Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usEUROPA/UCRAINA - Diminuiscono i combattimenti ma la situazione sanitaria rimane tragicahttp://www.fides.org/it/news/57147-EUROPA_UCRAINA_Diminuiscono_i_combattimenti_ma_la_situazione_sanitaria_rimane_tragicahttp://www.fides.org/it/news/57147-EUROPA_UCRAINA_Diminuiscono_i_combattimenti_ma_la_situazione_sanitaria_rimane_tragicaKiev - Anche se gli scontri in Ucraina orientale si sono ridotti dopo il cessate il fuoco entrato in vigore il 15 febbraio, i bombardamenti continuano in alcune aree e restano urgenti necessità mediche su entrambi i lati del fronte. In un comunicato inviato all’Agenzia Fides dalla organizzazione Medici Senza Frontiere si legge che i residenti e gli sfollati vivono in condizioni estremamente precarie, molte strutture mediche sono state danneggiate o distrutte e ci sono gravi carenze di medicinali di base e specialistici, così come di forniture mediche e beni di prima necessità. Di conseguenza MSF ha ampliato le proprie attività nelle zone più colpite su entrambi i lati del fronte. <br />Il 21 febbraio gli operatori hanno raggiunto la città di Debaltseve dopo che settimane di intensi combattimenti avevano reso impossibile l’assistenza umanitaria nella zona. I due ospedali della città sono stati danneggiati, uno reso inutilizzabile. I medici rimasti in città sono solo tre. Molti residenti sono fuggiti o sono stati evacuati, ma su 25 mila persone presenti sul territorio prima dei combattimenti, almeno 5 mila sono rimaste e molte di loro hanno urgente bisogno di cure mediche. Le équipe di MSF stanno attualmente valutando la situazione intorno alla città di Gorlovka, hanno inaugurato cliniche mobili e attività di salute mentale, e questa settimana distribuiranno aiuti essenziali a 1000 famiglie in città e nei villaggi circostanti. Inoltre, hanno avviato cliniche mobili in 19 località nelle regioni di Donetsk e Luhansk per fornire assistenza sanitaria di base a persone che vivono in zone rurali o sono sfollate a causa del conflitto. <br />A Luhansk la situazione umanitaria è particolarmente allarmante. La carenza di medicinali e beni di prima necessità, compreso il cibo, è ancora più grave. La maggior parte delle persone che sono rimaste nella regione sono i più vulnerabili delle comunità, anziani, disabili e malati, che non sono potuti fuggire. MSF gestisce anche una clinica mobile in quattro centri di cura a Svyatogorsk, città 100 chilometri a nord della linea del fronte, dove si sono rifugiate più di 3000 persone in fuga dalla zona di conflitto, molti a causa dell’intensificazione dei combattimenti nel mese di gennaio. Fri, 06 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/SIRIA - Il Parlamento siriano commemora il Genocidio armenohttp://www.fides.org/it/news/57145-ASIA_SIRIA_Il_Parlamento_siriano_commemora_il_Genocidio_armenohttp://www.fides.org/it/news/57145-ASIA_SIRIA_Il_Parlamento_siriano_commemora_il_Genocidio_armenoDamasco - L'Assemblea del popolo siriano nella giornata di mercoledì 4 marzo ha dedicato una sessione commemorativa al centesimo anniversario del Genocidio armeno. L'iniziativa, promossa in particolare dalla parlamentare siriana cristiana Maria Saadeh, ha visto il coinvolgimento dei membri dei Comitati parlamentari per le relazioni estere. Prima della sessione parlamentare, il Presidente del Parlamento, Mohammad Jihad al-Laham, ha ricevuto l'Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Siria, Arshak Poladyan, insieme al Vescovo armeno apostolico Armash Nalbandian, a membri della comunità armeno-cattolica e a rappresentanti incaricati di coordinare gli eventi che in Siria saranno dedicati al centenario dei massacri degli armeni compiuti nella penisola anatolica 100 anni fa. <br />L'incontro – riferiscono le fonti ufficiali armene e siriane – ha fornito l'occasione di mettere in programma iniziative di cooperazione inter-parlamentare tra l'Armenia e la Repubblica araba di Siria. Nel suo intervento durante la sessione commemorativa – così apprende l'Agenzia Fides - l'ambasciatore Poladyan ha ricordato che cento anni fa proprio in Siria trovarono rifugio gli armeni che fuggivano dai massacri pianificati dal governo dei Giovani Turchi. .Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/LIBANO - Incontro tra rappresentanti di Hezbollah e della Chiesa maronita sull'elezione del Presidentehttp://www.fides.org/it/news/57144-ASIA_LIBANO_Incontro_tra_rappresentanti_di_Hezbollah_e_della_Chiesa_maronita_sull_elezione_del_Presidentehttp://www.fides.org/it/news/57144-ASIA_LIBANO_Incontro_tra_rappresentanti_di_Hezbollah_e_della_Chiesa_maronita_sull_elezione_del_PresidenteBeirut - Un incontro di dialogo per affrontare il nodo della mancata elezione del Presidente della Repubblica libanese ha riunito martedì 3 marzo rappresentanti del Patriarcato maronita e del Partito sciita di Hezbollah. L'incontro si è svolto nella periferia sud di Beirut, e ha coinvolto il Vescovo Samir Mazloum e l'ex leader della Lega Maronita, Hareth Shehab, per la parte cristiana maronita, mentre Hezbollah era rappresetnato da Mahmoud al-Qmati e Mustafa al-Hajj Ali. <br />Durante i colloqui – riportano le fonti libanesi – sono stati analizzati gli effetti negativi che la mancata elezione del Presidente sta avendo su tutta l'attività istituzionale del Paese. Il Libano è formalmente senza Presidente dal 25 maggio 2014. Nel delicato sistema istituzionale libanese la carica di Capo dello Stato spetta a un cristiano maronita, ma i leader politici maroniti presenti nei due blocchi politici che dominano la vita politica del Paese – a cominciare da Michel Aoun e Samir Geagea – non trovano un accordo sul nome su cui far convergere i voti dei parlamentari. <br />La prossima sessione parlamentare per verificare se le cose si sono sbloccate è fissata per l’11 marzo. Ma tutti gli osservatori danno già per certo che anche quella seduta non produrrà effetto per mancanza di numero legale. Fonti vicine al Patriarcato maronita, contattate dall'Agenzia Fides, confidano nella possibilità che anche la questione dell'elezione presidenziale libanese possa arrivare a soluzione per “effetto collaterale” dell'accordo sull'energia nucleare che l'Iran si appresta a sottoscrivere con il gruppo dei “5+1” . .Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA/KENYA - La Chiesa mette a disposizione le terre incolte per produrre cibohttp://www.fides.org/it/news/57143-AFRICA_KENYA_La_Chiesa_mette_a_disposizione_le_terre_incolte_per_produrre_cibohttp://www.fides.org/it/news/57143-AFRICA_KENYA_La_Chiesa_mette_a_disposizione_le_terre_incolte_per_produrre_ciboNairobi - Le terre incolte di diocesi, congregazioni religiose e seminari del Kenya verranno usate per produrre cibo. Lo ha annunciato p. Celestino Bundi, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie del Kenya, durante l’incontro dei Direttori africani delle POM, che si è tenuto a fine febbraio presso il Centro Pastorale Vicenzo Pallotti di Kigali, in Rwanda.<br />Secondo l’agenzia CISA di Nairobi, p. Bundi ha sottolineato che in questo modo la Chiesa in Kenya intende rispondere all’appello lanciato da Papa Francesco nel suo discorso ai partecipanti alla 38esima sessione della FAO, per trovare nuove forme di aiuto ai poveri e agli affamati. <br />“È risaputo - aveva detto Papa Francesco - che la produzione attuale di cibo è sufficiente, eppure ci sono milioni di persone che soffrono e muoiono di fame: questo, cari amici, costituisce un vero scandalo. È necessario allora trovare i modi perché tutti possano beneficiare dei frutti della terra, non soltanto per evitare che si allarghi il divario tra chi più ha e chi deve accontentarsi delle briciole, ma anche e soprattutto per un'esigenza di giustizia e di equità e di rispetto verso ogni essere umano”.<br />La Chiesa in Kenya, ha detto il Direttore delle POM locali, intende diventare autosufficiente, ridurre la malnutrizione e creare uno scambio reciproco tra “chi ha” e “chi non ha”. Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/BOLIVIA - Votare pensando solo al bene comunehttp://www.fides.org/it/news/57142-AMERICA_BOLIVIA_Votare_pensando_solo_al_bene_comunehttp://www.fides.org/it/news/57142-AMERICA_BOLIVIA_Votare_pensando_solo_al_bene_comuneCochabamba – Pochi giorni fa il Presidente boliviano Morales ha detto, durante un discorso nella città di El Alto, che non lavorerà con le autorità locali dell'opposizione, quindi ha invitato i boliviani a riflettere sul voto: "Se volete ancora delle opere, riflettete, tutto dipende da voi" sono state le sue parole, che hanno provocato reazioni diverse nel paese. <br />In un messaggio pubblico, Sua Ecc. Mons. Roberto Flock, Vescovo ausiliare di Cochabamba, ha chiesto alla gente di votare pensando al bene comune. “Per illuminare le dichiarazioni del Presidente, di fare o meno opere laddove vinca l’opposizione, ascoltiamo le parole del Vangelo” ha scritto il Vescovo, che poi ha citato il brano in cui Gesù ricorda ai Dodici che “colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo" . Quindi ha commentato: “Gesù descrive perfettamente l'atteggiamento autoritario degli attuali leader di questa nazione, in contrasto con il Regno di Dio e in contrasto con il bene comune. Chiediamo loro conversione. Suggeriamo agli elettori di assumere con il loro voto l'atteggiamento di Gesù, che è venuto per servire”.<br />La Bolivia si prepara alle elezioni regionali, fissate per il 29 marzo. Lo scenario politico è incerto, anche perché le forze dell'opposizione non si sono raggruppate in un unico fronte e ciò potrebbe produrre risultati elettorali caratterizzati da una sostanziale parità dei diversi candidati. Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - L’Arcivescovo Joseph Coutts: “Dio ci è vicino, nonostante il male”http://www.fides.org/it/news/57141-ASIA_PAKISTAN_L_Arcivescovo_Joseph_Coutts_Dio_ci_e_vicino_nonostante_il_malehttp://www.fides.org/it/news/57141-ASIA_PAKISTAN_L_Arcivescovo_Joseph_Coutts_Dio_ci_e_vicino_nonostante_il_maleKarachi – “Gesù Cristo è morto perché noi possiamo vivere. Il male è sconfitto e l'amore di Dio trionfa. Anche oggi, qui in Pakistan”: è quanto ha detto Sua Ecc. Mons Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, in un incontro sulla Quaresima tenutosi nei giorni scorsi al Centro Catechistico di Karachi, nella Cattedrale di San Patrizio. Come appreso da Fides, il seminario organizzato dal Centro catechistico, è divenuto un appuntamento fisso del calendario pastorale e ha visto un larga partecipazione di fedeli.<br />L’Arcivescovo Coutts ha ribadito che “la Quaresima è tempo favorevole per esaminare il nostro rapporto con Dio, mentre ci prepariamo alla Pasqua”, ricordando che “anche nella cultura e nella società contemporanea, l’amore di Dio esiste ed è presente, nonostante il male”.<br />Anche l’Arcivescovo emerito, Evarist Pinto, presente al seminario, ha ricordato che “l'obiettivo della Quaresima è il rinnovo delle promesse battesimali. Tutte le nostre attività quaresimali dovrebbe spingerci verso questo obiettivo: prepararsi a respingere Satana, tutte le sue opere, e tutte le sue vuote promesse; fare un profondo atto di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo”.<br />“Attraverso questo incontro, siamo invitati a riconoscere molto più intensamente la grande misericordia di Dio e il grande amore di Dio” ha concluso p. Arthur Charles, Direttore del Centro catechistico. Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA/LIBIA - Lo Stato Islamico si sta infilando nel vuoto di potere, la popolazione è ostaggio dei violentihttp://www.fides.org/it/news/57140-AFRICA_LIBIA_Lo_Stato_Islamico_si_sta_infilando_nel_vuoto_di_potere_la_popolazione_e_ostaggio_dei_violentihttp://www.fides.org/it/news/57140-AFRICA_LIBIA_Lo_Stato_Islamico_si_sta_infilando_nel_vuoto_di_potere_la_popolazione_e_ostaggio_dei_violentiTripoli - “Lo Stato Islamico in Libia sta dimostrando una grande capacità di infiltrarsi dove ci sono vuoti di potere e di conquistare territori” dicono all’Agenzia Fides fonti locali dalla Libia, dove gli uomini dello Stato Islamico hanno preso possesso di alcuni campi petroliferi nei pressi di al-Mabrouk.“Lo Stato Islamico in Libia è formato sia da alcune milizie locali che vi aderiscono sia da elementi che vengono da fuori” sostengono le fonti di Fides. “Per il momento sono riusciti a conquistare Sirte, Derna e alcune aree nei pressi di Bengasi. A Tripoli probabilmente hanno degli infiltrati” continuano le fonti.<br />“La popolazione è ostaggio delle violenze. Il popolo libico è pacifico e subisce forse un po’ troppo passivamente questa situazione. D’altronde la struttura tribale della società libica non facilita l’emergere di forti movimenti di cittadini che possano prendere in mano la situazione”.<br />Oggi, 5 marzo, in Marocco si incontreranno i rappresentanti dei due governi che si contendono il controllo del potere legittimo nel Paese: quello espressione del Congresso nazionale e quello espresso dalla Camera dei rappresentanti .<br />L’instabilità della Libia è infine alimentata dalle armi che continuano ad arrivare nel Paese, che si aggiungono a quelle razziate dai cospicui arsenali del vecchio regime di Gheddafi. <br />Un rapporto dell’ONU pubblicato in questi giorni afferma che nonostante l’embargo internazionale sono state riscontrate nuove forniture belliche alle diverse parti in conflitto. Tra le aziende segnalate come coinvolte in questi traffici ci sono compagnie di Bielorussia, Bulgaria, Egitto, Ungheria, Ucraina, Grecia, Giordania, Sudan, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Qatar e Turchia. Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - Minacce e ritorsioni per gli operatori sanitari impegnati nelle vaccinazioni contro la poliohttp://www.fides.org/it/news/57139-ASIA_PAKISTAN_Minacce_e_ritorsioni_per_gli_operatori_sanitari_impegnati_nelle_vaccinazioni_contro_la_poliohttp://www.fides.org/it/news/57139-ASIA_PAKISTAN_Minacce_e_ritorsioni_per_gli_operatori_sanitari_impegnati_nelle_vaccinazioni_contro_la_polioPeshawar – Gli operatori sanitari impegnati in tutto il Pakistan nelle vaccinazioni contro la polio continuano a trovare molte resistenze e a subire minacce da parte di genitori che si rifiutano di far vaccinare i propri figli. Solo quest’ultima settimana, come parte di una campagna rivolta a 27 milioni e 700mila bimbi pakistani, le autorità hanno arrestato 470 genitori nella regione di Peshawar. Il numero di casi confermati è aumentato da 58 nel 2012 a 306 nel 2014, in concomitanza con gli attacchi agli operatori sanitari. <br />Dal 2012 sono stati uccisi 79 operatori o addetti alla sicurezza. Intere aree del Paese sono state rese off limits al personale medico da gruppi militanti che li hanno minacciati. Tra queste il territorio tribale del Waziristan, che si trova lungo il confine tra Pakistan e Afghanistan. In questi due anni un’operazione militare contro i ribelli talebani ha tagliato fuori queste aree tribali dove i militanti hanno imposto divieti. Durante questo periodo, è stato negato l’accesso ai vaccini anche ad alcuni di quelli che lo richiedevano. <br />Gli attacchi continuano, nonostante le campagne gestite dal governo per convincere la gente che la vaccinazione contro la polio è essenziale per mantenere i loro figli al sicuro. Secondo dati ufficiali, dall’inizio del 2015 sono state uccise già sei persone in 4 attacchi. L’impegno da parte del governo per espandere la copertura della polio è stato nel frattempo rafforzato. In una riunione di esperti tenutasi a febbraio è stata evidenziata la necessità di intensificare la copertura durante la 'bassa stagione' invernale quando vi è un calo del rischio di trasmissione del virus. Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/INDONESIA - Il ministro cattolico Jonan: in politica con fede, onestà coraggiohttp://www.fides.org/it/news/57138-ASIA_INDONESIA_Il_ministro_cattolico_Jonan_in_politica_con_fede_onesta_coraggiohttp://www.fides.org/it/news/57138-ASIA_INDONESIA_Il_ministro_cattolico_Jonan_in_politica_con_fede_onesta_coraggioGiacarta – “Un politico cattolico è quello che dà, prima di tutto, il buon esempio con la vita”: lo dice all’Agenzia Fides Ignasius Jonan, ministro dei Trasporti indonesiano, l’unico cattolico nel governo del nuovo presidente Joko Widodo che, dopo il giuramento del 27 ottobre 2014, ha appena superato la soglia dei primi cento giorni. In questo breve lasso di tempo, il ministro ha cercato di portare nella politica i valori etici di trasparenza, onestà, correttezza, collaborazione, operando per il bene comune del paese. <br />Nel suo precedente incarico Jonan, 51 anni, ha guidato l’azienda ferroviaria di stato e nel suo agire politico ha sempre cercato di migliorare i servizi per tutti i fruitori, con una speciale attenzione ai cittadini più poveri. Oggi è alle prese con la riforma del settore e del sistema dell’aviazione. Nei primi mesi di governo ha dovuto affrontare il caso critico della scomparsa del volo della compagnia low cost indonesiana AirAsia, precipitato in mare tra Surabaya e Singapore, il 28 dicembre. Il ministro non si è perso d’animo e ha introdotto controlli più rigorosi. “Il lavoro al governo procede bene, grazie alla fede, all’onestà e al coraggio” confida Jonan a Fides. Membro di un governo che è espressione del pluralismo e della varietà culturale e religiosa dell’Indonesia, Jonan esprime così la sua visione: “Costruire una nazione pacifica e armoniosa, parte di un mondo pacifico per ogni essere umano”. Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/BRASILE - “Le Religioni per i diritti delle donne”: a Brasilia una marcia per la Giornata della donnahttp://www.fides.org/it/news/57137-AMERICA_BRASILE_Le_Religioni_per_i_diritti_delle_donne_a_Brasilia_una_marcia_per_la_Giornata_della_donnahttp://www.fides.org/it/news/57137-AMERICA_BRASILE_Le_Religioni_per_i_diritti_delle_donne_a_Brasilia_una_marcia_per_la_Giornata_della_donnaBrasilia – “Le Religioni per i diritti delle donne”: è il tema dell’evento che intende riunire le donne di tutte le religioni a Brasilia oggi, 5 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della donna che si celebrerà domenica 8 marzo. L'iniziativa, che è organizzata dal Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane e da altre realtà tra cui la FéBahai, la Conferenza dei Religiosi del Brasile , Abriwica, la Federazione Ubanda e Candomblé, prevede dei momenti di riflessione e una marcia celebrativa.<br />"Vogliamo riaffermare il nostro impegno per il dialogo, la promozione di una cultura di pace e, soprattutto, vogliamo attirare l'attenzione sugli alti tassi di violenza contro le donne che si verificano nel nostro paese" spiega, nella nota inviata a Fides, la Segretaria Generale del CONIC.<br />"Ogni anno, molte donne vengono uccise nel nostro paese. Molte muoiono a causa del loro impegno sociale, citiamo l'esempio di suor Dorothy e di altre donne legate ai movimenti sociali, altre sono uccise a causa dell'intolleranza religiosa" ha ribadito la Segretaria generale.<br />"Dobbiamo unirci per i diritti delle donne per conquistare sempre più i nostri luoghi nella società" sottolinea la Presidente della Conferenza dei Religiosi del Brasile , suor Mariaines Vieira Ribeiro. Secondo la religiosa, le donne devono ancora affrontare il problema della discriminazione: "Siamo ancora lontani da un percorso di uguaglianza e rispetto per le donne".<br />Le donne consacrate, spiega la Presidente della CRB, partecipano a questa iniziativa in quanto sono viste come protagoniste di una nuova storia, perché svolgono lavori impegnativi senza paura di andare alle periferie dell'esistenza umana. "Sono protagoniste di questa azione di difesa delle donne in situazioni di sfruttamento come è evidente nel traffico di esseri umani, nel lavoro degli schiavi, nella prostituzione minorile e femminile ... Indipendentemente dal sostegno o dal riconoscimento, le donne consacrate cercano di occupare il proprio spazio nella Chiesa e nella società. Dobbiamo quindi sostenere un evento come questo" ha concluso suor Mariaines Vieira Ribeiro.<br /> Thu, 05 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/GIORDANIA - Re Abdallah II parla alla Nazione: musulmani e cristiani “fianco a fianco” contro la barbarie jihadistahttp://www.fides.org/it/news/57136-ASIA_GIORDANIA_Re_Abdallah_II_parla_alla_Nazione_musulmani_e_cristiani_fianco_a_fianco_contro_la_barbarie_jihadistahttp://www.fides.org/it/news/57136-ASIA_GIORDANIA_Re_Abdallah_II_parla_alla_Nazione_musulmani_e_cristiani_fianco_a_fianco_contro_la_barbarie_jihadistaAmman – Il Regno Hascemita di Giordania rimane forte e unito “in una regione scossa da conflitti etnici e settari e soprattutto dal terrorismo”, perchè “vivendo fianco a fianco, in fraternità e in solidarietà come una sola famiglia, musulmani e cristiani, cittadini di origini diverse, tutti siamo pronti a compiere il nostro dovere”. Così Re Abdallah II di Giordania, in un discorso alla Nazione trasmesso dalle reti televisive del Paese martedì 3 marzo, ha ribadito come dato indiscusso la propria considerazione verso i cristiani come componente costitutiva della fisionomia nazionale, impegnata a condividere con i musulmani la comune risposta davanti alla patologia jihadista. L'Islam - ha detto tra l'altro Re Abdallah - non è una fede di fazioni e partiti, né deve essere ridotto a una semplice dicotomia di estremismo contro moderazione. L'Islam è una fede di unità, giustizia e pace, e coloro che deviano, uccidono, torturano e violano tutto ciò che è sacro, sono loro i nemici dell'Islam”.<br />Col suo discorso alla Nazione, il monarca hascemita ha voluto rassicurare i suoi connazionali riguardo al fatto che la Giordania gode di sicurezza e stabilità. “Di volta in volta - ha detto Re Abdallah - la Giordania ha dimostrato che è più forte e più grande di quegli spiriti senza fede, che nutrono cattivi propositi verso il Paese e attendono il momento opportuno per attaccarlo e indebolirlo in ogni modo possibile. Ma ogni volta che siamo stati messi alla prova, ne siamo usciti più forti”. Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo: “Le sette spade che trafiggono il cuore di Maria in Myanmar”http://www.fides.org/it/news/57135-ASIA_MYANMAR_Il_Card_Bo_Le_sette_spade_che_trafiggono_il_cuore_di_Maria_in_Myanmarhttp://www.fides.org/it/news/57135-ASIA_MYANMAR_Il_Card_Bo_Le_sette_spade_che_trafiggono_il_cuore_di_Maria_in_MyanmarYangon – Ci sono “sette spade che trafiggono il cuore della Madonna in Myanmar”, ha detto il cardinale Charles Maung Bo presiedendo la celebrazione eucaristica al Santuario nazionale mariano di Nyaung Lay Bin, intiolato alla Madonna di Lourdes. <br />Come riferito a Fides, parlando a una folla di circa 100.000 pellegrini, il Cardinale Bo ha detto: “Le sette spade della Madonna Addolorata in Myanmar sono: il capitalismo clientelare, per cui poche famiglie possiedono tutto; il rifiuto di risolvere i conflitti attraverso il dialogo efficace, ma con l'uso della violenza; le leggi ingiuste che continuano a privare i poveri delle loro terre; l'economia criminale della droga e della tratta di esseri umani; la discriminazione delle minoranze etniche; la distruzione e il saccheggio delle risorse naturali; la mancanza di opportunità di istruzione e di lavoro per i poveri.<br />Di fronte a tali difficoltà, prosegue il testo inviato a Fides, “il popolo chiede l’aiuto materno e misericordioso della nostra cara Madre di tutto il Myanmar. Noi, come esseri umani, viviamo con limitazioni e incapacità. Maria è colei di cui possiamo fidarci perché lei è la nostra madre amorevole”, che guarda i suoi figli con compassione. Proprio la compassione che “il Santo Padre Francesco nel suo messaggio per la Quaresima ci invita a praticare, sostituendo l’indifferenza”. <br />Il cardinale ha ricordato che “non può esistere il cristianesimo egoista”, citando “milioni di nostri giovani che vivono da rifugiati nei paesi vicini; gli agricoltori che stanno perdendo le loro terre: le migliaia di persone che vivono nelle comunità sfollate”. “In questo tempo di Quaresima siamo chiamati a prenderci cura l’uno dell’altro. Proprio come la nostra Madre Maria si prende cura dell’umanità”. Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/SIRIA - I “ribelli” dicono no alla tregua di Aleppo. Il Vescovo Abou Khazen: le potenze dall'esterno pianificano il nostro suppliziohttp://www.fides.org/it/news/57134-ASIA_SIRIA_I_ribelli_dicono_no_alla_tregua_di_Aleppo_Il_Vescovo_Abou_Khazen_le_potenze_dall_esterno_pianificano_il_nostro_suppliziohttp://www.fides.org/it/news/57134-ASIA_SIRIA_I_ribelli_dicono_no_alla_tregua_di_Aleppo_Il_Vescovo_Abou_Khazen_le_potenze_dall_esterno_pianificano_il_nostro_supplizioAleppo – Il rifiuto opposto dalle forze anti-Assad alla tregua umanitaria ad Aleppo proposta dall'inviato Onu Staffan de Mistura rappresenta “un fatto grave” e dimostra per l'ennesima volta che il conflitto siriano “non avrà fine fino a quando vorranno farlo durare tutte le forze che lo stanno alimentando dall'esterno”. Così il Vescovo Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, considera il rifiuto con cui i gruppi – compresi quelli sostenuti dall'Occidente – hanno respinto l'ipotesi di un cessate il fuoco che consentisse di portare aiuti alla popolazione della metropoli martoriata da anni di conflitto. <br />Lo steso inviato Onu de Mistura ha riferito che il governo di Damasco si era detto disponibile a una tregua di sei settimane. Sull'altro fronte, la galassia delle opposizioni militari – che comprende sigle jihadiste come al-Nusra e minoritari e ininfluenti gruppi di “ribelli” riconosciuti e sostenuti da Paesi occidentali – ha risposto di non essere disposta a prendere in considerazione il piano, se esso non comporta anche l'uscita di scena finale di Assad e degli uomini del suo apparato, da sottoporre a giudizio per crimini di guerra. <br />I Gruppi di opposizione collegati nella Commissione rivoluzionaria di Aleppo hanno finora rifiutato di incontrare De Mistura, sostenendo che una tregua prolungata avrebbe solo l'effetto di rafforzare le posizioni dell'esercito governativo. “La nettezza del rifiuto - sottolinea dialogando con Fides il Vescovo Abou Khazen – conferma, a suo modo, il dato che tutti noi abbiamo ben chiaro da tempo: la guerra continuerà finché le potenze straniere vorranno alimentarla. Statunitensi e turchi hanno appena dichiarato di avere un piano di sostegno e addestramento dei gruppi ribelli per i prossimi tre anni. Quindi hanno già messo in programma che la guerra durerà altri tre anni, e la gente qui continuerà a soffrire e a morire per altri tre anni... Prima delle rivolte, i novecento chilometri con la frontiera turca erano presidiati, e se per caso un pastore varcava il confine per recuperare una pecora fuggita, gli sparavano e lo ammazzavano. Adesso migliaia di miliziani da lì entrano in Siria con armi pesanti, mentre vengono respinti i profughi che dalla Siria provano a andare dall'altra parte per fuggire alle violenze dei jihadisti”. <br />Davanti a questo tragico scenario – spiega il Vescovo francescano – rimane solo la speranza che nasce dalla fede: “Come San Paolo, speriamo contro ogni speranza. Perché sappiamo per esperienza che il nostro Signore è grande e buono. Il nostro destino è nelle sue mani, e non nelle manovre interessate di una o dell'altra tra le potenze del mondo, per quanto grande essa sia”. .Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - Avere come parroco un Vescovo emeritohttp://www.fides.org/it/news/57133-AMERICA_COLOMBIA_Avere_come_parroco_un_Vescovo_emeritohttp://www.fides.org/it/news/57133-AMERICA_COLOMBIA_Avere_come_parroco_un_Vescovo_emeritoBogotà – Dal 23 al 27 marzo presso la sede della Conferenza Episcopale della Colombia, a Bogotà, si terrà il primo Incontro dei Vescovi Emeriti dell'America Latina e dei Caraibi, organizzato dal Dipartimento di Comunione Ecclesiale e Dialogo del Consiglio Episcopale Latinoamericano . "La Chiesa intende offrire particolare attenzione a quei Vescovi dell'America Latina e dei Caraibi che, dopo anni di lavoro pastorale e di guida delle diocesi, si sono ritirati" spiega la nota inviata dal Celam a Fides.<br />Lo scopo della riunione è quello di promuovere un incontro e un dialogo fraterno per approfondire i temi dell'Episcopato e della formazione, e condividere l’esperienza della realtà pastorale nella quale sono stati e sono tuttora impegnati da lunghi anni. Un gruppo di Vescovi emeriti dell’America Latina infatti continua ad essere attivo nelle comunità cristiane ricoprendo il ruolo di parroco, vice parroco o addirittura missionario nei luoghi più lontani dalla città. Secondo l'Annuario Statistico della Chiesa 2012, i Vescovi della Chiesa Cattolica sono 5.133; i Vescovi emeriti sono 1.547. Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA/NIGERIA - I Vescovi di Nigeria e Camerun uniti nell’assistere i rifugiati in fuga da Boko Haramhttp://www.fides.org/it/news/57132-AFRICA_NIGERIA_I_Vescovi_di_Nigeria_e_Camerun_uniti_nell_assistere_i_rifugiati_in_fuga_da_Boko_Haramhttp://www.fides.org/it/news/57132-AFRICA_NIGERIA_I_Vescovi_di_Nigeria_e_Camerun_uniti_nell_assistere_i_rifugiati_in_fuga_da_Boko_HaramAbuja - Le Conferenze Episcopali di Nigeria e Camerun collaborano per offrire assistenza alle migliaia di nigeriani rifugiatisi in Camerun in fuga dalle violenze di Boko Haram. Lo ha rivelato Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, nella conferenza stampa tenutasi al termine dell’Assemblea Plenaria dei Vescovi nigeriani, di cui è pervenuta notizia all’Agenzia Fides.<br />Mons. Kaigama ha aggiunto che il governo federale della Nigeria si è unito agli sforzi della Chiesa cattolica nell’assistere i rifugiati nigeriani in Camerun. In particolare le autorità di Abuja hanno donato 50 milioni di Naira alla Conferenza Episcopale nigeriana, che verranno usati insieme alla controparte camerunese per assistere i nigeriani accolti in alcuni campi per rifugiati sparsi nel Paese. Dal canto suo l’organismo dei Vescovi nigeriani ha raccolto altri 10 milioni di Naira, portando il totale degli aiuti destinati ai rifugiati a 60 milioni .<br />Mons. Kaigama ha aggiunto che il 3 maggio una delegazione di Vescovi nigeriani si recherà in Camerun per accertare le necessità dei rifugiati. Faranno parte della delegazione, tra gli altri, il Vescovo di Maiduguri , Sua Ecc. Mons. Oliver Dashe Doeme, e il Presidente della Caritas nigeriana, Sua Ecc. Mons. Lucius Ugorji, Vescovo di Umuahia. Mons. Kaigama ha espresso la speranza che si uniranno alla delegazione anche rappresentanti governativi ed ha infine invitato i fedeli a non dimenticare le sofferenze degli sfollati e dei rifugiati in fuga dalle violenze della setta islamista. Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/CUBA - Quasi mezzo milione di bambini saranno vaccinati contro la poliohttp://www.fides.org/it/news/57131-AMERICA_CUBA_Quasi_mezzo_milione_di_bambini_saranno_vaccinati_contro_la_poliohttp://www.fides.org/it/news/57131-AMERICA_CUBA_Quasi_mezzo_milione_di_bambini_saranno_vaccinati_contro_la_polioL’Havana - Dal 1962, anno in cui la poliomielite a Cuba è stata eliminata, al 2014 sono state somministrate nel Paese circa 83 milioni di dosi di vaccino, tutelando la salute della popolazione cubana fino ai 68 anni. Ora, in questo periodo dell’anno verrà avviata la prima delle due tappe della Campagna Nazionale di Vaccinazione Antipolio diretta a quasi mezzo milione di bambini nella fascia di età compresa tra i 30 giorni e un anno, mentre la seconda tappa, prevista dal 29 aprile al 3 maggio, sarà rivolta ai bambini fino a 9 anni. Secondo l’immunologo fondatore del programma del Ministero della Sanità, il vaccino non dovrà essere somministrato ai minori che hanno febbre alta, vomito o diarrea e usando precauzioni ben precise. Alla campagna antipolio 2015, come da tradizione, prenderanno parte tra gli altri tutti i medici e gli infermieri di famiglia del Paese. A Cuba sono già state eradicate nel 1908 la febbre gialle e nel 1923 il vaiolo. Secondo gli esperti, grazie ai vaccini sono sotto controllo anche altre patologie prevenibili, sono diminuiti i casi di mortalità e di contagio per febbre tifoidea e epatite B. Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/LAOS - La preghiera per i malati è reatohttp://www.fides.org/it/news/57130-ASIA_LAOS_La_preghiera_per_i_malati_e_reatohttp://www.fides.org/it/news/57130-ASIA_LAOS_La_preghiera_per_i_malati_e_reatoSavannakhet – Le autorità provinciali di Savannakhet hanno stabilito che “il rito religioso di pregare per la guarigione dei malati, in accordo con il proprio culto religioso, costituisce una violazione dell'articolo 41 e 42 della legge sanitaria”, dunque sarebbe un reato in quanto “abuso della professione medica”. Lo afferma un Rapporto del Dipartimento della Salute, della provincia di Savannakhet. Il Rapporto è stato pubblicato dopo il caso dei cinque cristiani arrestati e condannati per aver pregato per una donna morente .<br />La notizia ha suscitato sconcerto nella comunità cristiana. Secondo l’Ong “Human Rights Watch for Lao Religious Freedom” , tale ordinanza “è diretta violazione della Costituzione e delle leggi del Laos”. Infatti la Costituzione recita, all’art.9: “Lo stato rispetta e protegge tutte le attività lecite dei buddisti e di altre confessioni religiose”. Mentre l’articolo 30 della Costituzione afferma: “I cittadini del Laos hanno il diritto e la libertà di credere o non credere nelle religioni”. Il Rapporto delle autorità provinciali di Savannakhet stabilisce invece, essenzialmente, che “pregare per i malati è una attività illegale”: in tal modo “si toglie il diritto e la libertà di credo garantiti dalla Costituzione”, nota HRWLRF.<br />Inoltre, la decisione va contro la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, ratificata dal governo del Laos. I cristiani si appellano al governo del Laos perché non permetta che a livello locale o provinciale si adottino disposizioni che violano le leggi generali dello stato, e perché sia revocata la disposizione di Savannakhet. Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/ARGENTINA - “Dio non ha creato le frontiere”: da 65 anni una Messa per la fratellanza tra Cile e Argentinahttp://www.fides.org/it/news/57129-AMERICA_ARGENTINA_Dio_non_ha_creato_le_frontiere_da_65_anni_una_Messa_per_la_fratellanza_tra_Cile_e_Argentinahttp://www.fides.org/it/news/57129-AMERICA_ARGENTINA_Dio_non_ha_creato_le_frontiere_da_65_anni_una_Messa_per_la_fratellanza_tra_Cile_e_ArgentinaNeuquén – Oltre duemila cileni e argentini si sono incontrati nuovamente ai piedi del "Cristo del Tromén", nella provincia di Neuquén , per partecipare alla Messa che ogni anno, da 65 anni, unisce le due nazioni vicine. La Messa è stata celebrata domenica 1 marzo al valico di frontiera Mamuil Malal de Curarrehue, presieduta dal Vescovo della diocesi di Villarrica , Sua Ecc. Mons. Francisco Javier Stegmeier Schmidlin, e concelebrata dal Vescovo di Neuquén , Sua Ecc. Mons. Virginio Bressanelli, S.C.I.<br />La Messa e l'incontro presso il valico di frontiera sono nate per iniziativa del cappuccino Padre Francisco Subercaseaux, che fu parroco di Pucón e missionario nella zona cilena della Araucanía, dove gli era stata affidata una parrocchia, secondo i dati dell'agenzia Aica. Il “Cristo del Tromen” fu benedetto il 26 febbraio 1950.<br />Alla celebrazione Mons. Stegmeier ha comunicato che dal prossimo anno questa ricorrenza si celebrerà la prima domenica di marzo. Nella sua omelia Mons. Bressanelli ha sottolineato: "E' bello sapere che in diverse parti di questa Cordigliera delle Ande si continua a celebrare la nostra fraternità. Ciò significa che Dio non ha creato le frontiere, ma sono stati gli uomini. Siamo una famiglia, la famiglia di Dio. Dobbiamo celebrare sempre come fratelli, così non ci saranno altre cordigliere che ci dividono". Da 65 anni solo una volta, nel 2010, a causa del terremoto del Cile, non si è tenuta questa celebrazione annuale. <br /> Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/PARAGUAY - "Non vogliamo essere sfruttati”: l’appello di 450 mila minori lavoratorihttp://www.fides.org/it/news/57128-AMERICA_PARAGUAY_Non_vogliamo_essere_sfruttati_l_appello_di_450_mila_minori_lavoratorihttp://www.fides.org/it/news/57128-AMERICA_PARAGUAY_Non_vogliamo_essere_sfruttati_l_appello_di_450_mila_minori_lavoratoriMontevideo - La condizione dello sfruttamento dei minori; la difesa del lavoro come fattore educativo e dignitoso per l’essere umano; il problema delle condizioni lavorative di bambini, bambine e adolescenti, sono stati alcuni degli argomenti trattati durante le due giornate del Forum Internazionale su Infanzia e Lavoro appena concluse a Montevideo. Inserito nell’ambito del nono Incontro regionale del Movimento Latinoamericano e dei Caraibi di Bambini, Bambine e Adolescenti Lavoratori , l’evento ha visto riuniti, tra gli altri, minori venezuelani, boliviani e paraguaiani, della fascia di età tra 10 e 12 anni, con tecnici ed esperti. In Paraguay si registrano ancora 450 mila minori lavoratori che chiedono di essere rispettati, di non essere sfruttati né sessualmente né psicologicamente. I piccoli, raccontando le proprie esperienze, si sono detti lavoratori che necessitano di lavorare in condizioni adeguate e di sicurezza per poter contribuire a mantenere le proprie famiglie. Obiettivo principale del forum è quello di trasmettere il giusto concetto del lavoro minorile da un punto di vista culturale, sociale e economico. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha in corso una campagna per la eradicazione del lavoro minorile che però, secondo i giovani delegati di alcuni Paesi, non è adatta per tutte le culture e le necessità. Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/CINA - Le comunità cattoliche pregano per i cristiani perseguitati in Medio Oriente e in tutto il mondohttp://www.fides.org/it/news/57127-ASIA_CINA_Le_comunita_cattoliche_pregano_per_i_cristiani_perseguitati_in_Medio_Oriente_e_in_tutto_il_mondohttp://www.fides.org/it/news/57127-ASIA_CINA_Le_comunita_cattoliche_pregano_per_i_cristiani_perseguitati_in_Medio_Oriente_e_in_tutto_il_mondoShi Jia Zhuang – Una veglia di preghiera con l’adorazione eucaristica per i cristiani perseguitati nel mondo, in modo particolare per i cristiani di Siria e Iraq, si è svolta in diverse comunità cattoliche cinesi nella seconda domenica di Quaresima, il 1° marzo. Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, il parroco della parrocchia di Nan Tang della diocesi di Xi An, nella provincia di Shaan Xi, ha illustrato i motivi della veglia e la situazione dei cristiani in Medio Oriente, oltre alla solidarietà della Chiesa universale, sollecitata dal Papa. Quindi è iniziata l’adorazione eucaristica, durante la quale sono stati proclamati alcuni brani biblici. Durante l’omelia il parroco ha invitato i presenti a pregare per i cristiani perseguitati, ma anche ad amare i nemici che ci fanno del male, perché anche loro sono figli di Dio, e a pregare per i terroristi, perché si converta il loro cuore e abbandonino la violenza e la persecuzione contro i cristiani. <br />Anche altre comunità cattoliche hanno celebrato la veglia per i cristiani perseguitati, per la pace nel mondo e per la fine della persecuzioni, come la parrocchia di Wu Jia Tang di Tang Shan, nella provincia di He Bei. L’iniziativa di preghiera per questa intenzione è stata anche presentata su diversi siti internet e nei social network. <br /> Wed, 04 Mar 2015 00:00:00 +0100