Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/CILE - Inaugurata la nuova casa di accoglienza per migranti “Simone di Cirene”http://www.fides.org/it/news/68940-AMERICA_CILE_Inaugurata_la_nuova_casa_di_accoglienza_per_migranti_Simone_di_Cirenehttp://www.fides.org/it/news/68940-AMERICA_CILE_Inaugurata_la_nuova_casa_di_accoglienza_per_migranti_Simone_di_CireneValdivia - Il 28 ottobre è stata inaugurata la Casa di accoglienza e promozione dei migranti “Simone di Cirene”. Il progetto è nato dalla Pastorale Sociale della diocesi cilena di Valdivia, attraverso la sua Pastorale dei Migranti, in collaborazione con l'Associazione Internazionale Papa Giovanni XXIII. Il suo obiettivo è ospitare 9 uomini per quattro mesi, svolgendo con loro un lavoro di inserimento e promozione in Cile.<br />Il progetto è stato possibile grazie al Fondo di sovvenzione della Presidenza, ai contributi dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e della Fondazione Padre Dirk de Witt. La proprietà dell’immobile in cui è stata allestita la casa di accoglienza, era della parrocchia Santos Juan e Pedro, che l'ha data per realizzare questo progetto, riconoscendo l'importanza, nella vita dei credenti, di accogliere i fratelli migranti.<br />All’inaugurazione sono intervenuti il Governatore di Valdivia, Cristhian Alejandro Cancino Gunckel, il capo della missione in Cile della OIM, Richard Custodio Velázquez Fernández, e l'Amministratore Apostolico di Valdivia, P. Gonzalo Espina. A proposito delle azioni con i migranti, p. Espina ha indicato l'importanza di “accoglierli, proteggerli, poiché spesso subiscono abusi; promuoverli in modo che possano crescere nella nostra società e integrarli per fare in modo che non solo siano aiutati, ma che siano anche una risorsa per noi". Infine ha sottolineato come questo progetto si inserisca in uno scenario di azioni di solidarietà che la Chiesa cattolica sta portando avanti, in silenzio, attraverso le sue comunità, spesso in collaborazione con altre organizzazioni, come associazioni di quartiere o Ong e molte altre, fornendo spazi e materiali. <br />Fri, 30 Oct 2020 12:32:43 +0100ASIA/TURCHIA - Una chiesa del IV secolo messa in vendita come ostello per turistihttp://www.fides.org/it/news/68939-ASIA_TURCHIA_Una_chiesa_del_IV_secolo_messa_in_vendita_come_ostello_per_turistihttp://www.fides.org/it/news/68939-ASIA_TURCHIA_Una_chiesa_del_IV_secolo_messa_in_vendita_come_ostello_per_turistiMardin – La chiesa siro ortodossa di Mor Yuhanon , risalente al IV secolo e situata in un sobborgo della città turca di Mardin, è stata messa in vendita come immobile utilizzabile per attività di ricezione turistica. La chiesa, attualmente gestita come proprietà privata da una famiglia del luogo, è stata messa sul mercato immobiliare al prezzo di 7,25 milioni di lire turche .<br />La chiesa – riferiscono le fonti locali – nel 2009 è stata riconosciuta come bene culturale dalle autorità turche, e contiene le tombe di due Patriarchi siro ortodossi. I proprietari, che negli ultimi due anni hanno utilizzato gli spazi della chiesa come magazzino, non possono apportare modifiche architettoniche alla struttura, ma hanno conservato il diritto alla vendita. Saliba Özmen, Arcivescovo siro ortodosso di Mardin e Diyarbakir, ha chiesto alle autorità turche di intervenire, permettendo che la chiesa sia affidata alla Fondazione siro ortodossa a cui fa capo anche il Monastero di Deyr al Zafaran, il “Monastero dello Zafferano”, situato nei pressi della città di Mardin, sull’altopiano di Tur Abdin. <br />I proprietari della chiesa avevano provato a metterla in vendita già nel 2015. Tornati alla carica negli ultimi mesi, hanno offerto in vendita il luogo sacro anche ai responsabili locali della Chiesa siro ortodossa, che hanno risposto di non avere a disposizione risorse economiche da investire nell’acquisto. <br />Nella vicenda della chiesa di Mor Yuhanon a Mardin si rispecchia il triste destino dell’immenso patrimonio storico e spirituale rappresentato da tante antiche chiese disseminate in territorio turco, i cui titoli di proprietà, nel corso dei secoli, sono stati accaparrati in vario modo da privati o incamerati negli ultimi tempi dal Dicastero turco del Tesoro. <br />Intanto, a Istanbul, nei giorni scorsi, gli affreschi della chiesa-museo di Cristo Salvatore in Chora erano stati già coperti da tendoni bianchi per preparare il luogo, considerato uno dei più importanti esempi d’architettura bizantina, a essere utilizzato come moschea e ospitare di nuovo riti e preghiere collettive islamici, secondo quanto disposto dal governo turco. Le ripresa delle celebrazioni islamiche negli spazi dell’ex monastero cristiano era stata programmata per oggi, venerdì 30 ottobre, ma la Direzione turca per gli Affari religiosi, con una decisione a sorpresa, l’ha rinviata a data da destinarsi, giustificando tale stop con la necessità di perfezionare le opere volte a rendere il luogo più confacente al culto coranico. Fri, 30 Oct 2020 11:46:39 +0100EUROPA/FRANCIA - I Vescovi: "nonostante il dolore, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura”http://www.fides.org/it/news/68938-EUROPA_FRANCIA_I_Vescovi_nonostante_il_dolore_i_cattolici_si_rifiutano_di_cedere_alla_paurahttp://www.fides.org/it/news/68938-EUROPA_FRANCIA_I_Vescovi_nonostante_il_dolore_i_cattolici_si_rifiutano_di_cedere_alla_pauraParigi – Poche ore dopo l’attacco terroristico islamista che ha causato la morte di tre persone la mattina di ieri, 29 ottobre, nella Basilica di Notre-Dame a Nizza, la Conferenza episcopale francese ha espresso in un comunicato il suo profondo rammarico, ed ha ribadito che "nonostante il dolore, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura”.<br />"Gli omicidi avvenuti questa mattina a Nizza nella Basilica di Notre-Dame fanno precipitare la Conferenza dei Vescovi di Francia in un'immensa tristezza" è scritto nella dichiarazione. "I nostri pensieri e le nostre preghiere sono per le vittime, i feriti, le loro famiglie e i loro cari. Queste persone sono state attaccate e uccise perché erano nella Basilica. Erano un simbolo da abbattere".<br />I Vescovi ricordano poi il martirio di padre Hamel, che venne assassinato sull’altare della sua chiesa a Saint-Étienne du Rouvray, arcidiocesi di Rouen, da due militanti islamici, il 26 luglio 2016 .<br />"Attraverso questi orribili atti, tutto il nostro paese è colpito – proseguono -. Questo terrorismo è volto ad installare l’angoscia in tutta la nostra società. E’ urgente che questa cancrena venga fermata, come è urgente trovare l'indispensabile fraternità che ci terrà tutti uniti di fronte a queste minacce". I Vescovi concludono assicurando che "nonostante il dolore che li avvolge, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura e, con tutta la nazione, vogliono affrontare questa minaccia insidiosa e cieca". <br />Fri, 30 Oct 2020 11:38:03 +0100AMERICA/ARGENTINA - "La Chiesa non approva l’invasione delle terre, lo Stato sia presente": nota dei Vescovihttp://www.fides.org/it/news/68937-AMERICA_ARGENTINA_La_Chiesa_non_approva_l_invasione_delle_terre_lo_Stato_sia_presente_nota_dei_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/68937-AMERICA_ARGENTINA_La_Chiesa_non_approva_l_invasione_delle_terre_lo_Stato_sia_presente_nota_dei_VescoviBuenos Aires – Con il titolo "Del Signore è la terra", i Vescovi che compongono la Commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina hanno diffuso un comunicato in riferimento alle frequenti invasioni della terra, "fenomeno noto in Argentina fin dalle origini della nostra storia", in cui ribadiscono che "la Chiesa non approva".<br />"In questi giorni di estrema vulnerabilità per il corpo sociale di cui facciamo parte, l’invasione delle terre si ripete con dolorosa frequenza" avvertono. “Negli ultimi decenni, le varie occupazioni della terra hanno evidenziato la situazione precaria di tante famiglie, che hanno dovuto trovare un posto dove vivere. In questo senso, come cristiani, ci sentiamo sfidati da tutte le forme di esclusione che lasciano uomini e donne senza una casa decente” affermano i Vescovi.<br />"La perdita della concezione della terra come dono di Dio per il benessere di tutti è alla radice di ogni concentrazione, appropriazione indebita e depredazione delle risorse naturali" ricordano, citando il documento "Una terra per tutti", pubblicato nel 2005 dalla Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale.<br />“Nulla giustifica l'intrusione e la violenza a costo della vita e dei diritti degli altri – proseguono -. La Chiesa non approva queste invasioni. Sono occasione di violenze e disordini sociali, molte volte incoraggiate”. "Molto meno accettabile è l'opportunismo di coloro che approfittano dell'estremo bisogno dei più poveri per usarli per i propri guadagni e per il patrocinio politico" aggiungono, rilevando che "Oggi più che mai è necessario avere uno Stato presente, che sia responsabile di politiche proattive in materia di accesso all'alloggio e al lavoro dignitoso. In queste ore drammatiche, in cui i casi si stanno replicando, confidiamo che un intervento diligente dalla giustizia impedisca questa escalation di violenza tra le parti”.<br />La lettera, datata 29 ottobre 2020, è firmata dal Presidente della Conferenza episcopale argentina<br />Secondo le ultime agenzie di stampa internazionale, l’ultimo episodio è avvenuto sui terreni di Guernica, a solo un’ora dalla capitale, per una questione che si trascina da decenni. “Guernica è una fotografia della tragedia sociale che la pandemia sta provocando, in un'economia che era già stata punita e contro la quale le politiche assistenziali del presidente peronista Alberto Fernández non sono sufficienti palliativi”, si legge nella nota della Associated Press.<br /> <br />Fri, 30 Oct 2020 11:00:43 +0100AFRICA/CONGO - La sfida della formazione dei futuri sacerdoti al centro dei lavori della 49a Assemblea Plenaria Ordinaria dei Vescovihttp://www.fides.org/it/news/68936-AFRICA_CONGO_La_sfida_della_formazione_dei_futuri_sacerdoti_al_centro_dei_lavori_della_49a_Assemblea_Plenaria_Ordinaria_dei_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/68936-AFRICA_CONGO_La_sfida_della_formazione_dei_futuri_sacerdoti_al_centro_dei_lavori_della_49a_Assemblea_Plenaria_Ordinaria_dei_VescoviBrazzaville - I Vescovi del Congo hanno tenuto la loro 49a Assemblea Plenaria Ordinaria dal 12 al 18 ottobre 2020, presso il Centro Interdiocesano per i Lavori , a Brazzaville, per riflettere sulla vocazione e sulla formazione sacerdotale, con il tema: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini" .<br />I lavori si sono svolti sotto la presidenza di Sua Ecc. Mons. Daniel Mizonzo, Vescovo di Nkayi, Presidente della Conferenza episcopale del Congo . <br />Tra le relazioni presentate durante l'Assemblea, quella di p. Alexis Tobangui, parroco della parrocchia Saint Jean-Baptiste de Talangaï, si è soffermata sulla "vocazione sacerdotale oggi, nel mondo e in Congo: aspetto sociologico", approfondendo l'evoluzione della percezione della vocazione nella storia sociale della Chiesa cattolica. In Africa, in occasione della pubblicazione dell'Annuario statistico della Santa Sede, il numero dei sacerdoti nella Chiesa cattolica è aumentato dell'80%, quello delle suore del 60% e quello dei seminaristi è quadruplicato. Si tratta di servire Dio e Cristo, salvare le anime, ma alcune persone in Africa pensano che una vocazione può essere un mezzo di ascesa o promozione sociale. Padre Tobangui ha chiarito le sue osservazioni, attingendo al lavoro del Cardinale Joseph Malula, Arcivescovo di Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo, pubblicate nel giugno 1987, dal titolo: "Le Chiese Cristiane e la politica della pancia: condividere la torta ecclesiale”, nel quale viene tratteggiato un ritratto critico dei giovani sacerdoti del suo Paese. In particolare il Cardinale Malula deplorava tre grandi tendenze della nuova generazione sacerdotale: la ricerca esagerata di denaro, la vita facile, la sete di potere. Queste critiche sono ancora rilevanti nelle nostre diocesi in Congo, ha sottolineato il relatore.<br />Al termine dei lavori, Mons. Daniel Mizonzo ha evidenziato che le varie presentazioni fatte dai relatori sono state ricche di contenuti. Bisognerà porre l'accento sulla formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale per avere veri sacerdoti all'altezza e all'altezza di ciò che vuole la Chiesa. Ma soprattutto deve essere svolto nelle parrocchie un lavoro di ascolto e discernimento, istituendo una commissione per accompagnare i seminaristi, che sia estesa anche ai laici . Fri, 30 Oct 2020 10:15:53 +0100ASIA/PAKISTAN - La Commissione Giustizia e Pace: vivere come minoranza religiosa sta diventando estremamente difficilehttp://www.fides.org/it/news/68935-ASIA_PAKISTAN_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_vivere_come_minoranza_religiosa_sta_diventando_estremamente_difficilehttp://www.fides.org/it/news/68935-ASIA_PAKISTAN_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_vivere_come_minoranza_religiosa_sta_diventando_estremamente_difficileKarachi - È un peccato che l'intolleranza religiosa in Pakistan sia in forte aumento. La conversione forzata è diventata uno strumento importante per la persecuzione di cristiani e indù in Pakistan. Questa preoccupazione è stata espressa dalla Commissione nazionale per la Giustizia e la Pace , dopo il recente caso di rapimento, conversione forzata e matrimonio della 13enne Arzoo a Karachi .<br />Secondo i documenti della Chiesa e del governo ufficiale , Arzoo ha 13 anni ed è una studentessa del 6° grado. Il suo rapitore l'ha costretta a sposarlo e convertirsi all'Islam. I genitori di Arzoo hanno contestato la validità del matrimonio e hanno fatto appello all'Alta Corte del Sindh Karachi per la restituzione della figlia. Il 27 ottobre 2020 il rapitore insieme ai suoi sostenitori ha presentato una petizione all'Alta Corte. L'ordinanza del tribunale emessa dall'Alta Corte del Sindh Karachi, a sostegno del rapitore, affermava che Arzoo Raja ha accettato l'Islam e sposato volontariamente Ali Azhar. La Corte ha inoltre ordinato che per questo caso non vengano effettuati arresti.<br />La Commissione nazionale per la Giustizia e la Pace condanna fermamente questo atto di ingiustizia. In una dichiarazione congiunta, inviata all’Agenzia Fides, l'Arcivescovo Joseph Arshad, Presidente della NCJP, e il rev. P. Emmanuel Yousaf , Direttore nazionale della NCJP, affermano: “Purtroppo la società pakistana è diventata sempre più intollerante, e vivere come minoranza religiosa sta diventando estremamente difficile. Il caso di Arzoo è stato segnalato, mentre ci sono molti di questi incidenti che non vengono denunciati. La famiglia di Arzoo ha presentato il suo certificato di nascita governativo che dimostra che ha 13 anni e che il matrimonio con Azhar viola il Sindh Child Marriage Restraint Act". L'NCJP chiede che il governo prenda seriamente in considerazione questo incidente che ha irritato e sconvolto l'intera comunità cristiana in Pakistan.<br />L'Arcivescovo Joseph Arshad, Vescovo di Islamabad/Rawalpindi, Presidente della Conferenza Episcopale del Pakistan e Presidente della NCJP afferma che "le conversioni forzate sono troppo facilmente e troppo spesso mascherate da conversioni volontarie, lasciando le ragazze minorenni particolarmente vulnerabili". Ha chiesto al governo di garantire che la giustizia sia assicurata nel caso di Arzoo e che tali incidenti cessino."È responsabilità dello Stato legiferare per proteggere i suoi cittadini, in particolare le minorenni" ha affermato.<br />Fr. Emmanuel Yousaf , Direttore nazionale dell'NCJP, ha dichiarato: "" La brutta realtà delle conversioni forzate è che non sono viste come un crimine, tanto meno come un problema che dovrebbe riguardare la maggioranza in Pakistan. Non possiamo permettere che le nostre bambine e le nostre ragazze vengano portate lontano da noi, convertite con la forza e sposate. Un disegno di legge contro le conversioni forzate è stato introdotto nel 2016 nell'Assemblea provinciale del Sindh ma non è stato ancora approvato. Il governo deve lavorare per salvaguardare i diritti delle minoranze religiose in Pakistan come sancito dalla nostra costituzione" conclude. <br />Fri, 30 Oct 2020 09:52:18 +0100AFRICA/CAMERUN - “Nel conflitto nelle regioni anglofone ci sono cauti segnali di speranza, ma occorre fare di più” esorta l’Arcivescovo di Bamendahttp://www.fides.org/it/news/68934-AFRICA_CAMERUN_Nel_conflitto_nelle_regioni_anglofone_ci_sono_cauti_segnali_di_speranza_ma_occorre_fare_di_piu_esorta_l_Arcivescovo_di_Bamendahttp://www.fides.org/it/news/68934-AFRICA_CAMERUN_Nel_conflitto_nelle_regioni_anglofone_ci_sono_cauti_segnali_di_speranza_ma_occorre_fare_di_piu_esorta_l_Arcivescovo_di_BamendaYaoundé - “Dal punto di vista dei negoziati ufficiali, non ci sono stati progressi e, almeno ufficialmente, non abbiamo notizie di incontri avvenuti di recente o programmati. Possiamo dire, però, che dopo i colloqui di qualche mese fa, la situazione sembra più calma; tra la popolazione si respira un’atmosfera di maggiore tranquillità e pace, le scuole sono riprese e molti bambini sono rientrati in classe: questo è senza dubbio un ottimo segnale” afferma Monsignor Andrew Nkea Fuanya, Arcivescovo di Bamenda. <br />A tre mesi e mezzo dalla tornata di incontri tra governo centrale e gruppi ribelli delle regioni anglofone del Camerun, che hanno segnato una possibile iniziale inversione di tendenza nel conflitto che insanguina le aree occidentali della nazione africana, l’Arcivescovo di Bamenda intravede un minimo di speranza. <br />La situazione nelle cosiddette regioni anglofone è una delle più complicate del continente africano. In particolare dal 2017, da quando è avvenuta l’autoproclamazione della repubblica indipendente di Ambazonia – il nome deriva dalla Baia di Ambas, l’insenatura del fiume Mungo che in epoca coloniale segnava il confine tra Camerun francese e quello inglese -, si sono succeduti scontri gravissimi. <br />Il confitto ha fatto finora oltre 3000 morti e provocato la fuga di centinaia di migliaia di profughi. “Penso che in modo sotterraneo qualcosa stia andando avanti. Da parte nostra stiamo facendo di tutto per riattivare il dialogo e tenerlo sempre aperto per arrivare al più presto a una soluzione del conflitto. Alla fine di settembre, noi Vescovi delle regioni anglofone abbiamo scritto un documento pubblico al termine del 69° incontro della Conferenza Episcopale della Provincia di Bamenda. Nella lettera abbiamo presentato diverse richieste al governo e ai fedeli, ha avuto molta copertura mediatica. Purtroppo, però, non abbiamo ancora avuto alcun cenno di risposta dal governo” afferma l’Arcivescovo.<br />Tra le principali richieste, i Vescovi domandavano la cessazione immediata di ogni forma di scontro armato, la ripresa del dialogo, la liberazione dei prigionieri politici come atto di distensione, la riapertura delle scuole. Fri, 30 Oct 2020 13:27:40 +0100ASIA/TERRA SANTA - A Betlemme cristiani e musulmani deplorano insieme le vignette che offendono l’islamhttp://www.fides.org/it/news/68933-ASIA_TERRA_SANTA_A_Betlemme_cristiani_e_musulmani_deplorano_insieme_le_vignette_che_offendono_l_islamhttp://www.fides.org/it/news/68933-ASIA_TERRA_SANTA_A_Betlemme_cristiani_e_musulmani_deplorano_insieme_le_vignette_che_offendono_l_islamBetlemme – “Betlemme deplora le vignette che in Francia offendono il Profeta Mohammad e l’islam”. Così hanno scritto sui loro cartelli e striscioni, un gruppo di cristiani e musulmani di Terra Santa, radunatisi mercoledì 28 ottobre a Betlemme, nella Piazza della Mangiatoia antistante alla Basilica della Natività, per manifestare insieme la propria riprovazione nei confronti delle vignette denigratorie nei confronti dell’iniziatore della religione islamica, ripubblicate in Francia dalla rivista satirica Charlie Hebdo, che stanno sollevando una ondata imponente di proteste antifrancesi in molti Paesi a maggioranza musulmana. <br />Alla manifestazione di Betlemme ha preso parte, tra gli altri, anche Atallah Hanna, Arcivescovo greco ortodosso di Sebastia, del Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme. I partecipanti al raduno hanno denunciato con i cartelli esposti e con i loro interventi, le offese gratuite nei confronti di tutte le figure e i simboli cari alle diverse tradizioni religiose. <br />Martedì 27 ottobre, anche il Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, Theophilos III, aveva deprecato ogni forma di violenza contro persone con opinioni o credenze religiose diverse, esprimendo preoccupazione per la crescente polarizzazione seguita alla “sfortunata sequenza di eventi in Francia”, e ricordando che il dialogo è “l’unico modo adeguato per trattare le distanze intellettuale tra le diverse appartenenze religiose e ideologiche”. <br />Thu, 29 Oct 2020 12:26:06 +0100AFRICA/ZAMBIA - “Siamo preoccupati per il rapido deterioramento dell’economia” avverte un centro studi dei Gesuitihttp://www.fides.org/it/news/68932-AFRICA_ZAMBIA_Siamo_preoccupati_per_il_rapido_deterioramento_dell_economia_avverte_un_centro_studi_dei_Gesuitihttp://www.fides.org/it/news/68932-AFRICA_ZAMBIA_Siamo_preoccupati_per_il_rapido_deterioramento_dell_economia_avverte_un_centro_studi_dei_GesuitiLusaka - “Siamo è profondamente preoccupati per il rapido indebolimento dell'economia nel nostro Paese, che sta mettendo a repentaglio la vita economica e sociale dei cittadini comuni, in particolare i poveri, gli emarginati e i vulnerabili", afferma il Jesuit Center for Theological Reflection nello Zambia, in una dichiarazione pubblicata in occasione dell'anniversario dell'indipendenza del Paese, il 24 ottobre.<br />Il documento sottolinea che il debito estero dello Zambia è equivalente al suo Prodotto Interno Lordo : "Il debito estero totale dello Zambia ora ammonta a 27 miliardi di dollari, che, letteralmente, è equivalente al suo PIL. Il debito nazionale era di 11,97 miliardi di dollari a giugno 2020 ".<br />"Il deficit fiscale, il tasso di inflazione e il deprezzamento della valuta sono in aumento" avverte il centro studi gesuita. “Non è la prima volta che lo Zambia si trova in una crisi del debito. Il governo deve imparare da queste esperienze e trovare una soluzione duratura per evitare di ritrovarsi continuamente in questa situazione” avverte il JCTR, secondo il quale "il governo deve mettere in atto un meccanismo trasparente di contrazione del debito e una gestione del debito solida e praticabile e una strategia di sostenibilità", affermano i funzionari di JCTR. I gesuiti sottolineano che "la maturità della nostra indipendenza e democrazia sarà misurata dall’effettiva volontà dei nostri leader di pensare al bene comune invece che al proprio arricchimento”.<br />Lo Zambia, uno dei principali produttori mondiali di rame, è precipitato in una crisi del debito poiché la pandemia Covid-19 ha danneggiato la sua economia e ha esposto il suo debito pubblico come insostenibile.<br />L’'inflazione dello Zambia è aumentata per il secondo mese consecutivo in ottobre. I prezzi al consumo sono aumentati del 16% rispetto all'anno precedente. Thu, 29 Oct 2020 12:10:52 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - “Donne operatrici di pace”: iniziativa dell’Unione Africana in vista del voto presidenzialehttp://www.fides.org/it/news/68931-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Donne_operatrici_di_pace_iniziativa_dell_Unione_Africana_in_vista_del_voto_presidenzialehttp://www.fides.org/it/news/68931-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Donne_operatrici_di_pace_iniziativa_dell_Unione_Africana_in_vista_del_voto_presidenzialeAbidjan - “Abbiamo voluto questo grande raduno per dimostrare che le donne sono una forza e che possono diventare operatrici di pace. Che tutti possano essere messaggeri di pace nel loro ambiente” afferma Joséphine Charlotte Mayuma Kala, rappresentante speciale della presidente della Commissione dell'Unione africana in Costa d'Avorio, nel suo intervento all’incontro “Le donne nelle discussioni di mediazione”<br />Con l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Costa d'Avorio di sabato 31 ottobre, si moltiplicano nel Paese le azioni a favore della pace, e le donne non vogliono restare in disparte nella ricerca di questo ideale. Hanno quindi risposto favorevolmente all'appello dell'Unione Africana e dell’Unesco per una giornata di mobilitazione e consapevolezza della pace che si è tenuta il 27 ottobre.<br />Le partecipanti sono state sollecitate da diversi messaggi che le invitavano a prendere parte attiva al processo di pace in Costa d'Avorio, anche da parte dell’associazione delle donne mediatrici dell'Unione Africana che hanno condiviso le esperienze dei rispettivi Paesi.<br />"Siamo venuti al fianco delle donne della Costa d'Avorio per mostrare loro il nostro sostegno, la nostra solidarietà, il nostro incoraggiamento e dire loro che ora è il momento di alzarsi in piedi; il Paese, la nazione ha bisogno di loro. Le donne rappresentano l'amore, sono portatrici di vita, sono ovunque nella società ed è proprio il loro compito oggi alzarsi in piedi e dire no alla violenza” ha affermato Marie Louise Baricako del Burundi, membro di Femwise Africa. <br />L’incontro è stato uno dei momenti forti di comunione e fraternità vissuti tra donne di ogni appartenenza politica, etnica, religiosa della Costa d'Avorio, venute in gran numero . Altro momento importate che ha contrassegnato l’incontro è stato l’avvio della carovana della pace che attraverserà per tre giorni la città di Abidjan. Thu, 29 Oct 2020 11:19:39 +0100AMERICA/BOLIVIA - Vigilia di Tutti i Santi: Adorazione eucaristica e Concerto "per una Chiesa missionaria"http://www.fides.org/it/news/68929-AMERICA_BOLIVIA_Vigilia_di_Tutti_i_Santi_Adorazione_eucaristica_e_Concerto_per_una_Chiesa_missionariahttp://www.fides.org/it/news/68929-AMERICA_BOLIVIA_Vigilia_di_Tutti_i_Santi_Adorazione_eucaristica_e_Concerto_per_una_Chiesa_missionariaSanta Cruz – La Pastorale giovanile vocazionale delle suore Francescane Angeline, da 6 anni il 31 ottobre promuove “CristoWin”, “Cristo Vince”, una veglia di lode e di preghiera che dura dalla sera fino all’alba del 1° novembre, per far vivere ai giovani l’autentico significato della festa di Ognissanti, seguendo quanto dice San Paolo : siamo "figli della Luce e figli del giorno, non siamo della notte o delle tenebre". Ogni anno vi partecipano circa 450 giovani provenienti da diverse parrocchie, gruppi e movimenti giovanili della diocesi di Santa Cruz.<br />Quest'anno, a causa della pandemia di Covid-19, tale iniziativa non si potrà svolgere nella solita forma, ma in preparazione a “CristoWin”, si sta svolgendo una settimana di Adorazione eucaristica, in diverse parrocchie e cappelle, in collaborazione con la Pastorale Giovanile Arcidiocesana. <br />L’adorazione è orientata ogni giorno da un tema, animata da un diverso Vicariato insieme a qualche movimento o comunità che vi aderisce. La conclusione il 31 ottobre, presso il collegio Uboldi, dalle 20 alle 23,30, con un piccolissimo gruppo di giovani, tenendo conto di tutte le misure di biosicurezza.<br />Tutti coloro che vogliono partecipare, possono seguire le trasmissioni tramite la pagina Facebook e il canale YouTube: Franciscanas Angelinas.<br />Sempre per il 31 ottobre, vigilia di Tutti i Santi e conclusione del Mese missionario, la Pastorale Giovanile e la Commissione per le Missioni dell'Arcidiocesi di Sucre, hanno invitato i gruppi musicali di tutte le parrocchie, a partecipare al Grande "Concerto Virtuale per una Chiesa Missionaria", che sarà trasmesso dalla pagine Facebook dell'Arcidiocesi di Sucre e da Católica Tv, dalle 18 alle 21. Con lo slogan "Eccomi Signore manda me ... Prendi la mia voce e il mio cuore" l'obiettivo è di suscitare nei battezzati la loro coscienza di essere Chiesa e di collaborare alla missione dell'Arcidiocesi di Sucre attraverso la musica e la testimonianza di quanti sono impegnati in questo ministero. <br />Thu, 29 Oct 2020 10:46:41 +0100ASIA/PAKISTAN - Un tribunale approva il rapimento della minorenne cattolica: vibranti proteste della Chiesa e della società civilehttp://www.fides.org/it/news/68930-ASIA_PAKISTAN_Un_tribunale_approva_il_rapimento_della_minorenne_cattolica_vibranti_proteste_della_Chiesa_e_della_societa_civilehttp://www.fides.org/it/news/68930-ASIA_PAKISTAN_Un_tribunale_approva_il_rapimento_della_minorenne_cattolica_vibranti_proteste_della_Chiesa_e_della_societa_civileKarachi - “Chiediamo alle autorità del governo del Sindh, ai funzionari di polizia e alla magistratura, giustizia e un giusto processo. Auspichiamo severe misure da adottare per fermare la crescente ondata di rapimenti e conversioni forzate e matrimoni forzati delle ragazze che appartengono alle minoranze religiose del Pakistan. Al momento i cittadini delle minoranze non si considerano sicuri e con eguali diritti”: lo dice in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, intervenendo sul caso della ragazza cattolica Arzoo Raja, sequestrata, convertita all'islam e costretta alle nozze da un uomo musulmano, a Karachi <br />Padre Saleh Diego, Vicario generale dell'Arcidiocesi di Karachi e anche a capo della Commissione diocesana per la giustizia e la pace, ha guidato la protesta di oltre 300 persone tra cristiani, indù e musulmani all'ingresso della cattedrale di San Patrizio, ieri 28 ottobre. P. Diego ha detto: “Chiediamo giustizia per la minorenne Arzoo Raja, che ha solo 13 anni. L'ordinanza del tribunale che di fatto legittima il rapimento ha rattristato la comunità cristiana del Pakistan; secondo l'ordinanza la ragazza dovrà convivere con il suo rapitore e la polizia garantirà loro protezione”. P. Diego informa: “La ragazza rapita è già con il rapitore da due settimane e il tribunale ha deliberato in favore del rapitore, è terribile. Per renderle giustizia faremo ogni sforzo possibile”.<br />Arzoo Raja è stato rapita il 13 ottobre 2020 da un uomo musulmano di nome Ali Azhar, che viveva in una casa vicina della ragazza cristiana, e lo stesso giorno ha rapito la ragazza, la ragazza si è convertita all'Islam e lo ha sposato. <br />L'ordinanza del tribunale, emessa il 27 ottobre, afferma che Arzoo Fatima è firmataria e consenziente presso la Corte. Nell'ordinanza emessa si menziona che Arzoo Fatima era inizialmente di religione cattolica tuttavia, con il passare del tempo, avrebbe compreso che l'Islam è una religione universale e ha chiesto ai suoi genitori e ad altri membri della famiglia di abbracciare l'Islam, ma essi hanno rifiutato categoricamente. Arzoo successivamente ha accettato l'Islam per sua libera volontà, Arzoo ha contratto un matrimonio con un uomo musulmano, Ali Azhar, suo rapitore.<br />Nella stesso ordinanza, la polizia è invitata a non effettuare alcun arresto in relazione alla denuncia registrata ai sensi dell'articolo 364-A del codice penale pakistano . Anzi, la polizia è tenuta a fornire protezione alla ragazza appena sposata.<br />Shema Kirmani, musulmana e attivista per i diritti umani ha detto a Fides: "Condanniamo fermamente tali atti che vengono compiuti in nome della religione. Nessuna religione permette di costringere qualcuno a convertirsi e di sposarsi con il rapitore. Si tratta di rapimento e stupro". E aggiunge: "Secondo il Child Marriage Act della provincia del Sindh, non si può permettere a nessuno di contrarre matrimonio in età inferiore ai 18 anni, le autorità devono arrestare e punire i colpevoli".<br />La cristiana Ghazala Shafiq, attivista per i diritti umani e delle donne, parlando a Fides rimarca: “Questa ordinanza del tribunale accetta la conversione forzata di Arzoo Raja, una ragazza di 13 anni. Il giudice non ha nemmeno chiesto il suo certificato di nascita per dimostrare l'età e non le hanno permesso di incontrare i suoi genitori. Si tratta di un ordine ingiusto, in cui non viene data priorità ai documenti presentati dai genitori che dimostrano la corretta età della ragazza"<br /> Thu, 29 Oct 2020 11:13:50 +0100AMERICA/NICARAGUA - Le parrocchie in una situazione economica critica, ma non interrompono gli aiuti ai più poverihttp://www.fides.org/it/news/68928-AMERICA_NICARAGUA_Le_parrocchie_in_una_situazione_economica_critica_ma_non_interrompono_gli_aiuti_ai_piu_poverihttp://www.fides.org/it/news/68928-AMERICA_NICARAGUA_Le_parrocchie_in_una_situazione_economica_critica_ma_non_interrompono_gli_aiuti_ai_piu_poveriManagua – La situazione economica in Nicaragua, a causa della pandemia, è diventata sempre più grave per tante famiglie e per i più poveri in modo particolare, ma anche per le parrocchie, che vivono delle offerte dei fedeli. L’Arcivescovo di Managua, il Cardinale Leopoldo Brenes, in questi giorni ha riferito al giornale “La Prensa”: “le nostre 115 parrocchie dell'arcidiocesi di Managua stanno soffrendo sempre di più per riuscire a pagare i servizi di base che richiedono solo le infrastrutture parrocchiali". "Ho parlato con i sacerdoti - continua il Cardinale -, e mi hanno riferito che perfino rinunciando al loro stipendio, le parrocchie non riescono a pagare le bollette di luce e acqua, ma solo con l'aiuto dei fedeli, piano piano ci riescono, malgrado tutto sappiamo che i costi dei servizi sono aumentati".<br />Nonostante questo, “tante parrocchie non hanno interrotto la consegna di beni alimentari ai più poveri che, con questa pandemia, sono stati i più abbandonati" ha affermato il Card. Brenes.<br />Anche il Vicario Generale dell'arcidiocesi, Mons. Carlos Aviles, ha detto alla stampa che i costi dei servizi sono aumentati, sono eccessivi, e se a questo aggiungiamo che le chiese sono state chiuse, così non hanno potuto raccogliere le offerte da parte di tanti fedeli, la situazione delle parrocchie è critica. <br />In questi giorni, il Ministro del Credito Pubblico ha presentato il bilancio nazionale all'Assemblea Nazionale, evidenziando che il paese vive una forte crisi economica. La stampa specializzata ha segnalato che tale crisi economica viene dall’aprile 2018, dopo la violenta repressione del governo delle proteste popolari, fatto che obbligò molte imprese a chiudere e allontanò gli investimenti esteri dal paese. Adesso per la pandemia, la crisi si è ulteriormente aggravata.<br /> <br />Thu, 29 Oct 2020 10:39:03 +0100VATICANO - Riconosciuto il martirio di due missionari cappuccini libanesihttp://www.fides.org/it/news/68927-VATICANO_Riconosciuto_il_martirio_di_due_missionari_cappuccini_libanesihttp://www.fides.org/it/news/68927-VATICANO_Riconosciuto_il_martirio_di_due_missionari_cappuccini_libanesiCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti il martirio dei Servi di Dio Leonardo Melki e Tommaso Saleh, Sacerdoti professi dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, uccisi in odio alla Fede in Turchia nel 1915 e nel 1917.<br />I due missionari cappuccini di Baabdat, località libanese nel distretto di al-Matn sul monte Libano, a 22 chilometri da Beirut furono arrestati, torturati e uccisi in Turchia durante il genocidio del 1915. Fr. Léonard Melki rifiutò l’apostasia, dopo aver nascosto il Santissimo Sacramento all’arrivo della polizia. Fu condotto nel deserto, dove fu giustiziato l’11 giugno 1915 con il Vescovo armeno, il beato Ignace Maloyan, e 415 uomini di Mardin. <br />Dopo aver dato ospitalità ad un sacerdote armeno durante il genocidio, fr. Thomas Saleh fu arrestato e condannato a morte e deportato in pieno inverno sotto scorta di un plotone di soldati. Morì durante la strada il 18 gennaio 1917 ripetendo con coraggio: “Ho piena fiducia in Dio, non ho paura della morte”. <br />Thu, 29 Oct 2020 21:54:59 +0100VATICANO - Appello del Papa per il Camerun: “le armi tacciano, possa essere garantita la sicurezza di tutti”http://www.fides.org/it/news/68926-VATICANO_Appello_del_Papa_per_il_Camerun_le_armi_tacciano_possa_essere_garantita_la_sicurezza_di_tuttihttp://www.fides.org/it/news/68926-VATICANO_Appello_del_Papa_per_il_Camerun_le_armi_tacciano_possa_essere_garantita_la_sicurezza_di_tuttiCittà del Vaticano – Al termine dell’udienza generale di questa mattina, il Santo Padre Francesco ha lanciato un appello per il Camerun, dove si susseguono violenze e scontri . “Mi unisco al dolore delle famiglie dei giovani studenti barbaramente uccisi sabato scorso a Kumba, in Camerun – ha detto il Papa -. Provo grande sconcerto per un atto tanto crudele e insensato, che ha strappato alla vita i piccoli innocenti mentre seguivano le lezioni a scuola. Che Dio illumini i cuori, perché gesti simili non siano mai più ripetuti e perché le martoriate regioni del Nord-Ovest e Sud-Ovest del Paese possano finalmente ritrovare la pace! Auspico che le armi tacciano e che possa essere garantita la sicurezza di tutti e il diritto di ciascun giovane all’educazione e al futuro. Esprimo alle famiglie, alla città di Kumba e a tutto il Camerun il mio affetto e invoco il conforto che solo Dio può dare”. Wed, 28 Oct 2020 12:33:34 +0100ASIA/IRAQ - A Mosul, giovani musulmani restaurano la chiesa di Mar Toma. Ma il “ritorno”dei cristiani rimane flebilehttp://www.fides.org/it/news/68925-ASIA_IRAQ_A_Mosul_giovani_musulmani_restaurano_la_chiesa_di_Mar_Toma_Ma_il_ritorno_dei_cristiani_rimane_flebilehttp://www.fides.org/it/news/68925-ASIA_IRAQ_A_Mosul_giovani_musulmani_restaurano_la_chiesa_di_Mar_Toma_Ma_il_ritorno_dei_cristiani_rimane_flebileMosul – Sono per lo più musulmani i giovani di Mosul che nei giorni scorsi hanno preso parte ai lavori di pulizia e ripristino della chiesa siro cattolica di Mar Toma . L’iniziativa, realizzata dalla organizzazione non governativa “Sawaed Mosuliya”, ha consentito di rimuovere macerie e detriti che ancora ingombravano l’interno e l’esterno del luogo di culto, dopo le devastazioni subite negli anni in cui Mosul era sotto il controllo delle milizie jihadiste del sedicente Stato islamico . <br />Mosul, sottratta al controllo delle milizie jihadiste nel settembre 2017, è al centro di diversi progetti di riqualificazione sponsorizzati anche da organismi internazionali – compresi ONU e Unione Europea - e miranti anche a ripristinare monumenti e luoghi di culto danneggiati per provare a rivitalizzare l’identità plurale, multietnica e multireligiosa della città nord-irachena. <br />Dopo gli anni dell’occupazione jihadista di Mosul, e più di un anno e mezzo dopo la sua liberazione, proprio la chiesa di San Tommaso, ancora ingombra di macerie, aveva ospitato giovedì 28 febbraio 2019 una “Messa per la pace” celebrata dall’Arcivescovo siro cattolico Boutros Moshi. La ricostruzione del luogo di culto cristiano, gravemente danneggiato ma non distrutto durante l’occupazione jihadista, faceva parte del programma di riqualificazione di monumenti, chiese e moschee messo in agenda dall’Unesco, e finanziato grazie soprattutto a un contributo di 50 milioni di dollari promesso dagli Emirati Arabi Uniti. <br />Il sacerdote siro cattolico Raed Adel, intervistato dall’emittente A24 News Agency, ha elogiato la generosità dei giovani musulmani che a Mosul lavorano fianco a fianco per tentare di dare nuovo slancio alla città e convincere anche i cristiani fuggiti durante l’occupazione jihadista a far ritorno alle proprie case. <br />Negli ultimi anni, il ritorno degli sfollati cristiani a Mosul e nelle aree di tradizionale insediamento, storicamente concentrate nella Piana di Ninive, è stato sempre indicato come una priorità dalle autorità irachene, sia a livello nazionale che a livello locale. Non di meno, già prima dell’esplosione dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19, diverse ricerche e indagini sui processi di contro-esodo hanno documentato in maniera unanime quanto sia scarso il numero di rifugiati cristiani ritornati alle proprie case a Mosul e nella Provincia di Ninive dopo la fine dell’occupazione jihadista. Wed, 28 Oct 2020 12:17:19 +0100AFRICA/CONGO - Celebrazioni per gli 80 anni del Manifesto di Brazzavillehttp://www.fides.org/it/news/68924-AFRICA_CONGO_Celebrazioni_per_gli_80_anni_del_Manifesto_di_Brazzavillehttp://www.fides.org/it/news/68924-AFRICA_CONGO_Celebrazioni_per_gli_80_anni_del_Manifesto_di_BrazzavilleBrazzaville - La Basilica di Sant'Anna del Congo ha ospitato, il 26 ottobre la Messa per l’avvio dei festeggiamenti per gli 80 anni della "Dichiarazione di Brazzaville-Capitale della Francia Libera". La Messa, nella quale si è pregato per la pace in Congo e in Africa, è stata presieduta da Sua Ecc. Mons. Anatole Milandou, Arcivescovo di Brazzaville, concelebrata dal Nunzio Apostolico, Sua Ecc. Mons. Francisco Gerardo Escalante Molina, dal Cardinale Fridolin Ambongo, Arcivescovo di Kinshasa, accompagnato dal Cardinale Emerito di Kinshasa, Laurent Mossengwo, nonché Arcivescovi e Vescovi del Congo e della sub-regione ACERAC . Hanno inoltre partecipato diverse autorità amministrative, politico-militari e fedeli laici, per lo più responsabili di movimenti di apostolato, fraternità, gruppi di preghiera.<br />Nella sua omelia, Mons. Victor Abagna-Mossa, Arcivescovo di Owando, ha affermato che “celebrare l'80° anniversario della Dichiarazione di Brazzaville-Capitale della Francia Libera, consiste nel ricordare il posto eccezionale che ha avuto la capitale del Congo nel momento in cui la Francia minacciata nella sua esistenza si è unita per ritrovare la sua libertà. Questo deriva anche dalla volontà di Brazzaville di dimostrare che il soffio di libertà che ha avuto origine in Africa è un bene universale". <br />Mons. Abagna-Mossa ha poi proseguito: “dagli anni '60, siamo diventati indipendenti, liberi. Cosa significano per noi questi termini di libertà e indipendenza! Brazzaville la Verte, capitale della Francia libera, è rimasta libera? Per me i Paesi africani non sono indipendenti, almeno il Congo. Anzi, in un Paese che ha legno, petrolio, ferro, manganese, oro ed altro, perché non usiamo tutte queste ricchezze, a favore di ogni suo abitante? E a volte il male siamo noi stessi: il nostro egoismo, la nostra sete di arricchimento”, ha concluso l’Arcivescovo invitando ogni congolese a lavorare per il bene del Paese.<br />Da parte sua, il Cardinale Fridolin Ambongo ha invitato gli africani a non perdere lo spirito del manifesto di Brazzaville, perché significa il rifiuto di qualsiasi umiliazione o asservimento da parte di individui o gruppi di altre nazioni.<br />Dopo l’invasione nazista della Francia, il generale Charles De Gaulle, il 24 ottobre 1940, giunse a Brazzaville facendola diventare la capitale dell'Africa francese libera e di tutta la Francia libera. Il 27 ottobre 1940 il generale de Gaulle pubblicò il Manifesto di Brazzaville nel quale riaffermava la volontà della Francia Libera di continuare a combattere il nazismo facendo ricorso alle risorse dell’Africa Equatoriale Francese. In seguito, da Brazzaville, le autorità della Francia Libera, riconoscendo l’apporto delle truppe africane alla guerra contro il nazismo, porranno le premesse della decolonizzazione delle proprie colonie africane. Wed, 28 Oct 2020 12:11:19 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - I media confessionali uniti per lanciare appelli alla pace in vista delle elezioni del 31 ottobrehttp://www.fides.org/it/news/68923-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_I_media_confessionali_uniti_per_lanciare_appelli_alla_pace_in_vista_delle_elezioni_del_31_ottobrehttp://www.fides.org/it/news/68923-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_I_media_confessionali_uniti_per_lanciare_appelli_alla_pace_in_vista_delle_elezioni_del_31_ottobreAbidjan - "Dopo aver pregato fianco a fianco per la pace il 14 ottobre, abbiamo avviato trasmissioni comuni per suscitare nei membri delle diverse comunità di fede e in tutti gli ivoriani, afflati di pace per salvare la Costa d'Avorio” ha spiegato p. Eric Norbert Abekan, promotore di “Iniziative per la pace". Un progetto che condivide con p. Arsène Brice Bado, politologo, docente-ricercatore presso il Centro di Ricerca e Azione per la Pace . Un’iniziativa lodevole perché la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 31 ottobre è contrassegnata da tensioni e violenze.<br />Per due giorni, il 27 e il 28 ottobre, "Iniziative per la pace" ha offerto programmi relativi alla pace trasmessi in diretta dai media religiosi del Paese dalla sede del CERAP di Abidjan Cocody.<br />Nella prima giornata si sono toccati i temi su come rifiutare la manipolazione mediatica e gli appelli alla violenza, e su come evitare i conflitti elettorali. Temi animati rispettivamente da p. Eric Norbert Abekan e da p. Arsène Brice Bado e da Vincent Toh Bi-Irié, laico, specialista in processi elettorali e gestione dei conflitti.<br />Intervenendo sulla comunicazione inaugurale “la buona politica è al servizio della pace ", p. Abekan ha affermato: "sappiamo che la violenza esiste, certo, ma al centro di questa violenza ci sono uomini e donne portatori di speranza e quindi dobbiamo esserne consapevoli e creare condizioni che promuovano un clima pacifico".<br />Rivolgendosi ai politici, p. Abekan li ha invitati a prendere esempio dalle “confessioni religiose che si uniscono per pregare, riflettere, lanciare messaggi di pace”. Anche il mondo politico deve dunque creare occasioni di scambio e di dialogo per dire “amiamo davvero il nostro Paese e per questo cerchiamo insieme la pace”.<br />Lo specialista in processi elettorali e gestione dei conflitti, Vincent Toh Bi, da parte sua, ha consigliato di evitare i conflitti, di tenere conto di diversi aspetti della vita umana: l'aspetto individuale che consiste nel fatto che tutti possono astenersi dal commettere atti di violenza, di incitamento all'odio, e del rifiuto dell'altro. A livello di comunità etniche e di gruppi non nazionali occorre imparare a convivere gli uni accanto agli altri. Infine l'aspetto educativo, che consiste nell'infondere valori di pace nei più piccoli.<br />P. Arsène Brice Bado, ha infine sottolineato la necessità di avere una buona concezione delle elezioni. “L’elezione non è una guerra” ma un metodo di selezione pacifica dei leader sulla base dei loro programmi elettorali” ha ricordato. <br /><br />Wed, 28 Oct 2020 11:29:50 +0100AMERICA/ARGENTINA - Ucciso un parroco a Vicuña Mackenna, probabilmente per un furtohttp://www.fides.org/it/news/68922-AMERICA_ARGENTINA_Ucciso_un_parroco_a_Vicuna_Mackenna_probabilmente_per_un_furtohttp://www.fides.org/it/news/68922-AMERICA_ARGENTINA_Ucciso_un_parroco_a_Vicuna_Mackenna_probabilmente_per_un_furtoCórdoba – "Cari fratelli: voglio comunicare che a motivo di una rapina, hanno ucciso padre Coqui Vaudagna. Preghiamo per il suo eterno riposo, perché Dio consoli la sua famiglia": così Mons. Adolfo Uriona, FDP, Vescovo di Villa de la Concepcion del Rio Cuarto, ha informato via twitter della tragica morte del sacerdote. <br />Padre Jorge Vaudagna, conosciuto come “padre Coqui”, parroco della località Vicuña Mackenna, cittadina nel dipartimento di Río Cuarto, provincia di Córdoba, Argentina, 58 anni, è stato trovato morto la sera di ieri, martedì 27 ottobre.<br />Secondo notizie locali, è stato ucciso a colpi di arma di fuoco in un probabile tentativo di furto nella sua parrocchia, che si trova al centro della cittadina. Al momento non si hanno altri particolari, mentre le indagini proseguono.<br />Attraverso i social media Fides ha ricevuto la testimonianza video di padre Jorge Luis Basso, amico di “padre Coqui" ed ex parroco di Vicuña Mackenna, che sottolinea la disponibilità e le qualità di uomo di Dio di padre Jorge Vaudagna.<br /> <br />Wed, 28 Oct 2020 10:58:27 +0100AMERICA/PERU' - Dal 2 novembre riaprono le chiese: i Vescovi ricordano che la Messa “non è una semplice riunione”http://www.fides.org/it/news/68920-AMERICA_PERU_Dal_2_novembre_riaprono_le_chiese_i_Vescovi_ricordano_che_la_Messa_non_e_una_semplice_riunionehttp://www.fides.org/it/news/68920-AMERICA_PERU_Dal_2_novembre_riaprono_le_chiese_i_Vescovi_ricordano_che_la_Messa_non_e_una_semplice_riunioneLima - I Vescovi del Perù hanno informato la comunità nazionale sulla "apertura graduale delle chiese per tornare a poco a poco alla normalità della vita liturgica e sacramentale" nel mese di novembre. Dopo 7 mesi di chiusura, i Vescovi ricordano alle autorità che "devono comprendere che l'Eucaristia, anche quella domenicale, non può essere catalogata come una semplice riunione, né paragonata ad altre attività sociali, commerciali o ricreative".<br />"In realtà, tutti i sacramenti, come gli altri atti di liturgia e pietà, fanno parte del culto e della libertà religiosa, diritto umano fondamentale tutelato dall'articolo 2 della Costituzione politica della nostra nazione... Non sarebbe ragionevole, quindi, porre restrizioni su di esso o esigere requisiti anche maggiori rispetto ad altre attività sopra menzionate" sottolinea il testo della Conferenza episcopale.<br />La dichiarazione dei Vescovi segue il decreto del governo che autorizza la riapertura delle chiese dal 2 novembre, ma queste potranno accogliere solo un terzo dei fedeli e con rigidi protocolli di sicurezza. Il testo dei Vescovi afferma: "Per tutto quanto esposto, si considera che ogni Vescovo ha il potere, nella propria Chiesa particolare, di determinare a partire dal prossimo 2 novembre l'inizio della celebrazione quotidiana e domenicale della Santa Messa e degli altri Sacramenti, assicurando, insieme al rispetto delle norme liturgiche, la fedele osservanza del ‘Protocollo per le attività religiose della Chiesa cattolica in tempo di pandemia’ approvato dalla Conferenza Episcopale Peruviana”.<br />La Conferenza episcopale sottolinea infine che “se c'è qualche Istituzione che si occupa sempre e in ogni momento del bene integrale della persona umana, questa è la Chiesa cattolica. Così ha assistito a tutta questa pandemia con la sua azione efficace e di cura spirituale per i contagiati e le loro famiglie, moltiplicando le opere di carità, l’assistenza sociale, la distribuzione di ossigeno medicinale soprattutto ai più deboli."<br /> Wed, 28 Oct 2020 09:46:37 +0100