Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/ISRAELE - Il governo israeliano non mantiene le promesse, scuole cristiane a rischiohttp://www.fides.org/it/news/60105-ASIA_ISRAELE_Il_governo_israeliano_non_mantiene_le_promesse_scuole_cristiane_a_rischiohttp://www.fides.org/it/news/60105-ASIA_ISRAELE_Il_governo_israeliano_non_mantiene_le_promesse_scuole_cristiane_a_rischioGerusalemme – A pochi giorni dalla fine di un anno scolastico tormentato, iniziato con uno sciopero protrattosi per 27 giorni, le 47 scuole cristiane operanti in Israele si trovano ad affrontare una emergenza finanziaria dagli effetti potenzialmente devastanti, perchè il Ministero dell'istruzione non ha mantenuto finora l'impegno di trasferire agli istituti scolastici ispirati dalle locali comunità cristiane il contributo dovuto, ammontante a 50 milioni di Shekel. La preoccupazione per la difficile congiuntura creatasi è espressa in un documento-appello diffuso dall'Ufficio delle scuole cristiane, dove si delineano i passaggi chiave e gli aspetti controversi di una vicenda che sta mettendo in ansia decine di migliaia di docenti, operatori scolastici, studenti e famiglie in tutto il Paese. <br />Durante la mobilitazione d'inizio anno, gli alunni delle scuole cristiane, insieme ai propri genitori e ai propri insegnanti, avevano organizzato anche manifestazioni di piazza per denunciare il taglio massiccio del 45% dei contributi statali, imposto negli ultimi sei anni da parte del governo d'Israele, all'origine dell'emergenza finanziaria. A fine setttembre, alcune proposte per uscire dall'impasse erano state presentate dal ministero israeliano per l'educazione all'Ufficio delle scuole cristiane, che le aveva accolte . L'accordo prevedeva l'attribuzione alle scuole cristiane di un primo contributo di 50 milioni di shekel – pari a quasi 11 milioni e 350mila euro – che doveva essere versato entro il 31 marzo scorso, a compensazione dei tagli disposti negli anni precedenti. per il primo trimestre dell'anno accademico 2015-2016. Poi si sarebbe dovuto creare un nuovo organismo negoziale, incaricato di affrontare e risolvere questioni in sospeso.<br />A più di 50 giorni dalla scadenza annunciata – si legge nel documento diffuso adesso dall'Ufficio delle scuole cristiane, pervenuto all'Agenzia Fides – la tranche di risorse promessa non è ancora stata versata. La commissione speciale dei negoziati, guidata dal funzionario Shimshon Shoshani, si è riunita tre volte, limitandosi a riproporre la richiesta – già respinta in precedenza – che le scuole cristiane accettino di essere inglobate in tutto e per tutto al sistema scolastico pubblico, sottoposto alla direzione del Ministero dell'educazione, con l'unica garanzia di poter conservare tre ore settimanali per classe dedicate a "rafforzare e preservare l'identità cristiana e il peculiare stile di vita delle scuole cristiane ". <br />“E' chiaro – si legge nel comunicato, firmato da padre Abdel Masih Fahim, Segretario generale dell'Ufficio - che queste raccomandazioni non risolvono la crisi finanziaria causata dalle politiche del Ministero dell'educazione negli ultimi anni. E deploriamo che il Ministero stia cercando ancora una volta di costringere le nostre istituzioni ad aderire al sistema pubblico”. Davanti al collasso finanziario che le minaccia, le scuole cristiane, attraverso il loro Ufficio di coordinamento, chiedono che il governo israeliano onori al più presto i suoi impegni, che sia fissata una quota annuale fissa di contributo statale, oppure, in alternativa, che sia predisposto un nuovo status giuridico per le scuole cristiane in Israele, che consenta loro maggiore libertà di movimento nella ricerca di fondi destinati a compensare i tagli drastici del contributo statale.<br />Le 47 scuole cristiane d'israele sono frequentate da 33mila studenti cristiani, musulmani, drusi e ebrei. .Wed, 25 May 2016 11:18:17 +0200AFRICA/CONGO RD - La Corte Costituzionale apre la strada alla Presidenza a tempo indeterminato?http://www.fides.org/it/news/60103-AFRICA_CONGO_RD_La_Corte_Costituzionale_apre_la_strada_alla_Presidenza_a_tempo_indeterminatohttp://www.fides.org/it/news/60103-AFRICA_CONGO_RD_La_Corte_Costituzionale_apre_la_strada_alla_Presidenza_a_tempo_indeterminato<br />Kinshasa - La sentenza della Corte Costituzionale dell’11 maggio che stabilisce che il Presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, cui la Costituzione vieta di candidarsi per un terzo mandato, potrà rimanere in carica fino all’effettivo insediamento del suo successore, apre la strada alla Presidenza a tempo indeterminato di quest’ultimo?<br />È quanto si chiede una nota, inviata all’Agenzia Fides, dalla Rete Pace per il Congo. “Con la sentenza dell’11 maggio la Corte ha risposto ad una richiesta di interpretazione di alcuni articoli della Costituzione presentata da oltre 250 deputati, in un momento in cui si allontana sempre più la possibilità di poter organizzare le elezioni presidenziali entro la fine del 2016” afferma la nota. “Per consacrare il principio della continuità dello Stato affermato nell’articolo 69 della Costituzione, l’articolo 70, paragrafo 2 della Costituzione permette al Presidente della Repubblica in esercizio di rimanere in carica fino all’effettivo insediamento del nuovo presidente eletto”, è dichiarato nella sentenza letta dal Presidente della Corte, Benoît Luamba. <br />“La Corte costituzionale si limita ad una semplice enunciazione del secondo comma dell’articolo 70, astenendosi dal fare una seppur minima allusione all’organizzazione o meno delle elezioni presidenziali entro i tempi fissati dalla Costituzione” sottolinea la Rete Pace per il Congo.<br />“Inoltre, affermando che il Presidente in esercizio rimane in funzione fino all’insediamento effettivo del nuovo Presidente eletto, la Corte dichiara che il Presidente rimarrà in funzione fino all’organizzazione di elezioni presidenziali future di cui, però, non precisa alcuna scadenza o data” afferma la nota. “In tale situazione, il rischio è che un Presidente della Repubblica abbia la via libera per poter decidere di rimanere alla guida del Paese a tempo indeterminato , apportando sempre nuovi motivi per rinviare continuamente le elezioni all’infinito” conclude il documento. <br />Wed, 25 May 2016 10:45:00 +0200AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - “Il risultato delle elezioni deve essere accettato da tutti”: comunicato dei Vescovihttp://www.fides.org/it/news/60102-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Il_risultato_delle_elezioni_deve_essere_accettato_da_tutti_comunicato_dei_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/60102-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Il_risultato_delle_elezioni_deve_essere_accettato_da_tutti_comunicato_dei_VescoviSanto Domingo – La Conferenza Episcopale Dominicana ha invitato i leader politici e tutti i cittadini dominicani a concludere in un clima pacifico e di rispetto il processo elettorale . In un comunicato che porta la data del 23 maggio, pervenuto a Fides, i Vescovi affermano: "Questa fase finale delle elezioni sia un modello di calma, civiltà e rispetto reciproco, tutti noi siamo responsabili nel costruire una nazione basata sui valori permanenti di verità, amore, speranza e pace; ogni dominicano deve assumere la sfida e l'impegno di essere coerente".<br />"Il risultato delle elezioni deve essere accettato da tutti" si legge ancora nel testo, che prosegue: "ci congratuliamo con il popolo per la sua partecipazione civile e democratica. I partiti politici dovrebbero osservare questo atteggiamento della gente come la consapevolezza della loro responsabilità verso la democrazia".<br />Dal momento che non sono ancora stati pubblicati i risultati definitivi delle elezioni, i Vescovi scrivono: "E' dovere della JCE dissipare tutti i dubbi sulla base dell'integrità, della trasparenza, dell'efficienza e della responsabilità, in modo che il conteggio e la pubblicazione dei voti non lasci spazio per il minimo dubbio circa la chiarezza del processo elettorale in questa fase finale decisiva".<br />Secondo la stampa locale, il ritardo nel conteggio dei voti è dovuto all'uso, per la prima volta nel paese, di metodi elettronici sofisticati, che sembra non abbiano funzionato in tutto il territorio, costringendo quindi in questi luoghi a ricorrere al conteggio manuale.<br /> <br />Wed, 25 May 2016 10:11:13 +0200AMERICA/PERU’ - Conferma del Direttore nazionale delle POM, p. Victor Livori Grechhttp://www.fides.org/it/news/60101-AMERICA_PERU_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_POM_p_Victor_Livori_Grechhttp://www.fides.org/it/news/60101-AMERICA_PERU_Conferma_del_Direttore_nazionale_delle_POM_p_Victor_Livori_GrechCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 6 maggio 2016 ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Perù per un altro quinquennio , p. Victor Livori Grech, della Società Missionaria di San Paolo . <br />Wed, 25 May 2016 09:57:57 +0200AFRICA/SUDAN - L’arrivo delle piogge aggrava la situazione degli oltre 700 mila profughihttp://www.fides.org/it/news/60100-AFRICA_SUDAN_L_arrivo_delle_piogge_aggrava_la_situazione_degli_oltre_700_mila_profughihttp://www.fides.org/it/news/60100-AFRICA_SUDAN_L_arrivo_delle_piogge_aggrava_la_situazione_degli_oltre_700_mila_profughiYida – Continua l’emergenza nel campo profughi di Yida, Sud Sudan. Vento forte e piogge torrenziali hanno distrutto le tende e lasciato migliaia di persone in gravi difficoltà. Secondo fonti locali, la maggior parte dei residenti del campo, circa 35 mila, stanno affrontando l’inizio della stagione delle piogge allo scoperto. Non hanno ricevuto tende e coperture plastificate che le organizzazioni umanitarie avrebbero dovuto distribuire prima dell’arrivo delle precipitazioni. Le strade fangose costituiscono un serio problema per il trasporto dei generi di conforto e spesso vengono spazzate via rendendole inaccessibili da parte delle organizzazioni. Le razioni alimentari sono state ridotte per gli oltre 700 mila profughi e le organizzazioni umanitarie stanno ridimensionando gli aiuti. I profughi hanno lanciato il loro grido di aiuto sollecitando la consegna di teli di plastica per timore che la situazione possa ulteriormente peggiorare nei prossimi giorni. Nel frattempo, l’UNHCR sta pianificando lo spostamento dei rifugiati presso altro campi. La stagione delle piogge dura da maggio a novembre.<br /> <br />Wed, 25 May 2016 09:54:42 +0200VATICANO - Il Card. Filoni a Puerto Leguízamo-Solano: lontano geograficamente, ma sempre nel cuore della Chiesahttp://www.fides.org/it/news/60099-VATICANO_Il_Card_Filoni_a_Puerto_Leguizamo_Solano_lontano_geograficamente_ma_sempre_nel_cuore_della_Chiesahttp://www.fides.org/it/news/60099-VATICANO_Il_Card_Filoni_a_Puerto_Leguizamo_Solano_lontano_geograficamente_ma_sempre_nel_cuore_della_ChiesaPuerto Leguízamo-Solano – “Questo Vicariato è una giovane Chiesa, eretta il 21 febbraio 2013, e quindi in crescita, sebbene ancora conti una ridotta presenza di personale missionario . Per questo è fondamentale incoraggiare nei nostri giovani la vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. E, con la collaborazione di tutti i fedeli, è opportuno che si sviluppi tra di voi la consapevolezza di essere Chiesa in crescita e dell’auto-sostentamento locale, così da farla arrivare all'età adulta”. Questa l’esortazione rivolta dal Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ai fedeli del Vicariato apostolico di Puerto Leguízamo-Solano, riuniti nella Cattedrale dedicata a Nuestra Señora del Carmen, per la Messa che ha presieduto ieri, 24 maggio, nell’ambito della sua visita pastorale in Colombia . <br />“Sei parte della Chiesa di Dio – ha sottolineato il Cardinale -. Il Santo Padre, attraverso la mia presenza, ha voluto essere vicino a questo Vicariato. Pertanto, anche se si trova in un territorio che può sembrare geograficamente lontano, non smette di essere nel cuore della Chiesa”. Per questo ha esortato ad intensificare gli sforzi per lanciare la pastorale familiare, “esortando i giovani a una vita cristiana coerente con i principi del Vangelo, formandoli perchè creino autentiche famiglie cristiane”, e per garantire ai catechisti e ai laici la possibilità di “acquisire una solida formazione cristiana, consolidare la propria fede e affrontare, attraverso il dialogo, il proselitismo delle sette”. <br />Nel Vicariato apostolico, che si trova nell’Amazzonia colombiana, il Prefetto del Dicastero Missionario ha incontrato i catechisti delle comunità indigene, principalmente Murui e Quichua, ha visitato una comunità indigena, ed ha potuto dialogare con le autorità civili e militari, oltre che con i rappresentanti della realtà ecclesiale. Nell’omelia, il Cardinale ha ricordato che “lo status giuridico di vicariato è un passo intermedio prima di diventare diocesi. E' qualcosa di simile al caso di un giovane che cresce, ma che non è ancora autosufficiente e, quindi, ha bisogno di aiuto nella sua maturazione prima di avere la propria casa”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/es/attachments/view/file/C.Fil._P.Leguizamo_24052016.docx">Il testo integrale dell’omelia del Cardinale, in spagnolo</a>Wed, 25 May 2016 08:11:30 +0200AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto cattolico: l'incontro tra il Papa e al Tayyib è un ‘nuovo inizio’ che occorre far crescere nella vita di ogni giornohttp://www.fides.org/it/news/60098-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_copto_cattolico_l_incontro_tra_il_Papa_e_al_Tayyib_e_un_nuovo_inizio_che_occorre_far_crescere_nella_vita_di_ogni_giornohttp://www.fides.org/it/news/60098-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_copto_cattolico_l_incontro_tra_il_Papa_e_al_Tayyib_e_un_nuovo_inizio_che_occorre_far_crescere_nella_vita_di_ogni_giornoIl Cairo – Il ritorno dei rapporti amichevoli tra la Santa Sede e l'Università islamica di al Azhar, suggellato dall'incontro cordiale tra Papa Francesco e l'Imam Ahmed alTayyib, “potrà dare nuovo vigore ai processi di collaborazione e integrazione che i responsabili cristiani e musulmani egiziani già alimentano in tante situazioni locali, nel vissuto quotidiano”. E' questa la speranza che il Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak confida all'Agenzia Fides, commentando l'incontro svoltosi ieri in Vaticano tra Papa Bergoglio e il grande Imam della più autorevole istituzione teologica e culturale dell'islam sunnita. <br />La sospensione dei rapporti tra la Santa Sede e al Azhar risale al 2011, dopo l'attentato alla Cattedrale copta ortdossa di Alessandria compiuto nella notte di Capodanno. In quell'occasione, il Pontefice Benedetto XVI aveva richiamato le responsabilità delle autorità locali nella difesa dei cristiani. A quelle parole avevano reagito male non solo i responsabili di al Azhar, ma anche esponenti del Patriarcato copto ortodosso. Quello, ricorda il Patriarca Ibrahim Isaac, “è stato un tempo difficile iniziato da un malinteso delle parole di Papa Benedetto XVI che forse, in alcuni, era intenzionale. Ma l'importante è aver ripreso il giusto cammino. Adesso, occorre attendere con pazienza che maturino i processi. Al Azhar è influente, e può esercitare un ruolo positivo nell'islam sunnita. Ma non mancano difficoltà, resistenze, divisioni, davanti al ripensamento del 'discorso religioso' sollecitato da molti, e anche dal Presidente al Sisi. C'è anche chi percepisce come una minaccia e un attacco all'islam ogni giudizio e ogni opinione espressi con libertà, nel legittimo pluralismo. Noi dobbiamo rispettare questo cammino interno al mondo islamico, favorendolo con pazienza e delicatezza, incoraggiando i nostri fratelli musulmani, anche come Chiesa locale, favorendo la collaborazione nella vita sociale, davanti ai problemi concreti, senza limitarci al confronto sulle questioni strettamente religiose”. <br />Tra i segni di speranza, il Patriarca copto cattolico cita le iniziative congiunte di imam e sacerdoti ispirate dalla 'Casa della Famiglia egiziana' - l'organismo di collegamento inter-religioso creato anni fa da al Azhar e dal Patriarca copto ortodosso come strumento per prevenire e mitigare le contrapposizioni settarie – e anche il documento programmatico sottoscritto il 9 maggio dal Grande Imam e dal Patriarca copto ortodosso Tavadros II in cui è delineato il loro impegno comune a combattere insieme ogni forma di violenza e di abuso sui minori . Nel documento comune, predisposto con il patrocinio dell'Unicef, studiosi legati all'Università islamica e alla comunità copta hanno contribuito a delineare la tutela dei minori come priorità comune, citando tra le forme di violenza da combattere anche le mutilazioni genitali e il fenomeno dei matrimoni precoci. . Tue, 24 May 2016 12:40:17 +0200AMERICA/MESSICO - Il Michoacan è tra i 5 Stati con il maggiore tasso di sfruttamento minorilehttp://www.fides.org/it/news/60097-AMERICA_MESSICO_Il_Michoacan_e_tra_i_5_Stati_con_il_maggiore_tasso_di_sfruttamento_minorilehttp://www.fides.org/it/news/60097-AMERICA_MESSICO_Il_Michoacan_e_tra_i_5_Stati_con_il_maggiore_tasso_di_sfruttamento_minorileMorelia – Lo Stato del Michoacan è tra i cinque del Messico dove si registra il maggiore indice di sfruttamento di minori. Secondo i dati raccolti dalla Commissione per i Diritti Umani le violenze subite da questi minori sono tra le cause che determinano anche l’abbandono scolastico. Il numero di denunce per maltrattamento infantile è triplicato nel decennio tra il 2001 e il 2011. Inoltre, il 2014 risulta essere stato finora l’anno più violento per i minori, per il numero di denunce di abusi di varia natura.<br /> <br />Tue, 24 May 2016 12:06:10 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Oggi i funerali di suor Veronika Teresia Rackovahttp://www.fides.org/it/news/60096-AFRICA_SUD_SUDAN_Oggi_i_funerali_di_suor_Veronika_Teresia_Rackovahttp://www.fides.org/it/news/60096-AFRICA_SUD_SUDAN_Oggi_i_funerali_di_suor_Veronika_Teresia_RackovaJuba - Si tengono oggi, 24 maggio, a Nairobi, in Kenya, i funerali di suor Veronika Teresia Rackova, della Congregazione delle Serve dello Spirito Santo, Direttrice del S. Bakhita Health Centre. La religiosa è morta dopo alcuni giorni di agonia a causa delle ferite riportate in una sparatoria stradale .<br />Il Segretario Generale della Diocesi di Yei, in un comunicato ha dichiarato che la religiosa è morta a servizio dei poveri nel Sud Sudan come una martire. Una Messa di suffragio per la suora defunta è stata celebrata il 23 maggio a Nairobi. <br />Le Serve dello Spirito Santo hanno ringraziato tutte le persone che hanno condiviso il loro dolore. La diocesi di Yei ha celebrato una Messa nella Cattedrale di Cristo Re in memoria di Suor Veronica.<br />Suor Veronika, un medico al St Bakhita Health Centre di Yei, è morta per le ferite riportate dopo essere stata colpita dai soldati dell’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese .<br />La religiosa, 58 anni, originaria della Slovacchia, ha dedicato la sua vita al servizio dei poveri e dei bisognosi in Sud Sudan. <br />Tue, 24 May 2016 12:00:38 +0200AMERICA/MESSICO - Rapimento durante la Messa, il Vescovo denuncia “andiamo sempre peggio”http://www.fides.org/it/news/60095-AMERICA_MESSICO_Rapimento_durante_la_Messa_il_Vescovo_denuncia_andiamo_sempre_peggiohttp://www.fides.org/it/news/60095-AMERICA_MESSICO_Rapimento_durante_la_Messa_il_Vescovo_denuncia_andiamo_sempre_peggioCordoba – Di fronte all'ondata di violenza che continua a colpire Veracruz, il Vescovo della diocesi di Córdoba, sua Ecc. Mons. Eduardo Patiño Leal, non ha potuto fare a meno di dichiarare che "andiamo sempre peggio". Il Vescovo, secondo quanto informa la nota pervenuta a Fides, ha fatto riferimento al rapimento di un parrocchiano, padre di famiglia, in piena celebrazione eucaristica, avvenuto nella chiesa di Santa Rita da Cascia nel porto di Veracruz, sabato scorso, 21 maggio, quasi sicuramente a scopo di estorsione. <br />Il Vescovo ha condannato il fatto, considerandolo un attacco alla comunità e anche una profanazione del luogo sacro, atto contro la dignità di ogni cittadino, bambino o adulto, perché questo fatto danneggia la loro salute fisica e psicologica.<br />"Non è possibile che accadano questi fatti, allora le chiese non possono essere più luoghi di pace e comunione ?" ha detto Mons. Patiño Leal, che ha aggiunto: "andiamo sempre peggio, i fatti parlano da sé, non c'è nessuno che può negarlo". <br />Il Vescovo di Córdoba ha fatto queste dichiarazioni in un breve colloquio con la stampa locale, domenica pomeriggio, 22 maggio, durante il quale ha ribadito: "Come abbiamo detto mese dopo mese, da diversi anni, vogliamo la pace! Voi del governo, controllate perché non c'è sicurezza, perché troviamo liberi tanti delinquenti… quando accadono queste cose, evidentemente qualcuno non fa il proprio lavoro o addirittura ci viene da pensare che c'è una possibile complicità, soprattutto quando le cose accadono in pieno giorno, quando l'intera popolazione ha bisogno di pace per il lavoro, per le imprese, per la scuola".<br /> <br />Tue, 24 May 2016 11:44:50 +0200ASIA/ISRAELE - Rabbini lanciano campagna contro l'odio religioso fomentato dalle bande di “Price Tag”http://www.fides.org/it/news/60094-ASIA_ISRAELE_Rabbini_lanciano_campagna_contro_l_odio_religioso_fomentato_dalle_bande_di_Price_Taghttp://www.fides.org/it/news/60094-ASIA_ISRAELE_Rabbini_lanciano_campagna_contro_l_odio_religioso_fomentato_dalle_bande_di_Price_TagGerusalemme - L'associazione dei Rabbini per i diritti umani, con base in Israele, ha annunciato una nuova campagna volta a sensibilizzare le forze politiche israeliane intorno alla emergenza rappresentata dagli attacchi contro obiettivi religiosi cristiani e musulmani compiuti dalle bande estremiste. <br />La campagna di sensibilizzazione dei rappresentanti che siedono alla Knesset, il Parlamento dello Stato ebraico, dovrebbe iniziare nei prossimi giorni, e sarà sostenuta da Tag Meir , un cartello di organizzazioni impegnate nella lotta contro i crimini e le manifestazioni di odio religioso e razzista compiute in Israele. Fondata nel 2011, già nel nome l'organizzazione intende sottolineare il proprio porsi in totale contrasto con gli atti di violenza e intimidazione compiuti dai gruppi di coloni ultranazionalisti che negli ultimi anni hanno colpito in vari modi moschee o luoghi cristiani , firmando i propri atti intimidatori con la formula “Price Tag” .<br />I crimini commessi da “Price tag” esprimono l'odio razziale della destra ebraica ultranazionalista, e rimangono sovente impuniti. In un documento diffuso da Tag Meir, vengono riportati i nomi di alcuni delle “dozzine di arabi che sono stati vittime di crimini d'odio, esclusivamente per il fatto di avere un aspetto arabo e /o di aver osato parlare arabo. “Queste vittime - riferisce il documento di Tag Meir - si aggiungono alle centinaia di vittime di attacchi cosiddetti Price Tag in Cisgiordania e in Israele, e comprendono cinque case abitate date alle fiamme negli ultimi due anni, 44 luoghi di culto bruciati e / o fatti oggetto di atti di vandalismo dal dicembre 2009, con alberi sradicati e centinaia di auto danneggiate. Inoltre ci sono stati gli efferati omicidi del neonato della famiglia Dawabsheh e di Mohammed Abu Khdeir ”. Il documanto di Meir Tag ricorda anche l'ascesa dei gruppi oltranzisti ebraici che incitano all'odio etnico e religioso, come Lehava e La Familia, l'incendio doloso presso la scuola bilingue di Gerusalemme, e innumerevoli libri, articoli e iniziative pubbliche che alimentano il fanatismo attraverso i social network, comprese le esibizioni del rapper israeliano Yoav Eliasi, conosciuto con il nome d'arte “The Shadow”. .Tue, 24 May 2016 11:23:45 +0200AFRICA/MALAWI - “In aumento le uccisioni rituali di albini” denuncia Giustizia e Pacehttp://www.fides.org/it/news/60093-AFRICA_MALAWI_In_aumento_le_uccisioni_rituali_di_albini_denuncia_Giustizia_e_Pacehttp://www.fides.org/it/news/60093-AFRICA_MALAWI_In_aumento_le_uccisioni_rituali_di_albini_denuncia_Giustizia_e_PaceLilongwe - “Gli albini sono rapiti e uccisi per scopi rituali. Diverse tombe sono state aperte e la polizia ha catturato alcune persone con ossa e altre parti del corpo di albini. Come Commissione Giustizia e Pace della Chiesa cattolica siamo addolorati per questi sviluppi” ha affermato il Coordinatore vicario della Commissione Episcopale Giustizia e Pace del Malawi, Martin Chiphwanya, denunciando l’aumento dei crimini commessi nei confronti degli albini.<br />Secondo Chiphwanya il problema deve essere affrontato con un approccio integrato che coinvolga polizia, magistratura, leader religiosi e tradizionali, membri della società civile.<br />Polizia e magistratura devono ricevere una formazione specifica per condurre le indagini e perseguire i casi in tribunale con la massima fermezza. I leader tradizionali, quelli religiosi e della società civile, devono invece contribuire a sensibilizzare la popolazione per trattare gli albini con la dignità che va loro riconosciuta come esseri umani.<br />Chiphwanya ha sottolineato infine l’importanza della collaborazione con i Paesi vicini che affrontano problemi simili. Di recente la polizia del Malawi in collaborazione con quella del Mozambico ha arrestato due persone accusate di aver ucciso un ragazzo albino per utilizzare le ossa in rituali “magici”. <br />La Tanzania ha avviato un programma per sradicare queste pratiche criminali, fondate su superstizioni, e il Presidente del Malawi Peter Mutharika ha annunciato che invierà una delegazione governativa in quel Paese per apprendere come affrontare il problema. <br />Tue, 24 May 2016 11:20:20 +0200AMERICA/VENEZUELA - I bambini abbandonano la scuola per cercare da mangiare tra i rifiutihttp://www.fides.org/it/news/60092-AMERICA_VENEZUELA_I_bambini_abbandonano_la_scuola_per_cercare_da_mangiare_tra_i_rifiutihttp://www.fides.org/it/news/60092-AMERICA_VENEZUELA_I_bambini_abbandonano_la_scuola_per_cercare_da_mangiare_tra_i_rifiutiCaracas – Continua l’emergenza economica, alimentare e politica all’interno del Paese latino americano. Negli ultimi mesi, per poter sopravvivere e trovare qualcosa da mangiare, un bambino venezuelano su quattro è stato costretto ad abbandonare la scuola e frugare tra i rifiuti. Precarietà, iperinflazione, fame, questa la drammatica situazione economica e sociale che stanno vivendo in particolare le fasce di popolazione più vulnerabile del Venezuela. L’aggravarsi della crisi che sta affliggendo il Paese in quest’ultimo anno si sta ripercuotendo sull’alimentazione. Nell’ultimo semestre del 2015 e nel 2016, la malnutrizione infantile ha raggiunto il 30% della popolazione, secondo un campione di 4 mila bambini esaminati in diverse scuole del Paese dalla Fondazione Bengoa, impegnata da oltre 50 anni su questioni nutrizionali. Attualmente, il 25% dei bambini ha dovuto abbandonare la scuola perché non ha da mangiare. Il medico pediatra, vicepresidente della Fondazione, afferma che la maggior parte delle famiglie non ha i soldi per comprare cibi proteici, frutta e verdura e sono costretti a limitare la loro alimentazione con la pasta. <br />Tue, 24 May 2016 10:49:57 +0200AMERICA/CILE - “Sembra che La Araucania non esista per il governo” dice Mons. Vargas dinanzi all'INDHhttp://www.fides.org/it/news/60091-AMERICA_CILE_Sembra_che_La_Araucania_non_esista_per_il_governo_dice_Mons_Vargas_dinanzi_all_INDHhttp://www.fides.org/it/news/60091-AMERICA_CILE_Sembra_che_La_Araucania_non_esista_per_il_governo_dice_Mons_Vargas_dinanzi_all_INDHTemuco – Si è svolta ieri, lunedì 23 maggio, a Temuco, la sessione del Consiglio dell'Istituto Nazionale dei Diritti Umani , una delle istituzioni che ha come scopo quello di raccogliere le testimonianze rilevanti di La Araucania, riguardo ai conflitti interculturali che si trascinano in questa zona.<br />La sessione è stata presieduta dalla direttrice dell’INDH, Lorena Fries. Uno dei partecipanti, il Vescovo della diocesi di Temuco, Sua Ecc. Mons. Hector Vargas, ha criticato aspramente l'agire del governo riguardo al conflitto che esiste nella regione, sottolineando che il conflitto tra lo Stato e il popolo Mapuche, trascinatosi da più di un secolo e che si acuisce sempre di più, non può meritare solo uno spazio fra le tante problematiche da trattare nell'incontro dell’INDH e niente altro.<br />Mons. Vargas ha informato che la situazione sta degenerando e crea un grande disagio nella zona, come Chiesa si cercano tutte le vie possibili per un piano di azione. "Sentiamo una sorta di indifferenza del governo locale e dello Stato su ciò che ci accade qui" ha detto il Vescovo. "Non sentendo nemmeno una proposta da parte delle autorità per risolvere la situazione, sembra che La Araucania non esista per il governo" ha concluso Mons. Vargas, nella nota inviata Fides. <br />All’incontro hanno partecipato anche un rappresentante dei sindaci della zona, il presidente dell’Associazione delle vittime della violenza rurale di La Araucanía e il sacerdote gesuita Juan Eduardo Fuenzalida, del gruppo Giustizia, Pace e Integrità del Creato.<br /> <br />Tue, 24 May 2016 10:30:33 +0200ASIA/INDONESIA - Chiesa e società civile contro le nuove esecuzioni capitalihttp://www.fides.org/it/news/60090-ASIA_INDONESIA_Chiesa_e_societa_civile_contro_le_nuove_esecuzioni_capitalihttp://www.fides.org/it/news/60090-ASIA_INDONESIA_Chiesa_e_societa_civile_contro_le_nuove_esecuzioni_capitaliJakarta - Un appello urgente e una campagna per fermare le nuove esecuzioni capitali pianificate dal governo indonesiano e annunciate come imminenti: è quanto stanno preparando, come appreso dall'Agenzia Fides, organizzazioni cattoliche e gruppi della società civile indonesiana. Secondo le informazioni diffuse dalla polizia indonesiana, sono 15 i detenuti nel braccio della morte del carcere sull'isola di Nusakambangan, di fronte alla città di Cilacap , pronti a essere giustiziati. Si tratta di persone di diverse nazionalità: quattro cinesi, due dello Zimbabwe, due nigeriani, un senegalese, un pakistano e cinque indonesiani, tutti condannati a morte per reati di detenzione e spaccio di droga. <br />La Chiesa indonesiana, che più volte ha disapprovato pubblicamente il ricorso alla pena capitale, si è attivata: si terrà giovedì 26 maggio a Giacarta un summit di emergenza cui partecipano la Commissione "Giustizia e pace" della Conferenza episcopale indonesiana, la Comunità di Sant'Egidio-Indonesia e alcune tra le maggiori associazioni indonesiane impegnate in difesa dei diritti umani come Kontras, Imparsial, Elsam, LBH Masyarakat.<br />Mons.Ignazio Suharyo, Arcivescovo di Jakarta e presidente dell'episcopato indonesiano, ha partecipato al seminario da titolo "La pena di morte in una nazione democratica", organizzato il 18 maggio dall'università cattolica Atma Jaya a Jakarta. In vista delle nuove esecuzioni, l'arcivescovo ha ribadito a posizione della Chiesa, contraria alla pena di morte in nome della dignità e del diritto alla vita di ogni persona. "Le leggi non sono perfette e i giudici possono commettere errori. Quando si pensa che le leggi sono perfette, è l'inizio di ingiustizia", ha detto mons. Suharyo.<br />Come riferisce una nota inviata a Fides, il leader della Comunità di Sant'Egidio-Indonesia, Teguh Budiono, che coordinerà l'incontro del 26 maggio, ha ringraziato l'arcivescovo, confermando che la Chiesa e la società civile chiederanno una campagna di coscientizzazione della cittadinanza, per fermare le esecuzioni. Jakarta è tra le 15 città indonesiane che negli anni scorsi hanno aderito la manifestazione "Città per la vita, città contro la pena di morte", organizzata da Sant'Egidio in oltre duemila comuni nei cinque continenti.<br />Nel 2015 il governo indonesiano, nonostante le pressioni internazionali contrarie, ha giustiziato 14 detenuti condannati a morte per reati droga. Tue, 24 May 2016 10:02:19 +0200VATICANO - Il Card. Filoni a Guapi: “si sviluppi tra voi una forte coscienza missionaria”http://www.fides.org/it/news/60089-VATICANO_Il_Card_Filoni_a_Guapi_si_sviluppi_tra_voi_una_forte_coscienza_missionariahttp://www.fides.org/it/news/60089-VATICANO_Il_Card_Filoni_a_Guapi_si_sviluppi_tra_voi_una_forte_coscienza_missionariaGuapi – “Dopo tanti anni di sofferenze dovute ai mali della violenza e della corruzione, è giunto il momento giusto per estirpare ogni male e perdonarsi reciprocamente, instaurando una cultura di pace e dando origine tra voi a dinamiche personali, familiari e comunitarie di riconciliazione”. E’ l’invito che il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha rivolto ai fedeli colombiani del Vicariato apostolico di Guapi, sulla costa del Pacifico, che ha visitato ieri, 23 maggio. <br />Prima della Messa celebrata nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione, il Cardinale ha incontrato sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi e gruppi di apostolato nell’auditorium del Collegio San Josè, e si è soffermato con loro sulla realtà pastorale del Vicariato e sui maggiori problemi da affrontare, come la pace, il rifiuto del conflitto armato, l’impegno per la giustizia sociale, lo sviluppo e la lotta alla povertà. Successivamente ha incontrato le autorità civili e militari, insieme ai responsabili degli organismi statali. <br />Nell’omelia della Messa, celebrata a mezzogioreno, il Prefetto del Dicastero Missionario ha sottolineato che “Guapi è una Chiesa in crescita”, che deve dotarsi delle strutture necessarie e, soprattutto, di clero locale, per questo ha fatto appello “alla collaborazione di tutti, in tutti gli ambiti, anche quello economico e materiale”. “E’ necessario che si sviluppi tra voi una forte coscienza missionaria della Chiesa locale. Anche nella povertà si può far fronte alle esigenze del Vangelo e della Chiesa” ha affermato il Cardinale. Guapi è una comunità giovane, per questo il Prefetto del Dicastero Missionario ha esortato a sviluppare la pastorale familiare, “esortando i giovani ad una vita cristiana coerente con i principi del Vangelo”, perchè diano vita a famiglie autenticamente cristiane, fondate sul sacramento del matrimonio, come è stato voluto da Gesù Cristo, fedele e indissolubile. <br />“La Parola di Dio, perchè possa realizzarsi nella nostra vita, dopo essere stata ascoltata e meditata, deve essere vissuta ogni giorno e ovunque ci troviamo – ha proseguito - . Trovando spazio in noi, ci evita di cadere in una vita in contrasto con la vita cristiana, incline all’alcol, alla droga, al gioco d'azzardo, al materialismo, e così via”. Infine il Cardinale si è rivolto a tutti gli operatori pastorali, sacerdoti, religiosi e catechisti, raccomandando nel loro impegno pastorale una particolare attenzione ai poveri e agli infermi. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/es/attachments/view/file/CFil_Guapi_23052016.docx">Il testo integrale dell’omelia del Cardinale, in spagnolo </a>Tue, 24 May 2016 09:31:25 +0200AFRICA/EGITTO - Vescovo copto: dopo l'incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam al Tayyib, la stampa egiziana annuncia la ripresa del dialogo tra Santa Sede e al Azharhttp://www.fides.org/it/news/60088-AFRICA_EGITTO_Vescovo_copto_dopo_l_incontro_tra_Papa_Francesco_e_il_Grande_Imam_al_Tayyib_la_stampa_egiziana_annuncia_la_ripresa_del_dialogo_tra_Santa_Sede_e_al_Azharhttp://www.fides.org/it/news/60088-AFRICA_EGITTO_Vescovo_copto_dopo_l_incontro_tra_Papa_Francesco_e_il_Grande_Imam_al_Tayyib_la_stampa_egiziana_annuncia_la_ripresa_del_dialogo_tra_Santa_Sede_e_al_AzharAssiut - “In Egitto si dà grande rilievo all'incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam di Al Azhar: anche i giornali più diffusi dedicano all'evento grande spazio in prima pagina, e riferiscono che è già stata presa la decisione di riprendere il dialogo ufficiale tra la Santa Sede e la più grande istituzione teologica dell'Islam sunnita”. Così Anba Kyrillos William Samaan, Vescovo copto cattolico di Assiut, descrive all'Agenzia Fides l'attenzione e le attese suscitate nella società egiziana dalla visita compiuta stamane in Vaticano dallo Sheikh Ahmad al Tayyib, Grande Imam di al Azhar, durante la quale il massimo esponente del più autorevole centro teologico sunnita ha avuto un importante colloquio anche con il Vescovo di Roma. “Quel dialogo ufficiale” ricorda Anba Kyrillos “era interrotto da cinque anni: i problemi erano seguiti non alla lezione di Papa Ratzinger a Ratisbona, come oggi ripetono alcuni in modo erroneo, ma alle dichiarazioni di Benedetto XVI seguite all'attentato alla cattedrale copta di Alessandria: In quell'occasione, il Pontefice aveva richiamato le responsabilità delle autorità locali nella difesa dei cristiani". A quelle parole avevano reagito male non solo quelli di al Azhar, ma anche esponenti del Patriarcato copto ortodosso. <br />Anba Kyrillos giudica comunque positivo il contributo offerto negli ultimi anni da al Azhar a favore della convivenza e del superamento delle derive settarie, nella drammatica fase storica vissuta dall'Egitto: “Il Grande Imam, insieme al Patriarca copto ortodosso Tawadros, hanno contribuito a rivitalizzare la 'Casa della famiglia egiziana', l'organismo di collegamento inter-religioso creato anni fa da al Azhar e dal Patriarca copto ortodosso come strumento per prevenire e mitigare le contrapposizioni settarie, in un momento in cui il riesplodere del settarismo fondamentalista sembrava mettere a rischio la stessa unità nazionale”. In tempi recenti, sotto l'egida di tale istituzione, che coordina una rete diffusa capillarmente su tutt il territorio nazionale, una quarantina di imam e sacerdoti hanno animato insieme una “missione” nelle scuole della provincia egiziana di Minya per promuovere con conferenze e dibattiti tra gli studenti la cultura dell'incontro e della pace, valorizzandola come base di una pacifica convivenza sociale e religiosa. . Mon, 23 May 2016 12:22:13 +0200ASIA/CINA - La morte del Vescovo Luca Tommaso Zhang Huaixin, Pastore zelante e pazientehttp://www.fides.org/it/news/60087-ASIA_CINA_La_morte_del_Vescovo_Luca_Tommaso_Zhang_Huaixin_Pastore_zelante_e_pazientehttp://www.fides.org/it/news/60087-ASIA_CINA_La_morte_del_Vescovo_Luca_Tommaso_Zhang_Huaixin_Pastore_zelante_e_pazienteJixian - Domenica 8 maggio 2016, intorno a mezzogiorno, è deceduto S. E. Mons. Luca Tommaso Zhang Huaixin, Vescovo di Jixian , nella provincia di Henan . Egli avrebbe compiuto 91 anni il 23 del corrente mese. Il 6 maggio era stato ricoverato in ospedale d’urgenza, in seguito all’aggravarsi del diabete e dei problemi cardiaci di cui soffriva da tempo. Il giorno prima del suo decesso era ancora lucido di mente e ricordava gli anni giovanili, trascorsi in seminario.<br />Mons. Luca Tommaso Zhang Huaixin era nato il 23 maggio 1925 nel villaggio di Liangbudaying, Honghetun, Distretto di Anyang, in una famiglia di ferventi cattolici. La sua vocazione venne curata dai missionari italiani del Pontificio Istituto Missioni Estere, che operavano nello Henan. Nel 1934 entrò nel Seminario minore della diocesi di Jixian e, quindi, passò al Seminario maggiore di Kaifeng. Fu ordinato sacerdote da S.E. Mons. Gaetano Pollio, P.I.M.E., Arcivescovo di Kaifeng, il 19 ottobre 1950. <br />Dopo l’ordinazione svolse il ministero pastorale a Tianjin e ad Anyang. Nel 1958 venne arrestato e condannato ai campi di lavoro forzato a causa della fede. Solo nel 1980 poté ritornare a svolgere il ministero pastorale. Il 19 ottobre 1981 fu consacrato segretamente Vescovo di Jixian da S.E. Mons. Giulio Jia Zhiguo, Vescovo di Zhengding, nello Hebei. <br />Mons. Luca Tommaso Zhang Huaixin viene ricordato da chi lo ha conosciuto come un Pastore zelante e paziente, pieno di fede e dedito all’evangelizzazione, che si è interamente dedicato alla costruzione materiale e pastorale della sua Diocesi: incontrava regolarmente le comunità; ha restaurato e costruito chiese, tra cui la cattedrale; ha avviato diversi centri sanitari, un centro catechistico e uno per ritiri spirituali; ha seguito la formazione dei sacerdoti, intrattenendo con loro rapporti paterni ed affettuosi e assicurando loro la possibilità di esercitare il ministero; ha sostenuto lo sviluppo della Congregazione delle Suore di San Giuseppe. Sotto la sua guida, la diocesi di Jixian è cresciuta per numero di sacerdoti, suore e fedeli, oltre che per l’impegno nel campo sanitario e catechistico. Alcuni dei suoi sacerdoti sono stati ordinati da Vescovi legittimi, riconosciuti dalle Autorità civili. Lo stesso Mons. Zhang Huaixin accettò il riconoscimento governativo, ma rimanendo fedele ai principi di fedeltà e di comunione con il Papa e senza aderire a organismi la cui finalità è inconciliabile con la dottrina cattolica. <br />Un gran numero di fedeli ha reso omaggio alla sua salma, esposta nella cattedrale, e ha preso parte ai funerali, che sono stati celebrati il 14 maggio. <br />Mon, 23 May 2016 12:02:21 +0200EUROPA/SPAGNA - Un mercato per aiutare i bambini rifugiati in Libanohttp://www.fides.org/it/news/60086-EUROPA_SPAGNA_Un_mercato_per_aiutare_i_bambini_rifugiati_in_Libanohttp://www.fides.org/it/news/60086-EUROPA_SPAGNA_Un_mercato_per_aiutare_i_bambini_rifugiati_in_LibanoSiviglia – Aiutaci ad aiutare è il motto di un mercatino solidale organizzato dall’Associazione Palestino Andalusa per l’Infanzia, per raccogliere fondi destinati per interventi chirurgici agli occhi e alle orecchie dei bambini che vivono nei campi profughi del Libano. Il mercatino è composto da una sessantina di stand di dolci, ceramica e prodotti artigianali, tra gli altri. “Portiamo i bambini malati per farli operare in Spagna e sosteniamo tutte le spese mediche, amministrative, di trasporto, vitto alloggio dei piccoli e delle madri fino a dopo l’intervento” si legge in una nota diffusa dalla presidente dell’Associazione. L’iniziativa si propone anche la costruzione di un centro per i bambini non vedenti nella località di Burj el Barajneh, vicino Beirut. <br />Mon, 23 May 2016 11:48:12 +0200AFRICA/KENYA - P. Peter Meienberg , benedettino di 87 anni che aiuta i carcerati del Kenyahttp://www.fides.org/it/news/60085-AFRICA_KENYA_P_Peter_Meienberg_benedettino_di_87_anni_che_aiuta_i_carcerati_del_Kenyahttp://www.fides.org/it/news/60085-AFRICA_KENYA_P_Peter_Meienberg_benedettino_di_87_anni_che_aiuta_i_carcerati_del_KenyaNairobi - “Ho capito che i carcerati hanno bisogno molto di più del solo nutrimento spirituale; vivono in un ambiente pessimo, così ho creato la Faraja Foundation, e attraverso l’aiuto di amici e della mia famiglia, siamo stati in grado di migliorare le condizioni dei reclusi” ha detto p. Peter Meienberg al quotidiano keniano The Nation, che ha dedicato un ampio servizio a questo benedettino svizzero di 87 anni che dal 1961 presta la sua opera in Africa.<br />Tra i progetti promossi da p. Peter vi sono un asilo d’infanzia per i bambini le cui madri sono recluse nel carcere femminile di Lang’ata; una cucina modernissima nella prigione di Kamiti; una biblioteca nella Industrial Area Remand and Allocation Prison; corsi di sartoria per reclusi e guardie carcerarie e molti altri.<br />Il religioso che opera in Kenya da 45 anni, è stato anche in altri Paesi africani, come Tanzania e Repubblica Democratica del Congo. “Il mio primo incontro con le condizioni inumane dei prigionieri risale al mio lavoro con i rifugiati provenienti da Rwanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo” ricorda p. Peter, al quale una compagna svizzera ha dedicato nel 2008 un documentario intitolato “La prigione e il Prete: Peter Meienberg a Nairobi”.<br />Ma i progetti del religioso non si limitano alle prigioni, abbracciano anche la promozione del lavoro giovanile. Per questo ha acquistato 24 ettari di terra a Isinya, dove ha costruito una fattoria modernissima dove sono impiagati i giovani che hanno completato un corso di agronomia. <br />Mon, 23 May 2016 11:39:11 +0200