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di Cosimo Graziani
Addis Abeba (Agenzia Fides) - Lo scorso 13 febbraio il Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SECAM/SCEAM) e l’Unione Africana (UA) hanno rinnovato il loro memorandum d’intenti firmato precedentemente nel 2015. L’atto di rinnovo, avvenuto presso la sede della Commissione dell’Unione Africana a Addis Abeba, è arrivato in un momento simbolico: prima della trentanovesima assemblea dell’Unione Africana, svoltasi tra il 13 e il 15 febbraio, e a seguito dell’incontro sulla Sostenibilità e l’Igiene dell’Acqua organizzato il 7 febbraio congiuntamente dai due organismi, incontro che ha visto anche la partecipazione del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale.
Sulla scia del primo memorandum, il nuovo documento prevede la collaborazione tra SECAM e UA in settori quali la promozione e la difesa dei diritti umani, lo sviluppo della governance, dello stato di diritto, il rafforzamento delle azioni di peacebuilding, a sostegno della riconciliazione e della coesione sociale in tutto il Continente.
Il Cardinale Fridolin Ambongo Besungu, Arcivescovo Metropolita di Kinshasa e attuale Presidente del SECAM, ha espresso la sua profonda gioia per la firma del documento. Il Cardinale a fatto riferimento agli obiettivi del documento usando come metafora la parabola evangelica del Buon Samaritano, sottolineando che tali obiettivi non possono essere raggiunti dai singoli, ma che richiedono la partecipazione di tutti - Stati, istituzioni continentali, attori internazionali – e anche delle comunità di credenti e delle loro istituzioni. Ha inoltre ringraziato l’Unione Africana per il riconoscimento tributato al SECAM per il suo ruolo nella società civile, in quanto organizzazione mossa dalla fede e in grado di offrire un contributo specifico al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo messi in agenda dalla stessa UA per il 2063..
L’agenda per il 2063 è il programma di sviluppo dell’Unione Africana stillato nel 2013 in occasione del cinquantesimo anniversario della istituzione dell’organizzazione. L’Agenda ripercorre gli obiettivi del Panafricanismo che erano e sono tutt’ora alla sua base, e mirano a favorire la crescita di un’Africa prospera e in pace, guidata dai suoi cittadini e che abbia un ruolo anche a livello internazionale. Si tratta del progetto delineato da Kwame Nkrumah, primo Presidente del Ghana, e da altri leader africani che a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso guidarono la decolonizzazione, programma adattato alle nuove esigenze del Continente in un contesto che già una decade fa appariva pieno di nuove emergenze per tutte le nazioni e i popoli africani.
Nel dettaglio, l’Agenda è un documento programmatico di settantadue punti. Gli obiettivi sono multipli, e si declinano in forma analoga agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – i noti SDGs – sebbene questi ultimi siano stati adottati ufficialmente solo due anni più tardi. Tra i principali obiettivi c’è lo sradicamento della povertà nel Continente, anche grazie ad investimenti per migliorare la produttività e stimolare la creazione di posti di lavoro.
Un’altra urgenza prioritaria che l’Agenda mira a affrontare è la gestione delle risorse del Continente, questione che cresce di rilevanza col passare del tempo. Se si considera che nella corsa alle risorse minerarie e agricole dell’Africa a essere penalizzato è proprio il Continente che le possiede, l’Agenda mira a porre l’accesso e la gestione diretta delle risorse da parte di soggetti africani come base dello sviluppo economico continentale, non solo a livello di governance attraverso la creazione di strategie ad hoc, ma anche dal punto di vista delle infrastrutture cosiddette ‘soft’ come il controllo sui fatturati e la lotta ai flussi illeciti.
L’Agenda 2063 dell’UA si propone anche di affrontare tematiche che impattano in maniera più diretta e immediata la vita delle popolazioni, come la questione della disponibilità delle abitazioni e le possibili riforme per rendere l’istruzione accessibile in tutto il Continente. E come ha sottolineato anche il Cardinale Fridolin Ambongo Besungu, le comunità ecclesiali del Continente possono offrire un contributo prezioso al bene comune delle nazioni africane grazie alle loro reti di istituzioni educative, ospedali, presìdi sociali e varie commissioni coinvolte nell’opera volta a dilatare e custodire la pace, sanando e superando i conflitti che lacerano il Continente. (Agenzia Fides 22/2/2026)