Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAMERICA/COLOMBIA - Gioia nella sofferenza: Sincelejo accoglie il nuovo Vescovo ricordando il parroco uccisohttp://www.fides.org/it/news/57318-AMERICA_COLOMBIA_Gioia_nella_sofferenza_Sincelejo_accoglie_il_nuovo_Vescovo_ricordando_il_parroco_uccisohttp://www.fides.org/it/news/57318-AMERICA_COLOMBIA_Gioia_nella_sofferenza_Sincelejo_accoglie_il_nuovo_Vescovo_ricordando_il_parroco_uccisoSincelejo – Il Nunzio apostolico in Colombia, l'Arcivescovo Mons. Ettore Balestrero, ha chiesto alla comunità diocesana di Sincelejo di pregare per il sacerdote Fernando Meza Luna, brutalmente assassinato da rapinatori il 21 marzo e anche per i suoi assassini. Mons. Balestrero ha chiesto anche di non avere nessuna paura alla verità, né di avere desiderio di vendetta, e lo ha fatto durante la celebrazione di insediamento del neo Vescovo della diocesi di Sincelejo, Sua Ecc. Mons. José Crispiano Clavijo Méndez.<br />Mons. Clavijo Méndez è stato nominato Vescovo di Sincelejo il 19 febbraio 2015, e sabato 28 marzo, con la celebrazione svoltasi nella Cattedrale di San Francesco di Assisi, cui hanno partecipato Vescovi, sacerdoti e molti fedeli arrivati dalle diocesi di Cartagena, Valledupar, Monteria e Barranquilla, ha fatto il suo ingresso ufficiale.<br />Il Nunzio apostolico ha detto che l'arrivo del nuovo Pastore di Sincelejo è un momento di gioia nella sofferenza che ancora avvolge la comunità per l'assassinio di padre Fernando e ha chiesto alle autorità di andare fino in fondo per trovare la verità. Quindi ha concluso la sua omelia dicendo che "la pace è una sfida e una necessità per tutti, ma soprattutto nelle regioni dove si soffre di più".<br /> Mon, 30 Mar 2015 00:00:00 +0200VATICANO - Il Papa: “pensiamo ai nostri fratelli e sorelle perseguitati perché cristiani, i martiri di oggi”http://www.fides.org/it/news/57317-VATICANO_Il_Papa_pensiamo_ai_nostri_fratelli_e_sorelle_perseguitati_perche_cristiani_i_martiri_di_oggihttp://www.fides.org/it/news/57317-VATICANO_Il_Papa_pensiamo_ai_nostri_fratelli_e_sorelle_perseguitati_perche_cristiani_i_martiri_di_oggiCittà del Vaticano – Nell’omelia della Messa della domenica della Palme, 29 marzo, celebrata in piazza San Pietro, Papa Francesco ha dedicato un ricordo particolare ai cristiani perseguitati. Ricordando che nella Settimana Santa, che ci conduce alla Pasqua, “noi andremo su questa strada dell’umiliazione di Gesù”, ha detto: “Pensiamo anche all’umiliazione di quanti per il loro comportamento fedele al Vangelo sono discriminati e pagano di persona. E pensiamo ai nostri fratelli e sorelle perseguitati perché cristiani, i martiri di oggi – ce ne sono tanti – non rinnegano Gesù e sopportano con dignità insulti e oltraggi. Lo seguono sulla sua via. Possiamo parlare in verità di ‘un nugolo di testimoni’: i martiri di oggi”. Mon, 30 Mar 2015 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - Dimissioni del Vescovo di Makurdi e successionehttp://www.fides.org/it/news/57316-AFRICA_NIGERIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Makurdi_e_successionehttp://www.fides.org/it/news/57316-AFRICA_NIGERIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Makurdi_e_successioneCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 28 marzo 2015, ha<br />accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Makurdi , presentata da Sua Ecc. Mons. Athanasius Atule Usuh, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Gli succede Sua Ecc. Mons. Wilfred Chikpa Anagbe, C.M.F., Coadiutore della medesima diocesi. Mon, 30 Mar 2015 00:00:00 +0200ASIA/GIAPPONE - Dimissioni del Vescovo di Nagoya e nomina del Successorehttp://www.fides.org/it/news/57315-ASIA_GIAPPONE_Dimissioni_del_Vescovo_di_Nagoya_e_nomina_del_Successorehttp://www.fides.org/it/news/57315-ASIA_GIAPPONE_Dimissioni_del_Vescovo_di_Nagoya_e_nomina_del_SuccessoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 29 marzo 2015, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Nagoya, in Giappone, presentata da Sua Ecc. Mons. Augustinus Jun-ichi Nomura, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Nagoya , Sua Ecc. Mons. Michael Gorō Matsuura, finora Vescovo titolare di Sfasferia e Ausiliare di Osaka. Mon, 30 Mar 2015 00:00:00 +0200AMERICA/STATI UNITI - "Perché imprigionare i più vulnerabili?": la denuncia dei Vescovi dopo la visita in Texashttp://www.fides.org/it/news/57314-AMERICA_STATI_UNITI_Perche_imprigionare_i_piu_vulnerabili_la_denuncia_dei_Vescovi_dopo_la_visita_in_Texashttp://www.fides.org/it/news/57314-AMERICA_STATI_UNITI_Perche_imprigionare_i_piu_vulnerabili_la_denuncia_dei_Vescovi_dopo_la_visita_in_TexasSan Antonio – "Dopo questa visita, la mia domanda principale è: perché? Perché mettere in stato di detenzione a queste persone vulnerabili, madri giovani e traumatizzate che, con i loro figli, sono fuggite dalla persecuzione nei loro paesi di origine?". Lo ha detto mons. Garcia-Siller, vescovo di San Antonio , dopo che il 27 marzo un gruppo di Vescovi cattolici e di altri leader religiosi hanno visitato il centro di detenzione Dilley, nella città dello stesso nome nel Texas .<br />"Una grande nazione come la nostra non ha bisogno di imprigionare i più vulnerabili come forma di deterrenza. Il carattere morale di una società si giudica da come tratta i più vulnerabili. La nostra politica di detenzione delle famiglie è vergognosa e prego le istituzioni di porre fine a questa pratica", ha aggiunto.<br />Mons. Elizondo, presidente della commissione per le migrazioni della Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti , ha detto dopo la visita: "La detenzione delle famiglie non ha senso e indebolisce. Risulta particolarmente dannosa per i bambini, che subiscono danni emotivi e psicologici dopo l'arresto. Questa politica è una macchia nella storia dell'amministrazione americana sull'immigrazione".<br />Secondo Mons. James Tamayo, vescovo di Laredo, in Texas, esistono alternative alla detenzione: azioni umanitarie che possono essere utilizzate in favore delle persone coinvolte.<br />Dalla scorsa estate, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha arrestato centinaia di famiglie, conducendole nei centri di detenzione in New Mexico, Texas e Pennsylvania, come conseguenza delle nuova politica di detenzione rivolta a quanti fuggono dall'America centrale e attraversano illegalmente la frontiera con gli Stati Uniti. Sat, 28 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA/EGITTO - La Chiesa copta affianca il governo nella lotta all'analfabetismohttp://www.fides.org/it/news/57313-AFRICA_EGITTO_La_Chiesa_copta_affianca_il_governo_nella_lotta_all_analfabetismohttp://www.fides.org/it/news/57313-AFRICA_EGITTO_La_Chiesa_copta_affianca_il_governo_nella_lotta_all_analfabetismoIl Cairo – Il dipartimento della Chiesa copta ortodossa incaricato dei servizi e delle attività sociali a sottoscritto venerdì 27 marzo il protocollo del progetto nazionale di lotta all'analfabetismo predisposto dal governo egiziano, Lo riferiscono fonti egiziane consultate dall'Agenzia Fides. Il protocollo è stato firmato presso la residenza patriarcale, alla presenza del Patriarca copto Tawadros II e del Vescovo Yoannis, responsabile delle iniziative sociali a assistenziali della Chiesa copta ortodossa. All'atto della firma hanno presenziato anche rappresentanti politici e accademici particolarmente coinvolti nei programmi di istruzione a vantaggio della popolazione adulta analfabeta. .Sat, 28 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - I leader cristiani: una Commissione di inchiesta sulla strage di Youhanabadhttp://www.fides.org/it/news/57312-ASIA_PAKISTAN_I_leader_cristiani_una_Commissione_di_inchiesta_sulla_strage_di_Youhanabadhttp://www.fides.org/it/news/57312-ASIA_PAKISTAN_I_leader_cristiani_una_Commissione_di_inchiesta_sulla_strage_di_YouhanabadLahore – Leader politici e religiosi chiedono al governo del Punjab di istituire una apposita Commissione di inchiesta sulla strage di Youhanabad, che si occupi sia dell’attentato terroristico del 15 marzo alle due chiese cristiane , sia di individuare i responsabili del linciaggio seguito al massacro, quando una folla di cristiani ha ucciso due sospetti terroristi.<br />Come appreso da Fides, un gruppo di leader cristiani rimarca la negligenza nel prevenire la violenza terrorista e i tumulti seguiti. Rabbia e frustrazione sono cresciute a causa dell’impunità che si registra in numerosi casi di violenze sui cristiani, hanno notato. Nei giorni scorsi la polizia ha arrestato oltre 150 sospettati per il linciaggio, molti dei quali “accusati ingiustamente”.<br />I leader cristiani hanno criticato il Primo Ministro del Punjab Shahbaz Sharif per non aver visitato le famiglie cristiane dopo l'attacco. Nei giorni seguenti, molti residenti cristiani avevano abbandonato le loro case a Youhanabad per paura di rappresaglie, istigate dalle vicine moschee per vendicarsi per il linciaggio. “Il governo deve occuparsi di più dei cristiani e delle minoranze religiose”, hanno detto. <br />“La gente sta gradualmente tornando a Youhanabad”, dice a Fides Joseph Nadeem, cristiano residente nel sobborgo, a capo della “Renaissance Education Foundation” che si occupa dell’istruzione di famiglie povere. “La polizia sta rilasciando molti arrestati. La situazione ora è tranquilla. Speriamo di vivere una Pasqua serena e pacifica”. Sat, 28 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/FILIPPINE - Crisi umanitaria a Mindanao, mentre è al Congresso la Legge sulla regione musulmanahttp://www.fides.org/it/news/57311-ASIA_FILIPPINE_Crisi_umanitaria_a_Mindanao_mentre_e_al_Congresso_la_Legge_sulla_regione_musulmanahttp://www.fides.org/it/news/57311-ASIA_FILIPPINE_Crisi_umanitaria_a_Mindanao_mentre_e_al_Congresso_la_Legge_sulla_regione_musulmanaCotabato C’è una crisi umanitaria in corso sull’isola di Mindanao, nelle Filippine del Sud. Per questo urge un cessate il fuoco: è quanto chiede un forum di organizzazioni non governative e associazioni locali che, in una nota inviata a Fides, raccontano come prosegua l’offensiva dell’esercito filippino nella provincia di Maguindanao e Cotabato contro i militanti del gruppo “Bangsamoro Islamic Freedom Fighters” . L’allarme giunge a un anno dall’accordo di pace siglato dal governo con il “Moro Islamic Liberation Front”, il 27 marzo 2014, che ora è all’esame del Congresso per la ratifica politica. L’offensiva dell’esercito è la risposta alla strage del 25 gennaio a Mamasapano, dove sono morti 44 poliziotti. <br />In circa un mese di intensi combattimenti, 139 militanti del BIFF sono stati uccisi. Ma vi sono gravi conseguenze sui civili: gli sfollati sono oltre 125.000, molti di loro senza alcuna assistenza umanitaria, mentre 63 scuole sono state direttamente colpite. <br />Alla situazione sul terreno è legato lo scenario politico. L’opinione pubblica è attualmente divisa. Secondo il presidente Benigno Aquino, “il paese è a un bivio”. La Legge fondamentale che istituisce la nuova regione autonoma musulmana “è il risultato di diciassette anni di intensi negoziati” e “il sacrificio di quanti hanno dato la vita per la pace sarebbe inutile se il Congresso non la approverà”. Di recente anche Cardinale Orlando Quevedo ha pubblicato una lettera aperta ai senatori e membri della Camera dei Rappresentanti per incoraggiarli a votare “sì” al testo di legge, definito “la speranza più significativa per raggiungere una pace giusta e duratura a Mindanao”. Sat, 28 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/IRAQ - Patriarca caldeo all'Onu: le “Primavere arabe” hanno fatto male ai cristianihttp://www.fides.org/it/news/57310-ASIA_IRAQ_Patriarca_caldeo_all_Onu_le_Primavere_arabe_hanno_fatto_male_ai_cristianihttp://www.fides.org/it/news/57310-ASIA_IRAQ_Patriarca_caldeo_all_Onu_le_Primavere_arabe_hanno_fatto_male_ai_cristianiNew York – Le cosiddette “Primavere “arabe” hanno avuto un “impatto negativo” sulla condizione delle comunità cristiane mediorientali, provocando esodi di massa simili a quelli causati 100 anni fa dai massacri di cristiani iniziati nel 1915 in territorio ottomano. E' questa una delle considerazioni più forti e dolenti contenute nel discorso che il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I ha pronunciato ieri a New York, durante la sessione dedicata al dramma dei cristiani in Medio Oriente che si è tenuta ieri presso il Consiglio di Sicurezza dell'Onu su iniziativa della Francia.“In tutta sincerità” ha detto il Primate della Chiesa caldea “ la cosiddetta Primavera araba ha avuto un effetto negativo per noi. Se solo avessimo potuto lavorare in armonia con il mosaico di religioni e gruppi etnici che compongono la nostra regione, avremmo visto svilupparsi una forza in grado di guidare la regione verso la pace, la stabilità e il progresso”.<br />Riferendosi alla situazione dell'Iraq, il Patriarca Louis Raphael I ha chiesto “pieno sostegno al governo centrale e al governo regionale curdo nella liberazione di tutte le città irakene e, per quanto concerne in special modo noi cristiani, yazidi e Shabaks, la città di Mosul e tutte le cittadine e villaggi della piana di Ninive”. A giudizio del Primate della Chiesa caldea “è necessario garantire una protezione internazionale per i suoi abitanti, costretti con la forza ad abbandonare le loro case” e “approvare una Legge sulla proprietà immobiliare che assicuri i loro diritti nella loro terra, e che permetta loro di rientrare nelle loro abitazioni e riprendere la propria vita in condizioni di normalità”. Riguardo al fenomeno jihadista, il Patriarca ha ripetuto con decisione che “questi atti terroristici non vanno generalizzati e associati a tutti i musulmani”, perchè la maggioranza dei credenti islamici “respingono una tale politicizzazione della religione; essi accettano di vivere una vita normale con gli altri, all’interno dello stato civile e seguendo i dettami del diritto”. Inoltre, secondo Sua Beatitudine Louis Raphael I; “La pace e la stabilità non possono essere raggiunte solo per mezzo di interventi militari; da soli, infatti, essi non possono sradicare questo modo totalizzante di pensare” che distrugge gli esseri umani la stessa civiltà. tra le misure concrete da adottare per arginare i conflitti che dilaniano il Medio Oriente, Il Patriarca ha anche invocato l'adozione di leggi internazionali in grado di condannare “nazioni e singoli individui che sostengono gruppi terroristi a livello finanziario, intellettuale o con le armi”, perseguendo le loro azioni come crimini contro la pace sociale .Sat, 28 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA/NIGERIA - La Caritas: “C’è la speranza di far tornare i rifugiati nello loro case, ma le distruzioni sono enormi”http://www.fides.org/it/news/57309-AFRICA_NIGERIA_La_Caritas_C_e_la_speranza_di_far_tornare_i_rifugiati_nello_loro_case_ma_le_distruzioni_sono_enormihttp://www.fides.org/it/news/57309-AFRICA_NIGERIA_La_Caritas_C_e_la_speranza_di_far_tornare_i_rifugiati_nello_loro_case_ma_le_distruzioni_sono_enormiRoma - “È stata un’emozione vedere la felicità con la quale i rifugiati hanno accolto i loro Vescovi che venivano a visitarli” dice all’Agenzia Fides p. Evaristus Bassey, Direttore Esecutivo di Caritas Nigeria, che si trova a Roma per la riunione promossa da Caritas Internationalis sul dramma del milione di rifugiati e sfollati causati dalle violenze di Boko Haram . P. Evaristus faceva parte della delegazione di Vescovi nigeriani che ai primi di marzo ha fatto visita ai circa 40.000 rifugiati accolti nel campo di Maroua e in altre parti nel nord del Camerun . <br />“Siamo stati accolti da canti e danze di gioia - racconta il sacerdote -. Le stesse scene di gioia le abbiamo vissute quando abbiamo visitato gli sfollati accolti a Yola, ad Abuja e in altre parti della Nigeria”. “Molti dei rifugiati e degli sfollati sono ospitati in strutture della Chiesa - sottolinea p. Evaristus -. Ad esempio, la Cattedrale di Santa Teresa a Yola accoglie circa 270 persone, nella casa del Vescovo, nell’oratorio e nella scuola. In altre aree gli sfollati sono ospitati da chiese e da famiglie che hanno aperto le loro case, nonostante il forte fardello economico che questo comporta”.<br />“Boko Haram è una setta che combatte tutti coloro, anche musulmani, che non aderiscono alla sua ideologia” spiega il sacerdote notando che “tra i rifugiati, il 20 per cento circa sono musulmani, più del 40 per cento cristiani e il resto appartiene alla religione tradizionale africana”. “Per evitare tensioni, e soprattutto per paura della presenza di infiltrati di Boko Haram, i responsabili dei campi di accoglienza non permettono di tenere iniziative a carattere religioso all’interno di queste strutture”. <br />Il responsabile di Caritas Nigeria racconta di “aver raccolto testimonianze sconvolgenti sulle violenze di Boko Haram, come quella di una donna che ha visto brutalmente uccidere suo marito, rimanendo traumatizzata, o di coloro che hanno visto tagliare la testa al proprio fratello o di persone costrette a camminare per diversi chilometri per trovare rifugio in Camerun. C’è poi il dramma dei bambini separati dai genitori nel corso di fughe caotiche. Abbiamo raccolto testimonianze di reclutamenti forzati nelle file di Boko Haram, a volta facendo uso di droghe per indebolire la volontà dei giovani cristiani da reclutare. Molti di questi però, alla prima occasione, cercano di scappare”.<br />“Ora che l’esercito nigeriano sta liberando le aree occupate da Boko Haram c’è la speranza di far ritornare gli sfollati nelle loro case, ma ci vorrà del tempo, perché le distruzioni sono enormi” conclude p. Evaristus. Sat, 28 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/TURCHIA - Possibili nuove indagini sull'assassinio di don Andrea Santorohttp://www.fides.org/it/news/57308-ASIA_TURCHIA_Possibili_nuove_indagini_sull_assassinio_di_don_Andrea_Santorohttp://www.fides.org/it/news/57308-ASIA_TURCHIA_Possibili_nuove_indagini_sull_assassinio_di_don_Andrea_SantoroTrabzon - L'assassinio del sacerdote Andrea Santoro potrebbe essere preso di nuovo in esame dalle autorità giudiziarie turche. Lo riferiscono fonti locali consultate dall'Agenzia Fides. Per l'omicidio del sacerdote cattolico, avvenuto a Trabzon il 5 febbraio 2006, è stato condannato a una pena di 18 anni di carcere il giovane turco Oguzhan Akdin, che all'epoca dell'omicidio aveva 16 anni. Adesso gli organi della giustizia turca, nel riconsiderare il caso, tornano a prendere in considerazione i dubbi che l'omicidio possa essere stato commesso individualmente da un adolescente con problemi di miopia, che in quell'occasione avrebbe esploso tre colpi senza mancare mai il bersaglio. <br />Secondo quanto riportato dalla stampa turca, emergono elementi che confermano la negligenza con cui allora furono condotte le indagini. Il caso doveva essere assegnato alla competenza dei dipartimenti giudiziari incaricati delle indagini sul terrorismo e la criminalità organizzata, mentre è stato seguito da quello che si occupa di pubblica sicurezza. Risulta che la ricerca di indizi nell'abitazione del condannato sia stata condotta in modo superficiale, e anche le dichiarazioni processuali dell'indagato poi condannato risultano vaghe e confuse. <br />Al tempo del processo, la procura dichiarò di non aver trovato riscontri alle notizie circolate sulla stampa secondo cui l'omicida apparteneva a un gruppo di estremisti nazionalisti e fondamentalisti, guidati da un anziano «hoja» . La pista accreditata dalle indagini e dall'esito del processo delineò l'omicidio come gesto isolato di un fanatico squilibrato. La pubblica accusa chiese l'ergastolo, ma all'accusato fu applicata la legge turca secondo cui a un minorenne nn può essere comminata una pena superiore a vent'anni. Don Andrea Santoro, 61 anni, prete fidei donum della diocesi di Roma, fu ucciso mentre pregava nella chiesa di Santa Maria. .Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA/SIERRA LEONE - Emergenza ebola: limitazioni agli spostamenti per tre giornihttp://www.fides.org/it/news/57307-AFRICA_SIERRA_LEONE_Emergenza_ebola_limitazioni_agli_spostamenti_per_tre_giornihttp://www.fides.org/it/news/57307-AFRICA_SIERRA_LEONE_Emergenza_ebola_limitazioni_agli_spostamenti_per_tre_giorniFreetown - Dal 27 al 29 marzo il governo della Sierra Leone ha dichiarato 3 giorni di lock down. Gli abitanti potranno uscire di casa solo prima delle 8 per andare a prendere l’acqua, mentre le autorità faranno controlli abitazione per abitazione. Unica eccezione sarà la domenica delle Palme, quando saranno concessi spostamenti fino alle 2 del pomeriggio. Tre giorni difficili per la popolazione per la quale sono stati già pianificati una serie di interventi di distribuzione di cibo e beni di prima necessità. Prevista la distribuzione di 3 pasti al giorno per i bambini e di sacchi di riso e olio forniti dal Ministero e dal WFP; attività di social mobilization condotte da oltre 8500 squadre con più di 26 mila persone coinvolte; altre attività casa per casa con messaggi e distribuzione di detergenti. L’idea alla base dell’intervento è quella di ascoltare le necessità delle comunità per reagire al meglio all’emergenza. Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100VATICANO - Il Card. Filoni torna in Iraq per manifestare la vicinanza e l’affetto del Papa alle famiglie sfollatehttp://www.fides.org/it/news/57306-VATICANO_Il_Card_Filoni_torna_in_Iraq_per_manifestare_la_vicinanza_e_l_affetto_del_Papa_alle_famiglie_sfollatehttp://www.fides.org/it/news/57306-VATICANO_Il_Card_Filoni_torna_in_Iraq_per_manifestare_la_vicinanza_e_l_affetto_del_Papa_alle_famiglie_sfollateCittà del Vaticano – “E' costante la sollecitudine di Papa Francesco per la situazione delle famiglie cristiane e di altri gruppi vittime dell’espulsione dalle proprie case e dai propri villaggi, in particolare nella città di Mosul e nella piana di Ninive, molte delle quali si erano rifugiate nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. Il Papa prega per loro e auspica che possano ritornare e riprendere la propria vita nelle terre e nei luoghi dove, per centinaia di anni, hanno vissuto e intessuto relazioni di buona convivenza con tutti”. Così afferma il comunicato diffuso oggi dalla sala stampa della Santa Sede.<br />Il testo prosegue: “Nella Settimana Santa ormai prossima, queste famiglie condividono con Cristo l’ingiusta violenza di cui sono fatte vittime, e partecipano al dolore di Cristo stesso. Volendo essere accanto alle famiglie, il Cardinale Fernando Filoni ritorna in Iraq in segno di vicinanza, di affetto, e in unione di preghiera con esse. Le famiglie della Diocesi di Roma, unite al loro Vescovo nei sentimenti di vicinanza e di solidarietà con quelle famiglie, attraverso una colletta speciale nelle parrocchie, inviano loro un dolce pasquale per condividere la gioia della Pasqua e quale auspicio di bene basato sulla fede nella Risurrezione di Cristo”.<br />Il comunicato si conclude così: “Il Santo Padre, inoltre, si fa presente in modo concreto con un segno di tangibile solidarietà. E non volendo dimenticare la sofferenza delle famiglie del nord della Nigeria, il Sommo Pontefice ha inviato anche ad esse, tramite la locale Conferenza Episcopale, un segno di uguale solidarietà”. <br />Già nell’agosto scorso, in seguito alla grave situazione in Iraq, il Santo Padre aveva nominato il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, Suo Inviato Personale nel paese asiatico “per esprimere la Sua vicinanza spirituale alle popolazioni che soffrono e portare loro la solidarietà della Chiesa” . Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/NICARAGUA - Gruppo di volontari cattolici spagnoli sostiene i bambini nicaraguensihttp://www.fides.org/it/news/57304-AMERICA_NICARAGUA_Gruppo_di_volontari_cattolici_spagnoli_sostiene_i_bambini_nicaraguensihttp://www.fides.org/it/news/57304-AMERICA_NICARAGUA_Gruppo_di_volontari_cattolici_spagnoli_sostiene_i_bambini_nicaraguensiLeón – Circa 10 anni fa un gruppo di fedeli di una parrocchia spagnola di Madrid si è recato nella città di León, in Nicaragua. Hanno incontrato bambini malnutriti, famiglie sfaldate con problemi di alcol e di litigi continui. Di fronte a questa situazione hanno iniziato ad aiutare il sacerdote locale e i due laici suoi collaboratori nelle iniziative pastorali e per dare da mangiare ai minori più bisognosi. Una volta rientrati in Spagna, hanno deciso di creare l’Associazione “Pan de Vida para Nicaragüa” formata da 100 soci che attraverso mercatini, rappresentazioni teatrali, piccole iniziative, raccolgono fondi per i bambini del Nicaragua e ogni mese li mandano nella missione del quartiere di León. Attualmente sono 180 i piccoli che ogni giorno mangiano alla mensa di León; 25 frequentano una scuola diurna di sostegno per le mamme lavoratrici e altri 110 frequentano un istituto di scuola secondaria. Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100ASIA/VIETNAM - Inaugurata la prima casa di formazione dei Guanellianihttp://www.fides.org/it/news/57303-ASIA_VIETNAM_Inaugurata_la_prima_casa_di_formazione_dei_Guanellianihttp://www.fides.org/it/news/57303-ASIA_VIETNAM_Inaugurata_la_prima_casa_di_formazione_dei_GuanellianiHo Chi Minh – Ha aperto i battenti la prima casa di formazione dei Servi della Carità in Vietnam. Come appreso da Fides, l’inaugurazione è avvenuta il 24 marzo nel distretto di Go Vap. Tra i presenti, l'Arcivescovo di Ho Chi Minh city, Sua Ecc. Mons. Paolo Bui Van Doc, e p. Sooshai Rathinam, Superiore della Provincia guanelliana della Divina Provvidenza . Molti religiosi di altri istituti hanno assistito alla benedizione della cappella e degli ambienti, concelebrando poi l'Eucarestia nella grande parrocchia vicina. <br />“La casa, tre piani di 70 mq ciascuno, è stata costruita su una piccola area offerta dalla generosità di due sorelle vietnamite. Può dare accoglienza a un gruppo di una ventina di giovani studenti che intendono servire i più poveri secondo il carisma e lo stile di San Luigi Guanella” spiega, in una nota pervenuta a Fides, p. Gustavo De Bonis, Segretario generale della Congregazione. All'ingresso vi è una statua della Madre della Divina Provvidenza, a cui è dedicata la struttura. Secondo le normative vigenti – spiega p. De Bonis – non è possibile avere opere proprie, nemmeno di carattere caritativo o sociale, per cui “è necessario aspettare che alcuni giovani vietnamiti assimilino lo spirito guanelliano per diffonderlo nella società”.<br />I Guanelliani sono presenti in Vietnam da quattro anni. P. Alfonso Crippa, Superiore generale nota che “la risposta dei giovani vietnamiti finora è stata molto positiva: uno è attualmente in noviziato; altri due hanno iniziato il postulantato, a Manila, nelle Filippine. La vitalità religiosa in questa nazione è molto forte e anche la nostra Congregazione sono certo potrà essere arricchita dall’entusiasmo e dalla sensibilità di questi futuri Guanelliani”. Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100AFRICA/NIGERIA - Alla vigilia del voto liberato da Boko Haram il 90% delle aree; “Non si poteva agire prima?”http://www.fides.org/it/news/57302-AFRICA_NIGERIA_Alla_vigilia_del_voto_liberato_da_Boko_Haram_il_90_delle_aree_Non_si_poteva_agire_primahttp://www.fides.org/it/news/57302-AFRICA_NIGERIA_Alla_vigilia_del_voto_liberato_da_Boko_Haram_il_90_delle_aree_Non_si_poteva_agire_primaAbuja - Nigeria al voto domani, 28 marzo, per eleggere il nuovo Presidente. “Sulla stampa nigeriana sono già apparse alcune previsioni secondo le quali il principale candidato dell’opposizione, Muhammadu Buhari, otterrà i due terzi dei voti” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja.<br />Le elezioni presidenziali e politiche che dovevano tenersi il 14 febbraio sono state posticipate di 6 settimane per permettere alla forza militare multinazionale incaricata di lottare contro Boko Haram, di riconquistare le aree controllate dalla setta islamista e di rafforzare la sicurezza nel nord-est della Nigeria . Come ha riferito all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Oliver Dashe Doeme, Vescovo di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, una delle aree nel nord della Nigeria più colpite dalle violenze di Boko Haram, a Maiduguri ci sono ora le condizioni per tenere le elezioni .<br />Rimane però l’incognita delle aree del nord, recentemente strappate dall’esercito al controllo di Boko Haram. “In quelle zone è difficile immaginare che si potranno tenere regolarmente le elezioni, visto il gran numero di sfollati interni” sottolinea p. Patrick. “Secondo alcune stime, l’80-90 per cento delle aree occupate da Boko Haram sono state liberate nelle ultime settimane dall’esercito nigeriano, con l’aiuto di quello di Ciad e Niger. Si è visto come l’offensiva militare sia stata preparata negli ultimi mesi grazie alle forniture di armi provenienti dal Sudafrica, dopo che i Paesi occidentali, in particolare gli Stati Uniti, si sono rifiutati di vendere armamenti alla Nigeria” continua il sacerdote. <br />“In Nigeria comunque ci si chiede come mai, se i nostri militari avevano la capacità di cacciare Boko Haram, si è atteso per ben due anni, infliggendo sofferenze alla popolazione, e si è agito solo ora, alla vigilia delle elezioni” conclude p. Patrick. Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/STATI UNITI - Delegazione di Vescovi in visita al centro di detenzione per famiglie immigratehttp://www.fides.org/it/news/57301-AMERICA_STATI_UNITI_Delegazione_di_Vescovi_in_visita_al_centro_di_detenzione_per_famiglie_immigratehttp://www.fides.org/it/news/57301-AMERICA_STATI_UNITI_Delegazione_di_Vescovi_in_visita_al_centro_di_detenzione_per_famiglie_immigrateSan Antonio – Una delegazione della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti visiterà oggi, venerdì 27 marzo, il centro di detenzione per famiglie immigrate a Dilley, Texas, per conoscere meglio la loro situazione. La visita fa parte dell’impegno che la USCCB sta portando avanti nel Congresso sul fronte dell'immigrazione, che si è intensificato lo scorso anno in seguito alla crescita esponenziale degli arresti di minori non accompagnati provenienti dall’America Centrale. "Questa visita ci aiuterà a fare proposte al Congresso, anche perché diversi Vescovi hanno già fornito le loro testimonianze in passato" ha detto Norma Montenegro Flyn, portavoce USCCB, nella nota pervenuta a Fides.<br />La delegazione è guidata dall'Arcivescovo Gustavo Garcia-Siller, M.Sp.S., ordinario di San Antonio , e dai Vescovi Mons. Eusebio Elizondo, della diocesi di Seattle; Mons. James A. Tamayo, della diocesi di Laredo, e da due Vescovi della Chiesa luterana: H. Julian Gordy e Michael Rinehart.<br />Secondo le informazioni della stessa USCCB, circa 68 mila famiglie del Centroamerica sono fuggite dalla violenza e dalla povertà dei loro paesi. Molte di queste sono state arrestate "per fermare e scoraggiare la migrazione", ma "queste famiglie possono diventare libere con un programma di detenzione alternativa, da verificare caso per caso, in una opzione più umanitaria" sottolinea il comunicato. Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/ARGENTINA - La “rivoluzione della tenerezza” per contrastare violenza, egoismo ed esclusionehttp://www.fides.org/it/news/57305-AMERICA_ARGENTINA_La_rivoluzione_della_tenerezza_per_contrastare_violenza_egoismo_ed_esclusionehttp://www.fides.org/it/news/57305-AMERICA_ARGENTINA_La_rivoluzione_della_tenerezza_per_contrastare_violenza_egoismo_ed_esclusioneNeuquén – I Vescovi della Regione Patagonia-Comahue dell’Argentina, nel loro messaggio pasquale dal titolo "Guarda le mie mani e i miei piedi. Sono proprio io" , invitano tutti a vivere una nuova vita con gli occhi spalancati alla verità e alla giustizia, "con la forza e l'audacia dello Spirito, per renderlo presente nel fango della nostra vita e nel nostro mondo".<br />Consapevoli della realtà di violenza, egoismo, indifferenza, negligenza ed esclusione, i Vescovi propongono "la rivoluzione della tenerezza, per decidere del bene comune e costruire una società che si occupi e preoccupi della felicità di tutti".<br />Con un invito a "non rimanere indifferenti", sostengono che il mondo sarebbe migliore se tutti, a seconda del luogo e della responsabilità che compete ad ognuno, lavorassero per il bene e la felicità di tutti. Alla fine ricordano che chi ascolta Gesù non può restare indifferente, occupato solo del suo proprio benessere.<br />La zona della Patagonia Argentina è una delle più complesse da comprendere, perché vi troviamo la popolazione indigena, progetti minerari che sono diventati un problema sociale e una conformazione geografica del territorio che ostacola gli spostamenti. La Chiesa di questa regionbe ha sempre incoraggiato e sostenuto l'impegno della popolazione per uno sviluppo integrale e per la difesa dei diritti umani . <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/spa/attachments/view/file/argentina_patagonia_25032015.doc">Il messaggio completo in spagnolo:</a>Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - “WeCare!”: la cura dei poveri insieme al cultohttp://www.fides.org/it/news/57300-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_WeCare_la_cura_dei_poveri_insieme_al_cultohttp://www.fides.org/it/news/57300-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_WeCare_la_cura_dei_poveri_insieme_al_cultoPort Moresby – “Tradizionalmente nelle parrocchie a Port Moresby, l'enfasi primaria è posta sul culto, sui sacramenti, su pratiche devozionali. Si presume che da qui sgorgherà l'impulso all’amore del prossimo”, dice in una nota inviata all’Agenzia Fides, p. John M. Glynn, responsabile delle Fondazione “WeCare!” in Papua Nuova Guinea. “La prima comunità apostolica, fondata da Gesù, pur essendo una Chiesa agli albori, già si dedicava all'amore del prossimo, nutrendo gli affamati, guarendo i malati, vestendo gli ignudi, accogliendo gli stranieri” nota p. Glynn. <br />“Se si andasse nelle comunità remote e si chiedesse alla gente: dove cercate aiuto se malati, poveri, anziani, disabili, abbandonati, abusati? Un tempo la risposta era: alla Chiesa. Mi auguro con tutto il cuore che le parole di Papa Francesco possano attecchire in Papua Nuova Guinea, incoraggiando le parrocchie ad adoperarsi nella carità e nei servizi sociali” rimarca.<br />La Fondazione “WeCare!” offre sostegno gratuito alle donne vulnerabili ed emarginate, a bambini e giovani, attraverso l’opera di volontari e inserendoli in famiglie o “gruppi di cura”. Le radici di “WeCare!” affondano nel 2002, quando p. John Glynn, prete cattolico irlandese, iniziò ad assistere orfani, disabili e persone abbandonate nelle strade e nei sobborghi di Port Moresby in Papua Nuova Guinea. Nel 2007 la Fondazione ha avuto il riconoscimento ufficiale. Oggi il lavoro si concentra sull’assistenza e l’istruzione a bambini o giovani, con l’intenzione di aiutarli a reinserirsi nel tessuto sociale. Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100AMERICA/STATI UNITI - E' morto il Patriarca assiro Mar Dinkha IVhttp://www.fides.org/it/news/57299-AMERICA_STATI_UNITI_E_morto_il_Patriarca_assiro_Mar_Dinkha_IVhttp://www.fides.org/it/news/57299-AMERICA_STATI_UNITI_E_morto_il_Patriarca_assiro_Mar_Dinkha_IVChicago - Nella mattinata di giovedì 26 marzo si è spento presso la Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, Sua Santità Mar Dinkha IV, Patriarca della Chiesa Assira d'Oriente. Il Patriarca Mar Dinkha aveva 80 anni e la sua morte è stata causata da una infezione da virus a cui si è aggiunta una polmonite. I funerali saranno celebrati l'8 aprile nella chiesa di San Giorgio a Chicago.<br />Mar Dinkha, 111° Patriarca della Chiesa assira d'Oriente, aveva assunto il titolo primaziale della sua Chiesa il 17 ottobre del 1976. Il suo mandato patriarcale, durato ben 39 anni, è stato il decimo più lungo nella storia della Chiesa assira. Nato in Iraq il 15 settembre 1935, aveva esercitato il suo sacerdozio a Urmia, in Iran, e era stato consacrato Vescovo nel febbraio 1962. A quel tempo il Patriarcato assiro veniva ancora trasmesso da zio a nipote, e proprio intorno alla questione della successione ereditaria si scatenò uno scisma. Il Patriarca Eshai Shimun XXIII, dimessosi e sposatosi, venne assassinato da sicari assiri della fazione contraria nel 1975, mentre erano in corso dei negoziati per un suo possibile reinsediamento. In quel frangente tragico, venne eletto suo successore Mar Dinkha IV, il primo Patriarca scelto per elezione e non per successione ereditaria da 7 secoli. <br />Fin dalla sua elezione, il Patriarca Mar Dinkha ha trasferito la sede patriarcale dai contrafforti montuosi del Kurdistan iracheno a Chicago. Ormai la parte prevalente della Chiesa Assira è concentrata nelle comunità in diaspora sparse in America, Europa e Oceania. <br />Il Patriarca Mar Dinkha, nel corso del suo lungo mandato patriarcale, ha incontrato Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto e Papa Francesco. L'incontro con l'attuale Successore di Pietro è avvenuto lo scorso 2 ottobre. L'11 novembre 1994, il Patriarca Mar Dinkha e Papa Giovanni Paolo II hanno sottoscritto la Dichiarazione comune sulla cristologia, dove si riconosce che la Chiesa Assira d’Oriente e la Chiesa cattolica confessano la stessa fede in Cristo, e si ammette che le controversie cristologiche del lontano passato erano in gran parte dovute a malintesi. Tra le due Chiese non c’è stata in passato nessuna scomunica reciproca, ed è in atto da tempo un dialogo teologico bilaterale che dovrà affrontare in futuro anche il tema della costituzione e della natura della Chiesa, in cui rientra anche l'approfondimento sul ministero del Vescovo di Roma. .Fri, 27 Mar 2015 00:00:00 +0100