ASIA/TERRA SANTA - Appello di 53 Organizzazioni umanitarie: “false narrazioni” per sabotare chi salva vite in Palestina

venerdì, 2 gennaio 2026 terra santa   gerusalemme   caritas   assistenza umanitaria  

Caritas Polska

Gerusalemme (Agenzia Fides) - C’erano sia Caritas Internationalis che Caritas Jerusalem tra le 37 organizzazioni umanitarie raggiunte il 30 dicembre scorso dalla notifica inviata dalle autorità israeliane per avvisare che le loro “registrazioni” sarebbero scadute il giorno dopo, mercoledì 31 dicembre.

A partire da quella data, le autorità israeliane concedevano alle 37 organizzazioni 60 giorni di tempo per cessare le proprie operazioni di assistenza umanitaria a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.

Le misure delle autorità israeliane erano state giustificate facendo riferimento al mancato adempimento dei requisiti previsti dalle nuove regole di registrazione, e in particolare alla mancata comunicazione dei dati personali "completi" relativi ai membri dei propri rispettivi staff.

53 organizzazioni umanitarie internazionali operanti nei Territori palestinesi hanno denunciato in una nota congiunta che “le recenti misure di registrazione adottate da Israele ostacoleranno un’azione umanitaria cruciale in un momento in cui i civili si trovano ad affrontare un bisogno umanitario acuto e diffuso, nonostante il cessate il fuoco a Gaza”.

Le Ong ribadiscono di essere impegnate a fornire “assistenza salvavita su larga scala” lavorando in collaborazione con le Nazioni Unite e le organizzazioni della società civile palestinese, e chiedono a Israele di revocare le proprie misure destinate a mettere in crisi un lavoro umanitario al momento indispensabile.

La nota è firmata tra gli altri da Oxfam, Medici Senza Frontiere, Pax Christi USA, Islamic Relief e Emergency.

La nota sottolinea che in Palestina le Organizzazioni umanitarie colpite dalle misure delle autorità israeliane “supportano il 60% degli ospedali da campo, implementano quasi tre quarti delle attività di accoglienza e fornitura di beni non alimentari e forniscono tutte le cure ai bambini affetti da malnutrizione acuta grave. La loro rimozione comporterebbe la chiusura delle strutture sanitarie, l’interruzione delle distribuzioni di cibo, il collasso delle condutture per gli alloggi e l’interruzione delle cure salvavita”.
Ricordando i 500 operatori umanitari uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023, le Ong spiegano che “non possono trasferire dati personali sensibili a una parte in conflitto, poiché ciò violerebbe i principi umanitari, il dovere di diligenza e gli obblighi di protezione dei dati. False narrazioni delegittimano le organizzazioni umanitarie, mettono in pericolo il personale e compromettono la fornitura degli aiuti”.

Già il 31 dicembre, il portavoce del Patriarcato Latino di Gerusalemme Farid Jubran aveva diffuso un comunicato per chiarire che Caritas Jerusalem “è un'organizzazione umanitaria e di sviluppo che opera sotto l'egida e la governance dell'Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa. In Israele, Caritas Jerusalem è una Persona Giuridica Ecclesiastica, il cui status e la cui missione sono stati riconosciuti dallo Stato di Israele attraverso l'Accordo Fondamentale del 1993 e il successivo Accordo di Personalità Giuridica del 1997, firmati tra la Santa Sede e lo Stato di Israele”. Alla luce di questo, “Caritas Jerusalem non ha avviato alcuna procedura di nuova registrazione presso le autorità israeliane”. Mentre “Caritas Internationalis non avvia né conduce alcun intervento diretto all'interno del Paese. Caritas Jerusalem” aggiungeva il comunicato di ‘chiarificazione’ “continuerà le sue operazioni umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in conformità con il suo mandato”. (GV) (Agenzia Fides 2/1/2026)


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