Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/CONGO RD - L’ONU si appresta ad abbandonare l’est della RDC passando la mano a iniziative africanehttp://www.fides.org/it/news/72897-AFRICA_CONGO_RD_L_ONU_si_appresta_ad_abbandonare_l_est_della_RDC_passando_la_mano_a_iniziative_africanehttp://www.fides.org/it/news/72897-AFRICA_CONGO_RD_L_ONU_si_appresta_ad_abbandonare_l_est_della_RDC_passando_la_mano_a_iniziative_africaneKinshasa – “Siamo pronti e disposti a ritirarci". Così il capo della Missione ONU nella Repubblica Democratica del Congo , Bintou Keita, ha comunicato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la disponibilità a lavorare a stretto contatto con il governo di Kinshasa per accelerare il ritmo del ritiro della forza ONU composta da 14.000 soldati e poliziotti, dispiegati nell’est della RDC.<br />La decisione, ha precisato Keita, è stata determinata dal peggioramento della “crisi di fiducia” nei confronti della MONUSCO da parte della popolazione locale, soprattutto dopo la ricomparsa del gruppo ribelle M23 negli ultimi mesi. “Ciò ha fornito un terreno fertile per la stigmatizzazione della forza e la semina della disinformazione sulla nostra missione”.<br />A catalizzare le proteste della popolazione locale, specie nel Nord Kivu, contro i “caschi blu” è stata la conquista da parte dell’M23 della cittadina di Bunagana il 13 giugno. A Goma, capoluogo del Nord Kivu, a fine settembre si sono tenute manifestazioni di proteste .<br />Oltre a Bunagana vi sono diversi villaggi appartenenti a 4 raggruppamenti diversi che sono nelle mani dei guerriglieri dell’M23, che sarebbero appoggiati dal Ruanda, come accusa il governo di Kinshasa.<br />Una nota inviata all’Agenzia Fides dal collettivo “Pace per il Congo” afferma che “dal novembre 2021, più di 150.000 persone sono fuggite dai loro villaggi: alcune si sono rifugiate in Uganda, altre sono state ospitate in famiglie residenti in zone protette dal governo”.<br />La nota aggiunge che “secondo fonti anonime, l’M23 sta reclutando nuove leve nei campi profughi allestiti in Uganda e in Kenya, fornisce loro un addestramento militare nella zona di Chanzu, nel cuore del Parco Nazionale dei Virunga”. Inoltre “secondo un deputato provinciale eletto nel territorio di Rutshuru, nelle zone occupate dall’M23 vengono utilizzate tre monete estere. Si tratta dello scellino ugandese, del franco ruandese e del dollaro USA. Non si usa il franco congolese”.<br />Il 18 settembre in una intervista a RFI, il Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha ammesso che “le Nazioni Unite non sono in grado di sconfiggere l’M23. La verità è che l’M23 oggi è un esercito moderno, con un equipaggiamento militare più avanzato di quello della MONUSCO”.<br />L’M23 è un gruppo armato a predominanza tutsi. Sconfitto nel 2013 dall’esercito congolese in collaborazione con la brigata di rapido intervento della MONUSCO, ha ripreso le armi alla fine del 2021, accusando le autorità congolesi di non aver rispettato gli accordi di pace firmati nel 2013. <br />L’ONU con il suo graduale ritiro dalla crisi congolese, sembra al momento passare la mano a due iniziativa africane per risolverla, guidate rispettivamente da Kenya e Angola. I due Paesi però sono appena usciti dalle elezioni presidenziali e sembrano avere messo in secondo piano la questione congolese. <br /> <br />Thu, 06 Oct 2022 11:44:00 +0200AMERICA/VENEZUELA - Mese della Bibbia: camminare insieme sulla roccia della Parola di Dio per annunciare l’amore di Gesùhttp://www.fides.org/it/news/72896-AMERICA_VENEZUELA_Mese_della_Bibbia_camminare_insieme_sulla_roccia_della_Parola_di_Dio_per_annunciare_l_amore_di_Gesuhttp://www.fides.org/it/news/72896-AMERICA_VENEZUELA_Mese_della_Bibbia_camminare_insieme_sulla_roccia_della_Parola_di_Dio_per_annunciare_l_amore_di_GesuCaracas – Secondo una tradizione molto antica, in Venezuela il mese di ottobre è sempre stato dedicato a riflettere con maggiore attenzione sulla centralità della Parola di Dio nella vita di ogni cristiano e nell’evangelizzazione. La Chiesa venezuelana ha inoltre celebrato a luglio la sua seconda Assemblea nazionale di Pastorale sul tema “Una parrocchia missionaria in uscita per i nuovi tempi” , e in questo tempo Papa Francesco ha chiesto alla Chiesa universale di riflettere sul tema della sinodalità. Per tali motivi il motto scelto per questo mese di ottobre è "Camminiamo insieme nella comunità parrocchiale con la Parola di Dio". “Questo Mese della Bibbia deve indurci a partire, a camminare insieme, lasciando ogni altra cosa indietro” è scritto nel sussidio preparato per questa circostanza. <br />La Commissione per l’Animazione Biblica della Pastorale, del Dipartimento Bibbia e Catechesi della Conferenza Episcopale Venezuelana , propone quindi una serie di attività con l'obiettivo di motivare i credenti ad accostarsi alla Parola di Dio e a diventarne annunciatori. Tra queste il Corso di Animazione Pastorale della Bibbia, realizzato in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Pastorale della CEV, che ha registrato la partecipazione di circa 500 operatori pastorali provenienti da tutti gli angoli del Venezuela. Il corso, della durata di 2 settimane, aveva lo scopo di rafforzare la conoscenza della natura dell’animazione biblica e di come applicarla nelle diverse realtà.<br />Inoltre sono state programmate una serie di conferenze virtuali su temi biblici, con esponenti specializzati nella Bibbia, ogni mercoledì di ottobre. Un gruppo di studiosi biblici venezuelani ha anche elaboirato un sussidio in forma digitale per approfondire la lettura orante della Parola di Dio con il focus sul tema della sinodalità. “Il Signore ci conceda – è scritto nell’introduzione del sussidio – l’esperienza di un mese di ottobre Biblico e Sinodale, che accresca in noi la gioia di camminare insieme sulla roccia stabile della Parola di Dio e di essere inviati ad annunciare l’amore redentore di Gesù a tutti, specialmente a quanti hanno maggiore necessità di coraggio e speranza”.<br /> <br />Thu, 06 Oct 2022 11:21:46 +0200EUROPA/ISLANDA - Il contributo delle diocesi cattoliche dei Paesi del Nord Europa alla missione e alle giovani Chiesehttp://www.fides.org/it/news/72895-EUROPA_ISLANDA_Il_contributo_delle_diocesi_cattoliche_dei_Paesi_del_Nord_Europa_alla_missione_e_alle_giovani_Chiesehttp://www.fides.org/it/news/72895-EUROPA_ISLANDA_Il_contributo_delle_diocesi_cattoliche_dei_Paesi_del_Nord_Europa_alla_missione_e_alle_giovani_ChieseReykjavik - Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, in una parola Missio Nordica - la “direzione unitaria” delle Pontificie Opere Missionarie presenti in quei Paesi - si è riunita per la prima volta a livello regionale in Islanda, Paese con una storia missionaria suggestiva, dove oggi vivono circa 15mila cattolici. Si è trattato di un incontro senza precedenti, dove i Direttori diocesani di Missio Nordica hanno potuto confrontarsi di persona sul tema della missione e su come collaborare per annunciare insieme il Vangelo nelle proprie terre e nel sostenere l’opera di Chiese più giovani. Ad ospitare l’incontro è stato il Vescovo di Reykjavik, David Tencer OFM Cap, che è stato presente per tutto l'incontro con il Direttore nazionale di Missio Nordica, Ivan Sovic.<br />“Annunciare Cristo in Europa dai tempi apostolici al terzo millennio” è il tema dell’intervento di Padre Dinh Anh Nhue Nguyen, OFM Conv, Segretario Generale della Pontificia Unione Missionaria che, insieme a Padre Tadeusz Jan Nowak, OMI, Segretario Generale della Pontificia Opera per la Propagazione della Fede e a Padre Karl Wallner, Direttore nazionale di Missio Austria hanno curato i contenuti teologici e formativi del convegno. <br />Centrale è stata la relazione di padre Nguyen, dedicata all’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo nel contesto culturale in cui si è inseriti, con le proprie opportunità e le proprie difficoltà. A Padre Tadeusz Jan Nowak è toccato il compito di illustrare “La natura e il carisma delle Pontificie Opere Missionarie e il loro posto nella Chiesa universale”. Padre Nowak ha approfondito la storia delle quattro Pontificie Opere Missionarie, soffermandosi sulle figure dei fondatori, e ha poi illustrato il ruolo dei Direttori nazionali e diocesani di Missio e il rapporto delle Direzioni nazionali con i Segretariati generali delle POM. “È tutta una questione di fede” ha sottolineato padre Wallner, direttore delle POM austriache, intervenuto on line, che ha proseguito il suo intervento soffermandosi sulla formula “Noi siamo la missione”, ripresa da Papa Francesco. Padre Wallner ha condiviso l’esperienza del proprio ufficio e ha delineato nuove piste di lavoro per il futuro.<br />Durante le giornate di formazione, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di realizzare una visita a Maríulind, luogo di pellegrinaggio caro ai cattolici in Islanda, e al Circolo d'Oro a Skálholt, luogo in cui fu ucciso per decapitazione nel 1550 Jón Arason, l'ultimo Vescovo cattolico prima della Riforma.<br /> Thu, 06 Oct 2022 11:16:49 +0200AFRICA/ETIOPIA - Colloqui di pace in Sudafrica per la più grande guerra in corso sul nostro pianeta in questo momentohttp://www.fides.org/it/news/72894-AFRICA_ETIOPIA_Colloqui_di_pace_in_Sudafrica_per_la_piu_grande_guerra_in_corso_sul_nostro_pianeta_in_questo_momentohttp://www.fides.org/it/news/72894-AFRICA_ETIOPIA_Colloqui_di_pace_in_Sudafrica_per_la_piu_grande_guerra_in_corso_sul_nostro_pianeta_in_questo_momentoAddis Abeba – Mentre continua ad aumentare il bilancio delle vittime dell’attacco di droni contro gli sfollati interni di Adi Daero, nel Tigray occidentale, registrato il 4 ottobre 2022, il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki, ha rivolto un invito agli esponenti del governo federale etiope e ai separatisti della regione del Tigray per un colloquio di pace convocato in Sudafrica domenica 8 ottobre 2022.<br />Il governo etiope si è detto pronto all’incontro con l’obiettivo di porre fine ai combattimenti che hanno ucciso migliaia di civili e sradicato milioni di persone dal novembre 2020, mentre nessuna risposta ufficiale è stata ancora confermata dal Fronte di liberazione del popolo del Tigray anche se, già il mese scorso i ribelli avevano dichiarato di essere pronti per un cessate il fuoco e un processo di pace guidato dall’Unione africana. All’iniziativa l’organizzazione intergovernativa che comprende tutti i paesi del continente africano riconosciuti dalla comunità internazionale non ha ritenuto opportuno coinvolgere gli eritrei, visti da molti osservatori come un ostacolo al processo di pace. “Il dialogo è l’unico modo per porre fine a questo conflitto mortale” aveva dichiarato Martin Griffiths, Sottosegretario generale per gli affari umanitari e coordinatore dei soccorsi di emergenza.<br />Dal canto suo la Chiesa cattolica del Tigray ha nuovamente esortato tutte le reti cattoliche e i partner, i leader religiosi nazionali e internazionali, le agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni, i governi democratici, la comunità internazionale, a condannare il conflitto e a raggiungere la popolazione allo stremo con tutti i mezzi a disposizione. Il Vescovo dell’eparchia cattolica di Adigrat, Tesfaselassie Medhin, ha invitato la comunità internazionale a prendere reale consapevolezza che quella nel Tigray è la più grande guerra attiva in corso sul nostro pianeta in questo momento, che sta divorando il maggior numero di vite umane. L’urgenza è fermare i bombardamenti indiscriminati di civili innocenti e consentire libero accesso umanitario a tutte le parti del Tigray, oltre a ripristinare tutti i servizi di base, portare il cessate il fuoco e il dialogo politico per garantire una pace duratura. <br />Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra in Tigray, è in corso un silenzioso conflitto in Oromia, che si estende nella regione centro-occidentale e centro-meridionale del Paese, dove il primo ministro Abiy sta conducendo delle operazioni militari contro l’Oromo liberation front anche reclutando ex membri del gruppo armato. <br /> <br />Thu, 06 Oct 2022 10:26:14 +0200ASIA/BANGLADESH - Con il sacramento della Confermazione, 224 ragazzi sono "missionari del Vangelo"http://www.fides.org/it/news/72893-ASIA_BANGLADESH_Con_il_sacramento_della_Confermazione_224_ragazzi_sono_missionari_del_Vangelohttp://www.fides.org/it/news/72893-ASIA_BANGLADESH_Con_il_sacramento_della_Confermazione_224_ragazzi_sono_missionari_del_VangeloDhaka – Il Signore ha confermato la loro fede e li invia come missionari nel mondo. Sono 224 gli adolescenti e i ragazzi di Dhaka che hanno ricevuto il Sacramento della Cresima, e si sono detti pronti ad annunciare l'amore di Dio in famiglia e nella società. Nella celebrazione tenutasi nei giorni scorsi a Dhaka, nella parrocchia di Tejgaon, una delle parrocchie più grandi dell'intero Bangladesh, con oltre 12mila cattolici, l'Arcivescovo di Dhaka, Mons. Bejoy N'D Cruze, OMI, ha celebrato la solenne Eucarestia in presenza di un'assemblea di oltre 1500 fedeli.<br />Tra i ragazzi della parrocchia di Tejgaon, Agnes Gomes, ragazza 13enne cresimata, dice all'Agenzia Fides: "Con il Sacramento della Cresima ho ricevuto da Dio il dono dello Spirito Santo. D'ora in poi annunzierò il Vangelo poiché sono una seguace di Gesù Cristo e lo amo”. “Negli anni del catechismo, abbiamo compreso l'importanza della Confermazione, abbiamo imparato a leggere e approfondire la Parola di Dio per la nostra vita, abbiamo sperimentato la bellezza e la forza dello Spirito Santo che ci è stato donato" aggiunge Gomes.<br />Accanto a lei, Michael Rozario si dice "ispirato a predicare il messaggio di Dio". “Se Dio vorrà, desidero essere un sacerdote e donare la vita al Signore. Ricevendo il sacramento della Confermazione, sono diventato un vero amico di Gesù Cristo. Avverto nel mio cuore una forza immensa di amore che si espanderà nella mia famiglia, nella scuola, tra gli amici", racconta il 14enne Rozario. "Sono alla sequela di Gesù e desidero dare testimonianza di Gesù Cristo con le mie parole, con la mia vita e il mio comportamento. Sono un Suo messaggero", afferma, esprimendo gratitudine per quanti, sacerdoti e catechisti, lo hanno accompagnato, e continueranno a farlo, nel cammino di fede.<br />Anche i genitori e i parenti dei ragazzi sono felici: “Mio nipote ha ricevuto la Confermazione. Vediamo che sta crescendo con le benedizioni di Gesù Cristo. La Cresima lo aiuterà a maturare come un buon cristiano” dice Monju Costa, una nonna.<br />Rivolgendosi ai ragazzi nel corso della celebrazione eucaristica, l'Arcivescovo Bejoy N D'Cruze ha detto: “Ricevendo la Confermazione, avete lo Spirito Santo di Gesù Cristo, che è Spirito d'amore. Con l'amore, potete vincere tutto. Siete uniti più saldamente a Cristo; avete in voi i sette doni dello Spirito Santo, con una forza per diffondere e difendere, con la parola e con l’azione, la fede, da veri testimoni di Cristo; potete confessare coraggiosamente il nome di Cristo e non vergognarvi mai di Lui, pronti a dare la vita per Lui”.<br />Il parroco della parrocchia di Tejgaon, p. Subrato Boniface Gomes, ha invitato i ragazzi, e con loro tutti i genitori, a continuare a frequentare la messa domenicale, ricordando che "oltre all'istruzione scolastica, i ragazzi hanno bisogno anche di cibo spirituale che li aiuti a crescere come persone: per questo chiedo a tutti i genitori di continuare a frequentare la parrocchia, vivere con i vostri figli la messa domenicale ogni settimana, partecipare alle attività pastorali e alla vita della comunità”.<br />Il Bangladesh è un paese a maggioranza musulmana con 165 milioni di persone, i cristiani, di tutte le confessioni rappresentano lo 0,3% della popolazione, tra i quali i cattolici sono circa 400mila. <br /> Thu, 06 Oct 2022 10:20:12 +0200ASIA/CINA “Maestro, è bello per noi essere qui”. La “Festa degli anziani” celebrata nelle chiese cattoliche cinesihttp://www.fides.org/it/news/72892-ASIA_CINA_Maestro_e_bello_per_noi_essere_qui_La_Festa_degli_anziani_celebrata_nelle_chiese_cattoliche_cinesihttp://www.fides.org/it/news/72892-ASIA_CINA_Maestro_e_bello_per_noi_essere_qui_La_Festa_degli_anziani_celebrata_nelle_chiese_cattoliche_cinesiPechino –“Maestro, è bello per noi essere qui!”(Mt 17,4): con questo motto, tratto dal racconto evangelico della Trasfigurazione del Signore, la cattedrale cattolica di Pechino, dedicata al Santissimo Salvatore, ha ospitato martedì 4 ottobre la celebrazione della “Festa degli anziani”. La festa ha fornito l’occasione per celebrare la bellezza del vincolo di amore che ha unito tanti anziani a Gesù, nei lunghi anni della loro vita. Per una felice coincidenza, la festa che la tradizione cinese dedica agli anziani, stabilita di anno in anno seguendo il Calendario Lunare, quest’anno è caduta nel giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la memoria liturgica di san Francesco d’Assisi. <br />Una nutrita compagine di anziani che durante la loro lunga vita hanno dedicato con generosità le loro energie a testimoniare la fede in Gesù alle giovani generazioni e a sostenere le opere ecclesiali, ha preso parte alla celebrazione eucaristica, durante la quale è stato impartito loro anche il sacramento dell’unzione degli infermi. Durante la messa, qualcuno di loro ha servito all’altare come chierichetto”, altri hanno curato la liturgia della Parola, la raccolta delle offerte, e hanno contribuito all’ordinato svolgimento della celebrazione. Alla fine della liturgia, tutti hanno pregato in silenzio per tutti gli anziani, in modo particolare per sacerdoti che hanno lasciato questo mondo per vecchiaia, per malattia o a causa della pandemia. Don Zhao Qinglong, parroco della cattedrale, ha ringraziato gli anziani come compagni di strada meravigliosi e preziosi del cammino sacerdotale di tutti i preti, e del cammino della fede di tutti i battezzati. <br />Dopo la liturgia, il parroco i suoi quattro vice-parroci hanno indossato il grembiule per servire gli anziani raccolti a tavola per il taglio della torta e la distribuzione di fiori e piccoli regali offerti dalla parrocchia. Gli anziani hanno manifestato la loro grata letizia cantando inni sacri e recitando poesie sul tema della fede. Anche il Vescovo di Pechino, Giuseppe Li Shan, ha preso parte al momento di condivisione fraterna, esprimendo gratitudine immensa per coloro che nella loro vita hanno abbracciato “la missione di trasmettere la fede in Cristo con il proprio esempio, con le loro vite di preghiera e generosa dedizione, annunciando in questo modo il Vangelo a vantaggio di tutta la comunità, e soprattutto dei più giovani”. Alla fine, le voci di tutti si sono unite nel far risuonare il canto della “Salve Regina” sotto le volte della cattedrale. . <br />La festa degli anziani, nota come festa del Chongyang si celebra il nono giorno del nono mese del Calendario Lunare cinese. Nella tradizione cinese gli anziani godono di grande rispetto, perché sono il simbolo della saggezza, dell’abilità, dell’esperienza, dell’abnegazione, dell’autorevolezza e dell’amore. Nella sua storia millenaria, la cultura cinese dedica una festa specifica agli anziani. La comunità cattolica non solo custodisce da sempre questa tradizione, ma la esalta al massimo vivendola e celebrandola alla luce della Sacra Scrittura: “Il padre del giusto gioirà pienamente e chi ha generato un saggio se ne compiacerà. Gioisca tuo padre e tua madre e si rallegri colei che ti ha generato” .<br />La vita ecclesiale di tutte le comunità cattoliche in Cina fa tesoro dell’importante contributo da parte degli anziani: collaboratori fedeli dei sacerdoti e delle suore, appassionati catechisti e volontari, sempre a disposizione per venire incontro alle esigenze di tutti. In occasione della tradizionale festa degli anziani, diverse comunità cattoliche in Cina continentale hanno organizzato tante iniziative per festeggiare gli anziani e anche per camminare lungo la via indicata dalla Chiesa alla luce della Bibbia, che raccomanda ai fedeli il rispetto per le persone anziane. Oltre agli aspetti materiali, la Chiesa che è in Cina si prende cura in modo particolare anche della vita spirituale degli anziani. In occasione della festa degli Anziani viene ordinariamente amministrato nelle parrocchie il Sacramento dell’Unzione degli Infermi, in celebrazioni che nel corso degli anni vedono la partecipazione di un numero crescente di battezzati. Wed, 05 Oct 2022 12:04:12 +0200AFRICA/CAMERUN - “Il conflitto separatista è ormai diventato una questione di soldi” afferma il portavoce della Conferenza Episcopalehttp://www.fides.org/it/news/72891-AFRICA_CAMERUN_Il_conflitto_separatista_e_ormai_diventato_una_questione_di_soldi_afferma_il_portavoce_della_Conferenza_Episcopalehttp://www.fides.org/it/news/72891-AFRICA_CAMERUN_Il_conflitto_separatista_e_ormai_diventato_una_questione_di_soldi_afferma_il_portavoce_della_Conferenza_EpiscopaleYaoundé - “Il conflitto separatista è ormai diventato una questione di soldi” ha affermato parlando ad una televisione camerunese, p. Humphrey Tatah Mbuy, Direttore delle Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale del Camerun. "Quando si tratta di denaro, è molto difficile separare una persona dalla sua fonte di reddito, anche se quella fonte è il sangue umano" ha detto p. Mbuy riferendosi ai numerosi sequestri di persona nelle due regioni anglofone del Paese. <br />Nelle due regioni, nel nord-ovest e nel sud-ovest, dal 2016 è in atto una rivolta contro le autorità centrali, sfociata l’anno seguente in un conflitto tra gruppi separatisti e l’esercito, con un bilancio di oltre 4.000 morti e oltre 700.000 sfollato.<br />Tra i rapiti vi sono le nove persone sequestrate nell’assalto alla chiesa di Santa Maria, nel villaggio di Nchang . <br />Secondo il sacerdote, il conflitto nato dalla violenta repressione delle rivendicazioni di insegnanti e avvocati di lingua inglese, si è trasformato in “quello che i francesi chiamano "L'economie de la Guerre; un'economia di guerra”.<br />Economia di guerra alla quale partecipano, secondo p. Mbuy, non solo i separatisti, ma anche militari e funzionai governativi. Ci sono segnalazioni di soldati che arrestano persone per poi rilasciarle solo dietro pagamento di una tangente; mentre il rapimento a scopo di riscatto è diventato uno dei principali modi per raccogliere fondi per le forze separatiste.<br />Il portavoce della Conferenza Episcopale sottolinea infine che sacerdoti e religiosi sono presi di mira da entrambe le parti del conflitto, sia per i loro sforzi di pacificazione sia per rapimenti a scopo di estorsione.<br />“Si sta assumendo un approccio profondamente sbagliato nella gestione del conflitto" ha detto p. Mbuy. “Non tocchi la persona che potrebbe aiutarti a risolvere il tuo problema, perché ti stai sparando sui piedi” sottolinea il sacerdote, secondo il quale “la Chiesa in questo momento, e posso dirlo senza nessuna paura, è l’unica forza morale capace di aiutare a risolvere il conflitto armato nel nord-ovest e nel sud-ovest”. P. Mbuy lamenta però che sebbene la Chiesa professi di continuo la sua neutralità, entrambe le parti l’accusano di sostenere i propri nemici. <br /> Wed, 05 Oct 2022 11:49:26 +0200AMERICA/BRASILE - Uno spazio di incontro per Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici dove delineare il cammino della Chiesa in Brasilehttp://www.fides.org/it/news/72890-AMERICA_BRASILE_Uno_spazio_di_incontro_per_Vescovi_sacerdoti_religiosi_e_laici_dove_delineare_il_cammino_della_Chiesa_in_Brasilehttp://www.fides.org/it/news/72890-AMERICA_BRASILE_Uno_spazio_di_incontro_per_Vescovi_sacerdoti_religiosi_e_laici_dove_delineare_il_cammino_della_Chiesa_in_BrasileBrasilia – Dal 14 al 16 ottobre si terrà a Brasilia la 10a Assemblea degli “Organismi del Popolo di Dio” , che riunirà circa 200 delegati e delegate delle varie componenti della Chiesa brasiliana: Consiglio Nazionale dei Laici , Conferenza dei Religiosi , Conferenza dei Vescovi , Commissione Nazionale dei Sacerdoti-CNP, Conferenza Nazionale degli Istituti Secolari e Commissione Nazionale dei Diaconi . <br />Secondo la nota pervenuta a Fides, i delegati parteciperanno ad un incontro di formazione online il 7 ottobre, tenuto dal professor Laudelino Azevedo, consulente della Commissione per i Laici della Conferenza Episcopale. Marcio Jose de Oliveira, Segretario generale del CNLB, ha spiegato che la formazione mira ad aiutare i partecipanti a situarsi nel processo storico delle Assemblee, arrivate alla decima edizione: "L'obiettivo è sapere da dove viene, come è nato, cosa significa questo spazio di incontro e l'opportunità che offre a tutti gli organismi, specialmente come espressione di tutti gli organismi presenti in Brasile". L'altro obiettivo, secondo Marcio, è collocare la 10ª Assemblea all'interno del progetto del Pontificato di Papa Francesco: "Si inquadra nel processo della prima Assemblea ecclesiale dell’America Latina e dei Caraibi e anche all'interno del movimento del Sinodo sulla sinodalità".<br />"Vogliamo che la 10a Assemblea si riconosca da questo processo – afferma Marcio Jose de Oliveira -, perché è senza dubbio la più grande espressione sinodale della Chiesa in Brasile, perché riunisce i soggetti ecclesiali dei sei organismi di comunione. Ha quindi carattere sinodale e, all'interno del processo della sinodalità, si distingue come spazio di comunione e missione, tanto che il motto dell'Assemblea si collega molto al Sinodo". Il tema dell’Assemblea è infatti "Comunione e missione: cammino per la Chiesa in Brasile" con il motto biblico: "Preservare l'unità dello Spirito mediante il vincolo della pace" .<br />Nella lettera d'invito, i Presidenti delle organizzazioni esprimono il desiderio che "questa 10a Assemblea Nazionale diventi una ricca testimonianza di sinodalità tra i vari soggetti ecclesiali e costituisca uno spazio privilegiato per lo scambio di esperienze, esprimendo così l'unità e la comunione della Chiesa in Brasile".<br />La presidente del Consiglio Nazionale dei Laici del Brasile , Sonia Oliveira, ritiene che “rafforzerà la testimonianza di mantenere e preservare l'unità che lo Spirito Santo ci ispira come Chiesa e rafforzerà ulteriormente questo processo di camminare insieme, come Papa Francesco ha chiesto a tutti noi per la Chiesa del Terzo Millennio".<br /> <br />Wed, 05 Oct 2022 11:17:14 +0200AFRICA/NIGER - Pastori di pecore nel deserto: la testimonianza dei missionari nel Sahelhttp://www.fides.org/it/news/72889-AFRICA_NIGER_Pastori_di_pecore_nel_deserto_la_testimonianza_dei_missionari_nel_Sahelhttp://www.fides.org/it/news/72889-AFRICA_NIGER_Pastori_di_pecore_nel_deserto_la_testimonianza_dei_missionari_nel_SahelDosso – Da poco più di dieci anni la popolazione del Sahel vive una situazione estremamente delicata per la presenza di movimenti radicali vicini ad Al Qaeda che hanno creato grande insicurezza e paura in tutta l'area. Attualmente in Niger sono diverse centinaia di migliaia gli sfollati che hanno dovuto lasciare le loro case, i campi e i villaggi, per rifugiarsi negli slum di varie città. Paura e sfiducia hanno fatto la loro comparsa nella società e c’è grande incertezza tra le piccole comunità cristiane in questo Paese musulmano.<br />I missionari non possono andare in città per motivi di sicurezza, visitare le comunità cristiane sparse, che hanno iniziato il loro cammino pochi anni fa e delle quali non sanno niente, se continuano a incontrarsi, se pregano, se sono ancora vive. <br />“Noi missionari occidentali non possiamo lasciare i paesi in cui viviamo senza essere accompagnati da una scorta di poliziotti armati e con le loro macchine, senza alcuna discrezione” ha raccontato da Dosso p. Rafael Casamayor, sacerdote della Società per le Missioni Africane.<br />“Lo scorso anno – racconta il missionario - venne a trovarmi Sanni, catechista e infermiere in una cittadina di confine con la Nigeria, molto conosciuta e amata dalla popolazione di Farwel, a un centinaio di chilometri da Dosso. Ogni domenica riunisce la sua piccola comunità, mi ha raccontato a lungo della sua esperienza religiosa e della sua conversione per la quale ha dovuto passare attraverso ogni genere di umiliazione, disprezzo dei vicini e dei parenti fino a raggiungere uno stato di povertà e di totale abbandono. Grazie alle frequenti visite dell’allora sacerdote presente a Dosso, che gli spiegò i fondamenti della nostra fede fino al battesimo, la sua vita è gradualmente cambiata così come l'atteggiamento dei vicini nei suoi confronti. Sanni ha recuperato il lavoro e una vita normale, anche con un po' più di rispetto e considerazione da parte della sua famiglia. Oggi sembra essere una persona molto amata e apprezzata in paese, la sua condizione di infermiere e il suo spirito di servizio lo aiutano a farlo.”<br />“Padre, oggi non puoi venire nelle nostre città – mi disse un giorno il catechista -. La situazione è diventata molto complicata. Ogni giorno vediamo giovani in sella a enormi motociclette che vanno e vengono dalla Nigeria, jihadisti, carichi di droga e chissà cos'altro.”<br />“Quello che possiamo fare è entrare in contatto con le città e le persone che abbiamo incontrato, parlare con loro, vedere la situazione in cui si trovano e fissare un appuntamento con coloro che potrebbero raggiungerci. Per ora, se il sacerdote non può venire nei nostri paesi, possiamo venire a stare con lui, condividere la nostra fede e vedere insieme cosa si può fare per il futuro.”<br /> Wed, 05 Oct 2022 11:07:34 +0200EUROPA/ITALIA - Convegno accademico su Maria Madre di Dio riunisce insieme a Milano studiosi russi e ucrainihttp://www.fides.org/it/news/72888-EUROPA_ITALIA_Convegno_accademico_su_Maria_Madre_di_Dio_riunisce_insieme_a_Milano_studiosi_russi_e_ucrainihttp://www.fides.org/it/news/72888-EUROPA_ITALIA_Convegno_accademico_su_Maria_Madre_di_Dio_riunisce_insieme_a_Milano_studiosi_russi_e_ucrainiMilano – Mentre nel cuore dell’Europa si continua a seminare morte e distruzione tra popoli accomunati dalla stessa fede in Cristo, a Milano un Convegno di studi dedicato a Sua Madre, la Vergine Maria, vedrà la partecipazione di relatori e studiosi provenienti da Paesi slavi e dell’Europa Occidentale, compresi Russia e Ucraina.<br />Il simposio si intitola ‘La Madre di Dio nelle culture slave’, e si terrà dal 6 all’8 ottobre, su iniziativa della Classe di Slavistica della Accademia Ambrosiana di Milano, che celebra così il suo undicesimo Dies academicus.<br />Nel corso delle quattro sessioni del Convegno, il tema sarà affrontato a partire da diverse prospettive e si offriranno approfondimenti preziosi per il loro valore scientifico, teologico e culturale. Tra i relatori si segnalano: dalla Polonia Aleksander Naumow, dall’Ucraina Shumilo Svitlana, dalla Russia Maria Pliukhanova, dall’Italia Maria Candida Ghidini. <br />Il Convegno, messo in cantiere già da prima della pandemia, acquisisce ora rilevanza singolare, dopo che la tragica vicenda bellica che ha per epicentro l’Ucraina ha avvelenato anche i pozzi delle ricerche e dei contatti tra studiosi di Paesi diversi promossi dalle accademie. <br /> “Il venir meno degli scambi culturali in una situazione di conflitto armato si configura, di fatto, come un incentivo al distacco e all’estraneità tra le persone. Anche quando le condizioni internazionali spingerebbero a sanzionare il dialogo culturale, dobbiamo ricordarci che la cultura, per sua natura, tende all’incontro tra le persone” fa notare Mons. Francesco Braschi, direttore della Classe di Slavistica dell’Accademia Ambrosiana. “Anche in situazioni di conflitto – rimarca il sacerdote – occorre salvaguardare e sostenere il contributo di quelli, e sono molti, che saranno una risorsa al termine della guerra, e che ora vivrebbero l’isolamento come un incentivo a lasciarsi andare o a vivere un’esperienza di vergogna, spesso immeritata come singoli, che non può far altro che peggiorare la situazione”. <br />L’Accademia, che assieme alla Pinacoteca e alla Biblioteca costituisce oggi la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ha deciso di continuare e mantenere i rapporti in essere con le istituzioni culturali dei Paesi Slavi, comprese quelle presenti in Ucraina e nella Federazione Russa. La scelta si pone in continuità con la storia della Biblioteca Ambrosiana, fondata dal Cardinale Federico Borromeo nel 1607, in un’epoca tragicamente segnata dalle guerre di religione fra cattolici e protestanti in Europa Centrale e Orientale. “Proprio in quel contesto – continua Mons. Braschi – il nostro fondatore aveva voluto che i Dottori della Biblioteca mantenessero scambi epistolari con altri studiosi appartenenti a confessioni o a entità statali in situazioni di conflitto e, ove possibile, li visitassero di persona. Quella che all’epoca fu un’intuizione preziosa di Federico Borromeo ha oggi per noi valore profetico. Naturalmente, questo non significa incoraggiare in alcun modo alcun tipo di atteggiamento bellicista. E nemmeno non vigilare affinché nelle attività culturali non si inseriscano azioni di propaganda o di mistificazione. Allo stesso tempo, però, è necessario mantenere saldo il principio che l’incontro con gli altri ha sempre un valore importante”. <br />Fondata nel 2008 allo scopo di promuovere l’incontro e il dialogo tra diversi popoli e culture, in continuità con il progetto del Cardinale Federico Borromeo, l’Accademia Ambrosiana è l’erede di due precedenti accademie, già attive presso la Biblioteca Ambrosiana . Essa comprende, oltre a quella di Slavistica, altre sette Classi di Studi: Borromaici, Ambrosiani, Greci e Latini, di Italianistica, sull’Estremo Oriente, sul Vicino Oriente e sulle letterature e culture dell’Africa. <br />Wed, 05 Oct 2022 10:32:18 +0200ASIA/INDIA - La legge che impedisce la libera conversione religiosa in Karnataka è "contro la Costituzione e contro la dignità umana"http://www.fides.org/it/news/72887-ASIA_INDIA_La_legge_che_impedisce_la_libera_conversione_religiosa_in_Karnataka_e_contro_la_Costituzione_e_contro_la_dignita_umanahttp://www.fides.org/it/news/72887-ASIA_INDIA_La_legge_che_impedisce_la_libera_conversione_religiosa_in_Karnataka_e_contro_la_Costituzione_e_contro_la_dignita_umanaBangalore - Il recente disegno di legge che cerca di regolamentare le conversioni religiose nello stato indiano di Karnataka - stato nel Sudovest dell'India con oltre 64 milioni di abitanti - è contro la Costituzione, viola la dignità umana, la libertà di coscienza e la libertà religiosa: lo dice all'Agenzia Fides padre Irudhaya Jothi, studioso gesuita impegnato in opere e servizi sociali nello Stato. <br />La normativa che la Camera Alta dello Stato del Karnataka ha approvato in via definitiva - dopo l'approvazione della Camera Bassa nel dicembre 2021 - "è una legge draconiana è ingiustificata”, osserva il religioso. "Il suo obiettivo è spaventare cristiani e membri di altre comunità, per rafforzare il sostegno ai partiti nazionalisti induisti" sostiene. Le clausole presenti del disegno di legge - riferisce il gesuita - "possono essere usate in modo improprio per scoraggiare le comunità povere e oppresse, in particolare le comunità Dalit e tribali, dall'istruzione, dal lavoro, dai programmi di assistenza sociale".<br />Concorda padre Devasagayaraj M. Zacharias, ex segretario dell'Ufficio per i Dalit della Conferenza episcopale indiana : “La Costituzione dell'India - ricorda a Fides - sancisce il diritto fondamentale di una persona a professare, praticare e propagare qualsiasi religione scelta in coscienza. L'emanazione della legge anti-conversione è contraria alla Costituzione indiana e dovrebbe essere impugnata in un tribunale". <br />"La procedura per poter convertirsi da una fede a un'altra - nota - è così macchinosa e burocratica da rendere quasi impossibile finalizzare la conversione religiosa". In particolare, tutti i dalit che intendono convertirsi al cristianesimo saranno ostacolati, osserva, "solo per una questione politica".<br />Il "Karnataka Right to Freedom of Religion Bill" è stato approvato dalla Camera Bassa del Karnataka il 23 dicembre 2021, ma poi non era stato presentato alla Camera Alta perché il "Bharatiya Janata Party" , formazione nazionalista indù che ne era promotrice, all'epoca non aveva in quella assise una maggioranza. Nel 2022, grazie ad alcune sessioni di voto amministrativo, il BJP ha ottenuto la maggioranza anche nella Camera Alta, con 41 membri su 75. Il 15 settembre scorso, il disegno di legge è stato presentato dal BJP e approvato. <br />"La Corte Suprema ha affermato che la libertà di religione non consente conversioni forzate. Esiste la libertà di convertirsi, ma non sotto costrizione e allettamento", ha detto il Ministro dell'Interno del Karantaka, Araga Jnanendra, presentando il disegno di legge il 15 settembre e giustificando la normativa.<br />"La conversione religiosa va regolamentata: questa è l'intenzione alla base del disegno di legge. Non si vuole privare nessuno di un diritto, né violare l'articolo 25 della Costituzione [che garantisce il diritto di praticare e propagare la religione, ndr]", ha asserito il Primo Ministro del Karnataka, Basavaraj Bommai, spiegando la finalità della legge: "Vogliamo mantenere la legge e l'ordine e prevenire conflitti religiosi".<br />Commenta a Fides lo scrittore e giornalista cattolico John Dayal: "Non è questa la strada per prevenire i conflitti. Di fatto la legge viola lo stato di diritto e la libertà religiosa. Ricordiamo che l'India è una repubblica democratica che ha sempre sancito e tutelato i diritti fondamentali della persona, inclusa la libertà di professare, praticare e propagare la propria religione". <br />Secondo il disegno di legge, "nessuno può convertire o tentare di convertire, direttamente o indirettamente, un'altra persona da una religione all'altra con false dichiarazioni, con la forza, con influenza indebita, con coercizione, allettamento o con qualsiasi mezzo fraudolento, né con il matrimonio; nessuno può favorire o organizzare conversioni religiose di altre persone".<br />In caso di violazione, si prevede una pena detentiva da tre a cinque anni e una multa di 25.000 rupie indiane , mentre la pena detentiva sale fino a 10 anni, la multa è di 50.000 rupie per quanti convertono minori, donne e persone delle comunità "Scheduled Castes e Scheduled Tribes", considerate gruppi emarginati e vulnerabili.<br />Secondo la procedura prevista, se una persona intende cambiare fede, il ministro di culto deve notificarlo al magistrato che ne darà pubblica notizia su una bacheca, in attesa di eventuali obiezioni che, se presenti, saranno esaminate e vagliate. Successivamente, se non sono insorte questioni, la persona interessata sarà convocata dal magistrato per accertare la sua identità e confermare il contenuto della dichiarazione. Inoltre una "denuncia per conversione forzata" può essere presentata in tribunale dai familiari, parenti o amici di una persona che dichiara di aver cambiato credo.<br />La pratica di proporre nei diversi stati indiani normative che regolamentano o limitano la conversione religiosa ha preso piede da alcuni anni nella Federazione indiana, per opera del partito nazionalista Bharatiya Janata Party. Numerosi stati dell'India settentrionale, occidentale e orientale, come Uttar Pradesh, Himachal Pradesh, Gujarat, Chhattisgarh, Odisha, Madhya Pradesh, Arunachal Pradesh, Uttarakhand e Jharkhand, hanno approvato leggi che limitano le conversioni religiose. Il Karnataka, nell'India meridionale, è diventato l'ultimo ad emanare una legge del genere. I cristiani indiani si sono sempre opposti a tali provvedimenti e in alcuni casi hanno presentato ricorsi giudiziari.<br /> Wed, 05 Oct 2022 10:26:15 +0200AFRICA/BURKINA FASO - Il Cardinale Ouédraogo: “La nostra risposta al Kalashnikov è la preghiera”http://www.fides.org/it/news/72886-AFRICA_BURKINA_FASO_Il_Cardinale_Ouedraogo_La_nostra_risposta_al_Kalashnikov_e_la_preghierahttp://www.fides.org/it/news/72886-AFRICA_BURKINA_FASO_Il_Cardinale_Ouedraogo_La_nostra_risposta_al_Kalashnikov_e_la_preghieraOuagadougou – “La nostra risposta al Kalashnikov è la preghiera” ha affermato il Cardinale Philippe Nakellentuba Ouédraogo, Arcivescovo di Ouagadougou, domenica 2 ottobre in occasione dell’apertura del Mese missionario. <br />“Cari fratelli e sorelle in Cristo, all'inizio del mese di ottobre, Mese missionario, le Pontificie Opere Missionarie suggeriscono di meditare sul seguente tema: “Mi sarete testimoni” . Ma come testimoniare l'amore e la misericordia di Dio di fronte al terrorismo omicida che getta nella disperazione la vita quotidiana di uomini e donne, vittime dirette o collaterali di questa violenza ingiusta e inutile?” chiede il Cardinale. “La nostra risposta al Kalashnikov è la preghiera. Ciò significa che dobbiamo intensificare la nostra preghiera in questo mese di ottobre a favore della pace, nel nostro Paese e in tutto il mondo”.<br />L’intervento del Cardinale Ouédraogo avviene nel contesto del golpe che ha rovesciato la giunta militare capeggiata dal tenente colonello Paul Henri Sandaogo Damiba , che ha lasciato il Burkina Faso grazie alla mediazione effettuata dai leader religiosi .<br />Il 24 gennaio Damiba aveva rovesciato il Presidente eletto democraticamente Roch Christian Kabore, accusandolo di essere incapace di garantire la sicurezza di fronte agli attacchi sempre più frequenti dei gruppi jihadisti.<br />Tuttavia, a distanza di 9 mesi dal golpe di Damiba, la sicurezza in Burkina Faso è ulteriormente peggiorata. Le organizzazioni terroristiche si sono diffuse in circa il 40% del Paese. Le unità dell'esercito sono state oggetto di attacchi negli ultimi mesi. Le perdite subite hanno causato malcontento all'interno delle forze armate contro il governo. Il Burkina Faso si è distinto come una delle regioni con il maggior numero di morti a causa di attacchi terroristici nel 2021. L’uomo forte della nuova giunta militare, il capitano Ibrahim Traoré, ha usato gli stessi argomenti per giustificare il rovesciamento della giunta precedente. I massacri compiuti dai jihadisti hanno indebolito la posizione di Damiba sia all'interno dell'esercito che nell'opinione pubblica.<br />In questa situazione il Cardinale Ouédraogo ricorda che “di fronte alle sfide del terrorismo e dell'instabilità politica, la Chiesa, che è strettamente legata al mondo e alla sua storia, non può che essere segno e testimonianza di solidarietà promuovendo un mondo di amore e di fraternità”. <br /> Tue, 04 Oct 2022 11:54:42 +0200AFRICA/ETIOPIA - La guerra mondiale dell’Africa in pieno blackout mediaticohttp://www.fides.org/it/news/72885-AFRICA_ETIOPIA_La_guerra_mondiale_dell_Africa_in_pieno_blackout_mediaticohttp://www.fides.org/it/news/72885-AFRICA_ETIOPIA_La_guerra_mondiale_dell_Africa_in_pieno_blackout_mediaticoAddis Abeba - L'Etiopia sta diventando la guerra mondiale dell'Africa, con decine di migliaia di morti negli ultimi mesi, potenzialmente non denunciate, mentre i ribelli tigrini combattono una coalizione di eserciti e milizie in un totale blackout mediatico. Nessun resoconto sul conflitto dopo che il governo etiope ha interrotto le linee telefoniche e Internet nella regione del Tigray e bloccato quasi completamente l'accesso ai media per nascondere l'entità dei combattimenti. La maggior parte delle comunicazioni con il mondo esterno devono ora essere effettuate tramite telefoni satellitari.<br />La violenza è di dimensioni mai viste prima, anche dopo due anni di combattimenti. Con l'escalation del conflitto nella regione settentrionale del Paese, gli esperti lo descrivono come la ‘guerra più mortale del mondo’. <br />“Questa è la nuova Grande Guerra d'Africa”, ha affermato Cameron Hudson, analista ed ex capo degli affari africani per il Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. “Dopo gli eventi del Congo 25 anni fa, dove ben sei paesi africani impegnarono truppe in un combattimento che alla fine uccise più di cinque milioni di persone, l'Etiopia sta rapidamente diventando la prossima guerra mondiale dell'Africa” ha aggiunto l’analista.<br />L’ultima offensiva di massa fa parte di una cruenta guerra civile scoppiata nel tratto settentrionale della seconda nazione più popolosa dell'Africa alla fine del 2020, quando il Primo Ministro Abiy Ahmed ha attaccato un governo locale dissidente nella regione del Tigray . Le forze federali, le milizie etniche e i soldati dell'Eritrea si sono unite per combattere i ribelli che inizialmente sembrava fossero stati annientati. A metà del 2021, i guerriglieri hanno ripreso gran parte della regione con una straordinaria controffensiva. Le forze eritree si sono ritirate l'anno scorso e le forze tigrine si sono spinte verso la capitale etiope. Per un pò sembrava che Addis Abeba potesse cadere. Tuttavia, un afflusso di droni dalla Turchia e dagli Emirati Arabi Uniti ha respinto i ribelli. Secondo fonti militari, un cessate il fuoco di mesi ha offerto una tregua ai milioni di persone in gravi difficoltà e il conflitto è caduto dall'agenda globale. Ma ora la guerra su vasta scala sta facendo di nuovo a pezzi la regione. Gli esperti affermano che il conflitto di massa vede coinvolti molti attori da tutta la regione in una situazione esplosiva che potrebbe mandare in fiamme il Corno d'Africa. “E’ confermata la presenza di forze che, volontariamente o meno, stanno combattendo in questo conflitto dagli stati vicini: Eritrea, Somalia e Sudan e ora segnali crescenti che anche forze provenienti da Ciad, Niger e Libia potrebbero giocare un ruolo”, ha dichiarato Hudson.<br /> <br />Tue, 04 Oct 2022 11:19:20 +0200AMERICA/BOLIVIA - Il Presidente della Conferenza episcopale: “Stiamo costruendo un mondo e anche un paese sottosopra”http://www.fides.org/it/news/72884-AMERICA_BOLIVIA_Il_Presidente_della_Conferenza_episcopale_Stiamo_costruendo_un_mondo_e_anche_un_paese_sottosoprahttp://www.fides.org/it/news/72884-AMERICA_BOLIVIA_Il_Presidente_della_Conferenza_episcopale_Stiamo_costruendo_un_mondo_e_anche_un_paese_sottosopraLa Paz – “Stiamo costruendo un mondo sottosopra e allo stesso tempo sembra che costruiamo anche un paese a testa in giù, gli innocenti sono condannati e i colpevoli riescono ad essere liberi, nel nostro paese non vediamo una decisione ferma per la riforma della giustizia”: lo ha sottolineato Mons. Aurelio Pesoa, O.F.M. Vescovo del Vicariato Apostolico di Beni, Presidente della Conferenza Episcopale Boliviana, durante la Messa celebrata domenica 2 ottobre a La Paz.<br />Richiamando la pagina del Vangelo del giorno, il Vescovo ha invitato ad imitare l’atteggiamento dei discepoli che pregano per chiedere la fede: “La nostra preghiera oggi dovrebbe essere: Signore, accresci la nostra fede, abbiamo davvero bisogno di fede perché le difficoltà a credere abbondano nel nostro tempo”. Mons. Pesoa ha sottolineato che non si vedono progressi nella giustizia; nel paese dialogo, verità, solidarietà, compassione sembra si stiano allontanando sempre di più, inoltre si ha l’impressione che i cattivi stiano facendo bene, e in molte occasioni rimangano impuniti. Riferendosi alla pandemia, il Vescovo ha sottolineato che per più di un anno “ci siamo lavati le mani, abbiamo disinfettato tutto ciò che abbiamo toccato con timore e paura, con il desiderio di preservare le nostre vite. Però tutto quel lavarsi le mani, tutte quelle buone intenzioni sembra siano state rapidamente dimenticate”. <br />Il Vescovo di Beni ha denunciato “come le istituzioni che difendono la libertà e le persone, siano spesso manipolate, senza tener conto di quanti pensano in modo diverso”, senza rispetto delle norme democratiche. A questo proposito ha citato la recente elezione del “Defensor del Pueblo” e ha ribadito: “Lo spirito di una vera democrazia che consiste nel governare per tutti, sembra essere seriamente indebolito e persino danneggiato”. In questo quadro non si può nascondere la violenza, contro le donne e tra fratelli, come succede per la guerra in Ucraina. “Il mondo e i boliviani assistono a questo spettacolo con impotenza, e c'è anche un grido nell'umanità: Basta ingiustizia, basta male, basta azioni senza ragione”.<br />Nella parte conclusiva dell’omelia, Monsignor Pesoa è tornato sulla Parola di Dio del giorno, che invita “a confidare in Dio, nonostante tutto ciò che sembra opporsi alla fede, nonostante il male e l'ingiustizia sembrino trionfare… il giusto è chiamato a credere, a confidare in Dio, quel Dio che vede tutto. Il mondo o la storia e la vita sono nelle mani di Dio, non sono nelle mani del male, del caos, della violenza o dell'ingiustizia”. La fede è un dono straordinario, è forza nelle sofferenze, è roccia su cui poggia la vita, “ci fa attraversare il mondo con gioia, anche nelle persecuzioni o nelle difficoltà, chi crede è una persona gioiosa”.<br /> Tue, 04 Oct 2022 11:17:35 +0200ASIA/SIRIA - La rinascita del monastero di Mar Elian. Una storia cristianahttp://www.fides.org/it/news/72883-ASIA_SIRIA_La_rinascita_del_monastero_di_Mar_Elian_Una_storia_cristianahttp://www.fides.org/it/news/72883-ASIA_SIRIA_La_rinascita_del_monastero_di_Mar_Elian_Una_storia_cristianadi Gianni Valente<br />Quaryatayn – Nell’agosto 2015, quando su buona parte della Siria sventolavano le bandiere nere del Califfato, i miliziani del sedicente Stato Islamico avevano sparso rovina e devastazione nell’antico monastero siriano di Mar Elian. I jihadisti di Daesh avevano profanato brutalmente la stessa tomba del Santo, quasi a voler cancellare quello che anche loro avevano riconosciuto come il cuore pulsante del complesso monastico. <br />Adesso, a sette anni di distanza, intorno alle reliquie di Mar Elian tornano a assieparsi la vita, le attese e la gratitudine dei cristiani della regione. Si intravvede il miracolo che potrà far rifiorire intorno alle reliquie del Santo un luogo di preghiera e di pace per i cristiani siriani, e anche per i loro compagni di destino musulmani.<br />A raccontare questa storia cristiana di rinascita è un breve e intenso resoconto scritto da padre Jacques Mourad, monaco siriano di Deir Mar Musa, la comunità monastica fondata in Siria da padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano scomparso il 29 luglio 2013 mentre si trovava a Raqqa, a quel tempo capitale siriana di Daesh. Proprio a Mar Elian, padre Jacques era stato sequestrato il 21 maggio 2015 da un commando di jihadisti. Il monaco aveva vissuto lunghi mesi di prigionia, dapprima in isolamento e poi insieme a più di 150 cristiani di Quaryatayn, presi anche loro in ostaggio nei territori allora conquistati da Daesh. <br />Oggi, dopo che la comunità di Deir Mar Musa ha di nuovo preso in carico il complesso monastico devastato dai jihadisti, padre Jacques racconta il lavoro intenso compiuto negli ultimi mesi nella speranza di veder rifiorire Mar Elian. Un’opera portata avanti in mezzo alle difficoltà «legate alla situazione economica che il nostro Paese, a causa delle sanzioni imposte».<br />I lavori di restauro del monastero – racconta padre Jacques - sono iniziati a marzo con la costruzione di un muro di cinta intorno all’area archeologica, che prima della guerra comprendeva anche l’antica cripta e la tomba del Santo. L’opera è continuata cercando e raccogliendo tra le rovine ancora sparse nel monastero le pietre antiche che potevano essere utilizzate nella ricostruzione. Poi c’è stata la ricostruzione della cripta, e il restauro della tomba con il recupero degli antichi frammenti ritrovati. <br />Il desiderio – confida padre Mourad - era quello di «celebrare la festa di Mar Elian al convento, e riportarvi le reliquie del Santo», che erano state ritrovate e raccolte dallo stesso padre Jacques nei pressi della tomba profanata e erano state portate al sicuro a Homs. Reliquie – fa notare il monaco di Dei Mar Musa - «che hanno un grande valore per tutta la gente di Quaryatayn: quelli che ancora ci abitano, ma anche quelli che stanno nei campi dei rifugiati e quelli che hanno lasciato il Paese per trovare un futuro migliore per i loro bambini». Lo scorso agosto, anche la chiesa, data alle fiamme dai jihadisti, era stata riparata e dotata di un nuovo altare: Un restauro condotto senza rimuovere del tutto il nerofumo dalle pareti, per fare in modo che anche in quel luogo di culto e preghiera rimanesse traccia visibile di uella tappa della storia recente. Anche giovani amici musulmani si sono prodigati per portare avanti insieme gli ultimi preparativi. Poi, Finalmente, 9 settembre, giorno della festa di Mar Elian, più di 350 persone sono arrivate in bus da Damasco, Nabek, Homs , Sadad e Maskané, oltre a tanti sacerdoti siro-cattolici provenienti da tutta la Siria. Alla cerimonia di riconsacrazione, presieduta da Youhanna Jihad Battah, Arcivescovo siro cattolico di Damasco, ha preso parte come invitato speciale anche Mor Timotheos Matta al Khoury, Arcivescovo siro ortodosso di Homs. I due vescovi – racconta padre Jacques - «hanno unto la cripta ricostruita e la chiesa restaurata con l’olio santo. Così, la cerimonia di consacrazione è diventata «un’occasione formidabile per vivere la comunione tra le due Chiese sorelle», che in passato avevano conosciuto periodi di conflitto intorno alla proprietà del convento durati 200 anni. Una vicenda che aveva diviso le due comunità, nonostante a volte i membri delle due parrocchie appartenessero alle stesse famiglie. «Il momento più toccante» - avverte padre Jacques - è stato quando le reliquie di Mar Elian sono arrivate alle porte del monastero, e da lì un cristiano e un musulmano le hanno portate e poste davanti all’altare. «tutti esultavano di gioia, alla presenza del santo». Nella cripta i Vescovi hanno unto con l’olio la tomba restaurata di Mar Elian. Alla liturgia eucaristica erano presenti anche tanti amici musulmani del convento, in segno di vicinanza fraterna. Dopo la lunga Via Crucis vissuta dal popolo siriano – rimarca il monaco di Deir Mar Musa – «non era facile immaginare di poter vivere la gioia di un simile incontro. C’è sicuramente una forza che supera i nostri limiti umani». Dopo la messa, un professore di filosofia, rappresentante della comunità islamica di Quaryatayn, ha pronunciato anche un discorso, recitando versetti della Bibbia e del Corano, mentre chiamava i cristiani del paese a tornare alle proprie case e ai propri campi, ormai inariditi. Nel suo intervento padre Jacques ha provato a suggerire «come il Signore, per intercessione di Mar Elian, ci ha accompagnato durante tutti gli avvenimenti vissuti dopo la conquista di Quaryatayn da parte di Daesh, fino al tempo presente». Un percorso pieno di dolore ma anche di miracoli, come quello di una unità più potente sperimentata tra i cristiani e una ritrovata fraternità vissuta anche con i compagni di strada musulmani. Un cammino ripercorso da padre Mourad senza rabbia ne orgoglio, con parole traboccanti di gratitudine: «Alla fine della cerimonia» ricorda il monaco siriano «padre Michel Nouman, rappresentante della nostra diocesi, ha versato l’olio d’oliva sulle reliquie di Mar Elian». Poi quattro persone, compreso un musulmano, hanno portato insieme le reliquie e le hanno poste in un sarcofago, «e noi lo abbiamo chiuso cantando in arabo e siriano un bell’inno di Sant’Efrem il Siro: “felice è il buon servitore: quando il Signore ritornerà, lo troverà vigilante, mentre lavora nei campi, dal mattino fino alla sera…”». Nella stessa giornata, padre Mourad, i vescovi e altri partecipanti alla festa di Mar Elian hanno visitato anche le altre chiese di Quaryatayn, che ancora mostrano i segni della guerra: «Abbiamo anche pregato – ricorda padre Jacques - per tutti i cristiani che in precedenza riempivano queste chiese con le loro preghiere e canti, rendendo gloria a Dio. Abbiamo implorato il Signore, affinché queste Chiese tornino a vivere, ricolme delle preghiere dei cristiani che amano il Signore». Tue, 04 Oct 2022 10:28:57 +0200ASIA/CAMBOGIA - Il mese missionario, mese della gratitudinehttp://www.fides.org/it/news/72882-ASIA_CAMBOGIA_Il_mese_missionario_mese_della_gratitudinehttp://www.fides.org/it/news/72882-ASIA_CAMBOGIA_Il_mese_missionario_mese_della_gratitudinePhnom Penh - "In questo mese di ottobre, dedicato alla Chiesa missione, il nostro cuore è colmo di gratitudine. Questo è il mese della gratitudine. Siamo grati a Dio per il suo amore e per i suoi doni. La gratitudine è la fonte della missione", dice all’Agenzia Fides Mons. Olivier Schmitthaeusler , Vicario Apostolico di Phnom Penh, di ritorno dalla chiesa di Kampong Cham , dove il 1° ottobre, festa di Santa Teresina di Lisieux, Patrona della Missioni, si è tenuta la solenne Eucarestia per l'insediamento del nuovo Prefetto Apostolico di Kampong Cham, Mons. Pierre Suon Hangly, primo Vescovo nativo della Cambogia. Il Prefetto succede a due missionari, p. Bruno Cosme, Amministratore Apostolico negli ultimi tre anni, e p. Antonysamy Susairaj, Prefetto Apostolico per 22 anni. Mons. Schmitthaeusler ha intanto organizzato una Messa di ringraziamento che sarà presieduta da Mons. Ly nella sua parrocchia natale, proprio nel Vicariato di Phnom Penh.<br />Alla celebrazione di insediamento a Kampong Cham hanno preso parte il Nunzio Apostolico Mons. Paul Tschang In-Nam, i Vescovi cambogiani e laotiani, 60 sacerdoti delle tre circoscrizioni ecclesiastiche della Cambogia , religiosi e religiose, una nutrita assemblea di fedeli. "Si tratta di un evento storico per la Chiesa locale, è un passo importante. È una grande gioia per la comunità cambogiana”, ha commentato padre Bruno Cosme, che ha guidato la Prefettura dove sono presenti in totale 21 sacerdoti, tra cambogiani, missionari del Pime , missionari lazzaristi e di Mill Hill, sacerdoti coreani, italiani e indiani, oltre a due preti fidei donum, uno ecuadoriano e uno francese.<br />Ha detto il nuovo Prefetto Apostolico all'assemblea: "Il mio primo desiderio è conoscere bene la Chiesa e il territorio. Ci incontreremo ogni mese, pregando insieme. Ci sono tanti sacerdoti e religiosi pronti ad aiutarmi per questa nuova missione. In seguito, vorrei aiutare la Prefettura ad evangelizzare nelle province dove ci sono minoranze etniche, come a Rotanah Kiri, portando il primo annuncio di Cristo".<br />Nato nel 1972, padre Hangly è stato ordinato sacerdote nel 2001 a Phnom Penh. Ha studiato a Parigi dal 2007 al 2015 e nel luglio 2015 è rientrato in Cambogia come parroco di Phnom Penh Thmey, prima di diventare delegato del Vicariato di Phnom Penh e poi Superiore del seminario locale.<br />Il Vescovo Schmitthaeusler coglie l'occasione di questo evento, per tornare sul tema della gratitudine, centrale in questo mese di ottobre: “Siamo grati a Dio per questo dono. Ora abbiamo un nuovo Vescovo cambogiano, pochi mesi dopo un nuovo sacerdote nativo Jean-Baptiste Bun Prak Hong, il decimo. È una gioia per la Chiesa locale che cresce con piccoli passi possibili. Siamo grati per la presenza dei missionari che ci hanno aiutato in passato e che ci accompagnano ancora oggi nel cammino verso il Regno di Dio. Siamo grati a Dio e alle braccia dei volontari, nei quali Egli si fa presente, per tutte le opere di carità che la Chiesa compie. Dalla gratitudine verso Dio sgorga la nostra missione. Siamo stati 'misericordiati e salvati', per iniziativa di Dio: viviamo ricolmi e sostenuti dalla gioiosa gratitudine verso di Lui: questo è evangelizzare. Se Cristo è morto e risorto per noi, il nostro cuore desidera vivere con Lui e per Lui. La gratitudine è, in fondo, una manifestazione di amore che viene da Dio stesso. Ringraziamo Dio per i doni che ci fa lungo il notro cammino, che percorriamo con animo aperto alle sorprese di Dio e fiducioso nella sua Provvidenza. Questo solo possiamo annunciare e testimoniare. Con questo spirito viviamo il Mese missionario. Nella preghiera che è relazione con il Signore, nella fraternità e nella carità che è relazione con il prossimo”. <br /> Tue, 04 Oct 2022 10:24:51 +0200ASIA/INDONESIA - Dopo la tragedia nello stadio di Malang, i cattolici offrono sostegno morale, materiale, spiritualehttp://www.fides.org/it/news/72881-ASIA_INDONESIA_Dopo_la_tragedia_nello_stadio_di_Malang_i_cattolici_offrono_sostegno_morale_materiale_spiritualehttp://www.fides.org/it/news/72881-ASIA_INDONESIA_Dopo_la_tragedia_nello_stadio_di_Malang_i_cattolici_offrono_sostegno_morale_materiale_spiritualeJakarta - Il giorno dopo la violenza e il disastro nello stadio di Malang, nella parte orientale dell'isola di Giava, che ha fatto 127 morti , la Chiesa cattolica indonesiana offre sostegno morale e materiale, anche per ottenere giustizia, e dona conforto spirituale alle famiglie delle vittime. La tragedia è stata anche ricordata da Papa Francesco dopo l'Angelus del 2 ottobre, in piazza san Pietro. Rivolgendo un pensiero alle vittime, il Pontefice ha detto: "Prego anche per quanti hanno perso la vita e sono rimasti feriti negli scontri scoppiati dopo una partita di calcio a Malang in Indonesia".<br />Secondo le ricostruzioni, a Malang, nella provincia di Giava orientale, nella sera di sabato 1° ottobre, al termine di una gara di calcio nello stadio cittadino, i tifosi della squadra Arema FC hanno preso d'assalto il campo, dopo la sconfitta del loro team, che ha perso in casa 3-2 contro gli acerrimi rivali del Persebaya Surabaya. Gli agenti della polizia hanno cercato di indurre i tifosi a tornare sugli spalti usando gas lacrimogeni. Si è scatenata una fuga generale e una calca impressionante, che ha ucciso 127 persone e ne ha ferite 323. Il Presidente indonesiano, Joko Widodo, ha ordinato una revisione del piano di sicurezza per le partite di calcio, mentre gli organi di governo e della polizia condurranno "una valutazione approfondita dell'accaduto”. <br />Esprimendo le condoglianze della Chiesa cattolica indonesiana, il Vescovo carmelitano Henricus Pidyarto Gunawan, che guida la comunità cattolica a Malang, ha "affidato le famiglie a Dio misericordioso", mentre padre Hans Jeharut, Segretario esecutivo della Commissione dei laici della Conferenza episcopale indonesiana, ha invitato le autorità indonesiane "a svolgere un'indagine completa e ad assicurare alla giustizia i colpevoli”.<br />Due sacerdoti cattolici di Malang hanno condiviso le loro impressioni il giorno dopo, con l'Agenzia Fides. Padre Tedjo Soekarno, sacerdote diocesano di Malang impegnato nel dialogo interreligioso, osserva: "Ieri abbiamo assistito a un fenomeno che mi preoccupa seriamente come cittadino nativo di Malang. Lavoriamo costantemente per promuovere il dialogo interreligioso a Giava orientale, con comunità etniche e religiose diverse. Notando l'animosità che ieri ha generato la tragedia, vediamo oggi che c'è bisogno di continuare nell'opera di creare armonia in ogni livello nella società, per prevenire ogni violenza", rimarca il sacerdote,<br />Padre Eko Aldianto O.Carm, anch'egli nativo di Malang, negli ultimi anni Segretario esecutivo della Commissione "Giustizia e Pace e Pastorale per i Migranti" dei Vescovi indonesiani, concorda dicendo: "E' una tragedia inaspettata che mi ha lasciato sbalordito. Siamo senza parole di fronte a tale assurda polarizzazione, per una competizione sportiva. Oggi possiamo pregare per le famiglie coinvolte, ma dobbiamo anche riflettere sul da farsi per far sì che ogni gara sportiva resti un confronto all'insegna della lealtà, del sacrificio, del mutuo rispetto, che sia un divertimento e un spettacolo per il pubblico, non certo un momento conflittuale o foriero di violenza".<br />Il rev. Gomar Gultom, Presidente della "Comunione delle Chiese di Indonesia", che riunisce le comunità cristiane protestanti, esprimendo profonde condoglianze da parte di tutti i cristiani indonesiani, ha rimarcato che "un evento sportivo non può e non deve finire in una rivolta che toglie la vita a più di cento persone". “Questa è una lezione importante per la polizia e per la sicurezza, che lo stato deve garantire. Preghiamo per le famiglie delle vittime e diciamo loro: lasciamo la gestione di questo caso alle istituzioni e alla giustizia", ha detto per scongiurare vendette incrociate tra tifoserie contrapposte. <br /> Mon, 03 Oct 2022 12:27:19 +0200AFRICA/BURKINA FASO - Torna la calma, il capo della giunta militare deposto lascia il Paese grazie alla mediazione dei leader religiosihttp://www.fides.org/it/news/72880-AFRICA_BURKINA_FASO_Torna_la_calma_il_capo_della_giunta_militare_deposto_lascia_il_Paese_grazie_alla_mediazione_dei_leader_religiosihttp://www.fides.org/it/news/72880-AFRICA_BURKINA_FASO_Torna_la_calma_il_capo_della_giunta_militare_deposto_lascia_il_Paese_grazie_alla_mediazione_dei_leader_religiosiOuagadougou – “La situazione a Ouagadougou è calma dopo le tensioni di venerdì 30 settembre e sabato 1 ottobre” riferiscono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa dalla capitale del Burkina Faso dove il 30 settembre un golpe ha rovesciato la giunta militare che si era insediata a seguito di un precedente colpo di Stato, avvenuto nel gennaio 2022. <br />“Non ci sono comunicati ufficiali, ma dai media tradizionali e dai social si sa ormai che domenica 2 ottobre il tenente colonello Paul Henri Sandaogo Damiba, il capo della precedente giunta militare, ha accettato di lasciare il Paese e si trova ora in Togo” dicono le fonti di Fides. <br />L’uscita di scena in modo pacifico di Damiba, dopo due giorni di tensione, è stata frutto del negoziato dei leader religiosi locali. “Tra venerdì e sabato notizie false propagate sui social media, secondo le quali Damiba, sarebbe stato protetto dalla Francia, hanno provocato la collera della popolazione che ha assalito l’ambasciata e altre strutture di Parigi a Ouagadougou” affermano le nostre fonti. “Affermazioni poi smentite dallo stesso Damiba via Facebook”.<br />Il volto della nuova giunta militare si è presentato alla televisione di Stato la sera del 30 settembre. Si tratta del capitano Ibrahim Traoré, Nel suo discorso rivolto a una trentina di segretari generali dei ministeri, il capitano Traoré si è scusato per i soldati che “hanno turbato Ouagadougou”.<br />"Questo è successo perché alcune cose non funzionano bene. Siamo stati costretti a muoverci rapidamente per cambiare le cose, perché l'intero Paese è in una situazione di emergenza", facendo riferimento alle violenze jihadiste che colpiscono vaste aree del Paese. Damiba aveva rovesciato il governo democraticamente eletto guidato dal Presidente Roch Marc Christian Kaboré, accusandolo di non essere capace di lottare efficacemente contro i jihadisti. Ma la violenza jihadista, che ha ucciso migliaia di persone e costretto 2 milioni di persone a fuggire dalle loro case, è continuata e ora ha posto fine anche al mandato di Damiba.<br />Traoré ha invitato la popolazione alla calma, in particolare a fermare ogni atto ostile contro la Francia. “Nel corso degli assalti contro i siti istituzionali francesi sono apparse delle bandiere russe. Ora ci si chiede se anche il Burkina Faso seguirà l’esempio del Mali che ha espulso le truppe francesi ed ha accolto i mercenari russi. Ma al momento è troppo presto per dirlo” dicono le nostre fonti. <br />In Burkina Faso è atteso per oggi, 3 ottobre, l’arrivo di una delegazione della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale . <br /> <br />Mon, 03 Oct 2022 12:21:54 +0200AMERICA/PERU’ - L’attività estrattiva, nel rispetto del Creato e dei diritti umani, costruisce progresso e sviluppo non solo economicohttp://www.fides.org/it/news/72879-AMERICA_PERU_L_attivita_estrattiva_nel_rispetto_del_Creato_e_dei_diritti_umani_costruisce_progresso_e_sviluppo_non_solo_economicohttp://www.fides.org/it/news/72879-AMERICA_PERU_L_attivita_estrattiva_nel_rispetto_del_Creato_e_dei_diritti_umani_costruisce_progresso_e_sviluppo_non_solo_economicoArequipa – Promuovere pratiche responsabili che abbiano per obiettivo la cura della persona umana, utilizzando correttamente le risorse naturali, secondo chiari impegni riguardanti la responsabilità sociale e l'opzione preferenziale per i poveri: questo in sintesi l’appello di Monsignor Miguel Cabrejos Vidarte, Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana e del Consiglio Episcopale Latinoamericano , nel suo intervento pronunciato durante il più importante Convegno Minerario in Perù, denominato PERUMIN 2022, che si è svolto ad Arequipa dal 26 al 30 settembre.<br />L’Arcivescovo ha basato il suo intervento sui principi della Dottrina sociale della Chiesa e sul magistero degli ultimi Papi riguardo alla dignità della persona umana, al bene comune, alla destinazione universale dei beni, alla partecipazione, alla solidarietà, all’opzione per i poveri, alla gratuità e alla cura del Creato. “Tutti questi aspetti – ha sottolineato – sono interconnessi, nessuno è autonomo”.<br />“Il buon Padre Dio ha creato la terra per l’uso, il godimento e la cura, l’amministrazione saggia e responsabile da parte degli esseri umani” ha detto nella sua relazione, sottolineando che agli esseri umani non è stato comunque accordato il permesso di “abusare della terra e dei suoi beni”. Secondo la fede cattolica ogni uomo e ogni donna sono figli di Dio. “Figli adottivi perché Gesù Cristo ci ha fatto suoi fratelli assumendo la condizione umana nell’Incarnazione. Questo è il fondamento della dignità della persona umana e dei suoi diritti” ha ribadito. In questo piano, riveste particolare importanza il lavoro: “Non basta avere un lavoro, è necessario che le condizioni e l’ambiente di lavoro siano degne dei figli di Dio”. Un secondo aspetto è creare le condizioni “per stabilire relazioni lavorative di qualità”.<br />Quindi Mons. Cabrejos si è soffermato sull’uso responsabile delle risorse minerarie, che sono dono gratuito di Dio non solo per Adamo e Eva, ma per tutte le generazioni che sono esistite, esistono ed esisteranno. La Chiesa rispetta l’ordine sociale, “allo stesso tempo però evidenzia che prima della proprietà privata c’è il destino univerale dei beni ed il bene comune”. Per questo si deve ricordare che “lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali ha effetti dannosi sulla popolazione dei centri minerari e della popolazione che vive vicino alle zone minerarie e provoca grandi danni e effetti sull’ambiente”.<br />L’estrazione dei minerali riveste per il Perù una grande importanza economica, determinante per costruire il progresso, lo sviluppo e il bene comune del Paese, intendendo lo sviluppo non solo come “crescita economica”, ma come sviluppo integrale della persona umana, come qualità della vita. <br />Un aspetto collegato a questo tema su cui si è soffrmato l’Arcivescovo è stato quello della responsabilità sociale e della trasparenza, considerando sempre l’opzione preferenziale per i poveri, che significa “riconoscerli come persone che hanno capacità, ma non hanno avuto l’opportunità di svilupparle né che hanno visto riconosciuti i loro diritti”. In questa prospettiva è necessario combattere l’estrazione illegale e lavorare per la formalizzazione della piccola miniera e della miniera artigianale, in modo tale che i poveri non siano più considerati un peso e le loro comunità possano migliorare la qualità della loro vita. <br />Citando “Querida Amazonia” ha quindi ribadito che “i progetti minerari devono tenere in speciale considerazione la loro responsabilità sociale verso i popoli originari e le loro culture”, e che l’orientamento dell’attività mineraria verso il bene comune, “implica la crescente responsabilità di tutti i protagonisti economici e sociali” che devono essere coinvolti. <br />Dopo essersi soffermato sull’importanza della trasparenza, l’Arcivescovo ha citato le conclusioni del Gruppo di lavoro per la “Visione dell’attività estrattiva in Perù” facendolo proprio: “Nel 2030 l'estrazione mineraria in Perù sarà più inclusiva, integrata socialmente, ambientalmente e territorialmente, in una cornice di buon governo e di sviluppo sostenibile. Nel tempo si è consolidata come un'attività competitiva e innovativa che gode dell'apprezzamento di tutta la società”.<br /> <br />Mon, 03 Oct 2022 11:32:12 +0200AFRICA/ETIOPIA - "La voce di chi grida nel deserto": in Tigray proseguono i bombardamenti e il blocco totale degli aiuti umanitarihttp://www.fides.org/it/news/72878-AFRICA_ETIOPIA_La_voce_di_chi_grida_nel_deserto_in_Tigray_proseguono_i_bombardamenti_e_il_blocco_totale_degli_aiuti_umanitarihttp://www.fides.org/it/news/72878-AFRICA_ETIOPIA_La_voce_di_chi_grida_nel_deserto_in_Tigray_proseguono_i_bombardamenti_e_il_blocco_totale_degli_aiuti_umanitariAddis Abeba – “I bombardamenti che continuano a colpire il nord dell’Etiopia sono sempre più pesanti, stanno annientando la popolazione civile. Non riusciamo ad avere dati sul numero esatto di morti e feriti per il blocco delle comunicazioni, sappiamo però che vengono colpite tante località”. La dichiarazione è stata rilasciata all’Agenzia Fides da una fonte della Chiesa cattolica etiope che per motivi di sicurezza chiede l’anonimato. “La situazione è drammatica: si tratta di un attacco senza precedenti, inoltre da tre anni il Tigray è senza medicine, cibo... le scuole sono chiuse”.<br />“Da otto mesi non si hanno notizie del Vescovo dell’Eparchia cattolica di Adigrat, Tesfaselassie Medhin , sappiamo che Adigrat è stata bombardata in questi giorni dagli eritrei, cosi come altri villaggi nella zona degli Irob: Alitena, Dawan, Agarale. Ci sono tra 70 e 80 religiosi cattolici e circa 30 suore di cui non sappiamo nulla e che non riusciamo a contattare”.<br />“Mons. Medhin è diabetico, non sappiamo se ha medicine o si sta curando solo con la medicina tradizionale. Fino a qualche tempo fa aveva lanciato degli appelli con richieste di aiuto per la terribile situazione umanitaria della popolazione, ma le sue lettere sono state ignorate, senza alcuna risposta, come se stesse urlando nel deserto’. <br />Secondo quanto appreso direttamente dall’Agenzia Fides, in Etiopia sono giunte tante armi prima dell’attacco da parte di Turchia, Cina, Iran, Russia e Arabia, e sappiamo che circa 10 divisioni eritree stanno attaccando”.<br />Anche il Segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha espresso profonda preoccupazione per le notizie che bombardamenti indiscriminati stanno causando molte vittime nel nord dell’Etiopia. L’USAID ha definito il conflitto del Tigray uno dei luoghi più pericolosi al mondo per gli operatori umanitari, e anche l’Unione Europea ha denunciato il blocco totale degli aiuti umanitari.<br /> <br />Mon, 03 Oct 2022 10:24:43 +0200