Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/INDIA - Dalit: 165 milioni di indiani discriminati per questohttp://www.fides.org/it/news/56518-ASIA_INDIA_Dalit_165_milioni_di_indiani_discriminati_per_questohttp://www.fides.org/it/news/56518-ASIA_INDIA_Dalit_165_milioni_di_indiani_discriminati_per_questoNew Delhi - Discriminazione per caste, lavoro minorile, matrimoni precoci di bambine minorenni e denutrizione cronica, sono alcuni tra i problemi più gravi che colpiscono la popolazione indiana. Le caste e sottocaste sono tante, anche se le principali sono quattro, tre superiori e una inferiore. Poi ci sono gli intoccabili, i dálit, che non rientrano in nessuna casta e sono completamente emarginati, pur essendo 165 milioni. Sono considerati portatori di impurità e, per evitare di “contagiare” altre persone, per bere sono costretti a non usare bicchieri ma le bucce del cocco o le mani. Non sono ritenuti degni di mangiare nei piatti o nelle foglie e devono farlo direttamente dal suolo o su una pietra, né possono lasciare impronte che potrebbero essere calpestate da qualche membro di una casta superiore. <br />Tredici milioni di bambini sono socialmente esclusi, costretti a lavorare per sopravvivere. Molti vengono venduti dai loro stessi familiari per meno di 1000 rupie , in particolare le bambine, che vengono sfruttate come domestiche, subendo spesso abusi. I piccoli che vivono al di sotto della soglia di povertà sono 60 milioni. Il 47% delle bambine sono obbligate a sposarsi prima di aver compiuto 18 anni. Nel Paese, dove si registra il tasso di mortalità infantile più elevato, la denutrizione cronica colpisce 62 milioni di minori. Fri, 28 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - Liberato anche il capo del gruppo che aveva sequestrato il sacerdote polaccohttp://www.fides.org/it/news/56517-AFRICA_CENTRAFRICA_Liberato_anche_il_capo_del_gruppo_che_aveva_sequestrato_il_sacerdote_polaccohttp://www.fides.org/it/news/56517-AFRICA_CENTRAFRICA_Liberato_anche_il_capo_del_gruppo_che_aveva_sequestrato_il_sacerdote_polaccoBangui - “Sono contento di essere libero, è qualcosa di straordinario. Sono restato sei settimane in detenzione. Sono stato trattato bene e mi hanno rispettato” ha dichiarato, scendendo dall’aereo che lo ha portato a Brazzaville, don Mateusz Dziedzic, il sacerdote Fidei Donum polacco rapito in Centrafrica a metà ottobre e liberato il 26 novembre .<br />Sullo stesso aereo che ha portato don Mateusz da Yaoundé, in Camerun, a Brazzaville , ha viaggiato Abdoulaye Miskine, il capo del gruppo che aveva rapito il sacerdote, il Front Démocratique du Peuple Centrafricain . Miskine era detenuto in Camerun ed è stato quindi rilasciato contestualmente a don Mateusz e a 15 cittadini del Camerun rapiti nell’est del loro Paese.<br />Don Mateusz e Miskine sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, mediatore nella crisi centrafricana. Secondo fonti dell’Agenzia Fides, don Mateusz tornerà presto in Polonia. Fri, 28 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/INDONESIA - L'Arcivescovo di Semarang: “Servire il bene comune, al di là del credo religioso”http://www.fides.org/it/news/56516-ASIA_INDONESIA_L_Arcivescovo_di_Semarang_Servire_il_bene_comune_al_di_la_del_credo_religiosohttp://www.fides.org/it/news/56516-ASIA_INDONESIA_L_Arcivescovo_di_Semarang_Servire_il_bene_comune_al_di_la_del_credo_religiosoGiacarta – “Chi ricopre un incarico politico e istituzionale è chiamato a servire il popolo e a promuovere il bene comune, al di là del suo personale credo religioso o dell’appartenenza etnica. E i cittadini devono scegliere i leader per le loro capacità, competenze, professionalità, non per la religione”: è quanto ha detto all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Johannes Pujasumarta, Arcivescovo di Semarang e Segretario generale della Conferenza episcopale dell'Indonesia, all’indomani della decisione del governo di Joko Widodo di nominare governatore di Giacarta il cristiano protestante Ahok, finora vice-governatore. Ahok ha assunto l’incarico il 19 novembre. <br />Quando ha lasciato la carica di sindaco di Solo , l’attuale presidente Joko Widodo, musulmano, ha nominato al suo posto il vicesindaco cattolico Fransiskus Xaverius Rudi Hadiatmo. Così nel ruolo di governatore di Giacarta, lasciato da Jokowi per assumere la presidenza della nazione, è subentrato il cristiano Ahok, che è anche il primo indonesiano di etnia cinese a ricoprire l’incarico. Ahok, 48 anni, governerà Giacarta fino alla scadenza del quinquennio che termina nel 2017. <br />Alcuni gruppi estremisti islamici, come l’Islamic Defenders Front , hanno contestato Ahok, chiamandolo “nemico dell'Islam”, molti leader musulmani ne hanno invece appoggiato la nomina, riconoscendogli “onestà, disciplina, trasparenza”. L’Arcivescovo Pujasumarta ha esortato i fedeli cattolici a pregare per Ahok, “perché possa servire la regione di Giacarta senza lasciarsi influenzare dai gruppi di interesse o da sentimenti basati su etnia o religione, ma lasciandosi guidare solo dal bene della popolazione”. Fri, 28 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi ribadiscono che la dottrina cattolica vieta le ordinazioni sacerdotali femminilihttp://www.fides.org/it/news/56515-AFRICA_SUDAFRICA_I_Vescovi_ribadiscono_che_la_dottrina_cattolica_vieta_le_ordinazioni_sacerdotali_femminilihttp://www.fides.org/it/news/56515-AFRICA_SUDAFRICA_I_Vescovi_ribadiscono_che_la_dottrina_cattolica_vieta_le_ordinazioni_sacerdotali_femminiliJohannesburg - I Vescovi sudafricani ribadiscono che la Chiesa cattolica non riconosce le ordinazioni sacerdotali femminili con una Dichiarazione Pastorale a firma di Sua Ecc. Mons. Stephen Brislin, Arcivescovo di Città del Capo e Presidente della Southern African Catholic Bishops’ Conference.<br />Dopo aver ricordato la dottrina degli ultimi Pontefici , alla quale si devono conformare i fedeli cattolici, Mons. Brislin afferma che “le donne cattoliche che accettano di essere ordinate sacerdote si separano dalla Chiesa e dai sacramenti; che è contrario allo spirito della Chiesa cattolica promuovere l’ordinazione sacerdotale delle donne; che è contrario all’insegnamento della Chiesa offrire o creare piattaforme dove si tengono conversazioni con donne che affermano di essere ordinate”.<br />Secondo le informazioni raccolte in luogo dall’Agenzia Fides, l’intervento di Mons. Brislin si è reso necessario dopo che due ex suore domenicane hanno affermato di avere ottenuto, l’una l’ordinazione sacerdotale e l’altra quella episcopale. Quest’ultima, di nazionalità tedesca ma che ha operato per 40 anni in Sudafrica, di recente avrebbe a sua volta “ordinato” altri sacerdoti. Fri, 28 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/ARGENTINA - In discussione la legge sull’attività mineraria, i Vescovi chiedono rispetto per l’ambientehttp://www.fides.org/it/news/56514-AMERICA_ARGENTINA_In_discussione_la_legge_sull_attivita_mineraria_i_Vescovi_chiedono_rispetto_per_l_ambientehttp://www.fides.org/it/news/56514-AMERICA_ARGENTINA_In_discussione_la_legge_sull_attivita_mineraria_i_Vescovi_chiedono_rispetto_per_l_ambienteComodoro Rivadavia – Il rispetto responsabile dell’ambiente, in quanto parte della creazione, è stato ribadito dal Vescovo di Comodoro Rivadavia, Sua Ecc. Mons. Joaquín Gimeno Lahoz, insieme al suo Vescovo ausiliare, Sua Ecc. Mons. Fernando Croxatto, e dal Vescovo della prelatura di Esquel, Sua Ecc. Mons. José Slaby. I presuli sono rimasti sorpresi e delusi dal modo in cui, il 25 novembre, è stato discusso il disegno di legge che riguarda l'ambiente.<br />"Incoraggiamo e ringraziamo Dio per tutti gli uomini e le donne della provincia che stanno lottando per costruire un popolo con un futuro di solidarietà e di fraternità" si legge nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, allo stesso tempo i Vescovi si uniscono a quanti lottano perché la terra sia custodita in modo responsabile.<br />Tale forte reazione delle comunità è dovuta anche alla diffusione sui media della foto di un deputato ritratto mentre si scambia degli sms con il rappresentante di una impresa mineraria proprio durante il dibattito sulla legge, che in pratica concederebbe ampia libertà di azione a tutte le imprese minerarie, con pesanti conseguenze sull’ambiente. <br />I Vescovi, nel loro messaggio, sottolineano: "La natura è a nostra disposizione, possiamo godere e fare buon uso di essa. Ma ciò non significa che ne siamo i proprietari. Siamo i custodi. Spesso ci lasciamo guidare dall'arroganza di dominare, possedere, manipolare, sfruttare; non la custodiamo, non la rispettiamo, non la considerano come un dono gratuito che deve essere protetto… Il rispetto dell'ambiente non significa solo limitarsi ad evitare danni, ma anche utilizzarlo per il bene. Il rispetto per la natura ci ricorda che l'uomo stesso è una parte fondamentale di essa." Fri, 28 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/MESSICO - Dalla prima domenica di Avvento: dodici giorni di preghiera per la pacehttp://www.fides.org/it/news/56513-AMERICA_MESSICO_Dalla_prima_domenica_di_Avvento_dodici_giorni_di_preghiera_per_la_pacehttp://www.fides.org/it/news/56513-AMERICA_MESSICO_Dalla_prima_domenica_di_Avvento_dodici_giorni_di_preghiera_per_la_paceCittà del Messico – I Vescovi del Messico invitano a pregare e a lavorare per la pace nel paese. Il comunicato della Conferenza Episcopale messicana, inviato anche all’Agenzia Fides, ha per titolo "Preghiamo e lavoriamo per la pace", e viene diffuso mentre il paese sta vivendo una situazione di grave tensione e crisi.<br />"Il nostro paese è in crisi. Questo ci fa male e ci riguarda tutti. La disuguaglianza, l'ingiustizia, la corruzione, l'impunità, la complicità e l'indifferenza ci hanno fatto precipitare nella violenza, nella paura e nella disperazione" si legge nelle prime righe del comunicato. Per questi motivi i Vescovi propongono che dal 30 novembre al 12 dicembre tutti i messicani si uniscano in preghiera per la pace nel paese. Così giungeranno alla festa della Madonna di Guadalupe, il 12 dicembre, chiedendo la conversione dei messicani e, in modo speciale, di quanti provocano sofferenza e morte. Venerdì 12 dicembre, festa della Beata Vergine Maria di Guadalupe, il Santo Padre Francesco celebrerà nella Basilica Vaticana la Santa Messa per l’America Latina.<br />Dalle ultime notizie risulta che aumentato le manifestazioni contro il governo e le autorità locali da quando è stato accertato il coinvolgimento del sindaco e di altre autorità di Ayotzinapa nella vicenda dei 43 studenti scomparsi. Negli ultimi giorni ci sono state manifestazioni nella capitale, con un numero consistente di studenti e di delegazioni provenienti da tutto il paese. Impressionante la richiesta della pace e della non violenza espressa da tutti i partecipanti davanti al palazzo del governo della capitale. Fri, 28 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/BENIN - “Magia solidale” per finanziare la scolarizzazione dei bambinihttp://www.fides.org/it/news/56512-AFRICA_BENIN_Magia_solidale_per_finanziare_la_scolarizzazione_dei_bambinihttp://www.fides.org/it/news/56512-AFRICA_BENIN_Magia_solidale_per_finanziare_la_scolarizzazione_dei_bambiniCotonou – Per finanziare la scolarizzazione dei bambini del Benin, un gruppo di “maghi” ha allestito una serie di spettacoli per i piccoli del centro infantile gestito dalla ong spagnola Mensajeros de la Paz, a Cotonou. Si tratta della quinta edizione di Magia per il Benin organizzata per i piccoli orfani, abbandonati, o che sono stati liberati da reti di schiavitù o situazioni di sfruttamento e maltrattamento. Hanno già appoggiato il progetto oltre 2 mila persone che prenderanno parte agli spettacoli. Tra il 2010 e il 2014 la cifra raccolta, più le offerte straordinarie, hanno permesso la scolarizzazione di oltre 40 bambini in quattro corsi, oltre a sostenere l’appoggio scolastico di quelli che sono stati reintegrati nelle famiglie dopo essere stati nel Centro. Mensajeros de la Paz lavora in Benin da 12 anni portando avanti progetti di sostegno e tutela dei minori. Fri, 28 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/NIGERIA - Boko Haram progetta attentati con kamikaze travestiti da suorahttp://www.fides.org/it/news/56511-AFRICA_NIGERIA_Boko_Haram_progetta_attentati_con_kamikaze_travestiti_da_suorahttp://www.fides.org/it/news/56511-AFRICA_NIGERIA_Boko_Haram_progetta_attentati_con_kamikaze_travestiti_da_suoraAbuja - I terroristi di Boko Haram progettano attentati con kamikaze travestiti da suore. “Qualche mese fa a Kano la polizia ha scoperto dei sarti che stavano cucendo delle tuniche da suora destinati ad attentatori che dovevano mescolarsi tra la folla di fedeli per farsi saltare in aria” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, la capitale federale della Nigeria.<br />“Nell’ultimo mese in Nigeria ci sono stati almeno 4 o 5 attentati commessi da donne suicide” ricorda il sacerdote. “L’ultimo è quello nel mercato di Maiduguri, il 25 novembre, con due donne suicide che ha provocato secondo l’ultimo bilancio 70 morti. In precedenza attentati simili sono avvenuti all’università di Kano e in quella di Kotangora, mentre la settimana scorsa una ragazza si è fatta esplodere in un’aula di una scuola con trenta studenti”.<br />“L’allarme per il crescente ricorso ad attentatrici suicide è dimostrato dal fatto che la polizia nigeriana ha consigliato di abbreviare i tempi di esposizione del Santissimo Sacramento nelle chiese di Abuja domenica 23 novembre, festa di Cristo Re, e di ridurre la processione. La polizia ci ha consigliato di allontanare le donne sconosciute che sembrano incinta perché le attentatrici nascondono le bombe sotto false pance” dice p. Patrick. <br />“Boko Haram cerca sempre nuovi modi per seminare il terrore ma noi come Chiesa vogliamo seminare la speranza grazie anche all’emittente cattolica per la quale il 9 dicembre lanceremo la raccolta fondi” conclude p. Patrick. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100EUROPA/RUSSIA - La Russia prepara una risoluzione sulla difesa dei cristiani in Medio Orientehttp://www.fides.org/it/news/56510-EUROPA_RUSSIA_La_Russia_prepara_una_risoluzione_sulla_difesa_dei_cristiani_in_Medio_Orientehttp://www.fides.org/it/news/56510-EUROPA_RUSSIA_La_Russia_prepara_una_risoluzione_sulla_difesa_dei_cristiani_in_Medio_OrienteMosca – La Russia sta valutando “la possibilità di sottoporre al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite - organismo delle Nazioni Unite con sede a Ginevra - una risoluzione per sollecitare misure internazionali di protezione per le comunità cristiane del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale”, ed “esperti russi stanno già lavorando al testo del documento”. A rivelare l'iniziativa in preparazione da parte della Russia è il diplomatico russo Alexander Yakovenko, attuale Ambasciatore russo presso il Regno Unito, che fino al 2011 è stato vice-ministro degli esteri delle Federazione russa. <br />In un intervento pubblicato sul sito del canale russo in lingua inglese RT.com, il diplomatico russo - noto per il lavoro svolto nell'ambito delle organizzazioni internazionali multilaterali e nel campo della cooperazione umanitaria – riferisce anche che al prossimo Consiglio ministeriale dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa , in programma a Basilea il 4 e 5 dicembre, la rappresentanza russa richiederà di studiare misure per sostenere e soccorrere i cristiani in Medio Oriente nella difficile condizione che si trovano a vivere in molte aree della regione, sollecitando in questa direzione un coinvolgimento più deciso soprattutto dei Paesi europei. .Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - Nasce la prima radio web cattolicahttp://www.fides.org/it/news/56509-ASIA_PAKISTAN_Nasce_la_prima_radio_web_cattolicahttp://www.fides.org/it/news/56509-ASIA_PAKISTAN_Nasce_la_prima_radio_web_cattolicaKarachi – Diffondere l’annuncio del Vangelo nell’etere: è questo il fine di “Good News radio”, la prima radio cattolica nata in Pakistan, lanciata dall'arcidiocesi di Karachi, guidata dal Vescovo Joseph Coutts, che è anche Presidente della Conferenza episcopale del Pakistan. <br />Come riferito a Fides da P Arthur Charles, Segretario della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi pakistani, l’inaugurazione si è svolta nella scuola superiore di St. Patrick, a Karachi, il 22 novembre, alla presenza di oltre mille fedeli. Alle trasmissioni collaboreranno preti, religiosi e laici. Un gruppo di 7 volontari garantisce sei ore di contenuti originali dal vivo ogni giorno. <br />P. Arthur Charles, che ha ideato il progetto, ricorda a Fides che “si possono usare i mass media per evangelizzare. La radio sarà uno strumento per arricchire la vita degli ascoltatori nel nostro paese”:<br />“Abbiamo pensato che, con l'avvento di internet a banda larga, la radio fosse uno dei media online da utilizzare. Offre opportunità che non si trovano altrove, battendo anche la radio tradizionale come piattaforma e possibilità di ascolti” ha spiegato <br />“In tal modo il Signore si serve di noi per il suo Regno. Se non possiamo andare in luoghi difficili o remoti a predicare il messaggio di Gesù, con la radio e gli altri mass media portiamo il Vangelo ovunque. E’ come gettare un seme” aggiunge<br />“Good News radio” sarà più di una semplice “talk radio”, spiegherà l’insegnamento della Chiesa, commentando questioni sociali, eventi globali, attualità, ma proponendo anche teologia e apologetica. L’Arcivescovo Joseph Coutts ha commentato: “Rendiamo grazie a Dio e mettiamo il progetto della radio nelle sue mani. Speriamo che le persone in tutto il paese ricevano un messaggio di speranza per migliorare la loro vita secondo valori di pace, amore e armonia”. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/IRAQ - L'Arcivescovo caldeo di Kirkuk: irrealistico e sbagliato sognare un'enclave autonoma per i cristiani nella Piana di Ninivehttp://www.fides.org/it/news/56508-ASIA_IRAQ_L_Arcivescovo_caldeo_di_Kirkuk_irrealistico_e_sbagliato_sognare_un_enclave_autonoma_per_i_cristiani_nella_Piana_di_Ninivehttp://www.fides.org/it/news/56508-ASIA_IRAQ_L_Arcivescovo_caldeo_di_Kirkuk_irrealistico_e_sbagliato_sognare_un_enclave_autonoma_per_i_cristiani_nella_Piana_di_NiniveKirkuk – Il progetto ancora accarezzato da sigle e leader politici che vogliono creare in futuro una enclave autonoma riservata ai cristiani nella Piana di Ninive, attualmente nelle mani dei jihadisti del Califfato Islamico, rappresenta “un sogno irrealistico e poco intelligente”, con cui si fomenta una spartizione del Paese su base settaria che “può solo nuocere al bene e alla condizione futura dei cristiani in Iraq”. Lo dichiara senza giri di parole all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Yousif Thoma Mirkis OP, Arcivescovo di Kirkuk dei Caldei. <br />I jihadisti dello Stato Islamico hanno conquistato Mosul lo scorso 9 giugno e poi hanno esteso il loro controllo sui villaggi e le città a maggioranza cristiana della Piana di Ninive, costringendo alla fuga decine di migliaia di cristiani caldei, siri e assiri. Le operazioni militari contro il Califfato Islamico, sostenute anche da una coalizione a guida Usa, puntano a riconquistare e liberare Mosul e l'intera regione, caduta sotto il controllo dei jihadisti sunniti. <br />Nei giorni scorsi, su Mosul sono stati fatti piovere volantini che incitano la popolazione locale a ribellarsi ai miliziani del Califfato, preannunciando come imminente l'offensiva per la liberazione della seconda città irachena. In questo contesto, alcuni militanti politici di sigle e partiti cristiani tornano a sostenere che il futuro assetto della regione, dopo l'eventuale sconfitta dei jihadisti, dovrà prevedere la creazione di una provincia “cristiana” autonoma nella Piana di Ninive. <br />Una prospettiva che l'Arcivescovo caldeo di Kirkuk considera foriera di nuovi problemi per le comunità cristiane autoctone. “Per 35 anni - spiega all'Agenzia Fides Mons. Yousif Thoma - ogni discussione e progetto politico in Iraq sono stati azzerati dalla dittatura del regime Baath. Quando il regime è crollato, con l'intervento dell'esercito Usa, siamo entrati in un periodo travagliato in cui sono affiorati disegni politici non fondati su una riflessione approfondita”. <br />In questo contesto – spiega l'Arcivescovo caldeo – “chiunque parli di una regione autonoma per i cristiani si allinea di fatto ai disegni che puntano alla spartizione dell'Iraq su base settaria, sul modello di quanto è accaduto nell'ex Jugoslavia. E questo è molto pericoloso, soprattutto per tutti i gruppi piccoli e minoritari, tra i quali rientrano anche le comunità cristiane”. <br />Proprio l'offensiva lanciata in Iraq settentrionale dai jihadisti sunniti conferma, a giudizio di Mons. Yousif Thoma, che “quando si innescano pretese di controllo delle aree su base settaria, non si salva nessuno, a partire dai cristiani”. L'unica prospettiva realistica che può favorire la permanenza delle comunità cristiane autoctone in Iraq consiste, a giudizio dell'Arcivescovo caldeo, nel favorire la maturazione di una coscienza politica nazionale nei gruppi maggioritari sunniti e sciiti. “Altrimenti - spiega a Fides - si innescherà fatalmente un meccanismo di spartizione. Ognuno vorrà riprendersi la sua fetta di torta, e si creeranno piccoli stati settari sempre in lotta con i propri vicini, E questo è contro il nostro bene, e contro il nostro futuro”. .Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - Fame e denutrizione cronica causano la morte di un bambino ogni 33 orehttp://www.fides.org/it/news/56507-AMERICA_COLOMBIA_Fame_e_denutrizione_cronica_causano_la_morte_di_un_bambino_ogni_33_orehttp://www.fides.org/it/news/56507-AMERICA_COLOMBIA_Fame_e_denutrizione_cronica_causano_la_morte_di_un_bambino_ogni_33_oreBogotà – La morte per fame e denutrizione cronica, che colpisce i bambini con meno di 5 anni, rappresenta un vero flagello per il Paese. Nel corso del 2014 i piccoli morti sono stati 240. La maggior parte nella Costa Atlantica, dove sono stati colpiti il 45% dei bambini, e il 37% tra la popolazione indigena . Secondo quanto riportano le cifre dell’Istituto Nazionale Sanitario, nel Paese, muore un bimbo ogni 33 ore, 5 alla settimana. I tipi di denutrizione definiti dall’Istituto sono due e prevedono fame e denutrizione cronica. La prima è causa di morte quando una persona non assume nessun genere di alimento per 5 o 6 giorni. Mentre, nel caso della denutrizione cronica, che compare ai 6 mesi di età, un piccolo che nasce in condizioni normali può denutrirsi già ad 8 mesi e morire di polmonite o diarrea. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/HONDURAS - Diminuisce la violenza contro le donne, ma c’è ancora un numero impressionante di casihttp://www.fides.org/it/news/56506-AMERICA_HONDURAS_Diminuisce_la_violenza_contro_le_donne_ma_c_e_ancora_un_numero_impressionante_di_casihttp://www.fides.org/it/news/56506-AMERICA_HONDURAS_Diminuisce_la_violenza_contro_le_donne_ma_c_e_ancora_un_numero_impressionante_di_casiTegucigalpa – Le morti violente delle donne in Honduras si sono ridotte, ma i numeri sono ancora impressionanti. L'Osservatorio sulla violenza ha pubblicato un rapporto in cui si calcola che da gennaio a giugno 2014, 272 donne sono state uccise dalla violenza, 51 in meno rispetto allo stesso periodo del 2013. Negli 11 mesi del 2014 ci sono stati 453 femminicidi. Nel rapporto appare che tra il 2005 e il 2013 si sono verificati 3.487 femminicidi.<br />Delle 453 morti di donne segnalate tra gennaio e novembre 2014, 325 corrisponde a donne tra i 15 e i 44 anni. Mentre le donne tra 20 e 24 anni sono 70. Secondo il rapporto in media muore una donna ogni 17 ore 16 minuti.<br />Il numero di decessi di donne nel 2013 è stato pari a 636 e, secondo la Preside dell’Università Nazionale Autonoma dell'Honduras , Julieta Castellanos, si prevede di chiudere il 2014 con circa 500 femminicidi. "Ciò vorrebbe dire che, mancando 40 giorni per finire il 2014, la cifra sarebbe inferiore a 500, molto meno di quelli che si sono verificati l'anno scorso – ha sottolineato -. Questa riduzione è probabilmente dovuta alle politiche di sicurezza che il governo sta attuando”.<br /> Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/HAITI - La Chiesa pronta ad intervenire per assicurare il futuro politico del paesehttp://www.fides.org/it/news/56505-AMERICA_HAITI_La_Chiesa_pronta_ad_intervenire_per_assicurare_il_futuro_politico_del_paesehttp://www.fides.org/it/news/56505-AMERICA_HAITI_La_Chiesa_pronta_ad_intervenire_per_assicurare_il_futuro_politico_del_paesePort au Prince – Il portavoce della "Commissione Episcopale per la Mediazione" , Mons. Patrick Aris, ha affermato che la Chiesa cattolica attende la sintesi delle varie proposte sulle consultazioni politiche, che sono emerse durante la riunione tenutasi nel Palazzo Nazionale il 24 novembre. All’incontro hanno partecipato il Presidente Martelly, i rappresentanti politici e della CEM. <br />La nota pervenuta a Fides da una fonte locale riferisce che è prevista a breve una dichiarazione del Presidente. "Il discorso alla nazione che il Capo dello Stato farà nei prossimi giorni ha relativa importanza. La cosa principale rimane il contenuto della dichiarazione" ha detto Mons. Patrick Aris in un'intervista ad Haiti Press Network.<br />Secondo l’esponente della Chiesa, la "sintesi" delle varie proposte per porre fine alla crisi dovrebbe essere in grado di aiutare davvero a trovare una soluzione. Fin dall'inizio della crisi politica e sociale vissuta negli ultimi mesi, la Chiesa cattolica di Haiti ha ricoperto un ruolo fondamentale . Adesso la preoccupazione cresce perché la situazione politica tende a peggiorare e la Conferenza episcopale sta valutando la possibilità di un nuovo intervento. "Abbiamo già incontrato i membri della società civile che hanno accettato una mediazione più ampia" ha rivelato mons. Aris, ricordando che la CEM non si è ancora pronunciata sulla possibilità di invitare i rappresentanti di altri settori ad unirsi al team di mediazione.<br />Reagendo alla posizione comune dei senatori, che hanno bocciato lo scioglimento del Parlamento nel 2015, il portavoce della Commissione Episcopale per la Mediazione ritiene che "la mancanza di un'istituzione democratica come il Parlamento all'interno del panorama politico danneggerebbe direttamente la gestione della cosa pubblica". Data la complessità della situazione socio-politica, la Chiesa cattolica ritiene che sia più che mai necessario il dialogo o dei negoziati tra i protagonisti.<br /> Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/FILIPPINE - Giustizia per il massacro di Maguindanao: i parenti delle vittime scrivono al Papahttp://www.fides.org/it/news/56504-ASIA_FILIPPINE_Giustizia_per_il_massacro_di_Maguindanao_i_parenti_delle_vittime_scrivono_al_Papahttp://www.fides.org/it/news/56504-ASIA_FILIPPINE_Giustizia_per_il_massacro_di_Maguindanao_i_parenti_delle_vittime_scrivono_al_PapaManila – I parenti delle vittime uccise nel cosiddetto “Massacro di Maguindanao” – il sequestro e la barbara esecuzione di 46 persone avvenuta nella provincia di Maguindanao il 23 novembre 2009 – hanno fatto appello a Papa Francesco perché, venendo nelle Filippine, possa aiutare a porre fine alla cultura dell'impunità. Come appreso da Fides, le vittime lamentano che, a cinque anni dal delitto, giustizia non è stata ancora fatta. Nel massacro furono uccisi diversi giornalisti che seguivano il corteo di un candidato politico. Rowena C. Paraan, Presidente del sindacato nazionale dei giornalisti filippini spera che la vicenda giunga all'attenzione del Pontefice argentino, esprimendo l’auspicio che “la missiva sia realmente recapitata al Papa” che visiterà il paese dal 15 al 19 gennaio 2015. I parenti delle vittime chiedono al Papa di “confortare gli afflitti” e di spendere la sua credibilità e influenza per riportare nel dibattito pubblico l’annosa questione dell’impunità per gli omicidi extragiudiziali nelle Filippine.<br />Di recente l’Ong “Human Rights Watch” ha invitato il governo filippino a impegnarsi di più per fermare le esecuzioni extragiudiziali che restano regolarmente impunite. Alcuni sindaci e agenti di polizia di città filippine, inoltre, sono accusati di “favoreggiamento delle uccisioni”. Secondo un rapporto pubblicato da HRW, nel periodo tra il 2008 e il 2013 nelle Filippine si sono registrate 298 esecuzioni extragiudiziali, tutte impunite. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - “P. Mateusz sta bene ed è stato liberato senza l’impiego della forza” dice a Fides il Vicario generale di Bouarhttp://www.fides.org/it/news/56503-AFRICA_CENTRAFRICA_P_Mateusz_sta_bene_ed_e_stato_liberato_senza_l_impiego_della_forza_dice_a_Fides_il_Vicario_generale_di_Bouarhttp://www.fides.org/it/news/56503-AFRICA_CENTRAFRICA_P_Mateusz_sta_bene_ed_e_stato_liberato_senza_l_impiego_della_forza_dice_a_Fides_il_Vicario_generale_di_BouarBangui - Sta bene p. Mateusz Dziedzic, il sacerdote Fidei Donum polacco rapito a metà ottobre nella Repubblica Centrafricana che è stato liberato ieri, 26 novembre. Lo riferisce all’Agenzia Fides il Vicario generale della diocesi di Bouar, don Mirek Gucwa. “Abbiamo appreso nella mattina di ieri della liberazione di don Mateusz e già in serata siamo riusciti a parlare per telefono con lui. Ha detto che sta bene” racconta don Mirek.<br />“Don Mateusz è stato liberato insieme ad altri 15 ostaggi di nazionalità camerunese, nel territorio del Camerun” dice il Vicario Generale di Bouar. Gli ostaggi, tra cui il sacerdote polacco, sarebbero stati sequestrati dal “Front Démocratique du Peuple Centrafricain ”, il cui capo, Abdoulaye Miskin, è detenuto in Camerun. <br />Un comunicato del Presidente della Repubblica del Camerun, Paul Biya, inviato all’Agenzia Fides, afferma che la liberazione dei 15 ostaggi camerunesi, rapiti tra il 20 settembre e il 24 ottobre nell’est del Paese, è stata resa possibile grazie a “un’operazione speciale condotta dalle forze armate e di sicurezza camerunesi”. Il comunicato riconosce inoltre il “contributo apprezzabile” del Presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, mediatore nella crisi centrafricana, per la liberazione degli ostaggi.<br />Secondo p. Mirek, per quanto a sua conoscenza, questi ultimi non sono stati liberati attraverso un’operazione militare e si è in attesa della liberazione di 10 ostaggi di nazionalità centrafricana ancora detenuti dal gruppo. “Si spera che saranno liberati a breve” dice. Attualmente “p. Mateusz si trova a Brazzaville, dove dovrebbe aver incontrato il Presidente Sassou Nguesso” aggiunge don Mirek. <br />Il Vicario Apostolico riferisce che a Bouar la situazione è calma, a parte qualche rapina notturna, grazie alla presenza di un contingente della MINUSCA , formato da militari di Camerun, Bangladesh e Marocco. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/CINA - Nella diocesi di Hai Men nasce un gruppo di medici per il servizio sanitario gratuitohttp://www.fides.org/it/news/56502-ASIA_CINA_Nella_diocesi_di_Hai_Men_nasce_un_gruppo_di_medici_per_il_servizio_sanitario_gratuitohttp://www.fides.org/it/news/56502-ASIA_CINA_Nella_diocesi_di_Hai_Men_nasce_un_gruppo_di_medici_per_il_servizio_sanitario_gratuitoHai Men – Testimoniare il Vangelo attraverso le opere di carità: è il motivo che ha portato alla formazione del “Gruppo della Divina Provvidenza” che offre un servizio sanitario gratuito ai cattolici e ai non cattolici della diocesi di Hai Men , nella provincia di Jiang Su, nella Cina continentale. L’annuncio di questo nuovo servizio, offerto indistintamente a tutti, è stato dato al termine della celebrazione della festa di Cristo Re, domenica 23 novembre. <br />Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, una decina di anni fa la diocesi inviò due suore a studiare medicina proprio in vista di realizzare un servizio sanitario che testimoniasse la fede e la carità dei cattolici. Oggi questo sogno è diventato realtà. Il gruppo è formato da medici cattolici che dispongono di moderne attrezzature tecnologiche per effettuare ecografie, elettrocardiogrammi… i quali si sposteranno in vari luoghi della diocesi, raggiungendo soprattutto quelli più sperduti. <br />La diocesi di Hai Men vanta una lunga storia. Il primo Vescovo è stato Sua Ecc. Mons. Simon Zhu Kai Min , che venne ordinato in Vaticano da Papa Pio XI nel 1926, con il primo gruppo di Vescovi cinesi. <br />Nonostante la scarsità di sacerdoti e religiose, la diocesi è sempre stata molto attiva nella pastorale e nelle opere caritative, valorizzando la presenza dei cattolici nella società. Thu, 27 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/RWANDA - Nomina del Vescovo di Gikongorohttp://www.fides.org/it/news/56501-AFRICA_RWANDA_Nomina_del_Vescovo_di_Gikongorohttp://www.fides.org/it/news/56501-AFRICA_RWANDA_Nomina_del_Vescovo_di_GikongoroCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 26 novembre 2014, ha<br />nominato Vescovo della diocesi di Gikongoro il Rev.do Célestin Hazikimana, del clero di Kigali, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Rwanda.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 14 agosto 1963, nella parrocchia della Sacra Famiglia dell’arcidiocesi di Kigali. Ha frequentato le scuole secondarie nel Seminario minore St Vincent di Rulindo e poi in quello di Ndera . Nel 1985 è entrato nel Seminario propedeutico di Rulindo e ha completato gli studi di filosofia e di teologia presso il Seminario maggiore Interdiocesano di Nyakibanda, a Butare. È stato ordinato sacerdote il 21 luglio 1991. Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1991-1992: Vicario parrocchiale a Rutongo; 1992-1994: Rappresentante diocesano per l’educazione cattolica; 1994-1996: Direttore del Centro nazionale San Paolo di Kigali; 1997-1998: Rappresentante diocesano per l’Educazione Cattolica; 1998-2003: Direttore di GEMECA-Rwanda; 2003-2010: Studi superiori di Teologia a Napoli, dove ha conseguito un Dottorato in Teologia Dogmatica presso la Facoltà di San Tommaso. Dal 2011 è Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Rwanda. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/LIBANO - Per il Patriarca Rai il dialogo tra Hezbollah e sunniti del Movimento “Futuro” può portare fuori dal tunnelhttp://www.fides.org/it/news/56500-ASIA_LIBANO_Per_il_Patriarca_Rai_il_dialogo_tra_Hezbollah_e_sunniti_del_Movimento_Futuro_puo_portare_fuori_dal_tunnelhttp://www.fides.org/it/news/56500-ASIA_LIBANO_Per_il_Patriarca_Rai_il_dialogo_tra_Hezbollah_e_sunniti_del_Movimento_Futuro_puo_portare_fuori_dal_tunnelBeirut – Secondo il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, “se adesso comincia il dialogo tra Hezbollah e il Movimento 'Futuro', questo significa che in Libano abbiamo iniziato a uscire dal tunnel”. Il Primate della Chiesa maronita ha espresso la sua attesa per le nuove prospettive apertesi negli scenari politici libanesi, rispondendo alle domande che i giornalisti di testate locali gli hanno rivolto martedì 25 novembre all'aeroporto di Beirut, al suo ritorno da Roma. L'apertura di un possibile dialogo tra la fazione sciita di Hezbollah e quella sunnita, che fa capo a Saad Hariri, rappresenta una chance per uscire dallo stallo che paralizza da mesi la vita politica e istituzionale libanese, e che ha finora impedito l'elezione di un nuovo Presidente, dopo che a maggio l'ex capo di Stato Michel Sleiman ha esaurito il suo mandato. <br />Il sistema libanese riserva la carica presidenziale a un cristiano maronita, ma le sigle e i leader cristiani appartenenti ai diversi blocchi che dominano la scena politica libanese non sono riusciti finora a trovare un accordo su un candidato condiviso, e con i loro veti incrociati hanno contribuito in maniera decisiva alla paralisi istituzionale. Adesso la possibilità di sbloccare la situazione si affida al dialogo tra forze musulmane antagoniste. Lo sciita Nabih Berri, presidente del Parlamento libanese, ha fatto sapere tramite suoi collaboratori che un appoggio importante all'inizio della nuova fase di dialogo tra la fazione sciita e quella sunnita, è stato espresso attraverso canali diplomatici, anche da Usa e Arabia Saudita, Paese che esercita una forte influenza sul Movimento “Futuro”. .Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/TURKMENISTAN - “Costruiamo una Chiesa di pietre vive”, dice il Superiore della Missio sui iurishttp://www.fides.org/it/news/56499-ASIA_TURKMENISTAN_Costruiamo_una_Chiesa_di_pietre_vive_dice_il_Superiore_della_Missio_sui_iurishttp://www.fides.org/it/news/56499-ASIA_TURKMENISTAN_Costruiamo_una_Chiesa_di_pietre_vive_dice_il_Superiore_della_Missio_sui_iurisAshgabat – “Condividendo la gioia della fede in Cristo, siamo felici di donare a tutti la grazia e la gioia che proviene dalla fede. Questa gioia è arrivato in Turkmenistan 18 anni fa come un grande dono. Non abbiamo ancora una chiesa fatta di mattoni o legno. Ma abbiamo costruito la nostra Chiesa di pietre vive”. Lo afferma, in una nota inviata all’Agenzia Fides, p. Andrzej Madej OMI, Superiore della Missio sui iuris in Turkmenistan, costituita nel 1997 da Papa Giovanni Paolo II. P Madej vive e opera lì, con una comunità di confratelli, in qualità di rappresentante della Santa Sede ad Ashgabat. <br />“Viviamo nel paese che solo venti anni fa era ancora parte dell'Impero sovietico. In questo paese – spiega il missionario – si è tentato di costruire una società senza Dio, o perfino una società opposta a Dio. Oggi la Chiesa locale è gestita dagli Oblati di Maria Immacolata e cura una comunità cattolica di circa 150 persone. Frequentano la Messa in russo e anche in inglese. Ci vogliono circa tre anni per preparare i nostri catecumeni al Battesimo”.<br />“La nostra comunità prega in un edificio preso in affitto, ma l'entusiasmo non manca, mentre il numero di persone che vengono in Chiesa continua a crescere. La nostra Chiesa cerca sempre di essere una fonte di gioia e di luce che si affaccia sul deserto di Kara-Kum, diffondendo il messaggio di amore, di solidarietà e di speranza di Gesù, cercando sempre di rispettare la cultura e le tradizioni di questo bellissimo paese” prosegue il Superiore.<br />“Siamo stati testimoni di come questi anni di vita senza Dio abbiano lasciato molte ferite: famiglie spezzate, violenza domestica, umanità ferita, perdita di senso della vita, legami sociali spezzati. Molte fosse comuni sono state rinvenute. La nazione vive sulle rovine delle ideologie senza Dio. Ora è il tempo della riconciliazione, l'inizio del rinnovamento, della nuova vita, di nuovi legami e nuove speranze. Circa 18 anni fa una comunità cattolica è rinata nella terra del Turkmenistan. La Buona Novella affascina e attira la gente a Gesù. La Parola di Dio ha il potere di riunire coloro che sono stati dispersi ‘come pecore senza pastore’. La Chiesa è oggi una comunità di riconciliazione, che cura le ferite della separazione, guarisce i cuori, donando nuova pace e facendo rinascere la fiducia” conclude p. Madej. Wed, 26 Nov 2014 00:00:00 +0100