Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/INDONESIA - Giornalisti cattolici: etica e coscienza sono cruciali verso il votohttp://www.fides.org/it/news/65571-ASIA_INDONESIA_Giornalisti_cattolici_etica_e_coscienza_sono_cruciali_verso_il_votohttp://www.fides.org/it/news/65571-ASIA_INDONESIA_Giornalisti_cattolici_etica_e_coscienza_sono_cruciali_verso_il_votoGiacarta - Tra dilaganti pratiche di diffusione di bufale e notizie false, prima delle elezioni presidenziali del prossimo aprile, "logica, attenzione e coscienza sono davvero importanti": lo ha detto Shinta Nuriyah Wahid intellettuale musulmana, rivolgendosi ai giornalisti cattolici in un recente incontro in cui ha ricordato il presidente Abdurrahman Wahid detto "Gus Dur", suo marito. Invitata dal comunicatori cattolici, l'ex firt lady indonesiana ha osservato che "Gus Dur ha sacrificato tutto al fine di proteggere l'Indonesia e i suoi interessi nazionali". Quarto presidente dell'Indonesia, Abdurrahman Wahid o Gus Dur, è stato al potere dal 1999 al 2001. Era membro dell'organizzazione musulmana moderata più grande della nazione: Nahdlatul Ulama che ha circa 80 milioni di membri. Figura iconica dell'eroe interconfessionale, protettore delle minoranze, i cristiani lo ricordano per il suo impegno nel promuovere relazioni pacifiche tra gruppi religiosi ed etnici, e come difensore della "Pancasila" e la società pluralista indonesiana, contro ogni settarismo e fondamentalismo religioso.<br />Shinta Nuriyah Wahid, invitata a intervenire al raduno della "Paguyuban Wartawan Katolik Indonesia", associazione tra giornalisti cattolici, tenutosi a Giacarta, rivolgendosi all' assemblea ha detto: "Quello che ho fatto con il mio defunto marito Gus Dur, per il bene della nazione e per proteggere la Pancasila, è un sincero impegno basato sulla coscienza". Da qui viene l'impegno per la tolleranza socio-religiosa che "è dovere di ogni religione", ha rimarcato. In vista delle prossime elezioni, in campagna elettorale, le leader ha dichiarato: "La vostra vocazione professionale è promuovere l'onestà e la verità. Siate sempre rigorosamente attaccato alla logica e alla coscienza morale. Quindi, tra le fake news che gireranno, l'etica e la deontologia saranno davvero importanti". Fri, 15 Feb 2019 13:02:49 +0100ASIA/INDIA - Attentato in Kashmir mentre cristiani, indù, musulmani marciano per la pacehttp://www.fides.org/it/news/65570-ASIA_INDIA_Attentato_in_Kashmir_mentre_cristiani_indu_musulmani_marciano_per_la_pacehttp://www.fides.org/it/news/65570-ASIA_INDIA_Attentato_in_Kashmir_mentre_cristiani_indu_musulmani_marciano_per_la_paceKathmandu - "Appena iniziato il nostro viaggio di pace, armonia e fratellanza, nel Kashmir una quarantina di soldati indiani sono stati martirizzati. L'intenzione dei terroristi è destabilizzare il contesto e le relazioni tra India e Pakistan, ma anche il nostro attuale governo è chiamato a un maggiore impegno in favore della pace. E' tempo di rispettare i diritti umani di lavoratori, contadini, dalit tribali, minoranze e donne in modo che tutti possiamo camminare sul sentiero di pace, fratellanza e proteggere la nostra costituzione e democrazia. Questa è la missione del governo indiano": lo dice all'Agenzia Fides Anoop Shramik, attivista per i diritti umani e tra gli organizzatori della manifestazione e della marcia per la pace avviata il 13 febbraio da Lumbini che culminerà a Magahar nell'Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell'India. Il viaggio di pace vuole mettere in luce "l'armonia nella diversità" e preservare il tradizionale pluralismo della cultura indiana. Lumbini è il luogo di nascita di Siddhartha Gautam Buddha, mentre a Magahar è morto Kabir Das, il grande poeta indiano della "cultura composita". La marcia di cinque giorni, dal titolo "Da Buddha a Kabir", intende riflettere sulla necessaria armonia tra le diverse comunità, culture e religioni presenti in India e mettere l'accento sull'eredità indiana dell'amore e del rispetto per gli altri. Circa 300 persone di diverse religioni, ristiani, indù, musulmani impegnate nella società per pace, si sono unite alla manifestazione che si concluderà con una serata culturale il 17 febbraio all'Università di Gorakhpur, nella regione nord-orientale dell'Uttar Pradesh.<br /> Durante il viaggio, il "Prerna Manch" , gruppo teatrale della Vishwa Jyoti Communications, nella congregazione della Indian Mission Society a Varanasi, realizza drammi teatrali e spettacoli di strada incentrati sul tema dell'armonia sociale e religiosa e del rispetto per il prossimo. Il gruppo canta inni sull'unità, sulla pace e sull'amore, guidando così il corteo di pace.<br />"Siddhartha Gautama Buddha è simbolo di pace, compassione e non violenza e Kabir è sinonimo di una cultura composita e plurale", dice a Fides padre Anand Mathew, direttore di Vishwa Jyoti Communications, uno degli organizzatori del corteo che include Vinod Mall, attuale direttore generale della polizia di Gujarat, impegnato a favore della pace, del pluralismo e della non violenza. Padre Mathew, un membro Indian Mission Society afferma che "è un dovere cristiano diffondere il messaggio di pace e amore".<br />Vishwa Jyoti Communications è un gruppo che porta avanti manifestazioni simili per la pace fin dal 2005, quando ha guidato un pellegrinaggio di sei mesi attraverso 45 distretti dell'Uttar Pradesh, diffondendo un messaggio di pace, amore per il prossimo, rispetto per le persone di tutte le fedi, popoli e culture.<br />Padre Mathew e il gruppo Vishwa Jyoti Communications rendono un servizio dedicato a promuovere l'armonia interreligiosa attraverso un dialogo vissuto con la gente. L'aspetto migliore di questo dialogo è che si svolge nella vita quotidiana della gente, con il coinvolgimento attivo di persone impegnate di tutte le caste e religioni, valicando i confini e le mentalità ristrette costruite nel corso dei secoli. Fri, 15 Feb 2019 12:32:18 +0100AFRICA/NIGER - P. Maccalli, anche se prigioniero, testimonia la fede in Cristohttp://www.fides.org/it/news/65569-AFRICA_NIGER_P_Maccalli_anche_se_prigioniero_testimonia_la_fede_in_Cristohttp://www.fides.org/it/news/65569-AFRICA_NIGER_P_Maccalli_anche_se_prigioniero_testimonia_la_fede_in_CristoGaya – “Padre Gigi, anche se prigioniero, vive e testimonia la fede in Cristo. Sono convinto che la sua presenza, la forza della sua fede, la serenità che l’ha sempre accompagnato, sono una grande testimonianza. La parola di Dio, nessuno può incatenarla, diceva san Paolo. Pur in catene, p. Gigi fa il suo apostolato, e illumina il cammino di fede della chiesa del Niger. P. Gigi sta dando testimonianza con tutto il suo spirito, come ha sempre fatto. Approfitterà anche di questa occasione”: lo afferma accoratamente in una nota pervenuta a Fides don Domenico Arioli, confratello di p. Luigi Maccalli, il missionario il missionario SMA rapito in Niger quattro mesi fa . Don Arioli dal 2017 si occupa della parrocchia di Gaya, una delle tre della regione di Dosso, nel sud del Paese, vicino al confine con il Benin, zona relativamente tranquilla, a differenza di altre zone del Niger. “Il rapimento di p. Gigi Maccalli, ha certamente cambiato molte attività pastorali nella diocesi”, racconta nella nota inviata a Fides da p. Marco Prada, sacerdote della Società per le Missioni Africane .<br />“A Gaya e Dosso noi possiamo muoverci senza scorta, anche se la prudenza è aumentata. In tanti missionari europei c’è un forte sentimento di incertezza. Alcuni sono già stati richiamati dai loro superiori. È la stessa angoscia di 5 anni fa, quando bruciavano le nostre chiese ma quando si sta con la gente, quando si vive con loro con uno spirito di condivisione e solidarietà, la paura diminuisce. Anzi è la gente che prende le tue difese”, racconta don Domenico.<br />Prosegue don Arioli: “La mia comunità cristiana è costituita da non più di duecento persone, in maggioranza emigrati. Le autorità locali e la presenza delle forze di sicurezza tengono sotto controllo la penetrazione dei gruppi radicali e violenti, jihadismo del nord o infiltrazioni di Boko Haram dalla Nigeria qui sono sconosciute”.<br />Il sacerdote ha ottimi rapporti con i leader islamici, generalmente appartenenti alla confraternita più diffusa in Africa Occidentale, la Tidjaniyah, che pratica un islam moderato e tollerante. Tuttavia si dice preoccupato da una nuova generazione di imam, formatisi nei paesi arabi: “Questi paesi offrono borse di studio ai giovani nigerini che vogliono diventare imam. Una volta rientrati in Niger predicano un islam aggressivo, una jihad che non è solo il combattimento spirituale contro il peccato, ma soprattutto esteriore. Attraverso la radio si sentono certi predicatori assumere toni preoccupanti, e stupisce la libertà lasciata dallo stato alla sua diffusione”.<br />Riferendosi al rapimento di padre Maccalli don Arioli aggiunge: “Abbiamo provato una sensazione di impotenza: un altro attacco alla Chiesa? Ancora oggi ci poniamo queste domande: chi c’è dietro il rapimento di p. Gigi? Che progetti e che macchinazioni? Perché nessuno si è ancora fatto vivo per chiedere un riscatto?”. Don Domenico apprezza molto la solidarietà dei leader musulmani che hanno “portiamo con voi questa sofferenza”. <br />Fri, 15 Feb 2019 12:03:00 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - “Un accordo imposto dall’esterno a favore dei gruppi ribelli, che sono spesso stranieri” dice un Vescovohttp://www.fides.org/it/news/65568-AFRICA_CENTRAFRICA_Un_accordo_imposto_dall_esterno_a_favore_dei_gruppi_ribelli_che_sono_spesso_stranieri_dice_un_Vescovohttp://www.fides.org/it/news/65568-AFRICA_CENTRAFRICA_Un_accordo_imposto_dall_esterno_a_favore_dei_gruppi_ribelli_che_sono_spesso_stranieri_dice_un_Vescovo<br /><br />Bangui - “Quando l'accordo raggiunto a Khartoum è stato firmato il giorno dopo a Bangui era già lettera morta” ha detto Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, nel commentare l’accordo tra il governo della Repubblica Centrafricana e 14 gruppi ribelli. L’intesa è stata negoziata a Khartoum e poi firmata il 6 febbraio nella capitale centrafricana, Bangui.<br />Già il fatto che i negoziati si siano svolti nella capitale sudanese e non ad Addis Abeba capitale etiopica e quartier generale dell'Unione africana, secondo Mons. Aguirre, è significativo perché i capi di 5 gruppi ribelli temevano di essere arrestati lì perché ricercati dalla Corte Penale Internazionale. Il Sudan invece non riconosce la Corte per cui Khartoum era per loro un luogo sicuro.<br />“È l'ottavo accordo di pace firmato in due anni” ricorda Mons. Aguirre in un’intervista a Vida Nueva, ma soprattutto è la situazione sul terreno a parlare con i fatti, perché “i ribelli controllano l'80% del Paese e solo il restante 20% è nelle mani del governo”.<br />Ma allora perché si è arrivati a firmare un simile accordo? “La negoziazione è stata imposta dalla comunità internazionale per salvare la faccia” dice Mons. Aguirre. Chi ha ottenuto un vantaggio non sono i cittadini del Centrafrica bensì “i ribelli, tutti i radicalizzati o criminali e quasi tutti i non-centrafricani” armati da alcuni Paesi arabi che a loro volta comprano armi negli Stati Uniti, dice Mons. Aguirrre. “Tutto questo avviene con la complicità dell'Unione Africana e la tiepidezza della Francia, perché la Russia è entrata nel nostro Paese per rimettere in sesto le FACA ”.<br />“I ribelli chiedono un decreto di immunità applicabile a tutti e la carica di Primo Ministro, con l'unico scopo di poter dividere il Paese in due. Questo anche se hanno già il controllo dell'80% delle miniere di diamanti, oro, cobalto, mercurio, e della transumanza, ma vogliono di più” dice il Vescovo.<br />A rimetterci sono i poveri abitanti del Centrafrica. Mons. Aguirre conclude rimettendosi “nelle mani di Dio perché trasformi il cuore dei violenti, nessuno riprenda di nuovo le ostilità e tutti cerchino la pace”. <br />Fri, 15 Feb 2019 12:01:57 +0100AMERICA/ARGENTINA - Si prepara la beatificazione di Mons. Angelelli, un Pastore che si prese cura degli ultimihttp://www.fides.org/it/news/65567-AMERICA_ARGENTINA_Si_prepara_la_beatificazione_di_Mons_Angelelli_un_Pastore_che_si_prese_cura_degli_ultimihttp://www.fides.org/it/news/65567-AMERICA_ARGENTINA_Si_prepara_la_beatificazione_di_Mons_Angelelli_un_Pastore_che_si_prese_cura_degli_ultimiLa Rioja – La provincia settentrionale dell'Argentina, La Rioja si prepara alla beatificazione del Vescovo Enrique Angelelli, dei sacerdoti Carlos Murias e Gabriel Longueville e dal laico Wenceslao Pedernera, martiri uccisi dall'ultima dittatura argentina . "È un evento che trascende la nostra provincia, ha un'importante dimensione nazionale e latinoamericana. E' una grazia per tutta la Chiesa", ha dichiarato il Vescovo di La Rioja, Mons. Dante Gustavo Braida. La messa di beatificazione sarà celebrata nella capitale provinciale il 27 aprile, presieduta dall'inviato di Papa Francesco, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. <br />Il giorno dopo, a Roma, si celebrerà una messa di ringraziamento con la presenza dei Vescovi argentini che in quel momento saranno nella visita "ad limina" in Vaticano.<br />“La vita e il martirio di questi seguaci di Gesù sono la ‘gioia di tutto il popolo”, recita una nota della diocesi pervenuta all’Agenzia Fides.<br />Angelelli, che faceva parte di un gruppo di vescovi che hanno denunciato le violazioni dei diritti umani commesse durante la dittatura, è morto il 4 agosto 1976 dopo che l'auto che stava guidando si è ribaltata su un'autostrada a La Rioja. Al momento della sua morte, Angelelli, che aveva 53 anni, stava redigendo un rapporto con le indagini sull'omicidio di Murias e Longueville per mano dell'esercito. Il regime militare aveva cercato di far credere che la morte del Vescovo fosse dovuta a ferite riportate nel presunto incidente automobilistico nei pressi della città di Punta de los Llanos, ma poi la giustizia ha dimostrato che l'incidente era stato provocato da un'altra auto e che il prelato morì a causa di un colpo inflitto sul collo.<br />Murias e Longueville erano stati rapiti, torturati e fucilati il 18 luglio 1976 a Chamical, mentre il laico Pedernera fu assassinato nel distretto di Chilecito, sempre alla Rioja una settimana dopo.<br />“Era innamorato della fede dei poveri e della testimonianza dei più semplici. Era un pastore che si prese cura degli ultimi e portò loro la consolazione di Dio”, hanno scritto i Vescovi argentini preparando la beatificazione. “La morte di Angelelli e il modo in cui morì sono il chiaro coronamento di una vita coerente con le sue convinzioni e con la missione del pastore, che è quella di dare la vita per il suo gregge. Così ha suggellato con il suo sangue il suo impegno per la pace, la giustizia e la dignità integrale della persona umana, per l’amore di Cristo e dei poveri, in piena coerenza con il Vangelo”, prosegue la nota dei Vescovi emessa a novembre 2018 dopo la notizia della beatificazione.<br /> <br />Fri, 15 Feb 2019 11:05:42 +0100AMERICA/PORTO RICO - Verso il Mese Missionario Straordinario: “Ogni battezzato è chiamato portare la Buona Novella alle periferie”http://www.fides.org/it/news/65566-AMERICA_PORTO_RICO_Verso_il_Mese_Missionario_Straordinario_Ogni_battezzato_e_chiamato_portare_la_Buona_Novella_alle_periferiehttp://www.fides.org/it/news/65566-AMERICA_PORTO_RICO_Verso_il_Mese_Missionario_Straordinario_Ogni_battezzato_e_chiamato_portare_la_Buona_Novella_alle_periferieArecibo – La Chiesa in Porto Rico si prepara al Mese Missionario Straordinario di ottobre con un Anno Missionario Straordinario cominciato già da un mese, il 13 gennaio, festività del Battesimo del Signore. Il Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, il Vescovo di Arecibo Mons. Daniel Fernández Torres, in colloquio con l’Agenzia Fides, afferma: “Già a partire dalla sua proclamazione, il decreto che incoraggiava l'inizio dell'Anno straordinario è stato celebrato in tutta l’isola con il rinnovamento delle promesse battesimali”. Il primo passo è stato quindi “approfondire la chiamata alla conversione a partire dall’identità di battezzati”. “Battezzati ed inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo” è il tema del Mese straordinario indetto da Papa Francesco per il prossimo ottobre 2019. Per questo primo obiettivo - la conversione missionaria - si cercherà di far sì che il popolo “si avvicini di più alla santità”, attraverso “l’incontro con Gesù risorto vivo”. Secondo il direttore POM, la missione è “una risposta d’amore che nasce dall’autentico incontro con l’amore di Cristo”. Questo incontro personale e vivo è dunque “fondamentale” e conduce alla fede ma, ricorda il Vescovo, “è sempre Gesù a venirci a cercare” e “gli esempi di santità nella vita quotidiana ci trascinano” verso di Lui. <br />Una seconda aspettativa per l’Anno Missionario è “una maggiore presa di coscienza dei frutti del battesimo e dell’infusione dello Spirito Santo affinchè ciascun battezzato si senta guidato, insieme alla sua comunità, a portare la Buona Novella a tutte le periferie”. “I laici sono chiamati a rendere presente Gesù nel mondo, nella vita di tutti i giorni”, commenta Mons. Fernández Torres, “uscendo senza paura a portare la nostra fede per le strade, al centro commerciale, a scuola, nei parchi, nello sport, al lavoro, in ospedale, nella cultura, laddove non è ancora giunto l’annuncio”. L’obiettivo è “trasformare le realtà temporali secondo i valori del Regno”. Per la loro presenza nella Chiesa e nel mondo, il ruolo dei laici nell’animazione dell’Anno Straordinario "è cruciale in ogni ambito", osserva il vescovo di Arequibo. <br />Per dare impulso alla missione, osserva il Vescovo, occorre "avvicinarsi a Dio mediante i sacramenti, nella ricerca della santità come meta delle nostre vite e bisogna approfondire i contenuti della fede, poiché non si può amare ciò che non si conosce”. Il direttore delle POM individua nella violenza “che ha radici nel cuore umano e nelle ferite della disintegrazione della famiglia” la maggiore sfida per la missione in Porto Rico. <br />“Possiamo cambiare la società solo se convertiamo il nostro cuore”, afferma, ricordando la figura della portoricana Madre Dominga Guzmán, “l’apostola della famiglia”, in processo di beatificazione. Evangelizzare la famiglia è perciò un’ “urgenza missionaria”. Per mons. Torrez "le madri cristiane, i laici coraggiosi che testimoniano la verità in diversi ambiti della società e offrono esempi di santità quotidiana sono segni concreti di speranza per la missione”. Porto Rico sarà sede del prossimo Congresso Americano Missionario nel 2023. Fri, 15 Feb 2019 10:50:17 +0100ASIA/PAKISTAN - Una marcia fino al confine: pace tra India e Pakistanhttp://www.fides.org/it/news/65565-ASIA_PAKISTAN_Una_marcia_fino_al_confine_pace_tra_India_e_Pakistanhttp://www.fides.org/it/news/65565-ASIA_PAKISTAN_Una_marcia_fino_al_confine_pace_tra_India_e_PakistanLahore – "Abbiamo ricordato il messaggio di fraternità lanciato da Papa Francesco e sottolineato il bisogno di pace nel mondo. Ci siamo impegnati insieme, cristiani e musulmani a, a continuare la missione di pace, armonia e solidarietà per rendere il Pakistan un posto migliore in cui vivere tutti. Spero che questo raduno e questo pellegrinaggio serva a promuovere un autentica pace tra Pakistan e India”. Lo dichiara all’Agenzia Fides l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw a conclusione di un raduno e una marcia interreligiosa per la pace che ha raggiunto nei giorni scorsi Kasur, al confine tra India e Pakistan, fino al villaggio di Ganda Singh, proprio sulla frontiera, dove si è svolta una solenne cerimonia di preghiera per la pace. <br />L'iniziativa è stata organizzata dalla Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo, nella Conferenza Episcopale del Pakistan, e ha visto la partecipazione dell'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, alla guida della comunità di Lahore e di numerosi leader religiosi musulmani. L'Arcivescovo ha guidato il corteo dalla cattedrale del Sacro Cuore a Lahore fino a Ganda Singh: il fine era inviare e promuovere un messaggio di pace e armonia in particolare tra Pakistan e India. Come riferito a Fides dal frate cappuccino p. Francis Nadeem, Segretario esecutivo della Commissione, l'iniziativa è parte delle attività programmate in Pakistan per commemorare l'incontro di San Francesco d'Assisi e il Sultano Al-Kamil d'Egitto, avvenuto 800 anni fa, e anche in risposta al recente incontro islamo-cristiano di Papa Francesco ad Abu Dhabi. <br />Una celebrazione di preghiera si è svolta presso la Cattedrale Cattolica del Sacro Cuore di Lahore, e lì i leder religiosi presenti hanno piantato un albero di olivo nel giardino, come simbolo di pace. Al corteo, intitolato “Insieme per la pace”, tenutosi nella giornata dell’11 febbraio, hanno preso parte fedeli cristiani e musulmani che hanno accolto favorevolmente l’iniziativa. <br />Giunti a Kasur, i presenti hanno sfilato con ceri accesi, recitando insieme una preghiera speciale per la pace tra Pakistan e India. C'erano anche cartelli sull'incontro di San Francesco d'Assisi e il Sultano, e striscioni sull'incontro di Papa Francesco e il Principe di Abu Dhabi. "Vogliamo essere ambasciatori della pace per sostenere l'armonia tra le diverse religioni e i diversi popoli del mondo", ha rimarcato a Fides p. Nadeem. Thu, 14 Feb 2019 13:18:39 +0100ASIA/INDIA - Una suora di Madre Teresa in carcere: la Chiesa chiede giustiziahttp://www.fides.org/it/news/65564-ASIA_INDIA_Una_suora_di_Madre_Teresa_in_carcere_la_Chiesa_chiede_giustiziahttp://www.fides.org/it/news/65564-ASIA_INDIA_Una_suora_di_Madre_Teresa_in_carcere_la_Chiesa_chiede_giustiziaNew Delhi - “È stata una visita in prigione commovente e dolorosa " ha detto all'Agenzia Fides il vescovo Theodore Mascarenhas SFX, Segretario Generale della Conferenza Episcopale indiana,. Dopo una lunga attesa, mons. Mascarenhas ha potuto visitare Suor Concelia Baxla, una religiosa di Madre Teresa, che insieme ad un impiegato della Casa Nirmal Hridya, Anima Inwar è da duecentoventi giorni posta in arresto con l'accusa di traffico di bambini.<br />"Nirmal Hriday" è una delle 18 case di misericordia gestite dalle suore di Madre Teresa nello Stato di Jharkhand. “L'abuso delle forze di polizia, le manipolazioni delle autorità politiche, l'apatia del nostro sistema giudiziario nella storia di questa donna povera, ingenua e innocente che ha dedicato tutta la sua vita al servizio disinteressato dei poveri e degli emarginati, ricordano la storia di molti sventurati prigionieri del nostro Paese. Molti come lei stanno languendo in prigione mentre sono in attesa della lenta attivazione della macchina della giustizia, che spesso sembra essere spinta dal denaro, dell'influenza politica, della massiccia propaganda mediatica e persino da palesi manipolazioni di prove”, afferma a Fides il Vescovo.<br />“Suor Concelia soffre di diabete e di vene varicose” ricorda il Vescovo. “Sradicata dalla sua routine quotidiana, lasciata soffrire da sola, tutti noi, le sue sorelle, i Superiori, i Vescovi, i sacerdoti e tutti coloro che la conoscono e sono convinti della sua innocenza, possono solo guardare al cielo nell’impotenza ma con speranza, visto che ogni tentativo in suo aiuto, persino di ottenere una liberazione sotto cauzione, è stato bruscamente respinto dai vari livelli della magistratura a, a volte in pochi minuti” rileva mons. Mascarenhas.<br />“Quello che mi fa soffrire di più è che una donna anziana, che soffre di problemi di salute, non ha potuto ottenere la cauzione perché le accuse non sono state ancora formulate” dice il Segretario Genrale, che ricorda la sentenza della Corte Suprema guidata dal giudice Madan B. Lokur, che aveva stabilito nel febbraio 2018: “Un altro aspetto importante della nostra giurisprudenza criminale è che la concessione della cauzione è la regola generale e una persona incarcerata è un'eccezione”. <br />Thu, 14 Feb 2019 12:17:43 +0100ASIA/FILIPPINE - Nella società "un clima di intimidazione verso l'opposizione, i mass-media, la Chiesa"http://www.fides.org/it/news/65563-ASIA_FILIPPINE_Nella_societa_un_clima_di_intimidazione_verso_l_opposizione_i_mass_media_la_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/65563-ASIA_FILIPPINE_Nella_societa_un_clima_di_intimidazione_verso_l_opposizione_i_mass_media_la_ChiesaManila - "Il clima che si vive nella società è piuttosto intimidatorio. Molti oggi hanno paura di perfino di parlare e di esprimere un dissenso verso il Presidente Duterte. L'episodio della reporter Maria Ressa e del portale di notizie 'Rappler' è indicativo della situazione. Il governo in carica sembra volere un controllo totale del paese, come hanno detto i vescovi, e le voci critiche sono silenziate anche con violenza: in particolare l'opposizione politica, i mass-media e la Chiesa": è quanto dice all'Agenzia Fides il missionario Comboniano Antonio Carlos Ferreira, che a Quezon City è Direttore della rivista cattolica "World Mission", un mensile che, con le sue 7.000 copie distribuite in tutta la nazione, indaga e racconta la dimensione missionaria e le sfide dell'evangelizzazione per la Chiesa cattolica nelle Filippine.<br />"Il caso di Rappler è simbolico. Rappler è un organo inviso al governo perchè, con il suo ottimo lavoro di giornalismo investigativo, ha raccontato, con dati e storie, la guerra contro la droga lanciata dal governo, parlando delle migliaia di esecuzioni extragiudiziali", spiega il missionario. <br />Maria Ressa, nominata nel 2018 dal settimanale americano Time "persona dell'Anno" è stata arrestata nel suo ufficio di Manila per "diffamazione" e poi rilasciata su cauzione. "Era accusata in modo retroattivo in base a una legge che che punisce i crimini sul web, approvata però due anni dopo il presunto articolo diffamatorio", rileva p. Carlos. <br />"Quello che oggi è urgente nel paese è una capillare sensibilizzazione delle coscienze su questa situazione che, poco a poco, sta erodendo le libertà e creando un clima di paura nella società. Tuttavia, va notato che la popolazione sembra non tenere conto di questi fattori e dà a Duterte ancora un forte e incondizionato supporto", conclude il missionario. <br />Le accuse alla Ressa si riferiscono a un articolo scritto nel 2012 insieme all'ex reporter di Rappler, Reynaldo Santos Jr., su presunti legami tra un uomo d'affari, Wilfredo Keng, con il traffico di droga e il traffico di esseri umani. Il sito web di informazione Rappler più volte ha criticato il presidente Duterte con inchieste e articoli soprattutto sulla repressione dei trafficanti e sulla "crociata contro la droga" voluta dal presidente, che ha causato in due anni 20mila morti tra presunti spacciatori e consumatori. Il sito web rischia la chiusura anche per precedenti accuse di evasione fiscale. Thu, 14 Feb 2019 12:17:19 +0100AFRICA/MAROCCO - La fede vissuta nella gioia e nell’apertura, in attesa del Papahttp://www.fides.org/it/news/65562-AFRICA_MAROCCO_La_fede_vissuta_nella_gioia_e_nell_apertura_in_attesa_del_Papahttp://www.fides.org/it/news/65562-AFRICA_MAROCCO_La_fede_vissuta_nella_gioia_e_nell_apertura_in_attesa_del_PapaFès – In uno scenario caratterizzato da povertà ed emigrazione nella città di Fès “insieme ai circa 450 studenti universitari che fanno parte della nostra comunità cattolica portiamo avanti da anni tante iniziative che rendono la nostra parrocchia un luogo dinamico di fede vissuta nella gioia e nell’apertura”: lo racconta all’Agenzia Fides padre Matteo Revelli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, parroco della chiesa di S. François d’Assise a Fès. La comunità cattolica, nota, attende con gioia la imminente visita di Papa Francesco nel paese e opera a livello sociale nello spirito di apertura, carità, misericordia incondizionata.<br />“Quest’anno - continua il sacerdote - mi sono particolarmente impegnato affinché gli studenti potessero aprirsi ad avvicinare di persona i numerosi migranti di Fès. Fino al luglio scorso quasi un migliaio di loro si trovavano accampati in tende di fortuna, su un terreno abbandonato, proprio a ridosso della stazione ferroviaria della città. Senza acqua né luce. Improvvisamente sono stati costretti ad abbandonare questo luogo di primo ricovero e si sono stabiliti in alcuni quartieri popolari della città dove hanno un tetto sulla testa, un po’ d’acqua e un minimo di corrente elettrica. Sono tutti servizi che occorre pagare, anche perchè ormai non è più permesso guadagnarsi la vita chiedendo l’elemosina per le strade, se non per le donne con bambini piccoli”, sottolinea p. Matteo.<br />Fès durante l’inverno è una città molto fredda e le condizioni di sopravvivenza per chi vive in precarietà sono spesso difficili. “E’ impossibile pensare a strutture stabili della Caritas, che richiedono grandi mezzi e personale” spiega p. Revelli. “Da un paio di anni alcuni volontari della Caritas di Rabat danno un contributo soprattutto con aiuti in medicinali, offrendo un sostegno a quanti non riescono a pagare l’alloggio, un po’ di cibo e vestiti”, prosegue. E narra come l’attività si sia ampliata con il coinvolgimento dei battezzati locali: “Ora, insieme ad un gruppo di volontari, forniamo un pasto caldo a 45 persone al giorno e la possibilità, per una ventina di persone, di fare un bagno caldo nell’hammam locale una volta alla settimana. La cuoca è una vera ‘mamma’ per i migranti: cucina e serve i pasti in locali di fortuna nel quartiere. La sala da pranzo è la stanza da letto dove lei dorme dopo che tutti i suoi ‘figli’ vanno via. Il mio aiutante ogni mattino distribuisce i 45 buoni-pasto ai più bisognosi”. <br />Il servizio di assistenza presenta delle criticità: “La situazione sta diventando esplosiva, perché una parte dei circa 250 migranti del quartiere fanno ressa tutte le sere per avere anche loro la possibilità di un pasto. Inoltre nel quartiere anche tanti cittadini marocchini sono poveri e si fanno avanti per vedere se c’è un pasto anche per loro” aggiunge il missionario.<br /> <br /><br />Thu, 14 Feb 2019 11:52:10 +0100AMERICA/NICARAGUA - Intimidazione e violenza della polizia su un parrocohttp://www.fides.org/it/news/65561-AMERICA_NICARAGUA_Intimidazione_e_violenza_della_polizia_su_un_parrocohttp://www.fides.org/it/news/65561-AMERICA_NICARAGUA_Intimidazione_e_violenza_della_polizia_su_un_parrocoManagua – L'Arcidiocesi di Managua deplora l'incidente avvenuto a padre Edwin Román mentre tornava nella sua parrocchia. Il sacerdote, parroco della parrocchia di San Michele nel comune di Masaya è stato fermato il giorno 13 febbraio da alcuni membri della Polizia Nazionale, e l’incontro è degenerato in una seria discussione con aggressione fisica. P. Roman Calderon ha poi continuato la sua strada di ritorno alla sua parrocchia di Masaya dove svolge il suo ministero. Afferma il comunicato inviato a Fides dall'arcidiocesi di Managua: "Questa situazione mette in evidenza la mancanza di un ambiente di pace e allo stesso tempo questo s'aggiunge ad altri fatti che non contribuiscono a una sana convivenza sociale. Dinanzi a questa ed altre espressioni d'intolleranza urge riprendere la via del rispetto ai diritti della persona nella nostra patria".<br />Fonti locali di Fides hanno segnalato che, se inizialmente sembrava un'aggressione espressamente condotto contro un esponente della Chiesa cattolica, la diocesi di Managua ha voluto stemperare i toni parlando di “incidente”. Secondo la stampa locale, tuttavia, il sacerdote è stato fermato con violenza, lo hanno fatto scendere dalla vettura e hanno perquisito l'auto scattando anche delle foto, ma con un atteggiamento piuttosto aggressivo.<br />Da mesi padre Roman viene seguito dalle forze dell'ordine e provocato da diversi gruppi: alcune settimane fa, per esempio, mentre celebrava la messa domenicale, gruppi d persone si sono installati davanti alla chiesa con degli altoparlanti e musica ad alto volume per impedire lo svolgimento della celebrazione. Da quando sono iniziate le manifestazioni contro il governo, membri della chiesa cattolica hanno sofferto aggressioni o sono stati provocati in diversi modi, perché critici verso l’atteggiamento delle autorità. <br />Sebbene la Chiesa cattolica abbia guidato il primo tentativo di Dialogo Nazionale il governo del presidente Ortega ha accusato i vescovi e sacerdoti di essere "golpisti" solo per la loro difesa dei più deboli .<br /> <br />Thu, 14 Feb 2019 11:44:44 +0100AFRICA/KENYA - Mese Missionario Straordinario: “Fede e carità per rendere testimonianza della nostra fede”http://www.fides.org/it/news/65560-AFRICA_KENYA_Mese_Missionario_Straordinario_Fede_e_carita_per_rendere_testimonianza_della_nostra_fedehttp://www.fides.org/it/news/65560-AFRICA_KENYA_Mese_Missionario_Straordinario_Fede_e_carita_per_rendere_testimonianza_della_nostra_fede<br /><br />Nairobi - La Chiesa in Kenya si sta preparando a celebrare il centesimo anniversario della Lettera Pastorale di Papa Benedetto XV “Maximum Illud”, con il Mese Missionario Straordinario Mondiale indetto da Papa Francesco.<br />Rivolgendosi ai Direttori diocesani delle Pontefice Opere Missionarie e ai Coordinatori della Pontificia Opera Missionaria della Sant’Infanzia riuniti per il loro incontro annuale , il Presidente della Commissione per le Missioni della Conferenza Episcopale del Kenya, Sua Ecc. Mons. Joseph Alessandro, Vescovo di Garissa, ha espresso la speranza che, il Kenya sarà in grado di risvegliare la spiritualità missionaria in tutti i battezzati cattolici in modo che siano capaci di rendere testimonianza a Cristo nel mondo contemporaneo.<br />“Dobbiamo condividere la nostra fede e credere in Dio. La fede si rafforza quando è condivisa, rivitalizzata quando viene manifestata ed energizzata se vissuta autenticamente” ha detto Mons. Alessandro. “Siamo chiamati ad essere in movimento, di sporcarci le mani nell'opera del Signore e di avere la Chiesa che suda sulle strade, evangelizzando non con le parole ma con le buone azioni che attirano i non credenti a chiedersi per chi lavoriamo: la nostra risposta è per Gesù Cristo” ha aggiunto.<br />L’Incaricato d’Affari presso la Nunziatura, Mons. Marco Ganci ha detto che risvegliare il cuore dei cristiani e ravvivare il Signore che vive in noi è il punto di partenza per ogni vero apostolato aggiungendo che, il Santo Padre ricorda ai cristiani l'importanza di riaccendere il cuore di coloro che sono chiamati a portare Gesù in parti del mondo in cui Cristo non è conosciuto o dove già è stato dimenticato.<br />"Papa Francesco sa bene e lo scrive anche nella sua Lettera: ogni attività missionaria, qualsiasi opera di carità materiale e spirituale, nasce e si nutre esattamente di una doppia passione che anima il vero discepolo del Signore, una passione interiore che scorre e si nutre dell'adesione personale alla Parola del Vangelo, e di quella carità vissuta che ha sempre animato la vita dei santi” ha affermato Mons. Ganci. <br />Thu, 14 Feb 2019 11:25:07 +0100ASIA/COREA DEL SUD - Il Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici visita il Nord con una delegazione di leader religiosi e civilihttp://www.fides.org/it/news/65559-ASIA_COREA_DEL_SUD_Il_Presidente_della_Conferenza_dei_Vescovi_cattolici_visita_il_Nord_con_una_delegazione_di_leader_religiosi_e_civilihttp://www.fides.org/it/news/65559-ASIA_COREA_DEL_SUD_Il_Presidente_della_Conferenza_dei_Vescovi_cattolici_visita_il_Nord_con_una_delegazione_di_leader_religiosi_e_civiliSeul - Instaurare relazioni di fiducia e avviare diversi progetti e di cooperazione in vari ambiti come il turismo, la cultura, la religione, l'istruzione, lo sport, l'arte con scambi tra studenti, educatori: con questo scopo ieri, 12 febbraio una delegazione di leader religiosi, funzionari governativi e rappresentanti di associazioni della società civile ha attraversato il confine e ha raggiunto la Corea del Nord per un evento congiunto in occasione del Capodanno. La delegazione, composta da circa 250 sudcoreani, è giunta fino al monte Geumgang sulla costa orientale del nord per un soggiorno di due giorni. Ne facevano parte leader delle principali religioni della Corea del Sud, nonchè membri di gruppi civili che rappresentano le donne, i giovani, le comunità agricole, l'economia, l'ambiente, l'università, i movimenti per la pace. <br />Come confermano a Fides fonti nella Chiesa coreana, tra loro vi era l'Arcivescovo Hyginus Kim Hee-joong, Presidente della Conferenza Episcopale della Corea, e altri leader impegnati in movimenti di riconciliazione intercoreani. Come appreso dall'Agenzia Fides si tratta del primo evento transfrontaliero dl 2019 ed è frutto degli incontri tra i membri del governo del nord e il Consiglio coreano per la riconciliazione e la cooperazione, attivo nel governo di Seul. Come ha reso noto il Ministero per l'Unificazione a Seul, la Corea del Sud ha approvato a partire dalla metà del 2017 oltre mille richieste dei suoi cittadini, dando il permesso di avere contatti con la Corea del Nord, nel nuovo clima di disgelo nelle relazioni intercoreane, incrementando i contatti transfrontalieri nel settore sportivo, culturale e religioso. <br />Kim Hong-gul, a capo del Consiglio coreano per la riconciliazione e la cooperazione, ha rimarcato l'importanza del dialogo e della cooperazione nel processo di riavvicinamento delle due nazioni. Il Consiglio lo scopo di sostenere la politica di coinvolgimento e riconciliazione avviata già del 2000 dall'allora presidente Kim Dae-jung.<br />Diversi scambi e incontri di civili inter-coreani si sono svolti nel 2018, quando i presidenti Moon Jae-in e Kim Jong-un si sono incontrati tre volte in aprile, maggio e settembre. Wed, 13 Feb 2019 13:04:44 +0100AFRICA/TANZANIA - Nomina dell’Amministratore Apostolico di Morogorohttp://www.fides.org/it/news/65558-AFRICA_TANZANIA_Nomina_dell_Amministratore_Apostolico_di_Morogorohttp://www.fides.org/it/news/65558-AFRICA_TANZANIA_Nomina_dell_Amministratore_Apostolico_di_MorogoroCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Amministratore Apostolico “sede plena et ad nutum Sanctae Sedis” della diocesi di Morogoro il P. Lazarus Vitalis Msimbe, S.D.S. . Wed, 13 Feb 2019 12:42:32 +0100AFRICA/NIGER - Fede e perseveranza per le comunità rimaste senza sacerdoti e missionarihttp://www.fides.org/it/news/65557-AFRICA_NIGER_Fede_e_perseveranza_per_le_comunita_rimaste_senza_sacerdoti_e_missionarihttp://www.fides.org/it/news/65557-AFRICA_NIGER_Fede_e_perseveranza_per_le_comunita_rimaste_senza_sacerdoti_e_missionariNiamey - Sono già passati più di quattro mesi da quel 17 settembre in cui padre Gigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane , è stato rapito da Bomoanga. “Questo tragico evento ha alterato in modo radicale tutta la vita della Chiesa nel settore Gourmantché, il più fiorente dell’Arcidiocesi di Niamey quanto a numero di cristiani e di catecumeni” ha raccontato all’Agenzia Fides padre Antonio Porcellato, Vicario Generale della SMA, rientrato da poco dal Niger.<br />Il Vicario spiega: “Per motivi di sicurezza i nostri tre missionari SMA europei, p. Vito Girotto e i due padri spagnoli Isidro e Pepe, hanno dovuto lasciare la zona e non possono più tornare. Altri due, p. Dass, indiano, e p. Sylvestre, beninese, fanno parte di una équipe che da Makalondi serve le tre parrocchie di Gourmantché. Purtroppo adesso il servizio è limitato perché in tutta la zona le moto e le auto possono circolare solo durante il giorno e solo sulla strada asfaltata che da Niamey va verso il Burkina Faso. Molte comunità di campagna sono quindi raggiungibili solo a piedi o in bicicletta, ostacolando gli spostamenti. Nella parrocchia di Bomoanga non si può accedere neanche a piedi a tutta la parte che va verso il confine con il Burkina a causa del rischio di attacchi”.<br />“In tutto il settore – prosegue il missionario - le attività e le iniziative pastorali e sociali delle parrocchie sono sospese, eccetto le Messe della domenica nei centri principali raggiungibili in auto. È un momento di prova per tutti nel quale solo la fede e la perseveranza sosterranno le comunità dei villaggi, che devono andare avanti senza l’aiuto dei sacerdoti e dei missionari”.<br />“Tutti e dieci i confratelli con i quali ho condiviso la mia esperienza in Niger sono convinti che il loro posto sia qui, in questa società in gran parte mussulmana, e hanno ribadito il desiderio di collaborare con l’Arcivescovo di Niamey Mons. Laurent Lompo e gli altri operatori pastorali della diocesi. In un contesto così delicato – prosegue p. Porcellato - credo che fosse importante far sentire a tutti i nostri sacerdoti e al Vescovo la vicinanza di tutta la congregazione SMA. Nella speranza di rivedere ben presto p. Maccalli”. <br />Wed, 13 Feb 2019 12:00:27 +0100AFRICA/SUDAFRICA - “Col voto dell’8 maggio possiamo scegliere la direzione da dare al Paese” affermano i Vescovihttp://www.fides.org/it/news/65556-AFRICA_SUDAFRICA_Col_voto_dell_8_maggio_possiamo_scegliere_la_direzione_da_dare_al_Paese_affermano_i_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/65556-AFRICA_SUDAFRICA_Col_voto_dell_8_maggio_possiamo_scegliere_la_direzione_da_dare_al_Paese_affermano_i_VescoviJohannesburg - “Speriamo che le prossime elezioni rappresentino un ulteriore passo nella realizzazione della società che Dio desidera per noi e ci diano come leader, uomini e donne integri” auspicano i Vescovi sudafricani in una lettera pastorale sulle elezioni generali che si terranno l’8 maggio. "Il voto dell’8 maggio darà ai sudafricani l’opportunità di rinnovare la visione del Paese. Abbiamo il potere di scegliere la direzione che il Sudafrica dovrà prendere” affermano i Vescovi, che avvertono: “è imperativo scegliere con saggezza e coraggio senza farsi distrarre da false promesse”.<br />“La nostra preoccupazione principale come leader religiosi è che vengano scelti leader che promuovano il bene di tutti incarnando i valori della Costituzione alla luce del Vangelo” sottolineano i Vescovi che suggeriscono agli elettori alcune linee guida per orientarsi tra i diversi candidati. “Chiedetevi chi potrebbe sradicare la corruzione con efficienza; intraprendere programmi realistici per far fronte alla disoccupazione e alla povertà; nominare pubblici ufficiali onesti; ridurre il livello di violenza; trasformare gli atteggiamenti e le pratiche che sono alla base della violenza contro donne e bambini . In breve chi pensate che ci farà diventare orgogliosi di essere sudafricani? Ognuno deve rispondere secondo la propria coscienza”.<br />Infine il messaggio auspica lo svolgimento pacifico del voto. Per questo i Vescovi chiedono ai partiti politici di astenersi da dichiarazioni infiammatorie, intimidatorie e inappropriate; intraprendere azioni chiare e decise nei confronti di candidati e dei loro sostenitori coinvolti in atti di intolleranza, intimidazione, molestie e disturbo; rispettare i risultati elettorali; garantire il rispetto dello Stato di diritto.<br />Ai media i Vescovi lanciano un appello di astenersi dal sensazionalismo e di riferire le notizie in modo appropriato e responsabile a beneficio del bene comune. <br />Wed, 13 Feb 2019 11:37:38 +0100AMERICA/HAITI - “Il paese è sull’orlo dell’abisso”: i Vescovi denunciano violenza, intimidazioni, miseriahttp://www.fides.org/it/news/65555-AMERICA_HAITI_Il_paese_e_sull_orlo_dell_abisso_i_Vescovi_denunciano_violenza_intimidazioni_miseriahttp://www.fides.org/it/news/65555-AMERICA_HAITI_Il_paese_e_sull_orlo_dell_abisso_i_Vescovi_denunciano_violenza_intimidazioni_miseriaPort-au-Prince – "Il momento è serio, perché c'è violenza contro la vita. Deploriamo le perdite di vite umane e di proprietà registrate di recente nelle manifestazioni. Cogliamo l'occasione per esprimere la nostra solidarietà alle vittime e ai parenti delle vittime.<br />L'ora è seria, aumenta la miseria, il bene comune è minacciato. Il paese è sull’orlo dell'abisso! Questa situazione non può durare di più." Così scrivono i Vescovi della Conferenza Episcopale di Haiti dinanzi alla terribile situazione di violenza generale che vive il paese dopo che la popolazione è scesa in piazza per manifestare contro il governo del presidente Jovenel Moïse.<br />Sabato 9 febbraio, a Port-au-Prince, un ragazzo di 14 anni è stato ucciso durante una manifestazione, nn'altra persona è morta domenica 10 a Jacmel , come riportano i media locali. La polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere le centinaia di giovani dei quartieri più poveri che hanno marciato lunedì 11 su una delle principali arterie della capitale. Gli spari sono risuonati nelle strade circostanti. Nella confusione i negozi sono stati saccheggiati. Secondo informazioni locali, non si era mai vista una mobilitazione del genere. <br />La rabbia popolare si va intensificando con il peggioramento delle difficoltà economiche subite dalla maggioranza povera. Di fronte a un'inflazione che supera il 15% da due anni, la prima richiesta dei manifestanti è di avere qualcosa da mangiare. La frustrazione è stata esacerbata dalla pubblicazione, a fine gennaio, di un rapporto della Corte dei conti sulla gestione disastrosa e sulle possibili deviazioni dei fondi concessi in prestito dal Venezuela ad Haiti, dal 2008, per finanziare il suo sviluppo.<br />La situazione di tensione continua tuttora. Sono segnalati blocchi stradali in diverse città dove si sono svolte le manifestazioni lunedì 11 febbraio. Per paura della violenza, la grande maggioranza delle scuole, delle imprese e delle amministrazioni è rimasta chiusa. Dalla mobilitazione nazionale dell'opposizione, il 7 febbraio, che ha segnato i due anni del mandato presidenziale di Jovenel Moïse, manifestazioni spontanee di minore entità sono state organizzate nei principali centri urbani. Erano accompagnate da barricate costruite da giovani che fermavano chiunque cercasse di attraversarle, incendiando i veicoli, saccheggiando i negozi, in un clima di intimidazione che ha fermato la capitale Port-au-Prince.<br />Ecco perché i Vescovi cattolici si sono appellati "alla coscienza dei cittadini dei diversi partiti per una decisione patriottica" secondo il loro messaggio, pubblicato lunedì sera,11 febbraio, ed inviato a Fides. "Dobbiamo trovare una soluzione saggia che tenga conto dei migliori interessi della nazione e della difesa del bene comune. In questo senso, facciamo appello alla coscienza dei cittadini delle varie parti politiche per una decisione patriottica, anche se sarà a costo di grandi sacrifici. In questo 11 febbraio, festa di Nostra Signora di Lourdes e Giornata Mondiale del Malato, vi invitiamo a pregare per Haiti rivolgendo i nostri sguardi fiduciosi verso il Signore", concludono i Vescovi.<br /> <br />Wed, 13 Feb 2019 11:26:16 +0100AMERICA/COLOMBIA - I Vescovi: perseveriamo nella riconciliazione e nella pace, combattiamo la corruzione, manteniamo viva la speranzahttp://www.fides.org/it/news/65554-AMERICA_COLOMBIA_I_Vescovi_perseveriamo_nella_riconciliazione_e_nella_pace_combattiamo_la_corruzione_manteniamo_viva_la_speranzahttp://www.fides.org/it/news/65554-AMERICA_COLOMBIA_I_Vescovi_perseveriamo_nella_riconciliazione_e_nella_pace_combattiamo_la_corruzione_manteniamo_viva_la_speranzaBogotà – Al termine della loro Assemblea plenaria , i Vescovi della Colombia hanno pubblicato un messaggio al popolo di Dio per condividere alcuni spunti di riflessione scaturiti dal loro incontro.<br />Nel testo, pervenuto all’Agenzia Fides, viene citato innanzitutto l’impegno “a perseverare nella costruzione della riconciliazione e della pace”, e per questo “è necessario assumere la cultura dell’incontro, che ci permette di aprirci a tutti i colombiani, accettare le differenze e disattivare odi e vendette”. Tale cultura dell’incontro, ricordano i Vescovi, si fonda sul rispetto della vita, di ogni vita, e sul rifiuto del dominio nefasto della morte, che si riflette nel terrorismo e nelle diverse forme di violenza in tutti gli ambienti , in particolare nell’assassinio dei leader, verificatosi in quasi tutto il paese.<br />“Invitiamo la guerriglia dell’ELN ad una seria riflessione sulle sue gravi azioni, con cui ha ferito profondamente il popolo colombiano e, soprattutto ha infranto l’orizzonte di fiducia e di pace – proseguono i Vescovi -. Per questo chiediamo alla guerriglia manifestazioni inequivocabili della sua volontà di pace, abbandonando le armi e unendosi allo sforzo di tanti fratelli che hanno lasciato il cammino della violenza e si sono uniti alla lotta per una pace autentica”. Quindi invitano le organizzazioni armate illegali “ad ascoltare la voce del popolo colombiano, a prendere coscienza del rifiuto generale della società verso la violenza che vogliono imporre” e chiedono loro di abbandonare le loro azioni delittuose.<br />I Vescovi chiedono poi al governo nazionale di continuare nel suo impegno di raccogliere tutte le forze vive del paese “per definire e implementare una politica integrale di pace”, al fine di arrivare “ad una soluzione politica del conflitto armato”. “La pace è un diritto e un impegno di tutti” ribadiscono.<br />Il secondo tema affrontato è “la lotta aperta contro la corruzione in tutti gli ambiti”. “La corruzione si è incancrenita nella nostra cultura – scrivono -, ha interessato la vita politica, economica e sociale della nostra nazione, e ormai la accettiamo passivamente. Così si è trasformata in uno dei più gravi flagelli, che impedisce il progresso e distrugge la fiducia nelle istituzioni”. Il popolo colombiano, che si è già pronunciato in diversi modi contro la corruzione, quest’anno ha l’opportunità grazie alle elezioni, “di avanzare nella lotta contro questo cancro della corruzione e di costruire insieme il bene comune”.<br />Il terzo punto riguarda l’equità e la solidarietà come espressioni della trasformazione sociale. Nella fedeltà alla storia di impegno di tante istituzioni colombiane, anche della Chiesa, in opere di promozione umana, i Vescovi sottolineano la necessità di continuare anche oggi “nell’impegno di servizio e di solidarietà verso i poveri, gli emarginati, i migranti”. E’ ora di fare di più per superare le diseguaglianze che esistono tra i fratelli della stessa nazione, e anche la “clamorosa situazione dei fratelli venezuelani nel nostro paese ci chiama ad una più ghenerosa solidarietà”. Infine invitano tutto il popolo colombiano a “mantenere viva la speranza” e ad “intensificare la preghiera, con la certezza che in Cristo c’è speranza”. <br />Wed, 13 Feb 2019 09:59:08 +0100ASIA/KAZAKHSTAN - Nuovi progetti della Caritas per anziani e tossicodipendentihttp://www.fides.org/it/news/65553-ASIA_KAZAKHSTAN_Nuovi_progetti_della_Caritas_per_anziani_e_tossicodipendentihttp://www.fides.org/it/news/65553-ASIA_KAZAKHSTAN_Nuovi_progetti_della_Caritas_per_anziani_e_tossicodipendentiAlmaty - “La Caritas di Almaty sta cercando di dare forma a un sogno del Vescovo José Luis Mumbiela: quello di riuscire a mettere in piedi un servizio di assistenza sanitaria a domicilio per persone anziane all’interno della nostra diocesi, proprio grazie alla Caritas. Abbiamo chiesto ad alcune organizzazioni italiane di avviare un’opera di formazione a dei volontari kazaki che possano occuparsi di terapie e assistenza sociosanitaria. Speriamo, quindi, che la conferenza di Calcutta possa darci occasione di instaurare collaborazioni o contatti utili a far partire il progetto”. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides don Guido Trezzani, responsabile della Caritas della diocesi di Almaty e di Caritas Kazakhstan, che è stato a Calcutta, in India, per partecipare al ciclo di convegni organizzati dall’8 al 12 febbraio, nell’ambito delle celebrazioni della XXVII Giornata mondiale del malato.<br />Oltre all’ambito dell’assistenza agli anziani, in Kazakhstan si continua a lavorare al progetto di istituire una comunità di cura per le dipendenze. Racconta a tal proposito don Trezzani: “Stiamo cercando realtà del settore già strutturate, che possano aiutarci o che vogliano aprire una sede kazaka della propria comunità. Inoltre, i Vescovi kazaki stanno cercando di individuare la sede ideale: dovrebbe essere un posto ben collegato con tutta la nazione, ma al tempo stesso dovrebbe avere caratteristiche specifiche che riguardano l’inserimento dei membri della comunità nella società circostante. Una volta identificato il luogo, dovremo cercare la collaborazione delle autorità locali. Data l’entità del progetto e le grandi dimensioni del Kazakhstan, è probabile che il processo sia piuttosto lungo, ma speriamo di avere risposte nel più breve tempo possibile”.<br />Il progetto legato al mondo della tossicodipendenza era stato annunciato dalla Caritas kazaka lo scorso novembre quando, dopo una riunione della Conferenza episcopale, era sorta la necessità di andare incontro ai bisogni di persone implicate in dipendenze da alcol e droga, creando un apposito centro di assistenza, recupero e riabilitazione. Il desiderio - rilevava la nota inviata a Fides – è legato alla necessità di “dover affrontare un problema di dimensioni notevoli: spesso, infatti, il sostegno offerto da strutture statali o private si rivela inadeguato. Le persone affette da dipendenza, dopo un breve periodo di pausa, ricadono nella precedente condizione”. Wed, 13 Feb 2019 09:53:06 +0100AFRICA/NIGERIA - Nomina dell’Ausiliare di Port Harcourthttp://www.fides.org/it/news/65552-AFRICA_NIGERIA_Nomina_dell_Ausiliare_di_Port_Harcourthttp://www.fides.org/it/news/65552-AFRICA_NIGERIA_Nomina_dell_Ausiliare_di_Port_HarcourtCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 12 febbraio 2019 ha nominato<br />Vescovo Ausiliare di Port Harcourt , il rev.do Patrick Eluke, del clero di Port Harcourt, finora Parroco di St. Francis of Assisi Parish, a Rumuokwuta, assegnandogli la sede titolare di Fotice.<br />Il rev.do Patrick Eluke è nato il 25 marzo 1967 a Ekpeye, Ahoada, Rivers State, nella Diocesi di Port Harcourt. Dopo la scuola primaria, è entrato nel Seminario minore locale Sacred Heart e ha continuato con i corsi di Filosofia nel Bigard Memorial Seminary, Ikot-Ekpene, e di Teologia nel Seminario Maggiore Bigard Memorial, Enugu. Ha conseguito il dottorato civile in Studi biblici presso l’Università di Port Harcourt. È stato ordinato sacerdote il 23 settembre 1995, e incardinato nella Diocesi di Port Harcourt.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1995-1996: Vicario parrocchiale di St. Anthony’s Parish, Igwuruta; 1996-1997: Parroco di St. Bernard’s Parish, Biara; 1997-2002: Parroco di St. Dominic’s Parish, Bane e St. Francis’s Parish, Kpean; 1997-2005: Parroco di St. Paul’s Parish, Ngo; 2005-2007: Parroco di Saints Peter and Paul Parish, Elenlenwo; 2007-2012: Parroco di Queen of the Apostles Parish, Rumuepirikom; 2012-2013: Parroco di Sacred Heart Parish, Mile II Diobu; 2013-2015: Cappellano dell’Annunciation Chaplaincy, Università di Port Harcourt; dal 2014: Docente di Studi Biblici, Università di Port Harcourt; dal 2015: Parroco di St. Francis of Assisi Parish, Rumuokwuta; dal 2016: Direttore della Pastorale vocazionale diocesana. <br />Wed, 13 Feb 2019 08:19:25 +0100