Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/EMIRATI ARABI - Si avvicina il più grande raduno di giovani cattolici nella Penisola arabicahttp://www.fides.org/it/news/64970-ASIA_EMIRATI_ARABI_Si_avvicina_il_piu_grande_raduno_di_giovani_cattolici_nella_Penisola_arabicahttp://www.fides.org/it/news/64970-ASIA_EMIRATI_ARABI_Si_avvicina_il_piu_grande_raduno_di_giovani_cattolici_nella_Penisola_arabicaRas Al Khaimah – Più di mille ragazzi, ragazze e giovani adulti, dai 18 ai 35 anni, provenienti da tutta la penisola arabica, si raduneranno a Ras al Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti, per partecipare il 26 e 27 ottobre alla Conferenza della gioventù cattolica in Arabia 2018. Gli incontri e i momenti assembleari dell'evento si svolgeranno presso la chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova , Il Convegno si prefigura come il più grande raduno di giovani cattolici mai ospitato in un Paese della Penisola arabica, con partecipanti provenienti da Oman, Kuwait, Bahrain, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. All'evento sarà presente anche un gruppo di giovani cattolici provenienti dal Regno Hascemita di Giordania<br />Raduni analoghi di giovani cattolici erano giù stati organizzati in passato a Dubai e Abu Dhabi , Quest'anno, gli incontri e i momenti di riflessione saranno ispirati dalla frase rivolta dall'Arcangelo Gabriele nell'annuncio a Maria in linea con il tema mariano della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019. “La conferenza” sottolinea il Vescovo Paul Hinder OFMCap, Vicario apostolico per l'Arabia meridionale “richiama i giovani adulti a non avere paura e a riconoscere che la loro dignità preziosa non è il risultato di un riconoscimento da parte dei poteri e delle autorità di questo mondo, ma viene da Dio, il quale ci dice che noi siamo i suoi figli prediletti”. Proprio la Vergine Maria – aggiunge il Vescovo Hinder - “può insegnarci in una maniera unica a vivere come figli di Dio e irradiare amore, gioia e pace nel mondo”. <br />La Conferenza si svolgerà in contemporanea con la fase finale del Sinodo sui giovani, in corso a Roma, e vedrà tra i suoi relatori, tra gli altri, l'Arcivescovo di Camberra Christopher Prowse, lo scrittore londinese John Pridmore , suor Anne Flanagan – nota anche come cantante e scrittrice –, il predicatore di origine ghanese Mark Nimo - attivamente coinvolto nel Rinnovamento Carismatico Cattolico - e il sacerdote giordano Wissam Mansour. I due giorni di conferenza saranno scanditi dalla celebrazione della Messa quotidiana e da momenti di preghiera e adorazione. Ci saranno anche momenti di festa con la partecipazione di band di rock cristiano come Ablaze Us, MasterPlan Band, Inside Out Christian Rock Band, Co-Heirs e Redeemers Band.<br />L'organizzazione dell'evento è stata resa possibile grazie al lavoro volontario di più di cento giovani provenienti dagli Emirati Arabi Uniti. La conferenza – si legge nel comunicato di presentazione dell'evento, pervenuto all'Agenzia Fides - vuole anche rispondere all'invito rivolto da Papa Francesco a incontrare i giovani nei loro contesti di vita, per porsi in ascolto delle loro attese e riproporre il volto di Gesù testimoniato e annunciato dalla Chiesa, sempre pronta a “accogliere, integrare e camminare insieme fianco a fianco”. <br />Alla conferenza saranno presenti anche il Vescovo Camillo Ballin MCCJ, Vicario apostolico dell'Arabia settentrionale, e l'Arcivescovo Francisco Montecillo Padilla, Nunzio apostolico in Kuwait, Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti e Delegato apostolico nella Penisola Arabica. . <br />Tue, 23 Oct 2018 12:10:20 +0200VATICANO - P. Meroni: “La missio ad gentes, modello della missione evangelizzatrice della Chiesa”http://www.fides.org/it/news/64969-VATICANO_P_Meroni_La_missio_ad_gentes_modello_della_missione_evangelizzatrice_della_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/64969-VATICANO_P_Meroni_La_missio_ad_gentes_modello_della_missione_evangelizzatrice_della_ChiesaRoma – “ La missio ad gentes è la forma originale, il paradigma e il modello che configura tutta la missione evangelizzatrice della Chiesa perché esprime l’annuncio del Vangelo e la trasformazione sacramentale del mondo, facendo di tutti i popoli dei discepoli missionari del Signore Gesù. La specificità della missio ad gentes, all’interno della missione evangelizzatrice della Chiesa, si trova nella sua peculiare relazione con il non ancora avvenuto incontro personale con Gesù Cristo e il suo Vangelo, con l’assenza di una fede cristiana capace di generare culture nuove, con donne e uomini le cui religioni e i cui popoli ancora anelano alla salvezza dal peccato e dalla morte nel qui e ora della storia umana”: lo ha detto p. Fabrizio Meroni, PIME, Segretario Generale della Pontificia Unione Missionaria, in un intervento pronunciato, in vista della Giornata Missionaria Mondiale, in occasione dell’apertura dell’anno accademico alla Pontificia Facoltà teologica “Seraphicum”, dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali.<br />Nella prolusione intitolata “La missio ad gentes interessa ancora? Una riflessione teologico pastorale”, p. Meroni - che è anche Direttore del Centro Internazionale di Animazione Missionaria e dell’Agenzia Fides - ha spiegato: “Conoscere Cristo o non conoscerlo, essere battezzati o non esserlo, abbracciare la fede cristiana e appartenere alla Chiesa, vivere il Vangelo della riconciliazione e sperimentare il perdono di Dio o meno fanno la vera differenza”. Infatti, ha proseguito il Segretario della PUM “per poter collaborare alla salvezza del mondo, bisogna amarlo ed essere disposti a dare la vita servendo Cristo, unico Salvatore del mondo. Noi non abbiamo un prodotto da vendere, ma una vita da comunicare: Dio, la sua vita divina, il suo amore misericordioso, la sua santità”.<br />P. Meroni ha rimarcato, con le parole di Papa Francesco: “E’ lo Spirito Santo che ci invia, ci accompagna, ci ispira: è Lui l’autore della missione. È Lui che porta avanti la Chiesa, non noi . La missione, la conversione, il battesimo, la fede, l’amore rappresentano la volontà del Signore Gesù rispetto alla sua Chiesa. Vendere un prodotto per scopi religiosi di lucro o di aumento del numero di adepti, manipolare la libertà delle persone nei loro più profondi bisogni materiali e spirituali di salvezza, aggregare a ideologie e opinioni religiose è proselitismo”. <br />La missione di Gesù, cuore e motivazione della missione della Chiesa è – invece – comunicazione di vita divina: “Dare la vita di Dio Padre, offrire la vita dello Spirito Santo, sacrificarsi per la vita in Cristo rappresenta l’origine e la finalità della missione, dalla sua forma originale della missio ad gentes fino al suo compimento nella Gerusalemme del cielo, dimora di Dio tra gli uomini ”.<br />E ha concluso: “La missio ad gentes, come primo annuncio a persone, luoghi e popoli non ancora trasfigurati dalla Pasqua di Gesù, qualifica l’evangelizzazione della Chiesa guidata dallo Spirito Santo nel suo compito irrinunciabile di penetrare, convertire e trasfigurare il mondo fino agli estremi confini della terra, affinché tutti possiamo essere salvi. La missio ad gentes corrisponde, sebbene non si riduca ad esso, al bisogno naturale iscritto nel cuore di ogni uomo di essere salvo, ossia di sperimentare la pienezza della vita nella vittoria sul peccato, sulla malattia e sulla morte. Nella missio ad gentes la Chiesa è condotta dalla salvezza di Gesù verso un mondo che lo stesso Dio salvatore aveva già creato e costituito per essere salvato nel suo Figlio Gesù”. <br />Tue, 23 Oct 2018 11:47:03 +0200AFRICA/BURKINA FASO - La "generazione testa bassa”: anche i giovani di Burkina Faso e Niger stregati dagli smartphonehttp://www.fides.org/it/news/64968-AFRICA_BURKINA_FASO_La_generazione_testa_bassa_anche_i_giovani_di_Burkina_Faso_e_Niger_stregati_dagli_smartphonehttp://www.fides.org/it/news/64968-AFRICA_BURKINA_FASO_La_generazione_testa_bassa_anche_i_giovani_di_Burkina_Faso_e_Niger_stregati_dagli_smartphoneRoma - “Credo che il Sinodo sarà di grande beneficio per i giovani del Burkina Faso e del Niger” ha detto Sua Ecc. Mons. Gabriel Sayaogo, Vescovo di Manga , che rappresenta il Burkina Faso e il Niger alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che ha come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.<br />Nel presentare la situazione dei giovani in Burkina Faso e Niger il Vescovo di Manga ha affermato che “la prima sfida è quella del lavoro. I giovani che sono riusciti a fare un percorso educativo abbastanza accettabile e ottengono un diploma, non trovano un lavoro”. <br />La seconda sfida è quella educativa. La qualità dell’istruzione scolastica in Burkina Faso è abbassata dalla proliferazione di scuole e istituti privati, “spuntati come funghi dopo la pioggia” dice Mons. Sayaogo, che mirano alla quantità di iscritti più che alla qualità dell’insegnamento. Un problema che interpella la Chiesa che cerca di assicurare a tutti un’istruzione adeguata. “Credo che la Chiesa cattolica in Burkina Faso e in Niger stia lavorando duramente affinché le proprie scuole materne, primarie, secondarie e universitarie possano davvero assorbire quanti più studenti possibili", dice Mons. Sayaogo. <br />Un'altra sfida per entrambi i Paesi è la pratica religiosa. "Oggi siamo in un mondo in cui nascono di continuo confessioni religiose e correnti filosofiche. Quando i giovani non hanno un sostegno forte e serio, tendono ad ascoltare questi promotori di felicità, e questo costituisce un pericolo per loro” afferma il Vescovo di Manga.<br />La proliferazione dei social media ha raggiunto naturalmente anche i giovani dei due Paesi. “Oggi- dice Mons. Sayaogo- tutti hanno accesso ai cellulari. Bisogna riconoscere che il mondo del digitale è entrato nella vita della nostra gioventù. Abbiamo soprannominato questi giovani “la generazione testa bassa”. Maneggiano tutto il tempo i loro cellulari, persino durante le riunioni. Alcuni rispondono al telefono durante la Messa”.<br />Il delegato della Conferenza Episcopale Burkina-Niger si è infine rallegrato per il fatto che i giovani del Burkina Faso e del Niger, in attesa delle conclusioni del Sinodo, hanno recentemente tenuto un incontro per discutere del loro futuro. Mons. Sayaogo è lieto di questa iniziativa che mostra la maturità e la determinazione dei giovani. “Ho detto loro che con la creazione di una Commissione Episcopale per i giovani nella nostra Conferenza, significa che insieme a Cristo siamo pronti a raccogliere la sfida”. <br /><br /><br />Tue, 23 Oct 2018 11:45:16 +0200AMERICA/MESSICO - I Vescovi: “Ascoltare le grida del fratello per noi cristiani significa impegno e azione"http://www.fides.org/it/news/64967-AMERICA_MESSICO_I_Vescovi_Ascoltare_le_grida_del_fratello_per_noi_cristiani_significa_impegno_e_azionehttp://www.fides.org/it/news/64967-AMERICA_MESSICO_I_Vescovi_Ascoltare_le_grida_del_fratello_per_noi_cristiani_significa_impegno_e_azioneCittà del Messico – Con il titolo "Le grida del povero", la Conferenza episcopale del Messico ha appena pubblicato una lettera per ricordare alla comunità messicana che la Chiesa cattolica, dietro invito di Papa Francesco, celebrerà il prossimo 18 novembre la II Giornata Mondiale del Povero. Nel testo i Vescovi presentano una riflessione su chi è il "povero" in questo momento e in Messico. "Oggi ascoltiamo le grida di malati e sfrattati, di disoccupati e sottoccupati, di donne maltrattate e di parenti di gente scomparsa, di bambini maltrattati, di quelli che sono emarginati per avere capacità diverse, e così tanti altri" si legge nella lettera inviata a Fides.<br />Il documento sottolinea, da una parte la preoccupazione per la “carovana dei migranti” che in questi giorni attraversa il Messico , come un nuovo tipo di povertà, perché sono obbligati a lasciare tutto, come un nuovo esodo di liberazione; dall'altra richiama il Progetto Pastorale della CEM che si impegna ad ascoltare queste "grida" dei poveri e a diventare una Chiesa impegnata per la pace e le cause sociali.<br />Nella conclusione il documento esprime apprezzamento per "l'attenzione pastorale e l'accompagnamento, guidato dalla Commissione della Mobilità umana, nei 133 rifugi e centri di accoglienza e orientamento della nostra Chiesa” e inoltre per avere informato, nel suo recente comunicato, circa “il quadro giuridico che protegge e governa questo momento della storia del nostro continente e del nostro Paese."<br />"Contempliamo con occhi riconoscenti la Chiesa di Tapachula, San Cristóbal de Las Casas e altre Chiese e comunità religiose, così come organizzazioni governative e della società civile, che hanno realizzato iniziative per aiutare i nostri fratelli e sorelle, sia umanamente che cristianamente, nel percorso della loro mobilità. Ascoltare le grida del fratello significa impegno e azione, per noi cristiani" conclude il testo.<br /> <br />Tue, 23 Oct 2018 11:23:31 +0200AFRICA/LIBERIA - A Radio Maria Liberia ogni giorno si ricorda e si prega per il missionario rapito in Nigerhttp://www.fides.org/it/news/64966-AFRICA_LIBERIA_A_Radio_Maria_Liberia_ogni_giorno_si_ricorda_e_si_prega_per_il_missionario_rapito_in_Nigerhttp://www.fides.org/it/news/64966-AFRICA_LIBERIA_A_Radio_Maria_Liberia_ogni_giorno_si_ricorda_e_si_prega_per_il_missionario_rapito_in_NigerFoya – “A Radio Maria Liberia tutti i giorni si fa una preghiera per la liberazione di mio fratello p. Gigi Maccalli”: lo racconta all’Agenzia Fides p. Walter Maccalli, fratello del missionario rapito in Niger. I due sono entrambi missionari della Società per le Missioni Africane . Dopo anni di missione in Costa d’Avorio e in Angola, p. Walter Maccalli ha così raccontato a Fides il suo arrivo nella nuova missione a Foya in Liberia: “Arrivato a Monrovia, padre Garry, Superiore regionale della Liberia, mi ha invitato a conoscere la sua parrocchia, a Bomi, circa 60 km da Monrovia. È nella sua parrocchia, durante una messa solenne, che i cristiani liberiani mi hanno riservato il rito tradizionale di accoglienza e benvenuto nel loro paese: abbiamo mangiato insieme un pezzetto di noce di kola. Mercoledì 17 ottobre ho accompagnato p. Firmin alla radio cattolica, Radio Maria Liberia, dove conduce un programma di catechesi. Siamo rimasti anche per la messa, celebrata in francese, per gli ascoltatori francofoni, e abbiamo pregato per la liberazione di p. Gigi”.<br />P. Walter ha condiviso i ricordi della guerra civile liberiana: “In quegli anni avevamo accolto molti rifugiati a Tabou e a San Pedro, in Costa d’Avorio. Tra di loro anche un Vescovo e molte suore”, ricorda.<br />Il missionario è poi partito per Foya, nella diocesi di Gbarnga e, dopo un viaggio irto di ostacoli, è giunto nella comunità, dove domenica 21 ottobre, Giornata Mondiale per le Missioni, ha celebrato la messa nella sua nuova parrocchia, accolto con gioia dai parrocchiani. <br /> <br />Tue, 23 Oct 2018 11:15:55 +0200ASIA/INDONESIA - Un messaggio universale di pace al primo Festival nazionale di musica sacrahttp://www.fides.org/it/news/64965-ASIA_INDONESIA_Un_messaggio_universale_di_pace_al_primo_Festival_nazionale_di_musica_sacrahttp://www.fides.org/it/news/64965-ASIA_INDONESIA_Un_messaggio_universale_di_pace_al_primo_Festival_nazionale_di_musica_sacraAmbon - La musica è un mezzo per elevare lo spirito dell'uomo verso Dio, è un linguaggio universale ed è veicolo per inviare in Indonesia, a credenti di tutte le religioni, un messaggio di riconciliazione e di pace: con questo spirito e con questo intento, dal 27 ottobre al 2 novembre, la cittadina indonesiana di Ambon, capitale della provincia delle isole Molucche, ospita 8.000 fedeli cattolici provenienti da 34 province di tutto il paese per partecipare al primo Festival nazionale di musica sacra, definito in lingua locale "Pesparani". Il presidente indonesiano Joko Widodo e diversi Vescovi indonesiani parteciperanno alla cerimonia di apertura, mentre sarà il vicepresidente Jusuf Kalla a presenziare alla cerimonia di chiusura.<br />Il Festival assume una valenza particolare se si ricorda che la città di Ambon fu l'epicentro di un conflitto sociale e religioso nel periodo 1999-2001, quando scoppiò un'ondata di violenza settaria, lasciando 4.000 vittime, tra musulmani che cristiani protestanti, e oltre mezzo milione sfollati. La violenza si concluse con il trattato di pace di Malino, concordato dal governo, il 13 febbraio 2002.<br />“Scegliendo Ambon, questo primo Festival sacro cattolico nazionale intende far riemergere l'impressione che la violenza causata dal settarismo religioso non esiste più in Indonesia", ha spiegato il Ministro per gli affari religiosi Lukman Hakim Saifuddin durante un seminario preparatorio, sul tema “Costruire l'armonia nazionale e difendere la Repubblica dell'Indonesia attraverso le arti dello spettacolo: da Giacarta ad Ambon”.<br />Il prof. Adrianus Meliala, tra gli organizzatori, ribadisce a Fides che "il Festival ad Ambon intende promuovere il pluralismo nell'intera società indonesiana". E Putut Prabantoro, cattolico e membro del comitato organizzatore, ricorda a a Fides che “Chi canta bene, prega due volte", citando le parole di Sant'Agostino.<br />Nel Festival vi saranno diversi concerti di musica sacra e canti che coinvolgeranno cori, adulti, adolescenti e bambini Gandung Suhardono, della diocesi di Bogor, nella provincia di West Java, apprezzando l'iniziativa, conferma che essa “sarà utile per promuovere la tolleranza sociale e un senso di fratellanza tra i cittadini indonesiani”. Tue, 23 Oct 2018 10:32:20 +0200AMERICA/COLOMBIA - Vittime del conflitto, migranti, leader sociali in pericolo: i Vescovi colombiani chiedono collaborazione in Europahttp://www.fides.org/it/news/64964-AMERICA_COLOMBIA_Vittime_del_conflitto_migranti_leader_sociali_in_pericolo_i_Vescovi_colombiani_chiedono_collaborazione_in_Europahttp://www.fides.org/it/news/64964-AMERICA_COLOMBIA_Vittime_del_conflitto_migranti_leader_sociali_in_pericolo_i_Vescovi_colombiani_chiedono_collaborazione_in_EuropaBogotá - Il Parlamento Europeo, quello francese, il governo britannico, le Commissioni degli Episcopati dell'Unione Europea, della Francia, di Inghilterra e Galles, Caritas Internationalis e tedesca, oltre ad altre agenzie di cooperazione cattoliche, hanno ricevuto a metà settembre la visita di alcuni rappresentanti della Conferenza Episcopale Colombiana , con i quali hanno parlato della cooperazione in corso e di quella necessaria in questo momento critico per il loro Paese. <br />Mons. Héctor Fabio Henao, Direttore nazionale della Pastorale Sociale-Caritas, che ha accompagnato il Presidente della CEC, l'Arcivescovo di Villavicencio, Mons. Oscar Urbina, ha commentato all’Agenzia Fides che "sebbene in Europa ciò che accade in Colombia non abbia grande ripercussione mediatica, abbiamo comunque percepito interesse, preoccupazione e la volontà di cooperare, da parte delle istituzioni visitate, per alleviare la situazione di coloro che cercano protezione in Colombia", ovvero le vittime del conflitto armato, le centinaia di migliaia di migranti venezuelani e i leaders sociali in pericolo di vita. <br />Per ciascuno di questi tre ambiti sono attivi dei progetti realizzati con la collaborazione di alcune delle istituzioni europee, prima fra tutte la Caritas, con il suo gruppo di lavoro per la Colombia. "La Colombia ha fatto un passo molto importante nella costruzione della pace. Occorre che la comunità internazionale mantenga l'attenzione e la solidarietà verso il nostro paese, che si trova ancora in una situazione critica, poiché si intrecciano diverse situazioni che la richiedono" avverte Mons. Henao. <br />“Si sapeva che ci sono molti protagonisti violenti in Colombia, e che non era sufficiente fare la pace con le Farc. Potevamo immaginare che questi avrebbero cercato di prendere il controllo dei territori che le Farc hanno lasciato liberi" spiega. Nelle riunioni di Bruxelles, ad una delle quali era presente il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, è stato evidenziato che l'attuale crisi migratoria in Colombia, originatasi in Venezuela, è "umanitaria, e non solo politica" e richiede interventi urgenti. <br />Si è riflettuto circa "i patti globali su migrazioni e rifugiati che si stanno firmando in questo momento e sulla necessità di adeguare gli strumenti internazionali a favore di un'assistenza adeguata e integrale". I delegati colombiani hanno richiamato l'attenzione sulla complessità e sulla profondità della crisi migratoria venezuelana, che "deve essere vista nel quadro di una legislazione molto più ampia di quella tradizionale, considerando le necessità di questa popolazione". <br />Mons. Urbina e Mons. Henao hanno messo in risalto che in questi frangenti è emersa "la grande solidarietà del popolo colombiano e la sua enorme capacità di dare accoglienza", insieme alla necessità di "integrare i migranti nella società colombiana e offrire loro protezione, in un quadro completo che contempli i loro diritti". Mons. Henao non ha però riscontrato da parte europea la precisa intenzione di "un monitoraggio e di una valutazione permanente delle necessità più urgenti e del modo di risolverle". <br />Nella tappa francese del viaggio, con il Comitato permanente dell'Episcopato transalpino si è approfondito soprattutto l'impegno e le strategie di evangelizzazione di fronte al fenomeno migratorio e alla povertà in entrambi i Paesi. Negli incontri con l'Assemblea Nazionale e con Caritas Francia e altre agenzie cattoliche, si è parlato della necessità di continuare a sostenere la ricerca della stabilità della pace, curando soprattutto le situazioni di povertà estrema e la riforma rurale integrale delle zone prima occupate dalle Farc e la sostituzione sostenibile delle coltivazioni illecite. Delle condizioni di sicurezza dei difensori dei diritti umani, si è discusso in modo particolare a Londra, sia a livello di incontri ecclesiali che governativi. <br />Tue, 23 Oct 2018 10:13:15 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - "È nostro dovere dare una prospettiva di vita ai giovani” dice il Cardinale Nzapalaingahttp://www.fides.org/it/news/64963-AFRICA_CENTRAFRICA_E_nostro_dovere_dare_una_prospettiva_di_vita_ai_giovani_dice_il_Cardinale_Nzapalaingahttp://www.fides.org/it/news/64963-AFRICA_CENTRAFRICA_E_nostro_dovere_dare_una_prospettiva_di_vita_ai_giovani_dice_il_Cardinale_NzapalaingaRoma - “La gioventù centrafricana sta male” ha affermato Sua Eminenza il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, a margine della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che ha come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.<br />“ I tre quarti del mio Paese sono occupati dai ribelli” spiega il Cardinale. “Molti giovani non vanno a scuola dal 2013. Questa è una preoccupazione per me e anche per altri pastori. Quando ci rechiamo all’interno del Paese, vediamo che molti giovani hanno preso le armi, si drogano, diversi altri non hanno prospettive di vita, e penso che sia doveroso lanciare delle grida perché possiamo cercare insieme di aiutare questi giovani”.<br />Il futuro dei giovani del Centrafrica dovrebbe essere un tema centrale per la politica locale e per la stessa comunità internazionale, dato che la metà della popolazione ha meno di 18 anni. Lo stesso vale per la Chiesa.<br />Il Cardinale Nzapalainga sottolinea che “la gioventù centrafricana sogna un giorno di diventare adulta e responsabile. I giovani vogliono occupare una posizione, dare il loro contributo. Si deve incoraggiare, inquadrare questa energia che chiamiamo amore perché un giorno possa aiutare il loro Paese, il proprio gruppo. Se non facciamo nulla, seppelliamo un talento. Molti giovani hanno sogni, e se non facciamo nulla per aiutarli, cadono nel pessimismo”.<br />Il Cardinale Nzapalainga aggiunge che i problemi che devono affrontare i giovani in Centrafrica sono comuni ai loro coetanei di altri Stati africani. ”C'è un problema fondamentale di cattiva governance. Se creiamo strutture normali per aiutare i giovani a realizzare i loro sogni, potrebbero rimanere nel loro Paese e lavorare. Quando uno è il Capo dello Stato, è responsabile di tutti i gruppi nazionali senza eccezioni” rimarca il Cardinale, alludendo alla nefasta tendenza della politica in Africa di privilegiare, una volta giunti al potere, il proprio gruppo di appartenenza etnica, tribale o regionale, a scapito degli altri. <br />Mon, 22 Oct 2018 11:34:19 +0200OCEANIA/ISOLE SALOMONE - Evento storico per la diocesi di Auki: il primo Vescovo nativo delle isole Salomonehttp://www.fides.org/it/news/64962-OCEANIA_ISOLE_SALOMONE_Evento_storico_per_la_diocesi_di_Auki_il_primo_Vescovo_nativo_delle_isole_Salomonehttp://www.fides.org/it/news/64962-OCEANIA_ISOLE_SALOMONE_Evento_storico_per_la_diocesi_di_Auki_il_primo_Vescovo_nativo_delle_isole_SalomoneAuki – Mons. Peter Houhou è il primo Vescovo nativo delle Isole Salomone a insediarsi nella nazione. Come appreso dall’Agenzia Fides, la diocesi di Auki, provincia di Malaita, è infatti stata protagonista di un evento storico: nella Cattedrale di St. Augustine è stata celebrata nei giorni scorsi l’ordinazione del primo Vescovo cattolico nativo della nazione. Un passo avanti importante per la Chiesa locale. <br />La celebrazione è stata presieduta dall’Arcivescovo Kurian Mathew Vayalunkal, Nunzio Apostolico di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, e concelebrata dall’Arcivescovo Christopher M. Cardone OP, dell’Arcidiocesi di Honiara e dall’Arcivescovo Douglas Young SVD, dell’Arcidiocesi di Mount Hagen, in Papua Nuova Guinea.<br />“La santa madre Chiesa ti affida tre importanti responsabilità: insegnare, santificare e governare il popolo di Dio”, ha detto l’Arcivescovo Vayalunkal rivolgendosi al neo Vescovo durante l’omelia. Il Nunzio Apostolico ha anche ringraziato la famiglia di origine di Mons. Houhou e tutta la comunità locale “per il dono prezioso di questo figlio” e ha invitato tutti a “pregare e sostenere il Vescovo Houhou”.<br />La liturgia di ordinazione episcopale è stata caratterizzata da rituali culturali locali carichi di emotività. Molteplici i segni che hanno arricchito il rito: l’intera famiglia del Vescovo Peter, da Marau, East Areare e Ulawa, lo ha presentato alla Chiesa, al cospetto dell’Arcivescovo Vayalunkal, di fronte all’intera assemblea visibilmente commossa. Nella solenne celebrazione eucaristica erano rappresentati i diversi decanati e le parrocchie della diocesi di Auki: i fedeli di tutta la diocesi hanno partecipato con grande intensità spirituale.<br />Il neo Vescovo Peter ha reso omaggio ai suoi predecessori, tutti Vescovi che erano missionari: mons. Gerard Loft, SM e mons. Christopher Cardone, OP. Ha messo in risalto l’impegno dei missionari Maristi e dei sacerdoti diocesani che “hanno costruito la chiesa e fortificato la fede della popolazione di Auki”. In particolare mons. Houhou ha menzionato i primi due preti locali, p. Michael Aike e p. Donasiano Hite’e, esortando la comunità cattolica locale, la cittadinanza, le istituzioni governative a “lavorare in spirito di comunione per rafforzare la fede nelle Isole Salomone” e “ad affrontare con serietà le sfide e le problematiche presenti nella società”. Non sono mancate espressioni di gratitudine nei confronti dei tanti missionari, fedeli, organizzatori che hanno reso possibile questo evento storico. Mon, 22 Oct 2018 11:23:42 +0200AMERICA/NICARAGUA - “Giustizia e libertà”: nella Cattedrale di Managua risuonano le richieste della popolazionehttp://www.fides.org/it/news/64961-AMERICA_NICARAGUA_Giustizia_e_liberta_nella_Cattedrale_di_Managua_risuonano_le_richieste_della_popolazionehttp://www.fides.org/it/news/64961-AMERICA_NICARAGUA_Giustizia_e_liberta_nella_Cattedrale_di_Managua_risuonano_le_richieste_della_popolazioneManagua – Da tre settimane ormai le forze militari del governo hanno stretto i controlli sulle marce di protesta della popolazione, impedendo qualsiasi tipo di manifestazione pubblica per le strade della capitale. Ieri, domenica 21 ottobre, gli "auto-convocati" sono però riusciti a protestare nella Cattedrale di Managua: dopo la messa hanno chiesto giustizia e libertà.<br />Fra i partecipanti alla celebrazione eucaristica, c'erano numerosi giovani che portavano in alto le foto dei prigionieri politici, dei quali i parenti hanno chiesto la liberazione. Padre Rodolfo Lopez, che ha celebrato la messa alle ore 11, ha pregato in particolare per i prigionieri politici e ha ricordato che da 6 mesi la popolazione del Nicaragua si è svegliata chiedendo giustizia, ed è stata fermata in modo violento dalle forze del governo, lasciando una scia di morti di cui non si conosce il numero preciso, fra 320 e 500. Alla fine della messa tutti i presenti hanno iniziato a gridare i nomi dei prigionieri politici, uno ad uno, e alla fine ripetevano come un ritornello: "Erano studenti, non delinquenti".<br />I presenti erano quasi tutti vestiti di bianco e blu, i colori della bandiera del Nicaragua, e non si sono lasciati intimidire dalle voci diffuse durante la messa secondo cui fuori della Cattedrale c'era la polizia che voleva fermare i manifestanti, proprio come era accaduto la domenica precedente, quando erano state fermate 38 persone con l'accusa di manifestare contro il governo. La nota pervenuta da una fonte locale di Fides, segnala che sebbene le 38 persone fermate domenica 14 ottobre siano state liberate il giorno dopo, ci sono ancora circa 300 persone in prigione solo per aver protestato contro il governo, secondo quanto conferma la Commissione Interamericana dei Diritti Umani .<br />Il paese sta vivendo una grave crisi dallo scorso 18 aprile. I Vescovi sono stati mediatori del Dialogo Nazionale per cercare una soluzione pacifica alla crisi, tuttavia i colloqui sono stati sospesi a causa della continua repressione contro le proteste civili e Ortega ha accusato i Vescovi di essere golpisti per essersi schierati dalla parte della popolazione .<br />Il Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua, che ieri ha celebrato la messa delle ore 8 nella stessa Cattedrale, alla fine della celebrazione ha pronunciato queste parole: "Ho detto nell'omelia che il potere è per servire, e non per servirsi né per schiacciare gli altri. Se non abbiamo la persona giusta al potere, si rischia l'abuso e la prepotenza. Gli uomini, a volte, non riescono a capire che il potere viene attribuito per servire”. A questo punto ha ricordato un vecchio proverbio popolare il cui significato è chiaro: non si deve dare un incarico di responsabilità ad una persona che non ha la preparazione adeguata.<br /> <br />Mon, 22 Oct 2018 11:21:35 +0200AFRICA/NIGER - A Niamey la Giornata Missionaria Mondiale ricordando e pregando per p. Maccallihttp://www.fides.org/it/news/64960-AFRICA_NIGER_A_Niamey_la_Giornata_Missionaria_Mondiale_ricordando_e_pregando_per_p_Maccallihttp://www.fides.org/it/news/64960-AFRICA_NIGER_A_Niamey_la_Giornata_Missionaria_Mondiale_ricordando_e_pregando_per_p_MaccalliNiamey – “La missione è una croce di sabbia. E’ quella croce che p. Pierluigi Maccalli sta scavando dal 17 settembre scorso, di giorno e soprattutto la sera. Il sole, stanco del viaggio e del calore parte per riposare e lascia alla luna il compito di attraversare la notte. Scava con le mani e soprattutto con la mente che vorrebbe trovarsi lontano, libera, per attraversare i sentieri e le piste in attesa di una buona notizia. Invece è già sera, in questa stagione alle 19 è già buio e domani continua la settimana nell’attesa che cambi qualcosa o qualcuno. Non ricorda bene, forse, le date e lo scorrere del tempo. Lui la veglia missionaria l’ha vissuta con i custodi della sua prigionia, senza parole e senza altri testimoni. Lui solo, una veglia accanto alla croce che, nel frattempo, si fa più profonda col passare del vento. E poi, ignaro, la Giornata missionaria”: con queste parole padre Mauro Armanino, tra i confratelli di p. Maccalli, ha raccontato a Fides il senso che ha avuto a Niamey la Giornata Missionaria Mondiale, celebrata il 21 ottobre. Tra i missionari, in particolare in Niger, è stata intimamente sentita per la vicenda del rapimento di padre Luigi Maccalli, della Società per le Missioni Africane, in mano ai rapitori dallo scorso 17 settembre.<br />P. Armanino scrive a Fides, con commozione: “Oggi, d’improvviso il ricordo e la certezza. Tutto quanto fatto e vissuto giusto una manciata di sabbia. Solo adesso, dal 17 settembre, è cominciata l’unica e la prima missione di Pierluigi. Scavando ogni giorno nella sabbia, una croce che si fa profonda e che assomiglia sempre più ad un solco. In quello si può seminare quello che non spuntava prima da nessuna parte. Adesso c’è una piantina spuntata proprio nel mezzo. Versa sopra di lei qualche goccia d’acqua ogni giorno e la piantina cresce. Ormai ha più di un mese di vita e solo lui e pochi altri riescono a vederla. Tra una cosa e l’altra ne prende cura e le parla sottovoce, come ad una sorella. La Giornata missionaria l’hanno passata assieme nel silenzio. Da domani il missionario continuerà a scavare la croce di sabbia e a custodire il tempo carezzando, con delicatezza, una piantina”.<br /> <br />Mon, 22 Oct 2018 11:00:36 +0200ASIA/INDIA - Il Papa ai giovani indiani, in assemblea nazionale: “Rendete feconde le vostre vite”http://www.fides.org/it/news/64959-ASIA_INDIA_Il_Papa_ai_giovani_indiani_in_assemblea_nazionale_Rendete_feconde_le_vostre_vitehttp://www.fides.org/it/news/64959-ASIA_INDIA_Il_Papa_ai_giovani_indiani_in_assemblea_nazionale_Rendete_feconde_le_vostre_viteNew Delhi - Ha preso il via ieri, 21 ottobre, a Delhi, la prima Conferenza nazionale della gioventù cattolica indiana. La Conferenza è organizzata dalla Commissione per i giovani della Conferenza episcopale dell'India , che riunisce i Vescovi indiani di rito latino. Ai giovani indiani riuniti in assemblea è giunto un videomessaggio di Papa Francesco che così ha esortato i giovani: “Rendete le vostre vite feconde, a beneficio di tutti. Non dimenticare che la giovinezza è una ricchezza, porta frutto Avete il futuro e il presente nelle vostre mani. Andate avanti. Non vi scoraggiate”<br />“Incontrando Papa Francesco il 18 ottobre per il Sinodo sui giovani, gli ho dato un dono a nome della Gioventù dell'India”, racconta a Fides Percival Holt, Presidente nazionale del Movimento giovanile cattolico Indiano e presente al Sinodo nella delegazione indiana. Il regalo è stato una Croce del Buon Pastore intagliata a mano su legno di sandalo, insieme con un fiore di loto come simbolo di amore e purezza. <br />In India oltre 500 giovani delegati, provenienti da 132 diocesi cattoliche indiane, partecipano alla Conferenza nazionale che dura fino al 25 ottobre a New Delhi. L'evento è organizzato grazie all’impegno specifico dell'Indian Catholic Youth Movement, che ha voluto prepararlo in sintonia con il Sinodo dei Vescovi. "L’incontro diverrà un appuntamento annuale fisso: pensiamo sia importante offrire ai giovani l'opportunità di partecipare a un programma di formazione nazionale”, dice a Fides Manoj Mathew, tra gli organizzatori del Movimento. <br />Si vuole poi organizzare una convention giovanile con cadenza triennale, per riunire i giovani cattolici indiani dei tre i riti presenti in India: latini, siro-malabaresi e siro-malankaresi.<br />Durante questi giorni, “i giovani leader sono divisi in gruppi. Si impegnano in discussioni basate su una traccia che riguarda la vita della gioventù, la fede e il loro discernimento vocazionale”, rileva Mathew. “Cercheremo di capire meglio la realtà dei giovani indiani e di aiutare i giovani leader nel trovare risposte per affrontare le sfide che vivono nelle loro realtà locali, relative alla fede dei giovani”, aggiunge.<br />La CCBI è la conferenza episcopale dei Vescovi indiani di rito latino e la Commissione per i giovani è l'organo principale della Conferenza che ispira e anima l'apostolato giovanile della Chiesa latina. Mon, 22 Oct 2018 10:59:31 +0200ASIA/LIBANO - Giovani cristiani libanesi elaborano progetti e proposte per promuovere Tripoli come città di pacehttp://www.fides.org/it/news/64958-ASIA_LIBANO_Giovani_cristiani_libanesi_elaborano_progetti_e_proposte_per_promuovere_Tripoli_come_citta_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/64958-ASIA_LIBANO_Giovani_cristiani_libanesi_elaborano_progetti_e_proposte_per_promuovere_Tripoli_come_citta_di_paceTripoli – 30 giovani cristiani libanesi hanno preso parte al programma di formazione intitolato “Il futuro dei cristiani a Tripoli: sfide e prospettive per la nuova generazione”, organizzato dal Convento S. Francesco di Tripoli-El Mina , nel contesto delle celebrazioni per gli 800 anni di presenza francescana in Medio Oriente, con il supporto del Segretariato Internazionale della Pontificia Unione Missionaria e in collaborazione con le Pontificie Opere Missionarie in Libano. Per più di 2 settimane, dal 6 al 21 ottobre, i partecipanti al corso, laici e religiosi, appartenenti alla comunità cristiana maronita, a quella greco-cattolica e a quella greco-ortodossa, hanno preso parte a attività didattiche e momenti formativi per approfondire le dimensioni spirituali, culturali, sociali e storiche della fede cristiana vissuta e testimoniata nel contesto mediorientale, soffermandosi anche sulle problematiche del dialogo interreligioso nella risoluzione dei conflitti e sul ruolo dei cristiani nella società civile e nei contesti politici mediorientali. <br />I 30 giovani partecipanti al corso- riferisce un comunicato pervenuto all'Agenzia Fides - sono stati selezionati attraverso istituti accademici e organizzazioni quali il Consiglio Apostolico dei laici in Libano e Caritas Libano. Le attività didattiche sono state guidate da docenti ed esperti, laici e religiosi, che operano in ambito universitario e in centri di studio e formazione. I giovani corsisti, durante le sessioni di lavoro, hanno anche assolto all'incarico di elaborare proposte e progetti volti a “Promuovere Tripoli come città di pace, dialogo, cultura e sviluppo”. I progetti saranno realizzati nel 2019, insieme a nuove attività di formazione, dialogo e cooperazione. <br />Il corso si è chiuso domenica 21 ottobre, con una Messa solenne celebrata dal Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton OFM. Mon, 22 Oct 2018 10:41:04 +0200VATICANO - Il Papa all’Angelus: “alle nuove generazioni non manchino l’annuncio della fede e la chiamata a collaborare alla missione”http://www.fides.org/it/news/64956-VATICANO_Il_Papa_all_Angelus_alle_nuove_generazioni_non_manchino_l_annuncio_della_fede_e_la_chiamata_a_collaborare_alla_missionehttp://www.fides.org/it/news/64956-VATICANO_Il_Papa_all_Angelus_alle_nuove_generazioni_non_manchino_l_annuncio_della_fede_e_la_chiamata_a_collaborare_alla_missioneCittà del Vaticano – Ieri, domenica 21 ottobre, 92° Giornata Missionaria Mondiale, il Santo Padre Francesco ha ricordato la ricorrenza all’Angelus, con queste parole: “Oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, sul tema ‘Insieme ai giovani portiamo il Vangelo a tutti’. Insieme ai giovani: questa è la strada! Ed è la realtà che, grazie a Dio, stiamo sperimentando in questi giorni nel Sinodo a loro dedicato: ascoltandoli e coinvolgendoli scopriamo tante testimonianze di giovani che in Gesù hanno trovato il senso e la gioia della vita. E spesso lo hanno incontrato grazie ad altri giovani, già partecipi di questa sua compagnia di fratelli e sorelle che è la Chiesa. Preghiamo perché alle nuove generazioni non manchino l’annuncio della fede e la chiamata a collaborare alla missione della Chiesa. Io penso a tanti cristiani, uomini e donne, laici, consacrati, sacerdoti, vescovi, che hanno speso la loro vita e la spendono ancora lontani dalla patria, annunciando il Vangelo. A loro il nostro amore, la nostra gratitudine e la nostra preghiera. Preghiamo per loro un’Ave o Maria.” Mon, 22 Oct 2018 08:39:10 +0200AMERICA/MESSICO - Prosegue la marcia degli honduregni verso gli USA. Trump: l’esercito chiuderà le frontierehttp://www.fides.org/it/news/64955-AMERICA_MESSICO_Prosegue_la_marcia_degli_honduregni_verso_gli_USA_Trump_l_esercito_chiudera_le_frontierehttp://www.fides.org/it/news/64955-AMERICA_MESSICO_Prosegue_la_marcia_degli_honduregni_verso_gli_USA_Trump_l_esercito_chiudera_le_frontiereSan Cristóbal de las Casas – Circa 10mila honduregni sono arrivati ieri, 19 ottobre, al confine con il Messico provenienti dall’Honduras. Il governo messicano aveva annunciato, come quelli di El Salvador e Guatemala, che non avrebbe permesso attraversare il confine ai migranti honduregni in fuga dall'ingiustizia, dalla violenza e dalla corruzione che dilagano nel loro Paese.<br />Parole di gratitudine al popolo guatemalteco sono state rivolte dai migranti honduregni per l’aiuto e la solidarietà ricevuta dai guatemaltechi mentre la marcia – diretta negli USA – attraversava il loro Paese. La Chiesa cattolica e le organizzazioni della società civile pro-migranti hanno offerto assistenza, affetto, cibo e riparo alla moltitudine di honduregni che continuano il loro viaggio verso nord .<br />In particolare, le comunità ecclesiali di Tapachula, di Tuxtla, del Chapas e di altre regioni del Messico meridionale – riferisce una nota del CELAM pervenuta all’Agenzia Fides – si sono mobilitate per assicurare ai partecipanti alla marcia cibo, vestiario, sostegno e riparo.<br /><br />Portando la bandiera dell’Honduras e cantando l'inno nazionale, scandendo pacifici slogan per richiedere di non fermare il transito, uomini donne e bambini e anche alcuni disabili di diversi dipartimenti dell'Honduras avevano fatto una sosta davanti alla frontiera tra Guatemala e Messico. Poi, il confine di Tecum Uman si è aperto davanti a loro.<br />Adesso l'attraversamento dei territori messicani dipenderà ancora dalla carità, dalla solidarietà e dall'aiuto di istituzioni e organizzazioni umanitarie locali. Cibo, vestiti e assistenza sono necessari per la sopravvivenza dei migranti honduregni in cammino. <br /><br />Secondo le agenzie locali,le autorità messicane avevano inviato elementi dell'Esercito al confine di Tapachula, dove un gruppo consistente di migranti si era fermato per chiedere il passaggio umanitario diretto agli Stati Uniti. Ci sono stati momenti di tensione quando, per disperdere il gruppo, le forze armate hanno lanciato gasi lacrimogeni. In ogni modo il governo messicano ha annunciato il rilascio di una sorta di documento-lasciapassare per i migranti honduregni di passaggio in modo da controllare il flusso. In precedenza, organi governativi messicani avevano dichiarato che i migranti honduregni erano entrati in Messico “con la forza”.<br />La diocesi di San Cristóbal de las Casas ha emesso un comunicato in solidarietà con i migranti e ha chiesto ai governi il rispetto dei diritti umani e la protezione contro la tratta di esseri umani. Nel contempo, ha invitato la popolazione a fornire tutta l'assistenza possibile con vestiti, cibo e riparo per i migranti.<br /><br />Mentre rimane ancora molta distanza da percorrere, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già preannunciato di voler chiudere il confine con il Messico e inviare soldati per fermare la carovana di migranti. "Devo, nei termini più forti, chiedere al Messico di fermare questo assalto, e se non può – ha scritto Trump via twitter - chiamerò l'esercito statunitense a chiudere le nostre frontiere meridionali”. <br /><br /> <br /><br />Sat, 20 Oct 2018 11:36:20 +0200ASIA/TURCHIA: Erdogan chiede autonomia per il popolo dei Gagauzi, i turchi cristiani della Moldaviahttp://www.fides.org/it/news/64954-ASIA_TURCHIA_Erdogan_chiede_autonomia_per_il_popolo_dei_Gagauzi_i_turchi_cristiani_della_Moldaviahttp://www.fides.org/it/news/64954-ASIA_TURCHIA_Erdogan_chiede_autonomia_per_il_popolo_dei_Gagauzi_i_turchi_cristiani_della_MoldaviaKomrat – Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel corso della sua recente visita in Moldavia, ha raggiunto un accordo con il Presidente moldavo Igor Dodon che dispone la piena attuazione dello status di autonomia politico-amministrativa da tempo concesso sulla carta alla regione moldava della Gagauzia, abitata dalla popolazione turca di fede cristiana dei Gagauzi . In un incontro avvenuto il 18 ottobre a Komrat, capoluogo della Gagauzia, e che ha visto la presenza anche della governatrice Irina Vlah, i due Presidenti – come riportano i media turchi – hanno definito i passi concreti da prendere per garantire la reale entrata in vigore del regime di autonomia regionale della Gagauzia, e inserire tali disposizioni all'interno delle leggi costituzionali della Moldavia. <br />L'insistenza con cui la diplomazia turca ha perorato la causa dei Gagauzi presso le autorità moldave ha dato vita alla singolare circostanza di un governo guidato da un partito islamista l'Akp di Erdogan - che si fa promotore delle istanze autonomiste di una popolazione di fede cristiana. <br />I Gagauzi sono i discendenti di tribù turche Installatesi nel Medio Evo a sud del delta del Danubio, e convertitesi, allora, al cristianesimo ortodosso. In seguito, spinti dalla Russia dello Zar Alessandro I, si trasferirono all’inizio del XIX secolo in un'area della Bessarabia – attualmente compresa nella Moldavia sud-orientale - che rappresenta ancora oggi la loro zona di principale insediamento. <br />Attualmente la popolazione dei Gagauzi è composta da circa 200mila persone, che <br />fanno parte del gruppo etnico oğuz a cui appartenevano i selgiuchidi e gli ottomani, e da cui discendono i turchi dell’Anatolia e gli azeri. “Lo stesso nome gagauz – ha scritto lo storico e analista Carlo Pallard - sembra derivare con ogni probabilità da oğuz, benché non vi sia certezza sul significato del prefisso 'gag-', forse una deformazione di gök , di utilizzo non raro tra i popoli turchi, con significato quindi di 'oğuz celestiali' ”. A giudizio di Pallard “Non è possibile sapere quando e come i gagauzi abbracciarono la religione cristiana, e se in precedenza i loro antenati fossero stati per un certo periodo musulmani, come farebbe pensare l’utilizzo del termine Allah per indicare Dio, invece dell’originale pre-islamico Tanrı”.<br />Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la proclamazione della Moldavia indipendente, i Gagauzi scelsero nel 1991 di proclamare l’indipendenza del Gagauz yeri. . Nel 1994, dopo un periodo di tensioni, si arrivò ad un compromesso, con la creazione di un’entità territoriale autonoma gagauza all’interno nazione moldava.<br />Oggi i Gagauzi condividono un forte sentimento di orgoglio per la propria identità turca, ulteriormente rafforzato nel corso della battaglia per l’autonomia. . Sat, 20 Oct 2018 10:50:19 +0200ASIA/INDONESIA - Il Vescovo visita gli sfollati di Palu: “Sono qui per consolare”http://www.fides.org/it/news/64953-ASIA_INDONESIA_Il_Vescovo_visita_gli_sfollati_di_Palu_Sono_qui_per_consolarehttp://www.fides.org/it/news/64953-ASIA_INDONESIA_Il_Vescovo_visita_gli_sfollati_di_Palu_Sono_qui_per_consolareManado - "Sono qui per consolare e per incoraggiare la popolazione che soffre": lo ha detto il Vescovo di Manado, mons. Benedictus Estephanus Rolly Untu, dei Missionari del Sacro Cuore, rivolgendosi agli sfollati stanziati temporaneamente nella chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sacro Cuore, nel centro di Palu, la città fortemente colpita dal terremoto che il 28 settembre ha devastato l’isola indonesiana di Sulawesi, nell'Est dell'arcipelago indonesiano. <br />Come appreso dall’Agenzia Fides, centinaia di fedeli cattolici a Palu hanno trovato conforto nella recente visita del Vescovo, che ha toccato anche la zona più remota di Kulawi, a circa 87 chilometri da Palu, con difficile accesso stradale a causa delle pesanti frane che ostacolano il viaggio.<br />Il Vescovo, raccontando la sua missione umanitaria, ha detto a Fides: "La Chiesa locale sta provvedendo ogni aiuto umanitario possibile per le persone sfollate a Sidera e Jonoogo, nel distretto di Sigi” procurando per loro tende e kit di sopravvivenza. L’area di Jonoogo ha subito un grave danno a causa della "liquefazione del terreno" avvenuta poco dopo il forte terremoto. "Le strade sono distrutte, le case realmente inghiottite, le risaie improvvisamente sparite", racconta il vescovo, descrivendo la tragica situazione.<br />Il Vescovo si recherà anche a Petobo dove circa 700 case sono state inondate dal fango. Ultima tappa della missione è il complesso abitativo d Talise Beach dove “uno tsunami di 5 metri di altezza ha colpito questa densa area popolata”, rileva.<br />Palu e Sigi si trovano nella regione di Sulawesi centrali, ma queste località appartengono alla diocesi di Manado . Il Vescovo, portando agli sfollati il conforto di tutti i fedeli, ha lodato i sacerdoti di Palu per aver creato rapidamente un "Centro di crisi" e una mensa dei poveri nelle strutture delle chiese parrocchiali. Sat, 20 Oct 2018 10:46:32 +0200AFRICA/CONGO R.D. - Giornata Missionaria Mondiale: l'esperienza di un missionario che visita i detenutihttp://www.fides.org/it/news/64952-AFRICA_CONGO_R_D_Giornata_Missionaria_Mondiale_l_esperienza_di_un_missionario_che_visita_i_detenutihttp://www.fides.org/it/news/64952-AFRICA_CONGO_R_D_Giornata_Missionaria_Mondiale_l_esperienza_di_un_missionario_che_visita_i_detenutiBukavu - Ogni settimana Alex Goffinet, padre bianco francese che dal 1962 è in missione in Africa, fa una visita al carcere di Bukavu, nella Repubblica democratica del Congo. Ascolta i carcerati, li consiglia e intercede per loro presso le autorità penitenziarie. All’alba dei suoi 86 anni, è ancora molto attivo e, tra i tanti impegni che ancora svolge, c’è quello dell’assistenza ai detenuti. L'Agenzia Fides ha raccolto la sua testimonianza in vista della Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra il 21 ottobre.<br />"La Provvidenza - osserva - mi ha concesso di avere ancora la forza di lavorare in Africa nonostante la mia veneranda età. E gliene sono grato. Detto ciò, a cosa può mai servire un vecchio missionario in un Paese irrequieto come la Rd Congo?". Un giorno, racconta padre Alex, un novizio di nome Arsène lo ha invitato ad accompagnarlo nella prigione centrale di Bukavu, capoluogo del Kivu. "È un posto indescrivibile, pieno di miseria. Ma quella visita mi ha interrogato: qual è il senso di essere missionario se non quello di stare vicino agli ultimi? Da allora, ogni mercoledì mattina, insieme ai membri dell’équipe pastorale, entro in carcere".<br />Il carcere di Bukavu è una sorta di girone infernale. Duemila persone sono ammassate, in condizione igieniche precarie e in totale promiscuità, in una struttura che era stata costruita per accogliere 350 detenuti. Ergastolani condividono gli stessi spazi di colpevoli di reati minori. <br />Il penitenziario di Bukavu non fa eccezione rispetto alle carceri del Paese. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti riferisce che "la maggior parte delle carceri nella Rd Congo è dura e pericolosa per la vita". Una valutazione condivisa dall'Ong Freedom House che nel rapporto "Freedom the World 2017" afferma che la maggior parte delle carceri presenta carenza di cibo, sovraffollamento e condizioni sanitarie inadeguate.<br />"Nella prigione di Bukavu – continua l’anziano missionario – stiamo vicino ai carcerati. Cerchiamo di ascoltarli e di venire incontro alle loro esigenze di base. Con nostra grande soddisfazione, la collaborazione con le autorità è buona. Gli agenti sono consapevoli del dramma del sovraffollamento. Dal settembre 2017 a oggi abbiamo ottenuto il rilascio di 415 detenuti".<br />Il rilascio di un detenuto richiede un procedimento legale che costa 50 dollari, una somma elevata nella Rd Congo. "La generosità di tanti ci ha sostenuto – conclude padre Alex - ma noi non siamo una Ong, non abbiamo un ufficio. Tutto è volontario. Paghiamo di tasca nostra per viaggiare con i mezzi pubblici. Siamo vicini agli ultimi e questo è il nostro modo di essere missionari". Sat, 20 Oct 2018 09:40:46 +0200ASIA/KAZAKHSTAN - Giornata Missionaria Mondiale: “La bellezza dell’essere piccoli” nella Chiesa kazakahttp://www.fides.org/it/news/64951-ASIA_KAZAKHSTAN_Giornata_Missionaria_Mondiale_La_bellezza_dell_essere_piccoli_nella_Chiesa_kazakahttp://www.fides.org/it/news/64951-ASIA_KAZAKHSTAN_Giornata_Missionaria_Mondiale_La_bellezza_dell_essere_piccoli_nella_Chiesa_kazakaAlmaty - “Quando penso ai cattolici kazaki, mi meraviglio sempre della grandezza della loro fede. Non hanno antiche tradizioni e radici cattoliche, ma vedo una devozione profonda verso la Chiesa, verso il Papa, verso l’Eucarestia, verso il Rosario, verso ogni aspetto della nostra fede. Questo è entusiasmante”. E’ quanto racconta Mons. Josè Louis Mumbiela Serra, Vescovo della diocesi della Santissima Trinità di Almaty, in un colloquio con l'Agenzia Fides, in vista della Giornata Missionaria Mondiale . <br />Il Vescovo riferisce: “Ci sono fedeli che ogni giorno percorrono molti chilometri per prendere parte alla celebrazione eucaristica. C’è grande entusiasmo e fa molto bene anche a noi pastori, perché non ci sentiamo soli”.<br />“In Kazakistan – proegue – noi cattolici rappresentiamo una percentuale bassissima, meno dell’1%. Per riprendere una metafora evangelica, direi che i cattolici kazaki sono come granello di sale: invisibile negli alimenti, ma in grado di cambiarne il sapore”. E aggiunge: “Dico sempre ai nostri fedeli che la ricchezza del Kazakhstan non è il petrolio, non è il gas o l’energia: il progresso del Kazakhistan dipende da quello che sa essere questa comunità cristiana. Siamo pochi, ma dobbiamo essere consapevoli dell’importanza della nostra presenza”.<br />Secondo mons. Mumbiela, “questa è la bellezza dell’essere piccoli: siamo pochi, non abbiamo grandi programmi pastorali, facciamo quel che possiamo e che la Provvidenza ci concede. Evidentemente, nei piani di Dio in questo momento è previsto che la Chiesa sia presente in Kazakhstan, ma che cresca poco a poco”. <br />Secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, degli oltre 17 milioni di abitanti del Paese, circa il 26% è costituito da cristiani, e l’1% di questi è di fede cattolica. In Kazakhstan si contano 4 diocesi cattoliche, per un totale di 70 parrocchie. I sacerdoti presenti nella nazione sono 91, tra i quali 61 diocesani e 30 religiosi. Sat, 20 Oct 2018 09:15:54 +0200VATICANO - Share the Journey: contrastare la paura camminando insieme con migranti e rifugiatihttp://www.fides.org/it/news/64950-VATICANO_Share_the_Journey_contrastare_la_paura_camminando_insieme_con_migranti_e_rifugiatihttp://www.fides.org/it/news/64950-VATICANO_Share_the_Journey_contrastare_la_paura_camminando_insieme_con_migranti_e_rifugiatiCittà del Vaticano - Il Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila e Presidente di Caritas Internationalis, invita le comunità di cittadini di tutto il mondo a contrastare l’odio e la paura con una marcia di solidarietà mondiale lunga un milione di chilometri, a fianco di migranti e rifugiati. Il pellegrinaggio mondiale è una iniziativa che nasce nel contesto della campagna di sensibilizzazione sulla migrazione titolata Share the Journey, “Condividiamo il cammino”.<br />“La grande sfida, in questi tempi di forti divisioni – ha detto il Cardinal Tagle – è opporre alla retorica della paura e dell’odio azioni di amore, di gentilezza e di misericordia, come quelle proposte nella nostra campagna”.<br />A Roma la camminata di solidarietà, una delle tante che stanno avendo luogo in vari paesi, si tiene domenica 21 ottobre e a inaugurarla sarà lo stesso Cardinale Tagle, Presidente di Caritas Internationalis. <br /> Le organizzazioni della Caritas – più di 160 nel mondo – in Cile, Nuova Zelanda, Canada, Regno Unito e Stati Uniti hanno già cominciato a camminare insieme a migranti e rifugiati. Molte altre stanno preparando nuovi pellegrinaggi.<br />La campagna, promossa da Caritas Internationalis, è stata lanciata da Papa Francesco il 27 settembre 2017 e dura due anni. Share the Journey vuole essere una risposta concreta all’appello del Papa per dar forza alla cultura dell’incontro, facilitando un’interazione positiva tra migranti, rifugiati e comunità locali. Un primo passo per costruire società più unite e inclusive. <br />Sat, 20 Oct 2018 09:08:33 +0200