Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/NIGERIA - “Siamo sotto assedio” afferma l’Arcivescovo di Kaduna dove sono stati rapiti 4 seminaristihttp://www.fides.org/it/news/67263-AFRICA_NIGERIA_Siamo_sotto_assedio_afferma_l_Arcivescovo_di_Kaduna_dove_sono_stati_rapiti_4_seminaristihttp://www.fides.org/it/news/67263-AFRICA_NIGERIA_Siamo_sotto_assedio_afferma_l_Arcivescovo_di_Kaduna_dove_sono_stati_rapiti_4_seminaristi<br /><br />Abuja - “Nessun altro Paese può tollerare questi livelli di insicurezza senza che si scatenino proteste di massa. Sicuramente il nostro paese è sotto assedio” ha affermato Sua Ecc. Mons. Matthew Man-oso Ndagoso, Arcivescovo di Kaduna, in Nigeria, l’arcidiocesi dove la sera dell’8 gennaio quattro seminaristi sono stati rapiti nel Seminario Maggiore “Buon Pastore” di Kakau lungo l'autostrada Kaduna-Abuja .<br />“Quello dei seminaristi è il terzo rapimento di personale ecclesiastico avvenuto nella nostra diocesi” ha ricordato l’Arcivescovo. “Non riesco a dormire al pensiero delle condizione che stanno vivendo i quattro studenti” ha aggiunto Mons. Ndagoso.<br />“Le persone non riescono più a dormire con due occhi chiusi, eppure i nostri leader hanno il coraggio di dire che c'è sicurezza nel Paese” sottolinea Mons. Ndagoso, che aggiunge che la popolazione sembra essere rassegnata all’insicurezza crescente. “Penso che ora le persone sembrano aver rinunciato alla sicurezza perché non c'è niente che possano fare, si sono semplicemente rassegnate al destino”.<br />L’Arcivescovo si chiede come mai non si riesca a ristabilire la sicurezza nell’area perché “con le tecnologie di sicurezza avanzate sviluppate nel 21 ° secolo, non c'è nessun posto al mondo, nemmeno sott'acqua che i criminali non possano essere rintracciati”. “Ma le agenzie di sicurezza continuano a dire che sono in controllo della situazione”.<br />Dopo aver affermato che “sono state rafforzate le misure di sicurezza nel seminario “al fine di proteggere gli altri studenti”, Mons. Ndagoso conclude che “continueremo a pregare per i seminaristi rapito, fino a quando non saranno liberati. Continuiamo a sperare che Dio esponga coloro che stanno dietro l'insicurezza in questo Paese”. <br />Mon, 20 Jan 2020 11:41:43 +0100OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Giubileo della beatificazione di Peter ToRot, un esempio per tuttihttp://www.fides.org/it/news/67262-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Giubileo_della_beatificazione_di_Peter_ToRot_un_esempio_per_tuttihttp://www.fides.org/it/news/67262-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Giubileo_della_beatificazione_di_Peter_ToRot_un_esempio_per_tuttiKavieng – “La difesa del sacramento del matrimonio come via di santità coniugale è stata la motivazione principale che ha condotto alla beatificazione di Peter ToRot” ha detto mons. Rochus Tatamai MSC, vescovo di Kavieng - Lorengau e presidente della Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, in occasione della celebrazione del Giubileo d’argento del Beato e martire, innalzato alla gloria degli altari 25 anni fa, laico e primo beato della Papua Nuova Guinea.<br />Nella sua omelia il Vescovo, che è anche nipote del beato, ha parlato a lungo della vita e del martirio di Peter ToRot, additandolo a tutti i fedeli come “esempio di vita cristiana” da seguire. Dalla sua storia e dalla sua vicenda il Vescovo ha tratto spunti utili per i catechisti, parlando del sacramento del matrimonio e della vita familiare, e soffermandosi sui rapporti tra fede e cultura. <br />La messa del Giubileo è stata un momento di grande devozione e partecipazione di fedeli: il coro e un gruppo di giovani donne hanno guidato la processione dell'offertorio con una danza e una melodia tradizionali delle Isole Duke of York, nella provincia della Nuova Britannia orientale. Tra i partecipanti anche un consistente gruppo di fedeli delle parrocchie dell'arcidiocesi di Port Moresby e membri di varie congregazioni religiose. Le celebrazioni principali del Giubileo si sono svolte nel villaggio di Rakunai venerdì 17 gennaio 2020, sono state coordinate dalla “Blessed Peter ToRot Foundation Inc”, una organizzazione laica fondata nel 1996 per promuovere la vita e il lavoro del Beato e per sostenere l'arcivescovo di Rabaul nella causa della canonizzazione.<br />La presenza e il messaggio del Beato ha anche varcato i confini della Papua Nuova Guinea ed è giunto in Australia: il 19 gennaio il cardinale Ribat ha benedetto un cappella dedicata a Peter ToRot nel Santuario di Nostra Signora aiuto dei Cristiani nella Marian Valley, a Brisbane. <br />Il beato Peter ToRot, catechista nel villaggio di Rakunai nella penisola di Gazelle, provincia orientale della Nuova Britannia, fu ucciso dai giapponesi nel 1945, verso la fine della Seconda guerra mondiale, per essersi rifiutato di interrompere le sue attività di catechista e testimone della fede. In particolare ToRot difese la santità del matrimonio, sfidando così la pratica della poligamia, autorizzata dai giapponesi. Papa Giovanni Paolo II lo dichiarò ufficialmente martire per la fede il 17 gennaio 1995 nel corso della cerimonia di beatificazione a Port Moresby. Mon, 20 Jan 2020 11:00:04 +0100AMERICA/COLOMBIA - “Non stiamo più vivendo un'emergenza, ma una situazione di sopravvivenza sociale” denuncia Mons. Darío de Jesús Monsalvehttp://www.fides.org/it/news/67261-AMERICA_COLOMBIA_Non_stiamo_piu_vivendo_un_emergenza_ma_una_situazione_di_sopravvivenza_sociale_denuncia_Mons_Dario_de_Jesus_Monsalvehttp://www.fides.org/it/news/67261-AMERICA_COLOMBIA_Non_stiamo_piu_vivendo_un_emergenza_ma_una_situazione_di_sopravvivenza_sociale_denuncia_Mons_Dario_de_Jesus_MonsalveCali –"Ho invitato diplomatici e rappresentanti di organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite e altri, a offrire la loro sede come protezione e rifugio” a quanti denunciano i responsabili degli attacchi contro leader sociali e difensori dei diritti umani in Colombia: lo ha detto Mons. Darío de Jesús Monsalve, Arcivescovo di Cali. "Dovete sapere – prosegue l’Arcivescovo nella nota inviata a Fides -, che all'interno del territorio nazionale non ci sono garanzie per proclamare la verità. Se credete che una sede diplomatica fuori del paese possa essere utile, spero che sarete accolti con favore, perché ciò che la Colombia sta vivendo non è più un'emergenza ma una situazione di sopravvivenza sociale, per garantire che la vita sia sostenuta in mezzo a così tante minacce".<br />Le dichiarazioni di Mons. Monsalve sono state fatte durante un atto civile e religioso della comunità di Cali per commemorare il giudice Alcibíades Libreros, assassinato alla fine di dicembre, che era il giudice responsabile di importanti indagini sul crimine organizzato. Secondo il Presule, dal momento che nel paese non ci sarebbero garanzie, le denunce dei responsabili degli attacchi ai leader sociali e ai difensori dei diritti umani, potrebbero essere fatte nei consolati situati in altri paesi e persino con l'accompagnamento di qualche ong. Il numero di leader sociali assassinati nel 2020 appena iniziato è di almeno 17 .<br />Allo stesso modo, l'Arcivescovo di Cali, ha affermato che gli assassini di pubblici ministeri, leader sociali ed ex combattenti dovrebbero essere indagati come una priorità, altrimenti si può ipotizzare una complicità in un settore dello stesso Stato.<br />La violenza in Colombia, specie contro leader sociali e giudici, è aumentata negli ultimi mesi, al punto che la Conferenza Episcopale ha chiesto pubblicamente il rispetto per la vita di ogni persona, "vita che è sacra", e di mettere fine agli omicidi e alle azioni violente "contro i nostri fratelli e sorelle" , in modo particolare nei dipartimenti di Chocó, Cauca, Valle del Cauca, Norte de Santander, Nariño e Arauca.<br /> <br />Mon, 20 Jan 2020 10:56:37 +0100AMERICA/MESSICO - Il Vescovo di Tapachula: dinanzi alla posizione ufficiale ambigua ed esitante, “vedere, sentire e trattare i migranti come fratelli”http://www.fides.org/it/news/67260-AMERICA_MESSICO_Il_Vescovo_di_Tapachula_dinanzi_alla_posizione_ufficiale_ambigua_ed_esitante_vedere_sentire_e_trattare_i_migranti_come_fratellihttp://www.fides.org/it/news/67260-AMERICA_MESSICO_Il_Vescovo_di_Tapachula_dinanzi_alla_posizione_ufficiale_ambigua_ed_esitante_vedere_sentire_e_trattare_i_migranti_come_fratelliTapachula – “Tutti coloro che fanno parte di questa famiglia diocesana di Tapachula, ognuno secondo le sue possibilità e responsabilità, assicurino che a questi fratelli migranti non manchi un pezzo di pane, non vengano violentati o aggrediti nel passaggio attraverso la nostra diocesi, non ricevano manifestazioni di rifiuto né di disprezzo e sentano, nonostante le circostanze avverse, di camminare tra fratelli e come fratelli, non come estranei, né avventurieri, né criminali, né esiliati, né disprezzati. Dio ricompenserà lo sforzo di tutti di vederli, sentirli e trattarli come fratelli. Proprio come vorremmo che i nostri connazionali irregolari venissero trattati negli Stati Uniti”. E’ l’appello rivolto da Mons. Jaime Calderón Calderón, Vescovo di Tapachula, ai sacerdoti, ai seminaristi, alle religiose e ai laici della sua diocesi, dopo le notizie riguardanti una nuova consistente carovana di emigrati dell’Honduras che si sta muovendo per raggiungere gli Stati Uniti d’America.<br />“Le dichiarazioni del governo federale e il silenzio del governo statale ci fanno vedere che la posizione ufficiale è, come in altre occasioni, ambigua ed esitante” denuncia il Vescovo nel suo messaggio pervenuto a Fides, intitolato “Responsabilità e amore per i nostri fratelli”, non avendo certezza che la carovana dei migranti possa attraversare il confine, raggiungere Tapachula o proseguire oltre lo stato del Chiapas. “Data questa incertezza, ma consapevoli del nostro dovere cristiano di battezzati figli di Dio - Padre di tutti senza differenze o distinzioni - sentiamo il dovere di mostrare il nostro pensiero con semplicità, chiarezza e determinazione in relazione ai fratelli che vengono nella carovana” prosegue Mons. Jaime Calderón Calderón.<br />Il Vescovo ricorda che la famiglia diocesana di Tapachula “si è sempre distinta per essere una Chiesa locale fraterna e solidale che, dalla sua povertà, è sempre stata attenta a mostrare il volto misericordioso di Dio, essendo ospitale con i fratelli migranti”. Il suo volto è quello del buon samaritano, quindi “ci assicureremo sempre che, di passaggio o in una permanenza temporanea o stabile nel nostro territorio diocesano, i fratelli migranti non accumulino altre sofferenze oltre a quelle che comporta una strada lunga, tortuosa, accidentata, insicura e violenta”.<br />Nel suo comunicato il Vescovo assegna alle diverse comunità, coordinate dalla Commissione di emergenza e dai Vicari foranei, il compito di assistere i migranti che attraversano il territorio diocesano, invocando Dio “di aiutarci, ancora una volta, a fare questo lavoro con un alto senso di responsabilità e di amore per i nostri fratelli”. <br />Mon, 20 Jan 2020 09:48:10 +0100AFRICA/SUD SUDAN - Tutta la Chiesa in Africa Orientale saluta la Dichiarazione di Roma per la pace in Sud Sudanhttp://www.fides.org/it/news/67259-AFRICA_SUD_SUDAN_Tutta_la_Chiesa_in_Africa_Orientale_saluta_la_Dichiarazione_di_Roma_per_la_pace_in_Sud_Sudanhttp://www.fides.org/it/news/67259-AFRICA_SUD_SUDAN_Tutta_la_Chiesa_in_Africa_Orientale_saluta_la_Dichiarazione_di_Roma_per_la_pace_in_Sud_SudanJuba - “Sono felice di apprendere della firma di questa dichiarazione. La mia speranza e preghiera è che le due parti - il governo della Repubblica del Sud Sudan e l'opposizione - lo rispettino. Sapete che il Santo Padre è coinvolto; anche noi ne siamo coinvolti. Questa è la mia preghiera e speranza” ha dichiarato Sua Ecc. Mons. John Baptist Odama, Arcivescovo di Gulu in Uganda, commentando la Dichiarazione firmata a Roma il 13 gennaio, per mettere fine alla guerra in Sud Sudan. Mons. Odama, la cui arcidiocesi ospita molti rifugiati dal Sud Sudan, è anche lui fortemente coinvolto nelle iniziative interreligiose per la pace nel Sud Sudan.<br />La Dichiarazione è stata firmata grazie agli sforzi della Comunità di Sant’Egidio, che ha agito da facilitatore, dai membri della delegazione del governo centrale del Sud Sudan, dai rappresentanti dei Movimenti di opposizione sud sudanesi che non hanno aderito all'accordo di pace rivitalizzato del 2018 ad Addis Abeba e da quelli delle opposizioni firmatarie dell'accordo.<br />L’accordo prevede: l'impegno "solenne" alla cessazione delle ostilità a partire dalla mezzanotte del 15 gennaio; l'impegno a discutere e a valutare insieme, a Sant'Egidio, i meccanismi per risolvere le divergenze; la garanzia per le organizzazioni umanitarie di poter operare nel Paese a sostegno della popolazione civile. <br />L’accordo è stato salutato dai Vescovi dei Paesi confinanti che aderiscono all’AMECEA . Il segretario generale dell'AMECEA P. Anthony Makunde, ha elogiato le iniziative prese da Sant'Egidio e da tutti i partner regionali e internazionali per portare una pace duratura nel Sud Sudan. “Come diceva San Paolo, quando un organo è malato, tutto il corpo si sente male. Pertanto, qualsiasi sforzo per portare la pace duratura nel Sud Sudan è a favore di tutta la famiglia AMECEA. Il nostro appello è ai nostri fratelli e sorelle nel Sud Sudan di ricambiare questi sforzi in modo da poter mettere insieme i nostri sforzi per questo sforzo comune” conclude P. Makunde.<br />Fanno parte dell’AMECEA le Conferenze Episcopali di Etiopia ed Eritrea; Kenya; Malawi; Sudan e Sud Sudan; Tanzania; Uganda e Zambia. Somalia e Gibuti hanno lo status di osservatori. <br /><br /><br />Sat, 18 Jan 2020 11:52:46 +0100AMERICA/PERU’ - Assemblea dei Vescovi: tra i temi in esame le elezioni straordinarie del parlamento il 26 gennaiohttp://www.fides.org/it/news/67258-AMERICA_PERU_Assemblea_dei_Vescovi_tra_i_temi_in_esame_le_elezioni_straordinarie_del_parlamento_il_26_gennaiohttp://www.fides.org/it/news/67258-AMERICA_PERU_Assemblea_dei_Vescovi_tra_i_temi_in_esame_le_elezioni_straordinarie_del_parlamento_il_26_gennaioLima – Con la messa presieduta da Mons. Miguel Cabrejos OFM, Presidente della Conferenza episcopale peruviana e Presidente del Consiglio episcopale latinoamericano , concelebrata da tutti i Vescovi del Perù, inizierà lunedì 20 gennaio la 115 Assemblea Plenaria dell'Episcopato peruviano. Dopo la messa, nella parrocchia di Sant’Antonio da Padova, a Lima, i 52 Vescovi delle 46 giurisdizioni ecclesiastiche del paese si dirigeranno alla sede della CEP per iniziare le sessioni di lavoro. Come in ogni assemblea, i Vescovi prenderanno in esame vari argomenti, nello spirito di comunione e sinodalità, e analizzeranno gli ultimi avvenimenti del Paese. Eleggeranno inoltre il segretario generale e il presidente del Consiglio economico della CEP. Come ogni anno, sarà consegnata la Medaglia di Santo Toribio de Mogrovejo a persone e istituzioni che si siano distinte per il loro lavoro a favore della Chiesa in Perù.<br />Tra i punti su cui i Vescovi dovranno discutere, ci sono le prossime elezioni straordinarie del Parlamento, il 26 gennaio, dopo lo scioglimento da parte del presidente Vizcarra, lo scorso 30 settembre, per la corruzione dei parlamentari. A ottobre 2019, in piena crisi politica, i Vescovi peruviani avevano chiesto alla comunità nazionale di trasformare quel sentimento amaro contro la politica in un momento di riforma per il paese, dei politici e della politica, come accade in altre realtà latinoamericane. Secondo fonti locali di Fides, ciò non accade nella realtà peruviana e la società, ereditiera dell'Impero Incaico, vive attualmente lo stesso clima del settembre scorso, prima di vedere sciolto il Parlamento. La differenza è data da una campagna elettorale che vede ogni tipo di proposte e ogni tipo di confronto fra i candidati, perfino della stessa lista di partito.<br />Le prime inchieste fatte da organismi attendibili hanno rilevato che la maggioranza dei peruviani non sa chi votare, inoltre c'è ancora molta indifferenza verso la politica. Si intravvede quindi la prospettiva di un possibile Parlamento con tanti piccoli partiti, che non riusciranno a superare la soglia minima per entrare per la porta principale in Parlamento. Così, come afferma la critica internazionale, ci sarà una falsa maggioranza parlamentare costituita da autentiche minoranze politiche. Purtroppo la campagna elettorale è caratterizzata dall’esibizionismo politico e dal mercato dei voti, dove i candidati cambiano casacca appena vedono chi può assicurare loro un posto fisso, ma del bene comune o del futuro del paese non sono in molti a preoccuparsi. <br /> <br />Sat, 18 Jan 2020 11:11:04 +0100ASIA/TURCHIA - Il Patriarca Sahak II smentisce le critiche alla diaspora armena attribuitegli da media turchihttp://www.fides.org/it/news/67257-ASIA_TURCHIA_Il_Patriarca_Sahak_II_smentisce_le_critiche_alla_diaspora_armena_attribuitegli_da_media_turchihttp://www.fides.org/it/news/67257-ASIA_TURCHIA_Il_Patriarca_Sahak_II_smentisce_le_critiche_alla_diaspora_armena_attribuitegli_da_media_turchiIstanbul – Sahak II Masalyan, il nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli eletto lo scorso 11 dicembre, ha voluto smentire almeno parzialmente le dichiarazioni critiche nei confronti delle comunità della diaspora armena sparse in tutto il mondo, che gli erano state attribuite da alcuni media turchi, nelle settimane seguite alla sua elezione patriarcale. Una nota della segreteria patriarcale chiama in causa in particolare il quotidiano turco Akşam, e l’articolo di quel giornale pubblicato il 2 gennaio che riportava alcuni giudizi aspri con cui il nuovo Patriarca avrebbe criticato in maniera complessiva tutta la diaspora armena, affermando che le comunità armene in diaspora non hanno “nulla in comune con gli armeni che sono rimasti in Turchia" e vivono con "100 anni di ritardo" . La rettifica della segreteria patriarcale – riferisce Agos, il giornale bilingue armeno-turco pubblicato a Istanbul – sostiene che le affermazioni del Patriarca sono state riportate in maniera non precisa e fuorviante, forzandone i contenuti e distorcendo considerazioni sfumate e articolate con aggiunte di interpolazioni da attribuire soltanto all’estensore dell’articolo. <br />In effetti, le dichiarazioni attribuite al Patriarca - e pubblicate giovedì 2 gennaio dal quotidiano nazionalista turco Akşam – erano fatalmente destinate a provocare polemiche. In quelle dichiarazioni, il nuovo Patriarca sembrava voler enfatizzare la distanza del Patriarcato armeno di Costantinopoli dagli ambienti della diaspora armena, che trasmette di generazione in generazione come fattore identitario la memoria dei massacri subiti dagli armeni in Anatolia nel 1915. ”Noi” sottolineava tra l’altro il nuovo Patriarca “siamo rimasti su questa terra dopo quegli eventi. Abbiamo scelto di vivere con il resto della popolazione, mentre la diaspora è rimasta ferma al secolo passato”.<br />Il processo elettorale per la scelta del nuovo Patriarca con l’elezione di Sahak è stato sofferto e segnato da controversie destinate ad avere strascichi anche in futuro, provocate almeno in parte dall’intreccio tra personalismi ecclesiastici e interferenze degli apparati secolari locali. <br />Sat, 18 Jan 2020 10:50:05 +0100AMERICA/MESSICO - Settimana per l'unità dei cristiani: “un'unità che non escluda nessuno, specialmente i più svantaggiati, e tra questi i migranti”http://www.fides.org/it/news/67256-AMERICA_MESSICO_Settimana_per_l_unita_dei_cristiani_un_unita_che_non_escluda_nessuno_specialmente_i_piu_svantaggiati_e_tra_questi_i_migrantihttp://www.fides.org/it/news/67256-AMERICA_MESSICO_Settimana_per_l_unita_dei_cristiani_un_unita_che_non_escluda_nessuno_specialmente_i_piu_svantaggiati_e_tra_questi_i_migrantiCittà del Messico – Il materiale per vivere la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, dal 18 al 25 gennaio, è stato preparato quest’anno dalle Chiese cristiane di Malta e Gozo. Ogni anno il 10 febbraio celebrano la festa del naufragio di San Paolo e, con questo evento, l'evangelizzazione delle isole. Le riflessioni e il motto, “Ci trattarono con gentilezza” hanno quindi per tema il viaggio dell'Apostolo, prigioniero e incatenato, che dovette affrontare le tempeste in mare. Come ricorda nel suo messaggio per l’ottavario, il Vescovo di Veracruz, Carlos Briseño Arch, Presidente della Commisione Episcopale per il Dialogo Interreligioso e la Comunione della Conferenza Episcopale Messicana, “prigionieri, marinai e soldati fecero naufragio e arrivarono su un'isola, dove gli abitanti non parlavano la loro lingua, non condividevano la loro cultura o religione, ma vennero accolti calorosamente, con cibo e vestiti asciutti, trattati con gentilezza”.<br />Nel testo pervenuto a Fides, il Vescovo di Veracruz spiega: “Questo passaggio nella vita di San Paolo ci ricorda scene che attualmente vediamo nelle notizie: migranti che affrontano tempeste, mentre infuriano i mari e arrivano in paesi con altre culture, altre lingue e altre religioni, ma a differenza degli abitanti di Malta, sono accolti in molte occasioni con indifferenza, discriminazione e rifiuto; vengono rapiti o sfruttati e persino sottoposti alla tratta di esseri umani. È questo l'atteggiamento di un cristiano? È questo ciò che Dio si aspetta da noi?”<br />Citando Papa Francesco che ha denunciato più volte questa situazione, Mons. Carlos Briseño Arch sottolinea che “i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati un emblema di esclusione perché, oltre a sopportare le difficoltà dovute alle loro condizioni, sono spesso soggetti a giudizi negativi, in quanto ritenuti responsabili di malattie sociali. L'atteggiamento nei loro confronti costituisce un segnale di allarme, che ci avverte del decadimento morale che affrontiamo se continuiamo a dare spazio alla cultura dello scarto.<br />In Messico uno degli impegni pastorali del Progetto Globale Pastorale è quello di identificare e accompagnare i gruppi vulnerabili della società, i migranti tra gli altri. “I materiali che offriamo per l'ottavario – conclude il Vescovo - sono stati preparati per pregare per l'unità dei cristiani, ma un'unità che non escluda nessuno, che non dimentichi nessuno, specialmente i più svantaggiati, i più deboli e, tra questi, i migranti”. <br />Sat, 18 Jan 2020 09:38:36 +0100AFRICA/TOGO - Urge una rivoluzione sociale, politica, religiosa e culturale per promuovere la leadership femminilehttp://www.fides.org/it/news/67255-AFRICA_TOGO_Urge_una_rivoluzione_sociale_politica_religiosa_e_culturale_per_promuovere_la_leadership_femminilehttp://www.fides.org/it/news/67255-AFRICA_TOGO_Urge_una_rivoluzione_sociale_politica_religiosa_e_culturale_per_promuovere_la_leadership_femminileKara – In molti paesi dell'Africa è tempo di elezioni. “Le strutture sociali, come la politica, la religione e la cultura, talvolta costituiscono veri e propri ostacoli alla promozione della leadership femminile”, nota il teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane, padre Donald Zagore. “A causa delle strutture fortemente maschiliste, le donne nel continente africano rimangono fuori dai ruoli fondamentali nella vita dei loro paesi. A parte l'eccezionale e riuscito esempio di Ellen Johnson, ex presidente della Liberia, le donne in Africa si accontentano di svolgere ruoli secondari nella vita politica dei loro paesi. In Togo, ad esempio per le prossime elezioni presidenziali del 22 febbraio 2020, nessuna donna corre tra i dieci candidati dichiarati.<br />Il sacerdote ivoriano insiste sulle enormi potenzialità femminili “che potrebbero portare proprio quella stabilità politica che manca ai nostri paesi. Sono una miniera d'oro di talento e ricchezza da valorizzare” insiste. Urge una rivoluzione sociale, politica, religiosa e culturale per promuovere la leadership femminile in Africa”, conclude p. Zagore.<br /> <br />Sat, 18 Jan 2020 09:14:42 +0100VATICANO - Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “L’ospitalità è una virtù che testimonia l’incontro amorevole verso il prossimo”http://www.fides.org/it/news/67254-VATICANO_Settimana_di_preghiera_per_l_unita_dei_cristiani_L_ospitalita_e_una_virtu_che_testimonia_l_incontro_amorevole_verso_il_prossimohttp://www.fides.org/it/news/67254-VATICANO_Settimana_di_preghiera_per_l_unita_dei_cristiani_L_ospitalita_e_una_virtu_che_testimonia_l_incontro_amorevole_verso_il_prossimoCittà del Vaticano - “Siamo chiamati a pregare, affinché tutti i cristiani tornino ad essere un’unica famiglia, per testimoniare uniti l’amore verso Cristo”: così dichiara in un colloquio con l’Agenzia Fides, p. Anthony Currer, ufficiale del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, in occasione dell'apertura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani , iniziativa di preghiera ecumenica internazionale, celebrata in tutto il mondo, promossa congiuntamente dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, per protestanti e ortodossi, e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per i cattolici. <br />L'Ottvario di preghiera fu istituito per la prima volta nel 1908 come un momento in cui le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità della Chiesa. Ogni anno si svolge nell’emisfero Nord tra il 18 e il 25 gennaio, mentre in quello Sud in altre date, ad esempio nel tempo di Pentecoste. <br />I testi proposti ai cristiani di tutto il mondo per il 2020 sono il frutto di un progetto realizzato dalle Chiese di Malta e Gozo, che si focalizza sulla tragedia dei migranti e sul tema dell’accoglienza: “Il sussidio di preghiera suggerito per quest’anno - riferisce p. Currer - s’intitola ‘Ci trattarono con gentilezza’ e trae spunto dall’episodio raccontato dal capitolo finale degli Atti degli apostoli in cui san Paolo e gli uomini che sono insieme a lui sulla nave dopo una terribile tempesta, riescono a salvarsi e vengono generosamente soccorsi dagli abitanti dell’isola di Malta”. <br />“Questo episodio - chiarisce il reverendo - ripropone il dramma dell’umanità: i passeggeri della barca sono alla mercé del mare violento e della poderosa tempesta che infuria intorno a loro. Sono forze che li spingono verso approdi sconosciuti, e si sentono persi. La Divina Provvidenza - prosegue - li accomuna, però, nella speranza della salvezza. La nave e tutto il suo prezioso carico andranno perduti, ma tutti avranno salva la vita”. <br />Dunque, persone diverse e in disaccordo tra loro, imbarcate sulla stessa nave, giungono alla stessa destinazione, dove l’ospitalità degli isolani rivela l’unità del genere umano: “Nella nostra ricerca di unità - rileva p. Currer - abbandonarsi alla Divina Provvidenza implica la necessità di lasciar andare molte delle cose cui siamo profondamente attaccati. Ciò che sta a cuore a Dio è la salvezza di tutti”. <br />“Come cristiani ed esseri umani - afferma p. Anthony - questa storia ci sfida: collimiamo con le fredde forze dell’indifferenza, oppure mostriamo una ‘rara gentilezza” e diventiamo testimoni dell’amorevole provvidenza di Dio a tutti gli uomini? L’ospitalità è una virtù fondamentale nella nostra ricerca dell’unità dei cristiani. La nostra unità cristiana - conclude - sarà scoperta non solo mostrandoci ospitalità l’uno all’altro, ma anche attraverso incontri d’amore con coloro che non parlano la nostra lingua, non hanno la nostra cultura o la nostra fede”. <br />La principale celebrazione ecumenica si è svolta nella pro-Cattedrale anglicana di San Paolo a La Valletta, la sera di venerdì 24 gennaio. Infine, i diversi partner ecumenici e le persone impegnate nel dialogo ecumenico a Malta si incontreranno sabato 25 gennaio, giorno della conclusione della Settimana, per un momento di preghiera e condivisione. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.youtube.com/watch?v=xFjqbvDaIhc">Guarda la video-intervista al rev. Anthony Currer sul canale Youtube dell'Agenzia Fides</a>Sat, 18 Jan 2020 15:25:13 +0100AFRICA/SUD SUDAN - Il Vescovo di Tombura-Yambio ai politici: “La vera leadership è a favore dei giovani”http://www.fides.org/it/news/67253-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_Vescovo_di_Tombura_Yambio_ai_politici_La_vera_leadership_e_a_favore_dei_giovanihttp://www.fides.org/it/news/67253-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_Vescovo_di_Tombura_Yambio_ai_politici_La_vera_leadership_e_a_favore_dei_giovaniTombura – “Le persone di ogni ceto sociale stanno sollecitando il Sud Sudan al raggiungimento della pace. Gli stranieri stanno perfino investendo il loro denaro per questo obiettivo. Vogliono tutti la pace per il nostro paese. E’ tempo che i leader mostrino una vera leadership”: è l’appello lanciato da Mons. Edwardo Hiiboro Kussala, Vescovo della diocesi di Tombura Yambio, tornato a parlare dell’accordo di pace nel Paese . <br />Il Vescovo ha espresso anche un certo disappunto per come procede l'attuazione dell’intesa. Mons. Hiiboro ha esortato i leader “a pensare al bene della popolazione del paese, in particolare ai bambini e ai giovani, a cui viene negato un futuro luminoso a causa dei conflitti politici”.<br />Il Vescovo di Tombura Yambio è intervenuto in occasione della distribuzione dei libri per gli allievi delle scuole primarie e secondarie negli stati occidentali di Gbudue, Tambura, Maridi e Amadi, quattro fra i 32 che compongono il Sud Sudan. L’evento si è tenuto nella Curia di Yambio grazie alle donazioni dell’associazione dei cattolici della diocesi che vivono in America.<br />“La distribuzione dei libri era prevista l'anno scorso, ma le condizioni meteorologiche avverse non lo hanno consentito. E’ stato il regalo più bello per iniziare l’anno accademico e promuovere l'alfabetizzazione nella regione. Rafforziamo non solo le biblioteche scolastiche, ma anche quelle pubbliche. Incoraggiamo la cultura della lettura perché grazie ad essa, accadono grandi cose”, ha riferito il Vescovo, ringraziando i rappresentanti dei quattro stati, e ha aggiunto che, nonostante l'instabilità politica, i ministeri dell'istruzione nei rispettivi Stati non sono mai rimasti vacanti.<br />Il coordinatore diocesano per l'istruzione, Ceasar DauDau, ha elogiato e ringraziato i donatori per l'iniziativa che contribuirà notevolmente ad aiutare gli studenti nel loro percorso accademico. “I problemi in questo paese sono il risultato dell'analfabetismo. La politica è venuta prima dello sviluppo tecnico, a differenza di ciò che accade negli altri paesi sviluppati. È tempo di cambiare questa mentalità”, ha detto un collaboratore che opera nello stato di Gbudue. <br /><br />Fri, 17 Jan 2020 11:48:48 +0100ASIA/MYANMAR - Il Vescovo di Myitkyina: "Stop alla violenza, che frena lo sviluppo"http://www.fides.org/it/news/67252-ASIA_MYANMAR_Il_Vescovo_di_Myitkyina_Stop_alla_violenza_che_frena_lo_sviluppohttp://www.fides.org/it/news/67252-ASIA_MYANMAR_Il_Vescovo_di_Myitkyina_Stop_alla_violenza_che_frena_lo_sviluppoMyitkyina - Lo spargimento di sangue che continua in alcune parti del Myanmar "è motivo di preoccupazione per tutti, è un freno allo sviluppo, blocca la costruzione di un futuro sostenibile": lo afferma il Vescovo Francis Daw Tang, alla guida della diocesi di Myitkyina, nello stato Kachin, nel nord del Myanmar. Attraverso l'Agenzia Fides il Vescovo rivolge un accorato appello, auspicando che "la violenza e i conflitti che ancora tormentano il paese vengano risolti attraverso il dialogo: la popolazione del Myanmar aspira alla pace e allo sviluppo". <br />Il Vescovo ricorda che i conflitti con le minoranze etniche e la tensione tra i gruppi di ribelli locali e l'esercito regolare, durano da decenni. "Questo stato di cose segnato da una condizione di conflitto permanente, ha provocato gravi problemi per la popolazione di tutti i ceti sociali, creando forte sofferenza tra i civili e generando ondate di sfollati interni", rileva Mons. Tang nel colloquio con Fides.<br />Tra le diocesi più colpite dalla violenza e dallo spargimento di sangue vi sono quelle di Banmaw e Myitkyina, nello stato Kachin, e quella di Lashio, nello stato Shan. I kachin e gli shan sono infatti due tra i maggiori gruppi etnici che hanno organizzato una ribellione - fin dai tempi della dittatura - e hanno combattuto con l'esercito birmano. <br />"La violenza etnica e il conflitto senza sosta nella regione del Nord Myanmar stanno mettendo a dura prova gli aspetti fisici, emotivi e psicologici delle persone, mentre restano critiche le condizioni per garantire sostentamento, istruzione e pace nella regione" nota il Vescovo, esprimendo amarezza per la situazione.<br />In tale cornice la diocesi di Myitkyina sta cercando di vivere l'anno 2020, racconta Mons. Tang,"concentrandosi sulle sfide per rispondere ai bisogni concreti dei fedeli, a partire da salute, istruzione e sviluppo sociale, curando nel contempo gli aspetti pastorali legati alla crescita spirituale e all'amministrazione dei sacramenti". <br />In particolare, una sfida che la diocesi affronta è la situazione che interessa molti giovani che "interrompono gli studi per diversi motivi", legati al disagio della situazione presente. La Chiesa, attraverso i suoi operatori pastorali, cerca di limitare questa emorragia e "di accompagnarli nella crescita e nello sviluppo di una particolare abilità, proponendo anche itinerari di formazione professionale, in modo che possano avere un'occupazione e posizione sociale nella società", spiega il Vescovo.<br />La diocesi di Myitkyina ha oltre 90.000 cattolici sparsi in 20 parrocchie, in cui operano 64 sacerdoti e 120 suore. Fri, 17 Jan 2020 11:33:40 +0100AMERICA/COLOMBIA - Ucciso un difensore dei diritti umani al giorno, i Vescovi chiedono una risposta immediata delle istituzionihttp://www.fides.org/it/news/67251-AMERICA_COLOMBIA_Ucciso_un_difensore_dei_diritti_umani_al_giorno_i_Vescovi_chiedono_una_risposta_immediata_delle_istituzionihttp://www.fides.org/it/news/67251-AMERICA_COLOMBIA_Ucciso_un_difensore_dei_diritti_umani_al_giorno_i_Vescovi_chiedono_una_risposta_immediata_delle_istituzioniBogotà – I Vescovi della Colombia provano “immenso dolore e preoccupazione nel ricevere, ogni giorno, nel corso di questo 2020, notizie di assassinii di leader e minacce alle comunità”, esprimono “solidarietà ai sopravvissuti, ai familiari e agli amici di quanti hanno perso la vita in questa ondata di violenza e morte senza senso": lo afferma il comunicato della Conferenza Episcopale della Colombia dopo l'omicidio di un altro leader sociale. Sono trascorsi 17 giorni dall’inizio del 2020 e sono anche 17 i difensori dei diritti umani uccisi perché leader o rappresentanti di qualche comunità rurale.<br />"Insistiamo sulla necessità di attuare una politica pubblica nazionale per far fronte a questa minaccia, che comprenda iniziative di protezione, risposte tempestive agli allarmi e presenza effettiva delle Istituzioni dello Stato nelle comunità più vulnerabili" scrivono i Vescovi, rivolgendosi ai nuovi amministratori municipali e regionali recentemente eletti, esortandoli a mettere la protezione delle comunità e dei leader sociali nei loro programmi amministrativi.<br />La richiesta dei Vescovi parte dal rispetto della vita di ogni persona, “che è sacra”, e gli omicidi e le azioni violente “contro i nostri fratelli e sorelle”, finiscono per "minacciare la democrazia" e le istituzioni del Paese. L'appello "a non lasciar cadere nell'indifferenza" quanto sta accadendo "nei dipartimenti di Chocó, Cauca, Valle del Cauca, Norte de Santander, Nariño e Arauca", viene accompagnato dall’impegno di continuare a "seguire, come Chiesa cattolica, i più lontani e vulnerabili".<br />Secondo la Conferenza episcopale, dall’inizio del 2020 sono stati registrati 17 morti in meno di 17 giorni, mentre l'ong Instituto de Estudios sobre Paz y Desarrollo ne segnala 21. Ma questo tipo di violenza viene da lontano : INDEPAZ) e il movimento politico della Marcia patriottica affermano che le cifre effettive dei leader assassinati supera le 700 unità, oltre ai 140 ex combattenti delle FARC che sono stati uccisi dopo la firma dell'accordo di pace . Il conteggio finale del 2019 è stato di 250 assassinati solo per i leader sociali, di cui 23 nel mese di dicembre 2019. La causa e la soluzione a questo tipo di violenza, sempre secondo INDEPAZ, non può essere solo l'arrivo delle forze dell'ordine dello Stato, ma anche la promozione dello sviluppo economico e sociale di questi territori. La Chiesa cattolica, che da tempo segue e denuncia questa drammatica situazione, ha fatto delle proposte per lo sviluppo e il rispetto dei diritti umani nella regione .<br /> <br />Fri, 17 Jan 2020 11:17:41 +0100AFRICA/EGITTO - Patriarca melchita: siamo in Medio Oriente non per“diffondere la civiltà cristiana”, ma per attestare l’opera dello Spirito Santo nella nostra vitahttp://www.fides.org/it/news/67250-AFRICA_EGITTO_Patriarca_melchita_siamo_in_Medio_Oriente_non_per_diffondere_la_civilta_cristiana_ma_per_attestare_l_opera_dello_Spirito_Santo_nella_nostra_vitahttp://www.fides.org/it/news/67250-AFRICA_EGITTO_Patriarca_melchita_siamo_in_Medio_Oriente_non_per_diffondere_la_civilta_cristiana_ma_per_attestare_l_opera_dello_Spirito_Santo_nella_nostra_vitaIl Cairo - La missione della Chiesa, anche in Medio Oriente, non è quella di “diffondere la civiltà cristiana al posto di altre civiltà”, ma è quella di “attestare il lavoro dello Spirito Santo nelle nostre vite e aiutare gli altri a ricevere il dono di questo Spirito”. Con queste parole Youssef Absi, Patriarca di Antiochia dei melchiti, ha espresso in una forma sintetica e efficace il criterio adeguato con cui conviene guardare alle vicende delle comunità cristiane sparse nell’area mediorientale. “La nostra presenza, specialmente in Medio Oriente” ha chiarito il Patriarca “non dipende dal nostro numero, dalla nostra forza, dalla nostra grandezza e dalla nostra abilità, ma piuttosto dall’opera efficace dello Spirito Santo nelle nostre vite”. <br />La cornice utilizzata dal Patriarca della Chiesa cattolica greco-melchita per esporre le sue preziose considerazioni sulla missione presente e futura delle comunità ecclesiali anche in Medio Oriente, è stata la sessione semestrale della Assemblea dei Vescovi cattolici in Egitto, ospitata presso la chiesa di Santo Stefano, nel quartiere cairota di al Maadi, nelle giornate del 14 e 15 gennaio. L’Assemblea è stata co-presieduta dallo stesso Youssef Absi e da Ibrahim Isaac Sidrak, Patriarca di Alessandria dei copti cattolici. All’incontro hanno preso parte più di venti tra Vescovi, religiosi e religiose cattolici operanti nel grande Paese del nord Africa, insieme all’Arcivescovo Nicolas Henry Marie Denis Thevenin, che lo scorso novembre è stato nominato Nunzio apostolico presso la Repubblica araba d’Egitto e delegato presso la Lega degli Stati arabi da Papa Francesco. <br />Nei due giorni trascorsi insieme, i partecipanti all’assemblea hanno affrontato insieme anche la questione delicata dell’impatto - spesso negativo - dei social media sul vissuto delle comunità ecclesiali. Durante le sedute di lavoro è stato messo a punto anche il documento-contributo delle Chiese cattoliche relativo al progetto di legge sullo status giuridico personale dei cristiani d’Egitto, contributo che dovrà essere consegnato alle autorità competenti in vista della discussione e della promulgazione di tale legge da parte del governo egiziano. <br /><br />Fri, 17 Jan 2020 11:11:00 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Presidente della Conferenza Episcopale invita alla riconciliazione nazionale in vista del votohttp://www.fides.org/it/news/67249-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Il_Presidente_della_Conferenza_Episcopale_invita_alla_riconciliazione_nazionale_in_vista_del_votohttp://www.fides.org/it/news/67249-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Il_Presidente_della_Conferenza_Episcopale_invita_alla_riconciliazione_nazionale_in_vista_del_votoAbidjan - “Vi preghiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio. Cari fratelli e sorelle, cristiani, come Paolo, ci siamo riconciliati con Dio attraverso la mediazione di Cristo; ci ha dato il ministero della parola, della riconciliazione, cosa ne facciamo nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità ecclesiali di base, nelle nostre parrocchie, nelle nostre diocesi, nel nostro Paese che ha conosciuto la guerra ?” ha detto Sua Ecc. Monsignor Ignace Dogbo Bessi, Vescovo di Katiola, Amministratore apostolico di Korhogo, Presidente della Conferenza Episcopale della Costa d'Avorio, durante l'omelia della messa di apertura della 114a Assemblea plenaria dei Vescovi della Costa d'Avorio, nella chiesa di San Giovanni Bosco a Korhogo.<br />Nell’attuale contesto sociopolitico estremamente fragile della Costa d'Avorio, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali , che suscitano apprensione tra la popolazione, Mons. Bessi sollecita ancora una volta gli ivoriani alla riconciliazione e alla pacificazione. Attraverso la sua omelia invita quindi i fedeli a fare della riconciliazione una priorità perché "il primato della riconciliazione con il fratello è radicato nella riconciliazione con Dio la cui urgenza, le caratteristiche e le modalità sono presentati dall'apostolo Paolo, grande beneficiario della riconciliazione con Dio, della misericordia di Dio. Siamo quindi ambasciatori di Cristo e della riconciliazione. "<br />Il Presidente della Conferenza episcopale ha quindi chiesto a ciascuno degli ivoriani di avere in bocca un'unica frase: “per prima cosa andare a riconciliarsi. "<br />La solenne apertura della 114a Assemblea plenaria dell'episcopato ivoriano, il cui tema è “La comunione al servizio della riconciliazione, si è tenuta il 14 gennaio presso il Centro di Spiritualità e Accoglienza “Nostra Signora del Rosario di Lataha”, nell'Arcidiocesi di Korhogo, alla presenza del Nunzio Apostolico in Costa d'Avorio, Sua Ecc. Mons. Paolo Borgia, delle autorità amministrative, politiche, militari, religiose e di numerosi fedeli. Portatore di un messaggio di Papa Francesco, Mons. Borgia, ha esortato i Vescovi ivoriani all'unità e a vivere più profondamente l'adesione al Vangelo e nell'amore fraterno. <br /><br />Fri, 17 Jan 2020 10:40:30 +0100AMERICA/ECUADOR - Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: il 24 gennaio incontro ecumenico a Guayaquilhttp://www.fides.org/it/news/67248-AMERICA_ECUADOR_Settimana_di_preghiera_per_l_unita_dei_cristiani_il_24_gennaio_incontro_ecumenico_a_Guayaquilhttp://www.fides.org/it/news/67248-AMERICA_ECUADOR_Settimana_di_preghiera_per_l_unita_dei_cristiani_il_24_gennaio_incontro_ecumenico_a_GuayaquilGuayaquil - Dal 18 al 25 gennaio si celebra nel mondo l’annuale Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che nel 2020 ha per tema "Ci trattarono con gentilezza" . Questa settimana proposta dalla Chiesa cattolica invita a dedicare otto giorni di preghiera per il raggiungimento della piena unità tra tutti coloro che credono in Cristo. La Conferenza episcopale ecuadoriana ha adattato per il Paese la guida pubblicata dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei cristiani e dal Consiglio Mondiale delle Chiese, che contiene le riflessioni sui temi dell'ottavario e un modello di celebrazione ecumenica.<br />Mons. Giovanni Piccioli, responsabile della Pastorale dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della CEE, spiega nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, che “questo strumento liturgico, messo a disposizione di tutta la Chiesa in Ecuador, ci permetterà di unirci a tutta la Chiesa universale attraverso l'Eucaristia, perché dalle nostre comunità parrocchiali partecipiamo con entusiasmo a questa Settimana”. Mons. Piccioli ha anche invitato i cristiani, cattolici e non cattolici, a partecipare a una giornata di preghiera ecumenica che si terrà venerdì 24 gennaio alle ore 19 nella parrocchia di El Sagrario a Guayaquil.<br />Il primo giorno della Settimana sarà dedicato alla preghiera per i cristiani ortodossi, il secondo giorno per i fratelli della Chiesa luterana, il terzo per i fratelli anglicani, il quarto per i fratelli della Chiesa Metodista, il quinto giorno si pregherà per l'unità dei fratelli Evangelici, il sesto giorno sarà dedicato ai fratelli della Chiesa pentecostale, il settimo giorno la preghiera per i fratelli delle Chiese Riformate, infine la Settimana si chiuderà pregando per la Chiesa cattolica. <br />Fri, 17 Jan 2020 09:39:06 +0100ASIA/TURCHIA - Scarcerato il monaco siro ortodosso accusato di complicità con il PKKhttp://www.fides.org/it/news/67247-ASIA_TURCHIA_Scarcerato_il_monaco_siro_ortodosso_accusato_di_complicita_con_il_PKKhttp://www.fides.org/it/news/67247-ASIA_TURCHIA_Scarcerato_il_monaco_siro_ortodosso_accusato_di_complicita_con_il_PKKMardin – E’ fuori dal carcere, ma non potrà allontanarsi dalla sua residenza il monaco siro ortodosso Sefer Bileçen, arrestato lo scorso 9 gennaio dalle forze di sicurezza turche con l’accusa di aver offerto aiuto e copertura a militanti del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, bollato come organizzazione terroristica dal governo di Ankara. La scarcerazione del sacerdote è avvenuta martedì 14 gennaio su istanza dei suoi avvocati, e dopo che il religioso si era impegnato a non lasciare la sua abitazione e a vivere in una condizione di libertà parziale fino a quando le accuse di complicità con i membri del PKK non saranno confermate e smentite. <br />Padre Sefer Bileçen, sacerdote del Monastero di Mor Yakup a Nusaybin , dopo il suo arresto era stato condotto davanti a un giudice del tribunale locale con l’accusa di fiancheggiamento nei confronti di “un'organizzazione terroristica"”. Per lui si erano aperte immediatamente le porte del carcere. <br />Nei giorni successivi all’arresto, i media turchi avevano riferito che le indagini sul monaco erano iniziate nel settembre 2018, quando le telecamere montate su due droni dei servizi di sicurezza turchi avevano filmato due militanti del PKK che entravano nel monastero di Mor Yakup. Da quel momento, il monastero e in particolare il monaco Sefer erano stati posti sotto sorveglianza dai servizi di intelligence. Nel settembre 2019, un miliziano del PKK arrestato dalle forze di sicurezza turche aveva confessato di aver visitato più volte il monastero di Mor Yakup per mangiare, bere e rifocillarsi. Anche altre testimonianze riportate sui media turchi confermano che la presunta “complicità” contestata dalle autorità turche al monaco siro-ortodosso si è limitata alla semplice offerta di cibo e bevande a persone che dicevano di essere affamate e di aver sete. <br />Thu, 16 Jan 2020 12:14:03 +0100AFRICA/NIGER - P. Luigi Maccalli ancora prigioniero: il filo della speranza non è spezzatohttp://www.fides.org/it/news/67246-AFRICA_NIGER_P_Luigi_Maccalli_ancora_prigioniero_il_filo_della_speranza_non_e_spezzatohttp://www.fides.org/it/news/67246-AFRICA_NIGER_P_Luigi_Maccalli_ancora_prigioniero_il_filo_della_speranza_non_e_spezzatoNiamey - “Nel cortile della missione di Bomoanga, sempre tenuta in ordine, ora non c’è più nessuno a ricevere chi desiderava ascolto, conforto e una mano aperta per condividere il dolore” scrive p. Mauro Armanino, della Società per le Missioni Africane, confratello di p. Luigi Maccalli, rapito il 17 settembre 2018 e tuttora nelle mani di ignoti sequestratori. Nonostante le note di scoraggiamento che si vanno diffondendo a causa del prolungato silenzio da quel giorno di sedici mesi fa, quando il missionario venne prelevato dalla sua missione di Bomoanga , la preghiera e la speranza di tante persone continua incessante.<br />“Una signora del posto, che si occupa di bambini malnutriti, diceva che la partenza del padre ha rappresentato la morte della comunità. Ha aggiunto che è sorpresa del ‘mancato agire’ di Dio che, secondo lei, si limita a ‘guardare’ ” nota ancora p. Armanino. “Forse non si è accorta che da Niamey, passando per Bomoanga, il villaggio del rapimento di Pierluigi, c’è un filo sottile che non è stato spezzato. Un filo di fuoco e di sabbia chiamato speranza”. Sono tanti infatti i confratelli del missionario rapito e i fedeli in Niger, in Italia e in altre parti del mondo, che continuano a pregare e sperare di poter riabbracciare padre Luigi Maccalli.<br /> <br /><br />Thu, 16 Jan 2020 11:24:36 +0100AMERICA/NICARAGUA - Denunciate nuove intimidazioni contro la Chiesa, l’unità del popolo per costruire un nuovo Nicaraguahttp://www.fides.org/it/news/67245-AMERICA_NICARAGUA_Denunciate_nuove_intimidazioni_contro_la_Chiesa_l_unita_del_popolo_per_costruire_un_nuovo_Nicaraguahttp://www.fides.org/it/news/67245-AMERICA_NICARAGUA_Denunciate_nuove_intimidazioni_contro_la_Chiesa_l_unita_del_popolo_per_costruire_un_nuovo_NicaraguaManagua – Il Vicario generale dell'Arcidiocesi di Managua, Mons. Carlos Avilés, ha denunciato l'intimidazione contro i fedeli cattolici da parte dello stato: "Membri delle forze dell'ordine prendono nota della targa delle auto dei fedeli solo per il fatto che vanno a messa in una parrocchia, è ridicolo. Ma la Chiesa ha fatto questa esperienza di persecuzione già negli anni 80. Noi, malgrado questo, non ci fermiamo nel nostro lavoro e nella nostra missione, evangelizzare e stare a fianco del popolo. Dall'aprile 2018, quando il popolo è uscito pacificamente a manifestare la protesta contro la riforma del ‘Seguro Social’ ed è stato brutalmente fermato con violenza dalla dittatura, la Chiesa cattolica si è messa ancora una volta dalla parte dei più deboli". <br />Le dichiazioni di Mons. Aviles sono contenute in un video condiviso con Fides e diffuso sui social media, in cui informa che c'è stata una denuncia ufficiale della Chiesa su questi fatti, pubblicata anche sui media. Il video contiene una intervista al giornale La Prensa del Nicaragua, dove il Vicario generale della diocesi descrive la situazione della Chiesa: "Grazie a Dio, la Chiesa riflette quanto vive la società, quanto vive il popolo. Non abbiamo nessun potere, né militare, né politico, per affrontare e lottare contro una repressione gratuita solo per stare dalla parte del popolo, o solo per denunciare le richieste di giustizia del popolo".<br />Mons. Avilés conclude chiedendo ai membri della polizia di fermare la persecuzione contro la Chiesa e i suoi fedeli: "Non possiamo vivere in un ambiente di repressione. Bisogna vivere con spirito cristiano, in pace e armonia".<br />La situazione in Nicaragua è sempre di continua tensione. Sono inutili i tentativi del governo di presentare alla stampa internazionale un paese tranquillo e sereno quando i leader sociali e contadini sono perseguitati, minacciati o addirittura uccisi. Gli imprenditori non sostengono più la politica economica del governo, con conseguenze negative immediate da parte del mercato internazionale; alla stampa nazionale è impedito di informare sui fatti quotidiani; i partiti dell'opposizione si trovano senza strumenti politici dinanzi alle prossime elezioni.<br />Tuttavia le testimonianze dei giovani in molte città del paese, attraverso i social media, confermano che un Nicaragua Libero e Unito non solo è possibile, ma sarà frutto di ogni piccolo contributo, secondo le parole di Mons. Rolando Alvarez, Vescovo di Matagalpa: "Il popolo sta dando lezione di unità. Lo fa con la vita quotidiana, mirando ai grandi ideali per costruire un nuovo Nicaragua, una grande nazione. Perché la vera unità la fa il popolo".<br /> <br />Thu, 16 Jan 2020 11:22:33 +0100AMERICA/REP. DOMINICANA - I Vescovi per le elezioni del 2020: “Come dominicani e come Pastori ci preoccupa tutto ciò che riguarda l'essere umano"http://www.fides.org/it/news/67244-AMERICA_REP_DOMINICANA_I_Vescovi_per_le_elezioni_del_2020_Come_dominicani_e_come_Pastori_ci_preoccupa_tutto_cio_che_riguarda_l_essere_umanohttp://www.fides.org/it/news/67244-AMERICA_REP_DOMINICANA_I_Vescovi_per_le_elezioni_del_2020_Come_dominicani_e_come_Pastori_ci_preoccupa_tutto_cio_che_riguarda_l_essere_umanoSanto Domingo - La Conferenza Episcopata Dominicana , nella sua Lettera pastorale intitolata "Elezioni 2020: spazio per la partecipazione e l'impegno", che porta la data del 21 gennaio, “nel 60° anniversario della Lettera pastorale del gennaio 1960”, invita i candidati alle elezioni comunali di febbraio e a quelle generali di maggio, a presentare proposte basate sulla soluzione delle esigenze più urgenti del popolo dominicano, “evitando intrighi, calunnie e manipolazioni delle cosiddette campagne sporche, nonché lo spreco di risorse economiche in pubblicità eccessive”.<br />Nel lungo e dettagliato documento di 24 pagine, giunto all’Agenzia Fides, i Vescovi ricordano che nell’agenda delle azioni concrete dei candidati non devono mancare la lotta alla corruzione amministrativa, pubblica e privata, la difesa della vita della madre e del nascituro, la violenza cittadina e all’interno delle famiglie, i cambiamenti climatici, il rispetto dell'ordine giuridico e costituzionale. Inoltre sono necessarie politiche di gestione dell'immigrazione, investimenti nella sanità, nella giustizia e nella sicurezza sociale, politiche occupazionali, salari equi e riduzione della povertà.<br />Agli eletti ricordano che quanti assumono incarichi pubblici devono mettersi a servizio con sobrietà, educazione, saggezza, senso del governo, dignità, autenticità, trasparenza, saggezza e giustizia, in modo che non debbano "sentirsi indispensabili o arrivino a credersi dei messia politici”. Il Consiglio elettorale centrale “merita il nostro sostegno e quello di tutti i dominicani, soprattutto al fine di garantire un processo elettorale trasparente”, in quanto “non si può ammettere la pratica corrotta e illegale di acquistare e vendere schede davanti a tutti, senza agire contro questa infrazione elettorale".<br />A quanti mettono in dubbio il diritto della Chiesa ad esprimere la propria opinione su questioni politiche o sui processi elettorali, i Vescovi rispondono: “come dominicani e Pastori di questo popolo, ci preoccupa tutto ciò che riguarda l'essere umano". Inoltre sottolineano che la Chiesa rispetta la libertà di scelta, che il voto è un diritto e un dovere di coscienza che non deve essere motivato da interessi personali e che un vero esercizio democratico è possibile solo in uno Stato di diritto in cui la legge prevale "al di sopra di interpretazioni congiunturali e accomodanti".<br />Nella loro lettera, i Vescovi esprimono il desiderio che i leader politici firmino un patto nazionale di impegno sulle priorità per la società dominicana, "stilando un'agenda nazionale e provinciale che superi gli interessi personali e di gruppo a favore del benessere collettivo della nazione". Oltre ad una quota riservata per ricoprire cariche pubbliche, i Vescovi sottolineano la necessita di offrire maggiori opportunità per mostrare il valore incommensurabile della donna e la sua dignità, esprimendo anche la loro preoccupazione per il notevole aumento dei femminicidi.<br />Quest'anno la Conferenza Episcopale Dominicana commemora il 60° anniversario della Lettera pastorale pubblicata nel gennaio 1960 contro il regime di Rafael Leónidas Trujillo, firmata dai sei Vescovi di quel tempo, che “nell'esercizio della loro missione profetica”, alzarono la voce per reclamare la difesa dei diritti umani, il rispetto e la promozione della vita e della dignità umana. Quel documento “irradiò luce in un momento critico della vita nazionale, caratterizzata dalla sofferenza generalizzata imposta dalla tirannia”. Anche se oggi viviamo in una situazione diversa, evidenziano i Vescovi, “ci sono ancora molti ostacoli da superare per ottenere una migliore qualità della vita per tutti e per una ricomposizione sociale”. <br />Thu, 16 Jan 2020 10:58:11 +0100