Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAFRICA/RD CONGO - E’ necessario vaccinare i bambini contro il morbillohttp://www.fides.org/it/news/55699-AFRICA_RD_CONGO_E_necessario_vaccinare_i_bambini_contro_il_morbillohttp://www.fides.org/it/news/55699-AFRICA_RD_CONGO_E_necessario_vaccinare_i_bambini_contro_il_morbilloKinshasa – Si è appena conclusa la campagna di vaccinazione contro il morbillo nei quattro distretti sanitari di Lumbishi, Numbi, Tushunguti e Shanje, e nei dintorni montagnosi della località di Minova, chiamati Hauts Plateaux, aree ad est della Repubblica Democratica del Congo . La campagna, condotta dalla ong Medici Senza Frontiere nella provincia del Kivu Sud, ha raggiunto quasi 38 mila bambini e ragazzi dai 6 mesi ai 15 anni. Adesso è in corso nel distretto limitrofo di Kalonge. Gli spostamenti spesso sono molto complessi e alcune località possono essere raggiunte solamente a piedi o in motocicletta, rischiando di pregiudicare la catena del freddo necessaria per preservare e somministrare i vaccini. Inoltre, non mancano le complicazioni causate dai conflitti dei gruppi armati che ostacolano l’accesso ai punti più remoti. Quasi due terzi della popolazione vaccinata, 23.257 su un totale di 37.852 persone, erano bambini con meno di 5 anni di età. Oltre la metà, quasi 15 mila, sono stati sottoposti all’esame definito Middle Upper Arm Circumference in grado di riscontrare il grado di malnutrizione con la misurazione del perimetro del braccio, e quasi 500 dei piccoli sono risultati malnutriti. Nell’area di Kalonge, sempre provincia del Kivu Sud, MSF spera di immunizzare almeno altre 65 mila persone nelle due prossime settimane. Alla fine del 2012, una delle epidemie di morbillo aveva contagiato oltre 700 bambini nel distretto di Bunyakiri, vicino Minova. La malattia, specie nei bambini, può essere letale se non vengono subito curati ed è semplice da evitare con il vaccino. E’ molto contagiosa, e può causare complicazioni come polmonite, malnutrizione, disidratazione grave, otiti e infezioni oculari che possono anche portare alla cecità. Uno studio realizzato da Epicentre, il centro di ricerca epidemiologica di MSF, indica che tra il 2010 e il 2013 nella RDC sono stati registrati circa 300 mila casi, due terzi dei quali in minori con meno di 5 anni di età, e che più di 5 mila pazienti, l’1,7% del totale, sono morti. Mon, 28 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - “Terrorismo e intolleranza sono le piaghe del Pakistan”http://www.fides.org/it/news/55698-ASIA_PAKISTAN_Terrorismo_e_intolleranza_sono_le_piaghe_del_Pakistanhttp://www.fides.org/it/news/55698-ASIA_PAKISTAN_Terrorismo_e_intolleranza_sono_le_piaghe_del_PakistanLahore – “Il terrorismo e l’intolleranza religiosa sono le piaghe più gravi che affliggono il Pakistan”: lo dice all’Agenzia Fides p. Inayat Bernard, rettore del Seminario di Santa Maria a Lahore. “La Chiesa in Pakistan sta rispondendo queste sfide: attraverso la Caritas di Islamabad-Rawlpindi, nel Nord, interessate dal flusso dei profughi interni dal Nord Waziristan, prodotti dall’offensiva antiterrorismo dell’esercito. Vogliamo la pace e anche l’islam è un religione di pace. Tutto il paese sta sostenendo lo sforzo dell’esercito per sradicare il terrorismo. Noi continuiamo a pregare perchè nella nazione possano trionfare armonia e pace”.<br />D’altro canto, afferma il sacerdote, “nella società c’è una mentalità talebana, fatta di intolleranza e pregiudizio, che va cambiata. In molte madrase e moschee si insegna che i non musulmani sono infedeli, “kafir”, alimentando intolleranza e violenza. Per cambiare questa mentalità urge uno sforzo di dialogo interreligioso. Grazie all’impegno di molti leder cattolici abbiamo avvito un dialogo di vita con i musulmani. Organizziamo incontri ed eventi per mostrare quanto ci accomuna. Queste parole e questi gesti hanno un impatto sulla società. Continueremo a costruire ponti e a gettare semi che possono germogliare per cambiare questa mentalità”. Anche nelle scuole “vive un forte pregiudizio contro le minoranze nei programmi e nei testi scolastici. Stiamo lavorando per poter cambiare tali testi: l’importante è essere sempre in dialogo con i leader civili e religiosi”, conclude. Mon, 28 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/COLOMBIA - Gruppi guerriglieri diventano partiti politici. Per la Chiesa è un passo positivohttp://www.fides.org/it/news/55697-AMERICA_COLOMBIA_Gruppi_guerriglieri_diventano_partiti_politici_Per_la_Chiesa_e_un_passo_positivohttp://www.fides.org/it/news/55697-AMERICA_COLOMBIA_Gruppi_guerriglieri_diventano_partiti_politici_Per_la_Chiesa_e_un_passo_positivoCucuta – Diversi gruppi paramilitari di ex-guerriglieri si stanno trasformando in partiti politici e intendono proporsi come attori in un futuro democratico in Colombia. E’ il caso della “Alianza de la unidad Colombiana” che ha comunicato la sua trasformazione nel movimento politico Alianza de la Unidad Colombiana por la Paz”. Mentre l’opinione pubblica nel paese ancora è divisa sulla possibilità di accettare tali cambiamenti, dalla diocesi di Cucuta, mons. Julio César Vidal Ortíz si è espresso in modo positivo: “Se si dà loro l'opportunità di farlo, allora ne hanno tutto il diritto. Se lo hanno fatto le FARC , e anche l'ELN , è chiaro che altri lo vogliono fare, perché tutti sono espressione di una medesima realtà: nascono a causa della povertà nel paese, dell'ingiustizia, della corruzione. Questi sono i fattori che hanno fatto nascere questi gruppi”, ha dichiarato il vescovo in una nota inviata a Fides. <br />La nota riferisce che gli ex membri del gruppo paramilitare, affermano che l'accordo tra il governo e le FARC sulla partecipazione politica dovrebbe ampliare le opportunità per coloro che appartenevano a gruppi armati, malgrado fossero “fuorilegge”. Mons. Vidal Ortiz, nel periodo del 2002 fino al 2006, ha agito come intermediario nel processo di pace tra gruppi paramilitari e il governo di Alvaro Uribe. Il suo intervento pacificatore è stato di grande peso per il riavvicinamento tra le parti in quel momento. Mon, 28 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - Oltre cinquemila persone in marcia per la pace e per la vitahttp://www.fides.org/it/news/55696-AMERICA_MESSICO_Oltre_cinquemila_persone_in_marcia_per_la_pace_e_per_la_vitahttp://www.fides.org/it/news/55696-AMERICA_MESSICO_Oltre_cinquemila_persone_in_marcia_per_la_pace_e_per_la_vitaNezahualcóyotl – Sono state più di 5 mila persone a marciare con il Vescovo della diocesi di Nezahualcóyotl, Mons. Héctor Luis Morales Sánchez in favore della pace e della vita, della famiglia. La imponente manifestazione, svoltasi ieri 27 luglio, è partita da tre punti della città di Nezahualcóyotl, verso il centro, concludendosi nella cattedrale con una veglia di preghiera.<br />La motivazione principale, secondo la nota inviata a Fides dalla diocesi di Nezahualcóyotl, è proprio la voglia di manifestare pubblicamente la volontà e l'impegno di promuovere e agire concretamente per la vita, per la pace e per la famiglia: “Considerando responsabilmente che non si può rimanere insensibili o indifferenti di fronte alle varie situazioni che si presentano come gravi problemi nella nostra diocesi di Nezahualcoyotl e nella società in generale, cerchiamo di proporre strade e soluzioni che siano coerenti con i nostri principi, alla luce del Vangelo”, dice la nota. “Vogliamo insieme esprimere il nostro diritto a manifestare pubblicamente che stiamo a favore dei valori della vita, della pace e della famiglia”. <br />La città di Nezahualcóyotl, alla periferia della capitale Città del Messico, accoglie più di 1.200,000 abitanti e negli ultimi mesi ha dovuto subire situazione di forte violenza per le strade e nelle famiglie. Dal 2013, la città soffre più che altre città del paese, sequestri, estorsioni, esecuzioni sommarie, furti, violenza di strada: tutto questo dinanzi alle autorità che, per paura o per corruzione, non riescono a fermare la violenza sociale. La popolazione più povera, nota la Chiesa locale, è la vittima privilegiata di questa violenza. Secondo i dati pubblicati dal quotidiano “La Jornada”, in Messico nel 2013 sono state uccise 62 persone al giorno. Mon, 28 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/LIBANO - Il Patriarca Rai: il nuovo Presidente va scelto fuori dai due “blocchi”http://www.fides.org/it/news/55695-ASIA_LIBANO_Il_Patriarca_Rai_il_nuovo_Presidente_va_scelto_fuori_dai_due_blocchihttp://www.fides.org/it/news/55695-ASIA_LIBANO_Il_Patriarca_Rai_il_nuovo_Presidente_va_scelto_fuori_dai_due_blocchiDiman - “La Coalizione '14 Marzo' non vuole un Presidente allineato con la 'Coalizione 8 Marzo'. E la 'Coalizione 8 Marzo' non vuole un Presidente allineato con la 'Coalizione 14 marzo'. Quindi c'è bisogno di cercare un Presidente che sia fuori da entrambi i blocchi”. Così il Patriarca di Antiochia dei Maroniti Bechara Boutros Rai ha delineato quella che a suo giudizio appare come l'unica via d'uscita dall'impasse politica che da mesi sta deteriorando il quadro politico e istituzionale del Libano, dove i due blocchi politici dominanti non riescono a trovare un accordo sull'elezione di un nuovo Capo dello Stato. Il sistema istituzionale libanese riserva la carica di Capo dello Stato a un cristiano maronita. E secondo il Patriarca Rai “ci sono molte figure di maroniti degni di assumere la Presidenza”. Le considerazioni patriarcali sulla crisi politico-istituzionale attraversata dal Paese dei Cedri sono state espresse dal cardinale Rai durante l'omelia della messa domenicale celebrata ieri presso la residenza patriarcale estiva di Diman. <br />La Costituzione libanese prescrive che il nuovo Presidente sia eletto due mesi prima della fine del mandato del suo predecessore. L'incarico del Presidente uscente Michel Sleiman è giunto a conclusione già alla fine di maggio. Da allora tutti i tentativi di eleggere il suo successore sono falliti a causa della contrapposizione tra i due blocchi che dominano la scena politica del Paese: la Coalizione 8 Marzo – che vede alleati gli sciiti di Hezbollah con la Corrente Patriottica Libera guidata dall'ex generale maronita Michel Aoun – e la Coalizione 14 Marzo – dove le Forze Libanesi guidate dal maronita Samir Geagea sono alleate con i sunniti del Partito 'Futuro' di Saad Hariri. Nel corso dell'omelia, il cui testo è pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarca Rai ha di nuovo riproposto la convivenza tra cristiani e musulmani come tratto distintivo della storia del Libano e come antidoto alle pulsioni settarie che stanno sconvolgendo lo scenario mediorientale: “Per duemila anni” ha sottolineato il Patriarca “i cristiani hanno dato vita alla cultura della regione attraverso il Vangelo, e ci sono stati anche 1400 anni di cultura islamica, che hanno interagito reciprocamente con la filosofia della coesistenza. Questo ha connotato la fisionomia del messaggio del Libano, dando vita a una storia di moderazione, lontano da estremismi e fondamentalismi”. 8GV) .Mon, 28 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/PARAGUAY - Migliaia di bambini sfollati a causa delle inondazioni soggetti a malattie, abusi e maltrattamentihttp://www.fides.org/it/news/55694-AMERICA_PARAGUAY_Migliaia_di_bambini_sfollati_a_causa_delle_inondazioni_soggetti_a_malattie_abusi_e_maltrattamentihttp://www.fides.org/it/news/55694-AMERICA_PARAGUAY_Migliaia_di_bambini_sfollati_a_causa_delle_inondazioni_soggetti_a_malattie_abusi_e_maltrattamentiAsunción - Abusi sessuali, maltrattamenti e malattie sono alcuni dei tanti rischi che affrontano i 147.500 bambini sfollati a causa delle inondazioni che stanno devastando il Paraguay. Molti vivono ammucchiati negli oltre 100 campi abusivi montati nelle piazze e per le strade della capitale. Secondo l’ultimo rapporto ufficiale, la piena storica del fiume Paraguay ha costretto circa 245 mila persone a muoversi in tutto il Paese. Sola ad Asunción, la città più popolosa di un Paese di 6,7 milioni di abitanti, circa 85 mila persone hanno abbandonato le rispettive abitazioni a causa del progressivo innalzamento delle acque in tutte le città di fiume dove si trovano i villaggi più poveri. Circa 50 mila bambini della capitale sono stati costretti ad abbandonare ogni cosa, e alcuni da oltre due mesi anche la scuola; i più fortunati vivono nelle case di familiari o nelle due caserme militari abilitate nella città. La maggior parte però si trascinano tra i 126 accampamenti o spazi provvisori molto precari, dove scarseggiano sicurezza, bagni, igiene e acqua potabile. La gente vive ammucchiata, tra sconosciuti e in questo contesto i diritti dei bambini sono ancora più vulnerabili rispetto alla norma. Secondo alcuni specialisti, nei campi profughi le bambine hanno il triplo delle probabilità di essere violentate o di subire abusi sessuali. L’ong Plan International ha montato 18 tende “Anua”, che in lingua guaraní significa abbraccio, per permettere ai bambini e alle famiglie di vivere in spazi aperti liberi dallo stress e dalla crisi che stanno attraversando. Mon, 28 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/STATI UNITI - “Cercasi avvocato per rappresentare bambini senza documenti”http://www.fides.org/it/news/55693-AMERICA_STATI_UNITI_Cercasi_avvocato_per_rappresentare_bambini_senza_documentihttp://www.fides.org/it/news/55693-AMERICA_STATI_UNITI_Cercasi_avvocato_per_rappresentare_bambini_senza_documentiDallas – E' partita nel nord del Texas una campagna per reclutare volontari e avvocati pronti a impegnarsi gratuitamente per aiutare i bambini fermati alla frontiera con il Messico.<br />La chiesa cattolica del Nord del Texas, nella persona del vescovo della diocesi di Dallas, Mons. Kevin Joseph Farrell, ha fatto un appello per affrontare l’emergenza umanitaria dal flusso di bambini e ragazzi che arrivano alla frontiera soli e senza documenti. "Per le comunità di fede, in questo momento” ha affermato Mons. Farrell secondo quanto riportato in una nota inviata a Fides da fonti locali “la questione non si ferma alla discussione politica sull'immigrazione, ma sull'aiuto urgente ai bisognosi. Noi” ha aggiunto il Vescovo, riferendosi agli Stati Uniti “siamo il paese numero 1 al mondo quando si tratta di aiutare le persone". Davanti ai giornalisti, il vescovo ha risposto anche a domande sul dispiegamento di truppe della Guardia Nazionale alla frontiera annunciato dal governatore Rick Perry. "Sono sicuro che il governatore ha le sue ragioni per inviare 1.000 soldati nella zona di frontiera", ha risposto Mons. Farrell. "Ma questo non risolve il problema in questo momento. Tutti sappiamo che la riforma della politica sull'immigrazione negli Stati Uniti e l’affronto della causa principale dell'esodo dei bambini dai loro paesi in America Centrale avranno efficacia", ha detto il Vescovo "ma come Chiesa, adesso siamo preoccupati per i bambini... Questa è una crisi umanitaria che giudicherà il carattere e il livello morale della nostra Nazione".<br />Il flusso di bambini migranti, provenienti per lo più da Honduras, El Salvador e Guatemala che si presentano alla frontiera con gli Stati Uniti sta raggiungendo livelli record. Il Bureau of Customs and Border Protection degli USA ha riferito che 57,525 ragazzi sono stati arrestati tra il 1 ottobre 2013 e il 30 giugno 2014. Questa cifra segna un incremento del 106 per cento rispetto a quella dello scorso anno, quando le autorità di frontiera hanno arrestato 27.884 ragazzi.<br /> La campagna partita due giorni fa dai gruppi di carità , dall'associazione di Avvocati Ispanici di Dallas e dalla stessa diocesi, punta a reclutare avvocati volontari bilingue per assistere a costo zero i bambini i cui casi vengono dibattuti presso i tribunali di immigrazione. Circa 160 avvocati hanno già aderito volontariamente all’iniziativa.<br /> Sat, 26 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/PERU’ - 193 anni di vita indipendente e cattolica, la voce dei vescovi nella festa del Perùhttp://www.fides.org/it/news/55692-AMERICA_PERU_193_anni_di_vita_indipendente_e_cattolica_la_voce_dei_vescovi_nella_festa_del_Peruhttp://www.fides.org/it/news/55692-AMERICA_PERU_193_anni_di_vita_indipendente_e_cattolica_la_voce_dei_vescovi_nella_festa_del_PeruLima – "Le sfide che devono affrontare le nostre autorità e tutti i peruviani si potranno superare con il reciproco riconoscimento fra tutti i cittadini, lontano da ogni forma di discriminazione; nel rispetto delle nostre sane tradizioni e con l'impegno sincero per ogni peruviano di tendere all'onestà, alla trasparenza, alla giustizia e alla pace". Così si legge nel messaggio diffuso dai vescovi del Perù in occasione della celebrazione della festa nazionale, pervenuto all’Agenzia Fides.<br /><br />"Oggi” si legge nel documento “i peruviani continuano a portare avanti una nuova battaglia contro l'egoismo, l'edonismo e il relativismo che minano la nostra identità di peruviani, distruggono l'immagine naturale e biblica della famiglia, cellula fondamentale della società; minacciano il matrimonio come sacramento tra un uomo e una donna; ed mettono a rischio la vita di peruviani indifesi che sono nel grembo materno. I nostri grandi eroi – proseguono i vescovi peruviani - non erano grandi per un momento isolato di eroismo, ma erano eroi nella vita quotidiana, nel rispondere fedelmente alla propria coscienza, nel difendere i valori inalienabili dell'uomo".<br /><br />Il Perù celebra 193 anni di vita come paese indipendente. Tutte le attività nel Paese si fermano nei giorni 28 e 29 luglio, e la comunità cattolica, come riferisce il testo diffuso dai vescovi, ricorda che attualmente "il Perù vive un momento privilegiato nella sua storia. . La ricchezza delle risorse naturali, la bellezza della geografia e soprattutto la qualità dei propri figli rappresentano la più grande delle potenzialità che, se ben guidata, ci permetterà di vedere gioiosamente realizzato il desiderio di superare la povertà, vincere la violenza vinta e camminare sulle vie benedette dalla pace”.<br /> <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/spa/attachments/view/file/obispos_peru_28072014.doc">Il testo completo del messaggio dei vescovi:</a>Sat, 26 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - Papa Francesco telefona al Patriarca caldeo. Smentite per ora le voci sulla distruzione di chiese a Mosulhttp://www.fides.org/it/news/55691-ASIA_IRAQ_Papa_Francesco_telefona_al_Patriarca_caldeo_Smentite_per_ora_le_voci_sulla_distruzione_di_chiese_a_Mosulhttp://www.fides.org/it/news/55691-ASIA_IRAQ_Papa_Francesco_telefona_al_Patriarca_caldeo_Smentite_per_ora_le_voci_sulla_distruzione_di_chiese_a_MosulBaghdad – Papa Francesco ha telefonato al Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako per manifestare la sua partecipazione e vicinanza alle sofferenze di tutto il popolo iracheno, a partire dai cristiani di Mosul espulsi dalla città per ordine dei militanti dell'auto-proclamato “Califfato Islamico”. La telefonata è avvenuta nella mattinata di venerdì 25 luglio. Il Vescovo di Roma – secondo quanto riportato dalle fonti ufficiali del Patriarcato caldeo – ha ringraziato il Patriarca Louis Raphael per la saggia guida del popolo cristiano da lui assicurata nelle attuali circostanze critiche, e ha espresso il suo affetto per tutti i cristiani della nazione irachena, esortandoli a custodire la fede e la speranza in questi tempi di prova. <br />Nel frattempo, fonti autorevoli della Chiesa caldea smentiscono come finora infondato l'annuncio messo in circolo nel Web secondo cui i miliziani del Califfato Islamico, dopo aver distrutto a Mosul la Moschea di Giona, avrebbero fatto esplodere anche la chiesa caldea dedicata allo Spirito Santo. Verifiche realizzate sul campo smentiscono al momento queste voci. “Nei tempi difficili che stiamo vivendo” riferisce all'agenzia Fides il Vescovo caldeo di Mosul Amel Shamon Nona “un ulteriore motivo di preoccupazione e amarezza è rappresentato dagli allarmismi provocati da persone senza scrupolo che fanno circolare notizie false anche su quello che tocca la sorte dei cristiani. Anche a me sono state attribuite negli ultimi giorni affermazioni e interviste che non ho mai rilasciato. E' un fenomeno inquietante, e viene da pensare che in alcuni gli autori di queste operazioni rispondano a qualche interesse di natura ideologica”. .Sat, 26 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/COREA DEL SUD - Cinque nuovi sacerdoti gesuiti coreani accoglieranno il Papahttp://www.fides.org/it/news/55690-ASIA_COREA_DEL_SUD_Cinque_nuovi_sacerdoti_gesuiti_coreani_accoglieranno_il_Papahttp://www.fides.org/it/news/55690-ASIA_COREA_DEL_SUD_Cinque_nuovi_sacerdoti_gesuiti_coreani_accoglieranno_il_PapaSeul – Ci saranno cinque nuovi sacerdoti gesuiti coreani nella comunità cattolica che si prepara ad accogliere Papa Francesco nel suo prossimo viaggio in Corea : la Compagnia di Gesù in Corea ha infatti festeggiato cinque nuovi membri che hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale. I cinque sono Andrew Sung-gyoon Lee, Simon Mon-hoi Kim, Benedict On-dohk Kang, Thomas Min Han e Igwan Su-yun Park. Come riferito a Fides, i cinque sono stati ordinati il 2 luglio scorso nella Cattedrale di Seul. Più di 1.500 fedeli hanno partecipato all'ordinazione, in una messa presieduta da mons. Peter Chung Soon-taek OCD, vescovo ausiliare di Seul, e concelebrata da 80 sacerdoti. <br />P. Andrew Lee, 45 anni, studiato e ha lavorato nella Pastorale dei gesuiti nelle Filippine e, al suo ritorno in Corea, nel 2013, ha ripreso a impegnarsi nel medesimo campo di apostolato. P. Simon Kim, 40 anni, è entrato nella Compagnia nel 2003, ed ha compiuto studi teologici in Francia. P. Benedict Kang, 37 anni, è entrato nella Compagnia nel 2004, ed ha vissuto e studiato teologia in Australia. P. Thomas Han, 37 anni, è specializzato in mass media. P. Igwan Park, 35 anni, è un ingegnere, entrato nella Compagnia di Gesù nel 2004, poi ha studiato nelle Filippine.<br />Tre dei cinque ora si dedicheranno al lavoro pastorale in Corea, mentre due continueranno gli studi in Australia. <br />P. John Sin SJ, Provinciale gesuita della Corea, ha chiesto a tutta la comunità di pregare per i nuovi sacerdoti, lodando Dio “per l’abbondante benedizione delle vocazioni”, di nuovi preti che “continueranno a servire la Chiesa e il popolo di Dio” e “consegnando spiritualmente”, al Papa prossimo a sbarcare in Corea, i cinque suoi confratelli. Sat, 26 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - Il leader curdo Barzani ai Capi delle Chiese: “vivremo insieme o moriremo insieme”http://www.fides.org/it/news/55689-ASIA_IRAQ_Il_leader_curdo_Barzani_ai_Capi_delle_Chiese_vivremo_insieme_o_moriremo_insiemehttp://www.fides.org/it/news/55689-ASIA_IRAQ_Il_leader_curdo_Barzani_ai_Capi_delle_Chiese_vivremo_insieme_o_moriremo_insiemeErbil - “Noi moriremo tutti insieme, o continueremo a vivere tutti insieme con dignità”. Così il leader curdo Masud Barzani, Presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, si è rivolto al Patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphael I Sako, e agli altri rappresentanti delle Chiese del nord dell'Iraq nell'incontro avuto con loro mercoledì scorso, 23 luglio, a Erbil. Lo confermano fonti della Chiesa siro cattolica consultate dall'Agenzia Fides. <br />Nell'incontro, il Presidente Barzani ha ripetuto che i cristiani costretti a lasciare Mosul su pressione delle forze dell'autoproclamato “Califfato Islamico” non devono pensare in alcun modo a lasciare il Paese e a emigrare all'estero, perchè la Regione autonoma del Kurdistan è pronta ad accogliere e soccorrere i profughi e a proteggere “le loro vite e la loro terra” contro quelli che vengono definiti “terroristi”. <br />In un appello sulle vicende di Mosul diffuso martedì scorso, 22 luglio, il Patriarca Raphael I e i Vescovi delle Chiese cristiane del nord iracheno avevano espresso un eloquente apprezzamento per il ruolo assunto dalla Regione autonoma del Kurdistan iracheno, apprezzandone la pronta disponibilità ad “accogliere le famiglie sfollate, a abbracciarle e ad aiutarle. Noi - avevano dichiarato i Capi delle Chiese del nord iracheno - proponiamo la creazione di un comitato congiunto tra il governo regionale e i rappresentanti del nostro popolo per venire incontro alla sofferenza delle famiglie di rifugiati e migliorare le loro condizioni”. <br />“I cristiani dell'Iraq - ribadisce all'Agenzia Fides il sacerdote siro cattolico Nizar Semaan - vogliono vivere in pace con tutti. E hanno apprezzato la condanna dell'espulsione dei cristiani da Mosul espressa in maniera unanime da rappresentanti sunniti, sciiti e curdi nelle varie aree del Paese”. .Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/STATI UNITI - “Proteggere i bambini e le famiglie”: la richiesta dei Vescovi ai Presidenti centroamericani e a Obamahttp://www.fides.org/it/news/55688-AMERICA_STATI_UNITI_Proteggere_i_bambini_e_le_famiglie_la_richiesta_dei_Vescovi_ai_Presidenti_centroamericani_e_a_Obamahttp://www.fides.org/it/news/55688-AMERICA_STATI_UNITI_Proteggere_i_bambini_e_le_famiglie_la_richiesta_dei_Vescovi_ai_Presidenti_centroamericani_e_a_ObamaWashington – La Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti , attraverso il suo Presidente, Sua Ecc. Mons. Eusebio Elizondo, Vescovo ausiliare di Seattle, ha rivolto un invito al Presidente Obama ed ai Presidenti centroamericani perché siano protetti e assistiti i bambini e le famiglie in fuga dalle violenze nella regione. Secondo la nota inviata all’Agenzia Fides dalla USCCB, oggi, 25 luglio, i Presidenti di Guatemala, El Salvador e Honduras hanno in programma l’incontro con il Presidente Obama, alla Casa Bianca, per discutere la situazione creatasi alla frontiera, diventata ormai una sfida umanitaria. <br />"I leader dovrebbero concentrarsi sulla tutela di questi bambini e delle famiglie, in quanto sono i capi delle loro nazioni - ha sottolineato Mons. Elizondo -. Invece di cooperazione per intercettare e fermare i migranti e rinviarli di nuovo in quelle situazioni pericolose, dovrebbero lavorare insieme per proteggerli da questi pericoli, anche fornendo loro l'asilo nei paesi vicini e negli Stati Uniti". La situazione infatti non cambia e sono sempre di più i ragazzi fermati alla frontiera <br />Mons. Elizondo ha ribadito anche l'opposizione della USCCB alle proposte di modifica della normativa vigente per accelerare il rimpatrio dei minori senza dare loro il beneficio di un'udienza: "le famiglie, in questa situazione, dovrebbero poter avere un esame equo delle loro domande d'asilo". Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Cresce il numero di minori scomparsi e reclutati come soldatihttp://www.fides.org/it/news/55687-AFRICA_SUD_SUDAN_Cresce_il_numero_di_minori_scomparsi_e_reclutati_come_soldatihttp://www.fides.org/it/news/55687-AFRICA_SUD_SUDAN_Cresce_il_numero_di_minori_scomparsi_e_reclutati_come_soldatiJuba - Un milione e centomila sfollati, la metà dei quali bambini. Migliaia di vittime, 500 mila persone fuggite all’estero, tre milioni a rischio fame. E’ il drammatico bilancio di sei mesi di guerra in Sud Sudan. Al conflitto si aggiungono le drammatiche conseguenze dell’epidemia di colera, di un anno di piogge e alluvioni, e della minaccia di carestia che colpisce una popolazione già allo stremo. A rischio soprattutto i più piccoli: cresce il numero di minori scomparsi e reclutati come soldati da ribelli e forze governative. Nella giornata di lunedì 21 luglio si è ripreso a sparare. Un attacco dei ribelli nella città di Nasir ha violato il cessate il fuoco che durava ormai da maggio. Nuovi scontri minacciano di aggravare l’emergenza umanitaria nel Paese e far aumentare ancora il numero dei rifugiati sud sudanesi, a poco più di tre anni dall’indipendenza. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocha, l’agenzia dell’Onu per il coordinamento delle operazioni umanitarie, sono 1.100.000 gli sfollati interni, circa 100 mila, in grande maggioranza donne e bambini Nuer, in dieci campi all’interno delle basi della missione di pace. Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA - L’islam asiatico rigetta il califfato in Iraq e Siriahttp://www.fides.org/it/news/55686-ASIA_L_islam_asiatico_rigetta_il_califfato_in_Iraq_e_Siriahttp://www.fides.org/it/news/55686-ASIA_L_islam_asiatico_rigetta_il_califfato_in_Iraq_e_SiriaBangkok – Alti esponenti, studiosi, intellettuali musulmani dei paesi asiatici rifiutano l’idea e il progetto del Califfato proclamato dall’ISIL Stato Islamico dell'Iraq e del Levante in Iraq e in Siria. Il gruppo estremista mediorientale ha annunciato il 29 giugno la creazione di un Califfato a cavallo tra i due paesi, con leder Abu Bakr al-Baghdadi.<br />Come riferisce una nota giunta a Fides, tra i musulmani d’Asia questo appare come “una flagrante violazione dei fondamentali principi islamici”. <br />“Una guerra tra i gruppi che vogliono impadronirsi di una terra altrui per le risorse economiche è contraria ai principi dell'Islam ed è un crimine grave”, afferma il maulana Asad Khan Falahi, capo imam di una moschea a New Delhi. “L’eliminazione di vite umane e distruzione di proprietà altrui non può essere considerato ‘jihad’ e il suo esito non può essere dichiarato come un califfato”, spiega. <br />In India, dove i musulmani sono 130 milioni, lo studioso islamico Maulana Wahiduddin Khan ha notato: “Chi si proclama Califfo ha violato i fondamentali dell’islam e disonorato la sharia”. Anche Syed Jalaluddin Umari, presidente dell'’organizzazione musulmana indiana “Jammat-e-Islami Hind”, concorda nel dire che l’ISIL ha violato tutte le le regole islamiche per la selezione di un califfo. Inoltre “condanniamo le violenze operate in nome dell'Islam in Iraq e ovunque nel mondo”, ha ribadito. <br />In Bangladesh, Kazi Nurul Islam, professore di religioni e culture alla Dhaka University, spiega che “un califfato non è una ipotesi realistica”, mentre l’intellettuale musulmano Misbahur Rahman Chowdhury ricorda che “l’Islam riconosce la democrazia: non c’è più spazio per un califfato”.<br />In Indonesia, il paese musulmano più popoloso al mondo, la Nahdlatul Ulama - una delle più influenti organizzazioni musulmane del Paese – ha condannato l’approccio dell’ISIL. “NU si concentrerà sui comandi di Dio. NU non accetta un califfato e considera falso quello creato dall’ISIL”, ha detto l’esponente di NU, Malik Madani. Anche la Muhammadiyah, la seconda maggiore organizzazione musulmana dell'Indonesia, ha preso le distanze da “quello che fa l’ISIL, promuovendo violenza e conflitto in mezzo alle realtà politiche”, ha rimarcato il Segretario Generale, Abdul Mu'thi. “Se siamo veri e buoni musulmani, dobbiamo rifiutare l’ISIL”, ha ribadito, dato che “l’Islam non ha nulla a che fare con esso”. Un leader musulmano di Bekasi, sobborgo della metropoli Giacarta, ha annunciato che “la sua comunità ha respinto gli appelli dell’ISIL a reclutare combattenti musulmani nel Sudest asiatico”. In Malaysia il leader islamico Abdul Muis Bahri ha detto “di non trovare nemmeno un ragione per cui un musulmano dovrebbe sostenere ISIL”, dato che “sono affiliati ad al-Qaeda, uccidono esseri umani e versano sangue innocente”.<br />Tutti concordano su un fatto: urge che leader e studiosi musulmani diffondano in Asia la consapevolezza che l’ISIL non segue il vero islam e che “non c’è nulla di peggio che vedere musulmani uccidersi a vicenda in nome dell'Islam”. Dunque è assolutamente sconsigliato unirsi all'ISIL e alle sue battaglie.<br />L’islam asiatico, quello spintosi oltre i confini del mondo arabo, è un islam numericamente molto significativo: nei paesi arabi i musulmani sono nel complesso circa 300 milioni di fedeli, mentre nel resto dell'Asia vivono oltre 690 milioni di fedeli, cioè quasi il doppio. In molte aree l'islam è arrivato pacificamente, grazie alle rotte dei mercanti arabi, che si sono avvicinati alle culture locali, e si è incrociato con le culture locali in forma del tutto pacifica, aperta e tollerante. Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/BRASILE - Da 20 anni una rete di 230 radio al servizio della comunità cattolica e dei valori cristianihttp://www.fides.org/it/news/55685-AMERICA_BRASILE_Da_20_anni_una_rete_di_230_radio_al_servizio_della_comunita_cattolica_e_dei_valori_cristianihttp://www.fides.org/it/news/55685-AMERICA_BRASILE_Da_20_anni_una_rete_di_230_radio_al_servizio_della_comunita_cattolica_e_dei_valori_cristianiSao Paolo – La rete delle radio cattoliche brasiliane compie 20 anni. Il network riunisce 230 emittenti in tutto il Brasile, conta su una “radio base” in ogni regione, e mette in comune l’impegno per l’evangelizzazione dal 1994. Il primo scopo della RCR in questi 20 anni, è stato quello di rafforzare la Chiesa in Brasile attraverso il collegamento tra le stazioni che lavorano insieme usando il potere creativo della radio. L'obiettivo è mantenere vivo il messaggio del Vangelo attraverso le onde radio, consolidare e diffondere la comunicazione ispirata agli ideali del Vangelo.<br />La nota inviata dalla RCR a Fides ricorda che i principali compiti della Rete sono: promuovere la fedeltà ai valori del Vangelo, il rispetto della vita e della dignità umana; invitare alle pratiche religiose; contribuire all'educazione e alla cultura; incentivare lo spirito di solidarietà, la condivisione e la comunione; promuovere l’innovazione tecnologica e la responsabilità socio-ambientale.<br />Fondata nel 1994, la RCR è un'associazione di organizzazioni di radio formalmente legate alla Chiesa cattolica e di radio laiche di ispirazione cristiana che lavorano al servizio di comunità o diocesi. Si compone di sette grandi e potenti radio base, con produzione propria: Rete Aparecida a São Paulo; Rete Canção Novae ; Rete Milicia Sat ; Rete Pai Eterno a Goiás; Rete Sul di Radio a Rio Grande do Sul; Rete Scalabriniana e Rete Evangelizzare é Preciso.<br />Secondo l'istituto di ricerca Ibope, nei mesi di aprile, maggio e giugno 2014, la Base Generatrice della RCR, Radio Imaculada Conceição, era al settimo posto nella classifica degli ascolti nella regione metropolitana di São Paulo. Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRA SANTA - Non si arresta la tragedia umanitaria: nelle ultime ore rimasti uccisi 147 bambini nella Strisciahttp://www.fides.org/it/news/55684-ASIA_TERRA_SANTA_Non_si_arresta_la_tragedia_umanitaria_nelle_ultime_ore_rimasti_uccisi_147_bambini_nella_Strisciahttp://www.fides.org/it/news/55684-ASIA_TERRA_SANTA_Non_si_arresta_la_tragedia_umanitaria_nelle_ultime_ore_rimasti_uccisi_147_bambini_nella_StrisciaGaza - Il conteggio delle vittime continua a salire e, secondo gli ultimi dati diffusi dall’interno della Striscia dai 34 operatori dell’Oxford Commitee for Famine Relief impegnati a supportare la popolazione, il 74% delle oltre 600 vittime palestinesi è rappresentato da civili, mentre il numero dei feriti è salito oltre i 3500 e si avvia a superare i 4 mila. Nel frattempo durante gli scontri tra Hamas e Israele, aumentano anche gli israeliani uccisi: 29 le vittime di cui due civili adulti. Ma il dato più allarmante è che, nonostante i ripetuti appelli al cessate il fuoco arrivati da più parti, continua la strage di minori: il numero di bambini rimasti uccisi nella Striscia è infatti salito a 147 nelle ultime ore, mentre sono 116 mila quelli rimasti vittima dei traumi del conflitto.<br />“Al momento a Gaza un bambino rimane ucciso ogni ora. Un dato agghiacciante che deve portare la comunità internazionale ad imporre un immediato cessate il fuoco” si legge in una nota del responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia pervenuta all’Agenzia Fides. Oltre 120 mila persone a Gaza hanno dovuto abbandonare le loro case, i confini sono chiusi e le persone non hanno un posto sicuro in cui andare, la maggior parte di loro si è accampata nelle scuole della Striscia. Il 44% del territorio di Gaza è stato dichiarato zona di evacuazione, mentre il restante 56% continua ad essere ad alto rischio, a causa dei continui attacchi aerei. <br />Danneggiate anche le strutture mediche, che lavorano in soccorso della popolazione: 18 tra ospedali, cliniche e ambulanze sono state colpite dai bombardamenti, mentre 26 operatori sanitari della Mezzaluna Rossa palestinese sono stati feriti. Il cibo e l’acqua a disposizione della popolazione sono sempre più scarsi. Oltre 135 mila persone hanno bisogno di immediata assistenza alimentare, mentre si stima che i panifici di Gaza adesso abbiano scorte per una sola settimana. Circa 1,2 milioni di persone, due terzi della popolazione che vive nell’enclave di Gaza, hanno difficoltà di accesso all’acqua potabile, un quarto dei sistemi idrici presenti al momento è ridotto alla metà della capacità di erogazione. Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAN - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionariehttp://www.fides.org/it/news/55683-ASIA_IRAN_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttp://www.fides.org/it/news/55683-ASIA_IRAN_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 20 giugno 2014 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Iran per un quinquennio , il rev. Hormoz Aslani Babroudi, della diocesi di Urmias e Salmas degli Assiro Caldei. <br />Il nuovo Direttore nazionale ha 42 anni ed è stato ordinato sacerdote 12 anni fa. Ha studiato filosofia e teologia al Pontificio Collegio Urbano, con specializzazione in teologia dogmatica, quindi ha fatto un anno di studi sulla teologia, spiritualità e storia delle Chiese Orientali, presso il Pontificio Istituto Orientale. E’ rientrato in Iran nel 2004. Attualmente è membro del gruppo Fede e Luce e responsabile spirituale del gruppo degli adolescenti. E’ impegnato pastoralmente presso la Cattedrale di Urmias e Salmas. Dal 2010 è insegnante di religione e catechesi. Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/NICARAGUA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionariehttp://www.fides.org/it/news/55682-AMERICA_NICARAGUA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttp://www.fides.org/it/news/55682-AMERICA_NICARAGUA_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 13 giugno 2014 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Nicaragua per un quinquennio , il rev. Carlos Adán Alvarado Aragón, della diocesi di Juigalpa. <br />Il nuovo Direttore nazionale ha 37 anni ed è stato ordinato sacerdote 8 anni fa. Attualmente è parroco della parrocchia San Carlo Borromeo, Incaricato diocesano della Pontificia Opera per l’Infanzia Missionaria. In precedenza è stato vicario parrocchiale, Delegato per la Missione Continentale, Direttore diocesano delle POM. Ha frequentato un corso di missiologia presso l’Istituto Teologico per l’America Latina a Bogotà. Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/CINA - Universitari impegnati a migliorare la vita di fede nel segno della carità e della missionehttp://www.fides.org/it/news/55681-ASIA_CINA_Universitari_impegnati_a_migliorare_la_vita_di_fede_nel_segno_della_carita_e_della_missionehttp://www.fides.org/it/news/55681-ASIA_CINA_Universitari_impegnati_a_migliorare_la_vita_di_fede_nel_segno_della_carita_e_della_missionePechino – Un’ottantina di universitari di Pechino, cattolici, cristiani e non cristiani, hanno partecipato a dieci giorni di campeggio estivo, dal 14 al 23 luglio, vivendo insieme alcune esperienze nel segno della carità e della missione. Tra queste la via crucis, la lavanda dei piedi, l’adorazione comunitaria, la realizzazione di icone sacre per sperimentare la preghiera dei monaci orientali che accompagna questa attività, un concerto, la condivisione dell’esperienza di fede insieme ai sacerdoti e alle religiose, l’impegno a rispondere all’invito del Papa di andare verso le periferie. L’iniziativa rientra nell’ambito della pastorale giovanile estiva, che contraddistingue l’impegno di tante comunità cattoliche continentali in questo periodo.<br />Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, gli universitari, con la guida di sacerdoti e suore preparati, si sono impegnati perché in ogni loro attività di questi giorni si percepisse il senso profondo della Carità. Durante la giornata dedicata all’ “andare verso le periferie”, si sono divisi in 6 gruppi per portare l’Amore di Cristo e della Chiesa a tutti: passanti, anziani, malati, bambini dell’asilo…. e soprattutto “il sorriso del cristiano che scalda il cuore”. <br />Anche la pastorale giovanile della diocesi di Nan Chong, nella provincia di Si Chuan, ha voluto rispondere alle esigenze di una società che soffre il grave problema dell’invecchiamento, proponendo al Gruppo giovanile “La Luce del Ba Shu” di portare amore ed attenzione agli ospiti della Casa degli Anziani. Fri, 25 Jul 2014 00:00:00 +0200AFRICA/EGITTO - Non c'è più nessun cristiano nella città natale di Sant'Antonio Abatehttp://www.fides.org/it/news/55680-AFRICA_EGITTO_Non_c_e_piu_nessun_cristiano_nella_citta_natale_di_Sant_Antonio_Abatehttp://www.fides.org/it/news/55680-AFRICA_EGITTO_Non_c_e_piu_nessun_cristiano_nella_citta_natale_di_Sant_Antonio_AbateQumans – Non c'è una chiesa né un solo cristiano nella città egiziana di Qumans, nota anticamente con il nome di Coma, nella provincia centrale di Beni Suef, dove nel 251 d.C. nacque Sant'Antonio Abate, considerato l'iniziatore del monachesimo cristiano. Lo rilevano fonti egiziane consultate dall'Agenzia Fides. Negli ultimi tempi i capi delle comunità copte ortodosse della regione hanno preso atto che i flussi migratori interni registrati nell'area hanno comportato anche il trasferimento delle ultime famiglie che abitavano nei pressi del villaggio, in un'area dove alcuni fondi agricoli vengono ancora indicati come antichi possedimenti della famiglia di provenienza del grande santo. L'intenzione di valorizzare il luogo di nascita di Sant'Antonio potrebbe portare in futuro – come ipotizzato da parte di alcuni esponenti della Chiesa copta – alla costruzione ex novo di un santuario da suggerire ai fedeli come meta di pellegrinaggio. .Thu, 24 Jul 2014 00:00:00 +0200