Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAMERICA/CILE - Se la Chiesa chiudesse i servizi sociali, "in Cile sarebbe una debacle”http://www.fides.org/it/news/57445-AMERICA_CILE_Se_la_Chiesa_chiudesse_i_servizi_sociali_in_Cile_sarebbe_una_debaclehttp://www.fides.org/it/news/57445-AMERICA_CILE_Se_la_Chiesa_chiudesse_i_servizi_sociali_in_Cile_sarebbe_una_debaclePunta de Tralca – "Se domani la Chiesa cattolica chiudesse tutte le istituzioni sociali, in Cile sarebbe una débâcle", dichiara in una nota inviata a Fides l'Arcivescovo di Concepción, Sua Ecc. Mons. Fernando Chomalí, commentando l'ipotesi che il governo tolga il supporto finanziario all'ospedale dell'Università Cattolica e ad altre istituzioni sociali cattoliche. Il caso è sorto in quanto l'amministrazione dell'ospedale ha detto pubblicamente che si rifiuterebbe di rispettare la normativa in discussione, attualmente "progetto di legge" che, se venisse approvato, prevede l'applicazione delle pratica dell'aborto in tre casi. <br />Mons. Chomalí ha ribadito: "Chiedo francamente il governo di riconoscere l'immenso lavoro che ha fatto la Chiesa cattolica a favore della vita e della gente. Fino oggi, lo Stato non ha donato denaro alla Chiesa: quanto accade è che lo Stato riconosce che la Chiesa cattolica promuove opere sociali utili alla società e le gestisce nel modo migliore. Altrimenti non le avrebbe date in gestione", ha detto Chomalí riferendosi, in particolare, ai servizi sanitari.<br />La nota inviata a Fides da una fonte locale riferisce quanto ha detto l'arcivescovo di Concepción nel corso della 109a Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale che si svolge a Punta de Tralca e nella quale i vescovi del Cile si sono pronunciati contro il progetto di legge sull'aborto che, attualmente, è una pratica illegale nel paese.. Sat, 18 Apr 2015 00:00:00 +0200OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - I Vescovi: i politici siano a servizio del bene comunehttp://www.fides.org/it/news/57444-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_I_Vescovi_i_politici_siano_a_servizio_del_bene_comunehttp://www.fides.org/it/news/57444-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_I_Vescovi_i_politici_siano_a_servizio_del_bene_comunePort Moresby – “Ministri, funzionari pubblici, dirigenti, persone che hanno un potere sono lì a rappresentare il pubblico e non devono abusare di questo privilegio”: lo afferma la Conferenza Episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, criticando il fenomeno della corruzione nel paese. Negli ultimi giorni in Papua, un’inchiesta ha messo sotto accusa due ministri<br />che, durante lo svolgimento del loro ufficio, hanno agito in contrasto con i loro doveri e le loro responsabilità di leader. La Papua Nuova Guinea è sempre stato sotto i riflettori per la corruzione nel settore pubblico, come attesta anche l’Ong Transparency International.<br />I Vescovi della Papua – riferisce p Victor Roche, Segretario generale della Conferenza episcopale – ribadiscono in una nota pubblica, che “i leader eletti sono per la gente, sono stati delegate a rappresentare i cittadini. Di conseguenza, essi sono chiamati a essere la loro voce. Come richiesto dal popolo, è loro compito affrontare le questioni pubbliche e agire nel migliore interesse del popolo, senza abusare dei loro poteri per i propri benefici”.<br />“La gente soffre a causa di coloro che abusano del loro potere per il loro egoistico. Questo riguarda tutti i livelli della società e genera instabilità a tutti i livelli del governo”, conclude la nota. Sat, 18 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/COLOMBIA - Dopo la violenza le FARC devono riconoscere l’errore, per il bene della pacehttp://www.fides.org/it/news/57443-AMERICA_COLOMBIA_Dopo_la_violenza_le_FARC_devono_riconoscere_l_errore_per_il_bene_della_pacehttp://www.fides.org/it/news/57443-AMERICA_COLOMBIA_Dopo_la_violenza_le_FARC_devono_riconoscere_l_errore_per_il_bene_della_paceCucutà – Riconoscere il proprio errore e chiedere anche perdono alle famiglie delle vittime: è questo l'appello lanciato dal Vescovo della Diocesi di Cucuta al Nord di Santander , Sua Ecc. Mons. Julio Cesar Vidal Ortiz, ai guerriglieri delle FARC che, durante il periodo di tregua unilaterale che era stata stabilita, hanno perpetrato un agguato contro una unità militare nella zona rurale del Cauca, che ha ucciso 11 soldati .<br />"Invitiamo alle FARC a riconoscere questo come un errore. C'è un cessate il fuoco unilaterale da rispettare e questa terribile azione crea incredulità e sgomento tra la popolazione. Dovete chiedere scusa alle vittime e poi al popolo colombiano", ha sottolineato Mons. Vidal Ortiz.<br />Il leader religioso ha detto che tali fatti preoccupano a tutti perché "accadono nel bel mezzo di un negoziato di pace ormai definitivo, conseguito come frutto della convinzione delle FARC che con le armi non possono acquisire il potere; e della volontà del governo di aprire un porta per lasciarle entrare nella vita democratica del Paese.<br />Le dichiarazioni del Vescovo sono state espresse prima delle celebrazioni, a Cali e a Bucaramanga, dei funerali dei soldati assassinati. La popolazione colombiana è rimasta molto colpita da questo terribile fatto, anche perché si è saputo solo ieri che i soldati avevo l’ordine di non sparare a nessuno. Sat, 18 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/EGITTO - Insegnante copto allontanato per aver diffuso video contro lo Stato Islamico (Is)http://www.fides.org/it/news/57442-AFRICA_EGITTO_Insegnante_copto_allontanato_per_aver_diffuso_video_contro_lo_Stato_Islamico_Ishttp://www.fides.org/it/news/57442-AFRICA_EGITTO_Insegnante_copto_allontanato_per_aver_diffuso_video_contro_lo_Stato_Islamico_IsMinya – Un professore copto, già in stato di detenzione da due settimane, è stato costretto a lasciare con la sua famiglia il villaggio al Nasiriyya, presso la città di Beni Mazar, nella provincia egiziana di Minya, dopo essere stato accusato di aver mostrato a cinque suoi studenti un video ospitato sul suo smartphone che conteneva offese contro l'islam. In realtà - riferiscono fonti locali consultate dall'Agenzia Fides - il video rappresentava un atto d'accusa contro le atrocità commesse dei jihadisti dello Stato Islamico, di cui venivano ricordate le orrende esecuzioni filmate e diffuse via web di prigionieri e ostaggi sgozzati e bruciati vivi. Ma ciò è bastato a scatenare la rabbia e le false accuse si elementi islamisti della zona, che hanno costretto le autorità locali a intervenire per riportare la calma convocando venerdì 17 aprile una riunione di “riconciliazione” tra cristiani e musulmani che ha visto anche la partecipazione di imam e sacerdoti della zona. Per motivi di sicurezza, le autorità hanno disposto anche l'allontanamento cautelativo dalla città dell'intera famiglia del professore, che si chiama Yousif Aamam e insegnava presso la scuola di San Giuseppe. .Sat, 18 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - La provincia del Sindh in difesa degli imputati di blasfemiahttp://www.fides.org/it/news/57441-ASIA_PAKISTAN_La_provincia_del_Sindh_in_difesa_degli_imputati_di_blasfemiahttp://www.fides.org/it/news/57441-ASIA_PAKISTAN_La_provincia_del_Sindh_in_difesa_degli_imputati_di_blasfemiaKarachi – L'Assemblea della provincia pakistana del Sindh ha adottato un provvedimento che riguarda l’applicazione della legge di blasfemia: da oggi è obbligatorio che un imputato di blasfemia sia sottoposto a una visita psichiatrica. E se i medici riveleranno che la persona è affetta da un patologia, dovrà essere curata. Sul provvedimento, adottato il 10 aprile, hanno espresso un gradimento esponenti delle minoranze religiose.<br />La legge impone che la visita medica si effettuata prima di qualsiasi procedimento giudiziario e consente ai giudici di considerare una riduzione delle pene per le persone riconosciute affette da una patologia mentale.<br />Secondo Nasir Saeed, direttore dell’Ong “CLAAS”, anche se il provvedimento non rappresenta un cambiamento diretto della legge sulla blasfemia, “è un passo significativo da parte del governo Sindh e aiuterà a salvare vite umane molte vittime innocenti”, dato che in numerosi casi, persone affette da malattia mentale sono state accusate e riconosciute colpevoli di blasfemia. La controversa legge continua ad essere “tra le cause principali della sofferenza dei cristiani e di altre minoranze religiose in Pakistan, ed è urgente modifiche a questa legge”.<br />Saeed aggiunge in una nota inviata a Fides: “Vorrei che il governo Sindh facesse un ulteriore passo avanti, adottando provvedimenti che puniscono quanti formulano le false accuse di blasfemia, per fermare la abuso di questa legge, utilizzata per regolare vendette personali”. Sat, 18 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/MEDIO ORIENTE - Cimiteri cristiani vandalizzati a Mosul e in Galileahttp://www.fides.org/it/news/57440-ASIA_MEDIO_ORIENTE_Cimiteri_cristiani_vandalizzati_a_Mosul_e_in_Galileahttp://www.fides.org/it/news/57440-ASIA_MEDIO_ORIENTE_Cimiteri_cristiani_vandalizzati_a_Mosul_e_in_GalileaMosul – I miliziani dello Stato Islamico che dallo scorso giugno controllano Mosul hanno devastato il più antico cimitero cristiano della città, pubblicando su internet le foto delle distruzioni delle lapidi e delle croci come prove documentali della campagna mirante a “sradicare i simboli pagani”. <br />Le foto delle tombe profanate sono state pubblicate su diversi siti jihadisti. Il cimitero si trova presso la Cattedrale siro ortodossa, dedicata a San Tommaso apostolo, e ospitava anche molte tombe di soldati cristiani morti durante la guerra Iraq-Iran degli anni Ottanta. <br />Mercoledì scorso, 15 aprile, in Galilea, erano state vandalizzate le tombe del cimitero maronita nel villaggio di Kufr Bir'im, non lontano dal confine tra Israele e Libano. Kufr Bir'im è un villaggio abbandonato dal 1948, quando la popolazione araba fu espulsa dall'offensiva dell'esercito israeliano. Lo scorso anno, durante la sua visita in Galilea, il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai ha visitato anche il villaggio fantasma, promettendo di impegnarsi per favorire il ritorno dei cristiani espulsi nel 1948 e dei loro discendenti. <br />Il Consiglio delle Chiese cattoliche di Terra Santa ha condannato con un comunicato la devastazione del cimitero cristiano, chiedendo che siano svolte con serietà le indagini miranti a individuarne gli autori. La polizia israeliana ha aperto un'inchiesta contro ignoti sulla profanazione delle tombe nel cimitero maronita. In Israele, una lunga serie di profanazioni e atti intimidatori a danno di monasteri, chiese e cimiteri cristiani sono stati compiuti da gruppi di coloni ebrei estremisti a partire dal febbraio 2012. .Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Spari contro una scuola cattolica a Lahore, tre feritihttp://www.fides.org/it/news/57439-ASIA_PAKISTAN_Spari_contro_una_scuola_cattolica_a_Lahore_tre_feritihttp://www.fides.org/it/news/57439-ASIA_PAKISTAN_Spari_contro_una_scuola_cattolica_a_Lahore_tre_feritiLahore – Questa mattina uomini armati hanno aperto il fuoco su un istituto scolastico di Lahore, la “St Francis High School”, liceo cattolico situato nel quartiere di Bahar, nell’area di Anarkali. Lo apprende l’Agenzia Fides da fonti nella Chiesa locale. Uno studente e due guardie di sicurezza sono rimasti feriti e sono ricoverati in ospedale. Le motivazioni dell'attacco non sono state ancora accertate, e ci sono indagini in corso. Le autorità hanno chiuso in via preventiva sia la “San Francis High School”, sia la contigua “St Mary High School”, liceo maschile il primo, femminile il secondo. <br />“Il nuovo attacco testimonia il netto peggioramento della situazione dei cristiani in Pakistan e diffonde altra paura” nota a Fides l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill.<br />La “St Francis High School” è stata fondata dalla Chiesa cattolica nel 1842 ed è stata la prima scuola cattolica di Lahore. Il governo pakistano ha nazionalizzato l’istituto nel 1972. La scuola è considerata una delle migliori scuole superiori della città. <br />Delle 17 scuole cattoliche esistenti a Lahore, nel 2004, con la leadership di Pervez Musharraf, 16 sono state restituite alla Chiesa, tranne l’istituto St Francis, data una disputa sulla proprietà del terreno, in quanto la Chiesa non era in grado di dimostrarne il possesso. L’istituto è stato al centro di una controversia giuridica, che ha visto rischiare anche l’abbattimento dell’edificio, per interessi e speculazioni edili. A novembre 2014 il governo lo aveva restituito alla diocesi di Lahore . Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/SIRIA - Il governo siriano dedica un giardino nel centro di Damasco ai Martiri del Genocidio assirohttp://www.fides.org/it/news/57438-ASIA_SIRIA_Il_governo_siriano_dedica_un_giardino_nel_centro_di_Damasco_ai_Martiri_del_Genocidio_assirohttp://www.fides.org/it/news/57438-ASIA_SIRIA_Il_governo_siriano_dedica_un_giardino_nel_centro_di_Damasco_ai_Martiri_del_Genocidio_assiroDamasco - Il governo siriano ha ufficialmente intitolato come “Giardino dei martiri siriaci” il giardino Qishleh, nel centro di Damasco, in concomitanza del centenario delle stragi sistematiche di cristiani siri, assiri e caldei compiuti in Anatolia su istigazione del governo dei Giovani Turchi, e conosciuto con l'espressione di Genocidio assiro. Lo riferiscono fonti locali consultate dall'Agenzia Fides. Il giardino è dislocato non lontano della sede del Patriarcato siro ortodosso, nel quartiere della città vecchia conosciuto col nome di Bab Tuma, dove sono concentrate molte chiese cristiane. Nei prossimi giorni, la nuova denominazione del giardino verrà celebrata con una cerimonia inaugurale, che vedrà anche la partecipazione del Patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II. Pochi giorni fa, lo stesso Patriarca Mar Ignatius Aphrem aveva partecipato alla posa della prima pietra di un monumento ai Martiri siriaci nella città di Qamishli, nella provincia nord-orientale siriana di Jazira, contesa tra esercito governativo, milizie jihadiste e formazioni militari curde. .Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/CINA - Le comunità cattoliche in cammino verso il Giubileo della Misericordiahttp://www.fides.org/it/news/57437-ASIA_CINA_Le_comunita_cattoliche_in_cammino_verso_il_Giubileo_della_Misericordiahttp://www.fides.org/it/news/57437-ASIA_CINA_Le_comunita_cattoliche_in_cammino_verso_il_Giubileo_della_MisericordiaShi Jia Zhuang – Le comunità cattoliche cinesi hanno accolto con entusiasmo la pubblicazione della Bolla “Misericordiae vultus” che indice il Giubileo straordinario della Misericordia, e stanno gia vivendo intensamente la preparazione a questa iniziativa del Papa con grande partecipazione e sentendosi in comunione con la Chiesa universale.<br />Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, una parrocchia della diocesi di Bao Ding, nella provincia dell’He Bei, ha lanciato l’iniziativa “invita Gesà a casa tua per 24 ore”, proponendo dal 12 aprile, la domenica della Divina Misericordia, una peregrinatio dell’immagine di Gesù Misericordioso nelle famiglie. “Invitare l’immagine di Gesù Misericordioso a casa, per vivere insieme a Lui per 24 ore, consegnandogli il proprio cuore e la propria vita” è il motivo dell’iniziativa, che, allo stesso tempo, propone di trascorrere “una giornata con l’astinenza dalla televisione, da Internet, dal cellulare, senza liti né offese…”. Secondo il parroco, “a partire dalle piccole cose della nostra vita quotidiana possiamo cominciare a sentire forte in noi la gioia di essere stati ritrovati da Gesù, di essere toccati dal Signore e trasformati dalla sua misericordia, per diventare noi pure testimoni di misericordia”. Anche altre parrocchie della diocesi si stanno organizzando per promuovere la stessa iniziativa.<br />La lettura comunitaria di alcuni brani della Bolla “Misericordiae vultus” si è svolta la domenica della Divina Misericordia, 12 aprile, nella comunità di Bao Tou della Mongolia Interna. Durante l’incontro i sacerdoti hanno anche spiegato il significato della devozione alla Divina Misericordia e del Giubileo straordinario. <br />La parrocchia di Jiu Jiang, della comunità di Jiang Xi, ha invitato i fedeli a celebrare e a vivere il cammino verso il Giubileo con il cuore e celebrando il sacramento della riconciliazione, per “annunciare la misericordia e la pace di Gesù a tutti”. Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/BOLIVIA - “La Bolivia non è fuori dalla crisi globale”; i Vescovi temono ricadute su poveri ed esclusihttp://www.fides.org/it/news/57436-AMERICA_BOLIVIA_La_Bolivia_non_e_fuori_dalla_crisi_globale_i_Vescovi_temono_ricadute_su_poveri_ed_esclusihttp://www.fides.org/it/news/57436-AMERICA_BOLIVIA_La_Bolivia_non_e_fuori_dalla_crisi_globale_i_Vescovi_temono_ricadute_su_poveri_ed_esclusiLa Paz – Il Presidente della Conferenza Episcopale della Bolivia , Sua Ecc. Mons. Oscar Aparicio, neo Arcivescovo di Cochabamba, ha messo in guardia sui possibili effetti nel paese della crisi economica globale, e ha espresso preoccupazione per la corruzione ed il malfunzionamento della giustizia, che ha accusato di essere "altamente politicizzata". Dinanzi al rallentamento della crescita economica mondiale, "la Bolivia non fa eccezione , e questo provoca un certo timore" ha detto Mons. Aparicio nella nota pervenuta a Fides. <br />Aprendo la riunione annuale dei Vescovi della Bolivia, il 15 aprile, l’Arcivescovo di Cochabamba ha espresso la preoccupazione dei Vescovi per le possibili conseguenze del rallentamento economico, e che queste vengano a ricadere "soprattutto su coloro che sono sempre puniti in ogni crisi, vale a dire i più poveri e gli esclusi dallo sviluppo".<br />Mons. Aparicio ha chiesto ai Vescovi di non assecondare i tentativi dei politici di giustificare la corruzione e di contribuire alla sua eradicazione, perché questa si sta espandendo con forza, sia in America Latina che in Bolivia. Secondo la stampa locale, la Bolivia prevede di mantenere una crescita economica del 5%, una delle più forti in America Latina quest'anno, secondo le previsioni del Ministero dell'Economia.<br />Sono diversi i casi di corruzione venuti alla luce nel paese negli ultimi tempi. Uno dei più clamorosi è il caso di un furto di denaro pubblico in un fondo contadino. L'indagine punta a importanti leader contadini legati al presidente Evo Morales, tra cui l'ex candidato a governatore di La Paz, Felipa Huanca, che ha perso le elezioni a marzo scorso, presumibilmente proprio per queste accuse.<br />La 99.ma Assemblea dei Vescovi si conclude oggi, venerdì 17, con una Messa nella Cattedrale. I temi principali dell’incontro sono stati la visita del Papa e la situazione della Chiesa nel paese.<br /> Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/ECUADOR - Le alluvioni favoriscono la diffusione del virus chikungunyahttp://www.fides.org/it/news/57435-AMERICA_ECUADOR_Le_alluvioni_favoriscono_la_diffusione_del_virus_chikungunyahttp://www.fides.org/it/news/57435-AMERICA_ECUADOR_Le_alluvioni_favoriscono_la_diffusione_del_virus_chikungunyaPortoviejo – In Ecuador, oltre alle alluvioni e inondazioni che si stanno abbattendo sul Paese, è anche emergenza chikungunya, malattia infettiva trasmessa dallo stesso insetto vettore della febbre emorragica dengue. Secondo gli ultimi dati di cui l’Agenzia Fides è venuta a conoscenza, resi noti dal Ministero della Sanità locale, nella provincia di Manabí sono stati registrati 711 casi; tra questi 475 nella città di Manta, 168 a Portoviejo e i restanti a Montecristi, Santa Ana, Paján, Sucre, 24 de Mayo e Pichincha. Manta è particolarmente colpita a causa della mancanza dei servizi sanitari basilari, mentre Portoviejo per le alte temperature climatiche. <br />Con le ultime piogge la situazione va peggiorando e continuano le operazioni di fumigazione e di installazione di larvicidi, oltre alle campagne di sensibilizzazione. Sono stati inoltre rivisti gli orari di assistenza nei centri sanitari. Secondo altri dati diffusi dalle autorità sanitarie, fino allo scorso 30 marzo la provincia di Esmeraldas registrava il numero di casi più elevato, con oltre 500 casi autoctoni e 15 casi originati in altre provincie e importati. A Los Ríos, fino all’8 aprile, i casi erano 56; a Santo Domingo, un caso importato. Nel frattempo c’è grande allerta anche nella parrocchia di Barreiro, nel cantone di Babahoyo, provincia di Los Ríos, dove da una settimana le strade sono inondate, in particolare quelle del dispensario sanitario, per il quale è stata fatta richiesta di una soluzione immediata. Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/SUDAFRICA - La condanna dei Vescovi per le violenze xenofobe: “siamo una nazione di pace che ha vinto l’apartheid”http://www.fides.org/it/news/57434-AFRICA_SUDAFRICA_La_condanna_dei_Vescovi_per_le_violenze_xenofobe_siamo_una_nazione_di_pace_che_ha_vinto_l_apartheidhttp://www.fides.org/it/news/57434-AFRICA_SUDAFRICA_La_condanna_dei_Vescovi_per_le_violenze_xenofobe_siamo_una_nazione_di_pace_che_ha_vinto_l_apartheidJohannesburg - I Vescovi sudafricani condannano le recenti ondate di violenza xenofoba che hanno insanguinato Durban, provocando la morte di almeno quattro persone.<br />“La Southern African Catholic Bishops’ Conference ha osservato con tristezza le violenze xenofobe a Durban che l’Arcivescovo del luogo, il Cardinale Wilfrid Napier, ha già condannato” afferma una nota firmata da Sua Ecc. Mons. William Slattery, Arcivescovo di Pretoria e portavoce della SACBC.<br />Le violenze sono esplose dopo che la stampa locale aveva riportato alcune affermazioni del re degli Zulu, Goodwill Zwelithini, secondo le quali gli stranieri dovevano andarsene dal Sudafrica. In seguito il leader tradizionale degli Zulu aveva affermato che le sue parole erano state male interpretate.<br />“Mentre riconosciamo che le esternazioni da parte di Sua Maestà, il re della nazione Zulu, non hanno mai significato né previsto queste violenze, crediamo che debba condannare categoricamente gli atti violenti e diffondere pubblicamente il valore dell’ospitalità radicato nella cultura Zulu” afferma il messaggio.<br />All’origine delle violenze c’è una guerra tra poveri: su 50 milioni di abitanti, il Sudafrica conta 5 milioni di immigrati provenienti da Paesi in difficoltà come Somalia, Etiopia, Zimbabwe e Malawi, e persino da Cina e Pakistan. Con un alto tasso di disoccupazione si sono create forti tensioni tra autoctoni e immigrati, molti dei quali sono dediti al crimine. “Comprendiamo la rabbia della popolazione verso gli stranieri per ragioni legittime” scrivono i Vescovi. “Siamo però una nazione di pace, che ha vinto l’apartheid con un uso molto limitato della violenza ed un accordo che è stato raggiunto pacificamente”.<br />Il messaggio invita gli stranieri a non commettere crimini e avverte tutti ad un uso responsabile dei social media per evitare di diffondere messaggi di odio. I Vescovi concludono chiedendo al governo di intervenire per identificare chi incita agli scontri e ad affrontare “i problemi che generano il contesto di queste terribili violenze”. Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Atti vandalici contro una chiesa cattolica in Uttar Pradeshhttp://www.fides.org/it/news/57433-ASIA_INDIA_Atti_vandalici_contro_una_chiesa_cattolica_in_Uttar_Pradeshhttp://www.fides.org/it/news/57433-ASIA_INDIA_Atti_vandalici_contro_una_chiesa_cattolica_in_Uttar_PradeshAgra – Una chiesa cattolica nella città di Agra, nello stato indiano di Uttar Pradesh, è stata oggetto di atti vandalici. Come riferito a Fides, p. Eugene Lazarus, il parroco della chiesa di Santa Maria ad Agra, la mattina del il 16 aprile ha sentito scattare l'allarme anti-furto della sua auto, parcheggiata nel cortile della chiesa. Giunto sul luogo, ha visto le vetrate delle navate infrante, scorgendo alcune persone che fuggivano.<br />“Abbiamo gridato e i vandali sono scappati. Con altri sacerdoti abbiamo preso atto che gli arredi interni alla chiesa sono stati danneggiati. Quattro statue della Madonna sono distrutte e con esse la teca che le conteneva. Anche la teca della statua di Gesù Bambino era rotta e posta nelle mani della statua della Vergine. Al collo di una delle statue di Maria vi era il guinzaglio di un cane. Gli aggressori non solo hanno infranto le statue e danneggiato la chiesa, ma hanno anche giocato con i sentimenti della comunità cristiana, non risparmiando gli insulti” ha spiegato p. Lazarus, che ha sporto regolare denuncia alla polizia per atti vandalici. <br />Secondo gli osservatori, in Uttar Pradesh da mesi si registrano numerosi episodi del genere, che colpiscono le minoranze cristiane e che stanno generando un clima di paura ed insicurezza. Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - L’assemblea dei Vescovi: “Senza fiducia e partecipazione non si può andare avanti!”http://www.fides.org/it/news/57432-AMERICA_MESSICO_L_assemblea_dei_Vescovi_Senza_fiducia_e_partecipazione_non_si_puo_andare_avantihttp://www.fides.org/it/news/57432-AMERICA_MESSICO_L_assemblea_dei_Vescovi_Senza_fiducia_e_partecipazione_non_si_puo_andare_avantiCittà del Messico – I Vescovi messicani stanno preparando un messaggio, in vista delle elezioni del 7 giugno, nel quale sottolineeranno che per affrontare le sfide in campo sociale e istituzionale, la società deve partecipare attivamente al processo democratico. Lo ha comunicato, nel corso di una conferenza stampa in occasione della 99.ma Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Messicana , il Segretario generale, Sua Ecc. Mons. Eugenio Lira Rugarcía, Vescovo ausiliare di Puebla.<br />"L'idea è di invitare tutti a capire che dobbiamo affrontare le sfide senza perdere coraggio, senza fuggire, ma partecipando, e facendolo in modo molto concreto, con un voto che deve essere informato: dobbiamo conoscere i candidati, i partiti, ciò che propongono, per riflettere e così dialogare con la comunità, per poi dare un voto libero e responsabile" ha detto Mons. Lira Rugarcía.<br />Il Segretario Generale della CEM ha letto poi il documento preparato dai Vescovi in occasione di questa Assemblea dell’Episcopato, intitolato “Senza fiducia e partecipazione non si può andare avanti!”. Il breve testo invita tutti a riflettere sulla fiducia necessaria per risolvere, insieme, tutti i problemi.<br />"Un popolo senza fiducia genera indifferenza, sconforto o aggressività – è scritto nel documento inviato a Fides -. Tutti devono educare alla fiducia con l'esempio. Ognuno deve compiere il proprio dovere con responsabilità, in modo legale, con onestà e solidarietà. Non possiamo abituarci a ciò che distrugge la dignità umana e il valore della vita: l'ingiustizia, la corruzione, la violenza, l'impunità ... Tutto questo provoca sfiducia e scoraggia la partecipazione. I messicani non possono tollerare coloro che cercano il potere solo per i propri interessi.”<br />La 99.ma Assemblea plenaria della CEM, iniziata il 14 aprile sul tema “I giovani destinatari e protagonisti della Nuova Evangelizzazione nel contesto sociale post-moderno”, conclude oggi i suoi lavori. Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/GABON - “Il calo delle rendite petrolifere sta provocando effetti negativi sulla vita sociale” afferma il Presidente della Conferenza Episcopalehttp://www.fides.org/it/news/57431-AFRICA_GABON_Il_calo_delle_rendite_petrolifere_sta_provocando_effetti_negativi_sulla_vita_sociale_afferma_il_Presidente_della_Conferenza_Episcopalehttp://www.fides.org/it/news/57431-AFRICA_GABON_Il_calo_delle_rendite_petrolifere_sta_provocando_effetti_negativi_sulla_vita_sociale_afferma_il_Presidente_della_Conferenza_EpiscopaleRoma - Il calo del prezzo del petrolio sta avendo un impatto negativo sulla vita sociale del Gabon, uno dei maggiori produttori africani di greggio. Lo conferma Sua Ecc. Mons. Mathieu Madega Lebouakehan, Vescovo di Mouila, a Roma per la visita Ad Limina, che ha rilasciato all’Agenzia Fides una breve intervista.<br />La riduzione delle rendite petrolifera causata dal calo dei prezzi internazionali del greggio che impatto ha in Gabon?<br />“Il calo degli introiti del petrolio sta avendo un impatto negativo nel Paese e la situazione socio-economica ne risente in maniera pesante, come dimostrato dai numerosi scioperi degli ultimi mesi. Abbiamo avuto scioperi in quasi tutti i settori: dalla sanità all’amministrazione pubblica, dalle dogane alle scuole fino alle aziende private. Abbiamo assistito ad una riduzione del personale in diverse compagnie petrolifere e questo suscita forte preoccupazione nel Paese”.<br />Di recente ci sono stati disordini per la morte di André Mba Obame, uno dei principali oppositori del Paese, deceduto dopo una lunga malattia, attribuita ad una “maleficio” attuato dalla Presidenza . Quanto sono forti queste credenze a livello popolare?<br />“Bisogna conoscere il sostrato sociale e antropologico del Paese. La popolazione è molto religiosa, e nell’accezione comune i fenomeni che accadono possono avere tre matrici: o sono divine, o derivano dalla stregoneria oppure sono scientificamente dimostrate. Di fronte ad un certo fatto, a livello popolare, se non possono dire che una cosa ha un’origine divina e se non si hanno elementi scientifici per spiegarla, allora si dice che è stata una stregoneria. Naturalmente la Chiesa non incoraggia queste credenze e cerca di promuovere una visione cristiana della vita”.<br />Oggi quali sono le speranze e le sfide della Chiesa in Gabon?<br />“La sfida per la Chiesa in Gabon deriva dalla necessità di radicare ancora di più la nostra fede in Cristo, in modo da sfuggire la mescolanza sia con il laicismo e il relativismo, sia con credenze distanti dalla fede cristiana. La nostra speranza deriva dalla molteplici vocazioni sacerdotali e religiose oltre che dai tanti matrimoni religiosi”.<br />Come sono i rapporti ecumenici ed interreligiosi in Gabon?<br />“A livello interreligioso con l’islam non abbiamo problemi. Con gli imam e gli altri leader religiosi musulmani dialoghiamo attraverso incontri, formali e informali. A livello di dialogo ecumenico abbiamo ottimi rapporti con le altre chiese che si manifestano pubblicamente, soprattutto durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, dove assistiamo alle celebrazioni dei nostri fratelli protestanti e viceversa. Invece con le cosiddette sette, alcune di origine cristiana, ci sono delle difficoltà, perché non vogliono dialogare, ci considerano dei ‘demoni’, e si sa che con i demoni non si dialoga”. Fri, 17 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA - I Vescovi emeriti continuano ad offrire il loro contributo all'azione pastorale continentalehttp://www.fides.org/it/news/57430-AMERICA_I_Vescovi_emeriti_continuano_ad_offrire_il_loro_contributo_all_azione_pastorale_continentalehttp://www.fides.org/it/news/57430-AMERICA_I_Vescovi_emeriti_continuano_ad_offrire_il_loro_contributo_all_azione_pastorale_continentaleBogotà – Dopo il primo incontro dei Vescovi emeriti dell'America Latina, svoltosi a Bogotà nel mese di marzo , padre José Gregorio Melo Sánchez, Segretario del dipartimento Comunione Ecclesiale e Dialogo del CELAM, coordinatore di questo evento, ha inviato a Fides una sua intervista rilasciata ai media cattolici in cui presenta un bilancio dell'iniziativa.<br />"Le conclusioni di questo incontro si possono individuare in 3 elementi che serviranno come guida per il futuro: la formazione permanente, l'assistenza sanitaria, l'impegno spirituale e pastorale che i Vescovi emeriti possono continuare ad offrire al continente" segnala padre Melo Sánchez.<br />Dei 30 partecipanti a questo primo incontro, un gruppo ha già collaborato e lavorato con le Commissioni delle Conferenze Episcopali e un altro gruppo continua a offrire un servizio pastorale nella propria Chiesa particolare. La proposta finale è stata quella di costituire un centro, commissione o consiglio, dove i Vescovi emeriti possano confluire per continuare ad offrire il proprio contributo, attraverso suggerimenti e consigli, all'azione pastorale nelle diverse realtà del continente. Thu, 16 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/TURCHIA - Anche il Patriarcato armeno di Costantinopoli commemorerà le vittime del Genocidiohttp://www.fides.org/it/news/57429-ASIA_TURCHIA_Anche_il_Patriarcato_armeno_di_Costantinopoli_commemorera_le_vittime_del_Genocidiohttp://www.fides.org/it/news/57429-ASIA_TURCHIA_Anche_il_Patriarcato_armeno_di_Costantinopoli_commemorera_le_vittime_del_GenocidioIstanbul – Anche il Patriarcato armeno di Costantinopoli, con sede a Istanbul, commemorerà il centesimo anniversario dei massacri sistematici contro il popolo armeno iniziati il 24 aprile 1915 con il rastrellamento e l'uccisione di alcune centinaia di intellettuali della comunità armena che risiedevano nella metropoli sul Bosforo. Una Messa, presieduta dal Vicario patriarcale Aram Ateshian, sarà celebrata nella chiesa della Sede patriarcale per commemorare le vittime dello sterminio, che in quell'occasione saranno commemorate come sante. La stampa turca mette in risalto che il celebrante non utilizzerà la definizione di Genocidio per ricordare le sofferenze vissute “da tutte le parti” nei tragici fatti di cento anni fa. <br />Nel contempo, il giornalista e scrittore turco di origine armena Etyen Mahcupyan, attuale primo consigliere del Premier turco Ahmet Davutoglu, ha riconosciuto che i massacri di armeni perpetrati in Anatolia nel 1915 sotto la regia ideologica dei Giovani Turchi possono essere legittimamente definiti come Genocidio. “Se si riconosce che quelli accaduti in Bosnia e in Africa sono stati Genocidi - ha dichiarato Mahcupyan in un'intervista per un sito online - è impossibile non chiamare genocidio anche quello che accadde agli armeni nel 1915”, aggiungendo che l'uso di tale termine per gli armeni riveste un significato “più psicologico che politico”. <br />Il Primo Ministro Davutoglu, di cui pure Mahcupyan è consigliere, ha affermato che con la sua citazione del Genocidio armeno il Papa si è schierato con il “fronte del male” ostile alla Turchia. Mentre il Presidente Recep Tayyip Erdogan, in dichiarazioni rilanciate dai media turchi, ha detto che la Turchia “si comporta generosamente” non espellendo i 100mila armeni immigrati che lavorano nel Paese senza essere cittadini turchi, anche se “potrebbe farlo”. .Thu, 16 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto parteciperà alle commemorazioni per il centenario del Genocidio armeno in programma a Erevanhttp://www.fides.org/it/news/57428-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_copto_partecipera_alle_commemorazioni_per_il_centenario_del_Genocidio_armeno_in_programma_a_Erevanhttp://www.fides.org/it/news/57428-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_copto_partecipera_alle_commemorazioni_per_il_centenario_del_Genocidio_armeno_in_programma_a_ErevanIl Cairo – Papa Tawadros II, Patriarca della Chiesa copta ortodossa, si recherà a Erevan a patire dal prossimo 20 aprile per prendere parte agli eventi più significativi programmati per commemorare il centenario del Genocidio armeno. La visita in Armenia di Papa Tawadros si protrarrà per circa una settimana. Fonti del Patriarcato copto consultate dall'Agenzia Fides riferiscono che si tratterà della prima partecipazione di un Patriarca copto ortodosso a commemorazioni ufficiali del Genocidio armeno. <br />La Chiesa armena apostolica e la Chiesa copta appartengono al gruppo delle antiche Chiese dell'Oriente, definite anche come “pre-caldedoniane”, perchè avevano rifiutato alcune formulazioni cristologiche definite al Concilio di Calcedonia . <br />Dal punto di vista ecclesiale, la commemorazione dei cento anni dal “Grande Male” avrà il suo culmine nella liturgia per la canonizzazione delle vittime del Genocidio armeno, in programma il 23 aprile a Erevan, presso la Sede patriarcale del Catholicosato di Echmiadzin, retto dal Patriarca Karekin II. Una quarantina tra Chiese, comunità ecclesiali e organismi ecumenici, hanno già assicurato la presenza di una propria delegazione al rito di canonizzazione. Quello stesso giorno, a partire dalle 19,15 – ora scelta per richiamare simbolicamente l'anno 1915 – tutte le chiese armene del mondo, tranne quelle sparse in territorio turco, faranno risuonare cento rintocchi di campana per ricordare anche in questo modo i cento anni dal Genocidio. Thu, 16 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/COLOMBIA - Undici soldati uccisi, la Chiesa chiede un cessate il fuoco definitivohttp://www.fides.org/it/news/57426-AMERICA_COLOMBIA_Undici_soldati_uccisi_la_Chiesa_chiede_un_cessate_il_fuoco_definitivohttp://www.fides.org/it/news/57426-AMERICA_COLOMBIA_Undici_soldati_uccisi_la_Chiesa_chiede_un_cessate_il_fuoco_definitivoBogotà – Il Vescovo castrense della Colombia, Sua Ecc. Mons. Fabio Suescun Mutis, ha condannato energicamente gli eventi accaduti nel comune di Buenos Aires, nel nord Cauca , dove 11 soldati hanno perso la vita in un attacco presumibilmente dei guerriglieri delle FARC.<br />"Questo giorno è un giorno molto triste per tutti, ci riguarda tutti. Ci fa proprio male sapere che i nostri soldati hanno perso la vita, che ancora c'è la guerra, speriamo che questo diventi un invito a proseguire su un percorso di vera disposizione per una pace duratura" ha detto il Presule secondo le informazioni pervenute a Fides.<br />La sera di martedì 14 aprile le FARC hanno ucciso 11 soldati e ferito altri 20 in un paesino di circa 300 abitanti chiamato paradossalmente Esperanza, a 1.500 metri d'altezza, dove si riesce ad arrivare con difficoltà dopo 3 o 4 ore di macchina. Secondo le prime informazioni, sembra che il gruppo guerrigliero abbia voluto difendere la sua posizione di dominio nella zona, i militari sono stati presi alla sprovvista. Dopo i fatti l’esercito ha bombardato. Nel frattempo i rappresentanti delle FARC al tavolo dei colloqui per la pace, in corso a Cuba, hanno chiesto al governo di misurare le azioni militari per non riaccendere altri focolai di guerra.<br />Mons. Suescun Mutis ha sottolineato la necessità di un impegno serio da parte di tutti i colombiani, per arrivare alla fine di questo conflitto che ha causato la morte di tante vittime innocenti.<br />"In seguito si verranno a conoscere le circostanze di questi eventi, per dare un giudizio obiettivo, ma penso che si dovrebbe chiedere il cessate fuoco definitivo in questo conflitto, in modo di non avere più cattive notizie e che la vita umana sia rispettata dai colombiani come valore fondamentale". Ha ricordato infine che "le forze militari devono rimanere come forze di sicurezza, coloro che veramente devono salvaguardare la vita e l'ordine democratico nel paese". Thu, 16 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Gli avvocati: “Giustizia dopo la morte di Nauman Masih, ucciso perché cristiano”http://www.fides.org/it/news/57425-ASIA_PAKISTAN_Gli_avvocati_Giustizia_dopo_la_morte_di_Nauman_Masih_ucciso_perche_cristianohttp://www.fides.org/it/news/57425-ASIA_PAKISTAN_Gli_avvocati_Giustizia_dopo_la_morte_di_Nauman_Masih_ucciso_perche_cristianoLahore – “Siamo scioccati. La morte di Nauman Masih, il 14enne cristiano arso vivo da un gruppo di musulmani, è sorprendente. Due giorni fa i dottori dicevano che, nonostante le gravi ustioni, il ragazzo sarebbe sopravvissuto, in quanto non c’erano organi interni danneggiati. Poi la morte dopo un intervento di chirurgia plastica”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides l’avvocato cristiano Aneeqa Maria Anthony, coordinatrice della Ong “The Voice Society”, che riunisce un pool di legali impegnati per la difesa dei diritti umani. L’organizzazione ha seguito il caso fin dall’inizio, raccogliendo le dichiarazioni di Nauman Nasih e presentando la formale denuncia alla polizia. I membri della Ong sono rimasti al capezzale del ragazzo dalla sera del giorno dell’aggressione.<br />Ieri alcune fonti hanno cercato di addurre motivazioni per l’aggressione diverse dal fattore religioso: secondo alcuni mass-media pakistani l’attacco a Nauman sarebbe stato frutto di una disputa intrafamiliare. L’avvocato Anthony smentisce categoricamente: “Abbiamo raccolto il racconto di Nauman e la sua spiegazione dei fatti era chiara. Lo hanno aggredito due sconosciuti solo dopo la sua professione della fede cristiana. Il resto sono voci infondate o depistaggi”. Secondo la donna, “all’85% delle probabilità si tratta di una rappresaglia per il linciaggi di due musulmani a Youhanabad”.<br />Restano da chiarire le circostanze della morte. “Aspettiamo il referto del medico legale e l’autopsia. La sua morte improvvisa non convince. E’ necessaria una indagine approfondita. Nauman aveva detto di essere in grado di riconoscere i suoi aggressori, che ora resteranno impuniti” afferma. <br />L’avvocato promette che la Ong “The Voice Society” continuerà a seguire il caso “per una questione di giustizia”. “Seguiremo l’operato della polizia e delle autorità civili. Ribadiamo alle istituzioni la richiesta di porre il massimo impegno per far luce su questa triste vicenda che vede un ragazzo innocente soccombere ingiustamente, solo a causa della sua fede”. Thu, 16 Apr 2015 00:00:00 +0200