Fides News Italianohttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAFRICA/NIGER - Malaria: trattamento preventivo per 735 mila bambinihttp://www.fides.org/it/news/56462-AFRICA_NIGER_Malaria_trattamento_preventivo_per_735_mila_bambinihttp://www.fides.org/it/news/56462-AFRICA_NIGER_Malaria_trattamento_preventivo_per_735_mila_bambiniBouza - I programmi di chemioprevenzione della malaria stagionale stanno dando risultati promettenti per la riduzione dell’incidenza tra la popolazione infantile del Sahel africano. Il coinvolgimento delle comunità è cruciale per poter raggiungere il maggior numero possibile di piccoli nelle zone più remote. Allo stesso tempo, con l’obiettivo di far fronte alle malattie principali che colpiscono la popolazione infantile, l’ong Medici Senza Frontiere ha incluso la diagnosi per la denutrizione e le vaccinazioni. <br />Nel Distretto di Bouza, a sud del Niger, oltre che in Ciad e Mali, MSF porta avanti un programma SMC e propone un trattamento preventivo a circa 735 mila minori tra i tre mesi e 5 anni di età. Nei mesi di luglio, agosto e settembre le equipe hanno vaccinato circa 80 mila piccoli in Ciad, oltre 175 mila in Mali e più di 480 mila in Niger. Studi recenti hanno dimostrato che il metodo preventivo riduce i casi di malaria semplice e severa, come pure i ricoveri ospedalieri. Per il buon esito del programma SMC sono stati molto importanti il coinvolgimento e il coordinamento con le autorità sanitarie e comunitarie che hanno contribuito ad avvicinare la popolazione, aumentare la fiducia delle comunità e la loro collaborazione. <br />Nel Sahel la malaria minaccia 23 milioni di bambini. Vista l’attendibilità della SMC, negli ultimi 3 anni i Ministeri della Sanità di Burkina Faso, Mali, Níger, Gambia, Ghana, Guinea Bissau, Guinea Conakry, Nigeria, Senegal, Ciad e Togo la hanno inclusa nei loro Programmi Nazionali della Lotta contro la Malaria. In Ciad, oltre al trattamento preventivo contro la pandemia, l’ong ha effettuato vaccinazioni contro polio, difterite, tetano, tosse canina, epatite B e influenza, oltre a distribuire preparati alimentari terapeutici per i bambini tra i 6 e i 24 mesi di età. Nel 2012, MSF ha usato per la prima volta la SMC in Ciad e Mali, e nel 2013 in Níger. Fri, 21 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/TERRA SANTA - Bambini senza cittadinanza: si riapre la questione dei bimbi palestinesi non registratihttp://www.fides.org/it/news/56461-ASIA_TERRA_SANTA_Bambini_senza_cittadinanza_si_riapre_la_questione_dei_bimbi_palestinesi_non_registratihttp://www.fides.org/it/news/56461-ASIA_TERRA_SANTA_Bambini_senza_cittadinanza_si_riapre_la_questione_dei_bimbi_palestinesi_non_registratiGerusalemme – Molti bambini palestinesi di Gerusalemme est continuano a non veder riconosciuto il diritto di ottenere un documento di identità o l'attestazione di una residenza permanente. La loro condizione è stata analizzata nel corso di un convegno ospitato lo scorso 19 novembre a Gerusalemme, presso il Pontificio Istituto Notre Dame de Jerusalem. La conferenza, intitolata “Infanzia interrotta: Registro dei bambini a Gerusalemme”, è stata organizzata dalla Società Saint Yves, collegata al Patriarcato Latino di Gerusalemme, con l’Associazione Konrad Adenauer. <br />A non ricevere documenti di identità e a non veder riconosciuta legalmente la propria residenza sono in particolare i figli di palestinesi in prigione e quelli che appartengono a nuclei familiari separati , il cui ricongiungimento trova ostacoli nella legislazione israeliana. Questi bambini non possono frequentare la scuola né godere dei servizi sociali e sanitari, in quanto privi di carta di identità o di passaporto attestanti la propria cittadinanza. Di fatto, per la legge è come se non esistessero. <br />Sua Beatitudine Michel Sabbah, Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini, nel suo intervento al convegno ha sottolineato che “il tema della anagrafe dei bambini è un aspetto di un problema più grande, quello della riunificazione delle famiglie. La famiglia è al centro di tutto ciò, si tratta in un colpo solo di un problema naturale e umano insieme. La famiglia vuol dire un padre, una madre e dei bambini, residenti sotto lo stesso tetto. Ma qui, in questa situazione particolare, la legge israeliana ha posto delle regole che non consentono alla famiglia di vivere sotto lo stesso tetto”.<br />Come riportata dal sito ufficiale del Patriarcato Latino, Raffoul Rofa e Haitham Al-Katib, entrambi della Società Saint Yves, hanno esaminato il problema da un punto di vista giuridico. Raffoul Rofa ha spiegato che “nel 1967 Israele ha concesso ai palestinesi residenti a Gerusalemme Est una residenza permanente, ma non la cittadinanza. Questo significa che il Ministro dell’Interno potrebbe annullare questo diritto di residenza quando volesse, cosa che succede, ad esempio, se una persona risiede fuori Gerusalemme per un certo periodo”. .Fri, 21 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/MALI- Ebola: rinviato il pellegrinaggio annualehttp://www.fides.org/it/news/56460-AFRICA_MALI_Ebola_rinviato_il_pellegrinaggio_annualehttp://www.fides.org/it/news/56460-AFRICA_MALI_Ebola_rinviato_il_pellegrinaggio_annualeBamako - Rinviato il pellegrinaggio annuale organizzato dalla Chiesa cattolica che doveva svolgersi dal 20 al 23 novembre a Kita, la più antica parrocchia del Mali, a causa della diffusione del virus ebola. Lo ha comunicato Sua Ecc. Mons. Jean Zerbo, Arcivescovo di Bamako.<br />“Non possiamo permetterci il pellegrinaggio se non abbiamo i mezzi di gestire le condizioni igieniche e di viaggio di 10.000 persone per tre giorni” ha detto l’Arcivescovo. “Non è possibile, non possiamo farlo. Per questo abbiamo deciso di rinviarlo”. “Pregando e cambiamento comportamenti, riusciremo a circoscrivere questo flagello” ha concluso Mons. Zerbo.<br />Il Mali è l’ultimo dei Paesi colpiti dalla malattia che si è diffusa in Africa occidentale. Il primo caso è stato segnalato il 27 ottobre. Finora in Mali sono morte a causa del virus ebola 5 persone, mentre altre 300 sono poste sotto osservazione dalle autorità sanitarie. Fri, 21 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - “Non distruggere la speranza dei colombiani”: la richiesta di proseguire i colloqui di pacehttp://www.fides.org/it/news/56459-AMERICA_COLOMBIA_Non_distruggere_la_speranza_dei_colombiani_la_richiesta_di_proseguire_i_colloqui_di_pacehttp://www.fides.org/it/news/56459-AMERICA_COLOMBIA_Non_distruggere_la_speranza_dei_colombiani_la_richiesta_di_proseguire_i_colloqui_di_pacePopayan – Il Presidente colombiano, Juan Manuel Santos, ha annunciato personalmente ieri sera che sono stati attivati i protocolli per la liberazione dei quattro militari e di un civile rapiti dalle FARC e che, subito dopo la loro liberazione, i membri del governo torneranno a L'Avana per continuare il processo di pace . La nota inviata da radio Caracol all’Agenzia Fides riferisce che, dopo un incontro con le comunità indigene a Popayan, Valle del Cauca, il Presidente ha annunciato: "appena vedrò gli ostaggi liberati, darò istruzioni ai negoziatori di tornare a L'Avana". Al momento del rapimento infatti il Presidente aveva sospeso i colloqui di pace.<br />Il Presidente della Conferenza Episcopale della Colombia, l’Arcivescovo di Tunja Sua Ecc. Mons. Luis Augusto Castro Quiroga, il 19 novembre ha fatto una dichiarazione, inviata anche all’Agenzia Fides, in cui chiede al Presidente Santos di continuare il processo di pace con queste parole: "Invito il Presidente a riflettere, perché non deve lasciare che la speranza dei colombiani vada in frantumi, come un piatto di ceramica lanciato dal quinto piano". Mons. Castro Quiroga aveva anche ribadito il sostegno della Chiesa al governo per continuare al più presto i dialoghi di Pace.<br />Riferendosi alle popolazioni indigene visitate, il Presidente Santos ha rilevato che "sono quelle che hanno sofferto di più le conseguenze della guerra", quindi c’è un grande desiderio nella zona di poter restaurare la pace in Colombia. Santos ha inoltre annunciato da Popayan la firma di un decreto presidenziale per una efficace protezione e la sicurezza giuridica dei territori occupati dalle popolazioni indigene ancestrali. Fri, 21 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/INDIA - I francescani in prima linea per la “sicurezza alimentare”http://www.fides.org/it/news/56458-ASIA_INDIA_I_francescani_in_prima_linea_per_la_sicurezza_alimentarehttp://www.fides.org/it/news/56458-ASIA_INDIA_I_francescani_in_prima_linea_per_la_sicurezza_alimentareNew Delhi – I francescani in India si impegnano a livello nazionale per combattere contro la fame e per dare un contributo alla sicurezza alimentare della popolazione. Il concetto di “sicurezza alimentare”, elaborato in sede Onu, implica che “ogni persona abbia a disposizione facilmente ogni giorno la quantità di cibo necessaria al suo sostentamento”. <br />Come riferito a Fides, i francescani dell’AFFI hanno aderito a una consultazione nazionale sull'alleviamento della povertà estrema e della fame nel paese, tenutasi agli inizi di novembre a Bangalore. Nella conferenza si è rimarcato che in molti stati indiani vivono tuttora emarginati, tribali, poveri delle aree rurali, baraccati, dalit, migranti, ai quali non è garantito il diritto al cibo. <br />Il Presidente del AFFI p. A.J. Mathew OFM, ha sottolineato che “la crescita della società non è nel veloce miglioramento socio economico del sistema che porta benefici a pochi, ma sta nella crescita totale, da cui nessuno è escluso. Questo è il focus del Vangelo e anche il senso profetico del carisma francescano”. Sulla base del concetto di “inclusione” e di “sviluppo inclusivo”, i francescani stanno preparando piani di azione concreti in diversi stati, come Orissa, Tamil Nadu, Bengala, Maharashtra, Kerala e Uttar Pradesh, focalizzandosi su anziani abbandonati, malnutrizione dei bambini, benessere delle donne e diritti delle tribù indigene, soprattutto delle aree rurali. Fri, 21 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/ZAMBIA - “In 50 anni lo Zambia ha fatto progressi rimarchevoli” afferma il Presidente della Conferenza Episcopalehttp://www.fides.org/it/news/56457-AFRICA_ZAMBIA_In_50_anni_lo_Zambia_ha_fatto_progressi_rimarchevoli_afferma_il_Presidente_della_Conferenza_Episcopalehttp://www.fides.org/it/news/56457-AFRICA_ZAMBIA_In_50_anni_lo_Zambia_ha_fatto_progressi_rimarchevoli_afferma_il_Presidente_della_Conferenza_EpiscopaleRoma - La campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali e i 50 anni di indipendenza nazionale sono stati il tema del colloquio dell’Agenzia Fides con Sua Ecc. Mons. Ignatius Chama, Arcivescovo di Kasama e Presidente della Conferenza Episcopale dello Zambia, a Roma per la visita Ad limina Apostolorum.<br /> <br />Dopo la prematura scomparsa del Presidente Michael Sata lo Zambia è in piena campagna elettorale per la nomina del suo successore. Come sta vivendo il Paese questo momento?<br /> <br />“Non è la prima volta che succede in Zambia che un Presidente muoia mentre è in carica. È già successo nel 2008 con il Presidente Levy Mwanawasa . Quindi è un’esperienza con la quale ci siamo già confrontati. Ora siamo nel pieno della campagna elettorale perché la Costituzione stabilisce che, in caso di morte del Capo dello Stato, le elezioni presidenziali si tengano entro 90 giorni dal suo decesso. In questa fase i diversi partiti politici stanno dibattendo per scegliere i propri candidati, una volta fatta la loro scelta i candidati si sfideranno davanti all’elettorato”.<br /> <br />Qual è a suo giudizio il miglior risultato ottenuto dal suo Paese in questi 50 anni d’indipendenza?<br /> <br />“Siamo passati attraverso periodi di turbolenza politica, fortunatamente senza conseguenze drammatiche come la guerra civile o simili eventi. Abbiamo raggiunto un sufficiente grado di maturità politica. Questo non significa che l’abbiamo raggiunta in pienezza, la stiamo ancora sviluppando. Ma in fondo mi chiedo: quanto tempo è occorso all’Europa per sviluppare un sistema democratico? 200 anni? 250 anni? Noi abbiamo solo 50 anni ma non ci stiamo comportando male; non abbiamo complessi circa le nostre ‘credenziali democratiche’ o su come facciamo le campagne elettorali e così via”.<br /> <br />In questi ultimi 50 anni come si è evoluta la Chiesa in Zambia, nata dal lavoro missionario?<br /> <br />“La Chiesa è missionaria di natura. Abbiamo raggiunto un punto critico dove il lavoro della Chiesa è nelle mani dei fedeli locali. Anche la storia della Chiesa in Zambia, poco più di 100 anni, è un periodo molto breve. In questi anni la responsabilità di reggere le sorti della Chiesa nel nostro Paese poggia sulle nostre spalle. Non ci sono più scuse del tipo, i ‘missionari non hanno fatto questo o quest’altro’ oppure ‘non ci conoscono’. Se ci sono cose che non vanno, dobbiamo lamentarci solo con noi stessi. Sentiamo infine la responsabilità di essere parte della Chiesa universale e di partecipare alla Missio ad Gentes. Abbiamo a questo proposito congregazioni religiose femminili che operano in altri Paesi africani e fuori dal continente”. Fri, 21 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/FILIPPINE - A 30 dalla fondazione, si rafforza l’impegno del movimento “Silsilah” per il dialogohttp://www.fides.org/it/news/56456-ASIA_FILIPPINE_A_30_dalla_fondazione_si_rafforza_l_impegno_del_movimento_Silsilah_per_il_dialogohttp://www.fides.org/it/news/56456-ASIA_FILIPPINE_A_30_dalla_fondazione_si_rafforza_l_impegno_del_movimento_Silsilah_per_il_dialogoZamboanga City – Dopo trent’anni di lavoro nel dialogo islamo-cristiano, il movimento “Silsilah”, avviato nelle Filippine sud nel 1984 per opera del missionario PIME Sebastiano D’Ambra, raccoglie e riconosce i frutti del cammino percorso e rinnova il suo impegno. Come riferito a Fides da una nota di “Silsilah”, la spiritualità della “vita-in-dialogo” si è diffusa nelle Filippine e all’estero, e l’esperienza ha ricevuto premi nazionali e internazionali.<br />Per l’occasione del trentennale, “Silsilah” ha celebrato nei giorni scorsi la sua Assemblea nazionale, riunendo persone di diverse tradizioni religiose e culture. A conclusione dell’incontro, i partecipanti hanno firmato e diffuso una dichiarazione in cui si impegnano a: nutrire la spiritualità della vita-in-dialogo attraverso il costante rinnovamento e approfondimento del rapporto con Dio, con sé, con gli altri e con tutta la creazione; a rispettare la pluralità religiosa e culturale attraverso l'educazione e la formazione continua; a rafforzare la collaborazione nel “Forum Silsilah”, attraverso la comunicazione e la condivisione di risorse, esperienze e riflessioni; a promuovere in tutti i modi possibili la cultura del dialogo come via alla pace per le famiglie, luoghi di lavoro, scuole, gruppi e altre istituzioni; a usare responsabilmente i social media e le altre tecnologie per diffondere lo spirito del dialogo, in particolare la “Catena dell’armonia”; espandere la cultura della vita-in-dialogo oltre Filippine.<br />La “Catena dell’armonia” è la diffusione di una speciale “preghiera per l’armonia”, aconfessionale, che “è un segno di speranza per sostenere il nostro impegno di dialogo e di pace”. La preghiera, che oggi trova spazio in scuole, moschee, chiese, gruppi, parrocchie, in tutto il mondo, è raccomandata come una preghiera comune che possono recitare musulmani e cristiani. E’ stata approvata dalla “Bishops Ulama Conference”, la conferenza che unisce Vescovi cristiani e leader musulmani delle Filippine. Fri, 21 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/STATI UNITI - “Abbiamo una lunga storia di accoglienza…”: la Chiesa sui provvedimenti per gli immigratihttp://www.fides.org/it/news/56455-AMERICA_STATI_UNITI_Abbiamo_una_lunga_storia_di_accoglienza_la_Chiesa_sui_provvedimenti_per_gli_immigratihttp://www.fides.org/it/news/56455-AMERICA_STATI_UNITI_Abbiamo_una_lunga_storia_di_accoglienza_la_Chiesa_sui_provvedimenti_per_gli_immigratiWashington – Il Vescovo ausiliare di Seattle e Presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d’America , Sua Ecc. Mons. Eusebio Elizondo, ha accolto con soddisfazione la notizia che l'amministrazione Obama ha deciso di rinviare i rimpatri di molti immigrati privi di documenti e delle loro famiglie.<br />"Abbiamo una lunga storia di accoglienza e di aiuto ai poveri, agli emarginati, agli immigrati e alle persone svantaggiate - ha detto Mons. Elizondo -. Ogni giorno la Chiesa cattolica negli Stati Uniti e tutte le sue strutture di servizio sociale, ospedali, scuole e parrocchie, sono testimoni delle conseguenze umane della separazione delle famiglie, quando i genitori vengono espulsi e separati dai loro figli o i coniugi separati l'uno dall'altro. Ormai tutti sanno che abbiamo chiesto all'amministrazione di fare tutto quello che è nel suo legittimo potere, per portare sollievo e giustizia ai nostri fratelli e sorelle immigrati. Come Pastori, accogliamo con favore tutti gli sforzi all'interno di questi limiti a tutela delle persone e per proteggere e riunire le famiglie e i bambini vulnerabili".<br />Nella nota inviata all’Agenzia Fides, l'Arcivescovo di Louisville, Sua Ecc. Mons. Joseph E. Kurtz, Presidente della USCCB, ha dichiarato: "C'è urgente necessità pastorale di una visione più umana degli immigrati e di stabilire un procedimento legale che rispetti la dignità di ogni persona, tuteli i diritti umani e sostenga quanto stabilisce la legge".<br />Secondo le ultime notizie diffuse dalle agenzie, ieri sera il Presidente Obama ha annunciato la firma delle misure esecutive con cui potranno essere regolarizzati circa 5 milioni di immigrati senza documenti. "Non è un’amnistia di massa. Si tratta di responsabilità e di misure di buon senso” ha detto il Presidente presentando il decreto, che esclude dai rimpatri forzati chi vive negli Usa da 5 anni o ha figli nati lì, garantendo il permesso di soggiorno e il lavoro. Fri, 21 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/IRAQ - Nuovo ricatto jihadista per i cristiani di Mosul: se non pagate, le vostre case saltano in ariahttp://www.fides.org/it/news/56454-ASIA_IRAQ_Nuovo_ricatto_jihadista_per_i_cristiani_di_Mosul_se_non_pagate_le_vostre_case_saltano_in_ariahttp://www.fides.org/it/news/56454-ASIA_IRAQ_Nuovo_ricatto_jihadista_per_i_cristiani_di_Mosul_se_non_pagate_le_vostre_case_saltano_in_ariaMosul - Diversi profughi cristiani originari della città di Mosul rivelano di aver ricevuto per telefono ricatti da sedicenti militanti dello Stato Islamico, che minacciano di far saltare le case da cui loro sono stati costretti a fuggire se non sono disposti a pagare prontamente una somma di denaro. . Il ripetersi di questo tipo di ricatti via telefono, denunciato dalle vittime al sito arabo.www.ankawa.com, è solo l'ultima delle violenze subite da quanti sono fuggiti da Mosul dopo che la seconda città dell'Iraq è caduta sotto il controllo dei miliziani jihadisti dello Stato Islamico, lo scorso 9 giugno. Altri profughi cristiani dichiarano di aver subito un diverso e più sofisticato tipo di ricatti: in qualche caso, sono stati raggiunti per telefono da ex vicini di casa che dichiarano di essersi impossessati delle loro foto private lasciate nelle case da cui i cristiani sono stati costretti a fuggire, e minacciano di pubblicarle sui social network dopo averle ritoccate trasformandole in immagini sconvenienti. .Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/IRAQ - Patriarca caldeo ai musulmani: La barbarie compiuta in nome dell'Islam ricorda il nazismo. E le vostre reazioni sono timidehttp://www.fides.org/it/news/56453-ASIA_IRAQ_Patriarca_caldeo_ai_musulmani_La_barbarie_compiuta_in_nome_dell_Islam_ricorda_il_nazismo_E_le_vostre_reazioni_sono_timidehttp://www.fides.org/it/news/56453-ASIA_IRAQ_Patriarca_caldeo_ai_musulmani_La_barbarie_compiuta_in_nome_dell_Islam_ricorda_il_nazismo_E_le_vostre_reazioni_sono_timideVienna - A differenza “dei nazisti e di altre ideologie mortali del XX secolo”, i jihadisti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante compiono i loro crimini barbari “in nome dell'Islam”. Per questo “appare abbastanza scioccante la latitanza della comunità islamica ufficiale che ha denunciato questi atti solo con dichiarazioni timide e deboli”, mostrando l'assenza di una leadership in grado di “far crescere la consapevolezza del popolo riguardo all'incombente pericolo portato dallo Stato Islamico che agisce in nome della religione”. Con queste parole dirette e determinate il Patriarca di Babilonia del Caldei Louis Raphael I richiama le guide della comunità islamica a assumersi le proprie responsabilità nel contrastare l'estremismo oscurantista di marca islamista, che rappresenta certo un pericolo mortale per i cristiani del Medio Oriente ma che il Patriarca caldeo giudica “non meno pericoloso” per gli stessi islamici. <br />L'accorato appello di Sua Beatitudine Louis Raphael I è contenuto nella Lettera aperta “ai fratelli e alle sorelle musulmani di tutto il mondo” che il Patriarca ha diffuso in occasione della sua partecipazione all'ultima conferenza internazionale organizzata dal Centro saudita Re Abdullah bin Abdulaziz per il dialogo interreligioso e interculturale . Il summit interreligioso, svoltosi a Vienna il 18 e 19 novembre 2014, ha visto la partecipazione di 200 personalità musulmane e cristiane chiamate a riflettere e confrontarsi sul tema della comune battaglia contro la violenza in nome della religione. <br />Nella lettera, pervenuta all'Agenzia Fides, il Primate della Chiesa caldea si dice “scioccato” da quelli che “hanno sminuito il grave pericolo rappresentato dallo Stato Islamico” e richiama tutti i fratelli e le sorelle musulmani a un “netto cambiamento, perchè “è vostra la responsabilità di trovare una risposta, che deve venire da voi e non da una forza esterna”. Tra i crimini commessi dai jihadisti in azione in Iraq e Siria, il Patriarca ricorda anche “la violazione della santità di chiese e monasteri” o la loro conversione in moschee, e il rapimento di donne vendute al mercato come schiave. Sua Beatitudine ribadisce che in Medio Oriente i cristiani rappresentano una presenza autoctona, e invita gli studiosi di questioni religiose a “confutare gli argomenti usati dall'Isil” ricorrendo anche alla giurisprudenza per denunciare le loro pratiche atroci e marchiare il loro pensiero come un “flagello dell'umanità”. .Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA - “Scrivere la storia dell’Africa con occhi africani”: l’impegno dei gesuitihttp://www.fides.org/it/news/56452-AFRICA_Scrivere_la_storia_dell_Africa_con_occhi_africani_l_impegno_dei_gesuitihttp://www.fides.org/it/news/56452-AFRICA_Scrivere_la_storia_dell_Africa_con_occhi_africani_l_impegno_dei_gesuitiRoma -I gesuiti puntano sempre di più sull’Africa, incoraggiando i rapporti tra le realtà africane ed europee della loro Compagnia.<br />Secondo un comunicato inviato all’Agenzia Fides al recente incontro dei Provinciali d'Europa a Lviv, in Ucraina, era presente pure P. Mike Lewis, presidente del JESAM, la Conferenza dei Gesuiti dell'Africa e del Madagascar. I Provinciali europei, in questa occasione, hanno approvato un finanziamento per i prossimi cinque anni al Jesuit Historical Institute, con sede a Nairobi. "Il Padre Generale, ha detto Padre Lewis, ha voluto che una parte dell'Istituto Storico di Roma si trasferisse in Africa perché la storia dell'Africa sia letta e scritta con occhi africani. Con il passare degli anni esso diventerà un importante centro di ricerca per la Compagnia di Gesù in Africa e nel mondo intero. Apprezziamo molto il sostegno dell'Europa per questo nuovo passo in avanti nello studiare la nostra storia e dare vita a questo Istituto". Il P. John Dardis, presidente della Conferenza dei gesuiti europei, ha aggiunto: "La storia dell'Europa e dell'Africa sono interconnesse ed è giusto, quindi, sostenere finanziariamente questo progetto almeno nei suoi primi passi". La "Commissione Mista" delle due Conferenze si è incontrata il 16 ottobre, subito prima dell'incontro di Lviv, per esaminare il progetto comune a Malta per l'assistenza pastorale ai profughi e richiedenti asilo. Un gesuita europeo, P. Vyacheslav Okun ha cominciato il suo servizio a Malta insieme a Dieudonné Mampasi, dell'Africa Centrale. Il JESAM ha invitato i Provinciali europei a visitare l'Africa nel 2015 per capire meglio lo sviluppo di questo continente. Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - Premiati i leader della “piattaforma dei religiosi per la pace”, tra cui l’Arcivescovo di Banguihttp://www.fides.org/it/news/56451-AFRICA_CENTRAFRICA_Premiati_i_leader_della_piattaforma_dei_religiosi_per_la_pace_tra_cui_l_Arcivescovo_di_Banguihttp://www.fides.org/it/news/56451-AFRICA_CENTRAFRICA_Premiati_i_leader_della_piattaforma_dei_religiosi_per_la_pace_tra_cui_l_Arcivescovo_di_BanguiBangui - “È un premio dato a persone che nel mezzo delle violenze sono riuscite ad apportare un altro messaggio, quello dell’amore, della tolleranza, della coesione sociale, del vivere insieme” ha detto al ritorno nella Repubblica Centrafricana, Sua Ecc. Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, commentando il premio per la pace accordato dall’ONG statunitense Search For Common Ground ai leader della “piattaforma dei religiosi per la pace”: Sua Ecc. Mons. Dieudonné Nzapalainga, Oumar Kobine Layama, rispettivamente Arcivescovo e Imam di Bangui, e il Pastore Nicolas Grékoyamé-Gbangou, Presidente delle Chiese Evangeliche. <br />I tre leader religiosi, che hanno ritirato il premio lo scorso 13 novembre, facevano parte di cinque gruppi selezionati dall’ONG statunitense per il loro impegno per la promozione della pacifica coesistenza tra cristiani e musulmani. I tre leader religiosi hanno lavorato incessantemente per impedire che la guerra civile centrafricana tra gruppi identificati, a volte arbitrariamente, come “musulmani e “cristiani , creasse una spaccatura profonda nella società locale, lungo linee religiose.<br />Secondo Mons. Nzapalainga, coloro che hanno concesso il premio hanno voluto indicare una strada anche ad altre persone che operano in contesti di lotte e divisioni religiose e di altro tipo: “diverse persone osservano il lavoro che facciamo. Vedono che è al di sopra della passione e dei sentimenti. Hanno pensato che facciamo un lavoro razionale che può essere riprodotto ovunque da coloro che sono animati dal desiderio di costruire la coesione sociale e al quale possono ispirarsi”. Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/STATI UNITI - 2 milioni e mezzo di bambini vivono in rifugi, per la strada o nelle automobilihttp://www.fides.org/it/news/56450-AMERICA_STATI_UNITI_2_milioni_e_mezzo_di_bambini_vivono_in_rifugi_per_la_strada_o_nelle_automobilihttp://www.fides.org/it/news/56450-AMERICA_STATI_UNITI_2_milioni_e_mezzo_di_bambini_vivono_in_rifugi_per_la_strada_o_nelle_automobiliWashington - Un rapporto del Centro Nazionale per le Famiglie Senzatetto ha rivelato che, in America, lo scorso anno 2,5 milioni di bambini vivevano in rifugi, per le strade, nelle automobili, o in campi incustoditi. Il documento, dal titolo “Sempre più giovani emarginati negli Stati Uniti, mostra che tra il 2012 e il 2013, il numero dei bambini senza fissa dimora negli Stati Uniti è aumentato dell’8%, raggiungendo il suo massimo storico, secondo i dati dell’American Institutes for Research . Il fenomeno è particolarmente grave in California, con quasi 527 mila bambini senzatetto, anche se la cifra potrebbe arrivare a un milione e 300, Alabama e Mississippi. Mentre, in Minnesota, Nebraska e Massachusetts sono meno i minorenni che vivono in strada. Tra le cause principali che contribuiscono ad aggravare la situazione ci sono gli alti tassi di povertà, la mancanza di alloggi a prezzi accessibili, le disparità razziali, i problemi delle madri sole, la violenza domestica e altre esperienze traumatiche, oltre agli effetti persistenti della recessione. Il rapporto dell NCFH indica una serie di possibili soluzioni per frenare il problema, che prevedono abitazioni sicure e a prezzi accessibili, istruzione e opportunità di lavoro per i genitori, valutazione integrale delle necessità di ogni membro della famiglia. Inoltre, propone l’individuazione, la prevenzione e il trattamento della depressione nelle madri, un sostegno per la crescita dei minori, e la ricerca per identificare i programmi ed i servizi basati sull’esperienza acquisita. Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - “Presto sarà liberato il generale rapito”, dice l’Arcivescovo Monsalve Mejiahttp://www.fides.org/it/news/56449-AMERICA_COLOMBIA_Presto_sara_liberato_il_generale_rapito_dice_l_Arcivescovo_Monsalve_Mejiahttp://www.fides.org/it/news/56449-AMERICA_COLOMBIA_Presto_sara_liberato_il_generale_rapito_dice_l_Arcivescovo_Monsalve_MejiaCali – “Il Generale Rubén Darío Alzate potrebbe essere rilasciato nelle prossime 48 ore”. Lo ha dichiarato l'Arcivescovo di Cali, S.E. Mons. Dario de Jesús Monsalve Mejia, in una intervista alla emittente colombiana “BluRadio”, pervenuta all’Agenzia Fides. L'arcivescovo sostiene di aver ricevuto informazioni aggiornate sulla situazione dell'ufficiale dell'esercito che è prigioniero dalle FARC da Domenica scorsa . “Sarà presto di nuovo fra noi. La cosa più importante è stabilire una comunicazione sicura, trasparente e riservata tra le parti coinvolte”, ha detto.<br />Mons. Dario de Jesus Monsalve Mejia ha partecipato, come rappresentante della Conferenza Episcopale Colombiana, a diversi dialoghi per la liberazione dei rapiti dal gruppo guerrigliero “Esercito di Liberazione Nazionale” , e si è sempre espresso positivamente sui negoziati di pace in corso con i gruppi guerriglieri. Nei mesi scorsi aveva apprezzato “la disponibilità da ambo le parti” e “l’impegno per il dialogo espresso dal presidente Santos”. Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/TERRA SANTA - Migliaia di bambini di Gaza rimasti disabili a causa dei conflitti bellicihttp://www.fides.org/it/news/56448-ASIA_TERRA_SANTA_Migliaia_di_bambini_di_Gaza_rimasti_disabili_a_causa_dei_conflitti_bellicihttp://www.fides.org/it/news/56448-ASIA_TERRA_SANTA_Migliaia_di_bambini_di_Gaza_rimasti_disabili_a_causa_dei_conflitti_belliciGaza – Il conflitto bellico nella Striscia di Gaza ha avuto gravi conseguenze sulla vita dei bambini palestinesi e delle loro famiglie. Sono circa mille i piccoli rimasti disabilli in modo permanente a causa dei bombardamenti di Israele contro i civili in quel territorio palestinese. E’ quanto riferisce l’Osservatorio Euro-Mediterraneo, gruppo che si occupa della tutela dei diritti umani che ha sede nel Paese. In un comunicato stampa il gruppo ha denunciato il fatto che l’esercito israeliano utilizza tipi di proiettili illegali che contengono migliaia di chiodi di ferro che penetrano nella carne e nelle ossa degli esseri umani causando ferite, tagli e gravi danni al corpo. A Gaza ci sono diverse organizzazioni caritatevoli che si occupano dei bambini disabili, soprattutto di quelli che sono rimasti feriti nel corso dei 50 giorni di conflitti bellici durante i quali un carro armato israeliano ha attaccato una scuola, gestita dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati palestinesi in Medio Oriente, nel campo profughi Jabalia a nord della Striscia. Il centro assiste 250 piccoli disabili di tutta la Striscia di Gaza, rimasti feriti durante l’ultima offensiva. A questi si aggiungono i 550 casi che sono stati curati prima della scorsa guerra contro Gaza, e che hanno tutti bisogno di arti artificiali. Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - Violenza sulle minoranze: il governatore del Punjab incontra i leader religiosihttp://www.fides.org/it/news/56447-ASIA_PAKISTAN_Violenza_sulle_minoranze_il_governatore_del_Punjab_incontra_i_leader_religiosihttp://www.fides.org/it/news/56447-ASIA_PAKISTAN_Violenza_sulle_minoranze_il_governatore_del_Punjab_incontra_i_leader_religiosiLahore – Dopo la tragedia di Kasur – dove due coniugi cristiani sono stati arsi vivi per presunta blasfemia – il governatore del Punjab, Muhammad Sarwar, ha incontrato un’ampia delegazione di leader religiosi cristiani e musulmani. Come appreso da Fides, tra i presenti vi erano il Vescovo anglicano Samuel Robert Azriah, il vescovo Romal Shaw, p. James Channan OP, responsabile del “Peace Center” a Lahore, Hafiz Tahir Mehmood Ashrafi, Presidente del “Consiglio degli ulama del Pakistan”, e altri noti capi musulmani.<br />Nell’incontro, tenutosi il 18 novembre, i leader religiosi hanno chiesto quali strategie e quali strade il governo pakistano intende adottare di fronte al reato di Kasur, per garantire giustizia e prevenire altri episodi di violenza sulle minoranze. Sarwar ha espresso il suo profondo shock, dicendo di aver pensato perfino alle dimissioni “poiché non sono riuscito a proteggere i cristiani”. “Se un governo non riesce a proteggere i suoi cittadini, non ha il diritto e non merita di governare. La sensazione di insicurezza nel paese è molto dolorosa”, ha detto Sarwar. Il governo del Punjab ha promesso il massimo impegno per condurre i colpevoli davanti alla giustizia e porre fine all’impunità. “L’impunità per gli attacchi ai cristiani avvenuti a Shanti Nagar, a Gojra e alla Joseph colony di Lahore è una questione di grave preoccupazione per me”, ha aggiunto il governatore. Commentando l'uso improprio della legge sulla blasfemia, Sarwar ha rimarcato: “Se una persona accusa falsamente l'altro di blasfemia, deve essere punito”. Ha poi confermato il suo apprezzamento “per il ruolo dei cristiani, che hanno sempre lavorato per la pace e l'armonia del paese”.<br />Anche Hafiz Tahir Mehmood Ashrafi, Presidente del “Consiglio degli ulama del Pakistan” si è detto amareggiato, notando: “Se i colpevoli degli attacchi passati fossero stati puniti, forse l’omicidio di Kasur non sarebbe avvenuto”. “I cristiani sono nostri concittadini – ha aggiunto – e piangiamo con loro”, ricordando che oltre cento ulama si sono recati sul luogo del delitto, nel distretto di Kasur, portando condoglianze e solidarietà. “Siamo con voi e alzeremo con voi la voce per la giustizia”, ha concluso rivolgendosi ai leader cristiani presenti. Il Vescovo Azariah e gli altri cristiani presenti hanno ringraziato gli ulama e tutti i musulmani che “sono accanto ai cristiani in questo momento difficile”. <br />Ieri, 19 novembre, un raduno pubblico di leader religiosi cristiani e musulmani, di rappresentanti della società civile e attivisti si è tenuto nella cittadina di Kot Radha Krishan, nel distretto di Kasur, nell’area dove Shahzad e Shama Masih sono stati linciati. Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100AMERICA/BRASILE - Sostegno della Chiesa alla formazione della coscienza politica per una riforma democraticahttp://www.fides.org/it/news/56446-AMERICA_BRASILE_Sostegno_della_Chiesa_alla_formazione_della_coscienza_politica_per_una_riforma_democraticahttp://www.fides.org/it/news/56446-AMERICA_BRASILE_Sostegno_della_Chiesa_alla_formazione_della_coscienza_politica_per_una_riforma_democraticaBrasilia – Il Consiglio Episcopale per la Pastorale , organismo della Conferenza Episcopale del Brasile , ha discusso il 18 novembre la questione della riforma politica in Brasile. Il Vescovo ausiliare di Belo Horizonte, Presidente della Commissione Episcopale della Pastorale per la cultura e l'istruzione, Sua Ecc. Mons. Joaquim Giovanni Mol Guimarães, secondo la nota inviata a Fides, ha parlato ai Vescovi sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma politica democratica ed elezioni pulite.<br />"Dopo le elezioni, abbiamo bisogno di due importanti azioni: quante più persone si interessano a discutere la riforma politica, meglio è. Perché più si discute l'argomento, più si crea una coscienza politica. La seconda azione è lavorare per la raccolta di firme, perché il processo non è così semplice, visto che per firmare è necessario avere un numero di registrazione come elettore o il nome completo della madre" ha spiegato Mons. Joaquim Mol. Il Vescovo ha sottolineato che la proposta di legge non è al servizio di nessun partito, "al contrario, viene da organizzazioni e movimenti sociali".<br />Il disegno di legge si propone: di mettere fine all'influenza del potere economico sulle elezioni e al "baratto" durante le campagne elettorali; un voto trasparente attraverso il sistema elettorale proporzionale con voto in due turni, al fine di rafforzare i partiti politici, fermare i partiti senza identità programmatica, ridurre il numero di candidati e garantire un'efficace supervisione del processo elettorale; la parità di genere nella lista preordinata dei candidati; il rafforzamento dei meccanismi di democrazia diretta: plebiscito, referendum e progetti di iniziativa popolare.<br />Il 13 novembre è stata resa pubblica la proposta del "Projeto de Lei de Iniciativa Popular pela Reforma Política Democrática" da parte della coalizione popolare per la riforma politica e le elezioni pulite. La Chiesa ha già appoggiato in passato queste iniziative per la formazione di una coscienza civica della popolazione e per una democrazia senza corruzione .<br /> Thu, 20 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/TERRA SANTA - Rappresentanti di tutte le religioni visitano la sinagoga dell'attentato. Il Patriarca Twal: mai più violenza nei luoghi di preghierahttp://www.fides.org/it/news/56445-ASIA_TERRA_SANTA_Rappresentanti_di_tutte_le_religioni_visitano_la_sinagoga_dell_attentato_Il_Patriarca_Twal_mai_piu_violenza_nei_luoghi_di_preghierahttp://www.fides.org/it/news/56445-ASIA_TERRA_SANTA_Rappresentanti_di_tutte_le_religioni_visitano_la_sinagoga_dell_attentato_Il_Patriarca_Twal_mai_piu_violenza_nei_luoghi_di_preghieraGerusalemme – I capi e i rappresentanti delle comunità religiose presenti in Terra Santa si sono recati questa mattina in visita alla sinagoga di Gerusalemme che ieri è stata teatro di un sanguinoso attacco terroristico, per esprimere solidarietà alla comunità colpita e condannare insieme tutti gli atti di violenza che non risparmiano i luoghi di preghiera. Alla visita hanno preso parte leader e rappresentanti cristiani, musulmani, drusi e ebrei. <br />Tra i diversi interventi, per i capi delle Chiese cristiane presenti ha preso la parola il Patriarca greco-ortodosso Thephilos III, mentre per i musulmani ha parlato il Mufti di Akko. “Gli interventi - riferisce all'Agenzia Fides il Patriarca latino di Gerusalemme, S.B. Fouad Twal, che ha preso parte alla visita - hanno ripetuto con forza che nessuna ragione e nessuna intenzione di carattere politico possono giustificare la violenza contro persone in preghiera e assalti a luoghi dedicati al silenzio e all'orazione. Sono state richiamate le responsabilità dei leader politici, ma anche quelle dei capi religiosi che devono trasmettere alle rispettive comunità sentimenti di pace e concordia, e vigilare affinchè non si sviluppino i semi cattivi dell'odio e dell'intolleranza. Il fatto stesso di riunirci insieme in quel luogo di dolore, colpito dalla violenza - aggiunge Sua Beatitudine Twal - rappresenta un segno di speranza. Vuol dire che a Gerusalemme le diverse appartenenze religiose condividono la volontà di convivere in pace e nel rispetto reciproco, e che il conflitto e la violenza non possono prevalere e sfigurare il volto della Città Santa. Con questo spirito, noi cristiani ci prepariamo all'Avvento, sperando di poter accogliere pellegrini provenienti da ogni parte del mondo”. Wed, 19 Nov 2014 00:00:00 +0100EUROPA/ITALIA - Convegno Missionario Nazionale: ravvivare il fuoco della missione ad genteshttp://www.fides.org/it/news/56444-EUROPA_ITALIA_Convegno_Missionario_Nazionale_ravvivare_il_fuoco_della_missione_ad_genteshttp://www.fides.org/it/news/56444-EUROPA_ITALIA_Convegno_Missionario_Nazionale_ravvivare_il_fuoco_della_missione_ad_gentesRoma – Si apriranno domani, 20 novembre, i lavori del quarto Convegno Missionario Nazionale, che si svolge a Sacrofano fino al 23 novembre, sul tema “Alzati, va’ a Ninive la grande città - dove il Vangelo si fa incontro”. Organizzato dall'Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, assieme alla Fondazione Missio e alla Fondazione Cum, il Convegno, cui si prevedono oltre 700 partecipanti, “si propone di valorizzare la ricchezza delle esperienze missionarie della Chiesa che è in Italia e rilanciare l’impegno di singoli e gruppi e comunità per la missione ad gentes, a partire dai poveri, dagli ultimi che vivono nelle periferie del mondo”.<br />Come è scritto nella presentazione dell’evento, “a dieci anni dal precedente Convegno nazionale di Montesilvano, si è sentito il bisogno di riunire tutte le forze in campo della missionarietà italiana per fare il punto della situazione su tre pilastri dell’azione pastorale come l’animazione, la cooperazione e la formazione, per guardare avanti e rivitalizzare quel fuoco della missione che oggi dà l’impressione di essere spento, ma che in realtà è brace da ravvivare”. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.cmsacrofano.it">Per ulteriori informazioni</a>Wed, 19 Nov 2014 00:00:00 +0100ASIA/IRAQ - Le case dei cristiani saccheggiate anche dalle milizie curde dei Peshmergahttp://www.fides.org/it/news/56443-ASIA_IRAQ_Le_case_dei_cristiani_saccheggiate_anche_dalle_milizie_curde_dei_Peshmergahttp://www.fides.org/it/news/56443-ASIA_IRAQ_Le_case_dei_cristiani_saccheggiate_anche_dalle_milizie_curde_dei_PeshmergaTel Isqof – I cristiani di Tel Isqof, villaggio della Piana di Ninive a 15 chilometri da Tilkaif, denunciano saccheggi compiuti nelle loro case dalle milizie curde Peshmerga, che controllano la zona dal 17 agosto. Le notizie sui saccheggi compiuti dalle milizie impegnate nella lotta ai jihadisti dello Stato Islamico sono riportate sul sito arabo www.ankawa.com. <br />La cittadina di Tel Isqof era stata occupata il 7 agosto dalle milizie jihadiste che già a giugno avevano conquistato Mosul. Davanti all'avanzata dei jihadisti, la popolazione civile, in gran maggioranza cristiana, era fuggita verso la Regione autonoma del Kurdistan iracheno, lasciando la città deserta. Dieci giorni dopo, i Peshmerga curdi con una controffensiva avevano ripreso il controllo della città. Ma è proprio da allora che i residenti, nei loro periodici ritorni in città per verificare lo stato delle rispettive abitazioni, hanno dovuto prendere atto che le porte di un numero crescente di case e negozi sono state forzate e i beni in essi contenuti saccheggiati: denaro e gioielli, attrezzature tecniche e strumenti elettronici. L'accesso alla città è controllato da squadre dell'intelligence legate al governo autonomo del Kurdistan iracheno, e gli abitanti devono mostrare i documenti d'identità se vogliono accedere alle proprie case e ritirare i propri beni. <br />Domenica 9 novembre, come riportato da Fides , la chiesa caldea di Tel Isqof dedicata a San Giorgio era stata riaperta per la celebrazione di una liturgia eucaristica, a tre mesi dalla fuga di massa che ha reso deserta la cittadina. .Wed, 19 Nov 2014 00:00:00 +0100