Fides News - Italianhttp://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/SUDAFRICA - Il discorso sullo Stato dell’Unione del Presidente Ramaphosa suscita il plauso dei Vescovihttp://www.fides.org/it/news/63790-AFRICA_SUDAFRICA_Il_discorso_sullo_Stato_dell_Unione_del_Presidente_Ramaphosa_suscita_il_plauso_dei_Vescovihttp://www.fides.org/it/news/63790-AFRICA_SUDAFRICA_Il_discorso_sullo_Stato_dell_Unione_del_Presidente_Ramaphosa_suscita_il_plauso_dei_VescoviJohannesburg - "Siamo in un momento nella storia della nostra nazione nel quale le persone, attraverso la loro determinazione, hanno iniziato a cambiare direzione al Paese” ha detto il neo eletto Presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato in Parlamento.<br />È la prima volta dal 1994 che un Presidente ha ritenuto necessario parlare di "cambiare direzione al Paese". I precedenti discorsi sullo Stato dell’Unione ci hanno sempre assicurato che ci stavamo muovendo nella direzione giusta, anche se forse non abbastanza veloce e non senza incontrare ostacoli e opposizioni. Parlare di "cambiare direzione" significa concedere piuttosto esplicitamente che in effetti ci stavamo dirigendo verso le rocce” commenta l’Ufficio di collegamento parlamentare della SACBC .<br />La nomina di Cyril Ramaphosa al posto del dimissionario Jacob Zuma sta suscitando forti speranza in Sudafrica, dopo che la precedente presidenza è stata contrassegnata da scandali, nepotismo, corruzione e da una grave crisi economica. Secondo l’Ufficio parlamentare della SACBC, è importante che Ramaphosa abbia riconosciuto che la svolta è stata impressa dal popolo e non dalle leadership politica. “È stata la resilienza del nostro popolo, espressa in miriadi di modi, dalle proteste di strada ai talk show radiofonici, dal giornalismo investigativo alle denunce giudiziarie, fino ai cambiamenti elettorali, a contare” afferma.<br />“Abbiamo particolarmente apprezzato l'enfasi data dal Presidente all’unità nazionale, alla necessità di una leadership etica e sull'uguaglianza totale di tutti i cittadini” affermano i Vescovi in una dichiarazione firmata da Sua Ecc. Mons. William Slattery, Arcivescovo di Pretoria e portavoce della SACBC, che nota come “L'intenzione di ridurre la povertà e la disoccupazione giovanile, di migliorare l'accesso all'istruzione per i bambini poveri, lo sforzo per incrementare l’occupazione darà sicuramente speranza a tutti i sudafricani”. <br />“L'elaborazione di un piano nazionale generoso e illuminato è solo il primo passo” avverte Mons. Slattery. “Ora guardiamo tutti alla sua attuazione. Ma almeno, abbiamo un punto di riferimento rispetto al quale possiamo fare una valutazione dei nostri progressi nazionali. Il primo passo per realizzare le nostre speranze diventerà visibile nella nomina dei ministri del governo e nel discorso sul bilancio del prossimo venerdì. Speriamo che potrà essere finanziata l'istruzione terziaria gratuita per il primo anno”.<br />“Accogliamo con favore il discorso sullo Stato dell’Unione. Eppure tanto dipende dall’unità di famiglie stabili che sono alla base di tutta la società. Se non possiamo godere di fiducia all’interno delle nostre famiglie, da quale altra parte possiamo trovarla?” conclude l’Arcivescovo di Pretoria. <br />Wed, 21 Feb 2018 12:06:25 +0100AMERICA - Sinodo sull'Amazzonia: "Mostrare la vicinanza tra i valori indigeni e i valori cristiani"http://www.fides.org/it/news/63789-AMERICA_Sinodo_sull_Amazzonia_Mostrare_la_vicinanza_tra_i_valori_indigeni_e_i_valori_cristianihttp://www.fides.org/it/news/63789-AMERICA_Sinodo_sull_Amazzonia_Mostrare_la_vicinanza_tra_i_valori_indigeni_e_i_valori_cristianiAmazzonia - "Non potevo dire di no. Ho accettato di contribuire con la mia esperienza di tutti questi anni tra le popolazioni indigene, nella liturgia, nella catechesi e nell'evangelizzazione inculturata, nonché di contribuire alla riflessione sulla spiritualità indigena, dal punto di vista della teologia indigena che accompagno da quasi venti anni". Così dichiara il sacerdote Tuyuka p. Justino Sarmento Rezende, contattato dall’Agenzia Fides, scelto tra i cinque consulenti esperti che aiuteranno il Consiglio pre-sinodale a preparare il Sinodo speciale dei Vescovi sull'Amazzonia del 2019. Mauricio López, Segretario esecutivo della Rete ecclesiale panamazzonica , ha annunciato i nomi dei cinque consulenti, selezionati da un elenco di oltre 25 nomi, specifcando che, sebbene non facciano parte del Consiglio, parteciperanno alle riunioni di lavoro con compiti molto specifici. <br />Parlando a Fides, p. Justino Sarmento Rezende aggiunge poi che ha anche accettato perché, essendo sacerdote da 24 anni e religioso da 34 anni - il primo sacerdote salesiano indigeno - si sente chiamato a "mostrare la vicinanza dei valori indigeni e dei valori cristiani".<br />"Questo percorso che stiamo iniziando - continua p. Sarmento - sarà di profonda esperienza ecclesiale con altri membri della Commissione e con il Santo Padre, con il quale ci incontreremo il 12 e il 13 aprile. Credo di poter imparare molto, contribuendo nel contempo a far conoscere i popoli indigeni e le esperienze dei missionari e missionarie che operano tra queste popolazioni" ha concluso, esprimendo la speranza che il Signore "ispiri saggezza e le nostre esperienze amazzoniche possano illuminare l'esperienza di altri continenti e viceversa, affinché impariamo gli uni dagli altri".<br />I cinque esperti lavoreranno con il Consiglio pre-sinodale guidati da Papa Francesco e accompagnati nel coordinamento dal Card. Baldisseri, Segretario del Sinodo dei Vescovi. "Il Dio della vita ci guidi e ci illumini in questo importante compito, ci doni il discernimento e il coraggio, e sappiamo essere fedeli alla voce di Cristo incarnato nei popoli e nel territorio dell'Amazzonia" conclude la lettera del Segretario della REPAM. <br />Wed, 21 Feb 2018 11:40:41 +0100AFRICA/EGITTO - al Azhar è "aperta" agli studenti copti (ma devono memorizzare il Corano)http://www.fides.org/it/news/63788-AFRICA_EGITTO_al_Azhar_e_aperta_agli_studenti_copti_ma_devono_memorizzare_il_Coranohttp://www.fides.org/it/news/63788-AFRICA_EGITTO_al_Azhar_e_aperta_agli_studenti_copti_ma_devono_memorizzare_il_CoranoIl Cairo – L'Università di al Azhar, principale centro accademico-teologico dell'islam sunnita, in Egitto sostiene il consolidamento di uno Stato “moderno e democratico”, e non esclude di aprire i corsi delle proprie facoltà civili anche agli studenti cristiani copti in grado di ottemperare le condizioni di ammissione, comprese le prove di memorizzazione del Corano. Lo ha dichiarato Abbas Shuman, “numero due” della prestigiosa istituzione guidata dal Grande Imam Ahmed al Tayyib, secondo quanto riportato da fonti egiziane come Copts United). <br />Come riferito dall'Agenzia Fides, già nel marzo 2017 la possibilità di vedere ammessi ai corsi di al Azhar studenti copti aveva provocato accese discussioni nella società egiziana, dopo che il deputato Mohammed Abu Hamed aveva annunciato l'intenzione di presentare un progetto di legge per consentire ai cristiani di frequentare i corsi e conseguire i titoli di studio presso l'istituzione accademica sunnita. A quel tempo, lo stesso sheikh Abbas Shuman aveva fatto notare che gli studi e i corsi svolti presso l'Università “non sono adatti ai cristiani”, perché presuppongono come requisito d'ammissione una conoscenza approfondita e anche la memorizzazione di ampie sezioni del libro sacro dell'islam. Il Professor Abdel Fuad, Preside della facoltà di studi islamici, aveva invece respinto l'intera discussione come una provocazione inutile, partendo dalla constatazione che i cristiani egiziani non hanno manifestato alcuna intenzione di iscriversi all'Università di al Azhar, e che l'eventuale ingresso di uno studente cristiano in quel centro di studi islamico presupporrebbe da parte sua una familiarità con il Corano di fatto impraticabile da parte di chi non appartiene all'Umma di Mohammad. .Wed, 21 Feb 2018 11:38:47 +0100AFRICA/TOGO - Al via il dialogo politico nazionale: i cattolici pregano per la pacehttp://www.fides.org/it/news/63787-AFRICA_TOGO_Al_via_il_dialogo_politico_nazionale_i_cattolici_pregano_per_la_pacehttp://www.fides.org/it/news/63787-AFRICA_TOGO_Al_via_il_dialogo_politico_nazionale_i_cattolici_pregano_per_la_paceKolowarè – Ha preso il via a Lomé il dialogo politico nazionale fra le varie parti politiche in Togo : si confrontano il governo e la coalizione dei 14 partiti di opposizione, che ha organizzato manifestazioni di protesta quasi ogni settimana per cinque mesi, chiedendo le dimissioni del Presidente Gnassingbé e il ripristino della Costituzione del 1992. La Chiesa cattolica accompagna il processo pregando e impegnandosi per la pace. Mentre il tavolo dei negoziati riprenderà fra tre giorni, la Conferenza episcopale del Togo , ha annunciato una Settimana di preghiera, dal 16 al 23 febbraio, con l’obiettivo di “aprire serie prospettive per la fine della crisi”. Come appreso da Fides, in una lettera aperta, i Vescovi hanno invitato l’intera popolazione in tutte le parrocchie del Togo a partecipare a una speciale Adorazione Eucaristica di 24 ore, il 23 febbraio prossimo, e a organizzare una settimana di Via Crucis. “Da noi, a Kolowarè, terremo un’ora di preghiera specifica per tre giorni”, ha raccontato a Fides padre Silvano Galli, della Parrocchia St Léon IX di Kolowaré.<br />La lettera firmata dal presidente della CET, Mons. Benoît Alowonou, esorta i fedeli ad unirsi in comunione con Papa Francesco, che ha indetto una speciale preghiera il 23 febbraio per la pace nella Repubblica Democratica del Congo, nel Sud Sudan e nel mondo, per “sollecitare da Dio, la conversione di cuori, specialmente quelli che detengono il destino di questi paesi e di coloro che sono coinvolti in qualsiasi modo”. Anche l’Arcivescovo emerito di Lomé, mons. Philippe Kpodzro, ha parlato della crisi, chiedendo “la riabilitazione della Costituzione del 1992 nella sua interezza, con tutte le sue implicazioni giuridiche”.<br />Tra i leader della Chiesa cattolica è intervenuto p. Pierre Marie-Chanel Affognon che, in un messaggio rivolto ai leader politici cattolici, ha dichiarato: “E ‘urgente per ogni politico e per ogni uomo e donna di buona volontà, assumersi le proprie responsabilità impegnandosi maggiormente per la pace sociale, che implica necessariamente la giustizia sociale, lo stato di diritto e la democrazia”. “L'amore per la verità non deve mai lasciare il dibattito politico”, ha aggiunto p. Affognon, incoraggiando i partecipanti al dialogo “a rinunciare alla menzogna, all'orgoglio, all'egocentrismo che hanno destabilizzato la convivenza e lo sviluppo integrale del nostro paese”. Il sacerdote togolese ha inoltre raccomandato ai politici di tenere conto della dottrina sociale della Chiesa nella governance del paese.<br />Il 19 febbraio, in occasione della cerimonia di apertura della sessione di dialogo denominata “Lomè 2018” il presidente del Ghana, Nana Akufo-Addo, ha sottolineato la sua neutralità, il suo ruolo di facilitatore, e il suo desiderio di vedere il Togo crescere verso lo stato di diritto. “Questa è la sfida della nostra generazione in Africa ed è importante che noi leader riusciamo a risolvere i problemi nazionali, perché questo favorirà il progresso e il benessere della nostra gente”, ha dichiarato Nana Akufo-Addo. Durante la sessione plenaria, i diversi partiti hanno dato priorità a dibattere di “misure pacifiche e alla creazione di un clima di fiducia”.<br />La coalizione di 14 partiti di opposizione, da parte sua, ha aderito alla sospensione delle manifestazioni in attesa dell'esito del dialogo. Le principali richieste della cittadinanza restano: il ritorno alla Costituzione del 1992; la revisione del quadro elettorale con il diritto di voto per i togolesi all’estero; lo sblocco delle istituzioni della Repubblica e il rilascio di tutti i prigionieri politici. Wed, 21 Feb 2018 11:29:20 +0100AMERICA/STATI UNITI - I Vescovi: Giornata nazionale di impegno civile per salvare i dreamershttp://www.fides.org/it/news/63786-AMERICA_STATI_UNITI_I_Vescovi_Giornata_nazionale_di_impegno_civile_per_salvare_i_dreamershttp://www.fides.org/it/news/63786-AMERICA_STATI_UNITI_I_Vescovi_Giornata_nazionale_di_impegno_civile_per_salvare_i_dreamersWashington - I Vescovi statunitensi hanno lanciato per il 26 febbraio una speciale “Giornata Nazionale Cattolica di telefonate per la Protezione dei Dreamers”, i giovani immigrati che, giunti negli Stati Uniti da piccoli e senza documenti legali al seguito dei genitori, rischiano la deportazione nei paesi di origine. I Vescovi invitano i fedeli di tutto il paese e i parlamentari eletti “a tutelare i dreamers dalla deportazione, di assicurare loro una via per ottenere la cittadinanza”. Il comunicato pervenuto all’Agenzia Fides ricorda ai cattolici che “la nostra fede ci muove ad accompagnare i più bisognosi, tra i quali i nostri fratelli e le nostre sorelle immigrati. Dobbiamo dimostrare loro il nostro sostegno e la nostra solidarietà in modo speciale. Ora è il momento di agire”. <br />Nella sessione del 15 febbraio, il Senato USA, a maggioranza repubblicana, aveva respinto di misura quattro proposte relative all'immigrazione, due di queste promosse dal governo Trump, lasciando in stand-by la riforma generale dell'immigrazione annunciata dal presidente durante il discorso sullo “stato dell'Unione”, pronunciato il 30 gennaio scorso.<br />Subito, l'Arcivescovo di Santa Fe, John C. Wester, aveva lanciato un appello urgente per la difesa dei dreamers. “Per loro, il tempo stringe - aveva detto - il Congresso deve approvare una misura bipartisan che dia a questi giovani urgente sollievo”. La preoccupazione riguardava in particolare la sorte dei 1,8 milioni di giovani del programma DACA che perderebbe validità il 5 marzo, come promesso dal presidente Trump .<br />Dall’inizio di febbraio altri Vescovi e religiosi stanno esercitando pressione sui parlamentari e sull'opinione pubblica a favore della riattivazione del DACA. L'Università cattolica di Notre Dame nell'Indiana, ha ribadito che l’ateneo “continuerà a sostenere finanziariamente gli studenti dreamers, a mantenere le loro iscrizioni, a fornire loro assistenza legale”. Anche se la situazione sembra in una fase di stallo, alcuni esperti, come Kevin Appleby, direttore della politica migratoria internazionale presso il “Center for Migration Studies” di New York, intravedono una speranza: “Il fatto che la proposta quadro del presidente è stata respinta potrebbe aprire la strada a un disegno di legge più ristretto che conceda la cittadinanza ai giovani senza documenti, senza decimare il sistema di immigrazione familiare”. Il pacchetto-Trump, infatti, avrebbe tagliato clamorosamente i ricongiungimenti familiari. “I Vescovi e la comunità cattolica degli Stati Uniti possono assumere un ruolo guida nel continuare a sottolineare la necessità morale di offrire protezione a questi giovani” ha concluso l'esperto.<br />Sin da settembre, quando il presidente Donald Trump derogò il DACA dell'era Obama e chiese al Congresso di trovare una soluzione legislativa, l'Episcopato cattolico ha alzato la voce a favore dei beneficiari del DACA. Dal 2012, questo programma ha permesso ai minorenni giunti negli Stati Uniti con i loro genitori senza permesso legale di ricevere un periodo di protezione di due anni e di avere diritto a un permesso di lavoro. Wed, 21 Feb 2018 10:59:56 +0100ASIA/INDIA - Appello dei leader religiosi: "Stop alla violenza mirata sulle minoranze"http://www.fides.org/it/news/63785-ASIA_INDIA_Appello_dei_leader_religiosi_Stop_alla_violenza_mirata_sulle_minoranzehttp://www.fides.org/it/news/63785-ASIA_INDIA_Appello_dei_leader_religiosi_Stop_alla_violenza_mirata_sulle_minoranzeBhopal - "Urge fermare le violenze mirate contro i cristiani": è l'appello rivolto dai leader cristiani al primo ministro del Madhya Pradesh, Shivraj Chauhan, e a tutti i leader politici indiani. Come appreso dall'Agenzia Fides, l'appello è stato lanciato durante un seminario interreligioso tenutosi nei giorni scorsi a Bhopal, nel Madhya Pradesh, India centrale, incentrato sul tema della pace e dell'armonia nazionale, cui hanno preso parte leader indù, cristiani, musulmani e di altre religioni.<br />I leader presenti hanno ricordato l'alto numero di episodi di violenza avvenuti contro la comunità cristiana nel paese nel 2017, in particolare nello stato del Madhya Pradesh. Secondo un rapporto inviato a Fides dalla organizzazione cristiana “Evangelical Fellowship of India" , il 2017 è stato uno degli anni più traumatici per i cristiani in India, riportando almeno 351 casi di violenza nel corso dell'anno. E si tratta, secondo l'Efi, solo degli incidenti denunciati. <br />Allarmati per l'enorme numero di episodi di violenza contro le minoranze religiose nel 2017, i leader religiosi hanno chiesto al governo di "intraprendere azioni rigorose e urgenti contro i gruppi responsabili di tale caos”. Il leder induista Acharya Maharaj e quello musulmano Shahar Quazi Mohammad Ishrat Ali hanno denunciato “forze estremiste che prendono di mira i cristiani e altri gruppi vulnerabili”. Il Vescovo di Indore, mons Chacko Thottumarickal ha presentato un Memorandum, cofirmato da tutti gli altri leader, da sottoporre ai capi politici del Madhya Pradesh e anche a livello federale. <br />Il Memorandum, pervenuto a Fides, elenca incidenti come: detenzione di bambini con il pretesto di frenare le conversioni; irruzione di militanti induisti alle riunioni di preghiera; violenze gratuite sui credenti. Il tutto con crescente coinvolgimento della polizia in tali azioni.<br />Secondo l'All India Catholic Union , “in vari stati dell'India, come il Madhya Pradesh, alcune leggi denominate 'leggi sulla libertà di religione' sono abitualmente usate come scudo per disturbare o compiere abusi sulle comunità minoritarie. Queste leggi devono essere abrogate”.<br />Lancy D. Cunha, Presidente nazionale dell'AICU, rimarca a Fides: “Critichiamo il crescente abuso di simboli religiosi nel discorso politico e invitiamo i capi religiosi a educare le loro comunità e i cittadini a rafforzare le tradizioni democratiche, compresa la libertà religiosa e i diritti umani, la libera partecipazione alle elezioni, l'etica nella politica, e a non incitare alla violenza o a polarizzare la società”. L’AICU - il più grande e antico movimento di laici cristiani nel paese - si dice “profondamente preoccupata per il fallimento del governo nel condannare e contenere le minacce alla libertà di espressione nel paese” e ribadisce il suo impegno “nel difendere i diritti dei dalit e dei tribali, specialmente quelli che professano la fede cristiana". Wed, 21 Feb 2018 10:23:57 +0100AFRICA/LESOTHO - Nomina del Direttore nazionale delle POM, d. Felix Lerata Mahlatsihttp://www.fides.org/it/news/63784-AFRICA_LESOTHO_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_POM_d_Felix_Lerata_Mahlatsihttp://www.fides.org/it/news/63784-AFRICA_LESOTHO_Nomina_del_Direttore_nazionale_delle_POM_d_Felix_Lerata_MahlatsiCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 16 novembre 2017 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Lesotho per un quinquennio , il rev. d. Felix Lerata Mahlatsi, del clero diocesano di Leribe. <br />Il nuovo Direttore nazionale ha 46 anni ed è stato ordinato sacerdote il 9 luglio 1994. Ha studiato presso il Seminario “St Theresa Seminary” e presso il Seminario maggiore “St Augustine”. E’ stato rettore del St. Joseph Seminary. <br />Wed, 21 Feb 2018 09:12:52 +0100AFRICA/CONGO RD - I Vescovi: “In atto una campagna di diffamazione della Chiesa mentre il Paese si prepara al voto”http://www.fides.org/it/news/63783-AFRICA_CONGO_RD_I_Vescovi_In_atto_una_campagna_di_diffamazione_della_Chiesa_mentre_il_Paese_si_prepara_al_votohttp://www.fides.org/it/news/63783-AFRICA_CONGO_RD_I_Vescovi_In_atto_una_campagna_di_diffamazione_della_Chiesa_mentre_il_Paese_si_prepara_al_votoKinshasa - “Denunciamo la campagna di screditamento e di diffamazione della Chiesa cattolica e della sua gerarchia”, afferma la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo nella dichiarazione pubblicata al termine dell’Assemblea Plenaria Straordinaria, tenutasi a Kinshasa dal 15 al 17 febbraio. I Vescovi della Repubblica Democratica del Congo si dicono “profondamente preoccupati per i fatti molto gravi e gli atteggiamenti ostili” mentre il Paese si prepara alle elezioni presidenziali e legislative prevista il 23 dicembre.<br />Il documento, giunto all’Agenzia Fides, denuncia “la repressione sanguinosa” delle manifestazioni pacifiche del 31 dicembre 2017 e del 21 gennaio 2018, promosse dal Comitato Laico di Coordinamento , un’organizzazione laicale cattolica. “Perché così tanti morti, feriti, arresti, rapimenti, attacchi a parrocchie e a comunità ecclesiastiche, umiliazioni, torture, intimidazioni, profanazioni di chiese, divieti di pregare?” denunciano i Vescovi, che ricordano che i manifestanti chiedevano pacificamente l’applicazione integrale dell’Accordo del 31 dicembre 2016, mediato dalla CENCO e volto a portare il prima possibile il Paese alle elezioni.<br />“La comunità nazionale e internazionale è testimone di una serie di campagne d’intossicazione, di discredito e di diffamazione volta a indebolire la forza morale della Chiesa, particolarmente di Sua Eminenza il Cardinale Laurent Monsengwo, , e a distogliere l’attenzione della popolazione dai veri problemi” afferma la dichiarazione.<br />A preoccupare i Vescovi vi è inoltre l’estensione delle zone di insicurezza in diverse province: “nel Grand Kasai, nel Nord e Sud Kivu, nell’Ituri, la presenza di assalitori che seminano la morte e la desolazione fa pensare alla messa in esecuzione di un piano di occupazione e di balcanizzazione costantemente denunciato” scrivono i Vescovi. “A questo stadio del processo elettorale si ha il diritto di chiedersi: a chi giova la destabilizzazione del Paese?”.<br />Le tensioni sono accresciute dalla mancata attuazione nella loro interezza degli Accordi del 31 dicembre 2016, soprattutto per quel che concerne la libertà di stampa, la liberazione dei prigioni politici e il ritorno in patria degli oppositori esiliati all’estero, e per le polemiche sulle macchine elettorali elettroniche previste dalla Commissione Elettorale Indipendente . L’opposizione, la società civile e alcuni partner internazionali della RDC affermano che questi strumenti, volti a velocizzare le operazioni di voto e il loro conteggio, rappresentino più un problema che una soluzione, per il timore che siano utilizzati per truccare le elezioni.<br />La CENCO riafferma l’urgenza di andare a votare nel 2018 e chiede l’applicazione integrale dell’Accordo di San Silvestro, permettendo la libertà di espressione e di manifestazione, e la liberazione di coloro che sono stati arrestati nel corso delle precedenti manifestazioni.<br />“A dieci mesi dal voto, facciamo ancora appello alla responsabilità delle persone e delle istituzioni incaricate della preparazione e dell’organizzazione delle elezioni nel supremo interesse della Nazione. Con l’intercessione della Santa Vergine Maria, Nostra Signora del Congo e Regina della pace, Dio benedica la Repubblica Democratica del Congo e il suo popolo” concludono i Vescovi. <br />Tue, 20 Feb 2018 11:39:00 +0100AMERICA/PANAMA - La sfida dei Vescovi: i giovani esclusi e vulnerabili partecipino alla GMG 2019http://www.fides.org/it/news/63782-AMERICA_PANAMA_La_sfida_dei_Vescovi_i_giovani_esclusi_e_vulnerabili_partecipino_alla_GMG_2019http://www.fides.org/it/news/63782-AMERICA_PANAMA_La_sfida_dei_Vescovi_i_giovani_esclusi_e_vulnerabili_partecipino_alla_GMG_2019Panama – “Giovani panamensi, i giovani si fanno strada guardando al futuro con speranza; voi siete missionari di Gesù. Vi invito alla GMG 2019 a Panama, una festa dove incontreremo Gesù, per mano a Maria, insieme al successore di Pietro" ha esortato Mons. José Domingo Ulloa, Arcivescovo di Panama, in una dichiarazione ricevuta dall'Agenzia Fides, durante la registrazione ufficiale di tutti i Vescovi panamensi e dei giovani di ciascuna circoscrizione ecclesiastica come pellegrini per la Giornata Mondiale della Gioventù, che si è svolta domenica scorsa, 18 febbraio, ad Atalaya, diocesi di Santiago.<br />L'Arcivescovo ha sottolineato che, come paese ospitante, una delle sfide che dovranno essere affrontate sarà quella di "garantire che i giovani esclusi e vulnerabili possano partecipare a questa esperienza unica che segnerà le loro vite in modo positivo, poiché forse molti hanno perso la speranza". Quindi, continuando con le sfide da affrontare, Mons. Manuel Ochogavía, Vescovo di Colon-Kuna Yala e responsabile della Pastorale giovanile nazionale, ha aggiunto: "La più grande sfida che abbiamo come paese, non è lo sviluppo dell'iniziativa in sè stessa, ma la sfida di aprire i nostri cuori a tutti i pellegrini del mondo".<br />"Papa Francesco ha pensato a Panama, soprattutto per i giovani delle periferie sociali di oggi – ha continuato Mons. Ochogavía -, e dobbiamo promuovere un luogo per conoscerci e riconoscerci come fratelli, in uno spazio di dialogo e di scambio, che è ciò che si viene a creare nella Gmg".<br />Il Vescovo di Colón, una delle zone più colpite dall'emarginazione e dalla violenza nel Paese, ha sottolineato: "Dobbiamo e possiamo ritrovarci sulla strada degli ideali comuni di fede, speranza, pace universale e fraternità".<br />I 5.619 giovani delle periferie panamensi che si sono registrati questa domenica, hanno ricevuto l'invito ad essere protagonisti della propria storia e del paese, partendo dalla loro partecipazione alla Gmg, per essere in grado di favorire il cambiamento di cui la Chiesa universale e il mondo hanno bisogno.<br />Attualmente hanno chiesto la registrazione alla Gmg, 1.041 gruppi di giovani per un totale di 42 mila pellegrini provenienti da quasi 70 paesi. Secondo il Multidimensional Poverty Index di Panama, il 19,1% delle persone a Panama vive in famiglie povere multidimensionalmente, essendo uno dei paesi latinoamericani che mostra i maggiori squilibri nella concentrazione della ricchezza. <br />Tue, 20 Feb 2018 11:37:55 +0100AMERICA/PARAGUAY - “Incontro con Cristo povero”: giovani in missione nelle località ruralihttp://www.fides.org/it/news/63781-AMERICA_PARAGUAY_Incontro_con_Cristo_povero_giovani_in_missione_nelle_localita_ruralihttp://www.fides.org/it/news/63781-AMERICA_PARAGUAY_Incontro_con_Cristo_povero_giovani_in_missione_nelle_localita_ruraliAsunción - Un esercito di 1.300 missionari dai 18 ai 33 anni invaderà dal Martedì Santo alla Pasqua 13 località rurali del Paraguay e un carcere minorile, con l'obiettivo di annunciare la Buona Novella a circa 20.000 giovani ed adulti che hanno scarse possibilità di ascoltarla. “La fede dei giovani missionari è solida e tanti di loro finiscono per continuare nel tempo il loro impegno nella Chiesa”, osserva all'Agenzia Fides don Pedro Kühlcke, assessore ecclesiastico delle Missioni Universitarie Cattoliche , illustrando l’iniziativa. <br />“Ho sempre desiderato di vivere la Settimana Santa più profondamente” confida la giovane Ximena, che in questa Settimana Santa sarà a Coronel Oviedo Sur, come l'anno scorso. “Era la prima volta, e sapevo che avrei dovuto uscire dalla mia comodità, e mi sarei incontrata, nella preghiera, con molte mie miserie. Ma sapevo anche che sarebbe stato un momento di pienezza”.<br />Ogni località riceve i giovani missionari per tre anni consecutivi, per dare solidità al percorso di crescita delle comunità. “In molte di queste comunità, per molte ragioni, come la distanza, l'accessibilità delle strade di terra quando piove, o la scarsità di sacerdoti, si celebra la messa una volta al mese o anche meno frequentemente”, spiegano gli organizzatori all'Agenzia Fides. “Per questo - racconta Bruno - nella prima casa nella quale siamo entrati, fatta di terra e paglia” , “mi sono reso conto che per quella signora noi saremmo stati ciò che più assomigliava a un Cristo vivo che avrebbe incontrato per molto tempo”. “Spesso, per via del guaranì - lingua materna nella maggior parte del Paraguay ma poco parlata nelle grandi città - non capiamo del tutto ciò che la gente ci dice. Ma quello che conta è il nostro atteggiamento di ascolto. Quando lo avvertono, le persone si sentono amate e si aprono, magari liberandosi del fardello che hanno nel cuore”. Rubén, cileno residente in Paraguay, confessa: “Ho incontrato Dio negli sguardi pieni di vita dei bambini, nell'accoglienza amorosa che ho ricevuto dal primo momento. Prego per questa missione”.<br />Le Missioni Universitarie Cattoliche , sono arrivate alla 18a edizione ispirate dall'omonima iniziativa della Pontificia Università Cattolica del Cile, e sono animate e promosse da giovani di diversi carismi e movimenti ecclesiali. L'allegria, l'entusiasmo e lo spirito di famiglia, ma anche la profonda spiritualità, caratteristica del popolo paraguayano, muovono i missionari, che visiteranno gli abitanti dei villaggi casa per casa portando con loro la Bibbia e l'immagine della Madonna più amata da ciascuna comunità. Il 56 % della popolazione del Paraguay ha meno di 30 anni. <br />Tue, 20 Feb 2018 11:32:53 +0100ASIA/INDONESIA - Movimenti studenteschi, di tutte le religioni, impegnati per la pace e la convivenzahttp://www.fides.org/it/news/63780-ASIA_INDONESIA_Movimenti_studenteschi_di_tutte_le_religioni_impegnati_per_la_pace_e_la_convivenzahttp://www.fides.org/it/news/63780-ASIA_INDONESIA_Movimenti_studenteschi_di_tutte_le_religioni_impegnati_per_la_pace_e_la_convivenzaAmboina - I giovani indonesiani non si lasceranno intimidire, né provocare da quanti vogliono creare nuovi scontri interreligiosi nel paese: è quanto affermano 16 leader delle organizzazioni studentesche e giovanili, di diverse religioni e provenienza, in un appello inviato all'Agenzia Fides. Rilevando una serie di atti intimidatori contro luoghi di culto e comunità religiose, in tutta l'Indonesia, i leader dei movimenti giovanili chiedono a tutti di mantenere la calma, di non cedere alle provocazioni, di lavorare in modo condiviso per l’armonia e la convivenza sociale. <br />Tra i recenti episodi di violenza citati nell'appello, si ricordano: l'intimidazione a K.H. Umar Basri, studioso islamico della Nahdlatul Ulama, preside del Al-Hidayah Islamic Boarding School di Cicalengka, a Bandung, il 27 gennaio; il tentato omicidio di H.R. Prawoto, ulama e presidente di Islam Union, il 1° febbraio; la violenza contro il monaco buddista Mulyanto Nurhalim e i suoi seguaci nel villaggio di Caringin, a Tangerang, il 7 febbraio; l'attacco alla chiesa di Santa Ludwina nel villaggio di Trihanggo, Sleman, a Yogyakarta e il ferimento del gesuita Karl Edmud Prier, l'11 febbraio; la distruzione della moschea di Tuban a Giava Orientale; le aggressione al tempio indù a Bima, Nusa Tenggara Occidentale, il 12 febbraio.<br />Questi incidenti, sostengono i leader studenteschi, minano la sicurezza e la stabilità a livello regionale e nazionale e potrebbero innescare nuovi conflitti. “I gruppi intolleranti e radicali vanno affrontati perché anche i micro-conflitti siano risolti pacificamente" afferma il testo, invitando le diverse istituzioni ad "un coordinamento sinergico per una azione preventiva sistematica". Gli studenti invitano funzionari pubblici, leader religiosi, leader della comunità, politici e responsabili delle organizzazioni sociali “ad agire responsabilmente e a non rilasciare dichiarazioni provocatorie”. I giovani auspicano "che tutti svolgano un ruolo attivo nell'educare la popolazione all'armonia nazionale basata sulla Pancasila e sulla Costituzione del 1945”.<br />Tra le organizzazioni firmatarie dell'appello, in rappresentanza di giovani musulmani, cristiani, indù, buddisti e di altre religioni, vi sono: Union of Catholic University Students of the Republic of Indonesia; Youth Muslim Indonesia; Muslim Students’ Association; Hindu Dharma Students Union of Indonesia; Muhammadiyah Students Association; Islamic Unity Student Association; Union of Indonesian Moslem University’s Students; Indonesian Muslim Students Movement; National Front of Indonesian Muslim Students; Union of Indonesian Buddhist Students; Indonesian National Student Movement; Al Washliyah Students' Association; Indonesian Islamic Youth Movement; Indonesian Christian Students Movement; Indonesian Chinese Youth Association. Tue, 20 Feb 2018 11:15:22 +0100ASIA/ISRAELE - Il Parlamento israeliano boccia la proposta di legge sul riconoscimento del “Genocidio armeno”http://www.fides.org/it/news/63779-ASIA_ISRAELE_Il_Parlamento_israeliano_boccia_la_proposta_di_legge_sul_riconoscimento_del_Genocidio_armenohttp://www.fides.org/it/news/63779-ASIA_ISRAELE_Il_Parlamento_israeliano_boccia_la_proposta_di_legge_sul_riconoscimento_del_Genocidio_armenoGerusalemme – Il Parlamento israeliano ha respinto un progetto di legge presentato da Yair Lapid, rappresentante del partito centrista e laico Yesh Atid, che avrebbe ufficializzato il riconoscimento da parte di Israele del “Genocide armeno”. Il voto preliminare che ha interrotto l'iter parlamentare del progetto di legge era avvenuto mercoledì 14 febbraio. Il vice-ministro degli esteri israeliano, Tzipi Hotovely, ha dichiarato che Israele non prenderà ufficialmente posizione sulla questione del Genocidio armeno, “tenendo conto della sua complessità e delle sue implicazioni diplomatiche". <br />Il 26 aprile 2015 il Presidente israeliano Reuven Rivlin aveva ospitato presso la residenza presidenziale di Gerusalemme un evento commemorativo per ricordare i cento anni dagli stermini pianificati degli armeni avvenuti un secolo prima in Anatolia. Durante quella cerimonia, il Presidente Rivlin aveva ricordato che il popolo armeno fu “la prima vittima dei moderni stermini di massa”, ma aveva evitato di usare la parola “Genocidio” per indicare i massacri in cui morirono più di un milione e 500mila persone. <br />Anche il Presidente USA Donald Trump, il 24 aprile 2017, ha dedicato un pronunciamento ufficiale ai massacri pianificati subiti nella Penisola anatolica dagli armeni nel 1915, ma ha evitato di applicare a quei massacri sistematici la definizione di “Genocidio armeno”, accodandosi alla linea seguita dai suoi ultimi 4 predecessori, anche per non suscitare reazioni risentite da parte della Turchia. . Tue, 20 Feb 2018 10:40:24 +0100ASIA/PAKISTAN - Blasfemia sui social media: arrestato un cristianohttp://www.fides.org/it/news/63778-ASIA_PAKISTAN_Blasfemia_sui_social_media_arrestato_un_cristianohttp://www.fides.org/it/news/63778-ASIA_PAKISTAN_Blasfemia_sui_social_media_arrestato_un_cristianoLahore - Il 17enne cristiano Patras Masih è stato accusato di blasfemia sui social media e arrestato ieri a Lahore. Come appreso dall'Agenzia Fides, la denuncia, in base all'articolo 295-c del Codice penale pakistano , è stato registrata il 19 febbraio 2018 alla stazione di polizia di Shahdara, sobborgo alla periferia nord di Lahore, dopo che il caso era scoppiato e circa tremila attivisti e militanti avevano bloccato le strade, chiedendo l'arresto e l'impiccagione pubblica dell'accusato.<br />Secondo la denuncia, Patras Masih, residente a Shahdara e impiegato in una banca locale, gestiva un gruppo sul social network Facebook, dove aveva caricato contenuti blasfemi, che hanno ferito i sentimenti religiosi dei musulmani. Patras Masih si difende affermando che alcuni giorni prima aveva smarrito il suo telefono cellulare e che qualcun altro avrebbe pubblicato quei contenuti ritenuti blasfemi.<br />Come riferito a Fides, l'uomo è riuscito a salvarsi da un linciaggio, fuggendo poco prima che una folla inferocita facesse irruzione nella sua casa. I manifestanti si sono spostati poi verso il centro del quartiere dove hanno organizzato un sit-in per alcune ore, protestando sotto la guida dei leader del gruppo "Tehreek-e-Labaik Pakistan" che denunciavano la blasfemia sui social media. Quando la polizia è intervenuta per sedare gli animi, il giovane si è costituito e una denuncia ufficiale è stata registrata contro di lui. A quel punto i manifestanti si sono dispersi pacificamente. <br />Ieri si sono vissute ore di tensione: i cristiani residenti dell'area erano spaventati perché alcuni estremisti hanno minacciato di attaccare e incendiare le case dei cristiani, ma la polizia ha mantenuto il controllo della situazione, pattugliando il quartiere.<br />Sardar Mushtaq Gill, avvocato cristiano e difensore dei diritti umani nota all'Agenzia FIdes: "L'accusa di blasfemia è una questione sempre molto delicata in Pakistan e gli accusati diventano un facile obiettivo per gli estremisti, che fomentano le folle, specialmente se gli imputati non sono musulmani. Una folla inferocita può linciare qualsiasi accusato, prima che se ne accertino le presunte responsabilità. Queste leggi sulla blasfemia dovrebbero essere abrogate per tutelare lo stato di diritto in Pakistan". Tue, 20 Feb 2018 10:21:32 +0100AFRICA/NIGERIA - Superare il peccato del tribalismo: una sfida per la Chiesa in Africahttp://www.fides.org/it/news/63777-AFRICA_NIGERIA_Superare_il_peccato_del_tribalismo_una_sfida_per_la_Chiesa_in_Africahttp://www.fides.org/it/news/63777-AFRICA_NIGERIA_Superare_il_peccato_del_tribalismo_una_sfida_per_la_Chiesa_in_AfricaAhiara – La ben nota crisi etnica e tribale che ha colpito la diocesi nigeriana di Ahiara “è solo la punta dell'iceberg”, rileva all’Agenzia Fides il teologo ivoriano Donald Zagore, missionario della Società delle Missioni Africane . Ha avuto vasta eco nelle Chiese africane la vicenda che, iniziata nel 2012, è giunta fino alle dimissioni del Vescovo di Ahiara dal suo ufficio episcopale, in seguito al rifiuto di sacerdoti e laici di accogliere come Vescovo mons. Peter Ebere Opkalaeke, considerandolo “estraneo alla propria terra” . <br />Osserva il teologo Donald Zagore: “Quando nella Chiesa cattolica, la cui essenza stessa significa comunione, fraternità, unità, i membri si dividono per questioni etniche e tribali, dobbiamo seriamente porci la domanda profetica: abbiamo davvero compreso il significato del nostro tempo e della nostra fede?”.<br />“Purtroppo – prosegue - ci rendiamo conto, giorno dopo giorno, che il sangue della cultura, dell'etnia, della tribù, rimane più forte e più importante dell'acqua sacra del battesimo. Il paradigma della ‘Chiesa famiglia di Dio’ in Africa, sembra spesso un discorso privo di significato, che assume a tratti l'aspetto di una farsa. Ci stiamo spostando sempre di più dalla ‘Chiesa famiglia di Dio’ alla Chiesa tribale. Va detto con forza che questo atteggiamento è tutto tranne che cristiano” insiste p. Zagore. <br />Continua il missionario: “Il tribalismo non è in alcun modo caratteristico della Chiesa di Gesù Cristo. L'unico valore rimane il desiderio di servire Dio sottomettendoci alla Sua volontà. Una volontà che viene rilevata in termini di amore e convivenza. Come Cristo, dobbiamo categoricamente rifiutarci di lasciarci incatenare dagli intrecci dei legami tribali ed etnici, dobbiamo essere aperti all'universale, a ogni uomo e ogni donna, a prescindere dalle origini culturali, razziali ed etniche. Infatti, come dice San Paolo, 'in Cristo non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù' . In questa direzione urge un efficace lavoro pastorale”, conclude il teologo. Tue, 20 Feb 2018 10:15:00 +0100AMERICA/EL SALVADOR - Molti non si sentono rappresentati da nessun partito, ma la Chiesa invita al voto responsabilehttp://www.fides.org/it/news/63776-AMERICA_EL_SALVADOR_Molti_non_si_sentono_rappresentati_da_nessun_partito_ma_la_Chiesa_invita_al_voto_responsabilehttp://www.fides.org/it/news/63776-AMERICA_EL_SALVADOR_Molti_non_si_sentono_rappresentati_da_nessun_partito_ma_la_Chiesa_invita_al_voto_responsabileSan Salvador – “Si discute sul diritto a non votare, in un paese democratico, perché anche questa è un'espressione di malcontento. Mi sembra che anche l'annullamento del voto sia un diritto, non è che io sia a favore di questo. Sono favorevole a votare con responsabilità” ha detto ieri Mons. José Luis Escobar Alas, Arcivescovo di San Salvador, durante la consueta conferenza stampa dopo la messa domenicale nella Cattedrale metropolitana, riferendosi alle elezioni che si terranno nel paese il prossimo 4 marzo, quando la popolazione sarà chiamata alle urne per eleggere i suoi sindaci e deputati.<br />Osservando che la posizione della Chiesa è quella di promuovere la partecipazione dei cittadini alle elezioni e incoraggiare il voto responsabile, l'Arcivescovo ha aggiunto: “Se qualcuno invita ad annullare il voto, a non votare o a non andare alle urne, questo è nella libertà di tutti". Purtroppo, ha proseguito, “ci sono molti cittadini salvadoregni che non si sentono rappresentati da nessuna delle parti"... “ma noi, come Chiesa, abbiamo chiesto alle persone di votare in modo responsabile per scegliere quelli che hanno la migliore proposta" ha detto il Presule.<br />Mons. Escobar Alas ha anche fatto riferimento alle attività che si svolgeranno nelle diverse diocesi del paese in occasione del pellegrinaggio dei Simboli della Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019, invitando tutti i giovani a partecipare a queste attività ea "vivere la Quaresima come un tempo propizio di conversione e santificazione, attraverso la preghiera, la pratica della giustizia e la carità". <br />Mon, 19 Feb 2018 12:39:37 +0100AFRICA/NIGERIA - Dimissioni del Vescovo di Ahiara e nomina dell’Amministratore Apostolicohttp://www.fides.org/it/news/63775-AFRICA_NIGERIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Ahiara_e_nomina_dell_Amministratore_Apostolicohttp://www.fides.org/it/news/63775-AFRICA_NIGERIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Ahiara_e_nomina_dell_Amministratore_ApostolicoCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Ahiara , presentata da S.E. Mons. Peter Ebere Okpaleke, e al tempo stesso ha nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della medesima diocesi S.E. Mons. Lucius Iwejuru Ugorji, Vescovo di Umuahia. Mon, 19 Feb 2018 12:07:19 +0100VATICANO - Comunicato della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli sulla diocesi di Ahiarahttp://www.fides.org/it/news/63774-VATICANO_Comunicato_della_Congregazione_per_l_Evangelizzazione_dei_Popoli_sulla_diocesi_di_Ahiarahttp://www.fides.org/it/news/63774-VATICANO_Comunicato_della_Congregazione_per_l_Evangelizzazione_dei_Popoli_sulla_diocesi_di_AhiaraCittà del Vaticano – La Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ha diffuso oggi il seguente comunicato. "Il Santo Padre, accogliendo la richiesta di S.E. Mons. Peter Ebere Okpaleke, lo ha sollevato dall’ufficio di Vescovo di Ahiara, e allo stesso tempo lo ringrazia per il suo amore alla Chiesa.<br />Il Papa Francesco, nei mesi di giugno e luglio 2017, come da Lui richiesto, ha ricevuto 200 lettere da parte di singoli sacerdoti della Diocesi di Ahiara, in cui essi gli hanno manifestato obbedienza e fedeltà.<br />Alcuni, tuttavia, hanno fatto presente la propria difficoltà psicologica a collaborare con il Presule dopo questi anni di conflitto. In considerazione del pentimento, il Santo Padre non ha voluto procedere con sanzioni canoniche, ed ha incaricato la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli di rispondere a ciascuno di essi; la Congregazione ha esortato ogni sacerdote a riflettere sul grave danno inferto alla Chiesa di Cristo ed ha auspicato che mai in futuro abbiano a ripetersi azioni così irragionevoli di opposizione verso un Presule legittimamente nominato dal Santo Padre; ha anche chiesto che il clero compia gesti di perdono e di riconciliazione nei confronti del Presule. <br />Il Santo Padre è grato a quanti, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, hanno mostrato vicinanza a S.E. Mons. Okpaleke e lo hanno sostenuto con la propria preghiera. E’ altresì grato ai Fratelli Vescovi della Conferenza Episcopale della Nigeria per il sostegno dato al loro confratello, al quale invia una speciale Benedizione Apostolica. Ringrazia poi Sua Eminenza il Cardinale John Onaiyekan per il servizio prestato quale Amministratore Apostolico; inoltre S.E. Mons. Ignatius Kaigama, Presidente della Conferenza Episcopale, e l’Arcivescovo Metropolitano di Owerri, S.E. Mons. Anthony Obinna, per gli sforzi compiuti nella penosa vicenda.<br />Il Santo Padre non intende per ora nominare un nuovo Vescovo in Ahiara, ma si riserva di continuare ad avere Egli stesso una speciale sollecitudine verso quella Diocesi, chiamando a collaborare un nuovo Amministratore Apostolico Sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis nella persona di S.E. Mons. Lucius Iwejuru Ugorji, Vescovo di Umuahia, al quale concede tutte le facoltà riservate all’Ordinario.<br />Il Santo Padre, che accompagna con la preghiera questa nuova fase della vita della Chiesa di Ahiara, auspica che con il nuovo Amministratore Apostolico si riprenda la vita ecclesiale e mai più si abbiano azioni che feriscano il Corpo di Cristo". <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/en/attachments/view/file/Bishop_OKPALEKE_-_Resignation_Letter.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/Bishop_OKPALEKE_-_Letter_to_CBCN.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Letter_to_ABP._KAIGAMA_and_CBCN_.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Lettera_al_ABP._KAIGAMA_e_CBCN_ita.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Letter_to_Bishop_OKPALEKE_.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Lettera_al_Vescovo_OKPALEKE_-_ita.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Letter_to_Card._ONAIYEKAN.pdf http://www.fides.org/en/attachments/view/file/CEP_-_Lettera_al_Card._ONAIYEKAN_-_ita.pdf http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Decreto_Nomina_-_Vescovo_UGORJI.pdf">Lettera di dimissioni di S.E.Mons. Okpaleke (in inglese) Lettera di S.E.Mons. Okpaleke alla Conferenza Episcopale (in inglese) Lettera della Congr. Evang. Popoli al Presidente della Conferenza Episcopale (in inglese) Lettera della Congr. Evang. Popoli al Presidente della Conferenza Episcopale (in italiano) Lettera della Congr. Evang. Popoli a S.E.Mons. Okpaleke (in inglese) Lettera della Congr. Evang. Popoli a S.E.Mons. Okpaleke (in italiano) Lettera della Congr. Evang. Popoli a S.E. Card. Onaiyekan (in inglese) Lettera della Congr. Evang. Popoli a S.E. Card. Onaiyekan (in italiano) Decreto di nomina di Mons. Ugorji (in latino)</a>Mon, 19 Feb 2018 11:30:16 +0100ASIA/INDIA - Il tridente o la croce? Appello a non abbandonare i principi cristianihttp://www.fides.org/it/news/63772-ASIA_INDIA_Il_tridente_o_la_croce_Appello_a_non_abbandonare_i_principi_cristianihttp://www.fides.org/it/news/63772-ASIA_INDIA_Il_tridente_o_la_croce_Appello_a_non_abbandonare_i_principi_cristianiKohima - Scegliete tra il tridente e la croce: è l'appello rivolto agli elettori dalla Nagaland Baptist Church Council - la più grande organizzazione cristiana nello stato del Nagaland - in vista delle elezioni politiche nello stato di Nagaland, che si terranno il 27 febbraio 2018, per eleggere 60 rappresentanti del Parlamento statale. In una lettera aperta, rivolta a tutti i cittadini del Nagaland e inviata all'Agenzia Fides, la NBCC chiede ai credenti di “scegliere tra tridente e la croce”, avviando nelle comunità cristiane una campagna per mettere in guardia dal nazionalismo religioso indù che sta diffondendo nello stato.<br />L'organizzazione invita i credenti di “non abbandonare i principi cristiani e la fede, solo per le lusinghe del denaro, affidandosi a coloro che cercano trapassano il cuore di Gesù Cristo”. La NBCC nota infatti che “l'India ha vissuto la peggiore situazione di violenza sulle comunità religiose minoritarie nel biennio 2015-2017, sotto il governo del partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party ”.<br />“Non possiamo negare - si legge nel testo giunto a Fides - che il movimento hindutva nel paese abbia assunto una forza senza precedenti e sia divenuto invasivo negli ultimi anni grazie al BJP, ala politica dell'RSS”. E prosegue: “Dio piange quando i politici del Nagaland corrono dietro a quanti cercano di distruggere il cristianesimo in India”.<br />Dichiarandosi “fortemente contrario alla invasione delle forze hindutva in Nagaland”, il Segretario generale della NBCC Zelhou Keyho afferma che il partito al potere al governo federale “sta combattendo con le unghie per affermare la sua presenza nel Nagaland, stato a maggioranza cristiana”. <br />La lettera prosegue mettendo in guardia dalla "propaganda" e ricordando: "Bisogna essere pienamente consapevoli del fatto che le persecuzioni sono triplicate negli ultimi anni. Pastori, fedeli cristiani e missionari vengono trascinati apertamente nelle strade, molestati, insultati, malmenati. Le loro case vengono distrutte e i bambini discriminati nelle scuole. Luoghi di culto sono stati bruciati e i credenti sono spesso disturbati e abusati . Le Bibbie sono apertamente bruciate e confiscate”. <br />Le elezioni nello stato di Nagaland sono di solito incentrate su questioni tribali, dato che la maggior parte dei candidati sono cristiani dei diversi gruppi indigeni, che si confrontano su questioni di carattere sociale ed economico . La Lettera aperta rappresenta dunque un fatto senza precedenti per i suoi toni apertamente politico-religiosi. <br />Il cristianesimo è la religione più diffusa in Nagaland. Su una popolazione di circa 2,2 milioni di abitanti, per larga maggioranza tribali, i cristiani sono il 90%. Del gruppo etnico maggioritario, i Naga, più del 96% si professa cristiano. Mon, 19 Feb 2018 11:19:56 +0100AFRICA/SUD SUDAN - “Il paese ha bisogno di unità e compassione”: la Chiesa invita a pregare per la pacehttp://www.fides.org/it/news/63771-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_paese_ha_bisogno_di_unita_e_compassione_la_Chiesa_invita_a_pregare_per_la_pacehttp://www.fides.org/it/news/63771-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_paese_ha_bisogno_di_unita_e_compassione_la_Chiesa_invita_a_pregare_per_la_paceTombura-Yambio – La comunità cattolica, durante il tempo di Quaresima, e in particolare venerdì 23 febbraio, prega per la pace in Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo. “Siamo umilmente grati al nostro amato Papa Francesco che ci invita ad unirci in preghiera e a digiunare per la pace nella nostra martoriata terra e in tutte le nazioni in difficoltà”. Si è rivolto così ai fedeli cattolici sudsudanesi, domenica 18 febbraio, Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo della diocesi di Tombura-Yambio e Presidente della Conferenza episcopale del Sudan. <br />“A nome dei fedeli cattolici e di tutto il popolo del Sudan e del Sud Sudan, vorrei esprimere il nostro sincero ringraziamento e apprezzamento al Santo Padre per il suo amore e la continua attenzione nei nostri confronti”, si legge nella nota pervenuta all'Agenzia Fides. “Fin dal primo giorno dei nostri conflitti bellici, Papa Francesco ha offerto continue preghiere e sostegno per la stabilità e la pace nel Sud Sudan, compreso il Sudan”, aggiunge il Vescovo.<br />“La Quaresima è un momento che chiama tutti noi cristiani a una riflessione più profonda sulla nostra vita, non solo al pentimento e alla riconciliazione. Il nostro Paese ha bisogno di unità, che ci guidi alla guarigione attraverso un autentico pentimento. Unità non significa una società libera da conflitti, ma piuttosto una società in cui tutte le persone possono godere della libertà e sperimentare l'amore e la compassione. È anche il momento di riesaminare noi stessi e la nostra fede di figli di Dio. Mentre ci fermiamo dai nostri soliti compiti quotidiani in questa Quaresima, riflettiamo sulla vita di Cristo, sui suoi valori, il suo altruismo e la sua volontà di resistere alle tentazioni del mondo - per ispirarci a fare del bene e influenzare gli altri ad essere messaggeri delle parole di Dio” continua mons. Kussala.<br />“In tempi bui come questi, le risposte non sono facili, ma possiamo confortarci sapendo che anche il punto più oscuro può essere rischiarato da un’unica luce, e anche la più terribile disperazione può essere illuminata da un singolo raggio di speranza. Il perdono richiede pratica, onestà, apertura mentale e la volontà di provare. Non è facile. Forse hai già provato a perdonare qualcuno e proprio non ce l'hai fatta. Forse hai perdonato e la persona non ha mostrato rimorso né ha cambiato il suo comportamento o non ha ammesso le sue offese, e ti ritrovi a non perdonare ancora. L'unico modo per sperimentare la guarigione e la pace è perdonare. Finché non siamo in grado di perdonare, rimaniamo rinchiusi nel nostro dolore e chiusi fuori dalla possibilità di sperimentare la guarigione e la libertà, esclusi dalla possibilità di essere in pace” rileva il Vescovo.<br />“La nostra Pasqua deve essere vera pace nei nostri cuori, con i nostri vicini e le nostre nazioni. Quindi, mentre ci prepariamo a rispondere alla chiamata di Cristo ad avvicinarci ancora di più a Lui in questa Quaresima, per essere riempiti di Gioia di Pasqua e autorizzati a costruire il suo Regno di Verità, Giustizia e Pace, ricordiamo le parole di saggezza del Libro del Siracide: Al povero stendi la tua mano, perché sia perfetta la tua benedizione , conclude il Presidente della Conferenza episcopale sudanese. La diocesi di Tombura-Yambio conta oltre un milione di cattolici.<br /> Mon, 19 Feb 2018 11:09:38 +0100EUROPA/RUSSIA - Strage davanti a una chiesa in Daghestan. Patriarca Kirill: vogliono rompere armonia tra cristiani e musulmanihttp://www.fides.org/it/news/63770-EUROPA_RUSSIA_Strage_davanti_a_una_chiesa_in_Daghestan_Patriarca_Kirill_vogliono_rompere_armonia_tra_cristiani_e_musulmanihttp://www.fides.org/it/news/63770-EUROPA_RUSSIA_Strage_davanti_a_una_chiesa_in_Daghestan_Patriarca_Kirill_vogliono_rompere_armonia_tra_cristiani_e_musulmaniKizljar – L'attacco di marca jihadista che ieri, domenica 18 febbraio, ha colpito i fedeli all'uscita della messa davanti alla cattedrale di San Giorgio a Kizljar, nella repubblica del Daghestan, secondo il Patriarca di Mosca Kirill rappresenta un “crimine mostruoso”, perpetrato all'inizio del tempo di Quaresima come una provocazione mirante a “provocare discordia tra gli ortodossi e i musulmani, che nel Caucaso vivono in pace da secoli”. Lo hanno riferito i portavoce ufficiali dal Patriarcato, aggiungendo che la strage ha provocato profondo dolore in tutta la Chiesa ortodossa russa, e sollecitando indagini approfondite per far emergere eventuali mandanti e complicità dell'azione criminale. <br />L'autore della strage, rivendicata dalla rete del sedicente Stato Islamico , è un giovane abitante di Kizljar che ha aperto il fuoco con un fucile da caccia sui suoi concittadini che uscivano dalla messa domenicale, provocando la morte di cinque donne prima di essere a sua volta ucciso dalle forze di sicurezza. La rivendicazione dell'attentato, diffusa da Daesh, ha presentato il terrorista come “Khalil Daghestani, soldato dell'islam”. Secondo le testimonianze rese dai presenti – compresa quella di padre Pavel, parroco della chiesa di San Giorgio -, il terrorista ha compiuto la strage al grido di “Allah Akbar”. <br />In passato, come riferito dall'Agenzia Fides , il Patriarca Kirill aveva dichiarato che “la guerra al terrorismo è la guerra santa di oggi”, per sottolineare la necessità di una mobilitazione comune della comunità internazionale contro un fenomeno da lui presentato come male globale. Più di recente , in un'intervista televisiva, lo stesso Primate della Chiesa ortodossa russa ha affermato che l'intervento militare della Russia nel conflitto siriano ha impedito il “genocidio” dei cristiani in quel Paese. .Mon, 19 Feb 2018 11:02:38 +0100