Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/ETIOPIA - Libere le suore arrestate ad Addis Abeba: stanno tutte benehttp://www.fides.org/it/news/71460-AFRICA_ETIOPIA_Libere_le_suore_arrestate_ad_Addis_Abeba_stanno_tutte_benehttp://www.fides.org/it/news/71460-AFRICA_ETIOPIA_Libere_le_suore_arrestate_ad_Addis_Abeba_stanno_tutte_beneAddis Abeba – Sono state scarcerate suor Letemaryam Sibhat, suor Tiblets Teum, suor Abeba Tesfay, suor Zaid Moss, suor Abeba Hagos e suor Abeba Fitwi, appartenenti alla Congregazione delle Figlie della Carità San Vicenzo de Paoli che erano state arrestate dalle forze di polizia etiopi il 30 novembre 2021 ad Addis Abeba.<br />Nel primo pomeriggio di sabato 15 gennaio è stata liberata anche suor Abrehet Teserma, delle Orsoline di Gandino, come conferma il cooperante Matteo Palamidesse. Suor Teserma è tornata nella sua comunità a Shola. <br />Altre fonti locali confermano all’Agenzia Fides che le religiose si trovano tutte in buona salute.<br />Non si hanno ancora notizie di 2 diaconi e due suore di Kobo, che rimangono in stato di detenzione insieme a migliaia di altri etiopi di origini tigrine dislocati e detenuti in luoghi in gran parte non ben precisati.<br /> Sun, 16 Jan 2022 20:04:28 +0100AFRICA/EGITTO - Il “Crislam” non esiste. Il giudice Mahmud Salam smaschera le fake news sul Documento di Abu Dhabihttp://www.fides.org/it/news/71459-AFRICA_EGITTO_Il_Crislam_non_esiste_Il_giudice_Mahmud_Salam_smaschera_le_fake_news_sul_Documento_di_Abu_Dhabihttp://www.fides.org/it/news/71459-AFRICA_EGITTO_Il_Crislam_non_esiste_Il_giudice_Mahmud_Salam_smaschera_le_fake_news_sul_Documento_di_Abu_DhabiIl Cairo – Le campagne alimentate in Occidente e nei Paesi arabi per far credere che il Documento sulla Frtellanza umana punterebbe a fondere le diverse fedi in una “Religione mondiale unitaria” sono in realtà vanno respinte come “false narrazioni” costruite a arte, manipolando i dati di realtà. Lo afferma con chiarezza Mohamed Mahmoud Abdel Salam, Giudice del Consiglio di Stato egiziano, in un argomentato intervento rilanciato in arabo anche dal sito web abouna.org. <br />Il Giudice Mahmud Salam scrive con cognizione di causa: in qualità di Consigliere dello Sheikh Ahmed al Tayyeb, Grande Imam di al Azhar, è stato coinvolto in prima persona – insieme anche al sacerdote egiziano Yoannis Lahzi Gaid, a quel tempo Segretario personale del Pontefice – nel processo di stesura del Documento sulla Fratellanza umana per la Pace mondiale e la convivenza comune sottoscritto dal Grande Imam e da Papa Francesco a Abu Dhabi il 4 febbraio 2019. Nell'agosto 2019, Mahmud Salam è diventato Segretario del Comitato Superiore per la Fratellanza umana organismo creato per favorire iniziative ispirate ai contenuti del Documento di Abu Dhabi.<br /><br />Nel suo intervento, il Giudice egiziano – che ha contribuito anche alla elaborazione di dispositivi di legge per contrastare violenze e soprusi commessi in nome della religione – ripropone in sintesi il contesto in cui è maturato il Documento di Abu Dhabi, e le motivazioni che hanno condotto alla sua pubblicazione. Per decenni – nota Mahmud Salam - i media occidentali hanno rappresentato l'Oriente in generale, e il mondo arabo in particolare, come aree infestate da intolleranza religiosa e persecuzioni. Per lungo tempo, in quelle regioni, le contrastanti agende politiche delle forse in conflitto hanno puntato a sfruttare la religione per perseguire i propri disegni. Argomenti religiosi sono stati sfruttati da diversi progetti di egemonia e di dominio per giustificare uccisioni, deportazioni, espropriazioni illegali di terre. E nonostante tutto questo, anche nelle regioni del Medio Oriente in molte fasi della storia “hanno prevalso tolleranza e convivenza”. Il Documento di Abu Dhabi – rimarca il giudice egiziano – è stato concepito come appello alla pace e alla convivenza “rivolto a tutti gli esseri umani, credenti e non credenti”: Ma intorno a tale iniziativa si è sviluppata negli ultimi tempi “una falsa narrativa”, che la denigra presentandola come un tentativo di creare “una nuova religione, chiamata ‘religione abramitica’ ”. <br />Tale pseudo-narrativa, alimentata da circoli operanti sia in Occidente che in Medio Oriente, prende a bersaglio e pretesto delle sue campagne soprattutto la “Casa della famiglia abramitica”, complesso interreligioso in costruzione a Abu Dhabi su ispirazione del Comitato per la Fratellanza umana, che vedrà sorgere su uno stesso terreno una chiesa una moschea, una sinagoga e un centro culturale. “Alcuni siti web e social media” spiega nel suo intervento Mahmud Salam “hanno preso di mira questo progetto con la falsa affermazione che l'iniziativa è un tentativo di unificare tutte le religioni abramitiche e promuovere una ‘religione del mondo unito’ ”. Il giudice egiziano richiama anche l’espressione “Chrislam”, utilizzata nelle campagne di manipolazione mediatica per vaneggiare su presunti progetti di “fondere” in un unico credo cristianesimo e islam. A smentire le false narrazioni messe in rete – fa notare Mahmud Salam – basterebbe guardare con un minimo di attenzione il progetto stesso della “Casa della famiglia abramitica” in via di realizzazione: si scoprirebbe infatti che i tre luoghi di culto – moschea, chiesa e sinagoga – sorgeranno in tre edifici separati, e ciascuno di essi esprimerà in maniera evidente il proprio vincolo con la rispettiva comunità di fede. Nei tre edifici si svolgeranno riti e liturgie secondo le rispettive tradizioni, come già avviene da secoli in tante città del Medio Oriente, dove chiese, sinagoghe e moschee si trovano spesso le une accanto alle alte, sullo stesso lembo di terra. Le diverse tradizioni di fede – prosegue il giudice egiziano – condividono spesso le stesse aspirazioni alla pace e alla giustizia, e certo la Casa della famiglia abramitica - che nel nome stesso fa riferimento al vincolo che unisce ebrei, cristiani e musulmani al Patriarca Abramo, padre di tutti i credenti – vorrà certo rappresentare un segno di tale condivisione. Che non toglie nulla alla specificità e alla ricchezza delle tradizioni di ogni singola comunità di credenti. <br />Lo scorso 8 novembre, partecipando al decennale della fondazione della Casa della famiglia egiziana , lo stesso Sheikh Ahmed al Tayyeb aveva messo in guardia da coloro che propagano una falsa immagine di fratellanza tra religioni secondo cui l'ebraismo, il cristianesimo e l'Islam sarebbero solo correnti di un'unica religione "abramica", mettendo in risalto la pretesa violenta che si nasconde in ogni tentativo teorico di voler per forza unire tutti gli uomini in una sola appartenenza religiosa. Di recente, come attestato anche dall’Agenzia Fides , anche il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha preso le distanze da formule e teorie che tendono a prefigurare l’esistenza di una ipotetica “religione abramitica”, nella quale confluirebbero in maniera indistinta ebraismo, cristianesimo e islam. Tale idea – ha tenuto a specificare il Papa Tawadros – appare “categoricamente inaccettabile”, rappresenta una negazione delle tre fedi monoteistiche e viene teorizzata e utilizzata solo in chiave politica, per cancellare i connotati propri dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam. .Sat, 15 Jan 2022 12:41:19 +0100ASIA/MYANMAR - Appello dei Vescovi: rispettare la vita e la dignità umana, consentire l'assistenza umanitariahttp://www.fides.org/it/news/71458-ASIA_MYANMAR_Appello_dei_Vescovi_rispettare_la_vita_e_la_dignita_umana_consentire_l_assistenza_umanitariahttp://www.fides.org/it/news/71458-ASIA_MYANMAR_Appello_dei_Vescovi_rispettare_la_vita_e_la_dignita_umana_consentire_l_assistenza_umanitariaYangon - "La Conferenza episcopale del Myanmar promuove giustizia, pace e riconciliazione, e chiede con forza a tutti gli interessati di facilitare l'accesso umanitario alle persone sofferenti e agli sfollati al fine di fornire l'assistenza umanitaria di base. La dignità umana e il diritto alla vita non possono essere compromessi. Chiediamo con altrettanta forza il rispetto per la vita, per la sacralità dei luoghi di culto, degli ospedali e delle scuole. Tutti coloro che si prodigano per aiutare le persone vanno protetti e aiutati". Lo afferma un comunicato ufficiale dei Vescovi birmani rilasciato a conclusione della annuale assemblea tenutasi a Yangon dall'11 al 14 gennaio. <br />Nel testo, inviato all'Agenzia Fides - firmato dal Presidente della Conferenza Episcopale del Myanmar, il Cardinale Charles Maung Bo e da tutti gli altri Presuli - si esprime "profondo dolore per la situazione attuale nel paese", e preoccupazione "per l’altissimo rischio per la vita e la sicurezza di persone innocenti e specialmente per gli sfollati, bambini, donne, anziani e malati nelle aree colpite, indipendentemente dalla loro provenienza etnica o credo religioso". "Migliaia sono in cammino e in milioni stanno soffrendo la fame", si afferma.<br />I Vescovi birmani si dicono "immensamente grati a tutti i sacerdoti, ai religiosi, ai catechisti che accompagnano i fedeli nel loro viaggio attraverso i pericoli della vita e provvedono al loro sostegno pastorale e con i sacramenti". Incoraggiano , dunque incoraggia sacerdoti, religiosi e catechisti "a continuare la loro missione di amore e sacrificio con i bisognosi, a prescindere dalla loro provenienza etnica o fede religiosa". <br />"Noi siamo ispirati dalla comunione di tutti gli abitanti del Myanmar, che hanno accolto compassionevolmente il popolo in fuga, offrendo ristoro, alloggio e cibo. Grandi e piccoli gesti che saranno la cura per questo paese", si legge nel Comunicato.<br />Guardando al futuro, i Vescovi continueranno a cercare la comunione della Chiesa universale e della comunità dei donatori per dare sostegno a tutto il popolo di Myanmar senza discriminazioni", nella certezza che “tutto è possibile con Dio”. I Presuli rivolgono un appello accorato a tutte le Diocesi perchè "promuovano la pace nel nostro paese con ogni sforzo possibile, specialmente attraverso una intensa attività di preghiera. Il nostro accompagnamento pastorale porterà conforto a chi ne ha bisogno. La nostra assistenza e il nostro supporto in questa nazione raggiungeranno tutti, senza alcuna discriminazione di provenienza o religione".<br /> Sat, 15 Jan 2022 10:35:32 +0100AFRICA/TOGO - “La perequazione e la salute del sacerdote” : Assemblea Generale della Fraternità dei Sacerdoti Diocesani del Togohttp://www.fides.org/it/news/71457-AFRICA_TOGO_La_perequazione_e_la_salute_del_sacerdote_Assemblea_Generale_della_Fraternita_dei_Sacerdoti_Diocesani_del_Togohttp://www.fides.org/it/news/71457-AFRICA_TOGO_La_perequazione_e_la_salute_del_sacerdote_Assemblea_Generale_della_Fraternita_dei_Sacerdoti_Diocesani_del_TogoKara - “La questione della perequazione e della salute dei sacerdoti non è di esclusiva competenza dei vescovi” : ha dichiarato mons. Nicodème Barrigah-Benissan, Arcivescovo di Lomé e Amministratore Apostolico di Atakpamé, in occasione della LI Assemblea Generale della Fraternità dei Sacerdoti Diocesani del Togo .<br />P. Moise Dadja, sacerdote diocesano, direttore di radio Sainte Therese di Sokodé, ha spiegato all’Agenzia Fides che, a causa della crisi sanitaria del Covid-19, hanno potuto prendervi parte solo 210 sacerdoti dei 1108 incardinati nelle 7 diocesi del Togo.<br />“Iniziati lunedì 10 gennaio 2022 con l'arrivo dei partecipanti e le cerimonie di benvenuto, i lavori veri e propri hanno preso il via la mattina dell'11 gennaio con la Messa di apertura presieduta dall’Arcivescovo di Lomè, nel corso della quale sono stati accolti, all’interno della F.P.D.T., altri 113 sacerdoti.”<br />Il convegno tenuto da mons. Barrigah sul tema: ‘La perequazione e la salute del sacerdote’ ha dato vita a proficui scambi tra i partecipanti.<br />A sua volta, mons. Jacques Longa, vescovo di Kara, ha presentato il messaggio inviato per l’occasione dai vescovi togolesi concentrato principalmente sulla presentazione della Guida pastorale al ministero e alla vita dei sacerdoti in Togo. Secondo mons. Longa, “si tratta di un documento di riferimento che la Conferenza episcopale del Togo offre ai sacerdoti della nostra Chiesa particolare, secondo il Magistero della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Obiettivo è aiutare ogni sacerdote a vivere il suo ministero come mezzo di santificazione, e portare il popolo dei fedeli a seguire il nostro modello, Gesù Cristo”. <br />Tra le note dei vescovi è emerso anche il problema del green pass sanitario che il governo vuole rendere obbligatorio per entrare nelle chiese.e la carcerazione dei giornalisti per 'oltraggio alle autorità', diffamaeione e incitamento all'odio.<br />L’incontro si è tenuto dal 10 al 13 gennaio 2022 presso il Seminario Maggiore Interdiocesano di Filosofia Benoit XVI di Tchitchao nella Diocesi di Kara. <br />Il prossimo appuntamento è previsto a gennaio 2023 nella diocesi di Aného.<br /> <br /><br />Sat, 15 Jan 2022 10:34:15 +0100AFRICA/NIGER - Terrorismo e violenza nel Sahel: “Oltre 30 milioni di persone avranno bisogno di aiuto e protezione”http://www.fides.org/it/news/71456-AFRICA_NIGER_Terrorismo_e_violenza_nel_Sahel_Oltre_30_milioni_di_persone_avranno_bisogno_di_aiuto_e_protezionehttp://www.fides.org/it/news/71456-AFRICA_NIGER_Terrorismo_e_violenza_nel_Sahel_Oltre_30_milioni_di_persone_avranno_bisogno_di_aiuto_e_protezioneNiamey - “Tre studenti della scuola media superiore, erano andati a passare qualche giorno di vacanza in famiglia nel villaggio di Ngoula. il ritorno a scuola, lunedì scorso, è stato fatale. Uno dei quattro amici è riuscito a fuggire e gli altri tre, da allora, sono nelle mani di sconosciuti, presunti jihadisti che controllano la regione. Prima di raggiungere il villaggio di Djayeli, situato a circa 20 kilometri da Ngoula, sono stati rapiti e al momento non si hanno notizie”. Con queste parole padre Mauro Armanino, sacerdote della Società per le Missioni Africane , racconta all’Agenzia Fides il clima di violenza sociale che si respira in Niger, sempre più minacciato dal terrorismo di matrice islamica e traccia il quadro di "un Sahel insicuro e sotto scacco". <br />“La zona - prosegue - è la stessa nella quale, nel mese di settembre del 2018, era stato rapito padre Pierluigi Maccalli, anch’egli missionario della Sma. Questi ragazzi - osserva p. Mauro - saranno forse rilasciati tra qualche tempo oppure verrà loro proposto di unirsi alle forze combattenti nella zona delle ‘Tre Frontiere’, compresa tra Niger, Burkina Faso e Mali. Potrebbero scomparire per sempre - sottolinea - così come altre decine di rapiti attorno al lago Ciad, dove Boko Haram, Stato Islamico e banditismo, sono accomunati dalle stesse strategie terroriste”. <br />Il Niger, secondo l'Onu uno dei Paesi del continente africano con il più basso indice di sviluppo umano, continua a essere profondamente instabile e dilaniato da attentati terroristici in molte delle sue zone, soprattutto di confine. Infatti, le incursioni terroristiche al confine con Mali, Burkina Faso e Nigeria hanno prodotto un’ondata di rifugiati senza precedenti. Alla fine di dicembre 2021 l’Unhcr, l’agenzia dell’ONU per i Rifugiati, ne ha contati circa 600mila, tra i quali il 51% sfollati nigerini scappati dalle proprie case verso l’interno del Paese. Il resto sono persone provenienti dagli Stati limitrofi, soprattutto maliani e burkinabe nella zona di Tillabery, nigeriani nella città di Maradi e a Diffa. <br />“Uno dei mezzi di trasporto della gendarmeria di Torodi, - riferisce a Fides il missionario - città a circa 50 kilometri dalla capitale, è stato distrutto nella scorsa settimana da una carica di esplosivo posta lungo la strada che porta al confine col Burkina Faso. Si parla di 4 soldati morti e alcuni feriti. Si tratta del secondo attentato terrorista dello stesso tipo. Il precedente era accaduto a fine novembre lasciando tre morti e due feriti della Guardia Nazionale del Niger. Nella cittadina di Makalondi - continua - poco prima di Natale e nella stessa zona frontaliera, si era registrato un duplice attacco. Alcune centinaia di individui armati avevano colpito la dogana e il posto di polizia causando almeno sei morti. In conseguenza di questo stato di cose centinaia di famiglie sono state costrette ad abbandonare casa, campi e raccolto”.<br />"Come annunciato da OCHA, l’Ufficio Onu di coordinamento degli interventi umanitari, nei paesi del Sahel, oltre 30 milioni di persone avranno bisogno di aiuto e di protezione - rileva padre Armanino - . Conflitti, la violenza, spostamenti forzati e crisi socio-economiche hanno comportato una rapida crescita dei bisogni alimentari. Oggi - conclude- pressioni demografiche, insicurezza alimentare e i cambiamenti climatici, spingono milioni di persone a lottare per la sopravvivenza”. <br /> <br /><br /> <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://youtu.be/IkSuKa2QUD4.">Sul canale Youtube dell'Agenzia Fides il video servizio</a>Sat, 15 Jan 2022 10:12:22 +0100AFRICA/ETIOPIA - Le Orsoline di Gandino preoccupate e addolorate per la consorella ancora in carcerehttp://www.fides.org/it/news/71455-AFRICA_ETIOPIA_Le_Orsoline_di_Gandino_preoccupate_e_addolorate_per_la_consorella_ancora_in_carcerehttp://www.fides.org/it/news/71455-AFRICA_ETIOPIA_Le_Orsoline_di_Gandino_preoccupate_e_addolorate_per_la_consorella_ancora_in_carcereAddis Abeba - “Una delle responsabili della comunità etiope mi ha riferito che la consorella Abrehet Teserma è ancora in prigione. Il problema maggiore, oltre alla reclusione stessa, è che non abbiamo notizie e oggi, a 40 giorni dall’arresto, siamo all’oscuro di tutto. Ignoriamo del tutto il motivo dell’arresto e della sua permanenza in prigione. Siamo preoccupate e addolorate”. Come riferisce all’Agenzia Fides Madre Raffaella Pedrini, Superiora Generale delle Suore Orsoline di Gandino, è ancora avvolta nel mistero e caratterizzata da angoscia la sorte della consorella Suor Abrehet Teserma, insegnante della scuola materna di Shola, ad Addis Abeba, prelevata lo scorso 30 novembre dalle forze di polizia governative, assieme ad altre cinque suore delle Figlie della Carità di San Vincenzo e due diaconi . <br />“Le nostre suore vanno a portarle i pasti e i beni di prime necessità e sono quindi in contatto costante con lei. Ma non è concesso loro di incontrarla direttamente, la vedono da lontano, lasciano quanto serve e vanno via. A quanto sembra, nostra consorella sta bene e appare serena, ma non possiamo riferire con esattezza riguardo le sue condizioni generali perché non la vediamo da vicino da quel giorno”. <br />La situazione del grande Paese del Corno d’Africa, a ormai 14 mesi dall’inizio della guerra, sconfinata ben oltre i la regione del Tigray in cui è cominciata nel novembre 2020, resta molto tesa. Timidi segni di calma sono risalenti al periodo pre-natalizio, quando i ribelli del Fronte Popolare di Liberazione del Tigray hanno dichiarato il cessate il fuoco unilaterale e il ritiro incondizionato dalle regioni dell’Amhara e dell’Afar. Il TPLF ha annunciato di voler rientrare nel Tigray e «aprire le porte agli aiuti umanitari» facendo così sperare almeno in un iniziale sollievo per le decine di migliaia di civili costretti dal conflitto alla fame o alla fuga. <br />Conclude Madre Raffaella Pedrini: “Siamo tutte molto preoccupate per la sorte di Abrehet Teserma così come per la situazione generale, ma viviamo il momento come un’occasione di fede profonda. Vediamo che ci sono altri religiosi in condizioni simili e che tutti condividono l’impossibilità di capirne i motivi. Sarebbe molto importante conoscere le ragioni che hanno portato all’arresto, anche per decidere una linea da adottare. Così siamo nella totale incertezza. Personalmente telefono tutti i giorni e parlo con la nostra responsabile ad Addis Abeba, Suor Abrehet Cahasai, in alcuni casi più volte al giorno. Ci siamo rivolti, fin dall’inizio, al Segretariato della Chiesa cattolica d’Etiopia e attendiamo notizie o indicazioni. Abbiamo scelto di seguire il consiglio della nostra coordinatrice in Etiopia, affidandoci al Segretariato: speriamo di ottenere a breve qualche risultato.”<br /> <br />Sat, 15 Jan 2022 15:51:17 +0100ASIA/PAKISTAN - Arrestati uomini musulmani per aver rapito una adolescente cristianahttp://www.fides.org/it/news/71446-ASIA_PAKISTAN_Arrestati_uomini_musulmani_per_aver_rapito_una_adolescente_cristianahttp://www.fides.org/it/news/71446-ASIA_PAKISTAN_Arrestati_uomini_musulmani_per_aver_rapito_una_adolescente_cristianaOkara - “Apprezziamo la polizia per la pronta risposta e azione nell'arrestare i colpevoli della violenza su una adolescente cristiana. E' essenziale rompere la cultura dell'impunità”: è quanto dice all'Agenzia Fides Ashiknaz Khokhar, cristiano impegnato per la tutela dei diritti umani che ha seguito il recente caso di una ragazza cristiana 16enne di Okara, in Punjab, rapita e violentata da uomini musulmani.<br />La polizia di Okara ha arrestato il 10 gennaio scorso Muhammad Arif e due complici . Secondo la denuncia il 30enne Arif ha molestato la studentessa attraverso sms e telefonate per convincerla ad avere rapporti sessuali con lui. Al rifiuto della ragazza, il 7 gennaio Arif l'ha rapita, le ha somministrato un sonnifero e, con due complici, l'ha condotta a Faisalabad, dove l'ha ripetutamente violentata, per poi rilasciarla in condizioni traumatiche.<br />Ashiknaz Khokhar, rileva all'Agenzia Fides: “La ragazza ha subito gravi traumi fisici e psicologici. Per ora non è in grado nemmeno di parlare per lo shock". La famiglia ha presentato denuncia e la polizia ha arrestato gli autori della violenza. “Si nota un aumento in questi casi, e finora il governo non è in grado di intraprendere alcuna azione ferma per la protezione delle ragazze appartenenti alle minoranze religiose in Pakistan. Queste ragazze subiscono traumi mentali e fisici e anche il rispetto della famiglia ne risente molto”, osserva Khokhar, .<br />Si tratta del terzo caso segnalato dalla comunità cristiana nei primi giorni di gennaio 2022: anche la 17enne Zarish e la 15enne Angel sono scomparse a Kot Radha Kishan. <br />Secondo i rapporti sui diritti delle donne pubblicati a metà del 2021, solo nella provincia pakistana del Punjab, nella prima metà del 2021 anno sono state rapite in totale 6.754 donne. Il fenomeno dei rapimenti desta particolare attenzione quando è rivolto alle adolescenti non musulmane che vengono sequestrate, convertite e e costrette al matrimonio islamico, nella generale impunità.<br /> Sat, 15 Jan 2022 14:06:03 +0100ASIA/SIRIA - Conferenza internazionale delle religioni nel Nord-Est siriano “autonomista”http://www.fides.org/it/news/71454-ASIA_SIRIA_Conferenza_internazionale_delle_religioni_nel_Nord_Est_siriano_autonomistahttp://www.fides.org/it/news/71454-ASIA_SIRIA_Conferenza_internazionale_delle_religioni_nel_Nord_Est_siriano_autonomistaQamishli - La cittadina siriana di Amuda, vicina al confine con la Turchia e distante 30 chilometri dal centro urbano di Qamishli, ha ospitato dal 10 all’11 gennaio la Prima Conferenza internazionale delle religioni e delle fedi in Mesopotamia, che ha visto la partecipazione di convegnisti e studiosi musulmani, cristiani, yazidi e alawiti residenti in Siria e in altri Paesi. Nei due giorni di interventi e dibattiti – ha riferito all’emittente televisiva Suroyo TV Abdul Rahman Badrakhan, membro del comitato promotore dell’evento - i partecipanti alla conferenza si sono confrontati in merito alle scelte da compiere per camminare “sulla via della coesistenza pacifica”, e sul contributo che le comunità di credenti possono offrire ai processi necessari per garantire la pace e “consolidare i principi della democrazia e della coesistenza pacifica nella società”. <br />Al di là delle edificanti dichiarazioni d’intenti espresse dai partecipanti, la Conferenza assume rilievo anche per il luogo in cui si è svolta, e per gli sponsor locali e internazionali che hanno preso parte all’evento, nello scenario siriano su cui continuano a confrontarsi e scontrarsi strategie concorrenti portate avanti sia da attori regionali che da potenze globali.<br />La città sede della Conferenza e tutta l’area intorno al centro urbano di Qamishli si trovano nella regione siriana nord-orientale sottratta di fatto al controllo del governo di Damasco e sottoposta alla cosiddetta Amministrazione autonoma della Siria nord-orientale, guidata di fatto dalle Forze Siriane Democratiche, , alleanza di forze e milizie a guida curda formatasi durante gli anni del conflitto siriano che nelle sue dichiarazioni programmatiche afferma l’intenzione di impiantare nella regione un governo secolare e democratico, di impronta federalista. <br />Alla Conferenza delle religioni e delle credenze in Mesopotamia hanno preso parte anche esponenti del Partito dell’Unione Siriaca , organizzazione politica che punta a presentarsi come rappresentativa delle locali comunità cristiane siriache, allineatasi fin dall’inizio del conflitto siriano con le forze curde che hanno avuto e continuano a avere un ruolo trainante nel disegno autonomista coltivato in quella regione, rinominata Rojava nel lessico utilizzato dagli autonomisti. L’area continua a essere sottoposta alle pesanti incursioni dell’esercito turco. Il governo di Ankara non tollera di veder crescere in aree siriane prossime ai suoi confini una entità autonoma di fatto controllata da forze politiche e milizie curde. Le operazioni militari turche negli ultimi mesi hanno colpito anche città e villaggi della valle del Khabur, tradizionalmente abitati da cristiani. Durante il meeting interreligioso di Amuda, Abdul Karim Sarukhan, membro dellla Conferenza democratica islamica, ha condannato il recente bombardamento turco della città di Kobanê, ricordando anche i civili uccisi in quell’incursione aerea. <br />Alla Conferenza internazionale interreligiosa ospitata Amuda ha preso parte anche Nadine Maenza, Presidente del Comitato USA per la Libertà religiosa internazionale , che via twitter ha espresso compiacimento per il successo dell’iniziativa. Le notizie fornite dagli organizzatori della Conferenza non hanno segnalato la partecipazione di alti rappresentanti di Chiese e comunità ecclesiali presenti in Siria. Secondo quanto riportato dalla testata online SyriacPress, ai convegnisti è pervenuta la benedizione e il messaggio di auguri di Mor Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei siri cattolici, che ha elogiato l’iniziativa definendola “una piattaforma per favorire l’amore tra le religioni”. <br />Nella Siria ancora avvolta in un dopoguerra enigmatico, carico di tensioni irrisolte e di sofferenze per milioni di inermi, la Conferenza delle religioni in Mesopotamia e le presenze che l’hanno connotata conferma che – come avviene anche in altre parti del mondo - anche le questioni della libertà religiosa e della tutela delle diverse comunità di fede sono diventate terreno in cui si confrontano e rivaleggiano contrastanti strategie e propagande perseguite da soggetti politici regionali e globali. <br /> Fri, 14 Jan 2022 12:48:33 +0100AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: “nonostante i segni negativi presenti nel paese, ci sono segni di luce e di speranza in mezzo al nostro popolo”http://www.fides.org/it/news/71453-AMERICA_VENEZUELA_I_Vescovi_nonostante_i_segni_negativi_presenti_nel_paese_ci_sono_segni_di_luce_e_di_speranza_in_mezzo_al_nostro_popolohttp://www.fides.org/it/news/71453-AMERICA_VENEZUELA_I_Vescovi_nonostante_i_segni_negativi_presenti_nel_paese_ci_sono_segni_di_luce_e_di_speranza_in_mezzo_al_nostro_popoloCaracas – Al termine della loro 117ª Assemblea Plenaria Ordinaria, i Vescovi venezuelani hanno inviato un messaggio “di amore e di speranza all’inizio di questo nuovo anno 2022”, che è stato presentato ieri da Monsignor Jesús González de Zárate, Arcivescovo di Cumana, neoeletto Presidente dell'Episcopato, insieme a Monsignor Raúl Biord, Vescovo di La Guaira, Segretario generale, e a Monsignor José Manuel Romero, Vescovo di El Tigre, Presidente della Commissione episcopale per i giovani.<br />L’esortazione pastorale di 16 punti è articolata intorno a tre temi: la pandemia, la debolezza della democrazia, il cammino sinodale. Di fronte alla pandemia di Covid-19 iniziata due anni fa e all’insorgere di nuove varianti che “mantengono il mondo nell’emergenza sanitaria” i Vescovi sottolineano l'importanza di vaccinarsi: "ci uniamo all'appello di Papa Francesco che ci ricorda che vaccinarsi è un atto d'amore". Rinnovano quindi la loro riconoscenza e benedizione al personale sanitario, “che ogni giorno mette a rischio la vita per curare i numerosi malati”.<br />“La pandemia oltre a provocare sofferenza, dolore e morte nella popolazione, ha approfondito i mali che già affliggevano nel passato i venezuelani” avevano già sottolineato i Vescovi, che ora constatano: “sarebbero molti gli aspetti da segnalare sulla dolorosa situazione del paese”. Tra questi citano lo smantellamento delle istituzioni democratiche e delle imprese statali, l’emigrazione forzata di milioni di venezuelani, soprattutto giovani, l'alto tasso di povertà, la malnutrizione dell’infanzia e le situazioni di ingiustizia in cui si trovano gli anziani. Oltre a questi, ci sono “i danni psicologici, morali e spirituali che sperimentano i venezuelani nel dramma che stiamo vivendo”. A tutto si aggiungono i problemi economici della nazione e la crisi educativa.<br />“Ci troviamo come paese, in una grave crisi democratica e globale – proseguono -: l’essere umano con la sua dignità, soprattutto la persona povera, è messa in disparte dal regime politico, per dare risalto ad un sistema ideologico escludente, perdendo il senso della democrazia come potere del popolo…Quando una ideologia si antepone come sistema di potere, che violenta i diritti umani e rifiuta la dignità della persona, genera ingiustizia e violenza istituzionale”. Il messaggio cita quindi il caso delle elezioni di Barinas, dove sono state riscontrate anomalie, e "il popolo di Barinas ha mostrato la sua nobiltà e il suo desiderio di cambiamento a favore della libertà e dello sviluppo umano integrale di quell'importante regione". Sottolinea quindi che “nonostante i segni negativi presenti nel paese, possiamo constatare che ci sono segni di luce e di speranza in mezzo al nostro popolo”, espressi in particolare nell’assistenza e nella solidarietà ai malati e ai poveri.<br />L’ultima parte dell’esortazione è dedicata al cammino sinodale: "come Chiesa, stiamo vivendo l'esperienza di camminare insieme. Uno degli elementi fondamentali di questo processo è promuovere l'ascolto" sottolineano, invitando a "camminare insieme come popolo di Dio, animati dalla missione affidataci di rendere ogni giorno il Vangelo di Gesù Cristo sempre più esperienziale, è una testimonianza arricchente della presenza dello Spirito Santo nella nostra storia".<br />In vista delle sfide future, i Vescovi esortano “tutti i settori del paese ad assumere un impegno storico con il Venezuela, per continuare a lavorare per la comunione, la pace, il benessere materiale e spirituale del nostro popolo”. Infine ribadiscono la loro convinzione, già espressa in passato, che sia necessario rifondare la nazione, secondo i principi e le norme che consentano il raggiungimento del bene comune, recuperando i valori di verità, giustizia, solidarietà, responsabilità, onestà, cultura del lavoro produttivo. “E’ il momento di camminare tutti insieme, nella costruzione di un paese dove ci siano opportunità per tutti, in modo che coloro che se ne sono andati abbiano l’opportunità di tornare e ricostituire l’unità familiare e nazionale”.<br /> Fri, 14 Jan 2022 12:26:56 +0100AFRICA/CAMERUN - Arrestato un sacerdote nel sud-est del Paesehttp://www.fides.org/it/news/71452-AFRICA_CAMERUN_Arrestato_un_sacerdote_nel_sud_est_del_Paesehttp://www.fides.org/it/news/71452-AFRICA_CAMERUN_Arrestato_un_sacerdote_nel_sud_est_del_PaeseYaoundé – Un sacerdote camerunese. p. Bekong Tobias, è stato catturato da uomini armati che si presume appartengano alle forze di sicurezza, il 2 gennaio, nei pressi della parrocchia di Saint Charles Lwanga, Checkpoint-Molyko, Buea, nella regione anglofona del sud-est del Camerun, dove da anni è un corso un conflitto tra l’esercito e gli indipendentisti. Secondo un testimone, il sacerdote che è anche Preside del Saint Paul's College Bojongo, è stato bloccato da alcuni uomini armati che, senza proferire una parola, lo hanno brutalmente spinto all’interno di una camionetta militare.<br />I militari hanno anche perquisito l’auto del sacerdote, senza però trovare nulla di compromettente. <br />Sul luogo della cattura alcune ore dopo sono arrivati alcuni ufficiali dell’esercito che hanno cercato di appurare l'identità di coloro che hanno condotto l'arresto, affermano di non averne idea a quale unità od organismo appartengono. Secondo i testimoni però l’arresto sarebbe stato eseguito da militari del Battaglione d’Intervento Rapido , un’unità d’élite dell’esercito camerunese.<br />Un video sulla cattura di p. Tobias è stato diffuso sui social media. <br /> <br /><br />Fri, 14 Jan 2022 12:08:15 +0100VATICANO - Il Beato Paolo Manna e la Pontificia Unione Missionariahttp://www.fides.org/it/news/71451-VATICANO_Il_Beato_Paolo_Manna_e_la_Pontificia_Unione_Missionariahttp://www.fides.org/it/news/71451-VATICANO_Il_Beato_Paolo_Manna_e_la_Pontificia_Unione_MissionariaCittà del Vaticano – La Pontificia Unione Missionaria , una delle quattro Pontificie Opere Missionarie, venne fondata dal Beato Padre Paolo Manna e riconosciuta da Papa Benedetto XV il 31 ottobre 1916 con il nome di “Unione Missionaria del Clero”. San Paolo VI la definì “l’anima delle altre Pontificie Opere Missionarie”. <br />Paolo Manna nasce ad Avellino il 16 gennaio 1872. Nel 1891 entra nel Seminario per le Missioni Estere a Milano, che sarebbe diventato il Pontificio Istituto Missioni Estere – PIME. Ordinato sacerdote il 19 maggio 1894, viene inviato missionario in Birmania . In 12 anni di attività missionaria rientra tre volte in Italia per gravi motivi di salute, l’ultima volta per restarvi, nel 1907, con suo grande dolore. Lo spirito missionario che continuava ad ardere nel suo cuore gli fece intraprendere la strada dell’animazione missionaria attraverso la predicazione e la stampa. Non voleva solo far conoscere i progressi della fede nel mondo e raccogliere aiuti per i missionari con le preghiere e le offerte, ma soprattutto rendere la Chiesa maggiormente consapevole di svolgere il suo compito di evangelizzazione, con più missionari e con il clero indigeno. <br />Come direttore della rivista “Le Missioni Cattoliche”, e specialmente con la sua prima opera “Missionari autem pauci” , suscita un’ondata di entusiasmo per le missioni e un gran numero di vocazioni missionarie: inizia così il suo grande compito di animare missionariamente tutto il clero a cui si dedica senza risparmiare energie. Il suo proposito di fondare una “Unione Missionaria del Clero” si realizza nel 1916, con l’approvazione di Papa Benedetto XV. <br />Il primo Congresso Internazionale dell’Unione, il 3 gennaio 1922, evidenziò la necessità dell’insegnamento della Missiologia nei seminari, materia ancora sconosciuta negli istituti di formazione cattolici. P. Manna insisteva nelle sue pubblicazioni, sempre più numerose, sul ruolo insostituibile dei sacerdoti per l’annuncio del Vangelo e sull’educazione della coscienza missionaria dell’intero popolo di Dio. <br />Nella sua enciclica “Maximum Illud” , Papa Benedetto XV raccomandò la presenza dell’Unione in tutte le diocesi, favorendone quindi una larga diffusione. In quel contesto Padre Manna si dedicò ad una grande attività di predicazione e di stampa, entusiasmando vescovi, sacerdoti e laici per l’ideale missionario. Il suo motto era “Tutti Missionari!”. Per P. Manna tutti i battezzati, ma soprattutto ogni sacerdote è missionario, e lamentava come fosse trascurata dai sacerdoti, la prima e fondamentale funzione della Chiesa, l’evangelizzazione del mondo, di tutto il mondo, precedendo così quanto avrebbe solennemente dichiarato il Concilio Vaticano II. <br />Insieme ai sacerdoti, anche i religiosi e le religiose, e anche i laici consacrati, furono riconosciuti come naturali operatori della missione. Nel 1949, con il decreto “Huic Sacro”, la Congregazione de Propaganda Fide aprì quindi anche a loro la possibilità di far parte dell’Unione. Con un decreto del 28 ottobre 1956 l’Unione viene insignita da Pio XII del titolo di “Pontificia” e rinominata “Pontificia Unione Missionaria del Clero, dei Religiosi e Religiose e dei Laici Consacrati”, conosciuta semplicemente come “Pontificia Unione Missionaria” . Con la Lettera Apostolica “Graves et increscentes” del 5 settembre 1966, san Paolo VI espresse il suo riconoscimento alla PUM, raccomandandola di nuovo a tutti i vescovi della Chiesa.<br />P. Manna fu anche Superiore generale del suo Istituto dal 1924 al 1934, e nel 1926 il Seminario per le Missioni Estere di Milano si unì al Seminario Missionario di Roma, dando vita al Pontificio Istituto Missioni Estere . Dal 1937 al 1941 Padre Manna fu Segretario internazionale dell’Unione. Nel 1943 divenne Superiore della provincia dell’Italia meridionale e si trasferì a Ducenta, presso il Seminario del Sacro Cuore per le Missioni Estere, che lui stesso aveva istituito. <br />Frutto di questi anni di impegno sono in particolare le “Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione”, in cui propone una diversa formazione dei seminaristi indigeni e la costituzione di Chiese locali affidate al clero indigeno. Ormai in tarda età, stende il suo piano missionario universal, “Le nostre «Chiese» e la propagazione del Vangelo”, invitando le Chiese di antica data a fondare Seminari missionari per partecipare direttamente all’evangelizzazione del mondo e a prestare aiuto alle giovani Chiese di missione. Padre Paolo Manna morì a Napoli il 15 settembre 1952. <br />San Giovanni Paolo II lo proclamò Beato il 4 novembre 2001, e nell’omelia della messa presieduta in piazza San Pietro disse: “Anche nel Padre Paolo Manna, noi scorgiamo uno speciale riflesso della gloria di Dio. Egli spese l'intera esistenza per la causa missionaria. In tutte le pagine dei suoi scritti emerge viva la persona di Gesù, centro della vita e ragion d'essere della missione”.<br /> Fri, 14 Jan 2022 11:10:29 +0100VATICANO - Myanmar e Italia uniti nella preghiera e nella riflessione missionaria a 150 anni dalla nascita del Beato Paolo Mannahttp://www.fides.org/it/news/71450-VATICANO_Myanmar_e_Italia_uniti_nella_preghiera_e_nella_riflessione_missionaria_a_150_anni_dalla_nascita_del_Beato_Paolo_Mannahttp://www.fides.org/it/news/71450-VATICANO_Myanmar_e_Italia_uniti_nella_preghiera_e_nella_riflessione_missionaria_a_150_anni_dalla_nascita_del_Beato_Paolo_MannaCittà del Vaticano – “L’attualità delle attività missionarie: il Beato Paolo Manna e il mondo contemporaneo” è il tema dei due appuntamenti di preghiera e di riflessione missionaria organizzati per sabato 15 e domenica 16 gennaio, in occasione del 150° anniversario della nascita del Beato Padre Paolo Manna, fondatore della Pontificia Unione Missionaria . <br />Padre Paolo Manna fu missionario in Birmania per 12 anni, quindi, rientrato in Italia per motivi di salute, dedicò ogni energia all’animazione missionaria dei sacerdoti e di tutto il Popolo di Dio, attraverso la predicazione e gli scritti.<br />Per celebrare la ricorrenza del 150° anniversario della sua nascita, la Pontificia Unione Missionaria /Pontificie Opere Missionarie, il Centro internazionale di Animazione Missionaria , in collaborazione con l’Associazione dei sacerdoti, religiosi e religiose del Myanmar a Roma, la Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Myanmar ed il Pontificio Collegio Urbano, hanno programmato due serate.<br />Sabato 15 gennaio, sul tema “Focus Myanmar”, alle ore 15 , presso la sede del CIAM, si svolgerà un dibattito che avrà per argomento “Le attività missionarie di padre Manna in Myanmar. Cenni storici e riflessione sulla situazione attuale”. Ne parleranno p. Dinh Anh Nhue Nguyen e suor Monika Juszka. Alle ore 15,45 è prevista la preghiera del Rosario per il Myanmar.<br />Il secondo appuntamento è per domenica 16 gennaio, sul tema “Focus Italia e Opere Missionarie”. Alle ore 18.30 , nella Cappella del Pontificio Collegio Urbano, l’Arcivescovo Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, Sua Ecc. Monsignor Giovanni Pietro Dal Toso, presiederà i Vespri solenni nella memoria liturgica del Beato Paolo Manna. Alle ore 19 seguirà il dibattito “Padre Manna e la promozione della missione e delle Opere Missionarie in Italia. Cenni storici e attualità di uno zelo Missionario evangelico oggi”, animato da p. Dinh Anh Nhue Nguyen e da suor Monika Juszka. <br />La partecipazione online via Zoom è aperta a tutti, e si potrà seguire anche su Facebook<br />https://www.facebook.com/JesuitYouthMyanmar/<br />Serata 1 <br />https://us02web.zoom.us/j/85821560949?pwd=a3FrTnFnV3BuYkNJV2llSGpsNjlRUT09<br />Meeting ID: 858 2156 0949 Passcode 4Dy4yP <br />Serata 2 <br />https://us02web.zoom.us/j/89443748654?pwd=ZFRRN05abVJPUWVXN2dSandyaWlsQT09<br />Meeting ID: 894 4374 8654 Passcode Wet1k2<br />P. Dinh Anh Nhue Nguyen, OFM Conv, nato a Qui Nhon , è il Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria , nonchè Direttore del Centro Internazionale di Animazione Missionaria e Direttore dell'Agenzia Fides.<br />Suor Monika Izabela Juszka RMI, è nata a Łódź . Dopo il diploma di maturità è entrata nella Congregazione delle Suore di Maria Immacolata Missionarie Clarettiane. Si è laureata in Pedagogia all'Università Cardinal Stefan Wyszyński di Varsavia . Ha studiato teologia alla Pontificia Facoltà di Teologia del Bobolanum di Varsavia e alla Pontificia Università Urbaniana di Roma. Ha proseguito gli studi teologici fino al dottorato, con una tesi sulla teologia della spiritualità missionaria: "La spiritualità missionaria di un cristiano negli scritti del beato Padre Paolo Manna ”. Ha lavorato in varie scuole e asili in Polonia e in Italia. Dal 2015 fa parte della Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Polonia, lavorando nel segretariato nazionale della Pontificia Unione Missionaria. Dal 1° gennaio 2020 è segretaria nazionale della Pontificia Opera dell’Infanzia missionaria in Polonia.<br /> <br />Fri, 14 Jan 2022 11:04:38 +0100AFRICA - Essere veri testimoni del Vangelo e della grazia di Dio: celebrazione giubilare per i 75 anni dei Redentoristi dell’Africa occidentalehttp://www.fides.org/it/news/71449-AFRICA_Essere_veri_testimoni_del_Vangelo_e_della_grazia_di_Dio_celebrazione_giubilare_per_i_75_anni_dei_Redentoristi_dell_Africa_occidentalehttp://www.fides.org/it/news/71449-AFRICA_Essere_veri_testimoni_del_Vangelo_e_della_grazia_di_Dio_celebrazione_giubilare_per_i_75_anni_dei_Redentoristi_dell_Africa_occidentaleOuagadougou – “Questa festa giubilare è anche per noi un invito ad essere veri testimoni del Vangelo e della grazia di Dio, seguendo la nostra vocazione e vivendo il carisma della Congregazione”. Scrive padre Marc Toguyeni, missionario redentorista in occasione del 75° anniversario dalla fondazione e presenza della Congregazione in Africa occidentale.<br />“L’ 8 gennaio 2022, Mons. Léopold Médard Ouedraogo, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Ouagadougou, ha presieduto la messa di chiusura dell’Anno giubilare nella parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso di Kossodo, arcidiocesi di Ouagadougou. La celebrazione inaugurale si era svolta nei diversi luoghi della nostra missione” spiega p. Marc. Tra questi a Garbado, Niamey, Niger, Fada N’Gourma, Burkina Faso, Tiébissou, Costa d’Avorio, Bérécingou, Benin.<br />Nel corso delle celebrazioni sono stati ordinati diaconi sei Fratelli, di cui 4 Redentoristi e 2 religiosi di San Vincenzo de’ Paoli. “Il Signore rafforzi la speranza e dia la forza per continuare con zelo la missione della salvezza in una sempre maggiore solidarietà con il mondo ferito” conclude il missionario rivolgendosi a tutti i Redentoristi.<br />Il 28 maggio 1946 la Congregazione di Propaganda Fide fu ufficialmente autorizzata con rescritto ad inviare Missionari Redentoristi a partecipare all’opera di evangelizzazione nel Sahara. A seguito del rescritto, p. Constant Quillard, insieme ad altri cinque confratelli, si imbarcano per l’Africa occidentale francese, fondando la missione redentorista in questo territorio.<br /> Fri, 14 Jan 2022 10:00:29 +0100ASIA/CINA - Verso la giornata dei malati di lebbra: la comunità cattolica in azione, come tutto l’annohttp://www.fides.org/it/news/71448-ASIA_CINA_Verso_la_giornata_dei_malati_di_lebbra_la_comunita_cattolica_in_azione_come_tutto_l_annohttp://www.fides.org/it/news/71448-ASIA_CINA_Verso_la_giornata_dei_malati_di_lebbra_la_comunita_cattolica_in_azione_come_tutto_l_annoNanchino – Come tutti gli anni, i membri della Nanjing Ark Charity Foundation, la fondazione caritativa della comunità cattolica di Nanchino, capoluogo della provincia di Jiangsu - una delle tante realtà caritative cattoliche sparse in tutta la Cina continentale - ha portato aiuti, regali e auguri per il Capodanno cinese ai malati di lebbra che sono guariti, ospiti del Centro medico di salute pubblica di Nanjing. <br />La 69° Giornata Mondiale dei lebbrosi e la 30° Giornata Cinese dei lebbrosi si terranno il 30 gennaio, la prima sul tema “Le malattie dimenticate esistono ancora. Aiutaci a cancellarle per sempre”, mentre il tema della Giornata cinese è “Prendersi cura dei lebbrosi, costruire una vita migliore insieme”. Con questa visita, i volontari hanno mantenuto la tradizione cattolica di prendersi cura dei lebbrosi e dei bisognosi della comunità di Nanchino, che risale ormai all’anno 2000. Comunque è un impegno che dura tutto l’anno e non si è mai limitato soltanto alla Giornata dei lebbrosi. Infatti i volontari della fondazione fanno visite periodiche ai malati e ai guariti dalla lebbra offrendo non solo quei beni materiali di cui hanno bisogno, ma anche conforto spirituale e morale, ascoltandoli, rompendo la loro solitudine, condividendo le loro preoccupazioni... <br />Nel 2015, durante la celebrazione dei 10 anni della Ark-Nanjing Special Education center nella Cattedrale dell’arcidiocesi di Nanchino dedicata all’Immacolata Concezione, è nata ufficialmente Nanjing Ark Charity Foundation che è operativa da anni con l’approvazione dall'Ufficio comunale degli Affari Civili di Nanchino. La nuova fondazione ha seguito fedelmente la missione di aiutare gli svantaggiati della società: anziani e orfani, poveri, disabili fisici e mentali, vittime dei disastri naturali, ragazzi poveri a cui offrire la possibilità di studiare, e soprattutto le ragazze e i bambini dei genitori lavoratori immigrati, che sono i più svantaggiati. Inoltre gestiscono la mensa, la lavanderia, le docce, la formazione professionale per dare una possibilità di reinserimento nella società... <br />Lungo la storia dell’assistenza ai lebbrosi in Cina, la Chiesa cattolica cinese risulta sempre in prima linea, come documentato dall’Agenzia Fides, che ha illustrato, tra gli altri, l’impegno delle suore che gestiscono il centro dei lebbrosi di Yunnan. Suor Xue Ling, della Congregazione diocesana della Sacra Famiglia di Lanzhou, della provincia di Gansu, è morta travolta dall’alluvione del 13 giugno 2008 mentre era impegnata nell'assistenza ai malati di lebbra. La sua Congregazione da anni assiste i malati di lebbra nel distretto di Huiyang, della provincia del Guangdong . Dal 2009, le suore cinesi animate da Jinde Charity hanno cominciato a partecipare alla Maratona di Pechino per raccogliere fondi per i progetti della Chiesa cattolica a favore di anziani, orfani, per la prevenzione dell’Aids e anche per i malati di lebbra . <br /> <br />Fri, 14 Jan 2022 08:11:36 +0100ASIA/SRI LANKA - Mille giorni dalla strage di Pasqua: giornata di commemorazionehttp://www.fides.org/it/news/71447-ASIA_SRI_LANKA_Mille_giorni_dalla_strage_di_Pasqua_giornata_di_commemorazionehttp://www.fides.org/it/news/71447-ASIA_SRI_LANKA_Mille_giorni_dalla_strage_di_Pasqua_giornata_di_commemorazioneColombo - La Chiesa in Sri Lanka vive oggi, 14 gennaio, una speciale Giornata di commemorazione, a mille giorni dalla strage di Pasqua del 2019, quando attentatori suicidi colpirono chiese e hotel. Come riferito all'Agenza Fides si tratta di una "Preghiera di supplica nazionale, incentrata sul tema: "Signore, che il mio grido giunga a te".<br />Su indicazione del cardinale Malcolm Ranjith, sacerdoti, suore e laici celebrano una liturgia di commemorazione nella Basilica Nazionale di Nostra Signora di Lanka, a Tewatta, nla mattina del 14 gennaio. "Questa celebrazione vuole esprimere anche la nostra richiesta di verità e giustizia per le vittime" ha affermato il Cardinale. <br />“Il Paese ha dovuto affrontare molte sfide. Ci rivolgiamo alla nostra Madre Maria per la sua protezione, guida e benedizione”, ha detto mons. Anton Ranjith, Vescovo ausiliare di Colombo. "Sacerdoti, religiosi, parrocchie e tutte le comunità hanno esortato i cattolici a vivere l'evento commemorativo pregando insieme al Cardinale", racconta a Fides p. Srikantha Fernando, parroco di Nostra Signora dell'Addolorata a Kadawala. “Ci uniamo tutti nel chiedere che la verità dietro gli attacchi di Pasqua emerga e sia pubblica”, ha detto.<br />I leader della Chiesa hanno ripetutamente chiesto spiegazioni trasparenti e oneste al governo in merito agli attacchi. Secondo mons. Raymond Wickramasinghe, Vescovo di Galle, i responsabili degli attentati "devono essere assicurati alla giustizia". Intervenendo a un forum online organizzato nei giorni scorsi per gli abitanti dello Sri Lanka che vivono in Europa, il cardinale Ranjith ha espresso preoccupazione per gli eventi e le considerazioni politiche registratesi durante le elezioni presidenziali seguite dagli attacchi terroristici della domenica di Pasqua. Secondo il cardinale, i risultati della Commissione d'inchiesta presidenziale potrebbero nascondere alcune cruciali informazioni sugli attacchi, mentre alcuni funzionari e politici potrebbero cercare di occultare la verità.<br />Secondo i mass media, l'inchiesta ha speso 650 milioni di rupie per indagare sugli attentati coinvolti. <br />Nove attentatori suicidi legati al gruppo estremista islamista locale "National Thowheed Jamath" effettuarono attacchi a tre chiese e tre hotel di lusso il 21 aprile 2019. Furono uccise 279 persone tra cui 37 stranieri provenienti da Giappone, Svizzera, Spagna e Regno Unito, Danimarca, Portogallo, India, Turchia, Australia, Paesi Bassi, Bangladesh, Stati Uniti e Cina. Inoltre, negli attacchi sono rimaste ferite più di 500 persone.<br /> Fri, 14 Jan 2022 16:09:12 +0100AFRICA/EGITTO - Papa Tawadros: per i copti non c’è più alcun “divieto” a visitare Gerusalemmehttp://www.fides.org/it/news/71445-AFRICA_EGITTO_Papa_Tawadros_per_i_copti_non_c_e_piu_alcun_divieto_a_visitare_Gerusalemmehttp://www.fides.org/it/news/71445-AFRICA_EGITTO_Papa_Tawadros_per_i_copti_non_c_e_piu_alcun_divieto_a_visitare_GerusalemmeIl Cairo – I cristiani copti d’Egitto che si recano in pellegrinaggio a Gerusalemme non contravvengono ad alcuna disposizione dell’autorità ecclesiastica. Sono ormai decadute e superate dalla storia le prescrizioni disposte in passato dai vertici della gerarchia copta, che nel contesto storico segnato dal conflitto arabo-israeliano avevano dato indicazione ai propri fedeli, di non visitare la Città Santa. Sono queste le considerazioni che il Patriarca Tawadros ha voluto ripetere con chiarezza nel corso di un'intervista televisiva trasmessa il 7 gennaio, in occasione del Natale copto, con il chiaro intento di spazzare via titubanze e polemiche che continuano a frenare molti cristiani copti dal recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme. <br />Nell’intervista, Papa Tawadros ha ricordato che dal XIII secolo le cronache attestano la presenza di un Vescovo copto residente nella Città Santa, facendo notare che anche la sospensione dei pellegrinaggi provenienti dall’Egitto ha contribuito a rendere più esigua la presenza dei copti in Terra Santa. Il Patriarca copto ha anche citato i ripetuti inviti a visitare Gerusalemme rivolti agli egiziani anche dal Presidente palestinese Abu Mazen durante le sue visite ufficiali in Egitto. <br />Già nel 2016 era emerso nei fatti che i precedenti divieti posti ai pellegrinaggi copti in Terra Santa non avevano più ragion d’essere e non venivano più percepiti come vincolanti dai battezzati copti. In quell’anno, si assistette a un incremento esponenziale di pellegrini egiziani copti giunti a celebrare i riti della Settimana Santa a Gerusalemme. Tale flusso spontaneo di pellegrini copti nella Città Santa segnava nei fatti il superamento del divieto di visitare Gerusalemme che nel 1979 era stato imposto dall'allora Patriarca Shenuda III. <br />Negli anni in cui si radicalizzava il conflitto arabo-israeliano, il Patriarca copto Shenuda III aveva vietato ai fedeli della sua Chiesa di compiere pellegrinaggi nello Stato ebraico e non aveva cambiato posizione neanche dopo la normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Israele. Tale divieto non è mai stato formalmente revocato, ma già nel 2014 il viaggio compiuto in Terra Santa da una novantina di cristiani copti in occasione della Settimana Santa aveva dato modo a diversi osservatori di sottolineare l'inattualità della disposizione disciplinare anti-pellegrinaggio, nel quadro dei rapporti esistenti tra le due nazioni confinanti.<br />A incentivare ulteriormente i pellegrinaggi dei copti in Terra Santa ha di certo contribuito anche il viaggio compiuto nel novembre 2015 a Gerusalemme dallo stesso Patriarca Tawadros II, in occasione dei funerali dell'Arcivescovo Abraham, capo della locale comunità copta ortodossa. Il viaggio patriarcale, pur presentato dalla Chiesa copta ortodossa come “un'eccezione”, fu recepito dai copti egiziani come un segnale eloquente che il nuovo Patriarca non aveva intenzione di difendere divieti penalizzanti per la vita spirituale dei fedeli. <br /> Thu, 13 Jan 2022 12:51:44 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - Un incendio accidentale distrugge il campo profughi nei pressi della Cattedrale di Alindaohttp://www.fides.org/it/news/71444-AFRICA_CENTRAFRICA_Un_incendio_accidentale_distrugge_il_campo_profughi_nei_pressi_della_Cattedrale_di_Alindaohttp://www.fides.org/it/news/71444-AFRICA_CENTRAFRICA_Un_incendio_accidentale_distrugge_il_campo_profughi_nei_pressi_della_Cattedrale_di_AlindaoBangui – Circa 1.500 alloggi distrutti dalle fiamme e ingenti danni materiali ad altre strutture, una ventina di persone sono state ricoverate in ospedale. È il bilancio del violento incendio che ha devastato l’11 gennaio il campo profughi della Chiesa cattolica “Galileo”, nel centro di Alindao, città a 500 km ad est di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Galileo è il più grande sito di sfollati interni della città di Alindao, situato all'interno della Cattedrale del Sacro Cuore di Alindao. Attualmente ospita gli sfollati di Basse-Kotto in fuga dagli abusi dell'UPC di Ali Darass.<br />Sono 4.803 le persone rimaste prive di alloggio, che necessitano di cibo, acqua e generi di prima necessità, secondo quanto ha dichiarato all'AFP Anita Cadonau, responsabile delle comunicazioni dell'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari in Centrafrica .<br />Secondo le autorità, l’incendio sarebbe di origine accidentale. La struttura aveva subito un altro incendio il 12 febbraio 2020 ed è stata attaccata più volte dai ribelli .<br />Dall'inizio della guerra civile nel 2013, centinaia di migliaia di persone sono fuggite dai combattimenti.<br />All'inizio del 2022, secondo l'ultimo rapporto OCHA, la Repubblica Centrafricana conta più di 670.000 sfollati interni e 741.000 rifugiati nei Paesi vicini. <br /> <br />Thu, 13 Jan 2022 11:53:28 +0100AMERICA/NICARAGUA - I principi della dignità umana e della libertà sono le basi solide per ricostruire il Nicaraguahttp://www.fides.org/it/news/71443-AMERICA_NICARAGUA_I_principi_della_dignita_umana_e_della_liberta_sono_le_basi_solide_per_ricostruire_il_Nicaraguahttp://www.fides.org/it/news/71443-AMERICA_NICARAGUA_I_principi_della_dignita_umana_e_della_liberta_sono_le_basi_solide_per_ricostruire_il_NicaraguaMatagalpa - "Il principio della dignità umana è fondamentale per ricostruire un Paese. Il rispetto della persona e della sua dignità devono essere gli assi su cui deve ruotare ogni sforzo affinché diventino il fondamento di ogni organizzazione sociale. L'uomo è immagine e somiglianza di Dio, ciò significa che egli è dotato di immensa dignità, e quando l'uomo viene offeso.., viene commessa una gravissima offesa a Dio”. Lo ha ribadito il Vescovo di Matagalpa, Mons. Rolando J. Álvarez, nell’omelia della Messa celebrata nella Cattedrale di San Pietro apostolo per la festa del Battesimo del Signore, domenica 9 gennaio.<br />Riferendosi al significato della festa, il Vescovo ha detto: "In questo giorno della manifestazione della Santissima Trinità, possiamo pregare il Padre per intercessione di Suo Figlio, che ha inviato il suo Spirito sul nostro Paese e pregare per il Nicaragua, in cui devono essere gettate basi solide e fondamentali; due di queste sono il principio della dignità umana e il principio della libertà". Commentando nell’omelia le letture bibliche della Messa, Mons. Álvarez ha evidenziato che “la dignità umana viene da Dio, dall'essere suo figlio. Dio, facendosi Uomo, assumendo questa carne, conferisce ad ogni uomo una dignità trascendente, elevata e inviolabile".<br />"La libertà è un altro pilastro su cui il Nicaragua deve essere ricostruito, è la conseguenza del rispetto della dignità" ha aggiunto, citando Papa Giovanni Paolo II: “La libertà è la misura della dignità e della grandezza dell'uomo". Quindi, parafrasando San Giovanni Paolo II, ha proseguito: “la libertà è la misura della dignità e della grandezza dei popoli. Senza libertà, una nuova opzione di paese non può essere costruita. La libertà permette ad ogni società di crescere, comporta un senso di responsabilità individuale e sociale, perché la persona lavora con coscienza a favore del proprio bene e del bene comune".<br />Prima della benedizione finale, il Vescovo ha presieduto l'atto di invio del gruppo della Pastorale giovanile , a nome della Commissione diocesana PJ, inviato in missione nella settimana dal 9 al 15 gennaio. I giovani provenienti dalle diverse parrocchie e comunità, parteciperanno a varie attività, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza: momenti di preghiera, conversazione virtuale sul tema "Missione e comunione della Chiesa giovane", notte culturale, opere di carità. Sabato 15 una delegazione parteciperà alla Messa di chiusura al Santuario del Signore di Esquipulas. <br />Thu, 13 Jan 2022 11:37:11 +0100AFRICA/MAROCCO - Studenti solidali in aiuto ai migranti africani: conversando con loro e ascoltandoli, si impara a conoscerli e ad amarlihttp://www.fides.org/it/news/71442-AFRICA_MAROCCO_Studenti_solidali_in_aiuto_ai_migranti_africani_conversando_con_loro_e_ascoltandoli_si_impara_a_conoscerli_e_ad_amarlihttp://www.fides.org/it/news/71442-AFRICA_MAROCCO_Studenti_solidali_in_aiuto_ai_migranti_africani_conversando_con_loro_e_ascoltandoli_si_impara_a_conoscerli_e_ad_amarliFès - “Ho avuto fame e voi mi avete dato da mangiare, ho avuto sete, e voi mi avete dato da bere, ero straniero, e mi avete accolto”. Da questo brano evangelico di Matteo, un gruppo di studenti universitari dell’Africa sub-sahariana è stato ispirato per la creazione di ‘Solidarietà Studenti’ di Fès nato 3 anni fa nella città del Marocco.<br />“Per molti migranti africani, l'avventura migratoria che ha come meta l’Europa, si ferma in Marocco. Vanno ad abitare nelle periferie delle grandi città, come qui a Fès, al fine di sopravvivere e preparare il ritorno nei loro paesi di provenienza” scrive Amanda Ouedraogo, responsabile del gruppo.<br />“La cosa più importante per noi non è donare viveri, quanto piuttosto andare a trovare queste persone dove vivono, spesso in locali fatiscenti, passare del tempo con loro, conversare con loro, ma soprattutto ascoltarli senza alcun pregiudizio– scrive la studentessa burkinabè che ha una borsa di studio dell'università di Fès -. Conversando con loro e ascoltandoli, si impara a conoscerli e ad amarli.” <br />Solidarietà Studenti organizza visite mensili nei vari quartieri della periferia di Fès dove vivono i migranti. “I membri dell’organizzazione si autotassano per poter comprare kit alimentari che poi offrono a queste persone. Nei quartieri dove vivono, si raggruppano per nazionalità e questo ci facilita le visite, perché ci permette di adattare meglio il nostro supporto.” <br />La studentessa burkinabè aggiunge inoltre che l'iniziativa del gruppo si sta ampliando anche fuori Fès. “Ora esiste un gruppo con lo stesso nome anche nella città di Settat, regione di Casablanca, che fa le nostre stesse attività. Uno degli iniziatori di Settat è un ex membro del gruppo di Fès. Con i pochi mezzi che abbiamo e che cerchiamo di mobilitare, facciamo quello che possiamo per questi nostri fratelli e sorelle. Ma ciò che più importante, è far loro posto nei nostri cuori, perché solo così possiamo capirli e amarli.”<br />L’iniziativa, supportata dal parroco p. Matteo Revelli, sacerdote della Società per le Missioni Africane , ha l’obiettivo di venire in aiuto alle persone migranti africane di passaggio in Marocco. <br /> Thu, 13 Jan 2022 11:22:19 +0100ASIA/KAZAKHSTAN - Dal “lockdown di guerra” al “lockdown sanitario”http://www.fides.org/it/news/71441-ASIA_KAZAKHSTAN_Dal_lockdown_di_guerra_al_lockdown_sanitariohttp://www.fides.org/it/news/71441-ASIA_KAZAKHSTAN_Dal_lockdown_di_guerra_al_lockdown_sanitarioAlmaty - La situazione in Kazakistan, dopo la rivolta popolare iniziata il 5 gennaio, si è “normalizzata”, ma per le strade di Almaty permane “un velo di profonda tristezza”. Lo racconta all’Agenzia Fides don Guido Trezzani, missionario nella comunità del “Villaggio dell’Arca” a Talgar, nei pressi di Almaty direttore nazionale di Caritas Kazakhstan. Osserva i missionario: “Siamo in tanti a provare sensazioni spiacevoli di fronte a ciò che si è verificato nei giorni scorso in parte della popolazione. Al di là di delinquenti e assassini che hanno provocato tutto questo, infatti, c’è tutta la massa di gente comune che è andata loro dietro: mariti, mogli, nonni e bambini andavano in giro a razziare negozi e supermercati col sorriso sulle labbra, come a voler dire: perché no? Lo fanno tutti’. Questo ha lasciato, nella restante parte della popolazione, molta tristezza e amarezza”.<br />Da pochi giorni, la gente prova a tornare a una vita normale, “ma la tensione è ancora tanta. Alcune mamme coinvolte nel progetto di Caritas Kazakhstan dedicato ai bambini down vivono nelle zone più colpite e hanno ancora paura di uscire di casa”, spiega don Trezzani che aggiunge: “E’ notizia di ieri che passeremo in automatico da un lockdown di guerra a un lockdown sanitario: siamo di nuovo in zona rossa perché sembra che il numero dei contagi da Covid-19 sia aumentato improvvisamente”.<br />Questo determinerà quasi certamente la chiusura delle scuole e il ritorno alla didattica a distanza: “Ho sentito che molti docenti stanno contattando le famiglie per chiedere se sono dotate di connessione e computer. Questo per noi rappresenterebbe un grande problema, perché i nostri bambini sono stanchi di non andare a scuola”. <br />Il Villaggio dell’Arca, infatti, ospita circa 70 bambini, orfani o con famiglie a rischio alle spalle, e circa una trentina hanno handicap fisici e mentali. Già durante il primo lockdown del 2020, don Trezzani aveva segnalato all’Agenzia Fides le difficoltà di gestire l’istruzione a distanza per tutti: “Se, con la chiusura degli istituti scolastici, i genitori di tutto il mondo hanno vissuto la fatica della scuola a distanza, per noi queste complicazioni si sono moltiplicate a causa del gran numero di bambini in età scolare. Bisogna fornire a tutti loro gli strumenti tecnologici, ma i computer e il traffico internet non bastano mai. Seguiamo delle vere e proprie liste di attesa per dare priorità a chi deve fare lezioni e compiti”.<br /> <br />Thu, 13 Jan 2022 11:10:14 +0100