Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/TERRA SANTA - Uno “Statuto” per il Patriarcato latino di Gerusalemmehttp://www.fides.org/it/news/68725-ASIA_TERRA_SANTA_Uno_Statuto_per_il_Patriarcato_latino_di_Gerusalemmehttp://www.fides.org/it/news/68725-ASIA_TERRA_SANTA_Uno_Statuto_per_il_Patriarcato_latino_di_GerusalemmeGerusalemme – Uno strumento agile e unitario per regolare la “vita interna” del Patriarcato latino di Gerusalemme, armonizzando le regole di funzionamento delle varie istituzioni patriarcali al Diritto canonico e alle disposizioni recenti della Santa Sede. Con questo scopo è stato pensato e realizzato il primo “Statuto del Patriarcato latino di Gerusalemme”, frutto dell’opera di riorganizzazione delle istituzioni patriarcali condotta dall’Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato dal 2016. <br />Diviso in tre sezioni, lo Statuto – spiega lo stesso Arcivescovo Pizzaballa nella lettera di presentazione, firmata il 4 giugno 2020 – contiene disposizioni chiare e distinte riguardanti la dimensione spirituale, pastorale e quella economica della vita del Patriarcato. In nuovo strumento punta anche a riordinare in maniera organica disposizioni poste in essere dai diversi Patriarchi nel corso del tempo, adeguandole all’attuale quadro giuridico e canonico che regola il funzionamento delle istituzioni ecclesiastiche cattoliche. Dopo un’introduzione sull’identità e la missione del Patriarcato – riferisce il sito abouna.org - lo Statuto definisce doveri e compiti del Patriarca, dei vescovi e dei sacerdoti, dei collaboratori, dei consigli consultivi e dei tribunali ecclesiastici. Sotto-sezioni specifiche sono anche dedicate al funzionamento di istituzioni collegate al Patriarcato, come il Seminario patriarcale di Beit Jala e le scuole patriarcali. Particolare cura viene posta nel dare indicazioni in merito alla trasparenza e alla sostenibilità economico-finanziaria di tutte le singole realtà e attività poste sotto il controllo del Patriarcato – parrocchie, scuole, università, presidi assistenziali). <br />Già nel giugno 2018 , l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa aveva istituito un Consiglio economico come organismo consultivo incaricato di coadiuvare il Patriarcato nella gestione delle questioni finanziarie, economiche e amministrative. Il Consiglio, chiamato a riunirsi in seduta plenaria più volte all'anno, è costituito, oltre che dal Patriarca e dall'economo del Patriarcato, anche da sei membri laici , tutti esperti del settore economico-finanziario.<br />Negli ultimi anni, il Patriarcato latino di Gerusalemme ha dovuto farsi carico dei problemi amministrativi e finanziari che avevano segnato la costruzione e l’avvio dell’Università americana di Madaba , l’Ateneo legato al Patriarcato e inaugurato il 30 maggio 2013 alla presenza di Re Abdallah II di Giordania. Nella Lettera rivolta a tutti i membri del Patriarcato latino all'inizio della quaresima del 2017, l'Arcivescovo Pizzaballa aveva scritto tra l'altro che nel recente passato “sono stati fatti degli errori che hanno ferito la vita del Patriarcato, finanziariamente ed amministrativamente, soprattutto riguardanti l’Università Americana di Madaba. Abbiamo sbagliato in alcuni ambiti importanti, forse non concentrandoci abbastanza sulla nostra primaria missione: predicare il Vangelo e dedicarci alle attività pastorali”. .<br />Tue, 29 Sep 2020 11:44:37 +0200AMERICA/SAN VINCENZO E GRENADINE - Prima missione aperta a Belle Vue: compie un anno l'opera dei Redentoristihttp://www.fides.org/it/news/68724-AMERICA_SAN_VINCENZO_E_GRENADINE_Prima_missione_aperta_a_Belle_Vue_compie_un_anno_l_opera_dei_Redentoristihttp://www.fides.org/it/news/68724-AMERICA_SAN_VINCENZO_E_GRENADINE_Prima_missione_aperta_a_Belle_Vue_compie_un_anno_l_opera_dei_RedentoristiKingstown - I missionari Redentoristi hanno accettato circa un anno fa l'incarico di aprire una missione a sud di San Vincenzo e Grenadine , nazione nella parte meridionale dei Caraibi, formata dall’isola principale, San Vincenzo, e dall’arcipelago delle Grenadine. Alla richiesta fatta da Mons. Gerard County, C.S.Sp., Vescovo della Diocesi di Kingstown, da cui dipendono questi territori, padre Paul Borowski, Superiore provinciale dei Redentoristi, e Padre Kevin Murray, allora Superiore della missione a Santa Lucia, visitarono l'area di cui avebbero dovuto assumere la cura pastorale.<br />La visita si incentrò sulla parrocchia di San Benedetto, situata nella parte nord del paese. Nel suo territorio ci sono altre tre comunità, ognuna con una cappella, che dipendono dalla parrocchia: Georgetown, Belle Vue e Sandy Bay. Quest'ultima comprende una folta popolazione indigena, conosciuta come Garifuna. Sandy Bay ospita anche il forno/panetteria Garifuna, un'iniziativa della Chiesa locale che serve la popolazione e offre lavoro ai residenti.<br />L'arrivo di padre Kevin Murray, C.Ss.R., insieme a fratel Gerard St. Hilaire, C.Ss.R. il 31 ottobre 2019, ha costituito l’inizio della missione dei Redentoristi nella diocesi di Kingstown. I due religiosi viaggiarono su una barca da pesca, partendo da Santa Lucia, dove avevano prestato servizio fino a quel momento. A fare il viaggio con loro è stato un fedele parrocchiano, Lambert Charlemagne, che gestisce le strutture della Chiesa a Santa Lucia. Ad accoglierli al molo, con affetto e calore, c'erano Mons. County e padre Collin Jackson. Dopo il primo incontro, i missionari sono partiti verso la parrocchia sistemandosi sul retro di un camion.<br />La prima domenica in parrocchia, il 3 novembre 2019, è stata ricca di eventi. I parrocchiani di tutte le comunità erano presenti nella chiesa di Saint Joseph, a Belle Vue, per la messa festiva. Mons. County ha celebrato la messa e insediato padre Kevin come parroco, e come incaricare fratel Gerard. Alla messa è seguita una festosa accoglienza con i saluti di molte persone, compresi i bambini con bisogni speciali della Casa San Benedetto e dell'asilo nido, gestiti dalle suore carmelitane all'interno della parrocchia.<br />Un vecchio asilo per bambini è stato allestito come residenza per i missionari, e ha accolto anche i padri Paul Borowski, C.Ss.R. e Ako Walker, C.Ss.R. come ospiti iniziali, che erano presenti anche per l'inaugurazione ufficiale della missione redentorista in SVG, l'8 dicembre 2019. Un piccolo particolare può far capire la situazione: dal momento che il letto per la stanza di padre Paul non era ancora pronto al suo arrivo, il Superiore provinciale ha dormito per terra, su un materasso.<br />In questo anno 2020 la missione ha portato avanti le attività consuete a cui si è aggiunto il confezionamento di pacchi di cibo per i parrocchiani bisognosi, costretti a casa dalla pandemia. La comunità ha risposto alle iniziative rifornendo la dispensa alimentare. Adesso anche il Forno/Panificio Garifuna è al centro dell’attenzione in vista della sua ristrutturazione ed espansione. Infatti questo centro di lavoro ha una lunga e fedele storia al servizio dell'area di Sandy Bay e anche oltre.<br /> <br />Tue, 29 Sep 2020 11:34:05 +0200ASIA/FILIPPINE - Prorogate di un anno le celebrazioni dei 500 anni dell'arrivo del Vangelohttp://www.fides.org/it/news/68723-ASIA_FILIPPINE_Prorogate_di_un_anno_le_celebrazioni_dei_500_anni_dell_arrivo_del_Vangelohttp://www.fides.org/it/news/68723-ASIA_FILIPPINE_Prorogate_di_un_anno_le_celebrazioni_dei_500_anni_dell_arrivo_del_VangeloManila - La celebrazione del 500° anniversario dell'arrivo del Vangelo nelle Filippine è stata prorogata di un anno a causa della pandemia di coronavirus. Come appreso dall'Agenzia Fides, secondo il piano precedentemente elaborato, la imponente cerimonia di apertura ufficiale dell'evento - che sarà culmine di commemorazioni e attività pastorali e missionarie disseminate in tutto il territorio dell'arcipelago - era stata prevista per aprile 2021, ma ora avverrà nell'aprile 2022. La decisione di spostare la data dello storico evento è dovuta alla crisi sanitari che attraversa la nazione, ha reso noto mons. Pablo Virgilio David, presidente ad interim della Conferenza episcopale delle Filippine. “A causa della crisi causata dalla pandemia Covid-19, è stato necessario cambiare il programma della nostra celebrazione dei 500 anni di avvento del cristianesimo che saranno prolungate per un intero anno, fino al 2022", ha aggiunto.<br />I Vescovi filippini hanno deciso che la data ufficiale della celebrazione sarà il 17 aprile 2022, domenica di Pasqua, momento in cui si farà memoria della prima messa celebrata nell'arcipelago. Il 2022 sarà, dunque, l'Anno della Missio Ad Gentes. La Commissione storica nazionale delle Filippine ha ricordato che il luogo della storica Messa è l'isola di Limasawa, nel sud di Leyte, in data 31 marzo 1521. Nei giorni scorsi, la diocesi locale di Maasin ha iniziato un conto alla rovescia di 200 giorni fino al 500° anniversario della storica celebrazione eucaristica, avvenuta sulla loro isola nel 1521. La Chiesa cattolica commemora anche il Primo Battesimo, avvenuto il 14 aprile 2021, evento che sarà guidato dall'Arcidiocesi di Cebu, nel sud delle Filippine.<br />Per celebrare i 500 anni dell'arrivo del cristianesimo nelle Filippine, la Conferenza Episcopale ha tracciato un ciclo preparatorio di nove anni , assegnando a ogni anno un tema particolare, con lo scopo di approfondire e rinvigorire il carattere missionario della Chiesa filippina.<br />A tal fine, ogni diocesi ha organizzato programmi e iniziative di animazione e formazione missionaria per sacerdoti, religiosi, catechisti, insegnanti, laici con l'intento di promuovere e sensibilizzare il Popolo di Dio, a partire dai bambini e dai giovani.<br />I Vescovi hanno anche spostato il Congresso missionario internazionale e il 2° Congresso missionario nazionale nell'aprile 2022. In questo periodo la Commissione episcopale per il clero ha deciso di organizzare una serie di conferenze sulla storia della Chiesa nelle Filippine.<br />I missionari spagnoli hanno portato la fede cristiana nelle Filippine 500 anni fa e oggi il Paese con la più grande popolazione cattolica in Asia conta 86 diocesi.<br /> Tue, 29 Sep 2020 10:44:28 +0200ASIA/SINGAPORE - La Chiesa promuove iniziative interreligiose durante la pandemiahttp://www.fides.org/it/news/68722-ASIA_SINGAPORE_La_Chiesa_promuove_iniziative_interreligiose_durante_la_pandemiahttp://www.fides.org/it/news/68722-ASIA_SINGAPORE_La_Chiesa_promuove_iniziative_interreligiose_durante_la_pandemiaSingapore - La Chiesa cattolica di Singapore promuove la coesione e la collaborazione con altre comunità religiose, al fine di contribuire alla pace e all'armonia sociale, durante il tempo segnato dalla pandemia di Covid-19. Come appreso dall'Agenzia Fides, in tal cornice di promozione del dialogo interreligioso, nei giorni scorsi la "Jamiyah Singapore, la più antica e importante organizzazione assistenziale locale malese-musulmana, ha organizzato un webinar, cui ha preso parte la Chiesa cattolica, offrendo la sua visione eil suo contributo. Al seminario online è intervenuto il Cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, parlando del ruolo dei leader religiosi durante la crisi pandemica.<br />Il webinar ha riunito leader religiosi locali e internazionali e studiosi delle principali religioni. La Chiesa cattolica era rappresentata dal Cardinale Ayuso e da Suor Theresa Seow, religiosa delle Figlie della Carità Canossiane, Vicepresidente della Commissione per il Dialogo interreligioso nell'arcidiocesi cattolica di Singapore. <br />Il Cardinale Ayuso ha osservato che i leader religiosi hanno rimarcato "la dimensione religiosa della crisi": chiese, moschee e templi vuoti hanno esemplificato la "privazione spirituale" della pandemia. La soluzione, ha è rappresentata da "speranza, preghiera e solidarietà". La speranza "fortifica la volontà umana" e "trasforma la vita, indicando qualcosa al di là del mondo presente", ispirando i credenti ad amare e prendersi cura di "quanti soffrono le tragedie della condizione umana". La preghiera è “uno strumento potente” che scaccia ogni paura, utile a coltivare "la fratellanza universale, in Dio, per il bene di tutti". La solidarietà può essere manifestata in "iniziative di fede collaborativa" che includono "l'educazione ai valori che preserveranno il mondo post-pandemia da una cultura di indifferenza, egoismo e altri mali sociali".<br />Suor Theresa, che è anche la Segretaria dell'Organizzazione Interreligiosa di Singapore, ha condiviso che, in questo periodo di pandemia, "non siamo isolati: anche se in solitudine, siamo solidali gli uni con gli altri"<br />"Questo è un momento per sostenere la sacralità della vita, è un tempo per rallentare, essere più contemplativi e trovare il tempo per la nostra comunità", ha detto la religiosa. “Il Covid-19 ha accresciuto la consapevolezza di vedere Dio in mezzo a noi. Dio vive nelle case e nelle vite delle persone intorno a noi. Nel mondo la dimensione sacra è immersa in quella secolare" ha osservato la suora, aggiungendo che "la religione dovrebbe essere una forza per la pace e la coesione sociale e tutte le religioni devono promuovere uno sforzo comune per la coesistenza armoniosa".<br />Anche il presidente di Singapore Halimah Yacob è intervenuto e si è rivolto agli ascoltatori, membri di diverse comunità religiose, dicendo che, durante questo periodo di incertezza, "è naturale per le persone trarre forza e conforto dalla fede". Il Presidente ha elogiato gli sforzi delle comunità religiose per costruire fiducia, unità e resilienza raggiungendo coloro che ne hanno bisogno, indipendentemente da etnia, lingua o religione.<br />La popolazione della città-stato Singapore è di 5,7 milioni, di cui circa 383.000 cattolici . <br /> <br /> Tue, 29 Sep 2020 10:12:58 +0200AMERICA/COLOMBIA - E' morta con la speranza di poter riabbracciare la figlia, la madre di suor Gloria, rapita in Mali nel 2017http://www.fides.org/it/news/68721-AMERICA_COLOMBIA_E_morta_con_la_speranza_di_poter_riabbracciare_la_figlia_la_madre_di_suor_Gloria_rapita_in_Mali_nel_2017http://www.fides.org/it/news/68721-AMERICA_COLOMBIA_E_morta_con_la_speranza_di_poter_riabbracciare_la_figlia_la_madre_di_suor_Gloria_rapita_in_Mali_nel_2017Pasto – La madre di suor Gloria Cecilia Narváez, la religiosa colombiana rapita mentre era in missione in Mali il 7 febbraio 2017, è morta a Pasto. La signora Rosita Argoty de Narváez aveva 87 anni, e fino all’ultimo non ha perso la speranza di poter riabbracciare la figlia.<br />I Vescovi colombiani hanno inviato un messaggio di condoglienze a suor Mylena Rocero, Superiora provinciale delle Suore Francescana di Maria Immacolata, congregazoione alla quale appartiene la religiosa. Nel messaggio scrivono: "Inviamo il nostro saluto di fraternità e vicinanza alla famiglia Narváez Argoty e preghiamo il Signore della vita che conceda il riposo eterno alla signora Rosita, e i suoi cari possano ricevere conforto e forza in questi momenti di dolore”. Ribadiscono l'invito alla preghiera per chiedere la salute e il pronto rilascio di suor Gloria Cecilia, per queste intenzioni offrono l'Eucaristia.<br />Suor Cecilia Narváez Argoti, religiosa colombiana della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata, è stata sequestrata mentre svolgeva la sua missione a Karangasso, nel sud del Mali, la sera del 7 febbraio 2017. Intorno alle 21, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella parrocchia di Karangasso a Koutiala, una zona ritenuta tranquilla e relativamente sicura, sequestrando la suora e fuggendo con l’autovettura della parrocchia. Il 1° luglio il gruppo Al Qaeda del Mali, attraverso la rete cifrata Telegram, ha pubblicato un video dove appariva la suora colombiana ed altri cinque ostaggi stranieri, rapiti dalla rete jihadista. Circa un anno dopo, a gennaio 2018, è stato diffuso in internet un altro video in cui suor Gloria, che appariva in buone condizioni, si rivolgeva a Papa Francesco chiedendogli di intervenire per la sua liberazione. Il video di pochi minuti risultava registrato durante le feste natalizie. <br />Il 6 febbraio 2020, durante i lavori dell’Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Colombiana, a tre anni dal rapimento, Mons. Mario de Jesús Álvarez Gómez, Vescovo di Istmina-Tadó e membro della Commissione per l’animazione missionaria, ha affermato: “No, non abbiamo dimenticato suor Gloria Cecilia Narváez, siamo uniti nella preghiera fiduciosa a Dio perché il Signore tocchi il cuore di queste persone e la suora possa ritrovare la libertà” . <br />Tue, 29 Sep 2020 10:02:39 +0200AFRICA/UGANDA - Verso la Giornata Missionaria - il Direttore nazionale delle POM: “L’annuncio del Vangelo è un dono da condividere”http://www.fides.org/it/news/68720-AFRICA_UGANDA_Verso_la_Giornata_Missionaria_il_Direttore_nazionale_delle_POM_L_annuncio_del_Vangelo_e_un_dono_da_condividerehttp://www.fides.org/it/news/68720-AFRICA_UGANDA_Verso_la_Giornata_Missionaria_il_Direttore_nazionale_delle_POM_L_annuncio_del_Vangelo_e_un_dono_da_condividereKampala - “Come cristiani, seguaci di Gesù, il nostro stile di vita de-ve riflettere la nostra fede, ci interroga profondamente su chi siamo e per cosa viviamo. Non siamo soli: Cristo è l'ascoltatore silenzioso di ogni conversione e bussa sempre ai nostri cuori in attesa di poter entrare e dimorare con noi. Le Pontificie Opere Missionarie in Uganda accompagnano i fedeli a vivere e crescere come fratelli e sorel-le che devono continuare a far conoscere la bontà, la misericordia e l'amore di Dio”. Lo dice all’Agenzia Fides padre Pontian Kaweesa, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Uganda, parlando dei preparativi che la Chiesa locale sta organizzando in vista dell'Ottobre missionario, il mese in cui i cattolici di tutto il mondo si riuniscono per promuovere l'opera missionaria della Chiesa, celebrando la Giornata Missionaria Mondiale, prevista quest’anno il 18 ottobre 2020. <br />“Dalla settimana scorsa - riporta p. Pontian - il governo ugandese ha allentato le re-strizioni su chiese e luoghi di culto, che erano state imposte per contrastare l’epidemia di coronavirus. Dopo sette mesi, le chiese possono finalmente aprire per preghiere e servizi pubblici con un massimo di 70 persone ammesse. Durante il lockdown - racconta il Direttore nazionale POM - abbiamo incoraggiato tutti i battezzati a pregare insieme nelle loro famiglie: la Chiesa, per così dire, è andata dai suoi figli, nelle loro case e nelle loro famiglie. La Parola di Dio è stata condivisa dai catechisti, dai responsabili laici e dai sacerdoti che hanno visitato le case e le piccole comunità cristiane. I bambi-ni - prosegue - sono stati preparati per la Prima Comunione e i Sacramenti della Peni-tenza. Anche i Sacramenti del Battesimo, dell'Eucaristia e del matrimonio sono stati celebrati seguendo le attuali procedure standard previste in questi casi. Siamo, inoltre, grati al Santo Padre per aver istituito un Fondo speciale di emergenza per il Covid-19 presso le POM per aiutare le comunità colpite. In Uganda - rileva p. Kaweesa - la pandemia ha inciso negativamente sul sostentamento di una buona parte della popolazione: in molti sopravvivono con un solo pasto al giorno e senza soldi per acquistare altri beni e medicinali essenziali”.<br />Sono molteplici le iniziative preparate dalla comunità cattolica ugandese per la Giornata Missionaria Mondiale 2020. “Abbiamo in programma di proporre una serie di presentazioni sulla Giornata Missionaria e sulla missione della Chiesa sulla nostra televisione cattolica ugandese ”, spiega p. Pontian. “Realizzeremo anche una diretta su Radio Maria per parlare la Giornata Missionaria nell'attuale situazione della pandemia di coronavirus. Per promuovere il contributo al Fondo di solidarietà universale - continua il religioso - abbiamo chiesto ai vescovi di consentire la creazione di un apposito conto bancario dove i fedeli possono inviare denaro, oltre tradizionale sistema di raccolta fondi. Abbiamo scritto a tutti i Vescovi e direttori diocesani delle POM affinché esortino i fedeli delle rispettive diocesi a pregare per la missione della Chiesa e a condurre una novena prima della Giornata Missionaria nelle loro case e comunità. Abbiamo, infine, realizzato due poster digitali con il tema della Giornata Missionaria 2020’“Eccomi, manda me’ da condivide sulle principali piatta-forme digitali. Adesso - conclude p. Kaweesa - è il momento di portare i doni della Buona Novella e la nostra fede come tesori da condividere. Ogni regalo è migliore quando è condiviso”.<br /> <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://youtu.be/A-gqwGyuB4U">Guarda la video-intervista al Direttore Nazionale delle POM Uganda sul canale Youtube dell'Agenzia Fides</a>Tue, 29 Sep 2020 09:27:17 +0200AFRICA/SUDAN - Un missionario: “Con la separazione fra stato e religione, il paese dà spazio alla pluralità”http://www.fides.org/it/news/68719-AFRICA_SUDAN_Un_missionario_Con_la_separazione_fra_stato_e_religione_il_paese_da_spazio_alla_pluralitahttp://www.fides.org/it/news/68719-AFRICA_SUDAN_Un_missionario_Con_la_separazione_fra_stato_e_religione_il_paese_da_spazio_alla_pluralitaKhartoum - “L’accordo sulla separazione fra Stato e religione, firmato dal Primo Ministro Abdalla Hamdok e dalla leadership del Sudan People’s Liberation Movement–North è senz’altro una buona notizia per il Paese. Credo, però, che prima ancora che a suon di trattati, la rivoluzione si faccia cambiando le mentalità attraverso l’istruzione. In questo senso, ritengo molto importante il fatto che, secondo quanto annunciato dal governo, i libri delle scuole per il nuovo anno - che è stato posticipato di due mesi ufficialmente a causa delle recenti esondazioni del Nilo, in realtà per i ritardi nella stampa dei libri, ndr – saranno liberi da riferimenti al Corano in ogni materia di studio. Ciò comporterà un enorme cambiamento perché fino allo scorso anno il Corano era alla base di tutte le materie scolastiche. Il nuovo Ministero dell’Educazione ha voluto cambiare rotta affermando che il Corano verrà giustamente insegnato nel curriculum di religione islamica, ma non verrà citato nelle altre materie”. <br />È questo il commento, rilasciato all’Agenzia Fides, da padre Diego Dalle Carbonare, missionario comboniano a Khartoum, sul recente accordo che potrebbe condurre in Sudan a un progressivo distanziamento dello Stato dalla “sharia”, la legge islamica. Nella prima settimana di settembre i ribelli dell’SPLM-N, ben radicati nella regione delle Montagne Nuba dove la presenza cristiana è molto significativa, hanno raggiunto un‘intesa con il primo ministro Abdalla Hamdok sulla separazione tra Stato e religione. Ora si attendono sviluppi. <br />“Il cammino è lungo – spiega Dalle Carbonare – anche perché va tenuto conto del fatto che, per quanto riguarda i ribelli, la sigla sull’accordo è stata apposta solo da un gruppo e per quanto attiene al governo, la firma è solo del Primo Ministro, non del Consiglio Supremo, che già in altre occasioni – come ad esempio sulla questione di riaprire o meno i rapporti con Israele – ha puntualizzato che certe decisioni non competono all’esecutivo. Secondo molti, non attiene a un governo di transizione il potere di fare un cambiamento costituzionale come l’abolizione della sharia.”<br />D’altro canto, però, altri sottolineano che nel 1983 la legge islamica fu introdotta da Nimery senza legittimità parlamentare né referendaria. Non sarebbe necessario, quindi, in linea giuridica, un mandato costituzionale per rimuoverla.<br />“In ogni caso, nell’affrontare la questione che è molto delicata, io farei molta attenzione ai termini. Nel linguaggio arabo, la parola “laicità” non suona con quella neutralità con cui viene letta in Occidente, ma ha una accezione negativa. È intesa come ‘un meno’, non ‘un più’. Quando i ribelli dicono: ‘O ci date la piena laicità dello Stato o sarà secessione’, stanno mettendo la parte araba del paese in una situazione difficile e l’intero processo in pericolo. Sarebbe molto più sensato, a mio parere, parlare di una riforma della legge per dare spazio alla pluralità e difendere le minoranze: si raggiungerebbe lo stesso obiettivo senza inutili tensioni”.<br />Inoltre, dopo oltre un anno e mezzo, Khartoum torna ad avere un Nunzio apostolico. Il nuovo rappresentante diplomatico della Santa Sede, mons. Luís Miguel Cárdaba, è finalmente giunto in Sudan. L’arrivo, dopo la nomina del marzo scorso da parte di Papa Francesco, avviene in un momento critico per il Paese. Osserva il Comboniano: “Proprio in questi giorni è arrivato a Khartoum il nuovo Nunzio Apostolico. L’assenza di un anno e mezzo si è fatta sentire, tanto più che nel frattempo, qui in Sudan, avvenivano cambiamenti epocali. Credo che la sua presenza ora possa essere molto importante. Per molto tempo la Chiesa ha vissuto nell’ombra senza possibilità di interlocuzione col governo. In questo nuovo clima politico e sociale, c’è un’occasione storica per la Chiesa per giocare un ruolo importante e spero vivamente che il nuovo nunzio sia di aiuto in questa direzione”. <br /> <br />Tue, 29 Sep 2020 09:06:44 +0200ASIA/PAKISTAN - Anno della Gioventù in Pakistan: la Chiesa presenta la traduzione in urdu della Bibbia dei giovani "Youcat"http://www.fides.org/it/news/68717-ASIA_PAKISTAN_Anno_della_Gioventu_in_Pakistan_la_Chiesa_presenta_la_traduzione_in_urdu_della_Bibbia_dei_giovani_Youcathttp://www.fides.org/it/news/68717-ASIA_PAKISTAN_Anno_della_Gioventu_in_Pakistan_la_Chiesa_presenta_la_traduzione_in_urdu_della_Bibbia_dei_giovani_YoucatMultan : “Siamo felici oggi di aver messo la Bibbia nelle mani dei nostri giovani; spero che questo dono aiuti i nostri giovani ad avvicinarsi maggiormente, in un rapporto con Gesù Cristo, che è la Parola vivente. La nostra visione era quella di dare la Bibbia nelle mani dei giovani durante l'Anno della gioventù, aperto a novembre 2019 e che terminerà a novembre 2020, per aiutarli a vivere la fede e il messaggio di amore che c'è nella Sacra Bibbia”: ciò è quanto dice all'Agenzia Fides p. Emmanuel Asi, Segretario esecutivo della Commissione biblica della Conferenza episcopale cattolica pakistana , rivolgendosi ai giovani rappresentanti di varie diocesi cattoliche del Pakistan. Il Vescovo Indrias Rehmat, presidente della Commissione biblica, e il Vescovo Samson Shukardin OFM, presidente della Commissione episcopale per i giovani, hanno presentato e distribuito la copia della Bibbia per i giovani in versione "Youcat" durante uno speciale seminario di 4 giorni tenutosi dal 24 al 27 settembre, per i giovani di tutto il paese, presso l'Istituto Pastorale Multan.<br />P. Emmanuel Asi riferisce a Fides: "Il Vescovo Indrias Rehmat, quando era sacerdote e decano degli studi nell'Istituto nazionale cattolico di teologia nell'arcidiocesi di Karachi, aveva iniziato la traduzione della Bibbia della gioventù nel 2015 e l'ha terminata in 30 mesi. Quindi abbiamo revisionato il testo in urdu e aggiunto immagini, mappe della Sacra Bibbia, la cronologia della Sacra Bibbia, citazioni dei Santi, la prefazione di Papa Francesco e riferimenti dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Il testo è pronto". <br />Continua p. Emmanuel Asi: “Abbiamo anche inserito i commenti dei fedeli che traggono ispirazione dalla Parola di Dio e hanno avuto un incontro con Gesù Cristo, e le foto dei pellegrinaggi ai luoghi biblici, sempre al fine di avvicinare i giovani alla Parola di Dio ".<br />P. Emmanuel Asi ha inoltre affermato: “Pensando ai giovani, un'altra grande sfida è stata quella di mantenere, nell'edizione, uno stile e un aspetto attraente per la scrittura, le immagini, i colori. È per tutti noi una gioia enorme poter presentare questo lavoro". <br /> "Abbamo intenzione di indire una sorta di concorso per quei giovani che leggono l'intera Bibbia della gioventù: anche solo 10 minuti al giorno, la si finirà in 1 anno e dieci mesi", conclude, incoraggiando i giovani a diventare "veri amici della Paolr adi Dio, guida per la vita".<br /> Mon, 28 Sep 2020 11:47:17 +0200AFRICA/ESWATINI - La solidarietà delle donne cattoliche verso i rifugiati accolti nel campo di Malindzahttp://www.fides.org/it/news/68716-AFRICA_ESWATINI_La_solidarieta_delle_donne_cattoliche_verso_i_rifugiati_accolti_nel_campo_di_Malindzahttp://www.fides.org/it/news/68716-AFRICA_ESWATINI_La_solidarieta_delle_donne_cattoliche_verso_i_rifugiati_accolti_nel_campo_di_MalindzaMbabane – Vostra Eccellenza, Reverendissimo Jose Ponce de Leon, Vescovo di Manzini; p. Mabuza sotto la cui giurisdizione ricade questo campo di accoglienza per rifugiati, vi ringraziamo per averci guidato in questo momento difficile della storia, non solo della Chiesa ma del mondo intero” ha detto la Sig.ra Doris Makhubu, Presidente del Consiglio delle donne cattoliche dell'Eswatini nel consegnare una donazione di prodotti igienico-sanitari al campo di accoglienza per rifugiati di Malindza.<br />“Ringraziamo la Caritas per aver coordinato questo incontro oggi. Ringraziamo anche la Commissione governativa per i rifugiati per averci permesso di dare una mano nel provvedere ai bisogni igienici di base dei nostri fratelli e sorelle” ha sottolineato la Sig.ra Makhubu<br />Negli anni passati la presenza fisica di donne cattoliche al campo di accoglienza per rifugiati di Malindza ha dato speranza ai rifugiati e il Vescovo ha celebrato la Messa, ma il coronavirus ha messo fine a tutto ciò.<br />Il tema dei rifugiati di quest'anno è "Immagina": quando le cose sembrano bloccate, quando i vecchi modi di fare le cose non funzionano più, questo è quello che dobbiamo fare, immaginare. Nell'era Covid-19, la chiamata a immaginare sembra più importante che mai, immagini e ottieni speranza.<br />“Come donne di fede, siamo felici di aver lavorato con successo pur nelle difficoltà causate dal coronavirus e di aver messo insieme gli articoli che abbiamo portato oggi. Questa è una conversione affinché il nostro apostolato acquisisca significato e rilevanza e non venga fermato da nessuna situazione” ha aggiunto la Presidente del Consiglio delle donne cattoliche.<br />“Preghiamo il nostro amorevole Dio di aprire le nostre menti e toccare i nostri cuori in modo che possiamo aiutare ogni persona a garantire le risorse di cui ha bisogno, a trasformare la nostra paura, ansia e i sentimenti di isolamento in speranza, in modo che possiamo sperimentare una vera conversione del cuore” conclude la Sig.ra Makhubu<br />Il campo di Malindza accoglie rifugiati provenienti da Burundi, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e Somalia. <br />Mon, 28 Sep 2020 11:40:55 +0200AMERICA/VENEZUELA - Migranti: una realtà di sofferenza per tanti venezuelanihttp://www.fides.org/it/news/68715-AMERICA_VENEZUELA_Migranti_una_realta_di_sofferenza_per_tanti_venezuelanihttp://www.fides.org/it/news/68715-AMERICA_VENEZUELA_Migranti_una_realta_di_sofferenza_per_tanti_venezuelaniCaracas - In occasione della 106a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato celebrata ieri, domenica 27 settembre, la Red Clamor ha pubblicato un suo messaggio rivolto "al popolo santo di Dio che è pellegrino in America Latina e nei Caraibi".<br />Il testo inviato a Fides dalla Conferenza Episcopale del Venezuela , rilancia l'invito del Santo Padre: "Il Papa propone il tema di questa Giornata partendo dalla sua conoscenza della realtà della sofferenza e del dolore di tanti migranti nel mondo e, principalmente, dall'America Latina e dai Caraibi… Migliaia e migliaia di persone hanno dovuto fuggire dalla loro patria per andare in altri luoghi in cerca di un migliore tenore di esistenza e persino per salvare la propria vita" si legge nel testo.<br />"Data la mancanza di protezione, la paura e l’incertezza per migliaia di sfollati , la Chiesa, che nel suo profetismo è anche madre, invita tutti ad avvicinarsi agli sfollati per conoscere e capire", prosegue il messaggio.<br />In America si vive una realtà molto particolare anche riguardo all'ecologia integrale, perché ci sono stati grandi spostamenti a causa delle catastrofi naturali ma per incidenti umani su larga scala, come la contaminazione delle acque, della terra e dell’aria, come nell'ultimo caso di Brumadinho, in Brasile, dove sono morte quasi 300 persone .<br />La Red Clamor è un'organizzazione che riunisce uomini e donne impegnati ad accompagnare, difendere, promuovere e includere sfollati, migranti e rifugiati che si trovano nella regione dell'America Latina e dei Caraibi. Promossa dal Consiglio Episcopale Latinoamericano e Caraibico , ispirata ad una spiritualità incarnata di comunione e partecipazione, cerca di ascoltare il grido delle persone costrette a muoversi e si adopera per valorizzare carismi, risorse ed esperienze di realtà e istituzioni ecclesiali impegnate ad accompagnare migranti, rifugiati, sfollati e vittime della tratta di esseri umani.<br />La situazione del Venezuela è stata seguita dai membri di Red Clamor in modo particolare: circa 4 milioni di venezuelani si sono sparsi nei paesi latinoamericani. Secondo dati dell’ACNUR la Colombia conta 1.3 milioni di presenze, il Perù 768 mila, il Cile 288 mila, l’Ecuador 263 mila, l’Argentina 130 mila e il Brasile 168 mila. Ma la stampa locale segnala che tali cifre sono inferiori alla realtà.<br /> <br />Mon, 28 Sep 2020 10:50:59 +0200ASIA/TURCHIA - Dilagano i “discorsi d’odio” nella stampa turca. Nel mirino greci, armeni e sirianihttp://www.fides.org/it/news/68718-ASIA_TURCHIA_Dilagano_i_discorsi_d_odio_nella_stampa_turca_Nel_mirino_greci_armeni_e_sirianihttp://www.fides.org/it/news/68718-ASIA_TURCHIA_Dilagano_i_discorsi_d_odio_nella_stampa_turca_Nel_mirino_greci_armeni_e_sirianiIstanbul – Anche nel 2019 sui media turchi cartacei e digitali hanno trovato spazio in abbondanza i cosiddetti “discorsi d’odio” , gli interventi che esprimono denigrazione e incitamento al disprezzo nei confronti di singole persone e gruppi umani identificati su base nazionale, etnica o religiosa. Lo attesta il rapporto sugli “Hate Speech” in Turchia pubblicato annualmente dalla Fondazione Hrant Dink, con sede a Istanbul.<br />La Fondazione, che porta il nome del giornalista turco di origine armena assassinato nel 2007, dal 2009 conduce indagini sulle espressioni di odio religioso e di razzismo che compaiono nei mezzi di comunicazione turchi. Secondo il resoconto riportato dal giornale “Agos”, testata bilingue armena-turca pubblicata a Istanbul, il rapporto della Fondazione Hrant Dink relativo all’anno 2019, e basato sul monitoraggio di 500 testate nazionali, regionali e digitali, ha registrato una media di 19 articoli al giorno contenenti discorsi denigratori verso gruppi e singole persone. Gli insulti e gli incitamenti all’odio di matrice etnica o religiosa apparsi sulla stampa turca nel corso del 2019 hanno preso di mira 80 diverse etnie o comunità religiose. Le espressioni ingiuriose diffuse attraverso i media turchi, secondo quanto documentato dal rapporto della Fondazione Hrant Dink, si sono rivolte con particolare frequenza e accanimento contro armeni, siriani e greci. Mon, 28 Sep 2020 12:45:21 +0200AFRICA/CONGO RD - Ordinazione episcopale di Mons. Félicien Ntambue, Vescovo di Kabindahttp://www.fides.org/it/news/68714-AFRICA_CONGO_RD_Ordinazione_episcopale_di_Mons_Felicien_Ntambue_Vescovo_di_Kabindahttp://www.fides.org/it/news/68714-AFRICA_CONGO_RD_Ordinazione_episcopale_di_Mons_Felicien_Ntambue_Vescovo_di_KabindaKabinda - “L'Episcopato è in effetti il nome di un servizio e non di un onore, perché spetta al Vescovo servire e non dominare, secondo il comando del Maestro: "Chi è grande tra voi diventi come il più piccolo, e chi governa come chi serve. ". Inizi il tuo ministero episcopale in un ambiente sociale in una crisi multiforme. Siate particolarmente attenti all'unità della porzione del Popolo di Dio che è affidata alle vostre cure ".<br />È in questi termini che, nella sua omelia, Mons. Ernest Ngboko, Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro e Amministratore apostolico de Lisala, consacrante principale, ha sollecitato Mons. Félicien Ntambue, nuovo Vescovo di Kabinda, durante la messa della sua consacrazione episcopale, celebrata a Kabinda domenica 27 settembre.<br />La messa ha visto la partecipazione di una numerosa folla di fedeli provenienti da tutta la diocesi, che non hanno potuto nascondere la gioia di avere finalmente un Pastore a capo della loro Chiesa locale, dopo quasi 2 anni. <br />Oltre ai numerosi Vescovi della Conferenza episcopale nazionale del Congo, erano presenti anche diversi consacrati delle diocesi vicine. I missionari della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria di cui è membro il nuovo Vescovo, erano presenti per sostenere il loro confratello, provenienti da diverse città del Paese, oltre che da Zambia, Nigeria e Messico.<br />Il loro Superiore Generale, padre Charles Phukuta è arrivato da Roma. Ha ringraziato il Santo Padre per la fiducia che ripone nella famiglia CICM, pur riconoscendo la grande responsabilità che ricade su un Vescovo diocesano. Padre Charles ha portato in regalo a Mons. Félicien una statua di San Giuseppe dormiente, che evoca una spiritualità cara a Papa Francesco. Lo ha accompagnato con queste parole: "Mons. Félicien, non dimentichi l'importanza del riposo nonostante i problemi e le difficoltà che lei avrà sicuramente. Dio che manda gli angeli a parlare a Giuseppe in sogno mentre dorme porterà saggezza e soluzioni ai tuoi numerosi problemi quando affiderai a Lui le tue preoccupazioni prima di andare a letto".<br />Monsignor Félicien Ntambue ha espresso la sua gratitudine al Santo Padre per la fiducia riposta in lui, e ai suoi confratelli nell'Episcopato per la loro presenza. Consapevole della diversità linguistica ed etnica e fedele al suo motto , il nuovo Vescovo di Kabinda si impegna a lavorare per l'unità. "Non mi lascerò prendere da nessuna tendenza, perché la mia missione è riunire le persone" ha detto alla folla dei fedeli in giubilo.<br />Kabinda è la capitale della provincia di Lomami, nella Repubblica Democratica del Congo. Si trova nella regione del Kasai, a circa 150 km a est di Mbujimayi. Mons. Félicien Ntambue è stato nominato Vescovo della diocesi il 23 luglio 2020. Fino ad allora è stato uno dei consiglieri generali della congregazione CICM a Roma. Diventa così il 4° Vescovo della diocesi di Kabinda dalla sua fondazione, nel 1953. Ad oggi sono 9 i Vescovi CICM nella Repubblica Democratica del Congo, di cui 4 già in pensione. Mon, 28 Sep 2020 10:41:57 +0200ASIA/TAJIKISTAN - La comunità cattolica in prima linea per limitare la diffusione del Covid-19http://www.fides.org/it/news/68713-ASIA_TAJIKISTAN_La_comunita_cattolica_in_prima_linea_per_limitare_la_diffusione_del_Covid_19http://www.fides.org/it/news/68713-ASIA_TAJIKISTAN_La_comunita_cattolica_in_prima_linea_per_limitare_la_diffusione_del_Covid_19Dushanbe - Con un progetto che coinvolgerà 6mila abitanti della cittadina di Qubodiyon e 12mila persone - tra detenuti e guardie carcerarie - nel penitenziario dello stesso distretto, la Chiesa tagika ha attivato un nuovo presidio contro la diffusione del Covid-19. Le attività di assistenza e prevenzione – come si apprende da una nota inviata all’Agenzia Fides – saranno portate avanti grazie all’azione messa in campo da Caritas Tajikistan in collaborazione con Caritas Lussemburgo. <br />Il personale medico già presente sul posto coordinerà i volontari in azioni mirate “a rafforzare le unità sanitarie per prevenire e controllare l'epidemia”. Il progetto punta infatti “a ridurre il propagarsi delle infezioni e a velocizzare la capacità diagnostica e terapeutica” si legge nella nota.<br />Caritas Tajikistan fornirà, inoltre, attrezzature specializzate per il trattamento di malattie respiratorie infettive, ma anche mezzi di protezione individuale, disinfettanti, mezzi di ventilazione degli ambienti ospedalieri, termometri a distanza e farmaci: “Puntiamo a rafforzare la consapevolezza di come evitare il contagio. A tal fine, sono stati prodotti materiali di comunicazione e corsi di formazione per detenuti e personale carcerario”, si legge nel comunicato inviato a Fides.<br />Sin dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, la Chiesa cattolica in Tajikistan, tramite il proprio braccio assistenziale-operativo che è la Caritas locale, si è attivata per garantire un servizio di distribuzione di mascherine e ed igienizzanti per mani ai senzatetto della capitale Dushanbe. Il servizio di assistenza ai clochard era stato avviato già prima della pandemia, ma è stato intensificato con l’avanzare dei contagi, soprattutto tra i più poveri, che rappresentano un’ampia fetta della società. Secondo un’indagine condotta ad aprile 2020 da Asian Development Bank, infatti, nell’intero Paese, che conta 9 milioni di abitanti, il 27,4% della popolazione vive al di sotto della soglia nazionale di povertà.<br />Proprio a questa fascia di popolazione si rivolge l’operato della Chiesa, impegnata anche su altri fronti: da alcuni anni, sempre attraverso l’opera della Caritas, ha avviato un’importante iniziativa per migliorare il sistema di distribuzione dell’acqua nel distretto di Jomi, una zona a ovest del paese, in cui le condizioni della rete idrica rappresentano un’emergenza per la popolazione. Si porta avanti, inoltre, assistenza a persone diversamente abili, mentre un progetto chiamato “Supervision for success” permette agli anziani di insegnare mestieri a ragazzi orfani.<br />La Chiesa tagika è una piccola comunità religiosa in un contesto sociale al 98% musulmano: i fedeli sono attualmente un centinaio, distribuiti tra le due parrocchie di Dushambe e di Qurǧonteppa. La presenza cattolica in Tajikistan si registra a partire dagli anni '70 del secolo scorso: i primi fedeli erano in maggioranza tedeschi provenienti da Russia, Ucraina e Lituania, deportati nel Paese ai tempi dell'Unione Sovietica. A causa del regime comunista, per anni le comunità del Tajikistan furono del tutto isolate dalla Chiesa universale. A strutturare alla presenza cattolica locale fu Papa Giovanni Paolo II, istituendo la Missio sui iuris, il 29 settembre 1997. In questo contesto, le azioni caritative furono avviate già dal 1983 da piccoli gruppi, che confluirono ufficialmente nella Caritas a partire dal 2004.<br /> Mon, 28 Sep 2020 10:37:42 +0200EUROPA/BOSNIA ERZEGOVINA - Verso la Giornata Missionaria Mondiale - Cerchiamo di essere i messaggeri delle missioni e i loro migliori ambasciatorihttp://www.fides.org/it/news/68712-EUROPA_BOSNIA_ERZEGOVINA_Verso_la_Giornata_Missionaria_Mondiale_Cerchiamo_di_essere_i_messaggeri_delle_missioni_e_i_loro_migliori_ambasciatorihttp://www.fides.org/it/news/68712-EUROPA_BOSNIA_ERZEGOVINA_Verso_la_Giornata_Missionaria_Mondiale_Cerchiamo_di_essere_i_messaggeri_delle_missioni_e_i_loro_migliori_ambasciatoriSarajevo – “Come ha evidenziato Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Missionaria 2020, desidero innanzitutto ringraziare il Creatore per il dono del Mese Missionario Straordinario di ottobre 2019, che la Chiesa di tutto il mondo ha celebrato e che, a me personalmente, ha aperto nuovi orizzonti e ha approfondito la mia consapevolezza missionaria”. E’ la testimonianza giunta a Fides di Josipa Prskalo, laica, collaboratrice della rivista Katolički tjednik e del portale Nedjelja.ba, , conduttrice della rubrica Zov misija .<br />Josipa è in contatto frequente con i missionari della Bosnia ed Erzegovina e della Croazia, quindi sa bene che le loro sfide sono diventate più complicate con la pandemia. “Ricevo una particolare forza, speranza e fede dalla loro fermezza anche guardando il videomessaggio #WeAreStillHere – #JošSmoUvijekOvdje – spiega -. Mi è venuta la pelle d’oca ed ho provato un certo orgoglio scoprendo che esistono persone al mondo che mettono incondizionatamente i bisogni degli altri davanti ai propri. ‘Idealisti’ che, come Santa Madre Teresa, sono una matita nelle mani di Dio e che dicono chiaramente: ‘noi restiamo’.”<br />Josipa prosegue: “È vero, tutti siamo missionari e la Chiesa è per sua natura missionaria. Come ci dice il Papa, la missione che Dio ha affidato a ciascuno di noi, in realtà, ci aiuta a sbarazzarci delle paure e delle preoccupazioni per noi stessi, incoraggiando al dono di sé; dopo Gesù non c'è un esempio migliore di missionario.<br />Ma anche loro sono ‘tormentati’ da qualcosa: sono tormentati dalle chiese vuote, dalla distanza fisica obbligatoria di coloro che rappresentano la tenerezza speciale della Chiesa, sono tormentati dalla fame che, a causa del coronavirus, uccide ancora di più. Ma con la loro fede incrollabile, sanno e credono che “nessuno è escluso dall’amore di Dio” e si affidano con tutto il cuore alla Provvidenza di Dio.<br />Il Santo Padre ripete, con il profeta Isaia: “Eccomi, manda me”. In questa maniera anche tutti noi siamo mandati e diventiamo collaboratori delle missioni se preghiamo, parliamo e doniamo. Cerchiamo di essere i messaggeri delle missioni e i loro migliori ambasciatori. Non permettiamo che queste sfide create dalla pandemia aumentino in noi la sfiducia e l’indifferenza, ma piuttosto aumentino la fede e la cura per gli altri”.<br />Infine Josipa esprime l’auspicio che questa Giornata Missionaria Mondiale “possa essere anche un incentivo a essere più forti e uniti con coloro che predicano la Buona Novella in tutto il mondo. Preghiamo per le missioni e i missionari: hanno bisogno di noi quanto noi abbiamo bisogno di loro.” <br />Mon, 28 Sep 2020 08:32:04 +0200AFRICA/KENYA - Essere missionario a Kibera, una delle più povere periferia del mondo; a Fides il racconto del Direttore Nazionale delle POMhttp://www.fides.org/it/news/68711-AFRICA_KENYA_Essere_missionario_a_Kibera_una_delle_piu_povere_periferia_del_mondo_a_Fides_il_racconto_del_Direttore_Nazionale_delle_POMhttp://www.fides.org/it/news/68711-AFRICA_KENYA_Essere_missionario_a_Kibera_una_delle_piu_povere_periferia_del_mondo_a_Fides_il_racconto_del_Direttore_Nazionale_delle_POMNairobi – Sacerdoti in una delle periferie più povere del mondo. È lo slum di Kibera nella capitale del Kenya, Nairobi, dove p. Bonaventure Luchidio, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie del Kenya, ha effettuato una visita il 24 settembre. Questa è la sua testimonianza inviata a Fides:<br />“Sono arrivato nella parrocchia di Cristo Re ed ho ricevuto un caloroso benvenuto da p. Luis Martinez, membro della Società Messicana di Nostra Signora di Guadalupe per le Missioni Estere, fondata in Messico. La Congregazione è popolarmente conosciuta come Padri di Guadalupe o Padri Messicani. P. Jose dice: "inizialmente Kibera faceva parte delle parrocchie di Nostra Signora di Guadalupe, della parrocchia di Adam's Arcade e delle parrocchie di St. Michael's Otiende che si trovano al confine dello slum. Ogni parrocchia era solita occuparsi di metà della zona dello slum e i sacerdoti erano soliti visitarlo per il lavoro pastorale, visite ai malati, celebrazione dei sacramenti nelle piccole comunità cristiane, e poi la sera tornavano in parrocchia”.<br />Questa disposizione non era ottimale dal punto di vista pastorale perché i sacerdoti sebbene siano stati ben accolti nei villaggi dello slum, venivano trattati come visitatori che vanno e vengono dalle loro comodità delle parrocchie ai margini della baraccopoli.<br />Questa sensazione di essere considerati estranei tra le persone che servivano, ha sfidato i sacerdoti ad agire e venire a vivere più vicino alle persone e a condividere la loro condizione. Il primo sacerdote ha preso in affitto una baracca per vivere nel cuore dei bassifondi di Kibera. Questa azione di stare con il gregge e pascolare il gregge dall'interno piuttosto che dall'esterno, ha portato molto frutto perché i sacerdoti venivano accettati e abbracciati dalla comunità sia dai cattolici che dai non cattolici. Sono stati in grado di imparare la lingua dello slum e quindi raggiungere i cuori dei suoi abitanti. Sono stati in grado di venire a patti con la vera realtà della vita nei bassifondi, le sfide degli alloggi, le difficoltà dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari, il rischio della criminalità e delle dipendenze. Si sono aperti a Dio e hanno permesso a Dio di sfidarli nell'avventura del lavoro missionario tra i poveri urbani. <br />Quest'anno dopo lo scoppio del Covid-19, le chiese sono state chiuse e le persone non hanno potuto partecipare alla Messa. Molti degli abitanti degli slum hanno perso il loro reddito di sostentamento, quindi non potevano permettersi un pasto al giorno. La parrocchia ha quindi istituto il “vaso dell’amore” dove si possono mettere le offerte per i bisognosi.<br />"Le persone degli slum, nella loro povertà sono estremamente generose e la cultura della condivisione è profondamente radicata in loro" dice p. Jose. “La maggior parte di loro è arrivata a Nairobi senza niente e così si è trovata a Kibera perché costa poco. Ma senza soldi o una fonte di reddito, le persone soffrono di negligenza e abusi. Quindi un buon samaritano arriva e offre a una persona in difficoltà una spalla su cui appoggiarsi. Quando questa persona trova una fonte di sostentamento, si indebita per assistere coloro che si trovano in difficoltà, e questa è la loro fonte di generosità”. <br />Mentre ero ancora lì, p. Jose mi riporta all'agenda principale della giornata ricordandomi che ora, nel mese missionario di ottobre, le persone saranno impegnate nella preghiera del rosario missionario e nella visita dei poveri, dei malati e dei vulnerabili. P. Jose Martinez si rivolge a me e chiede, “p. Luchidio quanto sarebbe bello se venissi a celebrare per noi la Messa il 18 ottobre 2020, per la Giornata Missionaria Mondiale”. Sono rimasto esterrefatto perché, chi può dire di no a un simile invito? Avevamo concordato con il Cardinale la Santa Messa in Basilica, ma il mio cuore, il mio cuore missionario è a Kibera”. <br />Sat, 26 Sep 2020 11:27:32 +0200AMERICA - La Chiesa è vicina ai migranti con la preghiera e con progetti di accoglienza e sostegnohttp://www.fides.org/it/news/68710-AMERICA_La_Chiesa_e_vicina_ai_migranti_con_la_preghiera_e_con_progetti_di_accoglienza_e_sostegnohttp://www.fides.org/it/news/68710-AMERICA_La_Chiesa_e_vicina_ai_migranti_con_la_preghiera_e_con_progetti_di_accoglienza_e_sostegnoSan Paolo - “Il 27 settembre celebriamo la Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati. Il Papa è sensibile alla realtà migratoria che rende le persone più vulnerabili alla tratta di esseri umani, alla fame, alla violenza e alle malattie” sottolinea la presidente della Conferenza dei religiosi del Brasile , suor Maria Inês Ribeiro. In un video diffuso in occasione di questa Giornata, la religiosa evidenzia che la CRB ha scelto come priorità per il triennio 2019-2022 l’ascolto del grido dei Poveri e della Terra. Quindi, come uno dei suoi impegni, ha scelto di sostenere partenariati con istituzioni che lavorano con migranti, rifugiati, popolazioni native e quilombola.<br />“Invito tutta la vita consacrata e tutti i fratelli, insieme a tutte le realtà religiose che fanno parte della Rede Clamor, a celebrare il 27 settembre, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato” esorta suor Maria Inês. “Siamo tutti uniti nel sostenere i gruppi che lavorano direttamente con migranti e rifugiati, accogliendoli, promuovendoli, proteggendoli e integrando tutti gli sfollati. Non dimentichiamo l’appello del Papa!” conclude.<br />In Argentina la Messa per la Giornata del Migrante e del Rifugiato sarà celebrata sabato 26 settembre alle ore 19 nella Cattedrale di Azul, presieduta da Mons. Hugo Manuel Salaberry SJ, Vescovo di Azul e Presidente della Commissione episcopale per la pastorale dei migranti e degli itineranti. Tradizionalmente questa celebrazione si svolge nel santuario di Nostra Signora Madre degli Emigranti, nel quartiere La Boca della città di Buenos Aires, ma quest'anno non è stato possibile a causa dell'isolamento sociale preventivo e obbligatorio a causa della pandemia di Covid-19. Le bandiere delle comunità e i messaggi dei loro rappresentanti, nella lingua originale dei loro antenati, faranno da cornice alla celebrazione, che sarà trasmessa attraverso i social network. <br />La Chiesa cattolica della Colombia, attraverso il Segretariato Nazionale della Pastorale Sociale /Cáritas Colombia, fornisce sostegno e accoglienza ai migranti in diversi modi. Uno dei progetti che sta attuando dall'aprile 2020, e che durerà fino a marzo 2021, è denominato "Risposta multisettoriale alla crisi umanitaria dei migranti venezuelani in Colombia 2020-2021" e mira ad alleviare la sofferenza e a preservare la dignità dei migranti venezuelani vulnerabili in Colombia.<br />"Questo progetto consiste nel fornire attenzione ai migranti di passaggio offrendo ospitalità, protezione, attenzione alla salute e accesso al trasporto nazionale, per alleviare almeno un po’ il transito verso la loro destinazione" spiega Luisa Fernanda López Campos, specialista del progetto. <br />Viene realizzato anche ad Arauca, Cali e Ipiales.<br />"La principale difficoltà individuata per i migranti è l'ignoranza dei loro diritti di persone e di migranti, situazione che li ha portati a violare la loro umanità. A questa si aggiunge l'ignoranza e la paura di regolarizzarsi in Colombia, portando avanti questa procedura, che li aiuterebbe ad avere accesso alle cure sanitarie agevolate fornite dallo Stato, oltre alla possibilità di accedere a un lavoro dignitoso” sottolinea la specialista.<br />Finora 663 persone sono state ospitate nei rifugi di transito, 284 hanno ricevuto supporto psicosociale e 563 assistenza sanitaria. Un'altra delle principali sfide è lavorare affinché la xenofobia diminuisca, perché i rifiuti e le accuse ingiuste continuano ad aumentare. <br />Sat, 26 Sep 2020 11:03:32 +0200EUROPA/ITALIA - Giornata del Migrante: “Accogliere oggi come se si dovesse accogliere Cristo profugo”http://www.fides.org/it/news/68709-EUROPA_ITALIA_Giornata_del_Migrante_Accogliere_oggi_come_se_si_dovesse_accogliere_Cristo_profugohttp://www.fides.org/it/news/68709-EUROPA_ITALIA_Giornata_del_Migrante_Accogliere_oggi_come_se_si_dovesse_accogliere_Cristo_profugoRoma - "Nella fuga in Egitto Gesù sperimentò l'essere profugo. Negli occhi di Maria e Giuseppe vediamo gli stessi sguardi preoccupati e segnati dalla paura dei rifugiati di oggi. In Cristo, invece, vediamo le stesse condizioni dei tanti bambini che oggi si trovano ad essere improvvisamente adulti, con l'infanzia lacerata dalle crudeltà umane”. Lo sottolinea suor Neusa de Fatima Mariano, Superiora generale delle Scalabriniane, Congregazione che sin dalla sua fondazione si occupa dell'assistenza ai migranti, per la 106esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 27 settembre.<br />“La Sacra Famiglia in cerca di rifugio, in Egitto, ci ricorda la condizione drammatica delle famiglie esuli, che vivono di paura, di incertezze e disagi. Nella Sacra Famiglia in esilio oggi sentiamo il dovere di assistere le tante famiglie che chiedono aiuto" prosegue la religiosa nella nota inviata all’Agenzia Fides. "Papa Francesco è illuminante nella sua visione di Pontificato – spiega suor Neusa – E ancora una volta esprime una preoccupazione sua personale e di tutta la Chiesa, per le 'persone in mobilità'. Il messaggio del Pontefice si basa su sei verbi che si traducono in azioni molto concrete, collegate in una relazione di causa-effetto: conoscere e comprendere, farsi prossimo e servire, riconciliarsi e ascoltare, crescere e condividere, coinvolgere e promuovere, collaborare e costruire. Rispondere ai quattro verbi già presentati tempo fa dal Papa è una sfida pastorale che abbracciamo con forza: bisogna accogliere, proteggere, promuovere e integrare". <br />La 106esima Giornata mondiale del migrante si celebra in sintonia con il Giubileo della Congregazione, nata 125 anni fa. "Quest'anno abbiamo un'occasione in più – prosegue la Superiora generale – per sensibilizzare sulle persone migranti e rifugiate, e come consacrate per i migranti, ad offrire intensamente la nostra comunione e solidarietà, la nostra preghiera, e a rispondere agli appelli che la migrazione stessa ci mette davanti agli occhi fisici e agli occhi del cuore". <br />Sat, 26 Sep 2020 08:45:44 +0200ASIA/FILIPPINE - Cristiani e musulmani approfondiscono la loro fede: l'iniziativa del movimento "Silsilah"http://www.fides.org/it/news/68708-ASIA_FILIPPINE_Cristiani_e_musulmani_approfondiscono_la_loro_fede_l_iniziativa_del_movimento_Silsilahhttp://www.fides.org/it/news/68708-ASIA_FILIPPINE_Cristiani_e_musulmani_approfondiscono_la_loro_fede_l_iniziativa_del_movimento_SilsilahZamboanga - "Cerchiamo non solo di proteggerci e di contrastare la diffusione del virus, ma anche di rendere la nostra esperienza e il nostro servizio significativi per il bene comune. Questo è lo sforzo che compie il movimento per il dialogo islamo-cristiano Silsilah, nelle Filippine del Sud": con queste parole p. Sebastiano D'Ambra, missionario del PIME a Zamboanga presenta all'Agenzia Fides le finalità della nuova iniziativa: il programma di approfondimento denominato "Fede vivente" che approfondisce i "99 nomi di Allah" e le Beatitudini evangeliche. Il programma è trasmesso online e sui vari canali dei social network e durerà, con una puntata a settimana, per venti settimane.<br />Padre Sebastiano D’Ambra, PIME, fondatore del "Silsilah", Segretario esecutivo della Commissione episcopale per il dialogo interreligioso, spiega che "questa è una nuova sfida per noi a Silsilah, ma anche per coloro che partecipano al programma. Sono diversi leader, ustadz e imam musulmani che aiuteranno il pubblico, che è internazionale. Hanno fatto domanda per seguire il corso molti studenti dalle Filippine, dalla Malaysia e dall'Indonesia. Tra i relatori vi sono anche personalità di Silsilah, studiose, religiose, mentre tutti i partecipanti possono presentare osservazioni e chiedere approfondimenti". <br />"Un fatto molto positivo - nota il missionario - è che anche i fedeli musulmani sono stati chiamati ad approfondire di più la loro fede e a vivere la loro fede giorno per giorno, nella convinzione di appartenere alla stessa fraternità umana”. "Anche i cristiani - prosegue - sono interpellati ad avere un atteggiamento diverso nei rapporti con con i musulmani, nonostante le notizie allarmanti provenienti da aree musulmane vicine. A Jolo di recente 2 bombe hanno ucciso e ferito molte persone innocenti. Siamo ancora di fronte alla realtà di gruppi che affermano di essere musulmani, ma rientrano nella categoria dell'estremismo violento”.<br />Un'altra iniziativa del Movimento "Silsilah" nella stessa direzione è quella di raccogliere e diffondere "Storie di cambiamento": quelle di persone che, passando eventi gioiosi e dolorosi della vita, hanno cambiato i loro rapporti con cedenti di fedi diverse dalla propria, e oggi camminano nello spirito del dialogo e della solidarietà.<br /> <br /><br /><br />Sat, 26 Sep 2020 15:27:34 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - Verso la Giornata Missionaria - Il Vescovo di Bossangoa: “Tenere accesa la lampada della speranza”http://www.fides.org/it/news/68707-AFRICA_CENTRAFRICA_Verso_la_Giornata_Missionaria_Il_Vescovo_di_Bossangoa_Tenere_accesa_la_lampada_della_speranzahttp://www.fides.org/it/news/68707-AFRICA_CENTRAFRICA_Verso_la_Giornata_Missionaria_Il_Vescovo_di_Bossangoa_Tenere_accesa_la_lampada_della_speranzaBossangoa - “La Chiesa cattolica si inserisce pienamente nel contesto generale della vita socio-politica nella Repubblica Centrafricana. Ad oggi soffre l'insicurezza imperante e ha pagato un prezzo pesante per la crisi che investe tutto il paese e i cui effetti continuano a farsi sentire anche sulle strutture e sull'organizzazione delle sue comunità ecclesiali: saccheggi, atti di vandalismo, attacchi contro operatori pastorali e restrizioni all'impiego della cura pastorale portano a questa Chiesa l'esperienza della fragilità evangelica e della povertà”. Così riferisce in un’intervista rilasciata all’Agenzia Fides, Mons. Nestor-Désiré Nongo-Aziagbia, Vescovo di Bossangoa e Presidente della Conferenza Episcopale Centrafricana , parlando del prossimo Ottobre, il mese dedicato alla missione, in cui i cattolici di tutto il mondo si uniscono per sostenere e celebrare l'opera missionaria e l'evangelizzazione, celebrando la Giornata Missionaria Mondiale, prevista il 18 ottobre 2020 <br />Dice Mons. Nestor: “Rileviamo con preoccupazione che alcuni fedeli osservano un comportamento non sempre adeguato alla fede cristiana. Alcuni non credono più a niente, né a nessuno, al punto da lasciare il loro destino nelle mani di persone senza scrupoli e non etiche che li sfruttano spudoratamente. Tuttavia - prosegue - la fede ci invita a individuare i segni di speranza e ad essere coinvolti nella trasformazione positiva della nostra società. Vivere contro ogni speranza, come ci invita a fare san Paolo - spiega il Presule - è un passaggio essenziale affinché i cristiani in situazioni di conflitto diventino fattori di cambiamento: essere cristiano in tali circostanze significa continuare a tenere accesa la lampada della speranza, dell'amore, del perdono e della riconciliazione”.<br />La Chiesa cattolica in Centrafrica, nonostante le tante problematiche sociali che affronta, si sta impegnando con coraggio nella testimonianza evangelica accompagnando i fedeli nel loro cammino spirituale. “La Piattaforma delle Confessioni Religiose nella Repubblica Centrafricana - riporta Mons. Aziagbia - è anche il luogo in cui si esprime l'impegno della Chiesa cattolica a fianco delle comunità musulmana e protestante per la coesione sociale, il rispetto per gli altri e la fratellanza universale”.<br />Per quanto riguarda il m dell’Ottobre missionario, la Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie ha già stabilito un programma di appuntamenti che si svolgeranno nelle varie diocesi dislocate a livello nazionale. “A partire da ottobre 2020 - riferisce Mons. Nestor - partirà un’attività di intrattenimento radiofonico; di produzione di quaderni di animazione; una campagna di preghiera per le missioni e la produzione di un video sul tema del messaggio del Santo Padre per la Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno: “Eccomi, manda me” . “Questo tempo speciale dedicato al mondo missionario - conclude - rappresenta sempre un’occasione importante per ricordare a tutti i fedeli di rinnovare i loro impegni battesimali nell'annuncio del Regno di Dio”.<br /> <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.youtube.com/watch?v=A3JoWhBTQUs">Guarda il video servizio sul canale Youtube del'Agenzia Fides</a>Sat, 26 Sep 2020 12:35:22 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - “La pandemia non ci distragga dalle sofferenze di chi fugge”: la Chiesa in preghiera per la Giornata del Migrantehttp://www.fides.org/it/news/68706-OCEANIA_AUSTRALIA_La_pandemia_non_ci_distragga_dalle_sofferenze_di_chi_fugge_la_Chiesa_in_preghiera_per_la_Giornata_del_Migrantehttp://www.fides.org/it/news/68706-OCEANIA_AUSTRALIA_La_pandemia_non_ci_distragga_dalle_sofferenze_di_chi_fugge_la_Chiesa_in_preghiera_per_la_Giornata_del_MigranteSydney - "Le comprensibili preoccupazioni legate alla pandemia di Covid-19 non devono distrarci dalla nuova crisi migratoria in corso. Le migrazioni rappresentano una sfida importante per la nostra società in generale ed una priorità per la Chiesa cattolica in particolare. Papa Francesco ce lo ricorda ripetutamente, con le parole e con i fatti, come dimostrano i suoi viaggi a Lampedusa e a Lesbo. Lui ci invita ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone che sono state costrette a lasciare la loro casa ed anche tutte le vittime della tratta di esseri umani. Questi quattro verbi, fulcro del messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, ci vengono riproposti anche quest’anno dal Pontefice: egli ci spinge con maggior forza a prenderci cura di chi è ‘in movimento”. Lo scrive, in occasione della 106esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di domenica 27 settembre, Mons. Christopher Prowse, Vescovo delegato per la Pastorale dei Migranti e dei Rifugiati della Chiesa australiana.<br />Nel suo messaggio, pervenuto all’Agenzia FIdes, il Presule sottolinea come la crisi migratoria in atto trovi la sua icona nell'immagine della Sacra Famiglia, che “rappresenta le persone ‘in movimento’. L'immagine biblica della fuga in Egitto di Gesù, Maria e Giuseppe ispira da sempre l’operato dei cattolici su vari aspetti della migrazione. La Chiesa è al fianco delle fragilità e dei pericoli di milioni di persone che si muovono nel mondo per cercare una casa dignitosa".<br />Per consentire a tutti i fedeli di conoscere al meglio il fenomeno migratorio, l'Australian Catholic Migrant and Refugee Office ha preparato uno speciale kit pastorale che include il messaggio di Papa Francesco, la lettera dell'arcivescovo Prowse, un messaggio di un esperto vaticano sulla migrazione e storie di comunità di migranti e rifugiati in Australia. E’ stata prodotta, inoltre, una raccolta di preghiere e risorse liturgiche per tutte le comunità parrocchiali che celebreranno la Giornata mondiale. In tal modo la Chiesa australiana intende dare ampio rilievo spirituale, pastorale e sociale a un fenomeno quello delle migrazioni, che interpella da vicino la società e la politica australiana.<br /> <br />Sat, 26 Sep 2020 12:23:42 +0200