Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/SUDAFRICA - I Gesuiti denunciano l’uso politico della polizia contro il Ministro delle Finanzehttp://www.fides.org/it/news/60623-AFRICA_SUDAFRICA_I_Gesuiti_denunciano_l_uso_politico_della_polizia_contro_il_Ministro_delle_Finanzehttp://www.fides.org/it/news/60623-AFRICA_SUDAFRICA_I_Gesuiti_denunciano_l_uso_politico_della_polizia_contro_il_Ministro_delle_Finanze<br />Johannesburg - “Il Jesuit Institute South Africa è seriamente preoccupato per quello che appare il continuo assillo da parte degli Hawks nei confronti del Ministro delle Finanze, Pravin Gordhan” afferma un comunicato pervenuto all’Agenzia Fides. Gli Hawks sono un reparto investigativo della polizia sudafricana, specializzato in crimini organizzati e reati finanziari. <br />Gordhan è stato convocato dagli Hawks per essere interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul presunto abuso da parte sua di un’unità di intelligence del Ministero delle Finanze per raccogliere informazioni finanziarie su diversi politici, tra cui il Presidente Jacob Zuma.<br />I Gesuiti, dopo aver ricordato che l’annuncio della convocazione del Ministro ha provocato una caduta del rating sudafricano , “con pesanti conseguenze specialmente per i più poveri”, affermano che quest’ultimo fatto “ha rafforzato l’impressione che gli Hawks siano usati come agenti politici dal Presidente Zuma e/o da persone a lui affiliate, nella lotta per avere accesso illimitato ai fondi statali, in particolare in relazione all’affare delle centrali nucleari e della South African Airways”.<br />I Gesuiti ricordano inoltre che Zuma aveva licenziato il precedente Ministro delle Finanze, Nhlanha Nene , “con pesanti conseguenze sull’economia”. “Ancora una volta, il governo del Presidente Zuma dimostra una leadership autoreferenziale, che non si cura del bene comune. Si fermi ora, Signor Presidente, fermi questo racket e metta al primo posto l’economia del Paese in difficoltà, potrebbe essere l’ultima opportunità di dimostrare che lei è preoccupato del bene comune” conclude il comunicato. <br />Fri, 26 Aug 2016 12:42:50 +0200AFRICA/ZIMBABWE - La polizia disperde una marcia di protesta poi autorizzata dalla Corte Supremahttp://www.fides.org/it/news/60622-AFRICA_ZIMBABWE_La_polizia_disperde_una_marcia_di_protesta_poi_autorizzata_dalla_Corte_Supremahttp://www.fides.org/it/news/60622-AFRICA_ZIMBABWE_La_polizia_disperde_una_marcia_di_protesta_poi_autorizzata_dalla_Corte_Suprema<br /> <br />Harare - La polizia ha disperso con l’uso di gas lacrimogeni i dimostranti che si apprestavano a partecipare oggi, 26 agosto, ad una marcia di protesta ad Harare, la capitale dello Zimbabwe. L’intervento della polizia è avvenuto prima della sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato legittima la marcia, promossa da 18 partiti politici e organizzazioni sociali. Tra i leader dell’opposizione c’è Morgan Tsvangirai, leader del Movement for Democratic Change . Circa i due terzi degli abitanti del Paese sono giovani, nati dopo il 1980. I giovani sono avvezzi all’uso degli smartphone e non hanno memoria della lotta di liberazione condotta dallo ZANU-PF, il partito del 92enne Mugabe, rimanendo in gran parte indifferenti alla retorica del “Padre della patria”, la cui politica degli ultimi 15 anni ha provocato un collasso economico e sociale. <br />Fri, 26 Aug 2016 12:18:32 +0200ASIA/MONGOLIA - Con il primo prete nativo, “la Chiesa cattolica non è più straniera”http://www.fides.org/it/news/60621-ASIA_MONGOLIA_Con_il_primo_prete_nativo_la_Chiesa_cattolica_non_e_piu_stranierahttp://www.fides.org/it/news/60621-ASIA_MONGOLIA_Con_il_primo_prete_nativo_la_Chiesa_cattolica_non_e_piu_stranieraUlaanbaatar - La Chiesa cattolica in Mongolia è pronta ad accogliere il suo primo sacerdote indigeno: Joseph Enkh sarà ordinato sacerdote da Sua Ecc. Mons. Wenceslao Padilla, CICM, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar, nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Ulaanbaatar, alle 10, 30 di domenica 28 agosto. Come appreso da Fides, il nuovo sacerdote ha scelto per la sua ordinazione il motto: «Rinnega te stesso, prendi la tua croce ogni giorno e seguimi” . “Più di 1.500 persone hanno confermato che parteciperanno alla celebrazione, che sarà un momento davvero speciale perla Chiesa cattolica in Mongolia e per la società tutta” dice a Fides p. Prosper Mbumba, CICM, missionario congolese nel paese asiatico. “La comunità cattolica in Mongolia, rinata nel 1992 e che oggi conta oltre mille battezzati, con il suo primo sacerdote autocotono avrà nuovo entusiasmo e svilupperà maggiore senso di appartenenza. La Chiesa, infatti, è stata a lungo vista come straniera, con una fede portata dai missionari. Ora questa idea potrà cambiare” spiega p. Mbumba <br />Tra gli ospiti d'onore vi sono il Nunzio Apostolico nella Corea del Sud e in Mongolia, l’Arcivescovo Osvaldo Padilla, e Mons Lazzaro You, Vescovo di Daejeon, in Corea del Sud, diocesi in cui Joseph Enkh ha trascorso i suoi anni di formazione e studio in seminario. <br />Don Joseph Enkh è stato ordinato diacono l’11 dicembre 2014 a Daejeon , dove ha ricevuto la sua formazione iniziale, ed è rientrato in Mongolia nel gennaio 2016. Da allora porta avanti la sua esperienza pastorale, servendo in diverse parrocchie della Mongolia, dove attualmente vi sono, nel complesso, circa 20 missionari e 50 suore di 12 congregazioni religiose, impegnati in sei parrocchie. La sera di lunedì 29 agosto Joseph Enkh celebrerà la sua prima messa nella stessa Cattedrale di San Pietro e Paolo a Ulaanbaatar. <br />Fri, 26 Aug 2016 11:29:05 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - Chiuderà il campo di prigionia dei rifugiati: soddisfazione della Chiesahttp://www.fides.org/it/news/60620-OCEANIA_AUSTRALIA_Chiudera_il_campo_di_prigionia_dei_rifugiati_soddisfazione_della_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/60620-OCEANIA_AUSTRALIA_Chiudera_il_campo_di_prigionia_dei_rifugiati_soddisfazione_della_ChiesaSydney - Chiuderà il campo di detenzione di Manus Island , struttura gestita dal governo australiano, al centro di forti polemiche per il trattamento disumano riservato a migranti e clandestini che intendono raggiungere le coste australiane, provenienti perlopiù dai paesi asiatici limitrofi. La decisione, annunciata dal Primo Ministro di Papua Nuova Guinea, Peter O'Neill, e dal ministro australiano per l'Immigrazione, Peter Dutton, ha generato soddisfazione nella Chiesa cattolica australiana e nella società civile, che in passato più volte avevano criticato le condizioni di vita in quell'isola, immenso campo di detenzione. <br />P. Maurizio Pettena, Direttore dell'Ufficio per i migranti nella Conferenza episcopale australiana, afferma in una nota inviata a Fides che “la Chiesa accoglie con favore la decisione di chiudere il centro, dove si trovano persone in detenzione da oltre tre anni". “Molti gruppi religiosi e comunità cattoliche in Australia sono pronti a offrire assistenza a quanti si trovano in condizioni di rifugiati. Esortiamo il governo a fare tutto il possibile per trovare rapidamente un insediamento per queste persone. Siamo preoccupati perchè quanti sono stati individuati come veri rifugiati potrebbero non trovare un paese che li accolga. La Chiesa cattolica si oppone a un campo di detenzione a tempo indeterminato e a risposte politiche che non rispettano la dignità delle persone bisognose di aiuto”. “E’ imperativo che la dignità della persona umana venga sempre al primo posto” prosegue. "I governi hanno la responsabilità di gestire i flussi migratori, ma l'attuale approccio del governo australiano sta diventando moralmente ripugnante e dovrebbe cambiare”. <br />"In questo Anno della Misericordia, mentre molti migranti con i rifugiati cercano asilo in Australia, dobbiamo vivere una cultura dell'incontro, dell’accoglienza e dell’accettazione, a livello personale e comunitario” scrive il Vescovo Vincent Nguyen Van Long, OFM Conv, in un messaggio diffuso per la Giornata del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 28 agosto. Il Vescovo, delegato della Conferenza episcopale per la pastorale per i migranti e i rifugiati, ha richiamato l'esempio di Papa Francesco che ha visitato l'isola greca di Lesbo nel mese di aprile e “ha portato con lui 12 rifugiati siriani, musulmani, che avevano le loro case distrutte dalla guerra”. "In questa Giornata - ha detto - siamo invitati ad aprire il cuore alle sofferenze degli altri", all'insegna della “compassione, che letteralmente significa ‘soffrire con’ ed è il segno distintivo del cristianesimo”, tantopiù da riscoprire e “vivere nell'Anno giubilare della Misericordia". <br /><br />Fri, 26 Aug 2016 10:39:01 +0200AFRICA/CIAD - Nomina dell’Arcivescovo di N’Djaménahttp://www.fides.org/it/news/60619-AFRICA_CIAD_Nomina_dell_Arcivescovo_di_N_Djamenahttp://www.fides.org/it/news/60619-AFRICA_CIAD_Nomina_dell_Arcivescovo_di_N_DjamenaCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 20 agosto 2016, ha nominato Arcivescovo dell’arcidiocesi di N’Djaména, in Ciad, Sua Ecc. Mons. Edmond Djitangar, finora Vescovo di Sarh.<br />S.E. Mons. Edmond Djitangar è nato il 2 novembre 1952 in Bekoro . Dopo aver frequentato il Seminario minore St. Pierre di Sarh, ha completato gli studi di Filosofia e Teologia presso il Seminario maggiore di Nkolbison e Koumi . È stato ordinato sacerdote il 30 dicembre 1978. Ha conseguito la Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico . Ritornato in Ciad nel 1985, oltre al servizio pastorale in alcune parrocchie, ha svolto gli incarichi di docente di Sacra Scrittura, Direttore del Centro diocesano di Formazione per i Catechisti, Vicario Generale di Sarh. Eletto Vescovo della diocesi di Sarh l’11 ottobre 1991, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 2 febbraio 1992. Nell’ottobre del 2009 è stato Segretario Speciale alla II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi. <br />Fri, 26 Aug 2016 09:50:31 +0200AMERICA/COLOMBIA - I Vescovi: illustrare gli accordi, costruire una Colombia riconciliata ed in pacehttp://www.fides.org/it/news/60618-AMERICA_COLOMBIA_I_Vescovi_illustrare_gli_accordi_costruire_una_Colombia_riconciliata_ed_in_pacehttp://www.fides.org/it/news/60618-AMERICA_COLOMBIA_I_Vescovi_illustrare_gli_accordi_costruire_una_Colombia_riconciliata_ed_in_paceBogotà – “Accogliamo con speranza l’opportunità che si apre di mettere fine al conflitto armato che ha segnato la storia del paese per più di cinquant’anni”: così i Vescovi della Colombia si esprimono nel comunicato firmato dal Presidente della Conferenza Episcopale, Sua Ecc. Mons. Luis Castro Quiroga, Arcivescovo di Tunja, in occasione della conclusione dei colloqui di pace, svoltisi a Cuba.<br />Nel testo, pervenuto a Fides, i Vescovi sottolineano la necessità di illustrare i contenuti degli accordi di pace, così che tutti giugano preparati alla consultazione referendaria del 2 ottobre. Leader politici, organizzazioni cittadine, responsabili dei media ed il popolo colombiano in generale, vengono invitati a promuovere “una riflessione serena, in un clima di dialogo e di rispetto, animata in ogni momento dall’impegno per la costruzione della pace, pensando sempre al bene del paese, al di là di interessi settoriali o particolari”. <br />Rinnovando l’invito già rivolto al termine della loro 101 Assemblea generale, a partecipare al referendum esprimendo un voto “responsabile, informato e di coscienza”, i Vescovi chiamano tutti i cattolici ad “intensificare la preghiera per la pace nel nostro Paese ed a discernere, alla luce della Parola di Dio, il cammino che ci porta ad essere operatori di pace”. Invitano infine “tutti i fratelli e le sorelle di buona volontà”, a superare “ogni forma di violenza ed a lavorare uniti nella costruzione di una Colombia riconciliata ed in pace”. <br />Fri, 26 Aug 2016 09:29:23 +0200AFRICA/UGANDA - “La violenza domestica è la principale sfida alla famiglia” dice l’Arcivescovo di Tororohttp://www.fides.org/it/news/60617-AFRICA_UGANDA_La_violenza_domestica_e_la_principale_sfida_alla_famiglia_dice_l_Arcivescovo_di_Tororohttp://www.fides.org/it/news/60617-AFRICA_UGANDA_La_violenza_domestica_e_la_principale_sfida_alla_famiglia_dice_l_Arcivescovo_di_Tororo<br />Kampala -“Abbiamo ogni forma di violenza domestica e nessuno è risparmiato: un bambino, uno studente, una madre, un padre” denuncia Sua Ecc. Emmanuel Obbo, Arcivescovo di Tororo in Uganda, in un’intervista a CANAA . <br />Secondo Mons. Obbo la violenza domestica è la principale sfida alla famiglia nell’Arcidiocesi da lui guidata.<br />Le forme di violenza domestica sono diverse: mariti che picchiano le mogli, ma in alcuni casi accade anche il contrario; violenze sui bambini, inclusi gli incesti, mentre “le ragazze- dice Mons. Obbo- non sono libere di vivere nella società”.<br />La violenza familiare è cosi diffusa che, secondo l’Arcivescovo, è diventata “una forma di vita”, causata dalla mancata accettazione della propria situazione personale. “La gente- spiega Mons. Obbo- non è soddisfatta da come vive, vuole vedere dei miglioramenti ma non è capace di vederli in se stessa e diventa quindi frustrata”<br />L’Arcidiocesi ha lanciato una campagna contro la violenza domestica, alla quale partecipano le famiglie che sono uscite da questa situazione, e che ora, con la loro testimonianza e il loro servizio, aiutano altre famiglie a superare le proprie divisioni. <br />Thu, 25 Aug 2016 12:42:21 +0200AFRICA/GHANA - “Il land grabbing; minaccia o possibilità di sviluppo?” Conferenza ad Accra della Caritashttp://www.fides.org/it/news/60616-AFRICA_GHANA_Il_land_grabbing_minaccia_o_possibilita_di_sviluppo_Conferenza_ad_Accra_della_Caritashttp://www.fides.org/it/news/60616-AFRICA_GHANA_Il_land_grabbing_minaccia_o_possibilita_di_sviluppo_Conferenza_ad_Accra_della_Caritas<br /><br />Accra -“Smascherare il land grabbing in Ghana; ristabilire le condizioni di vita; aprire la strada agli obiettivi di sviluppo sostenibile”. È il titolo del forum organizzato da Caritas Ghana sotto gli auspici della locale Conferenza Episcopale che si è aperto il 23 agosto ad Accra. <br />Nel corso dei lavori verranno discussi i risultati di una ricerca di sei mesi effettuata da Caritas Ghana in collaborazione con il Centre for Indigenous Knowledge on Development e l’Africa Faith and Justice Network .<br />Nella sua relazione al forum don Aniedi Okure, Direttore Esecutivo dell’ l’Africa Faith and Justice Network ricorda che l’Africa è il continente più preso di mira dagli acquisti di terra su vasta scala. “Oltre 10 milioni di ettari, per la maggior parte nei Paesi dell’Africa orientale e occidentale, sono stati comprati da investitori del Medio Oriente alla ricerca di luoghi di produzione di cibo e foraggio; del Regno Unito e dell’Asia per la produzione di carburanti biologici; da compagnie private per la produzione di zucchero, riso, gomma, olio di palma e jatropha oltre che per i pascoli”.<br />Le conseguenze per le comunità locali sono pesanti, perché le terre comprata dagli investitori stranieri molto spesso erano terre comunitarie utilizzate per la coltivazione di granaglie destinate al consumo locale. Inoltre queste terre si trovano in gran parte lungo i corsi d’acqua e sono tra le più fertili e in aree densamente popolate, dove è facile reclutare lavoratori a salari minimi, per produrre cereali ed altro destinati non al consumo locale ma all’esportazione.<br />Di conseguenza le popolazioni locali perdono l’autosufficienza alimentare diventando dipendenti dei salari offerti dagli investitori stranieri che, sottolinea don Okure hanno a mente i loro interessi e non quelli delle popolazioni locali, nonostante spesso promettono di portare “sviluppo” e di lavorare per il bene delle comunità locali.<br />Il sacerdote afferma che land grabbing sta già provocando conflitti tra le comunità locali che vedono ristretti i loro spazi vitali. Don Okure cita il caso di una zona della Sierra Leone dove una comunità che ha venduto le proprie terre comuni a investitori stranieri, non ha ora nemmeno lo spazio per seppellire i propri cari e per farlo ha invaso le terre di una comunità limitrofa, causando tensioni con i vicini. <br />Thu, 25 Aug 2016 12:03:34 +0200ASIA/INDIA - Giustizia per i cristiani massacrati in Orissahttp://www.fides.org/it/news/60615-ASIA_INDIA_Giustizia_per_i_cristiani_massacrati_in_Orissahttp://www.fides.org/it/news/60615-ASIA_INDIA_Giustizia_per_i_cristiani_massacrati_in_OrissaNew Delhi - A otto anni dai massacri anticristiani che sconvolsero lo stato indiano di Orissa, iniziati il 25 agosto 2008, le vittime non hanno ancora ottenuto giustizia: come osserva a Fides l'intellettuale cattolico indiano John Dayal, ex presidente nazionale della "All India Catholic Union", "la recente morte dell'Arcivescovo emerito Raphael Cheenath, pastore in Orissa, coincide con i giorni in cui ricordiamo il martirio del più grande gruppo di cristiani in India da molti secoli". La Chiesa cattolica indiana, per parte sua, già dallo scorso anno celebra il 30 agosto la “Giornata dei martiri” e intende avviare la causa di beatificazione per riconoscere il martirio delle vittime.<br />"In una ondata di violenza mirata sui dalit e comunità tribali nel distretto di Kandhamal, i militanti fondamentalisti indù penetrarono nell'entroterra uccidendo in modo indiscriminato. Sfruttarono l'impunità garantita dallo Stato e la possibile complicità della polizia e altri apparati di governo. Il defunto Arcivescovo ha lottato per la giustizia durante la sua vita, ma molti crimini hanno ancora bisogno di indagini. La ricerca della giustizia prosegue", ricorda Dayal.<br />Il 25 agosto del 2008, la violenza sulla comunità cristiana di Kandhamal ha portato alla morte di circa 100 cristiani, anche se il governo parla ufficialmente di 38 mvittime. Si stima che circa 5.600 case sono state saccheggiate e bruciate, mentre circa 300 chiese e altri luoghi di culto sono stati distrutti. Oltre 50mila fedeli fuggirono nei boschi e hanno iniziato una vita da profughi per sopravvivere alla pulizia etnica. <br />Molti dei sopravvissuti alla violenza devono ancora ricevere giustizia. Il 2 agosto la Corte Suprema dell'India ha ordinato al governo dello Stato dell'Orissa di riesaminare 315 casi di violenza, tutti casi segnalati alla polizia ma non adeguatamente indagati. <br />L'Ong Christian Solidarity Worldwide, in una nota invata a Fides, afferma: "La decisione della Corte Suprema di riaprire 315 casi è un primo passo : chiediamo al governo statale e federale di garantire che gli autori di quei crimini siano arrestati e paghino per le loro azioni. Quello che è successo a Kandhamal non deve essere dimenticato; dovremo persistere nel chiedere di affrontare l'ingiustizia". <br /><br />Thu, 25 Aug 2016 11:44:36 +0200ASIA/PAKISTAN - Non dimenticare le vittime della strage di Pasqua: le iniziative della Caritashttp://www.fides.org/it/news/60614-ASIA_PAKISTAN_Non_dimenticare_le_vittime_della_strage_di_Pasqua_le_iniziative_della_Caritashttp://www.fides.org/it/news/60614-ASIA_PAKISTAN_Non_dimenticare_le_vittime_della_strage_di_Pasqua_le_iniziative_della_CaritasLahore - Le famiglie colpite dalla "strage di Pasqua" sono ancora in difficoltà e nel disagio: per questo la Caritas di Lahore sta mettendo in campo ogni sforzo per aiutarle ad affrontare la quotidianità e a recuperare una forma di sostentamento giornaliero che garantisca autonomia economica e dignità. Come riferito a Fides dalla Caritas di Lahore, tra le recenti iniziative la Caritas ha distribuito quattro “rickshaw” alle famiglie delle persone coinvolte nella strage, mentre continua a offrire sostegno finanziario per l'assistenza medica alle persone ferite e ancora bisognose di cure. <br />E' stato l'Arcivescovo di Lahore Sebastian Francis Shaw a consegnare personalmente i piccoli mezzi di locomozione che permetteranno alle famiglie di avviare una attività economica di base, per consentire il mantenimento della comunità familiare. "Con questo piccolo gesto, vogliamo mostrare che la Chiesa cattolica è accanto alle vittime in questo periodo difficile. Esprimiamo anche gratitudine al governo federale e provinciale, alle organizzazioni della società civile, al dipartimento della sanità, che stanno continuando ad aiutare le persone ancora in ospedale", ha detto il Vescovo. "Ogni cittadino di questa splendida terra deve contribuire alla promozione della fraternità e della pace", ha concluso . I responsabili della Caritas, Amjad Gulzar e Rojar Noor Alam , hanno esteso la gratitudine a tutti i partecipanti alla cerimonia di consegna dei “rickshaw” , incoraggiandoli “a rimanere uniti e determinati in ogni situazione difficile e a confidare sempre nella Provvidenza di Dio”. <br />Thu, 25 Aug 2016 10:14:44 +0200AFRICA/NIGERIA - Otto persone morte nell'assalto dell’abitazione di un uomo che aveva salvato uno studente accusato di blasfemiahttp://www.fides.org/it/news/60613-AFRICA_NIGERIA_Otto_persone_morte_nell_assalto_dell_abitazione_di_un_uomo_che_aveva_salvato_uno_studente_accusato_di_blasfemiahttp://www.fides.org/it/news/60613-AFRICA_NIGERIA_Otto_persone_morte_nell_assalto_dell_abitazione_di_un_uomo_che_aveva_salvato_uno_studente_accusato_di_blasfemia<br />Abuja -Otto persone sono morte in un assalto all’abitazione di un uomo che aveva soccorso uno studente accusato di blasfemia nella città di Zamfara, nella Nigeria settentrionale.<br />Lo studente, un musulmano che si è convertito al cristianesimo, è accusato di aver insultato la religione islamica, ed è stato pesantemente percosso da alcuni suoi colleghi, che lo avevano lasciato esanime a terra, credendolo morto.<br />Un conoscente, musulmano, lo aveva soccorso e lo aveva portato all’ospedale. I suoi aggressori, venuti a conoscenza del fatto, si sono diretti al nosocomio per assalirlo di nuovo. Un’altra persona era però giunta in tempo per trasportarlo in un luogo sicuro.<br />Il gruppo di assalitori non trovando lo studente all’ospedale si è diretto all’abitazione del primo soccorritore dandole fuoco e uccidendo le otto persone che si trovavano al suo interno. Secondo la polizia tra le vittime, non ci sono l'uomo che ha salvato lo studente né sua moglie. <br />Wed, 24 Aug 2016 12:33:35 +0200AFRICA/ZAMBIA - Sospese tre emittenti dell’opposizione dopo la rielezione del Presidente uscentehttp://www.fides.org/it/news/60612-AFRICA_ZAMBIA_Sospese_tre_emittenti_dell_opposizione_dopo_la_rielezione_del_Presidente_uscentehttp://www.fides.org/it/news/60612-AFRICA_ZAMBIA_Sospese_tre_emittenti_dell_opposizione_dopo_la_rielezione_del_Presidente_uscente<br />Lusaka - L’autorità delle telecomunicazioni dello Zambia ha sospeso la licenza di una stazione televisiva e di due radio legate all’opposizione, affermando che hanno costituito un rischio per la pace e la stabilità nel corso della campagna elettorale per le elezioni presidenziali e parlamentari dell’11 agosto, vinte di stretta misura dal Presidente uscente Edgar Lungu.<br />Il suo sfidante Hakainde Hichilema ha fatto ricorso affermando che le elezioni sono state truccate. <br />Le emittenti oggetto del provvedimento sono Muvi TV, la principale stazione televisiva privata del Paese, e Komboni Radio e Radio Itezhi Tezhi.<br />Prima del voto Mons. Evans Chinyama Chinyemba, OMI, Vescovo di Mongu aveva denunciato i media controllati dallo Stato di comportamento non corretto per aver fatto campagna elettorale per il partito di governo .<br />Nella loro lettera pastorale sulle elezioni i Vescovi locali avevano esortato tutti i cittadini dello Zambia “a comprendere che il voto è uno dei loro diritti e doveri fondamentali. È anche un dovere cristiano. Preghiamo perché ogni cittadino voti con spirito di onestà, evitando tangenti e inganni. Preghiamo infine perché tutti i votanti, i leader dei partiti e i loro quadri abbiano nel loro cuore, la passione necessaria e l’impegno di costruire la pace ed evitino ogni forma di violenza”<br />Lo Zambia, la cui maggiore fonte di entrata sono le esportazioni di rame e manganese, sta attraversando una grave crisi economica dovuta al ribasso dei prezzi delle materie prime, che hanno provocato la chiusura di miniere, l’aumento della disoccupazione e quello dei prezzi del cibo. <br /><br /><br /> <br />Wed, 24 Aug 2016 12:09:17 +0200ASIA/INDIA - Misericordia, oltre confini e barrierehttp://www.fides.org/it/news/60611-ASIA_INDIA_Misericordia_oltre_confini_e_barrierehttp://www.fides.org/it/news/60611-ASIA_INDIA_Misericordia_oltre_confini_e_barriereMumbai – Essere misericordiosi significa andare oltre confini e barriere: questo il senso dell’incontro interreligioso organizzato nei giorni scorsi a Wadala, uno dei principali quartieri di Mumbai, nello stato indiano del Maharashtra. Nella parrocchia della Madonna Addolorata si sono riuniti relatori, intellettuali, esperti, teologi di diverse religioni per riflettere confrontarsi “sul tema meraviglioso della misericordia che abbraccia il cuore di ogni uomo e ogni donna senza distinzioni di sorta, religiose, etiche, culturali”, nota a Fides Sr. Teresa Joseph FMA, Segretaria dell’Ufficio per il dialogo e l'ecumenismo nella Conferenza episcopale dell’India.<br />“L’incontro è partito dal tema ‘Misericordiosi come il Padre’, che è il motto di questo Anno Santo”, riferisce Sr Joseph, e ha trovato declinazioni nell’induisimo ,come illustrato dal professor Harsha Badkar del Wilson College , che ha mostrato come i fedeli di quella religione “devono cercare la misericordia ed estenderla a tutti”. Il prof. Shilpa ha invece parlato del giainismo, sottolineando come esso unisca “libertà e responsabilità”: “Tutti sono incoraggiati ad agire con equanimità” e questo è un aspetto della misericordia. A Zuhair Nathani il compito di parlare della misericordia nell’islam, che “la collega all'amore della madre verso un figlio”, ha detto. Il professor Rustom, parlando del zoroastrismo, ha ricordato che la misericordia in quel culto “è un attributo di Dio onnisciente". Misericordia e giustizia sono le due facce della stessa medaglia, hanno rimarcato i presenti. “La misericordia di Dio supera ogni confine”, ha ricordato p. Vivian D 'Souza, parroco alla Chiesa dell’Addolorata, citando Papa Francesco. “Il nome di Dio è misericordia. Gesù è l'incarnazione dell’amore e della misericordia del Padre. L’amore e la misericordia invitano tutti noi ad essere inclusivi e a non tagliare la relazione con nessuno”.<br />“La misericordia va oltre ogni tipo di barriera e di muro”, hanno condiviso i presenti, notando che “le opere di misericordia sono parte dello stile di vita dei credenti di varie religioni”. <br />Wed, 24 Aug 2016 11:41:53 +0200AFRICA/MALAWI - “Il Malawi sta lentamente morendo di inedia” scrive un missionariohttp://www.fides.org/it/news/60610-AFRICA_MALAWI_Il_Malawi_sta_lentamente_morendo_di_inedia_scrive_un_missionariohttp://www.fides.org/it/news/60610-AFRICA_MALAWI_Il_Malawi_sta_lentamente_morendo_di_inedia_scrive_un_missionario<br />Lilongwe -“ Ormai è difficile tenere il conto. Capita in tutti i villaggi con sempre più frequenza. Sono i funerali che con le lunghe veglie nella notte e le tristi processioni quotidiane, i segnali più evidenti che sia pure lentamente, il Malawi è un Paese che muore” afferma p. Piergiorgio Gamba, missionario monfortano, che ha inviato all’Agenzia Fides una drammatica testimonianza sul dramma del Paese, colpito dalla siccità che ha aggravato le pessime condizioni economiche causare in buona parte dal malgoverno.<br />“Tra i primi a morire sono gli anziani. Nonni e nonne che sopravvivono a fatica in anni normali, ma che non riescono a vincere malattie endemiche come la malaria con la quale avevano imparato a coesistere.<br />La mancanza di cibo è la prima causa di questi funerali che ritornano a scadenze costanti. <br />Sono gli anziani a non poter più assicurarsi un piatto di polenta e poche erbe che in passato qualcuno portava loro. <br />La mancanza di cibo non è comunque l’unica causa del deperimento degli anziani. Gli ospedali non hanno molto da offrire e oltre ad essere terribilmente sovraffollati mancano anche di minimi livelli di assistenza. <br />Le università del Malawi vivono uno dei periodi più difficili della loro storia. L’aumento delle tasse scolastiche che gia in passato pochissimi potevano permettersi di pagare, ora sono al massimo storico con cifre da oltre mille euro all’anno per una popolazione che non raggiunge un dollaro al giorno. La scuola superiore è ormai solo per i ricchi. Più del 50% degli universitari non frequenta più i corsi. Mentre il numero degli studenti nelle scuole primarie e secondarie è in grande espansione, nonostante non esiste ancora la scuola dell’obbligo, la mancanza di testi scolastici ha raggiunto livelli impressionanti fino ad essere la maggior causa di assenteismo e di abbandono da parte degli studenti.<br />La mancanza di corrente elettrica è ormai un dato con cui fare i conti. I Paesi a sud del Sahara consumano 181 Kwh per persona all’anno, paragonato ai 6.500 Kwh dell’Europa. Ma anche questo minimo non viene garantito. Il lago Malawi non ha acqua a sufficienza per la produzione di 360 MW che è il totale della corrente che il Malawi riesce a produrre in tempi buoni e per almeno i prossimi 6 mesi mancherà l’elettricità per 12 ore al giorno.<br />Il grande male che affligge il Malawi rimane però la corruzione. Gli ultimi cambi imposti dal governo, dal capo dell’esercito, ai dirigenti locali, come della stessa polizia sempre più violenta, sembrano essere stati effettuati in vista delle elezioni del 2019 e non per il bene comune. Spesso il richiamo dello stesso Presidente rivolto ai leader religiosi sottolinea il degrado morale “Perché siamo diventati un popolo corrotto? Perché vengono uccisi gli albini? Perché ci stiamo odiando e invidiando l’un l’altro?” Mentre queste domande sono appropriate, è la mancanza di leadership da parte dello Stato a portare il Paese a diventare un “failed state” un Paese senza presente né futuro. Il richiamo più importante è allora la responsabilizzazione della gente che sola può diventare il fattore decisivo per un cambiamento positivo”. <br /><br />Tue, 23 Aug 2016 12:48:53 +0200AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi: “In queste elezioni la popolazione ha parlato ed ha detto basta a corruzione e a cattiva amministrazione”http://www.fides.org/it/news/60609-AFRICA_SUDAFRICA_I_Vescovi_In_queste_elezioni_la_popolazione_ha_parlato_ed_ha_detto_basta_a_corruzione_e_a_cattiva_amministrazionehttp://www.fides.org/it/news/60609-AFRICA_SUDAFRICA_I_Vescovi_In_queste_elezioni_la_popolazione_ha_parlato_ed_ha_detto_basta_a_corruzione_e_a_cattiva_amministrazione<br />Johannesburg - “Il pacifico svolgimento delle elezioni è un buon augurio per la stabilità del nostro sistema politico” affermano i Vescovi sudafricani in un messaggio nel quale si rallegrano per il corretto svolgimento delle elezioni comunale del 3 agosto .<br />“La popolazione del Sudafrica può prendersi il merito del fatto che le elezioni locali sono state definite da tutti come libere e corrette. La democrazia in quanto tale ha vinto” affermano i Vescovi che lodano il lavoro della Commissione Elettorale Indipendente ed esprimono la loro gratitudine “alla Commissione Giustizia e Pace e ai diversi osservatori della nostra Chiesa che hanno servito in modo patriottico la nazione. Ringraziamo Dio per la crescente maturità della nostra democrazia e lodiamo tutti i partiti politici per aver accettato il risultato”.<br />Dal voto è uscito rafforzato il principale partito dell’opposizione, la Democratic Alliance , mentre l’ANC , lo storico partito di Nelson Mandela, al potere dal 1994 ha subito un forte arretramento,<br />“Il risultato elettorale- scrivono i Vescovi- potrebbe essere l’annuncio di una nuova fase nella storia della nostra democrazia comprendente governi di coalizione, realistiche politiche d’opposizione e maggiore responsabilità nell’esercizio del potere”.<br />Per questo si chiede “ai diversi partiti politici di evitare la mentalità del vincitore-piglia tutto. Il nostro Paese deve far fronte a drammatici problemi sociali: disoccupazione, ineguaglianza, razzismo, violenza, abuso di droghe e famiglia lacerate”. I politici sono sollecitati a prendersi cura di queste piaghe ricordando che “la qualità della vita della nazione è misurata dall’attenzione data ai poveri, ai bambini di ogni età e a tutte le persone emarginate”.<br />“In queste elezioni la nostra popolazione ha parlato; chiede un cambiamento; aspetta un servizio ed è stanca di corruzione, cattiva amministrazione e di essere ignorata. Dio sarà con noi se creiamo un futuro fondato sul rispetto della dignità umana” concludono i Vescovi. <br />Tue, 23 Aug 2016 12:01:22 +0200ASIA/MYANMAR - Conferenza di pace "inclusiva delle minoranze etniche", chiede il Card. Bohttp://www.fides.org/it/news/60608-ASIA_MYANMAR_Conferenza_di_pace_inclusiva_delle_minoranze_etniche_chiede_il_Card_Bohttp://www.fides.org/it/news/60608-ASIA_MYANMAR_Conferenza_di_pace_inclusiva_delle_minoranze_etniche_chiede_il_Card_BoYangon - Tra le questioni da affrontare dopo mezzo secolo di governo militare in Myanmar c'è la lunga scia di conflitti tra l'esercito e gruppi etnici minoritari che vivono nella nazione. "È molto importante che il nuovo governo promuova una pace duratura con questi gruppi" afferma il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in una nota inviatata Fides. "Il governo sta cercando di risolvere quella situazione, ma la costruzione della pace richiederà del tempo". La pace autentica "si costruisce solo includendo le principali parti interessate e non lasciandole fuori della prossima conferenza di pace del Myanmar", ha continuato, invitando tuitti a "ribadire la loro volontà di lavorare per la riconciliazione".<br />"I leader, i gruppi armati, i partiti politici: tutti hanno l'obbligo morale di perseguire un cammino di pace", nota il Card. Bo, esortando a coinvolgere anche le organizzazioni che non hanno firmato la tregua nell'atteso evento della “Conferenza di Panglong del XXI secolo” che si terrà il prossimo 31 agosto. La Conferenza sarà un momento in cui il governo birmano, attualmente guidato dalla Lega per la democrazia , intende rimettere al centro dell'agenda i colloqui di pace con i gruppi etnici che da anni combattono per l’autonomia. <br />Si tratta di un passo storico, secondo il Cardinale, perchè la nuova Confernza è la prima dopo quella del 12 febbraio 1947 che sancì la nascita della Birmania e che fu firmata da quattro gruppi etnici: Bamar, Chin, Kachin e Shan. Secondo gli osservatori, la pospettiva per una riconciliazione nazionale potrebbe essere quella di disegnare uno stato sul modello federalista. Tue, 23 Aug 2016 10:15:22 +0200ASIA/INDIA - Intolleranza e violenza sui cristiani pentecostalihttp://www.fides.org/it/news/60607-ASIA_INDIA_Intolleranza_e_violenza_sui_cristiani_pentecostalihttp://www.fides.org/it/news/60607-ASIA_INDIA_Intolleranza_e_violenza_sui_cristiani_pentecostaliNew Delhi - "C'è una crescente intolleranza e ostilità verso le piccolec comunità dei cristiani pentecostali, a cui non è permesso di fare quanto assicurato dalle garanzie costituzionali": lo dice all'Agenzia Fides Sajan K. George, presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani , ricordando gli ultimi episodi di violenza subiti dai Pastori protestanti pentecostali.<br />Il 20 agosto il Pastore Roy della "Sharon Fellowship Town Church" è stato bersagliato con pietre da parte di estremisti a Kodungallur, nello stato di Kerala. Il Pastore Roy ha spiegato che, negli ultimi 5 anni, durante le liturgie domenicali c'è sempre stata tensione per la presenza di militanti fanataici induisti che vogliono interrompere le celebrazioni di culto.<br />In un altro recente episodio, a Bangalore, in Karnataka, il 18 agosto, un leader cristiano evangelista 26enne della Thadou Christian Fellowship Church è stato aggredito a calci e pugni da cinque uomini, dopo aver fatto visita a un suo amico per guidare un incontro di preghiera. <br />Secondo le comunità pentecostali, questi attacchi sono in aumento. Parlando a Fides, Sajan K. George ha dichiarato: "I Pastori non stanno facendo nulla illegale, né causano problemi di ordine pubblico o sicurezza. Sono i militanti che compiono violenze gratuite sui fedeli cristiani innocenti. Spetta allo stato dare una risposta istituzionale, fermare le violenze, garantire lo stato di diritto". Tue, 23 Aug 2016 08:59:55 +0200ASIA/FILIPPINE - Colloqui di pace con la guerriglia comunista: la Chiesa sperahttp://www.fides.org/it/news/60606-ASIA_FILIPPINE_Colloqui_di_pace_con_la_guerriglia_comunista_la_Chiesa_sperahttp://www.fides.org/it/news/60606-ASIA_FILIPPINE_Colloqui_di_pace_con_la_guerriglia_comunista_la_Chiesa_speraManila - La Chiesa cattolica nella Filippine esprime "speranze e fiducia" per gli imminenti colloqui di pace tra il governo filippino e il "Fronte Democratico Nazionale" che si tengono dal 22 al 28 agosto a Oslo, in Norvegia. IL NDF rappresenta le organizzazioni politiche e militanti della ribellione comunista che attravesa il paese fin dalla sua indipendenza e che negli ultimi 40 anni ha causato numerose vittime e un notevole sforzo dell'esercito regolare. <br />In una nota pervenuta a Fides, l'Arcivescovo di Cagayan de Oro, Antonio Ledesma, apprezza "che le due parti si siedano a discutere di pace e sospendano le operazioni di combattimento. Sarebbe contraddittorio parlare di pace, mentre prosegue il conflitto. Occorrono seri sforzi per raggungere la pace. E' bene che, tanto per iniziare, le parti si conoscano e stabiliscano una cera familiarità: la pace comincia con l'amicizia", ha aggiunto.<br />I colloqui sono stati preceduti da passi incoraggianti: in primi da una tregua tra il governo filippino e i ribelli comunisti. Il nuovo presidente Rodrigo Duterte aveva annunciato il cessate il fuoco unilaterale dell'esercito nel suo recente discorso sullo stato della nazione, pronunciato a fine luglio davanti al Congresso. I guerriglieri hanno confermato la tregua, in vista dell'avvio del negoziato, dopo la scarcerazione dei due importanti leader comunisti, Benito e Wilma Tiamzon, che parteciperanno ai negoziati. Altri due leader comunisti, Alfredo Mapano e Pedro Codaste, sono stati liberati su cauzione e fungeranno da "consulenti" nei colloqui di pace.<br />"Il cessate il fuoco andrà avanti il tempo necessario per garantire la pace e il successo dei negoziati", ha detto il consigliere del presidente delle Filippine. <br />Nel vertice di Oslo si discuteranno gli accordi firmati in precedenza e si definirà una road map per la tregua, la fine delle ostilità e il processo dei negoziati. Si parlerà di una amnistia per il rilascio di oltre 500 prigionieri politici detenuti e di una dichiarazione congiunta sulla sicurezza e sulle garanzie di immunità. Inoltre in agenda vi sono le riforme socio-economiche, su temi cari ai gruppi comunisti, operativi soprattutto nel Sud dell'arcipelago. <br /><br /><br /><br /><br /><br />Mon, 22 Aug 2016 12:42:19 +0200AFRICA/KENYA - “Istituire cappellani nelle scuole per aiutare gli studenti vulnerabili che commettono violenze”http://www.fides.org/it/news/60605-AFRICA_KENYA_Istituire_cappellani_nelle_scuole_per_aiutare_gli_studenti_vulnerabili_che_commettono_violenzehttp://www.fides.org/it/news/60605-AFRICA_KENYA_Istituire_cappellani_nelle_scuole_per_aiutare_gli_studenti_vulnerabili_che_commettono_violenze<br />Nairobi - “Abbiamo notato con preoccupazione che la maggior parte degli studenti coinvolti negli incendi delle scuole sono ragazzi vulnerabili provenienti da famiglie in difficoltà, mentre altri sono orfani” ha detto Sua Ecc. Mons. Maurice Muhatia Makumba, Vescovo di Nakuru e Presidente della Commissione per l’educazione e l’educazione religiosa della Conferenza Episcopale del Kenya, nel suo intervento alla conferenza dei Preside delle scuole cattoliche nella quale sono stati messi in evidenza i gravi casi di disordine e di incendi di diversi stabilimenti scolastici verificatisi di recente in tutto il Paese.<br />Mons. Makumba propone l’avvio di programmi di sostegno alle famiglie dei ragazzi in difficoltà, “organizzati dal Ministero dell’educazione in associazione con le organizzazioni religiose. Queste ultime dovrebbe essere facilitate nell’eseguire i programmi di formazione per gli studenti attraverso l’istituzionalizzazione di servizi di cappellani in tutte le scuole”.<br />Alla Conferenza Il Ministro dell’educazione del Kenya, Fred O. Matiang’i ha promesso di “stare lavorando ad un nuovo schema di servizio volto a permettere al governo di assegnare cappellani delle chiese principali nelle scuole secondarie a partire dal prossimo anno fiscale”. <br />Mon, 22 Aug 2016 12:13:06 +0200AFRICA/CONGO RD - L’opposizione respinge il “dialogo nazionale” ed annuncia una giornata di protestahttp://www.fides.org/it/news/60604-AFRICA_CONGO_RD_L_opposizione_respinge_il_dialogo_nazionale_ed_annuncia_una_giornata_di_protestahttp://www.fides.org/it/news/60604-AFRICA_CONGO_RD_L_opposizione_respinge_il_dialogo_nazionale_ed_annuncia_una_giornata_di_protesta<br />Kinshasa - La coalizione dell’opposizione congolese “Rassemblement"” ha annunciato che non parteciperà al “dialogo nazionale” convocato il 23 agosto dal mediatore dell’Unione Africana per facilitare lo svolgimento di elezione pacifiche nella della Repubblica Democratica del Congo.<br />Qualificando l’invito del mediatore come “una provocazione” l’opposizione ha indetto per il 23 agosto una giornata di protesta.<br />La Chiesa cattolica cerca dal canto suo di invitare al dialogo tutte le parti per evitare che la crisi politica degeneri nella violenza. <br />“Sono stati fatti dei piccoli passi ed altri se ne possono fare da una parte e dall’altra, sperando che attraverso il dialogo si possono superare i malintesi” ha detto il Segretario Generale della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo don Léonard Santedi, al termine dell’incontro del 15 agosto tra i Vescovi e una delegazione della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente , per cercare di rilanciare il dialogo nazionale inclusivo lanciato dal Presidente Joseph Kabila.<br />La RDC sta attraversando una grave crisi politica per i forti ritardi nella preparazione delle elezioni presidenziali, politiche e locali. In particolare quelle politiche e presidenziali dovrebbero tenersi, secondo la Costituzione, entro la fine dell’anno, ma la CENI non ha ancora stabilito la data della consultazione ed ha invece presentato un calendario per la revisione delle liste elettorali dalla durata di almeno 11 mesi. Di fatto le elezioni sono state rinviate di circa una anno.<br />Don Santedi ha invitato maggioranza ed opposizione “a privilegiare l’interesse superiore della Nazione rivedendo al ribasso le proprie aspettative e facendo di tutto per evitare il caos nel Paese”. “Occorre mantenere questa speranza- ha aggiunto- perché se questa viene a mancare, non resta che lo scontro violento”.<br />Il Presidente della CENI, Corneille Naanga, ha assicurato ai Vescovi che entro una settimana verrà pubblicato il programma della tempistica della revisione delle liste elettorali ed ha elogiato il contribuito della Chiesa per la ricerca di elezioni pacifiche. <br />Mon, 22 Aug 2016 11:46:28 +0200