Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/ZAMBIA- Il conteggio parallelo promosso da organismi ecclesiali conferma la vittoria di Hichilema. Ma restano irregolarità e tensionihttps://www.fides.org/it/news/78074-AFRICA_ZAMBIA_Il_conteggio_parallelo_promosso_da_organismi_ecclesiali_conferma_la_vittoria_di_Hichilema_Ma_restano_irregolarita_e_tensionihttps://www.fides.org/it/news/78074-AFRICA_ZAMBIA_Il_conteggio_parallelo_promosso_da_organismi_ecclesiali_conferma_la_vittoria_di_Hichilema_Ma_restano_irregolarita_e_tensioniLusaka Il Presidente Hakainde Hichilema ha vinto le elezioni del 13 agosto con oltre il 50% dei voti. Lo afferma il Christian Churches Monitoring Group , che ha condotto un conteggio parallelo rispetto a quello ufficiale effettuato dalla Commissione Elettorale Indipendente. La CCMG ha tuttavia registrato irregolarità in 30 circoscrizioni elettorali.<br /><br />Il CCMG è un'organizzazione indipendente e apartitica della società civile zambiana che monitora i processi elettorali con l'obiettivo di promuovere la trasparenza, la responsabilità e lo svolgimento di elezioni democratiche credibili.<br /><br />È un consorzio fondato nel 2014 dal Council of Churches in Zambia , dall'Evangelical Fellowship of Zambia , dallo Jesuit Centre for Theological Reflections e dalla Conferenza Episcopale Cattolica dello Zambia , attraverso Caritas Zambia.<br /><br />Il giorno delle elezioni, il CCMG ha dispiegato 1.500 osservatori fissi in un campione rappresentativo a livello nazionale di seggi elettorali, distribuiti in ogni provincia, distretto e circoscrizione.<br /><br />Nel suo rapporto, il CCMG ha osservato che, “sebbene si siano verificati problemi isolati il giorno del voto, le procedure generali di allestimento, voto e conteggio sono state seguite e il processo è stato trasparente”.<br /><br />Secondo il CCMG, l'affluenza alle urne è stata del 53,5%, in significativo calo rispetto al 70,6% del 2021. Il Presidente Hakainde Hichilema ha ottenuto circa il 56% dei voti , mentre il principale candidato dell'opposizione, Brian Mundubile, ha ottenuto circa il 42,3% .<br /><br />La verifica dei processi e dei risultati condotta dal CCMG per garantire la trasparenza “mostra chiaramente che il Presidente Hichilema ha ricevuto il maggior numero di voti presidenziali, superando la soglia del 50%, ma dimostra anche che, in 30 circoscrizioni, sono stati aggiunti voti, aumentando artificialmente l'affluenza e compromettendo l'integrità del processo”.<br /><br />“Queste osservazioni meritano un'ulteriore analisi, soprattutto alla luce delle implicazioni per l'assegnazione dei seggi con il sistema proporzionale. È importante sottolineare, tuttavia, che le discrepanze riscontrate non alterano il risultato complessivo delle elezioni presidenziali”, afferma il comunicato dell'organizzazione promossa dalle principali confessioni cristiane del Paese, che conclude chiedendo maggiore trasparenza alla Commissione Elettorale nella pubblicazione dei risultati elettorali.<br /><br />Nel frattempo, non si abbassa la tensione post-elettorale. Mundubile, che ha respinto la vittoria del Presidente Hichilema, è stato convocato dalla polizia per un interrogatorio insieme al suo candidato alla vicepresidenza, Makebi Zulu.<br /><br />È stata inoltre resa nota l'uccisione, da parte delle forze dell'ordine, dell'ex Ministro dei Trasporti e importante esponente del partito Lunde, Mutotwe Kafwaya, la cui sorte era rimasta incerta per giorni .<br /><br />Kafwaya è rimasto ucciso il 14 agosto nel corso della sparatoria avvenuta nella residenza di Mundubile a Lusaka. La polizia ha reso nota la sua morte soltanto la sera del 19 agosto, dopo che la moglie di Kafwaya aveva presentato una denuncia alle autorità per conoscere la sorte del marito. <br />Fri, 21 Aug 2026 10:54:15 +0200ASIA/FILIPPINE - «Una Chiesa veramente missionaria non impone scelte politiche, ma aiuta i fedeli a discernere con saggezza»https://www.fides.org/it/news/78072-ASIA_FILIPPINE_Una_Chiesa_veramente_missionaria_non_impone_scelte_politiche_ma_aiuta_i_fedeli_a_discernere_con_saggezzahttps://www.fides.org/it/news/78072-ASIA_FILIPPINE_Una_Chiesa_veramente_missionaria_non_impone_scelte_politiche_ma_aiuta_i_fedeli_a_discernere_con_saggezzaTacloban City - – La missione si esprime anche nella capacità della Chiesa di accompagnare le persone nelle questioni concrete che plasmano la loro vita, compresa la partecipazione alla vita pubblica. È questa la prospettiva proposta dall’Arcivescovo Gilbert Garcera di Lipa, presidente della Conferenza episcopale cattolica delle Filippine , durante la 70ª assemblea nazionale delle Pontificie Opere Missionarie delle Filippine, svoltasi a Tacloban City.<br /><br />In vista delle prossime elezioni presidenziali nelle Filippine, previste nel 2028, l’Arcivescovo ha invitato le comunità ecclesiali ad aiutare i fedeli a formare le proprie coscienze e a partecipare responsabilmente al processo democratico. Non ha presentato questo compito come un intervento politico della Chiesa, bensì come una dimensione dell’evangelizzazione: una comunità missionaria, ha affermato, resta vicina alle persone e le aiuta a leggere le realtà della vita alla luce della fede, della verità e della dignità umana. «Una Chiesa veramente missionaria non impone scelte politiche, ma aiuta i fedeli a discernere con saggezza, a partecipare responsabilmente e a promuovere il bene comune con un cuore plasmato dal Vangelo», ha dichiarato l’Arcivescovo Garcera.<br /><br />In questa prospettiva, la formazione degli elettori è legata a una Chiesa missionaria che non si chiude nelle proprie strutture, nelle consuetudini o nelle preoccupazioni interne. L’Arcivescovo ha esortato le parrocchie a sviluppare uno stile pastorale aperto verso l’esterno, attento soprattutto ai poveri, ai giovani, alle persone emarginate e a quanti si sono progressivamente allontanati dalla vita ecclesiale. Per lui, l’evangelizzazione richiede presenza, ascolto e accompagnamento nei luoghi in cui le persone vivono ogni giorno le proprie responsabilità sociali, professionali e familiari. «La missione comincia ovunque viviamo, lavoriamo, studiamo e serviamo», ha affermato, sottolineando che il compito missionario della Chiesa appartiene a ogni battezzato e non soltanto agli organismi specializzati o ai missionari inviati in altri Paesi.<br /><br />L’intervento è stato pronunciato davanti all’assemblea nazionale delle Pontificie Opere Missionarie delle Filippine, occasione che ha consentito al presidente della CBCP di sollecitare una riflessione sulle modalità concrete con cui la generosità e la vitalità delle comunità cattoliche filippine possano sostenere l’evangelizzazione oltre i confini nazionali. Richiamando il contributo dei cattolici della Corea del Sud e del Giappone, pur appartenenti a comunità numericamente più piccole, ha invitato i fedeli filippini a rafforzare il loro impegno nella cooperazione missionaria, come riferisce il sito della CBCP.<br /><br />Per l’Arcivescovo Garcera, questo rinnovamento missionario è inseparabile anche dall’attuazione del Sinodo sulla sinodalità. Egli ha descritto la sinodalità come una prassi ecclesiale vissuta, più che come un ulteriore programma organizzativo: un modo di ascoltare, discernere e camminare insieme. Il compito che ora attende le diocesi filippine, ha aggiunto, è dare espressione concreta agli orientamenti del Sinodo. «Il lavoro del Sinodo non si è concluso con la pubblicazione del suo Documento finale», ha affermato. «La domanda che ci sta davanti non è più semplicemente: “Che cos’è la sinodalità?”, ma: “Come la vivremo?”». Fri, 21 Aug 2026 10:12:36 +0200ASIA/INDONESIA - I giovani dell’Università cattolica di Ruteng al servizio della popolazione di Flores, colpita dal sismahttps://www.fides.org/it/news/78071-ASIA_INDONESIA_I_giovani_dell_Universita_cattolica_di_Ruteng_al_servizio_della_popolazione_di_Flores_colpita_dal_sismahttps://www.fides.org/it/news/78071-ASIA_INDONESIA_I_giovani_dell_Universita_cattolica_di_Ruteng_al_servizio_della_popolazione_di_Flores_colpita_dal_sismaRuteng - «I giovani dell’Università cattolica San Paulus a Ruteng sono instancabilmente al servizio della comunità dopo il terremoto di Flores. Il loro impegno volontario, la loro dedizione e il loro slancio solidale sono davvero encomiabili e infondono profonda speranza in tutti noi. Sono i giovani che, nel rimboccarsi le maniche, uniti nell’opera di carità, mostrano la strada della ripresa»: è quanto dice all’Agenzia Fides don Agustinus Mandfred Habur, rettore dell’Università cattolica San Paulus di Ruteng. «I giovani universitari – riferisce – svolgono servizio di assistenza sanitaria gratuita presso la parrocchia di Reo, nella diocesi di Ruteng, e hanno organizzato un punto di emergenza in collaborazione con la Caritas diocesana e le autorità locali».<br /><br />«Il terremoto di magnitudo 7,7 – racconta il rettore – che ha colpito l’isola di Flores il 15 agosto ha lasciato una profonda ferita nella nostra comunità. Anche il territorio di Manggarai, dove ha sede l’Università cattolica San Paulus di Ruteng, è stato fortemente colpito: edifici danneggiati, strade interrotte dalle frane, famiglie costrette a lasciare le proprie case e una popolazione che vive ancora nella paura delle numerose scosse di assestamento. Per noi non è soltanto una calamità naturale: è una prova che coinvolge persone, famiglie, studenti, docenti e l’intera comunità».<br />«In una situazione come questa – prosegue – l’Università non poteva semplicemente chiudere i cancelli e attendere la ripresa della didattica. Abbiamo attivato un Centro universitario di coordinamento dell’emergenza e sospeso temporaneamente le attività accademiche, disponendo il lavoro da casa per docenti e personale. Allo stesso tempo, abbiamo invitato la comunità universitaria, a partire dagli studenti, a mettersi a disposizione volontariamente, collaborando con le autorità civili, le istituzioni sanitarie, la Chiesa e le organizzazioni umanitarie per rispondere ai bisogni più urgenti».<br /><br />L’Università, precisa don Habur, ha messo a disposizione le proprie competenze e le proprie strutture per sostenere la popolazione colpita: «Stiamo coordinando attività di assistenza, raccolta e distribuzione di aiuti, accompagnando le comunità a progettare le fasi successive dell’emergenza. Di fronte alla richiesta delle autorità di utilizzare il campo sportivo dell’Università come sede di un ospedale da campo, con spirito di piena collaborazione mettiamo questo spazio a servizio della popolazione, cercando nel contempo di garantire la sicurezza e la continuità della vita universitaria».<br />Don Agustinus Mandfred Habur nota: «In questo momento difficile sentiamo con particolare forza che un’università cattolica deve essere un luogo dove la conoscenza diventa servizio e dove la fede si traduce in solidarietà concreta. La nostra risposta al terremoto nasce quindi dalla convinzione che nessuno debba affrontare da solo questa prova». E conclude: «Come comunità universitaria, vogliamo essere vicini a chi soffre, collaborare con tutti e contribuire non solo alla ricostruzione delle strutture, ma anche alla ricostruzione della speranza. Affidiamo questa missione alla Provvidenza di Dio e alla preghiera della Chiesa universale, certi che, insieme, possiamo trasformare questa tragedia in un’occasione di fraternità, resilienza e nuova speranza».<br /><br />L’impegno caritativo dell’Università cattolica di Ruteng si inserisce nel quadro delle iniziative della Chiesa cattolica, realizzate soprattutto tramite la Caritas Indonesia, che ha attivato un programma ufficiale di emergenza per assistere la popolazione dell’isola di Flores. Il programma opera sul territorio dell’isola attraverso i centri operativi della Chiesa locale, nelle quattro diocesi che comprendono Flores: l’arcidiocesi di Ende e le diocesi di Maumere, Ruteng e Labuan Bajo.<br /> <br />Fri, 21 Aug 2026 16:32:19 +0200ASIA/MONGOLIA - Addio a padre Robert Goessens, pioniere della missione cattolica in terra mongolahttps://www.fides.org/it/news/78070-ASIA_MONGOLIA_Addio_a_padre_Robert_Goessens_pioniere_della_missione_cattolica_in_terra_mongolahttps://www.fides.org/it/news/78070-ASIA_MONGOLIA_Addio_a_padre_Robert_Goessens_pioniere_della_missione_cattolica_in_terra_mongolaUlaanbaatar – Padre Robert Goessens, missionario belga della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria , è deceduto il 15 agosto in Giappone, all’età di 97 anni. Figura cardine dei primi passi della presenza cattolica contemporanea in Mongolia, aveva fatto parte, nel luglio 1992, del primo gruppo di tre missionari CICM giunti a Ulaanbaatar, in un Paese che usciva allora da diversi decenni di regime comunista. Insieme a padre Wenceslao Padilla, missionario filippino che sarebbe diventato il primo prefetto apostolico di Ulaanbaatar, e a padre Gilbert Sales, padre Goessens fu incaricato di avviare la missione. Giunti il 10 luglio 1992, alla vigilia della festa nazionale del Naadam, i tre religiosi si trovarono di fronte a un compito del tutto nuovo: imparare la lingua mongola, incontrare una popolazione che conosceva poco o nulla del cattolicesimo e gettare con pazienza le basi di una comunità ecclesiale.<br /><br />Prima di raggiungere Ulaanbaatar, padre Goessens aveva segnato profondamente il panorama pastorale e sociale del Kansai. Arrivato in Giappone il 2 ottobre 1955, poco dopo la sua ordinazione sacerdotale, vi aveva esercitato il ministero per quasi quattro decenni, in particolare nella diocesi di Osaka e nella parrocchia di Sakai. Oltre agli impegni parrocchiali, si era distinto per un impegno pionieristico nel campo dell'azione sociale e dell'infanzia. Ha fondato, tra l'altro, l'ente medico-sociale Junshinkai , sotto la cui egida sono stati creati diversi giardini d'infanzia e asili nido . Questa attenzione ai più vulnerabili e ai bambini, unita a un profondo rispetto per le culture locali, costituirà il tratto distintivo che avrebbe poi applicato con successo sul suolo mongolo.<br /><br />Nato in Belgio nel 1928, padre Goessens aveva già alle spalle una lunga esperienza missionaria in Giappone, dove aveva vissuto ed esercitato il ministero per 37 anni prima della sua partenza per la Mongolia. La sua conoscenza dell’Asia e la sua esperienza pastorale furono messe al servizio di questa nuova missione affidata ai "scheutisti", nome con cui sono comunemente chiamati i membri della CICM, fondata a Scheut, vicino a Bruxelles, da padre Théophile Verbist.<br /><br />Nei primi tempi, i missionari vissero in albergo prima di trasferirsi in un appartamento. Celebravano la Messa per i cattolici stranieri residenti nella capitale e offrivano corsi di inglese. Accoglievano anche i mongoli desiderosi di comprendere la loro presenza e il loro stile di vita. «Nessuno di noi sapeva come procedere. Così, non avevamo elaborato alcun piano prima di arrivare, perché volevamo guardarci intorno», confidava all’agenzia APIC nel 2001.Questa presenza si è rapidamente tradotta in iniziative sociali, in particolare a favore dei bambini di strada. Con il sostegno delle autorità mongole, la missione cattolica partecipò alla creazione di una struttura di accoglienza in grado di ospitare un centinaio di bambini, sviluppando al contempo attività educative e corsi di lingua. In seguito, l’opera prese slancio e favorì in particolare l’arrivo di altri missionari provenienti da diverse congregazioni religiose.<br /><br />L’azione dei primi missionari CICM si caratterizzava per il rifiuto del proselitismo e per la volontà di costruire relazioni rispettose con la società mongola, le sue tradizioni religiose e le sue autorità, sul modello del «venite e vedrete», un atteggiamento che doveva permettere alla Chiesa cattolica di crescere lentamente ma serenamente. Nel 2012, padre Goessens era tornato in Mongolia per partecipare alle celebrazioni del ventesimo anniversario della ripresa della presenza cattolica nel Paese e per riabbracciare le persone con cui aveva condiviso gli anni fondativi di questa missione. Quel viaggio fu la sua ultima visita in Mongolia.<br /><br />In un messaggio di condoglianze, la Prefettura Apostolica di Ulaanbaatar ha reso omaggio a colui che descrive come uno dei primi missionari ad aver contribuito a gettare le fondamenta della Chiesa cattolica mongola. Il comunicato ricorda il suo fedele servizio, compiuto insieme ai suoi confratelli, e il suo impegno nel seminare «la fede, la speranza, la compassione e l’amore» tra il popolo mongolo. I confratelli CICM in Giappone hanno celebrato la Messa esequiale di padre Robert Goessens il 18 agosto, rendendo grazie per la sua vita e il suo ministero. La Chiesa cattolica in Mongolia ha espresso le sue condoglianze alla famiglia, ai confratelli e a tutti coloro che hanno lavorato con lui, affidando la sua anima alla misericordia di Dio. «Che i semi di fede che ha donato alla Mongolia, l’amore di Cristo che ha condiviso e la speranza di cui ha testimoniato continuino a portare frutto nella vita della Chiesa cattolica in Mongolia», ha auspicato la Prefettura Apostolica di Ulaanbaatar. Thu, 20 Aug 2026 13:09:33 +0200AMERICA/ECUADOR - Tre giorni di lutto nazionale per la morte in un incidente in Kenya del direttore dell’intelligencehttps://www.fides.org/it/news/78069-AMERICA_ECUADOR_Tre_giorni_di_lutto_nazionale_per_la_morte_in_un_incidente_in_Kenya_del_direttore_dell_intelligencehttps://www.fides.org/it/news/78069-AMERICA_ECUADOR_Tre_giorni_di_lutto_nazionale_per_la_morte_in_un_incidente_in_Kenya_del_direttore_dell_intelligenceQuito – Tre giorni di lutto nazionale sono stati proclamati in Ecuador per commemorare il capo dell’intelligence nazionale, Michele Sensi-Contugi, morto insieme alla moglie, Stephany Hollihan, e ad altre cinque persone in un incidente in elicottero in Kenya.<br /><br />L’elicottero, con a bordo sei passeggeri e un pilota, è precipitato ieri, 19 agosto, nella contea di Samburu. Le vittime – oltre ai due cittadini ecuadoriani, il pilota keniano e quattro cittadini statunitensi – stavano effettuando un volo panoramico dalla riserva di Loisaba alla zona di Ewaso Nyiro, quando il velivolo è precipitato per cause ancora ignote nei pressi del monte Ololokwe.<br /><br />Le autorità ecuadoriane non hanno fornito dettagli sul motivo della presenza di Sensi-Contugi in Kenya né sulle circostanze del suo viaggio.<br /><br />Sensi-Contugi, 44 anni, era uno dei più stretti collaboratori del presidente Daniel Noboa e un suo amico personale. Dirigeva il CNI dal gennaio 2024. Il presidente ecuadoriano, che al momento si trova in visita in Cina, ha disposto l’adozione di misure di sicurezza per i figli del defunto capo dell’intelligence.<br /><br />Il presidente ha giustificato la decisione richiamando la natura sensibile e strategica delle funzioni svolte da Sensi-Contugi e i rischi intrinseci a quel ruolo. Il decreto ricorda che, nel giugno 2026, le autorità militari erano già state incaricate di valutare la necessità di fornire protezione all’alto funzionario, alla moglie e ai suoi familiari.<br /><br />Sensi-Contugi era infatti attivamente impegnato nel contrasto alle organizzazioni di narcotrafficanti che, negli ultimi anni, hanno trasformato l’Ecuador in uno dei principali snodi dei traffici mondiali di cocaina.<br /><br />Negli ultimi mesi, sotto la sua guida, sono stati arrestati una dozzina di capi di bande criminali e sono stati ricostruiti i movimenti legati al riciclaggio di denaro sporco. Grazie all’azione del CNI, il numero delle organizzazioni criminali censite dalle autorità ecuadoriane è passato da 22, nel gennaio 2024, alle attuali 47.<br /><br />Nel suo ruolo di direttore del CNI, Sensi-Contugi aveva inoltre allacciato stretti rapporti con i servizi di intelligence di diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna. E, in particolare, con l’Italia, il cui ambasciatore accreditato a Quito è stato un sostenitore chiave nella stesura della legge antimafia, attualmente in discussione in Parlamento.<br /><br />Nato in Italia il 12 agosto 1982 da padre italiano e madre ecuadoriana, Michele Sensi-Contugi possedeva la doppia cittadinanza italiana ed ecuadoriana. In seguito aveva costruito la sua carriera professionale in Ecuador, inizialmente nel settore privato e poi nella pubblica amministrazione. Da imprenditore aveva investito in aziende di diversi settori, tra cui la produzione di gomma e plastica, l’abbigliamento e le biotecnologie.<br /><br />Resta ora da chiarire la dinamica dell’incidente e, soprattutto, se la tragedia sia stata effettivamente causata da un incidente o se vi siano altri elementi da prendere in considerazione. Al momento, in assenza di informazioni ufficiali, non è possibile formulare ipotesi. La stampa keniana ricorda tuttavia come negli ultimi anni il Paese abbia registrato diversi incidenti mortali che hanno coinvolto elicotteri, tra cui quello del 2024 nel quale perse la vita il capo di Stato maggiore delle forze armate keniane, il generale Francis Ogolla.<br /><br />Le autorità del Kenya dovranno ora accertare le cause della caduta dell’elicottero e chiarire le circostanze del volo. Un passaggio particolarmente delicato, considerato il ruolo ricoperto da Sensi-Contugi e la natura sensibile delle attività alle quali era impegnato. <br />Thu, 20 Aug 2026 12:29:13 +0200AFRICA/NIGERIA - Ungushi, il volto ambiguo della violenza nel nord della Nigeriahttps://www.fides.org/it/news/78068-AFRICA_NIGERIA_Ungushi_il_volto_ambiguo_della_violenza_nel_nord_della_Nigeriahttps://www.fides.org/it/news/78068-AFRICA_NIGERIA_Ungushi_il_volto_ambiguo_della_violenza_nel_nord_della_NigeriaAbuja – L’assalto al villaggio di Ungushi esemplifica la complessità delle violenze subite dalle popolazioni nigeriane. La comunità attaccata è a maggioranza musulmana e tra le vittime c’è anche l’imam locale. Gli assalitori appartengono a una formazione di recente costituzione, che si colloca in quella zona grigia tra banditismo, criminalità organizzata e jihadismo.<br /><br />La sera di domenica 16 agosto, un gruppo armato ha assalito il villaggio di Ungushi, nell’area del governo locale di Kebbe, nello Stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria, uccidendo, secondo il bilancio aggiornato comunicato dalle autorità locali, almeno 32 persone. Tra le vittime c’era l’imam Aliyu, guida della moschea Ungushi Izala Jumu'at, insieme a contadini, commercianti e altri residenti della comunità a maggioranza musulmana.<br /><br />Il massacro era stato preceduto, due giorni prima, il 14 agosto, da un attacco compiuto da una banda di uomini armati contro alcune zone di Kebbe. I banditi – non è chiaro se fossero gli stessi che hanno poi massacrato la popolazione di Ungushi – erano giunti a bordo di motociclette e avevano aggredito i residenti, saccheggiato negozi e distrutto proprietà.<br /><br />Le autorità militari hanno attribuito l’assalto di Ungushi ai Lakurawa. Spesso descritto come un’organizzazione insurrezionale o terroristica, il gruppo Lakurawa sembra collocarsi piuttosto in quella complessa area di sovrapposizione tra banditismo organizzato e militanza religiosa, utilizzando una retorica islamista per legittimare la propria violenza.<br /><br />Il gruppo è emerso nella regione di confine tra Nigeria e Niger, presentandosi inizialmente come una forma di protezione armata delle comunità che vivevano in aree sottoposte a continui attacchi da parte di bande criminali e nelle quali la popolazione si sentiva priva della protezione dello Stato.<br /><br />Col tempo, tuttavia, Lakurawa si è evoluto in un gruppo armato accusato di estorcere denaro alle comunità, imporre la propria autorità sui villaggi e attaccare civili e personale di sicurezza, rivendicando le proprie azioni anche sulla base di criteri religiosi.<br /><br />Lakurawa ha finito così per occupare quello spazio indefinito tra banditismo, criminalità organizzata e jihadismo che caratterizza diverse aree della Nigeria nord-occidentale.<br /><br />Secondo alcuni analisti, di recente Lakurawa avrebbe inoltre allacciato contatti con gruppi jihadisti attivi nei confinanti Stati del Sahel, in particolare con la Provincia dello Stato Islamico nel Sahel. Si tratta, tuttavia, di uno sviluppo che finora non è stato confermato da fonti attendibili.<br /><br />È significativo che Lakurawa operi in aree a maggioranza musulmana e che le sue vittime siano prevalentemente musulmane. Il gruppo ha attaccato moschee, ucciso fedeli e figure religiose islamiche, invocando al contempo una terminologia religiosa islamica e presentandosi come un movimento ispirato da un’ideologia islamista.<br /><br />La crisi di sicurezza nella quale vivono ampie aree della Nigeria ha dunque molteplici sfaccettature e non può essere ridotta alla sola dimensione religiosa. Il problema è che, nel corso degli anni, il governo federale e quelli dei 36 Stati della Federazione non sono stati capaci di adottare una strategia di sicurezza nazionale in grado di affrontare e risolvere le molteplici crisi che colpiscono una parte significativa della popolazione nigeriana, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa. <br />Thu, 20 Aug 2026 11:00:43 +0200ASIA/MONGOLIA - Suor Sandra Garay, direttrice di Caritas: “La desertificazione minaccia la vita delle comunità rurali”https://www.fides.org/it/news/78067-ASIA_MONGOLIA_Suor_Sandra_Garay_direttrice_di_Caritas_La_desertificazione_minaccia_la_vita_delle_comunita_ruralihttps://www.fides.org/it/news/78067-ASIA_MONGOLIA_Suor_Sandra_Garay_direttrice_di_Caritas_La_desertificazione_minaccia_la_vita_delle_comunita_ruraliUlaanbaatar - “La desertificazione in Mongolia si vede a occhio nudo”, racconta all’Agenzia Fides suor Sandra Garay, religiosa argentina, missionaria della Consolata, in Mongolia dal 2004 e attualmente direttrice esecutiva di Caritas Mongolia, in occasione della COP17, la Conferenza Onu sulla desertificazione, in corso a Ulaanbaatar dal 17 al 28 agosto. “Viaggiando fuori dalla capitale, noto sempre più spesso i segni di un territorio che sta cambiando. Si vede sempre meno erba, spariscono le sorgenti d’acqua, i terreni si fanno sempre più aridi. I pastori raccontano di inverni rigidi ed estati sempre più secche”, rileva.<br />Per suor Garay, in Mongolia “cambiamento climatico, desertificazione e perdita di biodiversità sono problemi strettamente collegati”. Il progressivo degrado dei pascoli si intreccia con la siccità e con eventi meteorologici estremi, ma anche con la pressione esercitata dalle attività umane sul territorio. È una crisi ambientale che si trasforma rapidamente in una crisi sociale, soprattutto per le famiglie che vivono di pastorizia.<br /><br />Il quadro è preoccupante. Secondo l’UNCCD , la Mongolia, con un territorio di circa 1,56 milioni di chilometri quadrati, è tra i Paesi maggiormente colpiti dal degrado del suolo e dalla desertificazione, che colpisce quasi il 77% delle sue terre. I pascoli occupano circa il 70% del territorio nazionale e costituiscono la base della vita pastorale per circa un terzo della popolazione. Le cause, spiega suor Garay, sono molteplici: “Alla siccità e al cambiamento climatico si sommano fattori legati alle attività umane, come il pascolo intensivo, la deforestazione e un uso non sostenibile del territorio”.<br />Anche gli eventi meteorologici estremi stanno lasciando un segno sempre più evidente. L’UNCCD segnala che in Mongolia il numero annuale dei giorni caratterizzati da tempeste di sabbia e polvere è più che triplicato rispetto agli anni Sessanta, mentre le siccità sono diventate più frequenti. Tra le emergenze più drammatiche resta quella dello “dzud”, il fenomeno climatico tipico della Mongolia che combina condizioni invernali estremamente rigide con difficoltà di accesso al pascolo e al foraggio, provocando la morte di grandi quantità di bestiame. Secondo la FAO, durante lo dzud del 2023-2024 sono morti circa 7,9 milioni di animali, pari al 12,3% del patrimonio zootecnico nazionale. <br /><br />“Per le famiglie di pastori, che vivono grazie all’allevamento, perdere il bestiame significa spesso perdere tutto, entrare in povertà”, osserva la religiosa della Consolata. “Per questo la lotta contro la desertificazione è una lotta per proteggere il sostentamento e la vita stessa delle comunità rurali”, osserva. La risposta, secondo la missionaria, contempla insieme la tutela dell’ambiente e il sostegno alle persone. “Da un lato – afferma – urge prevedere una gestione più sostenibile dei pascoli, proteggendo sorgenti e pozzi e promuovendo un uso più efficiente delle risorse idriche. La riforestazione, inoltre, contribuisce a proteggere il suolo. Ma si può anche aiutare le famiglie rurali a diversificare le proprie fonti di reddito, in modo da non essere annientate dallo ‘dzud’ quando questo si abbatte sulla loro vita”. È un approccio che mette insieme ambiente, sicurezza alimentare e dignità delle comunità rurali. Non a caso, la COP17, ospitata dalla Mongolia proprio nel 2026, Anno internazionale dei pascoli e dei pastori proclamato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, pone al centro anche il ripristino dei pascoli e il benessere delle popolazioni di allevatori.<br /><br />In questo contesto si inserisce l’esperienza di Caritas Mongolia, impegnata da tempo nella tutela ambientale, nell’agricoltura sostenibile e nel rafforzamento dei mezzi di sussistenza per le comunità locali. In passato, spiega Garay, “la Caritas ha realizzato iniziative agricole con la costruzione di serre solari passive e la formazione delle comunità su metodi di coltivazione alternativi, biologici e sostenibili. L’obiettivo era favorire una produzione alimentare adeguata al clima rigido della Mongolia, promuovendo nello stesso tempo un uso più responsabile dell’acqua e del suolo”. Inoltre “accompagniamo le comunità di pastori nello sviluppo di fonti di reddito sostenibili, complementari all’allevamento tradizionale, per ridurne la vulnerabilità davanti al degrado ambientale e agli effetti dei cambiamenti climatici”, prosegue.<br />Oggi l’organizzazione sta conducendo un progetto pilota per sperimentare in Mongolia la tecnica delle “mezzelune”, sistemi di raccolta dell’acqua e di ripristino del territorio utilizzati nelle aree aride. “Intendiamo verificare se questa metodologia – nota la suora - possa contribuire a contrastare la desertificazione, recuperare i pascoli degradati e gli habitat naturali, aumentare l’umidità del suolo e favorire la rigenerazione della vegetazione”.<br />“Prendersi cura della terra significa prendersi cura delle persone”, dice suor Garay sintetizzando la prospettiva dell’impegno di Caritas Mongolia: in un Paese dove il territorio è direttamente legato alla sopravvivenza delle comunità locali. “Contrastare la desertificazione – conclude – significa infatti difendere non soltanto l’ambiente, ma anche il futuro di migliaia di famiglie”.<br /> <br />Thu, 20 Aug 2026 10:27:43 +0200AFRICA/MADAGASCAR - Nomina di Vescovo Ausiliare di Toamasinahttps://www.fides.org/it/news/78066-AFRICA_MADAGASCAR_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_Toamasinahttps://www.fides.org/it/news/78066-AFRICA_MADAGASCAR_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_ToamasinaCittà del Vaticano - Il Santo Padre Leone XIV ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Toamasina il Rev.do P. Mariusz Kasperski, O.M.I., finora Superiore della Comunità dei Missionari Oblati di Maria Immacolata in Toamasina e Parroco di Saint Eugène de Mazenod a Tsarahonenana, assegnandogli la Sede titolare di Burca.<br /><br />Mariusz Kasperski, O.M.I., è nato il 15 agosto 1963 a Wolsztyn, nell’Arcidiocesi di Poznań . Ha completato gli studi di Filosofia e di Teologia nel Seminario Maggiore della Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata a Obra, Polonia. Ha emesso i voti perpetui l’8 settembre 1991.<br /><br />È stato ordinato sacerdote il 21 giugno 1993 a Obra.<br /><br />Dopo l’ordinazione sacerdotale è stato Vicario Parrocchiale di San Stanislao Kostka a Lubliniec, Polonia .<br /><br />Nel 1995 è stato inviato missionario in Madagascar dove ha ricoperto i seguenti incarichi: Missionario en brousse a Ambinanindrano, nella Diocesi di Ambositra ; Parroco di Saint Jean Baptiste a Analakininina, nell’Arcidiocesi di Toamasina ; Direttore del Pre-noviziato O.M.I. ; Membro del Consiglio della Delegazione O.M.I. in Madagascar ; Parroco e Superiore della Comunità di Antananarivo di Soavimbahoaka ; Parroco di Saint Jean Paul II a Tsimahavaobe, Diocesi di Morondava ; Superiore della Delegazione O.M.I. in Madagascar ; Superiore della Comunità O.M.I. in Toamasina e Parroco di Saint Eugène de Mazenod a Tsarahonenana, Toamasina . Wed, 19 Aug 2026 13:21:05 +0200PAPA IN FRANCIA/II - Dietro le cifre. L’attesa frastagliata e “indecifrabile” che accoglierà Leone XIVhttps://www.fides.org/it/news/78065-PAPA_IN_FRANCIA_II_Dietro_le_cifre_L_attesa_frastagliata_e_indecifrabile_che_accogliera_Leone_XIVhttps://www.fides.org/it/news/78065-PAPA_IN_FRANCIA_II_Dietro_le_cifre_L_attesa_frastagliata_e_indecifrabile_che_accogliera_Leone_XIVdi Marie-Lucile Kubacki <br /><br />Parigi - Una mobilitazione eccezionale: è quella che si profila in vista della visita di papa Leone XIV in Francia. <br />I posti disponibili per partecipare agli eventi della visita papale sono stati presi d’assalto. Gli 80.000 biglietti per la veglia allo Stade de France sono stati assegnati in meno di un'ora, e più di 200.000 persone si sono iscritte fin dalle prime ore dall'apertura delle iscrizioni per la messa. <br />Questo entusiasmo ha suscitato numerosi commenti nella stampa confessionale e generalista. «Come se fosse Beyoncé: perché i giovani cattolici aspettano Leone XIV come una superstar», titola Le Parisien. «Un bellissimo segno per la Chiesa di Francia», commenta il vescovo di Saint-Denis, Étienne Guillet, per l’Agenzia Fides.<br /> <br />Vi è qui un paradosso molto francese. I numeri, se osservati correttamente, riflettono la complessità e le contraddizioni - reali e apparenti - di una Francia secolarizzata, ma in cui la Chiesa cattolica è ancora capace di mobilitare moltitudini. <br /><br />Numeri da maneggiare con cautela<br /><br />Solo l'1,8% della popolazione in Francia partecipa alla messa ogni settimana , mentre solo il 5% lo fa con una certa regolarità. Tra le persone battezzate cattoliche in Francia, solo il 6% si dichiara credente e praticante. Nel 2021, la percentuale di persone che dichiarano di credere in Dio è scesa sotto la soglia del 50% in Francia . Meno di un quarto dei giovani francesi di questa fascia d'età si dichiara cattolico. Tra loro, più di un terzo non prega mai . Il 28% delle persone battezzate si considera ormai «non cattolico», e il 40% non prevede di far battezzare i propri figli, contro il 25% del 2012 .<br /> <br />Un crollo a cui si potrebbe aggiungere quello delle vocazioni, che fa dire allo storico Guillaume Cuchet che non si tratta più tanto di abbandoni individuali, quanto di disimpegni di seconda o terza generazione, che suggellano la rottura della trasmissione familiare della fede .<br /> <br />Allo stesso tempo, quasi un francese su due, ovvero più di 32 milioni di persone, «si sente legato al cattolicesimo» . Il 57% della popolazione continua a coltivare pratiche devozionali fuori dal quadro istituzionale, come accendere candele nelle chiese, il 44% frequenta santuari o luoghi di pellegrinaggio, il 39% prega Dio, la Vergine o i santi, il 23% lascia intenzioni di preghiera negli appositi registri . Inoltre, dalla primavera del 2021, a fronte del calo continuo dei battesimi di bambini da diversi decenni, si osserva un aumento inaspettato delle richieste di battesimo tra i giovani adulti.<br /><br /><br /> La realtà che “sfugge ai radar”<br /><br /><br />Questo passaggio attraverso le statistiche permette di trarre diverse conclusioni ricche di insegnamenti per la missione. <br />La prima è che il cattolicesimo francese sta passando da un modello culturale dominante a una realtà frastagliata in piccole comunità, un «arcipelago cattolico» secondo le parole del sociologo Yann Raison du Cleuziou. Questo osservatore delle trasformazioni del cattolicesimo francese dichiarava in un'intervista: «Una religiosità popolare si mantiene e passa sotto i radar, perché non rientra nelle categorie abituali usate nei sondaggi per descrivere il cattolicesimo». Aggiungeva: «Si può osservare nelle parrocchie un ritorno delle devozioni considerate popolari negli anni '60, soprattutto il culto dei santi, della Vergine Maria o del Sacro Cuore», precisando che questo movimento era sostenuto da due tendenze indipendenti l'una dall'altra: la crescita dei cattolici osservanti dovuta alla condizione minoritaria sperimentata dal cattolicesimo, di sensibilità religiosa più tradizionale, e il rinnovamento della base popolare del cattolicesimo attraverso i flussi migratori. «I cattolici arrivati d'oltreoceano o dall'Africa, o persino dall'Europa centrale o mediterranea, spiegava, ridanno vita a devozioni che stavano cadendo in disuso» .<br /> <br />Un altro fenomeno ampiamente analizzato da Guillaume Cuchet è la crescita dei "SBNR", gli «spiritual but not religious» . Individui che non si riconoscono più nel quadro istituzionale delle religioni tradizionali e che, in una parte significativa della nuova generazione, conservano o sviluppano una ricerca, delle convinzioni o delle pratiche spirituali personali "alla carta", che possono riprendere elementi di matrice cristiana. Ciò si ritrova in produzioni popolari come Avatar, che mescola elementi di sciamanesimo e temi biblici. «Questa crescita dei "nones" introduce una straordinaria incognita nella nostra storia religiosa e filosofica», scrive Cuchet. «Si possono, a grandi linee, distinguere tra loro tre profili dominanti: 1. I «secular nones» o "nones" secolari, generalmente atei o agnostici, in numero crescente; 2. I «liminal» o «transitional nones», che sono in transito o in transizione tra due affiliazioni e per i quali la posizione è solo temporanea; 3. I «religious» o «spiritual nones», che sono credenti ma non si legano a un credo o a un'istituzione religiosa particolare». E conclude: «A seconda di quale sotto-specie dominerà domani, rischiamo di avere mondi spirituali molto diversi» .<br /><br />Le sirene identitarie e neo-idealiste<br /> <br />Ecco perché i concetti di "minoranza" e "scristianizzazione" vanno maneggiati con cautela, altrimenti rischiano di rivelarsi alberi che nascondono la foresta e di distorcere la prospettiva missionaria. Come analizza Yann Raison du Cleuziou in un articolo sui nuovi battezzati adulti, l'attaccamento ai riti di passaggio, alle feste, ai capitelli votivi o al patrimonio architettonico esprime un legame con la memoria collettiva e la storia locale, oltre a una ricerca di trascendenza e di legame sociale di fronte all'individualismo e all'instabilità del presente. Talvolta, tuttavia, questo attaccamento assume una dimensione «identitaria», quando il patrimonio viene politicizzato per definire un'essenza nazionale irreversibile e designare dei «nemici». Una tentazione presente nella misura in cui una parte dei cattolici praticanti è segnata dal sentimento di declino o di “condizione minoritaria” del cattolicesimo.<br /> <br />Tuttavia, sia la questione «identitaria» sia il «purismo spirituale» sono le due facce dello stesso processo di secolarizzazione, analizza il ricercatore. «I cattolici che oppongono il solo Vangelo agli eredità storiche cristiane non starebbero forse cedendo al "monofisismo storico" denunciato da papa Francesco nella sua lettera sulla storia?», si chiede. «Una spiritualità che esalta a tal punto la singolarità dell'incarnazione cristica da finire per disincarnarla in un ideale inaccessibile, "angelico", e senza altra via d'uscita temporale possibile se non una forma di profetismo di fronte al quale la società è sempre colpevole. Questo purismo abbandona la politica ai sedicenti realisti e può favorire la marginalizzazione del Vangelo, visto come un idealismo elitario». E conclude: «Un certo cinismo identitario è forse il rovescio di un purismo spirituale. Due forme radicalmente opposte ma paradossalmente solide nella loro contrapposizione tra fede e cultura. Il fantasma della purezza culturale e quello della purezza spirituale condividono la stessa ossessione per il mescolamento e, quindi, per la storia». <br />Ciò pone il rapporto tra fede, religione e cultura al centro della urgenza missionaria. «Senza un lavoro di fondo su questo punto cieco», afferma Raison du Cleuziou, «le proteste spirituali rimarranno prive di una presa reale sulle tendenze che devono combattere». <br /><br />Le analisi, l’imprevisto e le attese dei cuori<br /><br />La folla che verrà ad acclamare il Papa sarà il frutto di questa storia del cattolicesimo francese, segnato nella sua forma recente dai paradossi della secolarizzazione. Una situazione al contempo molto complessa e molto semplice, nella misura in cui i figli della «figlia primogenita della Chiesa», come la chiamava Giovanni Paolo II, attendono oggi come ieri una parola che risvegli in loro il desiderio di « fare della propria vita qualcosa di grande» e le porti a alzare lo sguardo verso l’orizzonte. Wed, 19 Aug 2026 12:35:15 +0200AFRICA/ ZAMBIA - Contestata la vittoria di Hichilema, crescono i dubbi sul votohttps://www.fides.org/it/news/78064-AFRICA_ZAMBIA_Contestata_la_vittoria_di_Hichilema_crescono_i_dubbi_sul_votohttps://www.fides.org/it/news/78064-AFRICA_ZAMBIA_Contestata_la_vittoria_di_Hichilema_crescono_i_dubbi_sul_votoLusaka - Brian Mundubile, il principale sfidante del Presidente Hakainde Hichilema alle elezioni presidenziali del 2026, ha respinto la proclamazione della vittoria di quest’ultimo da parte della Commissione elettorale dello Zambia, al termine della votazione tenutasi il 13 agosto .<br />Il candidato del Partito Nazionale di Riconciliazione per l'Unità e la Prosperità ha affermato ieri, 18 agosto, che il suo partito “ha documentato irregolarità relative alla sicurezza delle schede elettorali, al trasporto e alla gestione del materiale elettorale, nonché presunte discrepanze tra i voti registrati nei seggi e i dati successivamente annunciati”.<br />Mundubile e il suo candidato alla vicepresidenza, Makebi Zulu, si sono autoimposti un esilio presso la sede di un'agenzia delle Nazioni Unite a Lusaka, temendo di essere arrestati con l’accusa di aver preso parte a un presunto complotto insurrezionale .<br />Un’analisi condotta da The Africa Report ha rivelato che in diverse circoscrizioni elettorali sono stati espressi molti più voti per le elezioni presidenziali rispetto a quelle parlamentari, svoltesi esattamente nello stesso momento. Nei casi più estremi, la differenza risulta sostanziale.<br />“Questo è importante perché tali discrepanze sono un segnale d'allarme ben noto di manipolazione elettorale. La nostra analisi preliminare suggerisce che centinaia di migliaia di voti a favore del Presidente Hakainde Hichilema andrebbero spiegati”, afferma la pubblicazione con sede a Parigi.<br />Preceduta da settimane di tensioni, l’elezione si è svolta pacificamente il 13 agosto. Il giorno successivo, tuttavia, la Commissione elettorale indipendente ha imposto uno stop temporaneo al conteggio dei voti, citando il furto di schede già contrassegnate e atti di violenza contro i propri funzionari, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.<br />Inizialmente si prevedeva che la sospensione durasse fino a 24 ore. È stata poi revocata nel corso della stessa giornata, a seguito delle proteste dell'opposizione e della società civile. La fiducia nel processo elettorale era però ormai compromessa, come hanno rimarcato gli stessi Vescovi cattolici nella loro nota del 15 agosto . Nella nota, i Vescovi ricordavano inoltre la questione delle persone arrestate, delle quali non si conosce il luogo di detenzione.<br />Tra queste c’è l'ex parlamentare Mutotwe Kafwaya, della cui sorte Mundubile ha chiesto conto al governo. Anche la Commissione per i diritti umani dello Zambia ha lanciato un appello alla polizia per conoscere quale sia la sorte dell’ex parlamentare, dopo che sarebbe stato ferito nel corso dell’assalto condotto da esercito e polizia, il 14 agosto, alla residenza di Mundubile a Kabulonga. <br />Wed, 19 Aug 2026 11:27:50 +0200ASIA/INDONESIA - Padre Galvani: “In mezzo alla paura, vogliamo far sentire alla gente di Flores che non è sola”https://www.fides.org/it/news/78063-ASIA_INDONESIA_Padre_Galvani_In_mezzo_alla_paura_vogliamo_far_sentire_alla_gente_di_Flores_che_non_e_solahttps://www.fides.org/it/news/78063-ASIA_INDONESIA_Padre_Galvani_In_mezzo_alla_paura_vogliamo_far_sentire_alla_gente_di_Flores_che_non_e_solaMaumere - Sono passati soltanto cinque giorni dal violento terremoto che, nella mattina di sabato 15 agosto, ha colpito Flores con una magnitudo di 7,7 .<br /><br />“La terra continua a tremare: le scosse di assestamento sono state più di 1.500 e la popolazione vive ancora nella paura di rientrare nelle proprie case. Il bilancio provvisorio, fornito dalle autorità competenti, parla di almeno 68 morti, oltre 200 feriti e più di 4.500 abitazioni danneggiate, mentre circa 19.000 persone risultano sfollate nelle diverse zone dell’isola”. Ad aggiornare l’Agenzia Fides è padre Luigi Galvani, missionario Camilliano, che si trovava a Flores il giorno del terremoto.<br /><br />“A Maumere molte famiglie, soprattutto quelle più povere, hanno paura di tornare nelle proprie abitazioni e dormono all’aperto o sotto tende improvvisate, portando con sé bambini, anziani e persone fragili – prosegue il missionario rientrato a Kupang, capoluogo della provincia di Nusa Tenggara Orientale, situato sull'isola di Timor, dove si trova da oltre un anno nel Centro Sociale San Camillo che offre ospitalita' a studenti con seminari, corsi di inglese, incontri. e dove stanno promuovendo un programma nutrizionale mensile per 150 famiglie bisognose di cui 60 sono famiglie di un villaggio di non vedenti.<br /><br />"Tra i bisogni più urgenti vi sono acqua potabile, alimenti, coperte, tende, medicinali e assistenza sanitaria. Le parrocchie sono divenute luoghi di accoglienza e speranza. Sebbene diverse chiese abbiano riportato danni, le parrocchie sono diventate punti di accoglienza, solidarietà e ascolto, soprattutto per le famiglie che hanno perso la casa o che non possono ancora rientrarvi”.<br /><br />“La rete della Chiesa cattolica indonesiana e la nostra diocesi di Maumere si sono mobilitate per raccogliere informazioni sui danni e coordinare gli aiuti nelle comunità più colpite – rimarca padre Luigi. “Ci ha profondamente colpiti la notizia della morte di un seminarista del Seminario Maggiore Interdiocesano "San Pietro" di Ritapiret, deceduto ieri nell’ospedale di Maumere a seguito delle gravi ferite riportate durante il terremoto. Nel momento della scossa, preso dal panico, si era gettato dalla finestra del terzo piano del Seminario. È una tragedia che ha lasciato un profondo dolore nel Seminario, nelle comunità religiose e in tutta la Chiesa locale”.<br /><br />Papa Giovanni Paolo II, nel 1989 fece visita a questo importante Seminario trascorrendovi anche una notte, motivo per cui la collina di Ritapiret viene talvolta chiamata informalmente "il Vaticano di una notte".<br /><br />“In questo momento anche la nostra presenza Camilliana è rivolta soprattutto alle famiglie più vulnerabili, agli anziani, ai malati e alle persone con disabilità, che in una situazione di emergenza sono sempre quelle che rischiano maggiormente di rimanere dimenticate. In mezzo alla paura, vogliamo far sentire alla gente di Flores che non è sola”.<br /> <br />Wed, 19 Aug 2026 10:51:41 +0200ASIA/INDONESIA - Il Vescovo di Ruteng dopo il sisma a Flores: «Dio si prende cura di noi, dalla devastazione sorge l’alba della speranza e della rinascita»https://www.fides.org/it/news/78062-ASIA_INDONESIA_Il_Vescovo_di_Ruteng_dopo_il_sisma_a_Flores_Dio_si_prende_cura_di_noi_dalla_devastazione_sorge_l_alba_della_speranza_e_della_rinascitahttps://www.fides.org/it/news/78062-ASIA_INDONESIA_Il_Vescovo_di_Ruteng_dopo_il_sisma_a_Flores_Dio_si_prende_cura_di_noi_dalla_devastazione_sorge_l_alba_della_speranza_e_della_rinascitadi Paolo Affatato<br /><br />Ruteng - «Continuiamo insieme a pregare per le vittime e per tutti coloro che si sono offerti volontariamente per aiutare. Crediamo che Dio si prende cura di noi. Il suo amore fedele non viene mai meno. Questa è la nostra più grande fonte di forza, mentre rimaniamo saldi nella speranza in mezzo a questa devastazione, causata dal terremoto». Parlando all’Agenzia Fides, Mons. Siprianus Hormat, Vescovo di Ruteng, diocesi sull'isola di Flores, rivolge accorate parole di fede e resilienza alla sua comunità, ferita dal violentissimo terremoto di magnitudo 7.7 che la mattina del 15 agosto 2026 ha sconvolto l'isola.<br />La tragedia ha colpito quello che è storicamente e spiritualmente riconosciuto come il "cuore cattolico" dell'Indonesia. In una nazione a larghissima maggioranza musulmana, l'isola di Flores rappresenta un'autentica oasi della fede cristiana, dove oltre il 70% della popolazione è cattolica e dove la vitalità ecclesiale si manifesta in una fioritura costante di vocazioni sacerdotali e religiose che servono la Chiesa in tutto il mondo.<br />Secondo i dati ufficiali, il bilancio aggiornato delle vittime è salito a 68 morti e oltre 213 feriti, mentre gli sfollati ammontano ormai a quasi 13.000 persone, costrette a vivere in tendopoli improvvisate a causa di uno sciame sismico che ha già superato le 2.100 scosse di assestamento. <br />Le strade principali a Flores sono bloccate da imponenti frane, isolando interi villaggi e complicando i soccorsi, mentre i danni materiali contano oltre 1.300 abitazioni distrutte, scuole inagibili e decine di chiese e cappelle danneggiate. Nonostante le macerie e l'allerta tsunami iniziale che ha flagellato le coste, la diocesi di Ruteng si è alzata in piedi con coraggio. Accanto alla vicinanza spirituale espressa pubblicamente da Papa Leo XIV, la macchina dei soccorsi coordinata da Caritas è già in pieno movimento per guidare la popolazione verso una nuova alba di ricostruzione e speranza.<br />Ecco l'intervista a Mons. Siprianus Hormat:<br /><br />- Mons. Hormat, il terremoto ha colpito l'isola all'improvviso. Qual è l'impatto reale di questa tragedia sul territorio?<br /><br />«Questo terremoto ha avuto un impatto profondamente devastante. Sono state perse delle vite e sono stati distrutti anche i frutti degli anni di duro lavoro della nostra gente: le case sono state ridotte in rovina, gli orti e i raccolti sono stati danneggiati, e chiese e cappelle sono state gravemente colpite. Il futuro che la nostra gente aveva costruito con tanta fatica e nel quale aveva riposto le proprie speranze è stato sconvolto da questo terremoto. Ciò che rende questa tragedia ancora più dolorosa è che il terremoto ha colpito improvvisamente, senza preavviso e senza alcuna possibilità di preparazione. In pochi istanti, così tanto è stato distrutto. Ciò che rimane sono devastazione, lacrime e un profondo dolore».<br /><br />- Come sta vivendo questi giorni difficili nel suo ministero di Vescovo e Pastore di una comunità così duramente provata?<br /><br />«In questi giorni difficili, in seguito al terremoto che ha colpito la mattina di sabato 15 agosto 2026, cerco di parlare alla gente con cuore di Pastore, cerco di dare un po' di conforto e consolazione visitando i profughi e i malati. Condivido il dolore, le paure e le speranze degli sfollati. Lo faccio non soltanto perché molte chiese e cappelle sono state distrutte e anche gli edifici della diocesi hanno subito danni, ma soprattutto perché condivido la sofferenza della mia gente e desidero restare vicino alle persone a me affidate, in questo tempo di profonda tribolazione e di prova. Il mio motto episcopale, "Omnia in caritate", è fonte di ispirazione per le mie azioni. Nel contempo, invito tutti a rimanere uniti nella fede e ad affrontare insieme questa difficile situazione con compassione, coraggio e speranza».<br /><br />- Vedendo lo stato di distruzione, si potrebbe cadere nello sconforto. Dove si trova la forza per ripartire?<br /><br />«Non possiamo rimanere fermi nel nostro dolore. La domanda che ci sta davanti è: che cosa possiamo fare insieme da questo momento in poi? Dopo essere stati messi in ginocchio, desideriamo rialzarci con l’aiuto di Dio e con la nostra solidarietà reciproca. È proprio qui che la fede cristiana diventa una profonda fonte di forza. Dal punto di vista umano, tutto può sembrare oscuro. Possiamo sentirci impotenti e sopraffatti. Eppure, anche in mezzo alla nostra fragilità, possiamo ancora sperimentare la grazia di Dio e la sua amorevole presenza. Come ci ricorda l’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani , noi crediamo che il Dio che ha vinto la morte attraverso la Risurrezione possa far sorgere una nuova alba anche nell’oscurità di questa tragedia. Anche in mezzo alla devastazione causata dal terremoto, confidiamo che Dio ci guiderà dalla sofferenza verso la speranza e il rinnovamento, la ripresa, la luce».<br /><br />- Subito dopo il sisma lei ha lanciato un forte appello pastorale. Qual è il messaggio centrale rivolto ai fedeli e ai sacerdoti?<br /><br />«Nell’appello pastorale che ho rivolto immediatamente dopo il terremoto, ho invitato tutti i fedeli, insieme ai sacerdoti, a rimanere saldi nella speranza. Questa speranza è fondata unicamente sull’amore fedele di Dio, che rimane con noi anche in mezzo a questa calamità e all’oscurità che ha avvolto le nostre vite. Questa speranza si traduce concretamente nel nostro impegno per aiutare e sostenere le vittime, così come negli sforzi comuni della diocesi per rispondere a questa calamità».<br /><br />- Sul piano pratico, come si sta muovendo la comunità di Ruteng per portare i primi aiuti d'emergenza alle famiglie colpite?<br /><br />«Attraverso le parrocchie e le istituzioni della diocesi, abbiamo immediatamente fornito assistenza di emergenza alle vittime. Abbiamo messo a disposizione tende per le persone colpite in diverse parrocchie, allestito un punto di assistenza per i pazienti presso l’Ospedale regionale di Ruteng, abbiamo raccolto aiuti in diversi luoghi e istituito centri di assistenza. Queste iniziative sono state coordinate dalla Caritas e dal Centro pastorale della diocesi di Ruteng. Altrettanto importante è la raccolta sistematica e la verifica dei dati relativi alle persone colpite, in collaborazione con le competenti istituzioni governative. Questi dati sono essenziali per garantire che gli aiuti possano essere distribuiti in modo rapido, efficace ed equo».<br /><br />- Le scosse di assestamento continuano a fare molta paura alla popolazione. Quali contromisure avete adottato per le celebrazioni liturgiche?<br /><br />«Abbiamo adottato misure di prevenzione in risposta alle numerose scosse di assestamento. Ho esortato i parroci a celebrare le messe in spazi aperti e sicuri, anziché all’interno delle chiese, delle cappelle o di altri edifici. E la gente ci sta dando una grande dimostrazione di fede, i fedeli accorrono e le celebrazioni sono partecipate con intensità spirituale».<br /><br />- Oltre al cibo, alle tende e alla sicurezza materiale, di cos'altro ha bisogno la popolazione di Flores in questo momento?<br /><br />«Naturalmente, la nostra risposta non si limita al solo aiuto materiale. Altrettanto importanti sono il sostegno spirituale e quello psicologico alle vittime. Attraverso i nostri sacerdoti, i religiosi e le religiose, e l’équipe pastorale, insieme a laici competenti, accompagniamo le vittime mediante una pastorale della presenza, con percorsi di guarigione dal trauma e anche con la preghiera comunitaria, che aiuta a lenire le ferite ed è come un balsamo per l’animo di ognuno».<br /><br />- Guardando oltre l'emergenza, come vi state organizzando per il futuro e la ricostruzione?<br /><br />«Ci stiamo impegnando, già da ora, a guardare oltre l’immediato post-terremoto, cioè ad andare oltre l’emergenza del momento, per cominciare a pensare alla situazione successiva con i diversi interventi di riabilitazione e ricostruzione, in collaborazione con il Governo e con gli altri soggetti interessati. Continuiamo a pregare per le vittime e per tutti coloro che offrono volontariamente le loro mani, il loro aiuto, le loro energie, per aiutare gli sfollati. Crediamo che Dio si prende cura di noi. Il suo amore fedele non viene mai meno. Questa certezza ci fa andare avanti e ci fa guardare al futuro con speranza, vedendo già ora il bene che verrà».<br /><br /><br />Wed, 19 Aug 2026 08:54:39 +0200AFRICA/NIGERIA - “Andate a votare”. Preoccupazioni dei Vescovi per l’apatia politica della maggioranza dei nigerianihttps://www.fides.org/it/news/78061-AFRICA_NIGERIA_Andate_a_votare_Preoccupazioni_dei_Vescovi_per_l_apatia_politica_della_maggioranza_dei_nigerianihttps://www.fides.org/it/news/78061-AFRICA_NIGERIA_Andate_a_votare_Preoccupazioni_dei_Vescovi_per_l_apatia_politica_della_maggioranza_dei_nigerianiAbuja – In vista delle elezioni generali del 2027 si moltiplicano gli appelli dei Vescovi nigeriani ai fedeli perché non rimangano apatici, ma partecipino attivamente al voto.<br /><br />“Le nostre vite iniziano a finire quando restiamo in silenzio di fronte alle cose che contano. La politica non riguarda una singola persona. Invito i gruppi e ogni cristiano a partecipare alla vita politica”, ha affermato il 10 agosto Mons. Dauwa Yohanna, Vescovo di Kontagora e Presidente della Christian Association of Nigeria nello Stato del Niger.<br /><br />Parlando con i giornalisti a Minna, il Vescovo Yohanna ha esortato i cristiani a procurarsi la carta elettorale, a partecipare attivamente alla vita politica e a votare per i candidati di loro scelta. “Non votare affatto non è una protesta. È una resa, che ovviamente è una mentalità disfattista. Se non voti, perdi il diritto di lamentarti”, ha messo in guardia Yohanna, riferendosi a quanti non intendono recarsi alle urne per protesta.<br /><br />In precedenza, il Presidente della Conferenza episcopale della Nigeria , Matthew Man-Oso Ndagoso, Arcivescovo di Kaduna, aveva pubblicato una nota nella quale avvertiva: “Ci avviciniamo ancora una volta alla soglia di un altro periodo decisivo, forse il più decisivo, nella storia della nostra nazione: le elezioni del 2027”.<br /><br />“Questa volta, la posta in gioco è più alta del solito”, afferma. “Siamo già a un punto in cui una cattiva leadership si traduce in negligenza, mancanza di responsabilità, regressione economica, tensioni religiose, insicurezza, rapimenti e inutili perdite di vite umane. Siamo quasi al punto di rottura”. “Non possiamo permetterci di peggiorare ulteriormente la nostra situazione”, avverte il Presidente della CBCN.<br /><br />Anche l'Arcivescovo Ndagoso si dice preoccupato per il crescente disinteresse dei nigeriani nei confronti del voto. Citando le statistiche relative alle elezioni presidenziali del 2023, presentate dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente , l’Arcivescovo di Kaduna rileva “una crescente apatia politica”. “In una nazione di circa 250 milioni di persone, c'erano solo 93.469.008 elettori registrati, il 37,39% dei nigeriani, e solo 87.209.007 hanno ritirato la propria tessera elettorale”.<br /><br />“Ancora più preoccupante: gli elettori accreditati per le elezioni presidenziali del 2023 erano 25.286.616. Se i risultati finali sono attendibili, il candidato dell'All Progressives Congress ha vinto con 8.794.726 voti. Ciò significa che il Presidente della nazione africana più popolosa è stato scelto dal 9,41% degli elettori registrati e dal 3,52% della popolazione”, sottolinea il Presidente della CBCN.<br />Secondo Ndagoso, la situazione rischia di peggiorare alle prossime elezioni. “Per quanto preoccupanti siano queste cifre, temo che sempre più nigeriani siano ormai disinteressati alle elezioni, convinti che il loro voto non conti più”, afferma. “Pur non potendo ignorare la corruzione dei funzionari elettorali, dobbiamo ricordare a noi stessi che il voto è un dovere fondamentale di ogni cittadino. È il modo in cui ogni cittadino partecipa alla società civile”, sottolinea l’Arcivescovo.<br /><br />Il Presidente dei Vescovi nigeriani avverte inoltre che l’insoddisfazione dei cittadini potrebbe sfociare in proteste, soprattutto da parte dei giovani, come accaduto in Nepal nel settembre 2025. “Prego che non si arrivi a un punto simile”, afferma, ma per evitarlo occorre che “i nigeriani trovino il coraggio di votare”. <br />Tue, 18 Aug 2026 12:57:24 +0200PAPUA NUOVA GUINEA - Il Cardinale Tagle al Giubileo di Bougainville: "la fede è giunta qui attraverso la celebrazione dell'Eucaristia"https://www.fides.org/it/news/78060-PAPUA_NUOVA_GUINEA_Il_Cardinale_Tagle_al_Giubileo_di_Bougainville_la_fede_e_giunta_qui_attraverso_la_celebrazione_dell_Eucaristiahttps://www.fides.org/it/news/78060-PAPUA_NUOVA_GUINEA_Il_Cardinale_Tagle_al_Giubileo_di_Bougainville_la_fede_e_giunta_qui_attraverso_la_celebrazione_dell_Eucaristia<p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/L3nuhcMAgCM?si=ibUHEGWd4O7kMtXq" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br /><br /><br />di Marie-Lucile Kubacki<br /><br />Buka – “Questo è davvero un evento locale, ma un evento locale aperto all’universo”. Con queste parole il Cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e Inviato speciale di Papa Leone XIV, ha riassunto il significato del 125° anniversario dell’arrivo della fede cattolica a Bougainville. Presiedendo la Messa giubilare nella Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione a Hahela, sull’isola di Buka, il Cardinale ha invitato la Chiesa locale a rinnovare il proprio impegno missionario, a rafforzare la comunione tra le diverse realtà etniche e sociali e a cercare il Regno di Dio al di sopra di ogni altra preoccupazione.<br /><br />La celebrazione ha riunito fedeli provenienti dalle regioni settentrionale, orientale, occidentale, meridionale e centrale di Bougainville, insieme a vescovi, sacerdoti, religiosi e laici di altre Chiese locali. Il Cardinale Tagle ha inoltre trasmesso i saluti e la benedizione di Papa Leone XIV. “Quando gli ho detto che sarei venuto a Bougainville per questa celebrazione, mi ha detto: ‘Oh, Bougainville. Per favore, trasmettete loro la mia vicinanza, le mie benedizioni e i miei saluti’”, ha riferito il Cardinale.<br /><br />Il Giubileo ricorda la prima Messa celebrata il 7 agosto 1901 sull’isola di Ahok-Ahok da due sacerdoti missionari, i padri Peter Mayer ed Eugene Ender. “La fede cristiana è giunta qui attraverso la celebrazione dell’Eucaristia”, ha osservato il Cardinale Tagle. “Posso immaginare che 125 anni fa non vi fosse una folla, né un’assemblea come questa. Dovevano esserci soltanto i due missionari e pochi compagni. E guardate, dopo 125 anni: non soltanto persone di Bougainville, ma persone provenienti da altre parti del mondo sono qui”.<br /><br />La diocesi di Bougainville, che celebra anche i 60 anni dalla sua istituzione, riunisce oggi oltre 200.000 fedeli in 35 parrocchie. La sua storia reca i segni degli inizi missionari, del servizio dei catechisti laici, degli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale e delle ferite provocate dal conflitto interno conosciuto come "crisi di Bougainville". Il Giubileo ha tuttavia reso visibile una Chiesa che ha messo radici nella popolazione locale ed è chiamata ad assumere in maniera sempre più piena la propria missione e responsabilità.<br /><br />Nella sua omelia, il Cardinale Tagle ha rilevato che le letture proclamate nella Messa giubilare erano gli stessi testi biblici ascoltati durante la prima celebrazione eucaristica di 125 anni fa. “Queste furono le prime parole della Scrittura proclamate qui a Bougainville”, ha detto. “I nostri cuori sono colmi di gratitudine. Dio è stato fedele”. Il Cardinale ha invitato i fedeli ad accogliere nuovamente quelle prime parole del Vangelo come un appello per il presente: “Cercate anzitutto il Regno di Dio. Servite Dio”.<br /><br />Riflettendo sul monito evangelico secondo cui nessuno può servire due padroni, il Cardinale Tagle ha sottolineato che i “molti re e regine” che si contendono la sequela degli uomini lo fanno spesso alimentando ansia. “Attraverso le nostre preoccupazioni e le nostre ansie scopriamo i re e le regine che ci governano”, ha detto. La preoccupazione per l’apparenza, per i beni posseduti o per lo status sociale può indurre a dimenticare quanti sono più poveri o vulnerabili. Al contrario, il Regno di Dio non è fondato sulla paura, ma sulla fiducia: “Non è preoccupazione; è fede, è fiducia. Dio si prenderà cura di noi per il nostro bene”.<br /><br />Il Cardinale ha sottolineato che cercare il Regno di Dio non significa sottrarsi al lavoro, allo studio o alle responsabilità quotidiane. Piuttosto, ha detto, i credenti sono chiamati a mettere energie, talenti e lavoro al servizio della giustizia. “La giustizia di Dio è la sua verità. Significa amare, rispettare le persone, prendersi cura della natura e del creato, condividendo con gli altri i beni della terra e dei mari”. La persona giusta, ha aggiunto, non ruba, non sfrutta e non inganna gli altri.<br /><br />L’Eucaristia, ha proseguito il Cardinale, è la fonte e il modello di questa unità. Rivolgendosi anche ai numerosi fedeli raccolti fuori dalla cattedrale, ha affermato: “Potreste essere fuori, ma fate parte del Corpo vivente di Cristo che celebra oggi questo momento di grazia. Le mura non sono vere mura. Siamo una cosa sola, oggi e per sempre”. Richiamando le parole di san Paolo, ha ricordato che in Cristo i credenti non sono più “stranieri gli uni agli altri”. “Le mura che vi separavano sono scomparse in Cristo”, ha detto. “In Gesù non vi è più distinzione tra gruppi etnici, clan, tribù, ricchi o poveri, istruiti o non istruiti. Siamo un’unica famiglia in Gesù”. Questa unità inizia dal riconoscimento, espresso all’inizio di ogni Messa, che tutti sono peccatori e hanno bisogno della misericordia di Dio.<br /><br />L’appello del Cardinale Tagle richiama una sfida particolarmente significativa in Papua Nuova Guinea, Paese di oltre 800 lingue e di forti identità tribali. La Chiesa locale è stata spesso un luogo nel quale persone provenienti da realtà diverse si incontrano come un’unica famiglia, contribuendo alla riconciliazione e all’unità nazionale attraverso la vita parrocchiale, le scuole, i centri sanitari e le iniziative di costruzione della pace. Il Cardinale ha invitato le famiglie cristiane a divenire “piccole Chiese”, contraddistinte dal perdono reciproco, dalla benedizione e dall’ascolto attento della Parola di Dio. Le ha esortate a non permettere che i media digitali e altre distrazioni sostituiscano l’ascolto comune della Scrittura. Ha inoltre collegato la spiritualità eucaristica al lavoro quotidiano: i frutti della terra e il lavoro dell’uomo, portati all’altare, diventano per opera dello Spirito il Corpo e il Sangue di Cristo. “Anche nella vita ordinaria, fate in modo che il vostro lavoro sia presenza di Cristo”, ha detto.<br /><br />Al termine della celebrazione eucaristica, il Cardinale Tagle è tornato sul carattere missionario della Messa. “‘Andate, la Messa è finita’: andate, questa è la missione”, ha detto. “Ciò che avete ascoltato nella Parola di Dio, ciò che avete ricevuto, ciò che avete toccato, andate a condividerlo con gli altri”. Ha chiesto alla Chiesa di Bougainville di portare l’esperienza dell’Eucaristia nelle case, nei quartieri e nei villaggi, trasmettendo la fede alle future generazioni. “Speriamo di celebrare il 500° anniversario dell’evangelizzazione di Bougainville”, ha affermato il Cardinale. “Ma questo dipende non soltanto dalla benedizione del Signore, bensì anche dalla nostra responsabilità, dal nostro dovere di diffondere la Buona Notizia”. Ha concluso invitando i fedeli a dirsi gli uni gli altri: “Siete benedetti dal Signore. Siete davvero benedetti”.<br /><br />Il Cardinale Tagle ha concluso la sua visita pastorale di tre giorni in Papua Nuova Guinea con una Messa finale celebrata lunedì sera nella parrocchia Mary Queen of the Pacific di Waigani, a Port Moresby, insieme ai membri della comunità di Bougainville che vivono e lavorano nella capitale. Hanno concelebrato l’Arcivescovo Maurizio Bravi, Nunzio Apostolico in Papua Nuova Guinea e nelle Isole Salomone, il Vescovo Jacek Tendej di Alotau, il Vescovo Paul Sundu di Kundiawa e padre Lawrence Arockiaraj, Segretario generale della Conferenza episcopale cattolica. La chiesa era gremita di fedeli, tra i quali membri della comunità filippina e l’ex Presidente della Regione autonoma di Bougainville, il dottor John Momis, con la moglie. Il Cardinale è poi partito dall’aeroporto internazionale di Jacksons per Manila, in viaggio verso Roma. Tue, 18 Aug 2026 12:35:37 +0200AFRICA/ZAMBIA - Il Presidente Hichilema rieletto in un clima di tensione; i Vescovi chiedono trasparenza e rispetto dello Stato di dirittohttps://www.fides.org/it/news/78059-AFRICA_ZAMBIA_Il_Presidente_Hichilema_rieletto_in_un_clima_di_tensione_i_Vescovi_chiedono_trasparenza_e_rispetto_dello_Stato_di_dirittohttps://www.fides.org/it/news/78059-AFRICA_ZAMBIA_Il_Presidente_Hichilema_rieletto_in_un_clima_di_tensione_i_Vescovi_chiedono_trasparenza_e_rispetto_dello_Stato_di_dirittoLusaka - Il Presidente zambiano Hakainde Hichilema è stato rieletto per un secondo mandato quinquennale nelle elezioni tenutesi il 13 agosto .<br /><br />Hichilema ha vinto con 2.965.326 voti, pari al 60,49% dei 4.902.050 voti validi espressi. Il principale concorrente, Brian Mundubile, ha ottenuto circa 1.856.217 voti, pari al 37,87% del totale. Mundubile è stato costretto all’esilio dopo essere stato accusato di aver preso parte a un presunto complotto per un’insurrezione armata.<br /><br />Almeno dieci figure di spicco dell’area politica di Mundubile sono state arrestate, tra cui il suo portavoce, George Chisanga, e Patrick Mwansa, marito della figlia dell’ex presidente Edgar Lungu. Il governo sostiene che gli arrestati fossero in combutta con cittadini stranieri per istituire campi di addestramento militare illegali.<br /><br />Il 15 agosto Mundubile ha dichiarato che “personale pesantemente armato dell’Esercito Nazionale dello Zambia” si era recato presso la sua residenza. Secondo il politico, i militari avrebbero esploso colpi d’arma da fuoco dopo aver fatto irruzione nell’abitazione, terrorizzando i suoi familiari. Mundubile ha definito l’assalto un attentato alla sua vita.<br /><br />Poche ore dopo, la Commissione elettorale ha sospeso il conteggio dei voti, citando il furto di schede già contrassegnate e atti di violenza contro i propri funzionari, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. Esponenti dell’opposizione hanno interpretato la sospensione improvvisa e la successiva, rapida ripresa dello spoglio come un espediente volto a influenzare il risultato delle elezioni presidenziali.<br /><br />In una nota, la Conferenza Episcopale dello Zambia afferma di “aver seguito con profonda preoccupazione lo svolgimento delle elezioni generali del 13 agosto 2026 e gli eventi che ne sono seguiti”.<br /><br />“Noi, pastori della Chiesa cattolica in Zambia e voci morali nella vita di questa nazione, non possiamo rimanere in silenzio mentre l’integrità di un processo così fondamentale per il benessere e il futuro del popolo zambiano rischia di essere messa in discussione”, continua la nota pervenuta all’Agenzia Fides.<br /><br />I Vescovi sottolineano di “parlare non nell’interesse di alcun partito politico o candidato, ma in difesa della Costituzione, dello Stato di diritto e del sacro diritto di ogni zambiano di vedere il proprio voto conteggiato e rispettato”.<br /><br />I Presuli si soffermano in particolare sulla sospensione del conteggio dei voti disposta il 14 agosto dalla Commissione Elettorale dello Zambia . “Pur riconoscendo che la Commissione ha successivamente indicato che lo spoglio è ripreso sotto misure di sicurezza rafforzate, il fatto stesso che tale sospensione sia stata disposta il giorno dopo che i cittadini zambiani si sono recati alle urne è una questione che dovrebbe preoccupare ogni cittadino di buona volontà”, affermano i Vescovi.<br /><br />La ZCCB esprime inoltre preoccupazione per “le segnalazioni inquietanti riguardanti il trattamento riservato a membri e funzionari di partiti politici di opposizione, incluse accuse di molestie da parte di agenti armati, mentre vi sono casi di persone arrestate delle quali non si conosce dove siano finite”.<br /><br />I Presuli ammettono che non tutte le segnalazioni di abusi “sono state verificate da fonti indipendenti”, ma proprio per questo chiedono “la massima trasparenza: ogni persona detenuta dalle agenzie statali deve essere immediatamente identificata, le deve essere garantito l’accesso a un avvocato e ai familiari, e deve essere processata secondo la legge o rilasciata”.<br /><br />La dichiarazione si conclude con un “appello alla calma, alla pazienza e alla preghiera”. “Preghiamo affinché la pace prevalga nella nostra terra e affinché vi siano saggezza e integrità tra coloro a cui è affidato il conteggio e l’annuncio dei risultati”. <br />Tue, 18 Aug 2026 11:09:34 +0200ASIA/COREA DEL SUD - Il cammino verso la GMG 2027 incrocia i sentieri della Dottrina sociale della Chiesahttps://www.fides.org/it/news/78058-ASIA_COREA_DEL_SUD_Il_cammino_verso_la_GMG_2027_incrocia_i_sentieri_della_Dottrina_sociale_della_Chiesahttps://www.fides.org/it/news/78058-ASIA_COREA_DEL_SUD_Il_cammino_verso_la_GMG_2027_incrocia_i_sentieri_della_Dottrina_sociale_della_Chiesadi Pascale Rizk<br /><br />Gwangju – “La Dottrina sociale della Chiesa non è un insegnamento filantropico del tipo ‘aiuta gli sfortunati’, ma piuttosto è interrogarsi sul tipo di società che dovremo costruire affinché gli esseri umani possano vivere con dignità”: è questa la questione essenziale esposta da padre Vincenzo Segil Son a giovani dell’Arcidiocesi di Gwangju, radunatisi il 15 e 16 agosto presso l’Università cattolica di Gwangju in vista della Giornata Mondiale della Gioventù 2027 di Seoul. “Si è trattato di due giorni ricchi di attività: lezioni di catechesi, preghiere secondo l’ispirazione di Taizé, iniziative e condivisioni organizzate in diversi stand, una celebrazione solenne e un festival di lode” riferisce all’Agenzia Fides padre Son. <br />Secondo il comunicato della diocesi, ‘il Comitato Organizzatore Diocesano ha predisposto questo itinerario affinché i giovani possano diventare prima di tutto pellegrini, avere un assaggio della GMG in anticipo e accoglierla come una gioiosa esperienza di fede’ incoraggiando la loro partecipazione, affinché diventino “Portatori di Accoglienza ” che accolgono con gioia i coetanei provenienti da tutto il mondo.<br /><br />“Creato a immagine di Dio, ogni essere umano possiede un valore intrinseco” spiega padre Vincenzo, richiamando il contesto storico che portò alla pubblicazione della Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, “Quel documento difese i diritti, la dignità e le giuste condizioni di vita dei lavoratori, segnando l’inizio della moderna dottrina sociale cattolica”; uno dei quattro temi proposti ai giovani di Gwangju insieme a quelli della Missione, della Vocazione e dell’educazione affettiva. <br /><br />Rileggendo i fatti accaduti nella propria Arcidiocesi nel maggio 1980, quando esplosa la rivolta contro il regime di Chun Doo-hwan, padre Son ha ripercorso il cammino della comunità ecclesiale di allora e la scelta di campo fatta in quel frangente dall’Arcidiocesi. La scelta di ‘non tacere’ e di ‘difendere la dignità umana’, denunciando le condizioni di sfruttamento e convocando incontri di preghiera in un clima segnato da arresti e torture. <br /><br />Nel ricordare gli eventi del 18 maggio, quando la repressione portò al cosiddetto “Massacro di Gwangju “, l’invito rivolto ai giovani è stato quello di riflettere “sul modo e il ruolo della Chiesa nel vivere insieme nel mondo”, per aiutare tutti a “discernere dove stare nel mondo sofferente di oggi” e “riconoscere oggi i luoghi in cui la dignità umana viene violata e a chiedersi come agire”.<br /><br />Il cammino verso la GMG di Seoul si sta concretizzando in forme e iniziative diverse, in Corea del Sud e in altri Paesi. Dopo aver pubblicato l’inno ufficiale della GMG , il ‘Catholic Internet Good News’ dell’arcidiocesi di Seoul ha lanciato l'app di preghiera “Catholic Prayer” che permette agli utilizzatori di pregare, meditare, informarsi sui santuari. Sempre nel mese di agosto, la squadra di promozione della GMG ha percorso il Cammino di Santiago in Spagna per promuovere la GMG 2027 di Seul organizzando spettacoli, distribuendo volantini e ballando le danze tradizionali e K-pop nelle strade. Dal 5 al 10 agosto, i membri del team hanno coinvolto nelle loro iniziative circa 4000 pellegrini. Inoltre, e per la prima volta nella storia della GMG, delle linee guida, distinte dalle misure di sicurezza generali, saranno dedicate alla tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. Elaborate con il contributo della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e delle autorità ecclesiastiche locali, questo documento spiegherà le conseguenze dei comportamenti scorretti tenendo conto delle procedure legali coreane.<br /><br /> La città di Gwangju è stata il centro della rivolta e lotta contro la dittatura militare. Quando l'esercito represse violentemente le proteste nel 18 maggio 1980, i cittadini, gli studenti e i lavoratori si ribellarono per rivendicare la fine del sistema autoritario. L'interpretazione del "Movimento di democratizzazione del 18 maggio" è cambiata nel tempo, passando da essere considerato ufficialmente una "rivolta di ispirazione comunista" a diventare un simbolo nazionale di sacrificio per la democrazia e i diritti umani; una liberazione strettamente legata a quella del ‘ Gwangbokjeol’ , il Giorno della Liberazione del 15 agosto, celebrato in memoria della liberazione della Corea dal dominio coloniale giapponese . <br /><br />“La completa liberazione rimane per noi un compito ancora da portare a termine” ha detto il Presidente Lee Jae-myung nel suo recente appello al dialogo con la Corea del Nord, lanciato in occasione del 79esimo Anniversario della Liberazione del 15 agosto. Richiamando l'eredità di Gwangju, il Presidente ha collegato il dialogo tra le due Coree al lungo cammino per la democrazia iniziato in Corea del Sud sin dal 1980, auspicando che tale dialogo contribuisca a far compiere nuovi passi verso la convivenza pacifica. .<br />Mon, 17 Aug 2026 19:15:00 +0200AMERICA/PERÙ - Il Vicariato apostolico di Iquitos lancia un appello urgente per contrastare l’avanzata delle miniere illegali in Amazzoniahttps://www.fides.org/it/news/78057-AMERICA_PERU_Il_Vicariato_apostolico_di_Iquitos_lancia_un_appello_urgente_per_contrastare_l_avanzata_delle_miniere_illegali_in_Amazzoniahttps://www.fides.org/it/news/78057-AMERICA_PERU_Il_Vicariato_apostolico_di_Iquitos_lancia_un_appello_urgente_per_contrastare_l_avanzata_delle_miniere_illegali_in_AmazzoniaIquitos – Un forte appello ad agire immediatamente contro il devastante incremento dell’estrazione mineraria illegale nel bacino del fiume Nanay è stato lanciato dal Vicariato apostolico di Iquitos con una dichiarazione ufficiale diffusa il 17 agosto. <br /><br />Il Nanay è la principale fonte di acqua potabile per oltre mezzo milione di abitanti della città di Iquitos, oltre che per numerose comunità indigene dell’Amazzonia peruviana.<br /><br />Nel testo, si esprime profonda preoccupazione per i dati emersi da un recente studio basato su immagini satellitari: dei 1.518 registri di dragaggi minerari individuati dal 2017 in 13 fiumi del dipartimento di Loreto, quasi la metà è comparsa dall’inizio del 2025. Il 70% del totale è stato registrato nel Nanay, territorio ancestrale del popolo Ikitu. Il fiume Nanay è quello che ha registrato il maggiore aumento dei dragaggi; seguono il Marañón, con 108 nuovi registri dal 2025, e il Tigre, con 67. Parallelamente avanza la deforestazione sulle rive del Nanay, legata all’attività mineraria alluvionale.<br /><br />Richiamando le Scritture – «Del Signore è la terra e quanto contiene, il mondo e i suoi abitanti» – il Vicariato sottolinea che «profanare la creazione equivale ad attentare contro Dio stesso». Il documento fa inoltre riferimento al discorso pronunciato da Papa Francesco ai popoli dell’Amazzonia a Puerto Maldonado, nel gennaio 2018, ricordando l’invito a «rompere con il paradigma storico che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile». Il Pontefice denunciava in quell’occasione la «contaminazione ambientale propiziata dalla miniera illegale» e l’ulteriore «devastazione della vita» che l’accompagna: «la tratta di persone, il lavoro schiavo o l’abuso sessuale». <br /><br />Come «Popolo di Dio dell’Amazzonia», il Vicariato apostolico ricorda che il rilascio di concessioni minerarie viola i diritti ambientali e le norme vigenti, comprese le ordinanze regionali che dichiarano il Nanay zona esclusa dall'attività di estrazione mineraria. <br /><br />L’incremento dell’attività mineraria, aggiunge il documento, genera violenza e minacce alla sicurezza nazionale e richiede una risposta integrata del governo nazionale e delle autorità regionali. Gli impatti della miniera, specialmente la contaminazione da mercurio, danneggiano inoltre la salute della popolazione e la sicurezza alimentare delle comunità. <br /><br />Il Vicariato apostolico chiede quindi alle autorità competenti – in particolare all’Istituto Geologico, Minerario e Metallurgico , al Ministero dell’Energia e delle Miniere, al Ministero dell’Interno e al Ministero della Difesa – tre interventi urgenti: «l’immediata dichiarazione di nullità di qualsiasi concessione mineraria, metallica o non metallica, rilasciata dall’INGEMMET su questo bacino»; «lo sradicamento definitivo dei dragaggi e degli impianti di estrazionei illegali» che continuano a distruggere gli ecosistemi e a colpire la salute e la sicurezza della popolazione del Nanay; e un «controllo effettivo» dei macchinari e dei materiali che entrano nel bacino per via fluviale o attraverso rotte clandestine «ben conosciute».<br /><br />Ai deputati e al senatore del dipartimento di Loreto viene chiesto di promuovere un’iniziativa legislativa che vieti ogni concessione mineraria nei corsi d’acqua amazzonici. Il testo sollecita inoltre il Congresso e la Contraloría General de la República a condurre un’approfondita attività di controllo sull’operato dell’INGEMMET, alla luce delle preoccupazioni espresse riguardo all’ammissione e al trattamento di richieste minerarie in aree sottoposte a misure di tutela.<br /><br />Riaffermando la disponibilità a collaborare alla definizione di proposte giuridiche per affrontare l’emergenza e difendere la «casa comune», il Vicariato conclude con le parole di Papa Francesco: «La difesa della terra non ha altra finalità se non la difesa della vita». <br /><br />Il documento è firmato dal Vescovo Miguel Ángel Cadenas Cardo, Vicario apostolico di Iquitos, insieme a diciannove sacerdoti e responsabili di parrocchie e organismi pastorali, al rettore del Seminario Amazzonico Intervicariale, alla Commissione per i Diritti Umani e alla Vicaria dell’Acqua del Vicariato. Mon, 17 Aug 2026 15:30:07 +0200EUROPA/FRANCIA - Il “Santuario esteso”, pellegrinaggio missionario nel segno di San Giovanni Eudeshttps://www.fides.org/it/news/78056-EUROPA_FRANCIA_Il_Santuario_esteso_pellegrinaggio_missionario_nel_segno_di_San_Giovanni_Eudeshttps://www.fides.org/it/news/78056-EUROPA_FRANCIA_Il_Santuario_esteso_pellegrinaggio_missionario_nel_segno_di_San_Giovanni_Eudesdi Pascale Rizk<br /><br />Caen – Per chiedere che l’antica “Missione di Caen” non rimanga solo un edificio storico ma un luogo di memoria viva, i Padri Eudisti e Maria, insieme alle Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore della provincia francese hanno voluto inaugurare quello che definiscono “le Sanctuaire Étendu” . Un itinerario di pellegrinaggio nei luoghi, nella pietra e nei ricordi, le gioie, le prove e la devozione al cuore di Gesù e di Maria che hanno plasmato il cammino di San Giovanni Eudes , fondatore della Congregazione di Gesù e Maria e dell’Ordine di Nostra Signora della Carità. Voluto in occasione della celebrazione del centenario dalla canonizzazione di Giovanni Eudes, avvenuta il 31 maggio 1925, l’itinerario si sviluppa in quattro tappe proposte per approfondire la sua spiritualità: Les Tourailles, Ri- Halboville, la Delivrande e Caen. <br /><br />Ri e il battesimo<br /><br />Radicato in una società contadina del XVII secolo, profondamente segnata dalle guerre di religione e dalle epidemie di peste che gettavano nel lutto numerose famiglie, il villaggio e la chiesa di Ri in Normandia appaiono come la culla concreta delle radici della spiritualità di san Giovanni Eudes. «Fu in seguito a un voto fatto a Notre-Dame de la Recouvrance des Tourailles che sua madre rimase incinta dopo che la coppia soffriva di sterilità per anni», ci racconta Suor Nathalie Champ delle Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore. «Dopo la nascita di Jean, i genitori sono tornati al Santuario per rendere grazie. Di seguito, la coppia ha avuto altri 6 altri figli», aggiunge. <br />Il battesimo di Jean Eudes avviene nella chiesa di Nostra Signora della Visitazione a Ri dove tornerà più volte nel corso della sua vita. <br /><br />Giovanni Eudes considerava la propria nascita come un intervento divino nella vita dei suoi genitori. Battezzato due giorni dopo la nascita, in seguito vedrà in questo evento un segno della protezione di Maria, in linea con la devozione mariana che caratterizzerà tutta la sua spiritualità. Per lui, il battesimo non era un semplice rito di iniziazione, ma una «generazione ineffabile» e una «nascita meravigliosa» che rende il battezzato un membro vivente del Corpo di Cristo, animato dallo Spirito Santo. Giovanni Eudes descriveva lo Spirito come «lo Spirito del nostro spirito, il cuore del nostro cuore, l’anima della nostra anima, per dimorare sempre con noi e in noi», sottolineando così un’intimità trinitaria vissuta nel quotidiano. <br />Così, Ri non è solo un luogo di nascita geografico, ma il punto di partenza di una spiritualità battesimale in cui lo Spirito Santo, a immagine della sua azione in Maria, forma Cristo nel credente e orienta tutta la vita verso Dio.<br /><br />Caen e la missione itinerante <br /><br />Dopo aver trascorso la notte in preghiera a Notre-Dame de la Délivrande à Douvres-la-Délivrande, situata a 14 chilometri da Caen, Giovanni Eudes raggiunge la città di Caen con cinque compagni il 25 marzo 1643 il giorno dell’Annunciazione con una finalità chiara: fondare la Congregazione di Gesù e Maria e istituire il primo seminario della Normandia. Fu cosi che prendeva inizio il suo ministero in Normandia, tra fondazioni, prove e perseveranza nella fede. E malgrado la chiusura del Seminario imposta del vescovo di Bayeux nel 1650: «una decisione che ha provocato senza dubbio grande tristezza a Giovanni Eudes”, racconta suor Denise Deschamps. Ma «lui nutriva una fiducia incrollabile nella volontà di Dio». Così, con la riapertura del seminario nel maggio del 1653, lui vede una conferma divina della vocazione dei padri eudisti. <br /><br />Sono state le popolazioni rurali e povere, spesso trascurate dal clero dell'epoca il cuore della missione di Giovanni Eudes. Insieme ad un gruppo di preti, Eudes partiva verso le varie città della Normandia , di Bretagna e nella regione di Nantes. Predicava in maniera semplice, organizzava degli insegnamenti a bambini e adulti e trascorreva ore insieme ai sacerdoti a confessare i fedeli per incoraggiare una vera conversione e una riconciliazione con i nemici. Le sue missioni duravano settimane o mesi. Se talvolta tornava a Caen, era per sollevare i seminaristi e scrivere le sue opere fondamentali “Il Cuore ammirevole” e il “Memoriale della vita ecclesiastica”. <br /><br />Come ricordano gli Eudisti e le suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore , l’attuale oratorio sorge nel luogo in cui si trovava la stanza in cui Giovanni Eudes visse per quasi quarant’anni e dove morì nel 1680. «Per lui - ricorda Suor Madeleine Giugue, che insieme a Suor Denise, Suor Nathalie e i padri Eudisti a Caen salvaguardano il patrimonio delle casa riacquistata con gli anni, - la carità è di ogni istante ed è la regola delle regole». <br /><br />Fu proprio la Carità la sorgente dello zelo missionario che l’ha portato a voler servire nel quotidiano le donne abbandonate e senza sostegno con la fondazione delle Suore di Nostra Signora della Carità.<br /><br />In questi ultimi anni, le “missioni di strada” si sono diversificate in Francia. I giovani vanno a testimoniare la loro fede con passanti e turisti, proponendo preghiere, distribuendo materiale e cercando incontri personal oltre ad offrire sostegno alle missioni locali. <br /><br />Di recente, alcune parrocchie e nuove comunità organizzano occasionalmente anche iniziative di evangelizzazione di strada, <br />Sun, 16 Aug 2026 18:54:41 +0200ASIA/VIETNAM - “Ho ascoltato le vostre suppliche”. Accorrono in 160mila al 32° Congresso-Pellegrinaggio mariano di La Vanghttps://www.fides.org/it/news/78055-ASIA_VIETNAM_Ho_ascoltato_le_vostre_suppliche_Accorrono_in_160mila_al_32_Congresso_Pellegrinaggio_mariano_di_La_Vanghttps://www.fides.org/it/news/78055-ASIA_VIETNAM_Ho_ascoltato_le_vostre_suppliche_Accorrono_in_160mila_al_32_Congresso_Pellegrinaggio_mariano_di_La_Vangdi Andrew Doan Thanh Phong<br /><br /><br />Hue - Nonostante i lunghi viaggi e le difficili condizioni di alloggio in tende improvvisate allestite sotto il sole cocente, con temperature che a volte raggiungevano i 40°C, circa 160.000 vietnamiti provenienti da tutto il Paese e dall'estero hanno partecipato al “Congresso di La Vang”, dal 13 al 15 agosto 2026. <br /><br />Il Congresso di La Vang si tiene tradizionalmente ogni tre anni, fin dal 1901, e quella del 2026 è stata la 32ª edizione. Le due edizioni previste nel 2020 e poi nel 2023 non si sono potute svolgere a causa della pandemia da COVID-19. Ma anche negli anni in cui il congresso non si tiene, il numero di pellegrini cattolici che raggiungono il santuario mariano rimane rilevante, variando da circa 70.000 a 90.000. Tutto ciò riflette la devozione, l'amore e la fiducia dei cattolici vietnamiti nella Vergine Maria.<br /><br /><br />«Nel pellegrinaggio a La Vang non portiamo bagagli ingombranti, eppure il bagaglio spirituale che portiamo è immenso, e comprende le gioie e i dolori della vita. Veniamo dalla Madonna affinché ci conduca a Gesù»: così ha affermato l'Arcivescovo Joseph Nguyen Nang dell'Arcidiocesi di Saigon, Presidente della Conferenza episcopale cattolica del Vietnam, durante la cerimonia di apertura del 32° Congresso del Pellegrinaggio Mariano di La Vang, celebrata presso il Santuario di La Vang, nell'Arcidiocesi di Hue, nel Vietnam centrale. Concentrandosi sul tema «Maria - Annunciatrice del Vangelo», l’Arcivescovo ha inoltre invitato tutti a imitare la Beata Vergine Maria diventando discepoli missionari, pronti ad accogliere il Vangelo e a condividerlo con le persone che si hanno accanto nella vita di tutti i giorni.<br /><br />In quell'atmosfera sacra e vibrante, l'Arcivescovo Joseph Vu Van Thien di Hanoi, celebrante principale, ha ricordato l'apparizione della Vergine Maria avvenuta nel 1798, in mezzo alle sofferenze dei cattolici vietnamiti in fuga dalle persecuzioni religiose della corte feudale vietnamita, nella fitta foresta dove oggi sorge il Santuario di La Vang. <br /><br />Da allora, innumerevoli generazioni di vietnamiti hanno cercato e trovato conforto nella Madre di La Vang, che promise: "Abbiate una fede salda e sopportate con pazienza le vostre sofferenze. Ho ascoltato le vostre suppliche. D'ora in poi, chiunque verrà in questo luogo per implorarmi vedrà esaudite le proprie preghiere e riceverà grazie secondo le proprie intenzioni". Queste le parole di Joseph Thien durante la Messa di apertura del Congresso, alle ore 18:00 del 13 agosto 2026.<br /><br />Per garantire lo svolgimento del Congresso, della durata di tre giorni, le autorità locali e gli enti competenti hanno adottato diverse misure per assicurare ai partecipanti la sicurezza, l'ordine del traffico, l'igiene ambientale, la sicurezza alimentare e l'assistenza sanitaria. "Tutto il personale in servizio deve dimostrare un forte senso di responsabilità e mantenere un atteggiamento cortese e amichevole, ma fermo, nel guidare e assistere i parrocchiani e i pellegrini, garantendo così la massima sicurezza e la fluidità del traffico durante il 32° Congresso di La Vang", ha dichiarato il Colonnello Le Phuong Nam, Vice Direttore della Polizia Provinciale, rivolgendosi agli agenti in servizio e sottolineando l'importanza dell'evento.<br /><br />Grazie alla preparazione congiunta del governo locale, dell'amministrazione dell'arcidiocesi di Hue e di tutte le altre persone coinvolte, e con l'intercessione della Madre di La Vang, il 32° Pellegrinaggio di Nostra Signora di La Vang si è svolto in modo sicuro e solenne.<br /><br />Nonostante la grande affluenza di persone, la comunità dei figli della Madre La Vang è sempre rimasta allegra, accogliente e cordiale, e durante la Messa e gli altri momenti di preghiera tutti hanno partecipato con ordine e solennità. «Non importa se dormiamo su teloni, stuoie, amache, tende, o se mangiamo e beviamo in modo improvvisato, va tutto bene... finché possiamo venire dalla Madre e stare con la Madre, siamo felici»: queste le parole della signora Matta Nguyet, pellegrina di Ho Chi Minh City, nel Vietnam del Sud.<br /><br />Anche l'arcivescovo di Hue, Joseph Dang Duc Ngan, ha affermato che questo congresso è stato organizzato con grande cura, grazie alla meravigliosa collaborazione di molti volontari provenienti da tutto il Paese, e in particolare dai fratelli e dalle sorelle della comunità di Dio di quasi tutte le parrocchie dell'arcidiocesi di Hue. Ha confermato: «Questa è la prova concreta della viva comunione nella Chiesa del Vietnam».<br /><br /><br />La processione in onore della Vergine Maria, svoltasi nelle prime ore del mattino del 15 agosto, ha dato inizio alla Messa di chiusura del 32° Congresso di Pellegrinaggio di La Vang, presieduta dall'Arcivescovo dell'Arcidiocesi di Hue, Joseph Dang Duc Ngan, e concelebrata da alcuni altri Vescovi della Chiesa vietnamita e centinaia di sacerdoti, con la partecipazione di un gran numero di pellegrini. Durante l'omelia, l'Arcivescovo Joseph Nguyen Chi Linh, già Arcivescovo dell'Arcidiocesi di Hue, ha ricordato ai presenti: "Non appena tornerete alle vostre famiglie e ai vostri luoghi di lavoro, portate con voi lo spirito di nostra Signora di La Vang, ovvero coltivate una vita morale e vivete imitando la Madonna”. Sun, 16 Aug 2026 16:53:27 +0200ASIA/INDONESIA - Il terremoto a Flores, nel giorno dell'Assunta: paura, danni e fede nel tempo della provahttps://www.fides.org/it/news/78054-ASIA_INDONESIA_Il_terremoto_a_Flores_nel_giorno_dell_Assunta_paura_danni_e_fede_nel_tempo_della_provahttps://www.fides.org/it/news/78054-ASIA_INDONESIA_Il_terremoto_a_Flores_nel_giorno_dell_Assunta_paura_danni_e_fede_nel_tempo_della_provaMaumere – Questa mattina, 15 agosto 2026, l’isola di Flores è stata colpita da un violento terremoto di magnitudo 7,7, registrato poco prima delle ore 6. La scossa, con epicentro nella zona di Nagekeo, è stata avvertita con grande intensità in numerose località dell’isola e anche a Maumere, provocando danni a edifici e infrastrutture.<br /><br />A poche ore dal tragico evento che ha colpito l’isola indonesiana, padre Luigi Galvani, missionario Camilliano e pioniere della missione locale, ha condiviso con l’Agenzia Fides le prime notizie.<br /><br />“A Maumere uno dei luoghi maggiormente colpiti è stato il porto Lorens Say, dove il crollo della sala d’attesa ha provocato vittime e feriti” racconta il missionario rientrato da una settimana sull’isola dopo il consueto soggiorno annuale in Italia e prossimo a partire nella vicina Kupang. “Le prime informazioni diffuse dalle autorità parlavano di due vittime e di alcune persone ferite, mentre il bilancio generale del terremoto è rimasto in continua evoluzione nelle ore successive.”<br /><br />“Subito dopo il terremoto si è diffusa la notizia di un possibile tsunami. Le autorità hanno effettivamente emesso un’allerta e molte famiglie che abitano lungo le coste hanno abbandonato rapidamente le proprie case, dirigendosi verso le zone più alte e collinari.<br />Sono stati momenti di grande paura" rimarca padre Luigi. "Molte persone hanno trascorso ore lontano dalle proprie abitazioni, temendo l'arrivo delle onde. Fortunatamente, l’allerta è stata successivamente revocata e non si è verificata a Maumere la catastrofe che molti temevano".<br /><br />"Particolarmente impressionante" prosegue nel suo racconto padre Galvani "è stato ciò che è accaduto nelle nostre chiese. In quel momento alcuni dei nostri sacerdoti stavano celebrando la Santa Messa. Quando la terra ha cominciato a tremare violentemente, sacerdoti e fedeli, istintivamente, sono corsi fuori dalle chiese per mettersi in salvo".<br /><br />"Un nostro padre" aggiunge il missionario "stava distribuendo la Santa Comunione quando la scossa ha raggiunto la sua massima intensità. Poco dopo, alcuni pezzi del tetto sono precipitati proprio nella zona dell’altare. È stato davvero fortunato e, soprattutto, possiamo dire: grazie a Dio, è stato preservato. All’interno della chiesa il terremoto ha lasciato evidenti segni. Il crocifisso e diverse statue sono caduti a terra. Tra queste anche quella di San Giuseppe, che nella caduta ha riportato la rottura della testa. Un’immagine che colpisce profondamente.<br /><br />Un altro nostro Padre ci ha raccontato che, vedendo tutti i fedeli correre fuori dalla chiesa, è uscito anche lui. Una volta all’esterno, quasi d’istinto, ha cercato di concludere la celebrazione con la benedizione finale anticipata, affidando tutti alla protezione del Signore". <br /><br />"Sicuramente" riconosce il missionario "questa giornata rimarrà impressa nella memoria degli abitanti dell’isola. La festa dell’Assunzione della Vergine Maria è stata segnata dalla paura e dall’incertezza, ma la fede e la speranza della gente rimangono sempre vive”.<br /><br />Padre Galvani conclude la sua testimonianza ringraziando il Signore perché molti sono stati salvati e perché a Maumere le conseguenze non sono state ancora più gravi. “La nostra preghiera sia per le vittime, per i feriti, per tutte le famiglie che hanno subito danni e per coloro che in queste ore stanno lavorando nei soccorsi”.<br /><br /> Sat, 15 Aug 2026 16:40:27 +0200