Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/VENEZUELA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, d. Ricardo E. Guillén Davilahttp://www.fides.org/it/news/68316-AMERICA_VENEZUELA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_d_Ricardo_E_Guillen_Davilahttp://www.fides.org/it/news/68316-AMERICA_VENEZUELA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_d_Ricardo_E_Guillen_DavilaCittà del Vaticano – Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 3 aprile 2020 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie opere Missionarie in Venezuela, per un quinquennio , don Ricardo E. Guillén Davila, del clero arcidiocesano di Caracas. <br />Il nuovo Direttore nazionale, venezuelano, ha conseguito il Diploma in missiologia e la Licenza in teologia biblica alla Pontificia Università Urbaniana, a Roma. E’ stato missionario fidei donum a Lichinga, in Mozambico, direttore del Segretariato arcidiocesano di Caracas, viceparroco e parroco. Attualmente è parroco a Caracas, direttore nazionale del dipartimento dell’Animazione biblica della Conferenza episcopale, Segretario nazionale delle POM, Coordinatore del progetto missionario Ad gentes della Chiesa del Venezuela con la diocesi di Tete, in Mozambico, Delegato per le missioni dell’arcidiocesi di Caracas. <br />Thu, 09 Jul 2020 12:47:18 +0200AFRICA/GHANA - Covid-19: per i Vescovi “troppe persone non rispettano i protocolli di sicurezza nelle manifestazioni per il voto di dicembre”http://www.fides.org/it/news/68315-AFRICA_GHANA_Covid_19_per_i_Vescovi_troppe_persone_non_rispettano_i_protocolli_di_sicurezza_nelle_manifestazioni_per_il_voto_di_dicembrehttp://www.fides.org/it/news/68315-AFRICA_GHANA_Covid_19_per_i_Vescovi_troppe_persone_non_rispettano_i_protocolli_di_sicurezza_nelle_manifestazioni_per_il_voto_di_dicembreAccra – “Siamo preoccupati per l’alto numero di persone che disdegnano le misure precauzionali per il Covid-19 nelle manifestazioni in preparazione delle elezioni parlamentari e presidenziali del Paese che si terranno nel dicembre 2020” afferma una dichiarazione firmata dal Presidente della Conferenza episcopale del Ghana, Sua Ecc. Mons. Philip Naameh, Arcivescovo di Tamale.<br />In particolare il messaggio fa riferimento a quanto accaduto durante le elezioni primarie per scegliere i candidati alle elezioni parlamentari del New Patriotic Party , alle operazione di registrazione degli elettori, all’adunanza nella quale è stato annunciato il candidato alla Vice Presidenza del candidato presidenziale del National Democratic Congress .<br />Ricordando a tutti che la crisi di Covid-19 non si è affatto conclusa, i Vescovi affermano che gli ultimi aggiornamenti del Servizio sanitario del Ghana indicano che i casi di coronavirus del Paese sono in aumento.<br />"Per quanto riconosciamo che i tassi di guarigione sono ugualmente impressionanti", osservano i Vescovi, "l'aumento del numero di casi positivi non è una buona notizia. Lo stesso si può dire del tasso di mortalità, che è anche in aumento”. Il Ghana ha 22.822 casi di coronavirus confermati con 129 morti su una popolazione di circa 31 milioni di persone, mentre le persone guarite sono 17.564.<br />I Vescovi incoraggiano i ghaniani a registrarsi per il voto di dicembre, ma li esortano anche ad assumersi la responsabilità personale di osservare i protocolli sanitari necessari, in particolare quelli sul distanziamento sociale e sull'uso delle mascherine.<br />Nel messaggio si loda la recente direttiva emanata dalla Commissione elettorale per prevenite il sovraffollamento in alcuni centri di registrazione attraverso un sistema di gestione delle persone in fila. Secondo la direttiva, i primi 150 richiedenti verrebbero forniti di un numero e divisi in due gruppi. Il primo gruppo dove registrarsi al mattino mentre l'altro più tardi, nel corso della giornata.<br />Nel complimentarsi per questa iniziativa, i Vescovi chiedono al governo di fornire alla Commissione elettorale più personale di sicurezza per garantire il rigoroso rispetto dei protocolli dei centri di registrazione.,I Vescovi concludono invitando tutti a "accettare la realtà del Covid-19 e quindi modificare i loro comportamenti per conformarsi alle linee guida sulla sicurezza”. Thu, 09 Jul 2020 10:54:02 +0200AFRICA/EGITTO - A al Moqattam chiesa e moschea costruite sullo stesso terreno, nel segno dell’unità nazionalehttp://www.fides.org/it/news/68314-AFRICA_EGITTO_A_al_Moqattam_chiesa_e_moschea_costruite_sullo_stesso_terreno_nel_segno_dell_unita_nazionalehttp://www.fides.org/it/news/68314-AFRICA_EGITTO_A_al_Moqattam_chiesa_e_moschea_costruite_sullo_stesso_terreno_nel_segno_dell_unita_nazionaleIl Cairo – La data di inaugurazione non è ancora stata annunciata, ma sono già visibili anche da lontano le sagome imponenti della chiesa e della moschea, costruite una accanto all’altra, sullo stesso terreno di due acri, nel distretto urbano di al Moqattam, sobborgo nord-orientale del Cairo. Il complesso architettonico “una chiesa e una moschea” non prevede nessuna barriera di divisione tra i due luoghi di culto, destinati a condividere servizi e spazi comuni. Si tratta della realizzazione di un progetto fortemente voluto dall’ex parlamentare egiziano Nabil Luke al-Babawi, noto per le sue iniziative volte a favorire la concordia nazionale e la convivenza solidale tra le diverse componenti della società egiziana. <br />L’idea di far sorgere chiesa e moschea una accanto all’altra, come segno della vicinanza che unisce cristiani e musulmani egiziani nella comune identità nazionale, si affacciò nella mente di al Babawi nel 2013, l’anno funestato da decine di assalti e attentati contro le chiese da parte dei gruppi islamisti, in seguito alla destituzione del Presidente Mohamed Morsi. Secondo il progetto sponsorizzato da al Babawi, nella stessa area condivisa tra chiesa e moschea sorgerà una biblioteca, dove si potranno consultare e acquistare libri di spiritualità, teologia e argomenti religiosi cristiani e musulmani, con cataloghi da cui saranno banditi solo libri e prodotti editoriali ispirati dal fanatismo religioso e utilizzati come strumenti di propaganda da chi disprezza il credo degli altri. <br />Il progetto definitivo – riferisce al Badawi in alcune dichiarazioni riportate anche da CoptsToday - prevede anche la costruzione nella stessa area di luoghi di intrattenimento e ludoteche per bambini. In tal modo, cristiani e musulmani potranno lasciare i loro bambini a giocare insieme in giardino o in ludoteca, mentre partecipano ai riti religiosi, e anche questo, secondo gli ispiratori del progetto, aiuterà le nuove generazioni a crescere al riparo dalla propaganda e dalle insidie dei settarismi. I fautori dell’iniziativa presentano il progetto di al Moqattam come un esperimento pilota, da replicare in altri quartieri del Cairo e in altre città egiziane, anche grazie al contributo di uomini d’affari musulmani e cristiani. <br />La volontà di realizzare progetti architettonici volti a favorire anche dal punto di vista urbanistico la convivenza solidale tra le diverse identità di fede del popolo egiziano appare come un tratto distintivo dell’attuale leadership nazionale: basti pensare alla nuova Cattedrale copta e alla Grande Moschea costruite per volontà del Presidente Abdel Fattah al Sisi, nell'area urbana a 45 km dal Cairo, destinata a diventare la nuova capitale amministrativa dell'Egitto. .Thu, 09 Jul 2020 10:43:15 +0200VATICANO - Nigeria, Sierra Leone, Ecuador e Bolivia destinatarie degli aiuti del Fondo POM per l’emergenza Covidhttp://www.fides.org/it/news/68313-VATICANO_Nigeria_Sierra_Leone_Ecuador_e_Bolivia_destinatarie_degli_aiuti_del_Fondo_POM_per_l_emergenza_Covidhttp://www.fides.org/it/news/68313-VATICANO_Nigeria_Sierra_Leone_Ecuador_e_Bolivia_destinatarie_degli_aiuti_del_Fondo_POM_per_l_emergenza_CovidCittà del Vaticano – In molte diocesi dei territori di missione, le gravi conseguenze della pandemia di Covid-19, di natura sanitaria, sociale ed economica, si sono aggiunte a situazioni già drammatiche, come nel caso delle diocesi nigeriane, che hanno chiesto l’aiuto del Fondo di emergenza istituito da Papa Francesco presso le Pontificie Opere Missionarie per sostenere le Chiese dei paesi di missione di fronte all’emergenza Covid-19 . <br />Nell’Arcidiocesi di Kaduna il severo impatto del Covid-19 ha aumentato le sofferenze della popolazione già duramente provata dagli attacchi terroristi contro le comunità cristiane che hanno causato morti, feriti e numerosi sfollati, oltre ad un clima generale di paura. A soffrirne maggiormente sono i bambini poveri e vulnerabili, che cercano rifugio nelle parrocchie, ma i sacerdoti non hanno i mezzi materiali per sostenerli, poiché senza celebrazioni eucaristiche non riescono neanche a raccogliere le offerte per il loro sostentamento quotidiano. Gli aiuti inviati dal Fondo POM serviranno a sostenere gli operatori pastorali e il personale impiegato nelle parrocchie, oltre ad acquistare i kit di protezione sanitaria necessari per fronteggiare la pandemia. Infatti in quest’ultimo mese si è verificato un aumento delle infezione poiché nella regione molti rifiutano il confinamento e il rispetto delle norme di prevenzione, a causa dell’alto tasso di analfabetismo. <br />Anche la diocesi di Maiduguri negli ultimi anni ha subito pesanti danni dagli assalti dei gruppi terroristici di Boko Haram che hanno distrutto circa 300 chiese e centri pastorali, centri sanitari e scuole, lasciando morti e feriti oltre a provocare numerosi sfollati. Ci sono un gran numero di vedove, di orfani e di sfollati interni, di cui la diocesi si prende cura, trovandosi di fronte ulteriori difficoltà causate dalla pandemia. Necessita quindi un aiuto per il personale diocesano, lo staff medico, i preti che assistono le comunità nelle zone più remote, e per l’acquisto di materiale di protezione sanitaria.<br />La diocesi di Osogbo, giovane diocesi rurale creata nel 1995, ordinariamente trae i principali mezzi di sostentamento per le sue attività e per gli operatori pastorali, dalle collette durante le messe domenicali e da altre offerte che vengono dalla generosità dei fedeli. L’isolamento ha chiuso le chiese e fermato le attività pastorali, per cui la diocesi ha cercato di ridurre o eliminare le spese, ma nonostante questo ha bisogno di un aiuto esterno per assicurare un sostegno minimo agli operatori pastorali e alle comunità religiose. <br />Anche la diocesi di Ilorin copre un territorio rurale, a maggioranza musulmana, dove i cattolici sono appena il 4%, quasi tutti contadini, agricoltori, piccoli commercianti, con bassa istruzione o analfabeti. E’ quindi oltremodo difficile, con le conseguenze dell’isolamento, assicurare un sostegno agli operatori pastorali, che generosamente si dedicano all’assistenza e all’annuncio del Vangelo. <br />I fedeli dell’Arcidiocesi di Freetown, in Sierra Leone, come quelli di tutte le regioni in cui è stata decretata la chiusura delle chiese, negli ultimi tempi hanno potuto partecipare alla messa solo attraverso le trasmissioni radiofoniche e in internet. In questo modo i cristiani che non si sono potuti riunire non hanno avuto neanche la possibilità di provvedere al sostentamento dei loro sacerdoti, delle religiose e dei catechisti impegnati nella promozione umana e nell’annuncio del Vangelo. In particolare necessita un sostegno alle scuole gestite dalla Chiesa, che svolgono un importante lavoro di formazione e di educazione delle giovani generazioni.<br />Anche in America latina ci sono circoscrizioni ecclesiastiche affidate al Dicastero Missionario dove la Chiesa non è ancora sufficientemente sviluppata per le particolari situazioni sociali ed economiche locali. In particolare il Fondo di emergenza delle POM ha inviato aiuti al Vicariato apostolico di Puyo, in Ecuador, che saranno utilizzati in particolare per sostenere il servizio sanitario per la popolazione amazzonica, ed al Vicariato apostolico di Beni, in Bolivia, una delle zone maggiormente colpite dal coronavirus. La popolazione soffre non solo per il pericolo costante di ammalarsi ma anche per la mancanza di risorse economiche. La Chiesa distribuisce viveri e medicinali alle famiglie più bisognose, condividendo con loro un momento di preghiera, rispettando sempre le norme di sicurezza sanitaria. <br />Thu, 09 Jul 2020 10:18:45 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - Con la morte del Premier Amadou Gon Coulibaly, “il Paese perde un modello per i giovani” afferma il Presidente Alassane Ouattarahttp://www.fides.org/it/news/68312-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Con_la_morte_del_Premier_Amadou_Gon_Coulibaly_il_Paese_perde_un_modello_per_i_giovani_afferma_il_Presidente_Alassane_Ouattarahttp://www.fides.org/it/news/68312-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Con_la_morte_del_Premier_Amadou_Gon_Coulibaly_il_Paese_perde_un_modello_per_i_giovani_afferma_il_Presidente_Alassane_OuattaraAbidjan -Amadou Gon Coulibaly, il Primo Ministro della Repubblica della Costa d'Avorio, è deceduto nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio ad Abidjan, a seguito di un malessere. L'informazione è stata trasmessa in diretta sulla televisione nazionale, RTI 1, da Patrick Achi, Segretario generale della Presidenza della Repubblica. Il Primo Ministro Amadou Gon Coulibaly aveva preso parte al Consiglio dei ministri tenutosi nella mattinata dell’ 8 luglio presso il Palazzo della Presidenza della Repubblica nell'Altopiano di Abidjan. Esprimendo le più sentite condoglianze alla grande famiglia Gon Coulibaly, il presidente Alassane Ouattara ha reso un vibrante tributo all'illustre scomparso.<br />“Rendo omaggio a mio fratello minore, mio figlio, Amadou Gon Coulibaly, che è stato il mio collaboratore più stretto per 30 anni. Saluto il ricordo di uno statista, di grande lealtà, devozione e amore per la patria. Ha incarnato questa giovane generazione di dirigenti ivoriani, di grande abilità ed estrema lealtà nei confronti della nazione ", ha affermato il Presidente Alassane Ouattara. Per il Capo dello Stato, “con la scomparsa di Amadou Gon Coulibaly, la Costa d'Avorio perde un modello per la gioventù, un esempio di abilità, duro lavoro e altruismo. "<br />Il primo ministro Amadou Gon Coulibaly era appena tornato il 2 luglio da due mesi di terapia intensiva sul suolo francese. Un ritorno che aveva suscitato molta speranza nel cuore degli ivoriani e della RHDP, il Rassemblement des Houphouetistes pour la démocratie et la paix,, il suo partito politico. Amadou Gon Coulibaly era stato nominato candidato dell'RHDP per le elezioni presidenziali dell'ottobre 2020. <br />Thu, 09 Jul 2020 10:04:57 +0200AMERICA/ARGENTINA - Settimana Sociale 2020: "In modo creativo, dobbiamo chiederci: come possiamo uscire da tutto questo?"http://www.fides.org/it/news/68311-AMERICA_ARGENTINA_Settimana_Sociale_2020_In_modo_creativo_dobbiamo_chiederci_come_possiamo_uscire_da_tutto_questohttp://www.fides.org/it/news/68311-AMERICA_ARGENTINA_Settimana_Sociale_2020_In_modo_creativo_dobbiamo_chiederci_come_possiamo_uscire_da_tutto_questoBuenos Aires - "Guardare il futuro con creatività": su questo tema si è svolta in Argentina la seconda giornata della Settimana sociale 2020, che si tiene in modo virtuale a causa della pandemia. Martedì 7 luglio hanno partecipato nella conferenza, il dottor Fernán Quirós, Ministro della Sanità della città di Buenos Aires; Juan Cabandie, Ministro dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile della nazione; il dottor Eduardo López, epidemiologo, ed Enio García, Capo di stato maggiore del Ministero della salute. Il moderatore del panel era Monsignor Rubén Oscar Frassia, Vescovo di Avellaneda Lanús e membro della Pastorale sociale della Conferenza Episcopale Argentina.<br />Il dottor Eduardo López ha fatto riferimento alla pandemia di coronavirus, al suo impatto in Argentina, in particolare nei quartieri popolari, e al sistema sanitario. "Dobbiamo capire molto chiaramente cosa significa disuguaglianza sociale" ha avvertito, sollecitando a porre l'accento sui quartieri popolari, per ridurre l'impatto delle malattie prevenibili.<br />A sua volta il Ministro della sanità della città di Buenos Aires, Fernán Quir, ha dichiarato: "Questa pandemia ha portato dolore profondo a tutte le nostre dimensioni e al nostro popolo ... Abbiamo perso capacità, abbiamo sofferto limitazioni e dolore in tutte le nostre dimensioni e tutte le persone della terra, non solo nel nostro paese e nella nostra città".<br />Enio García, Capo di Stato Maggiore del Ministero della Salute, ha sottolineato "la costruzione di una cittadinanza più forte, la costruzione di politiche pubbliche, una visione più comunitaria delle cure, non solo per uno e la sua famiglia, ma anche per prendersi cura dell'altro, quindi la questione della solidarietà rientra nell'agenda sociale”.<br />Nelle sue parole conclusive, Mons. Frassia ha ringraziato i relatori che hanno partecipato alla Settimana sociale e si è riferito alla realtà del coronavirus, "questo tsunami che ha colpito tutti noi".<br />“Penso che oggi più che mai dobbiamo avere la capacità di ascoltare, imparare, imparare di nuovo, perché la società, il nostro paese, il mondo intero, in qualche modo devono ripensare le cose. E questo in un contesto nazionale, l'Argentina, per ritrovare la nazione; perché la pandemia ha toccato, sconfitto e abbattuto, tutte le aree, tutti i settori: personale, familiare, sociale, lavoro, affari, persone senza lavoro" ha avvertito.<br />“In qualche modo, in modo creativo, dobbiamo dirci e chiederci: come possiamo uscire da questo, dove stiamo andando, come vogliamo camminare? Ed è importante essere chiari sul fine, per applicare i mezzi" ha detto. “Devi lavorare per il bene comune; è inutile per noi combattere sulle particolarità. Dobbiamo lavorare e pensare in grande, dobbiamo vedere come vengono risolte queste cose che riguardano tutti" ha concluso il Vescovo.<br /><br />Thu, 09 Jul 2020 22:36:48 +0200AFRICA/SUDAN - La popolazione del Sudan supera i 43 milioni, quasi uno su quattro ha bisogno di aiutihttp://www.fides.org/it/news/68310-AFRICA_SUDAN_La_popolazione_del_Sudan_supera_i_43_milioni_quasi_uno_su_quattro_ha_bisogno_di_aiutihttp://www.fides.org/it/news/68310-AFRICA_SUDAN_La_popolazione_del_Sudan_supera_i_43_milioni_quasi_uno_su_quattro_ha_bisogno_di_aiutiKhartoum - “L'insicurezza alimentare rimane allarmante in Sudan con la crescita continua del numero degli sfollati, il declino economico, l’inflazione, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, aggravati dagli impatti della pandemia di Covid-19. Si tratta della cifra più alta mai registrata nella storia dell'IPC in Sudan”, hanno detto i ricercatori dell’Integrated Food Security Phase Classification , nel recente studio sulla Classifica della Sicurezza Alimentare del Sudan. <br />Come si evince nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, il blocco stabilito dal governo per prevenire la diffusione della pandemia ha ridotto significativamente il movimento delle merci, il mercato e il commercio transfrontaliero che hanno compromesso i mezzi di sussistenza, le opportunità di lavoro quotidiane, riducendo il potere d'acquisto delle famiglie e l'accesso al cibo della popolazione vulnerabile. Stando al documento, si stima che 9,6 milioni di persone stiano vivendo livelli di insicurezza alimentare acuta e abbiano bisogno di azioni urgenti nei prossimi tre mesi. La stime del Sudan’s National Population Council, riportano che la popolazione del paese è composta da circa 43,2 milioni di persone. <br />In occasione della Commemorazione delle vittime della Rivoluzione di Dicembre, il Segretario Generale del Consiglio nazionale della popolazione, Wisal Hussein, ha dichiarato alla stampa che il Sudan sta assistendo a uno sviluppo demografico senza precedenti. “Circa 30,5 milioni della popolazione del Sudan, il 69,8 per cento, ha meno di 30 anni. Si prevede che questo numero arriverà a 34,2 milioni nel 2025 e a 37,6 milioni nel 2030.” Si aspetta che la recente crescita continui, portando la popolazione nel 2035 a 62,3 milioni con conseguenze per il Paese, non solo nel campo dello sviluppo economico, ambientale, sociale e culturale, ma anche per la sicurezza e la pace.<br />Dal 19 dicembre 2019, in tutto il Sudan, si sono svolte oltre 300 manifestazioni popolari. La rivolta generale ha avuto inizio nella città di Atbara, nel nord-est, prima di raggiungere altre 22 città, compresa la capitale Khartoum. Da quando sono iniziate le proteste, non è passato un giorno senza dimostrazioni in qualche parte del Paese. <br />Hussein ha invitato il governo ad estendere l'istruzione a tutti i livelli per tutti, in particolare ragazze e donne, e a coinvolgerle nel rafforzamento della stabilità della società.<br /> <br />Thu, 09 Jul 2020 15:02:46 +0200ASIA/FILIPPINE - Riaprono le chiese dopo il lockdown; la Chiesa attiva un programma di consulenza psicologica e spiritualehttp://www.fides.org/it/news/68309-ASIA_FILIPPINE_Riaprono_le_chiese_dopo_il_lockdown_la_Chiesa_attiva_un_programma_di_consulenza_psicologica_e_spiritualehttp://www.fides.org/it/news/68309-ASIA_FILIPPINE_Riaprono_le_chiese_dopo_il_lockdown_la_Chiesa_attiva_un_programma_di_consulenza_psicologica_e_spiritualeManila - E' un nuovo "segnale di partenza" per tutta la comunità cattolica e sarà accolto con gioia e rinnovato entusiasmo spirituale: i leader della Chiesa cattolica nelle Filippine hanno accolto con favore la disposizione del governo che consente di riprendere la celebrazione pubblica delle sante messe e dei raduni religiosi a partire dal 10 luglio. Nelle celebrazioni si dovranno rispettare le misure di distanziamento sociale e l'uso di mascherine protettive e le chiese potranno così accogliere solo il 10% delle persone che normalmente le frequentavano. "E' comunque un passo positivo", ha notato a Fides il Vescovo Broderick Pabillo, Amministratore apostolico dell'Arcidiocesi di Manila. Il Vescovo Honesto Ongtioco, alla guida della diocesi di Cubao, ha elogiato le autorità del governo filippino assicurando che la Chiesa "seguirà i protocolli indicati del governo per aiutare a prevenire la diffusione del coronavirus".<br />Anche l'Arcivescovo Jose Palma, ordinario di Cebu, nelle Filippine meridionali, ha esortato i fedeli a seguire rigorosamente le regole del governo poiché "la città di Cebu si è trasformata in un punto caldo per il coronavirus ed è rimasta l'area del paese con la forma più rigorosa di blocco". "Riconosciamo la sincerità e i sacrifici dei funzionari pubblici, con le migliori intenzioni di tutela della salute pubblica, compiono con dedizione i loro doveri, con responsabilità verso tutti noi: contribuiamo al bene comune rispettando le misure di contenimento", ha detto al popolo di Dio, annunciando la parziale ripresa delle liturgie.<br />Nel frattempo, la diocesi di Kalookan, a Metro Manila, ha avviato una speciale iniziativa per tutelare la salute mentale di quanti soffrono di ansia e altri disturbi a causa della crisi del coronavirus. Definito "Covid Hope-line", cioè "Linea della speranza", il programma di consulenza telefonica si avvale di esperti di salute mentale, psicologi e sacerdoti per aiutare le persone in difficoltà emotiva. Mons. Pablo Virgilio David, Vescovo di Kalookan, che è anche Vice Presidente della Conferenza episcopale delle Filippine ha affermato che sin dalle prime settimane del blocco , la diocesi ha tenuto dei webinar psicologici-spirituali e ha attivato una consulenza online. "Abbiamo cercato di aiutare la gente nella diocesi quando ha bisogno della guida di un prete o di uno psicologo; in questa fase di crisi e difficoltà, siamo chiamati a ravvivare la speranza in chi soffre, è nel disagio, è nella prova o nella malattia" ha affermato mons. David. Infatti, a tre mesi dal blocco imposto per la pandemia - ha ricordato il Vescovo - il National Center for Mental Health ha riportato che un numero crescente di filippini affronta problemi di salute mentale e disturbi psicologici. "In questo tempo di crisi sono sorti o si sono aggravati molti problemi di salute: la Chiesa deve essere pronta per affrontare tali problemi" ha affermato Mons. David.<br /> Thu, 09 Jul 2020 13:02:44 +0200ASIA/MYANMAR - Siccità, alluvioni, povertà e guerra: le vere piaghe della nazionehttp://www.fides.org/it/news/68298-ASIA_MYANMAR_Siccita_alluvioni_poverta_e_guerra_le_vere_piaghe_della_nazionehttp://www.fides.org/it/news/68298-ASIA_MYANMAR_Siccita_alluvioni_poverta_e_guerra_le_vere_piaghe_della_nazioneBagan – Nella piccola cittadina di Nyaung U, nelle pianure centrali del Myanmar, la distribuzione di cibo è un fatto occasionale. Un camion carico di verze gigantesche si ferma nel quartiere e distribuisce un cavolo per famiglia. Ma è un caso appunto: la temuta penuria di alimenti e un aumento esasperato della povertà è, almeno qui, una realtà che non si percepisce. Da quasi un mese le attività commerciali sono riprese, il mercato – che era stato trasferito in un’area periferica all’aperto è tornato al suo posto e la cittadina si è lentamente risvegliata. Ma Nyaung U è un posto speciale: è il paese di riferimento di Bagan, il luogo più importante per i buddisti birmani, meta di un continuo pellegrinaggio agli oltre tremila monasteri, pagode, biblioteche che risalgono a dieci secoli fa e che sono patrimonio dell'Unesco. Così, accanto alle litanie dei fedeli in preghiera, alle file di monaci in abito purpureo, alle centinaia di pellegrini che affollano le pagode, un numero sempre maggiore di turisti viene qui, nel distretto di Mandalay, ogni anno da Europa, Stati Uniti ma anche da Giappone o Corea per non dire dei cinesi che, da qualche anno, sono diventati i beniamini del turismo asiatico. Qui i tre mesi di lockdown hanno lasciato un segno relativo e comincia a riaffacciarsi qualche pellegrino, ma la situazione è ben diversa nella zona circostante. <br />Nella sede del Cesvi, un’Ong della città italiana di Bergamo che lavora nella zona agricola – tristemente famosa come “dry zone” per l’estrema aridità dell’area – si spiega che quest’anno il monsone è in ritardo e che la prima semina di arachidi, sesamo e fagioli in molti casi non ha attecchito: “Le sementi migliori – spiega a Fides il capo progetto Andrea Ricci – sono andate in gran parte perdute” e ora l’Ong bergamasca, col sostegno dell’Agenzia italiana per la cooperazione , sta lavorando a un fondo bancario di garanzia per permettere a chiunque – persino a chi non ha titoli di proprietà – di poter avere almeno un piccolo credito e riavviare il lavoro agricolo. <br />Anche nell’industria si soffre: secondo i dati ufficiali almeno 250mila birmani hanno perso il lavoro a causa del virus, 110mila dei quali in Thailandia o in Cina, che assorbe gran parte della manodopera birmana - anche non regolarizzata – all’estero, che conterebbe oltre 3 milioni di migranti. Secondo la Banca Mondiale la crescita economica del Myanmar potrebbe scendere dal 6,8% allo 0,5% a causa del Covid e, a giugno, oltre 350mila persone risultavano assistite dal Programma alimentare dell’Onu, un dato relativo in parte alla gran massa di sfollati negli Stati Rakhine e Chin, ma anche a persone in difficoltà tra cui oltre 30mila lavoratori migranti di ritorno nel Paese per l’emergenza Covid. <br />Se le scorte, i programmi governativi, l’assistenza umanitaria hanno in parte attutito l’emergenza virus, molti birmani sono in difficoltà per atavici problemi. L’ultimo terribile episodio – una valanga di fango che ha seppellito nel Kachin oltre 170 minatori – racconta di piaghe bibliche: siccità, locuste o alluvioni ma anche uso indiscriminato del territorio e violazioni continue delle regole sul lavoro. Particolarmente grave la situazione dei bambini: benché Yangon abbia adottato una legge sui diritti dei minori e ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell'infanzia che riguarda il loro coinvolgimento in conflitti armati, le Nazioni Unite hanno verificato 432 gravi violazioni contro 420 bambini, come ha appena reso noto, nel suo rapporto annuale, il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres. In Myanmar la guerra negli Stati Rakhine e Chin è la condizione di vita anche per migliaia di minori e l’Onu ha verificato l’utilizzo di 50 bambini tra i 12 e i 17 anni nei gruppi armati ribelli. Ma il reclutamento di minori si deve anche all’esercito regolare con l’impiego di almeno 197 bambini per manutenzione o logistica negli accampamenti militari. L’Onu ha infine verificato l'uccisione di 41 minori e la mutilazione di altri 120 : sono vittime verificate negli stati di Rakhine , Shan , Kachin , Kayin , Kayah e Chin , e nelle regioni di Mandalay e Magway . Sono le piccole vittime della guerra la maggior parte delle morti sono vittime di fuoco incrociato, mine antiuomo, tiro e bombardamenti di artiglieria. <br /> Thu, 09 Jul 2020 13:07:18 +0200ASIA/KAZAKHSTAN - Dall’emergenza Covid-19, nuove collaborazioni nella Chiesa grazie al telelavorohttp://www.fides.org/it/news/68308-ASIA_KAZAKHSTAN_Dall_emergenza_Covid_19_nuove_collaborazioni_nella_Chiesa_grazie_al_telelavorohttp://www.fides.org/it/news/68308-ASIA_KAZAKHSTAN_Dall_emergenza_Covid_19_nuove_collaborazioni_nella_Chiesa_grazie_al_telelavoroAlmaty - “Lo stato di emergenza dovuto al Covid-19 ha fornito l’occasione per la nascita di nuove relazioni e forme di cooperazione, sia dentro che fuori dalla Chiesa. Come sta accadendo in tutto il mondo, anche nella grande famiglia di Caritas Asia, di cui Caritas Kazakistan è parte, abbiamo iniziato a lavorare in ‘smart working’ con riunioni periodiche, scambi di esperienze e condivisione di progetti futuri. Una delle ultime videochiamate è stata particolarmente significativa, perché i membri di ogni Caritas nazionale hanno raccontato come stanno rispondendo alla pandemia. Abbiamo creato dei gruppi per raccogliere e distribuire informazioni, ma anche per richiedere supporto”. E’ quanto racconta, in una nota inviata all’Agenzia Fides, don Guido Trezzani, missionario in Kazakistan e direttore della Caritas nazionale.<br />“Durante uno degli incontri online, con grande orgoglio, abbiamo potuto presentare il nostro progetto agricolo, che attualmente vive una fase di particolare slancio. In due serre, infatti, abbiamo raccolto i primi risultati, sia in termini di lavoro sia in termini di profitto, grazie alla crescita di fragole e altre coltivazioni”, rileva don Trezzani. Il missionario aggiunge: “Questi piccoli successi iniziali stanno donando entusiasmo a chi ci lavora, stimolando anche ulteriori idee per il futuro. Per esempio, stiamo prendendo in considerazione l’opportunità di espandere il progetto agricolo con nuove tecnologie, diverse colture ed altre zone di interesse”.<br />Resta in sospeso, a causa delle norme di distanziamento sociale, l’inaugurazione di un centro diurno per bambini con sindrome di Down: “L'emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo su tutte le attività. Stiamo aspettando la ripresa dei lavori per continuare le trattative per l’apertura del centro, per cui è previsto un piano di finanziamento statale. Nel frattempo, comunque, i nostri dipendenti, con l'aiuto di un gruppo di ragazzi dell'orfanotrofio ‘Villaggio dell’Arca’, si sono occupati di preparare gli ambienti: tutte le camere sono state imbiancate, pulite e attrezzate”.<br />In Kazakistan, la Caritas è operativa dalla fine degli anni Novanta. I progetti realizzati dall’organizzazione mirano ad affiancare all’assistenza materiale ai bisognosi e vulnerabili lo sviluppo di competenze professionali per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Negli ultimi anni, per esempio, Caritas Kazakistan ha attivato, tra le varie iniziative, delle lezioni on-line di lingua inglese e un corso di formazione professionale per persone affette da sindrome di Down ed ex tossicodipendenti. <br /><br /><br />Wed, 08 Jul 2020 12:30:40 +0200AMERICA/PERU’ - Nomina del Vicario Apostolico di Yurimaguashttp://www.fides.org/it/news/68307-AMERICA_PERU_Nomina_del_Vicario_Apostolico_di_Yurimaguashttp://www.fides.org/it/news/68307-AMERICA_PERU_Nomina_del_Vicario_Apostolico_di_YurimaguasCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vicario Apostolico del Vicariato Apostolico di Yurimaguas , il P. Jesús María Aristín Seco, C.P., finora Amministratore Apostolico del medesimo Vicariato.<br />P. Jesús María Aristín Seco C.P., è nato il 25 dicembre 1954 a Santa Cecilia del Alcor, Palencia . Dopo gli studi primari e secondari nel Seminario Minore dei PP. Passionisti di Euba , ha studiato Teologia all’Università di Deusto di Bilbao. Ha conseguito la Licenza in Teologia presso l'Università Gregoriana a Roma e la Licenza in Psicologia clinica all’Universidad Nacional de Educación a Madrid. Ha emesso la Professione perpetua il 14 aprile 1979 nella Congregazione della Passione di Gesù Cristo . È stato ordinato sacerdote il 23 settembre 1979.<br />Dopo l’Ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale nella Parrocchia della Passione, Bilbao ; Studi a Roma per la Licenza in Teologia ; Missionario a Tarapoto, nella Prelatura di Moyobamba, in Perù ; Vicario parrocchiale della Parrocchia El Triunfo de la Santísima Cruz di Tarapoto , Parroco dal 5 giugno 1988; Parroco della Parrocchia San José de Sisa e Vicario Episcopale per le province di San Martín e Lamas ; nuovo incarico in Spagna ; Consultore Provinciale per due mandati, Segretario delle Missioni e Procuratore Provinciale per le Missioni in Spagna ; Segretario Generale delle Missioni presso l’Ufficio di Solidarietà e Missioni Passioniste nelle Curia Generalizia a Roma ; dal 2016 Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis del Vicariato Apostolico di Yurimaguas. <br />Wed, 08 Jul 2020 12:10:26 +0200AFRICA/LIBERIA - Conferma del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionariehttp://www.fides.org/it/news/68306-AFRICA_LIBERIA_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttp://www.fides.org/it/news/68306-AFRICA_LIBERIA_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano – Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 29 aprile 2020 ha confermato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Liberia per un altro quinquennio , don Dennis C.J. Nimene, del clero diocesano di Cape Palmas. Wed, 08 Jul 2020 11:30:05 +0200AFRICA/MADAGASCAR - Conferma del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionariehttp://www.fides.org/it/news/68305-AFRICA_MADAGASCAR_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttp://www.fides.org/it/news/68305-AFRICA_MADAGASCAR_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano – Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, l’8 aprile 2020 ha confermato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Madagascar per un altro quinquennio , don Martial Ramiakadaoro, del clero diocesano di Antsirabé. Wed, 08 Jul 2020 11:27:57 +0200AFRICA/EGITTO - “Martiri della fede e della nazione”: al via la prima opera cinematografica sui copti trucidati in Libia dai jihadistihttp://www.fides.org/it/news/68304-AFRICA_EGITTO_Martiri_della_fede_e_della_nazione_al_via_la_prima_opera_cinematografica_sui_copti_trucidati_in_Libia_dai_jihadistihttp://www.fides.org/it/news/68304-AFRICA_EGITTO_Martiri_della_fede_e_della_nazione_al_via_la_prima_opera_cinematografica_sui_copti_trucidati_in_Libia_dai_jihadistiSamalut – Si intitolerà “Martiri della fede e della nazione” la prima opera cinematografica dedicata ai 20 cristiani copti decapitati nel 2015 dai jihadisti insieme al loro compagno di lavoro ghanese. L’iniziativa parte con la benedizione del Patriarca copto ortodosso Tawadros, e verrà realizzata con la supervisione di Anba Pavnotios, Vescovo copto ortodosso di Samalut, <br />In un recente comunicato diffuso dalla stessa diocesi di Samalut, si annunciava l’imminente avvio delle riprese, definito già lo scorso gennaio e rimandato a causa dell’epidemia da coronavirus. La raccolta di testimonianze e materiali utili per la stesura e la revisione della sceneggiatura, affidata allo scrittore Mina Magdy, è cominciata già da lungo tempo. Il testo della sceneggiatura è basato anche sui racconti dei familiari dei martiri, quasi tutti nativi della regione di Samalut. Il testo da trasformare in film, prima di arrivare al culmine delle scene riguardanti il martirio, la scoperta dei corpi in una fossa comune e il ritorno delle spoglie in Egitto, ripercorre le vite dei giovani copti trucidati dai jihadisti, colti nell’ordito della loro vita quotidiana e familiare, segnata da fatiche, speranze e desideri di un futuro migliore. Gli stessi desideri che avevano spinto i martiri anche a emigrare in Libia, alla ricerca di un lavoro dignitoso e utile a sostenere le rispettive famiglie. <br />La regia dell’opera è affidata al cineasta Yussef Nabil, che già in passato si è cimentato nel racconto cinematografico di storie di martirio cristiano. L’annuncio del piano dell’opera e dell’inizio dei lavori – spiega su Wataninet.com Nader Shoukry, membro della commissione incaricata di rivedere la sceneggiatura - punta anche a cercare sovvenzionatori per sostenere l’ambizioso piano di lavoro. Il comunicato diffuso dalla diocesi di Samalut riporta anche il messaggio rilasciato dai cineasti coinvolti nel progetto, i quali chiedono a tutti “di pregare che il Signore completi il lavoro con noi, aiutandoci a realizzare il film nel migliore dei modi, così che diventi una testimonianza della forza dei martiri, per tutte le generazioni future”. <br />I 20 copti egiziani e il loro compagno di lavoro ghanese furono rapiti in Libia all'inizio di gennaio 2015. Il video della loro decapitazione fu messo in rete dai siti jihadisti il 15 febbraio successivo. Ad appena una settimana dalla notizia del massacro, il Patriarca copto ortodosso Tawadros II decise di iscrivere i 21 martiri decapitati da affiliati al sedicente Stato Islamico nel Synaxarium, il libro dei martiri della Chiesa copta, stabilendo che la loro memoria fosse celebrata proprio il 15 febbraio.<br />I resti mortali dei copti uccisi in Libia dai jihadisti furono individuati alla fine di settembre 2017 in una fossa comune sulla costa libica, presso la città di Sirte. I loro corpi erano stati rinvenuti con le mani legate dietro alla schiena, vestiti con le stesse tute color arancione che indossavano nel macabro video filmato dai carnefici al momento della loro decapitazione. <br />Quest’anno, come riferito dall’Agenzia Fides , nella diocesi copta ortodossa di Samalut i “martiri copti di Libia” sono stati celebrati in forma solenne nel V anniversario del loro martirio. Le celebrazioni, svoltesi dal 1° al 16 febbraio, si sono svolte presso la chiesa e presso il museo-sacrario dedicati ai martiri, edificati a Samalut in tempi rapidi con il sostegno concreto del governo egiziano. <br />“Il video che ritrae la loro esecuzione - riferì all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico emerito di Guizeh dopo il massacro dei 21 martiri - è stato costruito come un'agghiacciante messinscena cinematografica, con l'intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell'orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono ‘Signore Gesù Cristo’. Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”. .Wed, 08 Jul 2020 10:55:22 +0200AFRICA/CONGO R.D. - Rapporto ONU: oltre 1.100 persone uccise dai ribelli ugandesi in poco più di un anno nell’est del Paesehttp://www.fides.org/it/news/68303-AFRICA_CONGO_R_D_Rapporto_ONU_oltre_1_100_persone_uccise_dai_ribelli_ugandesi_in_poco_piu_di_un_anno_nell_est_del_Paesehttp://www.fides.org/it/news/68303-AFRICA_CONGO_R_D_Rapporto_ONU_oltre_1_100_persone_uccise_dai_ribelli_ugandesi_in_poco_piu_di_un_anno_nell_est_del_PaeseKinshasa – Sono 397 i casi di violazioni dei diritti umani attribuibili all'ADF tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020, con l’uccisione di almeno 1.154 persone tra cui 235 donne e 166 bambini. Lo afferma un rapporto dell'Ufficio congiunto per i diritti umani delle Nazioni Unite , elaborato insieme alla Missione di stabilizzazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo e all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani . <br />Il rapporto documenta le violazioni dei diritti umani e le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse dai combattenti delle forze alleate democratiche e dai membri delle forze di difesa e di sicurezza del Repubblica Democratica del Congo contro civili nel territorio di Beni, provincia del Nord Kivu e nei territori di Irumu e Mambasa, provincia di Ituri, dal 1° gennaio 2019 al 31 gennaio 2020.<br />Le violazioni dei diritti umani commesse dall'ADF documentate in questo rapporto comprendono violazioni dei diritti alla vita, integrità fisica, libertà e sicurezza della persona e diritti di proprietà. Le violazioni del diritto internazionale umanitario comprendono il reclutamento di bambini, il lavoro forzato, gli attacchi agli ospedali e ad una scuola. Anche i soldati delle forze armate della Repubblica democratica del Congo e gli agenti della polizia nazionale congolese hanno commesso violazioni dei diritti umani, soprattutto nel contesto di operazioni militari avviate dall'ottobre 2019, in particolare violazioni del diritto alla vita, integrità fisica, libertà e sicurezza della persona e dei beni.<br />“Nonostante i rischi per la salute e la sicurezza legati all'epidemia di Ebola nel territorio di Beni e alle operazioni militari su larga scala avviate dalle FARDC dall'ottobre 2019, l'UNJHRO è stato in grado di documentare numerose violazioni dei diritti umani commessi dall'ADF contro la popolazione civile, attraverso missioni conoscitive sul campo e collaborazione con reti di partner locali” afferma il documento pervenuto all’Agenzia Fides. Questo forte aumento del numero di violazioni dei diritti umani - quasi il 69% - rispetto all'anno precedente deriva dalla combinazione di tre fattori, in particolare l'espansione dell'area colpita dagli attacchi letali dell'ADF oltre la strada nazionale numero 4 dovuta, tra l'altro, alla distruzione delle loro basi e del loro ambiente di vita durante le operazioni militari, dalle rappresaglie contro la popolazione civile e dal vuoto lasciato dalla chiusura di alcune basi della MONUSCO per motivi di bilancio e infine dall'assenza dei soldati delle FARDC da alcune aree.<br /> L'UNJHRO ha documentato 109 vittime di violazioni dei diritti umani commesse da soldati delle FARDC e 137 vittime di violazioni dei diritti umani perpetrate da agenti del PNC, inclusi elementi della Legione di intervento nazionale .<br />Dal 1986 l’ADF, un gruppo armato ribelle di origine ugandese, imperversa nell’est della RDC, in particolare nelle aree di Watalinga e Beni-Mbau, nel Parco Nazionale di Virunga, in un triangolo situato tra le località di Mbau, Kamango ed Eringeti. Quest'area è stata designata come il "triangolo della morte" nel 2014 a causa dei continui massacri di popolazioni civili da parte dell'ADF.<br />L’organizzazione congolese per la difesa dei diritti umani CEPADHO ha salutato la pubblicazione del rapporto ma ha criticato “l'ONU che descrivere i crimini commessi dall'ADF come "crimini di guerra e crimini contro l'umanità”. Secondo il comunicato del CEPADHO, giunto a Fides, sarebbe meglio che l’ONU qualificasse queste azioni come "terrorismo", in modo che tutti gli Stati del mondo si mobiliterebbero per porre fine alle azioni delle ADF attraverso azioni militari e giudiziarie”. <br />Wed, 08 Jul 2020 10:28:57 +0200ASIA/PAKISTAN - I crimini basati sulla discriminazione religiosa non possono restare impunitihttp://www.fides.org/it/news/68302-ASIA_PAKISTAN_I_crimini_basati_sulla_discriminazione_religiosa_non_possono_restare_impunitihttp://www.fides.org/it/news/68302-ASIA_PAKISTAN_I_crimini_basati_sulla_discriminazione_religiosa_non_possono_restare_impunitiPeshawar - “Tutti i residenti in questa strada sono musulmani e non vogliono che i cristiani vivano qui: questo è ciò che gli aggressori hanno detto a mio marito e a noi; poiché non abbiamo ceduto a quelle pressioni, hanno iniziato a crearci problemi e a minacciarci. Un giorno hanno aggredito mio marito Nadeem Joseph, lo hanno percosso, lo hanno trascinato per strada dopo avergli sparato con il fucile kalashnikov”: è quanto racconta all'Agenzia Fides Shaheen Joseph, moglie di Nadeem Joseph, il cristiano ucciso a Peshawar per aver rifiutato di abbandonare una casa che aveva regolarmente acquistato, in un quartiere dove, secondo alcuni residenti, i cristiani erano indesiderati . <br />La vedova riferisce che, in questi giorni, i suoi familiari sono stati nuovamente minacciati e aggrediti. E afferma: "Sono impotente e cerco giustizia, ma penso anche: quale giustizia otterrò? Nessuno potrà restituirmi mio marito. Mia madre e mio fratello sono ancora nella fase di recupero e guarigione dalle ferite. Erano usciti di casa per cercare di aiutare Nadeem e uno dei proiettili ha colpito mia madre alla spalla. Io e i miei figli viviamo nella paura da quel giorno".<br />Gruppi ecclesiali, gruppi della società civile e Ong che promuovono i diritti umani stanno organizzando proteste e manifestazioni pacifiche, in diverse città del Pakistan, dopo la morte di Nadeem Joseph. Il cristiano Liaquat Munawar, presidente della Ong "Missione e azione per i servizi sociali" , che nei giorni scorsi ha organizzato una manifestazione di protesta a Karachi, riferisce in un messaggio a Fides: "Condanniamo questo attacco alla famiglia cristiana e chiediamo una severa punizione per gli aggressori. Chiediamo che siano registrati ufficialmente due rapporti di indagine contro gli assassini, e che il governo del Pakistan si coinvolga, perché quanto è avvenuto è un atto contrario alla Costituzione del Pakistan. Tali delitti basati sulla discriminazione religiosa non possono restare impuniti: solo così crimini di tal genere possono essere scoraggiati e fermati”. Wed, 08 Jul 2020 10:23:28 +0200AMERICA - Covid-19: forte sostegno ai Vescovi nicaraguensi da parte dei Vescovi dell' America centralehttp://www.fides.org/it/news/68301-AMERICA_Covid_19_forte_sostegno_ai_Vescovi_nicaraguensi_da_parte_dei_Vescovi_dell_America_centralehttp://www.fides.org/it/news/68301-AMERICA_Covid_19_forte_sostegno_ai_Vescovi_nicaraguensi_da_parte_dei_Vescovi_dell_America_centraleSan Salvador - La Chiesa dell'America centrale ha dato un forte sostegno ai Vescovi nicaraguensi che parlano e agiscono per proteggere la popolazione più vulnerabile di fronte alla pandemia di Covid-19. In un messaggio, il Consiglio di presidenza del Segretariato episcopale dell'America centrale ha espresso vicinanza e pieno sostegno alle azioni della Chiesa nicaraguense nel contesto della crisi sanitaria.<br />"Siamo pienamente solidali con la Chiesa cattolica in Nicaragua, per la loro grande preoccupazione e generosa azione a favore della salute e della vita dell'amato popolo nicaraguense", afferma il Consiglio, rappresentato da Mons. José Luis Escobar Alas e dal Cardinale Gregorio Rosa Chávez, entrambi di El Salvador.<br />In un messaggio diffuso il 3 luglio, la Chiesa nella regione invita anche governi e cittadini a unire gli sforzi "a favore della salute e della vita delle persone". "Nessuno dovrebbe essere dimenticato!" sottolinea il testo dei Vescovi, ricordando che "siamo tutti sulla stessa barca" e per superare le tragedie che attualmente colpiscono le popolazioni, è necessario aggiungere sforzi e volontà. "Inoltre, con la massima responsabilità, dobbiamo tutti rispettare le misure di sicurezza sanitaria per proteggere la vita di nostro fratello e la nostra" dicono.<br />Dall'aprile 2018 l'amministrazione del presidente Daniel Ortega ha attaccato la Chiesa cattolica e, in particolare, i sacerdoti che fanno aspre critiche alla repressione, ai crimini e alle violazioni dei diritti e delle libertà.<br />Nel contesto della pandemia, ci sono stati ancora attacchi e blocchi alla Chiesa. Mons. Rolando Álvarez, una delle voci più rispettate nella gerarchia cattolica, aveva annunciato un progetto per consentire ai centri di prevenzione e assistenza medica di occuparsi dei casi sospetti di coronavirus a Matagalpa, che è stato proibito dal Ministero della Salute . L'istituzione è criticata perché centralizza le informazioni e blocca tutti i tipi di aiuto che le organizzazioni o gli individui cercano di fornire ai più vulnerabili, tenendo conto dei limiti del sistema sanitario pubblico.<br />In Nicaragua, Daniel Ortega ha escluso una dichiarazione di quarantena e ha difeso la "normalità" con l'argomento di proteggere la sopravvivenza dei più poveri. Tuttavia ha limitato le sue poche apparizioni pubbliche ai messaggi televisivi. Ad oggi, il Ministero della Sanità non riconosce che il Nicaragua stia vivendo un'emergenza sanitaria. Le cifre ufficiali riportate sono minime: 83 morti e 2.519 casi. Mentre l'Osservatorio dei cittadini di Covid-19, composto da esperti indipendenti, registra 7.402 casi sospetti, secondo i dati al primo luglio. Il bilancio totale delle vittime è di 2.087.<br /><br />Wed, 08 Jul 2020 21:43:51 +0200AFRICA/MALAWI - I Carmelitani in supporto dei malati di Covid-19 della diocesi di Zombahttp://www.fides.org/it/news/68300-AFRICA_MALAWI_I_Carmelitani_in_supporto_dei_malati_di_Covid_19_della_diocesi_di_Zombahttp://www.fides.org/it/news/68300-AFRICA_MALAWI_I_Carmelitani_in_supporto_dei_malati_di_Covid_19_della_diocesi_di_ZombaZomba – L’ospedale della comunità di Pirimiti della diocesi di Zomba ha ricevuto tre concentratori di ossigeno per equipaggiare il reparto di isolamento per i pazienti di Covid-19, appositamente creato per fare fronte alla pandemia. Secondo una nota pervenuta all’Agenzia Fides, la donazione è stata effettuata da la Obra Maxima, organizzazione non governativa missionaria dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi con sede in Spagna, con l’obiettivo di migliorare la fornitura di servizi sanitari di qualità presso la struttura.<br />“Come ospedale, abbiamo un reparto di isolamento, ma fino ad oggi non disponevamo di alcun equipaggiamento. Queste macchine possono supportare fino a 15 pazienti che potrebbero aver bisogno di ossigeno”, ha detto suor Mary Njuguna, infermiera responsabile dell'ospedale, ringraziando i Carmelitani Scalzi per la donazione.<br />Il Vescovo della diocesi di Zomba, mons. George Desmond Tambala, membro dell'Ordine dei Carmelitani, ha ringraziato da parte della diocesi per la donazione “arrivata in un momento in cui l'ospedale di Pirimiti ha bisogno di attrezzature mediche, in particolare quelle che possono aiutare nella prevenzione e nella lotta contro la pandemia di Covid-19”.<br />Per rafforzare la lotta contro il Covid, la diocesi ha unito le forze creando una task force diocesana. Al 29 giugno 2020, le statistiche dell'Istituto di sanità pubblica del Malawi indicavano 1.224 casi confermati di Cocid-19, 260 guariti e 14 decessi. Attualmente, nella diocesi di Zomba ci sono cinque centri sanitari e un ospedale comunitario, quello di Pirimiti, che ha ricevuto i macchinari. <br />L’attività dell’ospedale iniziò come semplice dispensario, negli anni 50, per volontà di alcune Suore Missionarie Monfortane. Si sviluppa su un territorio arido e secco dove la malnutrizione nei 94 villaggi che vi gravitano attorno è drammatica, con una popolazione di circa 50.000 abitanti. I Carmelitani Scalzi si trovano in Malawi dal 1966, anno in cui arrivarono i primi religiosi provenienti dalla provincia di Navarra .<br /> <br />Wed, 08 Jul 2020 20:09:29 +0200ASIA/PAKISTAN - I Vescovi: preoccupazione per l'aumento della violenza verso le minoranze religiosehttp://www.fides.org/it/news/68299-ASIA_PAKISTAN_I_Vescovi_preoccupazione_per_l_aumento_della_violenza_verso_le_minoranze_religiosehttp://www.fides.org/it/news/68299-ASIA_PAKISTAN_I_Vescovi_preoccupazione_per_l_aumento_della_violenza_verso_le_minoranze_religioseLahore - "Nonostante l'attuale pandemia di Covid-19, che sta ponendo la sua parte di sfide in Pakistan, l'intolleranza religiosa e la discriminazione negli ultimi mesi sono in aumento": è la denuncia della Commissione nazionale per la Giustizia e la Pace , in seno alla Conferenza episcopale del Pakistan.<br />Nel comunicato inviato all'Agenzia Fides si afferma: "Di recente, Nadeem Joseph, cristiano di Peshawar, è morto a causa delle ferite da arma da fuoco che ha ricevuto il 4 giugno 2020. Alcuni giorni dopo, lui e sua suocera, Elizabeth Masih, sono stati brutalmente attaccati dal musulmano Salman Khan e dai suoi figli. Nadeem Joseph aveva acquistato una casa nella colonia di Peshawar. È stato colpito a morte solo perché ha acquistato una casa in un'area dominata dai musulmani e i suoi vicini non hanno approvato o tollerato la presenza di un non musulmano nel loro quartiere". La polizia ha arrestato diversi membri della famiglia di Salman Khan in relazione all'incidente occorso.<br />La NCJP condanna fermamente questo atto di violenza. In una dichiarazione congiunta, Mons. Joseph Arshad, Presidente della Commissione, il Direttore nazionale p.Emmanuel Yousaf e il Direttore esecutivo Cecil S. Chaudhry, dichiarano: “La società pakistana è diventata sempre più intollerante e vivere come una minoranza religiosa sta diventando sempre più difficile. Vi sono molti incidenti simili che non vengono segnalati. Le minoranze religiose continuano a subire discriminazioni come parte della loro vita quotidiana" si nota, citando il rifiuto di dare scorte di cibo o prestare soccorso ai non musulmani durante la pandemia, o quello della scarsa protezione personale per i lavoratori nella sanità, che sono prima linea. I Vescovi chiedono alle forze dell'ordine di fare tutto il possibile per catturare il principale colpevole che ha brutalmente assassinato Nadeem Joseph e consegnarlo alla giustizia, rilevando la "chiara violazione dei diritti umani" e "un atto contro la legge che non può rimanere impunito". "La famiglia di Nadeem è in difficoltà ed è in pericolo dopo questo attacco. Il governo deve garantire sicurezza e protezione a loro e a tutte le minoranze religiose", ha detto l'Arcivescovo Joseph Arshad, Vescovo di Islamabad-Rawalpindi, e Presidente della NCJP.<br />La Commissione ha inoltre segnalato la recente questione della costruzione di un tempio indù a Islamabad, bloccata da alcuni musulmani estremisti. P. Emmanuel Yousaf, Direttore nazionale della NCJP, ha dichiarato: "Questa mossa riflette sicuramente la mancata accettazione per le minoranze religiose che fanno parte di questo paese da secoli. Questo atto mina le garanzie previste all'articolo 20 della Costituzione del Pakistan che consente alle minoranze religiose la libertà di professare la religione e gestire le proprie istituzioni religiose. Il governo deve lavorare per salvaguardare i diritti delle minoranze religiose in Pakistan sanciti dalla nostra Costituzione".<br /> <br />Wed, 08 Jul 2020 19:51:53 +0200ASIA/FILIPPINE - Gli ordini religiosi maschili e femminili: obiezione di coscienza alla Legge anti-terrorismohttp://www.fides.org/it/news/68297-ASIA_FILIPPINE_Gli_ordini_religiosi_maschili_e_femminili_obiezione_di_coscienza_alla_Legge_anti_terrorismohttp://www.fides.org/it/news/68297-ASIA_FILIPPINE_Gli_ordini_religiosi_maschili_e_femminili_obiezione_di_coscienza_alla_Legge_anti_terrorismoManila - "Alla luce della fede, non possiamo in coscienza aderire a una legge che può aggredire la dignità umana e i diritti umani. In un momento in cui la nostra gente sta combattendo gli effetti del Covid-19, non troviamo alcun motivo per approvare una legge che non serve ad alleviare la loro misera situazione. La disoccupazione, la chiusura delle imprese, la continua diffusione del virus e la mancanza di sollievo per il nostro personale, sono le preoccupazioni più urgenti in questo momento. Accogliamo con favore l'iniziativa di avvocati, religiosi e altri leader civili, di presentare una petizione urgente alla Corte Suprema": è quanto afferma una dichiarazione, inviata a Fides, della Associazione dei Superiori Maggiori nelle Filippine, che unisce i responsabili delle congregazioni religiose cattoliche maschili e femminili nella nazione. I religiosi, che nelle scorse settimane si erano uniti a quanti manifestavano preoccupazione e opposizione alla legge, ritenendola "draconiana e incostituzionale", si dicono "profondamente rattristati dalla firma della Legge antiterrorismo" che, approvata dal Parlamento e firmata dal Presidente Duterte, entrerà in vigore ufficialmente il 18 luglio.<br />Recita il comunicato, co-firmato da p. Cielito R. Almazan, OFM, e da Sr. Marilyn A. Java, RC: "Preghiamo che la Corte Suprema approvi un Ordine temporaneo di sospensione. Confidiamo che le donne e gli uomini della più Alta Corte del paese saranno guidati dal bene comune di tutti e dalla Costituzione filippina. Imploriamo loro che, in queste nuvole di oscurità che si raccolgono, lascino che la luce dello stato di diritto e, in definitiva, la giustizia risplendano sempre più intensamente". Il testo prosegue: "Chiediamo a tutte le donne e gli uomini di buona volontà e a tutti coloro che hanno a cuore i nostri diritti e le nostre libertà: difendete e siate accanto ai poveri e agli oppressi. Verità, giustizia e pace prevarranno".<br />I religiosi, citando un brano biblico della seconda Lettera ai Corinzi si dicono "pressati da ogni parte, ma non schiacciati; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonato; abbattuti, ma non distrutti".<br />Ampi settori della Chiesa cattolica nelle FiIippine condividono e hanno espresso pubblicamente il loro disappunto di fronte alla legge. L'Arcivescovo Socrates Villegas, alla guida della diocesi di Lingayen-Dagupan, ha dichiarato di "rammaricarsi profondamente" della decisione del presidente Rodrigo Duterte di firmare il disegno di legge affermando: "È moralmente sbagliato lasciare i termini di applicazione di un disegno di legge così potente all'interpretazione degli sconsiderati e dei potenti". La Chiesa è certamente contro il terrorismo, ha spiegato, "tuttavia, non desideriamo affrontare la violenza e la rabbia cieca con ancora maggiore violenza o legittimando il terrore", ha affermato. "Vorremmo piuttosto impegnarci nel difficile ma necessario compito di costruire una cultura che ascolta, che non tralascia, che accoglie le differenze. Questa cultura dell'ascolto inclusivo presto spoglierà gli estremisti di ogni ragione. La pace è l'unica via per la pace" ha aggiunto.<br />Anche Mons. Ruperto Santos, Vescovo di Balanga, ha rilevato che "la nuova legge minaccia la libertà di parola, non porterà pace, armonia né ci unirà", esortando a vigilare sulle azioni del governo, a denunciare qualsiasi forma di violazione dei diritti umani, di repressione dello stato e di impunità. <br /> Tue, 07 Jul 2020 12:26:56 +0200