Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/ZIMBABWE - Attesa per le dimissioni di Mugabe; i Vescovi: “dare priorità all’interesse della nazione”http://www.fides.org/it/news/63267-AFRICA_ZIMBABWE_Attesa_per_le_dimissioni_di_Mugabe_i_Vescovi_dare_priorita_all_interesse_della_nazionehttp://www.fides.org/it/news/63267-AFRICA_ZIMBABWE_Attesa_per_le_dimissioni_di_Mugabe_i_Vescovi_dare_priorita_all_interesse_della_nazioneHarare - Lo Zimbabwe vive con il fiato sospeso nell’attesa che il Presidente Robert Mugabe rassegni le dimissioni, richieste dalla leadership del suo stesso partito, ZANU-PF. “"Invito il Presidente Mugabe a tenere conto degli appelli lanciati dal popolo a favore delle sue dimissioni in modo che il Paese possa procedere e preservare la sua eredita politica” ha detto Emmerson Mnangagwa, il Vice Presidente che era stato dimesso dallo stesso Mugabe il 6 novembre. <br />Il 15 novembre l’esercito ha preso il controllo dei principali palazzi del potere e dei punti strategici della capitale, Harare, ufficialmente “per proteggere Mugabe dai criminali che lo circondano e che stanno provocando sofferenze economiche e sociali”, un riferimento alla cerchia di potere creatasi intorno alla seconda moglie di Mugabe, Grace, e ai figli del Presidente.<br />In questa situazione di confusione, i Vescovi hanno pubblicato, il 19 novembre, una dichiarazione nella quale incoraggiano “coloro che sono al centro di questi processi delicati a dare priorità all’interesse della nazione e a lavorare instancabilmente per una pacifica fine della crisi, al fine di accelerare il ritorno alla normalità e all'ordine costituzionale”. “Imploriamo gli opinion maker, i media e l'intera popolazione ad astenersi da comportamenti e affermazioni che aumentano la tensione, generano odio o infiammano le passioni” afferma il messaggio, inviato all’Agenzia Fides<br />“Dobbiamo essere consapevoli del fatto che, oltre a coloro che stanno agendo e coloro che sono coinvolti nel delicato processo in corso, tutta la popolazione è preoccupata della situazione e del futuro del Paese” continua il messaggio. Dopo aver ricordato che la crisi attuale ha radici nella storia recente del Paese, i Vescovi sottolineano che “la normalizzazione sostenibile dello Zimbabwe può essere raggiunta solo attraverso un processo inclusivo e partecipativo di tutti in modo democratico”. “La nazione deve sviluppare una cultura di elezioni libere ed eque, di referendum e consultazioni” che rispettino tutte le componenti sociali del Paese.<br />I Vescovi chiedono infine che “alle persone accusate di crimini sia sempre accordato un giusto processo e la protezione della legge e che i tribunali civili continuino ad esercitare il ruolo di arbitri indipendenti senza impedimenti, come previsto dalla Costituzione e come promesso dall’esercito”.<br />Il messaggio conclude con l’invito alla preghiera personale e comunitaria per la nazione. <br />Tue, 21 Nov 2017 12:31:18 +0100ASIA/TURCHIA - Aumentano nei media turchi “hate News” e incitamento all'odio. Nel mirino ebrei, armeni e sirianihttp://www.fides.org/it/news/63265-ASIA_TURCHIA_Aumentano_nei_media_turchi_hate_News_e_incitamento_all_odio_Nel_mirino_ebrei_armeni_e_sirianihttp://www.fides.org/it/news/63265-ASIA_TURCHIA_Aumentano_nei_media_turchi_hate_News_e_incitamento_all_odio_Nel_mirino_ebrei_armeni_e_sirianiIstanbul - Nei media turchi, cartacei e digitali, crescono a ritmi elevati le “hate News” e gli interventi che esprimono disprezzo e incitamento all'odio verso singole persone e gruppi umani identificati su base nazionale, etnica o religiosa. Tra i gruppi più colpiti ci sono gli ebrei, i siriani e gli armeni. Lo riferisce un rapporto diffuso dalla Fondazione Hrant Dink, che dal 2009 conduce indagini sulle espressioni di odio religioso e di razzismo che compaiono nei mezzi di comunicazione turchi. Secondo la Fondazione, che porta il nome del giornalista turco di origine armena assassinato nel 2007, nel periodo da maggio ad agosto 2017 sui media turchi sono apparsi 2466 discorsi di incitamento all'odio rivolti contro 48 gruppi diversi. Oltre a ebrei, siriani, e armeni, anche i greci in Turchia sono diventati bersaglio di “hate News”. Secondo quanto riportato dal giornale “Agos”, testata bilingue armena-turca pubblicata a Istanbul, il rapporto della Fondazione Hrant Dink fa notare che spesso su alcuni media turchi la parola “ebreo” viene utilizzata come un insulto. . Tue, 21 Nov 2017 11:56:20 +0100AFRICA/KENYA - Confermata la vittoria di Kenyatta: i Vescovi invitano alla nonviolenzahttp://www.fides.org/it/news/63264-AFRICA_KENYA_Confermata_la_vittoria_di_Kenyatta_i_Vescovi_invitano_alla_nonviolenzahttp://www.fides.org/it/news/63264-AFRICA_KENYA_Confermata_la_vittoria_di_Kenyatta_i_Vescovi_invitano_alla_nonviolenzaNairobi - "Esortiamo i keniani ad abbracciare la pace e a resistere a qualsiasi tentativo di incitamento a intraprendere attività criminali", dichiarano i Vescovi keniani in una lettera inviata a Fides, firmata dal Presidente della Conferenza Episcopale del Kenya , Sua Ecc. Mons. Philip Anyolo, Vescovo di Homabay.<br />Nella lettera, datata 20 novembre, i Vescovi invitano in particolare i giovani “a non lasciarsi manipolare dai politici a provocare violenza e distruggere le proprietà".<br />Secondo quanto riportato dai quotidiani locali, in alcuni quartieri di Nairobi lo scorso fine settimana si sono verificati gravi incidenti. Almeno cinque persone sono state uccise, tre sono state colpite a morte con armi da taglio da una banda armata nella zona di Baba Dogo, una quarta, una guardia di sicurezza, è stata colpita mentre implorava la banda di non attaccare i residenti. Una quinta persona è stata trovata morta nel sobborgo di Mathare North di Nairobi, con ferite d’arma da taglio.<br />"Noi, Vescovi cattolici del Kenya, siamo rattristati dalle notizie che dei keniani hanno perso la vita in alcune zone di Nairobi e a Nyanza", afferma la dichiarazione."Siamo ugualmente rattristati nell'ascoltare e vedere la distruzione incontrollata di proprietà e delle imprese dei keniani come accaduto nel recente passato”. <br />"Condanniamo tutti gli atti di violenza e gli omicidi commessi e porgiamo le nostre condoglianze alle famiglie che hanno perso i loro cari in queste circostanze poco chiare" afferma Mons. Anyolo.<br />Il capo della polizia di Nairobi, Japheth Koome, afferma che l’ondata di omicidi dello scorso sabato è di natura criminale, respingendo l’asserzione che si sia trattato di scontri etnici, come affermato dai residenti dei quartieri colpiti.<br />I Vescovi lanciano un appello “ai politici e a tutti, affinché lavorino per unificare il Paese ed evitare le politiche di divisione che portano all'animosità e alla violenza". "Invitiamo inoltre il governo e le sue agenzie di sicurezza a proteggere i keniani e le loro proprietà dai criminali, indipendentemente dalla loro appartenenza politica”.<br />La situazione politica in Kenya è tesa dopo che ieri, 20 novembre, i sei giudici della Corte Suprema hanno confermato all'unanimità la rielezione del presidente Uhuru Kenyatta, nelle elezioni del 26 ottobre, ripetizione di quelle dell'8 agosto che la stessa Corte aveva annullato.<br />Mentre i sostenitori della coalizione di governo hanno iniziato a cantare e ballare per celebrare la decisione della Corte Suprema, si sono verificate proteste di piazza e scontri tra giovani e la polizia, in particolare nelle roccaforti dell'opposizione.<br />Il capo dell'opposizione, Raila Odinga, ha affermato che i giudici della Corte Suprema hanno deliberato sotto costrizione ed ha affermato: “Noi non condanniamo la Corte, siamo solidali con essa”. <br />Tue, 21 Nov 2017 11:17:09 +0100AFRICA/EGITTO - I singoli corpi dei “martiri di Libia” identificati grazie al DNA. Imminente la loro sepolturahttp://www.fides.org/it/news/63263-AFRICA_EGITTO_I_singoli_corpi_dei_martiri_di_Libia_identificati_grazie_al_DNA_Imminente_la_loro_sepolturahttp://www.fides.org/it/news/63263-AFRICA_EGITTO_I_singoli_corpi_dei_martiri_di_Libia_identificati_grazie_al_DNA_Imminente_la_loro_sepolturaMinya – I resti mortali dei 21 martiri copti decapitati nel 2015 in Libia da tagliagole jihadisti legati al sedicente Stato Islamico potrebbero arrivare entro il fine settimana o all'inizio della prossima al Cairo, per essere poi seppelliti nella chiesa già eretta in loro memoria nel villaggio di Al Our, presso Samalut, nella provincia egiziana di Minya. Secondo fonti ecclesiali citate da media egiziani, i risultati delle analisi del DNA dei corpi hanno permesso di identificare i singoli corpi dei 21 martiri, che agli inizi di ottobre erano stati ritrovati sepolti in una zona della costa libica presso la città di Sirte. Alcune settimane dopo le famiglie di quelli che ora nella Chiesa vengono chiamati i “martiri di Libia” avevano ricevuto dal Dipartimento di medicina legale l'invito a recarsi presso le strutture sanitarie di Minya per sottoporsi al test del DNA e permettere così di identificare i singoli corpi dei compagni di martirio. I familiari dei martiri – avevano riferito allora i media egiziani – avevano espresso gioia per l'avvio del procedimento che avrebbe permesso di identificare uno per uno i martiri, prima di essere sepolti nella la chiesa-sacrario già costruita in loro memoria. <br />Venerdì 6 ottobre le autorità egiziane avevano ufficialmente confermato il ritrovamento dei resti dei 21 cristiani copti egiziani decapitati. I corpi erano stati rinvenuti con le mani legate dietro alla schiena, vestiti con le stesse tute color arancione che indossavano nel macabro video filmato dai carnefici al momento della loro decapitazione. Anche le teste dei decapitati erano state ritrovate accanto ai corpi.<br />Il video della decapitazione dei 21 copti egiziani fu diffuso sui website jihadisti nel febbraio 2015. Una settimana dopo la diffusione del filmato, nel quale si vedevano anche i cristiani copti sussurrare il nome di Cristo mentre venivano sgozzati, il Patriarca copto ortodosso Tawadros II decise di iscrivere le 21 vittime della strage nel Synaxarium, il libro dei martiri della Chiesa copta, stabilendo che la loro memoria fosse celebrata il 15 febbraio. . Tue, 21 Nov 2017 10:52:58 +0100AMERICA/PERÚ - Nuova vita a ragazzi orfani e abbandonati: la casa di accoglienza dove si recherà il Papahttp://www.fides.org/it/news/63262-AMERICA_PERU_Nuova_vita_a_ragazzi_orfani_e_abbandonati_la_casa_di_accoglienza_dove_si_rechera_il_Papahttp://www.fides.org/it/news/63262-AMERICA_PERU_Nuova_vita_a_ragazzi_orfani_e_abbandonati_la_casa_di_accoglienza_dove_si_rechera_il_PapaPuerto Maldonado - Per dare un futuro a ragazzi e giovani delle popolazioni indigene in questa regione “è necessario un maggiore sostegno nell’ambito sociale, una forte volontà politica, la convinzione etica sul valore della vita, la ricerca di un equilibrio tra attività umana e rispetto della sua biodiversità”: queste alcune soluzioni proposte da padre Xavier Abex che potrebbero aiutare a cambiare la situazione a Puerto Maldonado, la città che Papa Francesco visiterà il 19 gennaio 2018, nel quadro del suo viaggio in Perù, dove incontrerà le popolazioni indigene che si trovano nelle regioni di Madre de Dios, Ucayali e Cusco. Il Papa visiterà anche l'ostello “El Principito” , fondato da padre Abex nel 1996.<br />Padre Xavier Abex, nato in Svizzera 75 anni fa, è il fondatore dell'Associazione per la protezione dei bambini e degli adolescenti , che gestisce due case di accoglienza per 50 bambini e adolescenti in difficoltà, oltre ad essere il parroco della parrocchia di San Vicente. In una conversazione con l'Agenzia Fides illustra la situazione a Puerto Maldonado. I minori ospitati nei due centri di accoglienza dell'Associazione provengono da orfanotrofi, situazioni di abbandono o di pericolo per la loro integrità fisica o morale a causa di violenze familiari o molestie di ogni tipo. “Cerchiamo di assicurare un'istruzione superiore per alcuni di loro - spiega padre Xavier -. Tutti vanno negli istituti scolastici della città. Cerchiamo di rendere la loro vita simile a quella di una famiglia con tanti bambini”.<br />Ricordando i primi momenti, al suo arrivo in Perù, p. Xavier dice a Fides: “Immaginavo che fosse un paese povero, ma non così disorganizzato e violento. Nell'Altiplano, a Macusani, a Puno trovai difficoltà ad abituarmi al freddo o al mondo Quetchua, perché non conoscevo bene le loro usanze e la loro lingua. E’ stata anche molto dura nella zona mineraria di Mazuko-Huaypethue. Non c'era nessun servizio pubblico, di nessun tipo, neanche le strade, le comunicazioni erano molto difficili”. Madre de Dios è una delle zone più violente del paese, con gravi problemi come l'estrazione mineraria, è la seconda regione con il più alto tasso di omicidi nel paese, dove la violenza familiare, psicologica, fisica e sessuale contro i minori purtroppo è frequente. <br />“Oltre a tutto questo, si sta distruggendo il ciclo vitale dell’acqua per le attività estrattive incontrollate - prosegue p. Xavier -, ecco perché la Chiesa cattolica locale, attraverso la sua Commissione per la Pastorale Sociale e i Diritti Umani, sente il dovere profetico di lanciare un grande grido di allarme”. Secondo il sacerdote la situazione potrebbe cambiare attraverso “un maggiore sostegno nell’ambito sociale, una forte volontà politica e una convinzione etica sul valore della vita della popolazione, l’attuazione della Zonificación Ecológica Económica”. Quest’ultimo processo serve ad identificare le diverse alternative per un uso sostenibile del territorio, prendendo come base la valutazione delle sue potenzialità e limitazioni dal punto di vista fisico, biologico, sociale, economico e culturale. “Bisogna lavorare per raggiungere un equilibrio tra l'attività umana e il rispetto della biodiversità” sottolinea p. Xavier, che nei suoi oltre quarant'anni di lavoro nella regione non ha perso la speranza che la situazione possa migliorare, una speranza che si nutre di una profonda esperienza spirituale e della vicinanza alle persone e alle comunità in cui svolge il suo lavoro pastorale. Tue, 21 Nov 2017 09:57:17 +0100ASIA/KAZAKHSTAN - I poveri sono “il pane quotidiano”http://www.fides.org/it/news/63261-ASIA_KAZAKHSTAN_I_poveri_sono_il_pane_quotidianohttp://www.fides.org/it/news/63261-ASIA_KAZAKHSTAN_I_poveri_sono_il_pane_quotidianoAlmaty - “Il contatto con i poveri qui è pane quotidiano. I poveri sono sempre con noi. In tutte le nostre chiese abbiamo letto il messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale dei Poveri, che sarà anche oggetto di studio e approfondimento dei vari gruppi Caritas”: lo racconta a Fides, fra Luca Baino OFM, frate minore impegnato nella città kazaka di Almaty.<br />In Kazakhstan, la Chiesa cattolica è organizzata in quattro regioni apostoliche. I cattolici hanno dato vita a 21 piccoli centri sanitari di base gestiti grazie alla collaborazione di tutta la comunità cristiana ed accessibili a chiunque, senza distinzione di etnia o religione. Fra Baino spiega: “Spesso nelle nostre parrocchie, soprattutto nei villaggi lontani dalle grandi città, i parrocchiani fanno parte di quelle categorie di cui parla Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata dei Poveri”. Ma proprio lo stato di necessità, secondo il frate, rappresenta spesso il primo passo verso la Chiesa: “Se qualcuno, di qualsiasi credo religioso o non credente, si trova nel bisogno, sa di andare sul sicuro bussando alla porta della Chiesa cattolica. Siamo pronti anche per aiuti immediati, per piccole questioni o esigenze quotidiane, senza chiedere al povero che bussa a quale comunità religiosa appartenga. Da qui che parte un percorso di conoscenza che si apre all’opera della grazia di Dio e può trasformarsi in conversione”.<br />Nella sua missione evangelica, la comunità cattolica in Kazakhstan promuove la dignità e i diritti umani, lo sviluppo sociale ed economico dei più svantaggiati in un paese che, dal punto di vista delle risorse naturali, risulta quello con la maggiore quantità di ricchezza pro capite al mondo. La ricchezza, però, non viene equamente redistribuita, notano gli analisti, per la diffusa corruzione e per una estrema frammentazione regionalistica. <br />Nel suo sottosuolo kazako si trova il 60% delle risorse minerarie della ex Unione Sovietica: ferro, carbone petrolio, metano, metalli per l’elettronica, l’ingegneria nucleare e missilistica. Da quando il paese ha dichiarato l'indipendenza dall'Unione Sovietica, nel 1991, la ricchezza proveniente dai minerali ha fato sì che il reddito pro capite si sia quadruplicato, mentre la disoccupazione è scesa al 5%. E mentre in epoca sovietica circa la metà della popolazione viveva a un livello di sussistenza, oggi il tasso di povertà è inferiore al 5%. Nelle principali città come Almaty, Astana e Shymkent è impossibile ignorare il rapido aumento della ricchezza. Nel corso di circa 25 anni, il paese è passato da una situazione in cui metà della sua popolazione era molto povera a una in cui circa la metà appartiene al ceto medio.<br />La sfida più importante oggi è ridurre le forti disparità tra una regione e l’altra, non solo in termini di reddito, ma anche in termini di accesso ai servizi pubblici, alla giustizia, alla salute, alla protezione e al rispetto dei diritti umani. La rapida crescita economica, infatti, ha portato con sé una maggiore vulnerabilità delle fasce più povere, soprattutto per l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità e di servizi come acqua potabile e servizi sociali. Tra i gruppi sociali che maggiormente rischiano una povertà cronica ci sono i disoccupati e i lavoratori autonomi, tra i quali soprattutto le donne. Tue, 21 Nov 2017 09:48:30 +0100ASIA/ INDIA - Il prezioso contributo delle università cattoliche alla nazionehttp://www.fides.org/it/news/63260-ASIA_INDIA_Il_prezioso_contributo_delle_universita_cattoliche_alla_nazionehttp://www.fides.org/it/news/63260-ASIA_INDIA_Il_prezioso_contributo_delle_universita_cattoliche_alla_nazioneCalcutta – Le università cattoliche in India offrono un valido e prezioso contributo per la costruzione del paese, garantendo un’istruzione di qualità a giovani di ogni religione, cultura, etnia: è quanto emerso dall’incontro nazionale sul “Futuro dell’istruzione superiore cristiana e transizioni contemporanee in India”, tenutosi nei giorni scorsi a Calcutta.<br />La conferenza ha visto coinvolte cinque università cattoliche indiane: Assam Don Bosco University , Christ University , St Xavier University , St Xavier University , e St Joseph University . “Ci si è soffermati sull’odierno scenario educativo e sul crescente, sottile tentativo di ‘zafferanizzazione’ degli istituti scolastici in India”, spiega a Fides il salesiano p. George Thadathil, uno dei presenti.<br />Parlando della missione dell’istruzione cristiana in India, l’ex preside del St Stephen's College di Delhi, il dott. Valson Thampu, ha affermato che “gli istituti educativi cristiani esistono per fare la differenza nella società”. Due università, Don Bosco e Christ University, esistono da più di nove anni. Altre tre sono state aperte lo scorso anno e quest’anno. Gli studenti in tutte le cinque università cattoliche sono 16,000 in totale. Su 42,000 collegi in India, 500 sono cattolici, circa l’1%. Nel paese ci sono in tutto 789 università tra pubbliche e private.<br />L’incontro delle università cattoliche è stato l’occasione per condividere esperienze sull’istruzione superiore nel contesto dell’attuale fase di transizioni culturali e sociali. “La Chiesa cattolica in India è universalmente riconosciuta per le sue istituzioni educative e di formazione tecnica che, quando si sono dedicate al servizio di istruzione, lo hanno fatto secondo criteri di qualità ed eccellenza, contribuendo alla costruzione della nazione”, rileva all’Agenzia Fides il salesiano C. M. Paul, docente all’Assam Don Bosco University e organizzatore dell’evento. “Ho compiuto gli studi all’Assam Don Bosco University di Guwahati, fondata nel 2008 come prima università cattolica in India ed è stato un percorso formativo prezioso. Abbiamo organizzato l’incontro delle università cattoliche per migliorare sempre più il nostro servizio educativo, secondo i valori comuni alla nazione indiana, per dare il nostro apporto al bene comune”, conclude<br />In India, il sistema universitario è nato circa un secolo e mezzo fa con l’istituzione delle università a Calcutta, Madras, Bombay, Allahabad e Lahore tra il 1857 e il 1902, secondo il modello britannico Nel corso dei principali cambiamenti politici, economici e sociali, nel paese si sono verificati diversi cambiamenti del sistema educativo, compreso quello universitario, in particolare dopo l’indipendenza nel 1947. Allora molte università e college cattolici rinomati persero le loro posizioni fondamentali e solo pochi riuscirono a mantenere il loro status. Con i rapidi cambiamenti, si rese necessario identificare le qualità che distinguono l’istituzione di prim’ordine da una mediocre.<br />Il numero degli iscritti al sistema di istruzione superiore indiano è passato da 7,42 milioni nel 1999-2000 a circa 9,7 milioni oggi, indicando una crescita annuale di quasi il 10%. Nell’ultimo decennio, c’è stato un aumento notevole del numero di college privati e di università. La percentuale degli studenti che desiderano entrare negli istituti di istruzione probabilmente aumenterà in modo significativo, e l’istruzione superiore continua ad espandersi, per lo più in modo non pianificato, senza adeguati livelli di controllo ed equilibrio. In tale cornice le università cattoliche sono una garanzia di qualità. Tue, 21 Nov 2017 09:16:06 +0100ASIA/LIBANO - Crisi politica, i capi delle Chiese fanno quadrato intorno a Aounhttp://www.fides.org/it/news/63259-ASIA_LIBANO_Crisi_politica_i_capi_delle_Chiese_fanno_quadrato_intorno_a_Aounhttp://www.fides.org/it/news/63259-ASIA_LIBANO_Crisi_politica_i_capi_delle_Chiese_fanno_quadrato_intorno_a_AounBeirut – Nel delicato momento politico attraversato dal Libano dopo le dimissioni annunciate dal premier Saad Hariri il 4 novembre, mentre si trovava in Arabia saudita , i capi delle Chiese cristiane presenti nel Paese dei Cedri continuano a dare espliciti segnali di appoggio al Presidente Michel Aoun come garante dell'unità nazionale messa alla prova da nuovi venti di crisi. Nei giorni scorsi il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan ha reso pubblico il suo messaggio di appoggio e solidarietà al Presidente Aoun, in cui ha espresso anche apprezzamento per la saggezza e la competenza mostrata dal Presidente davanti a una crisi che poteva portare di nuovo la nazione verso il baratro. Le iniziative di Aoun – ha sottolineato il Patriarca siro cattolico nel suo messaggio – hanno “custodito la solidarietà nazionale e hanno impedito che la Patria scivolasse verso un destino sconosciuto”, fondando su un autentico principio di cittadinanza la salvaguardia della pace civile. “E' noto” riferisce all'Agenzia Fides il sacerdote maronita Rouphael Zgheib, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Libano “che anche il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, prima di partire per il suo importante viaggio in Arabia Saudita, dove ha poi incontrato anche il Premier Hariri, si è recato in visita dal Presidente Aoun per confrontarsi con lui e mostrare la propria concordanza con la massima carica dello Stato. Si percepisce chiaramente che il Patriarca maronita appoggia Aoun in questa crisi. Ma l'appoggio a Aoun, in questa fase, arriva da tutto il Paese, sia dai cristiani che dai musulmani: appoggiano il Presidente e ritengono che la sua posizione saggia ha risparmiato tanti problemi al Libano”. Aoun non ha mai accolto le dimissioni annunciate da Hariri, il quale ha dichiarato l'intenzione di rientrare in Libano entro mercoledì prossimo. Fonti del Patriarcato maronita confermano a Fides che il Patriarca Rai e il Presidente Aoun si sono consultati di frequente nelle ultime girnate, anche dopo la visita del Patriarca in Arabia Saudita <br />Nei giorni scorsi perfino i risultati di un sondaggio realizzato ad agosto – ben prima della nuova fase critica culminata con le dimissioni annunciate di Hariri – e presentati sul sito del Washington Institute for Near East Policy dall'analista David Pollock hanno attestato che circa la metà dei cristiani libanesi si riconoscono pienamente nella linea politica del Presidente maronita Michel Aoun, e nella sua attitudine a considerare il Partito sciita Hezbollah come un partner e un “attore positivo” nello scenario libanese, in questa fase della storia. . Mon, 20 Nov 2017 13:27:28 +0100ASIA/PAKISTAN - In memoria dei coniugi cristiani bruciati vivi: istruzione ai loro figlihttp://www.fides.org/it/news/63258-ASIA_PAKISTAN_In_memoria_dei_coniugi_cristiani_bruciati_vivi_istruzione_ai_loro_figlihttp://www.fides.org/it/news/63258-ASIA_PAKISTAN_In_memoria_dei_coniugi_cristiani_bruciati_vivi_istruzione_ai_loro_figliLahore - "Due vite innocenti sono state eliminate per il fanatismo presente nella nostra società; l'orrore di quel giorno sfortunato rimarrà nei nostri cuori e nelle nostre menti per gli anni a venire. Non solo hanno bruciato due preziose vite in quella fornace: hanno bruciato l'umanità, hanno bruciato gli insegnamenti dell'Islam e hanno bruciato il Pakistan di Ali Jinnah e nessun risarcimento monetario può espiare atti di violenza così estremi": lo dice all'Agenzia Fides Michelle Chaudhry, laica cattolica di Lahore, presidente della "Cecil & Iris Chaudhry Foundation" , Fondazione che si occupa dell'istruzione e della cura dei tre bambini orfani di Shama e Shahzad Masih, i due coniugi brutalmente torturati e bruciati vivi in una fornace di mattoni a Kot Radha Kishan il 4 novembre 2014: i due furono linciati da una folla di musulmani che li accusavano di blasfemia. Quell'incidente generò un'ondata di orrore non solo in Pakistan, ma nel mondo intero.<br />Shama e Shahzad lasciarono tre bambini molto piccoli, terrorizzati e confusi. Il figlio maggiore, Suleiman, assistette al barbaro assassinio dei suoi genitori. Da allora, la Fondazione si è assunta la responsabilità di educare i tre bambini, iscrivendoli e scuola e sostenendo tutte le spese di istruzione e di assistenza: tasse scolastiche, lezioni private, libri, divise, zaini scolastici, spese extracurricolari, viaggi, cibo, cure mediche. La Fondazione garantisce anche un contributo finanziario mensile al nonno per qualsiasi necessità scolastica quotidiana.<br />Michelle Chaudhry rileva a Fides: "Tre anni dopo la loro morte, ci dà immensa gioia e gratificazione spirituale vedere questi bambini felici, fiduciosi e che stanno facendo così bene nella vita. Siamo felici di essere coinvolti attivamente nelle loro vite e vederli crescere a livello personale e educativo. Grazie all'amore e alla cura ricevuta, sono ora ben inseriti a scuola. Partecipano attivamente alle attività di istruzione e a quelle extracurricolari".<br />Chaudhry rimarca: "È responsabilità del governo garantire la sicurezza e la protezione di tutti i cittadini, indipendentemente dalla fede, dall'etnia o dalla cultura. Chiediamo oggi al governo del Pakistan di fare proprio questo, come è sancito dalla Costituzione del Pakistan". <br />La Fondazione ringrazia tutti i sostenitori e, come organizzazione di ispirazione cattolica, indipendente e senza scopo di lucro, continua a impegnarsi per sradicare l'ingiustizia dalla società pakistana, difendendo i gruppi svantaggiati, vulnerabili ed emarginati all'interno della nazione. Mon, 20 Nov 2017 12:30:51 +0100AFRICA/GHANA - I (dis)valori contemporanei minacciano la famiglia: i Vescovi a Convegno sull’Amoris Laetitiahttp://www.fides.org/it/news/63257-AFRICA_GHANA_I_dis_valori_contemporanei_minacciano_la_famiglia_i_Vescovi_a_Convegno_sull_Amoris_Laetitiahttp://www.fides.org/it/news/63257-AFRICA_GHANA_I_dis_valori_contemporanei_minacciano_la_famiglia_i_Vescovi_a_Convegno_sull_Amoris_LaetitiaAccra - "Il fenomeno della maternità e paternità adolescenziali o single, in condizioni di povertà o quelle irresponsabili, le famiglia separate e i matrimoni a distanza che dividono le coppie, i parenti che favoriscono le decisioni in merito alla separazione e / o al divorzio, sono tutti aspetti delle attuali tendenze della famiglia in Ghana ", afferma Sua Ecc. Mons. Philip Naameh, Arcivescovo di Tamale, Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana , all'apertura dell'Assemblea plenaria annuale, il 13 novembre, nella capitale della regione del Volta, Ho.<br />Il tema della discussione riguarda l'assistenza pastorale alle famiglie, sulla base dall'esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco, Amoris Laetitia. Il titolo dell’incontro è “La cura pastorale integrale per la famiglia alla luce dell’Amoris Laetitia”.<br />Mons. Naameh ha espresso preoccupazione per il fatto che le stesse famiglia ghaniane vivono condizioni che sono in contrasto con l'immagine di famiglia ideale prevista dalla tradizione di fede e dalla morale della Chiesa. <br />In particolare, il Presidente della GCBC lamenta l'uso negativo dei social media, sottolineando come i nuovi media sembrano governare le vite dei giovani e degli appartenenti alla classe media, spinti a fare esperienze secondo i dettami dei social media che veicolano tendenze non sempre positive.<br />Sul matrimonio tradizionale, Mons. Naameh ha sottolineato che la questione del “prezzo della sposa”, è ormai sottratta al suo contesto tradizionale originario, e sembra essere sempre più monetarizzata ed esagerata.<br />"La spesa per sposarsi correttamente secondo le regole tradizionali è diventata, in alcuni casi, abbastanza onerosa per il giovane medio in Ghana che chiede la mano di una donna ", dice a Fides Mons. Naameh.<br />Un’altra sfida è rappresentata dalle nuove tecniche riproduttive che anche in Ghana si stanno diffondendo. "C'è un aumento generale nell'uso della medicina ortodossa e delle relative tecnologie di riproduzione assistita nel rimediare alle sfide della fertilità tra le famiglie dell’élite urbane" dice il Presidente della GCBC, che aggiunge che la Chiesa è chiamata a considerare i dilemmi morali che le coppie cattoliche affrontano quando stanno davanti alla decisione di accettare o rifiutare l'uso di tali possibilità.<br />"Apprezzo il tema appropriato scelto dalla Conferenza episcopale del Ghana per la loro Assemblea plenaria, incentrata sulla cura pastorale integrale delle famiglie, che è davvero l'obiettivo del nuovo documento pionieristico di Papa Francesco," ha detto a Fides il Nunzio Apostolico in Ghana, Sua Ecc. Mons. Jean-Marie Speich. <br />Mon, 20 Nov 2017 12:08:23 +0100ASIA/INDONESIA - I Vescovi: rafforzare la nazione sostenendo la Pancasilahttp://www.fides.org/it/news/63256-ASIA_INDONESIA_I_Vescovi_rafforzare_la_nazione_sostenendo_la_Pancasilahttp://www.fides.org/it/news/63256-ASIA_INDONESIA_I_Vescovi_rafforzare_la_nazione_sostenendo_la_PancasilaGiacarta – Per rafforzare la nazione, la sua unità, la convivenza e l’armonia sociale, è importante che i fedeli cattolici indonesiani sostengano senza esitazioni la Pancasila, la carta fondamentale che è alla base della nazione: lo affermano i Vescovo cattolici indonesiani a conclusione dell’assemblea plenaria tenutasi a Giacarta dal 6 al 16 novembre. Come appreso da Fides, l’incontro era incentrato sul tema “Diventare una Chiesa rilevante e significativa: l'appello della Chiesa per purificare il mondo” e si è concluso con un messaggio in cui si invitano le comunità cattoliche indonesiane a dare un contributo specifico per rafforzare l’unità nazionale.<br />Nel messaggio presentato dall’Arcivescovo Ignatius Suharyo, alla guida dell’arcidiocesi di Giacarta e dal segretario generale della Conferenza, Antonius Subianto Bunjamin OSC, Vescovo di Bandung, si afferma che “la Chiesa cattolica, parte integrante della nazione indonesiana, è coinvolta nel prendersi cura e nel determinare il futuro della nazione”. "Il ruolo principale della Chiesa nel costruire una nazione che segua i principi della Pancasila – si afferma nel testo pervenuto a Fides – sta nell’opera dei laici, mentre i Pastori sono invitati ad accompagnarli e a dare l'esempio”.<br />Il messaggio prosegue: “La Chiesa cattolica deplora il fatto che la Pancasila è minata dal radicalismo e dal terrorismo, e l'unità nazionale è offesa da atteggiamenti intolleranti verso quanti professano fedi diverse dall’islam, mentre un certo approccio politico usa gruppi religiosi, etnici e sociali per i propri interessi, ignorando il bene comune e il principio fondamentale della dignità umana”.<br />In tale cornice “i fedeli cattolici devono sinceramente continuare ad aprirsi e costruire il dialogo con persone di altre fedi per conoscersi, eliminare il sospetto e cancellare il fanatismo religioso”. Attraverso il dialogo, “il muro di separazione crolla e il popolo indonesiano può costruire ponti di amicizia e fratellanza”, recita il testo. La fraternità aggiungono i vescovi “si può rafforzare impegnandosi in attività di accoglienza reciproca e ospitalità durante le feste religiose, in attività sociali interreligiose, incontri di leader interreligiosi”.<br />Anche i mass-media e i social media possono diventare “un mezzo per rafforzare la fraternità, proclamando e diffondendo gli insegnamenti dell'amore e dell'esperienza fraterna, nel rispetto delle differenze”.<br />Il messaggio dei Vescovi giunge mentre nella nazione si prepara l'agenda politica del 2018, quando si terranno le elezioni amministrative in 171 regioni, e del 2019, quando sono previste le elezioni legislative e presidenziali. I Vescovi invitano tutti i parroci a prestare attenzione alla campagna elettorale, in cui si cercheranno di strumentalizzare questioni religiose, etniche e sociali.<br />Il messaggio conclude: “La Chiesa invita tutti i fedeli a comprendere sempre più la Pancasila come fondamento dell'Indonesia, in modo che si possano sviluppare movimenti sociali all’insegna della convivenza e possiamo costruire l'unità nazionale sempre secondo la volontà di Dio”.<br />All’assemblea dei Vescovi ha partecipato, appena giunto in Indonesia, anche il nuovo Nunzio Apostolico Vaticano in Indonesia, l'Arcivescovo Piero Pioppo Mon, 20 Nov 2017 11:03:03 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - L’80% del paese in mano ai ribelli; un missionario: "Siamo lo stato più povero al mondo"http://www.fides.org/it/news/63255-AFRICA_CENTRAFRICA_L_80_del_paese_in_mano_ai_ribelli_un_missionario_Siamo_lo_stato_piu_povero_al_mondohttp://www.fides.org/it/news/63255-AFRICA_CENTRAFRICA_L_80_del_paese_in_mano_ai_ribelli_un_missionario_Siamo_lo_stato_piu_povero_al_mondoBangui - “La guerra sembrava finita, ma purtroppo non è così o, almeno, non è dappertutto così”, scrive all’Agenzia Fides p. Federico Trinchero, carmelitano scalzo del monastero Nostra Signora del Carmelo a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. “La situazione relativamente tranquilla di Bangui – dove comunque non sono mancati, anche recentemente, episodi di violenza – rischia di ingannare”, sottolinea il missionario. “Nelle zone interne del paese il quadro è ben diverso. Dal mese di maggio gruppi di ribelli – non sempre ben identificabili quanto ad origine e obiettivi – hanno provocato centinaia di morti, case bruciate e migliaia di profughi in diverse città e villaggi. Tale stato di cose si trascina ormai da troppo tempo. C’è come il rischio di abituarsi alla guerra, quasi fosse inevitabile”. <br />“Due dati inequivocabili esprimono, più di ogni altra analisi, la situazione drammatica in cui si trova il Centrafrica” afferma p. Federico. “L’80% del territorio è, di fatto, ancora occupato, o comunque controllato, da gruppi di ribelli che dettano legge al posto dello Stato che fatica – e purtroppo quasi rinuncia – a far sentire la sua presenza”. “L’assenza dello Stato nelle zone lontane dalla capitale fu uno dei motivi che scatenarono la guerra nel 2013” ricorda il missionario. “Trascurarlo potrebbe non essere una buona strategia. L’elezione di un nuovo Presidente, la presenza massiccia dell’ONU, l’interesse e gli aiuti copiosi da parte della comunità internazionale, sembravano l’occasione propizia per voltare pagina, afferrare finalmente il treno dello sviluppo e provare ad essere uno Stato per davvero. Ma, almeno per ora, così non è stato. I risultati hanno deluso le attese. Non siamo riusciti a fare passi in avanti. Anzi, forse ne abbiamo fatti addirittura indietro” afferma p. Federico.<br />“Il secondo dato è relativo alla povertà. Secondo l’ultimo rapporto dell’ONU il Centrafrica si colloca ormai al 188° posto su 188 paesi nell’Indice dello Sviluppo Umano”. “Siamo quindi il Paese più povero del mondo” rimarca p. Federico. “Il Centrafrica si trovava già in fondo alla classifica. Questi ultimi anni di guerra hanno consumato le poche risorse di cui disponeva. E anche se le classifiche sono sempre un po’ antipatiche – e piacciono soltanto quando si occupano i primi posti –, questo dato resta un indicatore più che eloquente della reale situazione del Paese”. <br />“Davanti ad un quadro così desolante non mancano le ragioni per essere pessimisti, scoraggiarsi e arrendersi” dice il missionario. Ma da un punto così basso non si può che risalire. Ed è inutile continuare ad accusare un nemico, mai ben definito, o aspettare che qualcuno – quasi per magia – cambi la situazione perché ci siano le condizioni per iniziare a fare qualcosa”. “Forse è arrivato il momento di iniziare a fare qualcosa perché la situazione cambi. E la magia, o meglio, il miracolo, sarebbe che questo qualcosa lo facessero i Centrafricani stessi, in un grande, collettivo e attesissimo sussulto di amore per la propria patria” conclude p. Federico. <br /><br /><br />Mon, 20 Nov 2017 10:25:25 +0100AMERICA/MESSICO - La guerra fra poveri continua: da 40 anni ci si uccide per un confinehttp://www.fides.org/it/news/63254-AMERICA_MESSICO_La_guerra_fra_poveri_continua_da_40_anni_ci_si_uccide_per_un_confinehttp://www.fides.org/it/news/63254-AMERICA_MESSICO_La_guerra_fra_poveri_continua_da_40_anni_ci_si_uccide_per_un_confineSan Cristobal – E' tuttora forte la violenza causata dal conflitto per la mancanza della definizione del confine fra i comuni di Chenalhó y Chalchihuián. Si sono infatti verificati ancora degli scontri con l’uso di armi da fuoco, fortunatamente in quest’ultima occasione non ci sono stati morti, ma solo una persona ferita e una casa bruciata: lo ha denunciato, dopo la celebrazione della messa nella domenica in cui la Chiesa universale ha celebrato la Giornata dei Poveri, l'Arcivescovo emerito di San Cristobal de las Casas, in Messico, Mons. Felipe Arismendi Esquivel. In una nota pervenuta a Fides, l'Arcivescovo segnala che gli stessi sacerdoti che lavorano nella zona gli hanno riferito degli sforzi fatti per fermare gli scontri, purtroppo senza esito. Mons. Esquivel sottolinea che continua ad insistere con la Segreteria di Governo dello stato per risolvere questo problema che dura ormai da 40 anni. <br />Giovedì scorso, 16 novembre, diverse organizzazioni per la difesa dei diritti dei popoli del Chiapas hanno incontrato l'Inviata speciale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Popoli Indigeni, Victoria Tauli-Corpuz, che era arrivata per ascoltare le delegazioni locali. Mons. Arzmendi Esquivel, dopo l’incontro, ha ricordato che questa situazione deve essere risolta al più presto, perché sta diventando grave.<br />"Sappiamo che non è solo un problema locale, ma che è diventato un problema federale, perché prima lo doveva risolvere la Riforma Agraria, ma adesso dipende da altre istituzioni, sempre dello Stato, sono loro quindi che devono dare una soluzione alla vicenda" aveva detto già alla fine di ottobre l’Arcivescovo parlando alla stampa locale. In quella occasione aveva denunciato che gli scontri tra le popolazioni di questi due comuni avevano causato morti, feriti e la distruzione di diverse case.<br /> <br />Mon, 20 Nov 2017 10:16:04 +0100OCEANIA/MICRONESIA - Nomina del Vescovo Coadiutore di Caroline Islandshttp://www.fides.org/it/news/63253-OCEANIA_MICRONESIA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_Caroline_Islandshttp://www.fides.org/it/news/63253-OCEANIA_MICRONESIA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_Caroline_IslandsCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 18 novembre 2017, ha nominato Vescovo Coadiutore della diocesi di Caroline Islands il Rev.do Julio Angkel, del clero di Caroline Islands, finora Parroco della Holy Family Parish, Direttore dell’Ufficio Vocazioni e Formazione, Direttore di St. John Vianney Formation House.<br />Il nuovo Vescovo è nato nell’isola di Parem, Stato di Chuuk, negli Stati Federati di Micronesia. Ha studiato nelle locali scuole cattoliche e all’Università di Guam, dove ha risieduto per il discernimento. Nel 1976 ha iniziato il cammino per la formazione sacerdotale nel Seminario di San Jose, presso l’Ateneo di Manila, nelle Filippine. Successivamente si è trasferito nel Pacific Regional Seminary di Suva, nelle Fiji. È stato ordinato sacerdote il 13 dicembre 1983, come secondo sacerdote Chuukese della storia della Diocesi. Ha svolto il ministero pastorale nella maggior parte delle parrocchie nel Vicariato di Chuuk e conosce bene le parrocchie nei Vicariati di Pohnpei e Kosrae.<br />Dopo l’ordinazione presbiterale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1984 - 1986: Parrocchia di Nomisofo, Vicariato di Chuuk; 1986 - 1990: Parrocchia di Assumption, Vicariato di Chuuk; 1990 - 1991: Anno sabbatico al Berkeley Spirituality Centre, California; 1992 - 2004: Parroco di varie parrocchie nel Vicariato di Chuuk; 2004 - 2005: Programma di Formazione presso l’East Asian Pastoral Institute a Manila; 2005 – 2010: Direttore del nuovo Caroline Pastoral Institute e del Collegio diocesano per la Micronesia; 2010 - 2015: Vicario Episcopale di Pohnpei e Kosrae, con residenza a Pohnpei; 2012-2013: Docente e formatore al Pacific Regional Seminary nell’Arcidiocesi di Suva, in Fiji; 2012 – 2015: Vicario Generale; Coordinatore della Commissione per la Giustizia e lo Sviluppo e di vari programmi pastorali del Vicariato; dal 2015:Parroco di Holy Family Parish a Chuuk, Direttore dell’ufficio vocazioni e formazione; Direttore di St. John Vianney Formation House. <br />Mon, 20 Nov 2017 09:14:02 +0100AFRICA/NIGERIA - L’arcivescovo Obinna: “I poveri sono il nostro tesoro”http://www.fides.org/it/news/63251-AFRICA_NIGERIA_L_arcivescovo_Obinna_I_poveri_sono_il_nostro_tesorohttp://www.fides.org/it/news/63251-AFRICA_NIGERIA_L_arcivescovo_Obinna_I_poveri_sono_il_nostro_tesoroOwerri - Questa domenica nelle parrocchie e poi il 29 novembre in Cattedrale: nell’arcidiocesi nigeriana di Owerri la "Giornata mondiale dei Poveri" viene celebrata in due appuntamenti. Il primo, spiega all’Agenzia Fides l’arcivescovo Anthony Obinna, vedrà tutte le parrocchie accogliere i bisognosi alla messa domenicale con la successiva offerta del pranzo e di indumenti. Il secondo evento si svolgerà mercoledì 29 per l’anniversario della dedicazione della Cattedrale. “Abbiamo deciso di dedicare i poveri a Dio - aggiunge mons. Obinna - perché sono il nostro tesoro della Cattedrale. Attendiamo circa 5.000 persone, che dopo la celebrazione eucaristica pranzeranno all’interno del Duomo grazie ai tanti fedeli e volontari che prepareranno le pietanze. Le porte sono aperte anche ai fedeli di altre religioni e a coloro che vivono fuori dalla diocesi”. <br />L’Arcivescovo Obinna osserva che i poveri sono tanti non solo nel territorio dell’arcidiocesi, ma in tutta la Nigeria. “A causa della situazione economica – aggiunge - tanti hanno perso il lavoro e sono in stato di povertà. Ogni settimana incontro circa duecento ragazzi che chiedono cibo o denaro per finanziare qualche attività per ripartire”. Per mons. Obinna questa prima Giornata dei poveri conferma i fedeli a continuare un impegno che la diocesi svolge da sempre, perseguendo accanto al binario della preghiera e dell’Eucarestia quello della carità per i poveri, grazie a periodiche raccolte di solidarietà con l’inziativa denominata “Eu Care” . <br />Come rilevato dall'Ufficio nazionale di statistica nigeriano, circa 112 milioni di cittadini nigeriani vivono al di sotto della soglia di povertà, su una popolazione di 186 milioni di abitanti, e si dice che l'uomo più ricco del paese, Aliko Dangote, guadagni 8.000 volte di più ogni giorno di quanto un povero compatriota spendere per i propri bisogni essenziali in un anno. Secondo gli analisti, la disuguaglianza dei redditi è una delle sfide più importanti in Nigeria. Un nuovo indice globale, elaborato da Oxfam e dal “Development Finance International”, pone la Nigeria è al primo posto in un elenco di 152 paesi classificati in base al loro “impegno a ridurre la disuguaglianza”. Sat, 18 Nov 2017 10:21:22 +0100ASIA/TURCHIA - Il Patriarca ecumenico riapre al culto la chiesa di Ay'Yorgi Edirnekapi a Istanbulhttp://www.fides.org/it/news/63252-ASIA_TURCHIA_Il_Patriarca_ecumenico_riapre_al_culto_la_chiesa_di_Ay_Yorgi_Edirnekapi_a_Istanbulhttp://www.fides.org/it/news/63252-ASIA_TURCHIA_Il_Patriarca_ecumenico_riapre_al_culto_la_chiesa_di_Ay_Yorgi_Edirnekapi_a_IstanbulIstanbul - Riapre i battenti dopo ampio restauro l'antica chiesa di Ayo Yorgi a Edirnekapi, quartiere storico di Istanbul a ridosso alle mura dell'antica Costantinopoli. Domenica 19 novembre il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo celebra la divina liturgia che segnerà la riapertura al culto dell'antico edificio sacro. All'inaugurazione della chiesa restaurata è prevista anche la partecipazione del primo ministro Hakan Çavuşoğlu, del governatore di Istanbul, Vasip Şahin e del direttore generale delle Fondazioni, Adnan Ertem. <br />I lavori di restauro, finanziati dalla Direzine generale delle Fondazioni, sono costati 4 milioni di lire turche e hanno riguardato non solo la chiesa ma anche la residenza del sacerdote, il muro di cinta del complesso, una antica fontana e un annesso edificio scolastico. “Quella scuola” riferisce all'Agenzia Fides Lakis Vingas, per lungo tempo rappresentante delle Fondazioni non musulmane presso la Direzine generale delle Fondazioni “diventerà un centro di formazione musicale, teso a valorizzare i patrimoni storici della musica bizantina e ottomana, e a contribuire in questo modo a arricchire ulteriormente il profilo culturale di Istanbul”. <br />La chiesa di Ay Yorgi, la cui prima fondazione risale al IX secolo, fu distrutta e ricostruita più volte nel corso della storia. Nel 1556 fu demolita per costruire la Moschea di Mhirimah Sultan. Nel 1726 fu realizzato il primo restauro della chiesa, che però in seguito fu di nuovo devastata da un incendio. L'ultima campagna di restauro dell'intero complesso – che dal 1974 è amministrato dalla Direzione generale delle Fondazioni – era iniziato circa tre anni fa. .Sat, 18 Nov 2017 10:49:53 +0100AMERICA - “Guardare negli occhi i poveri", amando con i fatti e non a parolehttp://www.fides.org/it/news/63250-AMERICA_Guardare_negli_occhi_i_poveri_amando_con_i_fatti_e_non_a_parolehttp://www.fides.org/it/news/63250-AMERICA_Guardare_negli_occhi_i_poveri_amando_con_i_fatti_e_non_a_paroleLima – Il 19 novembre, la Chiesa universale celebra la prima Giornata mondiale dei poveri, sul tema "Non amiamo a parole, ma con i fatti", iniziativa nata un anno fa, alla chiusura del Giubileo della Misericordia. Come appreso da Fides, l'America Latina ha accolto con entusiasmo quest'iniziativa di Papa Francesco e ha organizzato, in ogni paese, una serie di attività, sia di preparazione che d'impegno continuo per vivere insieme un momento di particolare vicinanza con i più vulnerabili.<br />In Perù, la Commissione episcopale di Azione Sociale , ha pubblicato un sussidio pastorale per aiutare ogni chiesa locale a vivere questo evento. "Stare accanto ai poveri e agli esclusi: Papa Francesco ci chiede un gesto concreto e radicale affinché i poveri possano essere 'al primo posto' nella vita di tutta la Chiesa, ed essere davvero una Chiesa povera per i poveri. Il Santo Padre desidera che questo giorno sia stabilito come una tradizione per l'evangelizzazione del mondo contemporaneo e per suscitare la consapevolezza che i poveri non sono un problema, ma una risorsa a cui attingere per vivere l'essenza del Vangelo", si legge nel messaggio inviato a Fides dalla CEAS peruviana.<br />Dalla Bolivia, Fides ha ricevuto il messaggio video di Mons. Eugenio Coter, presidente della Pastorale Sociale Caritas della Conferenza Episcopale del paese. La Chiesa in Bolivia, inoltre, ha diffuso delle schede di riflessione per celebrare questa giornata con azioni concrete da parte dei fedeli riuniti in tutte le città del paese. <br />La Conferenza Episcopale del Messico ha diffuso un messaggio di Mons. Felipe Arizmendi Esquivel per promuovere questa Giornata. Il Vescovo ricorda che l'invito del Santo Padre ha lascito molti indifferenti: "Questo invito è stato ignorato, o non ha ricevuto l'importanza che merita. Non mancano quelli che lo considerano un'altra idea populista del Papa", si legge nel testo inviato a Fides. "È vero che ci sono molte persone indifferenti ed egoiste, chiuse nel loro interesse individuale; ma ne esistono molte altre che mostrano il loro amore per i poveri, senza pubblicità e senza interessi elettorali", ribadisce il Vescovo messicano, citando esempi d'impegno cristiano a favore dei poveri in una realtà nazionale colpita da alcune calamità naturale che hanno messo alla prova la forza e la resistenza del popolo messicano.<br />In Argentina "questa è una festa della Misericordia, insieme ai più poveri e a quelli che soffrono" ha detto Mons. Oscar Ojea, Vescovo di san Isidro, invitando a celebrare in tutto il paese la Giornata. "Riscoprire il valore della povertà vuol dire impegnarsi per la giustizia", dice padre Pablo Fuentes, missionario Oblato, "ma prima di accusare gli altri, serve guardare se stessi per verificare se c'è la coerenza fra fede e solidarietà", conclude.<br />In Costa Rica, la Giornata dei Poveri coincide con la risposta generosa della comunità cattolica a quanti hanno perso tutto con la tempesta "Nate" che ha messo in ginocchio il paese il mese scorso. La Caritas Costa Rica ha invitato a condividere gesti concreti di solidarietà con le popolaizoni colpite, per per vivere "con opere e non e parole" questa Giornata. <br />Dalla Colombia, Fides ha ricevuto il video-messaggio di Mons. Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio e presidente della Conferenza Episcopale che invita a "mettere in pratica le parole del Papa che è stato fra noi in Colombia: "Guarda negli occhi i poveri e aiutarli". <br /><br /><br /><br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://goo.gl/pKEZD4 https://youtu.be/qBMKctXkQ9Y https://www.youtube.com/watch?v=2T-XF0bPnFw&feature=youtu.be">Il sussidio elaborato dalla Chiesa del Perù Il video di Mons. Eugenio Coter Caritas-Messico ha preparato un video per coinvolgere i fedeli</a>Sat, 18 Nov 2017 10:18:50 +0100NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Non solo carità: l'India tra la Giornata mondiale dei poveri e la demonetizzazionehttp://www.fides.org/it/news/63249-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Non_solo_carita_l_India_tra_la_Giornata_mondiale_dei_poveri_e_la_demonetizzazionehttp://www.fides.org/it/news/63249-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Non_solo_carita_l_India_tra_la_Giornata_mondiale_dei_poveri_e_la_demonetizzazioneMentre il 19 novembre si celebra la Giornata Mondiale dei Poveri, l'India, la più grande democrazia al mondo, è alle prese con gli effetti economici e sociali di un controverso provvedimento adottatao dal governo di Narendra Modi un anno fa: la demonetizzazione, cioè la improvvisa svalutazione delle banconote da 500 e 1.000 rupie. Oggi gli analisti notano che i programmi del governo non giovano ai poveri e non abbiano un impatto positivo sul benessere socioeconomico complessivo della società. La demonetizzazione è ritenuta una mossa errata. Per responsabilizzare i poveri e accompagnarli verso il pieno sviluppo, il governo deve puntare a una crescita inclusiva, attraverso proposte politiche, strumenti e programmi che aiutino ad alleviare la povertà e abilitino masse di popolazione svantaggiata a trovare nuove opportunità. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://omnisterra.fides.org/articles/view/64">Continua a leggere la news analysis su Omnis Terra</a>Sat, 18 Nov 2017 09:57:44 +0100ASIA/TURKMENISTAN - Sei nuovi battesimi nella Giornata Mondiale dei Poveri, mentre la povertà resta un tabùhttp://www.fides.org/it/news/63248-ASIA_TURKMENISTAN_Sei_nuovi_battesimi_nella_Giornata_Mondiale_dei_Poveri_mentre_la_poverta_resta_un_tabuhttp://www.fides.org/it/news/63248-ASIA_TURKMENISTAN_Sei_nuovi_battesimi_nella_Giornata_Mondiale_dei_Poveri_mentre_la_poverta_resta_un_tabuAshgabat - Partecipare con emozione al battesimo di sei nuove sorelle turkmene: così verrà trascorsa la prima Giornata Mondiale dei Poveri - proclamata dal Papa per il 19 novembre - dai fedeli cattolici di Ashgabat, in Turkmenistan. Lo racconta all’Agenzia Fides p. Andrzej Madej, sacerdote polacco degli Oblati di Maria Immacolata e Superiore della "missio sui irus" del Turkmenistan: “Per questa giornata dedicata agli ultimi, Papa Francesco ha lanciato un messaggio chiaro: ‘Non amiamo a parole, ma con i fatti’. Questo sottolinea come le opere di carità rivolte al prossimo siano azioni salvifiche che aiutano a costruire la storia della nostra redenzione. L’opera salvifica più grande è il cammino verso il battesimo. Ed è con grande gioia che, proprio in questa domenica, battezzeremo una giovane donna e le sue cinque figlie”. <br />P. Madej riferisce a Fides la storia delle sei donne: “Nel corso degli ultimi anni, questa famiglia, in difficoltà economiche, è stata seguita da una volontaria francese, che ha dato testimonianza di solidarietà umana e cristiana. Questa prossimità ha generato interesse e verso il Vangelo e l’inizio del cammino verso il battesimo. La data del 19 novembre sembra essere una coincidenza, ma è certamente un giorno scelto da Dio. Sarà una grande festa per tutti noi”. <br />Con questa celebrazione, che riunirà in una gioia commossa il piccolo gregge dei fedeli turkmeni , si svolge la Giornata dei Mondiale dei Poveri in Turkmenistan, uno stato in cui parlare di “povertà” è quasi vietato. Il concetto di “povero”, infatti, è uno dei tabù presenti nella società, dato che il governo di Gurbanguly Berdimuhamedov, presidente confermato per la terza volta alla guida del paese a febbraio 2017, vuole mostrare il volto di un paese in crescita e nel pieno sviluppo.<br />Durante l'era sovietica, il Turkmenistan era considerato una delle repubbliche più povere dell'Unione, con circa il 45% della popolazione che nel 1989 viveva al di sotto della soglia di povertà. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, uno sviluppo economico disomogeneo ha contribuito a creare un’élites di popolazione che detiene la maggior parte della ricchezza e forti disparità tra le province .<br />Misurare la povertà era un tabù nell'Unione Sovietica, ma la scaristà e incompletezza dei dati sulla povertà anche nell’era postindipendenza indica che la povertà è ancora un argomento politicamente delicato nel paese dell'Asia centrale. Nel 2012 il governo turkmeno ha stimato la povertà allo 0,2% della popolazione, contraddicendo tutti gli indicatori e gli studi indipendenti, che diffondono stime intorno al 30%. <br />Il Turkmenistan conta oltre 5 milioni di abitanti, al 90% musulmani. La Chiesa cattolica è stata riconosciuta dal governo turkmeno nel 2010. Sat, 18 Nov 2017 09:19:55 +0100AFRICA/EGITTO - Moltitudini di pellegrini copti a Rizeigat per la festa di San Giorgiohttp://www.fides.org/it/news/63247-AFRICA_EGITTO_Moltitudini_di_pellegrini_copti_a_Rizeigat_per_la_festa_di_San_Giorgiohttp://www.fides.org/it/news/63247-AFRICA_EGITTO_Moltitudini_di_pellegrini_copti_a_Rizeigat_per_la_festa_di_San_GiorgioLuxor - Moltitudini di pellegrini copti affollano da giorni il Santuario di San Giorgio a Rizeigat, nella provincia sud-occidentale di Luxor, in una delle più imponenti manifestazioni di devozione popolare cristiana registrate ogni anno nei Paesi arabi. Le celebrazioni presso il Santuario hanno avuto luogo lungo tutta l'ultima settimana, dall'11 al 17 novembre, attirando da tutte le province egiziane decine di migliaia di devoti. Processioni, liturgie, canti, agapi fraterne hanno scandito in particolare le ultime due giornate. I pellegrini sono stati ospitati in migliaia di tende accampate nelle aree di accoglienza predisposte su 60 ettari intorno al Santuario. Ai momenti di convivenza hanno preso parte anche politici locali e nazionali, imam inviati in rappresentanza del ministero egiziano per le dotazioni religiose . <br />La manifestazione popolare di devozione a San Giorgio conferma che i cristiani copti non rinunciano alla gioia di confessare e testimoniare la propria fede anche in raduni pubblici moltitudinari. Durante la primavera e l'estate scorse, dopo le stragi subite ad opera dei gruppi jihadisti, i copti egiziani erano stati sollecitati dalle forze di sicurezza a diminuire pellegrinaggi e celebrazioni nelle chiese e nei monasteri – tradizionalmente concentrati nei mesi estivi - evitando di radunare folle cospicue presso i luoghi di culto e di preghiera. Il suggerimento era stato espresso di persona dal Ministro degli Interni, Magdi Abdel Ghaffar, durante un incontro avvenuto giovedì 8 giugno con i massimi responsabili della sicurezza delle provincie egiziane dove sono più elevati i rischi di azioni terroristiche messe in atto contro la popolazione civile e le forze militari e di polizia. . Fri, 17 Nov 2017 12:50:04 +0100