Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/VIETNAM - Un "anno di grazia" per la diocesi di Nha Trang, nel segno del Cardinale Van Thuanhttp://www.fides.org/it/news/69967-ASIA_VIETNAM_Un_anno_di_grazia_per_la_diocesi_di_Nha_Trang_nel_segno_del_Cardinale_Van_Thuanhttp://www.fides.org/it/news/69967-ASIA_VIETNAM_Un_anno_di_grazia_per_la_diocesi_di_Nha_Trang_nel_segno_del_Cardinale_Van_ThuanNha Trang - E' un figlio spirituale e un successore dell'ex Vescovo della diocesi di Nha Trang, il venerabile Cardinale Francis Xavier Nguyen Van Thuan, che tanto ha influito sulla sua vita sacerdotale e sul suo ministero episcopale: il Vescovo Joseph Vo Duc Minh, attuale Vescovo ordinario della diocesi di Nha Trang, celebra il suo 50°anniversario dell'ordinazione sacerdotale e ricorda quel 24 aprile 1971, quando nelle messa di ordinazione, divenne "sacerdote per sempre". Nella solenne messa di ringraziamento per il Giubileo della ordinazione, il Vescovo Joseph Vo Duc Minh ha richiamato il suo clero, i religiosi e tutte le parrocchie della diocesi di Nha Trang a vivere una "stretta e feconda comunione con lui per lodare e ringraziare insieme il Signore". <br />"La via della Croce si apre sempre alla via della speranza" ha detto, ricordando l'esperienza del venerabile Francis Xavier Nguyen Van Thuan che gli rivolse parole tuttora scolpite nella sua memoria di sacerdote e Pastore. "Non temere - gli disse Van Thuan - il Signore Gesù sarà sempre con te. Rivolgi il tuo sguardo ai missionari e ai martiri in Vietnam. La via della Croce si apre sempre alla via della Speranza. Non temere, ma confida costantemente in Dio. Ti benedico e prego per te, ti voglio tanto bene e credo in te". <br />Oggi il Vescovo racconta a Fides di vivere il suo ministero con lo spirito e lo sguardo che gli ha consegnato il venerabile Van Thuan: "Guardiamo al passato con grata memoria, ringraziamento e misericordia; guardiamo al presente con la buona volontà e lo stupore della scoperta delle opere di Dio e del dono della sua grazia; guardiamo al futuro con il cuore pieno di entusiasmo e di fiducia nella Providenza di Dio". <br />Alla solenne messa di ringraziamento celebrata nella Cattedrale di Nha Trang nei giorni scorsi, hanno preso parte tutti i Vescovi vietnamiti che erano riuniti per l'assemblea della Conferenza episcopale, insieme con un numero consistente di religiosi e fedeli.<br />Nella celebrazione si è anche ricordato il primo annuncia del Vangelo risuonato a Nha Trang 350 anni fa dai missionari guidati dal Vescovo francese Pierre Lambert de la Motte, il 1 settembre 1671. Il Vescovo de la Motte è stato il primo Vescovo del vicariato di Dang Trong fondato nel 1659, che abbracciava il territorio del Vietnam meridionale, compresa l'odierna diocesi di Nha Trang. In quel periodo, quando i cattolici locali erano soggetti a persecuzioni, il Vescovo de la Motte, membro della Società per le missioni estere di Parigi , fece la sua visita pastorale, accompagnato da due missionari francesi e due sacerdoti vietnamiti del Siam. Il Vescovo istituì la parrocchia di Lam Tuyen e fondò la congregazione delle monache Amanti della Santa Croce, che ha celebrato oggi anch'essa i 350 anni di fondazione.<br />Sottolineando che "la Chiesa ama e serve tutte le persone nel nome di Cristo, l'unico Salvatore, il Vescovo Minh ha detto che i missionari sono venuti solo per portare il Vangelo e benedire questa terra". Ha poi esortato i fedeli a essere "grati e orgogliosi dei loro antenati che hanno coraggiosamente testimoniato la Buona Novella", e a "vivere oggi la fede in armonia con il prossimo e aiutando lo sviluppo della nazione". Il Vescovo Joseph Vo Duc Minh è stato incaricato dai Vescovi vietnamiti di avviare la fase preparatoria per il processo canonico di beatificazione del Vescovo de la Motte. <br />La diocesi di Nha Trang è una vasta area di 9.487 chilometri quadrati che copre due province confinanti Khanh Hoa e Ninh Thuan nel Vietnam centro meridionale, con un totale di 180mila cattolici su 1.564.400 abitanti.<br />Nel 17° secolo, il territorio di Nha Trang apparteneva a Dang Trong separata da Dang Ngoai che fu divisa dalla lunga guerra civile di oltre 200 anni sotto la dinastia Le. Il clan dei Trinh detenevano il potere dalla regione del Nord mentr gli Nguyen governavano la regione del sud. C'erano due circoscrizioni ecclesiastiche chiamate Dang Ngoai e Dang Trong, istituite nel 1658 dal Papa Alessandro VII, guidate dai Vescovi Francois Pallu e Pierre Lambert de La Motte. Dopo l'arrivo del Vescovo de la Motte e la successiva crescita della comunità cattolica locale, la diocesi di Nha Trang è stata fondata ufficialmente nel 1957 e oggi ospita 115 parrocchie, servite da quasi 300 sacerdoti.<br /> <br />Mon, 19 Apr 2021 12:00:44 +0200AFRICA/KENYA - Dopo i Vescovi anche i gesuiti dicono “No alla chiusura dei campi di accoglienza”http://www.fides.org/it/news/69966-AFRICA_KENYA_Dopo_i_Vescovi_anche_i_gesuiti_dicono_No_alla_chiusura_dei_campi_di_accoglienzahttp://www.fides.org/it/news/69966-AFRICA_KENYA_Dopo_i_Vescovi_anche_i_gesuiti_dicono_No_alla_chiusura_dei_campi_di_accoglienzaNairobi - “Il JRS ribadisce l'appello della Conferenza dei Vescovi cattolici del Kenya e raccomanda al governo del Kenya di esercitare la massima prudenza e cautela in questo particolare momento di incertezza, considerando saggiamente gli obblighi legali imposti dal diritto internazionale e dalla Convenzione dell'Organizzazione per l'Unità Africana ” afferma la sezione keniana del Jesuit Refugee Service , prendendo posizione sull’annunciata chiusura dei campi rifugiati di Dadaab e Kakuma. Il 24 marzo, il Segretario di gabinetto per gli interni, Fred Matiang'i, ha annunciato l'intenzione del governo di chiudere i campi di Dadaab e Kakuma, concedendo all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati due settimane per presentare un piano in tal senso. Una decisione criticata da molti, compresi i Vescovi del Kenya .<br />L’organizzazione promosso dai Gesuiti ricorda tra gli obblighi imposti dal diritto internazionale che il governo di Nairobi è chiamato a rispettare “il principio di non respingimento” cui si aggiunge l'obbligo morale di prendersi cura dei più vulnerabili della società e di perseguire il bene comune, e i “limiti pratici della chiusura di campi profughi che ospitano più di 410.000 persone”.<br />Pur apprezzando gli sforzi e l’impegno del governo del Kenya nell'accogliere generosamente e proteggere i rifugiati e gli sfollati nel corso degli anni, assicurando uno spazio sicuro a migliaia di famiglie in cerca di asilo, il JRS sottolinea che la situazione in Kenya per gli sfollati di Somalia, Sud Sudan, regione dei Grandi Laghi e più recentemente dalla regione del Tigray in Etiopia, sta peggiorando, a causa dei conflitti protratti nel tempo e di quelli emergenti, oltre alla pandemia Covid-19.<br />Il JRS ha ribadito l'impegno a continuare a sostenere il governo del Kenya e tutte le sue parti interessate fornendo servizi di base e sostegno ai rifugiati e alle comunità ospitanti a Nairobi e nel campo profughi di Kakuma. <br />Mon, 19 Apr 2021 12:00:34 +0200ASIA/IRAQ - Rinviata per la pandemia l’elezione del nuovo Patriarca della Chiesa assira d'Orientehttp://www.fides.org/it/news/69965-ASIA_IRAQ_Rinviata_per_la_pandemia_l_elezione_del_nuovo_Patriarca_della_Chiesa_assira_d_Orientehttp://www.fides.org/it/news/69965-ASIA_IRAQ_Rinviata_per_la_pandemia_l_elezione_del_nuovo_Patriarca_della_Chiesa_assira_d_OrienteErbil – La nuova ondata di contagi da Covid-19 che sta colpendo l’Iraq e la Regione autonoma del Kurdistan iracheno ha provocato il rinvio a data da destinarsi delle procedure elettorali volte a dare un nuovo Patriarca alla Chiesa assira d’Oriente. L’attuale Patriarca, Mar Gewargis III Sliwa, continuerà quindi a esercitare l’ufficio patriarcale fino a quando le condizioni sanitarie della regione permetteranno di convocare i Vescovi assiri per un nuovo Sinodo elettorale. <br />La decisione riguardante il rinvio è stata annunciata nei giorni scorsi dalla Segreteria del Santo Sinodo della Chiesa assira. Sulla scelta di rinviare l’elezione del nuovo Patriarca hanno pesato in particolare i rapporti delle autorità sanitarie locali in merito alla diffusione pandemica da Covid-19 a Erbil – città che attualmente ospita la sede patriarcale – e nelle altre città del Kurdistan iracheno. Sulla base di tali dati, il Patriarca Gewargis ha realizzato una rapida consultazione con i Vescovi e con altri membri autorevoli delle comunità cristiane assire sparse in Medio Oriente e nel resto del mondo. La maggior parte delle persone consultate dal Patriarca si sono espresse a favore del rinvio dell’elezione patriarcale. <br />Già nel febbraio 2020, come riferito dall’Agenzia Fides , era stato lo stesso Patriarca Gewargis ad annunciare il suo desiderio di rinunciare all’ufficio patriarcale per motivi di salute. Una prima sessione speciale elettorale del Santo Sinodo assiro era stata convocata presso la sede patriarcale di Erbil già per l’aprile 2020. L’esplosione mondiale della pandemia, avvenuta di lì a poco, ha reso finora irrealizzabili i programmi volti a eleggere un nuovo Primate per la Chiesa assira d’Oriente. <br />In una lettera del 2020, il Patriarca Gewargis aveva giustificato la sua volontà di rinunciare all’ufficio patriarcale facendo riferimento al deterioramento delle sue condizioni fisiche che gli impediscono di esercitare in maniera adeguata le funzioni legate al “compito sublime” che gli è stato affidato. <br />Domenica 7 marzo, il Patriarca Mar Gewargis ha assistito alla Santa Messa presieduta da Papa Francesco nello stadio “Franso Hariri” di Erbil, ultimo evento pubblico della visita apostolica compiuta dal Papa in Iraq. Al termine della Messa, Papa Francesco ha calorosamente salutato e ringraziato “Sua Santità Mar Gewargis III, Catholicos-Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente, che risiede in questa città e ci onora con la sua presenza”. “Insieme a lui” ha proseguito il Papa, riferendosi al “fratello” Gewargis “abbraccio i cristiani delle varie confessioni: in tanti qui hanno versato il sangue sullo stesso suolo! Ma i nostri martiri risplendono insieme, stelle nello stesso cielo! Da lassù ci chiedono di camminare insieme, senza esitare, verso la pienezza dell’unità”. Alla fine della Santa Messa, il Patriarca Mar Gewargis ha offerto in dono un calice a Papa Francesco. <br />L’81enne Mar Gewargis III è stato eletto Patriarca della Chiesa assira d’Oriente il 16 settembre 2015, succedendo a Mar Dinkha IV, che si era spento nel marzo di quell’anno negli Stati Uniti, dopo un mandato patriarcale durato ben 39 anni. Il Sinodo della Chiesa assira d'Oriente aveva scelto come nuovo Patriarca l'unico Metropolita assiro ancora residente in territorio iracheno . <br />La sede patriarcale assira, in seguito all'esilio del Patriarca Mar Eshai Shimun XXIII, aveva lasciato il il Medio Oriente dal 1933, e dal 1940 era stata insediata presso Chicago, negli Stati Uniti. Dal 2006 era iniziato il progetto di costruzione di una residenza patriarcale a Erbil. Gewargis, da Patriarca, ha potuto riportare la sede patriarcale assira in Medio Oriente, insediandola a Erbil, capitale della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Mon, 19 Apr 2021 11:39:10 +0200ASIA/MYANMAR - L'era della speranza: il nuovo Governo di unità nazionale birmano, in opposizione alla giunta militarehttp://www.fides.org/it/news/69964-ASIA_MYANMAR_L_era_della_speranza_il_nuovo_Governo_di_unita_nazionale_birmano_in_opposizione_alla_giunta_militarehttp://www.fides.org/it/news/69964-ASIA_MYANMAR_L_era_della_speranza_il_nuovo_Governo_di_unita_nazionale_birmano_in_opposizione_alla_giunta_militareBangkok - “Finisce un’era di paura e divisione e inizia un’epoca di speranza”. Un’epoca, dice Salai Maung Taing San, portavoce del neonato "Governo di unità nazionale birmano" , in cui “non ci saranno più né divisioni religiose né divisioni etniche”. Con queste parole, in una conferenza online, è nato il “governo ombra” che si oppone alla giunta militare che il 1° febbraio ha preso il potere con un colpo di stato. I militari hanno esautorato le autorità civili del Paese, il governo civile prima ancora che si potesse riunire il nuovo parlamento eletto nelle consultazioni dell’8 novembre. Quei parlamentari, all’indomani del golpe, hanno creato un Comitato che ha annunciato il 16 aprile la formazione del Governo di unità nazionale e quella di un nuovo esercito federale. <br />Come confermato all’Agenzia Fides da Salai Maung Taing San, il nuovo Governo rappresenta anche i partiti delle minoranze etniche e le loro formazioni di difesa e la società civile birmana. Il processo di unificazione si basa su una Carta federale che disegna una nuova Costituzione federale, che sancisce la fine di quella del 2008 voluta dai militari. Si propone dunque come il vero rappresentante di un paese in mano a una giunta sanguinaria che ha ucciso a oggi oltre 730 persone e che ha appena trasformato la ricorrenza buddista del Nuovo Anno in un bagno di sangue. <br />Il dottor Salai Maung Taing San, che è anche Inviato speciale del CRPH all’Onu, ha spiegato a Fides che il nuovo esecutivo ha ancora come presidente U Win Mynt e come Consigliere di stato la Nobel Aung San Suu Kyi, che mantengono le cariche nonostante siano agli arresti. L’esecutivo sarà dunque guidato dal Vice presidente Duwa Lashi La e dal premier Mahn Win Khaing Than, in un governo di 26 membri, di cui 11 sono ministri: la metà di costoro non è di etnia Bamar e otto sono donne. Il premier è di etnia Karen e il vicepresidente di etnia Kachin. Salai Maung Taing San stesso è uno stimato medico dello Stato Chin.<br />Paradossalmente, la giunta ha ottenuto un risultato politico inimmaginabile solo alcuni mesi fa: far nascere un esecutivo dove sono rappresentate le minoranze etniche, che si basa su un’unità di intenti, saldatasi sull’opposizione a Tatmadaw . Ora, per la prima volta, si prospetta una Federazione. La strada non sarà facile, a cominciare dal riconoscimento del governo clandestino ma il suo destino si chiarirà presto: il 24 aprile a Giacarta, si incontreranno i dieci membri dell’ASEAN, l'Associazione delle nazioni Sudest asiatico sulla cui mediazione puntano tutti e che ha convocato, una riunione urgente sul caso Myanmar. <br />Si aspettano premier e capi di Stato ma anche il responsabile della giunta militare, il generale Min Aung Hlaing. Secondo quanto appreso da Fides, il cerimoniale dovrebbe prevedere un incontro a porte chiuse col generale per avere da lui un resoconto. Poi si svolgerebbe il summit vero e proprio, con una formula che permetterebbe di capire se c'è la possibilità di una mediazione, senza far sedere al tavolo il generale, il che equivarrebbe a un riconoscimento della giunta golpista, finora evitato. Il nuovo Governo di unità nazionale birmano suggerisce che l’invito dell’ASEAN, anziché al gnerale Min Aung Hlaing, andrebbe rivolto proprio al neonato esecutivo che rappresenta realmente la popolazione birmana.<br /> <br />Mon, 19 Apr 2021 11:36:16 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Situazione umanitaria sempre più allarmante; i Vescovi: “Si diano prospettive ai giovani per fermare la guerra”http://www.fides.org/it/news/69963-AFRICA_MOZAMBICO_Situazione_umanitaria_sempre_piu_allarmante_i_Vescovi_Si_diano_prospettive_ai_giovani_per_fermare_la_guerrahttp://www.fides.org/it/news/69963-AFRICA_MOZAMBICO_Situazione_umanitaria_sempre_piu_allarmante_i_Vescovi_Si_diano_prospettive_ai_giovani_per_fermare_la_guerraMaputo - Si stima che siano 11.104 le persone fuggite dalla città di Palma , accolte in una scuola a Quitunda. Lo afferma l’Organizzazione Internazionale per i Migranti . <br />Secondo l’IOM il 30 per cento delle famiglie sfollate dormono all'aperto, mentre il restante 70 per cento vive in rifugi di fortuna. Ben il 62% degli sfollati sono bambini, il 21% uomini e il 17% donne. Al primo posto delle necessità di queste persone c’è il cibo, al secondo tende e altre attrezzature per ripararsi dalle intemperie, al terzo coperte e vestiti. La grave situazione nel nord del Paese è stato oggetto di un comunicato dei Vescovi.<br />“Deploriamo e condanniamo tutti gli atti di barbarie commessi”, affermano i Vescovi mozambicani in un comunicato inviato all'Agenzia Fides, approvato nella sessione plenaria in corso a Maputo.<br />I Vescovi del Mozambico deplorano la "tragica situazione in cui vive la popolazione di Cabo Delgado" dove "persone indifese vengono uccise, ferite e maltrattate, le loro proprietà saccheggiate, le loro case distrutte e i cadaveri dei loro familiari profanati, mentre i sopravvissuti sono costretti ad abbandonare la terra che li ha visti nascere e dove sono sepolti i loro antenati”.<br />La Conferenza Episcopale del Mozambico denuncia la crescente e consolidata “percezione che dietro a questo conflitto ci siano interessi di varia natura e provenienza, ovvero l’intenzione di alcuni gruppi di appropriarsi delle nazione e delle sue risorse”. La provincia di Cabo Delgago è ricca di giacimenti di gas e petrolio oltre che di pietre preziose, ma “la mancanza di trasparenza” sul loro corretto utilizzo, scrivono i Vescovi, è “fonte di malcontento, di divisione e di lutto che alimentano rivolta e risentimento”.<br />“Riconosciamo che una delle spinte più forti che motiva i nostri giovani a lasciarsi allettare e ad unirsi alle varie forme di insurrezione, dalla criminalità al terrorismo, o anche quell'altra insurrezione, non meno dannosa, dell'estremismo politico o religioso, si basa nell'esperienza di una mancanza di speranza in un futuro favorevole” affermano i Vescovi. “Per la maggior parte dei giovani, non ci sono opportunità per costruire una vita dignitosa", mentre la società e i responsabili politici "ignorano la loro sofferenza e non ascoltano la loro voce".<br />I Vescovi ribadiscono che "nulla giustifica la violenza", esprimono "una solidarietà totale con i più deboli e con i giovani che aspirano a una vita dignitosa" e ricordano che "le religioni hanno un grande contributo da dare nella resilienza delle comunità e nel perseguitare un ideale di una società unita e solidale”. <br />La CEM chiede che "le forze politiche nazionali, le organizzazioni presenti nel Paese, la comunità internazionale, uniscano le forze e aiutino le popolazioni sfollate, creino più opportunità di lavoro e sviluppo per tutti" e chiedono che "tutti contribuiscano alla pacificazione, alla protezione della popolazione, al blocco del finanziamento della guerra, all’isolamento e all'arresto di individui o gruppi che approfittano della tragedia di Cabo Delgado”. Mon, 19 Apr 2021 11:25:44 +0200AMERICA/PARAGUAY - L’Arcivescovo di Asunción alle ditte farmaceutiche: "Non è il momento di guadagnare soldi a spese di chi soffre"http://www.fides.org/it/news/69962-AMERICA_PARAGUAY_L_Arcivescovo_di_Asuncion_alle_ditte_farmaceutiche_Non_e_il_momento_di_guadagnare_soldi_a_spese_di_chi_soffrehttp://www.fides.org/it/news/69962-AMERICA_PARAGUAY_L_Arcivescovo_di_Asuncion_alle_ditte_farmaceutiche_Non_e_il_momento_di_guadagnare_soldi_a_spese_di_chi_soffreAsunción - "Non è il momento di speculare, di guadagnare soldi a spese di chi soffre": sono le parole di Mons. Edmundo Valenzuela, Arcivescovo di Asunción, che ha concesso una lunga intervista ad un giornale locale per riflettere sulla difficile situazione che vive il paese.<br />L'Arcivescovo invia un messaggio di speranza a tutti i malati di Covid-19 ed esorta i parenti dei ricoverati a non perdere la fede in Dio. Nell'intervista al giornale "Ultima Hora", pubblicata ieri, esprime anche una richiesta: i sacerdoti possano entrare insieme ai malati in terapia intensiva, per poter dare loro forza in questi momenti critici che il Paese sta attraversando per la pandemia. Sottolinea inoltre che per l'acquisto di medicinali, che aiutano i malati e attenuano l'angoscia dei parenti, è necessario l'aiuto dei comuni e delle grandi aziende internazionali. Poi in riferimento alle azioni del governo chiede di agire velocemente: "Purtroppo si doveva programmare un piano nazionale per questo anno, e non è stato fatto, ma bisogna farlo, perché questa pandemia durerà fino al 2023" ha sottolineato.<br />Dinanzi alla situazione di emergenza della popolazione, Mons. Valenzuela ha affermato: "la nostra Pastorale Sociale riesce ad aiutare molta gente con i viveri e adesso anche con i medicinali, ma non basta. L'anno scorso siamo riusciti a organizzare "Pentole Popolari" con più di 2.000 cuochi in queste mense improvvisate per le strade o nei locali delle parrocchie, ma quest’anno siamo rimasti senza fondi, neanche per i medicinali che eravamo riusciti a distribuire fra i più poveri".<br />Ecco perché l’Arcivescovo ha chiesto, in particolare alle ditte farmaceutiche, di " abbassare tutti i costi dei farmaci. Non è il momento di speculare, di fare soldi a spese di chi soffre. Questo è il momento dell'umanità, della sensibilità verso chi ha bisogno".<br />Il Paraguay continua a subire la pandemia con delle limitazioni proprio nei servizi sanitari e con la mancanza di medicinali per la popolazione. Il paese da meno di un mese registra ogni giorno da 1.500 a 2.500 nuovi casi di Covid. Attualmente ci sono stati 250.000 casi e 5.315 morti.<br /> <br />Mon, 19 Apr 2021 10:25:26 +0200AMERICA/COSTA RICA - Giornata speciale di preghiera per la situazione della pandemiahttp://www.fides.org/it/news/69961-AMERICA_COSTA_RICA_Giornata_speciale_di_preghiera_per_la_situazione_della_pandemiahttp://www.fides.org/it/news/69961-AMERICA_COSTA_RICA_Giornata_speciale_di_preghiera_per_la_situazione_della_pandemiaSan José – “Ponendo la speranza in colui che non delude indiciamo una Giornata speciale di preghiera per la situazione della pandemia provocata dal Covid 19. Questa Giornata si svolgerà giovedì 22 aprile, dedicando la celebrazione della Santa Messa e l’Ora di adorazione di questo giorno per tale intenzione”. Lo comunica la Conferenza Episcopale del Costa Rica in un appello intitolato “Ci mettiamo nelle mani di Dio e ci rivolgiamo alla responsabilità di tutti”.<br />I Vescovi manifestano la loro solidarietà a tutte le persone per la situazione che stanno vivendo a causa della pandemia, e si appellano alla responsabilità di tutti, “perché solo insieme possiamo superare questa grave malattia; lo faremo se rispetteremo fedelmente le misure sanitarie richieste dalle autorità, se vedremo nell’altro un fratello di cui dobbiamo prenderci cura come ci prendiamo cura di noi stessi, e se prenderemo coscienza di quanto sia grave non agire per affrontare questo momento”. <br />Di fronte all’aumento rilevante dei casi registrati negli ultimi giorni, i Vescovi esortano “a raddoppiare gli sforzi per evitare la saturazione e il collasso dei sistemi sanitari" ed assicurano la loro preghiera per le vittime della pandemia e per il conforto dei familiari. Invitano quindi i sacerdoti di tutte le comunità parrocchiali del Paese “ad organizzare e motivare questo speciale momento di preghiera", per il quale la Commissione Nazionale di Liturgia fornirà un sussidio.<br />“Con fede, fiducia e insistenza, chiediamo al Dio della vita che ci aiuti a superare questa pandemia, conceda salute agli infermi e consolazione a quanti hanno perduto i loro cari. Chiediamo la grazia di essere responsabili in questa emergenza sanitaria e di poter dare una testimonianza di carità e di solidarietà come Chiesa” si conclude il messaggio. In Costa Rica sono stati registrati 229.000 casi di contagi da Covid 19, con 3.071 morti, su una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. <br />Mon, 19 Apr 2021 09:28:51 +0200AMERICA/HAITI - La stampa annuncia la liberazione di uno dei sequestrati di domenica 11 aprilehttp://www.fides.org/it/news/69960-AMERICA_HAITI_La_stampa_annuncia_la_liberazione_di_uno_dei_sequestrati_di_domenica_11_aprilehttp://www.fides.org/it/news/69960-AMERICA_HAITI_La_stampa_annuncia_la_liberazione_di_uno_dei_sequestrati_di_domenica_11_aprilePort au Prince - "Una delle persone rapite domenica scorsa ad Haiti sarebbe stata rilasciata. Da allora non si hanno altre notizie dei rapitori. Nove persone sono ancora tenute in ostaggio" ha informato il giornale “Le Telegramme” nel suo sito web sabato sera, 17 aprile. Domenica 11 aprile erano state rapite dieci persone, 5 sacerdoti, 2 suore e 3 parenti di uno dei sacerdoti, vicino a Port-au-Prince . <br />“Questo sabato, 17 aprile, una fonte haitiana ci ha informato che uno degli ostaggi era stato rilasciato. Secondo gli elementi in nostro possesso, un riscatto di $ 50.000 sarebbe stato pagato ai rapitori, per il rilascio del gruppo. Contro ogni previsione, la banda, chiamata 400 Mawozo, ha liberato un solo ostaggio: si tratta della madre di padre Jean Anel Joseph, che domenica scorsa doveva essere insediato nella sua nuova parrocchia” scrive il giornale “Le Telegramme”, e continua: “La donna haitiana, di circa 70 anni, era la più debole del gruppo e il suo stato di salute stava diventando preoccupante. Avrebbe precisato che il gruppo è tenuto in un bosco, sotto un albero, in condizioni molto precarie e gli ostaggi hanno mani e piedi legati”. <br />Dalle ultime notizie locali si apprende che dopo questo rilascio, i rapitori non sarebbero più entrati in contatto con i padri di Saint-Jacques a cui le autorità hanno affidato il compito di condurre trattative con i rapitori. Giovedì scorso, 15 aprile, le scuole haitiane, pubbliche e private, nonché molte attività commerciali sono rimaste chiuse in segno di solidarietà con gli ostaggi ma anche di protesta contro l'insicurezza che ha colpito Haiti da molti mesi .<br />I sequestrati sono cinque sacerdoti della Società dei Sacerdoti di Saint Jacques, due suore e due fedeli laici. Tra questi ci sono Michel Briand, un missionario bretone di 67 anni di Messac che vive sull'isola da molti anni, e Agnès Bordeau, una suora della Sarthe.<br /> <br />Mon, 19 Apr 2021 09:12:41 +0200NEWS ANALYSIS - L'estremismo crescente in Asia e la risposta delle Chiesehttp://www.fides.org/it/news/69959-NEWS_ANALYSIS_L_estremismo_crescente_in_Asia_e_la_risposta_delle_Chiesehttp://www.fides.org/it/news/69959-NEWS_ANALYSIS_L_estremismo_crescente_in_Asia_e_la_risposta_delle_ChieseJakarta - Il 28 marzo, domenica delle Palme, la cattedrale del Sacro Cuore di Gesù a Makassar, capitale del Sud Sulawesi, in Indonesia, ha assistito a un attentato dinamitardo, provocando la morte di due attentatori e il ferimento di almeno 20 persone. E' stato il terzo attacco di questo tipo effettuato da attentatori suicidi in Indonesia negli ultimi anni. Secondo quanto riferito, gli aggressori erano membri della Jamaah Ansharut Daulah , un gruppo ispirato dallo Stato islamico, sospettato di organizzare attacchi terroristici. Il gruppo terroristico ha bombardato tre chiese a Surabaya, East Java, nel 2018 uccidendo 28 persone.<br />L'Indonesia, il paese a maggioranza musulmana più popoloso del mondo, è minacciato da vari gruppi religiosi estremisti. Nel 2019, nella cattedrale a Jolo, nel sud delle Filippine, una bomba ha ucciso 23 persone e ne ha ferite più di 100. Sono episodi che scuotono l'opinione pubblica, la politica, le comunità religiose.<br />L'Asia, il continente più vasto al mondo, affronta problemi come povertà, disuguaglianze sociali ed economiche, disoccupazione, governi assolutistici o autoritari, digital divide, disastri naturali, oltre all'estremismo religioso e al terrorismo. Queste sfide influenzano governi, comunità, gruppi della società civile, comunità religiose incluse le Chiese cristiane. Cerchiamo di spiegare i illustrare i crescenti casi di estremismo religioso in Asia e la risposta della Chiesa.<br />Per cominciare, alcuni dei paesi che hanno assistito all'aumento dell'estremismo religioso sono India, Bangladesh, Sri Lanka, Filippine, Myanmar, Indonesia, Pakistan . Indubbiamente, i conflitti che possono apparire di natura religiosa hanno spesso radici in storie molto diverse, e sono legati a complessi fenomeni sociali e politici, a ideologie o a motivi economici.<br />Ad esempio, "una crescente intolleranza fornisce terreno fertile per l'estremismo con gravi conseguenze per l'armonia se non affrontata immediatamente", spiega Dwi Rubiyanti Kholifah, direttoredell'Asian Muslim Action Network in Indonesia. L'analista dice inoltre che una "falsa nozione di superiorità" o una visione errata delle "differenze", di qualsiasi natura, riduce lo spazio per lo scambio di apprendimento e impedisce un dialogo benefico.<br />Non sorprende notare che sempre più persone in alcuni paesi asiatici, come Malaysia, Pakistan, Indonesia, India e Bangladesh, sono attratti o praticano ideologie discriminatorie che risultano dannose per l'ordine sociale e il benessere. Ciò richiede un passaggio e un maggiore promozione di iniziative interreligiose per il bene comune.<br /> - continua <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://omnisterra.fides.org/articles/view/158">Continua a leggere la news analysis sul sito web "Omnis Terra", in lingua inglese</a>Sat, 17 Apr 2021 11:36:23 +0200AFRICA/RWANDA - Il Presidente della Conferenza episcopale: “Dopo il genocidio, un percorso fruttuoso di riconciliazione”http://www.fides.org/it/news/69958-AFRICA_RWANDA_Il_Presidente_della_Conferenza_episcopale_Dopo_il_genocidio_un_percorso_fruttuoso_di_riconciliazionehttp://www.fides.org/it/news/69958-AFRICA_RWANDA_Il_Presidente_della_Conferenza_episcopale_Dopo_il_genocidio_un_percorso_fruttuoso_di_riconciliazioneButare - “Quando sono stato nominato Vescovo, nel 1997, erano appena passati tre anni dal genocidio e il paese era veramente devastato: rovine ovunque, case distrutte, tantissime famiglie toccate da omicidi o violenze e molta gente fuggita fuori dal Rwanda. C’erano tantissimi orfani, alcuni in tenere età e nel cuore della popolazione c’era molta rabbia. Bisognava ricominciare da zero. La Chiesa usciva da una situazione grave e inoltre aveva perduto tre vescovi, due uccisi e uno disperso, oltre a tanti sacerdoti e religiosi. Ci siamo messi a fianco della popolazione per aiutare il Paese a riprendersi, il nostro lavoro è stato fin dall’inizio mettere insieme, riconciliare, anche se era molto difficile, tanti non avevano la forza di venire”. Sono passati 27 anni dai cento terribili giorni di follia genocida che hanno travolto il Rwanda precipitandolo nel gorgo dell’orrore. Mons. Philippe Rukamba, Vescovo di Butare, Presidente della Conferenza Episcopale del Rwanda, ricostruisce così in un colloquio con l’Agenza Fides quel drammatico aprile, spiega cosa è cambiato da allora e quale il ruolo della Chiesa nella transizione verso una definitiva era di pace.<br />“La cosa più importante – racconta – era provare a riconciliare i familiari delle vittime con gli autori dei massacri e lo si poteva fare con riflessione e cercando innanzitutto di capire quello che era successo. La nostra commissione Giustizia e Pace ha chiesto aiuto ad alcuni Paesi che avevano sperimentato periodi di grosse tensioni etniche o religiose come il Sud Africa e l’Irlanda del Nord e che ne erano usciti attraverso un complesso processo di riconciliazione. Si è innescato così un percorso molto utile che ci ha aiutato a capire il cuore della gente”. “Pian piano la situazione è migliorata nel Paese e come Chiesa abbiamo cercato di sostenere lo Stato mettendoci anche a disposizione nel ricercare giustizia nei confronti dei preti o religiosi che si sono resi protagonisti di crimini”, rileva il Vescovo.<br />Anche la Chiesa cattolica è stata travolta dalla furia omicida di quei giorni, ha perso molti suoi rappresentanti che si opponevano alla violenza ma ha anche contribuito a fomentarla.<br />“All’inizio la Chiesa era accusata di aver ‘preparato’ in qualche modo il genocidio. Alcuni sacerdoti e religiosi hanno preso parte attiva, ce n’è uno, ad esempio processato all’Aja, che rimarrà in prigione per tutta la vita. Negli anni noi leader religiosi abbiamo ammesso che tanti cristiani così come appartenenti ad altre fedi, hanno agito male e partecipato al genocidio. Ma abbiamo anche capito che dovevamo andare avanti imboccando una nuova strada con decisione. Il Santo Padre, in occasione della visita in Vaticano del Presidente Kagame nel 2017, ha implorato perdono per il genocidio a nome dei cristiani. Credo di poter dire che abbiamo fatto un cammino fruttuoso anche perché abbiamo cominciato dalla gente e promosso a ogni livello la riconciliazione nelle parrocchie, memori anche dell’appello che Giovanni Paolo II ci rivolse affinchè si cambiasse la coscienza. Nelle nostre parrocchie ci sono percorso di sostegno per mettere insieme vittime e persecutori che hanno chiesto perdono, di recente abbiamo inaugurato un edificio in una parrocchia di Butare, che alloggia famiglie di vittime e di carnefici pentiti”.<br />Il rapporto con le autorità politiche non è stato sempre facile anche per la pesante eredità lasciata nel Paese dal genocidio. Dalla visita del presidente a al Papa nel 2017, però, qualcosa è cambiato:<br />“La situazione – prosegue mons. Rukamba – è migliorata molto e i rapporti tra Stato e Chiesa hanno visto un cambiamento. Da pochi mesi, poi, abbiamo un cardinale, Antoine Kambanda Arcivescovo metropolita di Kigali, e possiamo dire di vivere una nuova collaborazione. Al momento stiamo cercando un accordo quadro che regoli definitivamente le relazioni tra Stato e Chiesa. Nel giorno della memoria del genocidio c’è stata una cerimonia e per la prima volta sono stati citati pubblicamente i nomi di alcuni sacerdoti o di Joseph Ruzindana, Vescovo di Byumba, ucciso durante gli scontri. Sono stati definiti e riconosciuti come ‘Giusti’ perché si opposero alla violenza e salvarono vite”.<br /> <br /><br /><br />Sat, 17 Apr 2021 11:16:06 +0200OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - La missione delle suore dell’Immacolata: donare il Vangelo al cuore della gentehttp://www.fides.org/it/news/69957-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_La_missione_delle_suore_dell_Immacolata_donare_il_Vangelo_al_cuore_della_gentehttp://www.fides.org/it/news/69957-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_La_missione_delle_suore_dell_Immacolata_donare_il_Vangelo_al_cuore_della_gentePort Moresby - “L’inculturazione è un pilastro portante della nostra opera: bisogna utilizzare lo stesso linguaggio della gente affinché l’annuncio del Vangelo possa entrare nei cuori e nelle coscienze. Solo in questo modo il messaggio di Gesù può trovare accoglienza nelle loro vite”. Così riferisce in colloquio con l’Agenzia Fides suor Chiara Colombo, missionaria dell’Immacolata, parlando dell'impegno missionario in Papua Nuova Guinea e delle sfide che le religiose quotidianamente affrontano. <br />Suor Chiara Colombo vive dal 2016 a Kiriwina, la più grande delle isole Trobriand, situata a circa 200 chilometri a nord dall'estrema punta sud-orientale dall’isola di Papua. Qui lei e le sue consorelle supportano l’attività delle due parrocchie, ciascuna delle quali ha sei comunità cristiane: visite ai villaggi, pastorale, catechesi e lavoro di prevenzione sanitaria. “La vita qui non è sempre facile - afferma suor Chiara - se piove hai l’acqua, se non piove non ce l’hai come tutti gli altri. L’elettricità dipende dai pannelli solari o dal diesel che arriva via nave ai distributori sulla costa e che qualcuno rivende in taniche nell’entroterra. I servizi sono solo quelli di base e la sensazione è quella che il governo non si prodighi troppo per garantirli”. A Kiriwina anche il servizio sanitario è scadente: “nell’ospedale - riferisce la religiosa - non ci sono medici, solo infermieri e paramedici, con una scorta di medicine che arginano soltanto malattie come la malaria e la dissenteria”. <br />Ci sono poi le nuove sfide: una popolazione che cresce, da tre a otto milioni in quarant’anni, mentre il 40% degli abitanti ha meno di quindici anni. “I giovani - racconta la missionaria - faticano a trovare il proprio posto in una società fortemente contraddittoria: ricca di risorse di cui però godono le compagnie straniere, affascinata dal progresso ma ancora incapace di garantire un’istruzione alla maggioranza dei suoi ragazzi. Le scuole non sono numerose e sono quindi selettive. in pochi riescono ad accedere ai gradi superiori”. <br />Nella capitale a Port Moresby e nella città di Kerema, le suore gestiscono due scuole superiori. A Watuluma, sull’isola di Good Enough, inoltre sorge un centro professionale dove gli studenti nel corso di tre anni imparano a diventare falegnami, meccanici ed elettricisti. “I giovani sono oggi la nostra priorità - afferma suor Chiara - vogliamo formare cittadini che, siano in grado di far fruttare la loro terra nel rispetto dell’ecosistema nel quale vivono”.<br />In Papua Nuova Guinea c’è spazio anche per il primo annuncio del Vangelo? “Su questo fronte abbiamo due sfide - spiega suor Chiara - una è la frammentazione tra diverse denominazioni cristiane, aggravata dal sorgere continuo di nuove sette, con la conseguente divisione all’interno delle comunità e delle stesse famiglie. L’altra è il persistere di superstizioni ancestrali: l’annuncio di Cristo - conclude - punta a incontrare quegli elementi della cultura tradizionale che non sono in linea con il Vangelo, valorizzandone invece gli aspetti positivi”.<br /> <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.youtube.com/watch?v=IxI899VIhag">Guarda il servizio sul canale Youtube dell'Agenzia Fides</a>Sat, 17 Apr 2021 11:01:56 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, don Jorge Joaquim Pinhohttp://www.fides.org/it/news/69956-AFRICA_MOZAMBICO_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_don_Jorge_Joaquim_Pinhohttp://www.fides.org/it/news/69956-AFRICA_MOZAMBICO_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_don_Jorge_Joaquim_PinhoCittà del Vaticano – Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 28 gennaio 2021 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Mozambico per un quinquennio , don Jorge Joaquim Pinho, del clero dell’arcidiocesi di Beira.<br />Il nuovo Direttore nazionale è nato il 25 agosto 1972 ed è sacerdote da 16 anni. Ha conseguito la licenza in filosofia a Maputo, un master in gestione e amministrazione delle scuole a Beira e un master in teologia pastorale a Salamanca. E’ stato professore al Seminario propedeutico e all’Università di Beira, parroco in due parrocchie. Per un anno è stato Direttore delle POM nella sua arcidiocesi. Attualmente è parroco ed economo diocesano. <br />Sat, 17 Apr 2021 10:25:08 +0200AMERICA/BRASILE - I Vescovi: “Non possiamo tacere quando la vita è minacciata, i diritti non rispettati, la giustizia è corrotta”http://www.fides.org/it/news/69955-AMERICA_BRASILE_I_Vescovi_Non_possiamo_tacere_quando_la_vita_e_minacciata_i_diritti_non_rispettati_la_giustizia_e_corrottahttp://www.fides.org/it/news/69955-AMERICA_BRASILE_I_Vescovi_Non_possiamo_tacere_quando_la_vita_e_minacciata_i_diritti_non_rispettati_la_giustizia_e_corrottaBrasilia - “Il Brasile vive l'aggravarsi di una grave crisi sanitaria, economica, etica, sociale e politica, acuita dalla pandemia, che ci sfida, mettendo in luce le disuguaglianze strutturali radicate nella società brasiliana. Sebbene tutti soffrano per la pandemia, le sue conseguenze sono più devastanti nella vita dei poveri e dei deboli. Questa realtà della sofferenza deve risuonare nel cuore dei discepoli di Cristo. Tutto ciò che promuove o minaccia la vita riguarda la nostra missione di cristiani. Ogni volta che prendiamo posizione su questioni sociali, economiche e politiche, lo facciamo su richiesta del Vangelo. Non possiamo tacere quando la vita è minacciata, i diritti non vengono rispettati, la giustizia è corrotta e la violenza viene istituita”.<br />Lo scrive la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile nel suo messaggio pubblicato al termine dell’Assemblea Generale della CNBB, svoltasi on line dal 12 al 16 aprile , rivolgendosi “al popolo brasiliano in questo grave moimento”. “Siamo Pastori e la nostra missione è prenderci cura di voi – scrivono nel messaggio -. I nostri cuori soffrono per la limitata partecipazione del Popolo di Dio nelle chiese. Tuttavia, la sacralità della vita umana ci richiede saggezza e responsabilità. Pertanto, in questo momento, dobbiamo continuare a osservare le misure sanitarie che riguardano le celebrazioni in presenza”.<br />I Vescovi ringraziano le famiglie che sono state luogo privilegiato “per l'esperienza della fede e della solidarietà”, e le comunità che attraverso diverse iniziative hanno promosso l’esperienza della Chiesa domestica, esortando: “Uniti nella preghiera e nella cura della vita, supereremo questo momento”.<br />Ribadiscono quindi che i tre poteri della Repubblica hanno, ciascuno nella sua specificità, la missione di guidare il Brasile secondo i dettami della Costituzione federale, che ritiene la salute “il diritto di tutti e il dovere dello Stato". Il momento attuale richiede competenza e lucidità, quindi "discorsi e atteggiamenti che negano la realtà della pandemia, ignorano le misure sanitarie e minacciano lo Stato di diritto democratico, sono inaccettabili".<br />I Vescovi chiedono quindi “maggiori investimenti nella sanità pubblica e nella assistenza ai malati, preservando e rafforzando il sistema sanitario unificato – SUS” e di garantire politiche pubbliche statali efficaci a sostegno dell’educazione, impegnandosi nel Patto globale per l'istruzione proposto da Papa Francesco. Sono anche preoccupati per le molteplici forme di violenza diffuse nella società, per la disinformazione e l'incitamento all'odio, soprattutto attraverso i social network, per l'uso della religione come strumento di disputa politica.<br />Richiamando ad una attenzione costante alla cura della casa comune, i Vescovi ribadiscono la necessità di superare le disuguaglianze sociali nel paese, promuovendo una politica migliore, “che non si sottometta agli interessi economici, e sia guidata dalla fraternità e dall'amicizia sociale”. Infine concludono con “un forte appello all'unità della società civile, delle Chiese, delle entità, dei movimenti sociali e di tutte le persone di buona volontà, attorno al Patto per la vita e per il Brasile. Con rinnovato impegno, prendiamo iniziative concrete per promuovere, la solidarietà e la condivisione”. <br />Sat, 17 Apr 2021 09:19:06 +0200AMERICA/HAITI - Solidarietà e preghiera per le vittime dei sequestri, il dolore di un popolo che ormai non ce la fa piùhttp://www.fides.org/it/news/69954-AMERICA_HAITI_Solidarieta_e_preghiera_per_le_vittime_dei_sequestri_il_dolore_di_un_popolo_che_ormai_non_ce_la_fa_piuhttp://www.fides.org/it/news/69954-AMERICA_HAITI_Solidarieta_e_preghiera_per_le_vittime_dei_sequestri_il_dolore_di_un_popolo_che_ormai_non_ce_la_fa_piuPort au Prince - In tutte e 10 le diocesi del Paese, giovedì 15 aprile la Chiesa cattolica presente ad Haiti, ha celebrato messe per esprimere la propria solidarietà alle vittime dei rapimenti nel Paese. Nella parrocchia Saint-Pierre a Pétion-Ville, l'Assemblea dei Vescovi ha concelebrato la Messa, ed è stata questa l'occasione per chiedere ancora una volta il rilascio di tutte le vittime di sequestro e per protestare contro l'insicurezza generale.<br />A mezzogiorno il suono delle campane della chiesa di Saint-Pierre è risuonato a Pétion-Ville, unendosi a quello di tutte le chiese di Haiti. Il grido dei fedeli che è seguito al suono delle campane testimonia il dolore di un popolo che ormai non ce la fa più. La Conferenza episcopale aveva indicato che le campane delle chiese “parlassero” in segno di comunione, di pensieri e di preghiere per le persone vittime di rapimenti, violenze e insicurezza in generale, secondo quanto riferisce la nota pervenuta a Fides.<br />Fra quanti erano presenti nella parrocchia di Saint-Pierre a Pétion-Ville, c’erano fedeli devoti e gente del popolo che voleva protestare, entrando nella chiesa già affollata, con i pugni alzati. I fedeli hanno salutato i Vescovi cantando "nou bouke" , mentre gli attivisti portando in mano cartelli, hanno occupato i corridoi del tempio.<br />Il Vescovo Kenel Alphonse è dovuto intervenire per chiedere il silenzio, per iniziare quello che doveva essere un salmo di liberazione per Haiti e una grande opportunità per denunciare i mali che vive il paese.<br />"Denunciamo con forza gli atti di sequestro di persona nel Paese" ha ribadito Mons. Launay Saturné, Presidente della Conferenza episcopale di Haiti che ha presieduto la concelebrazione eucaristica organizzata in segno di solidarietà con le vittime di rapimento. Il Vescovo ha detto che la Conferenza episcopale haitiana e la Conferenza dei religiosi di Haiti chiedono il rilascio immediato, incondizionato, sani e salvi, di tutti i rapiti nel Paese.<br />"Preghiamo per mettere fine all'insicurezza, al rapimento. Sogniamo una Haiti senza insicurezza, senza rapimenti e senza violenza. Preghiamo per la liberazione di tutti i rapiti e per la conversione di tutti coloro che sono coinvolti nei rapimenti", ha esortato il Vescovo, invitando ogni cittadino a fare la sua parte per una nuova Haiti, e le autorità pubbliche ad assumersi le proprie responsabilità.<br />E' stata notata la presenza dei leader per i diritti umani e di altri attivisti, che hanno organizzato una manifestazione spontanea alla fine della celebrazione. Purtroppo, in quel momento, le forze dell'ordine hanno lanciato gas lacrimogeni in abbondanza per disperdere i manifestanti, un veicolo è stato incendiato. Si è vissuto il panico fra la popolazione presente.<br />Il 15 aprile la Chiesa cattolica di Haiti aveva raccomandato la chiusura di scuole cattoliche, università e tutte le altre istituzioni, per denunciare il rapimento dei religiosi . Nella capitale anche i centri commerciali hanno chiuso le porte per unirsi alla protesta.<br /> <br />Sat, 17 Apr 2021 13:35:54 +0200AFRICA/CONGO RD - Violenze nell’est: dietro le aride cifre dei rapporti, ci sono vittime innocentihttp://www.fides.org/it/news/69953-AFRICA_CONGO_RD_Violenze_nell_est_dietro_le_aride_cifre_dei_rapporti_ci_sono_vittime_innocentihttp://www.fides.org/it/news/69953-AFRICA_CONGO_RD_Violenze_nell_est_dietro_le_aride_cifre_dei_rapporti_ci_sono_vittime_innocentiKinshasa – “Sono aride cifre dietro le quali ci sono però esseri umani, vittime innocenti” afferma la Rete Pace il Congo, promossa dai missionari che operano nella Repubblica Democratica del Congo , nel presentare alcuni rapporti di agenzie dell’ONU e di ONG locali sui crimini commessi contro la popolazione civile nell’est della RDC.<br />Nel suo rapporto pubblicato l’11 febbraio 2021 comprendente i dati raccolti tra gennaio e dicembre 2020, il Comitato Congiunto delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha affermato che, nei territori di Beni , Irumu e Mambasa , le Forze Democratiche Alleate , un gruppo armato di origine ugandese, ha effettuato 166 attacchi e ucciso almeno 849 civili. Lo stesso rapporto rivela che, nello stesso periodo e sempre per opera delle ADF, almeno 108 civili sono stati vittime di violazioni del diritto all’integrità fisica, fra cui 103 feriti e 5 donne vittime di abusi sessuali. Inoltre, il BCNUDH ha documentato il sequestro di almeno 77 persone, di cui 20 donne e 3 minorenni poi rilasciati. Durante il mese di febbraio 2021, il BCNUDH ha documentato 495 casi di violazioni dei diritti umani commesse sul territorio congolese. Il 65% di queste violazioni è stato perpetrato da miliziani di gruppi armati e il 35% da agenti dello Stato . Queste violazioni hanno provocato la morte di almeno 197 civili, tra cui 23 donne e 12 bambini. I gruppi armati sono stati ritenuti responsabili dell’esecuzione sommaria di almeno 175 persone, tra cui 22 donne e 9 bambini, mentre gli agenti delle forze di sicurezza sono stati ritenuti responsabili dell’esecuzione extragiudiziale di almeno 22 persone, tra cui 1 donna e 5 bambini.<br />In un rapporto pubblicato il 5 marzo 2021 e che copre il periodo tra il 1° febbraio e il 28 febbraio 2021, il Forum per la Pace di Beni , nel Nord Kivu, ha affermato di aver registrato l’uccisione di 105 persone e il sequestro di 34 persone, tra cui solo 13 sono state finora rilasciate.<br />a maggior parte dei crimini sono stati commessi nella regione di Beni e , in misura minore, in Ituri. Secondo l’FPB, “tra le cause per le quali le ADF riescono a continuare a perpetrare questi massacri e violazioni dei diritti umani si possono citare: la minimizzazione, da parte dei servizi di sicurezza, degli allarmi loro inoltrati dalla popolazione, l’allentamento delle operazioni militari contro le ADF e la demotivazione dei soldati sul fronte, a causa del dirottamento del loro stipendio, ecc.”. Per porre fine alle violenze, l’FPB chiede al Capo di Stato Maggiore delle FARDC di sostituire quegli ufficiali che si trovano sul posto già da molto tempo senza aver ottenuto alcun risultato positivo.<br />Secondo un rapporto pubblicato il 22 febbraio 2021 dal Kivu Security Tracker , nell’est della RDC vi sono ben 122 gruppi armati, in particolare nelle province di Nord Kivu, Sud Kivu, Ituri e Tanganica. Nel Sud Kivu ne sono stati identificati 64, nel Nord Kivu 46, nell’Ituri 11 e nel Tanganica 9. Alcuni gruppi armati operano simultaneamente anche in due o tre province.<br />Il KST sottolinea che i 4 gruppi armati più importanti sono: le Forze Democratiche Alleate , le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda , l’Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano e il Nduma Defence for Congo .<br />Di recente i Vescovi congolesi hanno rivolto un nuovo appello per la fine delle violenze nell’est del Paese. <br />Sat, 17 Apr 2021 13:35:27 +0200AFRICA/CAMERUN - L’opera della Chiesa locale e il sostegno della Santa Sede sono decisivi per la riconciliazionehttp://www.fides.org/it/news/69951-AFRICA_CAMERUN_L_opera_della_Chiesa_locale_e_il_sostegno_della_Santa_Sede_sono_decisivi_per_la_riconciliazionehttp://www.fides.org/it/news/69951-AFRICA_CAMERUN_L_opera_della_Chiesa_locale_e_il_sostegno_della_Santa_Sede_sono_decisivi_per_la_riconciliazioneBamenda – “La Chiesa cattolica in Camerun può essere considerata un organismo facilitatore di dialogo: in questo senso siamo mediatori tra le due parti anche se sono solo loro che possono risolvere e lo possono fare solo dialogando. Nelle regioni anglofone il 40% della popolazione si professa cristiano e la nostra presenza mira a facilitare la pace. Lavoriamo molto con la popolazione locale, ma anche con i militari e i combattenti separatisti perchè il dialogo trionfi. Va detto che l’opera per favorire la pace ci ha portato a pagare un alto prezzo in termine di perdita di vite o di violenze subite da cristiani laici, sacerdoti”. Lo dice all’Agenzia Fides Mons. Andrew Nkea Fuanya, Arcivescovo dell’Arcidiocesi metropolitana di Bamenda, facendo il punto sulla dolorosa situazione che vede dal 2016 le regioni anglofone del paese attraversate da conflitti, violenza estrema, povertà e terrore. <br /> L’Arcivescovo spiega perché anche gli operatori ecclesiali come sacerdoti o religiosi, sono finiti nel mirino delle violenze, pure agendo da mediatori: “Questo stato di cose si è venuto a creare per una drammatica incomprensione di fondo. Tutti qui credono nella Chiesa, a prescindere dalle posizioni, ma c’è stato un tempo in cui il governo ci ha considerati come ‘fiancheggiatori dei ribelli’ così come i separatisti ci hanno visto ‘pro-governo’ per il semplice fatto che condanniamo le violenze sulla popolazione civile. Sappiamo però che la chiesa di Cristo è perseguitata come disse egli stesso nel Vangelo ’perseguiteranno il maestro e i suoi servitori’. Quindi non è una situazione nuova per noi che scegliamo di continuare a pagare il prezzo finchè non otterremo la pace per le nostre amate regioni e la nostra amata gente”.<br />Nel quadro internazionale, nota l’Arcivescovo, ha creato aspettative e grandi speranze il recente viaggio del Cardinale Pietro Parolin, che ha visitato il Camerun nel gennaio scorso. Il Segretario di Stato Vaticano è stata la prima autorità estera a visitare le popolazioni delle regioni nord orientali e nord occidentali del Camerun dall’inizio della crisi nel 2016. <br />Rileva Mons. Andrew Nkea Fuanya: “Credo che la visita del Cardinale resti una mossa decisiva verso la pace. Il Card. Parolin è venuto a Bamenda per consegnarmi il pallio, come nuovo Metropolita della diocesi, ma soprattutto per esprimere la vicinanza del Papa al popolo sofferente. E’ stata una grande consolazione per i preti e i vescovi, i religiosi e i fedeli perché il Papa è vicino a noi. Il Card. Parolin ha avuto un incontro con i preti e i Vescovi: è stata una grande spinta per restare fedeli alla missione così come un grande incoraggiamento per il popolo. Il Cardinale ha mostrato che il Papa segue da vicino, con profonda sollecitudine, la nostra situazione. Nonostante le minacce dell’opposizione nei confronti di chi si fosse recato agli incontri, la risposta della popolazione è stata massiccia e ha mostrato senza alcun dubbio quanto la gente fosse felice per l’occasione di incontrare l’inviato del Papa, giunto con un messaggio di pace. La sua visita è stata una pietra miliare nel cammino verso la pace per le nostre regioni. È importante per noi sapere che la Santa Sede sta seguendo e cercando di favorire la pace, parlando con entrambe le parti. L’impegno della Chiesa a livello universale e locale è fondamentale. Noi, qui, come Vescovi informiamo la Santa Sede di ogni passo e così la Santa Sede può dare un contributo, attraverso le attività dei Vescovi locali. La popolazione ha molte fiducia nella Chiesa ed è per questo che molti partiti guardano alla Santa Sede come un attore credibile che può aiutare il dialogo e la riconciliazione”.<br /> <br />Fri, 16 Apr 2021 12:09:07 +0200AMERICA/CILE - Il dramma dei migranti continua, tra ipocrisia, Covid e una nuova legge più rigidahttp://www.fides.org/it/news/69950-AMERICA_CILE_Il_dramma_dei_migranti_continua_tra_ipocrisia_Covid_e_una_nuova_legge_piu_rigidahttp://www.fides.org/it/news/69950-AMERICA_CILE_Il_dramma_dei_migranti_continua_tra_ipocrisia_Covid_e_una_nuova_legge_piu_rigidaConcepción - "La cosa più dolorosa di tutta questa sfortunata situazione è che il processo migratorio in Cile ha rivelato una catena di situazioni anomale e l'ipocrisia che la sostiene. Spero che questa nuova legge ripari il dolore che ha causato, soprattutto negli ultimi anni, a migliaia di migranti": lo ha scritto l'Arcivescovo di Concepción, Mons. Fernando Chomali, in una lettera pubblicata dal quotidiano nazionale “El Mercurio”. Il testo, intitolato "Pura ipocrisia", inviato all’Agenzia Fides, affronta la situazione attualmente vissuta da migliaia di migranti nel Paese.<br />L'Arcivescovo di Concepción prende spunto da un fatto accaduto nella capitale cilena: "Un numeroso gruppo di migranti si è accampato in un ufficio nel centro di Santiago, per cercare di ‘regolarizzare la propria situazione’ alla luce della nuova legge sull'immigrazione appena emanata. Erano spinti dalla disperazione, dall'angoscia, dalla mancanza di informazioni e dalla paura. Lo scenario era cupo: un assembramento nel mezzo di una pandemia, che implica più infezioni, più collassi negli ospedali e più morti. Questo era prevedibile ed evitabile".<br />Poi Mons. Chomali descrive la realtà cilena: "Li hanno fatti entrare - ricordiamo gli aerei provenienti da Haiti che arrivavano all'alba e il flusso di persone che sono arrivate per lunghi mesi dal nord - e una volta arrivati qui non vengono offerte loro le garanzie civili o lavorative. Sono minacciati di espulsione, e così loro, con apparente calma, si prendono cura dei malati o degli anziani di cui nessuno vuole occuparsi, fanno le pulizie fino alle prime ore del mattino, raccolgono quello che andrà sulle succulente tavole dei ricchi Epuloni del XXI secolo, trasportano cibo sotto la pioggia o il caldo infernale, in condizioni di lavoro deplorevoli, mal pagati, senza alcun tipo di previdenza. E come se non bastasse, vivono in luoghi affollati, in luoghi subumani e costosi".<br />In conclusione una parole di denuncia e di speranza: "Molti di quanti hanno lavorato a questa legge tanto attesa e tardiva, hanno probabilmente migranti che lavorano nelle loro case o nelle case o negli affari di persone che conoscono. Sanno che la loro situazione di ‘irregolarità’ li lascia completamente indifesi, di fronte agli evidenti abusi che si verificano ogni giorno nei loro confronti. I migranti devono essere trattati come vorremmo che trattassero noi, se dovessimo intraprendere la dolorosa esperienza di lasciare il nostro paese. È bene ricordare che la dignità dell'essere umano è insita in esso, indipendentemente da dove proviene, dove si trova e dove va".<br />Il Cile sta affrontando il dramma dei migranti in una situazione molto difficile. Le strutture sanitarie sono sotto forte pressione a causa dell'aumento dei casi di Covid, che la buona campagna di vaccinazione non riesce a fermare soprattutto in alcune città. Inoltre gli ospedali stanno ricevendo tutti i malati rimandati da un anno a questa parte, che non avevano il Covid ma altre patologie, e che adesso non possono più ritardare l’assistenza medica. Ulteriore motivo di attrito è dato dalla nuova legge migratoria, che sostituisce quella attuale, una delle più antiche leggi sull'immigrazione in America Latina, ideata nel 1975 durante la dittatura di Augusto Pinochet , quando il regime militare cercò di limitare l'ingresso dei migranti. Sulla nuova legge sembra esserci già polemica, perché propone maggiore "rigidità" sul controllo dei confini e l’accelerazione delle deportazioni, richiedendo inoltre un visto del paese di origine, al fine di impedire agli stranieri di entrare come turisti e cambiare il proprio stato in immigrati per poter cercare lavoro.<br />L'emanazione della legge avviene in un momento di boom migratorio, soprattutto al confine settentrionale, tra Cile e Bolivia, dove nei mesi di febbraio e marzo migliaia di immigrati sono stati registrati irregolarmente, provocando il crollo di diverse piccole città di confine.<br /> <br />Fri, 16 Apr 2021 12:06:09 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Nuovo attacco a Palma; l’UNICEF lancia allarme sulla situazione umanitariahttp://www.fides.org/it/news/69949-AFRICA_MOZAMBICO_Nuovo_attacco_a_Palma_l_UNICEF_lancia_allarme_sulla_situazione_umanitariahttp://www.fides.org/it/news/69949-AFRICA_MOZAMBICO_Nuovo_attacco_a_Palma_l_UNICEF_lancia_allarme_sulla_situazione_umanitariaMaputo – Un nuovo attacco è stato perpetrato ieri sera, 15 aprile, nella città di Palma, nel nord-est del Mozambico, tre settimane dopo l’assalto jihadista di ampia portata che ha provocato decine di morti e migliaia di sfollati . Secondo fonti militari, ci sono stati degli scontri a fuoco tra i soldati e i jihadisti, ma la situazione è ora sotto controllo<br />Un elemento che fa ritenere che combattenti conosciuti come Al-Shabaab abbiano fatto un salto di qualità è il fatto che mentre a Palma si verificano gli scontri, i jihadisti hanno condotto attacchi simultanei in due località situate in un raggio di 200 km. "Hanno attaccato Mueda, Pundanhar e Palma quasi contemporaneamente” ha affermato una fonte militare. L’attacco a Mueda non è stato però confermato da altre fonti.<br />L’UNICEF ha lanciato l’allarme sulla situazione umanitaria delle popolazioni del nord del Mozambico e dei mozambicani che si sono rifugiati nella confinante Tanzania. “Oggi quasi il 13% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta, di cui quasi il 4% è in forma grave. "E queste cifre si riferiscono solo alle aree a cui abbiamo accesso" ha affermato Manuel Fontaine, direttore delle operazioni d’urgenza dell’UNICEF. Circa 700.000 persone sono sfollate e a giugno rischiano di diventare un milione se la situazione non migliora.<br />Il Presidente dello Zimbabwe, Emmerson Dambudzo Mnangagwa, ha espresso solidarietà al governo e al popolo del Mozambico. “Un attacco a uno di noi è un attacco a tutti noi. Resistiamo uniti. Quindi, non possiamo sederci e permettere che gli atti di insurrezione continuino senza una solida risposta regionale” ha detto Mnangagwa rivolgendosi ai membri del proprio partito Zanu PF. “La scorsa settimana ho partecipato al vertice della doppia troika della SADC in Mozambico, dove il blocco regionale ha deciso l’invio immediatamente di missione tecniche per il ripristino della pace e della stabilità” ha detto il Presidente dello Zimbabwe, lasciando intendere l’invio di missioni militari da parte dei Paesi della Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe .<br />I ministri della Difesa di Botswana, Zimbabwe e Sudafrica - che attualmente costituiscono la Organ Troika, l’organismo della SADC incaricato di seguire la crisi, si incontreranno il 28 aprile per preparare una riunione straordinaria sulla situazione. <br />Fri, 16 Apr 2021 11:51:45 +0200EUROPA/POLONIA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, rev. Maciej Bedzinskihttp://www.fides.org/it/news/69952-EUROPA_POLONIA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_rev_Maciej_Bedzinskihttp://www.fides.org/it/news/69952-EUROPA_POLONIA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_rev_Maciej_BedzinskiCittà del Vaticano – Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 15 gennaio 2021 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Polonia per un quinquennio , il rev. Maciej Bedzinski, della diocesi di Radom. <br />Il nuovo Direttore nazionale ha 39 anni ed è sacerdote da 13. Dopo sette anni di ministero come vicario parrocchiale, dal 2014 è Segretario nazionale delle Pontificie Opere per la Propagazione della Fede e di San Pietro apostolo. Nello stesso anno ha conseguito il Dottorato e successivamente ha terminato gli studi post-laurea con specializzazione in spiritualità presso il Dipartimento di Mistica cristiana; ha inoltre seguito dei Seminari per addetti stampa, presso l’Università Wyszynski di Varsavia. Fa parte di numerose associazioni cattoliche, è membro della Pontificia Unione Missionaria, da anni è tra gli organizzatori delle “vacanze missionarie” per i giovani della diocesi. Autore di testi di formazione delle POM, organizzatore di Congressi missionari, è impegnato anche nella Scuola per animatori missionari ed ha fatto diversi viaggi nei territori di missione. <br />Fri, 16 Apr 2021 12:41:25 +0200ASIA/COREA DEL SUD - In aumento i cattolici che seguono le messe online a causa della pandemia: la Chiesa prende atto ma prepara il ritorno in presenzahttp://www.fides.org/it/news/69948-ASIA_COREA_DEL_SUD_In_aumento_i_cattolici_che_seguono_le_messe_online_a_causa_della_pandemia_la_Chiesa_prende_atto_ma_prepara_il_ritorno_in_presenzahttp://www.fides.org/it/news/69948-ASIA_COREA_DEL_SUD_In_aumento_i_cattolici_che_seguono_le_messe_online_a_causa_della_pandemia_la_Chiesa_prende_atto_ma_prepara_il_ritorno_in_presenzaSeoul - Sono in aumento in Corea del Sud i fedeli cattolici che la domenica seguono e partecipano alla messa attraverso i social media e la TV. Secondo un rapporto pubblicato dalla Conferenza episcopale cattolica della Corea del Sud, e visionato dall'Agenzia Fides, i telespettatori registrati e verificati dalla Catholic Peace Broadcasting Corporation sull'apposito canale YouTube, dove si trasmettono live liturgie ed eventi pastorali, sono aumentati nell'ultimo anno. Pur tenendo presente i protocolli sanitari, i cattolici hanno generalmente scelto di partecipare alla messa online, afferma il Rapporto.<br />Questa tendenza, crescita con la diffusione del coronavirus, desta però alcune preoccupazioni di carattere pastorale. "Molti membri delle nostre chiese parrocchiali hanno preferito partecipare all'Eucaristia domenicale collegandosi in streaming sulla Tv o sul canale YouTube, a causa delle difficoltà e dei timori derivanti dal COVID-19: Ma il valore di una celebrazioni liturgica in presenza, cui prendere parte insieme, come persone fisiche, in reale comunione di comunità, che è il fulcro della vita di una comunità cattolica, non dovrebbe indebolirsi", rileva una nota della la Conferenza episcopale.<br />Sulla popolazione coreana di 52,9 milioni, i cattolici rappresentano l'11,2%. I dati diffusi dalla Conferenza episcopale hanno rivelato che nel 2020 su 5,9 milioni cattolici nel Paese solo 8.631, ovvero lo 0,15%, ha partecipato di persona alle messe e alle liturgie organizzate nelle chiese, durante la pandemia. I Vescovi affermano di comprendere le preoccupazioni diffuse tra la gente sui problemi di salute e quindi la scelta, compiuta da molti, di non partecipare fisicamente alle messe nelle chiese. Anche il numero di battesimi nel 2020 è diminuito del 62,6% su base annua, rispetto all'anno precedente, attestandosi a 30.285, mentre il numero di matrimoni riconosciuti dalla Chiesa cattolica è sceso del 43%, fino a quota 7.915.<br />La nota dei Vescovi coreani rileva che anche nel 2021 la partecipazione dei fedeli in presenza alle messe è scarsa, tenendo presente la situazione pandemica nel paese. Tuttavia si nota con chiarezza che le messe online o televisive non possono costituire una completa e perfetta sostituzione rispetto a una celebrazione cui si prende parte fisicamente. La fede cristiana, si ricorda, è basata sul mistero dell'Incarnazione di Cristo, che si fa presente nella "carne" dell'umanità , soprattutto tra i poveri e i bisognosi. La relazione umana interpersonale, concreta e reale, è fondamentale per la fede cristiana e non può trovare un surrogato nella relazione solo virtuale o digitale. Nello stesso modo, come ha ricordato Papa Francesco, i Sacramenti "non possono essere virtuali, non possiamo finire viralizzati" nell'ambiente digitale. Per questo, una volta che i problemi di salute e i dati sul controllo della pandemia miglioreranno, la Chiesa coreana potrebbe apertamente scoraggiare o interrompere la trasmissione delle messe online, auspicando e invitando i fedeli a tornare fisicamente nelle chiese.<br /> <br />Fri, 16 Apr 2021 11:18:15 +0200