Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAFRICA/ERITREA - Indagine delle Nazioni Unite sul traffico di esseri umanihttp://www.fides.org/it/news/58147-AFRICA_ERITREA_Indagine_delle_Nazioni_Unite_sul_traffico_di_esseri_umanihttp://www.fides.org/it/news/58147-AFRICA_ERITREA_Indagine_delle_Nazioni_Unite_sul_traffico_di_esseri_umaniAsmara - Gli eritrei, insieme ai siriani, sono il secondo gruppo più considerevole di rifugiati che rischiano la vita attraversando il Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. E’ recente un rapporto delle Nazioni Unite che denuncia sistematiche violazioni ad ampio raggio dei diritti umani da parte dell’Eritrea. Il Paese africano ha chiesto all’Onu di avviare una indagine sul traffico abietto di esseri umani, esodo attribuito generalmente alle violazioni dei diritti umani. Dall’inizio dell’anno, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni , sono arrivati via mare in Europa oltre 150 mila migranti. In questi viaggi pericolosi sono morte già oltre 1900 persone. Wed, 29 Jul 2015 10:12:10 +0200AFRICA/CAMERUN - Per le donne kamikaze è più facile nascondere i detonatorihttp://www.fides.org/it/news/58146-AFRICA_CAMERUN_Per_le_donne_kamikaze_e_piu_facile_nascondere_i_detonatorihttp://www.fides.org/it/news/58146-AFRICA_CAMERUN_Per_le_donne_kamikaze_e_piu_facile_nascondere_i_detonatoriMaroua – Continuano gli attacchi suicida nella regione settentrionale del Camerun e nello Stato di Yobe in Nigeria. Sembra che in entrambi i Paesi da un po’ di tempo i kamikaze siano prevalentemente donne di qualsiasi età. Infatti, stando alle ultime notizie locali, nella città di Maroua una bambina di 12 anni e una donna di mezza età si sono fatte esplodere in un bar molto affollato causando morti e feriti. Nessun gruppo ha ancora rivendicato l’episodio anche se il sospetto ricade tutto su Boko Haram . A Maroua solo pochi giorni prima c’erano stati altri attentati suicida scatenati da ragazzine. Pochi giorni fa, intanto, altre due donne si sono fatte esplodere nella città di Fotokol, nella regione settentrionale. Il governo regionale ha vietato l’uso del burka, che Boko Haram spesso utilizza per mascherare i suoi kamikaze. In Nigeria, un’altra donna, apparentemente mentalmente instabile, si è fatta esplodere in un mercato affollato nella città di Damaturu, altre ancora solo poche settimane prima si erano fatte esplodere in un mercato e in una zona di preghiera a Maiduguri, capitale dello Stato di Borno. Dal mese di giugno 2014, Boko Haram ha schierato almeno 35 donne suicida in Nigeria e Camerun. L’uso delle donne facilita i gruppi jihadisti a condurre attacchi suicida visto che gli esplosivi sono più facili da nascondere. Nonostante una offensiva militare coordinata da Nigeria, Ciad, Camerun che ha preso di mira le roccaforti ISWA nella regione del lago Ciad, il gruppo jihadista ha mantenuto i suoi ritmi negli attacchi suicida oltre che militari. Wed, 29 Jul 2015 09:40:01 +0200AMERICA/STATI UNITI - La chiesa plaude l'ordine di rilasciare le famiglie centroamericani detenutehttp://www.fides.org/it/news/58145-AMERICA_STATI_UNITI_La_chiesa_plaude_l_ordine_di_rilasciare_le_famiglie_centroamericani_detenutehttp://www.fides.org/it/news/58145-AMERICA_STATI_UNITI_La_chiesa_plaude_l_ordine_di_rilasciare_le_famiglie_centroamericani_detenuteWashington – La sentenza del 24 luglio dal giudice Dolly Gee della Federal District Court della California dove ordina l'amministrazione Obama di liberare le famiglie fermate in fuga dalle violenze in America Centrale, è stata applaudita da Sua Ecc. Mons. Eusebio Elizondo, vescovo ausiliare di Seattle e presidente della commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti .<br />L'amministrazione aveva avviato una politica di detenzione per queste famiglie come un mezzo per scoraggiare altre famiglie di migrare verso gli Stati Uniti.<br />"Accolgo con favore la decisione della corte ed esorto l'amministrazione ad agire rapidamente", ha detto il vescovo Elizondo il 27 luglio. "Accolgo la decisione, che senza, non farebbe che prolungare una politica sbagliata e ingiusta di trattamento di questa popolazione vulnerabile come criminali."<br />Durante i primi mesi dell’anno, l'Arcivescovo Gustavo Garcia-Siller di San Antonio; Mons. James Tamayo di Laredo, in Texas; e Mons. Elizondo hanno visitato le famiglie al centro di detenzione a Dilley, Texas, per chiedere la fine alla detenzione delle famiglie e l'uso di forme alternative alla detenzione .<br /> Wed, 29 Jul 2015 09:32:14 +0200AMERICA/BOLIVIA - Inizia dialogo fra governo e popolazione per una soluzione definitivahttp://www.fides.org/it/news/58144-AMERICA_BOLIVIA_Inizia_dialogo_fra_governo_e_popolazione_per_una_soluzione_definitivahttp://www.fides.org/it/news/58144-AMERICA_BOLIVIA_Inizia_dialogo_fra_governo_e_popolazione_per_una_soluzione_definitivaPotosì – Il giorno 27 luglio è iniziato il dialogo fra il comitato civico di Potosì e diversi rappresentanti del governo. Benché c’è la disponibilità a risolvere la situazione di conflitto che dura da più di venti giorni , non c’è stato accordo sui principali punti da definire come prima cosa nell’incontro.<br />La chiesa nella persona di Sua Ecc. Mons. Ricardo Ernesto Centellas Guzmán, Vescovo della diocesi di Potosì, ha fatto sentire, ancora una volta, la sua voce, chiamando al dialogo sincero: "Siamo convinti che l'unica soluzione possibile per cercare un accordo con il popolo è quello di instaurare un dialogo sincero e immediato, così esorto per amore a Bolivia e a Potosì d'ascoltare la richiesta che promuove l'incontro tra il governo e il popolo, nel contesto del rispetto e della libertà in quanto è sempre possibile in uno stato di diritto", conclude il comunicato della diocesi pervenuto a Fides.<br /> Wed, 29 Jul 2015 08:28:06 +0200ASIA/INDIA - Sacerdotesse tribali impegnate per la salvaguardia del miglio nel Paesehttp://www.fides.org/it/news/58142-ASIA_INDIA_Sacerdotesse_tribali_impegnate_per_la_salvaguardia_del_miglio_nel_Paesehttp://www.fides.org/it/news/58142-ASIA_INDIA_Sacerdotesse_tribali_impegnate_per_la_salvaguardia_del_miglio_nel_PaeseNiyamgiri – Fino a 60 anni fa il miglio occupava il 40% delle terre coltivate a cereali in India. Nonostante l’enorme valore nutritivo di proteine, vitamina B e minerali come magnesio, potassio, zinco e rame, attualmente, la produzione si è ridotta ad appena l’11%. Secondo i dati raccolti dalla FAO, è iniziata a calare negli ultimi decenni con lo sviluppo industriale di questo Stato ricco di risorse minerali, relegando il miglio a grano ordinario, destinato a diventare foraggio per il bestiame e non più alimento basilare per gli esseri umani. Sulle colline di Niyamgiri, distretto Rayagada, nello Stato orientale di Odissa, dove la denutrizione è molto diffusa e la fame raggiunge l’83% della popolazione, le donne della tribù dei dongria kondhs, abitanti dei boschi che venerano le montagne circostanti, credono fermamente nei benefici del miglio e dedicano parte dei pendii montagnosi alla produzione. Con i loro rituali danzano ritmicamente e offrono canti al dio della foresta per un raccolto abbondante. Seguendo un rituale, queste “sacerdotesse”, conosciute nel dialetto locale come bejunis, partono a piedi da Kadaraguma, villaggio situato ai piedi di Niyamgiri, con vasi di terracotta sulle loro teste, una gallina e una colomba. Vanno porta a porta, di villaggio in villaggio, per incoraggiare e spronare gli abitanti a recuperare il loro unico patrimonio. A piedi visitano quelli che coltivano antiche varietà di miglio offrendo la gallina e la colomba alla bejuni locale e, in cambio, chiedono quantitativi di semi che poi vengono distribuiti equamente tra cinque famiglie del villaggio delle sacerdotesse viaggiatrici, che semineranno nel mese di giugno. In cambio, le sacerdotesse danno loro otto ceste di grano per i loro vicini, il doppio dei semi ricevuti all’inizio. Grazie alla pioggia, infatti, il raccolto del mese di dicembre è pari, in media, 50 volte la quantità della semina. Questo rituale si è diffuso anche tra le comunità vicine dei dom, riuscendo a salvaguardare due delle specie di miglio che stanno scomparendo: il “khidi janha”, simile al sorgo, nel villaggio di Jangojodi, e una versione chiamata “kanga-arka”, nel villaggio di Sagadi. In India si registra uno dei tassi più alti di fame nel mondo. Secondo la FAO, in questo Paese sono denutrite circa 195 milioni di persone e l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno muoiono per questo motivo 1 milione e 300 mila bambini. Tue, 28 Jul 2015 10:16:55 +0200AMERICA/URUGUAY - Scuole pubbliche per l’inclusione dei bambini disabilihttp://www.fides.org/it/news/58141-AMERICA_URUGUAY_Scuole_pubbliche_per_l_inclusione_dei_bambini_disabilihttp://www.fides.org/it/news/58141-AMERICA_URUGUAY_Scuole_pubbliche_per_l_inclusione_dei_bambini_disabiliMontevideo – In seguito ai diversi appelli lanciati dalla società civile, il Consiglio per l’Istruzione Primaria e di Base uruguayano ha dichiarato che nel prossimo bilancio verrà inserito anche un progetto per la creazione di 60 scuole pubbliche nelle quali si lavorerà per l’inserimento dei bambini con disabilità. Attualmente, nel Paese, ci sono già 18 scuole di questo tipo e obiettivo delle autorità è arrivare a 78 istituti entro il 2020. Il progetto è basato sul programma scolastico Mandela, un progetto attivo dal 2013, con l’obiettivo di far si che l’integrazione delle persone disabili sia una realtà quotidiana. Secondo i dati della Fundación ProIntegra, impegnata per l’inclusione dei disabili, nel censimento del 2011 in Uruguay risultavano 50 mila bambini e adolescenti con disabilità, di questi solamente il 12% frequentava regolarmente un centro educativo. Tue, 28 Jul 2015 08:49:35 +0200AMERICA/MESSICO - Mariachi zombie: divertente serie televisiva animata per sfatare il mito degli zombi cattivihttp://www.fides.org/it/news/58139-AMERICA_MESSICO_Mariachi_zombie_divertente_serie_televisiva_animata_per_sfatare_il_mito_degli_zombi_cattivihttp://www.fides.org/it/news/58139-AMERICA_MESSICO_Mariachi_zombie_divertente_serie_televisiva_animata_per_sfatare_il_mito_degli_zombi_cattiviJalisco – E’ stata appena lanciata una nuova serie televisiva animata per i messicani. Si tratta di “Mariachi zombie” un nuovo programma di intrattenimento per bambini tra i 7 e gli 11 anni di età, composto da 52 episodi di 11 minuti ognuno. Ogni puntata, carica di musica messicana e storielle divertenti, cerca di integrare il meglio della cultura del mariachi e delle storie animate di zombie. I racconti girano intorno alla figura di un pittoresco zombie, che è un mariachi, la cui musica e pace vengono spesso interrotti dai vicini umani intenzionati a disfarsi di questo essere dall’aspetto imbambolato. Obiettivo del programma è rompere lo stereotipo che vuole gli zombie come qualcosa di negativo e che qui sono i buoni della trama. Non era mai stata realizzata una serie di programmi per bambini che affronta il mondo musicale degli zombie. Renderli protagonisti, almeno una volta, dà una svolta nuova e tante possibilità di divertitmento. La produzione Atomic Cartoons che l’ha creata è una compagnia canadese indipendente di animazione, che ha sede in Canada, con studi a Vancouver e Kelowna. Lunch Media, la compagnia messicana che dirigerà la serie, ha sede a Guadalajara, e si occupa di progetti cinematografici, produzioni animate, produzioni audiovisive. Mon, 27 Jul 2015 10:24:24 +0200ASIA/YEMEN - Quasi 2 milioni di bambini costretti ad abbandonare la scuolahttp://www.fides.org/it/news/58138-ASIA_YEMEN_Quasi_2_milioni_di_bambini_costretti_ad_abbandonare_la_scuolahttp://www.fides.org/it/news/58138-ASIA_YEMEN_Quasi_2_milioni_di_bambini_costretti_ad_abbandonare_la_scuolaSana’a – Continua ad imperversare il conflitto bellico nel Paese e, tra le gravi conseguenza anche l’obbligo per quasi 2 milioni di bambini di abbandonare le scuole. Finora sono stati chiusi 3.600 istituti, studenti e familiari trasferiti in zone più sicure. Tra le scuole chiuse, 248 sono andate completamente distrutte, 270 accolgono cittadini sfollati e altre 68 sono occupate dai gruppi armati. Per il sistema educativo dello Yemen un contesto del genere, secondo l’Unicef, comporta un impatto devastante. Attualmente l’organizzazione delle Nazioni Unite sta cercando di dare appoggio scolastico a oltre 200 mila bambini, fornendo anche quaderni, matite e zaini. Dal canto suo, il Ministero dell’Istruzione yemenita sta cercando di mobilitare gli insegnanti necessari e abilitare spazi temporanei, come tende da campo, per farne classi. Il prossimo anno scolastico dovrebbe riprendere il 5 settembre, ma tutto dipenderà dalle condizioni di sicurezza del Paese. Prima dell’attuale conflitto, il tasso di scolarizzazione nello Yemen era del 79%, anche se 2 milioni di bambini non potevano frequentare le scuole a causa di povertà, discriminazione, oltre che per la scarsa qualità di insegnamento. Mon, 27 Jul 2015 09:37:55 +0200ASIA/PAKISTAN - Donna cristiana rapita e costretta al matrimonio islamicohttp://www.fides.org/it/news/58137-ASIA_PAKISTAN_Donna_cristiana_rapita_e_costretta_al_matrimonio_islamicohttp://www.fides.org/it/news/58137-ASIA_PAKISTAN_Donna_cristiana_rapita_e_costretta_al_matrimonio_islamicoLahore – Fouzia, 25 anni, donna cristiana sposata e madre di tre figli è stata rapita da un uomo musulmano, Muhammad Nazir, 55 anni, padre di otto figli, il 23 luglio scorso. L’uomo l’ha convertita forzatamente all’islam e resa sua moglie. Come appreso da Fides, l’uomo è un proprietario terriero e nei suoi terreni lavoravano Fouzia e tutta la sua famiglia, poveri braccianti, nell’area di Pattoki, in Punjab.<br />La famiglia, spaventata, non ha denunciato subito il fatto, ma ha atteso il ritorno a casa della donna. Dopo averne richiesto più volte il ritorno, Nazir ha avvertito che la donna è diventata musulmana ed è ora sua moglie, minacciando “gravi conseguenze” se la famiglia di Fouzia avesse creato problemi. <br />La famiglia di Fouzia, molto povera, si è rivolta all’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, chiedendo aiuto. Su assistenza dell'avvocato, la madre della vittima ha sporto denuncia alla polizia.<br />Gill dice a Fides: “Tali casi sono comuni ma, in questo caso, l'uomo che ha rapito la donna cristiana è sposato e anche la vittima è sposata”, e questo, nota il legale, costituisce un elemento che potrebbe salvarla. <br />“Di solito – prosegue – in episodi come questo, la vicenda procede in questo modo: la famiglia della vittima di presenta denuncia. Il rapitore presenta una contro-denuncia affermando che la donna ha compiuto una scelta volontaria. Nella maggior parte dei casi, le vittime sono ragazze adolescenti minorenni. La vittima può essere sottoposta a violenza sessuale, prostituzione forzata, abusi domestici o essere venduta nel traffico di traffico di esseri umani”. Raramente, conclude Gill, che presterà assistenza gratuita alla famiglia di Fouzia, questi casi si concludono con il ritorno delle ragazze alle loro famiglie di origine. Sat, 25 Jul 2015 10:51:24 +0200ASIA/PAKISTAN - Conversioni forzate all’islam e violenze su mille ragazze cristiane e indù ogni annohttp://www.fides.org/it/news/58136-ASIA_PAKISTAN_Conversioni_forzate_all_islam_e_violenze_su_mille_ragazze_cristiane_e_indu_ogni_annohttp://www.fides.org/it/news/58136-ASIA_PAKISTAN_Conversioni_forzate_all_islam_e_violenze_su_mille_ragazze_cristiane_e_indu_ogni_annoKarachi – Ogni anno in Pakistan oltre mille ragazze cristiane o indù sono costrette a convertirsi all'Islam e a sposare uomini musulmani: lo afferma il recente rapporto pubblicato dall'organizzazione non governativa pakistana “Aurat Foundation”. In una nota inviata all’Agenzia Fides, la direttrice della Fondazione, Mahnaz Rehman, presenta una situazione difficile per le donne in Pakistan, affrontando lo specifico tema della discriminazione religiosa. Il reato di “conversione forzata” all’islam è diffuso e comune ma non viene preso in adeguata considerazione dalla polizia e dalla autorità civili, nota il testo. <br />Secondo le cifre contenute nel Rapporto e i casi in esso documentati, un numero medio di mille ragazze subisce questa sorte ogni anno in Pakistan. La larga maggioranza delle vittime appartiene alla comunità indù e cristiano. <br />E’ prassi utilizzare minacce e pressioni sulle vittime e sulle loro famiglie. In uno schema che si ripete costantemente – riferisce la Aurat Foundation – le ragazze, spesso minorenni, vengono rapite e date in moglie al rapitore o a terzi, senza il loro consenso. Se la famiglia sporge denuncia, il rapitore, a sua volta, presenta una contro-denuncia, accusando la famiglia e sostenendo che la ragazza si è convertita di sua spontanea volontà. Quando viene chiamata a testimoniare davanti a un magistrato, la ragazza, sottoposta a minacce e pressioni indicibili, dichiara di essersi convertita volontariamente e di acconsentire al matrimonio. Così il caso viene chiuso. “Tali casi mancano di serie indagini che provino questo fenomeno e il meccanismo che si instaura”, denuncia il Rapporto. Un fatto sembra determinante: “Nel momento in cui viene presentata la denuncia e nasce la controversia, fino all’udienza in tribunale, le ragazze restano in custodia dei rapitori e subiscono trami e violenze di ogni tipo”. Tra le pressioni cui vengono sottoposte le adolescenti, fragili e vulnerabili, si dice loro che “ormai sono musulmane e, se cambieranno religione, la punizione per gli apostatai è la morte”. Il Rapporto invita la polizia e le autorità civili a smascherare questa pratica e a salvare le ragazze delle minoranze religiose. La Aurat Foundation ha presentato anche una proposta di legge per impedire le conversioni forzate. Sat, 25 Jul 2015 10:29:15 +0200AMERICA/PERU - Cento anni in missione tra le donne indigene dell'Amazzoniahttp://www.fides.org/it/news/58135-AMERICA_PERU_Cento_anni_in_missione_tra_le_donne_indigene_dell_Amazzoniahttp://www.fides.org/it/news/58135-AMERICA_PERU_Cento_anni_in_missione_tra_le_donne_indigene_dell_AmazzoniaPuerto Maldonado – Cento anni fa, nel 1915, le suore domenicane giunsero dalla Spagna in Perù per dedicarsi alla cura pastorale e sociale delle donne indigene dell'Amazzonia, nel Sud del paese. A qual tempo i missionari Domenicani erano già presenti e svolgevano una importante opera pastorale. Da allora sono coadiuvati dalle religiose nel progetto missionario nella zona di Puerto Maldonado : “Le suore erano coraggiose, semplice e forti, con una visione ampia per comprendere la missione nel suo complesso. Ricordare il loro arrivo e il loro prezioso contributo ci aiuta ancora una volta a riflettere e riscoprire la missione del nostro istituto. Ci aiuta a vivere in modo nuovo il nostro carisma e a promuovere la nuova era che stiamo vivendo come Famiglia domenicana”, scrive la Congregazione in un messaggio pervenuto a Fides. “Si tratta di una grazia, che aiuta a ravvivare il fuoco della nostra fede, per aprire nuovi orizzonti, con una nuova visione di evangelizzare il popolo, sempre aperti al nuovo”, prosegue. L’evento è stato ricordato tramite un video commemorativo, presentato e realizzato dal Centro Culturale “José Pío Aza” dei Domenicani. Sat, 25 Jul 2015 09:43:12 +0200AMERICA/BRASILE - Uccisa una suora francescanahttp://www.fides.org/it/news/58134-AMERICA_BRASILE_Uccisa_una_suora_francescanahttp://www.fides.org/it/news/58134-AMERICA_BRASILE_Uccisa_una_suora_francescanaGuaratinguetá – Suor Irma Odete Francisca, 65 anni, religiosa della congregazione delle Francescane di Siessen, è stata uccisa ieri, 24 luglio, al Centro di riabilitazione per tossicodipendenti “La Estrella” dell'opera “Fazenda da Esperança” che si trova nella città di Guaratinguetá, nello stato di Sao Paulo. Come Fides apprende dalla Pontificie Opere Missionarie in Brasile, la religiosa è stata uccisa da un uomo con otto coltellate alla schiena, durante un tentativo di furto. <br />La congregazione riferisce che l’omicidio è avvenuto la mattina del 24 luglio, quando un malvivente è penetrato nella casa della suore. Suor Irma Odete Francisca, che operava nel Centro da sei anni, è stata aggredita brutalmente e uccisa. Secondo la polizia locale, l'aggressore, con il volto coperto e scalzo, era entrato nel convento per rubare e ha intimato alle suore di consegnare denaro. IL Centro “La Estrella” di Guaratinguetá ospita circa 350 tossicodipendenti, in via di disintossicazione. Sat, 25 Jul 2015 09:34:23 +0200ASIA/THAILANDIA - I Gesuiti in aiuto delle donne rifugiate vittime di violenza e della trattahttp://www.fides.org/it/news/58133-ASIA_THAILANDIA_I_Gesuiti_in_aiuto_delle_donne_rifugiate_vittime_di_violenza_e_della_trattahttp://www.fides.org/it/news/58133-ASIA_THAILANDIA_I_Gesuiti_in_aiuto_delle_donne_rifugiate_vittime_di_violenza_e_della_trattaBangkok – Sono donne rifugiate, giunte da paesi asiatici e africani come Somalia e Pakistan e giunte a Bangkok, capitale della Thailandia. Hanno affrontato la guerra, lo stupro e l'oppressione sistematica. Fuggono per necessità, costrette a pagare i contrabbandieri, a volte sono abbandonate e derubate. Sono le donne aiutate dal Jesuit Refugee Service di Bangkok, che ha avviato uno specifico progetto di assistenza psicologica e materiale alle donne rifugiate. Come riferito a Fides, il progetto offre supporto e consulenza a donne somale e pakistane e a ragazze non accompagnate. <br />“Le donne rifugiate sono quasi tutte vittime di violenze sessuali, e sono estremamente vulnerabili. Le aiutiamo a sentirsi meno sole” dice Jennifer Martin, consulente psico-sociale del JRS. “Dopo esperienze terribili, le donne possono condividere i loro sentimenti e sviluppare un senso di solidarietà e condivisione. Lo shock di essere in una cultura diversa può essere travolgente e creare tensioni, in particolare per le donne anziane. Le donne e le ragazze devono affrontare sfide importanti come guadagnarsi da vivere. Inoltre sono in un luogo in cui vengono considerate fuori legge” dice Martin nella nota inviata a Fides. <br />Il JRS mira a costruire la coesione del gruppo, come un fattore protettivo a lungo termine per le donne, che condividono le loro esperienze di essere state vittime della tratta. Di fronte a problemi giuridici irrisolti per i rifugiati, nota il JRS, è difficile aiutare queste ragazze ad adeguarsi al nuovo ambiente. Ma la socializzazione e la relazione umana restituiscono loro dignità e fiducia. Fri, 24 Jul 2015 10:27:47 +0200AFRICA/SUD SUDAN - L’istruzione durante le emergenze è una necessità umanitaria fondamentalehttp://www.fides.org/it/news/58132-AFRICA_SUD_SUDAN_L_istruzione_durante_le_emergenze_e_una_necessita_umanitaria_fondamentalehttp://www.fides.org/it/news/58132-AFRICA_SUD_SUDAN_L_istruzione_durante_le_emergenze_e_una_necessita_umanitaria_fondamentaleJuba – L’istruzione scolastica delle bambine è particolarmente difficile nel Sudan del Sud. Tra le cause principali di abbandono scolastico ci sono le gravidanze e i matrimoni precoci, la povertà e la discriminazione di genere. Il conflitto che vive il Paese dal 2013 ha peggiorato la situazione. Dalle stime ufficiali risultano più di 2 milioni di sfollati interni e rifugiati nei Paesi limitrofi, oltre ai circa 13 mila bambini reclutati dai gruppi armati e 200 mila che non frequentano la scuola. Prima della crisi, circa il 57% dei minori del Paese non era scolarizzato. <br />Tra le iniziative per far fronte a questo drammatico fenomeno il Progetto “Diritto alla Scelta”, dell’organizzazione spagnola Plan International, che si occupa di migliorare la vita e il futuro di 20 mila piccoli, principalmente negli Stati di Juba, Lainya e Yei in Equatoria Centrale, uno dei dieci governatorati del Sudan del Sud. <br />Il progetto, avviato nel 2012 con l’obiettivo di aumentare il numero di studenti e ridurre i casi di matrimoni forzati e gravidanze tra adolescenti, vuole aiutare i bambini a comprendere i propri diritti e lavorare per difenderli, oltre a modificare il comportamento sociale che ostacola il progresso scolastico. Inoltre, i genitori possono migliorare le loro conoscenze e aiutare i loro figli. “Diritto alla Scelta” aiuta anche le bambine che sono state costrette a sposarsi a tornare a scuola e continuare gli studi. L’istruzione durante le emergenze è una necessità umanitaria fondamentale che offre sostegno fisico e emotivo quando è più essenziale. Offre stabilità, tutela e speranza nel futuro. Fri, 24 Jul 2015 10:26:38 +0200AMERICA/BOLIVIA - Accolti nelle parrocchie i manifestanti che chiedono una soluzione al problema delle minierehttp://www.fides.org/it/news/58131-AMERICA_BOLIVIA_Accolti_nelle_parrocchie_i_manifestanti_che_chiedono_una_soluzione_al_problema_delle_minierehttp://www.fides.org/it/news/58131-AMERICA_BOLIVIA_Accolti_nelle_parrocchie_i_manifestanti_che_chiedono_una_soluzione_al_problema_delle_minierePotosì – Il conflitto tra governo boliviano e gruppi sindacali di Potosì, che chiedono tutela e garanzie per quanti lavorano nelle miniere della zona, prosegue da 18 giorni senza che si veda ancora una via di uscita. Negli ultimi scontri fra polizia e manifestanti ci sono stati numerosi feriti e 50 arresti.<br />"Voi sapete che la Chiesa è il popolo e il popolo è la Chiesa, quindi stiamo pensando di aprire le parrocchie per accogliere i gruppi di manifestanti per questa vicenda e così chiedere al più presto possibile al governo l'apertura di un dialogo serio" ha affermato Sua Ecc. Mons. Ricardo Ernesto Centellas Guzmán, Vescovo della diocesi di Potosì.<br />Nella nota pervenuta a Fides, Mons. Centellas informa che le porte di 9 parrocchie si apriranno per accogliere le famiglie delle persone che chiedono l'intervento del governo per una soluzione al problema minerario e il rilascio dei detenuti di questi ultimi giorni, arrestati per aver manifestato chiedendo giustizia. "E' del tutto inaccettabile che un problema del genere arrivi al 18° giorno senza trovare una soluzione" conclude il Vescovo.<br />La situazione è molto tesa e si sta trasferendo anche a La Paz. Diversi gruppi sociali chiedono l'intervento del governo per dare risposta alle richieste dei lavoratori delle miniere nella zona del Potosì, problema vecchio e sempre rimandato. <br /> Fri, 24 Jul 2015 10:26:31 +0200AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - “Lavorare sulla prevenzione” per mettere fine alla violenza, chiede Mons. Peña Rodríguezhttp://www.fides.org/it/news/58130-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Lavorare_sulla_prevenzione_per_mettere_fine_alla_violenza_chiede_Mons_Pena_Rodriguezhttp://www.fides.org/it/news/58130-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Lavorare_sulla_prevenzione_per_mettere_fine_alla_violenza_chiede_Mons_Pena_RodriguezSanto Domingo – Il Presidente della Conferenza Episcopale Dominicana, Sua Ecc. Mons. Gregorio Nicanor Peña Rodríguez, ha proposto di lavorare con urgenza in materia di prevenzione per frenare l'aumento degli atti di criminalità e di violenza. Il Vescovo della diocesi di Nuestra Señora de la Altagracia en Higüey, riconosce che le autorità hanno già lavorato su questo aspetto, ma si rammarica che spesso si intervenga solo dopo i fatti. Nota inoltre che quando c'è prevenzione da parte delle autorità governative, con disposizioni concrete della polizia e dei militari, la criminalità non trova spazio per agire.<br />"Se riusciamo ad articolare i programmi e le attività di formazione per i giovani attraverso le scuole, i gruppi, la famiglia e la società civile in generale, possiamo evitare che questi mali sociali proseguano" ha detto durante la celebrazione del decimo anniversario di ordinazione di Sua Ecc. Mons. Julio Cesar Amaro Corniel, Vescovo di Puerto Plata<br />La voce di Mons. Peña Rodríguez si unisce a quella di altri settori della società dominicana che hanno già chiesto l'intervento delle autorità per fermare la violenza e la criminalità che è aumentata in grandi proporzioni nella Repubblica Dominicana, di cui protagonisti sono per lo più i giovani.<br />Lo scorso 26 giugno il Presidente della Repubblica Dominicana ha partecipato all'incontro internazionale del SICA , dove ha riferito della violenza causata dai gruppi organizzati dalla criminalità centroamericana e ha chiesto agli altri paesi della regione di "lavorare insieme" per affrontare definitivamente i problemi della violenza e dell’ insicurezza.<br /> Fri, 24 Jul 2015 10:13:29 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - Formazione per combattere la disoccupazione: diplomati 29 insegnantihttp://www.fides.org/it/news/58129-AFRICA_CENTRAFRICA_Formazione_per_combattere_la_disoccupazione_diplomati_29_insegnantihttp://www.fides.org/it/news/58129-AFRICA_CENTRAFRICA_Formazione_per_combattere_la_disoccupazione_diplomati_29_insegnantiBangui - Nonostante la guerra, 29 studenti della scuola di formazione per insegnanti Jean Paul II di Bangui si sono diplomati e potranno prestare servizio nelle scuole del Centrafrica, dove il personale docente è insufficiente e le classi in sovrannumero. La struttura è stata fondata nel 2011, grazie al lavoro congiunto dell’Associazione Amici per il Centrafrica, l’Association Espérance pour la Formation en Centrafrique e le sei congregazioni che insieme ad Amici per il Centrafrica la compongono: Sœurs de Saint Paul de Chartres, Sainte Famille, Missionnaires du Saint Esprit, Filles du Sacré Cœur de Jésus, Missionnaires Comboniennes, Providence de Rouen. Si tratta dell’unica struttura che si occupa della formazione di insegnanti in tutto il Centrafrica. <br />Il Centro è la nostra risposta alla richiesta di formazione e alla disoccupazione - si legge in una dichiarazione del responsabile della formazione pervenuta a Fides -. 71 studenti su 91 diplomati finora, ossia il 78% del totale, hanno già un posto di lavoro. L’Associazione è nata nel 2001 dall’esperienza di alcuni volontari nella Repubblica Centrafricana presso la missione cattolica di Zomea gestita dalle suore comboniane. Finora sono state costruite e sostenute 15 scuole, due dispensari, due centri sanitari, un centro di riabilitazione per portatori di handicap e un centro odontoiatrico. Per lo sviluppo dell’agricoltura, inoltre, l’Associazione ha contribuito all’avvio di 400 cooperative con oltre 14 mila coltivatori che ogni anno sono presenti alla Fiera Agricola nazionale a Bozoum, unica in tutto il Centrafrica. Fri, 24 Jul 2015 09:42:36 +0200ASIA/COREA - Nomina del Vescovo Ausiliare di Suwonhttp://www.fides.org/it/news/58128-ASIA_COREA_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_Suwonhttp://www.fides.org/it/news/58128-ASIA_COREA_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_SuwonCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 23 luglio 2015, ha nominato Ausiliare della diocesi di Suwon il Rev.do John Moon Hee Jong, Parroco, Direttore diocesano del Dipartimento per l’Evangelizzazione e Docente del Seminario Maggiore, assegnandogli la sede titolare vescovile di Muzia.<br />Il Rev.do John Moon Hee Jong è nato il 26 agosto 1966, a Gyeonggi-do, Diocesi di Suwon. Ha studiato nel Seminario Maggiore di Suwon . È stato ordinato sacerdote il 21 gennaio 1994.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: 1994-1995: Vicario parrocchiale della parrocchia di Bisan-dong; 1995-1996: Vicario parrocchiale della parrocchia di Cheolsan; 1996-1997: Vicario parrocchiale della parrocchia di Hogye-dong; 1997-1999: Parroco di Paengsung; 1999-2001: Direttore Spirituale dell’Università Cattolica di Suwon ; 2001-2006: Studi presso il Pontificio Ateneo di S. Anselmo, a Roma, dove ha conseguito la Licenza in Liturgia, risiedendo presso il Collegio del medesimo Ateneo; dal 2006: Direttore Diocesano del Dipartimento per l’Evangelizzazione e docente del Seminario Maggiore; dal 2014: Parroco della parrocchia di Bon-O-Dong. Fri, 24 Jul 2015 08:28:00 +0200AFRICA/EGITTO - Su disposizione del Presidente al Sisi, anche chiese e moschee pagheranno le bollette per l'energia elettricahttp://www.fides.org/it/news/58127-AFRICA_EGITTO_Su_disposizione_del_Presidente_al_Sisi_anche_chiese_e_moschee_pagheranno_le_bollette_per_l_energia_elettricahttp://www.fides.org/it/news/58127-AFRICA_EGITTO_Su_disposizione_del_Presidente_al_Sisi_anche_chiese_e_moschee_pagheranno_le_bollette_per_l_energia_elettricaIl Cairo – Anche le chiese e le moschee dell'Egitto presto cominceranno a pagare le bollette per il consumo dell’energia elettrica, e dovranno rinunciare all'esenzione di cui godevano fino a oggi. Lo hanno reso noto i portavoce ufficiali del Patriarcato copto ortodosso, aggiungendo che la disposizione è stata comunicata con una lettera giunta dagli uffici governativi competenti. Nella missiva – aggiungono fonti copte consultate dall'Agenzia Fides - viene specificato che le nuove regole vengono introdotte su mandato del Presidente Abdel Fattah al-Sisi, e che presto per il conteggio dei consumi verranno installati nuovi contatori in tutti gli edifici di culto. Ai responsabili delle chiese e delle moschee si chiede di prestare la collaborazione dovuta ai tecnici incaricati di istallare i nuovi dispositivi. <br />La misura va evidentemente interpretata alla luce della grave congiuntura che sta attraversando il Paese anche dal punto di vista economico, e viene applicata indistintamente a tutti gli edifici di culto sparsi nella nazione, con una implicita riaffermazione dei principi di eguaglianza tra cittadini e di lotta alle discriminazioni su base settaria, spesso richiamati dall'attuale leadership politica egiziana. .Thu, 23 Jul 2015 12:01:59 +0200AFRICA/GUINEA - A 16 mesi dallo scoppio dell’epidemia, ebola non è ancora sotto controllohttp://www.fides.org/it/news/58126-AFRICA_GUINEA_A_16_mesi_dallo_scoppio_dell_epidemia_ebola_non_e_ancora_sotto_controllohttp://www.fides.org/it/news/58126-AFRICA_GUINEA_A_16_mesi_dallo_scoppio_dell_epidemia_ebola_non_e_ancora_sotto_controlloConakry - Nuovi casi di ebola registrati in Liberia e Guinea stanno alimentando il timore che il virus varchi i confini con la Guinea-Bissau. A lanciare l’allarme è il Presidente internazionale di Medici Senza Frontiere . Si tratta della più grande epidemia nella storia, iniziata più di 16 mesi fa, nel marzo 2014. Nonostante i progressi compiuti nella lotta, la diffusione del virus è ancora in atto in Guinea, Sierra Leone e Liberia, con un bilancio di più di 27.678 persone contagiate e 11.276 morti. In Guinea la catena di trasmissione del virus è ancora attiva a Conakry, Boké e Forecariah. Nelle ultime otto settimane, il numero di nuovi casi in tutta la regione si è mantenuto su 30 infezioni a settimana. “Continuiamo ad avere tra gli 8 e i 12 nuovi casi ogni settimana” si legge in una testimonianza pervenuta a Fides della Coordinatrice dell’emergenza nel Paese. A Conakry, dove continua l’attività di sensibilizzazione in tutta la città per contrastare le informazioni non verificate, la paura e la stanchezza della popolazione, MSF opera in una nuova struttura a Nongo, dove i pazienti possono ricevere donazioni di plasma da parte dei sopravvissuti alla malattia. Per rispondere ad una recente diffusione epidemica a Boké, nel nord della Guinea, il 3 luglio MSF ha aperto un centro per il trattamento del virus. Thu, 23 Jul 2015 11:59:26 +0200