Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/PAKISTAN - I bambini non vanno a scuola per mendicare in stradahttp://www.fides.org/it/news/57737-ASIA_PAKISTAN_I_bambini_non_vanno_a_scuola_per_mendicare_in_stradahttp://www.fides.org/it/news/57737-ASIA_PAKISTAN_I_bambini_non_vanno_a_scuola_per_mendicare_in_stradaKarachi – In Pakistan centinaia di migliaia di bambini e bambine in età scolare vivono e lavorano per la strada, guadagnando pochi centesimi di dollaro al giorno per aiutare le rispettive famiglie indigenti. Tra le iniziative promosse per aiutare questi piccoli, la onlus pachistana The Citizen Foundation , ha organizzato una scuola per avvicinarli a libri e penne all’interno del campus Behram Rustomji, nel villaggio di Pipri, a 45 chilometri da Sukkur, la terza città più grande della provincia del Sindh. A Pipri oltre il 95% delle circa 1000 famiglie vive di elemosina. La CTF, creata nel 1995, dirige oggi 1060 centri educatici in tutto il Paese accogliendo i bambini delle comunità più emarginate. Povertà e analfabetismo sono tra gli ostacoli più grandi per lo sviluppo del Pakistan. Attualmente, si calcola che oltre 6 milioni e mezzo di bambini non vadano a scuola, e il 62%, la maggior parte, sono femmine. Dei circa 21,4 milioni in età scolare iscritti nelle scuole, solo il 66% rimarrà fino all’ultimo, mentre il 33,2% abbandonerà gli studi prima di completare il livello primario. La situazione è ancora più grave per i bambini di strada, che per poter aiutare le rispettive famiglie sono obbligati a mendicare per le strade. Secondo le stime della Società per la Tutela dei Diritti dell’Infanzia, circa un milione e mezzo di piccoli vivono e lavorano per le strade del Paese. Thu, 28 May 2015 12:36:29 +0200AFRICA/EGITTO - Rilasciati i ragazzi copti falsamente accusati di un video “oltraggioso” verso l'islamhttp://www.fides.org/it/news/57736-AFRICA_EGITTO_Rilasciati_i_ragazzi_copti_falsamente_accusati_di_un_video_oltraggioso_verso_l_islamhttp://www.fides.org/it/news/57736-AFRICA_EGITTO_Rilasciati_i_ragazzi_copti_falsamente_accusati_di_un_video_oltraggioso_verso_l_islamMinya - Il tribunale di Minya ha accolto il ricorso presentato dalla difesa dei quattro adolescenti che si trovavano in stato di detenzione da più di 40 giorni con l'accusa di oltraggio all'islam. La vicenda è accaduta presso una scuola del villaggio di Nasiriyya, presso la città di Beni Mazar, nella provincia egiziana di Minya. I quattro erano stati arrestati per essere comparsi in un video di pochi secondi, filmato con il cellulare, in cui si mimava la scena dello sgozzamento di un fedele musulmano in atteggiamento orante, a imitazione delle orrende esecuzioni compiute dai jihadisti dello Stato Islamico . La breve ripresa filmata, che rappresentava a suo modo un atto d'accusa contro le atrocità commesse dei jihadisti dello Stato Islamico, aveva incredibilmente scatenato la rabbia e le false accuse di elementi islamisti della zona, che hanno costretto le autorità locali a intervenire per riportare la calma convocando lo scorso 17 aprile una riunione di “riconciliazione” tra cristiani e musulmani, con la partecipazione di imam e sacerdoti della zona. Le famiglie dei ragazzi hanno comunque dovuto pagare una cauzione di 10mila lire egiziane per la liberazione di ognuno di loro. A fare le spese della vicenda è stato anche un professore della scuola, accusato di avere responsabilità nella registrazione filmata e nella sua diffusione, che per questo è stato costretto a a lasciare con la sua famiglia il villaggio di Nasiriyya. .Thu, 28 May 2015 12:32:01 +0200ASIA/SIRIA - Appello dei Maristi di Aleppo al Papa: se si vuole che i cristiani rimangano, occorre fermare la guerrahttp://www.fides.org/it/news/57735-ASIA_SIRIA_Appello_dei_Maristi_di_Aleppo_al_Papa_se_si_vuole_che_i_cristiani_rimangano_occorre_fermare_la_guerrahttp://www.fides.org/it/news/57735-ASIA_SIRIA_Appello_dei_Maristi_di_Aleppo_al_Papa_se_si_vuole_che_i_cristiani_rimangano_occorre_fermare_la_guerraAleppo – Dall'inizio del conflitto siriano gli appelli a non abbandonare il Paese e gli aiuti umanitari forniti anche dalle istituzioni legate alla Chiesa “non hanno impedito alla metà dei cristiani di Aleppo di andarsene definitivamente”. Se si vuole che l'altra metà dei cristiani rimanga, l'unica strada è quella di “fermare la guerra”. Così il dottor Nabil Antaki, membro laico della comunità dei Maristi di Aleppo e direttore di uno degli ultimi due ospedali cittadini funzionanti, torna ad indicare la fine del conflitto come unica chance per non vedere cancellata la millenaria presenza di cristiani nelle terre siriane. Lo fa in un colloquio con il Coordinamento per la pace in Siria, inviato all'Agenzia Fides, in cui lui, in accordo con i suoi confratelli di Aleppo, si appella direttamente a Papa Francesco, chiedendogli di “usare la Sua autorità morale, il Suo prestigio incontestabile per fare pressione sui diversi governi affinché cessino di armare e di finanziare i gruppi armati, perché lottino effettivamente contro Daesh e perché facciano fermare il passaggio dei terroristi attraverso le nostre frontiere del Nord”. <br />A giudizio del dottor Nabil Antaki, una soluzione politica negoziata del conflitto può avere realistiche possibilità di riuscita solo se i gruppi ribelli non jihadisti riconoscono come interlocutore “l'attuale governo della Siria, perché non si può negoziare con qualcuno di cui si esige, come precondizione, l'eliminazione”.<br />Riguardo alla situazione della città martire siriana, Antaki racconta che “Aleppo è divisa in due parti: la parte est con 300.000 abitanti è nelle mani dei gruppi armati e la parte ovest, con 2 milioni di abitanti, è sotto il controllo dello Stato siriano; lì viviamo e operiamo noi. Noi non sappiamo quello che accade nell'altra parte della città” racconta il dottore, aggiungendo: “siamo bombardati quotidianamente dai ribelli e molti ospedali dalla nostra zona della città sono stati distrutti, bruciati o danneggiati dalla loro azione”. Nabil Antaki esprime giudizi critici sulla proposta di fare di Aleppo una “città aperta” e soprattutto sull'ipotesi di introdurre una no-fly-zone e disporre delle forze d'interposizione nel nord della Siria. Misure che, a suo giudizio, “avvantaggerebbero i gruppi armati e metterebbero la città e i suoi abitanti in pericolo, alla mercè di Daesh e al Nusra”. <br />Significative anche le considerazioni espresse dal membro laico della congregazione dei Maristi sulle dinamiche geo-politiche globali che alimentano il conflitto siriano: “Dal 2011” riferisce Nabil Antaki “i siriani hanno compreso che ciò che accadeva non era una rivoluzione per portare in Siria una maggiore democrazia, un maggior rispetto dei diritti umani e minor corruzione. I siriani sapevano, fin dall'inizio, che la 'primavera araba' era il nome nuovo del 'caos costruttivo' di Condoleezza Rice e del 'nuovo Medio-Oriente' dell'amministrazione Bush e che questa 'primavera' in Siria sarebbe sfociata o nel caos e nella distruzione del paese o in uno Stato islamico. Disgraziatamente, le due alternative forse riusciranno entrambe”. .Thu, 28 May 2015 12:23:01 +0200AFRICA/MADAGASCAR - Il Presidente contesta la mozione di destituzione, i Vescovi denunciano “la cultura della corruzione”http://www.fides.org/it/news/57734-AFRICA_MADAGASCAR_Il_Presidente_contesta_la_mozione_di_destituzione_i_Vescovi_denunciano_la_cultura_della_corruzionehttp://www.fides.org/it/news/57734-AFRICA_MADAGASCAR_Il_Presidente_contesta_la_mozione_di_destituzione_i_Vescovi_denunciano_la_cultura_della_corruzioneAntananarivo - Il Presidente malgascio Hery Rajaonarimampianina ha affermato che non intende dimettersi ed ha contestato la mozione di destituzione votata dal Parlamento . In un messaggio televisivo alla nazione, Rajaonarimampianina ha affermato di “porsi delle domande sul rispetto delle procedure legali e sul rispetto della trasparenza”, lasciando intendere che alcuni deputati gli hanno votato contro perché “non avrebbe concesso loro gratuitamente dei veicoli fuoristrada”.<br />Il problema della corruzione d’altronde era stato denunciato dai Vescovi nel loro messaggio del 13 maggio, pervenuto all'Agenzia Fides, in cui affermano l’esistenza di “una vera cultura della corruzione”. I Vescovi denunciano inoltre gli inganni elettorali , e l’uso, nella lotta politica, di dossier illegali, basati spesso su menzogne, per mettere in prigione “coloro che cercano di resistere, fieri della loro libertà”. <br />Nel messaggio si denuncia inoltre l’esistenza di “persone mal intenzionate che cercano di turbare gli animi della popolazione” diffondendo “l’idea del tribalismo, della lotta di classe, senza parlare di una rivendicazione eccessiva della fierezza regionale o di lignaggio”. “Non dimentichiamo mai che formiamo una sola e unica nazione: la nazione malgascia” avvertono i Vescovi.<br />I Vescovi lamentano infine che la corruzione, la mancanza di giustizia e di servizi pubblici , la proliferazione di armi sofisticate, fa sì che la popolazione sia lasciata in preda a reti criminali, sette, guaritori e “tribunali popolari. “L’autorità dello Stato non è più visibile. Le persone per difendersi e difendere le loro proprietà sanciscono dei patti tra abitanti dei villaggi che comportano diversi eccessi e ambiguità nella loro esecuzione”. Thu, 28 May 2015 12:10:06 +0200AFRICA - Un terzo degli africani finisce in povertà a causa dei servizi sanitari precarihttp://www.fides.org/it/news/57733-AFRICA_Un_terzo_degli_africani_finisce_in_poverta_a_causa_dei_servizi_sanitari_precarihttp://www.fides.org/it/news/57733-AFRICA_Un_terzo_degli_africani_finisce_in_poverta_a_causa_dei_servizi_sanitari_precariMadrid – La salute oltre ad essere un diritto di ogni uomo è anche la pietra miliare dello sviluppo sostenibile e della sicurezza mondiale. La ong per lo sviluppo Anesvad ha lanciato recentemente l’allarme sul fatto che un terzo delle famiglie africane diventa povera a causa delle spese sanitarie da sostenere. Attualmente circa mille milioni di persone nel mondo non hanno accesso ad alcun servizio sanitario e 100 milioni ogni anno diventano povere a causa dei servizi precari esistenti. Tra questi la maggior parte vivono in Africa, un continente dove le persone continuano a morire per cause evitabili, una regione che rappresenta l’11% della popolazione mondiale e dove, nonostante si registri il 24% dei tassi mondiali di morbilità, esiste solo il 3% del personale sanitario e solo l’1% delle risorse economiche sono destinate alla sanità. Inoltre si tratta di un continente dove il rischio che un bambino muoia prima di aver compiuto 5 anni è otto volte superiore rispetto all’Europa. Thu, 28 May 2015 11:31:34 +0200AMERICA/MESSICO - Tutte le chiese di Piedras Negras diventino centri di aiuto alla popolazione colpita dal tornadohttp://www.fides.org/it/news/57732-AMERICA_MESSICO_Tutte_le_chiese_di_Piedras_Negras_diventino_centri_di_aiuto_alla_popolazione_colpita_dal_tornadohttp://www.fides.org/it/news/57732-AMERICA_MESSICO_Tutte_le_chiese_di_Piedras_Negras_diventino_centri_di_aiuto_alla_popolazione_colpita_dal_tornadoCohauila – Il Vescovo della diocesi di Piedras Negras, alla quale appartiene la città di Acuña, Coahuila , Sua Ecc. Mons. Alonso Gerardo Garza Trevino, dopo il disastro provocato dal tornado che ha devastato Ciudad Acuña il 25 maggio , ha invitato la Chiesa cattolica ad una mobilità totale per affrontare l’emergenza. In un comunicato ai sacerdoti e ai fedeli della diocesi e di tutto il nord del Messico, pervenuto a Fides, "ha chiesto a tutti di elevare preghiere a favore delle vittime di questo fenomeno" e ha esortato a “fornire aiuti materiali ai bisognosi". Il Vescovo ha stabilito che tutte le chiese cattoliche della diocesi di Piedras Negras diventino centri di raccolta e centri di coordinamento degli aiuti per i senzatetto.<br />Sono 14 i morti e aumenta il numero delle case che hanno riportato danni significativi o sono state completamente distrutte. Nella zona manca l’acqua e altri beni di prima necessità. Colpisce la velocità e la forza del fenomeno, che in soli 6 secondi ha potuto fare danni così ingenti. <br /> Thu, 28 May 2015 11:20:15 +0200AFRICA/BURUNDI - La Chiesa si ritira dal processo elettorale: “non possiamo renderci garanti di elezioni piene di lacune”http://www.fides.org/it/news/57731-AFRICA_BURUNDI_La_Chiesa_si_ritira_dal_processo_elettorale_non_possiamo_renderci_garanti_di_elezioni_piene_di_lacunehttp://www.fides.org/it/news/57731-AFRICA_BURUNDI_La_Chiesa_si_ritira_dal_processo_elettorale_non_possiamo_renderci_garanti_di_elezioni_piene_di_lacuneBujumbura - La Chiesa cattolica non parteciperà alle elezioni legislative in Burundi: lo afferma un comunicato della Conferenza Episcopale burundese. “Dopo aver preso in considerazione il modo nel quale le elezioni sono organizzate, noi Vescovi della Chiesa cattolica, riteniamo che i preti si dimettano e cedano il posto a coloro che possono continuare il lavoro” ha dichiarato Sua Ecc. Mons. Gervais Bashimiyubusa, Vescovo di Ngozi e Presidente della Conferenza Episcopale del Burundi. Diversi sacerdoti occupano infatti posti importanti nelle Commissioni elettorali provinciali e comunali del Paese. “Non possiamo renderci garanti di elezioni piene di lacune” ha sottolineato Mons. Bashimiyubusa.<br />“Non si sa ancora se e quando si terranno le elezioni legislative, inizialmente previste il 5 giugno” spiegano all’Agenzia Fides fonti locali, che hanno chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza. “Solo due partiti stanno facendo campagna elettorale, tutti gli altri hanno deciso di boicottare la votazione”.<br />Il 26 giugno sono previste le elezioni presidenziali alle quali intende presentarsi il Presidente Pierre Nkurunziza per ottenere un terzo mandato, in violazione della Costituzione e degli Accordi di Arusha, che hanno messo fine alla guerra civile durata 13 anni , provocando le proteste di piazza che da settimane paralizzano il Paese. “Tutti, partiti d’opposizione, società civile burundese, istituzioni africane e internazionale hanno detto che in queste condizioni non è possibile votare” sottolineano le fonti locali. “Le proteste contro l’ipotesi del terzo mandato del Presidente uscente continuano, sia nella capitale, Bujumbura, sia in alcune province” aggiungono le nostre fonti. “Polizia ed esercito impediscono a tutti di entrare nel centro di Bujumbura. Finora una trentina di persone sono state uccise negli scontri con la polizia che non esita ha sparare contro i dimostranti”. Thu, 28 May 2015 11:05:20 +0200ASIA/MYANMAR - Gruppi radicali buddisti: “I rohingya non sono birmani”http://www.fides.org/it/news/57730-ASIA_MYANMAR_Gruppi_radicali_buddisti_I_rohingya_non_sono_birmanihttp://www.fides.org/it/news/57730-ASIA_MYANMAR_Gruppi_radicali_buddisti_I_rohingya_non_sono_birmaniYangon – I rohingya non sono birmani e non hanno diritto a restare in Myanmar: proclamando questo slogan, diverse centinaia di manifestanti buddisti, guidati dai monaci, hanno sfilato per le strade della città principale della Birmania, Yangon, chiedendo di negare approdo e accoglienza ai profughi musulmani di etnia rohingya, da giorni alla deriva nei mari del Sudest asiatico. I rohingya , una minoranza religiosa in Myanmar, da anni subiscono vessazioni, oppressione e violenza da parte di gruppi integralisti buddisti, mentre il governo continua a negare loro il diritto di cittadinanza.<br />Il Mynamar ha registrato un'impennata nel nazionalismo buddista da quando ha iniziato a muoversi dalla dittatura verso la democrazia, quattro anni fa. In particolare tra i gruppi radicali buddisti promotori di violenze sui musulmani è emerso il movimento “969” che dal 2011 si è strutturato come vero e proprio network politico. Centinaia di rohingya, residenti perlopiù nello stato birmano di Rakhine, sono stati uccisi e 140.000 costretti a fuggire dalle loro case. Il leader del “969”, il monaco Ashin Wirathu, era già stato arrestato con l’accusa di incitamento alla violenza nei confronti della comunità islamica. Il movimento ha proposto il boicottaggio delle attività economiche di proprietari musulmani e promuove uno “status sociale privilegiato” per i cittadini birmani buddisti. Nelle ultime settimane, circa tremila profughi rohingya bangalesi e birmani, in fuga da povertà e violenza, hanno cercato rifugio in Indonesia, Thailandia e Malesia. Thu, 28 May 2015 10:48:25 +0200AMERICA/ARGENTINA - Nutrizione dei neonati, droga e povertà: incontro fra Vescovi e autorità di Buenos Aireshttp://www.fides.org/it/news/57729-AMERICA_ARGENTINA_Nutrizione_dei_neonati_droga_e_poverta_incontro_fra_Vescovi_e_autorita_di_Buenos_Aireshttp://www.fides.org/it/news/57729-AMERICA_ARGENTINA_Nutrizione_dei_neonati_droga_e_poverta_incontro_fra_Vescovi_e_autorita_di_Buenos_AiresBuenos Aires – Ieri, mercoledì 27 maggio, il governatore di Buenos Aires, Daniel Scioli, ha avuto un pranzo di lavoro presso il Palazzo del Governatore con i Vescovi delle diverse diocesi della provincia di Buenos Aires. L'incontro, che sta diventando una consuetudine, è stato organizzato per affrontare vari argomenti che destano preoccupazione circa la situazione sociale.<br />Al termine della riunione, alla quale hanno partecipato anche membri del governo della provincia, il Vescovo di Avellaneda-Lanús, Sua Ecc. Mons. Ruben Oscar Frassia, ha sottolineato che sono state trattate "questioni rilevanti, che riteniamo debbano avere una risposta da parte delle autorità, in modo di stabilire un dialogo, che è proficuo per entrambi". Il Vescovo ha specificato che "i temi sono stati l'istruzione, la droga, la violenza, il lavoro, le cose che il governo fa e le carenze che possiamo vedere". Ha poi aggiunto che alcuni temi sono urgenti: "La povertà, i valori, i giovani, l'importanza della nutrizione, che vale la pena approfondire, perché un neonato nei primi mesi, nei primi mille giorni di vita, può compromettere seriamente il proprio futuro, e questo significa avere cura del cittadino".<br />Alla riunione non ha potuto partecipare l'Arcivescovo della diocesi di La Plata, Sua Ecc. Mons. Héctor Rubén Aguer, a causa di una doppia frattura dell’anca che ha riportato in seguito a una caduta. Thu, 28 May 2015 10:19:15 +0200ASIA/PAKISTAN - “La missione della Chiesa va avanti nonostante il terrorismo” dice il Direttore delle POMhttp://www.fides.org/it/news/57728-ASIA_PAKISTAN_La_missione_della_Chiesa_va_avanti_nonostante_il_terrorismo_dice_il_Direttore_delle_POMhttp://www.fides.org/it/news/57728-ASIA_PAKISTAN_La_missione_della_Chiesa_va_avanti_nonostante_il_terrorismo_dice_il_Direttore_delle_POMFaisalabad – “La sfida che come cristiani pakistani dobbiamo affrontare è quella degli attacchi terroristici e di essere una comunità che vive nella paura costante. Ma, nonostante le difficoltà, continuiamo a proclamare e testimoniare la Parola di Dio nella nostra vita. La fede si tramanda nelle famiglie cristiane e i giovani crescono pieni di speranza”: è quanto dice all’Agenzia Fides p. Waseem Walter, Direttore nazionale delle Pontifici Opere Missionarie in Pakistan, commentando la difficile situazione dei cristiani nel paese. Dopo gli attentati alle chiese di Lahore , nei giorni scorsi a Lahore si è scatenata nuova violenza di massa nel quartiere cristiano di Sanda e solo il pronto intervento del polizia ha evitato un massacro. La violenza è stata generata da un presunto caso di blasfemia, a carico di un cristiano disabile mentale.<br />“I cristiani continuano ad essere perseguitati. Sono considerati da alcuni militanti il bersaglio principale della legge sulla blasfemia, che viene utilizzata come pretesto per poi attaccare chiese, case, proprietà, perfino per uccidere” aggiunge, in una nota inviata a Fides, Nasir Saeed, direttore dell’Ong CLAAS , con sedi nel Regno Unito e in Pakistan. “Credo che il governo dovrebbe avviare un'indagine imparziale e quanti hanno incitato alla violenza contro i cristiani dovrebbero essere puniti” aggiunge. Thu, 28 May 2015 09:39:05 +0200VATICANO - Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie: “Come sostenere la missione universale oggi e domani”http://www.fides.org/it/news/57727-VATICANO_Assemblea_generale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_Come_sostenere_la_missione_universale_oggi_e_domanihttp://www.fides.org/it/news/57727-VATICANO_Assemblea_generale_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_Come_sostenere_la_missione_universale_oggi_e_domaniCittà del Vaticano – Si apriranno lunedì prossimo, 1 giugno, i lavori dell’Assemblea Generale Annuale delle Pontificie Opere Missionarie , ospitati presso la Casa di Esercizi dei Salesiani, a Roma. I Direttori nazionali delle POM provenienti da tutti i continenti, insieme al Presidente ed ai Segretari generali delle quattro Opere si ritroveranno quindi per il loro appuntamento annuale che prevede la Sessione pastorale e la Sessione ordinaria .<br />I lavori saranno aperti dalle relazioni del Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e dell’Arcivescovo Protase Rugambwa, Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle POM. La Sessione pastorale sarà dedicata al tema “Come sostenere la missione universale oggi e domani” ed avrà come relatore il Card. Orlando Quevedo, Arcivescovo di Cotabato . <br />Giovedì 4 giugno avrà inizio la Sessione ordinaria dell’Assemblea, durante la quale i Segretari generali delle quattro Pontificie Opere Missionarie presenteranno il rendiconto dell’anno trascorso, la previsione di bilancio e le richieste di sussidio ai diversi progetti che sono pervenute. <br />Prenderanno quindi la parola il Segretario generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, P. Ryszard Szmydki, OMI; P. Fernando Domingues, MCCJ, Segretario generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo; la dott.ssa J. Baptistine Ralamboarison, Segretaria generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria; P. Vito Del Prete, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria oltre che Direttore del CIAM e di Fides. Alle relazioni seguiranno gli interventi dei presenti, la discussione in aula e l’approvazione dei progetti. L’ultima relazione sarà di Mons. Silvano Rossi, Incaricato dell’Amministrazione. <br />Venerdì 5 giugno il Santo Padre Francesco riceverà in udienza i partecipanti all’Assemblea. Il programma dei lavori prevede poi gli incontri dei Direttori nazionali per continente, l’esame delle decisioni assembleari, l’approvazione dei bilanci e dei progetti e altri adempimenti finali. L’intervento conclusivo del Presidente delle POM, Mons. Rugambwa, chiuderà i lavori dell’Assemblea sabato 6 giugno. Thu, 28 May 2015 09:19:43 +0200ASIA/SIRIA - Ostaggi assiri: i jihadisti liberano due donnehttp://www.fides.org/it/news/57726-ASIA_SIRIA_Ostaggi_assiri_i_jihadisti_liberano_due_donnehttp://www.fides.org/it/news/57726-ASIA_SIRIA_Ostaggi_assiri_i_jihadisti_liberano_due_donneHassakè – Due anziane donne del gruppo di più di 230 cristiani assiri presi in ostaggio a febbraio dai jihadisti dello Stato Islamico nella regione siriana nord-occientale di Jazira, sono state liberate e si trovano ricoverate in un ospedale di Hassakè per essere curate d'urgenza dai problemi sanitari insorti mentre erano prigioniere. Si tratta dell'ottantenne Ramziyya Rehana, del villaggio di Tel Jazira, e della settantenne Yoniyya Kanun, del villaggio di Tel Shamiram. Secondo quanto riportato dall'agenzia assira Aina, la signora Rehana ha un femore rotto, mentre la signora Kanun ha problemi connessi alla sotto-alimentazione. <br />Le due donne facevano parte del folto gruppo di più di 230 cristiani assiri presi in ostaggio dai jihadisti lo scorso 23 febbraio, quando i miliziani dello Stato Islamico hanno attaccato i villaggi a maggioranza assira disseminati lungo la valle del fiume Khabur, costringendo la popolazione civile della zona alla fuga di massa. Negli ultimi giorni, tutti i villaggi sul fiume Khabur sono stati liberati dalle milizie curde, non senza il contributo convergente dell'esercito siriano e dei raid aerei compiuti dalla coalizione militare a guida Usa contro le postazioni dell'Is. Parte della popolazione locale ha iniziato a far ritorno ai propri villaggi di provenienza – a partire dal villaggio di Tel Tamar - trovando le chiese devastate e le case saccheggiate, con le croci divelte dai luoghi di culto cristiano e slogan anti-cristiani dipinti sui muri. .Wed, 27 May 2015 12:34:49 +0200AMERICA/BOLIVIA - Radio e tv per annunciare il Vangelo nel Vicariato di Nuflo de Chavezhttp://www.fides.org/it/news/57725-AMERICA_BOLIVIA_Radio_e_tv_per_annunciare_il_Vangelo_nel_Vicariato_di_Nuflo_de_Chavezhttp://www.fides.org/it/news/57725-AMERICA_BOLIVIA_Radio_e_tv_per_annunciare_il_Vangelo_nel_Vicariato_di_Nuflo_de_ChavezNuflo de Chávez – Nella parrocchia di San Julián del Vicariato Apostolico di Nuflo de Chavez, si sta lavorando alla realizzazione di un centro radio-televisivo della parrocchia. Si tratta di un progetto molto atteso dalla comunità di 160mila persone, in quanto gran parte del territorio non è coperto dalla rete internet e quindi gli unici mezzi di comunicazione rimangono radio e televisione. I tecnici hanno cominciato ad installare le apparecchiature di trasmissione il 22 maggio, per realizzare al più presto il progetto dei media del Vicariato. "Tutto questo grande sforzo che sta facendo la nostra Chiesa locale è per diffondere la Buona Novella del Signore Gesù Cristo" segnala la nota del Vicariato inviata a Fides.<br />Il Vicariato di Nuflo de Chavez si trova nel dipartimento di Santa Cruz de la Sierra . Il suo territorio comprende più di 80.000 chilometri quadrati divisi tra le due province del dipartimento: Nuflo de Chavez e Guarayos. La popolazione che vive in queste due province è di circa 160.000 persone. Il Vicariato Apostolico di Nuflo de Chávez è stato creato nel 1951 e attualmente conta 17 parrocchie divise in tre zone: Chiquitos , Guarayos e Tierras Bajas . Wed, 27 May 2015 12:14:35 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Le Chiese cristiane: “Stop alle violenze, fomentate da leader che si definiscono cristiani”http://www.fides.org/it/news/57724-AFRICA_SUD_SUDAN_Le_Chiese_cristiane_Stop_alle_violenze_fomentate_da_leader_che_si_definiscono_cristianihttp://www.fides.org/it/news/57724-AFRICA_SUD_SUDAN_Le_Chiese_cristiane_Stop_alle_violenze_fomentate_da_leader_che_si_definiscono_cristianiJuba - “Persone sono uccise, violentate e torturate. . Bambini sono reclutati in gruppi armati e i saccheggi sono endemici” denuncia il South Sudan Council of Churches, l’organismo che raggruppa le Chiese cristiane del Sud Sudan, tra cui quella cattolica, in una dichiarazione pubblicata il 26 maggio e pervenuta a Fides. La guerra civile esplosa nel dicembre 2013 tra le due fazioni, fedeli rispettivamente al Presidente Salva Kiir e all’ex Vice Presidente Riek Machar, ha provocato finora almeno 10.000 morti e un milione di sfollati.<br />Nonostante i colloqui di pace avviati da tempo ad Addis Abeba, in Etiopia, la guerra continua. “Non ci sono giustificazioni morali perché le uccisioni continuino” afferma il messaggio, che aggiunge: “è inaccettabile che i negoziati per spartirsi posti di potere si tengano in lussuosi hotel mentre la popolazione continua a uccidere e ad essere uccisa”.<br />I leader delle Chiese affermano di “nutrire seri dubbi” sul fatto che i leader politici e militari sud-sudanesi “molti dei quali si definiscono cristiani” ascoltino il loro appello a fermare i combattimenti. “Nonostante tutto, vogliamo che essi sappiano, insieme ai cittadini del Sud Sudan, ai nostri amici nella regione e alla comunità internazionale, che li osserviamo e siamo consapevoli di quello che accade”. Wed, 27 May 2015 12:11:16 +0200AFRICA/MADAGASCAR - “Stiamo tornando al caos totale” dice un missionario dopo il voto per destituire il Presidentehttp://www.fides.org/it/news/57723-AFRICA_MADAGASCAR_Stiamo_tornando_al_caos_totale_dice_un_missionario_dopo_il_voto_per_destituire_il_Presidentehttp://www.fides.org/it/news/57723-AFRICA_MADAGASCAR_Stiamo_tornando_al_caos_totale_dice_un_missionario_dopo_il_voto_per_destituire_il_PresidenteAntananarivo - “La popolazione è sfiduciata, perché si ha la sensazione di tornare al caos totale che ha caratterizzato per anni la vita politica dell’Isola” dice all’Agenzia Fides don Luca Trengia, Direttore di Radio don Bosco del Madagascar, dopo che il Parlamento di Antananarivo ha votato una mozione per destituire il Presidente Hery Rajaonarimampianina, eletto nel gennaio 2014.<br />A votare a favore della destituzione del Presidente sono stati i deputati legati ai due ex Presidenti, Marc Ravalomanana e Andry Rajoelina, che si sono sfidati a lungo dal 2009 al 2014, dopo che il primo era stato estromesso dal potere dal secondo con un colpo di mano nel 2009. Ai loro voti si sono uniti i voti di diversi deputati della maggioranza presidenziale.<br />“La mozione di destituzione del Presidente è motivata dal fatto che questi non rispetta la Costituzione in diversi punti, inoltre non è stata ancora costituita l’Alta Corte di Giustizia, un organismo che sarebbe dovuto entrare in vigore entro un anno dall’elezione del Capo dello Stato” dice don Luca. Sarà comunque la Corte Costituzionale ad approvare il voto del Parlamento.<br />“A livello sociale - prosegue il sacerdote - si sono moltiplicati gli atti di delinquenza, il senso di insicurezza è generalizzato, al punto che non si può girare di notte. La popolazione è sfiduciata”. Una realtà che è stata denunciata dai Vescovi del Madagascar nella Lettera pastorale pubblicata il 13 maggio a conclusione della loro Assemblea. “Il popolo malgascio diffida della politica partitica, delle menzogne e delle promesse vane dei politici” affermano i Vescovi, che denunciano “i traffici illeciti di ricchezze naturali e il cambiamento della legge mineraria a profitto di una minoranza. Il regime attuale adora il dio denaro svendendo la nazione malgascia”. Secondo i Vescovi, diversi malgasci, non ricevendo protezione dallo Stato e nella vana speranza di proteggere i propri diritti, cadono vittima di “reti mafiose e di gruppi satanici”, mentre altri, di fronte al disastro della sanità pubblica, si affidano “a guaritori e a sette guaritrici”. Wed, 27 May 2015 11:25:27 +0200AMERICA/BRASILE - “Pensando il Brasile”, disuguaglianze sociali in Brasile: una riflessione dei Vescovihttp://www.fides.org/it/news/57722-AMERICA_BRASILE_Pensando_il_Brasile_disuguaglianze_sociali_in_Brasile_una_riflessione_dei_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/57722-AMERICA_BRASILE_Pensando_il_Brasile_disuguaglianze_sociali_in_Brasile_una_riflessione_dei_VescoviBrasilia – E ' stato pubblicato il secondo volume del sussidio "Pensando il Brasile". Il testo, approvato in occasione dell'Assemblea generale della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile tenutasi nel mese di aprile ad Aparecida, si occupa delle disuguaglianze sociali in Brasile ed è un contributo di analisi e di ricerca di risposte sul tema.<br />Alla luce del Vangelo, il sussidio tratta situazioni quali l'aumento della violenza nella società brasiliana e la corruzione considerata endemica, che fa crescere le disuguaglianze. "Siamo sempre invitati alla ricerca e a riflettere sul rapporto e sulle situazioni concrete vissute dai figlie e dalle figlie di Dio" afferma il Vescovo ausiliare di Brasilia e Segretario generale della CNBB, Sua Ecc. Mons. Leonardo Steiner, nella nota inviata a Fides. “La disuguaglianza sarà sempre meno nella misura in cui la giustizia, il nuovo nome della pace, guiderà i passi di tutti gli uomini, soprattutto quelli che hanno la responsabilità di governo" ha detto il Vescovo.<br />La serie "Pensando il Brasile" è uno sguardo dei Vescovi del Brasile sui temi della realtà del paese. L'anno scorso l'Assemblea Generale della CNBB approvò il primo volume dei sussidi, che ha affrontato il tema le "Sfide prima delle elezioni del 2014", con le indicazioni per la campagna elettorale che era in corso .<br /> Wed, 27 May 2015 11:22:37 +0200ASIA/ISRAELE - Manifestazione di protesta delle scuole cristiane contro le politiche discriminatoriehttp://www.fides.org/it/news/57721-ASIA_ISRAELE_Manifestazione_di_protesta_delle_scuole_cristiane_contro_le_politiche_discriminatoriehttp://www.fides.org/it/news/57721-ASIA_ISRAELE_Manifestazione_di_protesta_delle_scuole_cristiane_contro_le_politiche_discriminatorieGerusalemme – Le scuole cristiane d'Israele hanno organizzato una manifestazione senza precedenti per denunciare le politiche discriminatorie di cui si sentono fatte oggetto da parte del governo. Quasi 700 tra insegnanti, genitori con i figli, e religiosi si sono ritrovati alle 11 di mercoledì 27 maggio nella piazza davanti al palazzo Lev Ram, sede del Ministero dell'educazione, esponendo ampi pannelli e distribuendo volantini in cui sono condensate le ragioni dell'inedita protesta. “Si tratta di una manifestazione pacifica e rispettosa, per dire che vogliamo essere trattati come gli altri, sia dal punto di vista economico che su quello della libertà di educazione” riferisce all'Agenzia Fides padre Abdel Masih Fahim, direttore dell'Ufficio delle scuole cristiane. <br />Le scuola cristiane in Israele sono frequentate da 30mila studenti, dei quali solo la metà sono cristiani. La maggior parte di esse era attiva già prima della costituzione dello Stato d'Israele. Ottenendo risultati accademici elevati, esse formano gli allievi secondo i valori cristiani dell’amore per il prossimo, del perdono e della tolleranza, alimentando con il loro lavoro quotidiano una sensibilità aperta alla convivenza e vaccinata contro ogni settarismo. Le scuole cristiane – si legge in un comunicato diffuso in occasione della manifestazione - appartengono alla categoria delle scuole “riconosciute ma non pubbliche” e ricevono un finanziamento parziale dal Ministero. Il resto dei costi è coperto dalla quota corrisposta dai genitori.<br />Da anni, il Ministero dell’educazione tenta di ridurre il budget delle scuole cristiane , e questo ha costretto le scuole cristiane ad aumentare il costo a carico delle famiglie. Il taglio dei finanziamenti pesa soprattutto sui genitori della parte della popolazione araba israeliana per i quali, come è noto, il reddito medio famigliare è sotto la media nazionale.<br />Un comitato nominato dall’Ufficio delle Scuole Cristiane in Israele ha condotto delle trattative per otto mesi con il Ministero e il Ministero ha proposto che le scuole divengano scuole pubbliche. Questa proposta è interpretata dai titolari delle scuole come la fine dell’impresa educativa cristiana, basata sui valori cristiani, e un colpo gravissimo alla minoranza cristiana in Terra Santa. Alla luce di questi fatti, le scuole cristiane hanno interrotto i colloqui. “SI tenta di imporre anche nelle scuole elementari cristiane un sistema di insegnamento standard già operante nelle scuole ebraiche e in quelle arabe governative” spiega a Fides padre Abdel Masih Fahim “che cancellerebbe la specificità del loro approccio educativo. E anche i professori risultano penalizzati rispetto ai colleghi delle altre scuole, in merito ai loro diritti di lavoratori”. <br />Alla manifestazione di Gerusalemme hanno preso parte anche vescovi di diverse Chiese cristiani, compresi i Vescovi William Shomali e Giacinto Boulos Marcuzzo, del Patriarcato Latino di Gerusalemme. .Wed, 27 May 2015 11:20:17 +0200ASIA/PAKISTAN - Modifica alla legge sulla blasfemia: proposta di legge del governo, i cristiani approvanohttp://www.fides.org/it/news/57720-ASIA_PAKISTAN_Modifica_alla_legge_sulla_blasfemia_proposta_di_legge_del_governo_i_cristiani_approvanohttp://www.fides.org/it/news/57720-ASIA_PAKISTAN_Modifica_alla_legge_sulla_blasfemia_proposta_di_legge_del_governo_i_cristiani_approvanoLahore - Il governo del Pakistan si muove per fermare l'abuso della legge sulla blasfemia: l’esecutivo ha infatti messo a punto un progetto di legge che verrà presentato e discusso in Parlamento per l'approvazione. <br />“Si tratta di un passo avanti importante”, nota all’Agenzia Fides p. Saleh Diego, presidente della Commissione “Giustizia e Pace” e Cancelliere dell’Arcidiocesi di Karachi. “Speriamo e staremo a vedere come andrà il dibattito in Parlamento. Sappiamo che diversi partiti sono favorevoli a fermare gli abusi della legge di blasfemia. Ma i partiti estremisti sono tuttora molto forti”. Il presidente della Commissione ricorda: “Come Chiesa e come comunità cristiana in Pakistan, da anni chiediamo di implementare meccanismi per fermare gli abusi. Abbiamo vissuto e affrontato casi gravi in cui questa legge è stata strumentalizzata. È una questione di giustizia, dato che in carcere vi sono molti innocenti. Evitare gli abusi sarebbe un beneficio per la società tutta, per i cittadini di tutte le religioni, musulmani e cristiani, accusati ingiustamente”. Secondo il sacerdote “le pressioni della comunità internazionale possono essere utili in questo frangente”. <br />Come appreso da Fides, la proposta, preparata dal ministero degli interni e controllata dal ministero per la giustizia, mira a scoraggiare l’uso strumentale della legge e le false accuse, introducendo pene severe per quanti formulano false accuse di blasfemia. La proposta di legge andrebbe ad emendare le lacune procedurali, introducendo nuove clausole nel protocollo da seguire per i casi di presunta blasfemia, con l’obiettivo di garantire che nessuno “si faccia giustizia da solo”, ma che siano le istituzioni dello stato a punire i colpevole.<br />Tra le novità, la nuova procedura renderebbe necessario dimostrare la “mens rea” dietro un atto di blasfemia, condizione oggi non presente. Ciò significherebbe che una condizione per essere accusati è la precisa volontà di commettere quel reato. Fatto, questo, ritenuto necessario anche dalla sentenza della Corte federale della Sharia del 1990.<br />In un recente rapporto, l'Ong “Human Rights Commission of Pakistan” sottolinea che l'abuso della legge sulla blasfemia continua a causare oppressione e vessazioni nei confronti di cittadini innocenti. Sono 14 i cittadini pakistani nel braccio della morte, mentre altri 19 stanno scontando l'ergastolo con l'accusa di aver commesso blasfemia. Il numero dei casi registrati negli ultimi 25 anni suggerisce che la legge è stata ampiamente abusata, spesso per vendette personali. Secondo un rapporto del Centro di Ricerca e studi sulla sicurezza, con sede a Islamabad, a partire dal 1990 52 persone accusate di blasfemia sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali. Wed, 27 May 2015 10:00:46 +0200AMERICA/MESSICO - Tornado tra i più forti registrati nel paese colpisce Ciudad Acuña: 14 morti e danni ingentihttp://www.fides.org/it/news/57719-AMERICA_MESSICO_Tornado_tra_i_piu_forti_registrati_nel_paese_colpisce_Ciudad_Acuna_14_morti_e_danni_ingentihttp://www.fides.org/it/news/57719-AMERICA_MESSICO_Tornado_tra_i_piu_forti_registrati_nel_paese_colpisce_Ciudad_Acuna_14_morti_e_danni_ingentiCoahuila – Il tornado che ha colpito Ciudad Acuña il 25 maggio ha lasciato 13 morti, una bambina e quattro dispersi, 150 feriti, 750 case danneggiate e oltre 4.000 senza elettricità. Il fenomeno si è verificato intorno alle 6 del mattino nel settore occidentale della città. E’ il primo fenomeno di questo tipo nel comune di Acuña, che si trova nello stato messicano di Coahuila, e uno dei più forti registrati nel paese. Il tornado ha sollevato e lanciato veicoli a diversi metri di distanza, molti sono finiti sopra le case o distrutti in mezzo alle strade. Il governatore di Coahuila, Ruben Moreira, ha comunicato che almeno 750 case hanno riportato danni significativi o totali, e che non c'è stato nessun avviso di tornado, quindi nessuno si aspettava un fenomeno del genere.<br />La Conferenza Episcopale Messicana ha inviato a Fides un comunicato in cui informa che Papa Francesco ha espresso in un messaggio indirizzato a Sua Ecc. Mons. Alonso G. Garza Trevino, Vescovo di Piedras Negras, “la sua vicinanza alle vittime del tornado che ha colpito Ciudad Acuna, offrendo le sue preghiere a Dio per l'eterno riposo dei defunti e per le loro famiglie. Incoraggia inoltre le istituzioni civili ed ecclesiali e le persone di buona volontà a fornire un aiuto a coloro che hanno perso le loro case. Infine, invia la sua benedizione alle persone colpite e a coloro che prestano soccorso.” Wed, 27 May 2015 09:55:13 +0200AMERICA/ARGENTINA - Il messaggio della Chiesa per la Festa nazionale: no all’odio, fare politica con integrità moralehttp://www.fides.org/it/news/57718-AMERICA_ARGENTINA_Il_messaggio_della_Chiesa_per_la_Festa_nazionale_no_all_odio_fare_politica_con_integrita_moralehttp://www.fides.org/it/news/57718-AMERICA_ARGENTINA_Il_messaggio_della_Chiesa_per_la_Festa_nazionale_no_all_odio_fare_politica_con_integrita_moraleBuenos Aires – Nella Cattedrale di Buenos Aires e nella Basilica di Lujan, è stato celebrato ieri, secondo la tradizione, il Te Deum in occasione della Festa nazionale per l'anniversario della Rivoluzione di Maggio. A presiedere il rito l’Arcivescovo di Buenos Aires, il Card. Mario Aurelio Poli, e l'Arcivescovo di Mercedes e Lujan, Sua Ecc. Mons. Agustín Roberto Radrizzani, S.D.B., alla presenza delle massime autorità dello stato: la presidente Cristina Kirchner a Lujan e Mauricio Macri, capo dell’opposizione, a Buenos Aires.<br />Secondo la nota pervenuta a Fides da una fonte locale, il messaggio lanciato dai due Arcivescovi ha avuto un unico tema: lasciarsi alle spalle le divisioni, la lotta e gli odi, rifiutare l'idea di "avversario e di nemico". Il Card. Poli, successore nell’incarico all'Arcivescovo Jorge Bergoglio, ha chiesto ai candidati alla presidenza, tra cui Mauricio Macri, che erano presenti, "di prendersi il paese sulle spalle" e di cercare di esercitare l'arte della politica "con integrità morale, dimenticando i propri interessi, con saggezza, contro l'ingiustizia e l'oppressione".<br />L'anno scorso, dopo 10 anni di assenza, la Presidente Cristina Kirchner aveva partecipato al Te Deum per la festa nazionale nella Cattedrale metropolitana , ma quest’anno, anno elettorale, per diversi motivi ha preferito recarsi a Lujan. Tue, 26 May 2015 12:22:36 +0200