Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/EL SALVADOR - Molti non si sentono rappresentati da nessun partito, ma la Chiesa invita al voto responsabilehttp://www.fides.org/it/news/63776-AMERICA_EL_SALVADOR_Molti_non_si_sentono_rappresentati_da_nessun_partito_ma_la_Chiesa_invita_al_voto_responsabilehttp://www.fides.org/it/news/63776-AMERICA_EL_SALVADOR_Molti_non_si_sentono_rappresentati_da_nessun_partito_ma_la_Chiesa_invita_al_voto_responsabileSan Salvador – “Si discute sul diritto a non votare, in un paese democratico, perché anche questa è un'espressione di malcontento. Mi sembra che anche l'annullamento del voto sia un diritto, non è che io sia a favore di questo. Sono favorevole a votare con responsabilità” ha detto ieri Mons. José Luis Escobar Alas, Arcivescovo di San Salvador, durante la consueta conferenza stampa dopo la messa domenicale nella Cattedrale metropolitana, riferendosi alle elezioni che si terranno nel paese il prossimo 4 marzo, quando la popolazione sarà chiamata alle urne per eleggere i suoi sindaci e deputati.<br />Osservando che la posizione della Chiesa è quella di promuovere la partecipazione dei cittadini alle elezioni e incoraggiare il voto responsabile, l'Arcivescovo ha aggiunto: “Se qualcuno invita ad annullare il voto, a non votare o a non andare alle urne, questo è nella libertà di tutti". Purtroppo, ha proseguito, “ci sono molti cittadini salvadoregni che non si sentono rappresentati da nessuna delle parti"... “ma noi, come Chiesa, abbiamo chiesto alle persone di votare in modo responsabile per scegliere quelli che hanno la migliore proposta" ha detto il Presule.<br />Mons. Escobar Alas ha anche fatto riferimento alle attività che si svolgeranno nelle diverse diocesi del paese in occasione del pellegrinaggio dei Simboli della Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019, invitando tutti i giovani a partecipare a queste attività ea "vivere la Quaresima come un tempo propizio di conversione e santificazione, attraverso la preghiera, la pratica della giustizia e la carità". <br />Mon, 19 Feb 2018 12:39:37 +0100AFRICA/NIGERIA - Dimissioni del Vescovo di Ahiara e nomina dell’Amministratore Apostolicohttp://www.fides.org/it/news/63775-AFRICA_NIGERIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Ahiara_e_nomina_dell_Amministratore_Apostolicohttp://www.fides.org/it/news/63775-AFRICA_NIGERIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Ahiara_e_nomina_dell_Amministratore_ApostolicoCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Ahiara , presentata da S.E. Mons. Peter Ebere Okpaleke, e al tempo stesso ha nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della medesima diocesi S.E. Mons. Lucius Iwejuru Ugorji, Vescovo di Umuahia. Mon, 19 Feb 2018 12:07:19 +0100VATICANO - Comunicato della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli sulla diocesi di Ahiarahttp://www.fides.org/it/news/63774-VATICANO_Comunicato_della_Congregazione_per_l_Evangelizzazione_dei_Popoli_sulla_diocesi_di_Ahiarahttp://www.fides.org/it/news/63774-VATICANO_Comunicato_della_Congregazione_per_l_Evangelizzazione_dei_Popoli_sulla_diocesi_di_AhiaraCittà del Vaticano – La Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ha diffuso oggi il seguente comunicato. "Il Santo Padre, accogliendo la richiesta di S.E. Mons. Peter Ebere Okpaleke, lo ha sollevato dall’ufficio di Vescovo di Ahiara, e allo stesso tempo lo ringrazia per il suo amore alla Chiesa.<br />Il Papa Francesco, nei mesi di giugno e luglio 2017, come da Lui richiesto, ha ricevuto 200 lettere da parte di singoli sacerdoti della Diocesi di Ahiara, in cui essi gli hanno manifestato obbedienza e fedeltà.<br />Alcuni, tuttavia, hanno fatto presente la propria difficoltà psicologica a collaborare con il Presule dopo questi anni di conflitto. In considerazione del pentimento, il Santo Padre non ha voluto procedere con sanzioni canoniche, ed ha incaricato la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli di rispondere a ciascuno di essi; la Congregazione ha esortato ogni sacerdote a riflettere sul grave danno inferto alla Chiesa di Cristo ed ha auspicato che mai in futuro abbiano a ripetersi azioni così irragionevoli di opposizione verso un Presule legittimamente nominato dal Santo Padre; ha anche chiesto che il clero compia gesti di perdono e di riconciliazione nei confronti del Presule. <br />Il Santo Padre è grato a quanti, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, hanno mostrato vicinanza a S.E. Mons. Okpaleke e lo hanno sostenuto con la propria preghiera. E’ altresì grato ai Fratelli Vescovi della Conferenza Episcopale della Nigeria per il sostegno dato al loro confratello, al quale invia una speciale Benedizione Apostolica. Ringrazia poi Sua Eminenza il Cardinale John Onaiyekan per il servizio prestato quale Amministratore Apostolico; inoltre S.E. Mons. Ignatius Kaigama, Presidente della Conferenza Episcopale, e l’Arcivescovo Metropolitano di Owerri, S.E. Mons. Anthony Obinna, per gli sforzi compiuti nella penosa vicenda.<br />Il Santo Padre non intende per ora nominare un nuovo Vescovo in Ahiara, ma si riserva di continuare ad avere Egli stesso una speciale sollecitudine verso quella Diocesi, chiamando a collaborare un nuovo Amministratore Apostolico Sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis nella persona di S.E. Mons. Lucius Iwejuru Ugorji, Vescovo di Umuahia, al quale concede tutte le facoltà riservate all’Ordinario.<br />Il Santo Padre, che accompagna con la preghiera questa nuova fase della vita della Chiesa di Ahiara, auspica che con il nuovo Amministratore Apostolico si riprenda la vita ecclesiale e mai più si abbiano azioni che feriscano il Corpo di Cristo". <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/en/attachments/view/file/Bishop_OKPALEKE_-_Resignation_Letter.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/Bishop_OKPALEKE_-_Letter_to_CBCN.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Letter_to_ABP._KAIGAMA_and_CBCN_.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Lettera_al_ABP._KAIGAMA_e_CBCN_ita.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Letter_to_Bishop_OKPALEKE_.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Lettera_al_Vescovo_OKPALEKE_-_ita.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Letter_to_Card._ONAIYEKAN.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Lettera_al_Card._ONAIYEKAN_-_ita.pdf">Lettera di dimissioni di S.E.Mons. Okpaleke (in inglese) Lettera di S.E.Mons. Okpaleke alla Conferenza Episcopale (in inglese) Lettera della Congr. Evang. Popoli al Presidente della Conferenza Episcopale (in inglese) Lettera della Congr. Evang. Popoli al Presidente della Conferenza Episcopale (in italiano) Lettera della Congr. Evang. Popoli a S.E.Mons. Okpaleke (in inglese) Lettera della Congr. Evang. Popoli a S.E.Mons. Okpaleke (in italiano) Lettera della Congr. Evang. Popoli a S.E. Card. Onaiyekan (in inglese) Lettera della Congr. Evang. Popoli a S.E. Card. Onaiyekan (in italiano)</a>Mon, 19 Feb 2018 11:30:16 +0100ASIA/INDIA - Il tridente o la croce? Appello a non abbandonare i principi cristianihttp://www.fides.org/it/news/63772-ASIA_INDIA_Il_tridente_o_la_croce_Appello_a_non_abbandonare_i_principi_cristianihttp://www.fides.org/it/news/63772-ASIA_INDIA_Il_tridente_o_la_croce_Appello_a_non_abbandonare_i_principi_cristianiKohima - Scegliete tra il tridente e la croce: è l'appello rivolto agli elettori dalla Nagaland Baptist Church Council - la più grande organizzazione cristiana nello stato del Nagaland - in vista delle elezioni politiche nello stato di Nagaland, che si terranno il 27 febbraio 2018, per eleggere 60 rappresentanti del Parlamento statale. In una lettera aperta, rivolta a tutti i cittadini del Nagaland e inviata all'Agenzia Fides, la NBCC chiede ai credenti di “scegliere tra tridente e la croce”, avviando nelle comunità cristiane una campagna per mettere in guardia dal nazionalismo religioso indù che sta diffondendo nello stato.<br />L'organizzazione invita i credenti di “non abbandonare i principi cristiani e la fede, solo per le lusinghe del denaro, affidandosi a coloro che cercano trapassano il cuore di Gesù Cristo”. La NBCC nota infatti che “l'India ha vissuto la peggiore situazione di violenza sulle comunità religiose minoritarie nel biennio 2015-2017, sotto il governo del partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party ”.<br />“Non possiamo negare - si legge nel testo giunto a Fides - che il movimento hindutva nel paese abbia assunto una forza senza precedenti e sia divenuto invasivo negli ultimi anni grazie al BJP, ala politica dell'RSS”. E prosegue: “Dio piange quando i politici del Nagaland corrono dietro a quanti cercano di distruggere il cristianesimo in India”.<br />Dichiarandosi “fortemente contrario alla invasione delle forze hindutva in Nagaland”, il Segretario generale della NBCC Zelhou Keyho afferma che il partito al potere al governo federale “sta combattendo con le unghie per affermare la sua presenza nel Nagaland, stato a maggioranza cristiana”. <br />La lettera prosegue mettendo in guardia dalla "propaganda" e ricordando: "Bisogna essere pienamente consapevoli del fatto che le persecuzioni sono triplicate negli ultimi anni. Pastori, fedeli cristiani e missionari vengono trascinati apertamente nelle strade, molestati, insultati, malmenati. Le loro case vengono distrutte e i bambini discriminati nelle scuole. Luoghi di culto sono stati bruciati e i credenti sono spesso disturbati e abusati . Le Bibbie sono apertamente bruciate e confiscate”. <br />Le elezioni nello stato di Nagaland sono di solito incentrate su questioni tribali, dato che la maggior parte dei candidati sono cristiani dei diversi gruppi indigeni, che si confrontano su questioni di carattere sociale ed economico . La Lettera aperta rappresenta dunque un fatto senza precedenti per i suoi toni apertamente politico-religiosi. <br />Il cristianesimo è la religione più diffusa in Nagaland. Su una popolazione di circa 2,2 milioni di abitanti, per larga maggioranza tribali, i cristiani sono il 90%. Del gruppo etnico maggioritario, i Naga, più del 96% si professa cristiano. Mon, 19 Feb 2018 11:19:56 +0100AFRICA/SUD SUDAN - “Il paese ha bisogno di unità e compassione”: la Chiesa invita a pregare per la pacehttp://www.fides.org/it/news/63771-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_paese_ha_bisogno_di_unita_e_compassione_la_Chiesa_invita_a_pregare_per_la_pacehttp://www.fides.org/it/news/63771-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_paese_ha_bisogno_di_unita_e_compassione_la_Chiesa_invita_a_pregare_per_la_paceTombura-Yambio – La comunità cattolica, durante il tempo di Quaresima, e in particolare venerdì 23 febbraio, prega per la pace in Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo. “Siamo umilmente grati al nostro amato Papa Francesco che ci invita ad unirci in preghiera e a digiunare per la pace nella nostra martoriata terra e in tutte le nazioni in difficoltà”. Si è rivolto così ai fedeli cattolici sudsudanesi, domenica 18 febbraio, Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo della diocesi di Tombura-Yambio e Presidente della Conferenza episcopale del Sudan. <br />“A nome dei fedeli cattolici e di tutto il popolo del Sudan e del Sud Sudan, vorrei esprimere il nostro sincero ringraziamento e apprezzamento al Santo Padre per il suo amore e la continua attenzione nei nostri confronti”, si legge nella nota pervenuta all'Agenzia Fides. “Fin dal primo giorno dei nostri conflitti bellici, Papa Francesco ha offerto continue preghiere e sostegno per la stabilità e la pace nel Sud Sudan, compreso il Sudan”, aggiunge il Vescovo.<br />“La Quaresima è un momento che chiama tutti noi cristiani a una riflessione più profonda sulla nostra vita, non solo al pentimento e alla riconciliazione. Il nostro Paese ha bisogno di unità, che ci guidi alla guarigione attraverso un autentico pentimento. Unità non significa una società libera da conflitti, ma piuttosto una società in cui tutte le persone possono godere della libertà e sperimentare l'amore e la compassione. È anche il momento di riesaminare noi stessi e la nostra fede di figli di Dio. Mentre ci fermiamo dai nostri soliti compiti quotidiani in questa Quaresima, riflettiamo sulla vita di Cristo, sui suoi valori, il suo altruismo e la sua volontà di resistere alle tentazioni del mondo - per ispirarci a fare del bene e influenzare gli altri ad essere messaggeri delle parole di Dio” continua mons. Kussala.<br />“In tempi bui come questi, le risposte non sono facili, ma possiamo confortarci sapendo che anche il punto più oscuro può essere rischiarato da un’unica luce, e anche la più terribile disperazione può essere illuminata da un singolo raggio di speranza. Il perdono richiede pratica, onestà, apertura mentale e la volontà di provare. Non è facile. Forse hai già provato a perdonare qualcuno e proprio non ce l'hai fatta. Forse hai perdonato e la persona non ha mostrato rimorso né ha cambiato il suo comportamento o non ha ammesso le sue offese, e ti ritrovi a non perdonare ancora. L'unico modo per sperimentare la guarigione e la pace è perdonare. Finché non siamo in grado di perdonare, rimaniamo rinchiusi nel nostro dolore e chiusi fuori dalla possibilità di sperimentare la guarigione e la libertà, esclusi dalla possibilità di essere in pace” rileva il Vescovo.<br />“La nostra Pasqua deve essere vera pace nei nostri cuori, con i nostri vicini e le nostre nazioni. Quindi, mentre ci prepariamo a rispondere alla chiamata di Cristo ad avvicinarci ancora di più a Lui in questa Quaresima, per essere riempiti di Gioia di Pasqua e autorizzati a costruire il suo Regno di Verità, Giustizia e Pace, ricordiamo le parole di saggezza del Libro del Siracide: Al povero stendi la tua mano, perché sia perfetta la tua benedizione , conclude il Presidente della Conferenza episcopale sudanese. La diocesi di Tombura-Yambio conta oltre un milione di cattolici.<br /> Mon, 19 Feb 2018 11:09:38 +0100EUROPA/RUSSIA - Strage davanti a una chiesa in Daghestan. Patriarca Kirill: vogliono rompere armonia tra cristiani e musulmanihttp://www.fides.org/it/news/63770-EUROPA_RUSSIA_Strage_davanti_a_una_chiesa_in_Daghestan_Patriarca_Kirill_vogliono_rompere_armonia_tra_cristiani_e_musulmanihttp://www.fides.org/it/news/63770-EUROPA_RUSSIA_Strage_davanti_a_una_chiesa_in_Daghestan_Patriarca_Kirill_vogliono_rompere_armonia_tra_cristiani_e_musulmaniKizljar – L'attacco di marca jihadista che ieri, domenica 18 febbraio, ha colpito i fedeli all'uscita della messa davanti alla cattedrale di San Giorgio a Kizljar, nella repubblica del Daghestan, secondo il Patriarca di Mosca Kirill rappresenta un “crimine mostruoso”, perpetrato all'inizio del tempo di Quaresima come una provocazione mirante a “provocare discordia tra gli ortodossi e i musulmani, che nel Caucaso vivono in pace da secoli”. Lo hanno riferito i portavoce ufficiali dal Patriarcato, aggiungendo che la strage ha provocato profondo dolore in tutta la Chiesa ortodossa russa, e sollecitando indagini approfondite per far emergere eventuali mandanti e complicità dell'azione criminale. <br />L'autore della strage, rivendicata dalla rete del sedicente Stato Islamico , è un giovane abitante di Kizljar che ha aperto il fuoco con un fucile da caccia sui suoi concittadini che uscivano dalla messa domenicale, provocando la morte di cinque donne prima di essere a sua volta ucciso dalle forze di sicurezza. La rivendicazione dell'attentato, diffusa da Daesh, ha presentato il terrorista come “Khalil Daghestani, soldato dell'islam”. Secondo le testimonianze rese dai presenti – compresa quella di padre Pavel, parroco della chiesa di San Giorgio -, il terrorista ha compiuto la strage al grido di “Allah Akbar”. <br />In passato, come riferito dall'Agenzia Fides , il Patriarca Kirill aveva dichiarato che “la guerra al terrorismo è la guerra santa di oggi”, per sottolineare la necessità di una mobilitazione comune della comunità internazionale contro un fenomeno da lui presentato come male globale. Più di recente , in un'intervista televisiva, lo stesso Primate della Chiesa ortodossa russa ha affermato che l'intervento militare della Russia nel conflitto siriano ha impedito il “genocidio” dei cristiani in quel Paese. .Mon, 19 Feb 2018 11:02:38 +0100AFRICA/NIGERIA - “Sono urgenti pentimento e riconciliazione”, dice Mons. Okpaleke nell’annunciare le sue dimissioni da Vescovo di Ahiarahttp://www.fides.org/it/news/63769-AFRICA_NIGERIA_Sono_urgenti_pentimento_e_riconciliazione_dice_Mons_Okpaleke_nell_annunciare_le_sue_dimissioni_da_Vescovo_di_Ahiarahttp://www.fides.org/it/news/63769-AFRICA_NIGERIA_Sono_urgenti_pentimento_e_riconciliazione_dice_Mons_Okpaleke_nell_annunciare_le_sue_dimissioni_da_Vescovo_di_AhiaraAbuja - “Fin dall’annuncio della mia nomina, ci sono state reazioni violente e resistenze da parte di un gruppo di preti diocesani di Ahiara, di laici e di altri” sottolinea Sua Ecc. Mons. Peter Ebere Okpaleke, Vescovo di Ahiara, nella Lettera Pastorale resa pubblica il 14 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, in cui annuncia le sue dimissioni da Vescovo della diocesi nigeriana.<br />Mons. Okpaleke era stato nominato Vescovo di Ahiara da Papa Benedetto XVI, il 7 dicembre 2012. La sua nomina aveva però suscitato forti opposizioni sia tra i sacerdoti diocesani sia tra alcuni laici. Come ricorda nella sua Lettera Pastorale, di fronte a questa situazione, il 15 febbraio 2013 Mons. Okpaleke chiese “umilmente” di prorogare di alcune settimane il momento della sua Consacrazione Episcopale e della presa di possesso della diocesi, nella speranza di un miglioramento della situazione. “La richiesta fu approvata” scrive il Vescovo. “La situazione non migliorò, ma alla fine venni consacrato il 21 maggio 2013, fuori della diocesi, nel Seminario maggiore di Ulakwo, Owerri, a causa della situazione nella diocesi”. “Fino ad ora non ho potuto prendere possesso della diocesi di Ahiara” sottolinea Mons. Okpaleke, che precisa: “Sono ora cinque anni, due mesi ed una settimana dalla nomina pontificia. Anche gli interventi della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e della Segreteria di Stato non hanno dato i frutti desiderati. I dettagli degli sforzi di pacificazione e le reazioni violente e irrazionali di alcuni preti e fedeli di Ahiara sono ancora disponibili su internet”.<br />Mons. Okpaleke è stato così costretto a risiedere ad Awka “dove sono rimasto finora”. Neanche l’intervento di Papa Francesco, che nel giugno 2017 ha invitato Mons. Okpaleke in Vaticano, ha sbloccato la situazione, nonostante il Santo Padre avesse confermato la nomina di Mons. Okpaleke e avesse chiesto una lettera di scuse da parte di tutti i sacerdoti incardinati ad Ahiara, anche quelli che risiedevano fuori della diocesi. “Non sono in grado di dire il numero di coloro che hanno obbedito alla richiesta del Papa” scrive Mons. Okpaleke. “Quello che è chiaro è che alcuni preti chiesero ai fedeli laici di assumere il comando della disputa”. Di conseguenza, sottolinea Mons. Okpaleke, “fino ad oggi i legittimi rappresentanti della Chiesa cattolica nella diocesi di Ahiara non hanno accesso alla cattedrale, alla curia ecc…”.<br />L’atteggiamento dei preti e dei fedeli che hanno respinto la nomina di Mons. Okpaleke è, a sua parere, “un rifiuto di dare una possibilità allo Spirito Santo”, tanto più che il Vescovo aveva scelto come motto episcopale “Veni Sancte Spiritus!”.<br />“Prendendo in considerazione quanto sopra, ho assunto il convincimento in coscienza che rimanere Vescovo di Ahiara non reca più giovamento alla Chiesa” afferma Mons. Okpaleke. “Non penso che il mio apostolato in una diocesi dove alcuni preti e fedeli laici sono così mal disposti nei miei confronti possa essere efficace”. “Così per il bene della Chiesa e della diocesi di Ahiara in particolare, ho chiesto umilmente al Santo Padre di accettare le mie dimissioni dall’ufficio di Vescovo di Ahiara. Ho intrapreso questo passo anche per il bene di tutti i fedeli di Ahiara, specialmente coloro sono rimasti fedeli in una Chiesa locale controllata da alcuni preti” sottolinea.<br />“Considero le mie dimissioni come la sola opzione corretta per facilitare la rievangelizzazione dei fedeli e, molto più importante e urgente, i preti di Ahiara, specie ora che il Santo Padre e i suoi collaboratori della Curia romana possono distinguere i preti che affermano la loro lealtà al Santo Padre e coloro che hanno deciso di ritirarsi in disobbedienza dalla Chiesa cattolica”.<br />Dopo aver ringraziato coloro che gli hanno offerto supporto in tutti questi anni difficili, Mons. Okpaleke ribadisce il suo amore e la sua preghiera nei confronti dei fedeli di Ahiara ed invita tutti al pentimento. “Invito tutti i preti dissidenti a riesaminare le motivazioni iniziali di diventare sacerdoti nella Chiesa cattolica. Sono urgenti pentimento e riconciliazione”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Bishop_OKPALEKE_-_Pastorale_Letter.pdf">Lettera Pastorale Mons Okpaleke</a>Mon, 19 Feb 2018 10:59:51 +0100NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Sud Africa: xenofobia e razzismo mettono alla prova la “nazione arcobaleno”http://www.fides.org/it/news/63768-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Sud_Africa_xenofobia_e_razzismo_mettono_alla_prova_la_nazione_arcobalenohttp://www.fides.org/it/news/63768-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Sud_Africa_xenofobia_e_razzismo_mettono_alla_prova_la_nazione_arcobalenoVasti strati della popolazione sudafricana nutrono sentimenti xenofobi nei confronti di migranti provenienti da altre parti dell'Africa. La Chiesa, che è molto impegnata nell’accoglienza, dedica la Quaresima del 2018 alla preghiera e alla riflessione contro razzismo e xenofobia. I Vescovi della SACBC hanno pubblicato una guida quaresimale per far cessare il razzismo in Sudafrica, con proposte di preghiera e una traccia di riflessione penitenziale da seguire durante gli incontri sul tema. <br />"Xenofobia" è una parola che nessuno avrebbe mai pensato di associare al Sudafrica. Nel Paese che ha saputo combattere e vincere l’apartheid, che è stato in grado di avviare un lungo processo di riconciliazione tra la minoranza bianca e la maggioranza nera, non si riusciva a concepire potessero avere luogo feroci pogrom contro i migranti illegali e i richiedenti asilo. Eppure, come le notizia di cronaca, gli scontri tra la popolazione sudafricana e gli stranieri sono una realtà. Lo scorso anno gruppi di sudafricani hanno incendiato decine di case, negozi e locali di proprietà di immigrati africani in diverse parti del Paese. Nel distretto di West Rand si è registrata una rivolta contro i nigeriani perché le loro gang sarebbero responsabili di numerosi atti di microcriminalità e gestirebbero le case chiuse.<br />Alcuni politici alimentano il malcontento, soffiando sulla frustrazione accumulata in questi ultimi anni dalla popolazione povera del Sudafrica, che non ha visto, nonostante la fine dell’apartheid, migliorare le proprie condizioni di vita. I migranti diventano quindi un facile capro espiatorio sui quali riversare le accuse di portare delinquenza, povertà e di rubare il lavoro ai sudafricani. Il sindaco di Johannesburg, Herman Mashaba, si è particolarmente distinto nella campagne di odio. Le comunità dei migranti lo accusa di fare dichiarazioni durissime contro gli stranieri. Nel 2016, nel corso di una conferenza stampa, ha detto che i clandestini sono criminali e, come tali, vanno trattati.<br />“La violenza xenofoba è una costante minaccia per molti migranti” spiega Miranda Madikane dello Scalabrini Refugee Service. "Le ragioni delle tensioni sono complesse e sfaccettate, tuttavia Jean Pierre Misago del Centro africano per la migrazione e la società ha svolto ricerche approfondite su questo argomento e le sue conclusioni mi sembrano particolarmente interessanti. In breve, direi che le cause dei focolai di violenza xenofoba su larga scala sono in gran parte legate alla leadership politica locale , alla mancanza di processi per la risoluzione dei conflitti e ai pochissimi procedimenti giudiziari contro chi dà vita a scontri, pestaggi, danneggiamenti. Inoltre, la situazione economica generale è difficile per molte persone, cittadini e non cittadini, e i migranti sono spesso considerati come la causa di un impoverimento generale". <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://omnisterra.fides.org/articles/view/84 http://www.sacbc.org.za/catholic-church-provides-a-lenten-guide-towards-ending-racism-in-south-africa/#more-7738">Continua a leggere la News Analysis su Omnis Terra Guida della Southern African Catholic Bishops’ Conference contro il razzismo:</a>Sat, 17 Feb 2018 12:47:39 +0100ASIA/PAKISTAN - Pena di morte per il killer di Zainab; i cristiani: “I pedofili non vanno protetti con la religione”http://www.fides.org/it/news/63767-ASIA_PAKISTAN_Pena_di_morte_per_il_killer_di_Zainab_i_cristiani_I_pedofili_non_vanno_protetti_con_la_religionehttp://www.fides.org/it/news/63767-ASIA_PAKISTAN_Pena_di_morte_per_il_killer_di_Zainab_i_cristiani_I_pedofili_non_vanno_protetti_con_la_religioneLahore - Un tribunale antiterrorismo di Lahore ha annunciato oggi la sentenza di condanna a morte di Imran Ali Naqshbandi, l’uomo che ha stuprato e ucciso Zainab Ansari, bambina musulmana di sette anni a Kasur, in Punjab . Il caso aveva suscitato vasta eco in tutto il paese e un ampio dibattito sul fenomeno degli abusi sui minori nella società pakistana. <br />Se il padre della bambina, Mohammad Amin, ha espresso soddisfazione per la sentenza, e altri commentatori hanno accolto con favore il verdetto come “punizione esemplare”, negli ambienti cristiani del Pakistan si ricorda “l’insegnamento evangelico della difesa della vita”, dice all’Agenzia Fides Anjum James Paul, docente cattolico e presidente della “Pakistan Minorities Teachers Association” . <br />“Solo Dio ha il potere di togliere la vita. Per quanto un crimine possa essere efferato, in coscienza, come cristiani non possiamo accogliere la pena di morte e diciamo che l’ergastolo può essere una pena adeguata. La pena di morte non è mai la soluzione”, osserva. <br />D’altro canto, la PMTA rileva che, secondo le statistiche presentate all'Assemblea nazionale il 14 febbraio 2018 dal Ministero dei diritti umani, 17.862 casi di violenza sessuale contro bambini sono stati segnalati in tutto il Pakistan nel quinquennio 2013-2017, su 10.620 ragazze e 7.242 ragazzi. E si tratta solo dei casi venuti alla luce.<br />“La situazione dei diritti umani peggiora e urge prendere provvedimenti immediati per i diritti dei bambini. I pedofili vanno puniti sempre”, dice. E aggiunge: “Anche i pedofili coinvolti nel rapimento, nella conversione e nel matrimonio di bambine non musulmane devono essere trattati con le stesse modalità. Esiste una discriminazione anche nel perseguire questi casi orribili di violenza: le istituzioni statali come polizia e magistratura applicano un doppio standard, perché quando potenti musulmani rapiscono, abusano, convertono e sposano fanciulle minorenni cristiane o indù, non c’è uguale trattamento verso questi che sono autentici pedofili. Bisogna combattere sul serio la pedofilia in Pakistan, a tutti i livelli, e non proteggerla sotto l’egida della religione”. Sat, 17 Feb 2018 12:37:21 +0100AFRICA/EGITTO - Patriarca copto: i preti sposati sappiano conciliare ministero pastorale e cura della famigliahttp://www.fides.org/it/news/63766-AFRICA_EGITTO_Patriarca_copto_i_preti_sposati_sappiano_conciliare_ministero_pastorale_e_cura_della_famigliahttp://www.fides.org/it/news/63766-AFRICA_EGITTO_Patriarca_copto_i_preti_sposati_sappiano_conciliare_ministero_pastorale_e_cura_della_famigliaAlessandria d'Egitto – I sacerdoti coniugati della Chiesa copta ortodossa sono chiamati a occuparsi con dedizione dellaproprie famiglie, trovando il giusto equilibrio tra il tempo riservato al ministero pastorale e quello dedicato ai propri impegni familiari. Lo ha ribadito nei giorni scorsi il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, dopo aver ordinato 15 nuovi sacerdoti chiamati a vivere il proprio sacerdozio ad Alessandria d'Egitto. Il Primate della Chiesa copta ortodossa ha aggiunto che la vita familiare non deve essere trascurata dai sacerdoti, chiamati a viverla e abbracciarla come parte della propria vocazione e del proprio ministero. <br />Nel luglio 2015, come riferito dall'Agenzia Fides , il Patriarca copto ortodosso Tawadros II aveva voluto partecipare a un incontro di riflessione e preghiera con più di venti mogli dei sacerdoti copti ortodossi operanti nel settore orientale di Alessandria d'Egitto. In quell'occasione, Papa Tawadros aveva svolto la sua meditazione unendo considerazioni sulla vita e la vocazione del sacerdote a riflessioni sulla realtà della maternità e sul matrimonio così come vengono delineati nei testi biblici. <br />Nelle Chiese copte esiste la possibilità di scegliere i candidati al sacerdozio sia tra coloro che vivono il celibato sia tra coloro che sono sposati, mentre i Vescovi provengono tutti dalle file dei monaci e sono celibi.<br />Giovedì 15 febbraio, in una celebrazione dedicata alla commemorazione dei nuovi martiri copti, Papa Tawadros ha riproposto una citazione di San Giovanni Crisostomo, ricordando che “il martire muore una volta per il suo Signore, ma il pastore muore ogni giorno per il gregge del suo Maestro”. Chi non è disposto a abbracciare la connotazione martiriale del sacerdozio, sacrificandosi senza riserve nella cura del popolo di Dio – ha sottolineato il Patriarca - non è degno di essere pastore del gregge. . Sat, 17 Feb 2018 11:15:29 +0100ASIA/INDIA - Teologo indiano: sarebbe bello un cardinale Dalithttp://www.fides.org/it/news/63765-ASIA_INDIA_Teologo_indiano_sarebbe_bello_un_cardinale_Dalithttp://www.fides.org/it/news/63765-ASIA_INDIA_Teologo_indiano_sarebbe_bello_un_cardinale_DalitChennai - Sarebbe bello se l'India avesse un cardinale dalit: è l'auspicio espresso dal teologo gesuita indiano p. Jerry Rosario SJ, del Tamil Nadu. Il gesuita auspica che Papa Francesco possa prendere in considerazione questa idea che "sarebbe molto coerente con il suo approccio di dare riconoscimenti alle periferie", afferma in un colloquio con l'Agenzia Fides. <br />P. Jerry Rosario è un noto teologo, scrittore, attivista sociale ed è attualmente direttore del Dhyana Ashram a Mylapore. È visiting professor in 45 tra istituti e università ed è fondatore di quattro movimenti: "Dhanam" che significa "donare", per donazioni di sangue e di organi; JEPASA, "Jesuit Pastors of South Asia", per l'animazione socio-pastorale; IGFA, "Ignatian Family", per la spiritualità ignaziana; MANITHAM per analisi e azioni politiche.<br />"La scelta di un cardianle dalit - spiega - sarebbe in linea con la visione del Concilio Vaticano II di rendere la Chiesa sempre più inclusiva e dialogica nella vita e nel suo ministero, diventando dunque in effetti sempre più cattolica. I Dalit costituiscono circa il 65% dei cattolici in India", dice Rosario. <br />L'India ha avuto finora 13 cardinali a partire dal cardinale Valerian Gracias, arcivescovo di Bombay, nel 1953. I Porporati, nel corso dei decenni, hanno rappresentato varie comunità, regioni e riti nella Chiesa indiana.<br />"Un cardinale Dalit, proveniente da una comunità tribale, potrebbe essere molto importante per noi, specialmente nell'attuale contesto nazionale di integralismo e fondamentalismo", ha aggiunto il Gesuita, che ha compiuto 18 anni di servizio pastorale tra i dalit, i poveri delle zone rurali e degli slum. Rosario è noto a molti come "il prete scalzo", perché ha rinunciato a indossare calzature come segno della sua solidarietà con quei dalit ai quali viene negato il diritto di indossarle, secondo le tradizioni del sistema castale. <br />I "dalit" o "paria" sono i "fuori casta" o 5ª casta nel sistema sociale e religioso induista. Includono anche gli aborigeni indiani e sono costituiti da vari gruppi presenti in tutta l'Asia meridionale. Sat, 17 Feb 2018 09:36:33 +0100ASIA/TERRA SANTA - Ministro palestinese in Vaticano: “La Santa Sede convochi una Conferenza su Gerusalemme”http://www.fides.org/it/news/63764-ASIA_TERRA_SANTA_Ministro_palestinese_in_Vaticano_La_Santa_Sede_convochi_una_Conferenza_su_Gerusalemmehttp://www.fides.org/it/news/63764-ASIA_TERRA_SANTA_Ministro_palestinese_in_Vaticano_La_Santa_Sede_convochi_una_Conferenza_su_GerusalemmeRoma – La decisione unilaterale dell'Amministrazione USA di riconoscere Gerusalemme come capitale esclusiva di Israele “sta minando la possibilità di avere risultati positivi dai negoziati di pace”, perché introduce nel conflitto una “dimensione religiosa che complica ulteriormente la situazione”. Israele “sta approfittando della decisione del Presidente USA Donald Trump per aumentare la pressione sulla presenza cristiana nella Città Santa”. Per questo conviene che la Santa Sede convochi una Conferenza su Gerusalemme, chiamando i capi e i rappresentanti di tutte le Chiese e comunità di battezzati per ribadire che i cristiani non rinunceranno agli interessi che li legano per sempre alla Città dove Cristo è stato crocifisso ed è risorto. E' questa la proposta che Riyad al Maliki, Ministro degli Esteri palestinesi, ha sottoposto all'attenzione dei suoi interlocutori vaticani, negli incontri avuti giovedì 15 febbraio nel Palazzo Apostolico con il Segretario di Stato di sua santità, Cardinale Pietro Parolin, e con l'Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i rapporti con gli Stati. “Negli incontri con il Cardinale Parolin e con l'Arcivescovo Gallagher” riferisce all'Agenzia Fides il Ministro palestinese “Abbiamo focalizzato l'attenzione sulle conseguenze della decisione del Presidente Trump di assegnare Gerusalemme a Israele come Capitale e riconoscere una connessione esclusiva tra Gerusalemme e l'ebraismo, mettendo da parte il legame della Città Santa con cristiani e musulmani e ignorando il fatto che Gerusalemme dovrebbe essere anche la capitale di Palestina”. Secondo al Maliki, la mossa unilaterale degli USA sta minando la possibilità stessa di un esito positivo dei negoziati per por fine al conflitto israelo-palestinese. “Noi” ha spiegato il Ministro palestinese “abbiamo provato per tanto tempo a mantenere il conflitto sul terreno politico. Adesso, la decisione di Trump introduce nel conflitto una dimensione religiosa, e questo complica ulteriormente le cose”. Con la scelta dell'Amministrazione USA, il conflitto non rimane limitato ai rapporti tra israeliani e palestinesi, ma assume fatalmente dimensioni globali, perché d'ora in poi “ogni musulmano, in Indonesia, o Malesia, o Senegal sentirà la responsabilità e l'obbligo di fare qualcosa per proteggere i suoi interessi religiosi” nella Città Santa. <br />A giudizio del rappresentante del governo palestinese, “Israele sta approfittando della decisione di Trump ogni giorno di più. E a Gerusalemme ha cominciato a mettere in atto misure contro la presenza delle Chiese locali, per rendere difficile la loro esistenza, imponendo tasse sulle proprietà ecclesiastiche, congelando i loro conti bancari e puntando a prendere il controllo sulle loro proprietà. Per noi” ha proseguito al Maliki “queste pressioni mirano a spingere le Chiese locali fuori da Gerusalemme, e a cambiare il profilo storico della Città, per farne una Città non più condivisa tra ebrei, cristiani e musulmani”. Il ministro palestinese ha citato i molti interventi recenti fatti anche da Papa Francesco a difesa dello Status Quo – il complesso di regole e consuetudini su cui si fonda fin dai tempi dell'Impero ottomano la coesistenza delle diverse comunità religiose nella Città Santa – e la dichiarazione diffusa mercoledì 14 febbraio dai Patriarchi e dai Capi delle Chiese per dire no alle nuove tasse che la municipalità locale ha deciso di imporre sulle proprietà ecclesiastiche . Ma finora – ha aggiunto Riyad al Maliki – le iniziative locali e quelle vaticane “non sono state sufficienti per convincere il Presidente Trump a ritornare sulla sua decisione”, e i cristiani palestinesi, messi sotto pressione, “si sentono abbandonati”. Per questo – ha sottolineato il rappresentante del governo palestinese - “ Pensiamo che una Conferenza organizzata dalla Santa Sede invitando diverse Chiese a esprimere la loro preoccupazione per Gerusalemme, sarebbe molto importante, per far sentire forte la voce dei cristiani, e far capire all'Amministrazine USA che i cristiani non rinunciano ai loro diritti e al loro legame con la Città Santa”. .Sat, 17 Feb 2018 14:05:01 +0100AMERICA/MESSICO - Escalation di violenza, le suore fuggono: chiude una scuolahttp://www.fides.org/it/news/63763-AMERICA_MESSICO_Escalation_di_violenza_le_suore_fuggono_chiude_una_scuolahttp://www.fides.org/it/news/63763-AMERICA_MESSICO_Escalation_di_violenza_le_suore_fuggono_chiude_una_scuolaChilpancingo – La scuola cattolica Morelos de Chilapa è stata chiusa dopo che le religiose che la gestivano, Hermanas de Guadalupe, hanno lasciato il luogo: lo riferisce all’Agenzia Fides il Vescovo della diocesi di Chilpancingo-Chilapa, Guerrero , Mons. Salvador Rangel Mendoza, OFM. L'abbandono delle suore è dovuto al fatto che i genitori e una delle sorelle di una delle religiose sono stati giustiziati, ha riferito il presule, esprimendo preoccupazione e amarezza.<br />La scuola accoglieva 500 ragazzi tra scuola elementare e secondaria, che adesso rimarranno senza istruzione scolastica. Anche la diocesi di Ciudad Altamirano ha inviato a Fides un comunicato che esprime solidarietà con la diocesi di Chilpancingo-Chilapa e con l'arcidiocesi di Acapulco dopo gli episodi di violenza che hanno causato la fuga di intere famiglie dalla zona.<br />“Negli ultimi giorni si sono verificati molti omicidi: i poliziotti a San Miguel Totolapan; i parenti di una delle suore appartenenti alla Congregazione religiosa che amministrava la scuola Morelos a Chilapa; il 5 febbraio, l'omicidio di padre Iván Añorve Jaimes dell'Arcidiocesi di Acapulco e del Padre Germaín Muñiz García della diocesi di Chilpancingo-Chilapa, l'insegnante che li ha accompagnati e di tante altre persone innocenti. Il Signore ci chiama a meditare sul valore della vita e della pace. Chiediamo alle autorità di condurre un'indagine approfondita, per individuare i responsabili di tutte queste azioni violente e applicare le sanzioni previste dalla legge”, si legge nel comunicato pervenuto a Fides.<br />Secondo la stampa locale, il crimine organizzato della zona di Guerrero vuole comandare ad ogni costo su tutte le istituzione presenti nel territorio, Chiesa cattolica inclusa. Qualsiasi voce di giustizia o di tutela della vita della comunità locale sarà bersaglio delle bande: così si comprende l’aumento degli omicidi e l'escalation di violenza delle ultime settimane. Fri, 16 Feb 2018 12:54:15 +0100AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi: “Le dimissioni di Zuma dovevano essere presentate da tempo”http://www.fides.org/it/news/63762-AFRICA_SUDAFRICA_I_Vescovi_Le_dimissioni_di_Zuma_dovevano_essere_presentate_da_tempohttp://www.fides.org/it/news/63762-AFRICA_SUDAFRICA_I_Vescovi_Le_dimissioni_di_Zuma_dovevano_essere_presentate_da_tempoJohannesburg - “Le dimissioni del Presidente Jacob Zuma dovevano essere presentate da tempo” affermano i Vescovi della Southern African Catholic Bishops’ Conference , in una dichiarazione giunta all’Agenzia Fides, nella quale si felicitano per le dimissioni del Presidente sudafricano.<br />Zuma ha rassegnato l’incarico dopo essere stato sfiduciato il 13 febbraio dai vertici del suo partito, l’Africa National Congress . Di fronte alla prospettiva di un voto di sfiducia dell’Assemblea Nazionale, che doveva tenersi il 15 febbraio, il 14 Zuma ha annunciato le dimissioni. <br />La sua Presidenza è stata contrassegnata da gravissimi scandali di corruzione che hanno reso ancora più pesante la delusione della popolazione per la crisi economica che colpisce il Paese. “Il fatto che si sia permesso a Zuma di rimanere nella posizione più importante dello Stato, nonostante l’evidenza schiacciante e di lunga data della sua inidoneità alla carica, ha prodotto un danno immenso alla reputazione internazionale del nostro Paese, alla sua economia, e in modo particolare ai cittadini più poveri e vulnerabili” sottolineano i Vescovi.<br />Zuma è accusato di corruzione personale e di una vita licenziosa al punto che “è percepito da tutti che la presidenza Zuma ha degradato gli standard di moralità e di onore della vita pubblica, ed ha fomentato la corruzione e l’abbandono del dovere a tutti i livelli del governo”.<br />Il 15 febbraio l’Assemblea Nazionale ha eletto Capo dello Stato, Cyril Ramaphosa, leader dell’ANC.<br />I Vescovi auspicano che i vertici dell’ANC imprimano una svolta netta rispetto al passato e lanciano un appello alla leadership del partito perché “si impegni a condurre un’analisi approfondita dei suoi standard interni e dei meccanismi di responsabilità”.<br />Un’analisi dell’Ufficio Parlamentare della SACBC sottolinea che Zuma è stato messo al potere da una cordata interna all’ANC che voleva proprio un “leader debole, malleabile e cedevole, al posto del presunto distaccato e autoritario Thabo Mbeki”. “La coalizione di Cosatu, il Partito comunista e la Lega della gioventù dell'ANC, sostenuta da vari giornalisti e spin-doctor, sapeva esattamente chi stavano promuovendo. Il ben noto record di corruzione, disonestà, clientelismo, autopromozione di Zuma non li ha preoccupati affatto dato che l'hanno affibbiato a noi, mettendo così in moto il decennio disastroso che ha macchiato la nostra reputazione e ci ha portato indietro economicamente, istituzionalmente e politicamente. Non tutti i responsabili della creazione dello 'Zumanami' si sono ancora scusati con la nazione”.<br />Ad onore di Zuma va però detto, sottolinea l’analisi, che si è ritirato affermando che “nessuna vita deve andare persa nel mio nome”. Un fatto che fa onore alla democrazia sudafricana rispetto ad altre situazione come quelle della Repubblica Democratica del Congo, dell’Uganda o del Venezuela. <br />Fri, 16 Feb 2018 11:34:33 +0100ASIA/PAKISTAN - Attacco a una chiesa: i cristiani perdonano gli aggressorihttp://www.fides.org/it/news/63761-ASIA_PAKISTAN_Attacco_a_una_chiesa_i_cristiani_perdonano_gli_aggressorihttp://www.fides.org/it/news/63761-ASIA_PAKISTAN_Attacco_a_una_chiesa_i_cristiani_perdonano_gli_aggressoriKarachi - Dopo un'aggressione, la risposta è stata il perdono. Il Pastore Samson Ashiq che guida la comunità dei fedeli della "Chiesa delle Assemblee di Dio" – tra le denominazioni evangelicali presenti in Pakistan – nel distretto di Malir, nell'area di Karachi, ha firmato un documento ufficiale perdonando alcuni musulmani che l'11 febbraio hanno aggredito la comunità cristiana subito dopo la liturgia domenicale. Il Pastore ha riferito a Fides: "Il documento è stato firmato nella stazione di polizia tra i funzionari della Chiesa e gli oppositori, per risolvere la questione. Come cristiani dobbiamo perdonare quanti ci feriscono: a questo ci invita in modo speciale il tempo di Quaresima. Vogliamo promuovere riconciliazione e armonia”.<br />Il Pastore Samson Ashiq ha raccontato a Fides dell'incidente: “Uno dei nostri fedeli era salito sul tetto della chiesa con alcuni operai per costruire una croce sull'edificio, che è piuttosto nuovo. Secondo alcuni musulmani, i giovani cristiani stavano spiando nelle case dei musulmani, disonorando le loro famiglie. A quel punto si è verificato un litigio. Mi sono scusato con i membri della comunità musulmana, spiegando che si trattava di un malinteso. E non mi aspettavo una aggressione”.<br />Lo scontro è avvenuto domenica, 11 febbraio, subito dopo la preghiera domenicale. Faysal Inayat, uno dei fedeli feriti, ha raccontato a Fides: “Eravamo in chiesa per la liturgia domenicale quando alcuni uomini musulmani hanno bloccato il cancello della chiesa con le motociclette. Non permettevano alle persone di andare a casa e hanno molestato alcune donne fuori dal cancello della chiesa”. Ne è nato uno scontro fisico e durante la rissa sette cristiani sono stati feriti seriamente. I musulmani sono anche entrati in una casa, malmenando un uomo e una donna con bastoni di legno. Il Pastore ha chiamato la polizia che ha sedato la rissa e portato i feriti all'ospedale per il primo soccorso. I leader della chiesa hanno presentato una denuncia alla polizia. <br />La chiesa, di recente costruzione, ha aperto i battenti a dicembre 2017. Alcuni fondamentalisti non hanno gradito la presenza del nuovo luogo di culto cristiano e hanno incoraggiato l'aggressione. Noman Peter, operatore della Commissione nazionale di "Giustizia e pace" del Pakistan, che ha visitato il luogo, ha dichiarato a Fides “È molto significativo che la questione si sia risolta e che i cristiani abbiano perdonato gli aggressori. Speriamo e preghiamo perchè tutto vada bene e vi siano buone relazioni in futuro”. Fri, 16 Feb 2018 11:31:44 +0100AMERICA/PERU’ - Giovani peruviani, boliviani ed ecuadoriani si interrogano su come rispondere concretamente alla "Laudato Sì"http://www.fides.org/it/news/63760-AMERICA_PERU_Giovani_peruviani_boliviani_ed_ecuadoriani_si_interrogano_su_come_rispondere_concretamente_alla_Laudato_Sihttp://www.fides.org/it/news/63760-AMERICA_PERU_Giovani_peruviani_boliviani_ed_ecuadoriani_si_interrogano_su_come_rispondere_concretamente_alla_Laudato_SiLima - In risposta all'appello di Papa Francesco contenuto nella "Laudato Sì" e con lo scopo di “promuovere il protagonismo dei giovani nella cura della casa comune” è stato convocato il II Incontro nazionale della gioventù della Partnerschaft, durante il quale circa 150 giovani provenienti da più di 50 parrocchie di Perù, Bolivia ed Ecuador si incontreranno, dal 22 al 25 febbraio, presso la casa "Don Bosco" a Chosica, in provincia di Lima, per sviluppare progetti ambientali che in seguito si propongono di realizzare nei rispettivi luoghi di origine. "È necessario un dialogo con le nuove politiche nazionali e locali che promuovano progetti a favore del creato e che abbiano una reale continuità" ha affermato all’Agenzia Fides il sacerdote Carlos Rosell de Almeida, rettore dell'Università Cattolica di San José, ricordando che Papa Francesco, con la sua enciclica "Laudato Sì", chiede un dialogo fecondo a tutti i livelli per uscire dalla crisi ecologica. "Una ecologia autentica ha necessariamente a che fare con la ricostruzione morale dell'uomo - continua il rettore -, con un nuovo stile di vita che superi il consumismo ossessivo e l'autoreferenzialità in cui l'uomo di oggi è immerso". P. Rosell, commentando a Fides l'importanza di questo tipo di spazi per il dialogo e la presa di coscienza dei giovani, ha sottolineato che "per Papa Francesco è essenziale riconoscere la presenza di Dio nella creazione e pertanto non dobbiamo dimenticare che tutta la creazione deve essere contemplata in chiave cristologica, perché è tutta inserita nel mistero di Cristo. Il Papa sa molto bene - conclude - che la crisi ecologica non potrà essere superata solo con una diagnosi rigorosa della situazione attuale, ma che è necessario arrivare alla radice del maltrattamento che tutta la creazione soffre, e il problema è nell’antropocentrismo moderno". L’incontro è stato organizzato da "Yanapachikun Immer" , insieme con l'Associazione per bambini e il loro ambiente "ANIA" e con giovani volontari tedeschi dell'Arcidiocesi di Friburgo. Questa fratellanza di mutuo aiuto tra i Vescovi tedeschi e quelli dei paesi dell'America latina è stata istituita per volere di Papa Giovanni XXIII durante il Concilio Vaticano II. La collaborazione tra l'Arcidiocesi tedesca di Friburgo e la Chiesa del Perù è stata stabilita nel 1986 con l'intenzione di condividere reciprocamente la fede, la vita, la realtà e l’impegno per i più poveri, e ora anche la cura della casa comune. Fri, 16 Feb 2018 11:29:45 +0100AFRICA/KENYA - “Siate forti nella fede, non abbiate paura”: la diocesi di Ngong promuove l’Anno della Gioventùhttp://www.fides.org/it/news/63759-AFRICA_KENYA_Siate_forti_nella_fede_non_abbiate_paura_la_diocesi_di_Ngong_promuove_l_Anno_della_Gioventuhttp://www.fides.org/it/news/63759-AFRICA_KENYA_Siate_forti_nella_fede_non_abbiate_paura_la_diocesi_di_Ngong_promuove_l_Anno_della_GioventuNgong - La diocesi di Ngong ha annunciato la celebrazione dell’Anno della Gioventù che avrà per tema: “Voi siete la Luce del mondo”. Come appreso dall’Agenzia Fides, l’idea della Chiesa locale giunge in vista della XV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, dedicata ai giovani, che si terrà il prossimo ottobre 2018. “Promuovere uno speciale Anno della gioventù è la logica conseguenza dell’opera apostolica avviata con la celebrazione, nel 2017, dell’Anno dei Bambini come dono di Dio e benedizione”, ha dichiarato mons. John Oballa Owaa, Vescovo di Ngong, in una nota della diocesi inviata all’Agenzia Fides. <br />In occasione della Messa celebrata per lanciare l’iniziativa, il Vescovo Oballa, che è anche Vicepresidente della Conferenza episcopale del Kenya, ha messo in luce il motivo per cui Papa Francesco ha promosso il prossimo Sinodo sulla fede dei giovani, sottolineando che “i giovani hanno entusiasmo, speranza e sono pieni di gioia e il loro cuore desidera conoscere la verità”.<br />“L’ideale dei giovani è testimoniare il Vangelo in una società più giusta e libera, così il Santo Padre si è chiesto come possano annunciare al mondo la buona novella della gioia e come possano svolgere un ruolo attivo nell’essere annunciatori di questa Buona Novella”, ha detto mons. Oballa. <br />“I giovani hanno bisogno di vedere come Cristo fa le cose: questo permetterà loro di imparare a discernere, conoscere la propria vocazione, che si tratti di matrimonio o di vita consacrata o di sacerdozio. Attraverso la fede saranno in grado di saper prendere decisioni e fare scelte sagge per la loro vita” ha aggiunto.<br />Durante le celebrazioni sono stati benedetti gli “strumenti di evangelizzazione” come la Sacra Bibbia, il Catechismo della Chiesa Cattolica, il Santo Rosario e una candela, pronti ad essere utilizzati per accompagnare i giovani durante tutto l’Anno. Il Vescovo ha sottolineato che “ci sono molti luoghi, opportunità e fonti che i giovani possono usare per discernere il disegno di Dio per le loro vita”, come studio della Bibbia, liturgia, partecipazione alle attività della comunità cristiana, pellegrinaggio ai luoghi santi. L’inno per l’Anno della Gioventù, in lingua swahili recita: “Simama imara katika imani, usiogope”, che significa “Siate forti nella fede, non abbiate paura”. <br />Nel 2016 sono state battezzate 450 persone nella diocesi di Ngong che ha una popolazione di 1.704 mila abitanti e 200mila cattolici. <br />Fri, 16 Feb 2018 10:57:40 +0100ASIA/CINA - Oltre 48mila battezzati nel 2017: la Chiesa in Cina verso un nuovo slancio missionariohttp://www.fides.org/it/news/63758-ASIA_CINA_Oltre_48mila_battezzati_nel_2017_la_Chiesa_in_Cina_verso_un_nuovo_slancio_missionariohttp://www.fides.org/it/news/63758-ASIA_CINA_Oltre_48mila_battezzati_nel_2017_la_Chiesa_in_Cina_verso_un_nuovo_slancio_missionarioPechino – Ci sono stati 48.556 neo battezzati nel 2017 nella Cina continentale. Le statistiche pubblicate dalla “Società Culturale Faith” alla vigilia del Capodanno cinese, e inviate all’Agenzia Fides, “non sono complete”, afferma Faith, a causa della mancanza di dati sulle comunità cattoliche che vivono nelle aree rurali più remote, ma "rispecchiano la vitalità e il dinamismo missionario di una comunità che vive la fede in pienezza". <br />Secondo i dati pervenuti all’Agenzia Fides, la provincia di He Bei, roccaforte del cattolicesimo cinese, per l’ennesima volta è al primo posto con i suoi 11.899 battezzati. Tra questi, la comunità di Xing Tai ha avuto 3.645 battezzati e la diocesi di Han Dan 3.059. Inoltre, anche la sperduta comunità nella provincia di Hai Nan ha avuto 38 battezzati. Nella zona dove risiede un alto numero di popolazione musulmana come l’amministrazione autonoma di Xin Jiang , si sono registrati 66 battesimi, mentre 128 sono quelli della provincia di Ning Xia e 54 a Qing Hai. Anche la minuscola comunità cattolica nel Tibet, immersa nell’ambiente del buddismo tibetano, ha accolto 11 nuovi cattolici. Nella diocesi di Pechino i battezzati sono stati 1,099. <br />Secondo Faith Cultural Society, “nonostante le cifre incoraggianti e il grande impegno missionario profuso nelle comunità locali in tutta la Cina, dobbiamo sempre sentirci richiamati a un rinnovato impegno missionario. L’evangelizzazione in Cina è una lunga e difficoltosa strada da percorrere”. Nel contempo, si afferma, le statistiche pubblicate rappresentano “un invito e un appello perché dobbiamo fortificare la nostra fede e andare sempre avanti nel nostro cammino verso Cristo”. <br />Faith invita infine tutte le comunità a migliorare e a tenere sempre in ordine il proprio archivio e i registri parrocchiali, in modo da poter sempre avere dati certi e raccontare con chiarezza la storia della propria comunità, ma anche quella della intera Chiesa in Cina. I dati sui battesimi, conclude Faith, costituiscono anche un modo “per constatare la crescita della Chiesa e l’opera di evangelizzazione compiuta da Cristo”. <br /> <br />Fri, 16 Feb 2018 14:08:28 +0100ASIA/FILIPPINE - Dal digiuno quaresimale una campagna di sicurezza alimentare dei bambini malnutritihttp://www.fides.org/it/news/63757-ASIA_FILIPPINE_Dal_digiuno_quaresimale_una_campagna_di_sicurezza_alimentare_dei_bambini_malnutritihttp://www.fides.org/it/news/63757-ASIA_FILIPPINE_Dal_digiuno_quaresimale_una_campagna_di_sicurezza_alimentare_dei_bambini_malnutritiManila - In poco più di un mese si può fare molto, se ogni fedele dà un piccolo contributo. Con questo spirito i Vescovi delle Filippine hanno collegato il tempo di Quaresima a una campagna per garantire sicurezza alimentare ai bambini malnutriti a livello nazionale.<br />“Il programma 'Hapag-asa' aiuta i bambini malnutriti attraverso un'alimentazione supplementare e l'educazione della prima infanzia. Il motto è ‘Fast to Feed’, che vuole incoraggiare le opere di carità, espressione della fede”, spiega all'Agenzia Fides il Vescovo Honesto F. Ongtioco della diocesi d Cubao, nei pressi di Manila. "La Chiesa si fa vicina ai bisognosi, specialmente ai bambini: il tempo della Quaresima ci spinge ad amare e servire il prossimo sempre meglio, con la grazia di Dio", nota il Vescovo.<br />L'iniziativa ha avuto un buon esito nel 2017: l'anno scorso, oltre 20.000 bambini sono stati nutriti in diverse diocesi delle Filippine e hanno avuto continuamente pasti nutrienti per sei mesi. "Per farlo di nuovo, abbiamo bisogno di un ampio sostegno della campagna Fast to Feed 2018, presentata il Mercoledì delle Ceneri”, spiega p. Raul d. Buen della stessa diocesi.<br />I fedeli sono incoraggiati a digiunare durante la Quaresima e a versare al fondo il corrispettivo in denaro di un pasto, per il programma di alimentazione dell'infanzia bisognosa<br />E' dal 2005 che in Quaresima, il "Pondo ng Pinoy" , speciale fondo economico istituito dal Cardinale Gaudencio Rosales, lancia uno specifico programma di alimentazione per nutrire i bambini filippini, raggiungendo oltre 250mila piccoli. <br />Il programma PnP si basa su mini contributi: 5 o 10 pesos al giorno o 600/1200 pesos per sei mesi.<br />Il programma alimenta bambini di età compresa tra 6 e 12 anni, mentre ai loro genitori si forniscono le competenze di base, accompagnandoli sulle capacità di sostentamento e sulla formazione professionale. Dal 2005 sono oltre un milione i bambini malnutriti che hanno ricevuto assistenza, grazie alla collaborazione con organizzazioni governative e non governative. <br />Lo scopo dell'iniziativa, spiega la Chiesa filippina, è “sviluppare la cultura della condivisione e dell'amore per i vicini; ridurre il tasso di malnutrizione tra i bambini da 0 a 12 anni; migliorare la capacità dei genitori di prendersi cura e provvedere ai bisogni di base dei loro figli”. <br />Il tasso di malnutrizione tra i bambini nelle Filippine è un dato allarmante negli ultimi 15 anni. I risultati della 7a National Nutrition Survey condotta dall'Istituto di ricerca alimentare e nutrizionale nel 2008 hanno rilevato che ci sono ancora circa 3 bambini su 10 tra 0 e 10 anni sottopeso. Essere sottopeso aumenta il rischio di morte e inibisce lo sviluppo cognitivo nei bambini. Questo si traduce in circa 8 milioni di bambini filippini segnati da un futuro incerto. Thu, 15 Feb 2018 13:05:12 +0100ASIA/AFGHANISTAN - P. Scalese: “Preghiamo per la nazione, ma la comunità cattolica si assottiglia”http://www.fides.org/it/news/63756-ASIA_AFGHANISTAN_P_Scalese_Preghiamo_per_la_nazione_ma_la_comunita_cattolica_si_assottigliahttp://www.fides.org/it/news/63756-ASIA_AFGHANISTAN_P_Scalese_Preghiamo_per_la_nazione_ma_la_comunita_cattolica_si_assottigliaKabul - “Ci auguriamo una Quaresima ricca di frutti spirituali. Preghiamo perché l’Afghanistan possa ritrovare un po’ di tranquillità e riprendere il suo cammino di crescita umana, politica, sociale ed economica”: così dice all’Agenzia Fides p.Giovanni Scalese, prete Barnabita titolare della Missio sui iuris dell’Afghanistan. Le parole di speranza del sacerdote arrivano proprio nel giorno in cui UMANA, la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, ha pubblicato il suo report annuale che riporta cifre impressionanti: solo nel 2017 le vittime civili nel paese asiatico sono state 10.453 . La responsabilità è da attribuire soprattutto ad azioni terroristiche dei talebani e a quelle dell’ISIS .<br />P. Scalese, che vive la sua missione all’interno dell’Ambasciata italiana a Kabul, ha dato inizio al tempo di Quaresima con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri: “C’era una discreta presenza di fedeli, soprattutto considerato il momento”. Nelle settimane scorse, infatti, la terra afghana è stata dilaniata da un susseguirsi di attentati: tra gli altri quello dello scorso 20 gennaio, quando quattro uomini armati, uno dei quali kamikaze, hanno assaltato l’hotel Intercontinental a Kabul, facendo 43 vittime.<br />“In questi giorni la situazione sembra piú tranquilla. Ma non ci facciamo illusioni: abbiamo imparato che questi periodi di pace apparente possono servire a preparare il prossimo attentato”, osserva il Barnabita.<br />“Nei prossimi giorni una delle suore, al termine del suo servizio, tornerà nel suo paese, il Pakistan. La comunità continua ad assottigliarsi. Speriamo nell’arrivo di qualche altro membro. È chiaro che i problemi di sicurezza hanno portato molti a lasciare l’Afghanistan. I pochi rimasti sono spesso impossibilitati o per lo meno scoraggiati a raggiungere la chiesa per la messa festiva, ma chi lo fa dimostra una fede e un coraggio ammirevoli!”, conclude il sacerdote. La presenza cattolica nella capitale Kabul è garantita, oltre che dal Barnabita, anche dalle suore di Madre Teresa di Calcutta e dall’Associazione intercongregazionale “Pro Bambini di Kabul”. Thu, 15 Feb 2018 11:44:20 +0100