Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - La Pasqua in Africa, tra Covid-19 e liturgie via radiohttp://www.fides.org/it/news/67728-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_La_Pasqua_in_Africa_tra_Covid_19_e_liturgie_via_radiohttp://www.fides.org/it/news/67728-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_La_Pasqua_in_Africa_tra_Covid_19_e_liturgie_via_radioNairobi - La Chiesa non è l’edificio ma è comunione e comunità: i battezzati nei diversi paesi africani non perdono il senso della fede nelle difficoltà delle “messe a distanza”, dovute alla minaccia del coronavirus, trovando soluzioni "creative" per non perdere il contatto con gli altri fedeli e con i sacerdoti. E' comune l'osservanza alle indicazioni dei governi, nonostante le difficoltà nel "distanziamento sociale"<br />Il Covid-19, anche se più lentamente rispetto ad altre parti del mondo, è arrivato da tempo in Africa. Al momento 50 dei 54 Stati sono stati toccati dal fenomeno per un totale di oltre 8000 contagi, 340 morti, 702 guariti. Tutti i governi stanno prendendo misure per contenerlo e le Chiese,e allineate con le direttive politiche e allarmate, vivono la settimana liturgica più importante dell’anno per la prima volta nella storia con forti limitazioni e, allo stesso tempo, pronte a “reinventare” la celebrazione della Passione, morte e la Resurrezione di Cristo, in modi nuovi, creativi, aggiornati al diffondersi del virus. E mass-media come radio , tv e social network come Facebook diventano preziosi strumenti per mantenere il contatto nelle comunità: proponiamo un'ampia panoramica tra le chiese africane, per capire come vivono la Settimana Santa e la Pasqua. <br /><br /> <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://omnisterra.fides.org/articles/view/138">Leggi la news analysis sul sito web di "Omns Terra"</a>Thu, 09 Apr 2020 13:59:09 +0200ASIA/BANGLADESH - Il Triduo pasquale online non scoraggia la partecipazione dei fedelihttp://www.fides.org/it/news/67727-ASIA_BANGLADESH_Il_Triduo_pasquale_online_non_scoraggia_la_partecipazione_dei_fedelihttp://www.fides.org/it/news/67727-ASIA_BANGLADESH_Il_Triduo_pasquale_online_non_scoraggia_la_partecipazione_dei_fedeliDhaka - Le messe e le liturgie del Triduo pasquale sono online per la comunità cattlica in Bangladesh, data l'emergenza Covid-19: lo hanno ribadito i Vescovo cattolici della nazione, invitando i battezzati a prender parte con fede, anhe attraverso i mass media, alle celebrazioni della messa, all'adorazione e alla Via crucis che preparano i fedeli alla Pasqua. La conferenza episcopale cattolica ha ribadito che la Chiesa cattolica osserverà scrupolosamente le indicazioni del governo, al fine di combattere il contagio da coronavirus e non terrà assemblee di fedeli.<br />Nella diverse diocesi si è già iniziato a offrire la Messa online: l'arcidiocesi di Dhaka ha tenuto la messa domenicale sul social network Facebook in diretta dal 29 marzo e l'esperimento può considerarsi riuscito, dato che si sono collegate 61.000 persone .<br />Padre Augustine Bulbul Rebeiro, direttore del Christian Communication Center di Dhaka, afferma a Fides: “Abbiamo attivato la diretta su Facebook per permettere ai fedeli i fedeli di partecipare alla messa. Abbiamo invitato tutti a partecipare attivamente rispondendo come assemblea durante la liturgia e cantando canti adatti".<br />I fedeli hanno partecipato tramite il cellulare, la TV o il computer. Maria Gomes, una insegnante cattolica, dice a Fides : “Da più di due settimane non ho potuto partecipare alla Santa Messa, tramite Facebook. In questa emergenza Covid abbiamo così avuto l'opportunità di seguire e celebrare la nostra Domenica”.<br />Sudhir Gomes, cattolico impegnato in una Ong, afferma: “Quest'anno non ho potuto accostarmi al Sacramento della Confessione prima di Pasqua. Ma il mio cuore si riempie dell'amore per Gesù Cristo con la comunione spirituale. Non potremo essere alla messa di Pasqua in chiesa, ma saremo in contatto con Dio e con gli altri fedeli con la nostra preghiera" - <br />Thu, 09 Apr 2020 13:12:02 +0200ASIA/PAKISTAN - I Vescovi ai fedeli: Pasqua in "santa quarantena" per sconfiggere il Covid-19http://www.fides.org/it/news/67726-ASIA_PAKISTAN_I_Vescovi_ai_fedeli_Pasqua_in_santa_quarantena_per_sconfiggere_il_Covid_19http://www.fides.org/it/news/67726-ASIA_PAKISTAN_I_Vescovi_ai_fedeli_Pasqua_in_santa_quarantena_per_sconfiggere_il_Covid_19Karachi - Sarà una Pasqua vissuta in una "santa quarantena", quella vissuta dai fedeli pakisani. "Non temete in questo momento difficile che il mondo sta attraversando, abbiate fede e speranza in Dio e trascorrete il tempo della quarantena e la Pasua in preghiera durante il blocco imposto dal governo": come appreso dall'Agenzia Fides, è quanti ha detto il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, rivolgendosi al popolo di Dio in occasione della Pasqua. Rivolgendosi ai cristiani in Pakistan, il cardinale ha aggiunto: "Questo momento di chiusura è per noi un momento di pregare di più, trascorrere del tempo con i nostri familiari e unirci alle celebrazioni liturgiche attraverso i mass-media online e le applicazioni sui social media".<br />Le autorità religiose, di tutte le comunità, ha rimarcato il Card. Coutts "seguono le istruzioni dell'OMS e del governo per proteggere il nostro popolo e ridurre la diffusione di questo virus". <br />A Lahore l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, ha chiamato i cristiani in Pakistan per seguire l'esempio di Mosè che, insieme alla sua famiglia, era in quarantena nell'Arca. L'arcivescovo ha dichiarato: “Questo periodo è una santa Quarantena, se trascorriamo il nostro tempo in preghiera, intercedendo per noi stessi e per gli altri. È necessario cambiare il nostro stile di vita per un breve periodo, trascorrere più tempo con i nostri familiari, pregare insieme, e pianificare il tuo futuro", rimarcando che questo periodo "speciale" potrà portare a vivere una Pasqua altrettanto "speciale", all'insegna della preghiera e della carità.<br />L'Arcivescovo Joseph Arshad, alla guida della diocesi cattolica di Islamabad-Rawalpindi, ha incoraggiato a prendere sul serio le istruzioni per proteggersi dal virus, invitando tutti ad "agire come cittadini responsabili e collaborare pienamente con il nostro governo". Il vescovo ha esortato a restare a casa e, in vista della Pasqua "chiedere aiuto e misericordia al Signore in questo momento difficile", per poter vincere le tenebre e risorgere con Lui. La Pasqua invita a "pregare Dio per la speranza e la pace" e, nota l'Arcivescovo, ricorda che "Dio è con noi, non ci ha lasciato in questo momento e non ci lascerà mai. Dobbiamo riporre la nostra speranza in Lui".<br /> Thu, 09 Apr 2020 12:29:00 +0200AFRICA/KENYA - Covid-19, “la Chiesa è vicina al suo popolo in questo momento di paura e sconforto”http://www.fides.org/it/news/67725-AFRICA_KENYA_Covid_19_la_Chiesa_e_vicina_al_suo_popolo_in_questo_momento_di_paura_e_sconfortohttp://www.fides.org/it/news/67725-AFRICA_KENYA_Covid_19_la_Chiesa_e_vicina_al_suo_popolo_in_questo_momento_di_paura_e_sconfortoNairobi - “La Chiesa in Kenya si sta impegnando molto per sensibilizzare la popolazione affinché vengano rispettati i provvedimenti imposti dal governo per contrastare la diffusione della pandemia di Covid-19. E non fa mancare la vicinanza ai fedeli, in questo tempo di sofferenza e isolamento”. Lo riferisce in una intervista rilasciata all’Agenzia Fides padre Robbin Kamemba, sacerdote keniota della Società per le Missioni Africane che opera a Nairobi, parlando delle nuove misure di contenimento introdotte dall’esecutivo: il 6 aprile sono state chiuse quattro contee per 21 giorni. Si tratta dell’area metropolitana di Nairobi e delle contee della costa di Kwale, Mombasa e Kilifi. La decisione è stata presa a seguito di una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, dopo che i casi di coronavirus nel paese sono iniziati a crescere: dai 50 casi di positività confermati a fine marzo, si è arrivati attualmente a 179 casi, tutti monitorati in strutture pubbliche come Mbagathi e Kenyatta Hospital di Nairobi, Coast General Hospital di Mombasa, e anche in cliniche private provviste dei reparti di terapia intensiva. <br />In Kenya non è in vigore un lockdown completo, ma “nonostante molti incoraggiamenti e incentivi a rimanere a casa - racconta padre Robbin - a Nairobi si vedono ancora molte persone fuori che non osservano la distanza sociale nei mercati, nei trasporti pubblici, e si comportano come se nulla stesse accadendo”. <br />La capitale, infatti, guida la triste graduatoria con l’82% dei positivi, da qui la decisione del Presidente Uhuru Kenyatta di chiudere le frontiere in tutta l’area urbana e suburbana di Nairobi. La situazione si complica soprattutto per gli abitanti che vivono in aree a basso reddito, dove si registrano tensioni e scontri con le forze dell’ordine: “Nei quartieri più poveri - prosegue padre Kamemba - molte famiglie possono fare affidamento solo sul guadagno giornaliero: devono quindi poter continuare a svolgere le loro attività. Allo stesso tempo, è responsabilità di tutti ottemperare al coprifuoco dalle 19 alle 5 del mattino”. Anche gli istituti educativi cattolici hanno preso provvedimenti per limitare la diffusione del coronavirus secondo le indicazioni della autorità civili. Tra queste vi sono l'Università Cattolica dell'Africa orientale e il Tangaza University College di Nairobi. Entrambe le istituzioni hanno sospeso le attività in aula sostituendole con lezioni online. “In questo periodo critico, di paura e di sconforto - riferisce il religioso - la Chiesa, attraverso l’utilizzo dei mass-media, offre sostegno, vicinanza e solidarietà ai fedeli, invitandoli a vivere come fratelli e sorelle, e insieme a pregare Dio, affinché ci aiuti a uscire da questa pandemia: sarà la nostra Pasqua di risurrezione”. <br />Nel frattempo, il portavoce del governo kenyota, Cyrus Ognuna, ha reso noto che il paese ha accettato la richiesta dell’Unione Africana e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di ospitare l’African Centre for Disease Prevention and Control , un centro di ricerca medica per il controllo di infezioni e pandemie. La Cina si è offerta di finanziare la costruzione del nuovo istituto, che avrà sede a Nairobi: “Il governo cinese ha investito 72 milioni di euro in questo progetto - riferisce il missionario - una volta completato, l'Africa CDC fornirà opportunità di lavoro ai keniani per specializzazioni e funzioni tecniche, amministrative e di supporto. Questa realtà - conclude p. Robbin - non solo potrà rappresentare una valido contributo nella lotta ad epidemie come quella attuale del coronavirus, ma darà certamente anche un notevole impulso a rafforzare i sistemi sanitari in tutto il continente africano, per costruire comunità resilienti che mettano al centro la persona e la famiglia”.<br /> <br /><br /><br /><br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://youtu.be/jbMSm3006wM">Guarda l'intervista sul canale Youtube dell'Agenzia Fides</a>Thu, 09 Apr 2020 11:41:58 +0200AFRICA/SUD SUDAN - “Le chiese rimangono aperte nei nostri cuori e nelle nostre azioni”, dice il vescovo di Tombura-Yambiohttp://www.fides.org/it/news/67724-AFRICA_SUD_SUDAN_Le_chiese_rimangono_aperte_nei_nostri_cuori_e_nelle_nostre_azioni_dice_il_vescovo_di_Tombura_Yambiohttp://www.fides.org/it/news/67724-AFRICA_SUD_SUDAN_Le_chiese_rimangono_aperte_nei_nostri_cuori_e_nelle_nostre_azioni_dice_il_vescovo_di_Tombura_YambioTombura Yambio – “Non siamo in grado di sostenere altre guerre, ci mancano le forze, la gente è distrutta, senza casa. Prego Dio che si trovi una soluzione al più presto per sconfiggere il virus in tutto il mondo, portare la pace nel nostro Paese e in tutte le altre zone di guerra, perché possiamo farci camminare tutti insieme verso un mondo pacifico. Oggi, pur nella sofferenza della distanza, le chiese rimangono aperte nei nostri cuori e nelle nostre azioni, nella santità del nostro vivere quotidiano. Gli edifici rimangono fisicamente chiusi ma i nostri cuori sono aperti, la nostra vita spirituale continua”. Lo dice all’Agenzia Fides il Vescovo della diocesi di Tambura-Yambio, mons. Eduardo Hiiboro che, in questo delicato frangente, vuole sostenere l’appello al “cessate-il-fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo” lanciato da Papa Francesco, auspicando possa trovare accoglienza anche in Sud Sudan. <br />Il Vescovo rimarca: “L’impegno pastorale che Papa Francesco sta portando avanti per l’intera umanità continua a suscitare in me profonda emozione. E’ sempre presente, in ogni circostanza, sofferenza che riguardi l’umanità. L’ho sperimentato io personalmente e l’intera popolazione del Sud Sudan”. Mons. Hiiboro definisce il Papa “vero buon samaritano, sempre vicino a tutti quanti ne hanno bisogno. Mette a rischio la sua vita, non risparmia forze ed energie, per fare sentire la sua presenza in ogni comunità. Papa Francesco si è sempre dimostrato attore protagonista nel lavoro pastorale e nell’attenzione e cura verso il mondo, è sempre in prima linea vicino alle sofferenze dell’intera umanità. A lui va il mio ringraziamento per essersi esposto da subito in questa pandemia del Covid-19. E’ stato attivo sin dal primo giorno e il suo appello al mondo per lottare contro questa tragedia è solo uno dei segni che dimostrano il suo amore, la sua attenzione, la sua preoccupazione e vicinanza al mondo sofferente. Nel suo appello traspare tutta la sua sofferenza e il suo farsi vicino a noi. Da quando in tutto il mondo c’è un profondo silenzioso, l’umanità è confusa, ha perso la speranza, nessuno sa come gestire questa situazione, Papa Francesco ci incoraggia ad andare avanti e a credere in Dio che è in mezzo a noi, ci protegge e ci salva. Da parte mia, continuo ad incoraggiare la mia diocesi, il sud Sudan e il mondo intero a rimanere in linea con il Papa, lavorare tutti insieme per la pace, per i malati e per la prevenzione dal virus”.<br />Riguardo alla pandemia il Vescovo fa appello all’intera popolazione sudsudanese affinchè vengano rispettate le indicazioni date dal governo, in particolare per la tutela e la salute dei più poveri. “La presenza del virus è particolarmente disastrosa per le fasce più povere, mancano le infrastrutture. Preghiamo il Signore che continui ad aiutarci e rimanerci accanto”<br /> <br />Thu, 09 Apr 2020 11:11:03 +0200EUROPA/ITALIA - “Non abbiate paura”: Messaggio ecumenico per la Pasquahttp://www.fides.org/it/news/67722-EUROPA_ITALIA_Non_abbiate_paura_Messaggio_ecumenico_per_la_Pasquahttp://www.fides.org/it/news/67722-EUROPA_ITALIA_Non_abbiate_paura_Messaggio_ecumenico_per_la_PasquaRoma - “In prossimità della Pasqua di Resurrezione, che le nostre Chiese celebreranno in date diverse , sulla base della fraternità che deriva dal confessare lo stesso Signore, abbiamo sentito il bisogno di tornare ad esprimerci insieme pronunciando una parola comune di fronte alla pandemia che ha colpito il nostro Paese e il mondo intero”. <br />Inizia così il messaggio pasquale che il pastore Luca Maria Negro, Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia , Sua Ecc. Mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone e Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana , e il metropolita Gennadios, Arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta hanno voluto rivolgere ai cristiani d’Italia. <br />“Una volta l’anno – spiega il pastore Negro – come esponenti delle principali confessioni cristiane ci rivolgiamo alle nostre comunità per presentare insieme la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si svolge dal 18 al 25 gennaio. Di fronte all’emergenza coronavirus e in vista di questa Pasqua del tutto anomala, che vivremo in isolamento, abbiamo sentito l’urgenza di pronunciare nuovamente una parola comune, a partire dal messaggio di coraggio e di speranza della resurrezione di Gesù”. <br />Il messaggio ecumenico muove dal Vangelo di Matteo in cui la resurrezione viene annunciata da un terremoto e dall’angelo del Signore che fa rotolare la grossa pietra del sepolcro, provocando in tutti i presenti – guardie e “pie donne” – un grande spavento, per spiegare che c’è una paura che immobilizza, quelle delle guardie - e una che “mette in movimento”, quella delle donne che fa di loro “le prime annunciatrici della resurrezione”.<br />“Come Chiese – dicono gli estensori del messaggio – ci sentiamo chiamate ad essere, come le pie donne, annunciatrici della risurrezione, del fatto che la morte non ha l’ultima parola” e aggiungono che “questa pandemia rafforza altresì in noi la vocazione ad essere insieme, in questo mondo diviso e al contempo unito nella sofferenza, testimoni dell’umanità e dell’ospitalità, attenti alle necessità di tutti e particolarmente degli ultimi, dei poveri, degli emarginati. Con un sentimento di gratitudine speciale a Dio per i tanti che si prodigano senza sosta a fianco di chi soffre”. <br />Raccogliendo l’invito di Papa Francesco, del Patriarca Ecumenico Bartolomeo, del Consiglio Ecumenico delle Chiese e della Conferenza delle Chiese Europee, invitano tutti ad unirsi nella preghiera con le parole che Gesù ci ha insegnato: “Padre nostro che sei nei cieli… liberaci dal Male”. <br />Thu, 09 Apr 2020 21:29:31 +0200ASIA/MYANMAR - Capodanno buddista e Pasqua cristiana in confinamento, causa Covid-19http://www.fides.org/it/news/67723-ASIA_MYANMAR_Capodanno_buddista_e_Pasqua_cristiana_in_confinamento_causa_Covid_19http://www.fides.org/it/news/67723-ASIA_MYANMAR_Capodanno_buddista_e_Pasqua_cristiana_in_confinamento_causa_Covid_19Bagan – In Myanmar nel 2020 la Pasqua cristiana coincide con il Capodanno buddista. Ma i fedeli delle due comunità religiose non potranno celebrare le festività con i consueti riti e assemblee. In vista del “Thingyan”, il capodanno birmano che si celebra dal 13 al 16 aprile, è scattato in tutto il Myanmar, causa Covid-19, un “lockdown”, il confinamento preventivo che per due settimane vieta qualsiasi spostamento o attività pubblica, con piccolissime variazioni tra stato e stato dell’Unione. E’ una scelta che già era nell’aria da settimane dopo che il 23 marzo scorso è stato accertato il primo malato di coronavirus nel paese . L’insolito silenzio si era già notato soprattutto a Bagan, il centro religioso buddista più importante del Myanmar, con la chiusura al pubblico di tutti gli oltre duemila monumenti religiosi buddisti che fanno di questo luogo, tutelato dall’Unesco, un centro spirituale antico ma sempre estremamente vivace e anche una località turistica che attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, stranieri e locali. Per questi ultimi il Thingyan, conosciuto anche come “Festival del nuovo anno” o “Festival dell’acqua” per l’usanza di spruzzarsi vicendevolmente, è dunque un’occasione per visitare parenti e amici ma anche per pregare nei luoghi classici della spiritualità buddista. Un motivo in più per istituire una ferrea “quarantena comunitaria”, iniziata in forma blanda con i primi casi di COvid-19 ma che ha spinto le autorità civili a preoccuparsi degli spostamenti di gente legati al Capodanno, come delle assemblee delle altre comunità religiose, come quelle cristiane. A preoccupare è anche della possibile espansione del contagio legata alle migliaia di frontalieri birmani espulsi dalla Thailandia quando Bangkok ha chiuso le frontiere. Le autorità hanno immediatamente predisposto luoghi di quarantena nei singoli villaggi di residenza dei lavoratori espulsi, utilizzando in molti casi proprio i monasteri. <br />La festività buddista del Thingyan inizia con una giornata dedicata all’uposatha , un moto dello spirito volto alla "purificazione della mente contaminata". Prevede poi anche con un lungo periodo di vacanza sia per chi lavora sia per chi studia. E’ dunque un’occasione di festa anche per le tante minoranze non buddiste del Myanmar che vi partecipano volentieri, all’insegna di piacevoli secchiate d’acqua purificatrici, che quest’anno però non ci saranno: l’emergenza coronavirus lascia tutti all’asciutto. <br /><br /><br />Thu, 09 Apr 2020 11:00:16 +0200AMERICA/PERU' - Covid-19: Caritas Perù aiuta 40 mila famiglie vulnerabili in tutto il paesehttp://www.fides.org/it/news/67721-AMERICA_PERU_Covid_19_Caritas_Peru_aiuta_40_mila_famiglie_vulnerabili_in_tutto_il_paesehttp://www.fides.org/it/news/67721-AMERICA_PERU_Covid_19_Caritas_Peru_aiuta_40_mila_famiglie_vulnerabili_in_tutto_il_paeseLima - Il coordinatore generale della campagna "Caritas di fronte al coronavirus", ha riferito il 3 aprile alla televisione nazionale, che la rete Caritas ha già assistito circa 40 mila famiglie in tutta la nazione, attraverso la consegna di kit alimentari, il servizio di mensa e le campagne di informazione. Queste famiglie vivono in condizioni di estrema povertà e, a causa dell'isolamento sociale obbligatorio, non possono procurarsi entrate economiche anche minime che consentirebbero loro di sopravvivere.<br />Allo stesso modo, il coordinatore ha spiegato che Cáritas Perú, svolgendo il suo ruolo articolato, si è coordinata con la rete delle Caritas Diocesane: "Le donazioni sono distribuite attraverso la Caritas diocesana, in diversi modi. Nel caso di Caritas Lima, il cibo viene preparato nelle sale da pranzo interne delle congregazioni religiose e viene poi distribuito con il supporto dell'esercito e dei comuni, o da loro stessi. In altri casi, all'interno del paese, vengono utilizzati buoni alimentari da consegnare alle famiglie precedentemente identificate oppure la distribuzione viene effettuata casa per casa, tenendo sempre conto delle misure di sicurezza e mantenendo la distanza sociale", si legge nella nota.<br />Le parrocchie, a livello nazionale, hanno svolto il lavoro di censimento delle famiglie più bisognose nelle proprie aree, quelle che sono in estrema vulnerabilità e che non hanno beneficiato di alcun sostegno. Diverse Caritas diocesane stanno conducendo insieme campagne di sensibilizzazione attraverso informazioni sulla prevenzione del coronavirus, con spot radio e volantini che vengono diffusi attraverso i social network. Caritas Perú sta reindirizzando i supporti ricevuti dalle aziende alle Caritas Diocesane, che lo distribuiscono immediatamente alle famiglie più vulnerabili.<br /> Thu, 09 Apr 2020 18:30:59 +0200AMERICA/VENEZUELA - Il focolare come "terra di missione": sussidi per vivere la Settimana Santa in casahttp://www.fides.org/it/news/67719-AMERICA_VENEZUELA_Il_focolare_come_terra_di_missione_sussidi_per_vivere_la_Settimana_Santa_in_casahttp://www.fides.org/it/news/67719-AMERICA_VENEZUELA_Il_focolare_come_terra_di_missione_sussidi_per_vivere_la_Settimana_Santa_in_casaCaracas - La Conferenza episcopale venezuelana condivide una serie di risorse di preghiera e di riflessione in modo che i fedeli possano seguire le celebrazioni della Settimana Santa da casa, in tempi di isolamento sociale. Secondo la nota inviata all'Agenzia Fides, la prima risorsa presentata dalla CEV si chiama "Celebrazione familiare dei giorni santi" e invita a vivere la Settimana Santa come Chiesa domestica. Allo stesso modo, presenta anche il materiale per la "Celebrazione in onore del Nazareno", una forte tradizione venezuelana che si svolge il mercoledì santo. I diversi dipartimenti del Segretariato permanente dell'Episcopato venezuelano hanno preparato sussidi per lo svolgimento di attività che promuovono la celebrazione di ognuno dei giorni santi, in comunione con la celebrazione della Chiesa universale.<br />Il Dipartimento di Animazione Biblica della Pastorale offre "La Pasqua in tempi di pandemia", un compendio di riflessioni dei Vangeli per vivere i giorni santi a casa. Da parte sua, il Dipartimento per l'adolescenza e la gioventù, promuove la "Pastorale della Gioventù del Venezuela, la celebrazione della Pasqua" con una serie di attività per ogni giorno, che invitano alla riflessione personale e all'esperienza familiare, proponendo la casa, il focolare come " terra di missione ". Allo stesso tempo condivide il sussidio per la celebrazione della XXXV Giornata Mondiale della Gioventù della Domenica delle Palme e il Messaggio di Papa Francesco per questo giorno.<br />Tutti i sussidi si possono scaricare dal sito della CEV o dalla pagina Facebook della CEV.<br /> <br />Wed, 08 Apr 2020 11:26:18 +0200VATICANO - Il Presidente delle POM: il Fondo di emergenza, segno della cura del Papa verso le giovani Chiese colpite dalla pandemiahttp://www.fides.org/it/news/67720-VATICANO_Il_Presidente_delle_POM_il_Fondo_di_emergenza_segno_della_cura_del_Papa_verso_le_giovani_Chiese_colpite_dalla_pandemiahttp://www.fides.org/it/news/67720-VATICANO_Il_Presidente_delle_POM_il_Fondo_di_emergenza_segno_della_cura_del_Papa_verso_le_giovani_Chiese_colpite_dalla_pandemiaCittà del Vaticano - "Da quasi un secolo le Pontificie Opere Missionarie sono uno strumento del Papa a beneficio delle Chiese nei territori di missione. Sappiamo che c’è un impatto di questa crisi in tutto il mondo, e sarà tanto più forte in paesi con economie, società o sistemi sanitari fragili. Alcuni si sono già rivolti alle POM per chiedere aiuto. Il nostro quadro di intervento resta quello istituzionale: aiutare e rafforzare le giovani Chiese, in Africa, America Latina, Asia, Oceania, nella loro attività pastorale, tragicamente segnata e sfidata dall’emergenza Covid19": con queste parole, in un'intervista rilasciata all'Agenzia Fides, l'Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, illustra la sorgente, le motivazioni e gli obiettivi dello speciale "Fondo di emergenza" istituito dal Papa presso le Pontificie Opere Missionarie. Il Fondo, con un primo stanziamento di 750mila dollari USA, intende accompagnare e sostenere le comunità colpite dalla diffusione del coronavirus nei cosiddetti "paesi di missione", attraverso le strutture e le istituzioni delle Chiese locali. Questo il testo dell'intervista rilasciata all'Agenzia Fides.<br /><br />- Eccellenza, in che modo questo tempo di pandemia interroga la missione della Chiesa?<br /><br />Uno sconvolgimento di questo genere interroga prima di tutto ogni uomo sul suo essere al mondo, sul suo rapporto con l’altro, sulle priorità della sua vita, sulla sua relazione con Dio. Lo abbiamo sentito in tante esperienze in queste settimane: la malattia ci fa soffrire e ci ridimensiona, non ci lascia indifferenti e uguali. Perciò anche la Chiesa è interrogata, in modo che possa aiutare ogni persona, in tutte le sue dimensioni, a porsi di fronte a questa nuova situazione. Credo che la riflessione del Santo Padre venerdì 27 marzo, in una piazza San Pietro vuota, ha toccato in maniera magistrale proprio queste diverse dimensioni. Tra le tante cose, vorrei mettere in evidenza il tema della precarietà: l’uomo, non solo come individuo – questo succede frequentemente – ma come popolo, questa volta si ritrova di fronte alla sua insufficienza, al suo limite. Come Chiesa dobbiamo chiederci quale risposta diamo all’uomo che oggi si trova drammaticamente di fronte alla sua precarietà nell’esistere.<br /><br />- A che livello la riflessione tocca, in modo specifico, la "missio ad gentes"?<br /><br />E’ proprio qui che si colloca la risposta specifica della Chiesa: incoraggiare l’uomo disorientato a trovare una speranza nel Dio che Gesù ci ha rivelato. Scoprire che Dio ama l’uomo e non lo lascia solo, perché Dio ama tutto ciò che ha creato, come ci ricorda la Scrittura. La "missio ad gentes" è la manifestazione di questo in parole, opere e Sacramenti. La Chiesa annuncia che persino la morte - quella morte che tanto ci fa paura e che spaventosamente bussa alla nostra porta in queste settimane - diventa esperienza di un Dio che dalla croce risorge e ci apre alla vita eterna. <br /><br />- La risposta dei credenti e di molte Chiese, nei vari continenti, è caratterizzata dal dono incondizionato di sé e da autentici slanci di carità: che rapporto hanno, in questo frangente particolare, carità ed evangelizzazione?<br /><br />Siamo in prossimità della Pasqua. Di nuovo Cristo dona tutto sé stesso a noi. Tutto il mistero di Cristo è il dono di sé stesso ad ogni uomo. La Chiesa non fa altro che continuare, nella storia, questo dono di Cristo all’uomo. Perché è una comunità di persone concrete che vivono dell'esperienza di Cristo. Anche in questo momento portiamo Cristo: la sua parola di consolazione, la sua carità che vibra di fronte alla miseria umana, la sua rivelazione di un Dio che è Padre. Anche in questi giorni annuncio del Vangelo e carità si incontrano e si fanno uno: noi annunciamo un Dio che ha dato a sé stesso il nome di carità.<br /><br />- Con quale spirito le Pontificie Opere Missionarie hanno proposto al Papa l'istituzione dello speciale Fondo di emergenza per le vittime di coronavirus nei "territori di missione"?<br /><br />Le Pontificie Opere Missionarie da quasi un secolo sono pontificie perché sono uno strumento del Papa a beneficio delle Chiese nei territori di missione. Essendo un Suo strumento, sembrava evidente che, in questo frangente, dovevamo mostrare un segno che siamo a disposizione del Papa. Peraltro vorrei sottolineare che abbiamo ricevuto sollecitazioni in questo senso anche da alcuni Direttori Nazionali delle POM. La consapevolezza che siamo "del Papa" è viva nelle POM. Inoltre sappiamo che c’è un impatto di questa crisi in tutto il mondo, e sarà tanto più forte in paesi con economie, società o sistemi sanitari fragili. Alcuni si sono già rivolti alle POM per chiedere aiuto. Vogliamo comunque ribadire che il nostro quadro di intervento, attraverso lo speciale Fondo di emergenza Covid-19, resta quello istituzionale: aiutare e rafforzare le giovani Chiese, in Asia, Africa, America Latina, Oceania, nella loro attività pastorale, tragicamente segnata e sfidata dall’emergenza covid19. <br /><br />- Non sembra, questa, una "crisi come le altre", come le tante crisi che hanno attraversato la storia degli ultimi decenni. Quale "lezione" se ne può trarre? Quali nuovi paradigmi per il futuro dell'evangelizzazione?<br /><br />Forse siamo all’inizio di un processo che avrà profonde conseguenze sociali e culturali. Tuttavia mi sembra prematuro formulare analisi sufficientemente lucide. Certamente una lezione che già abbiamo appreso è che siamo tutti legati allo stesso filo, in qualunque parte del pianeta viviamo; e che apparteniamo tutti alla stessa famiglia umana. Forse abbiamo anche compreso che abbiamo bisogno gli uni degli altri e lo stare insieme in famiglia, anche forzatamente, ci dice che abbiamo bisogno di “casa”. Credo anche che abbiamo sperimentato, con maggiore consapevolezza, che abbiamo bisogno di preghiera: lì dove l’uomo fa esperienza dei suoi limiti, Dio appare in tutta la sua forza, perché, parafrasando il Cantico dei Cantici, Dio Amore è più forte della morte.<br /><br />Wed, 08 Apr 2020 12:30:45 +0200AFRICA/NIGERIA - “Il Coronavirus ci rende più umili, ci invita a tornare a Dio e ad essere solidali con i più poveri”http://www.fides.org/it/news/67718-AFRICA_NIGERIA_Il_Coronavirus_ci_rende_piu_umili_ci_invita_a_tornare_a_Dio_e_ad_essere_solidali_con_i_piu_poverihttp://www.fides.org/it/news/67718-AFRICA_NIGERIA_Il_Coronavirus_ci_rende_piu_umili_ci_invita_a_tornare_a_Dio_e_ad_essere_solidali_con_i_piu_poveriAbuja – Un bagno di umiltà per ricordare tutti che occorre ritornare a Dio. Così alcuni Vescovi della Nigeria esortano i fedeli di fronte alla diffusione del coronavirus SARS-CoV-2, che provoca la malattia COVID-19.<br />“Tutte le nazioni, grandi o piccole, sviluppate e non sviluppate, povere e ricche, hanno visto che la tecnologia non può fare molto” ha detto Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Abuja, la capitale federale. “Chiaramente, è un nuovo inizio per l'umanità. Significa che dobbiamo tornare alla regola d'oro dell'amore e del rispetto reciproco. Soprattutto, ha dimostrato che Dio è sul trono, e tutti devono tornare a Lui” ha sottolineato.<br />Anche sua Ecc. Mons. Paulinus Chukwuemeka Ezeokafor, Vescovo di Awka, nella omelia per la Mesa delle Palme, trasmessa in streaming in diretta su Facebook e altri canali online, ha affermato che il “il Coronavirus ha dimostrato che siamo semplici mortali e che non c'è nulla di straordinario negli umani. COVID-19 ha umiliato tutti, compresi quelli che fino a quel momento non vedevano la necessità di chiedere a Dio una soluzione e un aiuto”. Il Vescovo di Awka ha invitato tutti a pregare incessantemente in questo momento di prova, e si è detto ottimista sul superamento di questa difficile situazione. Mons. Ezeokafor ha chiesto ai fedeli di aiutare le famiglie in difficoltà a causa delle misure prese per contenere la pandemia. "Esorto tutti voi a dare a chi è nel bisogno. Dovremmo imparare a dare in ogni momento. Molte persone vivono alla giornata. Molti non possono nutrirsi a sufficienza e tanto meno ora che sono invitati a rimanere a casa. Dobbiamo trovare un modo per assisterle” ha detto Mons. Ezeokafor, che ha annunciato che la diocesi ha avviato un programma di assistenza alimentare per i poveri e che tutti gli organi di beneficenza della Chiesa sono a tal fine mobilitati.<br />Il Cardinale Anthony Olubunmi Okogie, Arcivescovo di Lagos, ha infine affermato che il Covid-19 mette in luce le carenze delle strutture sanitarie della Nigeria causate dalla corruzione. “Quando una leadership di basso livello si combina con l’apparentemente irresistibile tendenza a rubare e a sprecare il denaro della Nigeria, ti ritrovi in un Paese i cui ospedali sono ridotti a semplici sale di consulenza” ha denunciato il Cardinale Okogie.<br />"Non è quindi sufficiente per i nostri legislatori rinunciare ai loro stipendi per due mesi, come hanno offerto, è anche insoddisfacente che i senatori donino metà dei loro stipendi per affrontare COVID-19. Gli enormi stipendi di base e le indennità dei nostri titolari di uffici politici dovrebbero diventare un ricordo del passato. I soldi dovrebbero essere usati per stabilire un regime di erogazione di servizi medici di alta qualità” ha concluso il Cardinale. <br />Wed, 08 Apr 2020 10:47:46 +0200ASIA/TURCHIA - COVID-19: Fondazioni cristiane versano fondi per la campagna di solidarietà voluta da Erdoganhttp://www.fides.org/it/news/67717-ASIA_TURCHIA_COVID_19_Fondazioni_cristiane_versano_fondi_per_la_campagna_di_solidarieta_voluta_da_Erdoganhttp://www.fides.org/it/news/67717-ASIA_TURCHIA_COVID_19_Fondazioni_cristiane_versano_fondi_per_la_campagna_di_solidarieta_voluta_da_ErdoganIstanbul – Anche le Fondazioni turche che fanno capo alle comunità cristiane aderiscono con cospicue donazioni alla “Campagna nazionale di solidarietà” lanciata dal Presidente Recep Tayyip Erdogan per accumulare risorse necessarie a contrastare la diffusione della pandemia da coronavirus in Turchia. Nei giorni scorsi, l’Unione delle Fondazioni armene ha disposto a favore della raccolta fondi voluta da Erdogan il versamento di 500mila lire turche . 100mila lire turche sono arrivate dalla Fondazione legata alla Chiesa siro-ortodossa, mentre 300mila lire turche sono state versate nel fondo di solidarietà dalla Fondazione legata al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. <br />I responsabili delle Fondazioni armene hanno accompagnato la donazione con una dichiarazione in cui era espressa riconoscenza verso la leadership politica turca per l’attenzione mostrata verso i cittadini armeni, mentre nel messaggio diffuso dal Patriarcato di Costantinopoli in occasione dell’annuncio della donazione, sono state inserite espressioni di gratitudine nei confronti degli operatori sanitari che combattono in prima linea per arginare la diffusione della pandemia. <br />Nei giorni scorsi, come riferito dall’Agenzia Fides , l’ebreo Moris Levi, rappresentante delle Fondazioni delle comunità religiose di minoranza in senso alla Assemblea nazionale delle Fondazioni turche, aveva già anticipato ai media turchi che tutto il comparto delle Fondazioni da lui rappresentato, senza eccezioni, si era già attivato per rispondere in tempi brevi alla richiesta di solidarietà concreta espressa dal Presidente turco, mentre Isaak Haleva, Il Rabbino Capo della comunità ebraica in Turchia, aveva già espresso l’intenzione di devolvere alla campagna di raccolta donazioni, l’equivalente di cinque mensilità del suo stipendio personale. <br />Il 30 marzo, Erdogan ha lanciato la "Campagna nazionale di solidarietà" per sostenere la lotta al contagio da coronavirus, condotta sotto gli slogan volti a affermare “l’autosufficienza” della Turchia in tale battaglia. Erdogan ha inaugurato la raccolta di donazioni annunciando di aver devoluto a favore della campagna l’equivalente sette mensilità del suo stipendio personale, e sottolineando che l’iniziativa punta a sostenere soprattutto coloro che nella vita quotidiana fanno più fatica a livello economico, a partire dai lavoratori che stanno perdendo il salario. <br />In Turchia la diffusione della pandemia da coronavirus ha superato la soglia ufficiale dei 30mila contagi. I decessi secondo le cifre ufficiali sono al momento meno di 800, ma i dati sull'infezione indicano la Turchia come uno dei Paesi il cui numero di casi confermati appare in più rapida ascesa. Il Presidente Erdogan ha finora resistito alle richieste di disporre il blocco totale delle attività lavorative provenienti da rappresentanti sindacali, istituzioni sanitarie e politici dell'opposizione.<br />In Turchia le circa 170 Fondazioni legate a minoranze etniche e religiose presenti in Turchia – comprese quelle animate da ebrei e da cristiani armeni, greci, assiri, siri, caldei, bulgari e georgiani – operano secondo le disposizioni e i regolamenti definiti dalla Direzione generale delle Fondazioni. Negli ultimi anni, tali organismi versano in una situazione di incertezza e disagio istituzionale: nel 2013 era stato steso un nuovo regolamento per ridefinire i rapporti delle Fondazioni con gli apparati governativi e il loro funzionamento interno, ma tale regolamento di fatto non è mai entrato in vigore, impedendo di rinnovare le cariche dirigenziali delle singole istituzioni. Wed, 08 Apr 2020 10:23:07 +0200AMERICA/COLOMBIA - Via Crucis digitale animata dai giovani “per la salute del mondo”http://www.fides.org/it/news/67716-AMERICA_COLOMBIA_Via_Crucis_digitale_animata_dai_giovani_per_la_salute_del_mondohttp://www.fides.org/it/news/67716-AMERICA_COLOMBIA_Via_Crucis_digitale_animata_dai_giovani_per_la_salute_del_mondoBogotà - In tempi di COVID-19, la Società San Paolo ha realizzato una “Via Crucis digitale”, coinvolgendo giovani provenienti da diversi paesi non solo dell'America Latina: Colombia, Cile, Paraguay, Costa Rica, Perù, Messico, Stati Uniti, Canada, Venezuela e Spagna. Tutti hanno partecipato a questo progetto per unirsi in preghiera per la salute del mondo, per pregare per le vittime provocate da questa pandemia e per il vuoto che molte famiglie sperimentano perdendo i propri cari.<br />Fedeli alla loro missione carismatica di evangelizzare attraverso i mezzi della comunicazione sociale, i Paolini hanno così voluto collegare i giovani di diversi paesi, per vivere questa pratica quaresimale dalle loro case, attraverso la preghiera, il canto e messaggi di unità familiare e di rispetto per le disposizioni del governo di rimanere a casa . Questo progetto audiovisivo è stato pubblicato sulla Fanpage di San Pablo Colombia e sul canale ufficiale San Pablo su YouTube collegato ad altri paesi, in modo che diverse famiglie e molti giovani abbiano l'opportunità di vivere un incontro con il Signore attraverso i social network, in questo periodo di pandemia. <br />Wed, 08 Apr 2020 09:47:42 +0200AMERICA/MESSICO - I Vescovi lanciano “Appostolica”, per rimanere uniti intorno ai pilastri della fede in tempi di pandemiahttp://www.fides.org/it/news/67715-AMERICA_MESSICO_I_Vescovi_lanciano_Appostolica_per_rimanere_uniti_intorno_ai_pilastri_della_fede_in_tempi_di_pandemiahttp://www.fides.org/it/news/67715-AMERICA_MESSICO_I_Vescovi_lanciano_Appostolica_per_rimanere_uniti_intorno_ai_pilastri_della_fede_in_tempi_di_pandemiaCittà del Messico – I Vescovi del Messico hanno presentato l'applicazione per telefoni cellulari “Appostolica”, “la Chiesa adesso più vicina a te”, strumento gratuito “per unire il popolo di Dio attorno ai pilastri della nostra fede: la Parola di Dio, il Magistero, la Liturgia e la Preghiera”. Attraverso l’app è possibile “portare sempre la Bibbia con te”, leggendo i libri, i capitoli e i versetti che si ricercano; avere i testi della liturgia di ogni giorno della settimana, sia delle messe che della liturgia delle ore; conoscere i testi ecclesiali più importanti; cercare le parrocchie, con gli orari e le attività…e molto altro. Si tratta della prima versione dell'applicazione, sperando che con la collaborazione di tutti, migliorerà nei futuri aggiornamenti. <br />Come informa il comunicato della Conferenza episcopale messicana , pervenuto all’Agenzia Fides, “Appostolica è il risultato del lavoro della Conferenza dell'Episcopato messicano. Questa applicazione è presentata in questi giorni particolarmente difficili, in cui molte persone riescono a rimanere in contatto attraverso le moderne tecnologie informatiche”.<br />I Vescovi sottolineano che quest’ultimo strumento tecnologico è in continuità con la lunga tradizione comunicativa della Chiesa, che “fin dall'inizio della sua storia, ha intrapreso la missione di proclamare il Vangelo in tutto il mondo e per questo ha fatto uso dei mezzi di comunicazione alla sua portata”. Citano quindi San Giovanni Paolo II, che ha affermato che "la Chiesa si sentirebbe in colpa davanti a Dio se non avesse usato questi potenti mezzi, che l'intelligenza umana sta perfezionando sempre di più". Per scaricare l'applicazione: appostolica.com.<br />Il comunicato, firmato dal Presidente, dal Segretario generale e dal Tesoriere della CEM, oltre che dai due Vescovi presidenti della Commissione episcopale per la Comunicazione e di quella per la Pastorale liturgica, si conclude affidando “nelle mani di nostra Madre Maria, la salute dei malati, tutto il popolo di Dio che in questi giorni soffre a causa dell'emergenza sanitaria COVID-19”. <br />Wed, 08 Apr 2020 09:44:30 +0200EUROPA/ITALIA - Scalabriniane: nella lotta al Coronavirus non dimentichiamo le condizioni sanitarie dei migrantihttp://www.fides.org/it/news/67714-EUROPA_ITALIA_Scalabriniane_nella_lotta_al_Coronavirus_non_dimentichiamo_le_condizioni_sanitarie_dei_migrantihttp://www.fides.org/it/news/67714-EUROPA_ITALIA_Scalabriniane_nella_lotta_al_Coronavirus_non_dimentichiamo_le_condizioni_sanitarie_dei_migrantiRoma – “La crisi dettata dal coronavirus non può abbandonare il lavoro che si sta facendo a tutela degli ultimi. L’appello del Santo Padre non può essere dimenticato e, anzi, deve essere frutto di una nuova valorizzazione delle comunità, delle istituzioni e delle realtà sanitarie che sono impegnate sotto diversi punti di vista”. Lo chiede suor Neusa de Fatima Mariano, Superiora generale delle Suore missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, da sempre impegnate nell’assistenza dei migranti. <br />“Tra gli ultimi, desidero ricordare anche i mille migranti giunti sulle coste di Malta. Testimoniano la necessità di non interrompere la catena degli aiuti – aggiunge suor Neusa nella nota inviata a Fides – E’ vero che le nazioni europee si trovano ora ad avere un nuovo fronte in casa, ma è grazie anche alla solidarietà che uniti si potrà vincere contro questa pandemia e risollevare un’economia ora in ginocchio. In Italia, giustamente adesso tutta la nostra attenzione è volta a questa pandemia, che tra l'altro sta toccando diversi campi di rifugiati”.<br />Suor Neusa richiama le parole di Papa Francesco: “Non ci interessano i numeri, come ci ricorda il Papa, così come non possiamo fare l'equazione Covid 19 uguale migranti, oppure che i migranti siano immuni da questo virus. Invece vorremmo sollevare l'attenzione sulle condizioni in cui vivono i migranti, proprio nei centri di accoglienza. Promiscuità e condizioni sanitarie precarie non dovrebbero mai esserci. Oggi più di ieri l’igiene del luogo in cui si trovano è più che mai essenziale. Questo vale per loro ma anche per i tanti anziani che si trovano a vivere nelle case di cura”. <br />Wed, 08 Apr 2020 08:26:51 +0200ASIA/THAILANDIA - Covid-19, “la paura è sproporzionata e visibile”, dice un missionariohttp://www.fides.org/it/news/67713-ASIA_THAILANDIA_Covid_19_la_paura_e_sproporzionata_e_visibile_dice_un_missionariohttp://www.fides.org/it/news/67713-ASIA_THAILANDIA_Covid_19_la_paura_e_sproporzionata_e_visibile_dice_un_missionarioChiang Mai – “La Chiesa cattolica ha sospeso ogni attività liturgica e pastorale, con la partecipazione del popolo, fino a dopo Pasqua, e ha diffuso materiale informativo e preventivo, invitando alla celebrazione domestica” scrive all’Agenzia Fides don Attilio De Battisti, missionario italiano fidei donum a Chiang Mai, riguardo alla "Pasqua inusuale" a causa del Covid-19. “Anche qui in Thailandia si riprendono e si propongono le iniziative e le celebrazioni del Triduo presiedute dal Papa, anche se gli orari non favoriscono il collegamento in diretta; ma i testi e soprattutto le immagini circolano velocemente.”<br />“Noi missionari - prosegue don Attilio - stiamo bene, e i fedeli manifestano solidarietà per le nostre famiglie, per i benefattori e per tutti i nostri connazionali. Non siamo in pericolo, e abbiamo applicato le disposizioni della Diocesi. A livello pastorale ci è proibito raggiungere le comunità che vivono in aree remote, sui monti: in alcuni casi la paura le ha portate ad auto-isolarsi. La Caritas e l'Ufficio di Pastorale Sociale hanno incoraggiato la generosità per l’acquisto di mascherine e l’aiuto alle comunità più lontane, nella lotta contro gli incendi.”<br />Don Attilio scrive che, stando ai dati del Ministero della Salute, al 6 aprile 2020, la Thailandia conta 2.220 contagiati e 26 vittime, quasi tutte thailandesi con una età media di 35 anni. “Da questi numeri ricaviamo che la situazione non è grave o allarmante, ma è sotto controllo. Tuttavia il livello di paura, alimentato dal bombardamento mediatico, è sproporzionato e visibile. Le immagini di Cina e Italia stanno facendo il giro del mondo e generano commenti che vanno dalla commiserazione all’orgoglio nazionale. La diffusione veloce di informazioni sui social media, come Facebook, Line, Youtube, Tik Tok, aggiunta alla quasi totale assenza di capacità critica ,permette la virale circolazione di notizie banali, allarmanti, semplicistiche, se non false o inesatte, generando sentimenti e azioni incomprensibili. Anche qui si esauriscono alcuni prodotti di base , si manifestano paure esagerate e, di conseguenza, scelte scomposte. Il governo ha replicato provvedimenti di ‘quarantena’ e blocchi messi in atto in altre nazioni, senza però un coordinamento e una campagna di informazione ben fatta. Le provincie hanno attivato pochissime iniziative a sostegno dei vulnerabili o dei potenziali ‘contagiatori’ ".<br />Il missionario offre una panoramica della situazione: "Il contatto con i paesi stranieri e anche con quelli limitrofi è attualmente bloccato. Tutte le compagnie aeree hanno sospeso il calendario normale. Via terra gli spostamenti, con qualche avvertenza, continuano normalmente. Il cibo consegnato a domicilio da giovani in moto, senza precauzioni, è la regola; si lanciano programmi di sostegno sociale senza verifiche e comunque sembrano provvedimenti palliativi . I templi buddisti hanno chiuso dopo quasi 15 giorni dalle indicazioni ufficiali e sembrano molto flessibili sulle date future. Le attività economiche continuano regolarmente, ma i locali del divertimento, mercatini turistici, ristoranti e strutture alberghiere sono chiuse. Le mascherine qui sono in uso già da tempo, per vincere il permanente stato di inquinamento dell’aria . E stata spostata la data del Capodanno thailandese e ci sono posti di controllo sanitario sulle strade, all’ingresso dei Centri commerciali e dei grandi mercati. Le scuole sono in vacanza fino a fine aprile ma sono stati sospesi tutti i corsi di recupero, le iniziative didattiche estive, i campi scuola e le attività sportive".<br />Infine don Attilio riferisce che "non si parla apertamente della capacità o incapacità delle strutture sanitarie di far fronte a un eventuale exploit di infezioni". Sul versante economico, "non si indicizzano i numeri di chi perde il lavoro o chiude l’attività. I 10 paesi del gruppo ASEAN iniziano a comportarsi come estranei: il Vietnam e il Myanmar bloccano o limitano l’esportazione del loro riso, probabilmente saranno seguiti dal Laos. Le grandi opere si bloccano e i lavoratori pagati a giornata stanno a casa. I prezzi stanno aumentando vertiginosamente e non c’è nessuna associazione consumatori che vigili o segnali gli abusi.” <br />Wed, 08 Apr 2020 18:06:41 +0200AFRICA/CAMERUN - Per la "crisi coronavirus", si fermano gli scontri armatihttp://www.fides.org/it/news/67712-AFRICA_CAMERUN_Per_la_crisi_coronavirus_si_fermano_gli_scontri_armatihttp://www.fides.org/it/news/67712-AFRICA_CAMERUN_Per_la_crisi_coronavirus_si_fermano_gli_scontri_armatiBamenda - “La diffusione della pandemia in Africa è una dramma epocale ma può avere, in alcuni casi, anche inattese ricadute positive”, afferma all’Agenzia Fides Mons. Cornelius Fontem Esua, Arcivescovo emerito di Bamenda, capoluogo delle regioni anglofone del Camerun. “Qui da noi, ad esempio, gli scontri tra i separatisti della Repubblica di Ambazonia e l’esercito sono molto diminuiti, se non sospesi, e non abbiamo notizie di combattimenti da settimane. Una decina di giorni fa, poi, Samuel Ikome Sako, presidente ad interim della Repubblica Federale di Ambazonia, ha annunciato un lockdown totale, con la chiusura dei confini delle regioni anglofone a causa del virus. Fino a questo momento i separatisti stanno rispettando la direttiva: si nota una calma generale nell’area, non ci sono stati casi di confronto diretto con i militari né rapimenti da parte degli ‘Amba Boys’ ”.<br />Tedesco fino alla fine della Prima guerra mondiale, il Camerun venne diviso tra le potenze vincitrici in due parti: l’80% del territorio venne assegnato alla Francia, il restante 20% - la parte sud-occidentale, prossima alla alla Nigeria – andò al Regno Unito. Dopo l’indipendenza, le forze politiche delle regioni anglofone, viste frustrate le richieste di autonomia, entrarono ufficialmente in conflitto con Yaoundè e le tensioni tra le regioni anglofone e il governo centrale, sempre latenti, negli ultimi anni si sono trasformate in guerra vera e propria. “L’esercito, in ogni caso, continua a pattugliare le strade – riprende Mons. Esua – con carri armati e in alcuni casi, specie nei villaggi, ci sono stati agguati o uccisioni. Ma, nel complesso, udiamo meno rumori di spari o scontri a fuoco qui a Bamenda e speriamo davvero che l’emergenza dovuta alla diffusione del virus porti tutti gli attori in campo a ripensare alle proprie strategie e ad arrivare a un accordo”.<br />Il bilancio dei contagi di Covid-19 in Camerun, nel frattempo, è salito a circa 700 con una decina di morti.<br /> <br />Tue, 07 Apr 2020 12:59:10 +0200ASIA/SIRIA - Pasqua di carità per cristiani e musulmani anche nell’area ancora controllata da jihadistihttp://www.fides.org/it/news/67710-ASIA_SIRIA_Pasqua_di_carita_per_cristiani_e_musulmani_anche_nell_area_ancora_controllata_da_jihadistihttp://www.fides.org/it/news/67710-ASIA_SIRIA_Pasqua_di_carita_per_cristiani_e_musulmani_anche_nell_area_ancora_controllata_da_jihadistiIdlib – In Siria, la minaccia della pandemia da Coronavirus incombe su una realtà devastata dagli anni della guerra, che nella Provincia nord-occidentale di Idlib vede ancora perpetuarsi una situazione di conflitto armato che coinvolge esercito governatico, truppe russe, milizie jihadiste anti-Assad e reparti militari turchi. <br />Nella valle dell’Oronte, nei tre villaggi di Knaye, Yacoubieh e Gidaideh – a circa 50 Km da Idlib - , sono ancora presenti centinaia di cristiani insieme ai sacerdoti Hanna Jallouf e Luai Bsciarat, ambedue francescani della Custodia di Terra Santa, rimasti a svolgere la propria opera pastorale in quel territorio ancora sottoposto al dominio dei miliziani jihadisti di Tahrir al Sham, oppositori del governo siriano. <br />Negli ultimi giorni, il conflitto militare nell’area ha assunto un livello di semi-tregua, sia a causa delle precauzioni prese dalle diverse parti coinvolte per evitare il contagio da Covid-19, sia soprattutto a causa dell’accordo per il cessate il fuoco negoziato a inizio marzo tra Russia e Turchia, forze che sul terreno del conflitto sostengono rispettivamente l’esercito governativo siriano e le milizie anti-Assad. Nelle ultime settimane, turchi e russi si sono accordati per pattugliare in maniera congiunta l’autostrada M-4, via di comunicazione strategica ancora controllata dai miliziani jihadisti. <br />In tale situazione sospesa, mentre continuano spostamenti tattici delle truppe sul campo, Padre Hanna Jallouf ha diffuso una richiesta di solidarietà concreta, raccolta dalla Associazione italiana "Aiutiamo la Siria Onlus”, e da concretizzare nei giorni della festa di Pasqua, per aiutare anche gli abitanti della valle dell’Oronte a percepire «che Cristo è risorto anche per loro e non sono abbandonati dalla Chiesa universale». <br />Nella sua lettera di richiesta, diffusa da “Aiutiamo la Siria”, padre Hanna delinea sinteticamente il contesto in cui lui e padre Luai Bsciarat continuano a portare avanti la loro opera pastorale: «Lavoriamo nel nord della Siria martoriata. Serviamo la comunità cristiana che è rimasta qui, nei villaggi dell’Oronte; sono circa 210 famiglie che appartengono sia alla Chiesa cattolica, sia anche alla Chiesa armena ortodossa e a quella greco ortodossa. Siamo gli unici religiosi che sono rimasti di tutto il clero che si trovava nella Provincia di Idlib prima della guerra». La missione dei due parroci li porta a aiutare le famiglie «nelle diverse necessità: viveri, elettricità, acqua, scolarità per i ragazzi». E la forma di sostegno da loro messa in atto per Pasqua consisterà nella semplice distribuzione di 25 euro ad ogni nucleo familiare, comprese «35 famiglie musulmane già aiutate dalla Chiesa». <br />Nell’ottobre 2014 il francescano Hanna Jallouf, parroco di San Giuseppe a Knaye era stato prelevato insieme ad alcuni parrocchiani dai jihadisti di al-Nusra. In quell'occasione il prelevamento era avvenuto dopo che lo stesso padre Jallouf, per denunciare le espropriazioni e i saccheggi subiti dalla parrocchia da parte dei miliziani, aveva fatto ricorso al tribunale islamico, l'organo istituito nell'area sotto il controllo degli islamisti per amministrare la giustizia secondo la legge islamica. Padre Jallouf, e poi i suoi parrocchiani, erano stati rilasciati nel giro di pochi giorni.<br />Durante la Quaresima, l'Associazione “Aiutiamo la Siria” ha sostenuto anche un progetto coordinato dal fratello marista Georges Sabe di Aleppo, che consiste nella distribuzione di frigoriferi e lavatrici a 45 famiglie sfollate dalla città siriana durante il periodo dei bombardamenti di poter rientrare nelle loro case – saccheggiate durante la guerra - e riprendere una vita normale. . <br />Tue, 07 Apr 2020 12:05:30 +0200AFRICA/SUDAFRICA - Covid-19: “Condividiamo il nostro cibo con i poveri” appello di un Vescovo al clerohttp://www.fides.org/it/news/67709-AFRICA_SUDAFRICA_Covid_19_Condividiamo_il_nostro_cibo_con_i_poveri_appello_di_un_Vescovo_al_clerohttp://www.fides.org/it/news/67709-AFRICA_SUDAFRICA_Covid_19_Condividiamo_il_nostro_cibo_con_i_poveri_appello_di_un_Vescovo_al_cleroJohannesburg – “Questa è una malattia umiliante che attraversa l'umanità in tutto il mondo senza considerare se si è ricchi o poveri. È un minuscolo germe invisibile che sta causando il caos più delle armi di guerra più potenti. I ricchi non possono proteggersi da essa né possono curarsi perché non esiste ancora alcuna cura contro di essa” afferma Sua Ecc. Mons. Sithembele Sipuka, Vescovo di Mthatha, in Sudafrica, in un messaggio dedicato alla diffusione del Coronavirus. “A differenza dell'HIV/AIDS che viene in gran parte acquisito attraverso lo stile di vita e che a volte può portare a atteggiamenti di giudizio e alla stigmatizzazione, il Covid-19 non offre alcuna possibilità di puntare il dito perché nessuno può ritenersi completamente al riparo dal rischio di infezione da Coronavirus. Circa 100 sacerdoti sono morti in Italia da Covid-19” sottolinea Mons. Sipuka.<br />In Sudafrica sono stati registrati 1.686 casi di Covid-19. Le autorità hanno imposto un lock down dal 26 marzo fino al 16 aprile. Mons. Sipuka, ricorda però che “con le nostre pessime condizioni economiche, in particolare per le persone che vivono in insediamenti informali, non c'è certezza che il blocco avrà successo come in Cina”. “Basti solo pensare a una famiglia che vive in una stanza fatta di lamiera ondulata: se uno solo dei suoi componenti è infetto sarà difficile non avere un contagio dell’intero nucleo familiare”.<br />“Già nell'insediamento informale di Città del Capo di Khayelitsha è stato registrato un caso di infezione” ricorda il Vescovo. “C'è quindi motivo per essere preoccupati e spaventati, perché una volta che questa pandemia colpisce le aree povere, decimerà un numero enorme di persone” afferma Mons. Sipuka che rimarca che “vi sono un numero crescente di infezioni ogni giorno, ed è preoccupante che le infezioni provengano ora dalle comunità invece che dall'esterno”.<br />“Preghiamo Dio che il blocco porti l'effetto desiderato e che le persone possano continuare a vivere” scrive il Vescovo, pensando alle conseguenze economiche sulle persone più deboli. “Cosa possiamo fare per queste persone adesso, mi chiedo, perché non siamo in grado di uscire, anche se potremmo aiutare alcuni con i pacchi alimentari? Cosa dovremmo fare al termine del blocco, perché ci sono tutte le indicazioni che la situazione peggiorerà economicamente? Sempre più persone non potranno permettersi i beni di prima necessità”<br />Mons. Sipuka lancia quindi un appello al clero e ai religiosi: “condividere il nostro cibo perché le risorse dei soli fedeli non saranno sufficienti”. <br />Tue, 07 Apr 2020 10:37:55 +0200AMERICA/NICARAGUA - Il governo proibisce le iniziative di prevenzione medica promosse dal Vescovo di Matagalpa per combattere la pandemiahttp://www.fides.org/it/news/67708-AMERICA_NICARAGUA_Il_governo_proibisce_le_iniziative_di_prevenzione_medica_promosse_dal_Vescovo_di_Matagalpa_per_combattere_la_pandemiahttp://www.fides.org/it/news/67708-AMERICA_NICARAGUA_Il_governo_proibisce_le_iniziative_di_prevenzione_medica_promosse_dal_Vescovo_di_Matagalpa_per_combattere_la_pandemiaMatagalpa - Il Ministero della Salute ha proibito a Mons. Rolando Álvarez, Vescovo della diocesi di Matagalpa, di realizzare un progetto di prevenzione medica di fronte alla diffusione di covid-19, che sarebbe iniziato questa settimana, come riportato nei suoi messaggi sui social network. Questa iniziativa della diocesi mirava a promuovere campagne di informazione sul coronavirus, consultazioni mediche per telefono e valutazioni in 6 centri medici che sarebbero stati inaugurati nei comuni di Matiguás, Sébaco, Esquipulas, Tuma e nella città di Matagalpa. "Il MINSA mi ha appena informato che non posso realizzare il progetto dei Centri di prevenzione medica, nemmeno il call center. Voglio dire pubblicamente che, come diocesi, volevamo solo lavorare per la salute del nostro popolo e non ci è stato permesso", ha denunciato il Presule sul suo account Twitter.<br />La denuncia del Vescovo avviene in un momento drammatico per il popolo del Nicaragua, perché è l'unico paese in tutto il continente Americano a non aver preso alcuna misura nazionale contro la pandemia. C'è molta confusione e caos anche a livello politico, dopo che la ministro della sanità è stata congedata per aver convocato una conferenza stampa alla quale non si è poi presentata.<br />Il direttore esecutivo dell'Alleanza Civica per la Giustizia e la Democrazia, Juan Sebastián Chamorro, ha denunciato che il paese vive una assenza di leadership in un momento cruciale. Secondo la nota pervenuta a Fides, Chamorro ha fatto queste dichiarazioni perché il Presidente Ortega ha annullato ogni presenza pubblica da più di 25 giorni. Dinanzi a questa assenza del capo di stato, i gruppi sociali, gli imprenditori e la Chiesa cattolica si stanno organizzando per aiutare la popolazione.<br />Una delle iniziative alla quale si erano uniti diversi medici della zona di Matagalpa era quella della diocesi guidata da Mons. Rolando Álvarez. In una conferenza stampa il Vescovo aveva affermato che era prevista l'adozione di una misura preventiva, in considerazione del fatto che "il governo nicaraguense non ha adottato misure restrittive, raccomandate dall'OMS, per prevenire il contagio".<br />A questo proposito, Mons. Álvarez aveva affermato che la MINSA, Ministero della Salute, ha notificato l'esistenza di cinque casi positivi in ​​tutta la nazione. Da questa cifra, aveva affermato il Presule, gli esperti stimano che nei prossimi giorni ci potrebbe essere un aumento del numero di persone infette corrispondere al 30 per cento della popolazione, di cui il 10 per cento richiederebbe cure mediche, e il 4 per cento sarà in condizioni critiche. <br />Se i pazienti critici fossero ricoverati in terapia intensiva, potrebbero verificarsi tre scenari, aveva osservato. Primo: il 12 per cento a rischio di morte se tutti accedessero alla terapia intensiva; il secondo scenario prevede un rischio di morte del 50 per cento se solo la metà riesce ad accedere alla terapia intensiva; il terzo scenario prevede un terribile rischio di morte del 90 per cento dei pazienti, se solo il 10 per cento di tutti i pazienti in condizioni critiche dovesse entrare. Per questo motivo, il Vescovo aveva espresso la sua preoccupazione e ritenuto importante avviare queste iniziative per adottare misure drastiche volte ad "abbassare la curva di contagio ed evitare il collasso del sistema sanitario" raggiungendo tutti i livelli sociali di Matagalpa.<br /> <br />Tue, 07 Apr 2020 10:34:24 +0200