Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/ETIOPIA - Divieto d'ingresso in Eritrea per una delegazione cattolica in visita per scopi religiosihttp://www.fides.org/it/news/67466-AFRICA_ETIOPIA_Divieto_d_ingresso_in_Eritrea_per_una_delegazione_cattolica_in_visita_per_scopi_religiosihttp://www.fides.org/it/news/67466-AFRICA_ETIOPIA_Divieto_d_ingresso_in_Eritrea_per_una_delegazione_cattolica_in_visita_per_scopi_religiosiAddis Abeba - Una delegazione cattolica etiope di altissimo livello è stata fermata per 16 ore all’aeroporto di Asmara e poi rilasciata, ma costretta a rientrare ad Addis Abeba. Come appreso dall'Agenzia Fides, il fatto è avvenuto sabato scorso, 22 febbraio, ma solo ieri la notizia è stata diffusa. La delegazione era formata da Sua Eminenza il Cardinale Bérhaneyesus Demerew, da mons. Musie Ghebregiorghis, eparca di Emdeber, e da Abba Teshome Fikre, segretario della Conferenza Episcopale di Etiopia. <br />I tre esponenti della Chiesa etiope si stavano recando in Eritrea per partecipare al giubileo della Chiesa arcivescovile di Asmara, che celebra il suo 50° anniversario e la festa annuale della Sua Patrona, Kidane Méhret . Tutti e tre avevano con sé il passaporto e un regolare visto di entrata. "Al loro arrivo allo scalo di Asmara - si legge in una nota del Segretariato cattolico dell’Etiopia, inviata a Fides - sono stati detenuti illegalmente per 16 ore senza motivazioni e poi sono stati costretti a rientrare in Etiopia. La loro unica colpa è di aver voluto celebrare, insieme ai confratelli eritrei, una festa religiosa".<br />Il fermo e il respingimento, prosegue la nota, sono "la dimostrazione plastica della labilità del cosiddetto processo di pace”. "Non c’è pace violando i diritti e le libertà delle persone e delle religioni. Condanniamo il gesto commesso contro la delegazione etiope. Esprimiamo anche la nostra solidarietà alla Chiesa cattolica che è in Eritrea, che vive in un contesto molto complesso".<br />Nonostante le aperture legate al processo di pace tra Etiopia ed Eritrea, esistono ancora profonde diffidenze tra i due Paesi. Trent’anni di guerra di indipendenza, seguiti da una guerra fratricida che ha causato decine di migliaia di morti e un ventennio di tensioni, non sono stati ancora del tutto smaltiti. Il regime di Asmara, uno dei più duri del continente africano, dimostra ancora diffidenza e sospetto nei confronti delle personalità religiose e politiche provenienti dall’Etiopia. L'auspicio è che si arrivi a considerare il contributo delle comunità religiose, e in particolare della Chiesa cattolica, come un sostegno al processo di pace, una via per abbassare le tensioni, un apporto al bene comune. <br /><br />Wed, 26 Feb 2020 12:06:19 +0100AFRICA/UGANDA - Appello dei leader religiosi cristiani alla pace in vista delle elezioni generali del 2021http://www.fides.org/it/news/67465-AFRICA_UGANDA_Appello_dei_leader_religiosi_cristiani_alla_pace_in_vista_delle_elezioni_generali_del_2021http://www.fides.org/it/news/67465-AFRICA_UGANDA_Appello_dei_leader_religiosi_cristiani_alla_pace_in_vista_delle_elezioni_generali_del_2021Kampala - “Come cristiani siamo chiamati a promuovere la pace. Ricordate che la prima parola di Gesù ai suoi discepoli dopo la risurrezione fu Shalom, che significa pace” ha detto Sua Ecc. Mons. Ssemogerere, Vescovo di Kasana-Luweero, alla giornata nazionale di preghiera celebrata nel Santuario cattolico dei martiri dell'Uganda, Namugongo, domenica scorsa, 23 febbraio. Al momento di preghiera ecumenico, i leader religiosi appartenenti al Consiglio cristiano congiunto dell'Uganda hanno rivolto un appello all'unità e alla pace in Uganda in vista delle elezioni generali del prossimo anno.<br />“Qualunque cosa facciamo o diciamo, deve riflettere Dio e la pace. Il libro della Genesi ci dice che siamo stati fatti a immagine di Dio” ha aggiunto Mons. Ssemogerere, che ha parlato a nome dell'Arcivescovo di Kampala, Sua Ecc. Mons. Cyprian Kizito Lwanga.<br />Mons. Ssemogerere ha poi chiesto che i giovani possano accedere alla leadership del Paese ricordando che “il settanta per cento della popolazione dell'Uganda è composto da giovani. Questo gruppo deve essere incluso nei piani futuri del Paese per una pace sostenibile”.<br />Riferendosi ai candidati alle elezioni generali ugandesi del 2021, il Vescovo ha poi affermato: “Mentre preghiamo per la pace in Uganda, dobbiamo pregare per tutti i nostri leader affinché sostengano e promuovano tutte le possibili vie di pace. Preghiamo anche perché coloro che aspirano a posizioni di guida della nazione facciano lo stesso. "<br />L'archimandrita Constantine Mbonabingi della Chiesa ortodossa in Uganda, Segretario esecutivo dell'UJCC, ha affermato che “l’Uganda ha bisogno di soldati e ufficiali di polizia che lavorino per la pace; è un peccato che le armi siano ora usate contro i civili. Abbiamo bisogno di pace in noi stessi per combattere tutte le forme di ingiustizie nella nostra società”.<br />Alla preghiera nazionale organizzata da UJCC hanno partecipato ugandesi di diverse confessioni cristiane tra cui cattolici, anglicani, membri della chiesa ortodossa, e di altre denominazioni.<br />La preghiera nazionale si tiene ogni anno; quella del 2021 verrà organizzata dalla Chiesa anglicana. <br />Wed, 26 Feb 2020 11:57:03 +0100ASIA/MYANMAR - Conferma del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, D. Bernardino Ne Nehttp://www.fides.org/it/news/67464-ASIA_MYANMAR_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_D_Bernardino_Ne_Nehttp://www.fides.org/it/news/67464-ASIA_MYANMAR_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_D_Bernardino_Ne_NeCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 12 dicembre 2019 ha confermato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Myanmar per un altro quinquennio , il rev. D. Bernardino Ne Ne, del clero della diocesi di Loikaw. Wed, 26 Feb 2020 11:35:22 +0100AFRICA - Pace, sicurezza e stabilità: i punti fermi della Quaresima in Africahttp://www.fides.org/it/news/67463-AFRICA_Pace_sicurezza_e_stabilita_i_punti_fermi_della_Quaresima_in_Africahttp://www.fides.org/it/news/67463-AFRICA_Pace_sicurezza_e_stabilita_i_punti_fermi_della_Quaresima_in_AfricaNiamey – Una nuova era per il continente africano, tormentato dal male e dalla sofferenza: è l’auspicio comune della Chiesa del Paese per il tempo di Quaresima che si è aperto oggi, 26 febbraio, per la Chiesa universale. Nei diversi contesti socio-politici del vasto continente africano questo “sarà un tempo di grazia in Africa in particolare: un tempo in cui i Vescovi, nelle diverse nazioni e Conferenze episcopali, esorteranno i fedeli a vivere un reale rinnovamento e una conversione del cuore, che possa poi trasformarsi in opportunità di rinnovamento nell’agire sociale, economico e politico, generatore di pace, sicurezza e stabilità” nota il teologo e missionario Donad Zagore, della Società per le Missioni Africane.<br />Ogni comunità nazionale risponderà in modo diverso, a seconda delle problematiche e delle questioni che la toccano più da vicino: in Kenya sarà la lotta alla corruzione al centro delle principali sfide da affrontare durante questo periodo; in Nigeria, i cristiani si vestiranno di nero per mostrare la loro solidarietà a tutti i cristiani vittime di violenza nel paese . Nella regione di Burkina Faso, Mali, Niger, “la speranza nella Risurrezione risolleverà la popolazione dal clima di tensioni causato dal male che prevale e che divide questi paesi”. “Costa d'Avorio, Togo, Guinea, invece, vivranno questo periodo di conversione proiettati verso la pace e la speranza di elezioni pacifiche”, rileva ancora il missionario.<br />“Impegno e speranza per un futuro migliore restano un imperativo fondamentale per il continente africano. In Quaresima pregheremo il Principe della Pace per la conversione, la riconciliazione e la giustizia, principi cardine per tutti i cristiani in Africa” conclude.<br /> <br />Wed, 26 Feb 2020 11:31:11 +0100ASIA/INDIA - La Chiesa a Delhi: no alla violenza, stop ai provocatori, soccorso ai manifestanti feritihttp://www.fides.org/it/news/67462-ASIA_INDIA_La_Chiesa_a_Delhi_no_alla_violenza_stop_ai_provocatori_soccorso_ai_manifestanti_feritihttp://www.fides.org/it/news/67462-ASIA_INDIA_La_Chiesa_a_Delhi_no_alla_violenza_stop_ai_provocatori_soccorso_ai_manifestanti_feritiNuova Delhi - Chiese, parrocchie, scuole e istituzioni ecclesiali nell'arcidiocesi di Delhi stanno offrendo soccorso alle persone ferite negli scontri tra comunità di diverse fedi che caratterizzano le manifestazioni popolari organizzate nella capitale indiana. E' di 20 morti e 189 feriti il bilancio dei violenti scontri intercomunitari tra sostenitori e oppositori della nuova legge , approvata dal governo, che concede la cittadinanza indiana agli immigrati di Bangladesh, Afghanistan e Pakistan e la nega alle minoranze musulmane di quei paesi. I disordini sono iniziati in alcune aree di Nuova Delhi il 23 febbraio. Il governo ha schierato la polizia per controllare la situazione.<br />Scrive Mons. Anil J. Couto, Arcivescovo di Delhi, in una lettera inviata a tutta la comunità, a parroci, istituti, scuole cattoliche: "In questo momento di prova, mentre improvvise rivolte attanagliano Delhi, ci facciamo avanti con le nostre preghiere e ogni possibile sforzo per portare soccorso alle persone colpite in termini di riparo, cibo e vestiti". La lettera dell'Arcivescovo Couto, pervenuta a Fides, chiede alle istituzioni della Chiesa di aprirsi alle necessità della gente, sollecitando i parroci a informare i fedeli affinché "diano il loro contributo per aiutare tutti coloro che sono nel bisogno in questo tempo quaresimale". <br />Suor Anastasia Gill, della congregazione della Presentazione del Signore e membro della Commissione per le minoranze di Delhi, ha condannato gli attacchi mirati sui musulmani. "I cristiani non dovrebbero essere semplici spettatori mentre i cittadini musulmani vengono attaccati", afferma a Fides la religiosa, che è anche un avvocato. “Ci sono vittime innocenti e ai feriti non è permesso andare in ospedale per le cure. I negozi nelle aree musulmane sono stati bruciati da militanti autorizzati a distruggere proprietà e creare violenza ", rileva. "Il nostro ruolo è difendere la giustizia", afferma, esortando i membri della comunità cristiana a "formare comitati di pace per impedire che i provocatori si infiltrino nelle loro località". "Impedite a queste persone di entrare nelle vostre aree", ha detto. La religiosa sollecita le istituzioni cristiane a "monitorare la situazione, a essere solidali con i musulmani e con le altre comunità, adottando misure per porre fine alla violenza". I cristiani, ha aggiunto, sono chiamati a portare soccorso medico ai feriti e a dare rifugio alle persone colpite dalla violenza. <br />Dal dicembre scorso i cittadini indiani stanno protestando per la controversa legge. Partiti e critici dell'opposizione sostengono che la legge è incostituzionale in quanto subordina la concessione della cittadinanza a un fattore della propria sfera privata, come la fede professata da una persona. La legge, si osserva, contribuisce a emarginare e penalizzare ulteriormente la consistente minoranza dei musulmani indiani, che conta 200 milioni di cittadini, su una popolazione di 1,2 miliardi di abitanti.<br />A .C. Michael, leader laico cattolico, commenta a Fides: “Dobbiamo lavorare per riportare la normalità e la pace in città. La violenza non è la risposta. Dovrebbero essere consentiti mezzi pacifici di protesta. È responsabilità della polizia mantenere la legge e l'ordine in città, ma senza abusare del proprio potere o favorire alcuni manifestanti rispetto ad altri. Come cristiani indiani dobbiamo contribuire a calmare gli animi, a non usare mezzi violenti e a essere portatori di pace in queste situazioni". <br />Wed, 26 Feb 2020 11:11:58 +0100ASIA/INDIA - I leader della società civile contrari al "Registro nazionale della popolazione"http://www.fides.org/it/news/67461-ASIA_INDIA_I_leader_della_societa_civile_contrari_al_Registro_nazionale_della_popolazionehttp://www.fides.org/it/news/67461-ASIA_INDIA_I_leader_della_societa_civile_contrari_al_Registro_nazionale_della_popolazioneNuova Delhi - Opporsi alla ratifica e all'applicazione del "Registro nazionale della popolazione" , il registro destinato a censire e raccoglie dettagli su tutta la popolazione presente sul territorio indiano: è l'appello lanciato da 73 leader della società civile indiana, tra i quali membri di tutte le fedi, in rappresentanza di varie estrazioni sociali, professionali e religiose, in una dichiarazione resa pubblica e divenuta una petizione al governo federale. Nella dichiarazione, inviata all'Agenzia Fides, i leader richiamano l'articolo 14 della Costituzione indiana, affermando che il NPR è "discriminatorio, divisivo, esclusivo e incostituzionale", e che contribuisce a polarizzare la società sulla base di fattori come religione, classe, casta e genere. <br />Attraverso il NPR, il governo indiano, guidato dal Primo ministro Narendra Modi, del partito nazionalista Bharatiya Janata , intende creare un database dei cittadini, raccogliendo i dettagli biometrici e demografici. Ogni cittadino deve fornire dettagli sulla sua vita come nome, relazione con il capofamiglia, nome dei genitori, nome del coniuge , genere, data di nascita, stato civile, luogo di nascita, nazionalità, indirizzo di residenza , durata del soggiorno in India, professione e titolo di studio. Il governo indiano ha stanziato 555 milioni di dollari per avviare la registrazione che dovrebbe iniziare da aprile 2020.<br />Sebbene il governo affermi che la compilazione del NPR sarà svolta in modo indipendente e non sia collegata all'altro controverso "Registro nazionale dei cittadini" , i leader notano che l'NPR è la "prima fase della raccolta dei dati, per preparare il NRC, attuando infine il Citizenship Amendment Act ", la controversa legge sulla cittadinanza approvata dal governo e al centro di una vasta protesta popolare. La legge regola la concessione della cittadinanza ai migranti giunti dal Bangladesh, dal Pakistan e dall'Afghanistan, escludendo da quel beneficio i migranti di fede musulmana. I due registri , notano gli attivisti, saranno utili a identificare e isolare le minoranze religiose o etniche definendo tutti gli "immigrati irregolari" per poi deportarli. <br />La raccolta di dati del NRC è intrinsecamente collegata a NPR, rileva l'appello. Se i due registri saranno attuati, "milioni di persone rischiano di diventare apolidi e di essere mandate nei centri di detenzione", recita il testo. Per dimostrare la propria "cittadinanza" o il diritto di residenza su suolo indiano, infatti, le persone devono produrre documenti come atti di proprietà, documenti fondiari, certificati di laurea, tessere elettorali, certificati di nascita e morte nel caso in cui il governo li richieda: questo non è un compito facile in un paese in cui molti documenti sono mal gestiti e non digitalizzati.<br />Secondo John Dayal, noto attivista cattolico per i diritti umani e uno dei firmatari della dichiarazione pervenuta a Fides, "i cittadini del paese non devono collaborare con il governo e non fornire alcuna informazione per la compilazione dei registri". Dayal spiega: “Chiediamo a tutti i governi statali di sospendere immediatamente il processo di avviamento del NPR. Facciamo poi appello alle forze di sicurezza perché rispettino i diritti costituzionali del popolo indiano di protestare pacificamente". Molti gruppi e associazioni della società civile in tutta l'India, rileva Dayal, stanno creando consapevolezza sensibilizzando la gente comune, in particolare i poveri, i dalit e i tribali "sui nuovi provvedimenti che aprono la strada alla creazione dell'India come nazione indù".<br />Recentemente i Vescovi indiani, in un messaggio rilasciato a conclusione della 34a Assemblea plenaria della Conferenza episcopale , hanno solennemente affermato che la Costituzione deve essere protetta dallo "pseudo-nazionalismo", ben diverso dall'autentico "patriottismo costituzionale" che la Chiesa e la società civile difendono strenuamente. <br />Wed, 26 Feb 2020 10:13:08 +0100AMERICA/CILE - Quaresima di Fraternità: per il secondo anno dedicata ai migrantihttp://www.fides.org/it/news/67460-AMERICA_CILE_Quaresima_di_Fraternita_per_il_secondo_anno_dedicata_ai_migrantihttp://www.fides.org/it/news/67460-AMERICA_CILE_Quaresima_di_Fraternita_per_il_secondo_anno_dedicata_ai_migrantiSantiago – Il 26 febbraio, con la messa del Mercoledì delle ceneri, inizia in Cile la Campagna quaresimale di Fraternità 2020, che con lo slogan "Il tuo contributo e il nostro, la speranza di tutti", per il secondo anno raccoglierà fondi per sostenere il lavoro della Chiesa con i migranti. La Campagna, che proseguirà fino al 5 aprile, Domenica delle Palme, intende sostenere i progetti destinati alle comunità dei migranti presenti in tutto il paese, promuovendo la “cultura dell’incontro” secondo i quattro verbi indicati da Papa Francescoi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. <br />Negli ultimi anni, sottolinea la nota della Conferenza episcopale cilena pervenuta a Fides, il flusso migratorio nel paese è cresciuto notevolmente, superando le possibilità di accoglienza e assistenza, in particolare dei migranti più vulnerabili, sia a livello governativo che della società civile e delle organizzazioni pastorali della Chiesa. Così è diventato una grande sfida e un'interpellanza condivisa in America Latina e nei Caraibi. Per questo tra il 2019 e il 2021 la Campagna quaresimale è dedicata prioritariamente alle comunità di migranti . Con i fondi raccolti lo scorso anno, sarà possibile portare avanti 39 progetti.<br />Tali progetti, di natura diocesana o nazionale, mirano a integrare e rafforzare il lavoro della Pastorale sociale della Chiesa con i migranti vulnerabili o in situazione di esclusione sociale. Tra questi: Orientamento e consulenza legale per la regolamentazione dello status di immigrati, per i diritti sociali e del lavoro. Protezione e supporto ai gruppi vulnerabili, in particolare bambini e donne povere migranti. Formazione professionale e integrazione sociale attraverso corsi di lingua e altre iniziative. Promozione di una visione positiva della migrazione nel paese di accoglienza.<br />L’équipe della Campagna di Fraternità quaresimale ha invitato tutti i cileni a partecipare richiedendo i salvadanai e il materiale preparato, che è disponibile in tutte le parrocchie del paese, pensando ai nostri fratelli migranti che hanno urgente bisogno di noi. Invitano inoltre a seguire la Campagna sui social network e a condividerne i contenuti. <br />Wed, 26 Feb 2020 09:30:51 +0100AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - I Vescovi auspicano una soluzione pacifica alla tensione sociale per il rinvio delle elezionihttp://www.fides.org/it/news/67459-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_I_Vescovi_auspicano_una_soluzione_pacifica_alla_tensione_sociale_per_il_rinvio_delle_elezionihttp://www.fides.org/it/news/67459-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_I_Vescovi_auspicano_una_soluzione_pacifica_alla_tensione_sociale_per_il_rinvio_delle_elezioniSantiago – La speranza che la crisi politica che sta attraversando la Repubblica Dominicana abbia una soluzione pacifica è stata espressa domenica scorsa, 23 febbraio, dall’Arcivescovo di Santiago, Mons. Freddy de Jesús Bretón Martínez. "Dopo la sospensione delle elezioni municipali del 16 di questo mese , i domenicani stanno vivendo momenti di incertezza, con molte proteste e rivendicazioni pubbliche. Capiamo che dobbiamo continuare a pregare affinché tutto questo abbia una via di uscita pacifica" ha detto Mons. Bretón Martínez in un messaggio diffuso da Radio Amistad nel programma "Despertar del cristiano".<br />Secondo la nota pervenuta a Fides, l'Arcivescovo ha sottolineato il diritto dei movimenti giovanili a protestare per le strade della città, sempre nel rispetto della legge, e ha concluso auspicando che i domenicani non si lascino ingannare da coloro che vogliono acquistare i loro voti.<br />Sulla stessa linea di pensiero, il Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi, Mons. Tomás Morel Diplán, ha criticato il clientelismo e ha esortato i domenicani a non vendere le schede elettorali o i voti. "Gli interessi del paese devono sempre essere al di sopra degli interessi personali o di gruppo" ha detto Mons. Morel Diplán nell'omelia della messa domenicale celebrata nella Cattedrale di Santiago Apostolo a Santiago.<br />Le esortazioni dei Vescovi denotano che il clima nel paese è diventato molto teso. Le proteste davanti al Consiglio Elettorale Centrale della Repubblica Dominicana per la sospensione delle elezioni municipali il 16 febbraio, non si sono mai fermate. Lunedì 24 febbraio centinaia di persone si sono riunite di nuovo per chiedere spiegazioni su ciò che si è verificato il giorno delle elezioni. Il partito al potere e l'opposizione si sono accusati a vicenda del presunto sabotaggio che ha creato problemi nel sistema di voto automatizzato e ha portato alla sospensione delle elezioni. E’ stato comunicato che le elezioni si terranno nuovamente il 15 marzo e saranno seguite dalle elezioni del Congresso e del Presidente il 17 maggio.<br /> <br />Wed, 26 Feb 2020 08:37:25 +0100ASIA/PAKISTAN - Dialogo e fraternità: l'eredità della dichiarazione di Abu Dhabi in Pakistanhttp://www.fides.org/it/news/67458-ASIA_PAKISTAN_Dialogo_e_fraternita_l_eredita_della_dichiarazione_di_Abu_Dhabi_in_Pakistanhttp://www.fides.org/it/news/67458-ASIA_PAKISTAN_Dialogo_e_fraternita_l_eredita_della_dichiarazione_di_Abu_Dhabi_in_PakistanLahore - Il dialogo senza pregiudizi, la cultura dell'incontro, la relazione fraterna con il prossimo, al di là delle diffierenze di cultura, religione o etnia, lingua o classe sociale, la collaborazione materiale e spirituale tra fedeli cristiani e musulmani: è questo il prezioso patrimonio che lascia al Pakistan lo storico documento sulla "Fratellanza umana per la pace e la vita nel mondo" firmato da Papa Francesco e da Ahmad Al -Tayyeb, Grande Imam di Al-Ahzar, il 4 febbraio 2019. E' quanto emerso da un recente incontro, tenutosi a Lahore, che ha voluto celebrare nella "terra dei puri" il primo anniversario di quella storica firma, che in Pakistan ha generato iniziative di scambio, dialogo, preghiera interreligiosa.<br />Alla commemorazione, organizzata dalla Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo, in seno alla Conferenza episcopale cattolica del Pakistan, erano presenti, tra gli altri leader cristiani, l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, Presidente della Commissione, e l'Arcivescovo Christophe Zakhia El-Kassis, Nunzio Apostolico in Pakistan. Accanto a loro, Chaudhry Mohammad Sarwar, Governatore della provincia del Punjab, Muhammad Abdul Khabir Azad, Imam della grande "Moschea reale" di Lahore e numerosi altri eminenti leader musulmani. Tra i partecipanti, anche membri della società civile, rappresentanti delle scuole, studenti di facoltà di college e università e un buon numero di fedeli di diverse religioni.<br />Scopo dell'evento era rinnovare il comune impegno per il dialogo e la fraternità in Pakistan ed esprimere solidarietà a Papa Francesco e ad Ahmad Al-Tayyeb per i loro sforzi nel promuovere la riconciliazione, la cultura del dialogo, la pace, la libertà e la giustizia nel mondo.<br />L'Arcivescovo Shaw ha affermato che "accettarsi e accogliersi reciprocamente è essenziale per vivere insieme in pace e armonia", guardando con favore il fatto che "tante persone di diverse religioni" fossero riunite "per commemorare il primo anniversario di quello storico documento". Il Nunzio Apostolico Zakhia El-Kassis ha riaffermato la visione di Papa Francesco per la pace, l'armonia e la convivenza nel mondo, ricordando che "è necessario promuovere la cultura del dialogo come percorso per il rispetto reciproco, l'accettazione, l'armonia, la giustizia, la libertà e l'uguaglianza".<br />L'impegno de cristiani e musulmani in Pakistan per il dialogo e la convivenza, nell'ottica del bene comune del paese, è stato apprezzato da Chaudhry Mohammad Sarwar, Governatore della provincia del Punjab, che ha detto: "Tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo per rendere il Pakistan un paese migliore". La pace, ha ricordato, "non si può promuovere in una società senza la giustizia", promettendo che "il governo farà del suo meglio per promuovere l'armonia religiosa".<br />Anche Muhammad Abdul Khabir Azad e gli altri leder musulmani hanno espresso la loro visione favorevole al documento di Abu Dhabi, confermando l'impegno per "il rispetto reciproco, il dialogo, i diritti umani e la giustizia, basati sulla misericordia, per costruire una società prospera e pacifica in Pakistan".<br />A conclusione della commemorazione, nel giardino del Palazzo del Governatore del Punjab a Lahore è stato piantato un ulivo, simbolo di pace e prosperità nella Sacra Bibbia e nel Corano. Tue, 25 Feb 2020 12:12:07 +0100ASIA/PAKISTAN - Feriti tre cristiani che volevano costruire una cappellahttp://www.fides.org/it/news/67457-ASIA_PAKISTAN_Feriti_tre_cristiani_che_volevano_costruire_una_cappellahttp://www.fides.org/it/news/67457-ASIA_PAKISTAN_Feriti_tre_cristiani_che_volevano_costruire_una_cappellaLahore - Tre uomini cristiani pakistani che stavano lavorando alla costruzione di una cappella a Sahiwal, nella provincia del Punjab pakistano, sono stati feriti in seguito ad una aggressione di persone che volevano fermare il progetto. Come appreso dall'Agenzia Fides, nei giorni scorsi i musulmani Muhammad Akram, Muhammad Liaqat, Aslam e i loro compagni hanno attaccato i cristiani, che avevano manifestato l'intenzione di costruire una piccola cappella, sulla loro terra, nel villaggio dove vivono, il "Chak 92-9L", nel distretto di Sahiwal. Il villaggio è composto da 150 case, mentre la popolazione cristiana totale è di circa 120 fedeli. Gulzar Masih, uno dei cristiani locali, proprietario di un appezzamento di terra , intendeva erigere una semplice costruzione da adibire a cappella per il culto dei cristiani locali, attualmente costretti a percorrere diversi chilometri per recarsi in una chiesa. Muhammad Liaqat si è opposto alla costruzione della chiesa, contestando la proprietà di quella terra e contestando, inoltre, l'idea di avere una chiesa cristiana nel villaggio. Ne è sorto un litigio conclusosi con l'arrivo della polizia che ha fermato le persone coinvolte nella rissa: Gulzar e suo figlio, Liaqat e i suoi compagni, tutti successivamente rilasciati.<br />Lo stesso giorno Muhammad Liaqat con i suoi complici, questa volta equipaggiati con armi da fuoco e da taglio, hanno iniziato a demolire il muro di cinta che i cristiani avevano cominciato a costruire, per poi edificare la cappella. All'arrivo di Gulzar Masih e di altri fedeli, che volevano impedire la demolizione, gli aggressori hanno aperto il fuoco ferendo gravemente tre cristiani: Azeem, figlio di Gulzar, Sajjad e Razaq, tutti poi ricoverati all'ospedale civile di Sahiwal. La polizia ha nuovamente fermato alcuni sospetti ma intanto anche gli aggressori hanno sporto denuncia contro i cristiani, sostenendo di essere stati aggrediti.<br />Secondo l'Ong CLAAS , che fornisce assistenza legale ai cristiani del villaggio, si tratta di "una patente violazione dei diritto al culto dei fedeli, e di un abuso compiuto da altri cittadini musulmani, che usano la violenza indiscriminata sulle minoranze religiose". . Tue, 25 Feb 2020 11:58:47 +0100ASIA/IRAQ - Parlamentari iracheni della componente cristiana: non voteremo la fiducia al governo Allawihttp://www.fides.org/it/news/67456-ASIA_IRAQ_Parlamentari_iracheni_della_componente_cristiana_non_voteremo_la_fiducia_al_governo_Allawihttp://www.fides.org/it/news/67456-ASIA_IRAQ_Parlamentari_iracheni_della_componente_cristiana_non_voteremo_la_fiducia_al_governo_AllawiBaghdad – Il Parlamento iracheno si appresta a votare, giovedì 27 febbraio, la fiducia al governo designato dal Primo Ministro Mohammed Allawi, ma i membri dell’assemblea parlamentare che occupano i cinque seggi riservati alle minoranze cristiane hanno già annunciato la loro intenzione di far mancare il loro voto di sostegno al nuovo esecutivo. A rendere nota la posizione dei cinque parlamentari è stato il parlamentare Aswan al Kildani, appartenente alla formazione politica delle cosiddette “Brigate Babilonia”, che occupa il seggio riservato ai cristiani nella Provincia elettorale di Ninive. <br />Aswan Salem, fratello di Rayan al Kildani , in una recente intervista rilasciata alla rete televisiva MBC Iraq ha dichiarato che i cinque deputati della “componente cristiana” non daranno il proprio voto di fiducia al governo Allawi perché il Premier designato non ha avuto consultazioni con i rappresentanti delle proprie rispettive formazioni politiche, e non ha reso noto il nome dell’esponente cristiano a cui intende affidare un ministero nella futura compagine governativa. Un altro parlamentare titolare di uno dei cinque seggi riservati ai cristiani ha chiarito il motivo della contesa, dichiarando che il Premier incaricato Allawi avrebbe intenzione di affidare un ministero a una personalità cristiana “indipendente”; senza tener conto delle indicazioni e dei desiderata delle formazioni politiche di appartenenza dei parlamentari che occupano i cinque seggi riservati ai cristiani.<br />Dopo le ultime elezioni politiche, avvenute nel maggio 2018, anche il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva denunciato le operazioni dei Partiti politici iracheni più influenti, che a giudizio di molti osservatori avevano piazzato i propri emissari anche nei seggi parlamentari riservati dal sistema istituzionale nazionale ai rappresentanti appartenenti alla componente cristiana. <br />Secondo indiscrezioni circolate sui media iracheni, e riportate anche sul website ankawa.com, il rappresentante cristiano scelto dal Premier designato Allawi per guidare il Ministero dell’immigrazione e dei rifugiati sarebbe Wiliam Warda. Giornalista e esponente di spicco del Partito Zowaa , premiato nel 2019 dal Dipartimento di Stato USA all’International Religious Freedom Award. <br />Nei giorni scorsi, il Segretario di Stato USA Mike Pompeo ha chiamato il Premier designato iracheno Allawi per chiedergli di proteggere i 5200 soldati statunitensi di stanza in Iraq. Nel dibattito politico che precede il voto di fiducia, le componenti sciite chiedono di espellere dal Paese la presenza militare statunitense, mentre le componendi sunnite insieme a quelle curde chiedono di mantenere sul proprio territorio il contingente militare Usa, anche in considerazione del ruolo che i soldati statunitensi possono svolgere nella lotta alle cellule clandestine dei miliziani del sedicente Stato Islamico ancora presenti in Iraq. <br />Nella conversazione avuta con Allawi, Pompeo ha anche sottolineato l'urgenza con cui il prossimo governo iracheno deve porre fine alle uccisioni di manifestanti e dia risposte adeguate alle loro richieste. <br />Dallo scorso ottobre, l'Iraq è in preda a una rivolta segnata da quasi 550 morti e 30.000 feriti, per lo più manifestanti, e che ha portato anche alle dimissioni del precedente governo, guidato da Adel Abdel Mahdi. <br /> il 3 gennaio 2020, gli apparati USA hanno ucciso a Baghdad il generale iraniano Qasem Soleimani. <br />Tue, 25 Feb 2020 11:53:21 +0100AMERICA/BOLIVIA - Dimissioni del Vicario Apostolico di El Benihttp://www.fides.org/it/news/67455-AMERICA_BOLIVIA_Dimissioni_del_Vicario_Apostolico_di_El_Benihttp://www.fides.org/it/news/67455-AMERICA_BOLIVIA_Dimissioni_del_Vicario_Apostolico_di_El_BeniCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 22 febbraio 2020 ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di El Beni , presentata da S.E. Mons. Julio María Elías Montoya, O.F.M. Tue, 25 Feb 2020 11:42:27 +0100ASIA/INDIA - Nomina del Vescovo Ausiliare di Turahttp://www.fides.org/it/news/67454-ASIA_INDIA_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_Turahttp://www.fides.org/it/news/67454-ASIA_INDIA_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_TuraCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 24 febbraio 2020 ha nominato Vescovo Ausiliare della Diocesi di Tura , il rev.do Jose Chirackal, del clero di Tura, finora Parroco di St. Luke’s Church e Direttore del Centro Pastorale Diocesano, assegnandogli la sede titolare di Acufida.<br />Il rev.do Jose Chirackal è nato il 14 luglio 1960 a Karukutty, Kerala, nell’Arcidiocesi Maggiore di Rito Siro-Malabarese di Ernakulam-Angamaly. Dopo gli studi secondari, ha lasciato lo Stato del Kerala, trasferendosi a Shillong nel 1976, per la formazione ecclesiastica. Ha frequentato il St. Paul’s Minor Seminary, prima di studiare Filosofia nel Christ King College e Teologia nell’Oriens Theological College, Shillong. Ha ottenuto un Baccalaureato in Arti, presso il St. Anthony’s College. Ha conseguito Licenza e Dottorato in Diritto Canonico all’Università Urbaniana, in Roma. È stato ordinato sacerdote il 29 dicembre 1987, per la Diocesi di Tura.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: 1988-1991: Vicario parrocchiale di St. Joseph’s Church a Selsella; 1991-1995: Studi di Dottorato in Diritto Canonico a Roma; 1995-2004: Rettore del St. Peter’s Minor Seminary, Tura; 2004-2009: Cancelliere ed Economo diocesano; 2004-2011: Vicario Giudiziale e Portavoce diocesano; 2009-2011: Parroco della Cattedrale Mary of Help of Christians, Tura; 2011-2014: Rettore dell’Oriens Theological College, Arcidiocesi di Shillong e Segretario della Commissione per le vocazioni e formazione nella Regione Nort East; 2014-2019: Economo diocesano e Difensore del Vincolo del Tribunale ecclesiastico della Diocesi di Tura. Dal luglio 2019: Parroco nella St. Luke’s Church, Walbakgre, Tura e Direttore del Centro Pastorale. <br />Tue, 25 Feb 2020 11:35:39 +0100EUROPA/SPAGNA - “Día de Hispanoamérica”: in comunione con i missionari spagnoli in America Latinahttp://www.fides.org/it/news/67453-EUROPA_SPAGNA_Dia_de_Hispanoamerica_in_comunione_con_i_missionari_spagnoli_in_America_Latinahttp://www.fides.org/it/news/67453-EUROPA_SPAGNA_Dia_de_Hispanoamerica_in_comunione_con_i_missionari_spagnoli_in_America_LatinaMadrid – Ricordare i missionari spagnoli in America Latina e collaborare con loro: questo è lo scopo del "Día de Hispanoamérica" che si celebra domenica prossima, 1 marzo. Quest'anno il motto sarà "Affinché in Lui possano avere vita". Si tratta di "una dimensione fondamentale della vita che Dio partecipa e ci invita a condividere, il nucleo vivente che anima e verifica il cammino missionario della Chiesa, della vita che diventa Vita” spiega la presidenza della Pontificia Commissione per l'America Latina nel suo messaggio per la giornata inviato a Fides.<br />Fra le diversi segnalazioni pervenute a Fides per questa circostanza, la Commissione per le Missioni e la Cooperazione fra le Chiese della Conferenza Episcopale Spagnola ha pubblicato diversi sussidi per la Giornata dell'Ispanoamerica, che comprendono fra altro il Messaggio della Presidenza della Pontificia Commissione per l'America Latina, un sussidio liturgico, un rapporto informativo, e un testo sul tema del Laicato Missionario scritto per l'occasione da Dolores Golmayo, Presidente del Gruppo Associazioni di Laici Missionari.<br />Le Pontificie Opere Missionarie della Spagna stanno preparando la celebrazione della Giornata con diverse attività sui social media, in modo organizzato e con ampia diffusione. Il programma televisivo "Tu eres Mision", programma delle Pontificie Opere Missionarie sulla tv TRECE, presenterà la Giornata, che ogni prima domenica di marzo la Chiesa spagnola celebra in tutti i paesi ispanici, ricordando in modo speciale le Chiese gemelle dell'America Latina. Padre Javier Pedraza, sacerdote diocesano di Madrid, membro della Obra de Cooperación Sacerdotal Hispanoamericana , parlerà dei suoi 18 anni di missione in Brasile, offrendo la testimonianza della sua esperienza missionaria nelle diocesi brasiliane di Feira de Santana e Ruy Barbosa, vicino a Bahia. Quindi seguità la testimonianza di una coppia di sposi missionari e di una religiosa colombiana che ha lavorato in Congo, ad Haiti e in Angola.<br />Il Progetto delle POM della Spagna per questa occasione riguarda una delle Chiese più giovani del mondo, la Mongolia, dove tre missionari arrivarono nel 1992, dopo la caduta del regime comunista. Attualmente ci sono più di 70 missionari di 24 nazioni. <br />Il rapporto della Obra per la Cooperación Sacerdotal Hispanoamericana informa che attualmente ci sono 208 sacerdoti spagnoli in America Latina, mentre nel 2019 erano 237. In questo giorno vengono ricordati in modo particolare attraverso la preghiera e l'aiuto economico. <br /> <br />Tue, 25 Feb 2020 11:12:07 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - Land grabbing, i Vescovi: “Serve uno strumento giuridico per regolare le attività delle società transnazionali”http://www.fides.org/it/news/67452-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Land_grabbing_i_Vescovi_Serve_uno_strumento_giuridico_per_regolare_le_attivita_delle_societa_transnazionalihttp://www.fides.org/it/news/67452-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Land_grabbing_i_Vescovi_Serve_uno_strumento_giuridico_per_regolare_le_attivita_delle_societa_transnazionaliAbidjan - “Denunciamo con forza l'accaparramento della terra e l'espropriazione forzata della terra in tutte le sue forme. Le conseguenze sono incalcolabili: perdita del patrimonio culturale e ancestrale, sfollamento, disoccupazione, carestia, esodo, migrazione, ecc.” affermano i Vescovi del Comitato Permanente dell’Unione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Occidentale , nella dichiarazione pubblicata al termine della loro riunione tenutasi a metà febbraio ad Abidjan.<br />Rivolgendosi agli “Stati, aziende multinazionali e a tutti coloro che sono coinvolti nella disastrosa operazione di accaparramento del suolo e di espropriazione forzata della terra in Africa”, i Vescovi chiedono di ascoltare la parola di Dio: “Non depredare il povero, perché egli è povero, e non affliggere il misero in tribunale” . Oltre al “fenomeno del land grabbing da parte delle multinazionali, con la connivenza di alcuni attori locali”, i Vescovi denunciano “l’espropriazione forzata della terra degli agricoltori da parte dei pastori a fini di pascolo”, con “la caccia all'uomo, lo sfollamento forzata degli abitanti dei villaggi i cui terreni agricoli vengono distrutti. E la conseguente perdita di vite umane”. <br />“Nonostante ciò che si può dire dei benefici economici dell'estrazione mineraria in Africa, va notato che i suoi effetti dannosi sono incalcolabili per il popolo africano” afferma il messaggio. Tra gli effetti dannosi vi sono: il degrado dell'ambiente, lo squilibrio dell'ecosistema, la perdita di biodiversità, l'inquinamento di fiumi, mari, acque sotterranee, ecc.<br />I Vescovi dell’Africa occidentale chiedono pertanto “la creazione di uno strumento globale giuridicamente vincolante per regolare le attività delle società transnazionali. Chiediamo ai nostri rispettivi governi in Africa occidentale di lavorare collettivamente con altri Paesi per il raggiungimento di tale strumento di pacifica governance globale”<br />“Lavoriamo insieme per un nuovo ordine mondiale che garantisca alle diverse comunità dell'Africa occidentale il diritto a un ambiente favorevole allo sviluppo sostenibile, rispettoso della natura e delle risorse naturali. Seguendo il Santo Padre, invitiamo i governi dell'Africa occidentale a "correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto per l'ambiente" e i diritti delle comunità” conclude la dichiarazione. <br />Tue, 25 Feb 2020 10:57:31 +0100AFRICA/TOGO - La sfida della democrazia in Africa: opposizioni debolihttp://www.fides.org/it/news/67451-AFRICA_TOGO_La_sfida_della_democrazia_in_Africa_opposizioni_debolihttp://www.fides.org/it/news/67451-AFRICA_TOGO_La_sfida_della_democrazia_in_Africa_opposizioni_deboliSokodè – In base ai risultati diffusi dalla Commission Électorale Nationale Indépendante , Faure Gnassingbé è stato appena rieletto Presidente del Togo per un quarto mandato, con quasi il 72,36% dei voti contro il 18,37% dell’avversario Agbéyomé Messan Kodjo, ex Primo ministro ed ex-presidente dell’Assembla nazionale, e il 4,35% di Jean Pierre Fabre, presidente del principale partito di opposizione del Togo, la National Alliance for Change.<br />Nonostante le proteste dell’opposizione, che ha denunciato brogli, il giorno delle votazioni l'accesso a Internet è stato limitato e molti cittadini non sono riusciti a votare. “Affrontare la sfida della democrazia in Africa non deve essere solo una prerogativa dei poteri esistenti, ma anche dell'opposizione. Il recente caso del Togo ne è un esempio perfetto” ha scritto all’Agenzia Fides p. Donald Zagore, sacerdote della Società per le Missioni Africane, missionario in Togo. “Eppure – prosegue - in Togo, l'opposizione ha commesso gravi errori di cui oggi deve assumersi la responsabilità.”<br />Il missionario fa notare quanto la campagna elettorale delle forze di opposizione fosse circoscritta al sud e visibilmente assente al nord del Paese. “Prima, incapace di parlare all’unisono, - prosegue Zagore – l’opposizione aveva invitato i suoi sostenitori a non partecipare al censimento elettorale che si è svolto dal 1 al 25 ottobre 2018. Non prendendo parte alle elezioni legislative del 20 dicembre 2018, si è ritrovata a non avere un rappresentante in Parlamento. Inoltre, durante la campagna elettorale, l'opposizione ha avuto come obiettivo prevalente l’allontanamento dell’attuale presidente più che proporre al popolo togolese un solido programma di governo.”<br />“La debolezza delle forze di opposizione rimane un grave problema per la democrazia in Africa: esso pregiudica la politica africana che registra, in linea generale, la mancanza di argomenti concreti, preferendo spesso un linguaggio di violenza e ribellioni armate per accedere al potere”, conclude il missionario.<br /> <br /><br />Tue, 25 Feb 2020 10:55:10 +0100AMERICA - I Vescovi di Messico e Paraguay: rispettare le donne, riconoscere i loro diritti, promuovere la loro dignitàhttp://www.fides.org/it/news/67450-AMERICA_I_Vescovi_di_Messico_e_Paraguay_rispettare_le_donne_riconoscere_i_loro_diritti_promuovere_la_loro_dignitahttp://www.fides.org/it/news/67450-AMERICA_I_Vescovi_di_Messico_e_Paraguay_rispettare_le_donne_riconoscere_i_loro_diritti_promuovere_la_loro_dignitaCittà del Messico – “Siamo profondamente addolorati dalla violenza contro le donne, che si è espressa in un modo nuovo e aggressivo, così crudele da generare confusione, dolore, amarezza, tristezza, pianto, indignazione, impotenza e molti desideri di vendetta”. Così scrive la Presidenza della Conferenza episcopale del Messico, in un comunicato dal titolo “Educare alla pace, urgenza nazionale”, che prende spunto dai recenti brutali crimini commessi contro donne e bambine, per affermare che “il grido di dolore delle vittime della violenza grida al cielo per ottenere giustizia. I cristiani non possono rimanere indifferenti”.<br />“Questa realtà ci mette di fronte ad un'autentica emergenza educativa perché abbiamo perso i riferimenti di base della convivenza umana: verità, bontà e bellezza” sottolinea il testo, pervenuto all’Agenzia Fides. I Vescovi sottolineano che l’educazione non può essere ridotta solo all'istituzione scolastica, pur importante, ma non sufficiente. “Riconosciamo la necessità di una base educativa che coinvolga la vita familiare” ribadiscono, mettendo in rilievo che le lezioni impartite nelle scuole “non possono sostituire l'educazione che la famiglia può dare”.<br />I Vescovi ricordano: “siamo tutti corresponsabili della soluzione della crisi di umanità che affrontiamo: la famiglia, la scuola, i media, le Chiese”, al fine di forgiare una cultura di speranza e di pace, unendosi alla responsabilità dello Stato. “Chiediamo a tutti i credenti e alle persone di buona volontà – concludono i Vescovi messicani - di fare tutto il possibile per impedire che la violenza cresca e si diffonda, in modo speciale invitiamo tutti a rispettare le donne e a riconoscere il diritto che loro hanno, a promuovere la loro dignità, garantendo la loro libertà e integrità nella nostra società”.<br />In occasione della “Giornata della donna paraguaiana” celebrata in tutto il Paese il 24 febbraio, in ricordo della prima assemblea delle donne americane, che si tenne in Paraguay il 24 febbraio 1967, i Vescovi del paese hanno pubblicato un messaggio in cui sottolineano che “le donne hanno sempre avuto un ruolo importante nella società e in particolare in Paraguay, le donne hanno persino dato la vita per salvare il loro paese in momenti critici. Le donne paraguayane hanno saputo forgiare un nuovo percorso per la ricostruzione della nazione paraguayana dopo la catastrofe che abbiamo vissuto tra il 1865 e il 1870. Nonostante il grande contributo, anche in questo caso, le donne sono state retrocesse”.<br />Sebbene l'apporto delle donne in diversi settori della società sia stato ampiamente riconosciuto, sottolineano i Vescovi, “la società machista del nostro paese ha sempre posticipato la loro partecipazione a vari aspetti della vita pubblica”. Oggi la Chiesa apprezza “l'incorporazione delle donne nelle aree di lavoro tradizionalmente occupate dagli uomini” e riconosce che “sono eroine coraggiose che salvano vite umane, amministrano la giustizia e lavorano per mettere fine alla corruzione”.<br />Nella conclusione i Vescovi del Paraguay constatano che “la violenza contro le donne continua ad aumentare e ad evidenziare il misconoscimento della dignità e del valore di molte donne, per questo è importante "parlare con loro", come ci chiede Aparecida, riconoscerle e creare spazi di partecipazione per camminare insieme verso un paese più inclusivo, cooperativo e solidale”. <br />Tue, 25 Feb 2020 09:48:02 +0100ASIA/TERRA SANTA - Marcia "dimostrativa" di migliaia di coloni israeliani sui terreni del Patriarcato latino. Silenzio delle autorità politichehttp://www.fides.org/it/news/67449-ASIA_TERRA_SANTA_Marcia_dimostrativa_di_migliaia_di_coloni_israeliani_sui_terreni_del_Patriarcato_latino_Silenzio_delle_autorita_politichehttp://www.fides.org/it/news/67449-ASIA_TERRA_SANTA_Marcia_dimostrativa_di_migliaia_di_coloni_israeliani_sui_terreni_del_Patriarcato_latino_Silenzio_delle_autorita_politicheGerusalemme – Migliaia di coloni israeliani irrompono senza permesso in terreni appartenenti al Patriarcato latino di Gerusalemme, e l’atto dimostrativo dagli evidenti connotati intimidatori non provoca alcuna reazione da parte delle autorità israeliane. E’ accaduto a Tayasir, vicino a Tubas, nella Cisgiordania settentrionale, nella giornata di venerdì 21 febbraio. La massa di coloni israeliani, giunta a bordo di decine di pulman e automobili , ha compiuto una vera e propria marcia dimostrativa sui terreni di proprietà del Patriarcato. Pochi giorni prima, gruppi di coloni avevano portato il proprio bestiame sugli stessi terreni, provocando danni rilevanti. Il Patriarcato latino riferisce in un comunicato diffuso attraverso i propri canali ufficiali di aver denunciato presso le autorità israeliane le violazioni perpetrate dai coloni, e sottolinea la totale assenza di reazioni da parte dei competenti organismi giudiziari e di polizia. <br />Gli atti intimidatori perpetrati da gruppi di coloni vanno letti anche alla luce delle recenti scelte unilaterali operate dall’Amministrazione USA in merito al destino presente e futuro delle terre della Palestina occupate da Israele. Il progetto di “soluzione” del conflitto israelo-palestinese lanciato dagli USA il 28 gennaio, definito dal Presidente Donald Trump come “il piano del secolo”, concedeva a Israele la possibilità di estendere la sovranità agli insediamenti di coloni disseminati in Cisgiordania, ma nel contempo chiedeva a Israele di congelare la costruzione di nuovi insediamenti nei territori arabi per quattro anni. Alcuni giorni fa, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che oltre 5mila nuove abitazioni per coloni israeliani saranno costruite in zone chiave di Gerusalemme Est, nei quartieri di Har Homa e Givat Hamatos. Entrambi i quartieri si trovano negli ultimi terreni che collegano le zone palestinesi della Cisgiordania a Gerusalemme est. 8Agenzia Fides 24/2/2020).<br />Mon, 24 Feb 2020 12:14:04 +0100AFRICA/NIGERIA - “Stop ai rapimenti”; i Vescovi invitano alla protesta pacifica per il Mercoledì delle Ceneri: “tutti vestiti di nero”http://www.fides.org/it/news/67448-AFRICA_NIGERIA_Stop_ai_rapimenti_i_Vescovi_invitano_alla_protesta_pacifica_per_il_Mercoledi_delle_Ceneri_tutti_vestiti_di_nerohttp://www.fides.org/it/news/67448-AFRICA_NIGERIA_Stop_ai_rapimenti_i_Vescovi_invitano_alla_protesta_pacifica_per_il_Mercoledi_delle_Ceneri_tutti_vestiti_di_neroAbuja - Mercoledì delle ceneri, 26 febbraio 2020, tutti i cattolici, solidali con le tante persone rapite e uccise, vestiranno di nero in segno di protesta e in tutte le diocesi della nazione si terranno dei momenti di preghiera per chiedere la pace nel Paese. Lo ha annunciato alla stampa il Segretario Generale del Segretariato Cattolico della Nigeria , p. Zacharia Nyantiso Samjumi.<br />“Sono stato incaricato dal Consiglio della Conferenza Episcopale nigeriana di comunicarvi che la Chiesa deve parlare a parole e agire contro il livello di insicurezza nel Paese” ha detto ai giornalisti p. Samjumi.<br />In un seguente messaggio ai parroci, il Consiglio ha stabilito che “Domenica 1° marzo, non ci sarà alcuna messa serale nelle nostre parrocchie. Terremo una pacifica protesta di preghiera contro le continue uccisioni e l'insicurezza nel nostro Paese”.<br />Nel loro messaggio del mercoledì delle ceneri pubblicato il 21 febbraio, i Vescovi nigeriani hanno invitato la Chiesa universale e tutti i cristiani a unirsi a loro nelle preghiere per i "fratelli e sorelle uccisi e per la pace e la sicurezza in Nigeria".<br />"Siamo tristi. Siamo nel dolore e nella tristezza. Ma siamo fiduciosi che la luce di Cristo, che brilla nei nostri cuori, illuminerà gli angoli bui della società nigeriana”, hanno affermato i Vescovi. “Il livello di insicurezza in Nigeria oggi è tale che, la maggior parte dei nigeriani vive nella paura, sia a casa che sulla strada, e in tutte le parti del Paese,” denuncia il messaggio che aggiunge “le continue barbariche esecuzioni dei cristiani da parte degli insorti di Boko Haram e i continui sequestri a scopo di estorsione da parte delle stesso gruppo e di altri terroristi hanno traumatizzato i cittadini”. <br />Mon, 24 Feb 2020 12:03:49 +0100ASIA/KAZAKHSTAN - Caritas e istituzioni civili in partenership per i ragazzi con disabilitàhttp://www.fides.org/it/news/67447-ASIA_KAZAKHSTAN_Caritas_e_istituzioni_civili_in_partenership_per_i_ragazzi_con_disabilitahttp://www.fides.org/it/news/67447-ASIA_KAZAKHSTAN_Caritas_e_istituzioni_civili_in_partenership_per_i_ragazzi_con_disabilitaAlmaty - Si intensificano i rapporti di collaborazione tra l’amministrazione comunale di Almaty, una delle principali città del Kazakistan, e la Caritas nazionale, per realizzazione di progetti dedicati ad offrire sostegno alle famiglie con figli affetti da sindrome di Down. Lo racconta all’Agenzia Fides il direttore di Caritas Kazakhstan, don Guido Trezzani: “Sono in corso trattative con il Comune di Almaty, che ci ha promesso degli spazi più grandi, di almeno cinquecento metri quadri, per trasferire completamente l’attività con i bambini affetti da trisomia 21. Infatti, vogliamo trasformare quello che era nato come un progetto locale in un vero e proprio centro nazionale dedicato alla sindrome di Down. Lo faremo intensificando le relazioni con gli specialisti che ci seguono dall’Italia; avviando un’attività di database da mettere a disposizione di tutto il paese per compiere lavori scientifici; infine, creando un centro di training per giovani adulti affetti dalla sindrome, con l’obiettivo di indirizzarli al lavoro”. Si tratta di un passo molto importante, che segna l’avvio di una partnership concreta tra una istituzione civile e un ente legato alla Chiesa cattolica. Questo aspetto è ritenuto particolarmente prezioso e foriero di una più ampia a e proficua collaborazione tra la comunità e le istituzioni civili e una comunità religiosa come quella cattolica, che è una minoranza nel paese, a larga maggioranza islamica, con la prospettiva di contribuire insieme al bene comune della società e della nazione<br />Inoltre, Almaty rappresenterà il primo passo del progetto “Un milione di alberi”, che la Caritas vuole lanciare con l’obiettivo di contribuire alla riforestazione del paese: “Si tratta di un’iniziativa che non si limita solo alla tematica dell’ecologia, perché vogliamo legarla al progetto con i ragazzi disabili. L’amministrazione comunale di Almaty, infatti, ci affiderà un pezzo di terreno in un parco: i nostri ragazzi dovranno occuparsi non solo di piantarvi gli alberi, ma anche di curarne vialetti, panchine, illuminazioni e spazi giochi”, spiega don Trezzani. La Caritas ha già individuato potenziali partner tra le aziende internazionali che hanno sede in Kazakistan. “Speriamo, quindi, di poter partire con la fase operativa in primavera. Sarebbe davvero un bel segno per la Quaresima e verso la Pasqua”, conclude. <br />Mon, 24 Feb 2020 11:13:12 +0100