Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/COLOMBIA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, d. Javier Alexis Gil Henaohttp://www.fides.org/it/news/64548-AMERICA_COLOMBIA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_POM_d_Javier_Alexis_Gil_Henaohttp://www.fides.org/it/news/64548-AMERICA_COLOMBIA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_POM_d_Javier_Alexis_Gil_HenaoCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 17 maggio 2018 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Colombia per un quinquennio , il rev. Javier Alexis Gil Henao, del clero diocesano di Garzόn.<br />Il nuovo Direttore nazionale è nato il 24 giugno 1978 ed è stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 2002. Ha conseguito la licenza in Missiologia presso la Pontificia Università Urbaniana . E’ stato Viceparroco e Parroco in diverse parrocchie; Segretario nazionale della Pontificia Opera di San Pietro apostolo e della Pontificia Unione Missionaria ; Direttore del dipartimento dell’animazione missionaria della Conferenza Episcopale Colombiana . <br />Wed, 18 Jul 2018 12:13:11 +0200ASIA/IRAQ - Diventa sacerdote Fadi Iskander, figlio del prete-martire siro ortodosso Boulos Iskanderhttp://www.fides.org/it/news/64547-ASIA_IRAQ_Diventa_sacerdote_Fadi_Iskander_figlio_del_prete_martire_siro_ortodosso_Boulos_Iskanderhttp://www.fides.org/it/news/64547-ASIA_IRAQ_Diventa_sacerdote_Fadi_Iskander_figlio_del_prete_martire_siro_ortodosso_Boulos_IskanderErbil – Ricevere l'ordinazione sacerdotale dalle mani dello stesso Vescovo che molti anni prima aveva ordinato sacerdote il proprio padre, trucidato nel 2006 e celebrato come martire dai cristiani iracheni. E' accaduto a Fadi Iskander, divenuto sacerdote della Chiesa sira ortodossa domenica scorsa, 15 luglio, ad Ankawa, sobborgo di Erbil abitato in maggioranza da cristiani. Fadi è figlio di Boulos Iskander Behnam, sacerdote siro ortodosso ucciso con atroci supplizi nel 2006 a Mosul. L'ordinazione di padre Fadi è stata celebrata nella chiesa sira ortodossa dedicata alla Madonna della Luce da Mar Gregorios Shaliba Chamoun, lo stesso Vescovo che nell'aprile 1989 aveva ordinato sacerdote suo padre Boulos nella cattedrale siro ortodossa di Sant'Efrem a Mosul. Alla liturgia di ordinazione di padre Fadi – riferiscono fonti locali all'Agenzia Fides – hanno preso parte diversi Vescovi siro ortodossi insieme a sacerdoti, religiosi e religiose appartenenti a diverse confessioni cristiane, oltre a centinaia di fedeli. Padre Fadi Iskander svolgerà il suo ministero sacerdotale presso l'eparchia siro ortodossa di Byblos, in Libano. <br />La vicenda martiriale di Boulos Iskander è cara alla memoria condivisa di tutti i cristiani iracheni. La sua figura di professore e di appassionato fautore dell'unità dei cristiani era ben conosciuta dalle comunità cristiane di Mosul, che negli anni seguiti all'abbattimento del regime di Saddam Hussein furono colpite da violenze e attacchi mirati, attribuiti a gruppi terroristici legati alle rete di al Qaida . Padre Boulos fu sequestrato nell'ottobre 2006 a Mosul, nell'area industriale di Karama. I tentativi di contattare i rapitori per ottenerne la liberazione attraverso il pagamento di un riscatto andarono a vuoto. I suoi aguzzini lo uccisero infierendo sul suo corpo, che fu trovato a pezzi l'11 ottobre 2006. <br />A distanza di 12 anni, la gloria del martirio di padre Boulos fiorisce anche nel frutto gratuito della vocazione sacerdotale di suo figlio Fadi. Consolando e confortando quanti sperimentano nella loro vita che nei martiri rispende con fulgore inimmaginabile la dolce vittoria di Cristo. . Wed, 18 Jul 2018 11:59:27 +0200AFRICA/ETIOPIA - “L’estremismo religioso è una minaccia allo sviluppo” afferma p. Devine dello Shalom Centrehttp://www.fides.org/it/news/64546-AFRICA_ETIOPIA_L_estremismo_religioso_e_una_minaccia_allo_sviluppo_afferma_p_Devine_dello_Shalom_Centrehttp://www.fides.org/it/news/64546-AFRICA_ETIOPIA_L_estremismo_religioso_e_una_minaccia_allo_sviluppo_afferma_p_Devine_dello_Shalom_CentreAddis Abeba - “Stiamo attenti alla politicizzazione della religione e alla 'religionizzazione' della politica” ha avvertito p. Patrick Devine , fondatore e presidente dello Shalom Centre di Nairobi, in Kenya, nel suo intervento alla 19esima Assemblea Plenaria dell’ dell’ Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa , in corso nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba .<br />Secondo p. Devine l'estremismo ideologico religioso si preoccupa di sradicare i modi alternativi di esistenza e percezione nella società attraverso il terrorismo. "Il terrorismo è lo strumento dell'estremismo violento usato per purgare la società dalla tolleranza, per imporre la propria visione del mondo e della fede. Per contrastare questo processo negativo c'è chiaro bisogno, paradossalmente, di un'intolleranza all'intolleranza” ha affermato il missionario.<br />L’estremismo religioso ha un impatto diretto sullo sviluppo economico e sulle prospettive di vita di intere popolazioni - sottolinea p. Devine - “perché in un Paese in cui le persone vengono uccise, mutilate e costrette continuamente alla fuga, le comunità locali non possono godere di uno sviluppo sostenibile a cause della distruzione di scuole, ospedali e abitazioni”.<br />P. Devine ha suggerito che, al fine di prevenire tali problemi, i governi devono rafforzare e migliorare l'istruzione e la collaborazione con i nuovi media e quelli tradizionali. Occorre altresì aumentare gli sforzi dei partner regionali e internazionali per risolvere i conflitti nell’area e per costruire società pacifiche, inclusive e giuste attraverso il rispetto, la protezione e la promozione dei diritti umani.<br />Infine sul piano ecclesiale “c'è una necessità urgente per i leader religiosi e i seminaristi di accrescere le proprie competenze su tematiche come pace, sviluppo, religione comparata e relazioni internazionali. Oggi tutto questo è essenziale” ha concluso p. Devine. )<br />Wed, 18 Jul 2018 11:33:13 +0200AMERICA/NICARAGUA - Suor Xiskya Valladares alla comunitá internazionale: “Per favore, agite presto, prima che ci uccidano tutti”http://www.fides.org/it/news/64545-AMERICA_NICARAGUA_Suor_Xiskya_Valladares_alla_comunita_internazionale_Per_favore_agite_presto_prima_che_ci_uccidano_tuttihttp://www.fides.org/it/news/64545-AMERICA_NICARAGUA_Suor_Xiskya_Valladares_alla_comunita_internazionale_Per_favore_agite_presto_prima_che_ci_uccidano_tuttiManagua – “Sono solo una suora cattolica. Nessuno mi ha chiesto di scrivervi. Ma non posso stare a guardare come un dittatore massacra il suo popolo mentre voi rimanete muti”. Cosí inizia la lettera aperta che suor Xiskya Valladares, religiosa nicaraguense residente in Spagna, ha pubblicato domenica sul suo blog e sulle reti sociali taggando vari capi di Stato e di Governo. “Siamo un piccolo popolo di soli 6 milioni di abitanti, che non ha petrolio e non é importante per i vostri interessi” continua la religiosa, conosciuta come la “monja twittera” , filologa e giornalista, “ma si tratta di esseri umani con valori profondi, con grande coraggio, in un luogo strategico dell’America Centrale. Meritano il vostro aiuto”. <br />Poi enumera alcune delle maggiori efferatezze commesse dal regime di Daniel Ortega, di cui é informata “attraverso contatti personali e fonti che non posso rivelare per motivi di sicurezza, oltre alle informazioni che mi arrivano via twitter e che confermo con i miei contatti”, come ha detto all’Agenzia Fides. Chi pubblica commenti o notizie contro il governo é a rischio di sequestro e sparizione, come confermano alla Fides altre fonti attendibili. <br />La lettera prosegue: “Hanno bruciato vive famiglie con bambini, hanno sparato a bruciapelo su cittadini che marciavano pacíficamente per le strade, hanno sparato a bambini, hanno commesso sacrilegi nelle chiese, hanno ferito un vescovo, hanno arrestato tante persone senza ordini giudiziari, le hanno torturate, sono entrati di casa in casa con una lista in mano, per portare via simpatizzanti antigovernativi. Anziani, donne, bambini, uomini: nessuno si salva oggi in Nicaragua. Sono crimini di lesa umanitá in piena regola. Quando reagirete?” <br />La religiosa chiede poi ai governanti di lasciare da parte, “almeno per una volta”, gli “interessi politici ed economici” e di dimostrare la loro umanitá. “Non é una questione di ideología, né di religione, né di política. É una questione di umanitá”, “voi siete stati eletti per rendere il mondo piú umano”, “il popolo del Nicaragua ha bisogno di voi, adesso. Per favore, agite. Fatelo presto, prima che ci uccidano tutti”. <br />Suor Xiskya conclude con una richiesta precisa: “non chiedo azioni belliche o militari. Chiedo azioni di pressione diplomatica: la condanna per crimini di lesa umanitá” e con una supplica: “aiutate il popolo del Nicaragua. Fermate questo massacro, per favore”. L’idea della lettera “é sorta per la necessitá della pressione internazionale verso il presidente Daniel Ortega” ha spiegato la religiosa a Fides. “É chiaro – e lui stesso l’ha detto – che non se ne andrá di sua iniziativa. Per questo ho chiesto aiuto ai presidenti” di altri paesi. “Ho pubblicato la lettera sul mio blog, ne ho allacciato il link ai miei social networks ed ho taggato i governanti che conosco e alcuni mezzi di comunicazione. Non ho l’indirizzo e-mail dei Presidenti, altrimento l’avrei inviata loro anche per quella via” afferma suor Xiskya, che ha oltre 46.000 followers su Twitter, ha superato il limite massimo di 5.000 amici su Facebook ed é presente anche su Instagram, YouTube e LinkedIn. Wed, 18 Jul 2018 10:44:27 +0200AFRICA/ZAMBIA - Rafforzare la fede in Dio per guarire dalla corruzionehttp://www.fides.org/it/news/64544-AFRICA_ZAMBIA_Rafforzare_la_fede_in_Dio_per_guarire_dalla_corruzionehttp://www.fides.org/it/news/64544-AFRICA_ZAMBIA_Rafforzare_la_fede_in_Dio_per_guarire_dalla_corruzioneLusaka – Dopo la denuncia dell’Unione Africana e quella dei Vescovi del Kenya , anche il Presidente della Conferenza episcopale dello Zambia , Mons. George Lungu, Vescovo di Chipata, ha dichiarato che la corruzione continua ad assorbire la vita degli abitanti dello Zambia fomentati da professionisti spietati e astuti. Durante una messa della ZCCB, celebrata nei giorni scorsi a Lusaka, Mons. Lungu, ha descritto la corruzione come un virus e un’emorragia che lo Zambia sta affrontando. Il Vescovo ha affermato che, per essere guariti, gli zambiani devono rafforzare la loro fede in Dio.<br />“Come membro della ZCCB vivo anche io questa sfida. La corruzione è un virus che risucchia la vita di tutti: medici, avvocati, ingegneri, scienziati. Sta risucchiando la vita ai cittadini innocenti” si legge nella nota pervenuta a Fides.<br />Mons. Lungu ha inoltre spiegato che, “a causa dell’incidenza della corruzione, il paese continua a precipitare: pazienti che muoiono per mano di medici immorali; costruzioni che collassano a causa di ingegneri sciacalli; soldi persi per mano di economisti e contabili incompetenti. L’umanità muore a causa di studiosi incapaci e la giustizia va a rotoli per mano di giudici senza scrupoli”, si legge nella nota.<br />L’intera società dello Zambia è coinvolta in questo processo di degrado, denuncia il Vescovo. Il sistema elettorale è corrotto, i diritti umani sono schiacciati e le elezioni vengono perse a causa di commissari che non si preoccupano di avere elezioni libere, eque e credibili. Anche il mondo universitario è corrotto, manipolato e va avanti negli studi chi riesce a fare accordi illegali lasciando indietro chi è realmente meritevole.<br /> <br />Wed, 18 Jul 2018 10:01:10 +0200AMERICA/BRASILE - La Chiesa forma al voto responsabile e alla partecipazione, anche via webhttp://www.fides.org/it/news/64543-AMERICA_BRASILE_La_Chiesa_forma_al_voto_responsabile_e_alla_partecipazione_anche_via_webhttp://www.fides.org/it/news/64543-AMERICA_BRASILE_La_Chiesa_forma_al_voto_responsabile_e_alla_partecipazione_anche_via_webBrasilia - Attenta alla realtá sociopolitica del Paese, durante la campagna elettorale per le elezioni generali del prossimo ottobre, la Chiesa in Brasile contribuisce come di consueto alla formazione civile e democratica dei cittadini anche attraverso pubblicazioni e materiale audiovisivo, servendosi anche dei nuovi media del mondo digitale. “Guardiamo alla realtá brasiliana con cuore di Pastori, preoccupati di difendere integralmente la vita e la dignitá della persona, specialmente dei poveri e degli esclusi” avevano scritto i Vescovi nel loro messaggio “Impegno e speranza” divulgato durante l’Assemblea generale della Conferenza episcopale dell’aprile scorso. <br />Secondo l’Episcopato, il difficile momento che attraversa il Brasile esige discernimento e impegno da parte di tutti i cittadini e delle istituzioni, come dalle organizzazioni responsabili e promotrici della giustizia e del bene comune. A ottobre i brasiliani sceglieranno, oltre a Presidente e Vicepresidente della Repubblica, anche governatori e parlamentari federali e statali. In questo contesto, la Conferenza episcopale regionale dello stato del Paraná ha preparato un depliant-libretto nel quale, oltre ad avvertire circa le preoccupazioni attuali , spiega il meccanismo elettorale, il compito degli eletti e la corresponsabilitá dell’elettorato nella “cosa pubblica” e nel controllo prima, durante e dopo il voto. La politica viene così rivalorizzata con uno sguardo di speranza, evidenziando anche i segnali positivi. <br />Si tratta di un sussidio per elettori e candidati, destinato anche a gruppi, comunitá e mezzi di comunicazione, elaborato con il sostegno della Presidenza della CNBB e la collaborazione del consultore dell’organismo per le questioni politiche, don Paulo Renato de Campos. L’opuscolo, di facile lettura, presenta anche il contributo della Chiesa nell’elaborazione e nell’approvazione delle leggi “Contro la corruzione elettorale” e “Fedina penale pulita”, grazie alla quale si possono presentare alle elezioni solo persone senza precedenti giuridiziari. Viene espresso anche l’invito ai laici ad una maggior presenza ed impegno nella vita pubblica, riportando tra l’altro alcuni concetti espressi da Papa Francesco. <br />L’Arcivescovo di Londrina, Sua Ecc. Mons. Geremias Steinmetz, spiega che il libretto é ormai una tradizione, ma quest’anno é giunta la richiesta di farlo arrivare a tutte le regioni del Paese. “L’obiettivo é di contribuire ad una coscienza sempre più formata degli elettori e, in questo momento difficile, dare un’orientamento - ovviamente apartitico - a partire dalla fede, che aiuti a scegliere bene, a votare bene, ad essere consapevoli che il nostro voto contribuisce ad indicare la direzione che vogliamo dare alla societá brasiliana”. <br />Nello stato di Minas Gerais, rappresentanti delle province ecclesiastiche di Belo Horizonte, Diamantina e Mariana hanno prodotto materiali audiovisivi con le stesse finalitá, scaricabili dal sito web dell’arcidiocesi di Belo Horizonte, che possono essere diffusi liberamente, anche via social networks. Il progetto consiste in una serie di video prodotti dal Nucleo di Studi Sociopolitici della Pontificia Universitá Cattolica di Minas e di clips e programmi radiofonici ideati dalla Rete Catedral di Comunicazione Cattolica–TV Horizonte e Radio América. Mons. José Carlos de Souza Campos, Vescovo di Divinópolis, cita le tematiche di queste produzioni: la democrazia, il voto e le sue conseguenze, il profilo dei candidati, il pericolo delle fake news, elementi della Dottrina Sociale della Chiesa, parole del Santo Padre. “Sappiamo che molte diocesi produrranno sussidi analoghi, e questo é buono ed é importante. Dobbiamo mettere insieme gli sforzi per far sí che la politica diventi un effettivo esercizio di ampia caritá, che metta al primo posto le necessitá dei piú poveri, di chi vive nelle periferie geografiche ed esistenziali” ha scritto nella lettera di presentazione del materiale. <br />Wed, 18 Jul 2018 08:59:51 +0200AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: “urge una leadership politica che metta il popolo al centro delle sue riflessioni e azioni”http://www.fides.org/it/news/64542-AMERICA_VENEZUELA_I_Vescovi_urge_una_leadership_politica_che_metta_il_popolo_al_centro_delle_sue_riflessioni_e_azionihttp://www.fides.org/it/news/64542-AMERICA_VENEZUELA_I_Vescovi_urge_una_leadership_politica_che_metta_il_popolo_al_centro_delle_sue_riflessioni_e_azioniCaracas – “La Chiesa, la cui missione spirituale è chiaramente indicata da Cristo nel Vangelo, non intende sostituire nel suo ruolo e nella sua vocazione coloro che conoscono e gestiscono la Politica. Non aspira a dominare il panorama sociale, né a diventare un fattore di governo o di opposizione. Tuttavia incoraggia i laici, debitamente istruiti e consapevoli dei diritti e dei doveri dei loro cittadini, a far sentire la loro voce e ad intervenire attivamente nell'arena politica, affinché anche gli alti principi e valori che la fede cristiana ci trasmette possano essere vissuti nell’ambito pubblico e tradursi in opere di interesse comune”. Lo scrive l’Episcopato del Venezuela, nell’esortazione intitolata “Non avere paura, io sono con te” , pubblicata al termine dell’Assemblea generale della Conferenza episcopale, celebrata dal 7 all’11 luglio, in cui i Vescovi hanno analizzato le principali questioni pastorali, rivolgendo lo sguardo anche sul paese e sulla “sua situazione particolare, che senza paura di sbagliare descriviamo come una ‘grande tribolazione’ , che colpisce la vita dei venezuelani e compromette gravemente il loro futuro”.<br />Soffermandosi sulla situazione politica, il messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, afferma: “Il principale responsabile della crisi che stiamo attraversando è il governo nazionale, per mettere il suo progetto politico davanti a qualsiasi altra considerazione, compresa quella umanitaria; per le sue politiche finanziarie errate, per il suo disprezzo per l'attività produttiva e per la proprietà privata, per la sua costante attitudine a mettere ostacoli sulla via di coloro che sono disposti a risolvere alcuni aspetti del problema attuale. Il governo appare davanti al paese vittima di maneggi esterni e interni. Questo non è altro che la confessione della propria incapacità di gestire il paese”.<br />Come già evidenziato nella loro Dichiarazione del 23 aprile, la situazione è sempre più grave in tutti i settori della vita sociale, per questo i Vescovi scrivono: “È necessario dare la precedenza nell'azione del governo e delle istituzioni pubbliche e private, al cittadino, al venezuelano, all'uomo e alla donna reali che soffrono e patiscono i mali attuali e desiderano il loro superamento. Ignorare le persone, parlare in modo indebitamente nel loro nome, ridurre questo concetto a un pregiudizio politico o ideologico, sono le tentazioni dei regimi totalitari, che finiscono sempre con il disprezzare la dignità dell'essere umano”.<br />La consultazione elettorale di fine di maggio, nonostante le tante voci - compresa quella dei Vescovi - che mettevano in guardia sulla sua illegittimità, “è servita solo a prolungare il mandato dell'attuale sovrano. L'alta astensione, senza precedenti in un processo elettorale presidenziale, è un silenzioso messaggio di rifiuto, rivolto a coloro che cercano di imporre un'ideologia totalitaria, contro l'opinione della maggioranza della popolazione”.<br />L’esortazione reclama il rispetto della libertà fondamentale dei venezuelani di eleggere i propri governanti in una competizione elettorale trasparente, senza manipolazioni né favoritismi, e condanna “gli atteggiamenti di arroganza, autoritarismo e abuso di potere, come la costante violazione dei diritti umani”, avvertendo che “la Chiesa non incoraggia il desiderio di vendetta o rappresaglia, ma nemmeno promuove l'impunità per i crimini che minacciano la vita, la dignità umana e i diritti fondamentali”.<br />Quindi i Vescovi sottolineano: “C'è bisogno in Venezuela di una leadership politica che metta il popolo venezuelano al centro delle sue riflessioni e delle sue azioni, consapevole che al di là del controllo del potere, la politica è il lavoro di coloro che, mossi dalla nobiltà e dai principi etici, sappiano mettersi al servizio dei cittadini e non degli interessi meschini. I leader dell'opposizione devono offrire alle persone alternative di cambiamento e lavorare di più per il loro benessere”.<br />Viene quindi citato il drammatico fenomeno dell’emigrazione, per cui “il Venezuela sta diventando un paese in diaspora”, con menti e braccia costrette ad andare in altri paesi, dove si trovano ad affrontare altre situazioni drammatiche, alleviate solo dall’aiuto delle Chiese sorelle. I Vescovi ricordano: “la Parola di Dio ci assicura che Dio è sempre dalla parte del suo popolo, specialmente nelle sue ore più difficili… le prove, le delusioni e l'amarezza della vita non sono un segno del suo abbandono, ma possono anche essere un'opportunità di crescita e salvezza”. Nella parte finale i Vescovi esortano a continuare nell’opera di solidarietà verso i più bisognosi e a non perdere la speranza: “Non dobbiamo mai scoraggiarci di fronte alle sfide di un presente incerto e difficile: al contrario, ponendo la nostra fiducia in Dio, che ci dà la forza di testimoniare e fare del bene, rafforziamo le richieste a favore della giustizia e della libertà”. <br />Tue, 17 Jul 2018 12:21:57 +0200ASIA/LIBANO - Il Mufti della Repubblica libanese: non c'è Medio Oriente senza i cristiani d'Orientehttp://www.fides.org/it/news/64541-ASIA_LIBANO_Il_Mufti_della_Repubblica_libanese_non_c_e_Medio_Oriente_senza_i_cristiani_d_Orientehttp://www.fides.org/it/news/64541-ASIA_LIBANO_Il_Mufti_della_Repubblica_libanese_non_c_e_Medio_Oriente_senza_i_cristiani_d_OrienteBeirut – Non ci sarà più il Medio Oriente, se l'esodo dei cristiani d'Oriente continuerà a ridurre nei Paesi mediorientali la presenza di quelli che portano il nome di Cristo. L'allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dallo Sheikh Abdel Latif Darian, Mufti della Repubblica libanese, durante la cerimonia di consegna dei diplomi di fine corso scolastico a più di 350 studenti delle classi superiori degli istituti Makased, le scuole private islamiche libanesi. Con i cristiani – ha riconosciuto il rappresentante ufficiale della comunità sunnita libanese - “viviamo nello stesso Paese, condividiamo l'aria e il pane quotidiano. Abbiamo lo stesso destino: il nostro futuro o sarà insieme o non sarà”. Il Mufti della Repubblica libanese ha anche invitato i giovani a radicarsi nel proprio Paese. Riguardo ai cristiani, ha definito il terrorismo degli attacchi mirati ai cristiani come un crimine rivolto contro l'intera popolazione, ma ha definito criminale anche ogni scelta volta a semplificare i processi e le procedure per l'emigrazione dei cristiani.<br />Durante la cerimonia, svoltasi alla presenza di rappresentanti del governo, lo Sheikh Abdel Latif Darian ha anche invitato gli studenti a vivere la giornata di gioia senza sciuparla ascoltando parole tristi e meschine. Poi, riferendosi al momento difficile attraversato dagli istituti scolastici non statali libanesi , ha speso parole rassicuranti sul futuro delle scuole islamiche, che a suo giudizio continueranno a “portare alta la bandiera dell'islam non fanatico”, educando le nuove generazioni ai principi sani della cittadinanza, all'amore per l'identità araba e al senso di fratellanza verso tutta la famiglia umana. <br />Eletto Mufti della Repubblica libanese nell'agosto del 2014 , il 65enne Abdel Latif Darian è conosciuto come uomo di dialogo e di sguardo lungimirante. Nei suoi primi discorsi dopo l'elezione, il Mufti stigmatizzò lo scontro tra sciiti e sunniti che contribuisce pesantemente a insanguinare e destabilizzare tutta l'area mediorientale, usando già allora parole di condanna per lo sradicamento delle comunità cristiane locali. “I rapporti tra sciiti e sunniti in Libano affermò a quel tempo lo Sheikh - non sono quelli che dovrebbero essere. . Quello che ci facciamo gli uni gli altri, in Siria, Iraq, in Libano e nello Yemen o in Libia, supera quello che gli israeliani hanno potuto fare a Gaza e in Palestina”. .Tue, 17 Jul 2018 11:37:16 +0200AFRICA/ETIOPIA - “La storia dell’Associazione ci indica la strada per il futuro” dice il Segretario Generale dell’AMECEAhttp://www.fides.org/it/news/64540-AFRICA_ETIOPIA_La_storia_dell_Associazione_ci_indica_la_strada_per_il_futuro_dice_il_Segretario_Generale_dell_AMECEAhttp://www.fides.org/it/news/64540-AFRICA_ETIOPIA_La_storia_dell_Associazione_ci_indica_la_strada_per_il_futuro_dice_il_Segretario_Generale_dell_AMECEAAddis Abeba - “Riflettiamo su ciò che abbiamo in comune e su ciò che possiamo fare insieme per costruire una Chiesa forte nella nostra regione” ha esortato p. Ferdinand Lugonzo, Segretario Generale dell’Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa nel suo intervento alla 19esima Assemblea Plenaria dell’associazione, che riunisce le Conferenze Episcopali dell’Africa Orientale, in corso ad Addis Abeba .<br />P. Lugonzo ha ricordato che l’AMECEA è stata la prima associazione del genere ad essere costituto al mondo. La prima Assemblea Plenaria dell'AMECEA si è infatti svolta a Dar es Salaam, Tanzania, nel 1961. In quell’occasione i Vescovi hanno fissato sette obiettivi che sono tuttora validi, ha sottolineato p. Lugonzo, ricordando che la filosofia originale dell’associazione è "pensare globalmente e agire localmente".<br />“Dopo aver riflettuto sui sette punti in agenda, occorre delineare una strategia a lungo termine per la Chiesa in Africa” ha rimarcato il Segretario Generale dell’AMECEA.<br />Il primo punto concerne la Chiesa e i Media. All’Assemblea è in discussione l'istituzione di una televisione regionale, di una stazione radio e di una tipografia per promuovere l'evangelizzazione nella regione. Altri punti all’ordine del giorno sono la formazione spirituale dei sacerdoti diocesani, la necessità di un centro per il rinnovamento pastorale e la formazione permanente, la possibile creazione di un'università regionale, l’adozione di programmi per l’autosufficienza, il futuro delle scuole cattoliche e dell'educazione cattolica, nonché le tematiche su giustizia e pace nella regione.<br />Nel suo intervento Sua Ecc. Mons. Telesphore George Mpundu, Arcivescovo Emerito di Lusaka, in Zambia, ha ricordato il ruolo delle piccole comunità cristiane che hanno avuto origine nella Repubblica Democratica del Congo per poi estendersi agli altri Stati dell'AMECEA. Mons. Mpundu ha anche esortato i Vescovi a mostrare interesse l'un l'altro a livello nazionale, regionale e globale, attuando una strategia a lungo termine per l’evangelizzazione e per coinvolgere maggiormente i laici nelle attività della Chiesa. "Dobbiamo anche riflettere attentamente su come sostenere le donne che svolgono un ruolo importante nello sviluppo della Chiesa" ha infine sottolineato. <br />Tue, 17 Jul 2018 11:29:03 +0200AMERICA/ARGENTINA - La Rioja ricorda i suoi martiri, prossimi beatihttp://www.fides.org/it/news/64539-AMERICA_ARGENTINA_La_Rioja_ricorda_i_suoi_martiri_prossimi_beatihttp://www.fides.org/it/news/64539-AMERICA_ARGENTINA_La_Rioja_ricorda_i_suoi_martiri_prossimi_beatiChamical – La città di Chamical, nella provincia e diocesi di La Rioja, si prepara a celebrare il 42° anniversario dei suoi martiri: il Vescovo Enrique Angelelli, i padri Carlos Murias e Gabriel Longueville, ed il laico Wenceslao Pedernera. Lo scorso 8 giugno il Santo Padre Francesco ha firmato il decreto che ne riconosce il martirio in odio alla fede e quindi apre la strada alla loro prossima beatificazione . <br />Le celebrazioni avranno inizio la sera del 17 luglio, nella parrocchia El Salvador di Chamical, con una serata culturale. Mercoledì 18 durante la mattinata si svolgeranno i pellegrinaggi al luogo del martirio. Alle ore 9,30 verrà benedetta la Cirpta dei Martiri, nella chiesa parrocchiale, e alle ore 12 verrà celebrata la santa Messa. <br />Anche la diocesi di Cruz del Eje, di cui era originario padre Carlos Murias, ha invitato i suoi fedeli a prendere parte a queste celebrazioni che si svolgeranno a Chamical, “per conoscere meglio la sua vita e l’opera, e perché quando sapremo il giorno della sua beatificazione lo vivremo come un dono di Dio alla nostra terra e a tutto il Dipartimento di Minas”. <br />Mons. Enrique Angelelli , Vescovo della diocesi di La Rioja, non nascose mai la sua contrarietà alla dittatura. Morì in un incidente d'auto simulato, il 4 agosto 1976. Dopo 38 anni, il 4 luglio 2014, due alti ufficiali sono stati condannati all'ergastolo per il suo omicidio.<br />P. Carlos Murias, giovane francescano conventuale nativo di Cordoba, operava nella diocesi di La Rioja, dove il Vescovo Angelelli, che lo aveva ordinato sacerdote, lo aveva inviato fra i poveri di Chamical. Era controllato dai militari e guardato con sospetto, per il suo impegno in difesa dei contadini. Il 18 luglio 1976 un gruppo di uomini, che si presentarono come poliziotti, lo prelevò insieme al parroco di Chamical, d. Gabriel Longueville, fidei donum francese. I loro corpi furono ritrovati due giorni dopo, atrocemente torturati prima di essere fucilati. Wenceslao Pedernera, contadino, organizzatore del Movimiento Rural Catolico, venne assassinato nella sua abitazione da quattro uomini incappucciati il 25 luglio 1976. Tue, 17 Jul 2018 09:56:47 +0200AFRICA/BURKINA FASO - Prime professioni perpetue a Dioulasso per le ‘animatrici missionarie’ Pianzolinehttp://www.fides.org/it/news/64538-AFRICA_BURKINA_FASO_Prime_professioni_perpetue_a_Dioulasso_per_le_animatrici_missionarie_Pianzolinehttp://www.fides.org/it/news/64538-AFRICA_BURKINA_FASO_Prime_professioni_perpetue_a_Dioulasso_per_le_animatrici_missionarie_PianzolineDioulasso – Il Burkina Faso, come gli Stati limitrofi della zona del Sahel priva di risorse naturali, è tra i paesi più poveri del mondo. La popolazione vive di quella poca agricoltura che il terreno può favorire. I sette mesi di siccità e l’unica stagione delle piogge permettono soltanto un raccolto all’anno. I Burkinabè si nutrono di mais, miglio, riso, arachidi, e ignam.<br />A sostegno di questa gente così provata e precaria ci sono le Suore Missionarie di Maria Immacolata, note come "Pianzoline" dal nome del loro Fondatore, che a fine mese avranno la gioia di avere le prime professioni perpetue a Dioulasso. “Si tratta di un grande evento - racconta a Fides padre Silvano Galli, missionario in Togo -. La comunità vive a Bobo-Dioulasso, prima capitale del Burkina Faso, stato che confina con la Costa d’Avorio e il Mali, ed è inserita nella pastorale della parrocchia. Le suore, conosciute anche come Pianzoline, sono anche responsabili di un Centro di attività lavorativa di cucito e ricamo che impegna le giovani e le donne della zona circostante, nella confezione di manufatti artigianali. Un altro compito loro affidato è quello di seguire e accompagnare, con momenti organizzati e stages, le giovani in ricerca vocazionale, che desiderano conoscere e vivere il loro carisma” aggiunge il sacerdote.<br />Accompagnamento, azione di sviluppo sociale ed economico per attività di trasformazione di prodotti locali, sostegno finanziario per favorire l’inserimento di bambini e giovani nel mondo del lavoro, sostegno alle famiglie con bambini orfani o abbandonati, assistenza e interventi per cure a persone anziane, malate, sono alcune tra le attività previste che le Missionarie offriranno ai Burkinabè.<br />La prima comunità dalle Suore Missionarie di Maria Immacolata nacque a Mortara, provincia di Pavia , diocesi di Vigevano, l’8 maggio 1919. Era costituita da sei suore, riunite nel nome di Maria Immacolata, che erano accomunate dal carisma di provvedere all’educazione religiosa giovanile. Le prime sei suore, e la maggior parte di quelle che a loro si unirono nel giro di pochi anni, erano nuove alla vita religiosa ma non alla missione a cui il Fondatore, il beato Francesco Pianzola, le destinava, perché pensate da sempre come missionarie. Infatti erano state allenate a una missione ‘di frontiera’ nelle campagne della Lomellina dove più calda era la lotta dei lavoratori sfruttati e oppressi. Venivano mandate nei cascinali più lontani dai centri urbani per visitare e incontrare la gente più umile ed emarginata con particolare attenzione alle giovani e alle donne per annunciare la parola del Vangelo nel segno della solidarietà e partecipazione ai problemi della gente. Sono diventate così presenze di Chiesa locale e ‘animatrici missionarie’ in quegli spazi umani e sociali in cui la chiesa particolare, con le sue strutture ordinarie non riusciva a penetrare.<br /> <br />Tue, 17 Jul 2018 09:17:17 +0200AMERICA/BOLIVIA - Il CAM 5 è stato un Congresso gioioso, incarnato, cosciente delle sfide dei nostri popolihttp://www.fides.org/it/news/64537-AMERICA_BOLIVIA_Il_CAM_5_e_stato_un_Congresso_gioioso_incarnato_cosciente_delle_sfide_dei_nostri_popolihttp://www.fides.org/it/news/64537-AMERICA_BOLIVIA_Il_CAM_5_e_stato_un_Congresso_gioioso_incarnato_cosciente_delle_sfide_dei_nostri_popoliSanta Cruz de la Sierra - “Sono venuti in evidenza temi legati alla fede ma anche alla vita dei nostri popoli, e questo dice che il nostro Congresso non é stato un evento spirituale, ma qualcosa di incarnato, attento alla realtá, dimostra che siamo coscienti delle sfide che abbiamo davanti e vogliamo affrontarle dall’ottica dei cattolici impegnati nel mondo di oggi”. É toccato a Mons. Eugenio Scarpellini, Vescovo di El Alto, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Bolivia e Coordinatore generale del Quinto Congresso Missionario Americano, CAM 5, tracciare un primo bilancio - “notevolmente positivo” - del Congresso. <br />“Siamo arrivati da tutti i paesi delle Americhe, 2 Cardinali, 95 Vescovi, 450 sacerdoti, 130 seminaristi, 120 religiosi e religiose e tanti, tantissimi laici impegnati” che, con i volontari e gli organizzatori, hanno superato le 3.100 persone, numeri che il Vescovo ha letto come indicatori di “una Chiesa con lo stile di Francesco, una Chiesa missionaria, in uscita”. Mons. Scarpellini ha poi sottolineato l’importanza dell’ “atteggiamento e dell’ambiente di festa” costantemente vissuto a Santa Cruz, insieme alla volontá di approfondire la missione, la buona notizia di Gésú che vuole arrivare a tutti”, cosa che si é notata in ogni istanza dei lavori, “con grande interesse e partecipazione dei congressisti”. <br />Anche il missionologo professor Roberto Tomichá, della Pontificia Universitá Boliviana San Paolo , parla all’Agenzia Fides di un evento “ispirato al magisterio di Papa Francesco”, sin dalla preparazione e dall’instrumentum laboris. Una proposta che si é riflessa anche nei lavori di gruppo e si é espressa nel documento finale. Il professore boliviano vede una “sintonia” panamericana “in quanto a tematica, metodologia e condivisione”, nonostante la varietá e la differenza delle culture rappresentate. Tomichá, specialista in teología indígena, ha coordinato durante il Congresso un lavoro di gruppo sulle culture e sui popoli originari, durante il quale, sottolinea, ha notato da parte dei partecipanti l’apporto di “esperienze e riflessioni profonde sulla realtá nella quale sono immersi”, perché sono giunti a Santa Cruz preparati e con “proposte profetiche”. <br />Tra le maggiori sfide della missione Ad gentes in America, enfatizza quella segnalata nel documento preparatorio del Sinodo speciale sulla Panamazzonia, legata alla cura della “casa comune” che “si esprima nella cura della natura di fronte all’attivitá mineraria, all’industria estrattiva e ai conflitti agrari e socioambientali”. Anche il dialogo con “gli altri, ad ogni livello” é un compito non concluso, insieme “all’urgenza di un maggiore e reale protagonismo del laicato, specialmente della donna e dei giovani” e al “recupero della memoria e della sapienza di vita ancestrale millenaria” dei popoli indigeni e degli afroamericani, un debito da saldare per una Chiesa “che vuole inculturarsi ed essere credibile” nella societá. <br />Una maggiore coscienza della complementarietá scienza-fede e della necessitá di un’illuminazione della fede sulla scienza e sulla tecnología é stata percepita dal Rettore della PUBSP, Marco Antonio Fernández Calderón. Entusiasti gli echi dei delegati dei 24 paesi rappresentati. Suor Ana María Rivera, salvadoreña, parla di “una Pentecoste americana”. Il giovane sacerdote colombiano Don Edison Maya ha acquistato una nuova coscienza del fatto che “la Chiesa ha la stessa missione di Dio”, e deve “scoprirla” piuttosto che “costruirla”. La diversitá delle culture e delle proposte, la serietá della ricerca di soluzioni per le piaghe sociali , oltre all’ “avvicinamento a quello che dovrebbe essere la donna nella Chiesa” hanno colpito suor Pauline Fofana, missionaria camerunese delle Crociate della Chiesa di Madre Nazaria Ignacia . <br />Come per tantissimi partecipanti, anche per padre Valdo, brasiliano della Congregazione della Missione, il Congresso ha significato un rafforzamento della “certezza della gioia della propria vocazione missionaria” e della consapevolezza di un cammino non in solitudine ma con tutta la Chiesa del continente. L’apprendimento e l’ “apertura mentale” per leggere i “segni dei tempi” ed evangelizzare secondo le linee direttrici emerse, adatte alle esigenze attuali, sono il guadagno che Julio, seminarista di El Alto, ha tratto dall’evento. Il CAM 6 si svolgerá a Porto Rico nel 2023, come ha annunciato nella Messa di chiusura l’Arcivescovo di Santa Cruz, Sergio Gualberti. Tue, 17 Jul 2018 09:00:10 +0200VATICANO - Il Papa: solo se si è uniti a Cristo si riceve il coraggio di annunciare il suo Vangelohttp://www.fides.org/it/news/64536-VATICANO_Il_Papa_solo_se_si_e_uniti_a_Cristo_si_riceve_il_coraggio_di_annunciare_il_suo_Vangelohttp://www.fides.org/it/news/64536-VATICANO_Il_Papa_solo_se_si_e_uniti_a_Cristo_si_riceve_il_coraggio_di_annunciare_il_suo_VangeloCittà del Vaticano – La missione di annunciare il Vangelo, affidata agli apostoli da Cristo, è in realtà il semplice “riproporsi della presenza e dell’opera di Gesù nella loro azione missionaria”. Per questo solo se si è uniti a Cristo, morto e risorto, si riesce a trovare “il coraggio dell'evangelizzazione”. Tale missione “non è un’iniziativa dei singoli fedeli, né dei gruppi e nemmeno delle grandi aggregazioni, ma è la missione della Chiesa inseparabilmente unita al suo Signore”. E l'autenticità dell'opera apostolica e missionaria si riconosce anche dallo “stile” dei discepoli missionari, che non agiscono come “manager onnipotenti”, “funzionari inamovibili” o ”divi in tournée”, ma sono “umili lavoratori del Regno”. Sono questi alcuni dei tratti distintivi che Papa Francesco, all'Angelus di domenica 15 luglio, ha riproposto come connotati propri della dinamica propria e imparagonabile dell’annuncio cristiano e del dinamismo missionario. <br />Prendendo spunto dal brano del Vangelo di Marco letto durante la liturgia domenicale, il Vescovo di Roma si è soffermato sul momento in cui Gesù invia i Dodici in missione, rimarcando che in tale racconto evangelico è possibile intravvedere quale sia la sorgente e il volto autentico della missione evangelizzatrice. Il discepolo missionario – ha fatto notare il Papa - “ha prima di tutto un suo centro di riferimento, che è la persona di Gesù. Il racconto lo indica usando una serie di verbi che hanno Lui per soggetto – 'chiamò a sé', 'prese a mandarli', 'dava loro potere', 'ordinò', 'diceva loro' –, cosicché l’andare e l’operare dei Dodici appare come l’irradiarsi da un centro, il riproporsi della presenza e dell’opera di Gesù nella loro azione missionaria. Questo – ha aggiunto il Successore di Pietro - manifesta come gli Apostoli non abbiano niente di proprio da annunciare, né proprie capacità da dimostrare, ma parlano e agiscono in quanto 'inviati', in quanto messaggeri di Gesù”. Papa Francesco ha ribadito che la missione non è un optional della vita cristiana: tutti i battezzati sono “chiamati a testimoniare, nei vari ambienti di vita, il Vangelo di Cristo”. E tale chiamata non rappresenta “un’iniziativa dei singoli fedeli né dei gruppi e nemmeno delle grandi aggregazioni, ma è la missione della Chiesa inseparabilmente unita al suo Signore. Nessun cristiano annuncia il Vangelo 'in proprio', ma solo inviato dalla Chiesa che ha ricevuto il mandato da Cristo stesso. È proprio il Battesimo che ci rende missionari. Un battezzato che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù” ha aggiunto il Papa “non è un buon cristiano”.<br />Proseguendo la sua riflessione, Papa Francesco si è soffermato anche sulla modalità concreta con cui si esprime l'autentica vocazione missionaria, caratterizzata dalla “povertà dei mezzi”. Cristo stesso, nel brano evangelico commentato dal Papa, ordina agli apostoli di andare in missione senza “prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura” . Gesù – ha commentato il Papa - “li vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori, sicuri solo dell’amore di Lui che li invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare”. Allo stesso modo, anche oggi gli autentici messaggeri del regno di Dio "non sono manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée”. Con una eloquente aggiunta “a braccio”, il Successore di Pietro ha fatto riferimento ai santi della Diocesi di Roma, “della quale sono Vescovo”, nominando in particolare San Filippo Neri, San Benedetto Giuseppe Labre, Sant’Alessio, Santa Ludovica Albertini, Santa Francesca Romana, San Gaspare Del Bufalo: “Non erano funzionari o imprenditori” ha sottolineato il Papa “ma umili lavoratori del Regno. Avevano questo volto. E a questo volto appartiene anche il modo in cui viene accolto il messaggio: può infatti accadere di non essere accolti o ascoltati. Anche questo è povertà: l’esperienza del fallimento. La vicenda di Gesù, che fu rifiutato e crocifisso– ha concluso il Papa - prefigura il destino del suo messaggero. E solo se siamo uniti a Lui, morto e risorto, riusciamo a trovare il coraggio dell’evangelizzazione”. . Mon, 16 Jul 2018 12:12:54 +0200AFRICA/ETIOPIA - "L’evangelizzazione è la missione essenziale della Chiesa" ricorda Mons. Rugambwa ai Vescovi dell’AMECEAhttp://www.fides.org/it/news/64535-AFRICA_ETIOPIA_L_evangelizzazione_e_la_missione_essenziale_della_Chiesa_ricorda_Mons_Rugambwa_ai_Vescovi_dell_AMECEAhttp://www.fides.org/it/news/64535-AFRICA_ETIOPIA_L_evangelizzazione_e_la_missione_essenziale_della_Chiesa_ricorda_Mons_Rugambwa_ai_Vescovi_dell_AMECEAAddis Abeba - “Rimanete ancorati alla missione essenziale della Chiesa”. È l’esortazione rivolta da Sua Ecc. Mons. Protase Rugambwa, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ai partecipanti alla 19esima Assemblea Plenaria dell’ Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa nella sua relazione di apertura, tenuta ieri, domenica 15 luglio.<br />Riconoscendo che le Chiese nella regione AMECEA devono far fronte a sfide importanti come confitti, divisioni, violazioni della dignità umana, Mons. Rugambwa ha sottolineato che sebbene “far fronte a queste sfide indubbiamente fa parte integrale del ministero evangelizzatore della Chiesa”, questo “non deve farci allontanare dall’essenziale vocazione e missione di portare il Vangelo al mondo e di condurre la gente a Cristo, in altri termini: di evangelizzare”.<br />“Uno dei modi migliori per avere un impatto sulla vita sociale è attraverso l'educazione e la formazione di cristiani maturi in grado di affrontare efficacemente le attuali sfide che la nostra regione sta affrontando” ha rimarcato Mons. Rugambwa.<br />“Le Chiese dell’AMACEA devono essere testimoni credibili del Vangelo promuovendo la pace e l’armonia, in primo luogo al loro interno” ha poi aggiunto Mons. Rugambwa, ricordando che “i conflitti etnici hanno diviso non solo le nostre società, ma anche i nostri presbiteri, i nostri istituti religiosi e persino le nostre conferenze episcopali. Tali conflitti hanno causato molte sofferenze e persino scandali pubblici in alcune parti del nostro continente. Questo è il motivo per cui la Chiesa in Africa si sente, più che mai, sfidata dalla specifica responsabilità di guarire tali divisioni, a partire dal suo interno”. Per superare le divisioni “occorre riconoscere le nostre diversità come positive e, in effetti, come qualcosa da amare e fruttificare” ha sottolineato. <br />Il Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ha ricordato i pilastri sui quali la Chiesa afferma che si deve costruire la pace: rispetto della dignità umana; promozione dello sviluppo integrale della persona; opposizione alla corsa agli armamenti; supporto alle organizzazioni internazionali; perdono.<br />Infine Mons. Rugambwa ha ricordato che “la canonizzazione del beato Papa Paolo VI è fissata per il prossimo ottobre. Paolo VI è uno dei papi che manifestò un grande amore per l'Africa. La sua canonizzazione avrà luogo pochi mesi prima del 50° anniversario del SECAM, che lui stesso ha lanciato personalmente nel 1969 a Kampala”. “Mentre attendiamo con impazienza questi due eventi, mi chiedo se questo incontro non sia un'occasione adeguata per rivisitare il messaggio di Papa Paolo VI alla Chiesa in Africa. Uno dei documenti preziosi con cui ha espresso la sua preoccupazione per l'Africa è la sua Lettera Apostolica del 1967 Africae Terranum in cui, tra le altre cose, il Papa ha sostenuto ciò che si potrebbe chiamare la "proprietà locale dello sviluppo". Ha anche invitato gli africani a escogitare nuovi modi per diventare missionari” ha concluso l'Arcivescovo. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/S.E._P._Rugambwa._KEYNOTE_SPEECH-DRAFT._EDITED_ON_16_JUNE.Fides.docx">KEYNOTE SPEECH AT THE OPENING OF THE STUDY SESSION OF THE 19TH AMECEA PLENARY ASSEMBLY</a>Mon, 16 Jul 2018 11:33:01 +0200AMERICA/BOLIVIA - Conclusioni del CAM 5: essere presenti in tutte le realtà con la forza trasformatrice e con la gioia del Vangelohttp://www.fides.org/it/news/64534-AMERICA_BOLIVIA_Conclusioni_del_CAM_5_essere_presenti_in_tutte_le_realta_con_la_forza_trasformatrice_e_con_la_gioia_del_Vangelohttp://www.fides.org/it/news/64534-AMERICA_BOLIVIA_Conclusioni_del_CAM_5_essere_presenti_in_tutte_le_realta_con_la_forza_trasformatrice_e_con_la_gioia_del_VangeloSanta Cruz de la Sierra – Con il grande impulso missionario di Papa Francesco, “la realizzazione del CAM V è stata indubbiamente un momento di grazia per la Chiesa in America, attraverso il quale si può ravvivare la missionarietà dell'intera comunità cattolica per essere presente in tutte le realtà del mondo con la forza trasformatrice e con la gioia del Vangelo, che ci spinge a lavorare aprendo vie di comunione e riconciliazione in campo sociale e politico, interreligioso ed ecclesiale”. Sono le prime conclusioni del Quinto Congresso Missionario Americano, CAM 5, lette prima della Messa di chiusura dell’evento, nel pomeriggio di sabato 14 luglio, nella Plaza de Cristo Redentor, a Santa Cruz, da p. Pepe Cervantes, membro della Commissione teologica del CAM.<br />“Con un sentimento missionario ed evangelizzatore e con audacia profetica – prosegue il testo -, questo Congresso promuoverà da ora in poi i cambiamenti nelle attività e nelle strutture ecclesiali, affinché questa Chiesa ‘in uscita’ risponda fedelmente a Dio nella sua missione aperta ‘Ad Gentes’, soprattutto verso i poveri e gli scartati, quelli che non conoscono Cristo né i valori che scaturiscono dal Vangelo della gioia”.<br />Seguendo gli orientamenti del Concilio Vaticano II e della Conferenza del Celam ad Aparecida, secondo cui “la Chiesa si mostra essenzialmente missionaria quando si apre alle sfide del mondo contemporaneo per trovare le giuste risposte partendo dal Vangelo e dalla Parola di Dio”, i partecipanti sono consapevoli “dei grandi cambiamenti, rapidi e profondi, che scuotono le culture e le società di questa era postmoderna”. Tra le sfide che preoccupano maggiormente la Chiesa, vengono citati alcuni fenomeni che colpiscono in particolare il continente: la crisi della famiglia con tutti i problemi che ne derivano, il disprezzo e la violenza contro la vita e la dignità umana, la violazione dei diritti umani, il dominio economico di pochi che genera disoccupazione e povertà, l'ingiustizia e la mancanza di solidarietà, la necessità di prendersi cura della Sorella Madre Terra, la disuguaglianza e la violenza a cui è sottoposta la donna, le migrazioni, le popolazioni indigene, gli aspetti oscuri della Chiesa stessa, colpita soprattutto dagli scandali della pedofilia, la diminuzione delle vocazioni sacerdotali, la modernità debole e relativista, la negatività e l'immoralità inerenti a tale modernità.<br />Tali argomenti sono stati ampiamente trattati e discussi nel cammino di preparazione, soprattutto nei Simposti internazionali e nei Congressi Missionari nazionali e in altre iniziative di tutte le Chiese d’America, e sono poi confluiti nello strumento di lavoro che ha guidato i lavori del CAM 5. Tracciando un bilancio del Congresso, p. Cervantes ha sottolineato: “abbiamo vissuto cinque intensi giorni di diverse attività che hanno catturato l'attenzione di tutti i partecipanti”. Quindi ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato alla sua organizzazione e celebrazione: Mons. Sergio Gualberti, Arcivescovo di Santa Cruz che ha presieduto i lavori; Mons. Eugenio Scarpellini, direttore delle POM della Bolivia, che lo ha coordinato; il Card. Fernando Filoni, Inviato speciale di Papa Francesco; il Cardinale boliviano Toribio Ticona; l’Arcivescovo Giovanni Pietro Dal Toso, Presidente delle POM; suor Roberta Tremarelli, Segretaria Generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria; tutte le delegazioni americane delle Pontificie Opere Missionarie, la Conferenza Episcopale della Bolivia, un gran numero di Vescovi d'America e di altri paesi, sacerdoti, religiosi e una folla di laici. In totale 3.177 partecipanti registrati. Tra i volontari per l’accoglienza dei missionari e le famiglie di Santa Cruz che li hanno ricevuti nelle loro case, si è raggiunto il numero di 3.830 persone. “Un'enorme dimostrazione di entusiasmo e di servizio, di dedizione e di gioia”. Oltre alla sessione di apertura, ci sono state cinque conferenze principali sui temi del Congresso, e ogni giorno, nel pomeriggio, si sono tenuti dodici workshop, quattro conversazioni e cinque sottogruppi, che hanno discusso i problemi sollevati in mattinata.<br />Il documento conclusivo presenta quindi una serie di linee di azione da intraprendere per il rinnovamento missionario della Chiesa in America: educare alla gioia del Risorto e delle Beatitudini; andare nelle periferie del mondo per incontrare gli "altri"; incentivare la conoscenza della Bibbia e dei Vangeli; promuovere comunità di vita missionaria; sostenere la comunione dei beni nella Chiesa e con i poveri; incoraggiare la riconciliazione in tutti gli ambiti di vita; promuovere la consapevolezza della missione profetica e liberatrice in tutte le aree sociali; considerare l'evangelizzazione della famiglia come chiave cristiana della trasformazione sociale e culturale; incentivare una Chiesa missionaria più ministeriale e laicale; promuovere e curare le vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa; celebrare la fede e la religiosità popolare in chiave missionaria. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Conclusiones-del-V-CAM.pdf">Il testo integrale delle conclusioni, in spagnolo</a>Mon, 16 Jul 2018 11:29:08 +0200AFRICA/ETIOPIA - Gioia perché l’apertura dell’Assemblea Plenaria dell’AMECEA ha coinciso con la storica visita del Presidente eritreohttp://www.fides.org/it/news/64533-AFRICA_ETIOPIA_Gioia_perche_l_apertura_dell_Assemblea_Plenaria_dell_AMECEA_ha_coinciso_con_la_storica_visita_del_Presidente_eritreohttp://www.fides.org/it/news/64533-AFRICA_ETIOPIA_Gioia_perche_l_apertura_dell_Assemblea_Plenaria_dell_AMECEA_ha_coinciso_con_la_storica_visita_del_Presidente_eritreoAddis Abeba - "Il fatto che questo evento storico stia accadendo esattamente lo stesso giorno dell’apertura della nostra Assemblea Plenaria, è davvero sorprendente e anzi siamo grati a Dio", ha detto Sua Eminenza il Cardinale Berhaneyesus Demerew Souraphiel, Arcivescovo di Addis Abeba, dove il 14 luglio si è aperta la 19esima Assemblea Plenaria dell’ Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa . L’evento ha coinciso con la storica visita nella capitale dell’Etiopia del Presidente dell’Eritrea, Isaias Afewerki, che si è incontrato con il neo premier etiopico Abiy Ahmed, come primo gesto della ritrovata amicizia tra i due Paesi dopo l’accordo di pace firmato il 9 luglio ad Asmara, che ha messo fine a 20 anni di guerra e di tensioni.<br />Condividendo la gioia degli etiopi che hanno invaso le strade di Addis Abeba, sbandierando i vessilli dei due Paesi in un gesto simbolico di unità, il Cardinale Souraphiel, ha affermato che nove mesi fa l'AMECEA ha inviato un'Alta delegazione di solidarietà in visita in Eritrea, ed è quindi una grande gioia vedere che sta avvenendo la riconciliazione, la pace e l'unità tra la gente dei due Paesi.<br />"Siamo felici di tenere l’Assemblea Plenaria qui ad Addis Abeba dove ogni Conferenza Episcopale che fa parte dell’AMECEA è ben rappresentata e in particolare anche i nostri affiliati, Gibuti e Somalia” ha aggiunto il Cardinale Souraphiel, che è Presidente dell’AMECEA.<br />Il Cardinale Souraphiel, ha infine auspicato che anche il Sud Sudan segue l’esempio di Etiopia ed Eritrea, e possa presto ritrovare la pace. “Se i leader dei Paesi attualmente in conflitto vogliono, devono solo rendersi conto di avere la saggezza per risolvere i propri problemi; possono sedersi sotto un albero e parlare; non hanno bisogno di grandi centri per conferenze o alberghi a cinque stelle” ha concluso. <br />Fanno parte dell’AMECEA le Conferenze Episcopali di Eritrea, Etiopia, Kenya, Malawi, Sudan/Sud Sudan, Tanzania, Uganda, Zambia, mentre Gibuti e Somalia sono affiliati. Mon, 16 Jul 2018 10:49:44 +0200AMERICA/NICARAGUA - La Chiesa sostiene il dialogo mentre continua la violenza, l’OSA prende in esame la situazionehttp://www.fides.org/it/news/64532-AMERICA_NICARAGUA_La_Chiesa_sostiene_il_dialogo_mentre_continua_la_violenza_l_OSA_prende_in_esame_la_situazionehttp://www.fides.org/it/news/64532-AMERICA_NICARAGUA_La_Chiesa_sostiene_il_dialogo_mentre_continua_la_violenza_l_OSA_prende_in_esame_la_situazioneManagua – L'Organizzazione degli Stati Americani terrà domani, martedì 17 luglio, una sessione straordinaria per trattare la crisi sociopolitica che sta vivendo il Nicaragua e che, dopo quasi 3 mesi, ha provocato più di 300 morti. Secondo il direttore della sezione per le Americhe della Human Rights Watch, José Miguel Vivanco, la proposta di risoluzione presentata al Consiglio Permanente dell'Organizzazione degli Stati Americani sulla situazione dei diritti umani in Nicaragua, attraverso la quale si considera veritiera e si sostiene la relazione della Commissione interamericana per i diritti umani, formulando una serie di raccomandazioni precise, ha buone prospettive di essere approvata. <br />Domani si tornerà quindi ad esaminare la situazione in Nicaragua e Vivanco non dubita che questa volta influirà notevolmente quanto successo all'Università e nella chiesa della Divina Misericordia fra venerdì 13 e sabato 14 luglio, dove anche la polizia e i paramilitari hanno impedito l'accesso alle ambulanze per prendersi cura dei feriti, un fatto grave. "Tutto questo peserà molto quando voteremo la risoluzione che è sul tavolo, martedì prossimo" ha detto Vivanco in una nota inviata Fides.<br />Solo nell’ultimo fine settimana si contano altri 10 morti in diverse parte del paese. Il fatto più grave, denunciato dai social media, è stato l'attacco alla chiesa cattolica della Divina Misericordia, a sudovest di Managua, dove 200 giovani fuggiti dall'Università si erano rifugiati, e dove due di loro sono morti in circostanze da chiarire. <br />Il Nunzio apostolico Stanislaw Waldemar Sommertag e il Cardinale Leopoldo Brenes si sono recati sul posto per mediare la liberazione dei giovani. Mentre insieme a membri della Croce Rossa entrava in chiesa per vedere di persona come finestre, pareti, immagini sacre fosse state colpite dai proiettili, Mons. Sommertag ha commentato alla stampa: "Ci addolora molto la morte di questi giovani". <br />Sabato 14 luglio la Conferenza Episcopale del Nicaragua ha pubblicato il suo messaggio, inviato anche a Fides, dal titolo: "La Verità vi farà liberi" e "Non si può servire due padroni" , in cui i Vescovi descrivono in modo dettagliato alla comunità nazionale ed internazionale, ciò che vive il popolo del Nicaragua e la posizione della Chiesa locale. "È nostro dovere informare la nazione che durante questi mesi abbiamo assistito alla mancanza di volontà politica del governo di dialogare sinceramente e di cercare processi reali che ci portino verso una vera democrazia" inizia il documento.<br />"Nei giorni scorsi la repressione e la violenza dei paramilitari filo-governativi nei confronti di persone che protestano in modo civile si sono intensificate – è scritto nel messaggio -. Gli attacchi perpetrati dalla polizia nazionale, dai gruppi paramilitari filogovernativi e dai gruppi sobillati per assaltare e seminare il terrore tra le persone manifestamente civili sono condannabili, legalmente e moralmente. E' anche condannabile ogni atto di sacrilega profanazione contro la Chiesa, sia nelle sue persone consacrate che nei suoi luoghi di culto. Come anche le aggressioni contro giornalisti nazionali e internazionali, difensori dei diritti umani e membri della società civile”. <br />Il documento invita a digiunare per la pace il giorno venerdì 20 luglio ed offre un calendario di giorni di preghiera per la comunità cattolica. Alla fine il messaggio lancia un appello: "Invitiamo uomini e donne di buona volontà a non rispondere con la violenza alle varie provocazioni a cui sono sottoposti". <br /> <br />Mon, 16 Jul 2018 10:30:24 +0200ASIA/INDONESIA - Nomina del Vescovo di Purwokertohttp://www.fides.org/it/news/64531-ASIA_INDONESIA_Nomina_del_Vescovo_di_Purwokertohttp://www.fides.org/it/news/64531-ASIA_INDONESIA_Nomina_del_Vescovo_di_PurwokertoCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 14 luglio ha nominato Vescovo della diocesi di Purwokerto il rev.do Christophorus Tri Harsono, finora Vicario Generale della diocesi di Bogor.<br />Il Rev.do Christophorus Tri Harsono è nato il 18 gennaio 1966 a Bogor. Dopo aver frequentato il Seminario Minore Stella Maris di Bogor, ha compiuto gli studi filosofici e teologici all’Università Cattolica di Bandung. È stato ordinato sacerdote il 5 febbraio 1995 ed incardinato nella Diocesi di Bogor. Ha successivamente svolto i seguenti incarichi: 1996-1998: Formatore nel Seminario Minore di Bogor, con un incarico pastorale domenicale nella Parrocchia di Rangkas Bitung; 1998-2001: Studi di Licenza in Islamologia al P.I.S.A.I. di Roma; ha svolto il primo anno accademico al Cairo , presso il Dar Comboni-Arabic Study Center; 2001-2014: Rettore e Formatore del Seminario Maggiore di Bandung; 2001-2014: Docente d’Islamistica nella Facoltà di Filosofia della UNPAR e di Religione Cattolica e Religione Comparate nelle MKU/Studium generale UNPAR; 2007-2014: Membro dell’Associazione Civile West Java FKUB Forum for Religious Harmony; dal 2014: Vicario Generale della Diocesi di Bogor.<br />È stato anche docente invitato nell’Università statale islamica di Bandung. Per un triennio è stato Membro delle Commissioni per il Dialogo Interreligioso e per i Seminari della Conferenza Episcopale. Nella Diocesi di Bogor ha ricoperto anche l’ufficio di Presidente della Commissione diocesana per il Dialogo Inter-religioso. <br />Mon, 16 Jul 2018 08:38:02 +0200ASIA/INDONESIA - Dimissioni del Vescovo di Maumere e nomina del successorehttp://www.fides.org/it/news/64530-ASIA_INDONESIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Maumere_e_nomina_del_successorehttp://www.fides.org/it/news/64530-ASIA_INDONESIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Maumere_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 14 luglio ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Maumere , presentata da S.E. Mons. Gerulfus Kherubim Pareira, S.V.D. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Maumere il rev.do Ewaldus Martinus Sedu, finora Vicario generale della stessa Circoscrizione.<br />Il Rev.do Ewaldus Martinus Sedu è nato il 30 luglio 1963 a Bajawa . Dopo aver frequentato il Seminario Minore di Mataloko, ha compiuto gli studi filosofici e teologici nella Scuola Superiore di Filosofia e Teologia, rimanendo nel Seminario Maggiore Interdiocesano San Pietro a Ritapiret. È stato ordinato sacerdote il 7 luglio 1991 e incardinato nell’Arcidiocesi di Ende. Dopo la creazione della Diocesi di Maumere , si è incardinato in quest’ultima Circoscrizione. Ha successivamente svolto i seguenti incarichi: 1991-1993: Vicario parrocchiale di San Giuseppe a Maumere; 1993-1995: Parroco di Maria Madre del Carmelo a Wolofeo; 1995-1997: Parroco di San Giuseppe a Maumere, Responsabile della Commissione Catechetica di Maumere; 1997-2001: Studi per la Licenza in Pedagogia presso il Salesianum a Roma; 2001-2009: Docente e Formatore presso il Seminario Maggiore Interdiocesano San Pietro a Ritapiret; 2010-2015: Rettore del Seminario Maggiore Interdiocesano San Pietro a Ritapiret; dal 2015: Vicario Generale di Maumere. <br />Mon, 16 Jul 2018 08:36:28 +0200ASIA/INDIA - Dimissioni del Vescovo di Tiruchirapallihttp://www.fides.org/it/news/64529-ASIA_INDIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Tiruchirapallihttp://www.fides.org/it/news/64529-ASIA_INDIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_TiruchirapalliCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 14 luglio ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Tiruchirapalli , presentata da S.E. Mons. Antony Devotta. Mon, 16 Jul 2018 08:35:17 +0200