Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/FILIPPINE - Cardinale Tagle: la successione apostolica è successione nella missionehttps://www.fides.org/it/news/77262-ASIA_FILIPPINE_Cardinale_Tagle_la_successione_apostolica_e_successione_nella_missionehttps://www.fides.org/it/news/77262-ASIA_FILIPPINE_Cardinale_Tagle_la_successione_apostolica_e_successione_nella_missioneManila – I Vescovi sono Successori degli Apostoli. E la successione apostolica che ricevono al momento della loro ordinazione episcopale è una successione nella missione: quella che Gesù stesso ha affidato ai suoi Apostoli prima di ascendere al Cielo. <br /><br />Così il Cardinale Luis Antonio Gokim Taglie ha richiamato i fattori genetici che connotano la natura propria della successione apostolica, e ha ricordato come l’ufficio e l’operare di ogni vescovo ha la sua sorgente nella missione di annunciare la salvezza che Cristo stesso ha affidato alla Sua Chiesa. <br /><br />L’occasione per riproporre il carattere proprio del ministero dei Vescovi, Successori degli Apostoli, è stata la liturgia per l’ordinazione episcopale di Samuel Naceno Agcaracar come Vescovo di San Jose a Nueva Ecija, nel nord delle Filippine.<br /> <br />La liturgia per l’ordinazione episcopale, presieduta dal Cardinale Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione è stata celebrata sabato 17 gennaio. <br /><br />“Molti” ha detto il Cardinale Tagle nella sua omelia “chiedono cosa è un Vescovo. E ce lo chiediamo anche noi Vescovi: noi, chi siamo?” <br /><br />Per rispondere alla domanda, il Pro-Prefetto del DIcastero missionario ha preso spunto dalla lettura del Vangelo scelta per la liturgia di ordinazione: il finale del Vangelo secondo Matteo, dove Cristo risorto affida agli 11 apostoli incontrati in Galilea la missione di ammaestrare “tutte le genti battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, promettendo di rimanere con loro “tutti i giorni, fino alla fine nel mondo”. <br /><br />Gli Apostoli – ha spiegato il Cardinale Tagle – sono persone che sono “inviate” da Cristo. E ogni Vescovo è inviato a continuare la missione affidata ai primi Apostoli <br /><br />Con la Successione apostolica i Vescovi non ricevono di per sé prestigio o privilegi, ma la stessa missione affidata da Cristo ai primi Apostoli. E l’ufficio episcopale - ha chiosato il Pro-Prefetto del Dicastero missionario – “Non è una ricompensa per buoni risultati, né una promozione a un rango più prestigioso. È una missione”.<br /><br />Come gli Apostoli sono stati “inviati da Cristo”, anche ogni Vescovo - scrive Leahna Villajos sul website di Radio Veritas Asia, riportando le parole del Cardinale – “deve vivere la tensione tra il rimanere con Gesù e l'essere inviato da Lui. ‘Rimani andando, e vai rimanendo comunque con Gesù’ ”.<br /><br /><br />Una autorità da esercitare abbracciando i propri limiti <br /><br />I Vescovi, nella loro missione, sono chiamati anche a esercitare la loro autorità episcopale. Ma “Non siamo chiamati a soppiantare l'autorità di Gesù”, ha sottolineato il Cardinale Tagle.<br /><br />Tutta l’autorità rimane di Cristo. La stessa autorità con cui Lui ha operato attraverso le fragilità e i limiti dei primi Apostoli, trasformandoli in missionari. <br /><br />“Abbracciare la tua debolezza” ha detto il Cardinale Tagle rivolto al nuovo Vescovo Agcaracar, appartenente alla Società del Verbo Divino “non diminuirà la tua missione e autorità episcopale”. Mentre “Il vescovo che non è in grado di entrare in empatia con la debolezza degli altri usurpa l'autorità di Gesù”<br /><br /><br />Vescovi per tutte le nazioni<br /><br />Nella parte conclusiva della sua omelia, il Cardinale Tagle, riprendendo il finale del Vangelo secondo Matteo, ha ricordato che i Vescovi, Successori degli Apostoli, sono chiamati a “andare e fare discepoli di tutte le nazioni”, e a esercitare la propria missione locale nella comunione che unisce la Chiesa universale. <br />Mon, 19 Jan 2026 12:57:57 +0100ASIA/INDONESIA - Rinuncia del Vescovo di Bogor e nomina dell’Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedishttps://www.fides.org/it/news/77261-ASIA_INDONESIA_Rinuncia_del_Vescovo_di_Bogor_e_nomina_dell_Amministratore_Apostolico_sede_vacante_et_ad_nutum_Sanctae_Sedishttps://www.fides.org/it/news/77261-ASIA_INDONESIA_Rinuncia_del_Vescovo_di_Bogor_e_nomina_dell_Amministratore_Apostolico_sede_vacante_et_ad_nutum_Sanctae_SedisCittà del Vaticano - Il Santo Padre Leone XIV ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Bogor presentata da S.E. Mons. Paskalis Bruno Syukur, O.F.M.<br /><br />Il Santo Padre Leone XIV ha nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della medesima Diocesi S.E. Mons. Christophorus Tri Harsono, Vescovo di Purwokerto. Mon, 19 Jan 2026 12:05:09 +0100ASIA/INDIA - Un prete Clarettiano: "In Manipur i gruppi etnici restano divisi, si cerca una nuova via di convivenza e di dialogo"https://www.fides.org/it/news/77260-ASIA_INDIA_Un_prete_Clarettiano_In_Manipur_i_gruppi_etnici_restano_divisi_si_cerca_una_nuova_via_di_convivenza_e_di_dialogohttps://www.fides.org/it/news/77260-ASIA_INDIA_Un_prete_Clarettiano_In_Manipur_i_gruppi_etnici_restano_divisi_si_cerca_una_nuova_via_di_convivenza_e_di_dialogoImphal - "Per come è attualmente configurata sul terreno, la riconciliazione è ancora prematura nello stato di Manipur. Per quanto posso vedere, c'ancora risentimento nei cuori, c'è molta sofferenza, vi sono traumi psicologici. Ci vorrà ancora del tempo per guarire le ferite e poter riparlare di dialogo", dice in un colloquio con l'Agenzia Fides p. Marcus Thangminlun, CMF, novello sacerdote Clarettiano, ordinato a gennaio del 2026 nella comunità Claretiana locale. P. Thangminlun è il primo prete Clarettiano della comunità Kuki-Zo. I missionari Clarettiani sono presenti in diversi stati della regione dell'India nordorientale e dal 2023 sono organizzati in una provincia religiosa. Svolgono la loro missione in parrocchie e scuole, mentre nello stato del Manipur si avvertono ancora le conseguenze della violenza interetnica scoppiata a maggio del 2023 tra i gruppi Meitei e Kuki-zo.<br />"La società dello stato resta segnata da traumi e divisioni: i gruppi che KuKi e Meitei rimangono rigidamente separati, e nello stato vi sono anche i Naga, presenti in una società che si è ritrovata coinvolta e frantumata dal conflitto. I Kuki-zo chiedono uno stato autonomo, gli altri gruppi non concordano. Oggi parlare di convivenza risulta molto difficile", rileva. <br />Chiamato a vivere il ministero del sacerdozio in questa complessa situazione, p. Marcus, nativo del Manipur, dice: "Come prete parlo di pace e cerco di essere apostolo di pace, sia tra la gente semplice sia con i leader civili. Soprattutto preghiamo sempre per la pace", riferisce ,<br />Raccontando della missione dei Claretiani in Manipur, spiega; "Il nostro carisma è predicare la Parola di Dio e rispondere ai segni dei tempi: proviamo a farlo qui in Manipur, in una società lacerata. Solo lo Spirito di Dio può guarire le ferite e portare un' era riconciliazione", rimarca.<br />I Clarettiani hanno avviato la "St Claret Mission", aprendo tre centri per sfollati in tre distretti rurali del Manipur: "Aiutiamo la gente, abbiamo avviato scuole presso le parrocchie per venire incontro alle esigenze dei profughi. Sono sfollati interni giunti soprattutto dalla capitale Imphal, che non possono tornare allo loro case, alla loro vita precedente il conflitto. In alcuni casi, le loro case e proprietà sono state distrutte. Oggi sono soli e non hanno mezzi di sopravvivenza, non hanno scuole. Tra i miei confratelli, quattro Claretiani si dedicano loro, portando conforto e aiuto concreto".<br />"Alcuni sfollati - ricorda - hanno avuto, grazie agli aiuti della diocesi di Imphal, una casetta in cui stabilirsi. Molti altri non hanno nulla, vivono in totale indigenza. La situazione sociale e politica è in stallo e non vi sono facili vie d'uscita. Speriamo nella buona volontà di tutti", nota. <br />In Manipur la violenza è scoppiata nel maggio 2023 tra le tribù dei Meitei, e i tribali Kuki-Zo Nello stato vivono i gruppi etnici Naga accanto ad altre minoranze .<br />Oltre 60.000 persone sono sfollate e i gruppi etnici diversi sono confinati in aree rigidamente separate. I gruppi tribali hanno chiesto la divisione dello Stato e un'amministrazione separata per le aree a maggioranza tribale, ma i Meitei si oppongono e finora anche il governo centrale e quello federale non hanno acconsentito a tale richiesta.<br />Dal 13 febbraio del 2025 il Manipur è sotto il governo presidenziale diretto di Nuova Delhi mentre si esplora la formazione di un governo che possa includere membri Kuki, Meitei e Naga. <br />Come appreso dall'Agenzia Fides, in queste settimane si stanno intensificando le consultazioni per formare un "governo popolare" nel Manipur. I gruppi Kuki-Zo vogliono garanzie scritte per un accordo politico, mentre sono in corso incontri con vari gruppi e leader dello stato e del governo federale. Secondo gli osservatori, si punta all'insediamento di un governo in Manipur entro febbraio 2026. <br /> Mon, 19 Jan 2026 11:52:33 +0100AFRICA/ETIOPIA - Gli Spiritani impegnati nella lotta alla disoccupazione giovanile e promozione dell'autosufficienza economicahttps://www.fides.org/it/news/77259-AFRICA_ETIOPIA_Gli_Spiritani_impegnati_nella_lotta_alla_disoccupazione_giovanile_e_promozione_dell_autosufficienza_economicahttps://www.fides.org/it/news/77259-AFRICA_ETIOPIA_Gli_Spiritani_impegnati_nella_lotta_alla_disoccupazione_giovanile_e_promozione_dell_autosufficienza_economicaChencha – Trenta giovani partecipanti del villaggio montagnoso di Chencha, tra cui 19 donne, a testimonianza dell'impegno della Chiesa cattolica per uno sviluppo inclusivo di genere, hanno preso parte al progetto di Sviluppo Comunitario Inclusivo e incentrato sulla scuola organizzato dalla Comunità Spiritana locale. Ancora una volta i missionari dimostrano il ruolo vitale della Chiesa nello sviluppo umano olistico, rispondendo sia ai bisogni materiali che sociali degli emarginati nelle regioni meridionali dell'Etiopia. Nello specifico l'iniziativa era rivolta ai giovani disoccupati dei kebeles di Doko-Shaye, Doko-Kale e Doko-Tsida.<br /><br />In un passo significativo verso la lotta alla disoccupazione giovanile e la promozione dell'autosufficienza economica, il Servizio Comunitario Spiritano in Etiopia ha concluso con successo un corso di formazione specializzato di due giorni per il miglioramento delle competenze lavorative rivolto ai giovani locali della zona di Gamo. Nella nota diffusa dalla stampa locale si legge che il programma è stato progettato per andare oltre le competenze tecniche, concentrandosi sulle competenze trasversali e sui cambiamenti di mentalità necessari per l'imprenditorialità moderna.<br /><br />"L'obiettivo non è solo quello di fornire informazioni, ma anche di dare a questi giovani uomini e donne gli strumenti per contribuire alle loro comunità, raggiungere l'indipendenza economica e realizzare il potenziale che Dio ha donato loro", hanno sottolineato gli organizzatori durante la cerimonia di chiusura il 17 gennaio.<br /><br />Tra gli argomenti chiave trattati durante le sessioni intensive auto-leadership, comunicazione e lavoro di squadra, problem-solving e adattabilità, competenze di gestione finanziaria e pianificazione strategica. Oltre alle lezioni teoriche, il programma ha offerto un percorso concreto verso l'occupazione. I partecipanti hanno individuato specifici settori aziendali in cui desiderano entrare. Nella fase successiva, SCORE condurrà studi di fattibilità sui settori scelti e fornirà il capitale e il supporto iniziali necessari per la transizione di questi giovani verso un ruolo attivo nell'economia locale.<br /><br />Dati recenti dell'Ethiopian Statistical Service evidenziano una netta disparità: il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 29 anni nelle aree urbane ha raggiunto circa il 27,2%. Inoltre, le giovani donne sono colpite in modo sproporzionato, con tassi di disoccupazione spesso doppi rispetto a quelli maschili.<br /> <br />Mon, 19 Jan 2026 09:58:31 +0100AFRICA/NIGERIA - Liberato dopo due mesi nelle mani dei rapitori padre Bobbo Paschalhttps://www.fides.org/it/news/77258-AFRICA_NIGERIA_Liberato_dopo_due_mesi_nelle_mani_dei_rapitori_padre_Bobbo_Paschalhttps://www.fides.org/it/news/77258-AFRICA_NIGERIA_Liberato_dopo_due_mesi_nelle_mani_dei_rapitori_padre_Bobbo_PaschalAbuja - È libero dopo due mesi di prigione padre Bobbo Paschal, parroco della chiesa parrocchiale di Santo Stefano nell’area di governo locale Kushe Gudgu Kagarko, nello Stato di Kaduna rapito nella residenza parrocchiale nelle prime ore del 17 novembre . Nell’assalto i banditi avevano ucciso il fratello del sacerdote.<br />La sua liberazione è stata confermata con un comunicato dall’arcidiocesi di Kaduna, firmato dal cancelliere padre Christian Okewu Emmanuel secondo il quale il sacerdote è stato rilasciato sano e salvo il 17 gennaio. <br />Mons. Matthew Man-Oso Ndagoso, arcivescovo di Kaduna ha ringraziato le agenzie di sicurezza, i parrocchiani e a cittadini che hanno agito e pregato per la liberazione di padre Paschal. <br />A poche ore dal suo rapimento su alcuni canal social era stata diffusa la notizia falsa della morte del sacerdote, poi smentita ufficialmente dall’arcidiocesi di Kaduna .<br />Le circostanze e le modalità della liberazione di padre Paschal non sono al momento note. <br />Mon, 19 Jan 2026 09:17:07 +0100EUROPA/SPAGNA -  “La tua vita, una missione”: la Giornata della Infanzia Missionaria spagnolahttps://www.fides.org/it/news/77257-EUROPA_SPAGNA_La_tua_vita_una_missione_la_Giornata_della_Infanzia_Missionaria_spagnolahttps://www.fides.org/it/news/77257-EUROPA_SPAGNA_La_tua_vita_una_missione_la_Giornata_della_Infanzia_Missionaria_spagnolaMadrid - Sono oltre 700 mila i bambini che hanno beneficiato nel 2025 del contributo raccolto dalle Pontificie Opere Missionarie spagnole a favore di 473 progetti dislocati in 36 Paesi. Domenica 18 gennaio i bambini ed i ragazzi spagnoli appartenenti alla Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria diventano protagonisti della Giornata dell’Infanzia Missionaria dal motto “La tua vita, una missione”. <br /><br />La Giornata dell’Infanzia Missionaria coincide ogni anno con il giorno dell’Epifania, ma poi in vari Paesi viene celebrata in giorni diversi, con un calendario specifico. . <br /><br />Nel sito spagnolo dedicato viene proposto un percorso che parte dall’Avvento e culmina nella giornata vera e propria. Nel sito si trovano materiali per famiglie, scuole e parrocchie , ed un video per i più piccoli in cui un bambino trova ispirazione nello zio missionario. Tra le iniziative proposte viene promosso anche un concorso nazionale di disegno che si chiuderà il 6 febbraio.<br /><br />Il desiderio e l’auspicio dichiarato è che i bambini e i ragazzi missionari, con la loro preghiera e la loro generosità, possano prender parte all’annuncio del Vangelo e all'aiuto dei bambini di tutto il mondo attraverso delle attività di sensibilizzazione. <br /><br />Uno dei progetti sostenuti dall’Infanzia Missionaria spagnola è il Centro per Disabili di Dakhla che è stato visitato da Telmo Aldaz de la Quadra-Salcedo, viaggiatore ed autore di documentari televisivi, volto noto nelle emittenti tv spagnole, che è solito collaborare con i missionari nelle numerose spedizioni da lui organizzate in tutto il mondo. Invitato dalle POM spagnole, Telmo Aldaz de la Quadra-Salcedo è giunto nel Sahara, dove la disabilità è spesso vista come una disgrazia e ha raccontato la sua esperienza alla conferenza stampa di presentazione della Giornata della Infanzia Missionaria. "Ho visto con i miei occhi come più di ottanta bambini e le loro famiglie vengono aiutati; senza questo sostegno, la loro realtà sarebbe stata molto diversa" ha spiegato. Al Centro per Disabili di Dakhla, l’unico nel suo genere in quel territorio, Telmo è stato accolto dal padre Mario León Dorado missionario degli Oblati di Maria Immacolata e Prefetto apostolico del Sahara Occidentale, che ha affermato in un video disponibile sul sito dell’ Infanzia Missionaria: “Grazie all'Infanzia Missionaria, li aiutiamo ad avere personale ben preparato – un logopedista e un fisioterapista – affinché questi bambini possano vedere che c'è davvero un barlume di speranza. Per loro e le rispettive famiglie è una bella notizia sapere che non sono dimenticati da Dio, ma che i bambini di altri luoghi si ricordano di loro, li aiutano, pregano per loro e portano avanti campagne di sensibilizzazione”. <br /><br />Conclude padre José María Calderón, direttore nazionale delle POM spagnole: “Vogliamo far sì che i bambini si rendano conto che anche loro sono missionari, non solo nel loro ambiente, ma anche collaborando e pensando ai missionari”. Sun, 18 Jan 2026 10:52:08 +0100ASIA/INDIA - San Lazzaro Devasahayam è "Patrono dei laici indiani": "Ha respinto il sistema delle caste", nota il Nunzio Apostolicohttps://www.fides.org/it/news/77255-ASIA_INDIA_San_Lazzaro_Devasahayam_e_Patrono_dei_laici_indiani_Ha_respinto_il_sistema_delle_caste_nota_il_Nunzio_Apostolicohttps://www.fides.org/it/news/77255-ASIA_INDIA_San_Lazzaro_Devasahayam_e_Patrono_dei_laici_indiani_Ha_respinto_il_sistema_delle_caste_nota_il_Nunzio_ApostolicoKottar - San Lazzaro Devasahayam ha respinto il sistema delle caste e ha sostenuto la dignità di ogni persona: è quanto ha ricordato l'Arcivescovo Leopoldo Girelli, Nunzio Apostolico in India e Nepal, intervenendo alla messa di ringraziamento in cui San Devasahayam è stato ufficialmente proclamato "Patrono dei laici cattolici" in India. L'uomo è riconosciuto come colui che "ha vissuto la santità nell'ordinario": con un decisione che ha suscitato grande gioia nelle comunità cattoliche indiane, la Conferenza Episcopale dell'India ha annunciato ufficialmente che San Devasahayam è stato dichiarato "patrono dei laici" in India. La dichiarazione, confermata dalla Santa Sede tramite Decreto del 16 luglio 2025, firmato da Papa Leone XIV, segna un momento importante per la Chiesa indiana in quanto riconosce il primo santo martire laico indiano come "modello vivente per milioni di credenti comuni di oggi", hanno scritto i Vescovi. <br />La proclamazione formale è stata diffusa il 14 gennaio 2026, in una celebrazione eucaristica presieduta da George Antonysamy, D.D., Arcivescovo di Madras-Mylapore, alla presenza dell'Arcivescovo Leopoldo Girelli, Nunzio Apostolico in India e Nepal, di numerosi Vescovi, sacerdoti, religiosi e di oltre diecimila fedeli. L'assemblea si è riunita presso il Monte Devasahayam nella Diocesi di Kottar, in Tamil Nadu, nel giorno e sul luogo del martirio del santo, fucilato a morte a causa della sua fede Il 14 gennaio 1752.<br /><br />"San Devasahayam ha reso una testimonianza coraggiosa a Cristo in mezzo alla persecuzione. Ha respinto la divisione in caste e ha affermato la dignità di ogni persona. Ha vissuto i valori del Vangelo con coraggio e integrità", ha ricordato il Nunzio, aggiungendo che la santità si vive anche "nelle famiglie e nella vita pubblica": "La santità è semplice e vicina a tutti. Si vive ogni giorno vedendo Gesù negli altri. I laici sono chiamati a santificare la Chiesa e il mondo. San Devasahayam è un modello di fede, coraggio e impegno", ha affermato.<br /><br />In occasione della celebrazione, la diocesi di Kottar ha lanciato ufficialmente il "Movimento laicale di San Devasahayam" per promuovere la spiritualità del primo santo laico indiano e l'apostolato dei laici.<br /> <br />San Lazzaro Devasahayam fu un indù convertito al cristianesimo. Nato a Neelakanda Pillai, in Tamil Nadu, prestò servizio come funzionario di corte nel Regno di Travancore. Attratto dalla fede cristiana, si convertì nel 1745 e fu battezzato come Lazzaro . La sua conversione lo portò a persecuzioni, prigionia e torture per essersi rifiutato di rinunciare alla sua fede, e fu giustiziato nel 1752.<br />È stato beatificato il 2 dicembre 2012 a Nagercoil, in Tamil Nadu, in una celebrazione presieduta dal Cardinale Angelo Amato, allora Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Papa Francesco lo ha canonizzato il 15 maggio 2022 in San Pietro, proclamandolo modello di coraggio, fede e impegno per la giustizia.<br /> <br />Sat, 17 Jan 2026 10:56:09 +0100AFRICA/UGANDA - Mostrare la via della salvezza anche ai propri assassini. L’avventura cristiana del missionario Raffaele Di Barihttps://www.fides.org/it/news/77253-AFRICA_UGANDA_Mostrare_la_via_della_salvezza_anche_ai_propri_assassini_L_avventura_cristiana_del_missionario_Raffaele_Di_Barihttps://www.fides.org/it/news/77253-AFRICA_UGANDA_Mostrare_la_via_della_salvezza_anche_ai_propri_assassini_L_avventura_cristiana_del_missionario_Raffaele_Di_BariKampala . «Senza dubbio il martire Padre Raffaele è stato ed è tuttora un dono per la nostra Chiesa diocesana. Un uomo di grande libertà e di un grande amore per ogni persona. Nonostante i pericoli e le ostilità crescenti degli avversari, nonostante la paure e le minacce, porta avanti il suo apostolato di fratello, amico, sacerdote, di “Loribamoi”, uomo che fa comunione in lingua ugandese». Così scrive l’Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, Leonardo D’Ascenzo, nella introduzione al volume “Il sogno di Raffà: Padre Raffaele Di Bari missionario per sempre nella sua Africa”.<br />Il volume, scritto da Maria Antonietta Binetti e pubblicato dalla casa editrice Rotas, restituisce ai lettori il profilo umano e spirituale di Padre Raffaele Di Bari, missionario comboniano in terra di Uganda, originario di Barletta, ucciso in una imboscata il 1° ottobre del 2000 mentre andava a celebrare la messa ed i battesimi ad Acholi Bur, un villaggio della sua parrocchia. <br /><br />Nato nel 1929, Raffaele Di Bari viene ordinato sacerdote nel 1956 e subito esprime ai suoi superiori il desiderio di essere inviato in Africa. Desiderio che venne esaudito nel giro di tre anni.<br /><br /> Missionario entusiasta della sua vocazione, dalla personalità coraggiosa e generosa, arriva in Uganda nel 1959 e vi rimane per oltre 40 anni, fino alla morte, unendo l'opera evangelizzatrice ad un instancabile lavoro di promozione umana. Introdusse nella zona i mulini, costruì scuole e cappelle, aiutò a far crescere l’opera dei catechisti, distribuì zappe ed aratri per coltivare la terra, introdusse la coltivazione del riso, del granoturco e del girasole, fece studiare all’estero tanti ragazzi. Ma soprattutto non smise mai di denunciare le ingiustizie, la violenza e le nefandezze compiute dagli oppressori di quel popolo divenuto il suo. <br /><br />Scampò a diversi attentati ed è lui stesso a spiegare con grande nitidezza, qualche giorno prima di essere ammazzato, le ragioni della sua morte, dichiarando in una intervista telefonica all’agenzia missionaria, MISNA , diretta in quegli anni dal confratello padre Giulio Albanese: «In tanti anni d’Africa la missione più grande che io abbia mai ricevuto dal Signore è stata quella di dare voce a questa gente, denunciando le atrocità che i ribelli commettono quasi quotidianamente su vecchi e bambini».<br />Colpito da una raffica di proiettili padre Raffà muore sul colpo. All’auto in cui viaggiava fu appiccato il fuoco per cui anche il cadavere del sacerdote subì la stessa fine. Di lui rimasero pochi resti.<br />Scrive nella postfazione del volume padre Albanese: «Posso dichiarare senza reticenze che il nostro confratello è stato ucciso a causa del Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, una buona notizia che l’obbligava profeticamente ad essere dalla parte di quella umanità dolente che in quel determinato contesto storico veniva immolata all’altare dell’egoismo umano. La popolazione di Pajule lo venera ancora oggi come santo. Lo stesso ragazzo ribelle della LRA che il 1 ottobre del 2000 gli sparò per finirlo mi confessò nel corso di una intervista, che a padre Raffaele deve la sua conversione. Questo giovane ebbe modo di godere dell’amnistia concessa dal presidente ugandese e trascorse del tempo nella missione di Kitgum. Fu Padre Tarcisio Pazzaglia, suo fedele compagno di missione a farmelo conoscere».<br /><br />Proprio in padre Tarcisio, padre Giulio e padre Carlos ci si imbatte all’inizio di questo libro, che si apre con una scena molto forte avvenuta a distanza di un anno esatto dalla morte di padre Raffaele Di Bari. <br />I tre missionari comboniani, insieme ad un giornalista, un personaggio inventato dall’autrice come espediente narrativo per poter raccontare la vicenda di padre Raffà, stanno per essere fucilati e accade l’inaspettato. Il comandante del plotone di esecuzione riconosce padre Giulio Albanese. Era stato uno dei suoi chierichetti a Kampala. Vengono dunque tutti rilasciati, tanto che nella postfazione del libro padre Albanese riconduce questa liberazione all’intercessione di padre Raffà cui si era rivolto con la preghiera in quel terribile frangente.<br /><br />Il volume, di cui esiste anche una versione illustrata per bambini, racchiude la “geografia” dei luoghi e del cuore di padre Raffà, come l’ha definita don Ferdinando Cascella, già direttore del centro Missionario diocesano Trani-Barletta-Bisceglie, e termina con una preghiera scritta da padre Raffà. Eccola:<br /><br />“Figlio mio,<br />che sei su questa terra,<br />preoccupato, triste e tentato,<br />ti chiamo per nome,<br />ti conosco e ti amo.<br />Non aver paura,<br />non sarai mai solo,<br />ti sarò sempre accanto,<br />insieme spargeremo il seme della vita<br />che ti dono in eredità.<br />Desidero solo che tu faccia<br />la mia volontà.<br />Non preoccuparti:<br />ti darò cibo per ogni giorno<br />da dividere col tuo prossimo<br />più povero, in solidarietà.<br />Sappi che ti perdono ogni peccato<br />anche prima che tu pecchi;<br />ti chiedo solo di perdonare<br />tutti quelli che ti offendono.<br />Per non soccombere alla tentazione<br />afferra la mia mano<br />con forza e fiducia.<br />Ti libererò dal male,<br />Figlio mio,<br />a me tanto caro”.<br /><br /> <br />Sat, 17 Jan 2026 09:42:32 +0100AFRICA/UGANDA - Il Presidente uscente Yoweri Museveni in testa nei risultati parziali delle elezioni presidenzialihttps://www.fides.org/it/news/77256-AFRICA_UGANDA_Il_Presidente_uscente_Yoweri_Museveni_in_testa_nei_risultati_parziali_delle_elezioni_presidenzialihttps://www.fides.org/it/news/77256-AFRICA_UGANDA_Il_Presidente_uscente_Yoweri_Museveni_in_testa_nei_risultati_parziali_delle_elezioni_presidenzialiKampala . Il Presidente uscente Yoweri Museveni è in testa secondo i risultati annunciati dalla commissione elettorale per le elezioni presidenziali di ieri, 15 gennaio, con il 76,25% dei voti, sulla base dei conteggi di quasi metà dei seggi elettorali. Il suo principale sfidante, il popolare cantante Bobi Wine, ha ottenuto il 19,85%, mentre i voti rimanenti sono stati divisi tra altri sei candidati.<br />Sulla base dei dati ancora provvisori appare comunque certa la riconferma dell’81enne Museveni, al potere in Uganda dal 1986. <br />Le autorità hanno bloccato l'accesso a Internet il 13 gennaio seguendo lo schema già imposto durante le elezioni generali del 2021, quando il governo impose un blackout nazionale analogo, durato circa cinque giorni. L’Uganda segue una tendenza verificatasi in diversi Stati africani nel 2025. Tanzania, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Mozambico, Camerun, Togo, Kenya, Sud Sudan, Guinea e Libia hanno tutti limitato l'accesso a Internet, principalmente durante elezioni, disordini o proteste.<br />Alle elezioni di quest’anno non si è potuto candidare un altro rivale di lunga data di Museveni, il dottor Kizza Besigye, che è ancora detenuto in carcere con l'accusa di tradimento dopo che le forze di sicurezza ugandesi lo hanno rapito in Kenya alla fine del 2024 e lo hanno condotto contro la sua volontà a Kampala.<br />Ricordiamo inoltre che un sacerdote cattolico don Deusdedit Ssekabira, incardinato nella diocesi di Masaka, dato per scomparso il 3 dicembre, è risultato essere stato arrestato con modalità incostituzionali dall’esercito ugandese .<br />Nel loro messaggio di Natale, i Vescovi ugandesi avevano espresso preoccupazione per l’escalation di violenza nella parte finale della campagna elettorale, iniziata in modo pacifico, ma che è poi è diventata di giorno in giorno più brutale. “Le violenze crescono ogni giorno che passa, in gran parte a causa del coinvolgimento delle agenzie di sicurezza, tra cui l'esercito” affermano i Presuli nel loro messaggio firmato da Mons. Joseph Anthony Zziwa, Vescovo di Kiyinda-Mityana, Presidente della Conferenza Episcopale Ugandese. <br />I Vescovi avevano inoltre rivolto un appello alla Commissione Elettorale “di dimostrare un controllo efficace del processo elettorale” e alle agenzie di sicurezza “di attenersi al loro ruolo di mantenimento della legge e dell’ordine e di astenersi da atti violenti che feriscono e uccidono gli elettori”. <br />Fri, 16 Jan 2026 11:19:22 +0100AMERICA/VENEZUELA - Sotto l’ala di ‘María Pastora’ missionari di pace e costruttori di una nuova società fondata sull'amore per ricostruire il paesehttps://www.fides.org/it/news/77254-AMERICA_VENEZUELA_Sotto_l_ala_di_Maria_Pastora_missionari_di_pace_e_costruttori_di_una_nuova_societa_fondata_sull_amore_per_ricostruire_il_paesehttps://www.fides.org/it/news/77254-AMERICA_VENEZUELA_Sotto_l_ala_di_Maria_Pastora_missionari_di_pace_e_costruttori_di_una_nuova_societa_fondata_sull_amore_per_ricostruire_il_paeseBarquisimeto – “Siamo chiamati a ricostruire una società in cui siamo tutti partecipi. L'anno giubilare è terminato, ma la speranza no; al contrario, rimane viva nei nostri cuori”, ha affermato l’arcivescovo di Barquisimeto, Polito Rodríguez Méndez, in occasione della messa celebrata nella cittadina di Santa Rosa il 14 gennaio, per la 168ª visita della Divina Pastora, una delle celebrazioni mariane più importanti del Venezuela.<br /><br />Il 14 gennaio è “un grande giorno per il Venezuela”, non solo nella regione ma anche a livello nazionale rimarca il presule esortando alla difesa della dignità umana e dei diritti umani fondamentali. “Non possiamo rassegnarci al male né come esseri umani né come cristiani, e neanche a tutto ciò che minaccia la dignità e distrugge i diritti umani fondamentali”. <br /><br />Nella nota diffusa dalla Arcidiocesi di Barquisimeto si legge che l'Arcivescovo Rodríguez, in riferimento alla situazione nel Paese, ha rivolto un pensiero agli ostaggi "Preghiamo per tutti coloro che sono privati della libertà. Ringraziamo per la liberazione di alcuni, non dimenticando che molti altri sono ancora prigionieri, e non possiamo ignorare il loro grido e quello delle loro famiglie” ha detto nella sua omelia. Ad oggi secondo le stime, circa ottocento persone sono ancora recluse nel Paese sudamericano per ragioni politiche. Pochi giorni prima dell’operazione con la quale gli Stati Uniti hanno arrestato il presidente Nicolas Maduro, il primo gennaio, Giornata mondiale della pace, le autorità di Caracas hanno rilasciato 88 prigionieri politici e a seguire si è arrivati a quasi 200. Il presule ha insistito sul fatto che il completamento di questi rilasci rappresenta "un gesto di riconciliazione e giustizia" che deve essere compiuto "il prima possibile".<br /><br />Rodriguez ha ricordato inoltre quanti hanno la "dolorosa necessità di emigrare" in cerca di opportunità affidandoli alla protezione della Divina Pastora. L'arcivescovo ha ricordato coloro che hanno sofferto la fame e l’indigenza, evidenziando le profonde ferite sociali che hanno costretto milioni di persone ad abbandonare la propria patria negli ultimi anni.<br /><br />"Innalziamo una preghiera per la pace in Venezuela sotto la protezione di nostra Madre, la Divina Pastora, che con il suo infinito amore raduna tutto il suo gregge", ha invocato, invitando tutti a superare le ‘piaghe’ di oggi, come l'indifferenza, la paura e il pessimismo, e a vivere nella speranza, agendo come Maria, Pastora delle Anime. "Questo impegno ci invita a essere autentici membri della Chiesa, agendo come missionari di pace per il Venezuela e costruttori di una nuova società fondata sull'amore", ha sottolineato.<br /><br />La 168ª visita della Divina Pastora a Barquisimeto prevede un programma ricco di attività fino al suo ritorno a Santa Rosa, tra queste una Messa per gli Educatori, celebrata ieri 15 gennaio e una Messa per i Giovani e il Clero che si terrà oggi 16 gennaio, presso la Cattedrale Metropolitana. <br /> <br />Fri, 16 Jan 2026 10:49:48 +0100ASIA/COREA DEL SUD - L’Ambasciatore coreano presso la Santa Sede, Hyung Sik Shin: “Tendiamo una mano di riconciliazione verso la Corea del Nord"https://www.fides.org/it/news/77252-ASIA_COREA_DEL_SUD_L_Ambasciatore_coreano_presso_la_Santa_Sede_Hyung_Sik_Shin_Tendiamo_una_mano_di_riconciliazione_verso_la_Corea_del_Nordhttps://www.fides.org/it/news/77252-ASIA_COREA_DEL_SUD_L_Ambasciatore_coreano_presso_la_Santa_Sede_Hyung_Sik_Shin_Tendiamo_una_mano_di_riconciliazione_verso_la_Corea_del_Norddi Paolo Affatato<br /><br />Città del Vaticano – “Intendiamo superare l'era della disputa e inaugurare una nuova era di coesistenza pacifica e crescita condivisa, promuovendo una pace sostenibile che garantisca un futuro prospero a tutte le persone della penisola coreana. Rinunciando agli atti ostili e alla logica dell'assimilazione, tendiamo una mano di riconciliazione alla Corea del Nord”. Segnano un cambio di passo, rispetto al passato, le parole di Hyung Sik Shin, Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede, nell’approccio alle relazioni con la Corea del Nord. Cattolico, accademico e impegnato negli studi e nella pratica dei processi democratici , l’Ambasciato Shin lo spiega in una intervista rilasciata all’Agenzia Fides.<br /><br />D - Ambasciatore Shin, dopo i drammatici eventi di un anno fa, con l'impeachment del presidente Yoon Suk Yeol, come sta vivendo la popolazione coreana la vita sociale e politica?<br /><br />Per molti in Corea l'anno scorso è stato un periodo di trasformazione e di ripresa. Abbiamo attraversato un cambiamento doloroso ma fondamentale, lasciandoci alle spalle un'era di confronto per abbracciare quella della riconciliazione e dell'unità. Il nostro popolo ha vissuto una vera e propria ‘lezione di democrazia’, vedendo esattamente come essa possa essere messa in discussione e come possa essere ripristinata attraverso la volontà collettiva.<br />In questo momento, l'opinione pubblica coreana sperimenta un profondo senso di efficacia della volontà popolare sulla politica. I cittadini sono più attivi e critici che mai, proprio perché comprendono l'impatto diretto della governance sul loro benessere. E’ in atto la maturazione della nostra democrazia, un sano processo di normalizzazione che sta rendendo la nostra società più solida e trasparente.<br /><br />D - Esistono nuovi “anticorpi” per prevenire le tendenze autoritarie?<br /><br />In effetti, la Corea ha sviluppato un robusto ‘sistema immunitario sociale’ che opera su due livelli. In primo luogo, abbiamo coltivato un ‘anticorpo culturale’, attraverso il “controllo civico”. I nostri cittadini hanno profondamente interiorizzato il principio secondo cui nessuna autorità è al di sopra della Costituzione e dello Stato di diritto. La capacità della nostra società civile di monitorare la governance e rispondere istantaneamente agli abusi di potere ha raggiunto un livello di maturità senza precedenti. <br />In secondo luogo, c'è l'anticorpo strutturale dei “parapetti sistemici”: abbiamo meticolosamente riprogettato i nostri quadri giuridici e istituzionali per garantire che i controlli e gli equilibri funzionino in modo costante.<br /><br />D - Dopo un periodo difficile, la popolazione ha ritrovato piena fiducia nelle istituzioni democratiche?<br /><br />Costruire la fiducia è un percorso continuo piuttosto che una destinazione. L'impeachment, sebbene sia stato un momento doloroso di crisi istituzionale, ha rappresentato un punto di svolta in cui il nostro ordine costituzionale ha dimostrato la sua forza. I nostri cittadini sono riusciti a trasformare la ‘voce della strada’ in un rinnovamento pacifico e rispettoso della legge. Ciò ha confermato che le nostre istituzioni sono fondamentalmente solide, quando operano con integrità. Oggi stiamo ridefinendo il rapporto tra lo Stato e il suo popolo, garantendo che ‘lo Stato mi protegga e ascolti la mia voce’. Stiamo ponendo l'intelligenza collettiva dei nostri cittadini al centro dell'amministrazione. Attraverso misure innovative come briefing trasmessi in diretta e raccomandazioni politiche guidate dai cittadini, stiamo applicando la trasparenza in ogni dipartimento pubblico. Ricostruire una fiducia profondamente radicata richiede tempo, ma le basi per una Corea più trasparente e inclusiva sono ora saldamente radicate.<br /><br />D - Quali sono le questioni interne più rilevanti che il nuovo presidente e il nuovo governo devono affrontare, oggi e nei prossimi anni?<br /><br />Nel suo discorso di Capodanno, il presidente Lee ha tracciato un percorso audace per la Corea, incentrato su un balzo economico, una crescita inclusiva e l'integrazione nazionale. Questa visione segna un cambio di paradigma: passare da una crescita incentrata sul capitale a uno “sviluppo decentralizzato e guidato dalle regioni”, garantendo che i frutti della prosperità siano distribuiti equamente. È un impegno verso una società in cui la sicurezza è il fondamento della sostenibilità e in cui la cultura e la pace definiscono la nostra identità nazionale.<br />Inoltre, in qualità di Ambasciatore presso la Santa Sede, considero la nostra missione più sacra quella di stabilire una pace duratura nella penisola coreana. Le attuali tragedie globali ci ricordano che la pace è un prerequisito non negoziabile per la dignità umana, la democrazia e la prosperità. Il nostro governo rimane fermo nei suoi sforzi per allentare le tensioni militari e ripristinare la fiducia reciproca con la Nord Corea. Crediamo che lo scambio e la cooperazione siano gli strumenti più efficaci per la pace. Ampliando questi canali, intendiamo superare l'era della disputa e inaugurare una nuova era di coesistenza pacifica e crescita condivisa, una pace sostenibile che garantisca un futuro prospero a tutte le persone della penisola.<br /><br />D - Il governo ha stanziato 3 miliardi di won a sostegno della Giornata Mondiale della Gioventù del 2027, mentre i preparativi sono in pieno svolgimento: cosa pensa della prossima GMG in Corea? Cosa significherà per la nazione?<br /><br />La Giornata Mondiale della Gioventù 2027 a Seul sarà una pietra miliare per la Corea nel suo cammino verso il ruolo di nazione leader a livello globale. Più che un evento, è un messaggio universale di pace che dalla penisola coreana si diffonde nel mondo. Per garantirne il successo, dedicherò il massimo impegno diplomatico per conciliare la visione della Santa Sede con l'eccellenza amministrativa del governo coreano.<br />Gestire l'afflusso di un milione di giovani pellegrini richiede una precisione logistica straordinaria in termini di alloggi, trasporti e sicurezza pubblica; questa è una responsabilità che il nostro governo si assume con la massima serietà. Soprattutto, speriamo che la presenza di Papa Leone XIV fornisca lo slancio necessario per aprire un nuovo capitolo di pace nell'Asia orientale. Se, poi, si realizzasse un ambiente favorevole alla visita papale in Corea del Nord, sarebbe un momento di svolta per la pace globale. In qualità di ambasciatore, sarò in prima linea in questo sforzo, fungendo da ponte diplomatico per garantire che la GMG 2027 diventi un faro trasformativo di coesistenza pacifica e crescita condivisa per tutti.<br /><br />D - Il governo sudcoreano ha dichiarato la sua intenzione di riprendere il dialogo con la Corea del Nord. Quali sono le prospettive per il 2026? Sarà possibile riaprire un canale di dialogo? Quali condizioni saranno necessarie? Quali impegni concreti assumerà il governo sudcoreano?<br /><br />Il governo coreano vuole impegnarsi a trasformare la penisola in uno spazio di fiducia reciproca e prosperità. Rinunciando agli atti ostili e alla logica dell'assimilazione, stiamo tendendo una mano di riconciliazione alla Corea del Nord. Crediamo che costruire la pace non sia un singolo episodio, ma un processo di normalizzazione delle relazioni, attraverso uno scambio costante.<br />Il nostro approccio si concentra su gesti tangibili di buona volontà. Interrompendo le attività di guerra psicologica, abbiamo segnalato la nostra disponibilità alla pace. Ora guardiamo alla Corea del Nord affinché ripristini i canali di comunicazione come primo passo verso la costruzione della fiducia reciproca. Inoltre, crediamo che l'umanità debba precedere la politica. Affrontare il dolore delle famiglie separate è un dovere morale che la comunità internazionale ed entrambe le Coree devono considerare prioritario.<br />Ci stiamo coordinando attivamente con i nostri partner globali per creare un ambiente favorevole alla pace. La solida cooperazione dimostrata nei vertici Corea-USA, insieme con la rinnovata apertura al dialogo, fornisce un potente impulso ai nostri sforzi diplomatici. La Corea continuerà a fungere da mediatore proattivo, assicurando che il sogno di una penisola pacifica diventi una realtà globale condivisa.<br /><br />D - Secondo recenti sondaggi, il desiderio di riconciliazione e unificazione con il Nord si è notevolmente affievolito tra le giovani generazioni sudcoreane. Ritiene che sia ancora importante mantenere viva nella mente e nel cuore dei coreani, specialmente dei giovani, la speranza di un futuro di riconciliazione e unità? Come e cosa si può fare?<br /><br />Mentre trascorre l'ottantesimo anno dalla divisione della Corea , riconosciamo che il desiderio di unificazione tra i giovani è definito sempre più dalla ragione piuttosto che dal sentimento. Pertanto, il governo si sta concentrando sulla creazione di un processo di pace partecipativo. La nostra missione è ispirare i giovani coreani a vedere la pace come un ponte di speranza verso un ruolo globale più ampio. Cerchiamo di dimostrare che la riconciliazione è l'imperativo strategico fondamentale per una nazione fiorente. Mentre ci prepariamo per la Giornata Mondiale della Gioventù 2027, consideriamo la GMG un'opportunità storica per stimolare una cultura dell’incontro. Sarà un momento in cui i giovani di tutto il mondo potranno essere solidali con i giovani coreani, re-immaginando la penisola non come una terra di divisione, ma come un punto di partenza per la pace globale e la connettività eurasiatica.<br /><br />D- Il presidente Lee Jae-myung ha effettuato una visita di stato in Cina , la prima in nove anni, per «ripristinare il partenariato strategico e la cooperazione economica tra la Corea del Sud e la Cina». Qual è il significato di questa visita nel contesto geopolitico internazionale? Ritiene che questo partenariato possa avere un impatto positivo anche sul riavvicinamento tra Corea del Nord e Corea del Sud?<br /><br />Lo scambio senza precedenti di visite di Stato tra i presidenti Lee Jae-myung e Xi Jinping ha effettivamente ridefinito la traiettoria delle relazioni tra Corea e Cina. Al di là del protocollo simbolico, questo vertice ha consolidato una visione condivisa per un'Asia orientale stabile e prospera. Anche l'eccezionale rilievo dato dai media ufficiali cinesi riflette un cambiamento significativo, segnalando una rinnovata enfasi sulla nostra cooperazione bilaterale. <br />Inoltre, entrambi i leader hanno raggiunto un consenso fondamentale: la pace nella penisola coreana è un interesse strategico condiviso. L'impegno del presidente Xi in favore di un coinvolgimento costruttivo in Corea costituisce una base fondamentale per un contesto esterno favorevole, essenziale per la normalizzazione delle relazioni inter-coreane. Il progetto di un collegamento ferroviario Seoul-Pyongyang-Pechino, di cui si è parlato, ne è prova tangibile. Al centro di questa svolta vi è la filosofia diplomatica del presidente Lee, che consiste nel “riconoscere le divergenze, ampliando al contempo le convergenze”. Questo pragmatismo ha ricalibrato le nostre relazioni, consentendoci di superare le delicate frizioni in materia di sicurezza e di intraprendere un percorso di progresso sostenibile e rispetto reciproco.<br /><br />D - La Corea del Sud condivide con la Santa Sede la visione e l'impegno per un mondo pacifico. Come si esprimono e si realizzano concretamente questa visione e questo impegno? Come valuta il costante appello di Papa Leone XIV al disarmo e alla pace?<br /><br />Il partenariato tra la Corea e la Santa Sede affonda le sue radici in un impegno condiviso per lo sviluppo integrale dell'umanità. La nostra storia di resilienza testimonia ciò che è possibile realizzare quando un popolo sceglie la via della pace. Comprendiamo, forse più di qualsiasi altra nazione, che la pace è il santuario indispensabile della dignità umana.<br />Ispirata dall'appello profetico di Papa Leone XIV per il disarmo globale, la Corea sta orientando i suoi sforzi politici per costruire un futuro più sicuro, in particolare attraverso la nostra difesa del disarmo. Crediamo, inoltre, che la vera sicurezza non si trovi nel silenzio delle armi, ma nella trasparenza dei cuori. Per noi, la ricerca di un mondo libero dal nucleare è un imperativo morale. Abbracciando la saggezza di “trasformare le spade in aratri”, la Corea mira a dimostrare che una pace duratura, fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco, non solo è possibile, ma è anche necessaria per la sopravvivenza della famiglia umana.<br /><br />D - Attingendo dal recente discorso di Papa Leone al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, vuole citare e commentare un passaggio che le sembra particolarmente significativo e appropriato per la situazione nell'Asia orientale e che potrebbe ispirare la sua azione?<br /><br />Il Papa ha detto: «A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati». Papa Leone XIV ha espresso una verità che colpisce al cuore la nostra attuale crisi globale: il pericoloso passaggio dal dialogo alla diplomazia della forza. In qualità di rappresentante di una nazione che ha subito le lezioni più dure della storia, sostengo con forza il ripristino di spazi diplomatici in cui le voci siano ascoltate con rispetto egualitario. La pace non è mai uno stato passivo; è invece, come ci ricorda il Papa, un “impegno instancabile” che si oppone al nichilismo della guerra. La nostra storia globale, segnata dalle cicatrici di due guerre mondiali, è una prova evidente che la forza da sola non può garantire il futuro. La vera sicurezza nasce solo quando abbiamo il coraggio politico di scegliere il consenso piuttosto che la coercizione. Ispirata da questa visione, la Corea continuerà a sostenere una diplomazia che dia priorità alla dignità della persona e alla sacralità della pace attraverso un impegno costante.<br /><br /><br />Fri, 16 Jan 2026 08:29:50 +0100AFRICA/EGITTO - Il Vescovo melchita Chami: nei "giorni difficili" che attraversa il mondo, preghiamo e digiuniamo per chiedere il dono della pacehttps://www.fides.org/it/news/77251-AFRICA_EGITTO_Il_Vescovo_melchita_Chami_nei_giorni_difficili_che_attraversa_il_mondo_preghiamo_e_digiuniamo_per_chiedere_il_dono_della_pacehttps://www.fides.org/it/news/77251-AFRICA_EGITTO_Il_Vescovo_melchita_Chami_nei_giorni_difficili_che_attraversa_il_mondo_preghiamo_e_digiuniamo_per_chiedere_il_dono_della_pacedel Vescovo Jean-Marie Chami *<br /><br />Il Cairo – In uno scenario globale dilaniato da conflitti, dove “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando” , pubblichiamo la lettera-appello del Vescovo Jean-Marie Chami, Vicario patriarcale generale greco-melchita per l’Egitto, il Sudan e il Sud Sudan. <br />Indirizzata ai fedeli della Chiesa greca melchita cattolica, la lettera chiama tutte le persone di buona volontà a implorare per tutti il dono della pace.<br /><br /> §§§<br /><br /><br />Cari fratelli e sorelle,<br />Cari amici operatori di pace,<br /><br /><br />«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» .<br /><br />In questi giorni difficili che sta attraversando il nostro mondo, i nostri cuori sono profondamente provati. Dolorosi eventi che colpiscono il Libano, la Siria, l'Iran e tante altre regioni ci pongono di fronte a una crisi mondiale di portata eccezionale. <br /><br />La violenza, la paura e l'incertezza sembrano prevalere e l'umanità intera geme nell'attesa di una pace autentica.<br /><br />Di fronte a questa situazione, potremmo sentirci impotenti. Tuttavia, come credenti, sappiamo che non siamo mai disarmati. Il Signore Gesù ce lo ha detto chiaramente:<br /><br />“Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete..” <br />E la Scrittura ci ricorda ancora: “... Non avete perché non chiedete” <br />Oggi, nel nome di Gesù Cristo, vogliamo rivolgerci al Padre, il Padre di ogni misericordia. Vogliamo chiedergli con fede e perseveranza di intervenire, di intervenire con forza e di imporre la sua pace là dove le forze umane mostrano i loro limiti.<br /><br />Per questo rivolgo questo appello non solo ai fedeli della nostra Chiesa greco-melchita cattolica, ma anche a tutte le persone di buona volontà che portano nel loro cuore un sincero desiderio di pace, giustizia e riconciliazione.<br /><br />Invito a intraprendere insieme un cammino spirituale impegnativo e fecondo: un cammino di preghiera, digiuno e adorazione.<br /><br />Scegliamo ciascuno un modo concreto di digiunare, secondo le nostre possibilità e il nostro discernimento. Il digiuno non è una semplice privazione: è fonte di grazia, atto di umiltà e di fiducia, apertura interiore all'azione di Dio. Il Signore ci insegna che alcune vittorie spirituali possono essere ottenute solo con il digiuno e la preghiera. <br /><br />Vi invito anche a vivere quaranta giorni di adorazione, affinché ciascuno possa trovare una chiesa, una cappella o un luogo di raccoglimento. Che questi quaranta giorni siano una preparazione spirituale al Grande Digiuno della Quaresima, ma che siano soprattutto offerti fin da ora per l'unità tra i popoli, la pace nel mondo e la misericordia di Dio sulla nostra umanità ferita.<br /><br />È giunto il momento per noi di assumerci le nostre responsabilità di cristiani, di credenti. Se non sempre possiamo agire con mezzi politici o umani, possiamo – e dobbiamo – agire attraverso il nostro legame col cielo, attraverso la nostra comunione vivente con il Signore, implorandolo con il digiuno e la preghiera.<br /><br />In questo spirito, preghiamo con fiducia per intercessione di Santa Maria di Gesù Crocifisso, umile testimone del Vangelo, artefice di pace e messaggera di speranza per la Terra Santa e tutto il Medio Oriente. Che lei ci insegni il totale abbandono alla volontà del Padre e interceda per i nostri popoli feriti, affinché la pace di Dio trionfi là dove l'odio e la violenza cercano di imporsi.<br /> Usciamo dalla nostra abituale comodità. Entriamo in una comunione di preghiera che supera i confini, le culture e le religioni. Siamo artigiani di pace e artigiani di misericordia.<br /><br />È giunto il momento.<br /><br />Vi prego: uniamoci e preghiamo.<br />A tutti voi e alle vostre famiglie,<br />Che nostro Signore Gesù Cristo,<br />la vera Luce nata dal Padre prima di tutti i secoli,<br />sia davanti a voi per guidarvi sulla via della verità,<br />dietro di voi per proteggervi da ogni male,<br />al vostro fianco per rafforzarvi nelle prove,<br />e che Egli dimori nei vostri cuori come Vita e Resurrezione,<br />rivelandovi l'immensità del suo Amore e la dolcezza della sua pace.<br /><br /> <br /><br /><br />* Vescovo titolare di Tarso<br />Vicario patriarcale generale dei cattolici greco-melchiti per l'Egitto, il Sudan e il Sud Sudan<br />Thu, 15 Jan 2026 14:06:50 +0100ASIA/PAKISTAN - Al via in un ospedale cattolico il primo centro di cure palliative per malati terminali in Pakistan https://www.fides.org/it/news/77250-ASIA_PAKISTAN_Al_via_in_un_ospedale_cattolico_il_primo_centro_di_cure_palliative_per_malati_terminali_in_Pakistanhttps://www.fides.org/it/news/77250-ASIA_PAKISTAN_Al_via_in_un_ospedale_cattolico_il_primo_centro_di_cure_palliative_per_malati_terminali_in_PakistanHyderabad - Offrire ai pazienti oncologici e i malati terminali in Pakistan un luogo ove ricevere cura, sollievo dal dolore e consolazione: con questo spirito è stato inaugurato il primo Centro diurno di cure palliative dell'intera nazione, aperto nell'Ospedale cattolico Sant'Elisabetta di Ungheria nella città di Hyderabad, all'interno della provincia pakistana del Sindh, nel Pakistan meridionale. . <br />La preziosa iniziativa ha ricevuto l'apprezzamento delle autorità religiose e civili. Alla cerimonia di inaugurazione e benedizione del Centro, avvenuta il 12 gennaio, ha preso parte il Nunzio Apostolico in Pakistan l'Arcivescovo Germano Penemote e Samson Shukardin, Vescovo di Hyderabad e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan. Accanto a loro, tra le numerose autorità intervenute, il cristiano Anthony Naveed, vice presidente dell'Assemblea provinciale del Sindh e, tra i diplomatici, l'Ambasciatore e d'Ungheria in Pakistan, Zoltán Varga, dato che l'iniziativa è stata realizzata grazie al sostegno del governo ungherese, oltre che di alcuni benefattori in Australia e Regno Unito. <br />"E' un'iniziativa che intende rafforzare i servizi sanitari che, nel nostro ospedale, non sono disgiunti dallo spirito della compassione", spiega all'Agenzia Fides p.Robert McCulloch, missionario australiano della Società di San Colombano, membro del Consiglio di amministrazione dell'ospedale. "Questo Centro rappresenta una svolta fondamentale nell'assistenza sanitaria in Pakistan. È dedicato ai malati oncologici. Le cure per il cancro sono troppo costose per la popolazione del Pakistan. La Chiesa cattolica in Pakistan risponde direttamente a questa esigenza attraverso l'Ospedale St. Elizabeth. L'assistenza fornita in questo Centro diurno di cure palliative è gratuita, proprio come lo è il nostro Servizio di infermieristica palliativa domiciliare". "Il Centro - spiega - tramite un percorso di cura e di attenzione personale al paziente, garantirà una presenza compassionevole per dare piena dignità ai pazienti oncologici, nel solco del tradizionale impegno delle istituzioni sanitarie cristiane in Pakistan". "Naturalmente - rileva padre McCulloch - i pazienti accolti saranno di ogni cultura, etnia e religione e questo servizio avrà così anche un impatto positivo nel promuovere l'armonia interreligiosa nel territorio". <br />Il religioso rivolge un ringraziamento speciale a Eric Siraj, amministratore dell'Ospedale St. Elizabeth, e al suo team, "per gli instancabili sforzi compiuti nel trasformare il progetto in realtà, a beneficio della popolazione pakistana".<br />Negli anni scorsi, con una iniziativa pionieristica, l'Ospedale St. Elizabeth aveva sperimentato un servizio di cure palliative domiciliari per pazienti oncologici, riscontrando grande apprezzamento tra la popolazione del territorio di Hyderabad. Tali pazienti, infatti, sono spesso confinati nelle case e vivono l'ultimo tratto della loro vita in sofferenze e agonia. Il sistema sanitario in Pakistan, infatti, non prevede cure o servizi loro dedicati, non è previsto un servizio per alleviare le sofferenze e sono le famiglie ad accollarsi le altissime spese per cercare un sollievo dal dolore. Dato il successo del servizio domiciliare, e le crescenti necessità registrate, si è deciso di pianificare la costruzione di un Centro diurno all'interno dell'ospedale. Il finanziamento della struttura e dei macchinari è stato possibile grazie al supporto del programma dell'agenzia non-profit "Hungary Helps", un programma del governo ungherese che sostiene oltre 450 progetti di sviluppo e di aiuto a comunità vulnerabili in oltre 60 paesi di tutto il mondo.<br />L'Ospedale cattolico intitolato a Santa Elisabetta d'Ungheria è stato aperto a Hyderabad nel 1958 e da allora opera nel territorio fornendo un'assistenza sanitaria professionale e gestendo una scuola di formazione per professioni sanitarie.<br /> Thu, 15 Jan 2026 12:23:29 +0100AFRICA/CONGO RD - Almeno 5 morti nell’assalto in un villaggio nel Nord Kivuhttps://www.fides.org/it/news/77249-AFRICA_CONGO_RD_Almeno_5_morti_nell_assalto_in_un_villaggio_nel_Nord_Kivuhttps://www.fides.org/it/news/77249-AFRICA_CONGO_RD_Almeno_5_morti_nell_assalto_in_un_villaggio_nel_Nord_KivuKinshasa – È di almeno 5 morti il bilancio della nuova incursione attribuita ai jihadisti delle Forze Democratiche Alleate nella provincia del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo,<br />L’attacco è avvenuto intorno alle 17 del 13 gennaio nel villaggio di Mausa, nella zona di Lukono del gruppo Mwenye, capoluogo Baswagha, territorio di Lubero.<br />Secondo quanto riferiscono fonti della società civile gli assalitori oltre ad avere ucciso almeno cinque abitanti hanno anche bruciato diverse case e la chiesa Kimbanguista di Mausa, lasciando il villaggio parzialmente devastato. Inoltre risultano ancora dispersi diversi abitanti del villaggio.<br />Era da più di un anno che Mausa non veniva assalito. La popolazione locale lamenta la scarsa efficacia della protezione offerta dalle forze armate congolesi che non hanno reagito all’allarme da loro lanciato prima dell’attacco al villaggio. Anche i Wazalendo, le milizia di autodifesa, sono sempre più oggetto di critiche perché non hanno impedito l’attacco e rappresentano più un fardello per la popolazione locale che non un efficace protezione dalle incursione dei diversi gruppi armati che operano nella provincia.<br />Una parte importante del Nord Kivu, compreso il suo capoluogo, Goma, è nelle mani dell’M23, il gruppo di guerriglia appoggiato dal Ruanda, che dall’inizio dell’anno scorso ha lanciato un’offensiva che ha portato a importanti conquiste territoriali nel Nord e nel Sud Kivu.<br />L’ADF è invece un gruppo di origine ugandese da decenni insediato nel Nord Kivu, che ha subito nel corso degli anni una serie di trasformazioni , fino a diventare un affiliato allo Stato Islamico, rivendicando la sua appartenenza alla Provincia dello Stato Islamico nel Congo . <br /><br />Thu, 15 Jan 2026 11:08:59 +0100ASIA/KUWAIT - Il Cardinale Parolin nel Paese per l’elevazione a Basilica Minore della ‘chiesa madre’ del Vicariato Apostolico di Arabia del nordhttps://www.fides.org/it/news/77248-ASIA_KUWAIT_Il_Cardinale_Parolin_nel_Paese_per_l_elevazione_a_Basilica_Minore_della_chiesa_madre_del_Vicariato_Apostolico_di_Arabia_del_nordhttps://www.fides.org/it/news/77248-ASIA_KUWAIT_Il_Cardinale_Parolin_nel_Paese_per_l_elevazione_a_Basilica_Minore_della_chiesa_madre_del_Vicariato_Apostolico_di_Arabia_del_nordKuwait City – E’ un momento di particolare rilevanza oltre che grande gioia per tutti i fedeli del Vicariato di Arabia del nord. Il Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin questa mattina è arrivato in Kuwait per le celebrazioni della elevazione a Basilica Minore della chiesa parrocchiale di Nostra Signora d'Arabia , ad Ahmadi.<br /><br />Ad accogliere in aeroporto il Segretario di Stato, insieme al Nunzio Apostolico, arcivescovo Eugene Martin Nugent, al Vicario Apostolico di Arabia del Nord, vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., al Ministro degli Affari Esteri, Sabah Al-Khalid Al-Sabah, tutti i parroci.<br /><br />Il Vicario Apostolico riferisce all’Agenzia Fides che la due giorni di presenza del cardinale Parolin, 15 e 16 gennaio, prevede una agenda fitta di impegni che culmineranno con la elevazione di quella che d’ora in poi sarà conosciuta come Basilica Minor Dominae Nostrae de Arabia .<br /><br />“Sono in corso i primi incontri ufficiali, – riferisce il vescovo Berardi – a cui seguiranno un pranzo offerto dal Governo, la visita della Grande Moschea e dell’Islamic Antiquities Museum. Successivamente, il Segretario di Stato incontrerà il clero, i religiosi e le religiose presso la Holy Family Co-Cathedral dove, nel pomeriggio, si celebrerà una messa per il 65° anniversario della consacrazione. In serata ci sarà un ricevimento presso la Bishop’s House”.<br /><br />La storia della 'chiesa madre' di Ahmadi risale al 1948, quando una vecchia centrale elettrica venne trasformata in una cappella dove fu celebrata la prima Messa nel giorno della Festa della Presentazione della Beata Vergine Maria. Nello stesso anno venne nominato il primo sacerdote residente in Kuwait, p. Theophano Stella, che in seguito divenne il primo Vicario Apostolico del Kuwait. Nel 1952, la Kuwait Oil Company concesse il permesso di costruire una nuova chiesa ad Ahmadi conosciuta in seguito come 'chiesa madre' del Vicariato Apostolico di Arabia del nord, che comprende Kuwait, Bahrain, Qatar, Arabia Saudita. La pietra angolare della nuova chiesa fu benedetta da Papa Pio XII prima di essere inviata in Kuwait. L'8 settembre 1955 fu posta la prima pietra nel luogo dove doveva sorgere la chiesa nuova, che nell'aprile del 1956 fu consacrata a Nostra Signora d'Arabia.<br /><br /> <br />Thu, 15 Jan 2026 10:36:18 +0100VATICANO -“Unione Missionaria, Vaticano II e il Pontificato di Papa Leone XIV”: incontro al Collegio Urbano in occasione della memoria liturgica del Beato Mannahttps://www.fides.org/it/news/77247-VATICANO_Unione_Missionaria_Vaticano_II_e_il_Pontificato_di_Papa_Leone_XIV_incontro_al_Collegio_Urbano_in_occasione_della_memoria_liturgica_del_Beato_Mannahttps://www.fides.org/it/news/77247-VATICANO_Unione_Missionaria_Vaticano_II_e_il_Pontificato_di_Papa_Leone_XIV_incontro_al_Collegio_Urbano_in_occasione_della_memoria_liturgica_del_Beato_MannaCittà del Vaticano – “Unione Missionaria, Vaticano II e il Pontificato di Papa Leone XIV”. Si intitola così l’iniziativa in programma venerdì 16 gennaio presso il Pontificio Collegio Urbano, in occasione della memoria liturgica e dell’anniversario della nascita del Beato Paolo Manna . Un momento di riflessione e condivisione organizzato dalle Pontificie Opere Missionarie in sinergia con il Collegio Urbano.<br />Padre Paolo Manna, missionario del Pontificio istituto Missioni Estere , fondò nel 1916 l’Unione Missionaria del Clero, che nel 1956 divenne Opera pontificia e prese il nome di Pontificia Unione Missionaria . <br />L’Opera quindi taglia nel 2026 il traguardo dei 110 anni dalla fondazione. <br />L’appuntamento di metà gennaio dedicato a padre Manna è diventato ormai una tradizione che si rinnova di anno in anno, con l’intento di fare memoria dell’anima apostolica missionaria del Beato e del suo cammino umano e spirituale, non privo di tortuosità, di sofferenza fisica e di momenti di “buio”, che lo portò all’età di 22 anni a recarsi in Birmania , dove gettò “i semi” del Vangelo tra la tribù Ghekkú . <br />Le precarie condizioni di salute gli impedirono ad un certo punto di tornare tra il clero indigeno a fare il missionario, ma non spensero la sua passione per la missione, che si manifestò soprattutto attraverso la predicazione e l’utilizzo della stampa. Si chiarisce nel tempo quello che diventerà lo scopo precipuo dell’Opera da lui fondata: ravvivare lo slancio missionario dei vescovi, dei sacerdoti e dei laici, ricordando il primo compito della Chiesa: l’evangelizzazione di tutto il mondo. Una intuizione ben espressa nel suo motto “Tutta la Chiesa per tutto il mondo”. <br />Nel 1916 nacque dunque l’“Unione Missionaria del Clero” con l’approvazione di Papa Benedetto XV. Nella cornice dei 110 dalla fondazione della PUM e dei 100 anni dalla celebrazione della prima Giornata Missionaria Mondiale, l’iniziativa di venerdì 16 gennaio avrà al centro la figura del Beato Manna e l’Unione Missionaria da lui fondata, con lo sguardo rivolto al futuro.<br />Ad introdurre al tema dell'incontro sarà padre Dinh Anh Nhue Nguyen OFMconv, Segretario generale della PUM. Seguirà la riflessione di padre Vito del Prete, del Pontificio Istituto Missioni Estere, già Segretario generale della PUM , che rintraccerà intuizioni e suggestioni di Paolo Manna disseminate nei documenti del Concilio Vaticano II. L’iniziativa si concluderà con l’intervento di don Valerio Bersano, Segretario della PUM della direzione italiana delle POM , che parlerà delle attività dell’Unione Missionaria in Italia, soffermandosi in particolare su quelle realizzate e da realizzare nel pontificato di Papa Leone XIV. <br />L’evento, che potrà essere seguito tramite la piattaforma ZOOM secondo le indicazioni che trovate allegate, sarà moderato da padre Dinh Anh Nhue Nguyen, che spiega: “In occasione di questo importante anniversario non vogliamo celebrare noi stessi, vogliamo piuttosto rinnovare il nostro zelo per Cristo e per la la missione di evangelizzazione nel mondo che Egli ha raccomandato ai suoi discepoli”. E conclude: “Apriamo così quest'anno di grazia in cui cerchiamo di intensificare, insieme con le direzioni nazionali delle Pontificie Opere missionarie, le attività di formazione e animazione missionaria con varie iniziative a tutti i livelli: internazionale, nazionale, regionale, diocesano. In tale contesto celebrativo, pensiamo anche a rinnovare noi stessi e poi a invitare tutti gli altri che lo desiderano ad aderire alla PUM come membri attivi, sulla scia di tanti vescovi, sacerdoti, persone consacrate lungo questi 110 anni . L’idea è quella che ognuno si senta membro di un’“unione” universale e aperta a tutti: quella della missione evangelizzatrice della Chiesa. Ciò sarà anche secondo lo spirito del motto che Papa Leone XIV ha scelto per la centesima Giornata missionaria mondiale quest’anno: ‘Uno in Cristo, uniti nella missione’ ”. <br /> <br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/finale_ITA_-Paolo_Manna-_SERATA_Riflessione_16_01_2026.pdf">LOCANDINA</a>Thu, 15 Jan 2026 10:15:54 +0100ASIA/SRI LANKA - Il paese sulla via della ripresa dopo il ciclone Ditwah, la comunità ecclesiale impegnata "per infondere nuova speranza", dice p. Fernandohttps://www.fides.org/it/news/77246-ASIA_SRI_LANKA_Il_paese_sulla_via_della_ripresa_dopo_il_ciclone_Ditwah_la_comunita_ecclesiale_impegnata_per_infondere_nuova_speranza_dice_p_Fernandohttps://www.fides.org/it/news/77246-ASIA_SRI_LANKA_Il_paese_sulla_via_della_ripresa_dopo_il_ciclone_Ditwah_la_comunita_ecclesiale_impegnata_per_infondere_nuova_speranza_dice_p_FernandoColombo - "Con la furia del ciclone Ditwah, e le conseguenti alluvioni avvenute tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre del 2025, la gente ha perso tutto. Il bilancio delle vittime ha superato le 600 persone e sono state 2,3 milioni le persone colpite. Oggi, mentre si cerca di risollevarsi, almeno un milione di persone necessita di aiuti. La Chiesa cattolica in Sri Lanka sta facendo la sua parte, una parte importante per ridare speranza": lo racconta all'Agenzia Fides padre Basil Rohan Fernando, sacerdote di Colombo e Direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Sri Lanka<br />Più del 20% del territorio dello Sri Lanka è stato colpito, causando danni a case, edifici commerciali, strade, ponti e reti elettriche. Secondo dati governativi, sono andati distrutti circa 720.000 edifici, 16.000 km di strade, 278 km di binari ferroviari e 480 ponti.<br />Rileva p. Fernando: "Ci siamo trovati all'improvviso a subire una nuova dura crisi. Oltre all'impatto a breve termine, ciò comporterà costi a medio-lungo termine, poiché la ricostruzione richiederà tempo", nota. <br />"In questa situazione - prosegue - la comunità cattolica in Sri Lanka si è coinvolta e si impegna con un solo scopo: infondere nuova speranza. Ci siamo assunti una speciale responsabilità, quella di tenere viva la speranza. Questo lo si fa sostenendo moltissime persone, con aiuti a livello materiale, finanziario ma anche spirituale, psicologico e sociale, come è avvenuto nel periodo di Natale e come continua ad accadere oggi", afferma. "Anche le Pontificie Opere Missionarie hanno un ruolo significativo e operano in tutte le diocesi, restando vicine alle persone colpite", nota, "in un'atmosfera di piena collaborazione con le istituzioni e con il governo". <br />"Il governo - aggiunge il Direttore delle POM - sta facendo del suo meglio per ricostruire strade, ponti, linee dei treni, scuole, ma anche per sostenere individui e famiglie: la gente avverte il supporto concreto dello stato ed è un dato significativo", rileva. <br />Nell'impatto a breve termine, rimarca, "il governo ha dato priorità alla spesa sociale per prendersi cura dei più vulnerabili. Chi ha perso la casa riceve un sussidio di 5 milioni di rupie, e lo stesso avviene anche per quanti hanno perso il raccolto o hanno visto distrutto il proprio appezzamento di terra, che era il sostentamento di base per le famiglie di agricoltori", riferisce. "I sussidi pubblici hanno raggiunto le famiglie che hanno ragazzi in età scolare, per riorganizzare i materiali scolastici e riprendere gli studi", nota. "L'impegno del governo di Anura Kumara Dissanayake va sicuramente apprezzato, così come ringraziamo paesi e organizzazioni di tutto il mondo, come le Caritas di numerose nazioni, per l'assistenza finanziaria che riceviamo: non ci sentiamo abbandonati", conclude il p. Fernando.<br />Secondo il governo, il costo della ripresa e della ricostruzione dopo le inondazioni in Sri Lanka si aggira intorno ai 7 miliardi di dollari, una cifra pari al 7% del Prodotto Interno Lordo ed è quasi il 50% delle entrate governative nel 2025. Lo Sri Lanka attraversava una fase di ripresa dopo il default economico dichiarato nel 2022, a causa della crisi del debito. Il disastro naturale ha inflitto un nuovo, duro colpo all'economia, mentre era in corso il processo di ristrutturazione del debito, grazie a programmi e prestiti del Fondo Monetario Internazionale.<br /> Wed, 14 Jan 2026 11:14:32 +0100AFRICA/ETIOPIA - Decimo anniversario dell'Eparchia di Bahir Dar-Dessié: testimonianza di resilienza e dell'opera salvifica di Diohttps://www.fides.org/it/news/77245-AFRICA_ETIOPIA_Decimo_anniversario_dell_Eparchia_di_Bahir_Dar_Dessie_testimonianza_di_resilienza_e_dell_opera_salvifica_di_Diohttps://www.fides.org/it/news/77245-AFRICA_ETIOPIA_Decimo_anniversario_dell_Eparchia_di_Bahir_Dar_Dessie_testimonianza_di_resilienza_e_dell_opera_salvifica_di_DioBahir Dar –La regione degli Amhara, nel mese di gennaio, è caratterizzata da un vivace calendario di eventi religiosi e culturali. In particolare, Bahir Dar si distingue come una delle città in cui vengono celebrati con eccezionale colore ed entusiasmo, nonostante il conflitto in corso. Tra queste la celebrazione del decimo anniversario dell’Eparchia, suffraganea dell’Arcieparchia Metropolitana di Addis Abeba, e la posa della prima pietra della nuova e prima Cattedrale che l’Eparca Lisane-Christos ha descritto come "segno di una nuova era di grazia". <br /><br />"Sebbene la prima pietra venga posata durante la celebrazione del decimo anniversario dell’eparchia di Bahir Dar-Dessié, la costruzione della Cattedrale è un progetto a lungo termine che richiederà un supporto continuo anche dopo la fine dei festeggiamenti", ha affermato l'Eparca, riconoscendo le sfide logistiche legate alla costruzione di una struttura di questo tipo in un periodo di disordini regionali.<br /><br />Nonostante l'instabilità circostante i leader religiosi rimarcano questa importante ricorrenza come una testimonianza di resilienza e ‘dell'opera salvifica di Dio’. L’Eparca ha definito questo anniversario come una pietra miliare segnata sia dalla riflessione spirituale che da un appello alla solidarietà, mentre la regione di Amhara continua a lottare contro un conflitto devastante. La regione infatti è coinvolta in una guerra persistente che ha sconvolto la vita quotidiana, causato migliaia di sfollati e creato una situazione umanitaria disastrosa. <br /><br />Tra le conseguenze dell’attuale conflitto 4,9 milioni di studenti sono fuori dalle scuole e le strutture sanitarie rimangono prive di personale medico e di farmaci per la cura e la prevenzione. Tuttavia, nonostante le differenze culturali, etniche e linguistiche, le comunità si sono mescolate e c'è un forte legame sociale tra le persone. <br /><br /> <br />Wed, 14 Jan 2026 09:34:01 +0100ASIA/VIETNAM - 61 nuovi diaconi vietnamiti ordinati dall'inizio del nuovo annohttps://www.fides.org/it/news/77244-ASIA_VIETNAM_61_nuovi_diaconi_vietnamiti_ordinati_dall_inizio_del_nuovo_annohttps://www.fides.org/it/news/77244-ASIA_VIETNAM_61_nuovi_diaconi_vietnamiti_ordinati_dall_inizio_del_nuovo_annodi Andrew Doan Thanh Phong<br /><br /><br />Hue - “Diventerete voi stessi i facilitatori dell'unità, della fede e della speranza col ministero dell'annuncio della Parola di Dio, oltre a manifestare la bellezza della vocazione sacerdotale nella vita di oggi”. Questo è stato l'auspicio espresso dall’Arcivescovo Giuseppe Dang Duc Ngan dell'arcidiocesi di Hue durante la Messa di ordinazione di 21 diaconi nell'arcidiocesi di Hue, nella festa di Maria Santissima Madre di Dio, il 1° gennaio 2026, nella cattedrale di Phu Cam, nella città di Hue, nel Vietnam centrale.<br />L’Arcivescovo Giuseppe ha esortato gli ordinandi: "Quando sarete mossi da un amore sincero per Cristo e condurrete una vita di perfetta pietà in questo stato, sarete più facilmente legati a Cristo con un cuore indiviso; sarete liberi di servire Dio e l'umanità; e sarete più inclini ad aiutare le persone a rinascere, a radicarsi e a crescere nella fede. Non perdete la fede nel Vangelo, perché non siete semplici ascoltatori, ma ministri del Vangelo, e siete chiamati a rendere testimonianza al mistero della fede con coscienza integra".<br /><br />Sempre il primo giorno del nuovo anno 2026, il vescovo della diocesi di Vinh Long, Pietro Huynh Van Hai, ha ordinato diaconi 12 seminaristi della diocesi nella cattedrale di Vinh Long, nell'estremo sud del Vietnam. Durante la Messa, il Vescovo Pietro ha ricordato alla comunità di pregare per la pace nel mondo attuale, dove continuano a verificarsi guerre, sofferenze e morti. In particolare, rivolgendosi agli ordinandi, il vescovo ha pregato Dio affinché li benedicesse e concedesse loro molte grazie, affinché potessero rimanere fedeli e continuare il loro cammino vocazionale seguendo il Signore.<br /><br />Sempre nel sud del Vietnam, la Messa di ordinazione diaconale di 20 seminaristi del Seminario di San Giuseppe è stata celebrata nella Cattedrale di Notre Dame, situata nel cuore della città di Ho Chi Minh, alle 8:30 di giovedì 8 gennaio 2026. Il vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Saigon, Giuseppe Bui Cong Trac, che ha presieduto la Messa, ha sottolineato: “Il diaconato che questi seminaristi stanno per ricevere è molto nobile, non solo una benedizione per loro stessi e le loro famiglie, ma anche una benedizione per la Chiesa. L'ordinazione non è un punto di arrivo, ma un continuo cammino in avanti”.<br /><br />Poi ha continuato: "Affinché la salvezza attraverso di voi arrivi ad altri, non dimenticate la grazia che avete ricevuto attraverso l'imposizione delle mani del Vescovo; dovete studiare con diligenza e insegnare il catechismo. Dovete dare il buon esempio ai fedeli cattolici con le vostre parole, i vostri comportamenti, la vostra carità, la vostra fede e la vostra purezza".<br /><br />Allo stesso tempo, sempre in questa città, la più popolosa del Vietnam, alle 8 e 30 di giovedì 8 gennaio 2026, il vescovo John Baptist Nguyen Huy Bac – vescovo della diocesi di Ban Me Thuot – ha imposto le mani e ordinato 8 diaconi e 9 sacerdoti della Società del Verbo Divino nella chiesa di Phu Trung, nell'arcidiocesi di Saigon.<br /><br /><br />Il tema dell'Anno Pastorale 2026 della Chiesa vietnamita è “Ogni cristiano è un discepolo missionario”, e attraverso il ema scelto la Conferenza Episcopale Vietnamita invita ogni cristiano a vivere secondo la propria identità e missione, diventando una luce che proclama il Vangelo nella propria patria attraverso la preghiera, lo studio della Parola di Dio e la testimonianza del Vangelo. Si spera che i 61 seminaristi ordinati diaconi nei primi giorni del nuovo anno 2026 possano offrire un contributo significativo al vasto campo missionario di oltre 90 milioni di vietnamiti che ancora non conoscono Dio. <br />Wed, 14 Jan 2026 23:42:26 +0100ASIA/FILIPPINE - La festa del Santo Niño non accolga sponsor legati al gioco d'azzardo: appello dell'Arcivescovo di Cebuhttps://www.fides.org/it/news/77242-ASIA_FILIPPINE_La_festa_del_Santo_Nino_non_accolga_sponsor_legati_al_gioco_d_azzardo_appello_dell_Arcivescovo_di_Cebuhttps://www.fides.org/it/news/77242-ASIA_FILIPPINE_La_festa_del_Santo_Nino_non_accolga_sponsor_legati_al_gioco_d_azzardo_appello_dell_Arcivescovo_di_CebuCebu city - La grande festa del Santo Niño, che culmina il 18 gennaio dell'Arcidiocesi di Cebu, non accolga sponsorizzazioni e donazioni da enti legati al gioco d'azzardo. E' quanto ha chiesto in un pubblico appello l'Arcivescovo di Cebu, Alberto Uy, che ha invitato gli organizzatori del solenne del "Sinulog Festival" - il lungo festival culturale e civile che accompagna la festività religiosa - a rifiutare contributi delle case da gioco che vedono nel grande raduno di gente una mera occasione di profitto. <br />"Il mio appello è semplice ma sentito: che il Sinulog rimanga una festa che rifletta veramente la gioia, la purezza e la luce del Santo Niño. Possiamo onorarlo non solo con le nostre danze, preghiere e celebrazioni, ma anche attraverso le scelte morali che compiamo nell'organizzare questo sacro evento", ha detto l'Arcivescovo Uy. Gli organizzatori della festa, ha auspicato, dovrebbero scegliere partner "in linea con i valori della fede, della famiglia, della cultura e della comunità". "Esistono molte istituzioni, pubbliche e private, che possono e vogliono sostenere il festival senza comprometterne il carattere morale", ha notato.<br />Mons. Uy ha ricordato che la festa del Santo Niño è prima di tutto una celebrazione religiosa e spirituale, poi un evento culturale e turistico. "La Chiesa - ha ricordato - incoraggia le famiglie ad abbandonare abitudini distruttive come quella del gioco d'azzardo" e dunque auspica che "le celebrazioni sacre non siano sostenute finanziariamente da enti collegati a tali abitudini". Le sale da gioco, infatti "sono ambienti che possono portare alla dipendenza, alla rottura delle famiglie, a perdite finanziarie e alla confusione morale", ha ricordato.<br />Nella terza domenica di gennaio la città di Cebu, nelle Filippine, si anima di una grande festa popolare. Il Sinulog Festival fu creato come tributo a Santo Niño e, negli anni, è cresciuto fino a diventare una delle maggiori attrazioni turistiche annuali dell'intero arcipelago. <br />L'obiettivo originario del Festival è fare memoria dell'arrivo del cristianesimo nelle Filippine, dato che qui venne celebrata la prima messa sul territorio filippino. Al cuore vi è la preghiera: la novena in preparazione alla festa religiosa si tiene alle 5 del mattino e coinvolge ogni giorno migliaia di fedeli, fino ad arrivare, il 17 gennaio, alla solenne processione con la statua del Santo Niño, la più antica statua cristiana delle Filippine, e poi all'Eucarestia celebrata il 18 gennaio nella Basilica minore del Santo Nino.<br />Segue, lo stesso giorno, una grande parata, che può durare da 9 a 12 ore e include danze tradizionali in costumi sgargianti, carri allegorici e musica dal vivo. Il Sinulog, che nel 2026 è incentrato sul tema "Uniti nella fede e nell'amore", vuole essere una celebrazione di fede, storia e cultura. Il rituale di danze tradizionali simboleggia la transizione del popolo filippino dalle sue radici pagane all'adozione del cristianesimo. Le strade si animano di folle di spettatori e artisti.<br />La festa inizia con una suggestiva processione fluviale lungo il Canale di Mactan: un'imbarcazione addobbata con l'immagine del Santo Niño solca le acque, accompagnata da una flottiglia di imbarcazioni più piccole piene di devoti che pregano per benedizioni e prosperità. Vi è poi il concorso della "Regina del Festival" che simboleggia la Reyna Juana, la prima regina cristiana cebuana, che ricevette l'immagine del Santo Niño da Ferdinando Magellano nel 1521. <br />L'evento ha assunto un rilievo pubblico e civile: oltre alle celebrazioni religiose, alle danze e alle sfilate, il festival ospita anche una fiera dedicata alle piccole e medie imprese, che mette in mostra i prodotti e l'artigianato di Cebu e attrae visitatori da tutto il mondo.<br />In un raduno popolare caratterizzato da concerti, feste di strada e spettacoli di intrattenimento, si inserisce anche la pratica del gioco d'azzardo, che nelle Filippine è un serio problema sociale. Secondo gli dati ufficiali rilasciati nel 2025 dall'ente governativo "Philippine Amusement and Gaming Corp , circa 32 milioni di filippini, ovvero circa la metà dei 60 milioni di adulti presenti nella popolazione, praticano normalmente il gioco d'azzardo. Il governo ha rilevato un'impennata di quasi il 200% rispetto agli 8,2 milioni di giocatori registrati l'anno precedente, il che avviene soprattutto grazie ai "giocatori d'azzardo in videogiochi elettronici". <br />Vescovi, comunità e associazioni cattoliche di frequente hanno denunciato gli effetti devastanti del gioco d'azzardo e avviato percorsi di riabilitazione dalla dipendenza.<br /> Tue, 13 Jan 2026 11:17:22 +0100