Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/VIETNAM - Dimissioni del Vescovo di Long Xuyên e successionehttp://www.fides.org/it/news/65618-ASIA_VIETNAM_Dimissioni_del_Vescovo_di_Long_Xuyen_e_successionehttp://www.fides.org/it/news/65618-ASIA_VIETNAM_Dimissioni_del_Vescovo_di_Long_Xuyen_e_successioneCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accolto la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Long Xuyên , presentata da S.E. Mons. Joseph Trân Xuân Tiéu. Gli succede S.E. Mons. Joseph Trân Văn Toàn, finora Vescovo Coadiutore della medesima Circoscrizione Ecclesiastica. Sat, 23 Feb 2019 12:59:24 +0100ASIA/LIBANO - Il Patriarca maronita interviene nel dibattito sul riconoscimento del matrimonio civilehttp://www.fides.org/it/news/65617-ASIA_LIBANO_Il_Patriarca_maronita_interviene_nel_dibattito_sul_riconoscimento_del_matrimonio_civilehttp://www.fides.org/it/news/65617-ASIA_LIBANO_Il_Patriarca_maronita_interviene_nel_dibattito_sul_riconoscimento_del_matrimonio_civileBeirut Il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai intervenuto nel dibattito riapertosi nella società libanese in merito al riconoscimento giuridico del matrimonio civile, e le espressioni interlocutorie da lui utilizzate vengono interpretate da molti come un segnale di disponibilità a approfondire la discussione senza chiusure pregiudiziali. <br />Nelle sue dichiarazioni, arrivate venerdì 22 febbraio dopo un incontro tra il Patriarca Rai e il Presidente libanese Michel Aoun, il Primate della Chiesa maronita ha riferito di non essere assolutamente contrario a una legge che riconosca il matrimonio come vincolo di carattere civile. Un riconoscimento giuridico del carattere civile del matrimonio che dovrebbe valere per tutte le unioni coniugali, e non essere considerato facoltativo. "Non esiste” ha rimarcato su questo punto il Patriarca Rai “una cosa chiamata legge facoltativa: la prima caratteristica di una legge è che è vincolante. Rendendola facoltativa, il Paese apparirebbe frammentato e comincerebbero ad emergere problemi". Se invece si introduce una legge obbligatoria per attestare e sancire la natura del matrimonio – e di ogni matrimonio - come vincolo civile, “poi sarebbe mio dovere di Patriarca – ha aggiunto il Primate della Chiesa maronita “spiegare ai maroniti che il matrimonio, è uno dei sette sacramenti della Chiesa, da celebrare se vogliono vivere in maniera autentica il loro cristianesimo". E questo perché spetta a ognuno la responsabilità di prendere in coscienza le proprie decisioni davanti a Dio, visto che “è Dio, non io, che giudica le azioni".<br />Anche in passato, a più riprese, il Patriarca Rai – creato Cardinale nel 2012 da Papa Benedetto XVI – aveva espresso il suo parere a favore di una legge sul “matrimonio civile obbligatorio” per riconoscere gli effetti civili di tutte le unioni coniugali libanesi, a prescindere dalla confessione religiosa di appartenenza. Nelle sue nuove dichiarazioni, il Patriarca ha respinto anche le polemiche di chi sostiene che gerarchie religiose libanesi si oppongono alla regolamentazione legale del matrimonio civile per non dover rinunciare ai contributi economici riscossi per celebrare e registrare i matrimoni religiosi.<br />l'eventuale approvazione di una legge sul matrimonio civile in Libano comporterebbe necessariamente un emendamento all'articolo 9 della Costituzione, secondo cui lo status personale di ogni libanese è regolato secondo le disposizioni e prassi giuridiche della propria comunità religiosa di appartenenza. <br />Come riferito dall’Agenzia Fides la questione della legalizzazione del matrimonio civile è tornata a animare il dibattito pubblico libanese dopo le recenti dichiarazioni di Raya Hassan, ministro degli Interni del nuovo governo Hariri, che nei giorni scorsi ha riferito di voler fare spazio a tale istituto giuridico nella legislazione libanese, auspicando un dibattito approfondito su tale questione. La chiusura più netta davanti alle sollecitazioni della Ministra Raya Hassan è arrivata da Dar Al Fatwa, l’istanza più autorevole dell’islam sunnita libanese, che ha riaffermato la propria opposizione ribadendo che la proposta del matrimonio civile “contraddice in maniera radicale” le leggi sul matrimonio ispirate alla Sharia. Ma anche membri in vista delle comunità ecclesiali libanesi avevano a stretto giro riaffermato che su questo punto cristiani e musulmani libanesi sono uniti, e che la Chiesa cattolica non può appoggiare una legislazione che non riconosce il matrimonio come sacramento. <br />In Libano convivono 18 diverse confessioni religiose, e ogni comunità di fede regola secondo le proprie tradizioni specifiche la legislazione relativa alle unioni coniugali. <br />Finora, le coppie libanesi che vogliono celebrare il proprio matrimonio con rito civile ricorrono all'escamotage di sposarsi civilmente a Cipro per poi far registrare in Libano la propria unione. .<br /> <br />Sat, 23 Feb 2019 11:36:07 +0100AMERICA/BRASILE - Qualità della vita e cura del creato: il progetto "Nascer Sustentável"http://www.fides.org/it/news/65616-AMERICA_BRASILE_Qualita_della_vita_e_cura_del_creato_il_progetto_Nascer_Sustentavelhttp://www.fides.org/it/news/65616-AMERICA_BRASILE_Qualita_della_vita_e_cura_del_creato_il_progetto_Nascer_SustentavelAraguaína - L'Ospedale Don Orione di Araguaína, comune nello stato brasiliano del Tocantins, ha lanciato il progetto "Nascer Sustentável", grazie al quale verrà piantato un albero per ogni bambino che nascerà nella struttura. Nel giorno in cui il progetto è stato presentato, sono stati piantati i primi alberi e l'obiettivo è piantarne più di 6000 entro la fine del 2019, nelle aree pubbliche della città e nelle aree di conservazione permanente. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Segretariato comunale per lo sviluppo economico e l'ambiente.<br />Per il direttore dell'Ospedale Don Orione, padre Jarbas Assunção Serpa, il progetto è "importante per stimolare la consapevolezza della società sulla sostenibilità ambientale. Se ognuno di noi fa qualcosa per aiutare l'ambiente che sta soffrendo, possiamo preservarlo, garantendo a tutti una migliore qualità della vita".<br />Il progetto è stato lanciato nel Centro di Riferimento per l'Assistenza Sociale del settore Araguaína Sul II. In questo quartiere verranno piantate duemila piantine di alberi. Per l'ingegnere ambientale dell'ospedale Don Orione, Higo Pimenta, "la partecipazione dei residenti è fondamentale e il coinvolgimento della comunità è un fattore essenziale per prendersi cura degli alberi piantati".<br />Ogni quartiere che verrà coinvolto nel progetto riceverà una guida tecnica su come procedere con la semina e come monitorare e curare le piante. <br />Sat, 23 Feb 2019 11:02:18 +0100EUROPA/POLONIA - Animazione missionaria: uno sguardo al passato e uno al futuro, verso il Mese Missionario Straordinariohttp://www.fides.org/it/news/65615-EUROPA_POLONIA_Animazione_missionaria_uno_sguardo_al_passato_e_uno_al_futuro_verso_il_Mese_Missionario_Straordinariohttp://www.fides.org/it/news/65615-EUROPA_POLONIA_Animazione_missionaria_uno_sguardo_al_passato_e_uno_al_futuro_verso_il_Mese_Missionario_StraordinarioOpole – Il riassunto delle attività svolte nello scorso anno dalle Pontificie Opere Missionarie delle singole diocesi e le iniziative per il prossimo Mese Missionario Straordinario sono stati i temi principali dell’incontro del Consiglio nazionale delle POM della Polonia cui hanno preso parte oltre 40 Direttori diocesani provenienti da 32 diocesi, oltre naturalmente ai membri della Direzione nazionale.<br />Riuniti presso il Santuario di S. Anna, nella diocesi di Opole, dal 18 al 20 febbraio, i membri del Consiglio nazionale hanno passato in rassegna le attività missionarie più rilevanti che sono state portate avanti localmente. I materiali preparati dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e dalla Direzione nazionale delle POM per il Mese Missionario Straordinario sono stati presentati da p. Tomasz Atłas, Direttore nazionale POM, e da don Maciej Będziński, Segretario nazionale POSPA e POPF. E’ stata creata un'unità speciale per coordinare la preparazione e gli eventi del Mese Missionario Straordinario nell'ufficio della Direzione nazionale .<br />Il Vescovo di Opole, Mons. Andrzej Czaja, nell'omelia della Messa celebrata nel Santuario di S. Anna, si ѐ rivolto ai Direttori diocesani delle POM ringraziandoli per il loro lavoro nelle diocesi ed esortandoli a continuare a partecipare con entusiasmo all’azione missionaria della Chiesa. I sacerdoti responsabili dell'animazione missionaria nel paese sono stati ricevuti anche dall'Arcivescovo Alfons Nossol.<br />“Ringraziamo il Signore per tutto ciò che fa per noi, per la grazia della fede e per la partecipazione all'evangelizzazione del mondo” ha detto p. Tomasz Atłas, Direttore nazionale POM, al termine dell'incontro, invitando tutti a fidarsi e ad aprirsi all'azione dello Spirito Santo, che costantemente ravviva, santifica, e guida la Chiesa. <br />Sat, 23 Feb 2019 11:00:20 +0100AFRICA/CONGO RD - Kinshasa celebra la Settimana diocesana della famigliahttp://www.fides.org/it/news/65614-AFRICA_CONGO_RD_Kinshasa_celebra_la_Settimana_diocesana_della_famigliahttp://www.fides.org/it/news/65614-AFRICA_CONGO_RD_Kinshasa_celebra_la_Settimana_diocesana_della_famigliaKinshasa - Promuovere il matrimonio cristiano e rendere le famiglie consapevoli della propria responsabilità come cristiani. Sono questi gli obiettivi della Settimana diocesana della famiglia, promossa dall’Arcidiocesi di Kinshasa. Organizzata dalla Commissione per la pastorale del matrimonio e della famiglia l’iniziativa si svolge dal 18 al 24 febbraio. <br />Quest’anno la Settimana ha per tema "Ha preso le nostre infermità e si è fatto carico delle nostre malattie", tratto da Matteo 8, 17. Secondo Padre Floribert Mafuta, cappellano diocesano del CPMF, questo tema prende in considerazione la realtà sociale della Repubblica Democratica del Congo, la cui la gioventù è condannata alla forte disoccupazione e all'ignoranza dovuta alla mancanza di un'educazione adeguata. Questo espone i giovani all'alcolismo, alla dissolutezza di ogni tipo e alle unioni libere. Per questo il tema della Settimana si sposa con quello generale dell'anno pastorale dell'Arcidiocesi, ovvero "Giovane, scopri la tua identità".<br />"Le attività di questa Settimana familiare diocesana mirano a dimostrare che Cristo ci libera da tutti i mali. L'obiettivo è ricordare ai genitori che per la nostra salvezza, abbiamo interesse a coltivare il significato del sacrificio. L'esempio di Cristo ispirerà così le nostre famiglie e ci darà una fede salda aiutandoci a discernere la nostra vocazione ", spiega il cappellano.<br />Nel corso della Settimana familiare si sono tenute diverse attività, compreso un triduo di preghiera osservato nelle famiglie e un incontro con le coppie che hanno festeggiato il loro giubileo. Il 22 è stata celebrata una messa in suffragio degli operatori pastorali e dei familiari defunti, e una messa solenne riunirà tutte le coppie giubilari nella parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice a Masina il 23 febbraio. <br />Sat, 23 Feb 2019 13:50:11 +0100AFRICA/UGANDA - Servizi sanitari nella diocesi di Ankole, per curare e salvare la vita dei piccolihttp://www.fides.org/it/news/65613-AFRICA_UGANDA_Servizi_sanitari_nella_diocesi_di_Ankole_per_curare_e_salvare_la_vita_dei_piccolihttp://www.fides.org/it/news/65613-AFRICA_UGANDA_Servizi_sanitari_nella_diocesi_di_Ankole_per_curare_e_salvare_la_vita_dei_piccoliMbarara - Nel mondo, ogni anno, si registrano 9 mila nuovi casi di retinoblastoma, il tumore dell’occhio. Alta l’incidenza sui bambini in età pediatrica e, mentre nei Paesi ad alto reddito oltre il 90% dei bambini affetti da retinoblastoma sopravvive, nei Paesi del Sud del mondo il 70% muore perché non riceve una diagnosi precoce e cure tempestive. Si tratta di cifre impressionanti se si considera che sono vite umane. Per fare fronte a questa piaga, in Uganda, all’Ospedale Ruharo, la diocesi di Ankole insieme a CBM Italia Onlus ha lanciato un programma nazionale di prevenzione e cura del retinoblastoma. La diocesi di Ankole, fondata nel 1957 a Ruharo, a 3 km da Mbarara, oltre ad assicurare le attività pastorali e di culto, promuove servizi sanitari, educativi e di assistenza sociale per gli abitanti di Mbarara, Ibanda, Isingiro e Ntungamo. In tale cornice di impegno nella carità, espressione del Vangelo, si inserisce l’assistenza ai più piccoli, per salvare le loro vite.<br />“In Uganda, il nostro obiettivo prioritario è ridurre la mortalità dei bambini colpiti da retinoblastoma salvando la loro vista e la loro vita. Non è facile, la tempestività in questi casi è fondamentale per evitare che la malattia si diffonda ulteriormente. Quando diagnosticato precocemente e trattato in modo efficace, il retinoblastoma infantile infatti è curabile”, dichiara al’Agenzia Fides Massimo Maggio, Direttore di CBM Italia Onlus. <br />Il programma, avviato nel 2006 presso il Ruharo Eye Centre a Mbarara, nella parte sud occidentale dell’Uganda, favorisce l’accesso alle cure mediche ai bambini offrendo loro un trattamento completo: dall’identificazione al trattamento con chemioterapia o chirurgia; dalla riabilitazione con protesi oculari ai controlli di breve e lungo termine. <br />Il 72% della popolazione ugandese vive nelle zone rurali più povere e isolate, dove non ci sono ospedali. Tantissimi bambini colpiti da retinoblastoma, a causa della povertà e dell’isolamento, non ricevono una diagnosi tempestiva e arrivano negli ospedali quando ormai è troppo tardi, quando il tumore è diventato incurabile. Su 270 bambini trattati, dal 2006 al 2013, i risultati evidenziano la riduzione della mortalità del 37% e un aumento della percentuale di bambini che hanno mantenuto la vista dopo la terapia dal 15 al 77%. Sat, 23 Feb 2019 13:04:28 +0100ASIA/COREA DEL SUD - Il Cardinale Yeom ai sacerdoti missionari: "Proclamate la Buona novella di Dio"http://www.fides.org/it/news/65612-ASIA_COREA_DEL_SUD_Il_Cardinale_Yeom_ai_sacerdoti_missionari_Proclamate_la_Buona_novella_di_Diohttp://www.fides.org/it/news/65612-ASIA_COREA_DEL_SUD_Il_Cardinale_Yeom_ai_sacerdoti_missionari_Proclamate_la_Buona_novella_di_DioSeul - "Come Arcivescovo di Seul vi invio come testimoni dell'amore di Dio nei luoghi in cui l'amore è davvero necessario. Siate sacerdoti che proclamano la Buona novella di Dio": con queste parole il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul, si è rivolto a 5 sacerdoti dell'Arcidiocesi, inviandoli all'estero come missionari ad gentes, durante la santa Messa celebrata il 22 febbraio nella Cattedrale di Myeondong a Seul. Come l'Agenzia Fides apprende dall'Ufficio per le Comunicazioni dell'arcidiocesi, alla santa Messa con la celebrazione del "mandato missionario" erano presenti i Vescovi ausiliari, sacerdoti, religiosi e numerosi laici della comunità di Seul. I cinque sacerdoti missionari ad gentes sono: p. Lee Seung-min, p. Kim Seong-cheon, p. Go Ga-ram, p. Ha Sang-heon e p. I Choi Woo-ju. Si recheranno in vari paesi come Messico, Giappone, Spagna e Stati Uniti, per rispondere alla chiamata di Dio ad essere suoi missionari, per seguire l'insegnamento di Gesù: "Andate o e proclamate il Regno di Dio" .<br />Il Cardinale ha aggiunto: "Quando sarete nel nuovo ambiente, non dimenticate di chiedere la consolazione di Dio, proprio come i bambini che sono confortati tra le braccia delle loro mamme. Soprattutto, vi preghiamo di conservare la preziosa esperienza di incontrare Dio in diversi contesti culturali, e di condividerla con la Chiesa coreana e i fedeli, quando tornerete".<br />Mons. Timothy Yu Gyoung-chon, Vescovo ausiliare di Seul, ha detto ai sacerdoti: "Non sarà facile portare il Vangelo nel luogo in cui siete inviati a causa di varie difficoltà, incluse le barriere della lingua. Tuttavia, vi prego, amate le persone che incontrate con l'amore dei Pastori, con l'amore degli apostoli. Se fate del vostro meglio per alimentare l'amore vicendevole, le persone saranno commosse nel condividere la loro vita con voi. E il tempo vi restituirà gioia e gratitudine".<br />L'arcidiocesi di Seoul in Corea, un piccolo paese dell'Asia dove il Vangelo è stato proclamato per la prima volta 235 anni fa, è divenuta una Chiesa che sa donare e che è aperta alla missione. A partire dal primo sacerdote missionario inviato in Francia nel 1989, l'arcidiocesi di Seul ha inviato fino ad oggi come missionari ad gentes 58 sacerdoti in 21 nazioni. Sat, 23 Feb 2019 12:47:07 +0100AFRICA/ERITREA - Dopo l'accordo di pace, attese per la libertà ai cittadini e alla Chiesahttp://www.fides.org/it/news/65610-AFRICA_ERITREA_Dopo_l_accordo_di_pace_attese_per_la_liberta_ai_cittadini_e_alla_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/65610-AFRICA_ERITREA_Dopo_l_accordo_di_pace_attese_per_la_liberta_ai_cittadini_e_alla_ChiesaAsmara - La Chiesa cattolica in Eritrea sta vivendo una fase di attesa. Dopo l’accordo di pace con l’Etiopia, la situazione si è cristallizzata. Da parte delle autorità non ci sono state particolari repressioni, ma neppure aperture. Abba Mussie Zerai, sacerdote dell’eparchia di Asmara, descrive così all'Agenzia Fides la situazione vissuta dai cattolici nel piccolo paese dell’Africa orientale: "La pace tra Asmara e Addis Abeba aveva suscitato grandi aspettative – afferma il sacerdote - ma non c’è stato finora un chiaro segnale di miglioramento. La libertà di azione per la Chiesa cattolica è ancora tutta da conquistare".<br />L’Eritrea è uno dei Paesi più poveri del mondo, con un Pil pro capite di appena 800 dollari all’anno, che corrispondono a meno di 70 dollari al mese. Buona parte dei cittadini sopravvive grazie al denaro che arriva dai parenti che sono riusciti a fuggire e a trovare lavoro in Europa. Di fatto, una delle voci più significative dell’economia nazionale sono proprio i piccoli capitali stranieri che arrivano dagli eritrei espatriati. La siccità persistente e il generale cambiamento climatico della regione, sta provocando una consistente perdita permanente di risorse naturali. Questo non fa che peggiorare una crisi economica da cui ormai non sembra esserci più ripresa. Secondo i dati Unicef di giugno 2017, 22.700 mila bambini al di sotto dei 5 anni verserebbero in uno stato di malnutrizione acuta.<br />L’Eritrea è anche fra i paesi più militarizzati del mondo e sotto osservazione speciale dell’Onu a causa delle torture applicate in maniera sistematica ai prigionieri, oppositori e non. Human Rights Watch ha definito quella eritrea "una delle più feroci dittature del mondo", che gestisce 361 tra carceri e centri di detenzione. Anche la libertà di stampa è stata penalizzata e ad Asmara non ci sono più corrispondenti esteri della stampa occidentale dal 2010. <br />La Chiesa, oltre all’attività pastorale, porta avanti numerosi progetti in campo sociale. Gestisce scuole, cliniche, dispensari, presidi medici e promuove attività di sostegno dei più deboli . Nel 1995 le autorità hanno approvato una legge che avocava allo Stato tutte le iniziative in campo sociale. Negli anni, la norma non è stata implementata, ma è rimasta come una "spada di Damocle" sulla testa della Chiesa che rischiava in ogni momento di vedersi espropriate le proprie attività. "Questa legge si sperava venisse abrogata – continua abba Mussie - ma, al contrario, è ancora in vigore. In alcune regioni i governatori, considerate le grandi esigenze della popolazione e le carenze delle istituzioni pubbliche, chiudono un occhio e permettono ai cattolici di continuare le loro azioni sociali. In altre regioni, invece vengono costantemente ostacolate. Come Chiesa dobbiamo quindi vivere giorno per giorno, e sperare di poter continuare il nostro lavoro a favore della popolazione". <br />Se il quadro generale all’interno del paese resta incerto, qualcosa si muove nelle relazioni tra Eritrea ed Etiopia. La scorsa settimana, a Mons. Menghesteab Tesfamariam, eparca di Asmara, è stato concesso il visto per recarsi in Etiopia per incontrare il Card. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcieparca di Addis Abeba. "Le due Chiese sorelle - continua abba Mussie – sono riuscite a confrontarsi direttamente per la prima volta dopo vent’anni. È un piccolo passo importante se pensiamo che in autunno le autorità eritree non avevano concesso all’eparca eritreo l’autorizzazione per recarsi all’estero per l’incontro dei rappresentanti delle conferenze episcopali dell’Africa orientale. La nostra speranza, come cattolici, è che lo Stato si apra e conceda nuovi spazi di libertà ai cittadini". <br />Sat, 23 Feb 2019 12:10:38 +0100AMERICA/BOLIVIA - Nomina del Vicario Apostolico di Camirihttp://www.fides.org/it/news/65611-AMERICA_BOLIVIA_Nomina_del_Vicario_Apostolico_di_Camirihttp://www.fides.org/it/news/65611-AMERICA_BOLIVIA_Nomina_del_Vicario_Apostolico_di_CamiriCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vicario Apostolico di Camiri il P. Jesús Galeote Tormo, O.F.M., finora Amministratore Apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” del medesimo Vicariato.<br />Il Rev.do P. Jesús Galeote Tormo, O.F.M., è nato a Madrid, in Spagna, il 21 settembre 1951. Ha emesso la professione perpetua nell’Ordine Francescano il 30 marzo 1975. Ha studiato Filosofia a Toledo e Teologia presso la Pontificia Università di S. Tommaso d’Aquino . Ha poi ottenuto la Licenza in Teologia Morale presso l’Accademica Alfonsiana . Ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Salamanca, Spagna , con ulteriori studi di specializzazione . Ha frequentato alcuni corsi per il Dottorato in Missionologia presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma . È stato ordinato sacerdote il 5 settembre 1976.<br />Dopo l'ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: 1976-1986: Responsabile della Pastorale giovanile, docente di religione e Vicario parrocchiale, Ávila, Spagna; 1986-1993: Direttore dell’Ospedale San Antonio de Lomerío, Dipartimento di Santa Cruz; 1993-2006: Parroco di San Javier e Responsabile del Center Kolping San Javier per la Pastorale indigena, Arcidiocesi di Santa Cruz de la Sierra; 2006-2008: Servizio pastorale nella Diocesi di Chiang Mai, Thailandia, nella Parrocchia di Mae Chaem; 2008-2010: Servizio pastorale nella Parrocchia di “Chian Saen”, Provincia di Chiang Rai, lavorando con gruppi etnici e migranti, Thailandia; 2010-2015: Parroco della Parrocchia Nostra Signora del Rosario a Prachuap Khirikhan, e membro del gruppo di formazione dei Francescani, Thailandia; 2015-2017: Guardiano e Parroco del Convento-Parrocchia San Francisco de Asís, Direttore del Centro Ecclesiale di Documentazione in Tarija, Diocesi di Tarija, Bolivia; dal 2017: Amministratore Apostolico del Vicariato Apostolico di Camiri. <br />Fri, 22 Feb 2019 12:12:33 +0100ASIA - La Chiesa in Asia sceglie le energie rinnovabili, in sintonia con la Laudato si'http://www.fides.org/it/news/65609-ASIA_La_Chiesa_in_Asia_sceglie_le_energie_rinnovabili_in_sintonia_con_la_Laudato_sihttp://www.fides.org/it/news/65609-ASIA_La_Chiesa_in_Asia_sceglie_le_energie_rinnovabili_in_sintonia_con_la_Laudato_siCox's Bazar - La Chiesa cattolica in Asia, in sintonia con la Laudato si', compie una scelta di campo in favore delle energie rinnovabili come contributo ad affrontare la complessa questione dei cambiamenti climatici nel mondo. E' quanto emerge dal recente incontro promossa dalla Federazione dell Conferenze Episcopali dell'Asia, tenutosi nei giorni scorsi a Cox's Bazar, in Bangladesh. "Promuovere le energie rinnovabili in ogni parrocchia, comunità e istituto cattolico, in Asia e in tutto il mondo, è una questione di discernimento, è una scelta cruciale", afferma all'Agenzia Fides padre Charles Irudayam, sacerdote indiano presente all'incontro, ex segretario della Commissione Giustizia, pace e sviluppo della Conferenza episcopale indiana. <br />P. Irudayam era tra i 40 partecipanti , in rappresentanza di 11 paesi asiatici, delegati alla conferenza internazionale, organizzata dall'Ufficio per lo Sviluppo Umano della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche . Il tema centrale era la "scelta per le energie rinnovabili nel contesto asiatico" .<br />Parlando a Fides, padre Irudayam ha osservato: "Secondo un rapporto pubblicato nell'agosto 2018 dall'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, l'Asia rappresenta quasi i due terzi dell'aumento della capacità di generare energie rinnovabili, su scala mondiale. Con lo sviluppo delle economie asiatiche, la domanda di energia è in aumento. I governi di vaie nazioni asiatiche hanno focalizzato l'attenzione sulle energie rinnovabili: eolica, solare, bioenergia, geotermica e idroelettrica, a causa delle preoccupazioni relative alla sicurezza dell'approvvigionamento, alla volatilità dei prezzi e alle questioni ambientali".<br />"Va ricordato che l'energia solare ed eolica - forme di energie affidabili per generare elettricità, ma che non contribuiscono né al cambiamento climatico né all'inquinamento atmosferico - sono ora più convenienti del carbone in tutta l'Asia", nota il sacerdote.<br />"L'argomento secondo cui il carbone è la via più rapida o sicura per lo sviluppo non funziona più. Vedendo le conseguenze dannose: bisogno considerare i costi necessari per curare i pazienti con problemi respiratori, per ricostruire le città dopo le inondazioni più intense, per nutrire gli agricoltori il cui raccolto fallisce a causa di siccità gravi, tutte le conseguenze relative all'uso di combustibili fossili".<br />"I paesi dell'Asia devono passare rapidamente dai combustibili fossili alle energia pulita, e la Chiesa cattolica offre il suo contributo in questo cambiamento culturale e pratico", rileva padre Irudayam.<br />I governi dei paesi asiatici "hanno bisogno di un cambio di paradigma finanziario e di sforzi sistematici e concertati per un'ecologia integrale, mettendo al centro delle politiche la dignità umana e la cura della nostra casa comune. E' una grande sfida da affrontare, ma anche un'opportunità da cogliere con coraggio", afferma. "Tutti noi siamo chiamati a promuovere per le opzioni di energia rinnovabile nel contesto asiatico", prosegue.<br />"Le Conferenza Episcopali in Asia hanno avviato commissioni per l'ecologia integrale come risposta all'appello di Papa Francesco nella sua Lettera Enciclica "Laudato Si", pubblicata nel 2015, in cui il Papa esorta tutte le persone di buona volontà a prendersi cura del creato", ricorda il prete indiano .<br />"La Chiesa cattolica in Asia - conclude p. Irudayam - è consapevole dell'importanza e dell'urgenza di rispondere alle sfide della tutela dell'ambiente e cerca di intraprendere un nuovo percorso per la cura e la protezione del creato". Fri, 22 Feb 2019 11:45:06 +0100AMERICA/BRASILE - Luoghi di accoglienza temporanei per i migranti venezuelani: iniziativa delle Scalabrinianehttp://www.fides.org/it/news/65608-AMERICA_BRASILE_Luoghi_di_accoglienza_temporanei_per_i_migranti_venezuelani_iniziativa_delle_Scalabrinianehttp://www.fides.org/it/news/65608-AMERICA_BRASILE_Luoghi_di_accoglienza_temporanei_per_i_migranti_venezuelani_iniziativa_delle_ScalabrinianeBoa Vista - Si chiama “Migrazione venezuelana, appello alla solidarietà” il progetto avviato in Brasile dalle Suore Missionarie Scalabriniane, che sin dalla loro fondazione si occupano di assistenza ai migranti, per cercare di aiutare i tanti venezuelani che stanno fuggendo dal loro Paese. A Boa Vista, nel nord del Brasile, le suore li stanno accogliendo come prima facevano per i migranti haitiani. Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, a loro viene offerto non solo un tetto, ma anche consulenza legale, insegnamento della lingua locale e, soprattutto, un servizio di orientamento al mondo del lavoro e un’assistenza spirituale. <br />Dalla città, capitale dello Stato di Roraima, alcune famiglie venezuelane vengono trasferite, su voli di linea organizzati dal governo brasiliano, nella “Casa Madre Assunta” di Vila Prudente, a San Paolo del Brasile. Tale struttura era un orfanotrofio per i figli degli emigrati italiani, ora ospita un gruppo di 6 famiglie venezuelane mentre altre 30 persone arriveranno per la fine di febbraio.<br /> “Grazie anche alla collaborazione con le suore presenti in Brasile - spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale - abbiamo avviato un tam tam per cercare luoghi di accoglienza temporanei, da 3 a 6 mesi. Attraverso le nostre suore vogliamo coinvolgere altre Congregazioni religiose, istituzioni, parrocchie e famiglie. Vogliamo creare un progetto quantomai aperto, consapevoli che lo spazio che metteremo a disposizione non sarà sufficiente e non sarà in grado di soddisfare le esigenze di tante persone che cercano un riparo temporaneo. Chiediamo quindi il coinvolgimento di tutti per offrire rifugio ai migranti per un certo periodo, tra i 3 e i 6 mesi. La situazione venezuelana è molto critica e il cammino di solidarietà che coinvolge il Brasile è per noi una sfida da seguire”. <br />L’iniziativa per i migranti venezuelani nasce anche grazie al “Servizio Itinerante delle Suore Scalabriniane”, una delle novità della riorganizzazione che ha coinvolto la Congregazione. Questo Servizio, costituito da un team di religiose, vuole essere una presenza temporanea per rispondere evangelicamente agli appelli che provengono dalle varie situazioni di vulnerabilità in cui si trovano i migranti e i rifugiati, specialmente donne e bambini, per tentare di attenuare la sofferenza umana, difendere i loro diritti, senza discriminazione, mantenere la fede e proteggere la vita, nella prospettiva di un futuro migliore. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="www.caminhosdesolidariedade.org.br.">Per maggiori informazioni</a>Fri, 22 Feb 2019 11:39:22 +0100AFRICA/BURKINA FASO - Verso il Mese Missionario Straordinario: riunione delle POM di Burkina Faso-Nigerhttp://www.fides.org/it/news/65607-AFRICA_BURKINA_FASO_Verso_il_Mese_Missionario_Straordinario_riunione_delle_POM_di_Burkina_Faso_Nigerhttp://www.fides.org/it/news/65607-AFRICA_BURKINA_FASO_Verso_il_Mese_Missionario_Straordinario_riunione_delle_POM_di_Burkina_Faso_NigerOuagadougou - “Non c’è scoraggiamento. L’annuncio del Vangelo comporta dei rischi. Ma preghiamo per il ritorno della sicurezza” afferma p. Isidore Sola Nombré, Direttore della Pontificie Opere Missionarie del Burkina Faso-Niger, riferendosi alla grave emergenza che colpisce le regioni saheliane del Burkina Faso per la presenza di gruppi jihadisti. Uno di questi gruppi si è reso responsabile della morte di p. Antonio César Fernández Fernández, un missionario salesiano spagnolo, ucciso il 15 febbraio, a quaranta chilometri dal confine con Ghana e Togo, in un’area finora risparmiata dalle violenze jihadiste.<br />Pur nelle difficoltà attraversate dai due Paesi , le POM intendono proseguire la propria missione di annuncio del Vangelo. Per questo le Pontificie Opere Missionarie hanno promosso la riunione aperta il 18 febbraio e che si conclude oggi, 22 febbraio, a Koudougou, 120 km a ovest di la capitale, Ouagadougou.<br />La riunione serve a preparare l’incontro delle POM africane che si terrà dal 25 febbraio al 4 marzo a Kigali, in Rwanda, in vista del Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019.<br />All’incontro di Koudougou partecipano tutti i direttori diocesani e le commissioni parrocchiali per determinare le attività dell'anno 2019-2020 e fare il punto sugli ultimi eventi.<br />"Le copertine dei documenti da stampare per le attività future vengono scelte un anno prima", afferma p. Nombré. In Burkina, le POM pubblicano libri di testo come la canzone missionaria, il calendario liturgico e i manifesti. La direzione produce anche media digitali per la formazione nelle diocesi e per l'animazione di programmi sui media. I poster e i manuali sono disponibili in due delle principali lingue locali: Mooré e Dioula.<br />Secondo i dati della direzione, sono stati stampati 5866 manifesti, 18071 manuali e 27359 calendari utilizzati per l'animazione della Pontificia Opera per la Propagazione della Fede. Per la settimana dell'Infanzia Missionaria sono stati stampati 5271 opuscoli, mentre per la Giornata della Vita Consacrata sono state prodotte 1103 guide. Infine l’Opera di San Pietro Apostolo ha messo in programma la distribuzione di 3687 documenti. <br />Fri, 22 Feb 2019 10:50:28 +0100ASIA/COREA DEL SUD - Dalla Corea 26 sacerdoti, religiosi e laici coreani pronti alla missio ad genteshttp://www.fides.org/it/news/65606-ASIA_COREA_DEL_SUD_Dalla_Corea_26_sacerdoti_religiosi_e_laici_coreani_pronti_alla_missio_ad_genteshttp://www.fides.org/it/news/65606-ASIA_COREA_DEL_SUD_Dalla_Corea_26_sacerdoti_religiosi_e_laici_coreani_pronti_alla_missio_ad_gentesSeul - Sono 26 i sacerdoti, religiosi e laici cattolici coreani che, dopo aver completato un ciclo di studi e di formazione missionaria, hanno ricevuto il solenne mandato missionario e sono pronti a compiere un'esperienza di missione ad gentes, "portando nel profondo del cuore il desiderio di annunciare la Parola di Gesù e l'amore di Dio ad ogni uomo": lo apprende l'Agenzia Fides dall'organizzazione "Catholic Korean Overseas Missionary Education", che riferisce della celebrazione tenutasi nei giorni scorsi al Centro Missionario di Golombang a Seongbuk-gu . La cerimonia ha sancito il 25° invio missionario per i 26 operatori pastorali, dopo quattro intense settimane di formazione.<br />Come riferisce a Fides Kim Jong-geun, membro della "Catholic Korean Overseas Missionary Education" e presidente della Seoul National University, il numero di fedeli cattolici coreani inviati all'estero come missionari ad gentes, dopo un periodo specifico di formazione condotto ogni anno a partire dal 1999, ha raggiunto oggi le 750 unità: 108 sacerdoti, 550 religiosi e 89 laici. Dei 26 nuovi missionari, 10 vengono inviati in cinque paesi asiatici, due in Africa, due in Sud America, sette in Nord America. I restanti sono in attesa di una destinazione.<br />"Non vedo l'ora di immergermi in questa esperienza", dice Lee Seung-min, parroco coreano che sarà inviato a partire dal prossimo aprile in una parrocchia di Monterey, in Messico. "Non conoscendo, se non dai libri, la situazione e la cultura locale, vado lì con la mente e con il cuore aperti, incontrando e conoscendo le persone del luogo. Vivrò ogni istante come un dono di Dio. Pronto a testimoniare ed annunciare il suo amore".<br />"Vogliamo superare le barriere delle diverse culture, lingue e storia e tradizioni: portiamo a tutti i popoli del mondo Gesù bambino per condividere l'amore di Dio", rimarca suor Choi Jin-young, delle religiose della Sacra Famiglia.<br />L'istruzione che i 26 hanno ricevuto tocca diversi ambiti: missiologia, chiese e missioni coreane, questioni sociali, tematiche internazionali, storia dei diritti umani, storia coreana, comprensione delle società multiculturali e multireligiose, spiritualità missionaria. Il corso ribadisce e chiarisce scopi, attitudini, pratiche e spiritualità della missione e cerca anche di preparare l'opera missionaria nei suoi aspetti più pratici. <br />Il Vescovo ausiliare di Suwon, John Moon Hee Jong, presente alla cerimonia del mandato, ha esortato i presenti, di fronte alla imminente partenza, a "essere sempre missionari umili e senza pregiudizi, a curare l'incontro con i laici locali, a coltivare la relazione con sacerdoti e religiosi della Chiese locali nel compiere il servizio pastorale e di evangelizzazione". Fri, 22 Feb 2019 10:44:51 +0100AFRICA - Non tutti i musulmani sono terroristi, non tutti i sacerdoti sono pedofilihttp://www.fides.org/it/news/65605-AFRICA_Non_tutti_i_musulmani_sono_terroristi_non_tutti_i_sacerdoti_sono_pedofilihttp://www.fides.org/it/news/65605-AFRICA_Non_tutti_i_musulmani_sono_terroristi_non_tutti_i_sacerdoti_sono_pedofiliKara – “L'ascesa del terrorismo in tutto il mondo ha contribuito notevolmente alla crescita dell'islamofobia, presentando così l'islam a tutti come una religione pericolosa e criminale i cui seguaci devono essere evitati con tutti i mezzi. La presenza di un musulmano, in un qualsiasi ambiente, suscita spesso paura dal momento che, in modo semplicistico e ingiusto, il musulmano è paragonato al terrorista. Eppure non tutti i musulmani sono terroristi”, nota il teologo padre Donald Zagore, sacerdote della Società per le Missioni Africane , in Togo, in un colloquio con l’Agenzia Fides.<br />Spiega p. Zagore, facendo una comparazione: “Con il fenomeno della pedofilia che colpisce la Chiesa cattolica, è molto facile per molti affondare nella generalizzazione. La Chiesa cattolica, nel suo complesso, viene presentata come un'istituzione pericolosa e criminale: la conseguenza diretta è suscitare l’idea per cui lo status di presbitero viene ingiustamente assimilato alla realtà della pedofilia. Ma non tutti i sacerdoti sono pedofili”.<br />“Certo, si deve avere il coraggio - aggiunge al missionario - di riconoscere con umiltà che tutte queste situazioni dolorose sono frutto di un fallimento degli uomini di Chiesa, segno di una incapacità di ripensarsi, riformarsi e convertirsi costantemente a Cristo. Ma la Chiesa non dobbiamo nè possiamo definirla unicamente sulla base del fallimento e del peccato degli uomini che ne fanno parte. Non dobbiamo ignorare la ricchezza inesauribile che ha la nostra fede: quella ricchezza che è Gesù Cristo stesso. Anche se la Chiesa cattolica rimane una rete che, come realtà umana, contiene pesci buoni e cattivi, un campo in crescono il seme buono e la zizzania, essa resta una madre che dà al mondo luce, forza e speranza perché dona Gesù Cristo, il santo dei santi. La Chiesa è di Cristo, appartiene a Lui, è da Lui generata e guidata”. Fri, 22 Feb 2019 10:29:16 +0100AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: “Ascoltate il grido della gente, lasciate entrare e distribuire gli aiuti umanitari in pace!”http://www.fides.org/it/news/65604-AMERICA_VENEZUELA_I_Vescovi_Ascoltate_il_grido_della_gente_lasciate_entrare_e_distribuire_gli_aiuti_umanitari_in_pacehttp://www.fides.org/it/news/65604-AMERICA_VENEZUELA_I_Vescovi_Ascoltate_il_grido_della_gente_lasciate_entrare_e_distribuire_gli_aiuti_umanitari_in_paceCaracas – “Ascoltate il grido della gente, lasciate entrare e distribuire gli aiuti umanitari in pace!” chiedono i Vescovi del Venezuela in un documento reso noto ieri, 21 febbraio. Ieri sera il governo venezuelano ha dichiarato che la frontiera con la Colombia e il Brasile sono chiuse, proprio da lì dovrebbero arrivare quantità ingenti di aiuti umanitari. La Presidenza della Conferenza episcopale venezuelana ha pubblicato una Dichiarazione, pervenuta all’Agenzia Fides, articolata in 8 punti, sulla grave situazione attuale. <br />“Il deterioramento generale delle condizioni di vita ha portato il paese a situazioni limite, in particolare nel campo dell’alimentazione e della sanità – è scritto nel testo -. La Chiesa, nelle sue varie articolazioni ha spesso chiesto la possibilità di aprire un canale umanitario. La risposta è sempre stata un clamoroso ‘no’. Attualmente l'Assemblea nazionale, rappresentando legittimamente il popolo venezuelano, ha preso l'iniziativa di organizzare questo aiuto con la partecipazione di diversi paesi e nazioni sorelle”.<br />Il testo prosegue: “Il paese ha bisogno di aiuti umanitari. Il regime è obbligato a soddisfare le necessità della popolazione e a facilitare l'ingresso e la distribuzione degli aiuti, evitando qualsiasi tipo di violenza repressiva. Chiedere e ricevere aiuto non è un tradimento della patria; piuttosto è un dovere morale che riguarda tutti noi, date le drammatiche carenze e le urgenze sofferte dal popolo venezuelano”.<br />Si ricorda che la pastorale sociale della Chiesa, attraverso la Caritas nazionale, diocesana e parrocchiale, ha portato avanti per molti anni un lavoro intenso e riconosciuto a beneficio delle persone che necessitano di attenzione immediata, attraverso diversi programmi. “Ripetiamo quanto affermato nel comunicato della Caritas del Venezuela del 4 febbraio 2019 – scrivono i Vescovi -. La possibilità di aiuti umanitari ha generato molte aspettative a causa dei grandi bisogni della popolazione in materia alimentare e sanitaria. Vogliamo ricordare che gli aiuti sono guidati da protocolli accettati a livello internazionale per rispondere a situazioni di grave crisi. Non sono al servizio di interessi politici, ma piuttosto degli interessi delle persone più vulnerabili. Non risolvono tutti i problemi della popolazione. L'aiuto consiste principalmente in razioni di emergenza e integratori per bambini e anziani con deficit nutrizionale e in forniture mediche, principalmente terapeutiche. È limitato nella copertura e nel tempo. È sempre sussidiario e non sostituisce ciò che lo Stato deve fare con le sue risorse”.<br />I Vescovi ribadiscono l’impegno della Caritas e di altre organizzazioni, a ricevere e distribuire gli aiuti umanitari, mettendo a disposizione la sua esperienza e le sue capacità, nel rispetto dei diritti umani e dei principi umanitari.<br />“Siamo contro tutti i tipi di violenza – afferma la Conferenza episcopale -. Invitiamo le Forze Armate Nazionali a mettersi dalla parte della città a cui appartengono. Il giuramento di applicare la Costituzione fatto dai membri dell'establishment militare ha come principale destinatario il popolo venezuelano: è l'impegno a difenderlo, a proteggere i suoi diritti inalienabili e a far brillare la sua dignità umana. In coscienza, non devono rispettare gli ordini che tentano di sfidare la vita e la sicurezza della popolazione. In queste circostanze, devono consentire l'ingresso e la distribuzione di aiuti internazionali”.<br />Infine sottolineano che “nessuna violenza o manipolazione dovrebbe crearsi tra i cittadini” in quanto degli aiuti umanitari “potranno beneficiare molte persone che sono in situazioni estreme”, e chiedono l’intercessione di Nostra Signora di Coromoto “in questo tempo di tante speranze per il paese”. <br /> <br />Fri, 22 Feb 2019 10:11:48 +0100AFRICA/CAMERUN - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “Notre Dame de l’Espérance” nell’arcidiocesi di Bertouahttp://www.fides.org/it/news/65603-AFRICA_CAMERUN_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_maggiore_Notre_Dame_de_l_Esperance_nell_arcidiocesi_di_Bertouahttp://www.fides.org/it/news/65603-AFRICA_CAMERUN_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_maggiore_Notre_Dame_de_l_Esperance_nell_arcidiocesi_di_BertouaCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 20 settembre 2018 ha nominato Rettore del Seminario maggiore teologico interdiocesano “Notre Dame de l’Espérance” nell’arcidiocesi di Bertoua, in Camerun, il rev. Elie Kengne, del clero diocesano di Batouri.<br />Il nuovo Rettore è nato il 29 novembre 1968 ed è stato ordinato sacerdote il 7 luglio 2001 a Batouri.<br />Ha studiato filosofia e teologia al Seminario maggiore Saint Augustin di Maroua. Alla Pontificia Università Urbaniana di Roma ha conseguito la licenza e il dottorato in teologia biblica. E’ stato amministratore parrocchiale, parroco, membro del consiglio presbiterale. Dal 2017 era membro dell’équipe dei formatori, professore di teologia, prefetto degli studi del Seminario maggiore “Notre Dame de l’Espérance”. <br />Fri, 22 Feb 2019 09:03:20 +0100ASIA/EMIRATI ARABI UNITI - Dopo la visita del Papa, la missione di costruire armonia e convivenza tra religionihttp://www.fides.org/it/news/65602-ASIA_EMIRATI_ARABI_UNITI_Dopo_la_visita_del_Papa_la_missione_di_costruire_armonia_e_convivenza_tra_religionihttp://www.fides.org/it/news/65602-ASIA_EMIRATI_ARABI_UNITI_Dopo_la_visita_del_Papa_la_missione_di_costruire_armonia_e_convivenza_tra_religioniAbu Dhabi - "È stato un momento di gioia servire e incontrare Papa Francesco. E' stata una grande benedizione di Dio per tutti noi che viviamo negli Emirati Arabi Uniti" dice all'Agenzia Fides Nadeem Lal Bhatti, un cattolico pakistano residente negli Emirati Arabi da 7 anni, impegnato nel gruppo del servizio liturgico nella Cattedrale di San Giuseppe ad Abu Dhabi, ricordando la visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti dal 3 al 5 febbraio. "Restano nel nostro cuore e nella nostra mente i momenti memorabili con il popolo, con i fedeli appartenenti a varie nazionalità. Tutti hanno goduto di un clima di festa e di amicizia in quei giorni. Anche i non cristiani. Continueremo a impegnarci a costruire ponti di armonia e solidarietà", rileva. “Il Papa ha dato a tutti noi, alla società degli Emirati, un messaggio di pace, speranza e fratellanza. Dopo questa visita, avvertiamo che il tema della tolleranza e della convivenza tra fedeli di religioni diverse si è rafforzato nella vita quotidiana", afferma, ricordando che gli Emirati Arabi Uniti celebrano nel 2019 "l'Anno della tolleranza". "Gli Emirati Arabi Uniti ospitano una popolazione di oltre 200 nazionalità di vari continenti. E, pur avendo l'Islam come religione ufficiale, sono noti per il rispetto e libertà di culto data a tutte le altre fedi", nota.<br />Adonis Panen, un giovane filippino e ministro straordinario della Comunione, che ha svolto servizio liturgico durante la messa papale, parlando a Fides, dichiara: "La visita del Papa in questa nazione ha lasciato una eredità di gioia, tra cattolici e non. Il clima di felicità che si respirava tra la gente che ha partecipato alla Messa papale ha rafforzato l'unità, la pace e l'armonia negli Emirati Arabi Uniti. Ne avvertiamo ancora l'eco".<br />Francis John, un cittadino indiano residente negli Emirati Arabi Uniti da vent'anni, che ha svolto servizio come volontario, dice a Fides: "Abbiamo lavorato intensamente per due mesi per preparare tutti gli aspetti logistico-organizzativi del viaggio. È il sogno di ogni battezzato partecipare alla messa del Papa. Per noi che lavoriamo negli Emirati Arabi Uniti è stata una speciale benedizione: Dio ci ha concesso questa opportunità e la porteremo per sempre nel nostro bagaglio umano e spirituale". <br />Thu, 21 Feb 2019 12:41:47 +0100ASIA/NEPAL - Aiutare i profughi a costruire il loro futuro attraverso l'istruzione: l'impegno del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiatihttp://www.fides.org/it/news/65601-ASIA_NEPAL_Aiutare_i_profughi_a_costruire_il_loro_futuro_attraverso_l_istruzione_l_impegno_del_Servizio_dei_Gesuiti_per_i_Rifugiatihttp://www.fides.org/it/news/65601-ASIA_NEPAL_Aiutare_i_profughi_a_costruire_il_loro_futuro_attraverso_l_istruzione_l_impegno_del_Servizio_dei_Gesuiti_per_i_RifugiatiKathmandu - I Gesuiti in Nepal aiutano i rifugiati a costruire il loro futuro attraverso l'istruzione e lo sviluppo sociale. "Ho beneficiato di un'istruzione rigorosa. Mi hanno aiutato a trovare molte nuove opportunità", dichiara a Fides Indra Acharya, ex studentessa, che ha potuto studiare grazie al Servizi dei Gesuiti per i Rifugiati . Figlia di rifugiati bhutanesi e cresciuta in un campo profughi in Nepal, ha trascorso più della metà della sua vita in una struttura circondata da recinzioni. Il JRS Nepal gestisce diversi programmi di istruzione, formazione degli insegnanti, consulenza e orientamento per i giovani e per i disabili, scuole materne e corsi di formazione professionale, a beneficio di oltre 50.000 rifugiati.<br />All'inizio degli anni '90, i genitori di Acharya erano tra le circa 100.000 persone di etnia nepalese espulse dal Bhutan meridionale come parte della politica "Una nazione, un popolo" promulgata dal governo. Dopo aver perso la terra, i suoi genitori sono fuggiti in un campo profughi in Nepal, dove hanno trascorso circa vent'anni della loro vita e hanno avuto Acharya.<br />Acharya e la sua famiglia hanno vissuto condizioni di vita difficili, da profughi. "C'era carenza di cibo e il campo era sovraffollato" dice Acharya. Suo padre è morto mentre era nel campo profughi a causa della mancanza di cure mediche. Acharya riferisce che la sua salvezza è stata studiare in una scuola gestita dal JRS. Acharya ha continuato a studiare e dopo alcuni anni, nel 2012, è stata reinsediata con sua madre negli Stati Uniti. Ha proseguito gli studi e ha ottenuto una borsa di studio alla Georgetown University nel 2014. Molti anni dopo, Acharya non ha dimenticato le importanti lezioni di vita che i Gesuiti gli hanno insegnato alla scuola del JRS, in Nepal. "Non era solo trasmissione di nozioni. Era una speciale attenzione e prendersi cura di ogni persona", spiega a Fides. "Questo servizio alla persona - rilevano al JRS - è un'opera evangelica, in cui si testimonia la fede cristiana".<br />Oggi il governo degli Stati Uniti ha ridotto drasticamente il programma di reinsediamento dei rifugiati. Circa 54.000 rifugiati sono stati ammessi negli Stati Uniti nel 2017, quasi 85.000 erano nel 2016. Nel 2019 il limite di ammissione ai rifugiati è stato ridotto a 30.000. Acharya dice. "E' necessario prima di tutto cambiare il cuore delle persone, per cambiare la politica". Thu, 21 Feb 2019 12:10:52 +0100ASIA/LIBANO - Si riaccende il confronto pubblico sul matrimonio civilehttp://www.fides.org/it/news/65600-ASIA_LIBANO_Si_riaccende_il_confronto_pubblico_sul_matrimonio_civilehttp://www.fides.org/it/news/65600-ASIA_LIBANO_Si_riaccende_il_confronto_pubblico_sul_matrimonio_civileBeirut – La controversa questione della legalizzazione del matrimonio civile torna di nuovo a animare il dibattito pubblico nella società libanese. Stavolta il confronto sulla problematica è stato riacceso dalle recenti dichiarazioni della sunnita Raya Hassan, ministro degli Interni del nuovo governo Hariri, che nei giorni scorsi ha riferito di voler fare spazio al riconoscimento del matrimonio civile nella legislazione libanese, auspicando un dibattito approfondito su tale questione. <br />E’ noto fin dal 2013 che l’attuale premier libanese Saad Hariri non è incline a contrapporsi in maniera netta al riconoscimento giuridico del matrimonio civile. “Personalmente” dichiarò allora il leader politico sunnita “non vorrei che mia figlia ricorresse al matrimonio civile, ma non posso oppormi ad esso, nel mio ruolo di Primo Ministro”. <br />La proposta della ministra Raya Hassan a riaprire il confronto sul matrimonio civile ha ricevuto l’appoggio trasversale di diversi rappresentanti politici, a cominciare dal leader druso Walid Junblatt e dall’ex presidente Amin Gemayel. Ma diversi responsabili sia religiosi che politici hanno già manifestato la propria contrarietà davanti alla prospettiva di un riconoscimento giuridico del matrimonio civile. La chiusura più netta è arrivata da Dar Al Fatwa, l’istanza più autorevole dell’islam sunnita libanese, che ha riaffermato la propria opposizione ribadendo che la proposta del matrimonio civile “contraddice in maniera radicale” le leggi sul matrimonio ispirate alla Sharia. Anche padre Abdo Abu Kassem, responsabile del Centro di informazione cattolica, ha riaffermato che, su questo punto, cristiani e musulmani libanesi sono uniti, e la Chiesa cattolica non può appoggiare una legislazione che non riconosce il matrimonio come sacramento. Analoghe considerazioni sono state espresse nel corso di un’omelia dall’Arcivescovo maronita di Beirut, Boulos Matar. E anche alcuni rappresentanti del partito sciita Hezbollah, come il parlamentare Ehab Hamadeh, hanno respinto l’ipotesi di legalizzazione del matrimonio civile come contraria ai criteri giuridici fondati sulla Sharia. Sulla stessa linea si è posizionato il presidente del Parlamento, lo sciita Nabih Berri, secondo il quale non c’è alcuno spazio per aprire negoziati politici su tale questione. <br />In Libano, dove convivono 18 diverse confessioni religiose, ogni comunità di fede regola secondo le proprie tradizioni specifiche la legislazione relativa alle unioni coniugali.<br />Una precedente fase di confronto sulla questione del matrimonio civile si era svolta in Libano tra la fide del 2012 e l’inizio del 2013. Allora, come riferito dall’Agenzia Fides , la discussione pubblica si era riaccesa quando una coppia di ragazzi appartenenti a famiglie musulmane sciite, aveva firmato il proprio contratto di matrimonio civile davanti a un avvocato e non davanti a una corte religiosa, depositandolo poi presso la consulta del Ministero degli interni, in attesa di un parere ufficiale. <br />Finora, le coppie libanesi che vogliono celebrare il proprio matrimonio con rito civile ricorrono all'escamotage di sposarsi civilmente a Cipro per poi far registrare in Libano la propria unione. In quel frangente, il Gran Mufti Mohammad Rashid Qabbani, massima autorità dell'Islam sciita libanese, emise una fatwa per diffidare tutti i politici e i ministri musulmani dal sostenere qualsiasi forma di inquadramento legale del matrimonio civile, se non volevano essere considerati come degli “apostati”. I Vescovi maroniti, dal canto loro, avevano ribadito in un comunicato ufficiale che l'eventuale approvazione del matrimonio civile in Libano avrebbe comportato necessariamente un emendamento all'articolo 9 della Costituzione, e che in ogni caso “il matrimonio è uno dei sacramenti della Chiesa, e il matrimonio civile non può rimpiazzare questo sacramento”. . <br /><br />Thu, 21 Feb 2019 11:25:01 +0100AMERICA/HAITI - I Gesuiti: Haiti è in fiamme, il dialogo nazionale non può attendere, offriamo tutte le nostre risorse ed esperienzehttp://www.fides.org/it/news/65599-AMERICA_HAITI_I_Gesuiti_Haiti_e_in_fiamme_il_dialogo_nazionale_non_puo_attendere_offriamo_tutte_le_nostre_risorse_ed_esperienzehttp://www.fides.org/it/news/65599-AMERICA_HAITI_I_Gesuiti_Haiti_e_in_fiamme_il_dialogo_nazionale_non_puo_attendere_offriamo_tutte_le_nostre_risorse_ed_esperienzePort-au-Prince - “Dopo otto giorni di silenzio, mentre il paese è in fiamme e insanguinato, il presidente della Repubblica Jovenel Moïse ha preso la parola per dire nulla o, peggio, gettare benzina sul fuoco”. Così comincia un duro comunicato del superiore dei Gesuiti ad Haiti, padre Jean Denis Saint-Félix, intitolato “Catastrofe umanitaria, irresponsabilità dei nostri dirigenti e urgenza del dialogo nazionale” pervenuto all’Agenzia Fides. Il discorso del Presidente, secondo il sacerdote, ha provocato nella popolazione “delusione, ripugnanza, rabbia, vergogna” anche perché non conteneva alcun annuncio di misure in risposta alla crisi che ha paralizzato il Paese gettandolo nel caos e nell’emergenza umanitaria. <br />Citando analisti politici e in base alle proprie conoscenze dirette, padre Saint-Félix elenca le rivendicazioni popolari disattese: alto costo della vita, giustizia sociale, perdita del potere d'acquisto, svalutazione della moneta, richiesta di giustizia e lotta contro la corruzione. Stampa e istituzioni illustrano il deterioramento della situazione socio-economica, con ospedali e centri sanitari senza ossigeno da diversi giorni, supermercati con gli scaffali vuoti, crescente mancanza di accesso all’acqua, al cibo e alle cure mediche urgenti. Inoltre “i bambini di famiglie a basso reddito stanno morendo di fame in molti quartieri poveri del Paese” avverte il religioso, che si domanda: “Quale via d'uscita? Fino a dove arriverà il presidente della Repubblica?” <br />Per padre Saint-Félix, il Presidente Moïse deve andarsene, e “non da solo, perché le altre istanze dello Stato sono egualmente inadeguate e corrotte”. Identico il concetto espresso in una nota firmata dai rappresentanti della Chiesa cattolica, dei protestanti e degli anglicani, indirizzata ai principali protagonisti di questa situazione drammatica. Per il gesuita questa crisi sembra tuttavia offrirci un'opportunità che deve essere colta in fretta: “Il tempo per il dialogo richiesto da tutti gli strati della società haitiana è arrivato. È impossibile ignorarlo”. E ne tratteggia le caratteristiche: un dialogo “nazionale e inclusivo”, che richiede la partecipazione di “uomini e donne onesti, competenti e credibili” che conduca “a una nuova Costituzione, ad istituzioni realmente repubblicane, a una vera riforma economica e al processo a Petro-Caribe” . <br />Il Paese non cambierà se continueranno a mancare "una presa di coscienza e un impegno patriottico fermo e sincero, volto a costruire una società più giusta, equa e prospera”. Le "brave persone" che rimangono chiuse in casa devono uscire dal silenzio e dal ruolo di spettatori. Oltre al ruolo della stampa, padre Saint-Félix ricorda le responsabilità dei religiosi e degli intellettuali nella ricerca della giustizia e della dignità. “Noi gesuiti haitiani faremo il nostro dovere per entrare in contatto con tutti i settori della vita nazionale e proporre insieme uno spazio nel quale riflettere sui meccanismi attuali di questo dialogo necessario”. A tale scopo, conclude il religioso, “vogliamo mobilitare tutte le nostre risorse, sia umane che materiali, i nostri contatti e i nostri talenti, sia nazionali che internazionali”, citando a titolo di esempio “i colleghi e le università gesuite che hanno partecipato ad analoghi processi in paesi come El Salvador e Colombia”. <br />Thu, 21 Feb 2019 11:10:23 +0100