Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/INDIA - Nomina del Vescovo di Sindhudurghttps://www.fides.org/it/news/77358-ASIA_INDIA_Nomina_del_Vescovo_di_Sindhudurghttps://www.fides.org/it/news/77358-ASIA_INDIA_Nomina_del_Vescovo_di_SindhudurgCittà del Vaticano - Il Santo Padre Leone XIV ha nominato Vescovo della Diocesi di Sindhudurg il Reverendo Sacerdote Francisco Antonio Agnelo Jacinto Pinheiro, del Clero Arcidiocesi Metropolitana di Goa e Damão, finora Professore di Filosofia presso il Patriarchal Seminary of Rachol e incaricato dell’Apostolato del Dialogo Interreligioso nell’Arcidiocesi Metropolitana di Goa e Damão.<br /><br /><br />Francisco Antonio Agnelo Jacinto Pinheiro è nato il 6 luglio 1972 a Raia . Dopo aver studiato Filosofia e Teologia presso il Patriarchal Seminary of Rachol, ha conseguito la Laurea in Psicologia presso la Goa University, il Master in Filosofia presso il Jnana Deepa Institute of Philosophy and Theology di Pune e il Dottorato in Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.<br /><br />È stato ordinato sacerdote il 28 ottobre 2000 per l’Arcidiocesi Metropolitana di Goa e Damão.<br /><br />Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice-Parroco della St. Alex a Calangute ; Professore di Filosofia presso il Patriarchal Seminary of Rachol ; Incaricato dell’Apostolato del Dialogo Interreligioso nell’Arcidiocesi di Goa e Damão ; Amministratore della St. Joseph a Dramapur . Sat, 14 Feb 2026 19:01:20 +0100EUROPA/ITALIA - "Hiraya" , la "speranza certa" per la missione dei cattolici filippini a Romahttps://www.fides.org/it/news/77355-EUROPA_ITALIA_Hiraya_la_speranza_certa_per_la_missione_dei_cattolici_filippini_a_Romahttps://www.fides.org/it/news/77355-EUROPA_ITALIA_Hiraya_la_speranza_certa_per_la_missione_dei_cattolici_filippini_a_RomaRoma - Sacerdoti, religiosi e laici filippini hanno dato un contributo spirituale e pastorale al Giubileo della speranza. Le loro riflessioni e le loro esperienze spirituali sono sintetizzate in una parola usata in lingua tagalog: "Hiraya", che esprime la speranza immaginata, vissuta e testimoniata. Il termine "Hiraya" deriva da un'antica parola tagalog che affonda le sue radici nell'espressione "hiraya ng isip", che significa "ciò che la mente crea". Nel suo significato più antico, "hiraya" si riferiva a immagini o idee non ancora realizzate, concepite nella vita interiore. Nel corso del tempo, il suo significato è andato oltre la pura immaginazione e, nella cultura filippina contemporanea, "Hiraya" ha assunto un significato più profondo: aspirazione e visione del futuro sostenuta con fede, una sorta di "speranza certa".<br />La parola "Hiraya" ha ispirato e dato il titolo a una antologia di 25 riflessioni, che riecheggiano il vissuto nell'anno giubilare, scritte da giovani sacerdoti, religiosi, religiose e filippini presenti in Italia. Tra loro anche studentesse e operatrici pastorali a Roma, una laica consacrata e un contributo speciale del cappellano della cappellania del Sentro Pilipino a Roma. <br />Spiega don Andrew Giménez Recepción, docente all'Università Gregoriana e curatore dell'antologia, edita da Logos Publications : "Le riflessioni illuminano il mistero della chiamata di Cristo nelle sfide della vita, a volte scoraggianti, che diventano canali della grazia sconfinata di Dio". E prosegue. "Il caleidoscopio di esperienze e prospettive catturate in queste riflessioni mostra la vita e il ministero di sacerdoti, uomini e donne consacrati che vivono in Italia. Alcuni sono studenti presso università pontificie ed ecclesiastiche; altri prestano servizio in Vaticano o nel governo di ordini religiosi. Questa diversità testimonia la ricchezza dell'opera di Dio nella Chiesa e i diversi modi in cui lo Spirito chiama le persone a servire. Questa antologia è una testimonianza della fecondità dello Spirito Santo nella vita di coloro che si donano completamente a Gesù Cristo e alla Chiesa".<br />Le riflessioni mostra un ricco mosaico di esperienze plasmate dalla fedeltà quotidiana di persone che esprimono con la loro vita, la "circolarità della missione", suggerendo lo specifico contributo di preti, religiosi e laici filippini al tessuto della Chiesa in Italia.<br />In particolare, la comunità cattolica filippina a Roma è una delle più numerose e organizzate, con oltre 40.000 residenti, profondamente integrata nella vita pastorale romana. Punti di riferimento principali sono la Basilica di Santa Pudenziana , la Chiesa di Sant'Alfonso e la comunità alla Garbatella , che offrono celebrazioni in lingua tagalog e attività sociali. <br />Sin dai primi immigrati, negli anni '70 del secolo scorso, la comunità filippina ha fatto leva sulla sua radicata tradizione religiosa. Le prime comunità filippine si insediarono nelle vicinanze delle parrocchie, e nacque subito l'esigenza di avere sacerdoti e religiosi per l'accompagnamento pastorale dei fedeli. <br />In un comunità che gradualmente si è radicata nel territorio, nel 2006 è nata anche l'Università popolare filippina di Roma, con l'obiettivo di promuovere la cultura, le tradizioni e l'identità culturale filippina. Nel 2025 si è celebrato il 40° anniversario della comunità filippina nella chiesa di Sant’Alfonso, dei padri Redentoristi: "Non è solo una memoria storica, ma una celebrazione della vita, della resilienza e della forza duratura della comunità unita in Cristo", hanno detto i religiosi Redentoristi filippini. <br /> Sat, 14 Feb 2026 11:57:38 +0100ASIA/HONG KONG - La parrocchia di Nostra Signora di Lourdes, fondata dai padri delle Missions Étrangères de Paris, celebra i 130 anni della sua storia missionariahttps://www.fides.org/it/news/77357-ASIA_HONG_KONG_La_parrocchia_di_Nostra_Signora_di_Lourdes_fondata_dai_padri_delle_Missions_Etrangeres_de_Paris_celebra_i_130_anni_della_sua_storia_missionariahttps://www.fides.org/it/news/77357-ASIA_HONG_KONG_La_parrocchia_di_Nostra_Signora_di_Lourdes_fondata_dai_padri_delle_Missions_Etrangeres_de_Paris_celebra_i_130_anni_della_sua_storia_missionariaHong Kong – Processione mariana e invio missionario dei giovani con la consegna della Bibbia, in segno di continuità con l’opera evangelizzatrice della comunità parrocchiale, avviata 130 anni fa dai padri delle Missions Étrangères de Paris . Così sabato 7 febbraio la chiesa di Nostra Signora di Lourdes di Pok Fu Lam a Hong Kong ha celebrato la sua festa ricordando l’inizio della sua storia, cominciata grazia alla passione apostolica dei missionari arrivati dalla Francia.<br /><br /> Secondo quanto riportato dal Bollettino settimanale diocesano Kung Kao Po, la celebrazione liturgica è stata presieduta dal Cardinale Stephen Chow Sau Yan, Vescovo di Hong Kong, in vista della festa della Madonna di Lourdes . Nell’omelia, il Cardinale Chow ha incoraggiato tutte le parrocchie della diocesi ad avere fiducia nei giovani e a camminare insieme come portando a tutti messaggi di speranza, “Ringrazio per i tanti giovani presenti nella chiesa. Lasciamo che siano loro ad aiutarci, affinché il Vangelo continui a essere trasmesso”.<br />Con la presenza del parroco don Christopher Chor Yuk Wa e padre Matthieu Masson, provinciale delle MEP per la provincia di Hong Kong, la comunità ha ripercorso insieme la storia della parrocchia, fiorita dalla vicenda missionaria della Società per le Missioni Estere di Parigi.<br />Il Cardinale ha anche sottolineato che il lungo cammino percorso dalla comunità parrocchiale è stato accompagnato dalla Vergine Maria, sottolineando l’importanza di continuare a camminare verso il futuro chiedendo il soccorso di Nostra Signora di Lourdes, rendendo testimonianza all’amore e alla comunione del Sacro Cuore. Il Vescovo di Hong Kong ha richiamato le urgenza affrontate nel presente dalla parrocchia e dall’intera diocesi, e si è soffermato soprattutto sul passaggio generazionale nella vita comunitaria, invitando i più anziani a lasciare spazio ai giovani. Il Cardinale Chow si è detto convinto che i giovani delle parrocchie sappiano rispettare la storia e, rispondendo alle esigenze dei tempi, trovare nuovi modi per annunciare il Vangelo; ha inoltre incoraggiato i giovani ad ascoltare e imparare dall’esperienza delle generazioni precedenti.<br />Nel 1875, i padri delle Missions Étrangères de Paris fondano il monastero di Béthanie . Nel 1885, i missionari hanno fondato la tipografia Nazareth e la cappella di Nostra Signora di Lourdes . Nel 1982 la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes si è trasferita nell’attuale sede, nel parco di Chi Fu. La nuova chiesa di Pok Fu Lam è stata consacrata nel 1983. <br />Fri, 13 Feb 2026 12:43:31 +0100AFRICA/CAMERUN - Nomina di Vescovo Ausiliare di Bamendahttps://www.fides.org/it/news/77356-AFRICA_CAMERUN_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_Bamendahttps://www.fides.org/it/news/77356-AFRICA_CAMERUN_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_BamendaCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Bamenda il Rev.do Sac. John Berinyuy Tata, finora Rettore della Catholic University of Cameroon a Bamenda.<br />S.E. Mons. John Berinyuy Tata è nato il 18 dicembre 1975 a Mbuluf-Shisong, nella Diocesi di Kumbo. Ha studiato Filosofia e Teologia presso il Seminario Maggiore Interdiocesano St. Thomas Aquinas di Bambui .<br />È stato ordinato sacerdote il 30 marzo 2005.<br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario parrocchiale di San Giuseppe a Bafut e Parroco di San Patrizio a Babanki-Tungo ; studi di Spiritualità presso il Monastero domenicano di Bambui.; Dottorato in Teologia con specializzazione in Antropologia Cristiana presso la Pontificia Facoltà Teologica Teresianum di Roma; Direttore Spirituale e Docente presso il Seminario Maggiore St.Thomas Aquinas di Bambui; Cappellano del Movimento Carismatico diocesano; finora, Rettore della Catholic University of Cameroon a Bamenda.<br /> Fri, 13 Feb 2026 12:37:50 +0100AFRICA/UGANDA - Liberato su cauzione il sacerdote arrestato con modalità incostituzionalihttps://www.fides.org/it/news/77354-AFRICA_UGANDA_Liberato_su_cauzione_il_sacerdote_arrestato_con_modalita_incostituzionalihttps://www.fides.org/it/news/77354-AFRICA_UGANDA_Liberato_su_cauzione_il_sacerdote_arrestato_con_modalita_incostituzionali<br />Kampala - L'Alta Corte di Masaka ha concesso la libertà su cauzione a don Deusdedit Ssekabira, il sacerdote in custodia cautelare dal dicembre 2025<br />Don Ssekabira era stato dato per scomparso il 3 dicembre. Dopo quasi due settimane dalla sua sparizione, il Ministero della Difesa ugandese il 14 dicembre aveva reso noto il sacerdote era stato arrestato dalla forze di sicurezza con l’accusa di essere coinvolto in “attività sovversive violente contro lo Stato” . Le modalità del suo arresto erano state definite incostituzionali dall’associazione degli avvocati cattolici dell’Uganda .<br />Il 23 dicembre, il sacerdote, che è parroco della chiesa di Bumangi nella diocesi di Masaka, è stato deferito al tribunale di Masaka con l’accusa di riciclaggio di denaro per poi essere rinviato a giudizio .<br />Il 10 febbraio la giudice Victoria Nakintu Katamba ha stabilito che don Ssekabira venga rilasciato dietro pagamento di una cauzione in contanti di 15 milioni di scellini , oltre a garanzie di 50 milioni di scellini . La sentenza pone fine a oltre due mesi di detenzione, dopo i precedenti tentativi falliti di ottenere il suo rilascio. <br />Fri, 13 Feb 2026 11:37:47 +0100AFRICA/NIGERIA - Marcia del clero delle diocesi di Wukari e di Jalingo per sollecitare l’attenzione sulle violenze nelle Stato di Tarabahttps://www.fides.org/it/news/77353-AFRICA_NIGERIA_Marcia_del_clero_delle_diocesi_di_Wukari_e_di_Jalingo_per_sollecitare_l_attenzione_sulle_violenze_nelle_Stato_di_Tarabahttps://www.fides.org/it/news/77353-AFRICA_NIGERIA_Marcia_del_clero_delle_diocesi_di_Wukari_e_di_Jalingo_per_sollecitare_l_attenzione_sulle_violenze_nelle_Stato_di_TarabaAbuja – “Più di 80 persone sono state uccise finora, molte altre sono rimaste ferite, mentre oltre 200 comunità e chiese sono state distrutte e oltre 90.000 cristiani sono stati costretti a lasciare le loro case” ha denunciato padre James Yaro, Vicario Apostolico di Wukari che ha guidato la marcia di protesta del clero delle diocesi di Wukari e di Jalingo tenutasi ieri, 12 febbraio a Jalingo, capitale dello Stato di Taraba, nell’est della Nigeria.<br />La marcia è stata indetta per chiedere un intervento immediato da parte del governo per fermare l'ondata di omicidi, rapimenti e distruzioni che colpisce le comunità agricole cristiane, in particolare la popolazione Tiv nel sud di Taraba, dove secondo padre Yaro è in atto “un genocidio nei confronti dei cristiani”.<br />Secondo gli organizzatori della protesta gli attacchi sono concentrati nelle aree governative locali di Takum, Donga e Ussa. Gli attacchi sono perpetrati da milizie Fulani, che di solito colpiscono di notte, uccidendo chiunque capiti loro a tiro, saccheggiando e dando fuoco case e chiese.<br />In questo modo, secondo padre Yaro, “le milizie Fulani sono riuscite a prendere il controllo di intere fattorie appartenenti a famiglie cristiane ed ora hanno ora iniziato a raccogliere i prodotti agricoli delle comunità sfollate e a darli in pasto ai loro animali". “Hanno inoltre commesso innumerevoli atrocità, come stupri, e a volte bloccano le strade e uccidono innocui agricoltori” riferisce il Vicario apostolico.<br />Padre Yaro chiede “che un adeguato numero di personale di sicurezza venga mobilitato e dispiegato con urgenza nell'entroterra, dove questa carneficina si sta consumando senza sosta”. “Il governo a tutti i livelli deve impegnarsi a garantire la sicurezza e a portare davanti alla giustizia i complici e gli autori di questi crimini efferati contro l'umanità, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica, politica e religiosa”.<br />Il Vicario apostolico di Wukari si sofferma inoltre sulla difficile situazione degli sfollati interni che “richiede un intervento immediato da parte del governo, delle agenzie umanitarie, delle ONG, dei filantropi e delle persone di buona volontà”.<br />"Le urgenti necessità degli sfollati includono, tra le altre cose, generi alimentari, biancheria da letto, articoli per l'igiene personale, assistenza medica e tende temporanee, al fine di evitare un grave disastro umanitario”.<br />Padre Yaro conclude rivolgendo un appello al dialogo per porre fine alle violenze. “È opportuno – afferma- che i principali attori chiave, quali i governanti tradizionali, i leader religiosi, le agenzie di sicurezza, i presidenti dei governi locali e i leader politici della zona interessata, si incontrino e si impegnino sinceramente in un dialogo costruttivo volto a promuovere una pace e una stabilità durature nella regione meridionale di Taraba”. <br />Fri, 13 Feb 2026 11:06:42 +0100ASIA/BANGLADESH - Il Vescovo Gomes dopo il voto: "I cristiani bangladesi nutrono buone speranze per un futuro di stabilità e pace"https://www.fides.org/it/news/77351-ASIA_BANGLADESH_Il_Vescovo_Gomes_dopo_il_voto_I_cristiani_bangladesi_nutrono_buone_speranze_per_un_futuro_di_stabilita_e_pacehttps://www.fides.org/it/news/77351-ASIA_BANGLADESH_Il_Vescovo_Gomes_dopo_il_voto_I_cristiani_bangladesi_nutrono_buone_speranze_per_un_futuro_di_stabilita_e_paceDacca - "Siamo stati favorevolmente colpiti dal fatto che le elezioni siano state del tutto pacifiche. Non si sono registrate vittime o violenza elettorale: è un fatto senza precedenti nella storia del Bangladesh. L'atmosfera generale era molto buona, di grande entusiasmo", racconta all'Agenzia Fides mons. Subroto Boniface Gomes, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Dacca, commentando l'evento delle elezioni legislative tenutesi il 12 febbraio. "Abbiamo visto imponenti misure di sicurezza e soldati presidiare il territorio e i seggi, la gente ha potuto svolgere tranquillamente l'esercizio democratico del diritto di voto", nota il Vescovo. <br />Il voto ha decretato la vittoria del Partito Nazionalista del Bangladesh : "Da quanto posso vedere - rileva mons. Gomes - è un partito che, generalmente, le comunità minoritarie in Bangladesh hanno apprezzato per la sua posizione moderata, rispetto ai partiti islamisti. Vedo che, in linea di massima, i cristiani bangladesi sono soddisfatti per la storia del BNP e nutrono buone speranze per il futuro".<br />Il presidente del BNP, Tarique Rahman, ha annunciato una giornata di preghiera oggi, 13 febbraio, in tutto il Bangladesh: "Abbiamo accolto questo invito come un segno molto importante: significa riportare anche la cosa pubblica a una dimensione spirituale. Auspichiamo che il presidente del BNP, vissuto in Inghilterra da 17 anni, possa portare da quell'esperienza qualcosa di buono per il nostro Paese. Ha chiarito che la nazione ha bisogno di pace e stabilità e che dobbiamo lavorare tutti uniti per questo. Come cristiani condividiamo questo approccio".<br />La Commissione elettorale ha dichiarato che il tasso di affluenza alle urne è stata del 60%. Il Partito Nazionalista del Bangladesh ha ottenuto la maggioranza nelle prime tenutesi nel Paese da quando le proteste guidate dagli studenti, ad agosto 2024, hanno posto fine al governo quindicennale della leader Sheikh Hasina, fuggita all'estero. Al partito di Hasina, la Awami League, è stato vietato di partecipare a queste elezioni.<br />Secondo i risultati non ancora definitivi, il BNP ha ottenuto oltre 212 dei 300 seggi del Parlamento, una maggioranza superiore ai due terzi, mentre la coalizione dei gruppi islamisti, guidata dal Jamaat-e-Islami, avrebbe circa 76 seggi.<br />Il BNP è guidato da Tarique Rahman, 60 anni, tornato nel paese dopo diciassette anni di esilio nel Regno Unito, e figlio di Khaleda Zia, donna tre volte premier, morta il 30 dicembre. Rahman si avvia diventare Primo ministro e a guidare il nuovo governo. Gli elettori bangladesi hanno anche approvato a larga maggioranza, tramite referendum, alcune riforme istituzionali per evitare il ritorno di un regime autoritario.<br />Aggiunge a Fides p. Peter Chanel Gomes, sacerdote di Dacca e direttore delle Pontificie Opere Missionarie nel paese: "Il voto ha mostrato che la democrazia è viva e forte in Bangladesh. Per molti cittadini queste elezioni sono state un sollievo contro corruzione, disordine e incertezza. La gente ha votato liberamente e in sicurezza. La giornata elettorale, segnata da libertà e ottimismo, ha mostrato che il popolo può realmente contribuire al futuro del paese, se ne ha l'opportunità".<br /> <br />Fri, 13 Feb 2026 10:52:31 +0100ASIA/COREA DEL SUD - Celebrata a Seoul la 1500ª messa per la riconciliazione della Corea; fedeli del Sud e del Nord pregano in comunione spiritualehttps://www.fides.org/it/news/77350-ASIA_COREA_DEL_SUD_Celebrata_a_Seoul_la_1500a_messa_per_la_riconciliazione_della_Corea_fedeli_del_Sud_e_del_Nord_pregano_in_comunione_spiritualehttps://www.fides.org/it/news/77350-ASIA_COREA_DEL_SUD_Celebrata_a_Seoul_la_1500a_messa_per_la_riconciliazione_della_Corea_fedeli_del_Sud_e_del_Nord_pregano_in_comunione_spiritualeSeoul - "Celebrare Messe regolari per quasi 31 anni, con incrollabile dedizione, per un'unica intenzione è un'impresa senza precedenti nell'intera storia della Chiesa cattolica in Corea. Ciò dimostra quanto sia cruciali per il nostro popolo il compito della pace nella penisola coreana e della riconciliazione e unità tra la Corea del Nord e quella del Sud": così ha rimarcato l'Arcivescovo Peter Chung Soon-taick OCD, Arcivescovo di Seul e Amministratore Apostolico di Pyongyang, nonchè Presidente del Comitato per la Riconciliazione in Corea, celebrando il 10 febbraio, nella cattedrale delle capitale coreana, la 1500ª messa per la riconciliazione e l'unità della Corea. La speciale Eucarestia si celebra nell'Arcidiocesi di Seul ogni martedì alle 19:00 nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione, per invocare da Dio una autentica pace e riconciliazione nella penisola coreana.<br />Alla celebrazione, promossa e organizzata dal Comitato per la Riconciliazione della Corea isituito nell'Arcidiocesi di Seul, hanno partecipato oltre 400 persone, tra cui il Nunzio Apostolico, l'Arcivescovo Giovanni Gaspari, l'ex e primo Presidente del Comitato per la Riconciliazione della Corea, l'Arcivescovo Choi Chang-mou, nonchè alcuni esponenti politici come il Ministro dell'Unificazione David Chung Dong-young, oltre a sacerdoti, consacrati e fedeli.<br />Come riferisce una nota dell'Ufficio per le comunicazioni sociali dell'Arcidiocesi di Seoul, l'Arcivescovo Chung nell'omelia ha ricordato: "Negli ultimi 30 anni, ci sono stati momenti in cui la pace nella Penisola coreana sembrava a portata di mano, e periodi in cui il dialogo si è completamente interrotto e le tensioni hanno raggiunto il loro apice". Oggi, ha detto "non è chiaro dove e come riprendere il dialogo". Ciononostante, ha sottolineato, "gli sforzi per comprendere l'altra parte e cercare la riconciliazione non sono affatto una scelta debole o irrealistica; piuttosto, sono la decisione più coraggiosa".<br />Soffermandosi sulle relazioni inter-coreane, mons. Chung ha rilevato che bisogna staccarsi dall'atteggiamento di "sentirsi migliori degli altri" per guardarsi "come fratelli e vicini".<br />Spiegando il significato della messa della riconciliazione, ha poi notato: "Questa messa ha salvaguardato la pace nella penisola coreana, è un Eucarestia per l'introspezione e la preparazione per un nuovo futuro". <br />Nella cerimonia commemorativa per la 1500ª messa, padre Jung Soo Yong, vicepresidente del Comitato per la riconciliazione in Corea, ha riferito sui progressi compiuti fino ad oggi, dichiarando: "Questa messa si celebra insieme ai nuovi sacerdoti e agli operatori pastorali dell'anno, nell'ambito della campagna titolata 'La Chiesa nordcoreana nel mio cuore'. Ogni settimana ricordiamo nella nostra preghiera una delle 57 chiese parrocchiali che esistevano nel Nord subito dopo la liberazione". E ha promesso: "Continueremo a tenere nel cuore<br />il desiderio di pace nella penisola coreana e di migliori relazioni inter-coreane. Continueremo a pregare insieme".<br />Il Ministro David Chung Dong-young ha affermato: "Spero che la messa odierna diventi un'occasione affinché la volontà di Dio si realizzi su questa terra, trasformando l'odio in amore, la discordia in riconciliazione e la divisione in unità".<br />La messa, celebrata ogni martedì sin dal lancio del Comitato per la Riconciliazione in Corea nel 1995, testimonia la fede, la devozione e la perseveranza dei fedeli che hanno iniziata 31 anni fa. Fu celebrata per la prima volta il 7 marzo 1995 dal defunto Cardinale Kim Sou-hwan e venne proseguita dal Comitato per la Riconciliazione, fondato il 1° marzo 1995, anno in cui si celebrava il 50° anniversario della liberazione e della divisione della apenisola. <br />Alla fine della celebrazione i fedeli presenti recitano, la "Preghiera semplice", "Dio fammi strumento della tua Pace" attribuita a San Francesco di Assisi, che viene recitata simultaneamente nella Cattedrale di Myeong-dong a Seul e nella Chiesa di Changchung a Pyongyang, l'unica chiesa cattolica rimasta in territorio nordcoreano. Questa pratica deriva da un accordo raggiunto il 15 agosto 1995 tra il Comitato per la riconciliazione in Corea e l'organismo cattolico ufficiale nordcoreano, l'Associazione Cattolica Coreana in Corea del Nord. Da allora i fedeli in Corea del Sud e quelli in Corea del Nord, una vota alla settimana, sono uniti in comunione spirituale, pregando per la pace lo stesso giorno e alla stessa ora.<br />A Seul inoltre, da circa nove anni, dopo la messa segue un Rosario in cui si chiede l'intercessione della Madonna di Fatima per raggiungere la pace nella Penisola coreana e nel mondo.<br /> <br />Fri, 13 Feb 2026 08:39:04 +0100ASIA/CINA - Le comunità cattoliche rendono visita alle famiglie di sacerdoti e suore in vista del Capodanno lunarehttps://www.fides.org/it/news/77349-ASIA_CINA_Le_comunita_cattoliche_rendono_visita_alle_famiglie_di_sacerdoti_e_suore_in_vista_del_Capodanno_lunarehttps://www.fides.org/it/news/77349-ASIA_CINA_Le_comunita_cattoliche_rendono_visita_alle_famiglie_di_sacerdoti_e_suore_in_vista_del_Capodanno_lunareShijiazhuang – Le vocazioni germogliano di solito nel fertile terreno irrigato di fede, speranza e carità rappresentato dalle famiglie di provenienza di sacerdoti e suore. In vista del Capodanno cinese, che cade il prossimo martedì 17 febbraio, le varie comunità cattoliche nella Cina continentale hanno dato inizio alle iniziative pastorali tradizionalmente legate a tale ricorrenza, come le consuete visite alle famiglie di suore e sacerdoti. Tali visite, spesso guidate dai Vescovi diocesani, esprimono la sollecitudine per il tesoro rappresentato dalle famiglie cattoliche. <br />Spesso i genitori o i famigliari dei giovani e delle giovani che ricevono la vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa sono anche membri molto attivi nella vita delle proprie comunità parrocchiali. Le visite diventano anche occasione di edificazione e conforto reciproco nel cammino di fede.<br />Secondo informazioni riportate dal sito di informazione ecclesiale xinde.org, tre gruppi dell’arcidiocesi di Taiyuan, capoluogo della provincia di Changzhi, hanno portato il caloroso saluto ai genitori dei sacerdoti e suore, mostrando sollecitudine per le condizioni di salute loro e dei loro figli consacrati al Signore. Le visite hanno fornito occasione anche di ricordare come la famiglia ha favorito e accompagnato il primo germogliare della vocazione dei propri figli e delle proprie figlie. Paolo Meng Ningyou, Vescovo di Taiyuan, ha incoraggiato i genitori a continuare a offrire supporto e stimolo spirituale ai figli, permettendo loro di servire la Chiesa serenamente nella diocesi, e ha assicurato che la Chiesa continuerà ad avere la cura delle loro famiglie. <br />Il gruppo guidato da don Meng Tongbao si è recato appositamente dai genitori della defunta suora Yan Youmin . La comunità ecclesiale ha voluto consolare ai genitori, mostrando di custodire la memora grata della loro figlia e la sollecitudine per tutta la sua famiglia.<br />Nella diocesi di Changzhi, il Vescovo Pietro Ding Lingbin insieme al cancelliere e alle suore hanno portato gli auguri del capodanno alle 78 famiglie dei giovani che hanno ricevuto la vocazione negli ultimi anni, presenti in tutte le 30 parrocchie. <br />Nella provincia di Fujian, il Vescovo di Fuzhou Giuseppe Cai Bingrui ha mandato auguri e regali a decine di sacerdoti, suore della diocesi di Xiamen, diocesi – ora vacante – di cui è stato Vescovo. <br /><br />Pietro Liu Genzhu, Vescovo di Linfen ha voluto visitare personalmente sacerdoti e suore che si trovano in prima linea nell’opera di annunciare il Vangelo, anche per farsi esporre le loro difficoltà e urgenze e condividere con loro riflessioni ispirate dal magistero di Papa Leone XIV su sacerdozio e vita consacrata. Alle comunità delle suore, il Vescovo ha ricordato che “la diocesi e le congregazioni religiose sono inseparabili, e si lavora insieme per il Regno del Signore”. <br />Anche in tanti altri luoghi, come a Tangshan e Jiangxi , le comunità ecclesiali hanno compiuto e continuano a compiere le visite alle famiglie di sacerdoti e religiose tradizionalmente organizzate in vista del Capodanno cinese.<br /> <br />Thu, 12 Feb 2026 13:09:59 +0100EUROPA/POLONIA - “Rafforzare la resilienza dei rifugiati ucraini”: i missionari Camilliani a sostegno delle donne rifugiate ucraine in Poloniahttps://www.fides.org/it/news/77348-EUROPA_POLONIA_Rafforzare_la_resilienza_dei_rifugiati_ucraini_i_missionari_Camilliani_a_sostegno_delle_donne_rifugiate_ucraine_in_Poloniahttps://www.fides.org/it/news/77348-EUROPA_POLONIA_Rafforzare_la_resilienza_dei_rifugiati_ucraini_i_missionari_Camilliani_a_sostegno_delle_donne_rifugiate_ucraine_in_PoloniaUrsus – Comunicazione chiara e obiettivi allineati sono i punti cardine che hanno dimostrato l’efficacia della cooperazione tra Camillian Disaster Service International e la Provincia Camilliana della Polonia in merito al progetto “Rafforzare la resilienza dei rifugiati ucraini ” avviato dall’organizzazione umanitaria dell’Ordine dei Ministri degli Infermi, per sostenere le donne rifugiate ucraine in Polonia.<br /><br />Allo scoppio della crisi russo-ucraina il 24 febbraio 2022, CADIS, con la collaborazione della Buddhist Tzu Chi Charity Foundation e dei Camilliani in Polonia, ha mobilitato la risposta di emergenza in Polonia. Il progetto è stato concepito per aiutare i rifugiati ucraini ad adattarsi gradualmente e a integrarsi nella società polacca. Si stima che in Polonia risiedano tra 1,5 e 2 milioni di ucraini in fuga, di cui circa 1,2 milioni si sono registrati per ottenere protezione. Circa il 90% dei rifugiati ucraini sono donne e bambini. <br /><br />Padre Aris Miranda, MI, direttore del CADIS, di recente si è recato in Polonia per la valutazione della quarta fase del programma di costruzione della resilienza post-bellica. Nella nota inviata all’Agenzia Fides, Cadis ne rimarca il ruolo decisivo nel sostenere le donne rifugiate ucraine in Polonia, ricostruendo la loro vita professionale, raggiungendo l'indipendenza economica e rafforzando la loro integrazione sociale. Eventi comunitari, celebrazioni congiunte e attività extrascolastiche, hanno contribuito a ridurre gli stereotipi e a costruire legami personali tra i rifugiati e i residenti locali. I bambini hanno sviluppato un senso di appartenenza nelle scuole polacche e sono nate amicizie individuali, a dimostrazione dell'impatto umano del contatto diretto e delle esperienze condivise.<br /><br />Nello specifico i Camilliani hanno organizzato rifugi temporanei nei distretti di Ursus e Łomianki, trasformando la casa del Seminario in casa di accoglienza. A Ursus hanno incorporato cura e accoglienza dei rifugiati ucraini, nel programma di assistenza sociale per i senzatetto presso la Casa della pensione di San Lazzaro per i senzatetto.<br /><br />Opportunità di lavoro, alloggi sicuri, servizi sanitari e istruzione sono risultate essere le principali preoccupazioni dei rifugiati. Secondo quanto riferisce p. Aris, nel corso dell'ultimo anno, “il progetto ha svolto un ruolo decisivo grazie al quale tutti i partecipanti hanno ora un impiego legale e 25 persone hanno trovato un lavoro stabile e dignitoso in settori quali la ristorazione, la logistica, le pulizie e, in particolare, i servizi di bellezza e igiene. Diverse donne sono anche tornate al progetto dopo avervi già partecipato in precedenza, alla ricerca di sostegno per cambiare lavoro e migliorare le loro condizioni lavorative. Oltre all'occupazione, il progetto ha fortemente promosso l'imprenditorialità. Per queste donne, l'autogestione ha segnato una svolta – rimarca il direttore Cadis - dall'incertezza e dalla dipendenza alla fiducia, alla stabilità e all'integrazione nel mercato del lavoro polacco. Raggiungere questo obiettivo in un nuovo Paese, spesso con barriere linguistiche e un'esperienza precedente limitata, ha dimostrato sia la determinazione delle donne sia l'efficacia di un sostegno completo e pratico. Al di là della conformità, questo processo ha rafforzato il loro senso di responsabilità, la loro alfabetizzazione finanziaria e la loro autostima. Le donne hanno iniziato a vedersi non solo come lavoratrici, ma come imprenditrici capaci di crescere e pianificare a lungo termine. La lingua ha smesso di essere una barriera ed è diventata uno strumento di partecipazione sociale ed economica.”<br /><br /> <br />Thu, 12 Feb 2026 12:07:48 +0100AFRICA/NIGERIA- Rapite 30 persone tra cui un catechista e sua moglie incinta nello Stato di Kadunahttps://www.fides.org/it/news/77347-AFRICA_NIGERIA_Rapite_30_persone_tra_cui_un_catechista_e_sua_moglie_incinta_nello_Stato_di_Kadunahttps://www.fides.org/it/news/77347-AFRICA_NIGERIA_Rapite_30_persone_tra_cui_un_catechista_e_sua_moglie_incinta_nello_Stato_di_KadunaAbuja – Rapiti un catechista insieme a sua moglie incinta e ad altre 30 persone a Kadarko nell’Area di governo locale di Kagarko, nello Stato di Kaduna . Il catechista presta servizio presso la locale parrocchia di San Giuseppe. Il sequestro di massa è avvenuto intorno alle due del mattino del 10 febbraio quando un gruppo di banditi armati ha fatto irruzione in due aree limitrofe al villaggio.<br />Il parroco della chiesa di San Giuseppe padre Linus Matthew Bobai, ha riferito all’emittente locale Arise TV che “prima dell'attacco, i banditi avevano chiamato uno dei miei parrocchiani e gli hanno chiesto 10 milioni di Naira minacciandolo di rapirlo se non avesse obbedito."<br />Secondo il sacerdote, gli aggressori hanno rapito 16 persone a Kutaho, tra cui il catechista, la moglie incinta e il loro bambino, e altre 16 persone di Kugir, per un totale di 32 persone.<br />Padre Bobai ha affermato che i banditi avevano inizialmente sequestrato 20 abitanti di Kutaho, prima di rilasciare gli anziani e le persone con problemi di salute.<br />I banditi hanno fatto quindi irruzione nell’abitazione della stazione missionaria distaccata di Kugir dove hanno rapito diversi residenti, compresi diversi bambini. Alcune delle persone rapite sono però riuscita a fuggire mentre venivano portate via. Secondo padre Bobai il capo del villaggio è stato colpito con un machete ed è sopravvissuto a stento.<br />Il sacerdote sottolinea che la situazione a Kadarko rimane molto tesa e che gli abitanti stanno scappando perché non si sono protetti dalle autorità. "Inizialmente, dopo l'incidente, alcuni soldati sono arrivati dal villaggio vicino. Dopo essere arrivati hanno fatto un giro per qualche minuto. Li abbiamo visti, se ne sono andati ed è finita lì" ha detto.<br />"Siamo svantaggiati. La comunità è sotto tensione. E oltre il 98% degli abitanti si è recato in un villaggio vicino, dove ha trascorso la notte ieri e oggi", ha aggiunto Padre Bobai.<br />Nonostante la minaccia di nuovi assalti, alcuni residenti, in particolare i pastori, hanno scelto di rimanere e sostenere la comunità.<br />"Alcuni di noi hanno paura, ma non possiamo scappare perché siamo pastori. E incoraggiamo gli altri a rimanere, a prendersi cura della comunità e ad avere fiducia nella fedeltà di Dio", ha concluso padre Bobai.<br />Nella settimana appena trascorso vi sono stati almeno due altri rapimenti di massa di fedeli cattolici. Il primo è avvenuto il 6 febbraio nella stazione missionaria San Giovanni della Croce a Ojije - Utonkon, appartenente alla parrocchia San Paolo nella Ado Local Government Area, dove sono stati rapiti 9 fedeli cattolici .<br />Il secondo sempre nello Stato di Kaduna risale al 7 febbraio quando tre persone sono state uccise e 11 rapite nell’assalto alla chiesa parrocchiale Santa Trinità, a Karku nell’area del governo locale di Kauru, nello Stato di Kaduna . Tra le persone rapite, c’è pure il parroco don Nathaniel Asuwaye.<br />Ricordiamo che nelle mani dei rapitori rimangono almeno tre sacerdoti nigeriani. Oltre a padre a Nathaniel Asuwaye, sono padre Joseph Igweagu della diocesi di Aguleri, Stato di Anambra: rapito il 12 ottobre 2022 e padre Emmanuel Ezema della diocesi di Zaria nello Stato di Kaduna, rapito il 2 dicembre 2025 . <br />Thu, 12 Feb 2026 11:29:03 +0100ASIA/MYANMAR - Il Cardinale Bo: "Nel Myanmar devastato dalla guerra e abbandonato dal mondo c'è ancora speranza"https://www.fides.org/it/news/77346-ASIA_MYANMAR_Il_Cardinale_Bo_Nel_Myanmar_devastato_dalla_guerra_e_abbandonato_dal_mondo_c_e_ancora_speranzahttps://www.fides.org/it/news/77346-ASIA_MYANMAR_Il_Cardinale_Bo_Nel_Myanmar_devastato_dalla_guerra_e_abbandonato_dal_mondo_c_e_ancora_speranzaYangon - "Nel dramma collettivo intessuto di insicurezza e di incertezza per il futuro, è ancora possibile mantenere la speranza in Myanmar, anche in mezzo al conflitto, alla povertà e al doloroso senso di abbandono internazionale. Ma questa speranza non è un ingenuo ottimismo: è una speranza cristiana nata dalla Croce e dalla Resurrezione. La speranza in Myanmar oggi è una speranza crocifissa, eppure non è morta: è quanto dice, in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, l'Arcivescovo di Yangon, il Cardinale Charles Maung Bo, facendo un quadro della situazione in Myanmar a cinque anni dal colpo di stato. <br />"Innanzitutto - afferma - la nostra speranza è riposta in Dio, non nelle circostanze. Il popolo del Myanmar ha perso molte sicurezze – pace, mezzi di sussistenza, stabilità, persino l'attenzione internazionale – ma non ha perso la presenza di Dio. Come ci ricordano i Salmi, 'Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato'. Nei villaggi svuotati a causa della guerra, nei campi di sfollati interni, tra le lacrime silenziose delle madri e la perseveranza di catechisti e religiosi, Dio continua a camminare con il suo popolo".<br />"In secondo luogo - spiega il Cardinale - i poveri stessi sono diventati segni di speranza. In Myanmar, i poveri continuano a condividere il poco che hanno; le famiglie continuano a pregare insieme; i giovani continuano a fare volontariato, a servire e a sognare un futuro migliore. La Chiesa rimane vicina ai sofferenti, attraverso l'istruzione, l'assistenza sanitaria, l'assistenza umanitaria e la silenziosa mediazione. Questi non sono segni spettacolari, ma sono segni del Vangelo, come il granello di senape".<br />Terzo punto, il Cardinale Bo rimarca che "la fedeltà della Chiesa è essa stessa speranza. Quando la Chiesa rifiuta l'odio, respinge la violenza e continua a parlare il linguaggio della riconciliazione e della dignità umana, diventa un sacramento di speranza. Anche quando il mondo sembra indifferente, la Chiesa in Myanmar continua a credere che la violenza non avrà l'ultima parola".<br />Inoltre, se sembra esserci indifferenza da parte della comunità internazionale, "non significa abbandono da parte di Dio, che spesso opera in luoghi dimenticati. Il Myanmar può sentirsi trascurato, ma non è dimenticato nel piano di Dio. Il sangue degli innocenti, le preghiere dei sofferenti e la resilienza dei fedeli non sono vani".<br />Rileva poi l'Arcivescovo di Yangon: "La speranza in Myanmar è un dovere morale. Perdere la speranza significherebbe abbandonare il futuro alla violenza e alla disperazione. La speranza cristiana ci dà la forza di resistere all'ingiustizia in modo non violento, di proteggere la vita, di educare i bambini anche in esilio e di preparare il terreno per la riconciliazione, molto prima che vengano firmati accordi di pace". "Il Myanmar spera - rileva - non perché la situazione sia facile, ma perché Dio è fedele. E finché ci saranno persone che pregano, perdonano, servono e si rifiutano di odiare, la speranza è viva in Myanmar".<br />In particolare, nella situazione di violenza diffusa , di sofferenza e sfollamento, nota il Card. Bo, "le comunità continuano a prendersi cura le une delle altre. E i leader religiosi, in particolare cristiani, buddisti e musulmani, continuano a parlare a favore della pace". <br />Le comunità cristiane in Myanmar, sia cattoliche che protestanti, sostenute dagli organismi ecumenici, conclude il Porporato "sono attivamente impegnate nello sforzo di costruire pace e riconciliazione a diversi livelli". I responsabili continuano a diffondere appelli per la fine della violenza, invitando i cittadini ad abbracciare riconciliazione e perdono. In tutto il paese, le Chiese organizzano incontri di preghiera interreligiosa per la pace e tali iniziative interreligiose "ripropongono e promuovono un quadro di coesistenza.<br /> Thu, 12 Feb 2026 11:18:44 +0100ASIA/PAKISTAN - "L'attacco ai luoghi di culto genera più unità tra i credenti in Pakistan", dice l'Arcivescovo Arshadhttps://www.fides.org/it/news/77345-ASIA_PAKISTAN_L_attacco_ai_luoghi_di_culto_genera_piu_unita_tra_i_credenti_in_Pakistan_dice_l_Arcivescovo_Arshadhttps://www.fides.org/it/news/77345-ASIA_PAKISTAN_L_attacco_ai_luoghi_di_culto_genera_piu_unita_tra_i_credenti_in_Pakistan_dice_l_Arcivescovo_ArshadIslamabad - "Attaccare i luoghi di culto è un attentato all'armonia interreligiosa e agli sforzi per promuovere la pace: è un fatto che non può essere tollerato in nessuna circostanza. Il terrorismo non ha religione e bisogna fermare tali elementi che cospirano per dividere la società": così l'Arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi, mons. Joseph Arshad, in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, esprime lo sdegno e condanna fermamente l'attentato suicida avvenuto alcuni giorni fa contro una moschea sciita a Islamabad. <br />La mattina del 6 febbraio, un attentatore suicida ha attaccato una moschea sciita a Islamabad, prima aprendo il fuoco contro il personale di sicurezza, poi entrando e facendo esplodere un giubbotto esplosivo. Almeno 31 persone sono state uccise e altre 169 sono state ricoverate in ospedale, ma il bilancio delle vittime continua ad aumentare. L'attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico di Khorasan , che opera in Afghanistan e Pakistan, implicato in una serie di recenti attacchi. <br />Mentre la nazione è scossa e le famiglie stanno ancora piangendo i loro cari, l'Arcivescovo ha voluto manifestare la sua vicinanza alla comunità islamica sciita ricordando che "l'attacco a civili innocenti un crimine efferato contro l'umanità" e che "tutti i credenti in Pakistan, di ogni religione, devono restare uniti nel difendere valori religiosi e armonia sociale". Esprimendo solidarietà verso i feriti nell'attacco, l'Arcivescovo Arshad ha espresso condoglianze e preghiere per le famiglie delle vittime, assicurando loro che "la comunità cristiana in Pakistan è al vostro fianco".<br />L'Arcivescovo esprime fiducia nel governo federale e nelle istituzioni, esortando a "consegnare al più presto alla giustizia i responsabili dell'attacco". Così mons. Arshad si rivolge a tutta la popolazione : "Dimostriamo pazienza, unità e rispetto reciproco e promuoviamo il messaggio di pace e tolleranza anziché di odio, affinché simili tragici incidenti non accadano in futuro".<br />Commenta a Fides p. Qaisar Feroz, OFM Cap, responsabile delle Comunicazioni sociali nella Conferenza episcopale del Pakistan: "L'attacco al luogo di culto desta in tutti noi una forte preoccupazione. Esso è stato compiuto per vendetta e intende trasmettere un messaggio all'establishment: i talebani e i terroristi sono ancora potenti e influenti. Noi cristiani ribadiamo, con chiarezza e con mitezza, che la perdita di vite innocenti non può essere giustificata da alcuna ideologia religiosa. Questi attacchi, qualunque comunità colpisca, ci portano a essere più uniti e cercare sostegno reciproco nel combattere estremismo e violenza, e nella nostra importante responsabilità di promuovere pace e fraternità in Pakistan".<br /> Thu, 12 Feb 2026 09:05:22 +0100“Perché nessuno cammini solo”. Don Proserpio e l’Arcivescovo Sangalli dialogano sulla vicinanza a chi è alla fine della vitahttps://www.fides.org/it/news/77344-Perche_nessuno_cammini_solo_Don_Proserpio_e_l_Arcivescovo_Sangalli_dialogano_sulla_vicinanza_a_chi_e_alla_fine_della_vitahttps://www.fides.org/it/news/77344-Perche_nessuno_cammini_solo_Don_Proserpio_e_l_Arcivescovo_Sangalli_dialogano_sulla_vicinanza_a_chi_e_alla_fine_della_vitaRoma - «Nella società contemporanea parlare della fine della vita sembra quasi un tabù, come se nominarla potesse renderla più vicina. Eppure, ignorarla non la rende meno reale». Così in un suo recente articolo, don Tullio Proserpio accennava ai processi - indotti o inconsci - che in molte società puntano a rimuovere quell’evento ineluttabile dall’orizzonte quotidiano.<br /><br />Don Tullio, che esercita la sua missione sacerdotale come Cappellano clinico presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sperimenta ogni giorno che davanti alla malattia, alla fragilità e alle domande abissali affrontate da chi si sta spegnendo, la speranza non nasce da formule astratte, ma si può concretizzare in gesti reali di vicinanza e accompagnamento. <br /><br />Ora l’esperienza di don Tullio Proserpio è confluita anche in un libro, “Perché nessuno cammini solo. Venti riflessioni sulla morte” . Nel volume, i capitoli si snodano a partire da venti domande incontrate dentro l’esperienza quotidiana di accompagnare persone malate nell'ultimo tratto della loro esistenza. Interrogativi suscitati, ad esempio, dalla difficoltà di accudire nel tempo il corpo malato di una persona cara. O dalla incertezza di chi si chiede se ci sono davvero parole utili da usare quando si sta accanto a un malato, davanti ai momenti di buio e di disperazione.<br /><br /><br />Il volume è arricchito da una prefazione di Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, e una postfazione dell’Arcivescovo Samuele Sangalli, Segretario aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione. <br /><br />Don Proserpio e l’Arcivescovo Sangalli condivideranno racconti e riflessioni intorno a questioni e domande affrontate nel volume venerdì 13 febbraio a Roma, alle ore 18,00, presso la Libreria San Paolo in via della Conciliazione 16/20. <br />Una occasione per testimoniare e riconoscere la possibile fecondità di una vicinanza a chi è alla fine della vita che sia fatta di gesti e non di proclami. Una prossimità silenziosa che accompagna chi soffre con umiltà, senza giudicare, senza pretendere di “spiegare” tutto. Riconoscendo che nessuno può affrontare da solo l'ora della paura. <br />Così, nella semplice prossimità silenziosa a chi cammina verso la morte, che rimane mistero di dolore, può aprirsi uno spiraglio all’incontro con Colui che della morte è vincitore. Wed, 11 Feb 2026 12:20:18 +0100I rifiuti come nuova forma di colonialismo in Africa e in Asiahttps://www.fides.org/it/news/77340-I_rifiuti_come_nuova_forma_di_colonialismo_in_Africa_e_in_Asiahttps://www.fides.org/it/news/77340-I_rifiuti_come_nuova_forma_di_colonialismo_in_Africa_e_in_Asiadi Cosimo Graziani <br /><br />La ricerca di terre rare per la transizione energetica viene considerata una forma di neocolonialismo, e oggi è quella in cui questo fenomeno si manifesta in forma più palese, soprattutto per i suoi effetti geopolitici ed economici. Ma esistono altre pratiche di matrice neocoloniale, meno appariscenti ma dalle conseguenze altrettanto negative a livello locale. A cominciare dall’esportazione di rifiuti in Africa e in Asia da parte dei Paesi occidentali, in particolare l’esportazione di plastica, indumenti e rifiuti elettronici. <br />L’esportazione di rifiuti nel sud del mondo è un fenomeno che va avanti da decenni e che in passato si è cercato di regolare e arginare attraverso la stesura della Convenzione di Basilea sul Controllo del movimento di rifiuti pericolosi . Tale documento oltre allo stop del movimento dei rifiuti, aveva come altro scopo quello di aiutare i Paesi in via di sviluppo nella loro gestione e della loro eliminazione in maniera ecologica.<br /><br />Purtroppo, nonostante le intenzioni, la Convenzione non ha prodotto alcun risultato concreto nella gestione dei rifiuti a livello internazionale, ma anzi la situazione è peggiorata con il passare degli anni. La loro esportazione a livello mondiale ha preso il nome di “Waste Colonialism”, ‘colonialismo dei rifiuti’, proprio perché rimane una forma di sfruttamento da parte dei Paesi che hanno un passato coloniale nei confronti delle loro ex colonie. <br /><br />La forma più classica di questo colonialismo riguarda l’esportazione di plastica, la quale inizialmente non era contemplata nella Convenzione di Basilea, e vi è stata inserita soltanto a partire dal 2019 con l’introduzione di un apposito emendamento.<br />Per anni una delle destinazioni principali dei rifiuti da esportazione è stata la Cina, la quale però ha smesso di importare plastica e altri rifiuti dal 2018. Il fenomeno ha anche dei risvolti economici, e come accade in tutti i meccanismi economici che subiscono delle restrizioni, il flusso commerciale si è poi modificato, direzionandosi verso altre destinazioni nel Continente asiatico, a partire da come Malesia, Vietnam e Indonesia. I tre Paesi hanno ricevuto tra il 2021 e il 2023 rispettivamente 1,4 miliardi, 1 miliardo, seicentomila chili di rifiuti plastici. Tra le nuove destinazioni, ma con quantità di rifiuti minori, va anche citata l’India. Un altro paese nella regione, la Thailandia, ha seguito l’esempio della Cina e ha vietato l’importazione di plastica a partire dal 2025, dopo che tra il 2018 e il 2021 ha importato 1 milione di tonnellate di plastica. <br />La caratteristica che accumunava tutti questi Paesi è che la provenienza dei rifiuti rispecchiava il passato coloniale: la Malesia e l’India importano plastica del Regno Unito, mentre il Vietnam dall’Unione Europea.<br />A rendere la situazione più preoccupante è l’aumento del valore delle importazioni di tutti i tipi di rifiuti verso l’Asia: secondo i dati diffusi dalla Commissione delle Nazioni Unite per le Droghe e il Crimine tra il 2017 e il 2019 il valore delle esportazioni di rifiuti dall’Unione Europea ai Paesi dell’Asean – di cui fanno parte tutti i Paesi asiatici citati fino ad ora tranne la Cina e l’India – è aumentato del 153%. <br />Questa situazione ha delle ovvie conseguenze ambientali. Il fatto che le importazioni di rifiuti siano aumentate negli scorsi anni nei Paesi del sud-est asiatico e che tra i rifiuti ci sia la plastica, ha una certa rilevanza anche per l’inquinamento degli Oceani, perché secondo le stime la maggior parte della plastica presente nei mari proviene proprio da fiumi asiatici .<br />Il problema del colonialismo dei rifiuti è presente anche in Africa. Oltre alla plastica, il continente africano è la destinazione di indumenti di seconda mano e soprattutto rifiuti tecnologici. Entrambe queste tipologie di rifiuti vengono raccolte in discariche presenti nelle maggiori città africane, attorno le quali sono sorti quartieri popolosi: a Nairobi è la discarica di Dandora, ad Accra in Ghana si trova a fianco della discarica il quartiere di Agbogbloshie, a Lagos in Nigeria è quello di Makoko, a Dar el Salam in Tanzania è quello di Tandare.<br />Uno dei centri di raccolta di indumenti di seconda mano più importanti in Africa è la capitale ghanese Accra. Il nocciolo della questione sta nel fatto che siano di seconda mano e di materiale sintetico, il che rende più complicato il riutilizzo. È una conseguenza della fast fashion industry, l’industria della moda usa e getta che ha come sua conseguenza il consumo rapido e la mancanza della cultura del riuso. Un fenomeno alimentato soprattutto nei Paesi occidentali, ma che vede tra i suoi perpetuatori anche la Cina, che in pochi anni si è trasformata da Paese ricevitore di rifiuti a Paese esportatore. <br />Gli indumenti che raggiungono l’Africa o vengono raccolti per essere rivenduti in veri e propri mercati dell’usato, o vengono raccolti in discariche, o addirittura bruciati. Queste ultime due opzioni hanno delle conseguenze devastanti da un punto di vista ambientale: secondo uno studio di Greenpeace del 2024 in cui si analizzava il fenomeno ad Accra, una buona parte degli indumenti che arrivano nella capitale ghanese viene raccolta dalla popolazione ed utilizzata come combustibile per le case. Questo provoca il rilascio di sostanze inquinanti e cancerogene nell’aria. <br />Ma non è la sola forma di inquinamento: quanto più gli indumenti sintetici restano nelle discariche, tanto più rilasciano microplastiche che vanno a contaminare fiumi, terreni e aria, impattando anche sugli ecosistemi locali.<br />Vi è poi un’altra forma di inquinamento proveniente dal colonialismo dei rifiuti, ovvero quello dei rifiuti elettronici. Si tratta della forma più moderna e più preoccupante, e tra quelle che cresce di più al mondo secondo le stime delle Nazioni Unite aggiornate all’ultimo report del 2024, con sessantadue miliardi di chili di rifiuti elettrici prodotti nel 2022 in tutto il mondo. L’invio di questo tipo di rifiuti è mascherato dai Paesi del Nord Globale come donazioni di materiale riciclabile e riutilizzabile. Per molto tempo l’esportazione di materiali elettronici nei Paesi del sud del mondo ha potuto giovarsi di una falla all’interno della Convenzione di Basilea: l’assenza di una norma precisa che regolasse il flusso dai Paesi esportatori e quelli importatori. Solo di recente il problema è stato affrontato con l’introduzione di un nuovo emendamento che ne regola i flussi, entrato in vigore il 1 gennaio 2025. Uno dei promotori di questo emendamento è stato il Ghana, perché anche in questo caso l’Africa, sebbene sia il continente al mondo che produce meno scarti di questo tipo secondo l’Onu, ne è la principale destinazione, con la Nigeria e il Ghana come punti di arrivo. <br />Attorno ai rifiuti elettronici è sorto un vero e proprio mercato del lavoro, in maniera analoga alla creazione dei ‘mercati dell’usato’ dei vestiti importati dai Paesi del Nord Globale. Secondo le stime riportate dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro in un rapporto pubblicato nel 2019, in Nigeria ci sarebbero almeno centomila posti di lavoro informale nel settore degli scarti elettrici, i quali avrebbero la capacità di processare mezzo milione di rifiuti all’anno. La stessa cosa vale per il Ghana: secondo la Ong catalana Ciutats Defensores dels Drets Humans, per ogni tonnellata di scarti elettronici in Ghana ci sarebbero quindici lavoratori coinvolti nel riciclo dei materiali e duecento nelle riparazioni. C’è poi un altro aspetto che impedisce di affrontare il problema in maniera efficace: il Ghana guadagna ogni anno circa cento milioni di dollari in tasse dai Paesi esportatori di rifiuti elettronici, rendendo tale traffico una fonte di liquidità di cui il governo può difficilmente fare a meno.<br />Il problema è che ogni tipo di lavoro collegato al riuso e al riciclo di questi materiali ha delle conseguenze per la salute e per l’ambiente analoghe a quelle legate allo smaltimento della plastica e degli indumenti. Secondo uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo smaltimento di questi rifiuti esporrebbe la popolazione a ben mille differenti tipi di sostanze chimiche che possono danneggiare il cervello, i polmoni e il sistema nervoso. Si tratta di una situazione analoga allo smaltimento della plastica, che in maniera simile affligge le fasce più fragili della popolazione, come le donne e i minori. <br />Wed, 11 Feb 2026 11:23:36 +0100EUROPA/UCRAINA - Germogli di speranza tra il gelo e i bombardamentihttps://www.fides.org/it/news/77337-EUROPA_UCRAINA_Germogli_di_speranza_tra_il_gelo_e_i_bombardamentihttps://www.fides.org/it/news/77337-EUROPA_UCRAINA_Germogli_di_speranza_tra_il_gelo_e_i_bombardamenti<p><<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/GUzm9d12ikw?si=dcq1nG7oz4TByuN5" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe><br /><br />Kiev - Temperature che oscillano tra i - 10 e i - 20 gradi, mancanza di corrente elettrica, di riscaldamento ed in alcuni di casi di acqua corrente. Da Borodjanka, vicino a Kiev, padre Luca Bovio, missionario della Consolata e direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Ucraina, mostra in un video uno dei tanti punti di ristoro dove si può trovare una "tregua" dal freddo, vengono distribuiti pasti caldi e sono state allestite delle zone gioco per i più piccoli. <br /><br />I massicci attacchi alle infrastrutture energetiche dell'intero Paese stanno mettendo a dura prova una popolazione stremata da quasi 4 anni di guerra.<br />Padre Bovio racconta all'Agenzia Fides i primi mesi di vita della Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, che si sta strutturando poco alla volta. <br />La nuova Direzione nazionale è stata costituita a marzo del 2025 e per ora si appoggia alla Nunziatura Apostolica a Kiev, dove padre Luca Bovio opera dalla scorsa estate.<br /><br />"Nonostante i processi burocratici per il riconoscimento giuridico della nostra Direzione da parte dello Stato siano normalmente lunghi e resi ancora più complessi dal conflitto in corso” riferisce il sacerdote missionario “il nostro lavoro si sta sviluppando: su nostra proposta si stanno infatti individuando persone che possono essere nominate come direttori diocesani dai rispettivi vescovi: sono collaboratori che, una volta formati, svolgono un’opera preziosa e capillare nelle singole diocesi. Al momento ne sono stati nominati già tre".<br /><br />L’attuale realtà ecclesiale in Ucraina è stata modellata da una storia ricca e complessa, legata alle vicende del cristianesimo ortodosso in quelle terre. “Come POM” spiega padre Bovio “noi lavoriamo soprattutto nell’ambito della la Chiesa cattolica di rito latino, che conta circa l'1% della cristianità presente in Ucraina. Ma già in questo primo inizio, la nostra Direzione sta allargando il proprio campo di lavoro con i cattolici sia di rito latino che di rito greco bizantino. In un future prossimo vorremmo arrivare a collaborare anche con una piccola comunità di armeni cattolici".<br /><br />Segno importante di questo cammino di collaborazione con la Chiesa locale è stato l'invito ufficiale rivolto a padre Bovio lo scorso ottobre di partecipare al Sinodo della Chiesa greco cattolica, a cui appartiene il 12-13% della popolazione. In quella occasione, padre Bovio illustrato la missione ed il lavoro delle Pontificie Opere Missionarie.<br /> <br />"Con sorpresa e stupore” aggiunge il missionario “ho anche assistito in questi ultimi mesi alla formazione di gruppi dell'infanzia missionaria. Soprattutto nel tempo di Natale non sono mancati momenti di animazione missionaria da parte di questi bambini ed adolescenti che hanno mostrato quella gioia ma anche quella generosità tipica dei bambini e coltivata dalle POM a favore dei bambini più lontani". "Mi sembra un segno di grande speranza” aggiunge “il fatto di trovare dei bambini che, pur vivendo in situazioni di precarietà continue, portino il Vangelo con il cuore rivolto ai loro coetanei che hanno più bisogno".<br /><br />Guardando al futuro, padre Luca Bovio afferma: "Ritengo che le POM in Ucraina siano chiamate ad un impegno importante nell'animazione missionaria e anche vocazionale. Mi sembra in questo primo tempo di scorgere che non viene percepita in maniera diffusa l'urgenza di annunciare Cristo al di fuori dei propri confini, al mondo intero; qui la cristianità è vissuta sottolineando altri aspetti indubbiamente importanti, c’è ad esempio una grande attenzione alla liturgia. In questo terreno benedetto da Dio, da tante storie di santi, da tanti esempi di cristianità così belli, cercheremo di lavorare anche perché possano nascere vocazioni che sentano propria la bellezza di annunciare Cristo fino ai confini del mondo".<br /> <br />Wed, 11 Feb 2026 10:19:55 +0100AMERICA/STATI UNITI - Si avvicina la Beatificazione dell’Arcivescovo Fulton Sheenhttps://www.fides.org/it/news/77343-AMERICA_STATI_UNITI_Si_avvicina_la_Beatificazione_dell_Arcivescovo_Fulton_Sheenhttps://www.fides.org/it/news/77343-AMERICA_STATI_UNITI_Si_avvicina_la_Beatificazione_dell_Arcivescovo_Fulton_SheenPeoria – Si avvicina la beatificazione dell'Arcivescovo statunitense Fulton Sheen, <br />A rendere noto che la Causa di Canonizzazione dell’Arcivescovo può ormai procedere verso la sua Beatificazione è stato il Vescovo di Peoria Louis Tylka, in una dichiarazione scritta e video diffusa lunedì 9 febbraio sui siti web della diocesi e della fondazione Sheen. <br />“La Santa Sede” ha riferito il Vescovo Tylka “mi ha informato che la Causa del Venerabile Servo di Dio Arcivescovo Fulton J. Sheen può procedere verso la beatificazione”, aggiungendo che “Stiamo collaborando con il Dicastero delle Cause dei Santi in Vaticano per definire i dettagli della prossima beatificazione”. <br />Le Pontificie Opere Missionarie negli Stati Uniti hanno tempestivamente diffuso un comunicato esprimendo gioia per l'annuncio arrivato da Peoria. “L'arcivescovo Sheen” si ricorda nel comunicato delle POM degli Stati Uniti “dal 1950 al 1966 ha ricoperto la carica di Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie negli USA”. La sua predicazione, i suoi scritti e la sua presenza pionieristica alla radio e alla televisione “hanno acceso in innumerevoli cattolici americani un profondo amore per la missione ad gentes della Chiesa”.<br />Viene ricordato anche che il futuro Beato “Affidò gran parte del suo patrimonio alle Pontificie Opere Missionarie, compresi i suoi scritti, le registrazioni audio e altri beni”. <br />"È profondamente commovente che, per provvidenza di Dio, il primo Papa nato negli Stati Uniti sia in grado di promuovere la causa del suo concittadino dell'Illinois, il più iconico evangelizzatore mai prodotto dalla Chiesa americana”, ha sottolineato monsignor Roger J. Landry, Direttore nazionale delle POM USA. “L'arcivescovo Sheen” ha ricordato ancora Landry “ha ricordato agli americani che l'ultimo comando del Signore - ‘Andate e insegnate a tutte le nazioni’ - non era un suggerimento, ma un mandato. La sua passione per le missioni rimane un esempio contagioso e una luce che brilla per la Chiesa di oggi".<br />Poco prima della morte, avvenuta nel 1979, Fulton Sheen aveva dichiarato: “Il mio più grande amore sono sempre state le missioni della Chiesa”. <br />Dal 1930 al 1950 aveva guidato il programma radiofonico serale “The Catholic Hour” sulla NBC. Nel 1950 venne nominato Direttore nazionale della Pontificia Opera per la Propagazione della Fede negli Stati Uniti d’America, incarico che mantenne fino al 1966. In quel periodo era molto seguita la sua trasmissione televisiva “Life is Worth Living”, con un ascolto medio superiore ai 30 milioni, e che gli fece anche vincere due Emmy Award per le sue capacità comunicative. Dal 1961 al 1967 condusse “The Fulton Sheen Show”.<br /><br />Il 28 maggio 1951 Papa Pio XII lo aveva nominato Vescovo ausiliare di New York. Partecipò al Concilio Vaticano II, e il 21 ottobre 1966 Papa Paolo VI lo nominò Vescovo di Rochester. Professore di filosofia all’Università Cattolica di Washington, Fulton Sheen è stato anche l’iniziatore della rivista “Cristo al Mondo” ed ha scritto circa 300 tra libri e articoli.<br />La sua Causa di canonizzazione era stata aperta a livello diocesano nel 2002, ed il 15 aprile 2008 era iniziata la sua fase romana, presso la Congregazione per le Cause dei Santi. Il 28 giugno 2012 Papa Benedetto XVI ne aveva riconosciuto le virtù eroiche. Il 5 luglio 2019 Papa Francesco aveva autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il miracolo attribuito alla sua intercessione. All’inizio di dicembre del 2019, un comunicato di Daniel Jenky, allora Vescovo di Peoria, annunciava “Con profondo rammarico” che la liturgia per la sua Beatificazione, già programmata per il successivo 21 dicembre, era stata rinviata a data da destinarsi. Un rinvio – si spiegava nel comunicato – avvenuto “su richiesta di alcuni membri della Conferenza episcopale che hanno richiesto ulteriori approfondimenti. Nel clima attuale – precisava il testo -, è importante che i fedeli sappiano che non c’è mai stata, e non c’è adesso, alcuna accusa nei confronti di Sheen in relazione ad abusi su un minore”. <br />Tue, 10 Feb 2026 15:09:21 +0100ASIA/THAILANDIA - "Il nuovo governo promuova un accordo di pace duraturo con la Cambogia", auspica il Vescovo di Surat Thanihttps://www.fides.org/it/news/77342-ASIA_THAILANDIA_Il_nuovo_governo_promuova_un_accordo_di_pace_duraturo_con_la_Cambogia_auspica_il_Vescovo_di_Surat_Thanihttps://www.fides.org/it/news/77342-ASIA_THAILANDIA_Il_nuovo_governo_promuova_un_accordo_di_pace_duraturo_con_la_Cambogia_auspica_il_Vescovo_di_Surat_ThaniBangkok - "La situazione sociale dopo le elezioni appare tranquilla. Quello che i thailandesi sperano è avere governabilità e stabilità per il paese, questo ha detto il voto", dice all'Agenzia Fides mons. Paul Trairong Multree, Vescovo di Surat Thani, diocesi nel Sud della Thailandia, dopo le elezioni dell'8 febbraio che hanno visto la vittoria del partito Bhumjaithai , guidato dal primo ministro Anutin Charnvirakul.<br />"E' vero che, dato il recente conflitto al confine con la Cambogia sentimenti nazionalisti hanno pervaso gli ultimi mesi in Thailandia", nota il Vescovo. "Ora nel conflitto c'è una tregua che auspichiamo sia rispettata da ambo le parti e speriamo che, nel prossimo futuro, il nuovo governo che si insedierà in Thailandia promuova un accordo di pace duraturo e definitivo, per ripristinare buone relazioni e normali rapporti economici e commerciali". "Nella mia diocesi, nel Sud del paese - riferisce - non si avverte la situazione di tensione: la vivono le popolazioni thai nelle province al confine con la Cambogia". "Il nazionalismo ha preso piede, - nota il Vescovo - anche perchè, in entrambe le nazioni, vi sono gruppi che hanno cercato di sfruttare quell'approccio a proprio vantaggio".<br />Commentando il risultato delle elezioni e le prospettive di governo, Peter Rachada Monthienvichienchai, laico cattolico thailandese, Segretario generale dell'organizzazione "Signis", nota a Fides: "Il popolo ha votato per stragrande maggioranza per l'amministrazione in carica. Così facendo, ha respinto riforme radicali". <br />"I partiti che seguono al secondo e terzo posto - prosegue l'analista - hanno subito pesanti perdite: in particolare il partito Pheu Thai per la prima volta nella sua storia ha preso meno di cento seggi parlamentari". Inoltre, "ha destato una certa sorpresa anche la non buona performance del secondo partito, il Partito Popolare. Le loro campagne hanno mostrato un forte slancio grazie all'ampio utilizzo dei social media e degli influencer online e offline, eppure hanno perso più di 30 seggi". Oggi, rileva Peter Rachada, "il punto critico per il futuro è la formazione di un governo di coalizione che consenta al partito vincitore delle elezioni Bhumjaithai di mantenere le sue promesse elettorali".<br /> Tue, 10 Feb 2026 12:10:51 +0100AMERICA/HAITI - Sicurezza, cambiamenti, aiuti, elezioni strutturate: le priorità della popolazione in balia delle ganghttps://www.fides.org/it/news/77341-AMERICA_HAITI_Sicurezza_cambiamenti_aiuti_elezioni_strutturate_le_priorita_della_popolazione_in_balia_delle_ganghttps://www.fides.org/it/news/77341-AMERICA_HAITI_Sicurezza_cambiamenti_aiuti_elezioni_strutturate_le_priorita_della_popolazione_in_balia_delle_gangPourcine Pic Makaya – Il 7 febbraio è giunto al termine il mandato del Consiglio presidenziale di transizione , nato ad aprile 2024 da un accordo stretto tra le principali forze politiche e sociali del paese, e guidato da Laurent Saint-Cyr. Al potere esecutivo del Paese caraibico, che è senza presidente dal 2021 dopo l'omicidio di Jovenel Moise , ora c’è il primo ministro, Alix Didier Fils Aime', che punta tutto su “Sicurezza, dialogo politico, elezioni, stabilità”. Tuttavia, questa transizione di potere ha destabilizzato ulteriormente il clima politico e sociale di Haiti . Le elezioni presidenziali e parlamentari sono state indette per il 30 agosto 2026.<br /><br />Secondo l'ultimo rapporto dell'Ufficio Integrato delle Nazioni Unite ad Haiti , almeno 5.915 persone sono state uccise e altre 2.708 ferite ad Haiti nel 2025 a causa della violenza delle gang che controllano numerose aree e attività. Nell'ultimo trimestre del 2025, la violenza ha causato almeno 1.523 vittime e 806 feriti 145 rapimenti in cambio di riscatto e 400 vittime di abusi sessuali. Secondo le Nazioni Unite sono in aumento i casi di violenza sulle donne compiuti nei centri di accoglienza degli sfollati. Inoltre, la maggior parte della popolazione, e soprattutto gli sfollati interni, non hanno accesso a strutture igienico-sanitarie adeguate. <br /><br />In questo clima di violenze e emergenza umanitaria crescente padre Massimo Miraglio, missionario Camilliano, parroco della Chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nella piccola comunità montuosa di Pourcine Pic Makaya, approfitta dopo diversi giorni di assenza di segnale wifi per parlare all’Agenzia Fides del continuo impegno dell’intera popolazione nonostante la grande precarietà e le condizioni avverse. “La situazione in questi ultimi 10 giorni è difficile – conferma il missionario. Le forti piogge, le basse temperature rendono la vita quotidiana assai complicata, i sentieri impraticabili ci isolano dal resto della regione. Il collegamento internet è molto precario. La gente continua, con grandi sacrifici, a preparare la terra per la semina di fine febbraio”.<br /><br />“Malgrado tutto continuiamo, un po' a singhiozzo, con la scuola elementare e materna e con la scuola per adulti chiusa il 17 dicembre per gli esami e la festa di Natale . In questi giorni ho riunito gli insegnanti della scuola di alfabetizzazione per una verifica e per distribuire un po' di materiale scolastico”.<br /><br />Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di prorogare il mandato del BINUH per un altro anno, fino a gennaio 2027, per coordinare gli sforzi di assistenza umanitaria. Le bande, che operano nelle aree sotto il loro controllo a Port-au-Prince, dove ci sono oltre un milione di abitanti, con circa 300.000 sfollati a causa della violenza, hanno continuato a commettere gravi abusi, tra cui omicidi, rapimenti, estorsioni, violenza sessuale, traffico di minori e distruzione di proprietà. Nelle aree rurali circostanti la capitale, come i dipartimenti di Artibonite e Centro, le bande hanno effettuato attacchi indiscriminati in numerose città e villaggi nel tentativo di consolidare ed espandere il loro controllo territoriale. <br /><br />Il BINUH esorta la comunità internazionale a "mantenere Haiti nell'agenda internazionale e a fornire un adeguato sostegno finanziario e umano per garantire il pieno dispiegamento della Forza di Repressione delle Gang ", come concordato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 30 settembre 2025.<br /><br /> <br />Tue, 10 Feb 2026 11:43:08 +0100AFRICA/NIGERIA - Altri nove fedeli cattolici rapiti in Nigeria lo scorso weekendhttps://www.fides.org/it/news/77339-AFRICA_NIGERIA_Altri_nove_fedeli_cattolici_rapiti_in_Nigeria_lo_scorso_weekendhttps://www.fides.org/it/news/77339-AFRICA_NIGERIA_Altri_nove_fedeli_cattolici_rapiti_in_Nigeria_lo_scorso_weekendAbuja – Rapiti nove fedeli cattolici nello Stato di Benue nel centro nord della Nigeria. <br />Secondo il comunicato della diocesi di Otukpo, il rapimento è avvenuto il 6 febbraio nella stazione missionaria San Giovanni della Croce a Ojije - Utonkon, appartenente alla parrocchia San Paolo nella Ado Local Government Area. “Nove parrocchiani erano nella chiesa per un veglia di preghiera quando i rapitori sono piombati dentro il luogo di culto per poi trascinarli fuori per una destinazione sconosciuta” afferma il comunicato pervenuto all’Agenzia Fides.<br />La diocesi di Otukpo chiede ai fedeli di pregare per la rapida liberazione delle nove persone sequestrate. <br />Il Comando della polizia dello Stato di Benue ha confermato il rapimento di nove fedeli a Ojije ha ed ha annunciato il dispiegamento di unità tattiche e operative nella zona per avviare le operazioni di ricerca e soccorso. <br />Si tratta del secondo rapimento di massa avvenuto in Nigeria nello scorso fine settimana. Il 7 febbraio tre persone sono state uccise e 11 rapite nell’assalto alla chiesa parrocchiale Santa Trinità, a Karku nell’area del governo locale di Kauru, nello Stato di Kaduna . Tra le persone rapite, secondo quanto reso noto dalla diocesi di Kafanchan, c’è pure il parroco don Nathaniel Asuwaye. <br />La grave situazione d’insicurezza in Nigeria è stata richiamata da Papa Leone XIV che dopo la recita dell’Angelus domenica 8 febbraio ha affermato: “Con dolore e preoccupazione ho appreso dei recenti attacchi contro varie comunità in Nigeria, che hanno causato gravi perdite di vite umane”. <br />Tue, 10 Feb 2026 11:04:38 +0100