula” e di gettare senza indugi tutte le esternazioni digitali inutili e dannose nel “contenitore dei rifiuti”. <br />Nel suo intervento, il Cardinale iracheno sottolinea che gran parte delle polemiche e degli attacchi circolanti in rete riguardanti le vicende della comunità caldea, provengono da persone che vivono fuori dall’Iraq, e che approfittano delle libertà di accesso alle reti per scrivere tutto ciò che passa loro per la mente, senza alcuna accuratezza, ricorrendo a toni aggressivi e sopra le righe pur di seminare confusione tra le persone che camminano con semplicità nel solco della fede degli Apostoli. <br />Le milizie di questo esercito di “commentatori” digitali arruolati a tempo nelle polemiche intra-ecclesiali – nota il Patriarca – “non hanno pietà di nessuno, nemmeno del Papa”, e spesso perseguono proprie agende di potere, attingendo nelle loro critiche corrosive a categorie di matrice politica e mondana che occultano l’autentica natura della Chiesa. “Ricordo, ad esempio – racconta il Patriarca Sako - che una di queste persone scrisse: ‘È tempo che una rivoluzione riformi la Chiesa caldea e rovesci la dittatura della vecchia guardia’”. Un linguaggio che trattava la Chiesa alla stregua di “un Partito politico, o una dittatura militare come quella cilena di Augusto Pinochet”. <br />Da tempo alcune Chiese d’Oriente – come la Chiesa copta ortodossa – esprimono interessanti valutazioni critiche rispetto a chi esalta con eccitati entusiasmi l’impatto delle reti digitali e dei nuovi strumenti di comunicazione sulle dinamiche ecclesiali. Poco più di un anno fa, in un discorso rivolto agli esponenti del Rotary Club egiziano di Alessandria-Pharos , il Patriarca copto ortodosso Tawadros II volle ribadire che non sono certo i social media a poter aprire agli uomini e alle donne di oggi le porte del Paradiso, aggiungendo che le reti digitali di comunicazione sono “un'arma a doppio taglio”, come un "coltello" che può essere utilizzato correttamente o in maniera errata, con un potenziale distruttivo in grado di nuocere alle singole persone e lacerare il tessuto ecclesiale, come quello sociale. <br />Tue, 23 Nov 2021 12:20:58 +0100