Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/LIBANO - Crisi politica, i capi delle Chiese fanno quadrato intorno a Aounhttp://www.fides.org/it/news/63259-ASIA_LIBANO_Crisi_politica_i_capi_delle_Chiese_fanno_quadrato_intorno_a_Aounhttp://www.fides.org/it/news/63259-ASIA_LIBANO_Crisi_politica_i_capi_delle_Chiese_fanno_quadrato_intorno_a_AounBeirut – Nel delicato momento politico attraversato dal Libano dopo le dimissioni annunciate dal premier Saad Hariri il 4 novembre, mentre si trovava in Arabia saudita , i capi delle Chiese cristiane presenti nel Paese dei Cedri continuano a dare espliciti segnali di appoggio al Presidente Michel Aoun come garante dell'unità nazionale messa alla prova da nuovi venti di crisi. Nei giorni scorsi il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan ha reso pubblico il suo messaggio di appoggio e solidarietà al Presidente Aoun, in cui ha espresso anche apprezzamento per la saggezza e la competenza mostrata dal Presidente davanti a una crisi che poteva portare di nuovo la nazione verso il baratro. Le iniziative di Aoun – ha sottolineato il Patriarca siro cattolico nel suo messaggio – hanno “custodito la solidarietà nazionale e hanno impedito che la Patria scivolasse verso un destino sconosciuto”, fondando su un autentico principio di cittadinanza la salvaguardia della pace civile. “E' noto” riferisce all'Agenzia Fides il sacerdote maronita Rouphael Zgheib, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Libano “che anche il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, prima di partire per il suo importante viaggio in Arabia Saudita, dove ha poi incontrato anche il Premier Hariri, si è recato in visita dal Presidente Aoun per confrontarsi con lui e mostrare la propria concordanza con la massima carica dello Stato. Si percepisce chiaramente che il Patriarca maronita appoggia Aoun in questa crisi. Ma l'appoggio a Aoun, in questa fase, arriva da tutto il Paese, sia dai cristiani che dai musulmani: appoggiano il Presidente e ritengono che la sua posizione saggia ha risparmiato tanti problemi al Libano”. Aoun non ha mai accolto le dimissioni annunciate da Hariri, il quale ha dichiarato l'intenzione di rientrare in Libano entro mercoledì prossimo. <br />Nei giorni scorsi perfino i risultati di un sondaggio realizzato ad agosto – ben prima della nuova fase critica culminata con le dimissioni annunciate di Hariri – e presentati sul sito del Washington Institute for Near East Policy dall'analista David Pollock hanno attestato che circa la metà dei cristiani libanesi si riconoscono pienamente nella linea politica del Presidente maronita Michel Aoun, e nella sua attitudine a considerare il Partito sciita Hezbollah come un partner e un “attore positivo” nello scenario libanese, in questa fase della storia. . Mon, 20 Nov 2017 13:27:28 +0100ASIA/PAKISTAN - In memoria dei coniugi cristiani bruciati vivi: istruzione ai loro figlihttp://www.fides.org/it/news/63258-ASIA_PAKISTAN_In_memoria_dei_coniugi_cristiani_bruciati_vivi_istruzione_ai_loro_figlihttp://www.fides.org/it/news/63258-ASIA_PAKISTAN_In_memoria_dei_coniugi_cristiani_bruciati_vivi_istruzione_ai_loro_figliLahore - "Due vite innocenti sono state eliminate per il fanatismo presente nella nostra società; l'orrore di quel giorno sfortunato rimarrà nei nostri cuori e nelle nostre menti per gli anni a venire. Non solo hanno bruciato due preziose vite in quella fornace: hanno bruciato l'umanità, hanno bruciato gli insegnamenti dell'Islam e hanno bruciato il Pakistan di Ali Jinnah e nessun risarcimento monetario può espiare atti di violenza così estremi": lo dice all'Agenzia Fides Michelle Chaudhry, laica cattolica di Lahore, presidente della "Cecil & Iris Chaudhry Foundation" , Fondazione che si occupa dell'istruzione e della cura dei tre bambini orfani di Shama e Shahzad Masih, i due coniugi brutalmente torturati e bruciati vivi in una fornace di mattoni a Kot Radha Kishan il 4 novembre 2014: i due furono linciati da una folla di musulmani che li accusavano di blasfemia. Quell'incidente generò un'ondata di orrore non solo in Pakistan, ma nel mondo intero.<br />Shama e Shahzad lasciarono tre bambini molto piccoli, terrorizzati e confusi. Il figlio maggiore, Suleiman, assistette al barbaro assassinio dei suoi genitori. Da allora, la Fondazione si è assunta la responsabilità di educare i tre bambini, iscrivendoli e scuola e sostenendo tutte le spese di istruzione e di assistenza: tasse scolastiche, lezioni private, libri, divise, zaini scolastici, spese extracurricolari, viaggi, cibo, cure mediche. La Fondazione garantisce anche un contributo finanziario mensile al nonno per qualsiasi necessità scolastica quotidiana.<br />Michelle Chaudhry rileva a Fides: "Tre anni dopo la loro morte, ci dà immensa gioia e gratificazione spirituale vedere questi bambini felici, fiduciosi e che stanno facendo così bene nella vita. Siamo felici di essere coinvolti attivamente nelle loro vite e vederli crescere a livello personale e educativo. Grazie all'amore e alla cura ricevuta, sono ora ben inseriti a scuola. Partecipano attivamente alle attività di istruzione e a quelle extracurricolari".<br />Chaudhry rimarca: "È responsabilità del governo garantire la sicurezza e la protezione di tutti i cittadini, indipendentemente dalla fede, dall'etnia o dalla cultura. Chiediamo oggi al governo del Pakistan di fare proprio questo, come è sancito dalla Costituzione del Pakistan". <br />La Fondazione ringrazia tutti i sostenitori e, come organizzazione di ispirazione cattolica, indipendente e senza scopo di lucro, continua a impegnarsi per sradicare l'ingiustizia dalla società pakistana, difendendo i gruppi svantaggiati, vulnerabili ed emarginati all'interno della nazione. Mon, 20 Nov 2017 12:30:51 +0100AFRICA/GHANA - I (dis)valori contemporanei minacciano la famiglia: i Vescovi a Convegno sull’Amoris Laetitiahttp://www.fides.org/it/news/63257-AFRICA_GHANA_I_dis_valori_contemporanei_minacciano_la_famiglia_i_Vescovi_a_Convegno_sull_Amoris_Laetitiahttp://www.fides.org/it/news/63257-AFRICA_GHANA_I_dis_valori_contemporanei_minacciano_la_famiglia_i_Vescovi_a_Convegno_sull_Amoris_LaetitiaAccra - "Il fenomeno della maternità e paternità adolescenziali o single, in condizioni di povertà o quelle irresponsabili, le famiglia separate e i matrimoni a distanza che dividono le coppie, i parenti che favoriscono le decisioni in merito alla separazione e / o al divorzio, sono tutti aspetti delle attuali tendenze della famiglia in Ghana ", afferma Sua Ecc. Mons. Philip Naameh, Arcivescovo di Tamale, Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana , all'apertura dell'Assemblea plenaria annuale, il 13 novembre, nella capitale della regione del Volta, Ho.<br />Il tema della discussione riguarda l'assistenza pastorale alle famiglie, sulla base dall'esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco, Amoris Laetitia. Il titolo dell’incontro è “La cura pastorale integrale per la famiglia alla luce dell’Amoris Laetitia”.<br />Mons. Naameh ha espresso preoccupazione per il fatto che le stesse famiglia ghaniane vivono condizioni che sono in contrasto con l'immagine di famiglia ideale prevista dalla tradizione di fede e dalla morale della Chiesa. <br />In particolare, il Presidente della GCBC lamenta l'uso negativo dei social media, sottolineando come i nuovi media sembrano governare le vite dei giovani e degli appartenenti alla classe media, spinti a fare esperienze secondo i dettami dei social media che veicolano tendenze non sempre positive.<br />Sul matrimonio tradizionale, Mons. Naameh ha sottolineato che la questione del “prezzo della sposa”, è ormai sottratta al suo contesto tradizionale originario, e sembra essere sempre più monetarizzata ed esagerata.<br />"La spesa per sposarsi correttamente secondo le regole tradizionali è diventata, in alcuni casi, abbastanza onerosa per il giovane medio in Ghana che chiede la mano di una donna ", dice a Fides Mons. Naameh.<br />Un’altra sfida è rappresentata dalle nuove tecniche riproduttive che anche in Ghana si stanno diffondendo. "C'è un aumento generale nell'uso della medicina ortodossa e delle relative tecnologie di riproduzione assistita nel rimediare alle sfide della fertilità tra le famiglie dell’élite urbane" dice il Presidente della GCBC, che aggiunge che la Chiesa è chiamata a considerare i dilemmi morali che le coppie cattoliche affrontano quando stanno davanti alla decisione di accettare o rifiutare l'uso di tali possibilità.<br />"Apprezzo il tema appropriato scelto dalla Conferenza episcopale del Ghana per la loro Assemblea plenaria, incentrata sulla cura pastorale integrale delle famiglie, che è davvero l'obiettivo del nuovo documento pionieristico di Papa Francesco," ha detto a Fides il Nunzio Apostolico in Ghana, Sua Ecc. Mons. Jean-Marie Speich. <br />Mon, 20 Nov 2017 12:08:23 +0100ASIA/INDONESIA - I Vescovi: rafforzare la nazione sostenendo la Pancasilahttp://www.fides.org/it/news/63256-ASIA_INDONESIA_I_Vescovi_rafforzare_la_nazione_sostenendo_la_Pancasilahttp://www.fides.org/it/news/63256-ASIA_INDONESIA_I_Vescovi_rafforzare_la_nazione_sostenendo_la_PancasilaGiacarta – Per rafforzare la nazione, la sua unità, la convivenza e l’armonia sociale, è importante che i fedeli cattolici indonesiani sostengano senza esitazioni la Pancasila, la carta fondamentale che è alla base della nazione: lo affermano i Vescovo cattolici indonesiani a conclusione dell’assemblea plenaria tenutasi a Giacarta dal 6 al 16 novembre. Come appreso da Fides, l’incontro era incentrato sul tema “Diventare una Chiesa rilevante e significativa: l'appello della Chiesa per purificare il mondo” e si è concluso con un messaggio in cui si invitano le comunità cattoliche indonesiane a dare un contributo specifico per rafforzare l’unità nazionale.<br />Nel messaggio presentato dall’Arcivescovo Ignatius Suharyo, alla guida dell’arcidiocesi di Giacarta e dal segretario generale della Conferenza, Antonius Subianto Bunjamin OSC, Vescovo di Bandung, si afferma che “la Chiesa cattolica, parte integrante della nazione indonesiana, è coinvolta nel prendersi cura e nel determinare il futuro della nazione”. "Il ruolo principale della Chiesa nel costruire una nazione che segua i principi della Pancasila – si afferma nel testo pervenuto a Fides – sta nell’opera dei laici, mentre i Pastori sono invitati ad accompagnarli e a dare l'esempio”.<br />Il messaggio prosegue: “La Chiesa cattolica deplora il fatto che la Pancasila è minata dal radicalismo e dal terrorismo, e l'unità nazionale è offesa da atteggiamenti intolleranti verso quanti professano fedi diverse dall’islam, mentre un certo approccio politico usa gruppi religiosi, etnici e sociali per i propri interessi, ignorando il bene comune e il principio fondamentale della dignità umana”.<br />In tale cornice “i fedeli cattolici devono sinceramente continuare ad aprirsi e costruire il dialogo con persone di altre fedi per conoscersi, eliminare il sospetto e cancellare il fanatismo religioso”. Attraverso il dialogo, “il muro di separazione crolla e il popolo indonesiano può costruire ponti di amicizia e fratellanza”, recita il testo. La fraternità aggiungono i vescovi “si può rafforzare impegnandosi in attività di accoglienza reciproca e ospitalità durante le feste religiose, in attività sociali interreligiose, incontri di leader interreligiosi”.<br />Anche i mass-media e i social media possono diventare “un mezzo per rafforzare la fraternità, proclamando e diffondendo gli insegnamenti dell'amore e dell'esperienza fraterna, nel rispetto delle differenze”.<br />Il messaggio dei Vescovi giunge mentre nella nazione si prepara l'agenda politica del 2018, quando si terranno le elezioni amministrative in 171 regioni, e del 2019, quando sono previste le elezioni legislative e presidenziali. I Vescovi invitano tutti i parroci a prestare attenzione alla campagna elettorale, in cui si cercheranno di strumentalizzare questioni religiose, etniche e sociali.<br />Il messaggio conclude: “La Chiesa invita tutti i fedeli a comprendere sempre più la Pancasila come fondamento dell'Indonesia, in modo che si possano sviluppare movimenti sociali all’insegna della convivenza e possiamo costruire l'unità nazionale sempre secondo la volontà di Dio”.<br />All’assemblea dei Vescovi ha partecipato, appena giunto in Indonesia, anche il nuovo Nunzio Apostolico Vaticano in Indonesia, l'Arcivescovo Piero Pioppo Mon, 20 Nov 2017 11:03:03 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - L’80% del paese in mano ai ribelli; un missionario: "Siamo lo stato più povero al mondo"http://www.fides.org/it/news/63255-AFRICA_CENTRAFRICA_L_80_del_paese_in_mano_ai_ribelli_un_missionario_Siamo_lo_stato_piu_povero_al_mondohttp://www.fides.org/it/news/63255-AFRICA_CENTRAFRICA_L_80_del_paese_in_mano_ai_ribelli_un_missionario_Siamo_lo_stato_piu_povero_al_mondoBangui - “La guerra sembrava finita, ma purtroppo non è così o, almeno, non è dappertutto così”, scrive all’Agenzia Fides p. Federico Trinchero, carmelitano scalzo del monastero Nostra Signora del Carmelo a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. “La situazione relativamente tranquilla di Bangui – dove comunque non sono mancati, anche recentemente, episodi di violenza – rischia di ingannare”, sottolinea il missionario. “Nelle zone interne del paese il quadro è ben diverso. Dal mese di maggio gruppi di ribelli – non sempre ben identificabili quanto ad origine e obiettivi – hanno provocato centinaia di morti, case bruciate e migliaia di profughi in diverse città e villaggi. Tale stato di cose si trascina ormai da troppo tempo. C’è come il rischio di abituarsi alla guerra, quasi fosse inevitabile”. <br />“Due dati inequivocabili esprimono, più di ogni altra analisi, la situazione drammatica in cui si trova il Centrafrica” afferma p. Federico. “L’80% del territorio è, di fatto, ancora occupato, o comunque controllato, da gruppi di ribelli che dettano legge al posto dello Stato che fatica – e purtroppo quasi rinuncia – a far sentire la sua presenza”. “L’assenza dello Stato nelle zone lontane dalla capitale fu uno dei motivi che scatenarono la guerra nel 2013” ricorda il missionario. “Trascurarlo potrebbe non essere una buona strategia. L’elezione di un nuovo Presidente, la presenza massiccia dell’ONU, l’interesse e gli aiuti copiosi da parte della comunità internazionale, sembravano l’occasione propizia per voltare pagina, afferrare finalmente il treno dello sviluppo e provare ad essere uno Stato per davvero. Ma, almeno per ora, così non è stato. I risultati hanno deluso le attese. Non siamo riusciti a fare passi in avanti. Anzi, forse ne abbiamo fatti addirittura indietro” afferma p. Federico.<br />“Il secondo dato è relativo alla povertà. Secondo l’ultimo rapporto dell’ONU il Centrafrica si colloca ormai al 188° posto su 188 paesi nell’Indice dello Sviluppo Umano”. “Siamo quindi il Paese più povero del mondo” rimarca p. Federico. “Il Centrafrica si trovava già in fondo alla classifica. Questi ultimi anni di guerra hanno consumato le poche risorse di cui disponeva. E anche se le classifiche sono sempre un po’ antipatiche – e piacciono soltanto quando si occupano i primi posti –, questo dato resta un indicatore più che eloquente della reale situazione del Paese”. <br />“Davanti ad un quadro così desolante non mancano le ragioni per essere pessimisti, scoraggiarsi e arrendersi” dice il missionario. Ma da un punto così basso non si può che risalire. Ed è inutile continuare ad accusare un nemico, mai ben definito, o aspettare che qualcuno – quasi per magia – cambi la situazione perché ci siano le condizioni per iniziare a fare qualcosa”. “Forse è arrivato il momento di iniziare a fare qualcosa perché la situazione cambi. E la magia, o meglio, il miracolo, sarebbe che questo qualcosa lo facessero i Centrafricani stessi, in un grande, collettivo e attesissimo sussulto di amore per la propria patria” conclude p. Federico. <br /><br /><br />Mon, 20 Nov 2017 10:25:25 +0100AMERICA/MESSICO - La guerra fra poveri continua: da 40 anni ci si uccide per un confinehttp://www.fides.org/it/news/63254-AMERICA_MESSICO_La_guerra_fra_poveri_continua_da_40_anni_ci_si_uccide_per_un_confinehttp://www.fides.org/it/news/63254-AMERICA_MESSICO_La_guerra_fra_poveri_continua_da_40_anni_ci_si_uccide_per_un_confineSan Cristobal – E' tuttora forte la violenza causata dal conflitto per la mancanza della definizione del confine fra i comuni di Chenalhó y Chalchihuián. Si sono infatti verificati ancora degli scontri con l’uso di armi da fuoco, fortunatamente in quest’ultima occasione non ci sono stati morti, ma solo una persona ferita e una casa bruciata: lo ha denunciato, dopo la celebrazione della messa nella domenica in cui la Chiesa universale ha celebrato la Giornata dei Poveri, l'Arcivescovo emerito di San Cristobal de las Casas, in Messico, Mons. Felipe Arismendi Esquivel. In una nota pervenuta a Fides, l'Arcivescovo segnala che gli stessi sacerdoti che lavorano nella zona gli hanno riferito degli sforzi fatti per fermare gli scontri, purtroppo senza esito. Mons. Esquivel sottolinea che continua ad insistere con la Segreteria di Governo dello stato per risolvere questo problema che dura ormai da 40 anni. <br />Giovedì scorso, 16 novembre, diverse organizzazioni per la difesa dei diritti dei popoli del Chiapas hanno incontrato l'Inviata speciale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Popoli Indigeni, Victoria Tauli-Corpuz, che era arrivata per ascoltare le delegazioni locali. Mons. Arzmendi Esquivel, dopo l’incontro, ha ricordato che questa situazione deve essere risolta al più presto, perché sta diventando grave.<br />"Sappiamo che non è solo un problema locale, ma che è diventato un problema federale, perché prima lo doveva risolvere la Riforma Agraria, ma adesso dipende da altre istituzioni, sempre dello Stato, sono loro quindi che devono dare una soluzione alla vicenda" aveva detto già alla fine di ottobre l’Arcivescovo parlando alla stampa locale. In quella occasione aveva denunciato che gli scontri tra le popolazioni di questi due comuni avevano causato morti, feriti e la distruzione di diverse case.<br /> <br />Mon, 20 Nov 2017 10:16:04 +0100OCEANIA/MICRONESIA - Nomina del Vescovo Coadiutore di Caroline Islandshttp://www.fides.org/it/news/63253-OCEANIA_MICRONESIA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_Caroline_Islandshttp://www.fides.org/it/news/63253-OCEANIA_MICRONESIA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_Caroline_IslandsCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 18 novembre 2017, ha nominato Vescovo Coadiutore della diocesi di Caroline Islands il Rev.do Julio Angkel, del clero di Caroline Islands, finora Parroco della Holy Family Parish, Direttore dell’Ufficio Vocazioni e Formazione, Direttore di St. John Vianney Formation House.<br />Il nuovo Vescovo è nato nell’isola di Parem, Stato di Chuuk, negli Stati Federati di Micronesia. Ha studiato nelle locali scuole cattoliche e all’Università di Guam, dove ha risieduto per il discernimento. Nel 1976 ha iniziato il cammino per la formazione sacerdotale nel Seminario di San Jose, presso l’Ateneo di Manila, nelle Filippine. Successivamente si è trasferito nel Pacific Regional Seminary di Suva, nelle Fiji. È stato ordinato sacerdote il 13 dicembre 1983, come secondo sacerdote Chuukese della storia della Diocesi. Ha svolto il ministero pastorale nella maggior parte delle parrocchie nel Vicariato di Chuuk e conosce bene le parrocchie nei Vicariati di Pohnpei e Kosrae.<br />Dopo l’ordinazione presbiterale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1984 - 1986: Parrocchia di Nomisofo, Vicariato di Chuuk; 1986 - 1990: Parrocchia di Assumption, Vicariato di Chuuk; 1990 - 1991: Anno sabbatico al Berkeley Spirituality Centre, California; 1992 - 2004: Parroco di varie parrocchie nel Vicariato di Chuuk; 2004 - 2005: Programma di Formazione presso l’East Asian Pastoral Institute a Manila; 2005 – 2010: Direttore del nuovo Caroline Pastoral Institute e del Collegio diocesano per la Micronesia; 2010 - 2015: Vicario Episcopale di Pohnpei e Kosrae, con residenza a Pohnpei; 2012-2013: Docente e formatore al Pacific Regional Seminary nell’Arcidiocesi di Suva, in Fiji; 2012 – 2015: Vicario Generale; Coordinatore della Commissione per la Giustizia e lo Sviluppo e di vari programmi pastorali del Vicariato; dal 2015:Parroco di Holy Family Parish a Chuuk, Direttore dell’ufficio vocazioni e formazione; Direttore di St. John Vianney Formation House. <br />Mon, 20 Nov 2017 09:14:02 +0100AFRICA/NIGERIA - L’arcivescovo Obinna: “I poveri sono il nostro tesoro”http://www.fides.org/it/news/63251-AFRICA_NIGERIA_L_arcivescovo_Obinna_I_poveri_sono_il_nostro_tesorohttp://www.fides.org/it/news/63251-AFRICA_NIGERIA_L_arcivescovo_Obinna_I_poveri_sono_il_nostro_tesoroOwerri - Questa domenica nelle parrocchie e poi il 29 novembre in Cattedrale: nell’arcidiocesi nigeriana di Owerri la "Giornata mondiale dei Poveri" viene celebrata in due appuntamenti. Il primo, spiega all’Agenzia Fides l’arcivescovo Anthony Obinna, vedrà tutte le parrocchie accogliere i bisognosi alla messa domenicale con la successiva offerta del pranzo e di indumenti. Il secondo evento si svolgerà mercoledì 29 per l’anniversario della dedicazione della Cattedrale. “Abbiamo deciso di dedicare i poveri a Dio - aggiunge mons. Obinna - perché sono il nostro tesoro della Cattedrale. Attendiamo circa 5.000 persone, che dopo la celebrazione eucaristica pranzeranno all’interno del Duomo grazie ai tanti fedeli e volontari che prepareranno le pietanze. Le porte sono aperte anche ai fedeli di altre religioni e a coloro che vivono fuori dalla diocesi”. <br />L’Arcivescovo Obinna osserva che i poveri sono tanti non solo nel territorio dell’arcidiocesi, ma in tutta la Nigeria. “A causa della situazione economica – aggiunge - tanti hanno perso il lavoro e sono in stato di povertà. Ogni settimana incontro circa duecento ragazzi che chiedono cibo o denaro per finanziare qualche attività per ripartire”. Per mons. Obinna questa prima Giornata dei poveri conferma i fedeli a continuare un impegno che la diocesi svolge da sempre, perseguendo accanto al binario della preghiera e dell’Eucarestia quello della carità per i poveri, grazie a periodiche raccolte di solidarietà con l’inziativa denominata “Eu Care” . <br />Come rilevato dall'Ufficio nazionale di statistica nigeriano, circa 112 milioni di cittadini nigeriani vivono al di sotto della soglia di povertà, su una popolazione di 186 milioni di abitanti, e si dice che l'uomo più ricco del paese, Aliko Dangote, guadagni 8.000 volte di più ogni giorno di quanto un povero compatriota spendere per i propri bisogni essenziali in un anno. Secondo gli analisti, la disuguaglianza dei redditi è una delle sfide più importanti in Nigeria. Un nuovo indice globale, elaborato da Oxfam e dal “Development Finance International”, pone la Nigeria è al primo posto in un elenco di 152 paesi classificati in base al loro “impegno a ridurre la disuguaglianza”. Sat, 18 Nov 2017 10:21:22 +0100ASIA/TURCHIA - Il Patriarca ecumenico riapre al culto la chiesa di Ay'Yorgi Edirnekapi a Istanbulhttp://www.fides.org/it/news/63252-ASIA_TURCHIA_Il_Patriarca_ecumenico_riapre_al_culto_la_chiesa_di_Ay_Yorgi_Edirnekapi_a_Istanbulhttp://www.fides.org/it/news/63252-ASIA_TURCHIA_Il_Patriarca_ecumenico_riapre_al_culto_la_chiesa_di_Ay_Yorgi_Edirnekapi_a_IstanbulIstanbul - Riapre i battenti dopo ampio restauro l'antica chiesa di Ayo Yorgi a Edirnekapi, quartiere storico di Istanbul a ridosso alle mura dell'antica Costantinopoli. Domenica 19 novembre il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo celebra la divina liturgia che segnerà la riapertura al culto dell'antico edificio sacro. All'inaugurazione della chiesa restaurata è prevista anche la partecipazione del primo ministro Hakan Çavuşoğlu, del governatore di Istanbul, Vasip Şahin e del direttore generale delle Fondazioni, Adnan Ertem. <br />I lavori di restauro, finanziati dalla Direzine generale delle Fondazioni, sono costati 4 milioni di lire turche e hanno riguardato non solo la chiesa ma anche la residenza del sacerdote, il muro di cinta del complesso, una antica fontana e un annesso edificio scolastico. “Quella scuola” riferisce all'Agenzia Fides Lakis Vingas, per lungo tempo rappresentante delle Fondazioni non musulmane presso la Direzine generale delle Fondazioni “diventerà un centro di formazione musicale, teso a valorizzare i patrimoni storici della musica bizantina e ottomana, e a contribuire in questo modo a arricchire ulteriormente il profilo culturale di Istanbul”. <br />La chiesa di Ay Yorgi, la cui prima fondazione risale al IX secolo, fu distrutta e ricostruita più volte nel corso della storia. Nel 1556 fu demolita per costruire la Moschea di Mhirimah Sultan. Nel 1726 fu realizzato il primo restauro della chiesa, che però in seguito fu di nuovo devastata da un incendio. L'ultima campagna di restauro dell'intero complesso – che dal 1974 è amministrato dalla Direzione generale delle Fondazioni – era iniziato circa tre anni fa. .Sat, 18 Nov 2017 10:49:53 +0100AMERICA - “Guardare negli occhi i poveri", amando con i fatti e non a parolehttp://www.fides.org/it/news/63250-AMERICA_Guardare_negli_occhi_i_poveri_amando_con_i_fatti_e_non_a_parolehttp://www.fides.org/it/news/63250-AMERICA_Guardare_negli_occhi_i_poveri_amando_con_i_fatti_e_non_a_paroleLima – Il 19 novembre, la Chiesa universale celebra la prima Giornata mondiale dei poveri, sul tema "Non amiamo a parole, ma con i fatti", iniziativa nata un anno fa, alla chiusura del Giubileo della Misericordia. Come appreso da Fides, l'America Latina ha accolto con entusiasmo quest'iniziativa di Papa Francesco e ha organizzato, in ogni paese, una serie di attività, sia di preparazione che d'impegno continuo per vivere insieme un momento di particolare vicinanza con i più vulnerabili.<br />In Perù, la Commissione episcopale di Azione Sociale , ha pubblicato un sussidio pastorale per aiutare ogni chiesa locale a vivere questo evento. "Stare accanto ai poveri e agli esclusi: Papa Francesco ci chiede un gesto concreto e radicale affinché i poveri possano essere 'al primo posto' nella vita di tutta la Chiesa, ed essere davvero una Chiesa povera per i poveri. Il Santo Padre desidera che questo giorno sia stabilito come una tradizione per l'evangelizzazione del mondo contemporaneo e per suscitare la consapevolezza che i poveri non sono un problema, ma una risorsa a cui attingere per vivere l'essenza del Vangelo", si legge nel messaggio inviato a Fides dalla CEAS peruviana.<br />Dalla Bolivia, Fides ha ricevuto il messaggio video di Mons. Eugenio Coter, presidente della Pastorale Sociale Caritas della Conferenza Episcopale del paese. La Chiesa in Bolivia, inoltre, ha diffuso delle schede di riflessione per celebrare questa giornata con azioni concrete da parte dei fedeli riuniti in tutte le città del paese. <br />La Conferenza Episcopale del Messico ha diffuso un messaggio di Mons. Felipe Arizmendi Esquivel per promuovere questa Giornata. Il Vescovo ricorda che l'invito del Santo Padre ha lascito molti indifferenti: "Questo invito è stato ignorato, o non ha ricevuto l'importanza che merita. Non mancano quelli che lo considerano un'altra idea populista del Papa", si legge nel testo inviato a Fides. "È vero che ci sono molte persone indifferenti ed egoiste, chiuse nel loro interesse individuale; ma ne esistono molte altre che mostrano il loro amore per i poveri, senza pubblicità e senza interessi elettorali", ribadisce il Vescovo messicano, citando esempi d'impegno cristiano a favore dei poveri in una realtà nazionale colpita da alcune calamità naturale che hanno messo alla prova la forza e la resistenza del popolo messicano.<br />In Argentina "questa è una festa della Misericordia, insieme ai più poveri e a quelli che soffrono" ha detto Mons. Oscar Ojea, Vescovo di san Isidro, invitando a celebrare in tutto il paese la Giornata. "Riscoprire il valore della povertà vuol dire impegnarsi per la giustizia", dice padre Pablo Fuentes, missionario Oblato, "ma prima di accusare gli altri, serve guardare se stessi per verificare se c'è la coerenza fra fede e solidarietà", conclude.<br />In Costa Rica, la Giornata dei Poveri coincide con la risposta generosa della comunità cattolica a quanti hanno perso tutto con la tempesta "Nate" che ha messo in ginocchio il paese il mese scorso. La Caritas Costa Rica ha invitato a condividere gesti concreti di solidarietà con le popolaizoni colpite, per per vivere "con opere e non e parole" questa Giornata. <br />Dalla Colombia, Fides ha ricevuto il video-messaggio di Mons. Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio e presidente della Conferenza Episcopale che invita a "mettere in pratica le parole del Papa che è stato fra noi in Colombia: "Guarda negli occhi i poveri e aiutarli". <br /><br /><br /><br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://goo.gl/pKEZD4 https://youtu.be/qBMKctXkQ9Y https://www.youtube.com/watch?v=2T-XF0bPnFw&feature=youtu.be">Il sussidio elaborato dalla Chiesa del Perù Il video di Mons. Eugenio Coter Caritas-Messico ha preparato un video per coinvolgere i fedeli</a>Sat, 18 Nov 2017 10:18:50 +0100NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Non solo carità: l'India tra la Giornata mondiale dei poveri e la demonetizzazionehttp://www.fides.org/it/news/63249-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Non_solo_carita_l_India_tra_la_Giornata_mondiale_dei_poveri_e_la_demonetizzazionehttp://www.fides.org/it/news/63249-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Non_solo_carita_l_India_tra_la_Giornata_mondiale_dei_poveri_e_la_demonetizzazioneMentre il 19 novembre si celebra la Giornata Mondiale dei Poveri, l'India, la più grande democrazia al mondo, è alle prese con gli effetti economici e sociali di un controverso provvedimento adottatao dal governo di Narendra Modi un anno fa: la demonetizzazione, cioè la improvvisa svalutazione delle banconote da 500 e 1.000 rupie. Oggi gli analisti notano che i programmi del governo non giovano ai poveri e non abbiano un impatto positivo sul benessere socioeconomico complessivo della società. La demonetizzazione è ritenuta una mossa errata. Per responsabilizzare i poveri e accompagnarli verso il pieno sviluppo, il governo deve puntare a una crescita inclusiva, attraverso proposte politiche, strumenti e programmi che aiutino ad alleviare la povertà e abilitino masse di popolazione svantaggiata a trovare nuove opportunità. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://omnisterra.fides.org/articles/view/64">Continua a leggere la news analysis su Omnis Terra</a>Sat, 18 Nov 2017 09:57:44 +0100ASIA/TURKMENISTAN - Sei nuovi battesimi nella Giornata Mondiale dei Poveri, mentre la povertà resta un tabùhttp://www.fides.org/it/news/63248-ASIA_TURKMENISTAN_Sei_nuovi_battesimi_nella_Giornata_Mondiale_dei_Poveri_mentre_la_poverta_resta_un_tabuhttp://www.fides.org/it/news/63248-ASIA_TURKMENISTAN_Sei_nuovi_battesimi_nella_Giornata_Mondiale_dei_Poveri_mentre_la_poverta_resta_un_tabuAshgabat - Partecipare con emozione al battesimo di sei nuove sorelle turkmene: così verrà trascorsa la prima Giornata Mondiale dei Poveri - proclamata dal Papa per il 19 novembre - dai fedeli cattolici di Ashgabat, in Turkmenistan. Lo racconta all’Agenzia Fides p. Andrzej Madej, sacerdote polacco degli Oblati di Maria Immacolata e Superiore della "missio sui irus" del Turkmenistan: “Per questa giornata dedicata agli ultimi, Papa Francesco ha lanciato un messaggio chiaro: ‘Non amiamo a parole, ma con i fatti’. Questo sottolinea come le opere di carità rivolte al prossimo siano azioni salvifiche che aiutano a costruire la storia della nostra redenzione. L’opera salvifica più grande è il cammino verso il battesimo. Ed è con grande gioia che, proprio in questa domenica, battezzeremo una giovane donna e le sue cinque figlie”. <br />P. Madej riferisce a Fides la storia delle sei donne: “Nel corso degli ultimi anni, questa famiglia, in difficoltà economiche, è stata seguita da una volontaria francese, che ha dato testimonianza di solidarietà umana e cristiana. Questa prossimità ha generato interesse e verso il Vangelo e l’inizio del cammino verso il battesimo. La data del 19 novembre sembra essere una coincidenza, ma è certamente un giorno scelto da Dio. Sarà una grande festa per tutti noi”. <br />Con questa celebrazione, che riunirà in una gioia commossa il piccolo gregge dei fedeli turkmeni , si svolge la Giornata dei Mondiale dei Poveri in Turkmenistan, uno stato in cui parlare di “povertà” è quasi vietato. Il concetto di “povero”, infatti, è uno dei tabù presenti nella società, dato che il governo di Gurbanguly Berdimuhamedov, presidente confermato per la terza volta alla guida del paese a febbraio 2017, vuole mostrare il volto di un paese in crescita e nel pieno sviluppo.<br />Durante l'era sovietica, il Turkmenistan era considerato una delle repubbliche più povere dell'Unione, con circa il 45% della popolazione che nel 1989 viveva al di sotto della soglia di povertà. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, uno sviluppo economico disomogeneo ha contribuito a creare un’élites di popolazione che detiene la maggior parte della ricchezza e forti disparità tra le province .<br />Misurare la povertà era un tabù nell'Unione Sovietica, ma la scaristà e incompletezza dei dati sulla povertà anche nell’era postindipendenza indica che la povertà è ancora un argomento politicamente delicato nel paese dell'Asia centrale. Nel 2012 il governo turkmeno ha stimato la povertà allo 0,2% della popolazione, contraddicendo tutti gli indicatori e gli studi indipendenti, che diffondono stime intorno al 30%. <br />Il Turkmenistan conta oltre 5 milioni di abitanti, al 90% musulmani. La Chiesa cattolica è stata riconosciuta dal governo turkmeno nel 2010. Sat, 18 Nov 2017 09:19:55 +0100AFRICA/EGITTO - Moltitudini di pellegrini copti a Rizeigat per la festa di San Giorgiohttp://www.fides.org/it/news/63247-AFRICA_EGITTO_Moltitudini_di_pellegrini_copti_a_Rizeigat_per_la_festa_di_San_Giorgiohttp://www.fides.org/it/news/63247-AFRICA_EGITTO_Moltitudini_di_pellegrini_copti_a_Rizeigat_per_la_festa_di_San_GiorgioLuxor - Moltitudini di pellegrini copti affollano da giorni il Santuario di San Giorgio a Rizeigat, nella provincia sud-occidentale di Luxor, in una delle più imponenti manifestazioni di devozione popolare cristiana registrate ogni anno nei Paesi arabi. Le celebrazioni presso il Santuario hanno avuto luogo lungo tutta l'ultima settimana, dall'11 al 17 novembre, attirando da tutte le province egiziane decine di migliaia di devoti. Processioni, liturgie, canti, agapi fraterne hanno scandito in particolare le ultime due giornate. I pellegrini sono stati ospitati in migliaia di tende accampate nelle aree di accoglienza predisposte su 60 ettari intorno al Santuario. Ai momenti di convivenza hanno preso parte anche politici locali e nazionali, imam inviati in rappresentanza del ministero egiziano per le dotazioni religiose . <br />La manifestazione popolare di devozione a San Giorgio conferma che i cristiani copti non rinunciano alla gioia di confessare e testimoniare la propria fede anche in raduni pubblici moltitudinari. Durante la primavera e l'estate scorse, dopo le stragi subite ad opera dei gruppi jihadisti, i copti egiziani erano stati sollecitati dalle forze di sicurezza a diminuire pellegrinaggi e celebrazioni nelle chiese e nei monasteri – tradizionalmente concentrati nei mesi estivi - evitando di radunare folle cospicue presso i luoghi di culto e di preghiera. Il suggerimento era stato espresso di persona dal Ministro degli Interni, Magdi Abdel Ghaffar, durante un incontro avvenuto giovedì 8 giugno con i massimi responsabili della sicurezza delle provincie egiziane dove sono più elevati i rischi di azioni terroristiche messe in atto contro la popolazione civile e le forze militari e di polizia. . Fri, 17 Nov 2017 12:50:04 +0100ASIA/GIAPPONE - “La pace in Asia del Nord non si fonda sulle armi”: appello congiunto dei Vescovi di Corea e Giapponehttp://www.fides.org/it/news/63246-ASIA_GIAPPONE_La_pace_in_Asia_del_Nord_non_si_fonda_sulle_armi_appello_congiunto_dei_Vescovi_di_Corea_e_Giapponehttp://www.fides.org/it/news/63246-ASIA_GIAPPONE_La_pace_in_Asia_del_Nord_non_si_fonda_sulle_armi_appello_congiunto_dei_Vescovi_di_Corea_e_GiapponeKagoshima – “La situazione attuale dell'Asia nordorientale è molto preoccupante. I paesi dell’Asia del Nord sono alla ricerca di stabilità e prosperità con il loro potere militare, formando alleanze con altre grandi potenze del sistema politico. Questo crea minacce e ansie in tutte le nazioni e genera tensioni per la sicurezza di tutti i paesi. Noi, i Vescovi di Corea del Sud e Giappone, lanciamo un appello esprimendo una accorta speranza di pace per l'Asia Nordorientale”: sono le parole della dichiarazione congiunta dei Vescovi di Giappone e Corea del Sud, inviata all’Agenzia Fides, a conclusione dell’incontro congiunto tra i Vescovi delle due nazioni, tenutosi a Kagoshima dal 14 al 16 novembre. Si tratta della 23ma assemblea congiunta tra i presuli, che regolarmente tengono un incontro annuale per rafforzare i legami di cooperazione e di solidarietà reciproca e contribuire a costruire giustizia a pace in Asia orientale. <br />Nella nota conclusiva dell’incontro i Vescovi esprimono soddisfazione per la riunione che “da 23 anni aiuta a riflettere sulla storia straziante dei due paesi e a edificare un futuro luminoso di riconciliazione” e raccontano di “aver approfondito la nostra relazione e la condivisione su aspetti economici e culturali”. <br />I Vescovi esprimono “la sincera speranza per la pace nel Nordest dell’Asia”, ripudiando ogni possibile idea di guerra: “Dio ci esorta a sradicare in tutti la convinzione errata che la pace possa essere garantita dalle armi nucleari o dalla militarizzazione. Queste, al contrario, aumentano solo il rischio di guerra. Vorremmo sottolineare il principio espresso nella Pacem In Terris di Giovanni XXIII, che sottolinea come ‘la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia’, non contando sugli arsenali . Inoltre, i poveri e l'ambiente continuano a soffrire, mentre somme astronomiche di denaro vengono spese per le armi. Per amore di Dio e dell'intera umanità, tutti, specialmente i leader delle nazioni, facciano ogni sforzo per il dialogo per la pace: essi hanno una grande responsabilità per la pace mondiale”.<br />La dichiarazione giunta a Fides conclude : “La violenza è un modo folle di minare la dignità umana e causare conseguenze disastrose a tutta l’umanità. Qualsiasi tipo di violenza si può superare solo costruendo la fiducia e l’amore e la solidarietà tra gli esseri umani. Noi, Vescovi coreani e giapponesi, ci impegniamo per la pace vivendo attivamente nell'amore fraterno, affidando la nostra fiducia al potere di Dio, non al potere militare”. <br /><br />Fri, 17 Nov 2017 12:17:48 +0100AFRICA/ZIMBABWE - Mugabe riappare in pubblico; i leader cristiani chiedono un governo di unità nazionalehttp://www.fides.org/it/news/63245-AFRICA_ZIMBABWE_Mugabe_riappare_in_pubblico_i_leader_cristiani_chiedono_un_governo_di_unita_nazionalehttp://www.fides.org/it/news/63245-AFRICA_ZIMBABWE_Mugabe_riappare_in_pubblico_i_leader_cristiani_chiedono_un_governo_di_unita_nazionaleHarare - “La speranza di un vero cambiamento si sta affievolendo tra la popolazione del Paese, perché il Presidente Mugabe sembra non voler cedere il potere”, dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale da Harare, capitale dello Zimbabwe, dove il Presidente Robert Mugabe è riapparso in pubblico oggi, 17 novembre, nel corso della cerimonia di conferimento dei diplomi di laurea agli studenti della locale università.<br />L’esercito, che all’alba del 15 novembre ha preso il controllo del palazzo presidenziale e dei punti strategici del Paese, continua a condurre arresti dell’entourage di Mugabe. “Si parla di diversi arresti tra cui il capo della polizia” confermano le nostre fonti. “A questo punto sembra vero quello che hanno detto i militari, che non vogliono rovesciare Mugabe, ma arrestare quelli che loro hanno definito 'i criminali che lo circondano' ”. <br />“Si vive comunque nell’incertezza e i cambiamenti tanto attesi dalla popolazione sono legati allo scontro interno al partito di Mugabe, lo ZANU-PF” commentano le fonti di Fides. Ieri, 16 novembre, si è svolta una trattativa tra Mugabe, il Capo delle forze armate, il generale Chiwenga, alla presenza di una delegazione sudafricana guidata dal Ministro della Difesa, Nosiviwe Mapisa-Nqakula, e del padre gesuita Fidelis Mukonori, che è un amico di vecchia data del Presidente dello Zimbabwe. I dettagli dell’incontro non sono stati resi noti.<br />Nel frattempo è tornato in patria, Emmerson Mnangagwa, l’ex Vice Presidente, che era stato licenziato da Mugabe la scorsa settimana. Vittima ad agosto di un presunto avvelenamento, Mnangagwa si è scontrato con la fazione del ZANU-PF legata alla moglie di Mugabe, Grace. La crisi che ha visto l’esercito schierarsi apparentemente con Mnangagwa, è stata commentata dalle principali confessioni cristiane dello Zimbabwe in un messaggio congiunto inviato all’Agenzia Fides.<br />“I cambiamenti sono stati rapidi negli ultimi giorni, ma il deterioramento della situazione era già da molto tempo sotto gli occhi di tutti, specialmente nel corso delle adunate pubbliche del partito al potere, cosi come il peggioramento della situazione socio-economica” si legge nel documento firmato dai Zimbabwe Heads Of Christian Denominations, sigla della quale fa parte la Conferenza Episcopale dello Zimbabwe. I leader religiosi cristiani affermano che appariva chiaro che “la politica rude ed esclusivista, l'uso crescente di identità etniche che domina i discorsi pubblici, specialmente nelle manifestazioni politiche e nei media, avrebbe ulteriormente frammentato e minacciato la già debole coesione della nostra società”.<br />La confusione che si è creata tra i rami legislativo, esecutivo e giudiziario dello Stato, e tra il governo e il partito di Mugabe, secondo i leader cristiani, è il sintomo di “un male profondo che ha colpito la nazione da lungo tempo”.<br />Le comunità cristiane invitano tutti alla preghiera e invocano la creazione di un governo di unità nazionale, premessa di un dialogo tra tutte le componenti sociali e politiche per far uscire il Paese dallo stallo politico e istituzionale. <br />Fri, 17 Nov 2017 12:15:46 +0100AMERICA/MESSICO - Esodo degli indigeni tarahumaras per la violenza: la denuncia del Vescovohttp://www.fides.org/it/news/63244-AMERICA_MESSICO_Esodo_degli_indigeni_tarahumaras_per_la_violenza_la_denuncia_del_Vescovohttp://www.fides.org/it/news/63244-AMERICA_MESSICO_Esodo_degli_indigeni_tarahumaras_per_la_violenza_la_denuncia_del_VescovoTarahuamara – Gli indigeni Tarahumaras e Tepehuanes stanno lasciando le loro terre perché non vi trovano più le condizioni indispensabili per viverci: lo riferisce il parroco di San José della località di Tarahumara, p. Manuel Granados. “C'è un inarrestabile esodo di famiglie verso la città, dove si sta creando un problema ancora più grande, perché gli insediamenti predisposti sono diventati insufficienti”, dice il sacerdote in una nota pervenuta a Fides.<br />“Sono testimone del fatto che l'esodo aumenta perché vedo tutti i nuovi insediamenti ospitare il doppio delle persone rispetto alle loro normali capacità: si generano così sovraffollamento, problemi di salute, di alloggio, di istruzione, di cibo e di droghe” prosegue padre Granados, aggiungendo che si è arrivati ad una situazione di emergenza negli insediamenti urbani indigeni, dove si stima vivano circa 20 mila persone. El Oasis, el Pajaro Azul, Ladrillera Norte e La Soledad sono i luoghi dove si avverte maggiormente il problema della mancanza di risorse e di servizi.<br />Anche il Vescovo della diocesi di Tarahumara, Mons. Juan Manuel González Sandoval, M.N.M., ha lanciato l'allarme: ogni giorno, in media, tre famiglie indigene emigrano dalle comunità montane, principalmente a causa dell'insicurezza, della violenza, dell'espropriazione della terra e della distruzione della foresta. Il Vescovo, nominato lo scorso aprile, segnala che il problema è in crescita da 8 anni e adesso è diventato "una vera emergenza". Due giorni fa Mons. González Sandoval, parlando a Città del Messico, durante l'Assemblea dell’episcopato messicano, ha denunciato che la causa principale di questo esodo è "la violenza, in modo particolare quella delle bande, che sotto minacce o intimidazioni impongono una vera e propria sottomissione alla popolazione".<br />La situazione della "Sierra" della Tarahumara sta diventando una emergenza molto più grave di quello che si pensa, in quanto sono numerose le etnie presenti in questo luogo quasi abbandonato del dipartimento di Chihuahua. I 63.000 kmq di foresta e terreno accidentato accolgono decine di comunità e centri indigeni, dove la presenza dello Stato è quasi invisibile. Per questo aumenta la violenza dei Narcos che impongono la trasformazione delle coltivazioni e il reclutamento dei giovani per le bande criminali, fenomeni di fronte ai quali le famiglie preferiscono fuggire. <br />Fri, 17 Nov 2017 11:08:24 +0100AFRICA/CONGO RD - Il Cardinale Pasinya accusato di fare “messe nere”: quando la politica strumentalizza la religionehttp://www.fides.org/it/news/63243-AFRICA_CONGO_RD_Il_Cardinale_Pasinya_accusato_di_fare_messe_nere_quando_la_politica_strumentalizza_la_religionehttp://www.fides.org/it/news/63243-AFRICA_CONGO_RD_Il_Cardinale_Pasinya_accusato_di_fare_messe_nere_quando_la_politica_strumentalizza_la_religioneKinshasa – Si fa sempre più teso il clima sociale e politico nella Repubblica Democratica del Congo per lo slittamento delle elezioni presidenziali al 23 dicembre 2018. E lo scontro politico cerca di coinvolgere e strumentalizzare anche i leader religiosi. Persone vicine al potere hanno accusato il Cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo metropolita di Kinshasa, di incitare gli artisti all’insurrezione solo perché il Porporato, lo scorso 10 novembre, aveva incontrato gli artisti congolesi nella Cattedrale di Nostra Signora del Congo. L’incontro è stato perfino definito una “messa nera”. “E’ molto spiacevole”, ha risposto l’arcidiocesi di Kinshasa in una nota inviata all’Agenzia Fides. “Il Cardinale non ha detto nulla di male e non ha attaccato in alcun modo il governo. Si trattava di un incontro organizzato dalla cappellania responsabile del settore ‘Cultura e Arte’ per sensibilizzare gli artisti sulla loro missione nella Chiesa e nella società”.<br />La situazione è diventata particolarmente complessa nel paese da quando, il 20 dicembre 2016, è scaduto il secondo mandato del presidente Joseph Kabila senza che fossero indette nuove elezioni. Un accordo per organizzare le presidenziali entro il 2017, il cosiddetto ‘Accordo di San Silvestro’, era stato raggiunto il 31 dicembre con la mediazione dei Vescovi congolesi. Dopo il fallimento dell’accordo, l’ambasciatrice Usa all’Onu, Nikky Haley, in una visita a Kinshasa, aveva imposto elezioni entro il 2018, chiarendo che altrimenti gli Stati Uniti avrebbero ritirato gli aiuti economici alla Repubblica democratica del Congo. <br />Il 5 novembre la Commissione nazionale elettorale indipendente ha fissato la data per le presidenziali al 23 dicembre 2018. L’opposizione ha subito rifiutato il nuovo calendario elettorale, accusando il governo in carica di voler prolungare l’instabilità e la povertà del popolo e diverse sono state le manifestazioni di protesta organizzate in tutto il paese. Intanto gli appelli alla disobbedienza civile aumentano e anche i movimenti cittadini, tra cui Lucha , si sono attivati nei giorni scorsi indicendo per il 15 novembre una mobilitazione per ottenere il ritiro del presidente Kabila prima del 31 dicembre 2017.<br />Sebbene il governo, il 14 novembre, avesse interdetto ogni manifestazione, la mobilitazione di mercoledì scorso, che ha invece incassato il sostegno e la partecipazione del Raggruppamento delle opposizioni, ha quasi paralizzato le città di Beni, Butembo, Goma e Lubumbashi, ma ha interessato solo marginalmente la capitale Kinshasa. Non sono mancati gli incidenti: sulle strade di Lubumbashi, dove sono state erette barricate e un veicolo è stato incendiato, mentre a Kinshasa c’è stato un ferito per l’attacco a due autobus del trasporto pubblico. L’intervento della polizia, peraltro anticipato alla vigilia delle manifestazioni, ha portato all’arresto di 25 persone. Le manifestazioni di mercoledì scorso sembrano essere state solo l’inizio di una serie di marce, di manifestazioni di “disobbedienza civile” in programma per i prossimi giorni, per costringere il presidente a dimettersi. La Chiesa, intanto, sensibilizza i cattolici e tutte le persone di buona volontà al fine di far uscire il paese dalla povertà e avviarlo verso la pace e la non violenza. Fri, 17 Nov 2017 10:43:21 +0100AMERICA/HAITI - Tra povertà, malattie, malnutrizione, l'attenzione dei missionari ai disabilihttp://www.fides.org/it/news/63242-AMERICA_HAITI_Tra_poverta_malattie_malnutrizione_l_attenzione_dei_missionari_ai_disabilihttp://www.fides.org/it/news/63242-AMERICA_HAITI_Tra_poverta_malattie_malnutrizione_l_attenzione_dei_missionari_ai_disabiliPort au Prince – Ad Haiti la gente vive in baracche, metà della popolazione non ha accesso all’acqua potabile, non ha cibo sufficiente per la sua alimentazione e si registra il più alto tasso di mortalità infantile dell’America Latina: un bambino su 10 non arriva a compiere i cinque anni di età. <br />Dopo il devastante terremoto che nel 2011 ha causato la morte di 200 mila persone e dopo che, esattamente un anno fa, l’uragano Matthew ha fatto registrare mille morti e migliaia di sfollati, è di oggi la notizia che forti piogge stanno investendo l’isola caraibica e hanno già causato la morte di 5 persone oltre che l’inondazione di migliaia di abitazioni. La situazione è particolarmente allarmante per la popolazione più povera, che ha costruito senza permesso precarie abitazioni in prossimità di canali e corsi d’acqua.<br />Fortunatamente dall’isola arrivano anche messaggi di speranza come quelle dei missionari Camilliani che, attraverso padre Antonio Menegon, MI, per anni impegnato nell’isola, ci raccontano le loro quotidiane attività rivolte soprattutto ai bambini disabili, la fascia più debole della cittadinanza, aumentati del 15% a causa del terremoto. <br />“Mercoledì 1° novembre 2017, festa di Tutti i Santi - racconta padre Antonio -, nel nostro Centro Disabili di Haiti abbiamo inaugurato una nuova casa di accoglienza per 20 bambini e ragazzi dai 10 ai 20 anni. È un bel traguardo che apre il cuore alla speranza, che rende la vita di questi bambini più dignitosa e più umana ed inoltre è di grande aiuto alle poverissime famiglie di Haiti che proprio non ce la fanno ad assicurare assistenza adeguata a questi piccoli.”<br />“Inoltre, nel Centro disabili Foyer Saint Camille di Port au Prince proseguono i corsi di formazione del personale che con amore e passione accudisce quotidianamente i bambini disabili da 1 a 10 anni ospiti nel Foyer stesso”, continua padre Antonio.<br />“Le sale operatorie dell’ospedale Saint Camille di Port au Prince hanno incrementato il numero di interventi chirurgici soprattutto per i bambini con problemi di ernie, malformazioni e con patologie che devono essere trattate chirurgicamente.<br />A Jérémie, nel Villaggio Saint Camille che ospita 30 famiglie stiamo terminando la costruzione di una piccola scuola per offrire istruzione a 120 bambini delle classi elementari”, conclude il missionario.<br /> <br />Fri, 17 Nov 2017 10:22:28 +0100ASIA/HONG KONG - Mezzo secolo di missione tra i malati di lebbra: d. Gaetano Nicosia, l’angelo dei lebbrosihttp://www.fides.org/it/news/63241-ASIA_HONG_KONG_Mezzo_secolo_di_missione_tra_i_malati_di_lebbra_d_Gaetano_Nicosia_l_angelo_dei_lebbrosihttp://www.fides.org/it/news/63241-ASIA_HONG_KONG_Mezzo_secolo_di_missione_tra_i_malati_di_lebbra_d_Gaetano_Nicosia_l_angelo_dei_lebbrosiHong Kong - Era l’agosto 1963 quando il giovane missionario salesiano don Gaetano Nicosia giunse a Ka Ho, un angolo remoto dell’isola di Coloane, Macao, per prendersi cura di un centinaio di pazienti affetti dal morbo di Hansen che vivevano lì dopo la chiusura dei lebbrosari in Cina. La situazione di abbandono e isolamento, anche sanitario, era drammatica, caratterizzata da frequenti violenze e suicidi. Il lebbrosario si poteva raggiungere solo in barca, ma nemmeno i barcaioli volevano scendere a terra e i viveri erano tirati a riva con le corde. <br />Don Nicosia era nato il 3 aprile 1915 a San Giovanni La Punta, provincia di Catania, Italia, e ancora prima di emettere la prima professione salesiana, nel 1935, aveva iniziato la sua missione ad Hong Kong. Ordinato sacerdote nel 1946, nella chiesa dedicata a San Giuseppe, a Macao, dopo un primo periodo trascorso in Cina, nella provincia del Guangdong, alla sua espulsione, nel 1950, si dedicò agli studenti della scuola San Luigi ad Hong Kong. Tuttavia sentiva forte il desiderio di vivere la missione con i più poveri, anzi, proprio con i lebbrosi. Quando il Vescovo di Macao chiese ai Salesiani un aiuto per i lebbrosi di Coloane, don Nicosia poté dunque realizzare la sua aspirazione più profonda, che lo porterà ad essere conosciuto come “l’angelo dei lebbrosi”.<br />Si trasferì quindi a Ka Ho e per 48 anni, dal 1963 al 2011, ha vissuto con i lebbrosi, trasformando radicalemente quel luogo di disperazione in un centro pulito e decoroso. Fece arrivare medici e infermieri che prestassero le cure mediche adeguate, fu assicurata una alimentazione sana e variata, le casette vennero ristrutturate, anche l’ambiente fu riordinato e pulito. Grazie al suo impegno arrivarono l’acqua potabile e la corrente elettrica. Venne allestita una fattoria e delle officine per i vari mestieri, perché ognuno avesse un lavoro o un compito da svolgere. Per discutere e prendere le decisioni che riguardavano la piccola comunità venne costituito anche un Consiglio. <br />Don Nicosia viveva con loro, assicurando oltre alla dignità e al benessere, anche l’annuncio della fede cristiana: quando era arrivato al lebbrosario i cattolici erano una quindicina, ma poco a poco tutti abbracciarono la fede grazie alla sua testimonianza di vita e alla sua dedizione al catechismo. Vennero costruite anche una scuola e una chiesa, dedicata a Nostra Signora dei dolori. <br />Nel 1970 una quarantina di lebbrosi furono dimessi, perchè guariti, ma anche gli altri, una settantina, poco alla volta tornarono nel mondo. Don Nicosia aiutò molti ex malati a vincere lo stigma che ancora li colpiva e a reinserirsi nella società. Nel 2011 i malati erano tutti guariti e la maggior parte di loro lavoravano come insegnanti, impiegati, professionisti. Don Nicosia non è stato insensibile ai lebbrosi della provincia del Guangdong, dove ha collaborato con le autorità locali al recupero dei malati e dei bambini, figli di lebbrosi, offrendo loro educazione scolastica e sostegno per il loro futuro. <br />Don Nicosia, sacerdote di grande spiritualità, è stato confessore e direttore di sacerdoti, religiosi, religiose e laici. E’ morto ad Hong Kong il 6 novembre, a 102 anni. I funerali si sono svolti il 14 novembre nella Cattedrale, prima della sepoltura nel cimitero di San Michele a Macao.<br />Nel corso degli anni, molte persone, colpite dalla fede e dall’affabilità di don Nicosia, che ha ricevuto onoreficenze e riconoscimenti per la sua opera dal governo di Macao e dalla Presidenza della Repubblica Italiana, lo hanno sostenuto nell’opera di bene che ovunque ha fatto, sapeva che al bene devono concorrere tutti. A lui è stato dedicato, nel 2015, anche un documentario: “Don Gaetano Nicosia, l’Angelo dei Lebbrosi”. <br />Fri, 17 Nov 2017 09:45:37 +0100ASIA/MYANMAR - La “spiritualità dell’unità” fa breccia nella Chiesa birmanahttp://www.fides.org/it/news/63239-ASIA_MYANMAR_La_spiritualita_dell_unita_fa_breccia_nella_Chiesa_birmanahttp://www.fides.org/it/news/63239-ASIA_MYANMAR_La_spiritualita_dell_unita_fa_breccia_nella_Chiesa_birmanaYangon – I Vescovi cattolici del Myanmar sono interessati a promuovere la “spiritualità dell'unità”: lo rivela all’Agenzia Fides il Vescovo Felix Liam, Presidente della Conferenza episcopale del Myanmar. I Vescovi del Myanmar hanno mostrato viva attenzione per la realtà ecclesiale che promuove la “spiritualità dell’unità”, cioè il Movimento del Focolare fondato da Chiara Lubich nel 1943. A giugno scorso, alcuni delegati dei Focolari hanno avuto un incontro a Yangon con esponenti della Chiesa birmana che hanno pubblicamente apprezzato lo spirito del Movimento, che promuove ideali di unità e fratellanza universale tra popoli, culture e religioni.<br />“La popolazione del Myanmar ha bisogno di riscoprire questa unità”, ha detto il Vescovo Liam a Fides. “Sono rimasto molto impressionato dalla storia della vita carismatica e profetica della fondatrice del movimento. Più che mai la Chiesa birmana ha bisogno di movimenti come i Focolari. Mentre l'arroganza del potere divide le persone in base al colore e alla razza, lo spirito dei Focolari ha creato una 'comunione globale' per la pace mondiale”, ha aggiunto il Cardinale Charles Bo, Arcivescovo di Yangon. <br />I Vescovi del Myanmar apprezzano l’idea di costruire “una Chiesa che è testimone della comunione”, offrendo al paese un esempio di “unità nella diversità”. Parlando a Fides, il Cardinale ha ricordato che “la Chiesa cattolica in Myanmar si impegna a promuovere e pregare per la giustizia, per la pace, per la dignità umana, compito che accomuna tutte le religioni. Nessuna religione parla di odio. Quanti propagano odio in nome della religione sono veri nemici della religione. Abbiamo grande desiderio di pace, e dobbiamo essere agenti di pace e di unità nel nostro paese. La nostra nazione soffre di ferite profonde, per divisioni e odio che circolano nella società. Siamo chiamati a portare luce e gioia a chi vive nelle tenebre della paura, dell'odio e della tristezza. Con questo spirito aspettiamo Papa Francesco, che sarà presto fra noi”. <br />Thu, 16 Nov 2017 12:23:04 +0100