Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usEUROPA/ITALIA - Quattro giovani a servizio degli ultimi in contesti missionari racconteranno la loro esperienza sul webhttp://www.fides.org/it/news/55050-EUROPA_ITALIA_Quattro_giovani_a_servizio_degli_ultimi_in_contesti_missionari_racconteranno_la_loro_esperienza_sul_webhttp://www.fides.org/it/news/55050-EUROPA_ITALIA_Quattro_giovani_a_servizio_degli_ultimi_in_contesti_missionari_racconteranno_la_loro_esperienza_sul_webRoma – Si apriranno il 30 aprile le selezioni di 4 giovani volontari che intendano vivere e raccontare un’esperienza di un mese al servizio degli ultimi, dei dimenticati in India, Kenya, Mozambico e Filippine. La Conferenza Episcopale Italiana ha infatti avviato il progetto “In un altro mondo” per avvicinare i giovani al mondo della Chiesa in generale ed al mondo delle missioni e dell’aiuto al prossimo in particolare. <br />I selezionati potranno vivere un’esperienza di volontariato collaborando per un mese alle attività della struttura che li accoglierà: la Casa della Provvidenza per bambine di strada a Calcutta in India; il centro Kivuli per i bambini degli slum di Nairobi gestito dall’associazione Amani in Kenya; le diverse strutture di Medici con l'Africa Cuamm in Mozambico; la Little Nazareth home per bambine a Manila, nelle Filippine. Di questo lavoro essi saranno testimoni attraverso la pubblicazione, sul sito, del materiale multimediale che avranno raccolto nella loro esperienza di vita. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.inunaltromondo.it">Per ulteriori informazioni</a>Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200EUROPA/SVIZZERA - Un bambino su 5 non viene raggiunto dalle vaccinazioni salva-vitahttp://www.fides.org/it/news/55049-EUROPA_SVIZZERA_Un_bambino_su_5_non_viene_raggiunto_dalle_vaccinazioni_salva_vitahttp://www.fides.org/it/news/55049-EUROPA_SVIZZERA_Un_bambino_su_5_non_viene_raggiunto_dalle_vaccinazioni_salva_vitaGinevra - Ogni anno un neonato su cinque non viene raggiunto dalle vaccinazioni salva-vita e la necessità che i vaccini siano tenuti costantemente al freddo rappresenta una grave barriera per il miglioramento dei tassi di copertura delle vaccinazioni. Servono vaccini termicamente stabili, ovvero tra i 2°C e gli 8°C. È l’allarme lanciato da Medici Senza Frontiere alla vigilia della Settimana mondiale dell’immunizzazione che si apre oggi . “Nella nostra esperienza - si legge nel comunicato pervenuto all’Agenzia Fides -, la necessità di tenere i vaccini nella catena del freddo per tutto il tragitto verso il paziente è una delle più grandi barriere a un’efficace azione di immunizzazione”. Sebbene questo non sia un problema insormontabile nei Paesi ricchi, costituisce invece un grosso ostacolo nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in aree calde, isolate e dove la copertura elettrica per la refrigerazione è poco affidabile. Questa difficoltà è una delle cause dei bassi tassi di vaccinazione in alcuni paesi, tanto che ogni anno più di 22 milioni di bambini sotto l’anno di età non vengono vaccinati. Prove sempre più evidenti mostrano anche che alcuni vaccini possono essere tenuti fuori dalla catena del freddo per un certo lasso di tempo. Nella cosiddetta “catena a temperatura controllata” , alcuni di questi possono lasciare la catena del freddo per un breve periodo subito prima che vengano utilizzati, il che faciliterebbe la logistica del trasportarlo nel tratto finale e cruciale del suo viaggio, dall’ultimo centro sanitario fino ai villaggi più remoti. Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRA SANTA - Il Direttore di Caritas Jerusalem: il popolo festeggia la riconciliazione tra forze politiche palestinesihttp://www.fides.org/it/news/55048-ASIA_TERRA_SANTA_Il_Direttore_di_Caritas_Jerusalem_il_popolo_festeggia_la_riconciliazione_tra_forze_politiche_palestinesihttp://www.fides.org/it/news/55048-ASIA_TERRA_SANTA_Il_Direttore_di_Caritas_Jerusalem_il_popolo_festeggia_la_riconciliazione_tra_forze_politiche_palestinesiRamallah - “La gente di qui è tutta contenta. E i palestinesi della Striscia di Gaza sono ancora più contenti di noi”. Così il sacerdote cattolico palestinese Raed Abusahlia, Direttore generale di Caritas Jerusalem, descrive all'Agenzia Fides i sentimenti che prevalgono nella popolazione palestinese dopo l'annuncio della riconciliazione tra Hamas – il Partito-movimento di marca islamista che controlla la Striscia di Gaza – e le forze politiche legate all'Olp, che dirigono l'Autorità nazionale palestinese. <br />Nei colloqui tra i rappresentanti di Hamas e gli inviati di Fatah è stata concordata la formazione, entro cinque settimane, di un governo palestinese di unità nazionale. Entro sei mesi i palestinesi saranno chiamati a votare per eleggere il nuovo Consiglio legislativo nazionale. “La riconciliazione tra le forze politiche palestinesi” osserva p. Raed, “ha suscitato reazioni negative in Israele e anche negli Usa. Ma proprio la divisione tra i palestinesi era un fattore che indeboliva il processo di pace. Tutto il mondo pensava: i palestinesi con quale forza possono partecipare al processo di pace, se sono divisi tra di loro? E solo una politica imperiale poteva pensare di imporre una pacificazione di facciata tagliando fuori Hamas e la popolazione di Gaza, dopo il disastro provocato in quel territorio che è diventato una prigione a cielo aperto segnata dalla povertà, dalla mancanza di acqua e elettricità. dall'inquinamento e dalle incursioni militari israeliane”. Secondo il sacerdote del Patriarcato latino di Gerusalemme “il cammino per raggiungere l'effettiva riconciliazione sarà lungo e difficile. Andrà accompagnato e verificato passo dopo passo. Ma mi sorprendono le reazioni dei sedicenti 'democratici' che pretendono di impedire per i palestinesi il pieno esercizio della democrazia, attraverso libere elezioni”. A giudizio del direttore di Caritas Jerusalem, occorrerà accettare il responso delle urne anche per quanto riguarda i voti che verranno raccolti da Hamas. Nel contempo, p. Raed prevede una flessione del consenso elettorale del movimento islamista, dopo che i palestinesi “hanno visto i risultati di quella scelta”. .Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Protesta a Juba della comunità originaria del Darfur per i massacri di Bentiuhttp://www.fides.org/it/news/55047-AFRICA_SUD_SUDAN_Protesta_a_Juba_della_comunita_originaria_del_Darfur_per_i_massacri_di_Bentiuhttp://www.fides.org/it/news/55047-AFRICA_SUD_SUDAN_Protesta_a_Juba_della_comunita_originaria_del_Darfur_per_i_massacri_di_BentiuJuba - Il capo della comunità originaria del Darfur a Juba, capitale del Sud Sudan, ha annunciato dimostrazioni per i massacri avvenuti a Bentiu, nello Stato di Unità, dove diverse centinaia di persone sono state uccise dopo che i ribelli di Riek Machar hanno ripreso il controllo della città, il 15 aprile.<br />La Missione ONU in Sud Sudan accusa i ribelli di aver selezionato le vittime su base etnica, scegliendole tra le etnie non Nuer . Tra gli uccisi vi sono pure delle persone originarie del Darfur, la regione del Sudan a sua volta in preda alla guerra tra diversi gruppi armati e con i militari di Khartoum. Parlando alla radio cattolica “Bakhita Radio” il rappresentate della comunità del Darfur a Juba, Abdalla Hamed, ha affermato che le persone originarie del Darfur uccise a Bentiu erano dei mercanti e non dei guerriglieri che appoggiavano il Presidente Kiir, come affermato dai ribelli.<br />Secondo Hamed nella sola moschea di Bentiu sono state uccise 420 persone . Anche coloro che hanno cercato rifugio nella locale chiesa cattolica e nell’ospedale sono stati massacrati. Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Pellegrinaggio a piedi per gli 80 anni di evangelizzazione negli altipiani della Papuahttp://www.fides.org/it/news/55046-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Pellegrinaggio_a_piedi_per_gli_80_anni_di_evangelizzazione_negli_altipiani_della_Papuahttp://www.fides.org/it/news/55046-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Pellegrinaggio_a_piedi_per_gli_80_anni_di_evangelizzazione_negli_altipiani_della_PapuaMount Hagen – Un cammino in pellegrinaggio di 15 giorni per ringraziare Dio per l’arrivo della Buona Novella negli altipiani centrali della Papua Nuova Guinea: così l’arcidiocesi di Mount Hagen, ha ricordato l’arrivo dei primi missionari del Verbo Divino che nel 1934 giunsero nei territori della Papua centrale, stabilendo le prime missioni nella zona. A 80 anni dall’arrivo dei primi pionieri, i fedeli dell'Arcidiocesi vivono un tempo di ringraziamento e di riconoscenza “per tutte le benedizioni ricevute da Dio attraverso i missionari”, dice una nota inviata a Fides dall’Arcidiocesi. Con questo spirito oltre 500 fedeli, 3 sacerdoti e 9 seminaristi hanno compiuto un pellegrinaggio a piedi da Madang a Mount Hagen, seguendo lo stesso percorso dei primi missionari, su un terreno accidentato e impervio, “in una prova di fede e anche di forza fisica”. I partecipanti al pellegrinaggio hanno visitato il sito memoriale dei due primi missionari, p. Carl Morschheuser e p. Eugene Frank, che furono uccisi dagli indigeni locali. L'Arcivescovo di Mt Hagen, Douglas Young, ha accolto e incoraggiato i pellegrini affermando che “il pellegrinaggio è segno di una famiglia che cammina insieme e condivide il Vangelo, come Chiesa viva in Cristo”.<br />Nella seconda settimana del pellegrinaggio, i marciatori da Mount Hagen si sono mossi visitando altre chiese e missioni nel territorio degli altipiani, rinnovando lo spirito di fede, speranza e carità dei primi annunciatori del Vangelo. <br />I religiosi del Verbo Divino, nei decenni della loro presenza, si sono impegnati anche in scuole e servizi sanitari che da allora si sono molto sviluppati: oggi il 40% dei servizi sanitari ed educativi negli altipiani è fornito dalla Chiesa cattolica. Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - “I ribelli mi volevano uccidere” racconta il Vescovo di Bossangoa rapito dai ribelli, che hanno assassinato un sacerdote della sua diocesihttp://www.fides.org/it/news/55045-AFRICA_CENTRAFRICA_I_ribelli_mi_volevano_uccidere_racconta_il_Vescovo_di_Bossangoa_rapito_dai_ribelli_che_hanno_assassinato_un_sacerdote_della_sua_diocesihttp://www.fides.org/it/news/55045-AFRICA_CENTRAFRICA_I_ribelli_mi_volevano_uccidere_racconta_il_Vescovo_di_Bossangoa_rapito_dai_ribelli_che_hanno_assassinato_un_sacerdote_della_sua_diocesiBangui - “Una grande disavventura, che mi ha condotto lontano, nella zona est della mia diocesi”: così Sua Ecc. Mons. Nestor Désiré Nongo-Aziagbia, Vescovo di Bossangoa descrive all’Agenzia Fides il rapimento di cui è stato vittima da parte di una formazione di ribelli Seleka.<br />“Mercoledì 16 aprile - racconta a Fides Mons. Nongo-Aziagbia - con la mia auto stavo riportando tre sacerdoti della mia diocesi alla loro parrocchia , quando intorno alle 17 siamo stati intercettati dai ribelli della coalizione Seleka al comando di un colonnello che era in carica a Bossangoa quando i ribelli occupavano la città”. <br />“Sono stato condotto al cospetto di questo colonnello – prosegue il Vescovo - che mi ha accusato di aver fatto fallire il suo piano di riconquistare Bossangoa, di aver fatto circolare su Internet delle dichiarazioni diffamatorie nei suoi confronti, di aver raccolto a Bantangafo delle informazioni che avrei dovuto trasmettere alle forze internazionali presenti in Centrafrica, la Sangaris e la MISCA , e infine di aver organizzato la resistenza nella città per impedirne la riconquista da parte dei suoi uomini”.<br />Il Vescovo aggiunge che “i ribelli mi hanno tolto la croce pettorale, l’anello episcopale ed i paramenti sacri contenuti nella mia valigia. Poi io e i miei tre preti siamo stati condotti verso Sidot per essere uccisi. All’altezza di Kabo il nostro convoglio è stato fermato grazie all’intervento della comunità internazionale e soprattutto del comandante delle locale zona militare di Seleka, un generale, che non ha condiviso l’ordine di esecuzione emesso dal suo sottoposto. Dopo questa peregrinazione durata tutto il Giovedì Santo, il Venerdì Santo siamo stati ricondotti a Bantangafo dove il comandate della MISCA è venuto a prenderci in elicottero per riportarci a casa”.<br />Sempre nella diocesi di Bossangoa il 18 aprile, Venerdì Santo, è stato ucciso don Christ Forman Wilibona. “Don Wilibona era un mio sacerdote - racconta a Fides Mons. Nongo-Aziagbia - che stava rientrando in moto dalla Messa Crismale quando è incappato in un posto di blocco dei ribelli Seleka associati ad elementi Peuls che lo hanno ucciso, sparandogli contro ben 12 pallottole”. <br />“Don Wilibona è morto all’istante - prosegue il Vescovo -. La popolazione locale ha cercato di recuperare il corpo ma i suoi assassini hanno impedito per 3-4 ore di avvicinarsi alla salma. Finalmente gli abitanti del villaggio locale hanno potuto seppellire il cadavere, che però è stato poi traslato con l’aiuto della Croce Rossa, presso la missione di Paoua dove p. Wilibona era parroco” <br />“Tutto il nord della mia diocesi è occupato dai ribelli della coalizione Seleka, che dettano legge a dispetto della presenza delle forze internazionali. Mi chiedo allora: a che serve la loro presenza in Centrafrica?” conclude Mons. Nongo-Aziagbia. Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200AFRICA/ZAMBIA - Nomina del Rettore del Seminario propedeutico interdiocesano “Emmaus Spirituality Centre” a Lusakahttp://www.fides.org/it/news/55044-AFRICA_ZAMBIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_propedeutico_interdiocesano_Emmaus_Spirituality_Centre_a_Lusakahttp://www.fides.org/it/news/55044-AFRICA_ZAMBIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_propedeutico_interdiocesano_Emmaus_Spirituality_Centre_a_LusakaCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 10 gennaio 2014 ha nominato Rettore del Seminario propedeutico interdiocesano “Emmaus Spirituality Centre” nell’arcidiocesi di Lusaka , il rev. P. Shoba Nyanbe, della Compagnia dei sacerdoti di San Sulpizio .<br />Il nuovo Rettore è nato il 31 luglio 1973 ed è stato ordinato sacerdote il 28 giugno 2003, incardinato nella diocesi di Monze.. Dopo l’ordinazione ha svolto ministero pastorale in parrocchia, quindi ha compiuto studi di formazione sulpiziana negli Stati Uniti e ha studiato liturgia in Irlanda. Dal 2013 era Acting Rector dell’Emmaus Spiritual Centre. Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200OCEANIA/NUOVA ZELANDA - Nomina del Rettore del Seminario interdiocesano “Santa Croce” ad Aucklandhttp://www.fides.org/it/news/55043-OCEANIA_NUOVA_ZELANDA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_interdiocesano_Santa_Croce_ad_Aucklandhttp://www.fides.org/it/news/55043-OCEANIA_NUOVA_ZELANDA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_interdiocesano_Santa_Croce_ad_AucklandCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 24 gennaio 2014 ha nominato Rettore del Seminario interdiocesano “Santa Croce” nella diocesi di Auckland , il rev. Brendan Peter Ward, del clero diocesano di Dunedin. <br />Il nuovo Rettore è nato il 14 gennaio 1957 ed è stato ordinato sacerdote il 15 dicembre 1995. Ha conseguito il Master in “Psychology of Religion” presso l’Heythrop College, in Inghilterra. E’ stato viceparroco e parroco in diverse comunità parrocchiali. Da poco è stato nominato parroco della parrocchia Saint Joseph a Queenstown, nella diocesi di Dunedin. Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Giovane cristiano ucciso perché non si converte all'islamhttp://www.fides.org/it/news/55042-ASIA_PAKISTAN_Giovane_cristiano_ucciso_perche_non_si_converte_all_islamhttp://www.fides.org/it/news/55042-ASIA_PAKISTAN_Giovane_cristiano_ucciso_perche_non_si_converte_all_islamLahore – Pasqua di lutto e dolore per la comunità cristiana di Lahore: Haroon, detto Sunny, giovane cristiano di 22 anni, è stato ucciso da un giovane musulmano perché ha rifiutato di convertirsi all’islam. L’episodio, avvenuto il 16 aprile, solo ora è stato riferito all’Agenzia Fides. Haroon, di umili origini, aveva da poco iniziato a lavorare facendo le pulizie nell’abitazione di una famiglia borghese musulmana a Lahore. Qui lavorava accanto al musulmano Umer Farooq, guardia della casa. Questi ha iniziato a deridere quotidianamente la fede cristiana di Haroon, minacciandolo e invitandolo a convertirsi all’Islam. Affermava che “abbracciare l'Islam è bello” e prospettandogli una vita “nel lusso e il matrimonio con una ricca donna musulmana”. Haroon ha resistito, rifiutando di lasciare la fede cristiana.<br />Quando Haroon ha detto a suo padre quanto stava succedendo, questi gli ha consigliato di ignorare Farooq. Il 16 aprile Farooq ha cominciato di nuovo a parlare di religione e a fare pressioni su Haroon. Poi, innervosito, ha chiesto perché il giovane cristiano fosse irremovibile. Haroon ha spiegato di essere “un vero seguace di Gesù Cristo”. Farooq è diventato aggressivo e ha aperto il fuoco su Haroon, uccidendolo con una pallottola alla testa. In seguito ha cominciato a gridare che Haroon aveva tentato il suicidio.<br />La polizia, chiamata dalla famiglia, ha condotto la guardia in custodia ma non ha registrato una denuncia , ritenendo plausibile la versione del suicidio. I cristiani locali hanno allora inscenato una protesta davanti alla stazione di polizia. Umer Farooq è ancora in custodia cautelare e il suo caso è tuttora sotto inchiesta, mentre la polizia compirà nuove indagini.<br />In un messaggio inviato a Fides, Nasir Saeed, direttore dell’Ong “CLAAS” , con sedi nel Regno Unito e in Pakistan, ha condannato l'omicidio, ricordando: “Abbiamo letto in un recente Rapporto che 1.000 ragazze cristiane e indù sono forzatamente convertite all'Islam ogni anno. Casi in cui i giovani cristiani vengono costretti alla conversione sono frequenti e se rifiutano, vengono uccisi o coinvolto in falsi casi di blasfemia. In questi casi la giustizia deve assicurare le libertà individuali e punire i colpevoli: è l’unico deterrente. Alla base di questi casi vi è l'intolleranza religiosa diffusa e l'odio contro le minoranze”. Thu, 24 Apr 2014 00:00:00 +0200AFRICA/EGITTO - I candidati Sabbahi e al-Sisi alla veglia pasquale copta celebrata da Papa Tawadroshttp://www.fides.org/it/news/55041-AFRICA_EGITTO_I_candidati_Sabbahi_e_al_Sisi_alla_veglia_pasquale_copta_celebrata_da_Papa_Tawadroshttp://www.fides.org/it/news/55041-AFRICA_EGITTO_I_candidati_Sabbahi_e_al_Sisi_alla_veglia_pasquale_copta_celebrata_da_Papa_TawadrosIl Cairo - I candidati alle elezioni presidenziali egiziane Abdel Fattah<br />al-Sisi e Hamdeen Sabbahi potrebbero partecipare ambedue alla veglia pasquale che si terrà<br />sabato sera nella cattedrale di San Marco, nel quartiere di Abbasiya al Cairo. L'indiscrezione, fatta filtrare da fonti della Chiesa copta ortodossa e poi confermata anche da esponenti del comitato elettorale di al-Sisi, è stata rilanciata dalla stampa egiziana mentre tutte le Chiese cristiane presenti in Egitto si apprestano a celebrare nello stesso giorno la Pasqua di Resurrezione. La liturgia sarà celebrata dal Patriarca copto ortodosso Tawadros II. La sicurezza intorno alla cattedrale sarà assicurata dalle forze di polizia e dell'esercito, affiancate da volontari della comunità copta. <br />L'ex generale al-Sisi, che ha già presentato le firme necessarie a sostegno della sua candidatura, è riconosciuto da tutti gli osservatori come il favorito alle prossime elezioni presidenziali del 27-28 maggio. Di recente il generale ha dichiarato che “la questione religiosa è la battaglia e la sfida più grande che il popolo egiziano si trova a affrontare”, auspicando il prevalere di “una nuova visione” e di una “moderna, adeguata comprensione della religione islamica”. .Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200ASIA/SINGAPORE - L’Arcivescovo Goh: Pasqua invita a “proclamare il Vangelo con gioia e con passione”http://www.fides.org/it/news/55039-ASIA_SINGAPORE_L_Arcivescovo_Goh_Pasqua_invita_a_proclamare_il_Vangelo_con_gioia_e_con_passionehttp://www.fides.org/it/news/55039-ASIA_SINGAPORE_L_Arcivescovo_Goh_Pasqua_invita_a_proclamare_il_Vangelo_con_gioia_e_con_passioneSingapore – La Pasqua invita tutti i fedeli a “proclamare in Vangelo con gioia nella nostra realtà di Singapore”: è quanto dice nel messaggio pasquale, rivolto a tutti i fedeli, l’Arcivescovo di Singapore, William Goh. Nel testo del messaggio, inviato a Fides, mons Goh ricorda che Risurezione significa “vincere la disperazione con la speranza, superare l'odio con l'amore, l’ingiustizia con il perdono” e propone ai fedeli tre elementi di riflessione.<br />Il primo è “la nuova vita in Cristo”: “Il trionfo di Dio sulla croce cancella il peccato e la morte una volta per tutte, e ci dona nuova speranza. Come figli della speranza, cerchiamo di liberarci da rabbia, collera, malizia, maldicenze e di vivere come nuove creature in Cristo”, “come figli risorti” nelle circostanze quotidiane, nella vita personale, familiare, al lavoro.<br />Il secondo punto è “l’ incontro personale con il Signore risorto”, che è il messaggio centrale della Pasqua, nota l’Arcivescovo. “La presenza dei discepoli al Sepolcro ci fa riflettere: solo quando abbiamo sperimentato questo incontro, possiamo conoscere l'amore del Padre”, spiega il messaggio, invitando i fedeli “a una vita cristocentrica”. L’incontro con Cristo, infatti, “è una esperienza che coinvolge il cuore, la mente e il corpo”. E dall’incontro con Cristo Risorto, che “non è una mera comprensione intellettuale della fede, troviamo la forza per passare attraverso le prove e le sfide della vita”.<br />L’Arcivescovo conclude, al terzo punto, invitando ad “andare avanti con gioia”: “Il Vangelo è la fonte della nostra gioia e deve essere proclamato con gioia e con passione” nella realtà di Singapore. “Va presentato come qualcosa di così bello: questa bellezza è Gesù Cristo, il Signore Risorto, che viene a darci vita in abbondanza, una gioia che il mondo non può dare e la verità che ci fa liberi”. Il testo termina con un caloroso “benvenuto” ai fratelli neo-battezzati e con l’augurio che possano essere riempiti della grazia di Dio. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200ASIA/NEPAL - Grande gioia per 60 battesimi nella notte di Pasquahttp://www.fides.org/it/news/55038-ASIA_NEPAL_Grande_gioia_per_60_battesimi_nella_notte_di_Pasquahttp://www.fides.org/it/news/55038-ASIA_NEPAL_Grande_gioia_per_60_battesimi_nella_notte_di_PasquaKathmandu – “Ci stiamo preparando in un clima di grande attesa e grande gioia a celebrare la Risurrezione di nostro Signore. Per la nostra piccola comunità cattolica questa è la festa più grande, e anche quest'anno un buon numero di persone, circa 60 in tutto il Nepal, riceveranno il Battesimo la notte di Pasqua”: è quanto riferisce, in un colloquio con l’Agenzia Fides, p. Pius Perumana, pro-Vicario Apostolico del Nepal.<br />“I catecumeni hanno vissuto un tempo di grandi aspettative per il giorno in cui diventeranno membri a pieno titolo della Chiesa. Si sono preparati alla Pasqua con forti momenti di penitenza, digiuno e preghiera nel periodo della Quaresima” prosegue. “In tutte le parrocchie della valle di Kathmandu abbiamo vissuto un cammino Quaresimale inteso e profondo, con momenti di ritiro spirituale significativi e con iniziative di solidarietà e aiuto dei più poveri” spiega.<br />La Pasqua in Nepal è un momento di grande gioia e anche di “testimonianza pubblica”: “le comunità cristiane festeggiano la Pasqua, in tutto il paese, non solo con le celebrazioni nelle chiese, ma anche con cortei e manifestazioni pubbliche di gioia per annunciare la bellezza della fede, la vittoria di Cristo sulla morte e la certezza della vita eterna” dice a Fides il pro-Vicario. <br />I cristiani in Nepal godono di una maggiore libertà religiosa a partire dal 2008, quando fu abolita la monarchia indù e il paese divenne repubblica. Secondo dati forniti a Fides dal Vicariato apostolico, i cattolici in Nepal sono circa 8.000, mentre i cristiani sono complessivamente il 7%, su una popolazione di circa 30 milioni di abitanti. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Appello al governo italiano perchè “chieda l'abrogazione della blasfemia in Pakistan”http://www.fides.org/it/news/55037-ASIA_PAKISTAN_Appello_al_governo_italiano_perche_chieda_l_abrogazione_della_blasfemia_in_Pakistanhttp://www.fides.org/it/news/55037-ASIA_PAKISTAN_Appello_al_governo_italiano_perche_chieda_l_abrogazione_della_blasfemia_in_PakistanRoma – Un appello giunge al governo italiano dalla Federazione delle Associazioni Pakistane in Italia: Adan Farhaj Bakhsh, presidente della Federazione, in un messaggio inviato a Fides, chiede al governo italiano “di attivarsi presso il governo pakistano e chiedere l'abrogazione della legge sulla blasfemia in Pakistan”. L’appello è stato raccolto, con una mozione approvata all’unanimità, dal Consiglio regionale delle Marche. “La denuncia del presidente della Federazione, che ha chiesto il nostro sostegno, è chiara. Questa legge prevede la pena di morte per chi manca di rispetto al profeta Maometto, ed è spesso utilizzata per vendette e scopi privati, abbattendosi in particolare contro le minoranze religiose in Pakistan”, afferma la mozione, inviata a Fides. <br />Il testo approvato prosegue: “La libertà di parola e la libertà di religione costituiscono un fondamentale diritto per ogni individuo: non possiamo restare indifferenti. L’85% dei casi di denunce di blasfemia sono falsi. Il cristiano Sawan Masih è una delle più recenti vittime di questa legge, condannato a morte per ingiuste accuse di blasfemia. I coniugi Shafqat e Shagufta Emmanuel e Asia Bibi sono solo alcuni tra coloro che sono ingiustamente detenuti, sui quali pesa una condanna a morte per blasfemia. Ogni nazione dovrebbe alzare la voce contro queste ingiustizie e chiedere con forza al governo pakistano la liberazione degli innocenti incarcerati e l'abolizione di questa legge iniqua che soffoca l'essenza della libertà”, conclude la mozione. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200AFRICA/KENYA - “Garantire la sicurezza nel rispetto dei diritti umani” chiede il Cardinale Njuehttp://www.fides.org/it/news/55036-AFRICA_KENYA_Garantire_la_sicurezza_nel_rispetto_dei_diritti_umani_chiede_il_Cardinale_Njuehttp://www.fides.org/it/news/55036-AFRICA_KENYA_Garantire_la_sicurezza_nel_rispetto_dei_diritti_umani_chiede_il_Cardinale_NjueNairobi - Coniugare le esigenze di sicurezza con il rispetto dei diritti umani, senza discriminazione di religione, tribù o etnia. È quanto hanno chiesto le principali confessioni cristiane del Kenya per bocca del Cardinale John Njue, Arcivescovo di Nairobi, nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella chiesa di Tutti i Santi della capitale keniana, rivolgendo un messaggio comune ai fedeli per la Pasqua.<br />In Kenya dopo gli ultimi attentati attribuiti agli Shabaab somali, le forze di sicurezza hanno varato una vasta campagna di ricerca dei sospettati, che ha sollevato critiche e preoccupazioni da parte di diverse agenzie umanitarie per il timore di discriminazioni nei confronti dei rifugiati e dei cittadini di origine somala. Dal 4 aprile ben 4.000 persone sono state arrestate in tutto il Kenya e in particolare nel quartiere somalo di Nairobi, Eastleigh. Dopo essere stati detenuti in centri di polizia o negli stadi per essere identificati e interrogati, una parte dei fermati sono stati poi rilasciati mentre 82 somali sono stati espulsi dal Paese.<br />“Facciamo appello al Presidente e alle principali agenzie governative perchè intensifichino gli sforzi per garantire un Paese sicuro per le attuali e future generazioni” ha detto il Cardinale. Allo stesso tempo ha chiesto alle agenzie di sicurezza di condurre le operazioni in modo da “preservare la dignità della vita che deve rimanere una priorità”.<br />Il Cardinale Njue ha ricordato la diffusione di armi illegali nel Paese, che ha raggiunto livelli “allarmanti” e che contribuisce ad aumentare i crimini violenti. “Rapine a mano armata, abigeato, bracconaggio, stupri e altri crimini minori devono essere affrontati” ha affermato il Cardinale, che ha denunciato la “negligenza e la corruzione che stanno dietro ad ogni arma illegale”. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - Messaggio di Pasqua del Patriarca caldeo Sako, con un pensiero alle elezionihttp://www.fides.org/it/news/55035-ASIA_IRAQ_Messaggio_di_Pasqua_del_Patriarca_caldeo_Sako_con_un_pensiero_alle_elezionihttp://www.fides.org/it/news/55035-ASIA_IRAQ_Messaggio_di_Pasqua_del_Patriarca_caldeo_Sako_con_un_pensiero_alle_elezioniBaghdad - “Auguro che le celebrazioni della Santa Pasqua, Pasqua di Resurrezione e di vita nuova, mettano fine alla sofferenza del nostro popolo”. E’ questo l’auspicio conclusivo contenuto nel messaggio per la Pasqua diffuso dal Patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphael I Sako. “Nonostante la preoccupante situazione in cui viviamo in Iraq” sottolinea il Patriarca caldeo nel messaggio pervenuto all’Agenzia Fides, le celebrazioni della Settimana Santa “rendono viva la nostra memoria cristiana e ci donano una speranza viva. Gesù è il cuore di questi avvenimenti, il suo corpo distrutto e poi risorto è la forza che ci spinge verso la vita nuova. Anche nei momenti bui, la sua risurrezione sorge come il sole su di noi e sull’umanità”. <br />S. B. Sako invita tutti a far tesoro della Settimana Santa e del tempo pasquale per “esaminare la nostra vita e scoprire ciò che ci chiede il festeggiato, che è Cristo”, a “incontrarci nelle nostre chiese e case per festeggiare, pregare, ringraziare, gioire insieme e aiutandoci reciprocamente” e a essere per tutti, in ogni situazione, “esempio vivente nella vita comunitaria attraverso il nostro comportamento, la lealtà, la nostra rinuncia e il nostro amore” per “rafforzare  l’appartenenza alla Patria eliminando la discordia e seminando la speranza”. Con questo spirito – ha aggiunto il Patriarca - “non si rimane nella condizione di sentirsi minacciati, nonostante il nostro numero”. <br />Il messaggio di Pasqua offre al Capo della Chiesa caldea anche l'occasione di sottolineare l'importanza del prossimo appuntamento elettorale a cui è chiamato un Paese ancora dilaniato dalle violenze settarie: “Dobbiamo partecipare numerosi alle prossime votazioni con spirito di responsabilità” scrive il Patriarca Sako, suggerendo di orientare il consenso elettorale verso “persone qualificate e leali, che si impegnano per il bene della Patria e per il suo progresso, puntando sui veri valori della libertà, della dignità e della giustizia sociale”. Le elezioni nazionali, in programma il prossimo 30 aprile, dovranno selezionare i 325 membri del Parlamento , chiamati a loro volta a eleggere il Presidente e il Primo Ministro iracheni, nel rispetto del sistema che riserva la carica presidenziale a un curdo e quella di Primo Ministro a uno sciita. .Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200AMERICA/HONDURAS - Appello per chiarire l'omicidio di un dipendente di Radio Progreso, emittente dei gesuitihttp://www.fides.org/it/news/55034-AMERICA_HONDURAS_Appello_per_chiarire_l_omicidio_di_un_dipendente_di_Radio_Progreso_emittente_dei_gesuitihttp://www.fides.org/it/news/55034-AMERICA_HONDURAS_Appello_per_chiarire_l_omicidio_di_un_dipendente_di_Radio_Progreso_emittente_dei_gesuitiYoro – Un'altra persona che lavora nei media popolari è stata assassinata in Honduras: si tratta di Carlos Hilario Mejia Orellana, responsabile marketing e vendite di “Radio Progreso”, emittente dei gesuiti, e membro dell’Equipe di Riflessione, Investigazione e Comunicazione della Compagnia di Gesù in Honduras. L’uomo è stato accoltellato a morte venerdì 11 aprile nella sua abitazione nella città di Progreso, dipartimento di Yoro, al nord del paese, nonostante godesse di misure di protezione individuale assegnategli dalla Commissione Inter-Americana dei Diritti Umani già dal 2009.<br />“Questo atto criminale contro il nostro compagno di squadra Carlos Mejía Orellana – afferma nella comunicazione pervenuta a Fides il sacerdote gesuita Ismael Moreno, dirigente della radio e membro anche lui dell’ERIC - è un colpo contro il nostro lavoro, contro la nostra istituzione e quindi dobbiamo denunciare questo fatto, perché viola il lavoro della comunicazione, violando il nostro diritto alla libertà di espressione e viola la vita di ogni membro della nostra équipe. Per noi è altamente sospetto che questo atto criminale sia avvenuto proprio alla vigilia della Settimana Santa, quando tutto si chiude per le feste, particolarmente le istituzioni responsabili di amministrare la giustizia".<br />L'appello ad una indagine seria e rigorosa, per chiarire le circostanze dell’omicidio e punire i colpevoli, è stato lanciato dalle Ong che lavorano nella zona, da Reporters senza Frontiere , con il sostegno di p. Ismael Moreno. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200AMERICA/PERU’ - I piccoli produttori di ananas si affacciano sul mercato nazionale con il sostegno della Caritashttp://www.fides.org/it/news/55033-AMERICA_PERU_I_piccoli_produttori_di_ananas_si_affacciano_sul_mercato_nazionale_con_il_sostegno_della_Caritashttp://www.fides.org/it/news/55033-AMERICA_PERU_I_piccoli_produttori_di_ananas_si_affacciano_sul_mercato_nazionale_con_il_sostegno_della_CaritasSatipo – Con il sostegno della Caritas-Perù, i piccoli produttori di ananas di Satipo, nella foresta peruviana, sono riusciti a fare un passo avanti verso il mercato nazionale ed internazionale. Si tratta di “Agroideas”, una iniziativa statale che promuove attività sostenibili nel settore della vendita di generi alimentari. Nell’ambito del programma, è stato ottenuto un finanziamento per migliorare la produzione di succo e polpa di ananas, attualmente 480 tonnellate l'anno, con l’obiettivo di raggiungere le 720 tonnellate, destinate al mercato nazionale ed internazionale. <br />La nota inviata all’Agenzia Fides riferisce che per la Caritas-Perù costituisce un grande successo il fatto che i piccoli produttori siano inseriti in un mercato molto competitivo con un prodotto di qualità. Caritas-Perù ha iniziato questo lavoro nel 2002 e, dopo aver migliorato la produzione, nel 2007 ha introdotto altre varietà di ananas, concentrandosi sulla qualità. Le condizioni climatiche di Satipo hanno contribuito notevolmente a questo scopo.<br />Attraverso questo programma sostenuto dalla Caritas, la situazione socio-economica di 381 famiglie di Satipo e Chanchamayo è notevolmente migliorata, facendo diventare imprenditori questi piccoli agricoltori, che ora riescono a rifornire dei loro prodotti la capitale Lima e perfino alcuni paesi dell’estero. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200AMERICA/VENEZUELA - “La situazione del paese non dipende solo da un problema politico” afferma Mons. Parra Sandovalhttp://www.fides.org/it/news/55032-AMERICA_VENEZUELA_La_situazione_del_paese_non_dipende_solo_da_un_problema_politico_afferma_Mons_Parra_Sandovalhttp://www.fides.org/it/news/55032-AMERICA_VENEZUELA_La_situazione_del_paese_non_dipende_solo_da_un_problema_politico_afferma_Mons_Parra_SandovalCiudad Guayana – "Per me la situazione del paese non dipende solo da un problema politico, ma da altri elementi che hanno radici profonde nella società. La famiglia per esempio, ogni giorno è sempre più disintegrata, e nelle famiglie dove c'è violenza i bambini imparano ad essere violenti, e quando crescono continueranno ad essere violenti. Una famiglia in cui mancano i genitori, comincia a sgretolarsi, e allo stesso modo la società. C'è una profonda crisi della famiglia e della fede. A noi ci deve unire la fede come famiglia, perché siamo figli di Dio. Così non dobbiamo aggredire l'altro o odiarlo perché la pensiamo in modo diverso, ma ci dobbiamo rispettare a vicenda": sono le parole del Vescovo della diocesi di Ciudad Guayana, Sua Ecc. Mons. Mariano José Parra Sandoval, riportate nella nota inviata all’Agenzia Fides.<br />Mons. Parra Sandoval, intervistato dalla stampa locale in occasione della Settimana Santa, è stato invitato ad esprimersi anche sul dialogo come soluzione per risolvere la grave situazione in cui si trova la nazione. Il Vescovo ha sottolineato che ci sono delle condizioni: "Non posso sedermi e parlare con qualcuno che mi insulta. Bisogna mettere delle condizioni al governo, come punire la violenza da entrambe le parti, perché quando vedo che l'opposizione va a finire in prigione e non succede così per i seguaci violenti del governo, che usano le bande armate per combattere contro l'altra parte, allora non credo che ci sarà la pace. Anzi, non ci può essere pace quando un lato è punito e l'altro fa quello che vuole, e lo dico non perché l’ho sentito dire, ma perché l'ho visto".<br />Benché sia ormai ufficialmente iniziato il dialogo di pace, i gruppi dell’opposizione attendono gesti concreti che esprimano la disponibilità del governo per dare soluzione alle richieste fondamentali della popolazione. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - Nomina del Vescovo di Abeokutahttp://www.fides.org/it/news/55031-AFRICA_NIGERIA_Nomina_del_Vescovo_di_Abeokutahttp://www.fides.org/it/news/55031-AFRICA_NIGERIA_Nomina_del_Vescovo_di_AbeokutaCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 15 aprile 2014, ha nominato Vescovo della diocesi di Abeokuta il Rev.do Mons. Peter Kayode Odetoyinbo, Parroco e Vicario Generale dell’arcidiocesi di Ibadan.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 28 gennaio 1964 a Ibadan, Arcidiocesi di Ibadan. Dopo aver frequentato le scuole locali, è entrato nel Seminario Maggiore Ss. Peter and Paul, Bodija, Ibadan, dove ha svolto gli studi di Filosofia e Teologia. È stato ordinato sacerdote il 7 ottobre 1989, per l’Arcidiocesi di Ibadan. Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti Uffici e ulteriori studi: 1989-1992: Vicario parrocchiale; 1990-1996: Vice-Direttore del programma RenewProcess Ibadan Archdiocese; 1992-1996: Docente presso il Seminario Minore e incaricato delle Parrocchie di St. Patrick e St. Ignatius of Loyola; 1996-2000: Studi per la Licenza e il Dottorato in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana; dal 2001: Sacerdote residente nella Cattedrale St. Mary’s di Ibadan; dal 2001: Parroco della Chiesa dell’Assunzione a Bodija; dal 2001: Docente di Storia della Chiesa al Seminario Ss. Peter and Paul; dal 2003: Docente di Storia della Chiesa presso il Dominican Institute; 2002-2007: Presidente dell’Ibadan Diocesan Priests’ Association; 2002-2008: Segretario del Diocesan Priests of All Yorubaland. Dal 2009 è Vicario Generale dell’Arcidiocesi. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200AFRICA/UGANDA - Dimissioni del Vescovo di Kasese e nomina del successorehttp://www.fides.org/it/news/55030-AFRICA_UGANDA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Kasese_e_nomina_del_successorehttp://www.fides.org/it/news/55030-AFRICA_UGANDA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Kasese_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 15 aprile 2014, ha accettato<br />la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kasese , presentata da Sua Ecc. Mons. Egidio Nkaijanabwo, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Papa ha nominato Vescovo della medesima diocesi di Kasese il Rev.do Acquirino Francis Kibira, Rettore del St. Paul’s National Seminary Kinyamasika, a Fort Portal.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 16 aprile 1958 nel villaggio di Kigoto-Bulyansungwe, Distretto di Kamwenge, nella Diocesi di Fort Portal. Ha studiato Filosofia presso il Seminario Maggiore Katigondo National Major Seminary di Masaka e Teologia presso il St. Mary’s National Major Seminary di Ggaba, Kampala . È stato ordinato sacerdote il 23 settembre 1984 ed è incardinato nella Diocesi di Fort Portal. Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1984-1985: Assistente presso la parrocchia di Bukwali, Fort Portal; 1985-1987: Docente al Katigondo National Major Seminary, Masaka; 1987-1991: Studi di Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico a Roma, risiedendo presso il Pontificio Collegio S. Paolo; 1991-1995: Responsabile della formazione permanente del clero; 1992-1995: Docente e Decano degli studi al St. Paul’s National Seminary Kinyamasika, Fort Portal; dal 1995: Rettore del Seminario Nazionale St. Paul’s Kinyamasika, Fort Portal. Wed, 16 Apr 2014 00:00:00 +0200