Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/CIAD - Per i Vescovi “occorre un referendum per cambiare la Costituzione”http://www.fides.org/it/news/64095-AFRICA_CIAD_Per_i_Vescovi_occorre_un_referendum_per_cambiare_la_Costituzionehttp://www.fides.org/it/news/64095-AFRICA_CIAD_Per_i_Vescovi_occorre_un_referendum_per_cambiare_la_CostituzioneN’Djamena - “Occorre un referendum per cambiare la Costituzione”. È quanto affermano i Vescovi del Ciad in una dichiarazione, giunta all’Agenzia Fides, pubblicata al termine della loro Assemblea Plenaria. <br />Il 30 aprile l’Assemblea Nazionale ciadiana dovrà votare l’adozione del progetto di riforma della Costituzione, boicottato dall’opposizione, che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 aprile. Tra i punti che hanno suscitato controversie c’è il prolungamento del mandato presidenziale da 5 a 6 anni e l’estensione dei poteri del Capo dello Stato. L’opposizione afferma che la nuova Costituzione serve soprattutto a rendere perpetuo il potere del Presidente Idriss Déby Itno. Quest’ultimo invece afferma che la creazione di una “Quarta Repubblica” permetterà di affrontare in modo confacente i problemi del Paese.<br />I Vescovi esprimono “la loro preoccupazione sul modo in cui si svolge il processo di creazione della Quarta Repubblica del Ciad. Questo processo, come molti temono, rischia di falsare gravemente le regole del gioco democratico, perché porta nel suo seno il germe della divisione tra i cittadini”.<br />La Conferenza Episcopale Ciadiana dà credito a chi dice che il tema della “Quarta Repubblica” non è stato affatto dibattuto tra i cittadini: “Oltre alle divergenze nella classe politica, notiamo che gran parte della popolazione ignora del tutto quello che sta accadendo. Un cambiamento fondamentale di questa natura dovrebbe essere fatto nel rispetto della Costituzione che all’Art. 224 dice che la “revisione della Costituzione è approvata da un referendum”."<br />I Vescovi si dicono contrari alla pratica della Diya, la riparazione dei crimini di sangue prevista dalla Sharia, perché “compromette la pace sociale e gli sforzi effettuati per restaurare lo Stato di diritto, e rovina l’economia delle comunità”. “Per questo - affermano i Vescovi - chiediamo alle autorità competenti che la pratica non sia imposta ad una comunità dove questa non fa parte della tradizione e anche nelle comunità che la praticano, la sua applicazione sia strettamente regolamentata”. I Vescovi auspicano il rafforzamento del sistema giudiziario statale e l’abolizione degli accordi intercomunitari per l’applicazione della Diya “perché questa ha provocato delle tensioni tra le diverse comunità”.<br />“Lavorate per la pace senza dimenticare la popolazione” concludono i Vescovi rivolgendosi ai responsabili politici, amministrativi, sociali e religiosi del Paese. <br />Thu, 26 Apr 2018 11:46:41 +0200AMERICA/ANTILLE - Incontro dei giovani per approfondire Amoris laetitia: la famiglia resta punto di forza e segno di speranzahttp://www.fides.org/it/news/64094-AMERICA_ANTILLE_Incontro_dei_giovani_per_approfondire_Amoris_laetitia_la_famiglia_resta_punto_di_forza_e_segno_di_speranzahttp://www.fides.org/it/news/64094-AMERICA_ANTILLE_Incontro_dei_giovani_per_approfondire_Amoris_laetitia_la_famiglia_resta_punto_di_forza_e_segno_di_speranzaAntille – “Viviamo in piccole isole, esposte agli uragani. L'anno scorso ne abbiamo avuti diversi della quinta categoria. Uno dopo l'altro. I danni sono stati incredibili. La nostra regione è molto debole di fronte a questo tipo di fenomeni”. Lo afferma, in una nota inviata dall'agenzia Romereports all’Agenzia Fides, Mons. Charles Jason Gordon, Arcivescovo di Port of Spain, sull'isola di Trinidad e Tobago, durante il suo soggiorno a Roma, dal 16 aprile, per la visita Ad limina apostolorum di 22 Vescovi della Conferenza Episcopale delle Antille . L’obiettivo è quello di riflettere insieme al Santo Padre su temi fondamentali come la missione, la nuova evangelizzazione, le vocazioni e la particolare vulnerabilità della regione.<br />L'AEC riunisce i Vescovi di 24 territori che costituiscono una complessa realtà politica, culturale, religiosa, demografica, geografica, storica e linguistica. Le Antille sono caratterizzate da una diversità che si manifesta anche nella vita delle Chiese particolari. Ne fanno parte paesi in cui la popolazione cattolica è la grande maggioranza, come Guadalupe o Martinica, dove i cattolici sono oltre l'80%, e altri come le isole Cayman o la Giamaica, dove invece costituiscono una minoranza sotto al 4%.<br />Nella stessa nota, Mons. Gabriel Malzaire, Vescovo di Roseau, Dominica, afferma: "Dobbiamo rendere consapevoli le persone della serietà della nostra relazione con il clima. La Dominica è conosciuta come ‘l'isola naturale’ dei Caraibi. È un'isola molto verde, ma gli uragani hanno distrutto tutta la foresta che ora sta cercando di ricrescere".<br />I paesi della regione sono colpiti da mali come la proliferazione delle sette, la secolarizzazione, la crisi della famiglia, il declino delle vocazioni, la preoccupazione per i giovani, le tensioni sociali, la povertà, i cambiamenti climatici e soprattutto da drammi come la tratta. Per affrontare alcune di queste sfide, la Chiesa nelle Antille organizza ogni tre anni un incontro con i giovani, per approfondire la loro fede, basandosi sullo studio di un documento del Magistero, quest'anno alla riunione, che si terrà a luglio, studieranno l'esortazione apostolica "Amoris laetitia".<br />“Parleremo di Amoris laetitia e già sono entusiasti. Abbiamo un altro gruppo che lavora a Panama, con più giovani. Abbiamo iniziato a raccogliere fondi e a fare incontri preparatori. I progetti sono in corso. Stanno lavorando insieme per preparare la Gmg di Panama" sottolinea Mons. Charles Janson Gordon, Arcivescovo di Port of Spain, a Trinidad e Tobago.<br />I Vescovi hanno ribadito l'importanza della pazienza, della misericordia e dell'accompagnamento delle famiglie come parte del loro piano pastorale. Nonostante la sua fragilità, la realtà peculiare della famiglia caraibica, con la sua capacità di recupero e la sua natura inclusiva, rimane un punto di forza e un segno di speranza per l'intera società.<br />La Conferenza episcopale delle Antille comprende gli Episcopati di Piccole Antille, Giamaica, Belize, Guyana, Suriname e Guiana francese. L’AEC fa parte della Conferenza episcopale latinoamericana e caraibica . La Chiesa delle Antille è composta da 5 arcidiocesi, 14 diocesi e 2 missioni sui iuris. <br />Thu, 26 Apr 2018 11:18:33 +0200AFRICA/UGANDA - Impegno della Caritas nazionale e diocesana per una maggiore inclusione delle persone disabilihttp://www.fides.org/it/news/64093-AFRICA_UGANDA_Impegno_della_Caritas_nazionale_e_diocesana_per_una_maggiore_inclusione_delle_persone_disabilihttp://www.fides.org/it/news/64093-AFRICA_UGANDA_Impegno_della_Caritas_nazionale_e_diocesana_per_una_maggiore_inclusione_delle_persone_disabiliKisubi – Collaboratori e staff di Caritas Uganda si trovano a Kisubi, attualmente impegnati in un seminario di formazione sullo sviluppo inclusivo con l’obiettivo di promuovere la piena integrazione delle persone con disabilità nella società.<br />Gli oltre 50 partecipanti, compreso lo staff di Caritas Uganda, il Programma diocesano della Caritas e i responsabili del patrocinio di tutte le 19 diocesi del paese, insieme ad altri rappresentanti dei governi nazionali e locali, si stanno confrontando sul tema ispirato dal Vangelo di Matteo : "Andate e informatevi accuratamente del bambino".<br />In una recente dichiarazione del Coordinatore per la ricerca e la politica di Caritas Uganda, Godfrey Onentho, pervenuta a Fides, si legge che il tipo di formazione proposta in questi tre giorni di incontri, cerca di portare in primo piano la categoria delle persone vulnerabili nei processi di programmazione e di tutela della Caritas.<br />“E’ qualcosa di diverso dalla programmazione tradizionale, che riceve ampia attenzione all’interno dei programmi Caritas a livello sia diocesano che nazionale” ha affermato Onentho. <br />La formazione si svolgerà in concomitanza con uno studio commissionato da Caritas Uganda per identificare i problemi chiave delle disabilità e le risposte attuali in almeno otto delle diciannove diocesi, oltre alle migliori pratiche e sfide all'interno delle strutture della Caritas che lavorano in questo settore.<br />I Vescovi cattolici delle nazioni dell’Africa orientale hanno dichiarato che “i partecipanti dovranno rivedere gli attuali progetti della Caritas incentrati sulle persone con disabilità, concentrandosi su come renderli ancora più inclusivi. Inoltre tutti gli staff diocesani e della Caritas nazionale dovranno adottare subito una programmazione sensibile alle disabilità nelle rispettive diocesi”.<br />L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 10% della popolazione mondiale sia disabile. Secondo il rapporto del censimento nazionale dell'Uganda del 2002, 4 persone su 25 hanno disabilità nel Paese africano, il che comporta grande preoccupazione per lo sviluppo. Le persone con disabilità, infatti, hanno maggiori probabilità di sperimentare risultati socioeconomici negativi rispetto alle persone senza disabilità, nei settori dell’istruzione, della sanità, dell’occupazione oltre che tassi di povertà più elevati.<br />Secondo il Rapporto sulla popolazione e sul settore abitativo del 2014, nel complesso, per la popolazione di età pari o superiore a due anni, il tasso di prevalenza dell'invalidità era del 12,4% mentre l'equivalente nella fascia di età dai cinque anni era del 14%.<br />I differenziali di genere hanno rivelato che la disabilità è più alta tra le donne rispetto agli uomini. Inoltre, stando alle stime del Rapporto, il tasso di prevalenza della disabilità risultava maggiore tra quelli che vivono nelle aree rurali rispetto a quelli nelle aree urbane. Alcune delle disabilità comuni in Uganda includono quelle visive e uditive, disabilità fisiche e multiple, disabilità mentali e psicosociali, nonché intellettive e albinismo. <br /> <br />Thu, 26 Apr 2018 11:17:51 +0200ASIA/PAKISTAN - Chiese e gruppi cristiani si mobilitano: preghiera e digiuno con Asia Bibihttp://www.fides.org/it/news/64092-ASIA_PAKISTAN_Chiese_e_gruppi_cristiani_si_mobilitano_preghiera_e_digiuno_con_Asia_Bibihttp://www.fides.org/it/news/64092-ASIA_PAKISTAN_Chiese_e_gruppi_cristiani_si_mobilitano_preghiera_e_digiuno_con_Asia_BibiKarachi - Chiese e gruppi cristiani in Pakistan hanno immediatamente aderito alla richiesta di Asia Bibi di unirsi a lei, in una speciale giornata di preghiera e digiuno per la sua liberazione, il 27 aprile. La campagna è stata lanciata attraverso i membri della sua famiglia, che l’hanno visitata nei giorni scorsi, e la Renaissance Education Foundation di Lahore, che si occupa dei familiari di Asia Bibi e delle spese legali del caso.<br />P. Arthur Charles, parroco della parrocchia di San Giovanni a Karachi, ha subito trasmesso il messaggio a sacerdoti e catechisti, per informare i fedeli, e attraverso i social media. Parlando con l'Agenzia Fides, p. Arthur Charles ha detto: “Sto diffondendo il più possibile questo messaggio; nella mia comunità parrocchiale vivremo una preghiera per Asia per due venerdì consecutivi, e domenica prossima, durante tutte le messe, pregheremo in special modo per lei”.<br />Asia Bibi ha invitato i cristiani di tutto il mondo a pregare e digiunare con lei il 27 aprile, quando ha saputo che il Presidente della Corte Suprema del Pakistan Saqib Nisar ha annunciato: “Prossimamente fisserò un appuntamento per ascoltare il caso di Asia Bibi”, recando nuova speranza per la sua liberazione.<br />P. Qaisar Feroz OFM Cap parroco nella chiesa di Sant'Antonio a Lahore, aderisce alla giornata e celebrerà la santa messa venerdì 27 aprile con questa specifica intenzione. P. Feroz dice a Fides: “Spero che la decisione venga presa sulla base della giustizia, prego perché i giudici non si lascino condizionare dalle pressioni politiche e dai fondamentalisti e facciano giustizia per Asia Bibi”. <br />“Jesus Youth Pakistan”, movimento laicale cattolico, ha invitato i suoi membri, amici e sostenitori, a coinvolgersi in questa campagna. Daniel Bashir, coordinatore dei giovani del movimento, riferisce a Fides di aver organizzato “un incontro di preghiera con un'ora di Adorazione per pregare in presenza di Gesù Eucaristia e affidare a Lui la vita di Asia”.<br />E' in atto anche un tam tam sui mass media e sui social network: Adeel Patras Chaudhry, Direttore di “Jesus Live TV”, canale televisivo cristiano in Pakistan, ha immediatamente dato notizia in tv di questa campagna. Nel suo messaggio a Fides, ha dichiarato: "Vedo una grande speranza per Asia Bibi, presto avremo giustizia”. <br />Emmanuel Neno, Segretario esecutivo della Commissione per la catechesi della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan osserva a Fides: “Siamo membri del corpo di Cristo, se una parte del corpo soffre, tutto il corpo soffre. Siamo uniti ad Asia Bibi per pregare e digiunare per lei”. Anche p. Yousuf George, della diocesi di Faisalabad, ha assicurato le sue preghiere dicendo: “Stiamo pregando con te, Asia Bibi, nella chiesa di San Giuseppe: che il nostro Signore Gesù, Principe della pace e della giustizia, ti liberi”. E fra Pascal Robert OFM, un frate pakistano che vive in Turchia, ha pubblicato un commento sul suo profilo Facebook con una breve preghiera per Asia Bibi che recita: “Possa Dio riunirti con la tua famiglia”. Thu, 26 Apr 2018 10:15:59 +0200ASIA/THAILANDIA - Erezione della diocesi di Chiang Rai e nomina del primo Vescovohttp://www.fides.org/it/news/64091-ASIA_THAILANDIA_Erezione_della_diocesi_di_Chiang_Rai_e_nomina_del_primo_Vescovohttp://www.fides.org/it/news/64091-ASIA_THAILANDIA_Erezione_della_diocesi_di_Chiang_Rai_e_nomina_del_primo_VescovoCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 25 aprile 2018 ha eretto la nuova Diocesi di Chiang Rai , per dismembramento della Diocesi di Chiang Mai, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Bangkok. Il Santo Padre ha nominato primo Vescovo di Chiang Rai, il rev.do Joseph Vuthilert Haelom, del clero di Bangkok, finora Vicario Generale della medesima Arcidiocesi. <br />La neo-eretta Diocesi di Chiang Rai si situa nella Regione nord-orientale del Paese, comprende 4 Province , nonché il Distretto di Ngao della Provincia di Lampang. E’ suffraganea dell’Arcidiocesi di Bangkok. La sede vescovile é a Chiang Rai. La chiesa parrocchiale The Nativity of Our Lady Church a Chiang Rai diviene la chiesa Cattedrale della nuova circoscrizione.<br />Il primo Vescovo di Chiang Rai, Joseph Vuthilert Haelom, è nato il 17 dicembre 1951 a Lamsai, nella Provincia di Pathumthani nell’Arcidiocesi di Bangkok. È entrato nel Seminario Minore diocesano in Bangkok e, successivamente, ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso il Seminario nazionale Lux Mundi a Sampran. È stato ordinato sacerdote il 3 agosto 1980 ed incardinato nell’Arcidiocesi di Bangkok.<br />Ha svolto, poi, i seguenti incarichi: 1980-1981: Vicario parrocchiale di Assumption Cathedral Church a Bangkok; 1981-1985: Parroco di St. Theresa’s Church a Nongjok; 1985-1989: Parroco di Our Lady of Fatima Church a Bangkok; 1989-1995: Direttore di St. Joseph Upatham School e Vice-Rettore del St. Joseph Minor Seminary a Bangkok; 1995-2000: Direttore della Commissione diocesana per le Opere Sociali e Parroco di Holy Rosary Church a Bangkok; 2000-2004: Rettore del Centro Pastorale a Sampran; 2004-2012: Parroco di Sacred Heart of Jesus Cathedral a Chiang Mai ; 2005-2012: Vicario Generale della Diocesi di Chiang Mai ; dal 2012: Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Bangkok. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Dati_statistici_diocesi_di_Chiang_Rai.doc">Dati statistici relativi alla nuova diocesi</a>Thu, 26 Apr 2018 08:39:17 +0200ASIA/VIETNAM - Nomina del Vescovo di Thanh Hóahttp://www.fides.org/it/news/64090-ASIA_VIETNAM_Nomina_del_Vescovo_di_Thanh_Hoahttp://www.fides.org/it/news/64090-ASIA_VIETNAM_Nomina_del_Vescovo_di_Thanh_HoaCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 25 aprile 2018 ha nominato Vescovo di Thanh Hóa il Rev.do Joseph Nguyen Duc Cuong, del clero di Ðà Lat, finora Parroco e Decano del Decanato di Madagui.<br />Il Rev.do Joseph Nguyen Duc Cuong, è nato il 14 ottobre 1953 a Quang Truong, Diocesi di Thanh Hóa. Ha frequentato il Seminario Minore Simon Hoa di Ðà Lat, ha studiato nel Seminario Maggiore di Ðà Lat. Successivamente, ha continuato nel Pontificio Collegio S. Pio X a Ðà Lat. In fine ha completato la formazione sacerdotale presso il Seminario Maggiore S. Giuseppe di Saigon. Nel 2012 ha svolto un corso di leadership presso l’East Asian Pastoral Institute di Manila, nelle Filippine. È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1992, per la Diocesi di Da Lat.<br />Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 1992-2001: Vicario parrocchiale della parrocchia di Tan Thanh, Bao Loc; 2001-2005: Vicario parrocchiale della parrocchia di Tan Bui, Bao Loc; 2005-2015: Parroco della parrocchia di Tan Bui, Bao Loc; dal 2015: Parroco e Decano di Madagui. <br />Thu, 26 Apr 2018 08:27:50 +0200AFRICA/CAMERUN - Nomina del Vescovo di Batourihttp://www.fides.org/it/news/64089-AFRICA_CAMERUN_Nomina_del_Vescovo_di_Batourihttp://www.fides.org/it/news/64089-AFRICA_CAMERUN_Nomina_del_Vescovo_di_BatouriCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 25 aprile 2018 ha nominato Vescovo di Batouri , il rev.do Marcellin-Marie Ndabnyemb, del clero di Douala, finora Direttore del Collegio Notre Dame des Nations di Douala.<br />Il Rev.do Marcellin-Marie Ndabnyemb è nato il 2 giugno 1965 a Logbikoy, nell’attuale Diocesi di Edea. Dopo aver completato gli studi di Filosofia e di Teologia presso il Seminario Maggiore Interdiocesano Paul VI di Douala, ha ottenuto la licenza in Teologia Spirituale presso il Teresianum a Roma, è stato ordinato sacerdote il 13 aprile 1996 e incardinato nell’Arcidiocesi di Douala.<br />Dopo l’ordinazione, ha ricoperto i seguenti uffici: 1996-2001: Insegnante presso il Seminario Minore Saint Paul di Nylon, a Douala; 2001-2003: studi di Licenza in Teologia Spirituale presso il Teresianum, a Roma; 2003-2014: Professore e Padre Spirituale nel Seminario Maggiore Interdiocesano Paul VI, a Douala; dal 2014: Direttore del Collegio Notre Dame des Nations di Douala. <br />Thu, 26 Apr 2018 08:23:57 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Dimissioni del Vescovo di Nacala e nomina del successorehttp://www.fides.org/it/news/64088-AFRICA_MOZAMBICO_Dimissioni_del_Vescovo_di_Nacala_e_nomina_del_successorehttp://www.fides.org/it/news/64088-AFRICA_MOZAMBICO_Dimissioni_del_Vescovo_di_Nacala_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato il 25 aprile 2018 la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Nacala , presentata da S. E. Mons. Germano Grachane, C.M. Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Nacala S.E. Mons. Alberto Vera Aréjula, O. de M., finora Ausiliare di Xai-Xai. Thu, 26 Apr 2018 08:22:42 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - Dimissioni del Vescovo di Daloa e nomina del successorehttp://www.fides.org/it/news/64087-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Dimissioni_del_Vescovo_di_Daloa_e_nomina_del_successorehttp://www.fides.org/it/news/64087-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Dimissioni_del_Vescovo_di_Daloa_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato il 25 aprile 2018 la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Daloa , presentata da S.E. Mons. Maurice Konan Kouassi. Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Daloa S.E. Mons. Marcellin Kouadio Yao, finora Vescovo di Yamoussoukro. Thu, 26 Apr 2018 08:21:34 +0200AFRICA/NIGERIA - Anche due sacerdoti tra le vittime dei massacri nel centro della Nigeriahttp://www.fides.org/it/news/64086-AFRICA_NIGERIA_Anche_due_sacerdoti_tra_le_vittime_dei_massacri_nel_centro_della_Nigeriahttp://www.fides.org/it/news/64086-AFRICA_NIGERIA_Anche_due_sacerdoti_tra_le_vittime_dei_massacri_nel_centro_della_Nigeria<br /><br />Abuja - Due sacerdoti insieme ad almeno 19 parrocchiani sono stati uccisi nella parrocchia di Sant’Ignazio di Ukpor-Mbalom nel villaggio di Mbalom, nella Gwer East Local Government Area nello Stato di Benue, che fa parte della cosiddetta Cintura di Mezzo , la parte centrale della Nigeria che divide il Nord a preponderanza musulmana, dal sud in gran parte abitato da cristiani.<br />Il massacro è avvenuto all’alba del 24 aprile. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti l’attacco è avvenuto durante la messa quotidiana delle 5:30 del mattino, molto frequentata dai parrocchiani. La funzione erano appena iniziate e i fedeli stavano ancora entrando in chiesa, dopo la quale si sarebbe svolta una cerimonia funebre, quando sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco da un gruppo armato, entrato all’improvviso nel luogo di culto. La gente è stata presa dal panico ed ha cercato di fuggire. Ma 19 persone, tra cui don Joseph Gor e don Felix Tyolaha, che stavano celebrando la messa sono stati uccisi a sangue freddo. Si contano molte persone ferite. Dopo aver attaccato la chiesa, i banditi sono entrati nel villaggio e hanno razziato e raso al suolo più di 60 tra case e fienili. Gli abitanti di sono fuggiti verso i villaggi vicini, sperando di trovare un rifugio sicuro.<br />“Confermiamo la morte di Don Joseph Gor e don Felix Tyolaha uccisi nell'attacco mortale da parte di pastori / jihadisti nel villaggio di Mbalom, nella parrocchia di Sant'Ignazio Ukpor-Mbalom” afferma un comunicato firmato da don Moses Iorapuu, Direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Makurdi. Don Iorapuu afferma che anche in altri villaggi dell’area sono stati commessi dei massacri ma “la polizia sembra non sapere nulla degli attacchi che si sono verificati in altri villaggi dello stato di Benue”.<br />La stampa nigeriana riferisce che almeno altre 35 persone sono state uccise in un attacco commesso sempre il 24 aprile nel villaggio di Tse Umenger, nel Mbadwem Council Ward of Guma LGA, nello Stato di Benue. Secondo testimonianze locali il massacro è stato commesso da almeno 50 pastori armati che intorno alle 7 del mattino hanno assalito il villaggio mettendolo a ferro e fuoco.<br />Questi ultimi massacri nei villaggi dello Stato di Benue hanno fatto crescere la tensione nella capitale, Makurdi, dove diversi giovani sono scesi in strada dando fuoco a pneumatici. <br /><br />Wed, 25 Apr 2018 11:30:09 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - Ucciso un sacerdote in una rapina stradalehttp://www.fides.org/it/news/64085-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Ucciso_un_sacerdote_in_una_rapina_stradalehttp://www.fides.org/it/news/64085-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Ucciso_un_sacerdote_in_una_rapina_stradaleAbidjan - Ucciso in una rapina di strada un sacerdote cattolico il 23 aprile in Costa d’Avorio. Si tratta di un don Bernardin Brou Aka Daniel, vicario della parrocchia del Sacro Cuore di Koun-Abronso nella diocesi di Abengourou, nell’est del Paese.<br />Secondo informazioni pervenute all’Agenzia Fides, la sera del 23 aprile, don Bernardin stava rientrando nella sua parrocchia sulla strada Agnibilekro – Koun-Fao dopo aver partecipato ad alcuni incontri a Abengourou. Sulla stessa vettura viaggiava con lui un missionario, p. Théophile Ahi. Intorno alla 20 locali, nella località di Nianda, poco dopo il villaggio di Apprompronou , la vettura dei due sacerdoti è stata costretta a rallentare a causa di un camion piazzato in mezzo alla strada. Don Bernardin, che era alla guida, mentre cercava di superare l’ostacolo, è stato colpiti da colpi di arma da fuoco esplosi da alcuni uomini armati apparsi all’improvviso. Ferito, il sacerdote è costretto a fermasi. I banditi chiedono ai due sacerdoti del denaro. Don Bernardin risponde che non hanno grandi somme di contante con loro. Senza alcun preavviso i banditi sparano a bruciapelo sul vicario colpendolo all’addome.<br />I malviventi non fanno in tempo a proseguire l’azione perché costretti alla fuga dall’arrivo di un altro veicolo. Don Bernardin pur perdendo molto sangue riesce a rimettersi alla guida fino a giungere alla città di Agnibilékrou, per essere ricoverato all'ospedale locale, dove nonostante gli sforzi dei medici, muore a causa delle ferite riportare.<br />Don Bernardin Brou Aka Daniel è nato nel dicembre 1976, ed è stato ordinato sacerdote nel 2013. Ha prestato servizio nella parrocchia di d’Appouessou a Saint-Joseph d’Amelékia, poi in quella di Santa Teresa del Bambin Gesù d’Apprompronou, prima di venire trasferito alla parrocchia del Sacro Cuore di Koun-Abronso. <br /><br />Wed, 25 Apr 2018 10:33:44 +0200AFRICA - La Chiesa africana e la sfida della sicurezza dei suoi pastorihttp://www.fides.org/it/news/64084-AFRICA_La_Chiesa_africana_e_la_sfida_della_sicurezza_dei_suoi_pastorihttp://www.fides.org/it/news/64084-AFRICA_La_Chiesa_africana_e_la_sfida_della_sicurezza_dei_suoi_pastoriKara – L’attività pastorale della Chiesa è sempre più minata in Africa dalla mancanza di sicurezza. Dalla Costa d’Avorio alla Nigeria, al Congo Kinshasa, ecc. i sacerdoti vengono assassinati da bande armate . <br />“Si tratta di un fenomeno che sta diventando sempre più ricorrente e inquietante. Una realtà drammatica che sfida e invita ad agire sia a livello ecclesiale che governativo”, ha commentato a Fides padre Donald Zagore, sacerdote della Società Missioni Africane in Togo. “È necessario un dialogo serio e costruttivo tra i dirigenti della Chiesa e i governi per prendere le misure necessarie per proteggere gli operatori pastorali nell’esercizio della loro missione” ha aggiunto il missionario. <br />Parlando dell’attività missionaria p. Donald dice: “una cosa è certa, la Chiesa non rinuncerà mai alla sua attività missionaria, anche a costo della vita dei suoi pastori, poiché come dice il suo Maestro Gesù Cristo: ‘Non c'è amore più grande che dare la vita per coloro che amiamo’ . Ecco perché ‘il buon pastore dà la vita per le sue pecore’ . Tuttavia, la chiesa deve anche lavorare in ambienti sani e sereni per essere più fattiva.”<br />“Spetta ai governi politici dei nostri paesi africani lavorare seriamente per garantire che la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, culturale o religiosa, sia una realtà effettiva. Viviamo in un'Africa che ha davvero bisogno di risolvere la sfida della sicurezza”, continua Zagore.<br />“La riduzione dei conflitti armati, il disarmo delle milizie, l’effettiva attuazione di programmi per l’integrazione sociale delle milizie armate, la riduzione della disoccupazione, l’istituzione di un sistema educativo e scolastico che sono fonte di un futuro migliore per i nostri giovani, rimangono sfide importanti da superare per vincere la lotta per la sicurezza nel nostro continente.<br />La Chiesa d’Africa non deve rimanere ai margini ma deve essere sempre più visibile e percettibile. Per questo rimane inevitabile una collaborazione efficace con i governi dei nostri diversi paesi”, conclude p. Donald.<br /> <br />Wed, 25 Apr 2018 10:32:52 +0200ASIA/PAKISTAN - L'Arcivescovo Shaw: "Ci uniamo alla preghiera e al digiuno con Asia Bibi"http://www.fides.org/it/news/64083-ASIA_PAKISTAN_L_Arcivescovo_Shaw_Ci_uniamo_alla_preghiera_e_al_digiuno_con_Asia_Bibihttp://www.fides.org/it/news/64083-ASIA_PAKISTAN_L_Arcivescovo_Shaw_Ci_uniamo_alla_preghiera_e_al_digiuno_con_Asia_BibiLahore - "La nostra speranza e il nostro cuore è con lei: il 27 aprile ci uniremo alla speciale giornata di preghiera e digiuno con Asia Bibi, invocando Dio per la sua libertà e la pace": lo dice all'Agenzia Fides l'Arcivescovo di Lahore Sebastian Shaw, accogliendo l'appello che la cristiana condannata a morte per blasfemia e rinchiusa nel carcere di Multan ha diffuso ieri tramite i suoi familiari.<br />Come riferisce all'Agenzia Fides Joseph Nadeem, responsabile della “Renaissance Education Foundation” di Lahore, tutore della famiglia di Asia, la donna ha invitato i cristiani e gli uomini e le donne di buona volontà, in tutto il mondo, a vivere con lei il prossimo venerdì 27 aprile una speciale giornata di preghiera e digiuno.<br />Con i familiari che l'hanno visitata nei giorni scorsi, Asia si è mostrata commossa quando ha saputo del recente annuncio del presidente della Corte suprema del Pakistan, Saqib Nisar: il magistrato ha dichiarato che si occuperà personalmente del caso e stabilirà ben presto la data dell’udienza davanti al massimo organo giudiziario del paese. <br />Il Vescovo Khadim Bhutto, Presidente del "Consiglio episcopale del Pakistan", parlando a Fides, ha dichiarato: "Apprezzo la decisione del Presidente della Corte suprema. E' un passo necessario. La povera donna soffre da molto tempo". Ha poi affermato:" Il giudice dovrebbe anche considerare gli altri casi di molte persone innocenti in carcere da lungo tempo, che chiedono giustizia ".<br />Il Consiglio episcopale del Pakistan è un consiglio di oltre 40 vescovi di varie denominazioni protestanti come pentecostali, evangelici, avventisti, metodisti e altre confessioni, che opera in comunione e collaborazione con la Chiesa cattolica per costruire l'unità tra i cristiani in Pakistan. Il Vescovo Khadim Bhutto nota che il giudice Sadiq "sta lavorando duramente per rendere giustizia alla popolazione del Pakistan".<br />La scorsa settimana, in un incontro con l'avvocato di Asia Bibi, Saiful Malook, il Presidente della Corte Suprema del Pakistan, ha assicurato che a breve convocherà l'udienza per Asia Bibi. E ha ordinato di ripristinare le misure di sicurezza e protezione, in precedenza revocate, per Saiful Malook, che si occupa anche di altri quattro casi di blasfemia. <br />Asia Bibi è in carcere dal 2009, accusata falsamente di blasfemia da donne musulmane e da un imam, in seguito a un litigio. A novembre 2010 il tribunale di primo grado l'ha condannata a morte e quattro anni dopo il verdetto è stato confermata dall'Alta Corte di Lahore. Il caso è davanti alla Corte Suprema. Nel corso de la vicenda molti sono stati i rinvii, anche dettati dalla paura di deliberare su un caso così sensibile, date le minacce e le pressioni dei gruppi islamici radicali. Sabir Michael, attivista cattolico e promotore dei diritti umani, commenta a Fides: "Il ritardo nella giustizia è la morte della giustizia. Lo stato di diritto deve prevalere sui gruppi fondamentalisti". Wed, 25 Apr 2018 10:01:18 +0200AMERICA/COLOMBIA - Il vescovo di Tibú: Il Catatumbo, nella morsa del conflitto tra guerriglie, “merita riconciliazione e pace”http://www.fides.org/it/news/64082-AMERICA_COLOMBIA_Il_vescovo_di_Tibu_Il_Catatumbo_nella_morsa_del_conflitto_tra_guerriglie_merita_riconciliazione_e_pacehttp://www.fides.org/it/news/64082-AMERICA_COLOMBIA_Il_vescovo_di_Tibu_Il_Catatumbo_nella_morsa_del_conflitto_tra_guerriglie_merita_riconciliazione_e_paceTibú - “Il rumore della guerra ha più impatto del clamore di un popolo”. Questa la denuncia di mons. Omar Sánchez Cubillos, vescovo di Tibú , in una dichiarazione video pervenuta all'Agenzia Fides. Commentando un comunicato della diocesi, il prelato ha rivelato la situazione di ampie aree della regione amazzonica del Catatumbo, al confine con Venezuela, la cui popolazione è la principale vittima delle contese territoriali tra fazioni dell'ELN e dell'EPL e i rispettivi gruppi dissidenti. <br />Dopo gli accordi di pace con le FARC e la loro smobilitazione, infatti, il Catatumbo è diventato terra di nessuno contesa tra ELN e EPL che, dopo continue confrontazioni, sono di fatto in guerra tra loro. Lunedì è stato diffuso dalla stampa locale un video nel quale appaiono sei giovanissimi membri dell'ELN che sarebbero stati sequestrati dalla dissidenza dell'EPL, mentre il giorno prima l'EPL ufficiale aveva comunicato all'opinione pubblica la propria disponibilità al dialogo. Il vescovo afferma che la mobilitazione armata senza data di scadenza decisa dall'EPL il 15 aprile ha come conseguenza un confinamento dei civili, vittime della violenza e del terrore infuso dai guerriglieri ad ogni loro movimento. “Costatiamo che chi domina il territorio con le armi determina chi vi entra, chi vi esce, chi può lavorare, chi vive e chi muore”, accusa. La guerra ha un limite, ammonisce mons. Sánchez, chiedendo ai gruppi ribelli di attenersi al diritto umanitario internazionale, che protegge la popolazione, e avverte circa la crisi economica che si avvicina se non si corre ai ripari, con la rottura dei processi sociali che cominciavano a permettere il progresso della zona.<br />Allo Stato, il vescovo chiede urgentemente una maggior presenza, che possa arginare anche l'imminente sfollamento dei civili, parlando di una possibile crisi umanitaria alle porte. “Come Stato - e come Chiesa, per quello che ci compete - dobbiamo aiutare le comunità a dotarsi di meccanismi di protezione chiari ed efficienti. Lo stiamo facendo, come diocesi, nelle scuole e in alcuni villaggi”. Poi puntualizzando che i sacerdoti continueranno ad accompagnare le comunità, chiede preghiere al popolo colombiano, incoraggiando agli abitanti della diocesi, a trarre insegnamenti da questa crisi, “perché il Catatumbo merita riconciliazione e pace”. <br />Il comunicato stampa denunciava anche la disinformazione dei media a riguardo. Organismi come le Nazioni Unite e l'Organizzazione degli Stati Americani confermano che non si sono verificati scontri armati e tuttavia, “la violenza simbolica si è strutturata e diffusa attraverso l'imposizione di norme e le minacce ai cittadini”. Inoltre si sono riscontrate carenze nella sussistenza. L'ONU parla di almeno 144.000 persone che hanno sofferto gravi restrizioni nell'accesso a servizi e beni di prima necessità o limiti di mobilità, di 2.819 sfollati e di 44.829 bambini impossibilitati ad andare a scuola. Minorenni, anziani, giovani, gestanti e comunità indigene sono i settori più colpiti. “Le strategie utilizzate in questo scenario di controllo”, avverte il comunicato, “attaccano lo stato emotivo e psicosociale di persone e comunità, e le avvolge nel silenzio, alimentato dalla sensazione di paura ed angoscia”. Wed, 25 Apr 2018 09:13:24 +0200AFRICA/BURKINA FASO - Nomina del Vescovo di Dédougouhttp://www.fides.org/it/news/64081-AFRICA_BURKINA_FASO_Nomina_del_Vescovo_di_Dedougouhttp://www.fides.org/it/news/64081-AFRICA_BURKINA_FASO_Nomina_del_Vescovo_di_DedougouCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo di Dédougou , il rev. Prosper Bonaventure Ky, del clero della medesima diocesi, finora Segretario permanente del Clero africano in Burkina Faso e responsabile della Casa per i sacerdoti studenti a Ouagadougou.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 10 gennaio 1965 a Toma, Diocesi di Dédougou. Ha completato gli studi di Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore Saint Jean-Baptiste di Wayalgê e nel Seminario Maggiore Saint Pierre Claver di Koumi . Successivamente ha conseguito un dottorato in Psicologia a Roma, nella Pontificia Università Salesiana. È stato ordinato sacerdote il 23 luglio 1994 ed incardinato nella diocesi di Dédougou.<br />Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti uffici: dal 1994 al 1998: Professore nel Seminario Minore di Nasso ; dal 1999 al 2000: Vicario parrocchiale della Cattedrale ; dal 2000 al 2003: Docente e Direttore nel Seminario Minore di Tionkuy ; dal 2003 al 2010: studi a Roma per il dottorato presso la Pontificia Università Salesiana; dal 2010 al 2012: Vicario parrocchiale di Toma; dal 2012: Segretario permanente del Clero africano in Burkina Faso e Responsabile della Casa per i sacerdoti studenti a Ouagadougou. <br />Tue, 24 Apr 2018 12:25:06 +0200AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi sulla crisi politica e umanitaria: “in gioco la stessa esistenza di una nazione libera, fraterna e democratica”http://www.fides.org/it/news/64080-AMERICA_VENEZUELA_I_Vescovi_sulla_crisi_politica_e_umanitaria_in_gioco_la_stessa_esistenza_di_una_nazione_libera_fraterna_e_democraticahttp://www.fides.org/it/news/64080-AMERICA_VENEZUELA_I_Vescovi_sulla_crisi_politica_e_umanitaria_in_gioco_la_stessa_esistenza_di_una_nazione_libera_fraterna_e_democraticaCaracas - La Conferenza Episcopale del Venezuela ha pubblicato ieri una dichiarazione "di fronte alla crisi politica e umanitaria" che il paese attraversa da mesi, in cui afferma che "di fronte a problemi umanitari di tale portata, viene delegittimata la realizzazione delle elezioni presidenziali, indette per il prossimo 20 maggio" e considera "urgente il loro rinvio all'ultimo trimestre dell'anno".<br />I Vescovi ricordano, nella dichiarazione ricevuta dall'Agenzia Fides, che dallo scorso gennaio "l'iperinflazione ha aumentato l'impoverimento generale della popolazione, con il disfacimento della qualità della vita di tutti. La mancanza generalizzata di servizi pubblici in tutto il paese rende la vita più difficile". Tutto questo, aggiungono i Vescovi, "di fronte alla sorprendente indifferenza dei funzionari governativi per risolvere questi problemi". "A ciò si aggiunge l'aumento delle malattie a causa dell'incontrollabile comparsa di epidemie e malattie nella popolazione più vulnerabile" prosegue il testo, che evidenzia la mancanza di medicinali di cui soffre il paese. I Vescovi richiamano inoltre l’attenzione sul problema dell’emigrazione “che sta assumendo ogni giorno proporzioni maggiori, colpisce tutti i livelli sociali e avviene in condizioni sempre più precarie".<br />Per tutti questi motivi, i Vescovi lanciano un pressante appello "ai governanti e ai leader della nazione a prendere coscienza della loro responsabilità per tutti questi mali, perché ascoltino la popolazione e li affrontino senza ulteriori ritardi... perchè facilitino la ricerca di soluzioni politiche che fermino questi mali prima che raggiungano proporzioni incontrollabili e livelli dolorosi di distruzione e morte".<br />La CEV ricorda anche a tutti i venezuelani, la necessità di "prendere coscienza che è in gioco in questi momenti non solo la realizzazione di un evento elettorale o l’abbassamento transitorio della qualità della vita di un popolo, ma la sua stessa esistenza come nazione libera, fraterna e democratica”. Infine i Vescovi ricordano che "con la forza della fede e l’impulso della speranza, è possibile assumere atteggiamenti coraggiosi e determinati di solidarietà e dare una direzione diversa a questa storia di morte". <br />Tue, 24 Apr 2018 12:16:27 +0200ASIA/MYANMAR - Malnutrizione, mortalità infantile e analfabetismo: l’impegno delle suore del Buon Pastorehttp://www.fides.org/it/news/64079-ASIA_MYANMAR_Malnutrizione_mortalita_infantile_e_analfabetismo_l_impegno_delle_suore_del_Buon_Pastorehttp://www.fides.org/it/news/64079-ASIA_MYANMAR_Malnutrizione_mortalita_infantile_e_analfabetismo_l_impegno_delle_suore_del_Buon_PastoreYangon – Da oltre 40 anni le suore del Buon Pastore continuano la loro sfida contro malnutrizione, mortalità infantile e problemi di analfabetismo nel villaggio di Magyikwin, nel nord di Yangon, in Myanmar. “La località era conosciuta per l’alto consumo di alcol e dei tafferugli che regolarmente si scatenavano. I tassi di malnutrizione e analfabetismo, oltre che la mortalità infantile, erano molto gravi” ha detto a Fides suor Maria Goretti Lwin.<br />Le suore hanno allora costruito una piccola chiesa, avviato una scuola per i bambini, offrendo loro un pasto e incoraggiando i genitori ad iscriverli. Oggi sono più di 160 quelli che frequentano le lezioni del mattino e della sera per integrare l'educazione ricevuta nella scuola gestita dal governo. “Nel villaggio non c'è elettricità, ma le sorelle usano l'energia solare e un vecchio generatore di luce. Una istruzione migliore comporta l'accesso all'università e la prospettiva di opportunità di lavoro dignitose” ha evidenziato la suora.<br />Insieme ad una giovane insegnante tirocinante lavorano in una classe di adolescenti provenienti da famiglie cattoliche, battiste e buddiste. Sono particolarmente orgogliose delle capacità canore dei bambini e stanno preparando un concorso di canti per il prossimo Natale, a Yangon.<br />Le suore hanno inoltre avviato programmi di microcredito, prestano denaro per comprare animali da allevamento e da vendere al mercato locale. Hanno anche iniziato a chiedere ai genitori un contributo economico per l’educazione dei loro figli, pagando quello che possono permettersi, così da incoraggiare una sorta di autofinanziamento e allontanare una mentalità di elemosina. <br />Tra le altre iniziative portate avanti, le suore hanno iniziato ad accogliere un gruppo di ragazze provenienti da famiglie ad alto rischio, dove i bambini sono particolarmente vulnerabili alla violenza, agli abusi o alla tratta di esseri umani.<br />Sotto l'occhio vigile della fondatrice della Congregazione del Buon Pastore, Rose Virginie Pellettier, le suore, felici dei progressi che hanno raggiunto nel villaggio negli ultimi decenni, portano avanti il lavoro iniziato quasi due secoli fa: fornire sostegno a donne e ragazze vulnerabili oltre che portare dignità e speranza a intere comunità. <br /><br />Tue, 24 Apr 2018 11:53:23 +0200AMERICA/BRASILE - Vita consacrata: “forza essenziale della presenza della Chiesa in Amazzonia”http://www.fides.org/it/news/64078-AMERICA_BRASILE_Vita_consacrata_forza_essenziale_della_presenza_della_Chiesa_in_Amazzoniahttp://www.fides.org/it/news/64078-AMERICA_BRASILE_Vita_consacrata_forza_essenziale_della_presenza_della_Chiesa_in_AmazzoniaTabatinga – “L'Amazzonia è uno spazio in cui la vita religiosa dell'America Latina realizza gran parte della sua vocazione missionaria” ha detto all’Agenzia Fides suor Luz Marina Valencia, STJ, Segretario esecutivo della Conferenza dei religiosi e delle religiose dell’America latina e dei Caraibi . A Tabatinga, una città nell'estremità occidentale dello stato di Amazonas, in Brasile, si tiene l'incontro delle Congregazioni religiose con progetti in prospettiva amazzonica, che si è aperto il 20 aprile e si chiude oggi, 24 aprile. Circa novanta partecipanti, tra religiosi e religiose, insieme ad alcuni laici e sacerdoti diocesani che svolgono il loro lavoro missionario in vari paesi dell'Amazzonia, stanno riflettendo sul tema "La missionarietà pan-amazzonica nella prospettiva dell'ecologia integrale".<br />L'incontro, organizzato dalla CLAR e dalla Rete ecclesiale pan-amazzonica , si svolge in un punto strategico, poiché la città brasiliana si trova al confine con Perù e Colombia, e si può affermare che in questo caso non c'è alcuna divisione tra i due paesi.<br />“Molte congregazioni religiose guardano all'Amazzonia come ad una sfida" continua la Segretaria esecutiva della CLAR. Essere in Amazzonia è rispondere ai carismi delle congregazioni, "perché quasi tutti i nostri fondatori hanno creato congregazioni per rispondere alle urgenti necessità della Chiesa, e in questo momento l'Amazzonia è un'urgenza non solo per la Chiesa, ma per la società, per il mondo intero, per ciò che viene minacciato e per l'attenzione ai popoli indigeni" conclude suor Luz Marina.<br />L'importanza della vita religiosa in Amazzonia è stata sottolineata anche da Mauricio López, Segretario esecutivo della REPAM, che ha dichiarato a Fides che senza di essa "la presenza di questo progetto del Regno liberatore non sarebbe possibile. in questa realtà". Per López "se la vita religiosa non fosse presente come lo è in Amazzonia, la REPAM non esisterebbe", riconoscendo che "certamente i popoli, nella loro dinamica di vita, sono espressione del Regno, ma l'accompagnamento della Chiesa si realizza fondamentalmente attraverso la vita religiosa". In questo senso, Lopez insiste che al momento "di accompagnare la realtà panamazzonica, la forza essenziale di tale presenza risiede nella vita consacrata".<br />Infatti tra CLAR e REPAM "c'è una grande sinergia", sottolinea a Fides il rappresentante della CLAR in seno alla REPAM, João Gutemberg, Fratello Marista: "CLAR e REPAM sono simili, una è nell'altra, entrambe cercano la connessione della vita religiosa in Panamazonia e questo lavoro è anche una testimonianza di vita". Pertanto "più è connessa la missione, istituzionale e personale, fatta attraverso persone impegnate che cercano nuove strade, più si aggiungerà energia per il bene comune" conclude Gutemberg. <br />Tue, 24 Apr 2018 11:35:13 +0200AFRICA/SUD SUDAN - “Un gesto di pace in un Paese dilaniato dalla guerra” dice Mons. Kussala alla posa della prima pietra dell’ospedale di Nzarahttp://www.fides.org/it/news/64077-AFRICA_SUD_SUDAN_Un_gesto_di_pace_in_un_Paese_dilaniato_dalla_guerra_dice_Mons_Kussala_alla_posa_della_prima_pietra_dell_ospedale_di_Nzarahttp://www.fides.org/it/news/64077-AFRICA_SUD_SUDAN_Un_gesto_di_pace_in_un_Paese_dilaniato_dalla_guerra_dice_Mons_Kussala_alla_posa_della_prima_pietra_dell_ospedale_di_NzaraJuba - "La Chiesa continua a integrare gli sforzi del governo nel fornire un sostegno essenziale alla popolazione bisognosa" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio , Presidente della Conferenza Episcopale che riunisce i Vescovi di Sudan e Sud Sudan. Il 21 aprile Mons. Barani ha presieduto la cerimonia della posa della prima pietra di una struttura sanitaria del valore di 2 milioni di dollari nella sua diocesi, che comprenderà una clinica e un reparto maternità, un reparto chirurgico e una banca del sangue. La nuova struttura sorgerà a Nzara, una cittadina situata a circa 24 km a nord-ovest di Yambio.<br />"La cerimonia di oggi segna il passaggio dalla pianificazione alla realtà" ha detto Mons. Kussala. “Da quando sono diventato Vescovo, quasi dieci anni fa, ho sempre pregato e lavorato per assicurare un centro di salute efficiente e valido per i più bisognosi. Nonostante i danni persistenti della guerra civile nel nostro Paese, oggi assistiamo ad un gesto di pace attivo, che segna una forte discontinuità con la guerra". <br />I combattimenti sono scoppiati in Sud Sudan, nel dicembre 2013, quando il Presidente Salva Kiir ha accusato il suo ex Vice, Riek Machar, di aver tentato un colpo di stato, accuse che Machar ha respinto.<br />"La posa della prima pietra segna l'inizio dei principali lavori di costruzione del nuovo ospedale secondario" afferma Mons. Kussala, che ringrazia i vari partner che sostengono il progetto a livello finanziario.<br />"Il progetto è stato avviato dalla diocesi di Tombura-Yambio, dalle missionarie comboniane, dal CMMB , dalla Fondazione Edmond Rice, dal Sudan Relief Fund e da molti dei nostri amici più stretti", dice Mons. Barani.<br />"Penso che questa notizia possa essere utile, poiché per la maggior parte dal Sud Sudan provengono solo tristi notizie” dice Mons. Barani. Commentando la scelta di Nzara, il Vescovo afferma che “la decisione è stata presa sulla base di una varietà di criteri, come la dimensione del sito e la sua posizione, e l'interesse della nostra diocesi nell’area dove abbiamo speso quasi il 50% del nostro budget annuale. La dimensione del sito - e dell'edificio che verrà costruito - è stata scelta in vista di possibili ampliamenti”.<br />"Dal primo giorno dell’avvio del progetto l'ho affidato a Santa Teresa del Bambin Gesù, a Santa Giuseppina Bakhita, a Sua Ecc. Mons. Titarani Gasi Abangite, il defunto Vescovo della diocesi e al Signore risorto, perché sorga finalmente una struttura sanitaria dignitosa per il nostro popolo” dice Mons. Barani, che conclude “Santa Teresa prega per noi e per tutti coloro che sono impegnati in questo progetto perché siano benedetti e riescano a portarlo a termine”. <br />Tue, 24 Apr 2018 11:25:48 +0200OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - “La preghiera è il luogo in cui il cuore parla al cuore”: il Card. Parolin a sacerdoti e religiosihttp://www.fides.org/it/news/64076-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_La_preghiera_e_il_luogo_in_cui_il_cuore_parla_al_cuore_il_Card_Parolin_a_sacerdoti_e_religiosihttp://www.fides.org/it/news/64076-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_La_preghiera_e_il_luogo_in_cui_il_cuore_parla_al_cuore_il_Card_Parolin_a_sacerdoti_e_religiosiBoroko – “Il primo dovere del sacerdote o dei religiosi è pregare regolarmente per le persone affidate alle loro cure”. Questa l'esortazione del Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, nel suo discorso ai sacerdoti, alle suore, ai religiosi e ai seminaristi di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, riuniti nella chiesa di St Joseph a Boroko, Port Moresby. “La preghiera nasce e rafforza la nostra amicizia con Gesù; è il luogo in cui il cuore parla al cuore” ha detto il Cardinale rivolgendosi agli oltre duecento sacerdoti e religiosi che hanno partecipato alla celebrazione eucaristica e alla conferenza che è seguita.<br />In una nota pervenuta a Fides, padre Joseph Vnuk, preside dell’Istituto Cattolico di Teologia di Bomana, Port Moresby, ha sottolineato come il Segretario di Stato Vaticano abbia enfatizzato la preghiera, la fedeltà e la gioia, oltre che ricordato la dedizione dei primi missionari e la morte di centinaia di persone legate alla Chiesa durante la guerra, in particolare il primo beato papuano Peter ToRot.<br />Il Cardinale, nel Paese per l’Assemblea della Federazione delle Conferenze episcopali dell'Oceania conclusa di recente, ha incoraggiato i partecipanti a seguire il loro esempio e a non lasciarsi influenzare dalla politica del “wantok system” che nonostante miri alla cura dei bisognosi, potrebbe facilmente allontanare religiosi e religiose dalle persone che devono servire. “Rimanere fedeli alla missione e al servizio impedirà a sacerdoti e religiosi di rimanere nelle loro zone di conforto e di ignorare la gente vulnerabile” ha aggiunto.<br />Tra gli argomenti del suo intervento, il Cardinale ha evidenziato il tema della gioia, centrale nella prima esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudium e nella più recente Gaudete et Exsultate. “C'è solo una tristezza nel mondo, non essere santi” ha detto.<br />“Non esiste un tempo adatto per vivere la propria chiamata battesimale” ha ricordato ai partecipanti che ha incoraggiato a non perdersi d'animo in un mondo in rapido cambiamento. Infine, ha invitato e sollecitato sacerdoti e religiosi a prendere parte all'opera di riconciliazione e di pace.<br /> <br />Tue, 24 Apr 2018 11:03:51 +0200