di Marie-Lucile Kubacki
Banneux (Agenzia Fides) – Mostrare il legame che unisce la devozione alla Madre di Dio alla vocazione missionaria e alla gioia di annunciare il Vangelo che può essere sperimentata da ogni battezzato: è questo il cuore della prima edizione del Festival Mariale Missionario, che si terrà presso il Santuario di Nostra Signora di Banneux, in Belgio, domenica 26 luglio 2026.
Organizzato dalla Pontificia Unione Missionaria (PUM) in collaborazione con la comunità europea di pellegrinaggio vietnamita, questo evento inedito riunisce fedeli e missionari attorno alla Maria, amata e venerata nel Continente asiatico. Come spiega il padre francescano conventuale Dinh Anh Nhue Nguyen, Segretario Generale dell’Unione Pontificia Missionaria: «Si tratta della prima edizione di un festival che unisce la matrice mariana e la matrice missionaria. La devozione mariana, molto sentita nei Paesi asiatici, si unisce all’impegno missionario di tutti i battezzati. Sono chiamati ad essere discepoli missionari come Maria».
In occasione di questa prima edizione, sarà celebrata una Messa di ringraziamento per la beatificazione del sacerdote martire Francis Xavier Trương Bửu Diệp avvenuta il 2 luglio 2026, evento di grande rilevanza in quanto si è trattato della prima cerimonia di beatificazione in assoluto celebrata su suolo vietnamita. La celebrazione eucaristica (in lingua vietnamita) sarà presieduta da Frédéric Rossignol, Vescovo di Tournai. Prima della Messa, due conferenze — tenute in inglese e vietnamita — saranno animate da padre Anthony Chantry, della Società Missionaria di San Giuseppe di Mill Hill, Direttore Nazionale di Missio per l'Inghilterra e il Galles, e da padre Dinh Anh Nhue Nguyen.
Padre Anh Nhue indica che questi contributi «saranno incentrati sugli aspetti del vissuto e della testimonianza della fede in tutte le circostanze della vita, sia in parrocchia, al lavoro, a scuola e in famiglia, e quindi anche sul martirio, attorno alla promessa di Cristo venuto a "dare la propria vita" affinché le sue pecore "abbiano la vita in abbondanza"». Sottolinea inoltre che questo sguardo animato dalla fede si ricollega al Messaggio del Papa per la prossima Giornata Missionaria Mondiale, in cui il Pontefice mette l'accento sulla "Missione dell'Amore".
Ponendo la Madre di Cristo al centro del festival, gli organizzatori mettono in risalto anche un'importante realtà della vita spirituale in Asia: quella della devozione mariana come luogo privilegiato di inculturazione e di incontro interculturale nel Continente. Ma in che modo? E quali spunti possono trarre i missionari dal riconoscimento di questa realtà?
Maria, ponte tra i credenti e le culture
Il 12 settembre 2023, il centro di ricerca americano Pew Research Center ha pubblicato un'importante indagine sul buddismo, l'islam e il pluralismo religioso nell'Asia meridionale e sud-orientale, intervistando oltre 12.000 persone in Thailandia, Cambogia, Malesia, Singapore e Indonesia. L'indagine ha evidenziato che molti non cristiani venerano Maria. Per comprendere in profondità il modo in cui i cristiani e i non cristiani d'Asia si accostano alla Madre di Cristo, l'Initiative for the Study of Asian Catholics (ISAC) — una rete accademica internazionale promossa dall'Istituto di Ricerca sull'Asia dell'Università Nazionale di Singapore — in collaborazione con il Center for Marian Studies di Londra, ha organizzato un convegno di ricerca intitolato «Più universale del cattolicesimo? Maria tra le religioni asiatiche». Nel corso dell'incontro, tenutosi a metà maggio 2023, sono stati presentati 18 lavori di ricerca che esplorano le devozioni mariali in 11 Paesi e attraverso cinque tradizioni religiose.
Il teologo e antropologo Michel Chambon, coordinatore di ISAC, ha presentato i risultati sulla rivista World Mission Magazine, rilevando che la Vergine Maria trascende i confini religiosi e fornendo diversi esempi. Presso la chiesa della Novena a Singapore, così come nei luoghi di pellegrinaggio di Velankanni in India o di Mariamabad in Pakistan, migliaia di fedeli musulmani e induisti si recano regolarmente a confidare le proprie intenzioni e a fare voti a Maria. A Singapore, il movimento taoista Origin of the Self (Origine del Sé), fondato dal professor Zhang Bu Sheng, integra Maria nel proprio pantheon insieme a Gesù e San Giuseppe. Questi devoti non guardano alla maternità fisica; per loro la figura di Maria, guardata a partire dalle loro credenze, incarna piuttosto il modello compiuto della persona che, "attraverso la meditazione e la virtù, ha generato un essere divino dall'interno e ha superato la morte", illustrando la capacità universale dell'essere umano di generare un essere superiore al proprio interno e di trascendere la morte. Nell'Asia orientale, Maria coesiste con divinità femminili come il Bodhisattva Guanyin o la dea Mazu a Taiwan. Dalle statue giapponesi dell'epoca Edo (Maria Kannon) ai dipinti nascosti della dinastia Qing strategicamente attribuiti al pittore Tang Yin per sfuggire ai controlli politici, fino alle statue contemporanee coreane in granito scolpite da Choi Jong-Tae secondo lo stile buddhista del VI secolo, la figura mariana dialoga in profondità con il patrimonio artistico e spirituale asiatico.
Michel Chambon ricorda inoltre che l'attrazione per Maria si radica nell'intimità delle case, dove le sue immagini affiancano talvolta altre figure spirituali (come Guanyin nelle case cinesi-filippine). La sfera domestica diventa così il luogo primario di una "religione vissuta".
Inoltre, la riappropriazione culturale di figure come Nostra Signora di La Vang in Vietnam, rappresentata dalla fine degli anni '90 in abiti tradizionali (áo dài) e con un copricapo dorato, mostra come il cattolicesimo si ridefinisca continuamente come una fede autenticamente asiatica. «Le devozioni asiatiche sottolineano la centralità di Maria nel dialogo che le popolazioni asiatiche coltivano con le tradizioni cristiane e non cristiane», afferma Michel Chambon. «Maria in Asia rimane una questione intrigante che ci spinge ad uscire dalla nostra zona di comfort. Con i suoi vivaci devoti, è una figura stimolante che ci invita a riconsiderare la nostra posizione religiosa e i nostri modi di concettualizzare la religione, il cattolicesimo e il dialogo interreligioso».
Riunendo la comunità a Banneux, questo primo Festival Mariano Missionario dimostra così che la missione è innanzitutto una questione di incontro: quello incarnato dalla testimonianza dei martiri e quello che Maria continua a favorire tra le culture e i credenti di tutto il mondo. (Agenzia Fides 24/7/2026)