Anthony Naveed
Roma (Agenzia Fides) - "Sono orgoglioso che il Pakistan abbia fatto del suo meglio per riunire tutti gli attori coinvolti nelle guerra in Medio Oriente e invitarli a Islamabad ad un tavolo di mediazione. Certo, non è facile dopo un conflitto così grave e non è possibile ottenere il risultato in una sola riunione. Il Pakistan ha iniziato e continua a collaborare con gli amanti della pace e con i paesi alleati. L'opera di mediazione continua, i vertici del nostro governo stanno ancora cercando di risolvere la questione e di andare avanti": è quanto dichiara all'Agenzia Fides Anthony Naveed, politico cattolico, militante nel Partito Popolare del Pakistan (PPP) e dal febbraio 2024 vicepresidente del parlamento della Provincia del Sindh, in Pakistan meridionale.
Naveed spiega a Fides: "Credo che, in questa tragica situazione, qualcuno doveva farsi avanti e assumersi questa responsabilità. A causa della situazione di guerra in Medio Oriente, non sono solo i paesi della regione si trovano in difficoltà, ma praticamente tutto il mondo ne sta subendo le conseguenze. Tutti sono molto preoccupati perchè potrebbe verificarsi una escalation e il conflitto sfociare in una nuova guerra mondiale. In qualità di cittadino pakistano e di rappresentante della nazione pakistana, ritengo che cercare di portare la pace è un'azione importante, che va a beneficio di tutti, ed è anche il desiderio e l'appello del Papa", ricorda.
Sul ruolo del Pakistan p. Robert Mc Culloch, missionario australiano di san Colombano, per oltre 30 anni in Pakistan, oggi impegnato nella gestione dell'ospedale cattolico di Sant'Elisabeth a Hyderabad, aggiunge a Fides: "Il coinvolgimento del Pakistan per una mediazione nella guerra USA-Iran, per la tregua, risulta piuttosto naturale, perchè il paese, da un lato, ha legami con gli USA, dall'altro condivide un confine con l'Iran e ha, al suo interno, una comunità sciita di circa il 20% della popolazione, con una chiara affinità verso l'Iran. Inoltre il Pakistan ha stretto un'alleanza militare con Arabia Saudita ed Emirati Arabi, dunque è un attore perfetto per la mediazione".
Osserva p. Mc Culloch: "Se oggi la mediazione è in una fase di stallo, anche se non è tramontata, è perchè bisogna raggiungere un punto di incontro tra le parti. Non si può andare a un tavolo di mediazione con l'approccio di portare solo la propria proposta, senza accettare alcun compromesso o modifica, come hanno fatto gli USA. In una mediazione, è necessario il dialogo e, portando una proposta, occorre valutare la controproposta di chi sta di fronte, accogliendone alcuni elementi, senza imporre aut aut. Speriamo che, nei prossimi giorni, il dialogo possa riprendere e portare alla sospirata fine della guerra".
(PA) (Agenzia Fides 16/4/2026)