Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/INDIA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Pondicherry and Cuddalorehttp://www.fides.org/it/news/69486-ASIA_INDIA_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Pondicherry_and_Cuddalorehttp://www.fides.org/it/news/69486-ASIA_INDIA_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Pondicherry_and_CuddaloreCittà del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi metropolitana di Pondicherry and Cuddalore , presentata da S.E. Mons. Antony Anandarayar. Wed, 27 Jan 2021 12:47:07 +0100ASIA/TURCHIA - Rasa al suolo antica chiesa armena di Kütahyahttp://www.fides.org/it/news/69484-ASIA_TURCHIA_Rasa_al_suolo_antica_chiesa_armena_di_Kuetahyahttp://www.fides.org/it/news/69484-ASIA_TURCHIA_Rasa_al_suolo_antica_chiesa_armena_di_KuetahyaKütahya – L’antica chiesa armena di Surp Toros Kütahya, risalente a prima del XVII secolo e sconsacrata da tempo, è stata rasa al suolo dopo essere entrata in possesso di proprietari privati. Lo riferisce il giornale bilingue armeno-turco Agos, con sede a Istanbul, citando fonti locali. La chiesa, secondo le indagini storiche del ricercatore armeno Arshag Alboyaciyan, era stata ricostruita agli inizi del XVII secolo, dopo essere stata distrutta da un incendio. Era nota per custodire una roccia che, secondo tradizioni locali, portava impressa l’impronta del cavallo di San Toros. Le donne turche colpite da malattie - riferiscono studi sulle usanze locali – erano solite sedersi su quella pietra e chiedere ai sacerdoti armeni di leggere loro passi della Bibbia, per invocare la guarigione. <br />Prima del 1915, circa 4mila armeni risiedevano nella città turca di Kütahya e nell’omonima provincia. A Kütahya si contavano ben tre chiese armene. Dopo la tragedia del Genocidio armeno, gli abitanti armeni di quella regione registrati dal censimento del 1931 erano solo 65. Nei decenni successivi i pochi armeni di Kütahya si sono trasferiti a Istanbul o sono emigrati all’estero. La chiesa di San Torus, prima di essere demolita è stata a lungo utilizzata come sala per la proiezione di film o per la celebrazione di banchetti nuziali, e doveva essere preservata dalla demolizione in base a una disposizione del Consiglio per la protezione dei beni culturali della regione di Kütahya. <br />Wed, 27 Jan 2021 12:27:24 +0100ASIA/INDIA - "Violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa nella vita democratica della nazione": la denuncia della società civilehttp://www.fides.org/it/news/69483-ASIA_INDIA_Violazioni_dei_diritti_umani_e_della_liberta_religiosa_nella_vita_democratica_della_nazione_la_denuncia_della_societa_civilehttp://www.fides.org/it/news/69483-ASIA_INDIA_Violazioni_dei_diritti_umani_e_della_liberta_religiosa_nella_vita_democratica_della_nazione_la_denuncia_della_societa_civileDelhi - E' urgente sostenere i diritti fondamentali contenuti nella Costituzione indiana in una fase critica per la vita democratica della nazione, in cui i diritti umani e le libertà di espressione di coscienza e di religione sono violate: è quanto affermano numerose organizzazioni della società civile, associazioni per la tutela dei diritti umani, forum di Chiese e comunità religiose, all'indomani della 72a Festa della Repubblica, che la nazione ha celebrato ieri, 26 gennaio. <br />Lo stesso giorno del 1950 la Costituzione entrò in vigore, fu una svolta nella storia indiana quando si adottarono leggi che garantiscono i diritti fondamentali e le libertà civili. Allora il Presidente Rajendra Prasad, il primo presidente indiano, osservò nel suo discorso della Festa della Repubblica del 1950: “La nostra Costituzione è uno strumento democratico che cerca di garantire ai singoli cittadini la libertà che è così inestimabile. L'India non ha mai perseguito l'opinione o la fede e la nostra filosofia nazionale ha spazio tanto per i devoto di un Dio personale quanto per un agnostico o un ateo. Pertanto, attueremo nella pratica, in base alla nostra Costituzione, ciò che abbiamo ereditato dalle nostre tradizioni, vale a dire la libertà di opinione e di espressione".<br />"La Festa della Repubblica di quest'anno è stata celebrata sotto l'ombra di gravi violazioni dei diritti umani, che minano le garanzie democratiche offerte dalla Costituzione indiana. Il crescente dissenso da parte dei gruppi della società civile contro le leggi e le politiche governative discriminatorie e incostituzionali sta incontrando sempre più una dura risposta da parte dello Stato. Difensori dei diritti umani, avvocati, giornalisti, scrittori, poeti e studenti che condannano le azioni o l'inerzia del governo per sostenere i principi della Costituzione sono etichettati come 'antinazionali' e gli arresti arbitrari della polizia e i procedimenti giudiziari basati su prove inventate hanno portato alla condanna internazionale", nota una rete di organizzazioni indiane e internazionali in una nota inviata a Fides. Fra gli arrestati vi è anche l'83 enne gesuita p. Stan Swamy, che ha sempre difeso, in tutta la sua vita, i diritti degli adivasi e dei dalit, oggi accusato di sedizione e terrorismo.<br />Rileva l'organizzazione di ispirazione cristiana "Christian Solidarity Worldwide" in un messaggio inviato a Fides: "In seguito all'introduzione del controverso Citizenship Amendment Act nel 2019, che viola gli articoli 14 e 15 della Costituzione che tutelano il diritto all'uguaglianza e il diritto a non essere discriminati rispettivamente per motivi di religione, i musulmani in India continuano ad affrontare una crescente discriminazione a causa della loro fede". CSW ricorda un episodio emblematico: nell'ottobre 2020, le case appartenenti a sessantaquattro famiglie musulmane nel villaggio di Bharasingri, distretto di Sonitpur, Assam, sono state demolite, con la conseguenza che oltre 500 persone sono rimaste senza casa. I media locali hanno riferito che il Bharatiya Janata Party ha condotto una campagna accusando i musulmani di essere 'immigrati illegali del Bangladesh' prima della demolizione".<br />"L'articolo 25 della Costituzione protegge il diritto alla libertà di religione o di credo in cui tutte le persone hanno ugualmente diritto alla libertà di coscienza e il diritto di professare, praticare e diffondere liberamente la religione", si afferma. "Tuttavia, i cristiani sono vittime di attacchi mirati alla loro fede in tutto il paese e in particolare nell'India rurale, dove possono affrontare l'ostracismo permanente che influisce sui loro mezzi di sussistenza. La retorica dei partiti nazionalisti che hanno la maggioranza nel paese, come il BJP, o delle organizzazioni estremiste indù come RSS è la fonte centrale di incitamento all'odio e all'intolleranza nei confronti delle minoranze religiose, e ha alimentato le tensioni comunitarie, attirando persino preoccupazioni dai detentori del mandato delle Nazioni Unite", denuncia la rete della società civile.<br />John Dayal, attivista cattolico e scrittore indiano per i diritti civili, dichiara a Fides: “Non so cosa sia più inquietante: la terribile situazione dell'India nello standard per il rispetto dei diritti umani e della libertà di religione o di credo, o l'aggressivo diniego del governo. L'attuale governo federale e molte delle amministrazioni regionali arrestano scrittori, intellettuali, giornalisti e attivisti, grazie a tribunali di primo grado che negano loro la libertà su cauzione. I musulmani sono il principale oggetto di odio e violenza, mente sacerdoti cristiani continuano a essere molestati, aggrediti, ostracizzati e detenuti con accuse futili. La festa della Repubblica di ieri è stata segnata da proteste di massa di fronte allo strapotere a dello Stato. Nel 2020, furono le donne a guidare la protesta, quest'anno è la comunità dei contadini a contestare tre leggi che hanno un grave impatto sull'agricoltura".<br />Le Ong e i gruppi religiosi si dicono "profondamente preoccupati per l'erosione dei diritti e delle libertà fondamentali sanciti nella Costituzione", ed esortano il governo indiano "a sostenere i sacri principi contenuti in questo documento che lega i suoi cittadini alla ricerca della giustizia, della libertà, dell'uguaglianza e della fraternità, e per garantire che il Paese non si allontani dalla visione su cui è stata costruita l'India".<br /> Wed, 27 Jan 2021 11:18:08 +0100AMERICA/CILE - L’Arcivescovo di Concepción benedice da un aereo gli abitanti della regione afflitti dalla crisi sanitaria, economica, politica e socialehttp://www.fides.org/it/news/69482-AMERICA_CILE_L_Arcivescovo_di_Concepcion_benedice_da_un_aereo_gli_abitanti_della_regione_afflitti_dalla_crisi_sanitaria_economica_politica_e_socialehttp://www.fides.org/it/news/69482-AMERICA_CILE_L_Arcivescovo_di_Concepcion_benedice_da_un_aereo_gli_abitanti_della_regione_afflitti_dalla_crisi_sanitaria_economica_politica_e_socialeConcepcion - Di fronte alla grave crisi sanitaria, economica, politica e sociale in cui si trova il Cile, Monsignor Fernando Chomali, Arcivescovo di Concepcion, domenica 24 gennaio per circa 20 minuti ha benedetto da un aereo gli abitanti di Concepción, Lirquén, Tomé, Chiguayante e Hualqui.<br />“L'ho fatto in mezzo ad una situazione drammatica in cui il coronavirus ha preso migliaia di nostri fratelli e tanti altri si trovano tra la vita e la morte” ha spiegato l’Arcivescovo in una dichiarazione pervenuta a Fides. “In questo atto religioso e missionario, autorizzato dall’Esercito Cileno, dalla Segreteria Generale del Ministero del Governo e dal Ministero della Salute, ho chiesto a Dio di prendersi cura, benedire e dare forza agli abitanti, specialmente a quelli che attraversano gravi difficoltà di ogni tipo”.<br />“È stato un momento di preghiera molto profonda, grazie alla generosità di un esperto pilota che - con tutte le dovute autorizzazioni e nel rispetto di tutti gli standard sanitari - mi ha offerto questa opportunità. Ho anche chiesto a Dio di allontanare lo spirito del male da coloro che non rispettano la legge, che non obbediscono all'autorità, che non si preoccupano del bene comune, che credono che la vita sia solo divertimento e non sanno che significa sacrificarsi per gli altri, che organizzano feste clandestine - e quindi illegali - e che diffondono ovunque il contagio rischiando la propria vita e quella degli altri.”<br />Secondo la Bibbia alcuni tipi di male vengono allontanati solo con la preghiera e il digiuno, quindi l’Arcivescovo spiega che “la Chiesa cattolica si sta adattando ai tempi, innovando i metodi e le espressioni: non possiamo riunirci per pregare, lo facciamo attraverso le piattaforme digitali; Non possiamo accogliere nelle nostre chiese coloro che vogliono una benedizione, andiamo da loro attraverso le reti e, quando possiamo, dal cielo, dal mare e dalla terra”.<br />Infine Mons. Chomali assicura: “Continueremo a benedire e a promuovere il bene comune secondo i tempi che dobbiamo vivere e con le nostre opere sociali che ci riempiono di speranza. Continueremo a esortare le persone a rispettare rigorosamente le norme sanitarie e, se non ascoltano, continueremo a rivolgerci a Dio con la preghiera, perché cambi il loro cuore di pietra”.<br />A quanti sono rimasti perplessi o addirittura infastiditi dalla benedizione, l’Arcivescovo ricorda: ”Io sono un uomo di fede, cattolico, e ho non solo il diritto, ma anche il dovere di rivolgermi a Dio per illuminarci di fronte a ciò che ci supera. Mi unisco alle parole di san Paolo: ‘Guai<br />a me se non evangelizzassi’.” Invita infine tutti gli abitanti della regione ad essere entusiasti nelle proprie attività, a impegnarsi, ad essere creativi, a rischiare, a incoraggiare, perché “solo così andremo avanti come società”. <br />Wed, 27 Jan 2021 10:43:41 +0100AFRICA/GIBUTI - La pandemia aumenta la vulnerabilità dei bambini di strada: la Chiesa offre accoglienzahttp://www.fides.org/it/news/69481-AFRICA_GIBUTI_La_pandemia_aumenta_la_vulnerabilita_dei_bambini_di_strada_la_Chiesa_offre_accoglienzahttp://www.fides.org/it/news/69481-AFRICA_GIBUTI_La_pandemia_aumenta_la_vulnerabilita_dei_bambini_di_strada_la_Chiesa_offre_accoglienzaGibuti – Il rifugio notturno per i bambini di strada di Gibuti, organizzato dalla Caritas del Paese per ridurre la vulnerabilità dei minori nel contesto pandemico, ospita 80 minori tra i 7 e 18 anni di età. La notizia è stata inviata all’Agenzia Fides dal Vescovo di Gibuti, Mons. Giorgio Bertin. “Dal 3 aprile al 31 giugno 2020 – scrive il Vescovo - 80 bambini di strada sono stati ospitati nel rifugio notturno del Caritas Djibouti Center. Dal 1° novembre al 31 dicembre 2020 ogni giorno i ragazzi hanno usufruito del centro giornaliero. Tutti sottoposti a screening per Covid-19, e nel rispetto delle misure di contenimento previste”.<br />Ai bambini sono stati distribuiti tre pasti al giorno e una merenda nel pomeriggio, oltre a vestiti e prodotti igienici. “Durante il tempo libero, i piccoli ospiti potevano fare attività sportive e avevano a disposizione una sala video -dice il Vescovo -. Sono stati anche impegnati in attività educative regolari, che includevano corsi di lingua e laboratori manuali. Durante il Ramadan, hanno avuto l'opportunità di cucinare e preparare il loro iftar, la cena serale.”<br />“Le principali difficoltà incontrate durante il lockdown sono state dovute principalmente all'esiguo numero di servizi igienici e all'intolleranza dei bambini che non erano abituati a stare in un luogo chiuso, rispettosi delle regole. Il ricovero notturno ha fornito la massima protezione ai beneficiari del programma perché ha contribuito a proteggere meglio i bambini dalla diffusione del virus”.<br />Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute di Gibuti, dall’inizio della pandemia di Covid-19 nel paese sono stati effettuati 106.004 test, 5.919 persone sono state diagnosticate positive, 5.837 guarite e 61 decedute a causa del virus.<br />Il minuscolo stato africano costiero si trova tra Etiopia, Eritrea e Somalia ed è l’avamposto di una task force internazionale che combatte la pirateria nell’Oceano Indiano. L’epidemia ha avuto ripercussioni negative anche sul traffico marittimo e ha imposto di adottare misure preventive ad ogni livello.<br /> Wed, 27 Jan 2021 09:43:59 +0100AMERICA/BRASILE - Mantenere vivo il ricordo della tragedia della diga di Brumadinho per chiedere giustizia, pace e un’ecologia integralehttp://www.fides.org/it/news/69480-AMERICA_BRASILE_Mantenere_vivo_il_ricordo_della_tragedia_della_diga_di_Brumadinho_per_chiedere_giustizia_pace_e_un_ecologia_integralehttp://www.fides.org/it/news/69480-AMERICA_BRASILE_Mantenere_vivo_il_ricordo_della_tragedia_della_diga_di_Brumadinho_per_chiedere_giustizia_pace_e_un_ecologia_integraleBrumadinho – Nel secondo anniversario della tragedia di Brumadinho, quando si ruppe la diga di Córrego do Feijão che provocò centinaia di vittime, dal 18 al 25 gennaio la Regione Episcopale Nossa Senhora do Rosário dell'Arcidiocesi di Belo Horizonte, ha promosso il Secondo Pellegrinaggio Regionale per l'Ecologia Integrale a Brumadinho. La mobilitazione vuole ricordare che i residui minerari furono responsabili della morte di almeno 272 persone nel gennaio 2019. A causa della pandemia, il pellegrinaggio di quest'anno si svolgerà principalmente su base virtuale, con attività in persona aperte solo ai parenti delle vittime.<br />Secondo la RENSER, la necessità di mantenere vivo nel cuore il grido di accusa ha motivato l'organizzazione del Secondo Pellegrinaggio Regionale in collaborazione con diverse organizzazioni, movimenti popolari e consulenti tecnici che operano nei territori coinvolti. Le motivazioni fondamentali sono quattro: “il ricordo dei 272 assassinati; denunciare un crimine commesso dalla società mineraria Vale; la lotta per la giustizia e la piena riparazione di tutte le persone colpite; l'annuncio di un'ecologia integrale, che mette la vita al di sopra del profitto”.<br />Il Pellegrinaggio virtuale, informa la nota inviata a Fides, è promosso dalla Conferenza Episcopale del Brasile ed è stato trasmesso dai media cattolici e non.<br />In questa cornice è stato presentato, il 15 gennaio, il !"Patto degli interessati": documento costruito collettivamente da coloro che sono stati colpiti nell'intero bacino del Paraopeba, come agricoltori, popolazioni indigene, quilombola, coloni e promotori della riforma agraria, familiari delle vittime, persone che hanno perso le loro case, le loro piantagioni, la loro sicurezza idrica e corrono ancora il rischio, ogni giorno, di essere contaminati dai rifiuti minerari che si trovano nell'acqua, nel suolo e nell'aria.<br />Oltre alla denuncia, il documento tocca anche la ricostruzione dei territori colpiti, mostrando quanto sia predatorio il modello minerario. Il testo “raccoglie i nostri dolori, le nostre lamentele e il nostro grido di giustizia e per la piena riparazione di tutte le persone colpite. Il documento porta anche, attraverso l'amore, la fede e la speranza, la nostra resistenza quotidiana e lo sforzo quotidiano a confrontarci con l'estrazione mineraria, in cui difendiamo un'ecologia integrale e pensiamo a nuovi orizzonti, con alternative economiche e un mondo migliore, diverso da questo, dove la vita è sempre al di sopra del profitto”, spiega Marina Oliveira, colpita dalla tragedia di Brumadinho, una dei responsabili dell'organizzazione del Pellegrinaggio.<br /> <br />Wed, 27 Jan 2021 08:47:54 +0100AFRICA/ZAMBIA - Diverse personalità della Chiesa colpite dal Covid-19http://www.fides.org/it/news/69479-AFRICA_ZAMBIA_Diverse_personalita_della_Chiesa_colpite_dal_Covid_19http://www.fides.org/it/news/69479-AFRICA_ZAMBIA_Diverse_personalita_della_Chiesa_colpite_dal_Covid_19Lusaka – Non si arresta la diffusione del Covid -19 in Zambia, dove tre parrocchie dell'arcidiocesi di Kasama sono state chiuse per due settimane dopo che i sacerdoti e i laici loro collaboratori sono risultati positivi al virus. Lo ha stabilito il 21 gennaio "con effetto immediato", l'Arcivescovo di Kasama, Sua Ecc. Mons. Ignatius Chama. Le parrocchie sono quella di St. Margaret Mungwi, di St. Kizito Henry Kapata e di St. Peter's Luwingu. Coloro che hanno avuto contatti con i sacerdoti e i membri dello staff infettati da Covid-19 devono "sottoporsi ai test per il coronavirus", ha disposto Mons. Chama.<br />Al 26 gennaio in Zambia sono stati diagnosticati 47.622 casi di Covid-19 con 672 morti. Anche la comunità cattolica è stata colpita con la morte di alcune personalità carismatiche. Il 13 gennaio Sua Ecc. Mons. Moses Hamungole, Vescovo di Monze, è morto nel Levy Mwanawasa Hospital dove era ricoverato, a seguito delle complicazioni legate al Covid-19. Mons. Hamungole era stato molto attivo nel campo dei media, essendo Presidente della Commissione Episcopale per le Comunicazioni Sociali e Presidente del Dipartimento per le Comunicazioni Sociali dell’Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa .<br />Un’altra personalità importante nel campo delle comunicazioni della Chiesa cattolica in Zambia morto di Covid-19, è p. Charles Chilinda SJ, direttore dello studio Loyola Productions e della stazione televisiva di Lusaka, deceduto il 21 gennaio.<br />Il Presidente Edgar Lungu ha ricordato il padre gesuita in un messaggio nel quale riconosce che con “p. Chilinda abbiamo perso un uomo di Dio dedito e disinteressato”. “La morte di don Chilinda è davvero un duro colpo non solo per la comunità cattolica, la comunità dei Gesuiti, ma per l'intero Paese” afferma il Capo dello Stato. “A nome del governo della Repubblica di Zambia, del popolo e mio personale, desidero porgere le mie più sentite condoglianze alla Provincia Zambia-Malawi della Compagnia di Gesù”.<br />Sua Ecc. Mons. Patrick Chisanga, Vescovo di Mansa, Presidente della Zambia Conference of Catholic Bishops ha di recente lanciato un appello ai fedeli di seguire strettamente le misure di prevenzione contro il Covid-19 soprattutto alla luce della diffusione nel Paese della cosiddetta variante sudafricana del virus . <br />Wed, 27 Jan 2021 19:23:35 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - I 125 anni di evangelizzazione del Paese: “Un cammino di riconciliazione, pace e fraternità” riconosce un rappresentante del Capo dello Statohttp://www.fides.org/it/news/69478-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_I_125_anni_di_evangelizzazione_del_Paese_Un_cammino_di_riconciliazione_pace_e_fraternita_riconosce_un_rappresentante_del_Capo_dello_Statohttp://www.fides.org/it/news/69478-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_I_125_anni_di_evangelizzazione_del_Paese_Un_cammino_di_riconciliazione_pace_e_fraternita_riconosce_un_rappresentante_del_Capo_dello_StatoGrand-Bassam - “Siamo venuti per condividere con tutto il popolo di Dio le grazie ricevute da questi zelanti missionari che hanno portato la buona novella in terra ivoriana. Questa buona novella che oggi deve essere una fonte di rinnovamento della nostra fede, una fonte di carità che deve ispirarci a camminare risolutamente verso la riconciliazione e la condivisione affinché la Costa d'Avorio mantenga la sua vocazione di essere la terra della speranza, il Paese della vera fraternità”: così si è espresso il Ministro dello Sport, Paulin Claude Danho, in rappresentanza del Presidente della Repubblica, Alassane Ouattara, domenica 24 gennaio alla messa giubilare per i 125 anni dell'evangelizzazione della Costa d'Avorio,.<br />Il Ministro dello Sport, a nome del Capo dello Stato ivoriano, ha augurato "felice giubileo a tutti i cattolici della Costa d'Avorio" indicando da parte sua che il grande messaggio dei missionari che hanno affrontato diverse vicissitudini per portare il Vangelo è che "il loro zelo missionario deve ispirarci: qualunque siano le tribolazioni della vita, dobbiamo avanzare verso il largo, per portare gioia, portare speranza, portare fede”.<br />Tanti sono venuti dai quattro angoli del Paese per vivere la messa di ringraziamento a Dio per il giubileo dei 125 anni di evangelizzazione del Paese. Nella cattedrale Saint Esprit di Mockeyville Grand Bassam, più di 20mila fedeli laici hanno voluto condividere questo momento storico della vita della Chiesa.“È stato fantastico, ero qui 25 anni fa e non sapevo che sarei stato testimone di questo giubileo. Dio ci ha dato tutto, tanti sacerdoti nella Chiesa della Costa d'Avorio” ha confidato un fedele.<br />La messa solenne per il giubileo dei 125 anni di evangelizzazione in Costa d'Avorio è stata accompagnata dalla chiusura della 117a Assemblea plenaria dell'Episcopato ivoriano a Kodjoboué, nella diocesi di Grand-Bassam. L’Eucaristia presieduta dal Cardinale Jean Pierre Kutwa, Arcivescovo Metropolita di Abidjan, concelebrata dal Nunzio Apostolico in Costa d'Avorio, Sua Ecc. Mons. Paolo Borgia, e dai fratelli nell'Episcopato ha riunito eminenti personalità politiche, amministrative e religiose, e ovviamente tanti fedeli da tutto il Paese. Il Cardinale Kutwa durante la sua omelia, dopo aver lodato il lavoro dei missionari e aver invitato gli ivoriani a vivere insieme, ha affidato oggi alla Chiesa uno dei frutti di questo giubileo: quello di offrire alle generazioni future un'educazione al servizio dello sviluppo umano integrale.<br />“L'educazione in Costa d'Avorio al servizio dello sviluppo umano integrale” è il tema che è stato al centro delle riflessioni dei Vescovi durante la loro 117a Assemblea plenaria tenutasi dal 18 al 24 gennaio 2021. Al termine dell’incontro, i Vescovi della Costa d'Avorio hanno reso pubblici i risultati del loro lavoro e hanno consegnato un messaggio alla Chiesa e alla nazione. Rivolgendosi ai governanti, ai leader dei partiti politici e all'intera popolazione, l'Episcopato ivoriano ha nuovamente chiesto la pace, una pace senza compromessi. Propongono quindi alcune soluzioni per raggiungere questo obiettivo, tra cui il ritorno degli esiliati politici, il rilascio dei prigionieri politici, il rispetto scrupoloso delle leggi per le prossime elezioni e il proseguimento dello sforzo del dialogo politico.<br />Papa Francesco che non ha voluto restare ai margini di questi grandi eventi della Chiesa in Costa d'Avorio; si è unito ai cattolici del Paese attraverso il pensiero, la preghiera e un messaggio consegnato dal Nunzio Mons. Paolo Borgia. Il Papa ha chiesto al Signore di illuminare i Vescovi ivoriani nella guida del popolo di Dio loro affidato, assicurando che i fedeli non smettano mai di crescere nella fede e nella speranza, e rimangano un fermento di pace e solidarietà per tutto il popolo ivoriano. <br />Wed, 27 Jan 2021 19:18:14 +0100ASIA/FILIPPINE - La Bibbia in ogni casa e luogo di lavoro: l'impegno della Chiesa in tempo di sofferenzahttp://www.fides.org/it/news/69477-ASIA_FILIPPINE_La_Bibbia_in_ogni_casa_e_luogo_di_lavoro_l_impegno_della_Chiesa_in_tempo_di_sofferenzahttp://www.fides.org/it/news/69477-ASIA_FILIPPINE_La_Bibbia_in_ogni_casa_e_luogo_di_lavoro_l_impegno_della_Chiesa_in_tempo_di_sofferenzaManila - Promuovere incontri e l'apostolato biblico nelle case, leggendo e proclamando la Parola di Dio: è l'esortazione rivolta dai Vescovi ai fedeli, incoraggiandoli ad aggrapparsi alla Parola del Signore in tempo di pandemia. Come appreso da Fides, la Commissione dell'Apostolato biblico nella Conferenza episcopale cattolica delle Filippine , ha attivato una speciale iniziativa, in collaborazione con la Società biblica delle Filippine e con le Società bibliche unite, per distribuire una copia della Bibbia in ogni casa, in ogni ufficio o luogo di lavoro. <br />"In questo tempo di emergenza, siamo invitati ad approfondire la nostra fede attraverso la Parola di Dio" ha affermato Mons. Sofronio A. Bancud, presidente della Commissione dell'Apostolato biblico nella Conferenza episcopale delle Filippine , in occasione della Domenica dedicata alla Bibbia, celebrata il 24 gennaio. Il Vescovo ha invitato i filippini a "impegnarsi come popolo a leggere, studiare, pregare, vivere, condividere e celebrare la Parola di Dio, aprendo così il proprio cuore al suo potere trasformativo".<br />“Leggendo e ascoltando la Parola di Dio, vivremo nella verità e in armonia con gli altri. Diventeremo persone che non hanno paura di condividere le sofferenze degli altri”, ha scritto il Vescovo in un messaggio inviato all'Agenzia Fides.<br />La Commissione per l'Apostolato Biblico, che tiene i contatti con i direttori, i coordinatori e gli animatori parrocchiali nelle Filippine, ha esortato le cellule territoriali a curare "l'intronizzazione della Bibbia nelle parrocchie e nelle famiglie". Come rimarca a Fides p. Arlo Bernardo Yap, Segretario esecutivo della Commissione dell'Apostolato biblico, "i fedeli, in questo tempo di sofferenza e difficoltà, devono ricordare che Cristo è presente nella vita delle persone attraverso la sua Parola, fonte di vita, di forza e di speranza". <br />La speciale intronizzazione della Bibbia nella case o nei luoghi di lavoro "afferma la presenza di Cristo, serve a ricordare che tutte le aree della vita di un cristiano sono sotto l'ispirazione dello Spirito di Cristo", ha detto il sacerdote. "Mentre il mondo vive la pandemia di Covid-19, la Parola di Dio nutre e sostiene la vita delle persone poiché la Bibbia sia fonte di ispirazione che guida ogni azione", ha aggiunto.<br />Delores Tiquia, cattolica e madre di cinque figli, racconta a Fides: “Siamo chiamati a sperimentare la presenza di Cristo nelle nostre case e nei nostri cuori. Cristo è presente nella nostra vita attraverso gli alti e bassi della vita quando ci sono problemi e preoccupazioni nella nostra famiglia ".<br /> Wed, 27 Jan 2021 15:38:49 +0100ASIA/IRAQ - Esecuzioni capitali di jihadisti dopo la strage di Baghdad rivendicata da Daeshhttp://www.fides.org/it/news/69476-ASIA_IRAQ_Esecuzioni_capitali_di_jihadisti_dopo_la_strage_di_Baghdad_rivendicata_da_Daeshhttp://www.fides.org/it/news/69476-ASIA_IRAQ_Esecuzioni_capitali_di_jihadisti_dopo_la_strage_di_Baghdad_rivendicata_da_DaeshNassiriya – La strage perpetrata giovedì scorso, 21 gennaio, a Baghdad , rivendicata dai jihadisti dell’auto proclamato Stato Islamico , ha suscitato ondate di rabbia tra la popolazione irachena, con montanti critiche di passività e “debolezza” rivolte alle autorità politiche nazionali, accusate anche di non aver colpito con maggior crudezza i prigionieri di Daesh detenuti nelle carceri irachene. <br />In questo contesto, nella giornata di lunedì 25 gennaio è stata eseguita la condanna a morte per terrorismo di tre jihadisti prigionieri nel carcere di Nassiriya. Attraverso i social è stata anche convocata proprio a Nassiriya la manifestazione – in programma per oggi, martedì 26 gennaio – per far pressione sull’esecutivo e chiedere “la morte dei jihadisti” detenuti, come forma di vendetta per i recenti attentati rivendicati da Daesh. Nelle stesse ore, indiscrezioni fatte filtrare sui media hanno riferito che gli ordini di esecuzione capitale già sottoscritti dal Presidente iracheno Bahram Salih sono 340. Tra i detenuti condannati a morte in Iraq la maggior parte è rappresentata da jihadisti di Daesh, ma rientrano nel numero anche criminali comuni. <br />La potenziale escalation di esecuzioni capitali rischia di connotare in maniera ancora più inquietante la difficile fase storica attraversata dal “Paese del due fiumi”. La maggior parte delle esecuzioni capitali comminate contro jihadisti condannati per terrorismo sono state firmate nel 2014, quando il Presidente iracheno era Fuad Massum e Daesh occupava un terzo del Paese.<br />Il governo iracheno ha proclamato la vittoria sui jihadisti alla fine del 2017, ma la strage compiuta giovedì scorso da due attentatori suicidi a un mercato dell’usato, nel centro di Baghdad, ha reso chiaro che adesso la strategia delle reti jihadiste punta a proseguire attraverso attentati terroristici che colpiscono nel mucchio e raid contro obiettivi mirati. <br />Una legge irachena del 2005 prevede la pena di morte per chiunque sia condannato per "terrorismo". Il curdo Barham Salih, che ricopre la carica di Presidente dal 2018, in passato ha manifestato la sua personale avversione alla pena di morte. Ciò nonostante, anche nel 2020 in Iraq sono state eseguite più di 30 sentenze capitali. <br />In tutto ciò, le comunità cristiane locali continuano a vivere la trepidante attesa per l’annunciata visita apostolica di Papa Francesco in Iraq, in programma dal 5 all’8 marzo. In questi giorni, e fino a mercoledì 27 gennaio, i cristiani caldei osservano il cosiddetto “Digiuno di Ninive”, tre giorni di digiuno e preghiera condivisi per fare memoria della conversione di Ninive a seguito della predicazione del Profeta Giona. Questanno, il patriarca caldeo Louis Raphael Sako ha invitato tutti a pregare e digiunare “per la salvezza dall’epidemia di Coronavirus” e “anche per la buona riuscita della visita di Papa Francesco a marzo”. <br />Tue, 26 Jan 2021 12:09:23 +0100AFRICA/BENIN - “Il dialogo unica via per assicurare un voto libero e trasparente” dicono i Vescovihttp://www.fides.org/it/news/69475-AFRICA_BENIN_Il_dialogo_unica_via_per_assicurare_un_voto_libero_e_trasparente_dicono_i_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/69475-AFRICA_BENIN_Il_dialogo_unica_via_per_assicurare_un_voto_libero_e_trasparente_dicono_i_VescoviPorto-Novo – "La Conferenza episcopale del Benin raccomanda vivamente che tutti i partiti politici e le istituzioni coinvolte nell'organizzazione dello scrutinio dialoghino con franchezza in vista di un'elezione presidenziale pacifica, veramente inclusiva, democratica e trasparente” auspicano i Vescovi del Benin nella dichiarazione emessa alla fine della loro seconda Assemblea plenaria ordinaria, tenutasi dal 19 al 22 gennaio.<br />Rimane viva infatti la tensione in vista delle elezioni presidenziali dell'11 aprile. Un segnale colto dalla Conferenza Episcopale che si dice preoccupata “per le crescenti differenze tra gli attori politici sulla lista elettorale, il calendario elettorale e le sponsorizzazioni".<br />Secondo la legge elettorale modificata nel novembre 2019, per essere candidato alla presidenza del Benin, si deve avere il patrocinio del 10% dei sindaci e/o dei deputati. Ma l'attuale composizione del Parlamento, composto esclusivamente da deputati del movimento presidenziale, mette in discussione la pluralità dei potenziali candidati al voto di quest’anno. Una misura che ha irritato l’opposizione, tanto più che il Presidente in carica, Patrice Talon, ha rinnegato la promessa che aveva fatto nell’aprile 2016 nel prestare giuramento di volere effettuare un solo mandato. <br />I candidati hanno tempo fino al 4 febbraio per raccogliere le sponsorizzazioni necessarie e presentare la loro domanda dopo che l'8 gennaio la Corte costituzionale del Benin si è dichiarata incapace di dare seguito al ricorso per l'abolizione del sistema della sponsorizzazione per i candidati alla presidenza.<br />Una richiesta condivisa dall’Observatoire Chrétien Catholique de la Gouvernance , una struttura affiliata alla cappellania nazionale dei quadri cattolici del Benin, che il 4 dicembre ha chiesto l'abolizione del sistema di sponsorizzazione. "L'OCCG sollecita il Parlamento e la Corte costituzionale ad adottare le misure necessarie per l'abolizione del patrocinio perché nell'attuale contesto solleva problemi che rendono difficile la sua applicazione e l'organizzazione di un'elezione presidenziale trasparente, credibile e pacifica” aveva affermato l’organizzazione del laicato cattolico.<br />Nel dicembre 2020 l'opposizione ha protestato contro la composizione degli organi responsabili dell'organizzazione del voto, ritenendo che non fosse adeguatamente rappresentata. Nel 2019 i partiti d’opposizione hanno boicottato le elezioni legislative. <br />Tue, 26 Jan 2021 11:59:20 +0100AFRICA/CONGO - Nomina del Rettore del Seminario filosofico “Mons. Georges-Firmin Singha” nell’arcidiocesi di Brazzavillehttp://www.fides.org/it/news/69474-AFRICA_CONGO_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_filosofico_Mons_Georges_Firmin_Singha_nell_arcidiocesi_di_Brazzavillehttp://www.fides.org/it/news/69474-AFRICA_CONGO_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_filosofico_Mons_Georges_Firmin_Singha_nell_arcidiocesi_di_BrazzavilleCittà del Vaticano - Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 3 settembre 2020 ha nominato Rettore del Seminario filosofico interdiocesano “Mons. Georges-Firmin Singha” sito nell’arcidiocesi di Brazzaville , il rev. Christophe Maboungou, del clero arcidiocesano di Brazzaville. <br />Il nuovo Rettore ha 50 anni ed è stato ordinato sacerdote 16 anni fa. Dopo l’ordinazione è stato viceparroco e parroco, quindi è stato invitato a Grenoble dove ha conseguito il Dottorato in filosofia. Rientrato in patria, è stato Direttore degli studi e poi Rettore del Seminario minore Saint Jean; professore al Seminario filosofico e docente all’Università statale. <br />Tue, 26 Jan 2021 11:23:33 +0100AMERICA/BRASILE - Pastorale carceraria: raddoppiate le denunce di violenze, cui si è aggiunta la diffusione del Covid-19http://www.fides.org/it/news/69473-AMERICA_BRASILE_Pastorale_carceraria_raddoppiate_le_denunce_di_violenze_cui_si_e_aggiunta_la_diffusione_del_Covid_19http://www.fides.org/it/news/69473-AMERICA_BRASILE_Pastorale_carceraria_raddoppiate_le_denunce_di_violenze_cui_si_e_aggiunta_la_diffusione_del_Covid_19Brasilia – Nel 2020 sono quasi raddoppiati i casi di tortura nel sistema carcerario brasiliano rispetto al 2019: lo rileva il recente Rapporto pubblicato dalla Pastorale Carceraria nazionale, che analizza i casi e le denunce ricevute nell’anno appena trascorso, segnato dalla pandemia di Covid-19. La Pastorale Carceraria ha ricevuto, tra il 15 marzo e il 31 ottobre 2020, 90 denunce di casi di tortura, che hanno comportato numerose violazioni dei diritti in varie carceri in tutto il paese. Nello stesso periodo del 2019 i casi erano stati 53. Nella nota diffusa dalla Conferenza Episcopale del Brasile, pervenuta a Fides, si sottolinea che la violenza e la tortura persistono, amplificate dalla maggiore chiusura delle carceri a causa della pandemia. Nel periodo sopra menzionato, la Pastorale Carceraria ha ricevuto 53 denunce di casi di tortura che avevano comportato aggressioni fisiche, 52 relative a condizioni di trattamento umilianti e degradanti.<br />La violazione del diritto alla salute della popolazione privata della libertà è stata centrale nelle denunce ricevute: circa 67 dei 90 casi denunciavano negligenze nella fornitura di assistenza sanitaria. La relazione sottolinea che 52 casi hanno comportato negligenza da parte dello Stato nella fornitura di assistenza materiale, considerando ad esempio la fornitura precaria di cibo, abbigliamento, articoli per l’igiene personale, prodotti per la pulizia, tra gli altri.<br />Il consulente della Pastorale Carceraria, Lucas Gonçalves, ha spiegato che il rapporto si basa su un lavoro che si sta facendo dal 2010, ordinando sistematicamente i dati delle denunce che arrivano in modi diversi. "Il rapporto sottolinea che la tortura non è qualcosa del passato, ma qualcosa di presente nella vita delle persone imprigionate in Brasile" ha detto. Delle 90 denunce ricevute, la Pastorale Carceraria ne ha inoltrate 39 alla magistratura, 64 alla Defensoria e altre 38 al Ministero. Nella maggior parte dei casi, secondo Lucas, lo Stato si rifiuta di dare una risposta, adducendo il sospetto di falsità delle denunce, e si rifiuta persino di indagare sulle accuse. Dei 90 casi denunciati, la Pastorale non ha ottenuto risposte su 16 denunce.<br />Nel Rapporto, padre Almir José de Ramos, Vice coordinatore della Pastorale Carceraria nazionale, sottolinea che il coronavirus si è diffuso e ha provocato un vero e proprio massacro nel sistema carcerario brasiliano, che è al 3° posto nella classifica del maggior numero di prigionieri al mondo. Ci sono più di 800.000 uomini e donne che vivono in una situazione di privazione della libertà. Il sacerdote aggiunge che, secondo i dati parziali e sottostimati del Dipartimento penitenziario , al 10 novembre 2020, il virus e lo Stato avevano ucciso circa 121 persone imprigionate in Brasile e 2021 in tutto il mondo. <br />Il Consiglio Nazionale della Giustizia ha reso noto che, fino al 3 novembre 2020, 205 detenuti sono morti nelle carceri del Brasile. Il sacerdote sottolinea l'aumento esponenziale dei decessi per pandemia nelle carceri, che è stato del 100% tra maggio e giugno 2020 e l'aumento dell'800% dei casi di infezione nello stesso periodo, secondo il CNJ. <br />Tue, 26 Jan 2021 11:01:04 +0100ASIA/ MYANMAR - Appello di Vescovi e leader religiosi asiatici per la pace: prepariamo il futuro dei giovani senza violenzahttp://www.fides.org/it/news/69472-ASIA_MYANMAR_Appello_di_Vescovi_e_leader_religiosi_asiatici_per_la_pace_prepariamo_il_futuro_dei_giovani_senza_violenzahttp://www.fides.org/it/news/69472-ASIA_MYANMAR_Appello_di_Vescovi_e_leader_religiosi_asiatici_per_la_pace_prepariamo_il_futuro_dei_giovani_senza_violenzaYangon - Creare le condizioni per la pace in Myanmar; eliminare ogni discriminazione etnica; demilitarizzare il Myanmar; cercare soluzioni politiche alle principali questioni; continuare a riformare la magistratura, l'istruzione, la previdenza sociale e i sistemi sanitari, decentrare il processo decisionale; preparare, in tal modo, le nuove generazioni a un futuro prospero e pacifico: sono le richieste inviate al nuovo governo, ai leader etnici, politici e militari, e a tutte le persone di buona volontà, in uno speciale appello diffuso il 25 gennaio, e inviato all'Agenzia Fides. <br />L'appello, in sette punti, è promosso da leader religiosi di diverse comunità, membri di "Religions for Peace of Myanmar", che si fanno "ambasciatori di pace e riconciliazione, ribadendo l'impegno a lavorare insieme per la pace nella nostra terra". Nel testo pervenuto all'Agenzia Fides, il Cardinale Charles Maung Bo, firmatario dell'appello, a nome di "Religions for Peace" e a nome della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia, nota che "le elezioni del novembre scorso sono state ampiamente riconosciute come libere ed eque" e questo "conferisce al nuovo governo il mandato e l'obbligo di perseguire gli obiettivi economici e sociali inclusivi per i quali è stato eletto". <br />I leader religiosi rilevano le attuali sfide del Myanmar: "La pandemia globale lacera il nostro sistema sanitario pubblico. Il virus ha devastato la nostra fragile economia. I bambini hanno perso un anno di scuola e gli studi universitari vengono abbandonati. Molti muoiono di fame e i poveri soffrono di più. L'intera comunità soffre. Prima della pandemia il Myanmar aveva già affrontato una catastrofe ambientale. Attraverso la vostra leadership, con un'azione politica unitaria e lungimirante, il Myanmar dovrà affrontare queste sfide, sostenere la pace e promuovere un vivace futuro prospero. I diritti e i doveri di tutti in Myanmar sono reciproci e il nostro interesse per il bene comune è identico".<br />Il primo punto del testo chiede al governo di "creare le condizioni per la pace": "Il dovere di ogni leader nazionale, sia civile che militare, è quello di impegnarsi per l'unità, la pace e la riconciliazione. A tutti i leader civili e militari, chiediamo di mettere da parte la futile ricerca di soluzioni militari, cercando la giustizia con coraggio e determinazione attraverso il dialogo e la negoziazione. La pace arriverà solo se uno spirito di leadership trasparente, aperta e responsabile, sarà instillato in ogni settore e livello di governance".<br />I leader religiosi segnalano, al secondo punto, l'urgenza di eliminare ogni discriminazione etnica: in un paese "profondamente diviso su basi etniche, possiamo e dobbiamo prendere un'altra strada, una strada verso la solidarietà. I conflitti civili di lunga data del Myanmar hanno tutti dimensioni etniche, ma le cause profonde sono politiche", affermano.<br />A tal fine, terzo punto, è necessario demilitarizzare il Myanmar: "La guerra è il linguaggio della morte. Le guerre civili sono un rifiuto di riconoscere l'umanità dei nostri fratelli e sorelle. La violenza non genera mai pace. La guerra nega l'armonia nazionale. I frutti dei conflitti sono amarezze, divisioni e ferite che impiegano anni per rimarginarsi. Bisogna perseguire l'unità, ma non per paura o minaccia" si legge nel testo.<br />La strada maestra per affrontare le grandi sfide è indicata al quarto punto: quella di cercare soluzioni politiche, dato che "non ci sarà mai una soluzione militare a un conflitto politico". "Perseguire soluzioni militari porta solo a una guerra senza fine, a una miseria senza fine. Il dispiegamento allargato dell'esercito birmano nelle aree delle minoranze etniche non può portare all'unità se il dialogo politico è assente".<br />Accanto a questo impegno , nella nazione è urgente proseguire il processo per riformare la magistratura, l'istruzione, la previdenza sociale e i sistemi sanitari, come nota il quinto punto dell'appello: " Le riforme già avviate dal centro sono immense. Il mandato per una riforma più profonda e coraggiosa è conferito a questo governo". "Desideriamo ardentemente ulteriori progressi in queste aree essenziali. La giustizia ritardata è giustizia negata".<br />Nel processo di riforma, si nota al sesto punto, è necessario anche decentralizzare il processo decisionale: "Un buon governo richiede sussidiarietà, delega. Non tutte le decisioni dovrebbero essere prese nella capitale Nay Pyi Taw. Le attività dell'intera società devono essere coordinate in modo da supportare la vita interna delle comunità locali. La delega dell'autorità va sostenta e accompagnata con la formazione e la cura sia per i leader eletti, sia per i funzionari della pubblica amministrazione" auspicano i leader religiosi.<br />Tutto questo ampio sforzo nazionale, si legge nel settimo e ultimo punto, serve a "preparare la prossima generazione", per eliminare la povertà, costruire il il futuro, soprattutto puntando sull'istruzione e lo sviluppo dei giovani . "Impegnarsi nell'istruzione per tutti in Myanmar è cento volte più prezioso per la costruzione della pace rispetto all'acquisto di armi. Il Myanmar deve avere fiducia, investire e costruire la sua gioventù. Sono i giovani il nostro presente e il nostro futuro" si rileva.<br />Il documento dei leader religiosi si chiude invitando tutti i cittadini ad agire da protagonisti attivi di "una nuova era di unità e solidarietà", nell'essere "artigiani della pace, unendo e non dividendo, estinguendo l'odio e non ospitandolo o infiammandolo, aprendo sempre percorsi di dialogo che riconcilieranno, guariranno, uniranno la nostra bellissima terra",<br /> Tue, 26 Jan 2021 10:28:38 +0100AMERICA/COLOMBIA - Il Vescovo di Buenaventura: “qui non c’è violenza, ma una vera e propria guerra”http://www.fides.org/it/news/69471-AMERICA_COLOMBIA_Il_Vescovo_di_Buenaventura_qui_non_c_e_violenza_ma_una_vera_e_propria_guerrahttp://www.fides.org/it/news/69471-AMERICA_COLOMBIA_Il_Vescovo_di_Buenaventura_qui_non_c_e_violenza_ma_una_vera_e_propria_guerraBuenaventura – In Colombia purtroppo si vive ancora in un clima di violenza , e in particolare quella ad opera delle bande e dei gruppi armati continua a crescere ancora di più. Dopo la richiesta fatta dal Difensore del Popolo a Buenaventura, adesso è toccato a Mons. Rubén Darío Jaramillo, Vescovo della diocesi di Buenaventura chiedere l'intervento delle autorità perché, secondo le sue parole, "ciò che si vive nella zona non è solo violenza, ma è proprio una vera guerra".<br />In alcune dichiarazioni fatte a Radio Caracol e poi diffuse dai social media, Mons. Jaramillo ha denunciato che "preoccupa gravemente la situazione che vive il Porto di Buenaventura e tutta la zona, in seguito alla guerra fra bande, perché si usano non solo fucili e armi a lungo raggio, ma anche mitragliatrici e granate per contendersi il territorio".<br />Il Vescovo ha spiegato che "i diversi gruppi criminali vogliono impadronirsi di settori strategici dove far transitare la droga, e l'intera comunità è colpita dai proiettili, dalla paura, perché l'economia ne risente, alcuni prodotti di base non arrivano al porto e altri vengono bloccati dai criminali per imporre una tassa a tutti i prodotti”.<br />Solo negli ultimi giorni sono andate via dalla zona circa 200 persone, riferisce la nota pervenuta a Fides, e altre 500 mila sono intrappolate nei luoghi di combattimento. "Sappiamo che un grande gruppo di famiglie si prepara a fuggire dalla zona, questo vuol, dire che qualcosa di tremendo sta per accadere" ha concluso preoccupato Mons. Jaramillo.<br /> <br />Tue, 26 Jan 2021 08:36:34 +0100ASIA/COREA DEL SUD - Un sistema di cura integrato per poveri e senzatetto: l'iniziativa della Chiesa di Seoulhttp://www.fides.org/it/news/69470-ASIA_COREA_DEL_SUD_Un_sistema_di_cura_integrato_per_poveri_e_senzatetto_l_iniziativa_della_Chiesa_di_Seoulhttp://www.fides.org/it/news/69470-ASIA_COREA_DEL_SUD_Un_sistema_di_cura_integrato_per_poveri_e_senzatetto_l_iniziativa_della_Chiesa_di_SeoulSeoul - E' "un piccolo lievito che trasforma la Chiesa e il mondo, rendendolo un luogo d’amore”. Così padre Francis Jeong-hwan Kim, direttore del movimento “One Body One Spirit" presenta all'Agenzia Fides il servizio di mensa per i poveri attivato nella arcidiocesi di Seoul, nel piazzale antistante la cattedrale di Myeongdong. “Quando Papa Francesco è venuto a visitare la cattedrale Myeongdong nel 2014, ci ha benedetti e ci ha esortati ad essere luce, sale e lievito, secondo l'invito di Gesù nel Vangelo. "Spero che questo servizio della mensa Myeongdong Babjib sia un piccolo lievito" afferma, notando il pieno coinvolgimento dei fedeli dell'arcidiocesi, dei volontari di parrocchie e movimenti ecclesiali, dei membri della Caritas diocesana, di clero e religiosi. <br />Il servizio offre a poveri e senzatetto 1.400 pasti da asporto alla settimana, distribuiti il mercoledì, venerdì e la domenica. La mensa, chiamata ‘Myeongdong Babjib’ e avviata dal 6 gennaio scorso, nasce dalla feconda partnership fra l’arcidiocesi di Seoul e la grande azienda coreana SK Group, che opera nel campo dell’energia e della chimica, coinvolta come sponsor dell'iniziativa.<br />Afferma il Cardinale Andrew Yeom, promotore dell'iniziativa e spesso personalmente impegnato nella distribuzione dei viveri: "Il nostro è un modo per rispondere al Messaggio di Papa Francesco per la 4a Giornata dei poveri, dal titolo 'Tendi la mano al povero'. E’ una chiamata, rivolta a tutti noi, a impegnarci nella cura dei poveri, considerandoli parte integrante dell’unica famiglia che è la nostra comunità. Questa mensa è il posto giusto per raggiungere e mostrare un gesto d'amore verso quanti vivono nelle periferie fisiche o esistenziali delle nostre città, ed è un modo per condividere le nostre risorse perché nessuno si senta abbandonato o emarginato".<br />L'iniziativa caritativa dell'arcidiocesi, accolta con entusiasmo e zelo da molti fedeli, che se ne sentono compartecipi e corresponsabili, è la prima fase di un progetto che prevede, dopo la creazione di una mensa, l'istituzione di un ostello e di un centro di accoglienza dove i senzatetto possano lavarsi, lavare la biancheria, trovare rifugio, accoglienza e ospitalità. Il piano a lungo temine è anche quello di condividere con loro un percorso di formazione professionale, aiutandoli a trovare un lavoro in modo che possano reintegrarsi nel tessuto sociale. <br />Rileva, in una nota dell'Ufficio Comunicazioni dell'Arcidiocesi di Seoul, p. Matthias Young-yup Hur, portavoce dell'Arcidiocesi: “L'obiettivo a lungo termine del progetto è fornire alle persone sole, emarginate o espulse dal mondo del lavoro, l'opportunità di diventare agenti attivi della loro vita e di reinserirsi a pieno titolo nella società. Myeongdong Babjib potrebbe essere per i senzatetto l'inizio di un sistema di cura integrato per le persone più povere, promuovendo il loro sviluppo personale e miglioramento della loro vita. Il Cardinale Yeom - ricorda il portavoce - ha un particolare interesse pastorale per il progetto, vista la sua esperienza passata nell'allestire una mensa per i poveri, quando era parroco, opera che dura con successo da oltre 30 anni e che ha portato benefici e migliaia di persone".<br /> <br />Tue, 26 Jan 2021 18:16:04 +0100AFRICA/SUD SUDAN - “Solo l'amore e la generosità costruiscono la Chiesa” dice un missionariohttp://www.fides.org/it/news/69469-AFRICA_SUD_SUDAN_Solo_l_amore_e_la_generosita_costruiscono_la_Chiesa_dice_un_missionariohttp://www.fides.org/it/news/69469-AFRICA_SUD_SUDAN_Solo_l_amore_e_la_generosita_costruiscono_la_Chiesa_dice_un_missionarioNaandi – "La missione della Chiesa è continua, il completamento di un'opera è l'inizio della seguente". Così scrive all’Agenzia Fides padre Christopher Hartley Sartorius, missionario in Sud Sudan. Il sacerdote, originario della diocesi di Toledo, e attualmente impegnato nella diocesi di Tombura Yambio, racconta che, terminata la costruzione delle due scuole, quella elementare Santa Teresa e quella secondaria San Pedro y San Pablo della parrocchia di Naandi, alla frontiera del Sud Sudan con la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, è stato subito avviato un progetto nella comunità di Djabo per la costruzione di una scuola di otto classi, la chiesa parrocchiale e una piccola casa canonica che possa ospitare un sacerdote.<br />“Attualmente a Djabio c’è una scuola parrocchiale frequentata da circa 350 ragazzi e ragazze distribuiti tra gli otto corsi" scrive p. Christopher. "Ogni classe è riunita in una capanna di paglia con tronchi sul terreno che fanno da sedie e banchi per i bambini. C'è anche una piccola chiesa che vorremmo far diventare una vera chiesa parrocchiale, dove l'intera comunità può riunirsi per celebrare la fede e crescere nella santità”.<br />Il missionario sottolinea che molte volte crediamo di sapere di cosa hanno bisogno i poveri. “Crediamo di dover essere noi a decidere di cosa hanno bisogno ma non è così. Loro sono i protagonisti della propria storia di salvezza, Dio vive in loro, in mezzo a loro, sono persone di fede, che confidano in Dio. In ognuna delle comunità che abbiamo visitato ci hanno chiesto tutti la stessa cosa: una chiesa, oltre ad una scuola per aiutare i meravigliosi bambini che popolano queste giungle.”<br />“Il progetto di queste prime due scuole a Naandi, - spiega – è stato realizzato grazie al donazioni, grandi e piccole, ma tutte piene d'amore. La chiesa non la costruiscono il cemento o i mattoni, è costruita dall'annuncio del Vangelo, dalla celebrazione dei Sacramenti, dalle opere di carità e di amore. Siamo noi che, uniti gli uni agli altri, non dal cemento ma dall'amore, costruiamo la Chiesa di Gesù Cristo, di cui questo edificio è metafora e luogo di incontro e di lode”.<br /> Mon, 25 Jan 2021 11:22:06 +0100ASIA/LIBANO - Patriarca maronita: Il Presidente USA Biden sostenga la “neutralità libanese”http://www.fides.org/it/news/69468-ASIA_LIBANO_Patriarca_maronita_Il_Presidente_USA_Biden_sostenga_la_neutralita_libanesehttp://www.fides.org/it/news/69468-ASIA_LIBANO_Patriarca_maronita_Il_Presidente_USA_Biden_sostenga_la_neutralita_libaneseBkerkè – Il nuovo Presidente USA Joe Biden potrà contribuire in maniera sensibile a tenere il Libano alla larga dai conflitti del Medio Oriente, se farà sua la parola d’ordine della “neutralità libanese” ed eviterà di considerare il Paese dei Cedri come soggetto secondario di alleanze obbligate con una o l’altra delle potenze regionali che si contendono l’egemonia in Medio Oriente. E’ questo l’auspicio che il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai ha espresso alla fine dell’omelia della celebrazione eucaristica da lui presieduta domenica 24 gennaio, nella sede patriarcale di Bkerkè. <br />Congratulandosi con Biden per l’inizio del suo mandato presidenziale, il Cardinale libanese ha fatto appello alla fede del neo-Presidente Usa e al suo impegno per i valori spirituali, augurandosi che la sua Amministrazione “guardi la questione Libano con questo sguardo, senza collegarlo a nessun altro Paese, contribuisca a tenerlo lontano dai conflitti territoriali, e sostenga il progetto di neutralità come via d’accesso al ripristino della sua stabilità e prosperità”. <br />Nel corso dell'omelia, il Patriarca maronita ha riproposto ancora una volta il suo richiamo alle forze e ai leader politici libanesi, responsabili a suo giudizio di uno stallo politico che assume tratti quasi criminali, se si considera la grave crisi economica, sociale e sanitaria in cui sta affondando il Libano: “Come fate a non formare un governo?" ha chiesto il Patriarca, rivolgendosi idealmente ai leader politici nazionali, “mentre il popolo urla dal dolore, è affamato dalla povertà e muore di malattia? Come fate a non formare un governo, mentre la gente è davanti alle porte delle banche e implora di poter ritirare i propri soldi, senza trovarli? Come fate a non formare un governo, mentre le frontiere non sono protette, il contrabbando dilaga, la sovranità nazionale è compromessa, l’indipendenza è sospesa e la corruzione spadroneggia? Come fate a non formare un governo, mentre più della metà della popolazione è disoccupata e sotto la soglia di povertà? Non avete alcun timore di Dio, del popolo, della coscienza e del giudizio della storia?”<br />L’ultimo governo libanese in carica, presieduto dal Premier Hassan Diab, è caduto dopo le proteste seguite alle esplosioni nel porto di Beirut del 4 agosto 2020. Il sunnita Saad Hariri, leader del Partito politico “Futuro”, è stato incaricato di formare un nuovo governo il 22 ottobre 2020, ma da allora non è ancora riuscito a costituire il nuovo gabinetto, anche a causa delle tensioni istituzionali sorte tra il Premier incaricato e il Presidente Michel Aoun intorno alla lista dei ministri che dovrebbero comporre la squadra di governo. A complicare lo scenario ci sono anche nuove pressioni internazionali che puntano a condizionare il profilo politico del nuovo esecutivo. <br />Mon, 25 Jan 2021 10:58:49 +0100AMERICA/MESSICO - Prima Assemblea ecclesiale dell'America Latina e dei Caraibi: tutto il popolo di Dio protagonista della missionehttp://www.fides.org/it/news/69467-AMERICA_MESSICO_Prima_Assemblea_ecclesiale_dell_America_Latina_e_dei_Caraibi_tutto_il_popolo_di_Dio_protagonista_della_missionehttp://www.fides.org/it/news/69467-AMERICA_MESSICO_Prima_Assemblea_ecclesiale_dell_America_Latina_e_dei_Caraibi_tutto_il_popolo_di_Dio_protagonista_della_missioneCittà del Messico - “L'Assemblea ecclesiale è la prima volta che si celebra. Non è una Conferenza dell'Episcopato latinoamericano come le precedenti, l'ultima, Aparecida. No, è qualcos'altro. È un incontro del Popolo di Dio: laiche, laici, consacrate, consacrati, sacerdoti, vescovi, tutto il popolo di Dio che cammina. Si prega, si parla, si pensa, si discute, si cerca la volontà di Dio.” Cosi si è espresso Papa Francesco nel videomessaggio che ha inviato ieri, 24 gennaio, alla presentazione della prima Assemblea ecclesiale dell’America latina e dei Caraibi, che si è svolta dalla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, a Città del Messico, attraverso i social network del Celam .<br />Il Santo Padre ha indicato due criteri da seguire per questo tempo “che ci apre a nuovi orizzonti di speranza”: essere accanto al Popolo di Dio e pregare. “Questa Assemblea ecclesiale non sia un'élite, separata dal santo popolo fedele di Dio. Vicino al popolo. Non dimenticate che siamo tutti parte del Popolo di Dio. Ne facciamo tutti parte… Al di fuori del popolo di Dio sorgono le élite illuminate di un'ideologia, da un'altra, e questa non è la Chiesa. La Chiesa è data dalla condivisione del pane. La Chiesa incontra tutti, senza esclusione. E un'Assemblea ecclesiale è un segno di questo, una Chiesa senza esclusione. E l'altra cosa da tenere a mente è la preghiera. In mezzo a noi c'è il Signore. Che il Signore si senta, da lì la nostra richiesta di stare con noi”.<br />L'Arcivescovo Miguel Cabrejos Vidarte, Arcivescovo di Trujillo e Presidente del CELAM, ribadendo che "siamo tutti discepoli missionari", nel suo intervento ha sottolineato: "questo 2021 ci unirà in un grande evento ecclesiale per ringraziare, contemplare, approfondire e ravvivare i frutti e le sfide lasciateci dalla V Conferenza Generale di Aparecida". L’Arcivescovo ha fatto riferimento al Magistero di Papa Francesco, evidenziando che “il Popolo di Dio è il soggetto storico dell'evangelizzazione, perché ogni battezzato è chiamato ad essere protagonista della missione. E Aparecida ha affermato che ‘siamo tutti discepoli missionari’.” Quindi “la chiamata non è solo per coloro che detengono posizioni e responsabilità formali nella Chiesa, per gli operatori pastorali organizzati, o gli specialisti in teologia pastorale, ma per ogni fedele cristiano. È una teologia della sinodalità che apre nuove strade che i fedeli percorrono sul cammino dell’evangelizzazione e dell'annuncio del Regno”. <br />Questa inedita Assemblea ecclesiale, ha proseguito Mons. Cabrejos Vidarte, si colloca in questa prospettiva teologica e in questa novità ecclesiologica sinodale, sulla strada di una “uscita” per l'America Latina e i Caraibi, in profonda comunione con il Santo Padre, offerta alla Chiesa universale, oltre ad accompagnare il profondo e urgente processo di rinnovamento e ristrutturazione del CELAM.<br />Mons. Jorge Eduardo Lozano, Segretario Generale del CELAM, si è soffermato sul motto dell’Assemblea ecclesiale - "Siamo tutti discepoli missionari in uscita" - e sul logo. L’assemblea si terrà in modo ibrido o misto, a novembre: alcune persone saranno presenti a Città del Messico e ci saranno altre sedi in ciascuno dei paesi che fanno parte del CELAM. <br />”Desideriamo coinvolgere l'intera Chiesa dell'America Latina e dei Caraibi, affinché possa partecipare virtualmente, alle conferenze che si terranno in Messico, nonché ai programmi che si svolgeranno in ciascuna delle altre sedi di questa Assemblea” ha spiegato Mons. Lozano. Infine ha indicato in questo cammino tre istanze: quella spirituale , l'ascolto e l'incontro . <br />Mon, 25 Jan 2021 10:48:07 +0100AFRICA/NIGERIA - Assaltato un orfanotrofio nell’area di Abuja, rapiti otto bambinihttp://www.fides.org/it/news/69466-AFRICA_NIGERIA_Assaltato_un_orfanotrofio_nell_area_di_Abuja_rapiti_otto_bambinihttp://www.fides.org/it/news/69466-AFRICA_NIGERIA_Assaltato_un_orfanotrofio_nell_area_di_Abuja_rapiti_otto_bambiniAbuja - Almeno otto bambini sono stati rapiti da un orfanotrofio a Naharati nel Territorio Federale della Capitale Abuja. Sabato 23 gennaio, intorno all’una di notte, un gruppo alquanto consistente di uomini pesantemente armati ha preso d'assalto la struttura del Rachael’s Orphanage Home, puntando direttamente al dormitorio degli orfani. Oltre ai bambini, almeno tre adulti sono stati sequestrati. Una portavoce della polizia ha ridimensionato il numero dei rapiti affermando che solo sei persone sono state rapite mentre un’altra è stata ritrovata. La polizia ha avviato ricerche nella foresta per assicurare la liberazione degli altri ostaggi.<br />La piaga dei rapimenti in Nigeria, che coinvolge spesso anche membri del clero, è stata stigmatizzata da Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Abuja, nella sua omelia del 18 gennaio presso la parrocchia di Sant’Antonio a Yangoji, Abuja, il cui parroco, don Matthew Dajo, è stato rapito e detenuto dai suoi carcerieri per dieci giorni, dal 22 novembre 2020 fino al rilascio, il 2 dicembre 2020 .<br />“Lasciati incontrollati dalle autorità nigeriane, questi atti vergognosi e disgustosi continueranno a rovinare la reputazione alla Nigeria, allontanando i visitatori e gli investitori dal Paese. Preghiamo per la liberazione di coloro che sono ancora prigionieri e per la conversione degli autori di questi atti disumani. Possa Cristo manifestarsi agli autori di azioni malvagie come rapimenti, stupri, uccisioni, concedendo loro la grazia del pentimento” ha affermato il Cardinale, che ha ringraziato Dio perché don Dajo “nonostante i tormenti subiti quando era nelle mani dei rapitori, sta generalmente bene, a parte il trauma psicologico”. <br />Mon, 25 Jan 2021 10:21:23 +0100