Dalle urne colombiane esce un Paese diviso

mercoledì, 24 giugno 2026 elezioni   politica   geopolitica  

Bogotà (Agenzia Fides) - di Cosimo Graziani
Bogotà (Agenzia Fides) - In Colombia il turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali ha fatto registrare - esito annunciato sulla base dei cosiddetti “risultati preliminari” - una vittoria del candidato di destra Abelardo de la Espriella. Secondo le proiezioni in attesa di conferma definitiva, il vantaggio di de la Espriella sul candidato della coalizione di sinistra Ivàn Cepeda, appoggiato dal Presidente uscente Gustavo Petro, sarebbe inferiore all’1%. Ma de la Espriella ha fatto la mossa di accreditare da subito come acquisito il risultato favorevole, proclamandosi presidente. Dal fronte opposto, Cepeda ha dichiarato di voler aspettare il conteggio ufficiale prima di riconoscere il risultato finale e di volere contestare i risultati in 27mila sezioni, il 27% del totale. Commentando le parole di de la Espriella, il presidente Petro ha dichiarato che fino ai risultati ufficiali “nessuno può dichiararsi presidente”. Alle elezioni ha partecipato il 63% degli elettori, un record per il Paese sudamericano.
La Colombia viene da un quadriennio di presidenza di sinistra, un’eccezione rispetto alla tendenza del Continente sudamericano, dove negli ultimi anni sono stati eletti presidenti di destra, come Javier Milei in Argentina. Ma in Colombia il dopo voto si preannuncia una situazione differente rispetto ad altri Paesi: se i risultati preliminari dovessero essere confermati – di solito la variazione con i dati confermati è di pochi decimali – la situazione che si presenterebbe per il nuovo presidente è quella di un Paese polarizzato.

Ciò rischia di infiammare il dibattito nazionale, considerate le politiche che de la Espriella vorrebbe approvare: il suo programma è intitolato “Patria Milagro” (la Patria del miracolo) e mette in agenda tra le altre cose la proibizione dell’aborto, la proibizione del matrimonio per le coppie dello stesso sesso e la proibizione delle adozioni per queste coppie. Per questo la sua vittoria è vista come una sciagura dai gruppi LGBTQ+. Ma a preoccupare settori più ampi di popolazione sono sono state le dichiarazioni generali fatte sui suoi avversari politici: durante la campagna elettorale ha dichiarato tra le altre cose di voler “sventrare le persone di sinistra”, nel caso avesse preso il potere. Le sue proposte prevedono anche di voler smembrare la “Paz Total”, le politiche di dialogo con i gruppi armati attivi nel Paese che Petro aveva iniziato durante la sua presidenza. L’idea di de la Espriella è quella di attutare un piano di “scontro di novanta giorni”, nei quali cercare affrontare questi gruppi armati.

Secondo analisti citati dal quotidiano El Pais, il piano prevede colpirli e di colpire anche le loro infrastrutture con azioni armate. Si i tratta di una postura securitaria, che il candidato di destra vorrebbe far sfociare nella costruzione di dieci nuove mega carceri.
A favorire il risultato a vantaggio di de la Espriella ci sarebbe stato secondo buona parte degli analisti anche il fallimento delle politiche di Gustavo Petro in questi anni, sfociati nell’ultimo periodo in alti tassi di disapprovazione da parte della popolazione. Cepeda quindi, in quanto candidato del presidente uscente, avrebbe sofferto del voto di protesta contro Petro.
La Conferenza episcopale colombiana al momento ancora non si è espressa nei confronti dei risultati delle elezioni, sebbene non sia rimasta silente nelle settimane anteriori. Il 17 giugno, dopo aver partecipato a Roma all'Udienza Generale di Papa Leone XIV, i membri della Presidenza della Conferenza episcopale di Colombia - il Vescovo Francisco Javier Múnera Correa, Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana; il Vescovo Gabriele Ángel Villa Vahos, Vicepresidente; e il Vescovo Germán Medina Acosta, Segretario Generale - avevano rivolto un messaggio al popolo colombiano, invitando tutti ad affrontare le elezioni del 21 giugno con speranza, responsabilità e serenità, e a continuare a costruire percorsi di riconciliazione, fraternità e armonia.

Il 19 giugno i Vescovi hanno anche convocato una giornata di preghiera in vista delle elezioni. L’iniziativa dei vescovi ha chiamato tutti i partecipanti alla preghiera per la pace, la riconciliazione e il discernimento dei cittadini, oltre al rafforzamento dell’unità nazionale, in un momento in cui, come hanno notato i vescovi, il Paese appare letteralmente “spaccato in due”. (Agenzia Fides 24/6/2026)


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