Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/FILIPPINE - Stop alle esecuzioni extragiudiziali, sì ai diritti umanihttp://www.fides.org/it/news/62952-ASIA_FILIPPINE_Stop_alle_esecuzioni_extragiudiziali_si_ai_diritti_umanihttp://www.fides.org/it/news/62952-ASIA_FILIPPINE_Stop_alle_esecuzioni_extragiudiziali_si_ai_diritti_umaniGinevra – “Urge difendere la democrazia e i diritti umani nelle Filippine: la ‘guerra contro la droga’ del presidente Duterte ha generato migliaia di assassini extragiudiziali, impunità e segni incombenti di ascesa dell'autoritarismo”: lo afferma un forum di organizzazioni della società civile filippina, riunite sotto la piattaforma “Ugnayan Bayan” che, in questi giorni, in concomitanza con la 36a sessione del Consiglio per i diritti umani all'Onu, ha organizzato un presidio e una manifestazione davanti al quartier generale della Nazioni Unite a Ginevra. Come appreso da Fides, contemporaneamente migliaia di fedeli hanno partecipato a Manila a una solenne concelebrazione eucaristica nella chiesa di St. Agustin e hanno poi indetto un corteo di pacifica protesta al Luneta Park per esprimere ferma opposizione alla “politica degli omicidi” promossa dal Presidente Rodrigo Duterte nella “guerra contro la droga”, rifiutando nel contempo ogni tentativo di imporre la legge marziale nel paese. <br />Del forum fanno parte diversi religiosi cattolici, impegnati per la difesa della vita, tra i quali il gesuita Albert Alejo, che spiega a Fides: “Le esecuzioni extragiudiziali sono il segno distintivo della guerra alla droga dell'amministrazione di Duterte. I morti, dal giugno 2016, sono almeno 12.000, inclusi 54 minori. Il problema della diffusione della droga è più che un problema criminale. È anche un problema di salute pubblica ed è frutto anche della povertà”.<br />La piattaforma della società civile filippina, condivisa da molte associazioni cristiane, chiede allora “di porre fine al'impunità: domandiamo indagini imparziali sulle uccisioni ed il perseguimento dei killer, garantendo così lo stato di diritto”. “Il presidente Duterte – recita il comunicato inviato a Fides – dovrebbe essere considerato responsabile per le migliaia di esecuzioni. Il suo continuo incoraggiamento pubblico alla polizia perché si elimino quanti commettono reati di droga ha alimentato la spirale degli omicidi”.<br />Le comunità cattoliche nelle Filippine hanno deplorato con rabbia i ripetuti omicidi di alcuni adolescenti: tra loro Kian de los Santos 17enne cattolico, Carl Angelo Arnaiz e Reynaldo de Guzman , uccisi mentre erano in custodia cautelare degli agenti. Nel caso di Kian de los Santos, la polizia ha dichiarato che il ragazzo era un corriere della droga ucciso durante un raid anti-droga, ma la registrazione di una telecamera mostra che, ben prima di essere ucciso, era stato già arrestato e preso in custodia dalla polizia. <br />Le organizzazioni lanciano un allarme sulla difesa dei diritti umani nelle Filippine: “Il presidente spesso denigra i diritti umani come un ostacolo alla pace e allo sviluppo, minacciando gli attivisti per i diritti umani che criticano il suo governo”. Per questo, affermano, “urge proteggere e rafforzare le nostre istituzioni democratiche”, condannando ogni forma di autoritarismo e il ritorno alla “legge marziale”, che ancora è in vigore sull’isola di Mindanao. <br />Fri, 22 Sep 2017 12:54:43 +0200ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni sui luoghi dello tsunami del 2011: “Dio non si è dimenticato di voi”http://www.fides.org/it/news/62951-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_sui_luoghi_dello_tsunami_del_2011_Dio_non_si_e_dimenticato_di_voihttp://www.fides.org/it/news/62951-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_sui_luoghi_dello_tsunami_del_2011_Dio_non_si_e_dimenticato_di_voiSendai - “Dio vi ama, nonostante le vostre sofferenze, non è indifferente, non si è dimenticato di voi”. Così il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, si è rivolto idealmente a tutti gli abitanti delle regioni giapponesi devastate dallo tsunami del 2011. Lo ha fatto nell'omelia della Messa celebrata la sera di venerdì 22 settembre a Sendai, la città più grande della regione di Tohoku, nel sesto giorno della sua visita in terra giapponese. Nel pomeriggio, prima della Messa, il Cardinale Filoni si era recato nei luoghi dove ancora sono visibili gli effetti del disastro che l'11 marzo 2011 provocò la perdita di almeno 18mila vite umane, insieme a danni inestimabili: “quante innumerevoli vittime, quanti danni sono stati provocati, quante famiglie distrutte, quanti beni, guadagnati con arduo lavoro, sono andati perduti, quante comunità civili e religiose sono state profondamente modificate” ha ricordato il porporato nella sua omelia, ringraziando “tutti coloro che qui ancora prestano cura pastorale e caritativa tra la gente ferita dal sisma”. Il Prefetto del Dicastero missionario ha pure richiamato le domande laceranti che sorgono davanti a simili catastrofi: "Perché esiste il male nel mondo? Come si può spiegare questa realtà che suscita tanta tristezza? Non sempre” ha riconosciuto il Cardinale Filoni “l’uomo ha una spiegazione per tutto e, a volte, il rimanere muti permette di riflettere sul fatto che, davanti al bene e al male, noi non abbiamo risposte adeguate”. Il porporato ha richiamato la figura biblica di Giobbe, “simbolo di ogni uomo profondamente toccato dalla sofferenza, che si poneva le medesime domande. Davanti a chi parlava della giustizia vendicativa di Dio o a spiegazioni moralistiche e senza senso, Giobbe, pur nella sofferenza, ne contestava quella logica, frutto di superficiale spiegazione”. Quando il male tocca le nostre vite e le sconvolge – ha suggerito il porporato -, l'unica “cosa saggia” da fare appare la preghiera, il rimettersi a Dio, “come Giobbe”. E l'unica risposta reale può venire dal fare esperienza della guarigione portata nel mondo da Cristo, che venendo al mondo “prese su di sé la nostra debolezza, e attraverso la sofferenza più profonda e la sua morte, distrusse in sé il pungiglione della morte, cioè ciò che impaurisce l’uomo”. A tal riguardo, il Cardinale Filoni ha preso spunto dal passo del Vangelo di Luca letto durante la liturgia, e all'immagine di Gesù che “se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio” e guarendo la gente dalle proprie infermità” . “Nel suo camminare” ha fatto notare il Prefetto del Dicastero missionario “Gesù incontrava persone; quando le incontrava, si avvicinava loro; quando si avvicinava, parlava con loro; quando parlava, il suo potere spirituale guariva e aiutava sia dalle malattie fisiche, sia da alcuni gravi mali spirituali. Questo è Gesù. Questo è ciò che deve fare anche la Chiesa, sempre, in ogni luogo e in ogni occasione”. Concludendo l'omelia, il Cardinale Filoni ha indicato la sua visita a Sendai come un segno di vicinanza e solidarietà cristiana con le popolazioni colpite dalla catastrofe del 2011: “Dio vi ama, nonostante le vostre sofferenze, non è indifferente, non si è dimenticato di voi... In Gesù, è Dio che condivide tutte le vostre problematiche; pensiamo ad esempio a quale immensa solidarietà è stata suscitata nel mondo, in Giappone e nella Chiesa verso Sendai.  Dio non ha dimenticato Sendai”. Agenzia Fides 22/9/2017). Fri, 22 Sep 2017 11:28:23 +0200AFRICA/NIGERIA - Forte condanna del Vescovo di Nsukka per l’incendio di una moschea. Timori per i risvegli indipendentistihttp://www.fides.org/it/news/62950-AFRICA_NIGERIA_Forte_condanna_del_Vescovo_di_Nsukka_per_l_incendio_di_una_moschea_Timori_per_i_risvegli_indipendentistihttp://www.fides.org/it/news/62950-AFRICA_NIGERIA_Forte_condanna_del_Vescovo_di_Nsukka_per_l_incendio_di_una_moschea_Timori_per_i_risvegli_indipendentistiAbuja - “La distruzione senza precedenti di un luogo di culto non è solo abominevole, ma totalmente inaccettabile e deve essere condannata da tutti”. È la forte condanna espressa da Sua Ecc. Mons. Godfrey Onah, Vescovo di Nsukka, dell’incendio della moschea di Oguurute, a Enugu Ezike, nello Stato di Enugu, nel sud della Nigeria.<br />Le fiamme si sono levate dal luogo di culto islamico il 16 settembre. Subito informato dell’accaduto, Mons. Onah ha inviato sul posto il Vicario per accertarsi della situazione e la mattina successiva il Vescovo si è recato di persona alla moschea per portare la sua solidarietà all’Imam locale.<br />“L’Imam si è felicitato con la Chiesa cattolica per la preoccupazione dimostrata per lo sfortunato incidente” afferma un comunicato della diocesi, pervenuto all’Agenzia Fides. “Il Vescovo di Nsukka desidera ricordare a tutti, cristiani e non cristiani, che la regione di Nsukka è conosciuta per la pacifica convivenza con i suoi vicini. Abbiamo poche comunità musulmane in Enugu Ezike, Ibagwa Aka e mai vi è stato un incidente con altri gruppi. Quindi questa distruzione senza precedenti di un luogo di culto non è solo abominevole, ma totalmente inaccettabile e dovrebbe essere condannata da tutti. La fede cristiana ci insegna che dobbiamo amare i nostri vicini come noi stessi” ha affermato Mons. Onah, che ha promesso “che la Chiesa farà tutto ciò che è in suo potere per assicurare che musulmani e cristiani continuino a vivere in pace”. <br />Le autorità di polizia propendono per una causa accidentale dell’incendio, probabilmente un corto circuito nell’impianto elettrico. In un primo momento, però, si è sospettato che a dare fuoco alla moschea fossero stati attivisti dell’Indigenous People of Biafra , il movimento che reclama l’indipendenza del Biafra, regione che comprende gli attuali stati meridionali di Cross River, Ebonyi, Enugu, Anambra, Imo, Bayelsa, Rivers, Abia e Akwa Ibom. Alcuni esponenti dell’IPOB hanno smentito che il loro gruppo sia responsabile dell’incidente, ribadendo che la loro lotta è pacifica.<br />L’episodio comunque evidenzia le tensioni nell’area a causa delle attività dell’IPOB, che ieri, 21 settembre, è stato decretato “illegale e terroristico” dal Tribunale Superiore di Abuja.<br />La sentenza, che è stata emessa su richiesta presentata nei giorni scorsi dal Ministro della Giustizia, Abubakar Malami, impone “la fine di ogni partecipazione e sostegno all'IPOB da parte di altre sigle e di singoli cittadini”. Il governo nigeriano accusa l’IPOB di ricevere finanziamenti e sostegno da Paesi stranieri, come Francia e Gran Bretagna. In particolare la base finanziaria dell’organizzazione si trova a Parigi mentre quella propagandistica a Londra.<br />La triste vicenda della guerra del Biafra è ancora viva nella memoria della Federazione Nigeriana. Il conflitto per la secessione del sud-est del Paese, ricco di risorse petrolifere, provocò oltre un milione di morti, molti dei quali uccisi dagli stenti, a causa del blocco delle forniture di cibo imposto dal governo centrale nigeriano. Fri, 22 Sep 2017 11:26:29 +0200AMERICA/CILE - La Cattedrale di Concepcion occupata dai familiari del prigionieri politici Mapuche, Mons. Chomali mediatorehttp://www.fides.org/it/news/62949-AMERICA_CILE_La_Cattedrale_di_Concepcion_occupata_dai_familiari_del_prigionieri_politici_Mapuche_Mons_Chomali_mediatorehttp://www.fides.org/it/news/62949-AMERICA_CILE_La_Cattedrale_di_Concepcion_occupata_dai_familiari_del_prigionieri_politici_Mapuche_Mons_Chomali_mediatoreConcepcion – Un gruppo di manifestanti, familiari dei Prigionieri Politici Mapuche , ha occupato la Cattedrale di Concepción. Dopo il fatto accaduto ieri, l'Arcivescovo Mons. Fernando Chomali ha invitato le autorità a prendere seriamente in considerazione le richieste della popolazione Mapuche: "È un popolo che necessita di maggiore riconoscimento costituzionale, si deve rispettare di più la loro cultura, il problema della terra non è stato risolto, questi sono i problemi di fondo, credo sia venuto il momento di trattare la questione più seriamente".<br />Fides ha ricevuto un Tweet dove si informa che l'Arcivescovo Chomali, ha accettato di parlare con Juan Carlos Tralkal, rappresentante dei Prigionieri Politici Mapuche che hanno occupato la Cattedrale e hanno iniziato uno sciopero della fame al fine di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica di tutto il paese.<br />Mons. Chomali ha espresso il suo parere riguardo alla situazione degli scioperanti durante una conferenza stampa: costoro non hanno avuto il dovuto processo, soprattutto dopo un anno di prigione preventiva. Inoltre l'occupazione della Cattedrale è stato un atto concordato e per nessun motivo saranno allontanati dalla polizia. Mons. Chomali ha pure informato che accetta di mediare tra le autorità regionali dell'Araucania e i familiari dei Prigionieri Politici Mapuche .<br />Da parte sua, Juan Carlos Tralkal, uno dei portavoce delle famiglie Mapuche, ha ringraziato la Chiesa per la sua opera e ha affermato che le manifestazioni in diverse città del Cile sono conseguenti alla radicalizzazione del movimento a sostegno degli scioperanti. "L'occupazione della Cattedrale è un atto simbolico, che ha come obiettivo principale quello di rompere il circuito mediatico per richiamare l’attenzione e far sì che le persone vengano a sostenere i mapuche che sono in prigione a Temuco" ha precisato Tralkal.<br />Fides ha informato sulla “Causa Mapuche” e sul contributo della Chiesa fin dai primi sviluppi della vicenda , seguendo negli ultimi tempi l’attività del Tavolo di Dialogo fra Mapuche e governo Cileno, sotto la guida di Mons. Vargas con il supporto dato dalla Conferenza Episcopale del Cile.<br /> <br />Fri, 22 Sep 2017 10:05:37 +0200ASIA/MALAYSIA - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “College General” di Penanghttp://www.fides.org/it/news/62948-ASIA_MALAYSIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_maggiore_College_General_di_Penanghttp://www.fides.org/it/news/62948-ASIA_MALAYSIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_maggiore_College_General_di_PenangCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 1 luglio 2017, ha nominato Rettore del Seminario maggiore propedeutico e filosofico interdiocesano denominato “College General” nella diocesi di Penang, in Malaysia, il rev. Stanley Antoni, del clero diocesano di Penang.<br />Il nuovo Rettore è nato il 29 giugno 1973 a Tapah, nello stato di Perak , ed è stato ordinato sacerdote il 25 gennaio 2008 nella chiesa di St. Joseph a Bidor, in Perak. Dopo l’ordinazione è stato viceparroco in parrocchie diverse, quindi ha studiato a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana, dove ha conseguito la licenza in filosofia. Tornato in patria, è stato quindi assegnato al College General. Dal 2014 è anche a capo del Bahasa Malaysia Apostolate. <br />Fri, 22 Sep 2017 09:06:48 +0200ASIA/MYANMAR - “Embargo di armi all’esercito birmano per fermare la pulizia etnica dei Rohingya”http://www.fides.org/it/news/62947-ASIA_MYANMAR_Embargo_di_armi_all_esercito_birmano_per_fermare_la_pulizia_etnica_dei_Rohingyahttp://www.fides.org/it/news/62947-ASIA_MYANMAR_Embargo_di_armi_all_esercito_birmano_per_fermare_la_pulizia_etnica_dei_RohingyaYangon – Adottare misure immediate per fermare la pulizia etnica dell'esercito del Myanmar contro il popolo Rohingya e avviare un embargo della vendita di armi al Myanmar: è quanto chiede l’Ong di ispirazione cristiana “Christian Solidarity Worldwide” al Consiglio Onu dei diritti umani. In una nota inviata a Fides CSW invita il Consiglio Onu dei diritti umani a “intraprendere misure per esercitare pressioni sui militari in Birmania, in particolare un embargo globale sulle armi e la sospensione dei programmi di formazione militare per l'esercito della Birmania”. CSW auspica una risoluzione Onu che "chieda la fine delle morti civili e l'accesso immediato per l’assistenza umanitaria a tutti i bisognosi, indipendentemente dalla loro religione o etnia, nello stato di Rakhine".<br />Mervyn Thomas, Direttore di CSW, dichiara a Fides: “La tragedia in corso sul confine Bangladesh-Myanmar nelle ultime tre settimane è veramente spaventosa. La comunità internazionale deve agire per fermare la pulizia etnica che ha generato lo spostamento di almeno 400.000 civili Rohingya, l'uccisione di migliaia di persone e la distruzione di centinaia di villaggi. L'esercito del Myanmar è responsabile di questa crisi”.<br />Secondo il Direttore, “negli ultimi sei anni la Birmania ha iniziato un periodo di fragili riforme e di democratizzazione che abbiamo accolto con favore. In questo momento, tuttavia, crediamo che la crisi sia così grave che è vitale che un messaggio forte sia inviato ai militari: non si può continuare ad uccidere indiscriminatamente. Il comandante a capo dell'esercito, il generale maggiore Min Aung Hlaing, è l'unica persona che ha il potere di fermare questa situazione. La comunità internazionale deve intervenire per fare pressione su di lui”. CSW ricorda che l’esercito birmano sta violando i diritti umani anche nel conflitto con altre minoranze etniche come i cristiani Kachin e gli Shan.<br />La popolazione musulmana di etnia Rohingya è una delle minoranze più perseguitate del mondo ed è apolide in seguito a una legge introdotta in Birmania nel 1982, che revoca il diritto di cittadinanza alle persone di quell’etnia, anche se vivono da generazioni nello stato birmano di Rakhine. Nel 2012 la violenza nello Stato di Rakhine ha causato migliaia di sfollati e nell'ottobre 2016 l'esercito birmano ha lanciato una nuova offensiva militare contro i civili di Rakhine dopo che un piccolo gruppo armato dei Rohingya, l'ARSA , ha attaccato alcuni convogli militari di frontiera dell’esercito birmano. Thu, 21 Sep 2017 12:47:33 +0200ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni a Osaka: La Chiesa non è una 'agenzia di servizi'http://www.fides.org/it/news/62946-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_a_Osaka_La_Chiesa_non_e_una_agenzia_di_servizihttp://www.fides.org/it/news/62946-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_a_Osaka_La_Chiesa_non_e_una_agenzia_di_serviziOsaka - La possibilità di ritrovare slancio nell'annuncio del Vangelo, in Giappone come altrove, “non riposa nelle metodologie messe in campo dagli apparati ecclesiali, ma nel ritornare sempre a fare esperienza della carità di Cristo”. E solo riattingendo a tale sorgente che le persone coinvolte nella missione apostolica possono sfuggire al pericolo di ripiegarsi sui propri attivismi, fino al punto di dimenticare che la propria “missione primaria, come quella di Gesù, è annunziare ai poveri un messaggio di grazia e proclamare la liberazione all’uomo vittima di tante oppressioni”. Sono questi alcuni degli spunti di riflessione che il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ha voluto suggerire con le parole rivolte prima ai Vescovi e poi a sacerdoti, religiosi, religiose e laici cattolici della regione di Osaka, nel quinto giorno della sua visita in terra giapponese.<br />Ai Vescovi della regione di Osaka, incontrati nel primo pomeriggio, il Prefetto del Dicastero missionario ha richiamato il pericolo di far apparire la Chiesa come una 'agenzia di servizi'. Le opere animate dalla Chiesa nel campo educativo, sociale e sanitario in collaborazione con le autorità civili, sono state per decenni “un segno concreto di incoraggiamento e di sostegno a tutto il Popolo giapponese, che ha attraversato momenti assai difficili dopo la Seconda Guerra Mondiale”, suscitando anche la simpatia di tante persone, Ma nella situazione presente – ha rilevato il Cardinale Filoni - “non possiamo ignorare il rischio che il personale apostolico diventi un «burocrate» della situazione in campo educativo o sociale, sostenuto dal Governo, dal momento che si rischia di cadere nella dinamica della competitività”. Non di rado – ha ricordato il porporato, offrendo un'immagine concreta di tale possibile involuzione - “le attività parrocchiali connesse, ad esempio, al funzionamento di asili e scuole, o le frequenti riunioni finiscono per portare via molto tempo, limitando quello per la pastorale in ordine alla fede e alla catechesi dei fedeli”. Per porre un argine a queste derive – ha suggerito il Cardinale Filoni – conviene in certe situazioni “ripensare il nostro ruolo nei vari settori del servizio sociale”. E se i servizi che la Chiesa rende nei vari campi “non fossero adeguati al fine che è propriamente suo” - ha rimarcato il Prefetto di Propaganda Fide - “allora i Vescovi devono avere il coraggio di ripensare come ridare la precedenza a tale scopo missionario”. Ai rappresentanti presenti dell'episcopato giapponese, il Cardinale Filoni ha anche rivolto un incoraggiamento a intensificare la già avviata cura pastorale degli immigrati cattolici, che “potranno ben integrarsi nella cultura e diventare una risorsa promettente per l’evangelizzazione di questa terra”.<br />Nel pomeriggio di giovedì 21 settembre, incontrando sacerdoti, religiosi e laici della regione ecclesiastica di Osaka, il Cardinale Filoni ha riproposto i fattori che possono rinnovare un autentico slancio missionario anche in terra giapponese, alla luce di quanto viene costantemente suggerito dal magistero di Papa Francesco. Il Giappone - ha rilevato il Prefetto del Dicastero missionario - “non è immune dai mali che affliggono il nostro secolo: la secolarizzazione, l’indifferentismo religioso, il soggettivismo etico, la perdita del senso del sacro, che affliggono molte antiche comunità cristiane occidentali”. Sono trascorsi quattro secoli e mezzo da quando il Vangelo è stato annunciato per la prima volta nell'arcipelago giapponese, e i cristiani rappresentano una piccola percentuale della popolazione, mentre la maggior parte del popolo giapponese ancora considera il cristianesimo come un elemento «estraneo» alla propria cultura. Davanti a questa situazione di fatto – ha aggiunto il Cardinale Filoni – si può pensare di trovare riparo in una pastorale “di conservazione”, che si concentri sulla cura delle strutture e dei pochi fedeli, magari ponendo la propria fiducia in metodologie pastorali presentate come più 'moderne'. “Eppure” ha notato il Prefetto di Propaganda Fide “il Papa più volte ha ripetuto che la missione non riposa nelle metodologie messe in campo dagli apparati ecclesiali, ma nel ritornare sempre a fare esperienza della carità di Cristo.  Il problema è di fede; manca l’incontro con Cristo vivo nella carità, manca l’intima relazione con Lui nella preghiera; quando tutto ciò è carente il volto della Chiesa si offusca, la missione perde forza e la conversione retrocede”. Invece, nella attuale società giapponese, segnata anche dalla solitudine degli anziani, dalla riduzione della natalità, dall’alto tasso di suicidi, la Chiesa può ritornare a offrire parole di conforto per tutti solo se torna a proporre il messaggio di salvezza in Cristo. Il Cardinale Filoni ha riproposto a questo riguardo il modello di Santa Teresa di Calcutta: “Non preoccuparti dei numeri. Aiuta una persona alla volta e inizia sempre con la persona più vicina a te”, consigliava Madre Teresa. Si tratta della stessa modalità evangelizzatrice di Gesù: annunciare la buona notizia del Regno di Dio guardando negli occhi le singole persone, sia nelle parrocchie, come negli ospedali, nelle scuole, nei luoghi di lavoro o nelle strade, ovunque”. . <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/INCONTRO_del_CArd._Filoni_con_i_Vescovi_della_Regione_di_Osaka_21-09-2017_.docx http://www.fides.org/it/attachments/view/file/DISCORSO_del_Card_Filoni_ai_sacerdoti_religiosi_e_fedeli-laici_a_Osaka_21-09-2017_.docx">Discorso del Card. Filoni ai Vescovi della regione di Osaka Discorso del Card. Filoni a sacerdoti e fedeli della regione di Osaka</a>Thu, 21 Sep 2017 12:31:29 +0200AFRICA/NIGERIA - Erezione a Diocesi del Vicariato Apostolico di Bomadi e nomina del primo Vescovohttp://www.fides.org/it/news/62945-AFRICA_NIGERIA_Erezione_a_Diocesi_del_Vicariato_Apostolico_di_Bomadi_e_nomina_del_primo_Vescovohttp://www.fides.org/it/news/62945-AFRICA_NIGERIA_Erezione_a_Diocesi_del_Vicariato_Apostolico_di_Bomadi_e_nomina_del_primo_VescovoCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha elevato a Diocesi il Vicariato Apostolico di Bomadi , con la medesima denominazione e configurazione territoriale, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Benin City. Il Papa ha nominato primo Vescovo della Diocesi di Bomadi, S. E. Mons. Hayacinth Oroko Egbebo, M.S.P., finora Vicario Apostolico della medesima sede. <br />La diocesi di Bomadi copre una superficie di 13.140 kmq, ha una popolazione di 2.994.321 abitanti di cui 37.682 cattolici. Ci sono 24 parrocchie e 2 chiese, 23 sacerdoti diocesani e 11 sacerdoti religiosi, 11 fratelli non sacerdoti e 63 religiose, 51 seminaristi maggiori. <br />Thu, 21 Sep 2017 12:13:03 +0200ASIA/INDIA - La “legge anti-conversione” in Jharkhand: fonte di violenza e polarizzazione religiosahttp://www.fides.org/it/news/62944-ASIA_INDIA_La_legge_anti_conversione_in_Jharkhand_fonte_di_violenza_e_polarizzazione_religiosahttp://www.fides.org/it/news/62944-ASIA_INDIA_La_legge_anti_conversione_in_Jharkhand_fonte_di_violenza_e_polarizzazione_religiosaRanchi – Le “leggi-anti conversione”, che di fatto sono strumenti per coartare la libertà religiosa, continuano a destare preoccupazione e polarizzare la società indiana: lo racconta all’Agenzia Fides il gesuita p. Michael Kerketta, teologo indiano e docente a Ranchi, capitale dello stato indiano di Jharkhand, nell'India settentrionale. <br />Il Jharkhand è diventato di recente il nono stato dell’India ad approvare e far entrare in vigore un provvedimento “contro le conversioni religiose”, quando il suo governatore, Draupadi Murmu, ha firmato il 5 settembre un disegno di legge “Freedom of Religion Bill” . <br />“Il provvedimento colpisce le comunità religiose non indù come cristiani, musulmani, sikh, e altre comunità locali. E’ nostro compito denunciare un’ingiustizia che viola la libertà di coscienza e di religione ed è contro la Costituzione. Per questo sabato 23 settembre ci riuniremo in un incontro pubblico a Ranchi, come membri di diverse comunità religiose, inclusi gli indù, per manifestare pacificamente il nostro dissenso”, informa il gesuita.<br />“Il governo del Jharkhand è in mano al Baratya Janata Party, il partito nazionalista indù che governa anche l’esecutivo nazionale, con il Premier Narendra Modi. I gruppi estremisti indù nello stato di Jharkhand sono forti e hanno ampio spazio nella società. Nei giorni scorsi a Ranchi cortei anticristiani e di militanti violenti hanno agitato la città. Alcuni cristiani sono in carcere per false accuse di aver promosso conversioni”, rileva p. Kerketta.<br />Il gesuita ricorda e sostiene la lettera aperta scritta nei giorni scorsi dal Vescovo Theodore Mascarenhas, Segretario generale della Conferenza episcopale indiana al Premier indiano Narendra Modi, in cui si nota la campagna di odio e ostilità verso le minoranze religiose, promossa dal Primo Ministro del Jharkhand, Raghubar Das, e dal suo esecutivo. “Se non sarà messa immediatamente sotto controllo, potrebbe portare lo stato e la sua popolazione su un sentiero di violenza e di odio”, avverte il Vescovo. La lettera ricorda che “la Chiesa cattolica si oppone con forza alle conversioni forzate. Ma allo stesso tempo essa afferma il suo diritto di predicare, praticare e diffondere la fede”. I cristiani, se pur vittime di violenza, nota la missiva, “non risponderanno con la violenza” ma continueranno a lavorare per i poveri e gli emarginati con “l’istruzione , l’assistenza medica e altre attività sociali”.<br />“Attualmente a Ranchi non si registra violenza sociale o religiosa, ma il clima sociale resta teso e come comunità di minoranze siamo preoccupati per le aggressioni di gruppi radicali induisti”, conclude p. Kerketta<br />A partire dall’anno 2000, una legislazione “anti-conversioni” è stata adottata da sei stati indiani: in Chhattisgarh nel 2000; in Tamil Nadu nel 2002 ; in Gujarat nel 2003; e in Rajasthan nel 2006 ; in Himachal Pradesh nel 2007, Jharkhand nel 2017. In passato primi provvedimenti di tale risma furono adottati in Odisha nel 1967, in Madhya Pradesh nel 1968 e Arunachal Pradesh nel 1978 . Attualmente una legge anti conversione è dunque in vigore ed è esecutiva in sei stati su nove . In Gujarat è necessario un permesso scritto prima che un individuo possa convertirsi a una nuova fede religiosa, mentre in altri casi si richiede una “notifica” alle autorità civili o alla magistratura. Thu, 21 Sep 2017 11:37:05 +0200AMERICA/MESSICO - Più di 200 morti per il terremoto, una parola e un gesto fra i cristiani: solidarietàhttp://www.fides.org/it/news/62943-AMERICA_MESSICO_Piu_di_200_morti_per_il_terremoto_una_parola_e_un_gesto_fra_i_cristiani_solidarietahttp://www.fides.org/it/news/62943-AMERICA_MESSICO_Piu_di_200_morti_per_il_terremoto_una_parola_e_un_gesto_fra_i_cristiani_solidarietaPuebla – Organizzazioni della società civile, gruppi di solidarietà, comunità cattoliche, stanno contribuendo a segnalare rapidamente le zone più colpite dal violento sisma che scosso il paese il 19 settembre scorso e, nel contempo, si sono ampiamente mobilitate per portare la solidarietà e gli aiuti necessari alle vittime e agli sfollati. Fino a ieri sera si contavano 43 morti solo a Puebla, 163 chiese con danni strutturali e 1.700 case distrutte. Sono le cifre diffuse dalle autorità di questa zona dopo il terremoto di magnitudo 7.1 sulla scala Richter che ha colpito soprattutto Puebla. In tutto il Messico sono ormai 217 le vittime del terremoto, e il bilancio è sempre provvisorio.<br />La Chiesa messicana si è mobilitata per confortare le vittime e per l'assistenza necessaria. Il Vescovo di Puebla, Mons. Felipe Pozos Lorenzini, ha celebrato ieri una Messa per le 12 vittime del comune di Atzala, prima della loro sepoltura. In questa comunità il nome di Arizbeth Escamilla sarà ricordato perché a soli 2 mesi di vita è stata la prima a morire sepolta dal crollo del tetto della chiesa dove doveva essere battezzata, la chiesa di Santiago Apostol di Aztala, circa 170 km a sudest di Città del Messico. Sono bastati pochi secondi del sisma per fare crollare il tetto di questa chiesa del secolo XVII. Tra i superstiti della tragedia che ha segnato questa comunità, c’è il parroco locale.<br />Ieri, all’udienza generale, salutando i fedeli di lingua spagnola in piazza San Pietro, il Pontefice ha rivolto il suo pensiero al Paese latinoamericano sconvolto dal sisma: “In questo momento di dolore voglio manifestare la mia vicinanza e la mia preghiera a tutta la cara popolazione messicana” ha detto, invitando i presenti a elevare “una preghiera a Dio perché accolga nelle sue braccia coloro che hanno perso la vita e conforti i feriti, i loro familiari e quanti hanno subito danni”.<br />Il terremoto si è verificato ad appena dodici giorni dal sisma di magnitudo 8.2 che all’inizio di settembre aveva colpito il paese, causando almeno 98 morti. L’epicentro, questa volta, è stato registrato 12 km a sudest di Axochiapan, nello stato di Morelos, circa 160 chilometri dalla capitale. Il Messico, proprio il 19 settembre ricordava un tragico evento analogo, il terremoto che nel 1985 aveva lasciato un numero mai definito di vittime: da 3.200 come cifra ufficiale a circa 10 mila secondo altre fonti.<br />Il Segretario della Conferenza Episcopale Messicana , Mons. Alfonso G. Miranda Guardiola, ha inviato a Fides il comunicato dei Vescovi del Messico in cui si invita “il popolo di Dio a unirsi nella solidarietà per i fratelli e le sorelle che soffrono per le diverse calamità che hanno colpito il nostro paese”. Molte istituzioni religiose avevano rilevato l'efficacia delle rete di aiuto e solidarietà guidata dalla Caritas Messicana e della Conferenza episcopale, che lavorava a pieno ritmo nel sostegno ai fratelli colpiti dal sisma del 7 settembre, in modo particolare negli stati di Oaxaca e Chiapas. Quella rete si sta rivelando preziosa anche in questo nuovo disastro. <br />Thu, 21 Sep 2017 10:40:29 +0200ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni: si diventa cristiani per “attrazione”.L'annuncio del Vangelo non è “indottrinamento” ideologicohttp://www.fides.org/it/news/62942-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_si_diventa_cristiani_per_attrazione_L_annuncio_del_Vangelo_non_e_indottrinamento_ideologicohttp://www.fides.org/it/news/62942-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_si_diventa_cristiani_per_attrazione_L_annuncio_del_Vangelo_non_e_indottrinamento_ideologicoHiroshima - L’annuncio del Vangelo “non è un indottrinamento, né un’imposizione o una forzatura delle menti e dei cuori”. Si aderisce al Vangelo non per “proselitismo ideologico” ma per “attrazione”, con la “libertà interiore di chi scopre di essere figlio di Dio”. Con queste parole, rifacendosi all'insegnamento di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco, il Cardinale Fernando Filoni ha richiamato il dinamismo proprio della diffusione del cristianesimo nel mondo, che lo distingue da ogni forma di propaganda culturale o religiosa. Il Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ha espresso queste considerazioni nell'omelia della messa celebrata nella Cattedrale di Hiroshima la sera di mercoledì 20 settembre, nel quarto giorno della sua visita in terra giapponese. Durante l'omelia, il porporato ha fatto riferimento anche all'esperienza dei martiri coreani Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e ai loro compagni di martirio, nel giorno della loro memoria liturgica. “La storia dell’evangelizzazione in Corea” ha ricordato il Cardinale del Dicastero missionario, “ci rammenta che, affascinati dalla verità del Vangelo, alcuni eruditi del Confucianesimo iniziarono a studiare da soli la dottrina cattolica e i testi biblici, trovandoli straordinari; poi inviarono uno di loro a Pechino, per essere battezzato. Tornato in patria, questo primo battezzato, poi anch’egli martire, battezzò gli altri membri del gruppo, dando così vita alla vita della Chiesa coreana, senza alcun apporto che provenisse dall’estero. Dopo quell'inizio felice – ha aggiunto il Cardinale Filoni – la vicenda della Chiesa cattolica in Corea “fu invece bagnata dal sangue di innumerevoli martiri.. Non diversamente, anche in questa cara terra del Giappone, molte furono le testimonianze di sangue dei martiri. Come Gesù fu vittima dell’odio e dell’ingiustizia, così i martiri di questo Paese furono vittime di un odio senza una giusta ragione”. In terra giapponese – ha fatto notare il porporato - il primo annuncio del Vangelo fu contrastato e scatenò persecuzioni “perché ritenuto sovversivo dello stato sociale allora stabilito. Forse oggi, ha aggiunto il Cardinale, riferendosi alla situazione presente, “vi sono altri non meno gravi impedimenti: la mentalità secolare, l’edonismo, l’indifferenza, l’idolatria del benessere e del denaro, il senso della nostra vita che ci è rubato”. E anche oggi “annunciare la Buona Novella rappresenta “un’opera di carità altissima, e quanti accolgono il messaggio del Vangelo con buona volontà, è sempre motivo di gioia e di ringraziamento al Signore”. . <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/OMELIA_Hiroshima_20-09-2017_.docx">Omelia del Card. Filoni a Hiroshima</a>Wed, 20 Sep 2017 12:57:38 +0200ASIA/FILIPPINE - P. Chito, liberato a Marawi: “Il sequestro è stata volontà di Dio”http://www.fides.org/it/news/62941-ASIA_FILIPPINE_P_Chito_liberato_a_Marawi_Il_sequestro_e_stata_volonta_di_Diohttp://www.fides.org/it/news/62941-ASIA_FILIPPINE_P_Chito_liberato_a_Marawi_Il_sequestro_e_stata_volonta_di_DioManila – “Il mio sequestro è stata volontà di Dio. Una prova che Lui ha voluto. Ho fiducia in Lui. Il mio futuro lo vedo solo a Marawi: cristiani e musulmani siamo fratelli e crediamo nel solo, unico Dio”: lo ha detto p. Teresito Soganub , il prete sequestrato il 23 maggio e rilasciato dopo 117 giorni di prigionia dai terroristi del gruppo “Maute”, legato allo Stato Islamico, che ha occupato la città di Marawi, sull’isola di MIndanao. Nella città l’esercito filippino sta profondendo gli ultimi sforzi per sconfiggere i jihadisti ancora asserragliati in centro città con un gruppo di oltre 40 ostaggi. <br />P. Chito, giunto a Manila, ha raccontato i giorni del sequestro, notando di non aver voluto tentare la fuga, per “condividere fino alla fine la sorte dei sequestrati”. Il prete ha ringraziato l’esercito per lo sforzo profuso e “tutti coloro che hanno pregato per noi e per la nostra salvezza”. P. Teresito ha detto di vedere il suo futuro solo a Marawi, per continuare nell’opera di dialogo e di costruzione della pace: “Cristiani e musulmani crediamo in un solo Dio, vogliamo vivere in pace”, ha spiegato. <br />Il Vescovo di Marawi, Edwin De La Pena, contattato da Fides, riferisce che “p. Chito vivrà un periodo di riposo e di ripresa prima di riprendere il ministero sacerdotale attivo e di tornare nella Prelatura apostolica di Marawi. “Il rilascio di p. Chito ci dà ulteriore speranza per la liberazione degli altri ostaggi, inclusi altri fedeli cattolici”, ricorda. “Ci auguriamo che presto la guerra finisca - prosegue - e che gli abitanti di Marawi possano tornare a casa, ricostruire la loro vita e la loro città”.<br />Per questo il Vescovo invita le comunità cattoliche in tutto il paese ad “adottare una comunità colpita” dalla crisi di Marawi, per assistere le comunità locali nel cammino di ripresa a lungo termine. “Lo sforzo comune di tutta la Chiesa filippina comunicherà un messaggio di speranza a tutte le comunità colpite”, rileva De La Peña. <br />Il progetto "Adottare una comunità" è un'iniziativa della Prelatura apostolica Marawi, in collaborazione con la Caritas Filippine e con i missionari Redentoristi. Diocesi e le parrocchie adotteranno una comunità di Marawi, aiutando in tutto gli sfollati e provvedendo a tutti i bisogni necessari per ritornare alle normali attività sociali, come prima della crisi. <br />Il Vescovo riferisce che partirà anche uno speciale appello per ricostruire la Cattedrale di Marawi, pesantemente danneggiata dai jihadisti. Come riferito a Fides, la Prelatura Apostolica npresenterà un progetto per chiedere un contributo straordinario anche alle Pontificie Opere Missionarie. Wed, 20 Sep 2017 12:35:23 +0200ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni: Hiroshima è il luogo in cui Cristo ha rinnovato il suo sacrificio nel ventesimo Secolohttp://www.fides.org/it/news/62940-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_Hiroshima_e_il_luogo_in_cui_Cristo_ha_rinnovato_il_suo_sacrificio_nel_ventesimo_Secolohttp://www.fides.org/it/news/62940-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_Hiroshima_e_il_luogo_in_cui_Cristo_ha_rinnovato_il_suo_sacrificio_nel_ventesimo_SecoloHiroshima – Hiroshima “è il luogo in cui Cristo ha rinnovato il suo sacrificio nel ventesimo Secolo”. E anche per la Chiesa cattolica, Hiroshima “oggi significa città della pace, nella quale Dio non ha dimenticato l’uomo, non si è nascosto, ma vi abita”. Così il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ha espresso uno sguardo di fede sulla vocazione spirituale universalmente riconosciuta alla città giapponese dove il 6 agosto 1945 fu consumato il primo massacro atomico della storia umana. Lo ha fatto nel discorso rivolto mercoledì 20 settembre a sacerdoti, religiosi, religiose, fedeli consacrati e laici dell'Arcidiocesi di Hiroshima, da lui incontrati nel quarto giorno della sua visita in terra giapponese. “Qui” ha proseguito il Prefetto di Propaganda Fide “Cristo crocefisso continua, dall’alto di questo nuovo Golgota, ad ammonire tutte le genti” compresi coloro che in nome delle religioni “fomentano odio, divisioni e guerre”. Il richiamo alla presenza operante di Cristo nelle vicende del mondo ha offerto al Cardinale l'occasione di suggerire anche ai cattolici dell'Arcidiocesi le vie per dare spazio a “un rinnovato impulso missionario, proprio come esorta il Papa Francesco nell’Evangelii gaudium”. L'Arcidiocesi di Hiroshima si estende su un territorio che ospita 7 milioni di abitanti, e dove i battezzati cattolici sono circa 20mila.”Cristo è qui conosciuto?  Ha un posto? Ha una salvezza da proporre? Il regno di Dio è qui annunciato?  Ecco” ha suggerito il porporato “gli interrogativi cui rispondere.  Mentre ammiriamo l’opera missionaria passata, non possiamo esserne semplici amministratori di quei risultati.  Se manca la motivazione alla missionarietà, mancherà anche la generosità e lo zelo apostolico; mancherà la gioia di evangelizzare”.<br />"Dalla gloria, dalla grazia e dalla verità portate da Cristo - ha aggiunto il Prefetto del Dicastero missionario - non può essere escluso il Popolo giapponese. Dio non si è fermato alle porte di questo Paese, che pur nobile e colto, attende il Regno di Dio: Ecco dite ai ciechi, ai sordi, ai malati, ai poveri, a chi è senza speranza, o soffre per la divisione delle famiglie, o ai drogati, o a chi pensa che il suicidio sia l’unica strada per porre termine alla desolazione e disperazione che per essi c’è una Buona Notizia”. <br />Nella sua visita a Hiroschima, il Cardinale Fernando Filoni ha reso omaggio al Monumento della Pace e della Bomba Atomica. . <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/DISCORSO_del_Card_Filoni_ai_sacerdoti_religiosi_e_fedeli-laici_a_Hiroshima_20-09-2017_.docx">Discorso del Card. Filoni a sacerdoti e fedeli di Hiroshima</a>Wed, 20 Sep 2017 11:58:02 +0200AMERICA/ANTILLE - Situazione critica e danni ingenti per l’uragano Irma: i Vescovi accanto alla popolazionehttp://www.fides.org/it/news/62939-AMERICA_ANTILLE_Situazione_critica_e_danni_ingenti_per_l_uragano_Irma_i_Vescovi_accanto_alla_popolazionehttp://www.fides.org/it/news/62939-AMERICA_ANTILLE_Situazione_critica_e_danni_ingenti_per_l_uragano_Irma_i_Vescovi_accanto_alla_popolazionePort of Spain – Constatare i danni degli uragani, confortare le vittime, organizzare i soccorsi: è quanto stanno facendo in questi giorni le comunità cattoliche nelle Antille. “Tra i recenti uragani che continuano ad abbattersi sulle isole dei Caraibi , il più grave finora è stato sicuramente Irma” spiega a Fides p. J. Kaboré, Incaricato d’Affari della Nunziatura Apostolica di Port of Spain. “L’uragano Maria, in movimento in questi ultimi giorni, qui a Trinidad e Tobago, è più che altro una tempesta tropicale e sembra che al momento non stia comportando danni significativi”, afferma p. Kaborè. <br />“La nostra Nunziatura Apostolica – racconta a Fides – è in contatto costante con le Chiese locali, in particolare con i Vescovi delle isole più gravemente colpite, tra questi il Vescovo Riocreux di St Martin-St Barthélémy, il Vescovo S. Pinder delle Bahamas e il Vescovo LLanos in Antigua e Barbuda. Quest’ultima zona sembra la più gravemente colpita, mons. LLanos, Amministratore apostolico della diocesi di Saint John’s-Basseterre, martedì 19 ci ha chiamato per avvisarci che era in visita a Tortola, Virgin Gorda e Anguilla e che era difficile mantenere un contatto con quelle isole colpite. Il Vescovo Luigi Secco di Willemstad ha inviato messaggi email raccontando la situazione. Molti gruppi cattolici, in particolare ‘the Living Waters Community’ a Port of Spain sono stati particolarmente operativi nel fornire sostegno alle vittime”. <br />I Vescovi della regione hanno diffuso vari messaggi per esprimere solidarietà nei confronti delle vittime e richiedere aiuti, in gran parte dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti e hanno chiesto inoltre una moratoria al Fondo Monetario Internazionale per quanto riguarda il debito estero. “Le isole di Tortola, Virgin Gorda e Anguilla hanno riportato danni ingenti – prosegue l’Incaricato d’Affari – e si trovano in una situazione davvero critica. Ritengo che il Vescovo Llanos e la sua gente abbiano assoluto bisogno di assistenza. Mi ha assicurato che proverà a tenersi in contatto come possibile con la Nunziatura Apostolica, ma proprio in questo momento, mentre visita le diverse isole non c’è alcuna connessione. I Vescovi continuano a rimanere accanto alla gente, vanno a trovare le famiglie e portano loro conforto”. <br />Stando al Rapporto redatto dal “Caribbean Disaster Emergency Management Agency”, inviato a Fides dal Segretariato della Conferenza Episcopale delle Antille, “la situazione è particolarmente complicata perché le British Virgin Islands sono sotto il Governo Britannico e, per poter procedere ai soccorsi e agli spostamenti, servono i relativi permessi”. “Al momento tutti abbiamo bisogno di aiuti, ma in particolare il Vescovo LLanos e la sua gente, dal momento che Barbuda è stata completamente spazzata via e le isole di Tortola, Virgin Gorda e Anguilla hanno riportato danni ingenti. Chiedo a tutti di pregare per questa regione” conclude p. Kaboré.<br />Le diocesi colpite e danneggiate di più sono quella di Saint John’s-Basseterre , la parte nord della Diocesi di Basse-Terre , la parte nord della Diocesi di Willemstad , la Missione sui iuris di Turks e Caicos, l’Arcidiocesi di Nassau . <br /><br /> <br />Wed, 20 Sep 2017 11:00:03 +0200AFRICA/CONGO RD - Massacro di rifugiati burundesi nell’est: 34 morti e un centinaio di feritihttp://www.fides.org/it/news/62938-AFRICA_CONGO_RD_Massacro_di_rifugiati_burundesi_nell_est_34_morti_e_un_centinaio_di_feritihttp://www.fides.org/it/news/62938-AFRICA_CONGO_RD_Massacro_di_rifugiati_burundesi_nell_est_34_morti_e_un_centinaio_di_feritiKinshasa - Sono 34 i rifugiati burundesi uccisi dalla forze di sicurezza il 16 settembre nel campo di rifugiati nei pressi del villaggio di Kamanyola, nella Piana di Ruzizi, nel Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo.<br />Secondo informazioni inviate da fonti della Chiesa locale all’Agenzia Fides, ad innescare la tragedia è stato l’arresto, nella notte del 13 settembre, di quattro burundesi, accusati di pattugliare il recinto del loro campo armati di bastoni, senza il permesso delle autorità locali. I quattro sono stati arrestati inizialmente dalla Direzione dell’Immigrazione di Kamanyola, poi sono stati consegnati alla sede locale del servizio di sicurezza, l'Agenzia di intelligence nazionale .<br />I rifugiati hanno spiegato che stavano facendo le ronde notturne perché erano stati informati di un probabile assalto al loro campo da parte di appartenenti alla milizia filo-governativa burundese, Imbonerakure. <br />La sera del 15 settembre i rifugiati burundesi hanno organizzato una manifestazione di massa per liberare i 4 detenuti di fronte alla sede della ANR. Nella prime ore del 16 la situazione è degenerata quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla, uccidendo 34 burundesi e ferendone un centinaio. Secondo le autorità si registrano un morto e alcuni feriti tra le forze di sicurezza, lasciando intendere che tra i rifugiati vi fossero persone armate. Secondo una nota inviata a Fides “è difficile confermare che i rifugiati detengano delle armi, perché gli agenti di sicurezza non avrebbero mai catturato dei rifugiati burundesi armati. Piuttosto occorre segnalare che la popolazione allude a dei burundesi che operano nella Piana di Ruzizi, provenienti direttamente dal Burundi e che non si tratta dei rifugiati di Kamanyola”.<br />Le fonti di Fides sottolineano comunque che vi è diffidenza tra la popolazione nei confronti dei rifugiati burundesi, mentre le autorità locali non hanno intrapreso alcuna iniziativa per integrali nella società locale.<br />Più di 410.000 burundesi sono stati costretti a trovare rifugio nella RDC e in Tanzania a causa delle violenze provocate dalla crisi scoppiata nel 2015 in seguito al conferimento del terzo mandato al Presidente Pierre Nkurunziza, in violazione della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha. Da allora il Burundi vive in uno stato di tensione permanente, tra violenze commesse dalle milizie filo-governative e quelle di alcuni gruppi di guerriglia che si oppongono al Presidente. <br />Wed, 20 Sep 2017 10:56:00 +0200AMERICA - Lavoro minorile: 152 milioni di vittime, la Chiesa chiede di affrontare il problema alla radicehttp://www.fides.org/it/news/62937-AMERICA_Lavoro_minorile_152_milioni_di_vittime_la_Chiesa_chiede_di_affrontare_il_problema_alla_radicehttp://www.fides.org/it/news/62937-AMERICA_Lavoro_minorile_152_milioni_di_vittime_la_Chiesa_chiede_di_affrontare_il_problema_alla_radiceNew York – La nuova ricerca condotta congiuntamente dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro e dalla Walk Free Fundation, in collaborazione con l'Organizzazione Mondiale per la Migrazione , rivela l'ambito reale della schiavitù moderna nel mondo. <br />I dati, pubblicati durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di questi giorni, mostrano che nel 2016 oltre 40 milioni di persone nel mondo sono state vittime della moderna schiavitù, e che 152 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni sono impegnati nel lavoro. L'OIT ha inoltre presentato una relazione associata che conferma che questi 152 milioni di bambini sono costretti al lavoro minorile e non si tratta di una loro libera scelta.<br />Le nuove stime mostrano anche che le donne e le ragazze sono sproporzionatamente colpite dalla schiavitù moderna: sono il 71 per cento del totale, quasi 29 milioni. Le donne rappresentano il 99 per cento delle vittime del lavoro forzato nel settore del commercio sessuale e l'84 per cento dei matrimoni forzati. L'inchiesta rivela che tra i 40 milioni di vittime della schiavitù moderna, circa 25 milioni sono stati vittime del lavoro forzato e 15 milioni di matrimoni forzati a cui non avevano dato il loro consenso.<br />Il lavoro minorile continua ad essere concentrato principalmente nell'agricoltura . Quasi un bambino su cinque lavora nel settore dei servizi mentre l'11,9 per cento lavora nell'industria.<br />Questa 72.ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite, svoltasi nelle prime sessioni dal 12 al 18 settembre, celebrerà la sessione conclusiva dal 19 al 25 settembre, a New York.<br />Il 12 settembre, Mons. Ivan Jurkovič, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, aveva dichiarato: "È il momento di passare dalla legge all'azione" perché "le forme contemporanee di schiavitù, servitù, tratta di persone e lavoro forzato, devono essere affrontati alla radice". "Le nuove forme di schiavitù devono essere abolite come l'abolizione della schiavitù nel mondo antico: adottando una nuova visione dell'essere umano e della sua dignità attraverso la legislazione, l'istruzione e la conversione delle menti".<br />Mons. Ivan Jurkovič ha concluso il suo intervento affermando che "tutti dobbiamo essere consapevoli di queste situazioni drammatiche e lavorare per sradicare le forme nuove e atroci della schiavitù umana. E’ sempre più evidente che oggi ci troviamo di fronte a un fenomeno globale che supera la concorrenza di qualsiasi città, comunità o paese".<br /> <br />Wed, 20 Sep 2017 10:07:51 +0200ASIA/PAKISTAN - Un docente cattolico: “In Pakistan c'è il fallimento del sistema educativo”http://www.fides.org/it/news/62936-ASIA_PAKISTAN_Un_docente_cattolico_In_Pakistan_c_e_il_fallimento_del_sistema_educativohttp://www.fides.org/it/news/62936-ASIA_PAKISTAN_Un_docente_cattolico_In_Pakistan_c_e_il_fallimento_del_sistema_educativoFaisalabad – “In Pakistan assistiamo al fallimento del sistema educativo. La morte di Sharon Masih, lo studente cristiano linciato dai compagni di classe nell'indifferenza degli insegnanti, lo mostra con chiarezza. C'è un clima di odio verso i non musulmani, l'ambiente delle scuole è deteriorato. Bambini e ragazzi cristiani e indù sono vittime degli studenti musulmani ma anche dei docenti”: è la forte denuncia consegnata all'Agenzia Fides da Anjum James Paul, professore cattolico pakistano e presidente della “Pakistan Minorities Teachers’ Association” . Anjum James Paul è stato compagno di scuola di Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico assassinato, e ne ha condiviso l'impegno per i diritti umani e per la promozione delle minoranze religiose nel paese. Oggi conduce una associazione che compie ricerche ed elabora studi e documenti, collaborando con il Ministero per l'istruzione del Pakistan.<br />Anjum James Paul dice a Fides: “In 14 anni di ricerche, che abbiamo sempre sottoposto al governo, possiamo dire con certezza che l'intolleranza nelle scuole pubbliche è diffusa e l'omicidio di Sharon ne è un chiaro esempio. Ci sono pregiudizi e odio verso le minoranze religiose che vengono instillati attraverso i libri di testo adottati nelle scuole pubbliche, che promuovono disprezzo contro le altre religioni. Urge promuovere la convivenza e la tolleranza in tutte le scuole, a partire dai bambini più piccoli. Questo sistema educativo ha un forte impatto sulla formazione e sulle menti dei giovani, dunque sull’intera società. Lo abbiamo già segnalato nel nostro ‘Libro Bianco sull'istruzione’ edito dieci anni or sono”.<br />Il presidente prosegue: “Negli anni scorsi vi sono stati alcuni passi avanti e cambiamenti positivi, ma non si è fatto abbastanza. C'è un quadro di discriminazione istituzionalizzata verso i non musulmani che è molto pericoloso. Urge tagliare le radici dell'estremismo e promuovere con maggiore attenzione e impegno una riforma globale dei curriculum scolastici. I riferimenti ideali sono: il famoso discorso del 1947 di Ali Jinnah, fondatore del Pakistan, sulla protezione e libertà della minoranze religiose; e anche la recente sentenza della Corte Suprema che il 19 giugno 2014 ha ordinato al governo pakistano di impegnarsi e di adottare misure concrete per la protezione e per la promozione delle minoranze religiose, garantendo diritti uguali per tutti i cittadini”. Tue, 19 Sep 2017 13:29:44 +0200ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni a Nagasaki: Cristo non è solo un “guru” della vita moralehttp://www.fides.org/it/news/62935-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_a_Nagasaki_Cristo_non_e_solo_un_guru_della_vita_moralehttp://www.fides.org/it/news/62935-ASIA_GIAPPONE_Il_Cardinale_Filoni_a_Nagasaki_Cristo_non_e_solo_un_guru_della_vita_moraleNagasaki - I missionari che introdussero il Vangelo in Giappone non misero a repentaglio la propria vita “solo per annunciare Cristo come uno straordinario saggio o un guru della vita morale, o come promotore di benessere sociale”. Loro erano pronti a sacrificare la propria esistenza solo perché volevano far conoscere “il mistero di Gesù, Figlio di Dio, che offre la sua vita per riscattare l’uomo dalla sua solitudine esistenziale, dalla povertà del peccato e dalle schiavitù che lo umiliano”. Lo ha ricordato il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, durante l'omelia della messa da lui celebrata la sera di martedì 19 settembre nella Cattedrale di Nagasaki, nel terzo giorno della sua visita in terra giapponese. “Dopo decenni che il Vangelo è stato portato in Giappone” ha rilevato nell'omelia il Prefetto di Propaganda Fide “oggi vediamo un pericolo, ossia quello di «relativizzare» sia la missione della Chiesa nel portare il Vangelo, sia la stessa persona di Cristo. Per esempio, si preferisce parlare di Cristo come di un saggio che mostra una giusta regola di vita, o di una buona persona che aiutava i poveri e gli emarginati della società della sua epoca. Volendo vedere la figura di Cristo come un filantropo dell’umanità, si rischierebbe di percepire anche la missione della Chiesa come quella di una grande organizzazione umanitaria mondiale”. <br />Le opere caritative e la diffusione degli insegnamenti morali – ha ricordato il porporato – sono manifestazioni imprescindibili della vocazione missionaria della Chiesa , ma non possono essere separate dalla loro sorgente. “Se riflettiamo sulla storia di oltre quattro secoli dall’arrivo di Francesco Saverio a Kagoshima – ha aggiunto il Prefetto del Dicastero missionario, facendo riferimento al primo approdo dell'annuncio evangelico in terra giapponese - comprendiamo che per questo grande missionario annunciare il nome di Gesù in Giappone, rispondeva al profondo desiderio di portare in questa terra l’annuncio dell’amore e della compassione di Dio, perché il popolo giapponese, pur nobile e colto, era privo della rivelazione di Dio”. Anche oggi – ha aggiunto il Cardinale Filoni - “Noi siamo allora chiamati ad una missione grande verso questa umanità povera, sofferente, distrutta dall’odio, dalle invidie, dagli aborti, dalle guerre più atroci, dalle violenze sui più poveri, dalla droga, dalla dipendenza mortale dal successo e dal denaro”. . <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/OMELIA_del_Card._Filoni_Nagasaki_19-09-2017_.docx">L'omelia integrale del Card. Filoni a Nagasaki</a>Tue, 19 Sep 2017 12:57:19 +0200AFRICA/SUD SUDAN - I Vescovi: violenze, omicidi, torture e stupri di civili sono “crimini di guerra”http://www.fides.org/it/news/62934-AFRICA_SUD_SUDAN_I_Vescovi_violenze_omicidi_torture_e_stupri_di_civili_sono_crimini_di_guerrahttp://www.fides.org/it/news/62934-AFRICA_SUD_SUDAN_I_Vescovi_violenze_omicidi_torture_e_stupri_di_civili_sono_crimini_di_guerraJuba – “Il nostro Paese non è in pace. La gente ha paura. La guerra civile, che abbiamo spesso descritto priva di alcuna giustificazione morale, continua”. Il dilagare di questa situazione ha spinto i Vescovi del Sud Sudan a pubblicare una Lettera pastorale pervenuta a Fides, nella quale lamentano l’attacco ai civili sia da parte del governo che dell’opposizione, e lanciano un allarme sulla dimensione etnica che il conflitto ha assunto . “Nonostante i nostri appelli rivolti a tutte le parti, fazioni e singoli individui per fermare la guerra, si continua ad uccidere, rapinare, saccheggiare, fare sfollare la gente, attaccare le chiese e distruggere proprietà in tutto il paese. In alcune città c’è la calma, ma l’assenza di armi da fuoco non significa che la pace sia arrivata. In altre città, i civili sono ‘prigionieri’ a causa dell’insicurezza nelle strade circostanti”, si legge nel documento. La gente non ha un posto sicuro dove mettersi al riparo dalle violenze: “Anche quando sono venuti a cercare riparo nelle nostre chiese o nei campi profughi delle Nazioni Unite hanno continuato a subire abusi da parte delle forze di sicurezza. Molti sono stati costretti a fuggire nei paesi limitrofi”, hanno dichiarato i Vescovi che, vedendo l’odio aumentare nel Paese, definiscono “crimine di guerra” ogni tipo di violenza, omicidio, tortura e stupro di civili. “La gente è stata ammassata nelle case alle quali poi è stato dato fuoco. I corpi delle vittime sono stati gettati in serbatoi infetti. C’è una totale mancanza di rispetto per la vita umana”. <br />Inoltre l’Episcopato cattolico dichiara che intraprenderà un approccio “più dinamico” per andare avanti e che si continuerà nello sforzo e nell’impegno di restare in contatto con altre Chiese cristiane nel tentativo di trovare una pace duratura. “Attraverso il Piano d’azione per la Pace del nostro Consiglio delle Chiese del Sud Sudan – si legge nel comunicato giunto a Fides - intendiamo incontrarci di persona non solo con il Presidente, ma anche con i vice presidenti, i ministri, i parlamentari, i leader dell’opposizione e i politici, i funzionari militari di tutte le parti e chiunque altro riteniamo abbia il potere di cambiare il nostro Paese per il meglio. E’ nostra intenzione incontrarci non solo una volta, ma tutte le volte necessarie, per intraprendere una azione e non solo per dialogare”. Nello scorso mese di giugno, la Santa Sede ha annunciato l’iniziativa “Il Papa per il Sud Sudan” che ha promosso lo stanziamento di un fondo vaticano da utilizzare nel Paese africano per istruzione, sanità e agricoltura . Tue, 19 Sep 2017 12:52:44 +0200ASIA/COREA DEL SUD - Un impegno comune: appello di leader religiosi e politici per la pace in Coreahttp://www.fides.org/it/news/62933-ASIA_COREA_DEL_SUD_Un_impegno_comune_appello_di_leader_religiosi_e_politici_per_la_pace_in_Coreahttp://www.fides.org/it/news/62933-ASIA_COREA_DEL_SUD_Un_impegno_comune_appello_di_leader_religiosi_e_politici_per_la_pace_in_CoreaSeul – Firmare e applicare il cessate-il fuoco, negoziare un trattato di pace, stabilire un’era di riconciliazione duratura nella penisola Coreana: sono le richieste contenute in uno speciale appello di pace, firmato da 2.000 persone di diversa nazionalità, etnia e religione, riunite a Seul per il vertice della Alleanza Mondiale delle Religioni di Pace , conclusosi il 18 settembre. Al summit hanno partecipato più di 50 leader politici e capi di oltre 30 paesi del mondo, più di 680 leader religiosi di 120 paesi. L'Alleanza mira a rafforzare il network tra leader e comunità religiose nel mondo per contribuirei alla pace nel pianeta. <br />Il testo dell’appello, inviato all’Agenzia Fides, afferma che “i leader religiosi devono unire le loro mani, riferendosi all’unico Creatore, per portare a termine tutte le guerre e lasciare la pace nel mondo come eredità alle generazioni future”. A tal fine si chiedono ai rappresentanti dell'ONU “i più grandi sforzi possibili per emanare un diritto internazionale che garantisca la cessazione di tutte le guerre e contribuisca alla pace nel mondo”. I firmatari, leader politici e religiosi, si impegnano a cooperare e incoraggiare le popolazioni, nei rispettivi paesi, “all'opera di raggiungere la pace nel mondo”. “La pace non si ottiene per lo sforzo individuale, ma grazie all’impegno comune e all'unità di tanti che lavorano insieme”. Alla cerimonia di chiusura del Summit, tenutasi al Parco Olimpico di Seul ieri, 18 settembre, erano presenti oltre 200.000 persone di diverse comunità religiose, che si sono a loro volta impegnate a diventare “messaggeri di pace”. <br />Intanto nella penisola coreana si vive un clima di crescente tensione. Mentre il regime di Kim Jong-Un intende "accelerare" verso la sua trasformazione in potenza nucleare, gli Stati Uniti hanno dichiarato che “esiste anche l'opzione militare” e, in risposta ai lanci missilistici di Pyongyang, hanno compiuto una azione dimostrativa, simulando un bombardamento nei cieli della penisola coreana. Anche la Cina e la Russia hanno cominciato esercitazioni navali vicino alla Corea del Nord. In questa situazione, affermano i leader religiosi, “uno sforzo di pace è sempre più urgente”. Tue, 19 Sep 2017 12:33:59 +0200