Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/BRASILE - Le donne Baniwa hanno guadagnato il rispetto della comunità grazie alla Chiesahttp://www.fides.org/it/news/65286-AMERICA_BRASILE_Le_donne_Baniwa_hanno_guadagnato_il_rispetto_della_comunita_grazie_alla_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/65286-AMERICA_BRASILE_Le_donne_Baniwa_hanno_guadagnato_il_rispetto_della_comunita_grazie_alla_ChiesaSão Gabriel da Cachoeira - Nella società Baniwa, il ruolo tradizionale delle donne era quello di prendersi cura dei figli, del marito, del lavoro, "oggi le cose sono cambiate, non c’è più il mondo che avevamo prima, ora abbiamo la libertà di parlare" dice all’Agenzia Fides Maria Bitoca Castro, un'insegnante in pensione appartenente al popolo Baniwa, una delle 23 popolazioni indigene che vivono nella regione dell'Alto Río Negro, nella diocesi di São Gabriel da Cachoeira. I Baniwa, gruppo etnico di Brasile, Venezuela e Colombia, contano una popolazione stimata in circa 15.000 individui.<br />Secondo la professoressa, "in passato stavamo in disparte, solo gli uomini potevano parlare". Attualmente le donne lavorano insieme per migliorare il reddito familiare, per dare più valore e recuperare l'artigianato Baniwa, insegnando ai bambini e ai giovani. Infatti, la professoressa indigena fa notare a Fides che durante i suoi anni di insegnamento ha sempre cercato di far comprendere agli studenti la necessità di preservare la cultura, di conoscere la storia del loro popolo.<br />Maria Bitoca spiega che nelle comunità indigene il ruolo delle donne è sempre più importante: oggi per esempio ci sono donne catechiste, che si occupano del lavoro pastorale, cosa che non esisteva in passato. “Penso che sia molto importante per noi, le donne sono rispettate dalla comunità e si sono guadagnate il rispetto grazie all'aiuto della Chiesa”, riconosce la professoressa.<br />Jaqueline Fonte, una giovane studentessa della stessa comunità Baniwa, parlando a Fides della vita dei giovani indigeni, spiega che di solito tutto ruota intorno alle cose di tutti i giorni, e se ci sono "alcuni giovani a cui non importa nulla, ce ne sono altri che partecipano alla vita della Chiesa cattolica e che apprezzano ancora la cultura tradizionale", tuttavia sottolinea la necessità di non dimenticare i bambini, in quanto alcuni si stanno allontanando da questi valori.<br />Per alcuni mesi, questa comunità è stata seguita da un sacerdote indigeno, un fatto considerato molto importante perché, secondo Jaqueline Fontes, "aiuta le persone ad essere più vicine alla religione, serve come fonte di ispirazione". María Bitoca Castro aggiunge che "è molto importante avere una persona indigena del nostro popolo, che parla la nostra lingua, come un padre, perché ci capiamo meglio, altri genitori a volte non capiscono la nostra realtà. I genitori che conoscono la realtà indigena ci aiutano molto, rivitalizzano la nostra cultura".<br />Le due donne indigene ribadiscono a Fides l'importanza di pregare nella propria lingua, così la Chiesa aiuta a salvare la cultura tradizionale, e della formazione dei laici. Insistono poi sul rispetto per Madre Natura, e chiedono una Chiesa che sia più missionaria e che esca alla ricerca della gente. )<br />Wed, 19 Dec 2018 09:47:52 +0100ASIA/TAIWAN - Piccoli passi verso la comprensione dell’autentico significato del Natalehttp://www.fides.org/it/news/65284-ASIA_TAIWAN_Piccoli_passi_verso_la_comprensione_dell_autentico_significato_del_Natalehttp://www.fides.org/it/news/65284-ASIA_TAIWAN_Piccoli_passi_verso_la_comprensione_dell_autentico_significato_del_NataleTaipei – “Dei 25 milioni di abitanti di Taiwan solo l’1 per cento sono cattolici, e tra i cattolici la festa più importante dell’anno è senza dubbio il Natale, come si nota anche dall’afflusso consistente dei fedeli alla Messa di mezzanotte” racconta all’Agenzia Fides p. Giuseppe Didone, missionario Camilliano a Taiwan. <br />Anche la società consumista e non cristiana taiwanese si è ormai associata alla ricorrenza natalizia, prosegue il missionario, ma senza sapere il motivo religioso: “illuminano i negozi con l’albero di Natale, vestono i commessi e gli inservienti come Babbo Natale, la sera di Natale, a mezzanotte, organizzano grandi feste da ballo, nei negozi si vendono le cartoline di Natale, ma in nessuna c’è Gesù, solo panorami o montagne”. <br />All’inizio dell’Avvento le comunità cattoliche accendono l’albero di Natale, ma questo non viene fatto in chiesa, bensì lungo la strada, con scritte e luci: lo scopo è che tutti coloro che passano vedano le luci e magari si possano interrogare sul vero significato del Natale. <br />“Durante l’Avvento andiamo a eseguire ‘il Canto della Stella’, a volte nel palazzo del governo o in alcune scuole – racconta p. Didone -. Ora, dopo un certo periodo di tempo dall’inizio di questa consuetudine, alcuni negozi o ditte ci chiamano a cantare, per ricevere la benedizione di Gesù Bambino. Per cercare di far capire il significato religioso del Natale, abbiamo sostituito la figura di Babbo Natale con un Angelo, che distribuisce caramelle e immagini religiose, e tutti le prendono. Anche gli ospiti del nostro centro per handicappati sono coinvolti in questa attività: andiamo con loro a cantare anche nei mercati, e tutti ci accolgono bene”. <br />“Ultimamente – conclude il missionario - stiamo notando un certo cambiamento di mentalità della gente sul Natale: alcuni negozi cominciano a stampare cartoline di Natale con il presepio e il Bambino Gesù. Anche dietro suggerimento del governo, si sono ridotte le gare di ballo nella notte di Natale e molti passano in chiesa, magari spinti dalla curiosità, rimanendo sempre bene impressionati dall’atmosfera e dal clima di preghiera”.<br /> Wed, 19 Dec 2018 08:24:22 +0100AMERICA/ANTIGUA E BARBUDA - Nomina del Vescovo di Saint John’s Basseterrehttp://www.fides.org/it/news/65283-AMERICA_ANTIGUA_E_BARBUDA_Nomina_del_Vescovo_di_Saint_John_s_Basseterrehttp://www.fides.org/it/news/65283-AMERICA_ANTIGUA_E_BARBUDA_Nomina_del_Vescovo_di_Saint_John_s_BasseterreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo di Saint John’s Basseterre S.E. Mons. Robert A. Llanos, finora Vescovo Ausiliare di Port of Spain e Amministratore Apostolico di Saint John’s Basseterre. Tue, 18 Dec 2018 12:17:34 +0100ASIA/THAILANDIA - Un missionario: “A Natale il ‘profilo basso’ di Gesù, oltre il potere dei numeri”http://www.fides.org/it/news/65282-ASIA_THAILANDIA_Un_missionario_A_Natale_il_profilo_basso_di_Gesu_oltre_il_potere_dei_numerihttp://www.fides.org/it/news/65282-ASIA_THAILANDIA_Un_missionario_A_Natale_il_profilo_basso_di_Gesu_oltre_il_potere_dei_numeriLamphun – “Nel 2003 un ministro della Thailandia ha comprato un’auto da 100 mila euro. In realtà l’auto ne valeva 10mila ma aveva la targa ‘NG 9999’. Chiunque da queste parti sborserebbe cifre stratosferiche per un numero di telefono o un biglietto della lotteria con tanti 9. Qui si scelgono le date di matrimonio o di eventi festivi che cadano il giorno 9, meglio se in agosto ”. Il racconto di don Attilio de Battisti, missionario fidei donum a Lamphun, nella diocesi di Chiang Mai, giunge all’Agenzia Fides in occasione dell’imminente celebrazione del Natale.<br />Soffermandosi sul fenomeno, don Attilio spiega che in Thailandia “molti riti buddisti, sfilate o cerimonie civili iniziano alle 9,09. Il parasole a 9 livelli sopra i templi indica un tempio di rango regale. Le banconote il cui numero di serie ha tanti 9 vale dieci, venti volte il suo valore. Il 9 è il numero più presente nei tatuaggi. Cover, vestiti, oggetti di uso quotidiano riprendono il tanto amato numero. Anche i prezzi di tante cose sono 99 o 999 Bath, e questo non perché sembri meno costoso ma perché il 9 è ritenuto un numero fortunato. La pronuncia thai del 9 suona come la parola ‘progresso’. Spesso le varie lotterie nazionali o locali mettono come primi premi targhe ‘fortunate’. Quanto ai numeri, i thailandesi sono attentissimi. Non solo il 9 ma anche altre combinazioni. Eppure non è che in giro per il mondo la gente sia meno superstiziosa: in Cina spesso si sostituisce il 4 con 3A, mentre l’8 significa ‘prosperità’ tanto che i Giochi Olimpici di Pechino, hanno avuto inizio l’8/8/2008 alle ore 08:08:08”<br />“I numeri sono diventati fondamentali anche per classificare le persone: quanti ‘followers’ hai sui social? Quante visualizzazioni ha il tuo video? Quanti ‘like’ hai ricevuto? Quanti contatti hai? Tutto viene contato e la validità o bontà di una cosa si misura dai numeri” aggiunge il missionario.<br />“Anche nella religione – rileva don de Battisti – si pesano le proposte o le iniziative a partire dalle cifre. Siamo tanti o siamo pochi? Abbiamo tanto seguito oppure no? Si solennizzano sempre più anniversari: 60 anni dal Concilio, 50 anni dalla fondazione, 100 anni dalla pubblicazione del documento. In Thailandia da tre anni la Chiesa prepara il 350º della costituzione della ‘Missione del Siam’, prima ufficializzazione del cristianesimo locale . Per la nostra diocesi di Chiang Mai, il 2019 sarà il 60º dell’erezione a diocesi”.<br />“Il Natale, al contrario, ricorda il profilo basso che Gesù sceglie. Pochi ‘followers’, pochi intimi, poca visibilità, poca gratificazione numerica, poca importanza ai calcoli. Un vero fallimento se pensiamo ai numeri ma un potentissimo messaggio di metodo. Gesù ridimensiona l’influenza dei numeri nelle nostre scelte e al tempo stesso ci allena all’umiltà e alla discrezione. A Lamphun, e in tante altre missioni, non si farà ‘audience’ ma l’Emmanuele che celebriamo anche qui è il Necessario al vero progresso di ogni persona, di ogni popolo e di ogni cultura”, conclude don Attilio. <br />Tue, 18 Dec 2018 11:42:29 +0100ASIA/SIRIA - Dal dolore alla speranza. Il Natale della Comunità monastica di Deir Mar Musahttp://www.fides.org/it/news/65281-ASIA_SIRIA_Dal_dolore_alla_speranza_Il_Natale_della_Comunita_monastica_di_Deir_Mar_Musahttp://www.fides.org/it/news/65281-ASIA_SIRIA_Dal_dolore_alla_speranza_Il_Natale_della_Comunita_monastica_di_Deir_Mar_MusaNebek - Dolore e speranza sono due parole composte, in arabo, “da lettere identiche, ma con un significato completamente differente: due parole comunque strettamente unite da un legame che si manifesta in modo chiaro e tangibile nella preghiera e in prossimità di Dio”. Inizia Così la “lettera di Natale” inviata in questi giorni ad amici, benefattori e conoscenti, dai monaci e dalle monache di Deir Mar Musa, la comunità monastica fondata dal gesuita romano Paolo Dall'Oglio, scomparso in Siria alla fine del luglio 2013 mentre si trovata a Raqqa, a quel tempo roccaforte dei gruppi jihadisti in guerra con l'esercito governativo di Assad. La lettera è aperta dalle riflessioni di suor Houda Fadoul, attuale responsabile della comunità: suor Houda ricorda che “le vere consolazioni spirituali ci vengono da Dio nei momenti di preghiera”, mentre la possibilità di dare una risposta cristiana quando siamo noi stessi colpiti dal dolore può sgorgare solo dall'imitazione e dalla compagnia di Cristo, quando “uniamo il nostro dolore a quello del nostro ben amato Gesù, offrendolo a Dio per un mondo di giustizia e di pace”.<br />Nella loro lettera di Natale, i monaci e le monache di Mar Mousa tracciano un breve resoconto delle vicende e delle opere che hanno segnato la vita di ognuno di loro negli ultimi tempi, in un contesto ecclesiale e sociale definito “complesso e preoccupante”. Nella lunga epistola comunitaria, si racconta tra l'altro che padre Jacques Murad, il monaco sequestrato per alcuni mesi nel 2015 dai jihadisti dello Stato Islamico , “ha celebrato la Settimana Santa e la festa di Pasqua con i rifugiati Iracheni in Turchia”. Mentre frà Jens, nel monastero affidato alla comunità a Sulaymaniyah, nel Kurdistan iracheno, “ha potuto terminare la costruzione di due edifici adiacenti alla chiesa, accogliendo nel primo edificio la scuola di lingue e formazione professionale Mali Dangakan , che attira “un numero sempre maggiore di persone, perché lo studio delle lingue aiuta a trovare un impiego e un avvenire nella regione”. <br />Presso quel monastero – raccontano i monaci di Deir Mar Musa - “la scuola estiva di quest’anno si è distinta dalle precedenti perché ha attirato un gran numero di bambini della regione, musulmani e cristiani, cittadini locali e rifugiati, Curdi, Arabi, Caldei e Siriani. Per due mesi, i bambini hanno sperimentato assieme la gioia di apprendere, di sviluppare i loro talenti artistici, di fare gite e di giocare sotto il controllo d’insegnanti qualificati sotto l’occhio attento di padre Jens”. <br />Intanto Suor Deema “ha trascorso la maggior parte dell’anno a Mar Musa ad accogliere, ascoltare ed assistere gli ospiti, in particolare i giovani che portano nel loro cuore il dolore della situazione in Siria e la speranza in un avvenire migliore”. La lettera aggiorna anche sul cammino delle scuole di musica e di quelle per l'infanzia animate dalla comunità, ricordando che quest'anno sono 150 i bambini che “crescono e maturano nel nostro asilo 'Rawdat al-Qalamoun'. Vengono ricordate anche le opere sostenute a favore degli sfollati della città siriana di Qaryatayn ospitati nei villaggi di Zaydal e Fayrouzé: “Ci sono stati dei matrimoni, sono nati dei bambini” si legge nella lettera “e questo fatto testimonia il desiderio di queste famiglie di restare in Siria: ed è proprio quello che noi speriamo si possa realizzare, fornendo loro aiuto in questi anni”. <br />I monaci e le monache di Deir Mar Musa, nella loro lettera di Natale, fanno anche riferimento alla vicenda di padre Paolo Dall'Oglio: “La sorte del nostro fratello e padre fondatore è ancora sconosciuta. Noi moltiplichiamo le nostre preghiere ardenti a Dio per lui e per le migliaia di scomparsi della guerra siriana, di cui le famiglie non hanno notizie. Siamo venuti a conoscenza con gioia dei dottorati in corso sulla sua teologia del dialogo islamo-cristiano, così necessaria per il nostro mondo d’oggi”. Tue, 18 Dec 2018 11:25:43 +0100AMERICA/MESSICO - La sicurezza a Guerrero non può essere affidata ai civili armati, urge creare una “polizia nazionale”http://www.fides.org/it/news/65280-AMERICA_MESSICO_La_sicurezza_a_Guerrero_non_puo_essere_affidata_ai_civili_armati_urge_creare_una_polizia_nazionalehttp://www.fides.org/it/news/65280-AMERICA_MESSICO_La_sicurezza_a_Guerrero_non_puo_essere_affidata_ai_civili_armati_urge_creare_una_polizia_nazionaleAcapulco – La sicurezza nello stato di Guerrero non può essere lasciata “nelle mani dei civili armati”, occorre creare una polizia nazionale che sia militarizzata, per garantire l'incolumità dei cittadini: l'Arcivescovo di Acapulco, Mons. Leopoldo González González, ha appoggiato queste affermazioni del governatore Hector Astudillo Flores, dopo l'emergere della "polizia cittadina" e dei gruppi di autodifesa sulla Costa Grande. Questo progetto coincide con quanto annunciato dal neo Presidente, Andrés Manuel López Obrador: per fronteggiare la violenza in Messico occorre creare la “Guardia Nazionale”, composta da 50.000 elementi, oltre a dividere il territorio messicano tra 150 Coordinatori della sicurezza che lavoreranno con la polizia di stato .<br />Secondo le informazioni pervenuta a Fides da fonti locali, Mons. Leopoldo González González, durante una conferenza stampa tenuta domenica scorsa, 16 dicembre, ha detto che c'è grande dolore e ansia tra gli abitanti dei diversi comuni dove sono apparsi i gruppi armati per difendere la sicurezza delle città della Costa Grande. La costituzione di questi gruppi di autodifesa rivela un clima di insicurezza, e la gente inizia ad avere paura anche solo per svolgere le normali attività della giornata.<br />"È evidente che la custodia della società non può essere lasciata nelle mani di civili armati, questa è la responsabilità del governo federale, statale e municipale: la soluzione presentata dal governatore, insieme al dialogo, potrebbe aiutare tutte le comunità" ha ribadito l’Arcivescovo.<br />Mons. Gonzalez Gonzalez ritiene necessaria la formazione di una “polizia nazionale”, non basta solo militarizzare gli agenti. Occorre una preparazione e una formazione delle forze di polizia locali, perché siano in grado di proteggere la comunità.<br />L'intervento dell’Arcivescovo è stato motivato dai continui problemi di sicurezza e violenza nella zona, riportati ampiamente dalla stampa locale. Infatti sono in aumento ad Acapulco i rapimenti e le scomparse, una situazione che Mons. Gonzalez Gonzalez ha descritto come particolarmente "dolorosa", perché fomentata dall'impunità che continua a prevalere. <br /> <br />Tue, 18 Dec 2018 11:12:16 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - Cinque sacerdoti uccisi nel 2018, “ma i pastori centrafricani non scappano perché non sono mercenari”http://www.fides.org/it/news/65279-AFRICA_CENTRAFRICA_Cinque_sacerdoti_uccisi_nel_2018_ma_i_pastori_centrafricani_non_scappano_perche_non_sono_mercenarihttp://www.fides.org/it/news/65279-AFRICA_CENTRAFRICA_Cinque_sacerdoti_uccisi_nel_2018_ma_i_pastori_centrafricani_non_scappano_perche_non_sono_mercenariBangui - “Il Centrafrica sembra ormai essersi ingarbugliato in un inestricabile groviglio d'ingerenze straniere, inadempienze della comunità internazionale e incapacità del governo locale” scrive all’Agenzia Fides p. Federico Trinchero, missionario carmelitano che opera nel Carmelo di Bangui. “L’elemento confessionale non fa che rendere il cocktail ancora più micidiale” sottolinea il missionario, ricordando la strage del 15 novembre ad Alindao, in un campo di sfollati situato nei pressi della Cattedrale . “La strage è avvenuta davanti all’inerzia del contingente dell’ONU che avrebbe, di per sé, il mandato di proteggere i civili” denuncia p. Federico. “Tra le vittime, oltre a donne, bambini e persone anziane, anche due sacerdoti: l'abbé Célestin e l'abbé Blaise. Il coraggio del giovane Vescovo di Alindao, Sua Ecc. Mons.Cyr-Nestor Yapaupa, ha impedito che il bilancio sia ancora più pesante. Invece di accogliere la gente, che avrebbe voluto trovare rifugio all’interno della Cattedrale, ha ordinato a tutti di fuggire nella savana. Se i cristiani non gli avessero obbedito, il numero dei morti sarebbe stato ancora più alto. Il Vescovo, comunque, e alcuni sacerdoti hanno deciso di restare” sottolinea p. Federico.<br />“Alcuni giorni dopo gli avvenimenti, partecipiamo a un incontro di sacerdoti a Bangui. È presente l'abbé Donald, appena arrivato da Alindao. Originario di Bangui, sacerdote da poco più di un mese, aveva trascorso al Carmel i giorni di preparazione all’ordinazione, ascoltando con attenzione le conferenze del sottoscritto” scrive il missionario. “Da qualche settimana Donald era stato inviato in aiuto alla diocesi di Alindao. Donald non ha ancora avuto il tempo d’imparare a fare il prete; ma ne ha già visti due morire, davanti ai suoi occhi, uccisi per il vestito che indossavano e il mestiere che esercitavano”.<br />“Gli studenti che ho davanti non sono allievi qualunque. Sono i futuri sacerdoti del Centrafrica” rimarca p. Federico. “Hanno visto la guerra e ora sono nel Seminario di Bangui perché vogliono fare lo stesso mestiere di Célestin e Blaise. Poi ripartiranno, sacerdoti, nelle diocesi da cui sono venuti. Chiedo loro se hanno ancora voglia di continuare il cammino intrapreso e se sono consapevoli della missione ad alto rischio che li attende. Odilon, dall’alto dei suoi vent’anni, risponde per tutti: “Ho paura, mon père. Ho tanta paura. Ma non cambio idea. Voglio ancora diventare prete. Vorrei dire a Donald che ho paura anch'io. Ma nessuna voglia di cambiare mestiere”.<br /> “Questo 2018, ormai alla fine e dove ben cinque sacerdoti e decine di cristiani sono stati uccisi durante le celebrazioni o nei pressi delle loro chiese, ci consegna una Chiesa sicuramente ancora giovane e fragile, ma che non scappa davanti al nemico e i cui pastori non sono mercenari”conclude p. Federico. <br /><br /><br />Tue, 18 Dec 2018 10:58:55 +0100OCEANIA/AUSTRALIA - Missione: molte voci, un solo cuorehttp://www.fides.org/it/news/65278-OCEANIA_AUSTRALIA_Missione_molte_voci_un_solo_cuorehttp://www.fides.org/it/news/65278-OCEANIA_AUSTRALIA_Missione_molte_voci_un_solo_cuoreSidney – “Missione: molte voci, un solo cuore". si intitola così il convegno missionario che si terrà a Sydney al 13 al 15 maggio 2019, organizzato da "Catholic Mission", la Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Australia, in preparazione al Mese Missionario Straordinario, annunciato dal Papa per l'Ottobre 2019. <br />Tra gli interventi sono previsti quelli di Carol Zinn, direttrice esecutiva della Conferenza sulla leadership delle religiose, negli Stati Uniti, e il Vescovo Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, che discuterà della evoluzione della tecnologia e dei media nella missione. Il programma prevede corsi di perfezionamento, workshop e presentazioni ma anche momenti di liturgia e preghiera. <br />“E' un evento internazionale che metterà in rilievo che, nonostante la distanza, tutti noi battezzati siamo uniti da una comune missione: quella di donare Cristo al mondo”, afferma in un nota inviata all'Agenzia Fides, Peter Gates, vicedirettore nazionale di Catholic Mission, annunciando "l'attenzione a temi come inclusione, incontro e dialogo", ma anche l'uso di arti creative e performance di diverso genere, che coinvolgeranno gli oltre 500 delegati da tutta l’Australia. <br />Catholic Mission ricorda "la sfida indicata da Papa Francesco: ogni uomo e ogni donna è una missione su questa terra; questa è la ragione per cui siamo qui, in questo mondo". La conferenza intende alimentare e ispirare quella missione, per cui ogni persona prende coscienza di essere "co-creatrice con Dio per un mondo migliore". <br />Tue, 18 Dec 2018 10:42:45 +0100ASIA/INDONESIA - La diocesi di Amboina impegnata per il dialogo interreligioso nelle Molucchehttp://www.fides.org/it/news/65277-ASIA_INDONESIA_La_diocesi_di_Amboina_impegnata_per_il_dialogo_interreligioso_nelle_Molucchehttp://www.fides.org/it/news/65277-ASIA_INDONESIA_La_diocesi_di_Amboina_impegnata_per_il_dialogo_interreligioso_nelle_MoluccheAmbon - Coltivare e promuovere il dialogo interreligioso è la strada per costruire l'armonia sociale e per guarire le ferite della guerra: lo afferma all'Agenzia Fides il Vescovo Petrus Canisius Mandagi, alla guida della diocesi di Amboina, che ha sede ad Ambon, capitale delle isole Molucche, le isole indonesiane tormentate da un conflitto civile e religioso negli anni 1999-2002. Da allora nelle isole "la Chiesa è impegnata a rafforzare i buoni rapporti con le altre fedi", ha detto a Fides il Vescovo Mandagi.<br />"L'armonia religiosa non è colo un concetto di cui parlare, ma è qualcosa da vivere con azioni concrete", spiega il Vescovo Mandagi. Così quando i musulmani, che sono la maggioranza della popolazione, tengono i loro incontri, i cristiani li aiutano e li sostengono, e viceversa: così si creano legami di amicizia e comprensione, aggiunge.<br />Il Vescovo solitamente visita le famiglie musulmane porta a porta "come segno di buona volontà, comprensione e fratellanza, in modo che le tensioni e le divisioni possano essere risolte attraverso l'interazione reciproca e la condivisione", osserva.<br /> Per il Vescovo di Amboina, la chiave per mantenere l'armonia comunitaria è "fare buone amicizie con tutti, indipendentemente dal loro background religioso. Ciò che è importante è la fiducia l'un l'altro. Dobbiamo lavorare quotidianamente per questo, in modo che tutti i tipi di incomprensioni possano essere evitati".<br />Oggi parrocchie, sacerdoti, religiosi, laici, istituti, associazioni e scuole della diocesi sostengono gli sforzi del dialogo islamo-cristiano.<br />Nel gennaio 1999, un litigio tra un cristiano e alcuni giovani musulmani, scoppiato ad Ambon, fu la scintilla che fece esplodere un conflitto settario tra i fedeli di religione diversa che imperversò per quattro anni. Centinaia di chiese e moschee furono distrutte e migliaia di case rase al suolo. Almeno 5.000 persone furono uccise e mezzo milione furono sfollate.<br />A metà febbraio del 2002, insieme con i leader religiosi e civili, il Vescovo Mandagi partecipò ai colloqui di mediazione tenutisi a Malino, nella provincia di Sud Sulawesi. L'incontro si concluse con un accordo che pose fine al conflitto <br />Secondo l'annuario della Chiesa cattolica indonesiana, la diocesi di Amboina, che abbraccia le province di Maluku e North Maluku, ha 119.665 cattolici su una popolazione totale di 2,9 milioni di abitanti. Tue, 18 Dec 2018 09:17:49 +0100AFRICA/NIGER - Il Natale di padre Gigi Maccalli: chiusa la sua missione di Bomoanga, ma non muore la speranzahttp://www.fides.org/it/news/65275-AFRICA_NIGER_Il_Natale_di_padre_Gigi_Maccalli_chiusa_la_sua_missione_di_Bomoanga_ma_non_muore_la_speranzahttp://www.fides.org/it/news/65275-AFRICA_NIGER_Il_Natale_di_padre_Gigi_Maccalli_chiusa_la_sua_missione_di_Bomoanga_ma_non_muore_la_speranzaNiamey - Sono ormai passati tre mesi dal rapimento di padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, SMA . Non vi è nessuna notizia certa sul luogo in cui è tenuto prigioniero né sui passi intrapresi per liberarlo. La sua missione di Bomoanga, in Niger, dove ha lavorato per più di 11 anni, è stata chiusa: i missionari e le suore hanno dovuto rifugiarsi a Niamey, la capitale. I pochi cristiani rimasti sono nello sconforto. Come sarà il loro Natale quest’anno? E come lo vivrà padre Gigi? “Attraverso alcuni scritti dello stesso p. Gigi, noi tutti, suoi confratelli SMA, teniamo viva la speranza”, scrive all’Agenzia Fides p. Marco Prada, SMA.<br />Per le celebrazioni natalizie del 2013 p. Gigi scriveva: “La sera, nella mia missione, alzo sovente lo sguardo verso il cielo. Oggi capisco perché ci sono tante stelle così luminose: sono le stelle degli innocenti. Basti pensare che per il solo Niger, la malnutrizione ha già causato la morte di più di 2.500 bambini tra il mese di gennaio e quello di settembre di quest’anno. È doveroso anche fare memoria della notizia d’ottobre scorso: la macabra scoperta di 92 cadaveri di migranti ritrovati a una decina di chilometri dalla frontiera con l’Algeria. Il camion che li trasportava era rimasto in panne nel deserto nigerino. Le vittime sono 7 uomini, 37 donne e ben 48 bambini. È la strage degli innocenti che continua da quel lontano e sempre prossimo giorno di Betlemme Anche allora ci fu strage di innocenti: Rachele continua a piangere i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più! Natale con le lacrime non mi era ancora capitato… ma in esse si specchiano le stelle del cielo del Niger e subito mi appare un riflesso di luce”. <br />Nel 2014, il missionario rapito raccontava: “Quest’anno Natale sarà nella nuova chiesa, anche se ancora in costruzione e mancano porte e finestre. Per ora somiglia più a una stalla: capre e pecore vi si rifugiano per ripararsi dal sole e le galline vi fanno le uova dietro le assi e negli angoli nascosti. Ma per Natale la comunità ha previsto di appropriarsene per un giorno: grande pulizia generale e danze e canti di festa per dare a Gesù Bambino il benvenuto tra noi”. <br />A Natale 2017 - l’ultimo trascorso in libertà nella sua comunità – p. Gigi invitava a non rinunciare alla speranza: “La vita è un intreccio di due fili: gioie e pene. Solo i pastori hanno udito gli angeli cantare in cielo la notte di Natale; ma molti hanno udito il dolore affranto delle donne di Betlemme che hanno pianto i santi innocenti. Natale tra lacrime di gioia e di dolore, che si fondono insieme in un unico abbraccio, nel fiume della vita. Così è in missione: un intreccio di esperienze ed emozioni forti che raccontano la bellezza dell’avventura umana, che persino Dio ha voluto condividere ed abbracciare…. ma non abbandoniamo la speranza che un giorno il deserto fiorirà!” . <br />Mon, 17 Dec 2018 12:08:22 +0100EUROPA/SPAGNA - Inizia la preparazione del Mese Missionario Straordinariohttp://www.fides.org/it/news/65274-EUROPA_SPAGNA_Inizia_la_preparazione_del_Mese_Missionario_Straordinariohttp://www.fides.org/it/news/65274-EUROPA_SPAGNA_Inizia_la_preparazione_del_Mese_Missionario_StraordinarioToledo – E' iniziata la seconda edizione del seminario di formazione missionaria «La gioia del Vangelo», promosso dalla direzione diocesana delle Pontificie Opere Missionarie della Spagna, che prepara gli agenti pastorali per la celebrazione del Mese Missionario Straordinario, indetto da Papa Francesco per il mese di ottobre del 2019. La parrocchia di Alameda de la Sagra a Toledo è stata la prima ad ospitare la nuova sessione formativa che serve a scoprire gli aspetti dell'insegnamento missionario e le basi per celebrare il Mese missionario straordinario.<br /> Il tema scelto per il mese missionario straordinario è "Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo" e “intende sensibilizzare alla missio ad gentes e ritrovare slancio nella responsabilità di annunciare il Vangelo”, scrive la Direzione diocesana delle POM. Con il seminario si vuole arrivare a rinnovare l’impegno missionario in ogni parrocchia, coscientizzando gli operatori pastorali. <br />I catechisti della parrocchia Alameda de la Sagra, accompagnati dal parroco, Jesús Díaz López, sono stati guidati da Fernando Redondo a seguire gli orientamenti indicati da Papa Francesco per vivere più intensamente il Mese di ottobre 2019: Eucaristia, Parola di Dio, la preghiera personale e comunitaria, la testimonianza dei santi, martiri e confessori della fede e, infine, della carità missionaria.<br />Parrocchie, associazioni e movimenti dell'apostolato dei laici, possono richiedere l'organizzazione di sessioni di formazione missionaria, mentre la delegazione diocesana delle POM fornisce il team di formazione.<br />Toledo è una delle tante diocesi della Spagna che contribuisce ai 12 mila missionari spagnoli presenti nel mondo, attualmente. I missionari spagnoli si trovano divisi in 132 paesi di 5 continenti: in America sono il 55%, il 30% sono in Europa, il 9,5% in Africa, in Asia sono il 5% e circa lo 0,5% in Oceania. Mon, 17 Dec 2018 11:42:14 +0100AFRICA/CONGO RD - Si accentuano i timori sullo svolgimento del voto del 23 dicembrehttp://www.fides.org/it/news/65273-AFRICA_CONGO_RD_Si_accentuano_i_timori_sullo_svolgimento_del_voto_del_23_dicembrehttp://www.fides.org/it/news/65273-AFRICA_CONGO_RD_Si_accentuano_i_timori_sullo_svolgimento_del_voto_del_23_dicembreKinshasa - Sono a rischio le elezioni del 23 dicembre nella Repubblica Democratica del Congo, dove il 13 dicembre circa 8.000 macchine elettorali elettroniche sono andate distrutte a seguito dell’incendio scoppiato nel deposito dove erano custodite, a Kinshasa. Le apparecchiature erano destinate ai seggi dei 19 comuni della capitale congolese.<br />Il grave episodio sulla cui natura, accidentale o dolosa, si sta ancora indagando, non è il solo ostacolo al voto del 23 dicembre, al quale sono chiamati 40 milioni di congolesi che dovranno eleggere il Capo dello Stato, 500 deputati del Parlamento nazionale e 715 deputati regionali ripartiti su 26 Assemblee locali.<br />Oltre alla mancata consegna delle macchine elettorali elettroniche, si riscontrano ritardi nella distribuzione dei verbali elettorali da compilare, che sono stampati in Sudafrica e che ancora devono arrivare nella RDC. Una volta giunti nel Paese, questi materiali devono essere inviati ai 75.563 seggi, ai 21.699 centri elettorali e ai 179 centri locali di redazione dei risultati disseminati sull’intero territorio della RDC, la cui estensione è di 2.345.410 km2. Un territorio molto carente di infrastrutture stradali, al punto che la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente deve fare affidamento ad aerei ed elicotteri delle forze armate congolesi e di quelli messi a disposizione dall’ONU.<br />Il voto del 23 dicembre è atteso con ansia dalla popolazione, dopo le mancate elezioni previste entro il 20 dicembre 2016, data di scadenza del secondo e ultimo mandato del Presidente Joseph Kabila. La Chiesa si è impegnata per creare le condizioni per andare a votare, in particolare con l’accordo firmato il 31 dicembre 2016 che ha permesso la creazione di un governo provvisorio che doveva portare la RDC al voto.<br />Di recente la Conferenza Episcopale Nazionale Congolese ha espresso preoccupazione sui forti ritardi nell’organizzazione del voto , mentre alcuni Vescovi hanno ribadito che la Chiesa non appoggia alcun candidato alle elezioni presidenziali. È il caso di Sua Ecc. Mons. Willy Ngumbi Ngengele, Vescovo di Kindu, che nel corso di una conferenza stampa, il 14 dicembre, ha affermato: “Come Vescovi non proponiamo alcun candidato. Lasciamo ai cristiani fare la loro scelta, in libertà d’animo e coscienza”. Il Vescovo di Kindu ha infine sottolineato che “le elezioni non sono un fine in sé. Sono uno strumento per avere un’alternanza democratica per portare un cambiamento”. Mon, 17 Dec 2018 11:37:19 +0100AMERICA/MESSICO - Il Vescovo Castro: la Chiesa attende la piena libertà religiosahttp://www.fides.org/it/news/65276-AMERICA_MESSICO_Il_Vescovo_Castro_la_Chiesa_attende_la_piena_liberta_religiosahttp://www.fides.org/it/news/65276-AMERICA_MESSICO_Il_Vescovo_Castro_la_Chiesa_attende_la_piena_liberta_religiosaCuernavaca – Per il nodo delle "leggi secondarie", quelle che garantiscono l'attuazione della piena libertà religiosa, la Chiesa attende che il nuovo governo si installi e faccia la sua parte. La effettiva libertà religiosa “è una questione di giustizia, della ricerca del bene il popolo messicano”: lo afferma all’Agenzia Fides Mons. Ramón Castro, Vescovo di Cuernavaca, ricordando una vicenda che in passato ha destato sofferenza e problemi nel rapporto tra Chiesa e politica. <br />Mons. Ramón Castro riferisce che in passato “rappresentanti dello Stato messicano hanno intimidito alcuni vescovi minacciandoli di bloccare il processo di redazione delle leggi secondarie", quelle destinate a rendere operativa la riforma dell'articolo 24 della Costituzione, che nel 2011 restituì la piena libertà religiosa al Messico. Dal 1926 in poi il paese era stato vittima di una “crudele guerra civile e una persecuzione religiosa clausura di templi, espulsioni ed assassinii di sacerdoti, religiosi e religiose”. Senza queste leggi – spiega – non è di fatto possibile un pieno esercizio della libertà di culto, poichè manifestazioni della fede come l'educazione cattolica o la trasmissione di contenuti religiosi in canali televisivi o radio si vedono limitate da un vuoto legale. Il Vescovo ha parlato solo recentemente, dopo il cambio di governo, di questa annosa vicenda: "Circa due anni fa, stavo sostenendo una marcia di protesta dalla sede della mia diocesi, Cuernavaca, a Città del Messico per denunciare una grave situazione di ingiustizia politica ed economica del nostro stato, insieme al Rettore dell'università, al presidente della consiglio comunale ed altri leader. Quando stavamo per entrare nel territorio dello stato di Messico, il Segretario di Governo del nostro stato mi telefonò, dicendomi che sarebbe stato un errore che io mi recassi alla capitale conducendo una protesta, perchè questo atteggiamento avrebbe potuto bloccare le leggi secondarie. Io decisi di fare ritorno in diocesi. Poi ho saputo che in tante situazione simili c'erano state minacce alla Chiesa Cattolica. Se facevamo qualcosa che non piaceva al governo, si fermava il processo di riforma". <br />Alla Conferenza episcopale, cinque anni fa era stata promessa la promozione delle "leggi secondarie", ed era stato avviato un processo di consulenza in tal senso. "La Conferenza fece tutto ciò che le competeva. Fornì tutti i chiarimenti richiesti", afferma Mons. Castro. La questione preoccupa perchè non limita solo i cattolici, ma anche cristiani evangelici e fedeli di altre religioni. L'educazione è un campo delicato in questo senso perchè gli istituti privati di qualsiasi livello non hanno sovvenzioni di nessun tipo da parte dello Stato e non è possibile neppure insegnare religione nelle scuole statali. "Le leggi dovrebbero chiarire i connotati della libertà religiosa in quanto all'insegnamento. Noi vogliamo che sia inclusivo”, rileva il Vescovo. <br />Il Messico visse dal 1926 al 1929 la denominata “guerra cristera”, cominciata con la benedizione della prima pietra della statua di Cristo Re da parte del Nunzio Apostolico, subito espulso, in reazione alla Costituzione laicista sancita dal governo post rivoluzionario. "Fu una pagina tragica della nostra storia", afferma il Vescovo, "ma proprio dalle terre più perseguitate sono nati nuovi semi del regno e nuove vocazioni". La fede è vivissima in Messico, ne è stata prova la recente festa di Guadalupe. "La fede è radicata nei messicani", ribadisce Mons. Castro, "in gran parte fondata sulla Madonna di Guadalupe: senza di Lei, che fu un regalo della Provvidenza, il Messico non sarebbe quello che è". Mon, 17 Dec 2018 13:36:00 +0100AFRICA/EGITTO - Il governo di al-Sisi ha finora restaurato e "regolarizzato" oltre 500 chiesehttp://www.fides.org/it/news/65272-AFRICA_EGITTO_Il_governo_di_al_Sisi_ha_finora_restaurato_e_regolarizzato_oltre_500_chiesehttp://www.fides.org/it/news/65272-AFRICA_EGITTO_Il_governo_di_al_Sisi_ha_finora_restaurato_e_regolarizzato_oltre_500_chieseIl Cairo - In occasione del lancio del piano nazionale in materia di edilizia sociale avvenuta nei giorni scorsi, il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha rinnovato l’impegno per il restauro delle chiese distrutte dai gruppi islamisti in particolare nei disordini dell'estate 2013. Nel contempo va avanti il processo di "legalizzazione" di luoghi di culto cristiani costruiti in passato senza i permessi richiesti, insieme con la concessione di autorizzazione per la costruzione di nuove chiese copte.<br />Il governo di al-Sisi ha prestato grande attenzione al tema della costruzione delle chiese: il disegno di legge, passato alla Camera il 30 agosto 2016 , è stato il primo riguardante gli edifici di culto cristiani che, nei passati 100 anni erano costruiti e regolamentati da un decreto risalente all’epoca ottomana . La regolarizzazione, sancita da un nuovo decreto firmato dal Primo Ministro egiziano Sherif Ismail, intendeva far sì che le chiese divenissero conformi a parametri definiti dalla nuove disposizioni giuridiche .<br />In precedenti dichiarazioni, il Papa Tawadros II di Alessandria ha affermato che l’attuale governo “sta guarendo cicatrici lasciate da ferite profonde, cure necessarie per la stabilità della società e per affermare i valori di una autentica cittadinanza”. Secondo il Pastore Michael Anton, vicepresidente del Comitato per la regolarizzazione delle chiese e membro del Comitato ministeriale competente, sono 500 le chiese di cui ci si è occupati nell’ultimo biennio.<br />Il Comitato ministeriale, inoltre, sta esaminando attualmente 2.500 documenti catastali forniti dalla Chiesa copta ortodossa e riguardanti la classificazione catastale di diverse chiese e aule liturgiche distribuite sul territorio nazionale, dove da anni si tengono i riti religiosi senza le dovute autorizzazioni, per regolarizzare la loro posizione. Mon, 17 Dec 2018 11:16:13 +0100ASIA/INDIA - Atti vandalici in una chiesa cattolica in Assam: allarme per il Natalehttp://www.fides.org/it/news/65271-ASIA_INDIA_Atti_vandalici_in_una_chiesa_cattolica_in_Assam_allarme_per_il_Natalehttp://www.fides.org/it/news/65271-ASIA_INDIA_Atti_vandalici_in_una_chiesa_cattolica_in_Assam_allarme_per_il_NataleDibrugarh - "La polarizzazione indotta tra comunità religiose è evidente. In primis gli obiettivi erano gli stranieri, poi i musulmani, ora i cristiani. Come in Uttar Pradesh, In Assam, nel nord dell'India, l'impunità garantita contro i violenti aggrava la situazione. La Chiesa cattolica è debole e povera e quindi indifesa. Qui è in gioco il carattere laico dell'India": con queste parole rilasciate all'Agenzia Fides John Dayal, giornalista e leader laico cattolico commenta l'episodio di violenza che ha colpito la comunità cattolica nello stato indiano di Assam, in India nordorientale. Alcuni vandali sono penetrati nella notte del 15 dicembre nel complesso della chiesa cattolica di san Tommaso, nel villaggio di Chapatoli, nella diocesi di Dibrugarh, frantumando una statua e un monumento mariano, danneggiando il crocifisso e devastando la chiesa. <br />La comunità locale è in subbuglio e la polizia ha prelevato due sospetti dalla zona. I politici locali hanno espresso solidarietà alla comunità cristiana, promettendo contributi per riparare i danni. Il Vescovo Joseph Aind, alla guida della diocesi di Dibrugarh, ha condannato l'attacco e chiesto un'indagine approfondita. Il Presule ha detto che “alcuni gruppi cercano di seminare odio e discordia nella società”, ricordando che nell'area fedeli di tutte le religioni da sempre convivono in pace e armonia: “Solo le forze esterne con propri interessi possono introdurre tali semi di odio” ha detto, chiedendo al governo di " garantire la sicurezza per i cristiani, specialmente durante il periodo natalizio".<br />"Si assiste a un costante aumento degli episodi di vandalismo e di attacchi ai cristiani e alle proprietà della Chiesa nel periodo natalizio", ha detto preoccupato a Fides Abraham Mathai, Presidente dell'associazione "Indian Christian Voice". Intanto "Waster India", Ong di Mumbai , ha presentato una petizione alla Corte Suprema chiedendo che il tribunale inviti i governi di tutti gli stati indiani a provvedere adeguate misure di sicurezza per le imminenti celebrazioni natalizie. Mon, 17 Dec 2018 11:04:10 +0100AMERICA/COSTA RICA - Viaggio “di fede e missione” nelle diocesi costaricane in preparazione alla GMGhttp://www.fides.org/it/news/65270-AMERICA_COSTA_RICA_Viaggio_di_fede_e_missione_nelle_diocesi_costaricane_in_preparazione_alla_GMGhttp://www.fides.org/it/news/65270-AMERICA_COSTA_RICA_Viaggio_di_fede_e_missione_nelle_diocesi_costaricane_in_preparazione_alla_GMGSan José - Sono circa 250 mila i pellegrini di tutto il mondo che si sono registrati per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019, ed incontrare Papa Francesco. La delegazione costaricana, la più grande che abbia partecipato a una GMG, conta più di 13 mila pellegrini di diversi gruppi che arriveranno nel vicino paese di Panama via terra, in aereo e anche per mare, per vivere questa esperienza di fede e di festa con tanti coetanei.<br />Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides dal Costa Rica, la settimana precedente alla GMG, circa 5.500 giovani provenienti da diversi paesi visiteranno il Costa Rica per partecipare all'attività denominata: "Giornate nelle diocesi del Costa Rica ". I giovani saranno assegnati a varie parrocchie del paese per "vivere un viaggio di fede e missione", che li aiuterà a prepararsi per il cammino verso la GMG di Panama.<br />Condivideranno queste giornate con i Vescovi delle rispettive diocesi e saranno ospitati dalle famiglie costaricane, che mostreranno loro costumi, cibi, tradizioni e valori di questo grande paese, arricchendo la loro esperienza con l’accoglienza familiare. Oltre ai pellegrini che parteciperanno alle "Giornate nelle diocesi della Costa Rica", ci saranno altri 40mila giovani che attraverseranno il paese, seguendo la rotta terrestre, verso Panama. <br />Sat, 15 Dec 2018 12:02:03 +0100AFRICA/KENYA - Il Collegio Universitario cattolico di Uzima: un’eccellenza per la formazione medica a disposizione di tuttihttp://www.fides.org/it/news/65269-AFRICA_KENYA_Il_Collegio_Universitario_cattolico_di_Uzima_un_eccellenza_per_la_formazione_medica_a_disposizione_di_tuttihttp://www.fides.org/it/news/65269-AFRICA_KENYA_Il_Collegio_Universitario_cattolico_di_Uzima_un_eccellenza_per_la_formazione_medica_a_disposizione_di_tuttiNairobi - “Il Collegio Universitario di Uzima nasce da un'idea dell'Arcivescovo emerito Sua Ecc. Mons. Zacchaeus Okoth, che, vedendo la necessità e la sofferenza della popolazione, specialmente nella regione occidentale del Kenya, decise di raccogliere fondi per costruire un centro medico” spiega p. Cosmas Rhagot K’Otienoh, Rettore dell’Uzima University College, un’istituzione fondata nell'arcidiocesi di Kisumu e collegata all’Università Cattolica dell'Africa Orientale, che offre corsi di formazione medica dal 2012. Il primo gruppo di medici si è diplomato nell'ottobre di quest’anno.<br />“Il nostro centro è il primo del suo genere in Africa” sottolinea p. Rhagot. “Il 27 agosto 2012 ha aperto i battenti ai primi 21 studenti. E' stato un inizio molto umile, perché nei primi tempi offrivamo solo la laurea in medicina, in chirurgia e in infermieristica” ricorda il Rettore. <br />“Dopo il primo anno, abbiamo visto la necessità di introdurre altri corsi e quindi abbiamo aggiunto il Bachelor of Science in Microbiology e il Bachelor of Science in Clinical Medicine, che è stato diviso in due corsi: il Diploma in Clinical Medicine, che è un corso triennale, e il Bachelor in medicina clinica, che è un corso di quattro anni. Quindi, dopo aver introdotto questi nuovi corsi, il numero di studenti è aumentato così come il numero di studenti che in prospettiva vorrebbero specializzarsi in altri campi della medicina. Questo ci ha spinto ad aggiungere ancora altri corsi per soddisfare i bisogni e quindi l'introduzione del Corso di laurea in Salute e Nutrizione della Comunità”.<br />“Attualmente il Collegio di Uzima ha 603 studenti che stanno seguendo i corsi che ho appena menzionato. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere un migliaio di studenti e quindi stiamo facendo appello ai Paesi AMECEA per inviare studenti che sono interessati a perseguire una carriera in medicina per entrare a far parte dell'Uzima College” conclude il rettore. <br />L’ Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa è l’organizzazione che raggruppa le Conferenze Episcopali di Eritrea, Etiopia, Kenya, Malawi, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia. Gibuti e Somalia sono membri affiliati. Sat, 15 Dec 2018 11:35:17 +0100AFRICA/ANGOLA - La Terza età in Africa: un Centro dei frati cappuccini per anziani abbandonatihttp://www.fides.org/it/news/65268-AFRICA_ANGOLA_La_Terza_eta_in_Africa_un_Centro_dei_frati_cappuccini_per_anziani_abbandonatihttp://www.fides.org/it/news/65268-AFRICA_ANGOLA_La_Terza_eta_in_Africa_un_Centro_dei_frati_cappuccini_per_anziani_abbandonatiHuambo - È una casa di riposo per anziani tutta particolare quella costruita a Huambo dai frati cappuccini. Non è un edificio unico, ma un villaggio di una decina di casette che ospitano ciascuna tre-quattro persone. Vicino alle casette, gli ospiti possono coltivare un piccolo appezzamento di terreno e allevare animali da cortile . Un centro nel quale gli anziani trovano un rifugio sicuro e, allo stesso tempo, possono continuare a vivere come facevano nel loro villaggio.<br />Quello della Terza età è un tema con il quale l’Africa sta iniziando a fare i conti in questi ultimi anni. Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, reso noto nel settembre scorso nella 68esima sessione del Comitato regionale a Dakar, in Senegal, la salute degli abitanti di 47 Paesi africani sta progressivamente migliorando. La prima conseguenza è stato un innalzamento della speranza di vita dei popoli africani che, in soli tre anni , è passata da 50,9 anni a 53,8. Si è ancora lontani da quella esistente nei Paesi occidentali, se si pensa che l’età media dei 28 Paesi Ue è di 77,9 anni e quella negli Stati Uniti di 78,4, ma l’Africa ha intrapreso la strada giusta. La popolazione anziana inizia a crescere e, con essa, iniziano a porsi problemi che, un tempo, erano estranei al continente.<br />“Fino a qualche anno fa – spiega a Fides Guido Felicetti, frate del Centro missionario cappuccini del Triveneto che supporta i confratelli angolani - in Africa, gli anziani erano visti come una risorsa e non come un problema o un peso. Se ne prendevano cura le famiglie che li accudivano. Oggi le cose sono cambiate profondamente. Molti nuclei famigliari si trasferiscono dalla campagne alle città. I loro vecchi non voglio spostarsi, ma rimangono soli nei villaggi”.<br />A differenza di quanto avviene in Europa e nel Nord America, non si tratta di ultraottantenni. “I fisici degli africani – osserva padre Guido - risentono molto dalla mancanza o dalla carenza di cure, dalla vita dura nelle campagne, dall’alimentazione non equilibrata. Così in Angola, come anche in altre parti dell’Africa, a sessant’anni si è già considerati vecchi. Un tempo l’anziano era molto rispettato, oggi invece non è più considerato un saggio, ma come un peso. Questo è un riflesso negativo che arriva dall’Occidente”.<br />A Huambo un gruppo di anziani ha chiesto assistenza ai frati cappuccini. Così fra Moises Lukondo ha aperto un centro di accoglienza per anziani abbandonati alla periferia della città. Il centro è situato su un terreno piuttosto ampio che permette la coltivazione dei campi e l’allevamento degli animali domestici. “Qui – conclude padre Guido –, gli anziani trovano un ambiente non molto diverso da quello del loro villaggio. Sotto il profilo medico vengono seguiti dalle struttura sanitarie locali e ogni anno volontari italiani ed europei portano loro scorte di medicine. Gli anziani sono così accuditi e possono trascorrere i loro ultimi anni in serenità”. Sat, 15 Dec 2018 23:53:04 +0100ASIA/AFGHANISTAN - P. Moretti: invalidare il voto di Kabul, passo grave per il futuro del paesehttp://www.fides.org/it/news/65267-ASIA_AFGHANISTAN_P_Moretti_invalidare_il_voto_di_Kabul_passo_grave_per_il_futuro_del_paesehttp://www.fides.org/it/news/65267-ASIA_AFGHANISTAN_P_Moretti_invalidare_il_voto_di_Kabul_passo_grave_per_il_futuro_del_paeseKabul - “Non ci sono ancora posizioni ufficiali, né dell’ONU né della Commissione internazionale, quindi è difficile farsi un’idea precisa; ma se la notizia dell’invalidità dei voti di Kabul dovesse essere vera, sarebbe grave per il futuro dell’Afghanistan, che continuerebbe a muoversi in una situazione ingarbugliata ormai da decenni”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides il Barnabita padre Giuseppe Moretti, missionario nella Repubblica Islamica dell’Afghanistan dal 1990 al 2015, riferendosi alla decisione dell’Independent Electoral Complaints Commission di dichiarare non validi i voti della provincia di Kabul a causa di frodi e di irregolarità nelle operazioni di voto, nell’ambito delle elezioni parlamentari afghane dello scorso 20 ottobre. <br />“Era prevedibile che potevano esserci dei brogli. Se la notizia dovesse essere confermata, la situazione si aggraverebbe ancora di più soprattutto perché riguarda Kabul, la città più controllata. Inoltre si chiuderebbe anche quel piccolo spiraglio di speranza che sembrava aprirsi con gli ultimi tentativi di dialoghi di pace, già di per sé altalenanti e provvisori” afferma il Barnabita.<br />In merito allo svolgimento delle elezioni, p. Moretti sottolinea che “non ci sono ancora risultati ufficiali, e probabilmente non ci saranno mai se continuano a venir fuori queste carenze. C’è molta lentezza: sembra che in Afghanistan il tempo non abbia limiti, ma è comprensibile vista la scarsità di viabilità e di mezzi, che aumenta le difficoltà degli elettori provenienti dai villaggi”. <br />“Stando alle notizie ufficiali, sembra che a ottobre l’afflusso sia stato superiore a quello atteso, nonostante gli attentati e le minacce. Questo sottolinea il desiderio di partecipazione, di un nascente senso democratico e di responsabilità. Non dobbiamo dimenticare, però, che questi dati sono relativi alle grandi città, ma l’Afghanistan è formato da migliaia di villaggi, i cui abitanti sono tagliati fuori da qualsiasi tipo di informazione, e spesso non sanno neanche chi sia il presidente”, conclude p. Moretti.<br />L’election-day afghano era stato fissato per il 20 ottobre scorso, ma è stato prorogato al 27 ottobre: nella provincia di Kandahar, infatti, il turno elettorale era stato rimandato in seguito al micidiale attacco avvenuto alla vigilia del voto e rivendicato dai talebani, in cui sono stati uccisi il governatore e il capo della polizia della stessa provincia. Il popolo afghano era stato chiamato a rinnovare la Camera bassa del Parlamento e si ritroverà alle urne il prossimo 19 aprile per le elezioni presidenziali. Sat, 15 Dec 2018 23:44:25 +0100OCEANIA/AUSTRALIA - Il Vescovo ausiliare di Melbourne: “In missione tra i fedeli australiani che non vengono in chiesa”http://www.fides.org/it/news/65266-OCEANIA_AUSTRALIA_Il_Vescovo_ausiliare_di_Melbourne_In_missione_tra_i_fedeli_australiani_che_non_vengono_in_chiesahttp://www.fides.org/it/news/65266-OCEANIA_AUSTRALIA_Il_Vescovo_ausiliare_di_Melbourne_In_missione_tra_i_fedeli_australiani_che_non_vengono_in_chiesaMelbourne - “Una delle più grandi sfide che siamo chiamati ad affrontare in Australia, e una missione che è urgente portare avanti, è quella di riuscire a raggiungere le persone che dicono di essere cattoliche, ma che poi non frequentano la chiesa”. Lo racconta all’Agenzia Fides il Vescovo ausiliare di Melbourne, Mons. Mark Edwards, che spiega come “secondo l’ultimo censimento nazionale, il 22% ha dichiarato di essere cattolico”. “In nove casi su dieci, però, non sappiamo come arrivare a queste persone, e tra loro vi sono molti giovani. Siamo una nazione di migranti, nella nostra Chiesa ci sono molte persone di diverse nazionalità. Ma la domanda che ci poniamo quotidianamente è: come possiamo raggiungere i nativi australiani?”, afferma il Vescovo.<br />Anche i ragazzi e i giovani che frequentano regolarmente le parrocchie, secondo Mons. Edwards, sono in larga percentuale figli di migranti: “Quasi sempre si tratta di ragazzi di origine filippina, indonesiana o vietnamita. In Australia abbiamo un patrimonio importante: una rete di scuole cattoliche molto estesa. Nei nostri istituti riceve l’istruzione circa il 20% dei ragazzi di questo paese e abbiamo così l’opportunità di far conoscere la fede cristiana, il Papa e la Chiesa, tramite la scuola; ma trasformarli in membri attivi della comunità cattolica è tutta un’altra storia”.<br />In Australia la gente di diverse nazioni ed etnie si riconosce generalmente cristiana: “La popolazione che si dice cristiana è il 58% circa, il 30% si dichiara ateo e gli altri sono musulmani, ebrei, induisti, sikh o buddisti. Ma si tratta comunque di minoranze piuttosto ristrette. Con loro si vive il dialogo interreligioso”. La sfida e la missione più urgente però, rileva il Vescovo, è proprio quella di raggiungere, contattare e coinvolgere in attività pastorali le persone che si definiscono “cristiane”, ma che poi lo sono solo nominalmente, per far sì che possano rinnovare l’incontro con Cristo e che la fede abbia realmente un posto significativo nella vita personale. <br />In Australia, la Chiesa cattolica conta 33 diocesi divise nelle 5 province di Sydney, Melbourne, Adelaide, Perth e Brisbaine. Sat, 15 Dec 2018 23:35:49 +0100