Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/INDIA - La Commissione “Giustizia e Pace”: c’è un raggio di speranza per le minoranze in Indiahttp://www.fides.org/it/news/55933-ASIA_INDIA_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_c_e_un_raggio_di_speranza_per_le_minoranze_in_Indiahttp://www.fides.org/it/news/55933-ASIA_INDIA_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_c_e_un_raggio_di_speranza_per_le_minoranze_in_IndiaNew Delhi – “C’è un raggio di speranza per la sicurezza e il futuro delle minoranze religiose in India”: lo afferma la Commissione “Giustizia, Pace e Sviluppo” della Conferenza episcopale indiana commentando, in una nota inviata all’Agenzia Fides, il recente intervento del giurista Fali Sam Nariman. Illustre avvocato costituzionalista e giudice alla Corte Suprema, Nariman ha pubblicato un intervento intitolato “Minoranze al bivio” che - nota a Fides p. Charles Irudayam, segretario della Commissione dei Vescovi - “alimenta nuove speranze nei cuori delle comunità di minoranza in India”. <br />Citando casi storici in cui le minoranze hanno subito repressione, ostilità o tentativi di assimilazione, Nariman ha elogiato la Costituzione indiana per aver consapevolmente adottato la protezione e la tutela come unica via sostenibile per la presenza delle minoranze, a garanzia dei loro diritti e libertà. Nariman parla di un “bivio”, notando la situazione presente, e la mancata adozione di misure efficaci per proteggere le minoranze dal punto di vista sociale, politico e giuridico. <br />“Lo sforzo di ribadire il sacro obbligo di tutelare i diritti costituzionali e le libertà delle minoranze è lodevole. E’importante è puntualizzare che in uno Stato democratico la maggioranza non deve avere il potere di distruggere o di compromettere i diritti delle minoranze religiose, culturali o linguistiche” nota la Commissione. Se questa cultura giuridica si va rafforzando in India, conclude p. Irudayam – e questo è l’auspicio della Chiesa cattolica – esiste davvero uno spiraglio di speranza per la democrazia indiana. Tue, 16 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/CINA - “La missione odierna dei sacerdoti”: scambio culturale a Taiwan per un gruppo di sacerdoti dell’He Beihttp://www.fides.org/it/news/55932-ASIA_CINA_La_missione_odierna_dei_sacerdoti_scambio_culturale_a_Taiwan_per_un_gruppo_di_sacerdoti_dell_He_Beihttp://www.fides.org/it/news/55932-ASIA_CINA_La_missione_odierna_dei_sacerdoti_scambio_culturale_a_Taiwan_per_un_gruppo_di_sacerdoti_dell_He_BeiShi Jia Zhuang – “La missione odierna dei sacerdoti” è stato il tema dello “Scambio culturale e di formazione a Taiwan” che ha avuto per protagonisti un gruppo di sacerdoti dell’He Bei, dal 20 agosto al 10 settembre. Su invito dell’Università cattolica Fu Ren di Taiwan, organizzato dalla provincia cinese dei missionari Lazzaristi in collaborazione con l’Istituto dello Studio Culturale di Faith dell’He Bei, l’incontro ha visto 13 sacerdoti provenienti da diverse diocesi della provincia dell’He Bei, in Cina continentale, vivere per tre settimane un intenso scambio spirituale, pastorale, missionario e culturale con missionari, sacerdoti, religiose e laici di Taiwan. <br />Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, l’incontro è in continuità con le due precedenti edizioni del 2012 e 2013 svoltesi negli Stati Uniti d’America, e si è incentrato sulla missione dei sacerdoti nella società odierna, “perché la trasformazione ecclesiale parte dai sacerdoti, ad iniziare da oggi. La missione dei sacerdoti è prolungare l’amore del Signore ai più bisognosi, ai più umili che hanno più bisogno di attenzione”, come ha detto il relatore p. Hugh O'Donell, CM. Durante lo scambio sono stati affrontati diversi argomenti strettamenti legati alla missione dei sacerdoti, come la formazione giovanile, la formazione della famiglia e il matrimonio cristiano, l’esprienza di evangelizzazione della Chiesa taiwanese, le opere caritative sociali, il servizio agli anziani e ai disabili, la pastorale ospedaliera, la sollecitudine umana…. I partecipanti hanno anche visitato 7 comunità dell’isola e si sono recati in visita di cortesia a Sua Ecc. Mons. Martin Su Yao-Wen, Vescovo della diocesi di Tai Chung. Tue, 16 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - Oltre 2.500 fedeli uccisi da Boko Haram denuncia il Vescovo di Maidugurihttp://www.fides.org/it/news/55931-AFRICA_NIGERIA_Oltre_2_500_fedeli_uccisi_da_Boko_Haram_denuncia_il_Vescovo_di_Maidugurihttp://www.fides.org/it/news/55931-AFRICA_NIGERIA_Oltre_2_500_fedeli_uccisi_da_Boko_Haram_denuncia_il_Vescovo_di_MaiduguriAbuja - Sono 2.500 i fedeli della diocesi nigeriana di Maiduguri uccisi dalle violenze di di Boko Haram. Lo denuncia in un’intervista al quotidiano THISDAY, il Vescovo del luogo, Sua Ecc. Mons. Oliver Dashe Doeme, che è rifugiato nella parrocchia Santa Teresa di Yola nello Stato di Adamawa, insieme a migliaia di fedeli.<br />La diocesi di Maiduguri comprende gli Stati di Borno, Yobe e alcune aree di quello di Adamawa. In questi tre Stati, dove si concentrano le azioni di Boko Haram, nel 2013 il Presidente Goodluck Jonathan ha decretato lo stato d’emergenza, che non però ha impedito alla guerriglia islamista di continuare le proprie azioni, passando di recente alla conquista di alcune località dove è stato proclamato il “califfato”.<br />Mons. Doeme afferma che la maggior parte degli sfollati accolti nella parrocchia di Yola sono scampati per poco dall’essere uccisi dai membri di Boko Haram. Nella fuga precipitosa molte famiglie sono rimaste divise e diversi genitori sono ancora alla ricerca dei figli dispersi. Il Vescovo ha inoltre denunciato che in diverse occasioni i militari nigeriani fuggono senza combattere e questo, secondo Mons. Doeme, è dovuto in primo luogo alla corruzione.<br />La drammatica situazione degli sfollati è al centro del documento di Caritas Nigeria e della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” dal titolo “Adattare le nostre vita alla guerra in corso” nel quale si afferma testualmente: “la semplice verità è che la Nigeria è in guerra”. Mon, 15 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Inondazioni in Kashmir: appello dei Gesuiti per gli aiutihttp://www.fides.org/it/news/55930-ASIA_INDIA_Inondazioni_in_Kashmir_appello_dei_Gesuiti_per_gli_aiutihttp://www.fides.org/it/news/55930-ASIA_INDIA_Inondazioni_in_Kashmir_appello_dei_Gesuiti_per_gli_aiutiBangalore – “Siamo consapevoli delle devastanti inondazioni in Kashmir. Due bisogni primari sono il sostegno finanziario per l'acquisto di materiali, medicinali e aiuti umanitari; attivare la rete dei volontari”: è quanto dice in un appello inviato a Fides il gesuita p. Louis Prakash SJ, che ha sensibilizzato tutta la famiglia dei Gesuiti in India ad agire in favore delle popolazioni colpite. “Stiamo lanciando l'appello in nome di un Forum di diverse associazioni che difendono i diritti umani, che ha contatti diretti in diversi villaggi del Kashmir”, spiega.<br />Tra i medicinali necessari, urgono antibiotici, per evitare l’insorgere di epidemie, e materiali sanitari come mascherine e camici per volontari e medici. L’India Social Institute di Delhi, noto Centro studi dei Gesuiti è uno dei punti di raccolta.<br />Le autorità indiane continuano ad essere in stato di emergenza a causa delle alluvioni che nei giorni scorsi hanno sconvolto il Kashmir, causate da piogge monsoniche. Numerosi fiumi sono straripati, con un bilancio che in India supera le 200 vittime. I soccorritori in India hanno annunciato di aver evacuato 130.000 persone, ammettendo di non essere ancora riusciti a raggiungerne altre 300.000 bloccate in centri abitati e villaggi della Valle. Passando i giorni, il pericolo è quello di possibili epidemie di gastroenterite, colera e congiuntivite, perchè la violenza delle acque ha distrutto tutto e interrotto la distribuzione di acqua potabile, un bene di cui ora dispone solo il 20% della popolazione del Kashmir. Mon, 15 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/GIAPPONE - Due seguaci di una setta sequestrati per conversione forzatahttp://www.fides.org/it/news/55929-ASIA_GIAPPONE_Due_seguaci_di_una_setta_sequestrati_per_conversione_forzatahttp://www.fides.org/it/news/55929-ASIA_GIAPPONE_Due_seguaci_di_una_setta_sequestrati_per_conversione_forzataTokyo – Costringerli a lasciare con la forza un setta per tornare alla “vera religione”: con questo scopo due membri della Chiesa dell'Unificazione in Giappone, quarantenni sono stati rapiti dai loro parenti, grazia alla complicità di un ministro evangelico. Lo apprende l’Agenzia Fides dall’organizzazione “Human Rights Without Frontiers” , che ricorda come casi di rapimento di seguaci delle minoranze religiose ai fini di una “conversione forzata” non sono rari in Giappone. Negli ultimi anni numerose famiglie influenzate da pregiudizi, hanno cercato di far abiurare la fede ai membri di sette si derivazione cristiana. <br />Nel luglio scorso, la Consiglio Onu per i diritti umani ha espresso preoccupazione per “le notizie di rapimento e confinamento di convertiti a nuovi movimenti religiosi da parte dei membri delle loro famiglie”, invitando ad adottare misure efficaci per garantire il diritto di ogni persona alla libertà religiosa. <br />Come riferisce HRWF, i due sono stati sequestrati con l’inganno e confanti in un appartamento a Osaka, strappandoli ai loro due figli di 8 e 3 anni. Al sequestro ha collaborato il Pastore evangelico Takazawa. Sono stati salvati dalla polizia grazia a una richiesta di aiuto inviata di notte e sono potuti tornare a casa. Mon, 15 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CONGO RD - “Una Chiesa viva ma che necessita di approfondire la fede” dice il Presidente della Conferenza Episcopalehttp://www.fides.org/it/news/55928-AFRICA_CONGO_RD_Una_Chiesa_viva_ma_che_necessita_di_approfondire_la_fede_dice_il_Presidente_della_Conferenza_Episcopalehttp://www.fides.org/it/news/55928-AFRICA_CONGO_RD_Una_Chiesa_viva_ma_che_necessita_di_approfondire_la_fede_dice_il_Presidente_della_Conferenza_EpiscopaleRoma - “Intendiamo approfondire la fede cristiana anche per accrescere il contributo che la Chiesa apporta al benessere della nazione” dice Sua Ecc. Mons. Nicolas Diomo, Vescovo di Tshumbe e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale della Repubblica Democratica del Congo , a Roma per la visita ad limina che ha rilasciato all’Agenzia Fides la seguente intervista:<br /><br />Eccellenza quest’anno ricorrono i 50 anni del sacrificio della Beata Maria Clementina Anuarite Nengapeta. Come vi preparate a vivere questo anniversario?<br /><br />“Stiamo finendo di preparare l’anno in ricordo del sacrificio della Beata Maria Clementina Anuarite Nengapeta,, che inizierà all’inizio di dicembre. Cominceremo con un grande pellegrinaggio. Andremo a Isiro nel luogo del suo martirio per una tre giorni di pellegrinaggio e di preghiera. <br />L’anno Anuarite permetterà di far conoscere la Beata, perché diversi fedeli non la conoscono, in particolare i giovani. Dunque il primo compito da svolgere fin nelle parrocchie e nelle comunità di base è far conoscere la Beata Anuarite. Questa permetterà ai fedeli di rivolgersi a lei e di prenderla come esempio di vita cristiana.<br /><br />Quali sono le sfide che attendono la Chiesa nella RDC?<br /><br />La nostra è una Chiesa che ha molta vitalità nell’espressione della fede e che continua a svilupparsi, ma come Vescovi desideriamo radicare la fede ancora più profondamente. Questo perché constatiamo che spesso c’è una specie di superficialità nei nostri fedeli, che a volte tendono a ritornare a pratiche magiche, come se la fede cristiana non avesse delle radici profonde. <br />Questa vale anche per le elite intellettuali e per i politici. Una fede profonda permetterebbe loro di agire sulla base dei valori cristiani in modo da trasformare la politica stessa. Spesso invece constatiamo che questo non avviene. Dunque la nostra azione si concentra sull’evangelizzazione in profondità”.<br /><br />A questo proposito facciamo notare che uno dei problemi causato dalla persistenza di credenze pagane è il dramma dei bambini espulsi dalle famiglie perché ritenuti “stregoni”. <br /><br />“Questo dramma deriva in primo luogo dalla miseria nella quale vivono troppe famiglie congolesi. In questi ambienti il valore del bambino è relativizzato al punto che si può scambiare il bambino per ottenere qualche beneficio materiale. La povertà è una sfida al Vangelo. Vediamo un numero crescente di giovani e di nostri fedeli che diventano adepti di sette al solo fine di trovare una salvezza immediata a causa della miseria nella quale vivono. <br />Reagiamo a questa sfida in due modi: da un lato approfondendo la nostra fede e dall’altro chiedendo ai nostri governanti di gestire meglio le enormi risorse del Paese per far fronte alla povertà della gente. Lo scandalo della RDC è che si tratta di un Paese immensamente ricco nelle sue risorse naturali ma con una popolazione che vive nella miseria, ed è spesso vittima di queste ricchezze, perché vi sono dei veri e proprie predatori che se ne appropriano illegalmente a spese delle popolazioni e dell’ambiente locale, fino a giungere a schiavizzare gli abitanti di intere regioni per sfruttare le miniere.<br /><br />La Chiesa partecipa al processo di disarmo e di smobilitazione dei gruppi di guerriglia nell’est del Paese?<br /><br />“Il processo di disarmo compete al governo e alle Nazioni Unite. Una volta disarmati, gli ex combattenti sono accolti dalle nostre strutture per la rieducazione, l’inserimento sociale e in famiglia e la scolarizzazione. Questo cerchiamo di fare in tutte le diocesi”. Mon, 15 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/TURCHIA - Nei libri scolastici le comunità cristiane presentate come strumenti delle potenze straniere contro l'Impero ottomanohttp://www.fides.org/it/news/55927-ASIA_TURCHIA_Nei_libri_scolastici_le_comunita_cristiane_presentate_come_strumenti_delle_potenze_straniere_contro_l_Impero_ottomanohttp://www.fides.org/it/news/55927-ASIA_TURCHIA_Nei_libri_scolastici_le_comunita_cristiane_presentate_come_strumenti_delle_potenze_straniere_contro_l_Impero_ottomanoAnkara - In alcuni libri di storia in uso nelle scuole della Turchia, la narrazione della fine dell'Impero ottomano e della rivoluzione kemalista continua a descrivere gli armeni e le altre comunità cristiane come forze antagoniste a servizio dei disegni di conquista delle potenze straniere, a partire dalla Russia e dall'Inghilterra. Lo rivela una ricerca pubblicata dal bisettimanale armeno Agos, che ha consultato i manuali per l'insegnamento nelle scuole primarie e secondarie della Turchia per l'anno accademico appena iniziato, resi noti sul sito internet del Ministero per l'educazione. In particolare, in un volume di storia predisposto per l'ottava classe la pressione esercitata da russi e inglesi sulle minoranze cristiane dell'Impero ottomano viene presentata come il fattore che avrebbe scatenato le reazioni contro gli armeni, presentate come “deportazioni necessarie” e mai come stragi. L'unica minoranza cristiana risparmiata da riferimenti negativi è quella sira. Tutte le altre – si legge nel dossier consultato dall'Agenzia Fides - vengono accomunate come strumenti delle potenze straniere intente a innescare la disgregazione dell'Impero ottomano. “La politica degli Stati in conflitto, mirante alla demolizione dell'Impero ottomano” si legge in un passaggio del testo “è stata efficace tra le comunità armena, greca, nestoriana, caldea e melchita, nonostante il suo effetto molto debole sulla comunità sira”. .Mon, 15 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/PARAGUAY - “Non si può combattere il terrorismo con altro terrorismo”; la Chiesa denuncia la violenza dei militarihttp://www.fides.org/it/news/55926-AMERICA_PARAGUAY_Non_si_puo_combattere_il_terrorismo_con_altro_terrorismo_la_Chiesa_denuncia_la_violenza_dei_militarihttp://www.fides.org/it/news/55926-AMERICA_PARAGUAY_Non_si_puo_combattere_il_terrorismo_con_altro_terrorismo_la_Chiesa_denuncia_la_violenza_dei_militariConcepción – Il Vicario Generale della diocesi di Concepción Mons. Pablo Caceres, ha denunciato ai media locali che l'ultimo scontro tra le forze armate e i membri del "Esercito del Popolo del Paraguay" è stata una vera e propria "esecuzione" di contadini che "non hanno nulla a che fare con il gruppo armato".<br />La nota pervenuta a Fides da una fonte locale, riferisce che il 6 settembre scorso, il governo aveva riferito che la notte prima un uomo, presunto apparente all’EPP è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con le truppe dell'esercito, nel quale sono stati gravemente feriti altri due presunti membri del gruppo armato, uno dei quali è morto più tardi in ospedale. <br />Secondo quanto hanno affermato i funzionari del governo, il fatto è accaduto nella zona boscosa nei pressi di Kurusu de Hierro, a Concepcion, quando le truppe della "Fuerza de Tarea de Conjunta" , composta da militari e di polizia, hanno attaccato una casa nella quale era in corso un incontro tra le tre persone colpite e 8 presunti guerriglieri. <br />Mons. Cáceres e la famiglia dei presunti guerriglieri hanno negano che i tre avessero legami con il EPP. <br />"Sono stato a casa della famiglia Ovelar, dove hanno ammazzato due persone. Non si può difendere ciò che hanno fatto i militari. E' stata una esecuzione, un fatto che non può essere spiegato. Abbiamo visto i segni di più di 200 colpi di arma da fuoco", ha detto il religioso.<br />La polizia e l'esercito sono intervenuti dopo aver ricevuto informazioni su un membro dell’EPP che ha lo stesso cognome della famiglia proprietaria della casa dove è avvenuta l’irruzione. Mons. Cáceres, respinge inoltre la versione del governo secondo il quale all'intervento delle forze dell'ordine il gruppo ha risposto al fuoco. Secondo l'ecclesiastico "I contadini non potevano rispondere al fuoco. Essi non avevano neanche dei coltelli".<br />"Non capisco come si può difendere una azione del genere. Non si può combattere il terrorismo con altro terrorismo. La popolazione ha paura dei guerriglieri, ma adesso ha più paura dei militari", ha concluso il Vicario Generale.<br /> Mon, 15 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - “A Maiduguri non vi sono combattimenti ma l’esercito presidia le chiese”http://www.fides.org/it/news/55925-AFRICA_NIGERIA_A_Maiduguri_non_vi_sono_combattimenti_ma_l_esercito_presidia_le_chiesehttp://www.fides.org/it/news/55925-AFRICA_NIGERIA_A_Maiduguri_non_vi_sono_combattimenti_ma_l_esercito_presidia_le_chieseAbuja - “A Maiduguri non ci sono combattimenti che sono invece concentrati in alcune città vicine” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, che è in contatto con un sacerdote che si trova Maiduguri, la capitale dello Stato del Borno .<br />Qualche giorno fa il Forum degli Anziani dello Stato di Borno aveva lanciato l’allarme sull’imminenza di un attacco di Boko Haram contro la città. “Da quello sappiamo a Maiduguri la situazione è relativamente calma. I militari sono dovunque, pattugliano le strade e proteggono chiese e parrocchie” dice p. Patrick.<br />L’esercito ha annunciato di aver inferto un severo colpo ad un gruppo di Boko Haram che avevano attaccato la città di Konduga, a circa 35 chilometri da Maiduguri. Nel corso della battaglia durata tre ore, secondoun portavoce militare, circa 200 miliziani sono stati uccisi, e diverse armi ed equipaggiamenti militari sono stati recuperati dai soldati governativi. Sat, 13 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - L'anno scolastico nel Califfato Islamico: abolito l'insegnamento del siriaco e i nomi cristiani delle scuolehttp://www.fides.org/it/news/55924-ASIA_IRAQ_L_anno_scolastico_nel_Califfato_Islamico_abolito_l_insegnamento_del_siriaco_e_i_nomi_cristiani_delle_scuolehttp://www.fides.org/it/news/55924-ASIA_IRAQ_L_anno_scolastico_nel_Califfato_Islamico_abolito_l_insegnamento_del_siriaco_e_i_nomi_cristiani_delle_scuoleMosul – Le scuole di Mosul e della Piana di Ninive che portavano nomi cristiani dovranno cambiarli. E nei programmi di studio di ogni ordine e grado verrà abolito l'insegnamento della lingua e della cultura siriaca e quello dell'educazione religiosa cristiana. Sono queste alcune delle disposizioni imposte dai leader dell'auto-proclamato Califfato Islamico alle istituzioni educative a Mosul e nei territori della Provincia di Ninive caduti sotto il loro controllo. Lo rivelano alcune fonti locali contattate dal sito d'informazione in arabo ankawa.com. La cancellazione dell'insegnamento della cultura siriaca e di elementi di dottrina cristiana fanno parte delle disposizioni imposte dai militanti del Califfato Islamico per cancellare nel sistema educativo ogni traccia del pluralismo culturale e religioso nelle zone conquistate e trasformare le scuole in strumenti di propaganda dell'ideologia jihadista tra le nuove generazioni. Tra le indicazioni imposte dai miliziani dello Stato Islamico c'è anche quella di re-intitolare le scuole alla “Battaglia di Mosul” e a altre formule e figure usate dalla martellante propaganda ideologica di quello che vuole strutturarsi come neo-regime califfale. Alcune delle istituzioni educative legate alle Chiese, come la scuola dedicata a San Tommaso, portavano nomi cristiani fin dal XVIII secolo. <br />Lo scorso febbraio, il Ministero dell'educazione dell'Iraq aveva disposto che il siriaco e l'insegnamento della religione cristiana fossero introdotti nei currucula di 152 scuole pubbliche nelle province di Baghdad, Ninive e Kirkuk. Il progetto pilota mirava a preservare la lingua madre di tutte le comunità confessionali cristiane autoctone ancora presenti nel Paese, segnate negli ultimi anni da una drastica riduzione numerica a causa dell'impennata dei flussi migratori registrata dopo la caduta del regime baathista. Le 152 scuole erano state selezionate nelle aree del Paese dove è maggiore la concentrazione di battezzati. Secondo i dati forniti dalla Direzione per lo studio del siriaco, le scuole coinvolte nel progetto sono frequentate da più di 20mila studenti. .Sat, 13 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/LIBERIA - Bambini orfani a causa dell’ebola: uno degli effetti collaterali del virushttp://www.fides.org/it/news/55923-AFRICA_LIBERIA_Bambini_orfani_a_causa_dell_ebola_uno_degli_effetti_collaterali_del_virushttp://www.fides.org/it/news/55923-AFRICA_LIBERIA_Bambini_orfani_a_causa_dell_ebola_uno_degli_effetti_collaterali_del_virusMonrovia - Il 20% dei bambini liberiani con meno di 2 anni di età ha perso i genitori a causa dell’epidemia di ebola che, dallo scorso mese di marzo, sta colpendo l’Africa occidentale. Molti rimangono completamente soli, abbandonati per le strade, senza alcun riparo nè assistenza medica o alimentare. L’impatto del virus sui sistemi e servizi sanitari già molto precari sta diventando devastante. Quasi tutti i centri sanitari sono chiusi o funzionano parzialmente. I bambini non vengono seguiti neanche per le malattie pediatriche più comuni come malaria, polmonite, diarrea e denutrizione acuta grave. Anche il settore dell’istruzione dei piccoli sta subendo l’influsso del virus. Sia in Liberia che in Sierra Leone oltre 3 milioni e mezzo di bambini non possono tornare nelle scuole che, fino a nuovi avvisi, rimangono chiuse. Secondo il bilancio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’epidemia di ebola in Sierra Leone, Liberia, Guinea, Nigeria e Senegal, ha finora fatto registrare 4.269 contagi e 2.288 morti. Sat, 13 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/COLOMBIA - La settimana per la Pace diventa “Anno per la Pace” a Calihttp://www.fides.org/it/news/55922-AMERICA_COLOMBIA_La_settimana_per_la_Pace_diventa_Anno_per_la_Pace_a_Calihttp://www.fides.org/it/news/55922-AMERICA_COLOMBIA_La_settimana_per_la_Pace_diventa_Anno_per_la_Pace_a_CaliCali – Riprendendo lo slogan: "Per la pace, di cosa sono caPACE?" della settimana della Pace in Colombia, l'arcidiocesi di Cali ha deciso di creare una commissione permanente di "ALIADOS POR LA PAZ", che lavorerà per iniziative sociali durante tutto l'anno, riferisce una nota inviata all'Agenzia Fides.<br />La settimana della Pace è stata aperta nel paese lo scorso 7 settembre . <br />Lo scopo di questa commissione permanente è di lavorare per ricostruire il tessuto sociale della cittadinanza di Cali, in modo di trasformare la realtà violenta e di morte che purtroppo vivono le aree sociali di Santiago de Cali. <br />La commissione riunisce persone del settore privato, del governo, del mondo della cultura, la Chiesa, gruppi di base e altri che cercano proposte concrete per consentire la creazione di scenari per la pace attraverso l'inclusione e il dialogo sociale, il pluralismo, la convivenza, la riconciliazione e il perdono.<br /> Sat, 13 Sep 2014 00:00:00 +0200VATICANO - “Una solida famiglia è la miglior difesa contro la povertà”: seminario sul ruolo della famiglia nella crisi economica mondialehttp://www.fides.org/it/news/55921-VATICANO_Una_solida_famiglia_e_la_miglior_difesa_contro_la_poverta_seminario_sul_ruolo_della_famiglia_nella_crisi_economica_mondialehttp://www.fides.org/it/news/55921-VATICANO_Una_solida_famiglia_e_la_miglior_difesa_contro_la_poverta_seminario_sul_ruolo_della_famiglia_nella_crisi_economica_mondialeCittà del Vaticano - Circa 150 persone provenienti dal Vaticano, dalle Caritas, dalle Pontificie università, Congregazioni religiose e Diocesi italiane, si riuniranno a Roma il 18 settembre per una giornata di seminario sul tema: “La famiglia: una risorsa per superare la crisi”. L’iniziativa è stata organizzata da Caritas Internationalis e dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. I partecipanti analizzeranno come la Caritas, braccio caritatevole della Chiesa, può, tramite le famiglie, promuovere meglio lo sviluppo. Sulle conclusioni della riunione si baseranno le proposte per il prossimo Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. L’incontro sarà aperto dal Cardinale Oscar Rodríguez Maradiaga, Presidente di Caritas Internationalis, il quale ha affermato: “La crisi economica ha aumentato la disuguaglianza e l’esclusione. Di fronte a così tante sfide, la famiglia di sangue, la famiglia umana universale e la famiglia spirituale sono diventate più importanti che mai per non cadere nella solitudine e nella disperazione. Laddove i sistemi economici e sociali falliscono, la solidarietà e la protezione delle famiglie sono la migliore difesa contro la povertà”. Il seminario esaminerà inoltre gli effetti psicologici della crisi economica, la migrazione e gli approcci pastorali e spirituali. La crisi finanziaria iniziata nel 2008 ha fatto cadere milioni di famiglie nella povertà. In molti Paesi, anche in quelli più ricchi, i posti di lavoro diminuiscono e le famiglie hanno sempre più difficoltà a sfamarsi. Le varie Caritas offrono diversi servizi, tra questi generi alimentari, vestiti, consulenze, prestiti, formazione professionale, sanità e alloggio. Sat, 13 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/VIETNAM - La terra è fonte di sostentamento per il 14% degli indigeni che vivono nel Paesehttp://www.fides.org/it/news/55920-ASIA_VIETNAM_La_terra_e_fonte_di_sostentamento_per_il_14_degli_indigeni_che_vivono_nel_Paesehttp://www.fides.org/it/news/55920-ASIA_VIETNAM_La_terra_e_fonte_di_sostentamento_per_il_14_degli_indigeni_che_vivono_nel_PaeseHanoi - In Vietnam gli indigeni rappresentano il 14% della popolazione e tra questi il gruppo etnico più numeroso e più povero è quello Mong. L’ong cattolica Manos Unidas, insieme ad altre organizzazioni locali, ha avviato alcune iniziative nel nord del Paese , per cercare di migliorare le condizioni di vita di circa 2 mila famiglie di agricoltori. Questi gruppi etnici, emarginati e isolati, si trovano infatti di fronte a enormi difficoltà per accedere alle risorse a cui hanno pienamente diritto e, se ci riescono, la mancanza di formazione ne ostacola l’uso corretto. Questa gente, che ha un accesso limitato al riconoscimento della proprietà della terra, al credito e ai servizi pubblici come istruzione e sanità, basa il proprio sostentamento sulle risorse naturali, piantano riso e mais su campi terrazzati. Inoltre coltivano piante medicinali e di lino molto utili per il confezionamento dei tessuti. Tuttavia i benefici della terra vanno diminuendo; la deforestazione e l’erosione aumentano la vulnerabilità verso le calamità naturali. Inoltre, la terra e i grandi boschi per gli indigeni, non sono solo fonte di vita, ma luoghi dove hanno vissuto i loro antenati e le loro divinità. La posizione remota e le tradizioni sono un grande ostacolo per il loro inserimento nell’economia di mercato e per le diverse opportunità di sviluppo, anche se, allo stesso tempo, queste tradizioni e abitudini li aiutano a conservare alcuni territori che garantiscono la sostenibilità medio ambientale. Con il loro progetto, Manos Unidas e i suoi partner locali hanno scelto di mantenere il valore e le tradizioni di questi gruppi e il rispetto per la natura basando la loro scommessa sullo sviluppo sostenibile, che supporta le comunità di base, con dotazione di mezzi di vita sostenibili e potenziamento della produzione agro-forestale dei prodotti locali, più competitivi sul mercato. Fri, 12 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CONGO RD - La società civile: “provocatorie le anticipazioni della stampa rwandese sulle linee di confine”http://www.fides.org/it/news/55919-AFRICA_CONGO_RD_La_societa_civile_provocatorie_le_anticipazioni_della_stampa_rwandese_sulle_linee_di_confinehttp://www.fides.org/it/news/55919-AFRICA_CONGO_RD_La_societa_civile_provocatorie_le_anticipazioni_della_stampa_rwandese_sulle_linee_di_confineKinshasa - “Atti che mirano alla provocazione, all’incitamento e all’intossicazione”: così la società civile del Nord Kivu qualifica le anticipazioni apparse sulla stampa filo-governativa rwandese delle conclusioni degli esperti sulla demarcazione della frontiera tra il Rwanda e la Repubblica Democratica del Congo .<br />“Mentre tutti aspettano la presentazione formale delle conclusioni dei lavori degli esperti dei due Stati, prevista per il 15 settembre, siamo scandalizzanti nel vedere la stampa filo governativa rwandese lanciare proclami di vittoria fino ad annunciare che la piccola barriera, le colline di Kanyesheja e di Hehu, diventeranno rwandesi” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides.<br />In seguito ad alcuni scontri tra le truppe dei due Paesi per il controllo dei confini, Rwanda e RDC hanno deciso di creare una commissione congiunta per delimitare i confini, sulla base del trattato del 1911 tra le potenze coloniali dell’epoca, il Belgio per il Congo e l’Impero Germanico per il Rwanda.<br />La commissione ha concluso i suoi lavori a fine agosto, rintracciando le linee di demarcazione confinarie originali, alcune delle quali sono rimaste sepolte per diversi decenni. “Il Coordinamento provinciale della società civile del Nord Kivu, aspettando con serenità i risultati di un lavoro obiettivo da parte degli esperti dei due Stati, li invita a presentate con onestà le loro conclusioni” prosegue il comunicato, che conclude esortando gli abitanti del Nord Kivu “alla calma, in attesa di conoscere il contenuto del rapporto approvato dal nostro governo”. Fri, 12 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/FILIPPINE - L’accordo di pace approda al Congresso, ma “la strada è ancora lunga”http://www.fides.org/it/news/55918-ASIA_FILIPPINE_L_accordo_di_pace_approda_al_Congresso_ma_la_strada_e_ancora_lungahttp://www.fides.org/it/news/55918-ASIA_FILIPPINE_L_accordo_di_pace_approda_al_Congresso_ma_la_strada_e_ancora_lungaManila – L’accordo di pace tra il governo di Manila e i ribelli musulmani del Moro Islamic Liberation Front , che traccia la nuova entità amministrativa “Bangsamoro” sull’isola di Mindanao , è approdato al Congresso filippino che dovrà esaminarlo e ratificarlo. Poi passerà alla lettura del Senato. Il Presidente Benigno Aquino jr ha ribadito la sua volontà perché la bozza di accordo – raggiunto dopo lunghe trattative con il MILF – venga approvato ed entri in vigore. Ma, secondo il missionario del PIME p. Sebastiano D’Ambra, iniziatore del movimento interreligioso “Silsilah” a Mindanao, “la strada è ancora lunga”. Infatti, dice D’Ambra a Fides, “già circolano numerose obiezioni e sembra che nel Congresso il testo non avrà vita facile. Il governo ha creato una Commissione di esperti e parlamentari che dovrà esaminarlo nei dettagli”.<br />Il cammino verso l’entrata in vigore è quindi ricco di insidie e presenta diverse incognite, dice il missionario: “C’è la presenza dell’altro storico movimento islamico, il Moro National Liberation Front , che rivendica spazio e presenza, in un accordo che si vorrebbe maggiormente inclusivo. Inoltre c’è il gruppo radicale dei ‘Bangsamoro Freedom Fighters’, che lo rifiuta perché vorrebbe un’entità spiccatamente islamica e potrebbe innescare nuova violenza. Anche nell’opinione pubblica a Mindanao le riserve sono tuttora forti”. Inoltre “il presidente Aquino sta vivendo un momento politico non troppo felice: alcuni stanno cercando di coinvolgerlo in casi di corruzione” ricorda p. D’Ambra. Cristiani e musulmani di “Silsilah”, conclude, “sperano e pregano per una pace durevole e definitiva, nel rispetto di tutte le religioni ed etnie presenti a Mindanao”. Fri, 12 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/LIBANO - Sinodo della Chiesa armeno cattolica: prepariamoci alla Messa con il Papa nel centenario del Genocidiohttp://www.fides.org/it/news/55917-ASIA_LIBANO_Sinodo_della_Chiesa_armeno_cattolica_prepariamoci_alla_Messa_con_il_Papa_nel_centenario_del_Genocidiohttp://www.fides.org/it/news/55917-ASIA_LIBANO_Sinodo_della_Chiesa_armeno_cattolica_prepariamoci_alla_Messa_con_il_Papa_nel_centenario_del_GenocidioBeirut – Si è conclusa nella serata di ieri, giovedì 11 settembre, la riunione annuale del Sinodo della Chiesa armeno-cattolica, presieduta dal Patriarca Nerses Bedros XIX, che si è tenuta nella sede patriarcale del convento di Nostra Signora di Bzommar, a pochi chilometri da Beirut, e ha visto riuniti 14 Vescovi e alcuni amministratori apostolici. Durante i lavori, i Vescovi si sono confrontati in merito alla condizione di sofferenza che le comunità cristiane condividono con tutte le popolazioni del Medio Oriente. <br />Per il futuro, la consegna particolare affidata ai Vescovi è quella di approfittare di tutte le occasioni utili per commemorare il centenario del Genocidio armeno consumatosi nel 1915. “Da questo punto di vista - riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo Boutros Marayati - l'attenzione è fin d'ora concentrata sul 12 aprile 2015, prima domenica dopo Pasqua, quando del ‘Grande Male’ si farà memoria in una Messa in rito armeno antico celebrata a San Pietro sotto la presidenza di Papa Francesco. Saranno presenti il Patriarca e tutti i Vescovi. Verranno anche gli armeni apostolici e quelli protestanti, e fedeli da tutto il mondo. Le diocesi e le parrocchie si sono già messe in movimento per favorire la più ampia partecipazione possibile a questa grande celebrazione”. .Fri, 12 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRA SANTA - Commissione episcopale cattolica: i pellegrini sono messaggeri di pace tra palestinesi e israelianihttp://www.fides.org/it/news/55916-ASIA_TERRA_SANTA_Commissione_episcopale_cattolica_i_pellegrini_sono_messaggeri_di_pace_tra_palestinesi_e_israelianihttp://www.fides.org/it/news/55916-ASIA_TERRA_SANTA_Commissione_episcopale_cattolica_i_pellegrini_sono_messaggeri_di_pace_tra_palestinesi_e_israelianiGerusalemme – I pellegrinaggi in Terra Santa vanno incoraggiati dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo anche perché rappresentano una modalità di sostegno concreto per le comunità cristiane locali e perché i pellegrini possono offrire un contributo importante per mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Per questo la Commissione episcopale cattolica per i pellegrinaggi in Terra Santa ha diffuso una dichiarazione con l'intento di incoraggiare i pellegrini a visitare i Luoghi Sacri della terra dove è vissuto Gesù, mettendo da parte eventuali esitazioni e ripensamenti sorti dopo aver visto le morti e le devastazioni provocate dall'intervento militare israeliano nella Striscia di Gaza e dai missili di Hamas. <br />“Nelle ultime settimane - si legge nel testo diffuso dal Patriarcato Latino di Gerusalemme e pervenuto all'Agenzia Fides - la violenza ha di nuovo visitato la Terra Santa. Durante queste settimane di sofferenza, alcuni gruppi di pellegrini hanno cancellato il loro viaggio”. I membri della Commissione episcopale guidata dal Vescovo William Shomali, Vicario patriarcale del Patriarcato Latino, ribadiscono che anche nei giorni delle azioni militari i gruppi di pellegrini presenti in Terra Santa non hanno corso alcun rischio e che “l'itinerario del pellegrinaggio tra Nazareth, Tiberiade, Gerusalemme e Betlemme è sempre rimasto e continua a rimanere sicuro”. <br />Si ripete che i pellegrinaggi rappresentano anche un modo efficace per sostenere i cristiani in Terra Santa sia sul piano spirituale che su quello materiale. Inoltre – spiega il documento - i pellegrini cristiani “vengono accolti calorosamente da cristiani, musulmani e ebrei, perché sono considerati in questa area del mondo come ponti di pace tra palestinesi e israeliani”. Anche per questo i rappresentanti della Chiesa cattolica in Terra Santa incoraggiano “i pellegrini a venire e camminare dove ha camminato Cristo, ad essere partecipi con noi nella nostra testimonianza di fede” e a verificare di persona “come possono diventare parte del nostro sogno di pace”. L'appello della Commissione si rivolge in particolare alle Conferenze episcopali di tutti i Paesi, affinché sollecitino “le diocesi, le parrocchie e le associazioni, a diffondere il nostro messaggio di incoraggiamento ai pellegrini”. .Fri, 12 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/BURKINA FASO - Professione dei voti a conclusione dell’Anno giubilare per i 400 anni del transito di San Camillohttp://www.fides.org/it/news/55915-AFRICA_BURKINA_FASO_Professione_dei_voti_a_conclusione_dell_Anno_giubilare_per_i_400_anni_del_transito_di_San_Camillohttp://www.fides.org/it/news/55915-AFRICA_BURKINA_FASO_Professione_dei_voti_a_conclusione_dell_Anno_giubilare_per_i_400_anni_del_transito_di_San_CamilloOuagadougou – Pur avendo celebrato solennemente la festa di San Camillo il 14 luglio scorso, la vice provincia camilliana del Burkina Faso ha voluto concludere la celebrazione del quarto centenario della nascita al cielo del Santo con una cerimonia solenne il 6 settembre. I figli e le figlie di S. Camillo si sono così uniti intorno ai giovani e alle giovani che hanno consacrato la loro vita al Signore tramite la professione dei voti. “Nell’assemblea gremita di fedeli, amici e parenti dei neo professi - racconta all’Agenzia Fides padre Salvatore Pignatelli, medico missionario Camilliano impegnato nel Paese africano da molti anni -, spiccavano le tante croci rosse dei religiosi e delle religiose camilliane che la terra del Burkina e del Benin ha ricevuto accogliendo, solamente cinquant’anni fa, il messaggio di carità seminato dai primi figli di San Camillo che hanno dato la vita per lo sviluppo di questa pianticella. Si sono unite a noi – continua p. Salvatore - le figlie di San Camillo di cui tre religiose al termine del loro noviziato hanno pronunciato i voti temporanei. Nella stessa circostanza due religiosi ed una religiosa hanno invece celebrato venticinque anni di vita religiosa. Seconda tappa della conclusione del quarto centenario è stata, la mattina dell’8 settembre, l’inaugurazione di una strada della città di Ouagadougou dedicata a San Camillo. Il comune ha voluto dedicare al grande Santo della carità una strada proprio vicino al Centro Medico, strada che ha visto passare in questi quasi cinquant’anni, centinaia e forse centinaia di migliaia di malati che si sono recati nel centro medico gestito dai figli di san Camillo, per ricevere conforto e una cura per la loro infermità” conclude padre Pignatelli. Fri, 12 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - La leadership francescana? Creativa e rivolta ai poverihttp://www.fides.org/it/news/55914-ASIA_INDIA_La_leadership_francescana_Creativa_e_rivolta_ai_poverihttp://www.fides.org/it/news/55914-ASIA_INDIA_La_leadership_francescana_Creativa_e_rivolta_ai_poveriCochin – Essere leader ed essere francescani non è una contraddizione: l’importante è che la leadership sia vissuta nello spirito di servizio, sia centrata su Cristo, creativa, orientata verso il bene degli emarginati e dei più poveri nella società. È quanto affermano i partecipanti al corso di formazione dell’Associazione Nazionale delle Famiglie Francescane d'India che unisce 154 province francescane e abbraccia 53 diverse congregazioni religiose ispirate al Santo di Assisi. Come appreso da Fides, al corso, tenutosi nella prima settimana di settembre ad Aluva, in Kerala, hanno preso parte 90 delegati, per la maggior parte Superiori e responsabili delle diverse comunità, provenienti da tutto il paese.<br />Ai partecipanti è stata presentata la varia tipologia di leadership e le abilità di un leader nel contesto socio-economico di oggi, soprattutto in India. Tra i relatori, p Charles Arulanandam OFM ha evidenziato le varie dimensioni del “servo”, sull’esempio di Cristo. P. J. Mathew OFM Cap, Presidente dell’AFFI, si è soffermato sulle sfide che affrontano i leader religiosi, vivendo la tensione tra la fedeltà al carisma e le strutture istituzionali. E’ emersa la necessità di una più stretta collaborazione tra tutte le realtà dei Francescani in India negli impegni pastorali e sociali. <br />Nei lavori di gruppo i delegati hanno ricordato che le comunità francescane in India non sono esenti dalle insidie del materialismo, dell’individualismo. Urge riconsiderare la visione e la missione di San Francesco e Santa Chiara soprattutto sulla cura fraterna, sul distacco dal denaro e dal potere sulla cura verso i poveri e gli emarginati. I delegati si sono impegnati a riscoprire la loro scelta vocazionale radicale per far rivivere il carisma originale del Poverello di Assisi. Fri, 12 Sep 2014 00:00:00 +0200