Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.VATICANO - Erezione della Diocesi di Chengdehttp://www.fides.org/it/news/64804-VATICANO_Erezione_della_Diocesi_di_Chengdehttp://www.fides.org/it/news/64804-VATICANO_Erezione_della_Diocesi_di_ChengdeNel desiderio di promuovere la cura pastorale del gregge del Signore e per attendere più efficacemente al suo bene spirituale, il Sommo Pontefice Francesco ha deciso di costituire nella Cina Continentale la diocesi di Chengde, suffraganea di Beijing, con sede episcopale nella chiesa cattedrale di Gesù Buon Pastore, sita nella Divisione Amministrativa di Shuangluan, “Città di Chengde”.<br /><br />Una parte rilevante del territorio della nuova Diocesi è appartenuta anticamente al vicariato apostolico della Mongolia Orientale, eretto il 21 dicembre 1883 ed elevato a diocesi di Jehol/Jinzhou con la Bolla Quotidie Nos di Papa Pio XII dell’11 aprile 1946.<br /><br />La nuova circoscrizione ecclesiastica si trova nella provincia di Hebei. Il territorio è quello compreso negli attuali confini amministrativi civili della “Città di Chengde” e include, perciò, otto Distretti rurali e tre Divisioni Amministrative .<br /><br />Di conseguenza, vengono modificati i confini ecclesiastici delle diocesi di Jehol/Jinzhou e di Chifeng, in quanto una porzione del loro territorio viene assegnata ora alla nuova diocesi di Chengde. Questa ha un’area di 39.519 Km² e una popolazione di circa 3,7 milioni di abitanti. Secondo dati recenti, vi sono circa 25.000 cattolici, distribuiti in 12 parrocchie, nelle quali prestano servizio pastorale 7 sacerdoti, una decina religiose e alcuni seminaristi.<br /><br />22 settembre 2018<br /><br /><br /><br /><br />Sat, 22 Sep 2018 13:47:55 +0200VATICANO - Nota Informativa sulla Chiesa Cattolica in Cinahttp://www.fides.org/it/news/64803-VATICANO_Nota_Informativa_sulla_Chiesa_Cattolica_in_Cinahttp://www.fides.org/it/news/64803-VATICANO_Nota_Informativa_sulla_Chiesa_Cattolica_in_CinaAl fine di sostenere l’annuncio del Vangelo in Cina, il Santo Padre Francesco ha deciso di riammettere nella piena comunione ecclesiale i rimanenti Vescovi “ufficiali” ordinati senza Mandato Pontificio: S.E. Mons. Giuseppe Guo Jincai, S.E. Mons. Giuseppe Huang Bingzhang, S.E. Mons. Paolo Lei Shiyin, S.E. Mons. Giuseppe Liu Xinhong, S.E. Mons. Giuseppe Ma Yinglin, S.E. Mons. Giuseppe Yue Fusheng, S.E. Mons. Vincenzo Zhan Silu e S.E. Mons. Antonio Tu Shihua, O.F.M. .<br /><br />Papa Francesco auspica che, con le decisioni prese, si possa avviare un nuovo percorso, che consenta di superare le ferite del passato realizzando la piena comunione di tutti i Cattolici cinesi.<br /><br />La Comunità cattolica in Cina è chiamata a vivere in più fraterna collaborazione, per portare con rinnovato impegno l’annuncio del Vangelo. Infatti, la Chiesa esiste per testimoniare Gesù Cristo e l’Amore perdonante e salvifico del Padre.<br /><br />22 settembre 2018<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />Sat, 22 Sep 2018 13:45:46 +0200VATICANO - Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei Vescovihttp://www.fides.org/it/news/64802-VATICANO_Accordo_Provvisorio_tra_la_Santa_Sede_e_la_Repubblica_Popolare_Cinese_sulla_nomina_dei_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/64802-VATICANO_Accordo_Provvisorio_tra_la_Santa_Sede_e_la_Repubblica_Popolare_Cinese_sulla_nomina_dei_VescoviCittà del Vaticano - La Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso oggi il seguente comunicato che riportiamo fedelmente: <br />"Nel quadro dei contatti tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, che sono in corso da tempo per trattare questioni ecclesiali di comune interesse e per promuovere ulteriori rapporti di intesa, oggi, 22 settembre 2018, si è svolta a Pechino una riunione tra Mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e S.E. il Sig. Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, rispettivamente Capi delle Delegazioni vaticana e cinese.<br />Nel contesto di tale incontro, i due Rappresentanti hanno firmato un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi.<br />Il suddetto Accordo Provvisorio, che è frutto di un graduale e reciproco avvicinamento, viene stipulato dopo un lungo percorso di ponderata trattativa e prevede valutazioni periodiche circa la sua attuazione. Esso tratta della nomina dei Vescovi, questione di grande rilievo per la vita della Chiesa, e crea le condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilaterale.<br />È auspicio condiviso che tale intesa favorisca un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina, al bene del Popolo cinese e alla pace nel mondo". <br /><br />Sat, 22 Sep 2018 11:40:05 +0200AMERICA/NICARAGUA - La Chiesa rinuncia alla processione del Santo Patrono, per protesta contro la violenza del governohttp://www.fides.org/it/news/64801-AMERICA_NICARAGUA_La_Chiesa_rinuncia_alla_processione_del_Santo_Patrono_per_protesta_contro_la_violenza_del_governohttp://www.fides.org/it/news/64801-AMERICA_NICARAGUA_La_Chiesa_rinuncia_alla_processione_del_Santo_Patrono_per_protesta_contro_la_violenza_del_governoMasaya – La Chiesa cattolica a Masaya ha deciso di celebrare il Santo Patrono San Jeronimo, che si festeggia il 20 settembre, in preghiera e silenzio, senza espressioni pubbliche e rinunciando alla tradizionale processione religiosa, in una città dove la polizia ha ucciso tanti manifestanti che chiedono per il Nicaragua libertà e pace. Ma alcuni gruppi, organizzati dal governo locale, presa una statua non originale del santo, hanno organizzato ugualmente una processione: al corteo non autorizzato dalla Chiesa ha preso parte poca gente, solo impiegati del comune e perfino impiegati dello stato portati in autobus da altre città. Il tutto per dimostrare la presunta “normalità” della quale parla il Presidente Ortega ai mass-media. Tuttavia la processione ha trovate le chiese chiuse e nessuna partecipazione popolare. A Masaya la festa di San Jeronimo è di solito un bagno di folla, e vi sono momenti unici, quando il Santo riceve omaggi e speciali ringraziamenti della popolazione nel momento in cui esce dalla chiesa. Ma, questa volta, non vi erano sacerdoti, nessuna preghiera, neanche i membri delle confraternite religiose che di solito portano a spalla la statua del santo per le vie di Masaya. Perfino le porte delle case erano chiuse al passaggio del corteo.<br />Intanto, come appreso dall’Agenzia Fides, i leader cattolici continuano a esortare a partecipare alle manifestazioni pacifiche e popolari per chiedere giustizia e legalità. Il Vescovo di Matagalpa, Mons. Rolando José Alvarez, intervenendo sui social media ha invitato tutti i credenti e anche cittadini non cattolici a un grande pellegrinaggio il 24 settembre a Matagalpa per chiedere alla Madonna della Mercede la pace e la giustizia.<br />Nel frattempo, dopo oltre cinque mesi di protesta contro Ortega, il 21 settembre, la Giornata Internazionale della Pace è stata celebrata con innumerevoli espressioni artistiche in cui si è chiesto l'intervento degli organismi internazionali che nelle ultime settimane hanno iniziato a considerare la democrazia in Nicaragua “a rischio”.<br />La Chiesa cattolica aspetta e auspica la ripresa del tavolo del dialogo, ma continua a denunciare la violenza del governo e la violazione dei diritti umani fondamentali, il trattamento iniquo delle famiglie dei detenuti politici, che non si possono visitare. Molti di questi “prigionieri” sono incarcerati per “terrorismo”. <br />Sat, 22 Sep 2018 11:26:10 +0200AFRICA/CAMERUN - Leader religiosi cristiani e musulmani: nelle regioni anglofone prevalgano il dialogo e la pacehttp://www.fides.org/it/news/64800-AFRICA_CAMERUN_Leader_religiosi_cristiani_e_musulmani_nelle_regioni_anglofone_prevalgano_il_dialogo_e_la_pacehttp://www.fides.org/it/news/64800-AFRICA_CAMERUN_Leader_religiosi_cristiani_e_musulmani_nelle_regioni_anglofone_prevalgano_il_dialogo_e_la_paceYaoundé - In Camerun, cristiani e musulmani fanno fronte comune per chiedere che nelle province anglofone prevalgano le ragioni della pace. In una dichiarazione congiunta, il Consiglio delle Chiese protestanti, il Consiglio supremo islamico e la Conferenza episcopale cattolica uniscono le loro voci per denunciare il crescendo di violenza che si è registrato negli ultimi due anni e fanno appello affinché cessino "le uccisioni arbitrarie indiscriminati da parte dei gruppi armati secessionisti e delle forze armate camerunesi". Mons. Samuel Kleda, Arcivescovo di Douala e Presidente della Conferenza episcopale del Camerun, lo Sheikh Oumarou Malam, membro del Consiglio Supremo islamico, e Fonki Samuel Forba, leader delle Chiese riformate hanno chiesto che il governo, i partiti politici, la diaspora e i gruppi armati secessionisti si siedano a un tavolo e avviino un dialogo che porti a una soluzione definitiva della crisi politico-militare.<br />L’instabilità è iniziata nel 2016 quando gli avvocati e gli insegnanti di lingua inglese hanno manifestato affinché venisse riconosciuta loro la possibilità di continuare a utilizzare nei tribunali il sistema di common law e si potesse continuare a insegnare inglese nelle scuole. A loro si sono unite ampie fasce della popolazione anglofona che si sentono emarginate e dominate dal sistema legislativo e educativo francofono. Queste proteste hanno portato a scioperi e poi sono degenerate in scontri mortali tra forze di sicurezza e sostenitori dell’indipendenza delle regioni di lingua inglese.<br />Nel maggio scorso, la Conferenza episcopale cattolica, dopo aver condannato la violenza, si è offerta di mediare tra le diverse parti coinvolte nel conflitto, ma il suo appello è stato ignorato. Alla fine di luglio, i leader religiosi cristiani e quelli musulmani, tra i quali cui il card. Christian Tumi, Arcivescovo emerito di Douala, il Pastore George Fochang Babila, della Chiesa presbiteriana del Camerun, l’imam Tukur Mohammed Adamu della moschea centrale di Bamenda e il capo imam Alhaji Mohammed Abubakar, della moschea centrale di Buea hanno lanciato la proposta di convocare una conferenza nazionale per riunire gli anglofoni del Paese e dalla diaspora. Anche questo appello, però, è caduto nel vuoto. Il governo di Yaoundé si è opposto e ha vietato qualsiasi incontro. <br />Il 19 settembre i leader religiosi del Camerun sono scesi nuovamente in campo chiedendo al governo di cercare "una soluzione di livello nazionale di questa crisi, tenendo conto delle sue cause profonde e reali, per una vera pace". Hanno anche esortato a punire i responsabili della violenza, militari o civili. Pochi giorni prima delle elezioni presidenziali del 7 ottobre, i leader religiosi invitano i partiti politici a dare priorità alla risoluzione della crisi nei loro programmi. "Si evitino però “discorsi di odio”, hanno concluso i leader religiosi", poichè "le parole possono incendiare ulteriormente il clima", mentre oggi più che mai urge intraprendere un percorso di dialogo, per giungere alla pace. Sat, 22 Sep 2018 10:14:03 +0200NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Venezuela: la Chiesa difende la libertà di informazionehttp://www.fides.org/it/news/64799-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Venezuela_la_Chiesa_difende_la_liberta_di_informazionehttp://www.fides.org/it/news/64799-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Venezuela_la_Chiesa_difende_la_liberta_di_informazioneMentre viene pubblicato un durissimo rapporto di Amnesty International sulla la violenza, il diritto alla vita e la pubblica sicurezza in Venezuela e mentre la comunità internazionale intensifica la pressione verso il governo del presidente Nicolás Maduro, la Chiesa si unisce alla denuncia gli abusi perpetrati dal regime contro la sua stessa cittadinanza. Questa volta è mons. Pablo Galimberti, Amministradore Apostolico della diocesi di Salto ad amplificare l'allarme dato dai vescovi venezuelani durante la loro recente visita Ad Limina Apostolorum presso i dicasteri vaticani, culminato con una visita a Papa Francesco. “All'asfissia economica, politica e sociale – scrive mons. Galimberti nel suo spazio settimanale sul quotidiano "Cambio” – si aggiunge la chiusura di mezzi di comunicazione”. E aggiunge: “È uno scandalo e una vergogna che il Venezuela abbia oggi 2.500 pagine web bloccate, oltre a 372 siti di notizie ai quali non è possibile accedere, tra le quali il canale colombiano RCN, la pagina del quotidiano El Nacional e i portali La Patilla e El Pitazo”. “Nei cinque anni di Nicolás Maduro al potere - sottolinea il prelato sono stati chiusi 40 periodici indipendenti”. <br />Il “crescente occultamento di informazioni”, spiega Galimberti, si è cristallizzato attraverso il Piano socialista di sviluppo economico e sociale della nazione 2013-2019 noto come “Plan de la Patria”, “considerado moralmente inaccettabile dai vescovi venezuelani”. Il Paino ha incluso la chiusura di numerosi media. “La scusa, che solo il governo usa, è che tali media sarebbero dominati dalle potenze neocoloniali”, spiega il vescovo uruguaiano. “Il Diario Católico dello stato di Táchira, periodico decano della stampa nazionale, ha vissuto un'angosciante tappa di chiusura e riapertura dopo 94 anni di circolazione ininterrotta”, esemplifica. Tale organo diffonde, come altri, “cronache non sottomesse”, prodotte da chi “non rinuncia al diritto di libera espressione” <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://omnisterra.fides.org/articles/view/105">Continua a leggere la News Analysis su Omnis terra</a>Sat, 22 Sep 2018 10:02:37 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - L’impegno di Catholic Mission per lo sviluppo della sanità in Ugandahttp://www.fides.org/it/news/64798-OCEANIA_AUSTRALIA_L_impegno_di_Catholic_Mission_per_lo_sviluppo_della_sanita_in_Ugandahttp://www.fides.org/it/news/64798-OCEANIA_AUSTRALIA_L_impegno_di_Catholic_Mission_per_lo_sviluppo_della_sanita_in_UgandaSydney - “Oggi donne, uomini e bambini nella comunità di Bujuni possono accedere a un numero sempre maggiore di servizi sanitari ed educativi efficaci, in un ambiente che tenga conto anche dei bisogni religiosi. Siamo orgogliosi di aver supportato il Centro sanitario di St Luke's in Uganda, finanziando le attività di gestione del progetto, e di aver così contribuito a rendere indipendente questa realtà, che ora potrà cercare contributi anche a livello locale”: lo dice, in una nota inviata all'Agenzia Fides, Godwin Yidana, coordinatore dei programmi internazionali di Catholic Mission Australia, direzione australiana delle Pontificie Opere Missionarie, commentando i risultati positivi di un recente sondaggio condotto dal Ministero della Salute ugandese.<br />La ricerca rivela che il “St Luke Health Centre”, polo sanitario su cui è focalizzata l’attenzione e l’aiuto di “Catholic Mission Australia lo scorso anno, è risultato la prima realtà assistenziale sanitaria del distretto di Kibaale, nella provincia occidentale del paese, superando altri 81 centri. La valutazione ha tenuto conto di vari aspetti come gestione finanziaria, infrastrutture, servizi e strumenti medici.<br />Suor Mary Goretti, responsabile dell’ospedale St Luke, spiega: “Questo traguardo apre ulteriori opportunità di ricevere nuovi finanziamenti dal Ministero della Salute e aiuti dalla Banca Mondiale. Desidero ringraziare la Catholic Mission Australia per il sostegno, che a permesso St. Luke Health Center di raggiungere questo traguardo”.<br />Nel 2017 Catholic Mission ha focalizzato l’attenzione della Chiesa australiana sull'opera avviata da Suor Mary in Uganda: l'esigenza primaria era quella di un'ambulanza che permettesse alle donne in gravidanza di raggiungere l’ospedale in tempo per il parto.<br />Con i fondi raccolti, si legge nella nota pervenuta a Fides, oltre al mezzo di trasporto sanitario, è stato possibile acquistare anche altre attrezzature, come una incubatrice e un macchinario per ecografie, che permetteranno la crescita del reparto maternità. Sat, 22 Sep 2018 14:35:43 +0200EUROPA/AUSTRIA - Mons. Dal Toso: dalla comunione sgorga la missionehttp://www.fides.org/it/news/64796-EUROPA_AUSTRIA_Mons_Dal_Toso_dalla_comunione_sgorga_la_missionehttp://www.fides.org/it/news/64796-EUROPA_AUSTRIA_Mons_Dal_Toso_dalla_comunione_sgorga_la_missioneSalisburgo - "La chiesa locale e la chiesa universale sono reciprocamente ed essenzialmente legate”, ha affermato Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario aggiunto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, in occasione del 50° anniversario dei gemellaggi diocesani dell'Arcidiocesi di Salisburgo nella cornice del "Zukunftsfest” organizzata dall’Arcidiocesi . Alla cerimonia commemorativa erano presenti, il 21 settembre, delegazioni delle diocesi di Bokungo-Ikela , San Ignacio de Velasco e Daegu sotto la guida dei rispettivi Vescovi locali. L'Arcivescovo Dal Toso ha parlato sul tema “Chiesa universale e Chiesa locale: communio e missio” e, in questo contesto, ha spiegato in particolare l'importanza della comunione ecclesiale riguardo agli aspetti universali nell'attività missionaria.<br />All'inizio del suo discorso, l'Arcivescovo ha ricordato il ruolo particolare dell'Arcidiocesi di Salisburgo come "Primas Germaniae", sottolineando così l'importanza del “contributo delle chiese di lingua tedesca alla Chiesa universale”. Tuttavia, ha continuato l'Arcivescovo, “la Chiesa è tale perché le chiese locali e universali sono essenzialmente e reciprocamente legate” e “la Chiesa non può essere tale se non è universale e locale allo stesso tempo”. Questo “spirito” si esprime anche nella lunga collaborazione dell'arcidiocesi di Salisburgo con le diocesi gemellate: “Oggi ci siamo riuniti per celebrare un'espressione concreta di questa unità: 50 anni di mutua cooperazione con diverse Chiese locali, perché si vuole dare testimonianza di questa unità a partire da Cristo”.<br />Nella Chiesa, tuttavia, la comunione e la missione dipendono l’una dall’altra. “Quindi si tratta della comunione nella missione al mondo. La comunione della Chiesa, comunque, non è fine a se stessa e non deve condurre all'autosufficienza”, ha sottolineato Mons. Dal Toso. Questo alla fine si traduce nella comprensione “della communio come missio”.<br />Sul tema della "missio nella Chiesa", l'Arcivescovo ha ricordato gli impulsi missionari del Concilio Vaticano II e infine la convergenza dell'idea della missio ad gentes con l'idea della nuova evangelizzazione: la Chiesa deve “riscoprire il suo impulso missionario” e “questo è vero per ogni individuo: tutti i cristiani devono essere letteralmente missionari”.<br />Infine, l’Arcivescovo Dal Toso ha sottolineato l’impegno particolare dell’Arcidiocesi di Salisburgo, sotto forma di gemellaggi “che attraverso la preghiera, la condivisione e il mutuo imparare gli uni dagli altri testimoniano come viviamo insieme come membri della Chiesa universale, membri del corpo di Cristo”. Questo aiuta “a non perdere la visione di tutta la missione della Chiesa”. È particolarmente importante “che i missionari che partono da una diocesi per il mondo intero non siano dimenticati. Che continuino ad essere sostenuto con la preghiera e le donazioni, compito primario delle Pontificie Opere Missionarie” perché, “nonostante le preoccupazioni circa le responsabilità specifiche dei gemellaggi diocesani, non deve essere trascurata la missione universale della Chiesa”. Questo è garantito dal "Fondo di solidarietà" che, istituito presso i Segretariati internazionali delle Pontificie Opere Missionarie, “gestisce ed distribuisce equamente” le donazioni raccolte in occasione della Giornata Missionaria Mondiale e, accanto alla cure primarie delle diocesi bisognose, sostiene anche progetti pastorali e sociali specifici.<br />Concludendo, il Presidente delle Pontificie Opere Missionarie ha ricordato l'iniziativa speciale lanciata da Papa Francesco del “Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019” con il tema “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. “Siamo lieti che con questa iniziativa possiamo risvegliare lo spirito missionario in tutta la Chiesa”, ha affermato l'Arcivescovo. <br />Sat, 22 Sep 2018 11:48:50 +0200ASIA - Una sinergia tra le Chiese per tutelare la dignità e i diritti dei bambini in Asiahttp://www.fides.org/it/news/64797-ASIA_Una_sinergia_tra_le_Chiese_per_tutelare_la_dignita_e_i_diritti_dei_bambini_in_Asiahttp://www.fides.org/it/news/64797-ASIA_Una_sinergia_tra_le_Chiese_per_tutelare_la_dignita_e_i_diritti_dei_bambini_in_AsiaGiacarta – “In Asia i bambini continuano ad essere vittime di fenomeni e situazioni sempre più incresciose che vanno a scalfire la loro dignità e i loro diritti. Per questo motivo occorre lavorare tutti insieme in sinergia” dichiara all’Agenzia Fides l’Arcivescovo protestante Willem T. P Simmermata, moderatore della Christian Conference of Asia .<br />Durante una conferenza di tre giorni sul tema “Sostegno alla dignità e ai diritti dei bambini: ruolo delle Chiese in Asia” organizzata nei giorni scorsi a Giacarta dalla CCA, Simmermata ha affermato che “le nostre chiese e congregazioni devono essere luoghi accoglienti per i bambini. Le chiese asiatiche devono cooperare con i governi, le istituzioni nazionali, regionali e intergovernative e con le organizzazioni della società civile per proteggere i diritti dei bambini”. All’incontro hanno preso parte 56 delegati in rappresentanza di chiese, organismi religiosi, istituzioni intergovernative, e organizzazioni della società civile in Asia. <br />Il Segretario generale della CCA, Mathews George Chunakara, ha affermato che “nonostante i progressi tecnologici nell'attuale mondo digitalizzato e globalizzato, milioni di bambini in tutto il mondo sono maltrattati e sfruttati, e l'Asia non fa eccezione. In un’epoca digitale quale la nostra, milioni di bambini non hanno la possibilità di avere alcun privilegio o accesso ai beni di prima necessità, mentre altri diventano dipendenti dalla tecnologia moderna e allo stesso tempo sono intrappolati dai progressi tecnologici.”<br />Chunakara ha inoltre riportato esempi e statistiche su come i bambini in molte parti dell'Asia diventino sempre più vittime di povertà, violenza, conflitti etnici, guerra, traffico, lavoro e sfollamento forzato, o siano apolidi, dunque carenti di ogni minimo riconoscimento statale.<br />Nella presentazione del rapporto su “Bambini in situazioni di conflitto”, Budi Soehardi dell'Orfanotrofio di Rosalin a Kupang ha affermato che “urge promuovere tra le comunità asiatiche l’idea che ogni bambino ha il diritto di non essere sottoposto a tortura o ad altri crudeli trattamenti, punizioni inumane o degradanti”.<br />Yuyum Fhanhni Paryani, del Comitato asiatico per la protezione dei diritti dei bambini, ha dichiarato che “la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia in Asia ha punta a trasformare la vita dei bambini. Anche la società civile e le organizzazioni religiose hanno ruoli chiave da svolgere nel persuadere i governi asiatici ad attuare obblighi vincolanti per gli Stati.”<br />La CCA è un’organizzazione ecumenica che promuove unione, fratellanza e solidarietà tra cristiani di ogni denominazione, e che include la Chiesa Cattolica in Asia. Fri, 21 Sep 2018 12:23:35 +0200AMERICA/BRASILE - In Europa si parla di Amazzonia e di ecologia integralehttp://www.fides.org/it/news/64795-AMERICA_BRASILE_In_Europa_si_parla_di_Amazzonia_e_di_ecologia_integralehttp://www.fides.org/it/news/64795-AMERICA_BRASILE_In_Europa_si_parla_di_Amazzonia_e_di_ecologia_integraleBerlino – Prosegue il cammino di preparazione al Sinodo dei Vescovi per l’Amazzonia dell’ottobre 2019. Questa settimana si sono svolti a Berlino e a Bruxelles alcuni incontri, promossi dalla REPAM , con personalità del mondo politico ed ecclesiale. Rappresentanti degli organismi caritativi Misereor e Adveniat, insieme al Card. Pedro Barreto Jimeno e a Mauricio López, rispettivamente Vicepresidente e Segretario esecutivo della REPAM, hanno dialogato con alcuni rappresentanti delle istituzioni pubbliche tedesche, in particolare sulla firma dell'accordo 169 dell'OIL , che la Germania non ha ancora ratificato, che coinvolge direttamente le popolazioni indigene. Successivamente la delegazione si è trasferita a Bruxelles, dove si sono svolti altri incontri con la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea .<br />Ieri, 20 settembre, si è tenuto l'incontro, promosso dalla COMECE sul tema: “I popoli indigeni dell’Amazzonia. Come può l’Unione Europea promuovere i loro diritti?”. Nel suo intervento, il Card. Barreto Jimeno ha citato il testamento spirituale del Card. Carlo Maria Martini per riflettere sull’urgenza di una maggiore attenzione e coraggio nell’affrontare i temi dell’“ecologia integrale” su cui insiste Papa Francesco, e sulla tutela dei diritti delle popolazioni più esposte dell'Amazzonia. “Con il Sinodo del prossimo anno, per la prima volta la Chiesa darà la parola alle popolazioni indigene della foresta amazzonica, la Chiesa si metterà in loro ascolto” ha detto il Card. Barreto. Poi ha insistito sollecitando da parte di tutti l'impegno sui diversi fronti: povertà, diritti, ecologia, educazione.<br />Nella nota inviata a Fides, il Presidente della COMECE, Mons. Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo, commenta: “la situazione dell’Amazzonia è un problema globale, che richiede una risposta globale. E l’Europa, essendo parte del problema, può e deve essere parte della soluzione”.<br />Particolarmente seguito l'intervento del Card. Claudio Hummes, Arcivescovo emerito di San Paolo e Presidente della REPAM: “la questione ecologica, come richiamato da Papa Francesco, ci chiama in causa direttamente, perché riguarda la stessa vita umana”. Poi ha invitato a riflettere sulla sofferenza delle popolazioni indigene, minacciate dallo sfruttamento della foresta amazzonica, dei fiumi, delle materie prime e della natura. "Con il Sinodo 2019 si aprono nuovi cammini per la Chiesa, e anche per un’ecologia integrale”. “L’ecosistema globale è minacciato e la Chiesa non può che essere attenta, presente e dalla parte dei diritti dei più deboli” ha concluso il Card. Hummes.<br /> <br />Fri, 21 Sep 2018 11:30:09 +0200ASIA/IRAQ - Elezioni in Kurdistan, i Partiti si contendono i 5 seggi riservati ai cristianihttp://www.fides.org/it/news/64794-ASIA_IRAQ_Elezioni_in_Kurdistan_i_Partiti_si_contendono_i_5_seggi_riservati_ai_cristianihttp://www.fides.org/it/news/64794-ASIA_IRAQ_Elezioni_in_Kurdistan_i_Partiti_si_contendono_i_5_seggi_riservati_ai_cristianiErbil – Sono almeno diciotto i candidati che si contenderanno i cinque seggi riservati ai cristiani alle prossime elezioni della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, in programma il prossimo 30 settembre. Ma la corsa dei Partiti maggiori ad accaparrarsi anche la quota di posti in Parlamento riservata ai candidati cristiani sta alimentando polemiche, e crescono tra gli elettori cristiani gli appelli a boicottare la competizione elettorale. <br />A gareggiare per accaparrarsi i seggi riservati ai cristiani saranno cinque candidati della lista Rafidain, tre candidati della Lista democratico-cristiana, cinque candidati del Consiglio delle nazioni caldee e assire e cinque candidati della Coalizione dell'Unione nazionale. Ma sembrano confermate le indiscrezioni secondo cui i Partiti maggiori, come il Partito democratico del Kurdistan e il Movimento del cambiamento spingeranno una parte dei propri elettori a votare per i candidati dei seggi riservati ai cristiani, in modo da allargare la loro base parlamentare. In concreto, secondo quanto riportato da Rudaw, il KDP sosterrebbe candidati del Consiglio nelle nazioni caldee e assire, mentre Gorran sosterrebbe candidati della Lista democratico-cristiana. <br />La maggior parte dei candidati ai seggi riservati ai cristiani proviene dal governatorato di Dahuk. La lista Abnaolnahrain, gestita da militanti politici cristiani, ha deciso di boicottare le elezioni dopo che si erano arenati i progetti di modificare i regolamenti elettorali in modo da garantire l'effettiva elezione di appartenenti alle minoranze religiose nei seggi a esse riservati . <br />I seggi del Parlamento della Regione autonoma del Kurdistan iracheno sono 111. <br />L'assemblea parlamentare uscente era dominata dal KDP dell'ex Presidente Mas'ud Barzani, con 38 seggi, i rivali dell'Unione patriottica del Kurdistan occupavano 18 seggi. Il Movimento Gorran, sempre all'opposizione, nel Parlamento uscente, occupava 24 seggi. Fri, 21 Sep 2018 10:58:11 +0200AFRICA/COSTA D'AVORIO - “Portatori di pace”: studenti apostoli del Vangelo nella società segnata dal conflitto civilehttp://www.fides.org/it/news/64793-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Portatori_di_pace_studenti_apostoli_del_Vangelo_nella_societa_segnata_dal_conflitto_civilehttp://www.fides.org/it/news/64793-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Portatori_di_pace_studenti_apostoli_del_Vangelo_nella_societa_segnata_dal_conflitto_civileYamoussoukro - Educare alla pace in un contesto segnato profondamente dalla guerra civile. È questo il progetto che sta portando avanti in Costa d’Avorio “Porteurs de Paix” , un’associazione guidata dal gesuita Vincent Foutchantse, in collaborazione con la Fondazione Magis, la Ong dei Gesuiti italiani. L’iniziativa è in corso da alcuni mesi e assume un particolare significato oggi, 21 settembre, Giornata internazionale della pace.<br />Il progetto si pone come obiettivo l’educazione alla pace, basata sull’insegnamento del Vangelo, di un gruppo di formatori che poi, a loro volta, lavoreranno insieme agli studenti dei collegi ivoriani. Per questo vengono organizzati seminari e incontri per rafforzare le capacità dei formatori. I corsi permetteranno di approfondire la coscienza di sé, la comunicazione, la gestione dei conflitti e la mediazione, con l’effetto di propagare uno stile di relazione umana basato sulla fiducia nel prossimo e sulla armonia convivenza, piuttosto che sulla violenza.<br />La Costa d’Avorio per anni ha rappresentato per tutta l’Africa occidentale un modello di crescita economica e di convivenza tra popolazioni di gruppi sociali diversi. All’inizio degli anni Duemila, le contrapposizioni politiche hanno portato a una polarizzazione delle componenti etniche del Paese e a un inasprimento dei rapporti sociali che, nel 2000, è sfociato in un conflitto aperto. Il conflitto ha sconvolto il paese e, anche dopo la fine delle ostilità nel 2003, le tensioni etniche sono sempre rimaste latenti. Solo in parte attutite dalle politiche economiche che hanno portato a un forte incremento del Pil dal 3,6% del 2009 al 6,3% del 2015. <br />In questo contesto, i «Porteurs de Paix» portano avanti un’azione per promuovere i buoni rapporti tra le diverse componenti della società ivoriana. I suoi formatori cercano di trasmettere i valori dell’accettazione reciproca e del rispetto verso ogni componente della società.<br />“Le nostre materie – spiegano i responsabili di Porteurs de Paix - potrebbero essere insegnate anche all’università. Abbiamo però preferito concentrare i nostri sforzi sugli studenti liceali. A loro saranno offerti gli strumenti per gestire i contrasti e le relazioni senza conflittualità al fine di allargare i loro orizzonti e il loro spirito a nuove prospettive di risoluzione pacifica dei conflitti, in accordo con l’insegnamento evangelico: Beati i pacifici”. Fri, 21 Sep 2018 10:42:24 +0200ASIA/INDIA - Educazione cattolica: il prezioso impegno della Chiesa indianahttp://www.fides.org/it/news/64792-ASIA_INDIA_Educazione_cattolica_il_prezioso_impegno_della_Chiesa_indianahttp://www.fides.org/it/news/64792-ASIA_INDIA_Educazione_cattolica_il_prezioso_impegno_della_Chiesa_indianaNew Delhi - La Chiesa cattolica in India sta rivedendo e aggiornando la sua "Politica sull'insegnamento", elaborata nelle sue linee guida nel 2007, al fine di offrire un servizio sempre meglio qualificato e un impegno sempre crescente nel campo dell'istruzione nel paese, considerata un prezioso strumento di evangelizzazione: lo afferma, in un colloquio con l'Agenzia Fides, il Salesiano p. Joseph Manipadam, Segretario nazionale dell'Ufficio per l'educazione e la cultura, in seno alla Conferenza episcopale indiana .<br />“Abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissi dieci anni fa nella All India Catholic Education Policy 2007 e stiamo curando la revisione e l'aggiornamento della politica di educazione cattolica”, rileva il Segretario. La "All India Catholic Education Policy 2007" è stata redatta con molta attenzione, dopo molti studi, riflessioni e discussioni, per armonizzare le linee guida dell'educazione cattolica con il contesto culturale, sociale e religioso indiano. <br />“Dopo aver elaborato gli orientamenti generali, sono state adottate misure sufficienti per garantirne la diffusione, in modo che le istituzioni educative cattoliche li attuassero in modo sistematico e coerente”, riferisce. Negli ultimi tre anni la Chiesa indiana ha avviato un'indagine, una valutazione e una certificazione sull'attuazione delle linee guida, elaborando un'analisi grafica dei risultati raggiunti in tutte le quattordici regioni dell'India. <br />Per mostrare questi risultati, l'Ufficio dell'episcopato per l'educazione e la cultura ha lanciato un concorso nazionale a quiz per studenti, denominato “CBCI Education MasterMinds”: “La competizione a quiz a cui parteciperanno migliaia di studenti e istituzioni vuole spingere tutti alla consapevolezza che l'educazione cattolica è un impegno e una missione importante per la Chiesa: si tratta di educare i giovani secondo i valori del Vangelo, come rettitudine morale, giustizia sociale, sano patriottismo, solidarietà e carità, che vanno oltre la semplice eccellenza accademica” afferma padre Manipadam.<br />Il concorso sarà lanciato nel prossimo ottobre, in occasione della riunione generale della “All India Association of Catholic Schools” a Lucknow, e diffuso attraverso i Segretari regionali e diocesani che si occupano del settore dell'istruzione, nonché attraverso comunità e ordini religiosi. <br />La Chiesa cattolica in India gestisce più di 50.000 istituti di istruzione, tra i quali 400 college, sei università e sei scuole di medicina che svolgono la propri missione educativa con massimo impegno e serietà, che creano apprezzamento e grande riconoscimento da parte della collettività. Fri, 21 Sep 2018 10:24:06 +0200AFRICA/BURUNDI - Nomina del Rettore del Seminario teologico “Saint Charles Lwanga” a Kiryamahttp://www.fides.org/it/news/64791-AFRICA_BURUNDI_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_teologico_Saint_Charles_Lwanga_a_Kiryamahttp://www.fides.org/it/news/64791-AFRICA_BURUNDI_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_teologico_Saint_Charles_Lwanga_a_KiryamaCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 21 giugno 2018 ha nominato Rettore del Seminario teologico interdiocesano “Saint Charles Lwanga” a Kiryama, nella diocesi di Bururi, in Burundi, il rev. don Giscard Hakizimana, del clero arcidiocesano di Gitega.<br />Il nuovo Rettore è nato il 15 luglio 1977 a Muhororo, provincia di Gitega. Nel 1991 è entrato al Seminario minore di Mugera, quindi, dopo il servizio militare, ha frequentato il Seminario propedeutico a Burasira. Ha studiato filosofia al Seminario maggiore Saint Curé d’Ars a Bujumbura e teologia all’Università di Eichatatt . E’ stato ordinato sacerdote il 26 luglio 2008. Ha quindi proseguito gli studi per il Dottorato in esegesi biblica, conseguito nel 2013. Ha poi insegnato all’Università di Ausburg ed è stato contemporaneamente Vicario parrocchiale nella diocesi di Eichstatt. Da settembre 2016 è Direttore dell’Apostolato biblico , Professore di Sacra Scrittura al Seminario maggiore di Kiryama e Coordinatore nazionale dell’Apostolato biblico. <br />Fri, 21 Sep 2018 09:49:54 +0200AMERICA/PORTO RICO - Nomina del Direttore nazionale delle POM, Mons. Daniel Fernandez Torreshttp://www.fides.org/it/news/64790-AMERICA_PORTO_RICO_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_POM_Mons_Daniel_Fernandez_Torreshttp://www.fides.org/it/news/64790-AMERICA_PORTO_RICO_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_POM_Mons_Daniel_Fernandez_TorresCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 3 luglio 2018 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie a Porto Rico per un quinquennio , S.Ecc. Mons. Daniel Fernandez Torres, Vescovo di Arecibo.<br />Il nuovo Direttore nazionale è nato a Chicago il 27 aprile 1964, è stato ordinato sacerdote il 7 gennaio 1995 e Vescovo il 21 aprile 2007. E’ stato Vicario parrocchiale, rappresentante del Vescovo di Arecibo nel Consiglio dei seminari, Rettore del seminario Jesus Maestro, Direttore diocesano della pastorale giovanile, Direttore del centro diocesano, Decano accademico del seminario maggiore a San Juan, Parroco di Nuestra Senora del Carmen ad Arecibo. <br />Fri, 21 Sep 2018 09:48:24 +0200AFRICA/NIGERIA - I Vescovi: “Liberate Leah Sharibu”, la ragazza nelle mani di Boko Haram che si è rifiutata di abiurare la fede cristianahttp://www.fides.org/it/news/64789-AFRICA_NIGERIA_I_Vescovi_Liberate_Leah_Sharibu_la_ragazza_nelle_mani_di_Boko_Haram_che_si_e_rifiutata_di_abiurare_la_fede_cristianahttp://www.fides.org/it/news/64789-AFRICA_NIGERIA_I_Vescovi_Liberate_Leah_Sharibu_la_ragazza_nelle_mani_di_Boko_Haram_che_si_e_rifiutata_di_abiurare_la_fede_cristianaAbuja - “Vediamo con nostro grande sgomento che le violenze da noi denunciate in passato continuano senza sosta” denunciano i Vescovi nigeriani in una dichiarazione pubblicata al termine della loro Seconda Assemblea Plenaria che si è tenuta a Sokoto dal 6 al 14 settembre.<br />“Osserviamo con profonda tristezza il modo in cui inermi nigeriani vengono brutalmente massacrati, a causa di divergenze religiose e politiche, dispute territoriali e altri motivi” afferma il documento giunto all’Agenzia Fides. “Riscontriamo che il governo è spesso lento nel rispondere alle violenze e sovente consente a molti degli autori di questi atroci crimini di rimanere impuniti, creando così una cultura dell'impunità” scrivono i Vescovi, che esprimono la loro “più alta condanna per questi delitti” e chiedono “al governo di difendere la vita e le proprietà di ogni cittadino nigeriano”. I Presuli perorano inoltre la causa “di migliaia di compatrioti sfollati perché siano aiutati a tornare alle loro case e venga loro restituita la terra il più rapidamente possibile”.<br />Il comunicato prosegue chiedendo “a tutti i livelli del governo di rispettare i diritti dei cittadini e dei gruppi di praticare la propria religione senza impedimenti”. “In questo spirito, i governi dovrebbero consentire ai gruppi religiosi di acquistare terreni per la costruzione di luoghi di culto, scuole, ospedali e strutture di assistenza sociale ogni volta che se ne presenta la necessità. Allo stesso tempo, invitiamo tutti a evitare atti di fanatismo religioso, invece di promuovere la coesistenza pacifica e l'armonia. La religione è una questione di convinzione, non di coercizione”.<br />I Vescovi lanciano infine un appello per la liberazione senza condizioni di Leah Sharibu, una studentessa rapita a febbraio a Dapchi, insieme ad alcune sue compagne, da una fazione di Boko Haram. Mentre le sue compagne sono state liberate dopo quattro settimane, Leah Sharibu, che ha 15 anni, è ancora prigioniera perché ha rifiutato di abiurare la fede cristiana. <br />“Chiediamo che il governo federale garantisca il rilascio incondizionato di Leah Sharibu. È ancora prigioniera perché si è rifiutata di abiurare la fede cristiana” affermano i Vescovi. Chiediamo inoltre che il governo federale garantisca il rilascio in sicurezza delle ragazze rapite a Chibok ancora detenute e di tutte le altre persone trattenute contro la loro volontà. Esortiamo le loro famiglie a rimanere fiduciose e salde nella preghiera, assicurando loro le nostre preghiere”. <br />Fri, 21 Sep 2018 13:45:01 +0200AFRICA/CAMERUN - Scontri continui nelle province anglofone: urge aprire un confronto politicohttp://www.fides.org/it/news/64787-AFRICA_CAMERUN_Scontri_continui_nelle_province_anglofone_urge_aprire_un_confronto_politicohttp://www.fides.org/it/news/64787-AFRICA_CAMERUN_Scontri_continui_nelle_province_anglofone_urge_aprire_un_confronto_politicoBamenda - Nelle province anglofone del Camerun la tensione continua a salire. Gli scontri tra i gruppi indipendentisti ed esercito sono sempre più frequenti e a patire le conseguenze è la popolazione civile. È diventato pericoloso uscire per strada a tutte le ore del giorno. Le attività sono ferme o sono rallentate dagli scontri. E non si intravede una possibile soluzione politica. E' la preoccupazione che esprimono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa cattolica a Bamenda, uno dei principali centri delle province anglofone. Chiedendo l'anonimato per motivi di sicurezza, le fonti di Fides affermano: "Da due o tre settimane si registrano scontri continui. Le forze armate del Camerun fronteggiano gli assalti improvvisi degli indipendentisti. Ci sono stati diversi morti da entrambe le parti. Quanti? Difficile dirlo. La situazione però continua a peggiorare".<br />Le province anglofone, unite alle regioni francofone dopo l’indipendenza raggiunta il 1° gennaio 1960, hanno sempre rivendicato una propria autonomia. In particolare, chiedono di poter utilizzare l’inglese, in luogo del francese, come lingua negli atti pubblici e nelle scuole. Chiedono inoltre che nei tribunali sia applicato il sistema della common law britannica invece dei codici di origine francese in vigore altrove nel paese. Se nei primi anni dopo l’indipendenza, una qualche forma di autonomia era stata riconosciuta, con il tempo gli anglofoni hanno visto erodere i propri spazi e hanno iniziato a sperimentare una certa assimilazione.<br />"Attualmente - continua la fonte di Fides – esistono tre posizioni diverse. Ci sono quanti auspicano un’autonomia, all’interno di una federazione con i francofoni; ci sono gli indipendentisti che vogliono una secessione da Yaoudé. Infine c’è un’ampia zona grigia, di gente che definirei 'neutrale', che chiede di poter utilizzare l’inglese e che le proprie tradizioni siano rispettate, ma senza tensioni".<br />A partire dal 2016 le manifestazioni di malcontento si sono fatte più frequenti. Il 1° ottobre 2017, le frange più estreme si sono spinte a dichiarare l’indipendenza delle due province anglofone dal Camerun e la nascita della Repubblica di Ambazonia. Ciò ha provocato l'inasprirsi della tensione nelle due province. "Il Governo centrale – spiega la fonte – afferma a parole di volere la pace e la stabilità della regione, ma non fa nulla per aprire un tavolo di confronto. Qui vengono inviati continuamente i soldati e la tensione cresce".<br />La situazione quindi è sempre più tesa. "La vita si sta facendo difficile. Ogni lunedì tutte le attività di fermano in segno di protesta, la gente non esce di casa. Tutto è bloccato. È una forma di protesta che va avanti da tempo. Per superare la crisi serve dialogo e aperture. Ma al momento non si vede ancora uno spiraglio". Thu, 20 Sep 2018 11:18:21 +0200ASIA/FILIPPINE - “Nessun super tifone può smorzare la nostra speranza” dice il Vescovo di Baguiohttp://www.fides.org/it/news/64788-ASIA_FILIPPINE_Nessun_super_tifone_puo_smorzare_la_nostra_speranza_dice_il_Vescovo_di_Baguiohttp://www.fides.org/it/news/64788-ASIA_FILIPPINE_Nessun_super_tifone_puo_smorzare_la_nostra_speranza_dice_il_Vescovo_di_BaguioManila - “Rivolgiamo le nostre preghiere per le vittime del super tifone, in particolare per quelli che hanno perso la vita travolti dalle frane. È difficile assistere alla devastazione che ci circonda: danni a strade, case, raccolti, mezzi di sostentamento e altre strutture. Ma ancora più tragico è perdere la vita. Invitiamo tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi, comprese tutte le persone coinvolte, a manifestare sostegno spirituale, materiale e morale ai fratelli colpiti”: è l’appello diffuso da mons. Victor B. Bendico, Vescovo di Baguio, e inviato all’Agenzia Fides, dopo che il 15 settembre le Filippine sono state colpite dal tifone Mangkhut. Raffiche di vento a 205 chilometri orari e piogge violentissime hanno sradicato alberi, divelto tetti e provocato frane e inondazioni, disseminando terrore ovunque. Finora il passaggio di Mangkhut ha fatto registrare 81 morti, 250 mila sono le persone colpite in 30 province del paese, in particolare è andato devastato il nord di Luzon.<br />“Dobbiamo evitare ogni genere di accuse e recriminazioni” prosegue il Vescovo. “Smettiamola di usare la miseria degli altri come uno strumento di propaganda egoista che non aiuta, ma semina invece confusione e ulteriore divisione. Possiamo fare di meglio. Tralasciamo le mosse politiche di biasimo e concentriamoci sulla sincera preoccupazione per i poveri e gli emarginati. Questi tempi di sofferenza richiedono grande solidarietà umana e cooperazione. Spinti dal comune desiderio di aiutare le vittime, dimostriamo ancora una volta che, uniti in un unico popolo di Baguio e Benguet, nessun super tifone può smorzare la nostra speranza, nessuna tragedia può mai sconfiggere la grandezza dello spirito umano e la nostra fede in Dio” conclude mons. Bendico.<br />Le persone con disabilità nelle emergenze registrano un tasso di mortalità doppia rispetto alle altre. Faticano a mettersi in salvo, non riescono ad accedere agli aiuti umanitari perché non sentono gli avvisi e i messaggi di emergenza, non sono incluse nei piani di salvataggio, non riescono ad accedere alle operazioni umanitarie di base , i loro ausili possono perdersi o danneggiarsi. Le emergenze possono inoltre aumentare il numero di persone che diventano disabili, sia a breve che a lungo termine, a causa delle lesioni riportate e la mancanza di servizi medici adeguati. In questo settore si nota l’impegno della Ong “Christian Blind Mission” . “Presenti nelle Filippine dal 2013, in questo momento siamo al lavoro per portare al sicuro i bambini e gli adulti ciechi e con disabilità e garantire loro riparo, acqua, cibo e assistenza medica” ha detto all’Agenzia Fides Massimo Maggi, Direttore di “Christian Blind Mission” Italia . <br /> <br /><br />Thu, 20 Sep 2018 12:12:46 +0200AFRICA/SUD SUDAN - "È un miracolo la firma della pace in coincidenza con il nostro incontro con Papa Francesco”, dice Mons. Hiiboro Kussalahttp://www.fides.org/it/news/64786-AFRICA_SUD_SUDAN_E_un_miracolo_la_firma_della_pace_in_coincidenza_con_il_nostro_incontro_con_Papa_Francesco_dice_Mons_Hiiboro_Kussalahttp://www.fides.org/it/news/64786-AFRICA_SUD_SUDAN_E_un_miracolo_la_firma_della_pace_in_coincidenza_con_il_nostro_incontro_con_Papa_Francesco_dice_Mons_Hiiboro_KussalaJuba - “La visita Ad Limina a Papa Francesco ha generato il miracolo della firma dell’accordo di pace in Sud Sudan” scrive Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio e Presidente della Sudan and South Catholic Bishops’ Conference, in un messaggio pubblicato al ritorno dalla visita.<br />“Mentre eravamo ancora a Roma, riuniti con il Santo Padre, il 12 settembre i leader politici sud sudanesi hanno firmato il documento finale degli accordi per la pace. È qualcosa che si può quasi definire un miracolo in senso spirituale” afferma Mons. Hiiboro Kussala. “Il Santo Padre, dal giorno in cui è scoppiata una delle più lunghe e insensate guerre, non ha mai smesso di pregare, di lanciare appelli e di lavorare per porre fine al conflitto nel Sud Sudan. Se l’accordo di pace è stato firmato mentre eravamo sotto il suo amore paterno, possiamo ben dire che questo è un miracolo!”.<br />L’entusiasmo di Mons. Hiiboro Kussala è tanto più comprensibile dato che in una recente intervista all’Agenzia Fides , aveva espresso riserve sulle difficoltà di raggiungere un’intesa definitiva per mettere fine alla sanguinosa guerra civile esplosa nel dicembre 2013. <br />L’accordo è stato firmato il 12 settembre nella capitale etiopica Addis Abeba dal Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e dal leader ribelle, l’ex Vice Presidente Riek Machar. L’intesa prevede, tra l’altro, che Machar assuma nuovamente la carica di Vice Presidente.<br />Nel suo messaggio Mons. Kussala esprime riconoscimento alle parti sud sudanesi e ai leader regionali riuniti nell’IGAD , in particolare quelli di Sudan, Uganda, Kenya ed Etiopia, che hanno mediato per raggiungere l’accordo. Il Vescovo non nasconde però le difficoltà che sono ancora da superare come “una certa mancanza di trasparenza e l’esclusione di altre parti interessate dal processo”. “Chiediamo a tutte le parti di astenersi dall’uso di un linguaggio incendiario e intimidatorio. Le parti in conflitto dovrebbero dimostrare con le loro azioni e con le parole che si impegnano per la pace”.<br />Mons. Hiiboro Kussala conclude lanciando un appello ai “popoli del Sudan e del Sud Sudan per tessere una rete per costruire un futuro migliore per entrambe le nazioni”. Thu, 20 Sep 2018 11:14:30 +0200AMERICA/COSTA RICA - Dopo 10 giorni di sciopero e violenza primo incontro fra governo e sindacati, presenti i Vescovihttp://www.fides.org/it/news/64785-AMERICA_COSTA_RICA_Dopo_10_giorni_di_sciopero_e_violenza_primo_incontro_fra_governo_e_sindacati_presenti_i_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/64785-AMERICA_COSTA_RICA_Dopo_10_giorni_di_sciopero_e_violenza_primo_incontro_fra_governo_e_sindacati_presenti_i_VescoviLimon – "Gli atti di violenza che si sono verificati, hanno generalizzato un clima di paura nella popolazione e hanno superato la linea di rispetto per la vita e la convivenza, togliendo persino la vita a uno dei nostri giovani": queste le parole con cui il Vescovo della diocesi di Limón, Mons. Javier Gerardo Román Arias, ha deplorato, in una nota pervenuta a Fides, i recenti episodi violenti accaduti nel contesto dello sciopero nazionale. Nella provincia di Limón infatti le proteste sono state sfruttate da gruppi di vandali per creare il caos. La settimana scorsa, per tre notti consecutive, alcuni gruppi hanno saccheggiato i negozi, hanno chiuso le strade e lanciato bombe artigianali contro due furgoni di imprese commerciali e una torre delle telecomunicazioni.<br />Mons. Arias ha fatto appello ai credenti e alle autorità, perché non è giusto che i responsabili di questi atti di violenza siano presi come riferimento per "stigmatizzare tutte le persone che vivono in questa provincia". "Questi dolorosi eventi non dovrebbero essere letti isolatamente – ha aggiunto - , ma come espressione del malcontento sociale che esiste nella nostra provincia a causa della situazione storica di mancanza di opportunità, che richiede una risposta globale e non palliativa".<br />Da 10 giorni lo sciopero generale degli impiegati pubblici ha quasi paralizzato il paese. La protesta, che era iniziata con piccole manifestazioni, si è allargata rispondendo, secondo i media locali, ad una reazione troppo forte e violenta delle forze dell'ordine contro i manifestanti. Secondo alcuni osservatori è lo sciopero più grande visto nel paese da quasi 20 anni, e la popolazione risente della mancanza di servizi nei settori della sanità, dell’educazione e dei trasporti. I problemi nella distribuzione della benzina e nel settore turistico rischiano di far bloccare il paese, perché sono l'anima dell'economia del Costa Rica.<br />Gli impiegati protestano perché il governo ha tolto molti benefici ai dipendenti pubblici, ha aumentato il peso fiscale e ha fatto tagli nella spesa pubblica dei servizi, cosa che ha provocato la reazione di tutti i sindacati. Purtroppo in questi giorni ci sono stati scontri violenti e perfino la morte di un ragazzo di 17 anni per un proiettile sparato dalla polizia.<br />Solo dopo 10 giorni ieri, 19 settembre, è stato possibile organizzare un incontro fra governo e sindacati per cercare una soluzione. L'Union Sindical, un conglomerato di associazioni tra le quali predominano insegnanti e operatori ospedalieri, ha accettato di sedersi al tavolo, cui erano presenti anche alcuni Vescovi in rappresentanza della Conferenza Episcopale.<br />"La cosa più importante è ripristinare i canali di dialogo e comunicazione" ha detto alla fine dell'incontro Steven Nunez, delegato del governo, tra le forti critiche del settore privato per la presunta tolleranza del governo prima delle recenti misure di pressione e per le perdite causate dallo sciopero. Le autorità non hanno ancora quantificato l'effetto economico complessivo degli scioperi, ma la principale associazione dei datori di lavoro ha lamentato perdite "milionarie" sulle prenotazioni alberghiere, mentre le agenzie di viaggio segnalano fino al 50% di annullamenti.<br /> <br />Thu, 20 Sep 2018 11:10:37 +0200