Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/NIGER - La Chiesa di Niamey: preghiera e digiuno per padre Maccallihttp://www.fides.org/it/news/64943-AFRICA_NIGER_La_Chiesa_di_Niamey_preghiera_e_digiuno_per_padre_Maccallihttp://www.fides.org/it/news/64943-AFRICA_NIGER_La_Chiesa_di_Niamey_preghiera_e_digiuno_per_padre_MaccalliNiamey - La diocesi di Niamey ha iniziato un triduo di preghiera per la liberazione di padre Gigi Maccalli. “L’ultimo giorno del triduo, che si svolge dal 17 al 19 ottobre, sarà un giorno di digiuno che tutti i fedeli osserveranno” riferisce all'Agenzia Fides, da Niamey, padre Vito Girotto, della Società per le Missioni Africane e parroco della parrocchia di Makalondi, vicina a quella di Bomoanga, di cui p. Maccalli era parroco.<br />“Mi interesso, come possibile, della parrocchia che ho dovuto lasciare dopo il rapimento. Domenica ho celebrato ancora la messa lì. Mi è costato molto lasciare la comunità, dopo il rapimento di p. Gigi. Da allora risiedo a Niamey”. <br />Padre Mauro Armanino, anche lui missionario SMA a Niamney, riferisce a Fides che, dopo il rapimento, la diocesi ha riorganizzato l’assistenza religiosa alle comunità cristiane della regione di Bomoanga, Kankani e Makalondi, per motivi di sicurezza: “Il Vescovo ha costituito un’équipe pastorale, con base a Makalondi, luogo ritenuto più sicuro, che accompagnerà le tre parrocchie. Si tratta di una nuova esperienza dettata dall’urgenza, ma che potrebbe rivelarsi feconda dal punto di vista pastorale”.<br />Padre Mauro informa che la diocesi ha tenuto la sua assemblea di inizio dell’anno pastorale 2018-2019: “Il tema legato alla Pastorale della gioventù è stato riconfermato per il secondo anno consecutivo, con l’aggiunta del riferimento alla croce di Gesù e dell’invito a ‘prendere il largo’. Il ricordo delle chiese bruciate nel gennaio 2015 è ancora ben presente, e la fiducia che esisteva prima nei confronti della società è un po’ calata. Ma dobbiamo ravvivarla, per il bene del paese e della convivenza pacifica. Il rapimento di p. Pierluigi ha creato un clima di sgomento e paura, ma anche di preghiera e solidarietà”.<br />P. Armanino traccia un quadro della vita della Chiesa locale, dove p. Maccalli era impegnato: “Nella diocesi di Niamey, una delle due del paese, ci sono 37 preti e 69 religiose, più qualche fratello laico e alcune laiche consacrate”, ricorda p. Mauro. “Le parrocchie sono in città e nella zona rurale. La zona attualmente più aperta all’evangelizzazione è quella Gourmanché, al confine col Burkina Faso, la zone dove p. Gigi è stato rapito” aggiunge. “Esistono vari movimenti ecclesiali, diocesani e parrocchiali, per ragazzi, giovani e famiglie. La presenza di cattolici nel Paese non arriva a 50mila persone. La maggior parte di loro sono stranieri, immigrati da Togo, Benin, Burkina Faso, Nigeria. L’approccio pastorale, almeno finora, è stato quello di stare con la gente, accompagnandone il cammino. Vi sono molte opere sociali gestite dalla Chiesa: scuole, cliniche mediche, Caritas, che offrono una testimonianza di amore gratuito verso tutti”. <br />Thu, 18 Oct 2018 11:23:10 +0200AFRICA/CONGO - Le scuole cattoliche si impegnano a educare al rispetto del creato sulla linea dell'Enciclica Laudato Si’http://www.fides.org/it/news/64942-AFRICA_CONGO_Le_scuole_cattoliche_si_impegnano_a_educare_al_rispetto_del_creato_sulla_linea_dell_Enciclica_Laudato_Sihttp://www.fides.org/it/news/64942-AFRICA_CONGO_Le_scuole_cattoliche_si_impegnano_a_educare_al_rispetto_del_creato_sulla_linea_dell_Enciclica_Laudato_SiBrazzaville - Il XIV Consiglio nazionale dell’educazione cattolica si è tenuto presso il Centro interdiocesano di Brazzaville, dal 15 al 17 ottobre, sul tema: “il rispetto e l'integrità del creato nella scuola cattolica”, tema tratto dall'Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. <br />I lavori sono stati aperti il 15 ottobre da Sua Ecc. Mons. Anatole Milandou, Arcivescovo di Brazzaville e Presidente della Commissione Episcopale per l'Educazione Cattolica , alla presenza di Armand Brice Ibombo, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Congo, dei delegati in rappresentanza dei direttori delle scuole cattoliche di tutte le diocesi del Congo.<br />Nella sua allocuzione di saluto, Sr. Clarisse Nkourissa, Segretario generale CEEDUC, ha annunciato per quest’anno il rilancio del progetto “scuola verde”, che prevede d’impiantare alberi in tutte le scuole cattoliche. I lavori del Consiglio sono stati incentrati sull'Enciclica Laudato Si’, sul rispetto dell'ambiente e sulla "terra nostra casa comune". I partecipanti, istruiti dagli oratori, si sono detti entusiasti di adottare la “conversione ecologica” per insegnare ai bambini il rispetto per la natura e per l'ambiente. <br />Thu, 18 Oct 2018 11:17:47 +0200AMERICA/MESSICO - Per gli scontri tra le bande mancano medicinali e beni di prima necessità nello stato di Guerrerohttp://www.fides.org/it/news/64941-AMERICA_MESSICO_Per_gli_scontri_tra_le_bande_mancano_medicinali_e_beni_di_prima_necessita_nello_stato_di_Guerrerohttp://www.fides.org/it/news/64941-AMERICA_MESSICO_Per_gli_scontri_tra_le_bande_mancano_medicinali_e_beni_di_prima_necessita_nello_stato_di_GuerreroChilpancingo – “Per la lotta tra le bande per il dominio del territorio, in questo momento si registra una mancanza di medicine e di beni di primo consumo in alcuni paese della Sierra di Guerrero” ha denunciato il Vescovo della diocesi di Chilpancingo-Chilapa , Mons. Salvador Rangel Mendoza, dopo la riunione del congresso dello stato di Guerrero che ha esaminato il problema della sicurezza. "A causa degli scontri fra le bande, i fornitori di medicine non rischiano e non riforniscono. La stessa cosa accade con gli studenti, che non riescono ad andare a scuola o all'Università, sia a Chilpancingo come ad Acapulco. Gli unici che possono recarsi nelle comunità della Sierra sono i sacerdoti, che si mobilitano per celebrare la Messa” ha commentato Mons. Rangel Mendoza. "Ho già incontrato il capo di qualche organizzazione per chiedere sicurezza, e lo rifarò anche con gli altri, per insistere nella richiesta di una tregua di pace". <br />La nota inviata a Fides, informa che il Vescovo non ha fatto nomi, per non rovinare il processo di pace a cui si sta lavorando nella zona da lungo tempo . "Comunque si tratta di impegnarsi e metterci il cuore per riuscire a pacificare la zona, perché c'è molto odio fra i gruppi" ha concluso.<br />Il Governatore di Guerrero è intervenuto ieri nella sede del governo regionale per garantire che la sicurezza avrà la priorità fra tutte le richieste dello stato. Ha anche sottolineato il coordinamento con il governo federale per fermare la violenza delle bande che operano nella zona.<br />Lo stato messicano di Guerrero sta diventando una delle zone più violente del Centroamerica. Una settimana fa sono state ritrovate delle fosse comuni alla periferia di Acapulco: le bande di narcos e di sequestratori della zona usano questo metodo per far "sparire" le vittime. A questa grave situazione si è aggiunto il maltempo, con piogge torrenziali che hanno inondato alcune paesi nella zona di Chilpancingo, provocando frane e creando disagi ai trasporti. Diverse strade e autostrade sono rimaste interrotte a causa delle frane.<br /> <br />Thu, 18 Oct 2018 11:12:18 +0200ASIA/TERRA SANTA - Profanato di nuovo il cimitero cattolico di Beit Jamalhttp://www.fides.org/it/news/64940-ASIA_TERRA_SANTA_Profanato_di_nuovo_il_cimitero_cattolico_di_Beit_Jamalhttp://www.fides.org/it/news/64940-ASIA_TERRA_SANTA_Profanato_di_nuovo_il_cimitero_cattolico_di_Beit_JamalBeit Shemesh – 28 tombe del cimitero annesso al convento salesiano di Beit Jamal, presso la città israeliana di Beit Shemesh, sono state di nuovo vandalizzate da ignoti. La scoperta dell'atto intimidatorio è stata compiuta mercoledì 17 ottobre da parte dei religiosi del convento. <br />Non è la prima volta che il cimitero del convento di Beit Jamal, 30 km a ovest di Gerusalemme, viene vandalizzato. Già nel 2013, una bomba incendiaria era stata lanciata contro una porta del convento e slogan blasfemi erano stati scritti sulle mura del complesso. L'area cimiteriale era stata poi presa di mira nel dicembre 2015, quando ignoti assalitori avevano divelto le croci delle tombe e distrutto alcune statue. La polizia israeliana ha riferito di aver avviato indagini con tutti i mezzi a disposizione per individuare al più presto gli artefici dell'atto sacrilego. <br />Gadi Gvaryahu, direttore esecutivo di Tag Mehir - ONG israeliana che organizza campagne a sostegno delle vittime dei crimini di odio settario in Israele - ha visitato il monastero ieri e ha espresso la propria solidarietà ai religiosi salesiani. "La popolazione palestinese in Cisgiordania” ha dichiarato Gvaryahu ai media israeliani, “deve essere protetta dai trasgressori della legge, proprio come lo sono i cittadini israeliani”. <br />Fonti palestinesi e gruppi israeliani per i diritti umani come B'Tselem e Yesh Din hanno riferito che negli ultimi due mesi centinaia di ulivi e viti sono stati trovati distrutti su terreni appartenenti a cinque diversi villaggi della Cisgiordania.<br />Nel gennaio 2016 , un gruppo di più di sessanta ebrei legati all'organizzazione Tag Mahir volle esprimere la sua condanna e il suo sgomento per la precedente profanazione subita dal cimitero salesiano di Beit Jamal recandosi in visita collettiva presso l'area cimiteriale offesa, nel dicembre 2015, dal vandalismo settario. In quell'occasione, i visitatori manifestarono la propria solidarietà ai salesiani, e vollero piantare un ulivo presso l’ingresso della casa religiosa. <br />Tag Mehir , fondata nel 2011 con l'intenzione di contrastare tutte le forme e le espressioni di razzismo in Israele, già nel nome prescelto intende sottolineare il proprio porsi in totale contrasto con gli atti di violenza e intimidazione compiuti dai gruppi di coloni ultranazionalisti a partire dal 2012, che hanno colpito soprattutto moschee o luoghi cristiani , “firmando” i propri atti intimidatori con la sigla “Price to tag” . .Thu, 18 Oct 2018 11:01:31 +0200ASIA/FILIPPINE - La Chiesa nelle Filippine ricorda il missionario italiano Fausto Tentorio, ucciso sette anni fahttp://www.fides.org/it/news/64939-ASIA_FILIPPINE_La_Chiesa_nelle_Filippine_ricorda_il_missionario_italiano_Fausto_Tentorio_ucciso_sette_anni_fahttp://www.fides.org/it/news/64939-ASIA_FILIPPINE_La_Chiesa_nelle_Filippine_ricorda_il_missionario_italiano_Fausto_Tentorio_ucciso_sette_anni_faManila – Sono passati sette anni dall’uccisione del missionario italiano Fausto Tentorio, del PIME, ucciso sull’isola di Mindanao il 17 ottobre 2011. Nel settimo anniversario della morte, la Chiesa nelle Filippine ha ricordato il sacerdote amico dei contadini e delle popolazioni indigene del Mindanao. “Dobbiamo continuare a essere l'eredità di Padre Tentorio. Seguire l'esempio di Padre Tentorio significa seguire la chiamata di Cristo nell'andare ai margini della società e condividere la Buona Novella di Cristo con i poveri. P. Fausto sarà sempre nei nostri cuori”, dice all’Agenzia Fides Teresa Punzon, laica cattolica di Mindanao.<br />Padre Tentorio ha aiutato a creare oltre 80 centri di assistenza diurna nelle comunità di indigeni e oltre 2.000 giovani indigeni hanno beneficiato di borse di studio da lui organizzate. “Educando al rapporto con il Creato e restando dalla parte dei poveri e degli oppressi, p. Tentorio ha vissuto l'opzione preferenziale della Chiesa per i poveri” rileva. “P. Fausto è come un chicco di grano che, morendo, germoglia: dopo la sua morte il suo ministero ha ispirato centinaia di comunità di lumads in tutta Mindanao”, nota a Fides Marlon Lacal, laica cattolica impegnata nel servizio ai poveri di Mindanao. <br />La difesa di queste popolazioni gli è costata la vita: al momento della morte, il missionario stava affrontando la questione della presenza di aziende e progetti di estrazione mineraria su larga scala nelle terre delle popolazioni indigene, che avrebbero causato disboscamento, installazione di piantagioni e miniere, sconvolgendo la vita della gente locale.<br />Membro del Pontificio Istituto Missioni Estere padre Tentorio, 59 anni, missionario nelle Filippine dal 1978, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da un killer all'interno del complesso della parrocchia della Madre del Perpetuo Soccorso ad Arakan, nella provincia di North Cotabato nel 2011. E stato il terzo sacerdote del PIME assassinato nelle Filippine, dopo p. Tullio Favali e p.Salvatore Carzedda, anch’essi uccisi a Mindanao<br />P. Tentorio era nato il 7 gennaio 1952 a Santa Maria di Rovagnate e cresciuto a Lecco, in Italia. Fu ordinato sacerdote nel 1977 e partì per le Filippine l'anno successivo, operando a livello pastorale e sociale a fianco di comunità cristiane, musulmane e indigene. I missionari del PIME sono presenti in 17 paesi del mondo, e sono nelle Filippine dal 1968. Thu, 18 Oct 2018 10:34:54 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - Catholic Mission sostiene la costruzione di un Centro di formazione professionale per donne in Myanmarhttp://www.fides.org/it/news/64938-OCEANIA_AUSTRALIA_Catholic_Mission_sostiene_la_costruzione_di_un_Centro_di_formazione_professionale_per_donne_in_Myanmarhttp://www.fides.org/it/news/64938-OCEANIA_AUSTRALIA_Catholic_Mission_sostiene_la_costruzione_di_un_Centro_di_formazione_professionale_per_donne_in_MyanmarYangon - "Ringraziamo Dio perché la costruzione del Centro di formazione per ragazze continua ad andare avanti in modo rapido e si avvia alla conclusione. Speriamo che a breve si possa iniziare la decorazione degli spazi interni. Ringraziamo, inoltre, ciascuno di voi per le preghiere, il sostegno e la comprensione dell’importanza di questo progetto". E’ quanto afferma suor Agatha Phawsu, delle Salesiane di Don Bosco in una nota di “Catholic Mission Australia” , inviata all'Agenzia Fides, parlando dei lavori relativi ad un Centro di formazione professionale femminile in Myanmar.<br />L’istituto di formazione, ormai quasi completato, è stato costruito a Yangon grazie al sostegno di Catholic Mission Australia. Il Centro permetterà ogni anno a 30 ragazze di seguire corsi di formazione professionale della durata di due anni, nel settore alimentare e della gestione domestica. <br />“L’idea è quella di dotare le donne delle competenze richieste dai datori di lavoro presenti sul territorio. Il Centro punterà a rispondere alle diverse sfide relative all'educazione e al sostentamento delle ragazze di Yangon, dove si registra un alto tasso di abbandono scolastico e vi sono scarse possibilità di lavoro”, riferisce la nota pervenuta a Fides.<br />Già da alcuni anni, Catholic Mission ha avviato progetti volti a sostenere i cattolici del Myanmar, dando priorità all’istruzione e alla formazione professionale. Oltre al nascente Centro di Yangon, infatti, le Pontificie Opere Missionarie australiane sostengono, in particolare, la scuola cattolica di San Giovanni ad Hakha, remota città nel nord del paese. Tra gli obiettivi principali, quello di avere in loco insegnanti ben formati e di garantire il diritto all’istruzione dei bambini della zona. <br />Thu, 18 Oct 2018 10:12:07 +0200EUROPA/GERMANIA - Il Presidente delle POM: “Anche dalle nostre scrivanie possiamo essere missionari”http://www.fides.org/it/news/64937-EUROPA_GERMANIA_Il_Presidente_delle_POM_Anche_dalle_nostre_scrivanie_possiamo_essere_missionarihttp://www.fides.org/it/news/64937-EUROPA_GERMANIA_Il_Presidente_delle_POM_Anche_dalle_nostre_scrivanie_possiamo_essere_missionariAachen – In occasione della sua visita a Missio-Aachen , l’Arcivescovo Giovanni Pietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , stamattina, 17 ottobre, ha presieduto una Messa nella sede di “Missio” cui hanno partecipato quanti operano negli uffici di Missio e dell’Infanzia Missionaria Tedesca .<br />“È importante che continuiamo a ripensare allo scopo del nostro impegno, che continuiamo a ricordare che Dio è l'inizio e la meta delle nostre azioni e della nostra esistenza in generale” ha sottoleato S.E. Mons. Dal Toso all’inizio della sua omelia, “E’ Lui che ci dà la forza di impegnare la nostra vita secondo la sua volontà a beneficio del prossimo. In questa luce, mi piacerebbe ringraziarvi per il lavoro di Missio e dell’Infanzia missionaria tedesca”.<br />Ricordando la festa di Sant'Ignazio di Antiochia, che si celebra oggi, l’Arcivescovo ha fatto riferimento a un suo viaggio in Siria e alla difficile situazione dei “fratelli e sorelle in Medio Oriente”, e ha sottolineato: “il mio primo incontro reale con Missio Aachen è collegato alle difficoltà dei nostri fratelli cristiani in Siria e in Iraq, e vorrei menzionare la vostra generosità anche riguardo a questa preoccupazione”.<br />“La caratteristica specifica di Missio e, in linea di principio, delle nostre Pontificie Opere Missionarie, è il sostegno all'attività pastorale della Chiesa” ha evidenziato il Presidente delle Pontificie Opere Missionarie. “La Chiesa esiste perché Gesù ci ha mandato in tutto il mondo per proclamare il Vangelo. Non si tratta strettamente della Chiesa in quanto tale, ma del fatto che attraverso la presenza della Chiesa e la proclamazione del Vangelo, l'essere umano riceve lo Spirito di Dio, che rende nuova la terra e ciascuno di noi”. “Abbiamo il grande privilegio di partecipare a questa attività”, ha concluso l’Arcivescovo Dal Toso, “anche dalle nostre scrivanie possiamo essere missionari in modo che ogni persona possa ascoltare una parola di conforto, guarigione, riconciliazione, e sperimentare l'unità interiore e la libertà attraverso l'incontro con il Dio di Gesù Cristo”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/SE_Dal_Toso_Missio_Aachen_17102018.docx">Il testo integrale dell'omelia, in tedesco</a>Wed, 17 Oct 2018 12:15:10 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - Violenza dopo il voto: “Urge una repubblica nuova, più umana, portatrice di pace”http://www.fides.org/it/news/64936-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Violenza_dopo_il_voto_Urge_una_repubblica_nuova_piu_umana_portatrice_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/64936-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Violenza_dopo_il_voto_Urge_una_repubblica_nuova_piu_umana_portatrice_di_paceAbidjan – “La popolazione ha assistito impotente, per oltre un decennio, ad un marasma elettorale che non consente repliche. Un popolo indebolito da un panorama politico corrotto, segnato da anarchia, violenza, caos, dittatura e morte. La politica ivoriana è tuttora caratterizzata dall’eterna sete di potere”: lo dichiara a Fides p. Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane all’indomani delle elezioni del 13 ottobre, segnate da brogli, tensioni e violenza.<br />“Oltre ad aver svenduto la dignità del territorio ivoriano, i nostri politici hanno promosso politiche egoiste e corrotte, alimentando divisioni tra una popolazione sempre più stretta nella morsa della miseria”, rileva il missionario. “Che valore ha un popolo quando viene violata la sua scelta politica, espressa dal sistema democratico delle urne? Non c'è schiavitù più grande che ridurre un popolo al silenzio, impedirgli di esprimersi e di scegliere i propri rappresentanti. Fino a quando le elezioni in Costa d'Avorio continueranno a portare morte? Democrazia e libertà sono concetti privi di significato in Costa d'Avorio”, riflette amareggiato il teologo.<br />L’appello del missionario è questo: “E’ necessario, oggi più che mai, porre le basi per la rinascita degli ivoriani e per fare questo occorre lottare per una emancipazione socio-politica, perché ogni cittadino sia attore e garante del suo futuro. È tempo di lavorare per una repubblica nuova, più umana, degna di veri democratici, portatrice di pace, che garantisca l’autentico sviluppo di un popolo drammaticamente soggiogato da politici senza fede nè legge. Urge una nuova repubblica consapevole del doloroso retaggio del passato e ansiosa di costruire una convivenza che sfugga a qualsiasi forma di dispotismo, tribalismo e rivalsa etnica”.<br />“Bisogna dire di no a questa eterna politica, paladina dell'impunità, dell'ingiustizia, della violenza e della corruzione: è un imperativo fondamentale per ogni cittadino ivoriano. Rimanere in silenzio di fronte a questo crimine ci renderebbe complici”, afferma<br />P. Donald, citando Desmond Tutu, ricorda che “in situazioni di ingiustizia, scegliere la neutralità significa prendere la parte del boia contro la vittima”. “La Costa d'Avorio rinascerà dalle sue ceneri” conclude. <br /> <br />Wed, 17 Oct 2018 12:06:21 +0200ASIA - I giovani cristiani dell'Asia, ambasciatori di pacehttp://www.fides.org/it/news/64934-ASIA_I_giovani_cristiani_dell_Asia_ambasciatori_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/64934-ASIA_I_giovani_cristiani_dell_Asia_ambasciatori_di_paceChiang Mai - I giovani cristiani in Asia sono chiamati a essere "ambasciatori di pace" nei diversi contesti sociali e politici delle nazioni asiatiche dove vivono. E' quanto emerge dal terzo incontro del forum "Young Ambassadors of Peace in Asia" , nato in seno alla Conferenza Cristiana dell'Asia . Alla riunione di una settimana in corso a Chiang Mai , incentrata sul tema "Pace con giustizia e sicurezza umana", partecipano rappresentanti dei giovani della Chiese parte della CCA, accanto a rappresentanti di organizzazioni buddiste, indù e musulmane asiatiche.<br />I giovani hanno ricevuto una specifica formazione per una migliore comprensione dei conflitti che si registrano in molte parti dell'Asia. Il fine è far crescere la consapevolezza che i giovani cristiani asiatici sono chiamati a essere ambasciatori e catalizzatori di pace, secondo il messaggio di Cristo, nel territorio o regione in cui vivono.<br />"Il concetto di 'sicurezza' deve essere rivisto, in quanto la nozione stessa di sicurezza viene interpretata spesso come relativa solo alla difesa militare. Tale approccio non prende in considerazione l'importanza della sicurezza umana e del diritto di ogni essere umano a vivere in dignità, sicurezza e accesso alla giustizia", spiega all’Agenzia Fides Mathews George Chunakara, Segretario Generale della CCA. "La pace e la sicurezza - continua - si possono mantenere in una società in cui le persone in una comunità si prendono cura gli uni degli altri, con reciproco riconoscimento e tolleranza, sulla base dell'amore e della cura per il prossimo. Non c'è pace senza giustizia, e non c'è pace senza sicurezza ".<br />Per questo durante l'incontro del forum YAPA si sono esplorate le strade per potenziare la società civile nella sua ricerca di sviluppo sociale, sicurezza economica, diritti umani, sicurezza alimentare, sicurezza ambientale, sicurezza delle comunità. Il forum ha lo scopo di formare i giovani e di aiutarli a costruire comunità dove la pace e l'armonia prevalgano sulle conflittualità, con metodologie e un approccio di carattere interculturale e interreligioso.<br />La CCA è un organismo ecumenico che coordina opere sociali, culturali e missionarie in Asia, promuovendo la solidarietà e la collaborazione tra varie Chiese e denominazioni cristiane, inclusa la Chiesa cattolica. Wed, 17 Oct 2018 11:50:12 +0200ASIA/TERRA SANTA - Inizia la demolizione del villaggio di Khan al Ahmar. Appello della Commissione episcopale Giustizia e Pacehttp://www.fides.org/it/news/64935-ASIA_TERRA_SANTA_Inizia_la_demolizione_del_villaggio_di_Khan_al_Ahmar_Appello_della_Commissione_episcopale_Giustizia_e_Pacehttp://www.fides.org/it/news/64935-ASIA_TERRA_SANTA_Inizia_la_demolizione_del_villaggio_di_Khan_al_Ahmar_Appello_della_Commissione_episcopale_Giustizia_e_PaceGerusalemme – Nella giornata di ieri, martedì 16 ottobre, tre bulldozer hanno continuato l'opera di livellamento del terreno intorno al villaggio beduino di Khan al Ahmar, nella Cisgiordania occupata, a est di Gerusalemme, in un'area considerata strategica per l'espansione di nuovi insediamenti di coloni ebrei. L'operazione di livellamento serve a creare piste per facilitare l'ingresso delle truppe militari, quando scatterà l'ordine di evacuazione della popolazione beduina che vive nel villaggio, prima di radere al suolo le abitazioni. Nella giornata precedente, c'erano stati scontri e momenti di tensione tra i soldati israeliani e gli abitanti del villaggio, supportati da gruppi di attivisti confluiti a Khan al Ahmar con l'intenzione di fare da barriere umane davanti all'avanzare delle ruspe. <br />Nei giorni scorsi, la Commissione Giustizia e Pace dell'Assemblea dei Vescovi ordinari cattolici di Terra Santa ha diffuso un comunicato per esprimere ancora una volta il proprio dissenso e il proprio allarme per l'annunciata demolizione del villaggio beduino. "Dopo un lungo periodo di lotte legali” si legge nel comunicato, “la Corte Suprema israeliana ha stabilito che le autorità israeliane hanno il diritto di demolire il villaggio beduino a Khan al-Ahmar, trasferendo i residenti in una zona vicino a Gerico. Molte di queste persone erano già sfollate dopo la guerra del 1948 e ora, ancora una volta, vengono violentemente sradicate per far posto a più insediamenti israeliani illegali". La dichiarazione fa appello agli israeliani e alla comunità internazionale affinché facciano sentire la propria voce a difesa dei beduini di Khan al Ahmar e del loro diritto a non essere trasferiti nei dintorni di Gerico. <br />Nel villaggio di Khan al Ahmar, con 42 baracche, sorge anche la famosa “Scuola di Gomme” , frequentata da più di 170 bambini della tribù beduina dei Jahalin. <br />La struttura fu realizzata con 2.200 vecchi pneumatici appoggiati uno sull’altro, come fossero mattoni, riempiti di terra e pressati. La scuola fu costruita senza elementi architettonici “permanenti”, tirata su senza cemento e fondamenta, proprio per non contravvenire ai regolamenti militari che vietano la costruzione non autorizzata di edifici nell'Area C, quella in cui rientra il 60% della Cisgiordania, sotto il controllo di Israele. <br />Sulla Scuola di Gomme grava una sentenza di demolizione sin dalla sua costruzione, avvenuta nel 2009. <br />La rimozione del villaggio faciliterebbe l'espansione della colonia di Kfar Adumim. Wed, 17 Oct 2018 12:00:23 +0200AFRICA/SUDAFRICA - Sinodo sui giovani: “Si tenga maggiormente conto delle realtà extraeuropee” dice il Cardinale Napierhttp://www.fides.org/it/news/64933-AFRICA_SUDAFRICA_Sinodo_sui_giovani_Si_tenga_maggiormente_conto_delle_realta_extraeuropee_dice_il_Cardinale_Napierhttp://www.fides.org/it/news/64933-AFRICA_SUDAFRICA_Sinodo_sui_giovani_Si_tenga_maggiormente_conto_delle_realta_extraeuropee_dice_il_Cardinale_NapierCittà del Vaticano - “L'Africa sta perdendo alcuni dei suoi giovani più dotati che preferiscono emigrare a causa dello sfruttamento delle risorse naturali e dell'ambiente” ha affermato Sua Eminenza il Cardinale Wilfrid Fox Napier, Arcivescovo di Durban , nel corso di un incontro con la stampa a margine della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che ha come teme “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.<br />Riferendosi ai lavori del Sinodo, il Cardinale ha apprezzato il fatto che non solo “si sta parlando dei giovani, ma parliamo con loro”" ed ha elogiato i contributi dei 34 giovani invitati da Papa Francesco per partecipare attivamente all’incontro Sinodale.<br />Il Cardinale Napier ha però lamentato il fatto che il documento di lavoro del Sinodo sia eccessivamente “eurocentrico”, sottolineando che le discussioni sinodali devono tenere conto della situazione dei giovani e della Chiesa in altre parti del mondo. Il Cardinale ha inteso riferirsi in particolare ai bisogni della Chiesa in Africa.<br />I delegati africani all'incontro- ha detto il Cardinale Napier – “dovrebbero presentare la realtà africana dalla nostra prospettiva in modo molto più chiaro ".<br />Secondo il Cardinale uno dei temi centrali da affrontare è quella della migrazione. Egli ha notato che il documento sinodale non riconosce sufficientemente l'impatto della migrazione di massa dall'Africa sui Paesi del continente. “L'Africa sta perdendo i giovani più dotati che preferiscono migrare a causa dello sfruttamento delle risorse naturali e dell'ambiente dei nostri Paesi”.<br />"Coloro che avrebbero potuto vivere dei beni dalla terra non sono più in grado di farlo” ha ricordato il Cardinale, così emigrano a causa degli effetti della deforestazione e delle tecniche di estrazione minerarie aggressive”.<br />Uno sfruttamento che comporta pure il lavoro minorile, ha sottolineato il Cardinale. Di conseguenza “i bambini costretti a lavorare non ricevono l'istruzione di cui hanno bisogno per avviare una vita decente”.<br />Il Cardinale ha infine ricordato che esiste un'altra realtà africana che non si riflette nel documento di lavoro del Sinodo. “Mentre molti giovani in Occidente lasciano Gesù, o almeno la sua Chiesa, e lo fanno per una serie di motivi. in Africa esiste un fenomeno molto diverso e cioè che i giovani stanno cercando Gesù e sono alla ricerca di risposte ai loro problemi nella Chiesa”.<br />“La crescita del cristianesimo tra i giovani africani ha insegnamenti importanti da offrire alle nazioni più sviluppate” ha concluso. <br />Wed, 17 Oct 2018 11:21:34 +0200AMERICA/HONDURAS - “Non siamo criminali, siamo migranti”: tremila honduregni in fuga dal loro paesehttp://www.fides.org/it/news/64932-AMERICA_HONDURAS_Non_siamo_criminali_siamo_migranti_tremila_honduregni_in_fuga_dal_loro_paesehttp://www.fides.org/it/news/64932-AMERICA_HONDURAS_Non_siamo_criminali_siamo_migranti_tremila_honduregni_in_fuga_dal_loro_paeseSan Pedro Sula – Hanno ormai percorso circa 300 km, da Tegucigalpa a Zacapa : sono circa tremila honduregni che mentre proseguono il loro cammino verso gli Stati Uniti accolgono altri fratelli del centro America che fuggono come loro dalla povertà, dalla violenza e dalla corruzione. Hanno passato la notte accolti da un gruppo di medici ed infermieri del Guatemala, che hanno seguito il percorso della carovana attraverso le reti sociali e quindi sono usciti per sostenerli ed assisterli.<br />Nella nota pervenuta a Fides dal CELAM si legge: "Come gli antichi israeliti, il popolo honduregno cammina nel suo esodo, in fuga dalla schiavitù politica ed economica imposta dalla corruzione e dal deterioramento dei sistemi governativi. Ci sono molte migrazioni forzate e in America Latina queste migrazioni stanno segnando la storia attuale".<br />Sono circa 3 mila, che "questo 15 ottobre hanno completato tre giorni di cammino. Sono migliaia di chilometri che dovranno percorrere a piedi. Sono principalmente contadini, uomini donne e bambini, anche disabili in sedia a rotelle, colpiti dalla povertà, dalla violenza e dalla corruzione. Sono migranti che commuovono il cuore del mondo".<br />Diversi media digitali e social network di Honduras e Guatemala hanno trasmesso parte del cammino della carovana in diretta. Le immagini mostrano una folla crescente, una marea umana mai vista prima, in quanto altri si aggiungono man mano che il viaggio procede.<br />La nota pervenuta a Fides sottolinea che i migranti sono persone pacifiche, che hanno l'obiettivo di raggiungere gli Stati Uniti, passando dal Messico, che si estende dal confine del Guatemala agli Stati Uniti, percorrendo circa tremila chilometri. La Chiesa cattolica e le organizzazioni umanitarie li hanno accolti a Esquipulas offrendo ospitalità e cibo. File di guatemaltechi lungo la strada li accolgono e li salutano mentre passano. Esquipulas è la città vicina al confine con l'Honduras e il Salvador, dove sono nati i dialoghi che hanno dato origine ai processi di negoziazione della pace in America centrale, in particolare in Guatemala.<br />La carovana è partìta da San Pedro Sula, a 180 chilometri dalla capitale dell’Honduras Tegucigalpa, auto-convocatasi, per sfuggire alla povertà, alla violenza e alla corruzione che esiste nel paese.<br />Cantando l'inno nazionale dell’Honduras, pregando, e scandendo a volte alta slogan come "Si se puede" e "Honduras ti vogliamo bene", i migranti non si sono fermati nonostante le autorità guatemalteche avessero annunciato di non permettere il loro ingresso nel paese. "Abbiamo il diritto", hanno detto, "non siamo criminali, siamo migranti".<br />Sui social network colpisce molto il fatto che la prima cosa che chiedono al loro passaggio, sono preghiere per loro e per i loro familiari. E' anche ormai nota la minaccia delle autorità degli Stati Uniti di tagliare gli aiuti all’Honduras se questa marcia dovesse proseguire.<br /> <br />Wed, 17 Oct 2018 11:19:03 +0200EUROPA/ITALIA - La Famiglia Camilliana Laica è il futuro: una sfida oltre che una speranzahttp://www.fides.org/it/news/64931-EUROPA_ITALIA_La_Famiglia_Camilliana_Laica_e_il_futuro_una_sfida_oltre_che_una_speranzahttp://www.fides.org/it/news/64931-EUROPA_ITALIA_La_Famiglia_Camilliana_Laica_e_il_futuro_una_sfida_oltre_che_una_speranzaRoma – E’ in corso a Roma l’Assemblea Internazionale della Famiglia Camilliana Laica . Tra i partecipanti ci sono 61 membri, presidenti e delegati provenienti da 23 paesi di tutto il mondo riunitisi per dibattere su “Carisma, spiritualità e missione Camilliana nel mondo odierno”. Iniziata il 13 ottobre, l’Assemblea si conclude il 19 ottobre.<br />La Famiglia Camilliana Laica nacque per volere dello stesso Fondatore dell’Ordine dei Ministri degli Infermi, più conosciuti come Camilliani, che, nel 1592, istituì una associazione laica. Oggi, accanto alle migliaia di professionisti che operano nelle strutture dell’Ordine, è composta da persone che si impegnano a vivere l’ideale e lo spirito di San Camillo nel servizio agli ammalati. <br />“Obiettivo dell’incontro è quello di offrire una formazione permanente ai membri della Famiglia Camilliana Laica. Il nostro incontro vuole essere una manifestazione del continuo adempimento del mandato del Vaticano II di aprire le porte ai laici” ha riferito a Fides p. Mushtaq Anjum, MI, delegato dall’Indonesia.<br />La dottoressa Maria Bakó, segretaria della commissione centrale internazionale della FCL, ha detto a Fides: “Desidero vivere la vita evangelica con spirito di puro amore e auspico gli stessi sentimenti all’intera famiglia laica Camilliana”.<br />“Credo che i laici debbano essere coinvolti sempre di più nell’evangelizzazione e nell’assistenza delle persone ammalate” rileva p. Leo Pesseni, Superiore Generale dell'Ordine dei Camilliani, elogiando la Famiglia Camilliana Laica che ha definito come il futuro dell'Ordine. “Si tratta di una sfida oltre che una speranza” ha concluso p. Pesseni.<br /> <br />Wed, 17 Oct 2018 10:34:13 +0200ASIA/INDIA - Processo a sette cristiani innocenti dell'Orissa: appello per il rilasciohttp://www.fides.org/it/news/64930-ASIA_INDIA_Processo_a_sette_cristiani_innocenti_dell_Orissa_appello_per_il_rilasciohttp://www.fides.org/it/news/64930-ASIA_INDIA_Processo_a_sette_cristiani_innocenti_dell_Orissa_appello_per_il_rilascioNew Delhi - Urge accelerare il processo giudiziario che vede imputati sette innocenti cristiani di Kandhamal, distretto nello stato indiano di Orissa. I sette sono in prigione per la falsa accusa di omicidio di Swami Laxmanananda Saraswati, il leader induista ucciso dai Maoisti nel 2008. E' quanto chiede la Commissione per le Minoranze, con sede a Delhi, che ha realizzato e pubblicato un film documentario in lingua hindi dal titolo "Kaid mein Bekasoor" . Come riferito all'Agenzia Fides, il documentario è stato prodotto dal giornalista Anto Akkara che guida tuttora una campagna per la liberazione dei sette innocenti. <br />"È scioccante sapere della situazione di questi innocenti che languono in carcere da 10 anni. Questo caso dovrebbe riguardare l'intera nazione", ha detto Zafarul-Islam Khan, Presidente della Commissione per le Minoranze. "Il nostro mandato è di parlare per i senza voce e le minoranze. La Commissione ha deciso di diffondere la consapevolezza della scioccante ingiustizia verso le minoranze cristiane", ha sottolineato.<br />"E' un peccato per la democrazia indiana e per il sistema giudiziario che i sette innocenti - sei dei quali analfabeti - siano in prigione per perpetuare una frode politica", ha lamentato il giornalista Akkara. Per relizzare l'opera, Akkara ha compiuto 27 viaggi in villaggi remoti della giungla di Kandhamal e ha scritto il libro "Chi ha ucciso Swami Laxmanananda?", ora tradotto nelle lingue hindi e malayalam.<br />Akkara ha rilanciato la campagna di firme online per il rilascio degli innocenti su www.release7innocents.com. Ogni firma su questo sito web genera quattro e-mail immediate destinate: al Presidente della Corte Suprema, al Presidente dell'India, al Presidente della Commissione Nazionale per i Diritti Umani e all'Alta Corte dell'Orissa.<br />"È ora che tutti si uniscano lottando per il diritto e per la giustizia e per un risarcimento adeguato per le vittime delle violenze anticristiane del 2008", ha detto padre Kulokant Dandasena, prete cattolico che lavora per i sopravvissuti a Kandhamal. "Sette innocenti in carcere sono una macchia per un paese laico e democratico come l'India" ha aggiunto.<br />"Stiamo portando avanti questo caso per risvegliare le minoranze e tutti i cittadini di fronte ad una palese ingiustizia verso persone innocenti", ha affermato suor Anastasia Gill, avvocato e membro della Commissione per le Minoranze. "Questo è il momento in cui tutte le minoranze devono unirsi e sfidare le forze che stanno cercando di polarizzare la nazione in nome della religione" ha concluso. Tue, 16 Oct 2018 11:09:21 +0200AFRICA/CAMERUN - Ucciso un giovane seminarista nella regione anglofonahttp://www.fides.org/it/news/64929-AFRICA_CAMERUN_Ucciso_un_giovane_seminarista_nella_regione_anglofonahttp://www.fides.org/it/news/64929-AFRICA_CAMERUN_Ucciso_un_giovane_seminarista_nella_regione_anglofonaYaoundé - Ucciso un seminarista in una delle due regioni anglofone del Camerun. Secondo un comunicato firmato da Sua Ecc. Mons. Cornelius Fontem Esua, Arcivescovo di Bamenda, il giovane seminarista si chiamava Gérard Anjiangwe, ed aveva 19 anni, è stato ucciso da un gruppo di militari il 4 ottobre, di fronte alla chiesa parrocchiale di Santa Teresa di Bamessing, un villaggio nei pressi di Ndop nel dipartimento di Ngo-Ketunjia, nel nord-ovest del Camerun.<br />Il comunicato dell’Arcidiocesi afferma che intorno alle 9,30 del mattino, al termine della messa, mentre Gérard Anjiangwe e i fedeli“si trovavano di fronte alla chiesa, è arrivato un camion militare proveniente da Ndop che si è fermato all’inizio della strada che porta alla chiesa. Alcuni soldati sono scesi dal mezzo ed hanno iniziato a sparare.<br />Mentre i fedeli si sono rifugiati in sacrestia sbarrando la porta, il seminarista si è prostrato a terra recitando il rosario. “I militari hanno cercato invano di aprire la porta; si sono allora avvicinati a Gerard disteso sul pavimento e gli hanno ordinato di alzarsi, cosa che ha fatto con esitazione” riporta Mons. Cornelius Fontem Esua.<br />Dopo averlo interrogato, i soldati hanno ordinato al seminarista di inginocchiarsi di nuovo. "Poi gli hanno sparato tre volte al collo ed è morto all'istante” afferma l'Arcivescovo.<br />Nel suo comunicato Mons. Cornelius Fontem Esua lancia un appello a tutti i cristiani in questo momento di dolore di pregare èer l’anima di Gérard e anche per Stephen Akiata e Comfort Akiata, i suoi genitori, e la famiglia tutta dal momento che il seminarista era il loro unico figlio”.<br />Il drammatico episodio si inquadra nelle tensioni che hanno preceduto ed accompagnato nelle regioni anglofone del Paese le elezioni presidenziali che si sono tenute domenica 7 ottobre. <br />Secondo il conteggio effettuato dalla Commissione nazionale per il censimento dei voti, il Presidente uscente, Paul Biya ha ottenuto il 71,28% dei voti. Queste sono le conclusioni contenute nella relazione inviata il 15 ottobre dalla Commissione al Consiglio costituzionale, dopo tre giorni di esame dei verbali dei seggi. <br />Tue, 16 Oct 2018 11:08:22 +0200AFRICA/NIGER - “Liberate p. Gigi Maccalli”: voci unite nell’appello in favore del missionario italiano rapitohttp://www.fides.org/it/news/64928-AFRICA_NIGER_Liberate_p_Gigi_Maccalli_voci_unite_nell_appello_in_favore_del_missionario_italiano_rapitohttp://www.fides.org/it/news/64928-AFRICA_NIGER_Liberate_p_Gigi_Maccalli_voci_unite_nell_appello_in_favore_del_missionario_italiano_rapitoCrema – “È fondamentale per noi, città di Crema, in questo Consiglio comunale, esprimere la nostra vicinanza alla famiglia di padre Gigi Maccalli, a tutta Madignano che vuole riabbracciare il proprio compaesano, inviando al ministero degli Esteri questo messaggio: che sia massima l’attenzione per questo caso che ha colpito profondamente la nostra comunità preoccupata per le sorti di un suo figlio generoso, perché non cali il silenzio su una vicenda che ci riporta al dramma di uno dei paesi più poveri del mondo, devastato prima dalla dittatura e ora da una situazione socio-politica ed economica molto gravosa per una popolazione allo stremo”. Così recita l’appello lanciato dal Consiglio Comunale di Crema, città italiana della cui provincia è originario i missionario padre Luigi Maccalli, rapito in Niger un mese fa .<br />“La notte del 17 settembre – ricorda il testo inviato a Fides – un commando di uomini ancora ignoti ha fatto irruzione nella missione di Bomoanga, in Niger, portando via con sé padre Pierluigi Maccalli, un prete missionario cremasco che da molti anni è impegnato nel continente africano”. “Da quel momento – continua il testo - non si è mai avuto alcun aggiornamento dal Niger: né sull’identità dei sequestratori – forse jihadisti provenienti dal vicino Burkina Faso – e le loro motivazioni e scopi, né delle condizioni di padre Maccalli. Allo sgomento per un fatto così grave si aggiunge di giorno in giorno, di ora in ora, l’angoscia per il silenzio che circonda questa vicenda lontana solo geograficamente ma in realtà così vicina alla nostra comunità. Silenzio che molto spesso è carico del lavoro sottotraccia della Farnesina e del Vaticano, che rispettiamo pensando ai successi ottenuti in passato per casi simili”. <br />La lettera del Consiglio comunale richiama “lo spirito missionario di padre Maccalli”, augurandosi di avere ben presto notizie positive. “Ci appelliamo al governo perché infonda il massimo impegno nelle relazioni diplomatiche con il Niger e il suo Presidente, Mahamadou Issoufou. E facciamo appello anche ai suoi sequestratori: vi preghiamo di far sapere alla sua famiglia che padre Maccalli è vivo e sta bene, e vi chiediamo di liberarlo, senza altre condizioni”.<br />Tra i numerosi appelli in favore di padre Luigi, non manca la voce della Chiesa. Mons. Laurent Djalwana Lompo, Vescovo della diocesi di Niamey, ha chiesto ai fedeli di pregare incessantemente per la liberazione del missionario. In questi giorni i cristiani della Missione di p. Gigi, Bomoanga, hanno organizzato un pellegrinaggio sulla collina che sovrasta il villaggio, sopra il quale è stata eretta una croce. A Makalondi due giovani Pastori protestanti hanno organizzato una veglia di preghiera ecumenica per p. Gigi, insieme ai fedeli cattolici. <br />E anche i leader musulmani del Niger si sono uniti ai cristiani nella preghiera per il rilascio, lanciando un messaggio affinché i suoi rapitori, seguendo il vero insegnamento dell’Islam, cessino ogni violenza e rispettino i diritti di ogni persona. Il manifesto del Comitato Inter-religioso del Niger, che chiede la liberazione immediata e senza condizioni di p. Gigi, è affisso in varie parti della città e in vari edifici pubblici e privati, per invitare tutti a unirsi a questa campagna di preghiera e di pressione sui rapitori.<br /> <br />Tue, 16 Oct 2018 10:57:47 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - La Chiesa cattolica in prima linea per la Settimana anti-povertàhttp://www.fides.org/it/news/64927-OCEANIA_AUSTRALIA_La_Chiesa_cattolica_in_prima_linea_per_la_Settimana_anti_povertahttp://www.fides.org/it/news/64927-OCEANIA_AUSTRALIA_La_Chiesa_cattolica_in_prima_linea_per_la_Settimana_anti_povertaSydeny - La Chiesa cattolica australiana è coinvolta in maniera attiva nella “Settimana anti-povertà”, che lo Stato del continente oceanico vive fino al 20 ottobre 2018. L’iniziativa, che intende sensibilizzare sulle tematiche legate all’indigenza, è stata ideata come estensione della Giornata Internazionale contro la povertà, indetta dall'ONU e celebrata il 17 ottobre di ogni anno.<br />Nel corso di questa settimana, in varie città dell’Australia si organizzano attività che puntano a mettere in evidenza o a risolvere in modo concreto problemi di disagio presenti nel paese o all’estero: gruppi religiosi, associazioni culturali, scuole, università, dipartimenti governativi e aziende realizzano eventi e iniziative che spaziano dal servizio mensa alla raccolta di fondi, passando per attività ludico-ricreative dedicate ai più piccoli. <br />Tra gli organismi cattolici maggiormente coinvolti, la St. Vincent de Paul Society, la Caritas, Catholic Healthcare e Catholic Social Services Australia, che figurano come sponsor della Settimana. La Settimana è vista come l’opportunità di offrire l’annuncio del Vangelo di Cristo, e il suo messaggio di amore verso ogni uomo, attraverso le opere caritative e sociali.<br />Tra le attività realizzate, anche un momento di preghiera ecumenico a cura di “Catholic Social Services Victoria” e una raccolta fondi destinata a “CatholicCare Multicultural Services Stitches”, un progetto rivolto alle donne rifugiate, per combattere l’isolamento attraverso l’apprendimento delle tecniche del cucito.<br />Nel 2017 l’iniziativa ha visto la realizzazione di 450 eventi in 139 località del territorio australiano. Nonostante l’Australia sia uno dei paesi più ricchi al mondo, la povertà è una tematica molto sentita: secondo un recente studio dell’Australian Council of Social Service, infatti, nella nazione circa 3 milioni di persone, e tra loro 739mila bambini, vivono al di sotto della soglia di povertà. In questo contesto, un apporto significativo è dato dalle realtà caritative cattoliche: come riportato da Caritas Australia nel 2017, l’organismo pastorale della dei Vescovi ha raggiunto e assistito direttamente circa 2 milioni di persone. Tue, 16 Oct 2018 10:04:42 +0200EUROPA/GERMANIA - L’Arcivescovo Dal Toso ad Aachen incontra la Direzione nazionale di Missio e dell’Infanzia Missionariahttp://www.fides.org/it/news/64926-EUROPA_GERMANIA_L_Arcivescovo_Dal_Toso_ad_Aachen_incontra_la_Direzione_nazionale_di_Missio_e_dell_Infanzia_Missionariahttp://www.fides.org/it/news/64926-EUROPA_GERMANIA_L_Arcivescovo_Dal_Toso_ad_Aachen_incontra_la_Direzione_nazionale_di_Missio_e_dell_Infanzia_MissionariaAachen – L’Arcivescovo Giovanni Pietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie si trova ad Aachen, in Germania, per una visita di due giorni alla Direzione nazionale di Missio e dell’Infanzia Missionaria. Mons. Dal Toso, che sarà accolto dal Direttore nazionale delle POM in Germania-Aachen, mons. Klaus Kramer, incontrerà in fine mattinata il direttivo di Missio e, nel pomeriggio, i responsabili delle varie sezioni: estera e Istituto di Missiologia Missio, visiterà la biblioteca Mikado, quindi le sezioni formazione, donazioni, comunicazione, fondamenti teologici. In serata è previsto l’incontro con il direttivo di Kindermissionswerk, degli Sternsiger e di Missio.<br />Domani mattina, mercoledì 17 ottobre, l’Arcivescovo celebrerà la Messa, presso la sede di Missio, cui parteciperanno quanti operano nella direzione di Missio e di Kindermissionswerk. Quindi si recherà nella sede di Kindermissionswerk dove avrà una serie di colloqui con i responsabili delle diverse sezioni: protezione dei bambini all’estero; settore interno; settore estero; settore comunicazione con i donatori e raccolta fondi; settore media; amministrazione. Dopo il pranzo l’Arcivescovo Dal Toso rientrerà a Roma.<br />L'Etiopia è il paese di riferimento scelto da Missio per la Giornata Missionaria Mondiale 2018. Nonostante la modernizzazione e una forte economia, l'Etiopia è ancora uno dei paesi più poveri del mondo. I conflitti etnici e gli sconvolgimenti religiosi portano a crescenti tensioni nel paese. Tuttavia l'Etiopia offre rifugio a molte migliaia di rifugiati. "Dio è il nostro rifugio e la nostra forza" è la citazione biblica scelta per la Giornata Missionaria. Missio presenta il lavoro della Chiesa cattolica in Etiopia, dove solo lo 0,7 per cento della popolazione è cattolica. Il poster mostra i giovani cattolici del villaggio di montagna di Agaro-Bush, nella regione di Kaffa , durante la "Festa di Dio Padre" che i cristiani cattolici e ortodossi celebrano in Etiopia il 7 aprile. <br />Tue, 16 Oct 2018 10:00:04 +0200AMERICA/BRASILE - Ballottaggio presidenziale, la Chiesa: “Tutelare la Costituzione e la democrazia”http://www.fides.org/it/news/64925-AMERICA_BRASILE_Ballottaggio_presidenziale_la_Chiesa_Tutelare_la_Costituzione_e_la_democraziahttp://www.fides.org/it/news/64925-AMERICA_BRASILE_Ballottaggio_presidenziale_la_Chiesa_Tutelare_la_Costituzione_e_la_democraziaBrasilia – “La Costituzione è destinata ad assicurare l'esercizio dei diritti sociali e individuali, quali valori supremi di una società fraterna, plurale e senza pregiudizi"; e oggi la Carta "è colpita da una intolleranza che nega la diversità del popolo brasiliano, stimola i pregiudizi e incentiva il conflitto sociale”: è quanto affermano in un comunicato inviato all'Agenzia Fides, la Caritas e la Pastorale sociale della Chiesa brasiliana, a due settimane dal ballottaggio per l'elezione del presidente della Repubblica, il 28 ottobre.<br />Il testo diffuso è intitolato "Democrazia: cambiamento con giustizia e pace", ed è firmato, tra gli altri enti cattolici, dalla Commissione "Giustizia e Pace", e dalla Conferenza nazionale dei Religiosi. Nel comunicato si mettono in guardia i movimenti politici dal "seminare odio e paura" e dall'istigare aggressioni e violenza, ricordando che un noto attivista anti-razzismo è stato ucciso a pugnalate la domenica del primo turno elettorale dopo una disputa e un litigio politico. <br />"Nel processo elettorale in corso, un movimento antidemocratico ferisce i valori supremi assicurati dalla Costituzione, fa appello all'odio e alla violenza, mette cittadino contro cittadino e demonizza gli oppositori", denuncia il documento. <br />La Chiesa rifiuta la tortura e la pena di morte, la discriminazione di donne, neri ed indigeni, rigetta il razzismo e la xenofobia. Se si promuovono tali elementi, afferma la nota, “si attacca la democrazia perché si disprezzano i suoi valori repubblicani”. <br />Il testo delle organizzazioni cattoliche stigmatizza chi "vuole avvalersi di elezioni democratiche per militarizzare le istituzioni, garantire l'impunità agli abusi della Polizia, armare la popolazione civile, eliminare programmi di promozione dei diritti umani", rilevando che tale approccio "attenta allo Stato di diritto". <br />Se si adottano politiche che seguono gli interessi del sistema finanziario e della politica neoliberale – rileva il testo - si penalizzano "i diritti sociali, ambientali e il patrimonio del Paese", con il risultato di intensificare "la disoccupazione, la sofferenza e l'abbandono della popolazione". <br />La Chiesa brasiliana cita Papa Francesco e il suo “no a un'economia dell'esclusione e della disuguaglianza sociale” contenuto nella Evangelii Gaudium . E conclude con un auspicio: "Il Brasile può avere divergenze, ma senza odio", in modo da "assicurare un futuro di giustizia e di pace per la nazione". Tue, 16 Oct 2018 09:41:16 +0200ASIA/MONGOLIA - La cerimonia funebre: messa di ringraziamento per il Vescovo Padillahttp://www.fides.org/it/news/64924-ASIA_MONGOLIA_La_cerimonia_funebre_messa_di_ringraziamento_per_il_Vescovo_Padillahttp://www.fides.org/it/news/64924-ASIA_MONGOLIA_La_cerimonia_funebre_messa_di_ringraziamento_per_il_Vescovo_PadillaUlaanbaatar – Il Vescovo Wenceslao Padilla, Prefetto Apostolico della Mongolia, colpito da infarto e deceduto il 25 settembre scorso , tre giorni prima del suo 69° compleanno, è stato sepolto a Ulaanbaatar il 14 ottobre 2018. <br />La messa funebre è stata celebrata nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo Ulaanbaatar domenica 14 ottobre alle 9:30 del mattino, davanti a una assemblea di 1.500 persone. Il Vescovo è stato compianto da molte persone nella terra di Gengis Khan, cattolici e non cattolici. Alla novena, che ha visto i fedeli riuniti in preghiera dopo la sua morte, hanno partecipato circa 1.000 persone. "E’ stato davvero commovente. La cerimonia funebre è stata in effetti una messa di ringraziamento”, ha detto a Fides p.Charles Phukuta, Superiore Generale della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria , detta dei “Missionari di Scheut”, di cui Vescovo Wenceslao Padilla era membro. <br />Nell’omelia della messa funebre, l'Arcivescovo Alfred Xuereb, Nunzio Apostolico in Corea del Sud e in Mongolia, ha elogiato” l'amore, l'umiltà e l'impegno del presule”. Attingendo dal Vangelo letto all'occasione, il Nunzio ha espresso la sua convinzione che “il Signore si rallegra del lavoro compiuto da mons. Wenceslao Padilla in Mongolia, e gli dice: ben fatto, servo buono e fedele, vieni, condividi la gioia del tuo padrone” .<br />L’affetto dei fedeli mongoli è stato riassunto in un cartellone esposto nella Cattedrale, che recitava: "Caro amato Vescovo Wens, la tua vita sarà sempre nel nostro cuore. Sei stato un esempio vivente per tutti quelli che hai incontrato. Sei stato gentile e gioviale fino alla morte. È doloroso perderti adesso, ma Dio sa cosa è meglio. Ti auguriamo di essere cullato nel seno del Padre celeste”.<br />Il Vescovo filippino Wenceslao Padilla ha guidato la fondazione della Chiesa cattolica in Mongolia nel 1992. Da allora ha lavorato con tutto se stesso per il benessere di molti mongoli, promuovendo programmi di istruzione e opere sociali. Era anche conosciuto per il suo coinvolgimento nel dialogo interreligioso. <br />Mon, 15 Oct 2018 13:06:57 +0200