OFM Cap Pakistan
Lahore (Agenzia Fides) - Vicinanza e solidarietà a tutti i fedeli che vivono nella sofferenza e che subiscono violenza: è quanto ha espresso il nuovo Arcivescovo di Lahore, Khalid Rehmat OFM Cap, vistando i genitori e la famiglia di Iftkhar Masihi, un giovane cattolico trovato morto mentre era in custodia della polizia. L'Arcivescovo, insediatosi nella diocesi più importante del Pakistan il 28 marzo, ha voluto recarsi, in segno empatia e di affetto, a casa dei genitori del giovane, sconvolti dal tragico episodio verificatosi il 26 marzo nel quartiere di Kahna a Lahore. Il giovane Iftikhar Masih è stato trovato impiccato all'interno del posto di polizia della zona industriale.
Le circostanze della sua morte rimangono poco chiare e hanno sollevato interrogativi sulla sicurezza dei detenuti e sulla condotta delle forze dell'ordine. A corroborare il sospetto che si tratti di un omicidio mascherato da suicidio è stato il vice ispettore generale di Lahore, Faisal Kamran, che guida le indagini e che ha voluto registrare un caso ai sensi dell'articolo 302 del codice penale pakistano, che tratta appunto dei casi di omicidio. Nell'indagine sono stati emessi ordini di arresto immediato di agenti di polizia coinvolti nell'incidente.
L'accaduto ha suscitato profonda indignazione nella comunità cristiana di tutto il Pakistan. Il tragico episodio ha profondamente colpito la comunità dei fedeli, in merito alla responsabilità delle forze dell'ordine e alla sicurezza dei cittadini pakistani che appartengono alle minoranze religiose.
In tale quadro, il gesto dell'Arcivescovo ha voluto esprimere la sua guida e la sua responsabilità nel difendere e prendersi cura tutto il gregge dei suoi fedeli, sostenendo la fede e la carità della Chiesa di Lahore.
L'Arcivescovo ha iniziato il sul ministero pastorale con la celebrazione di insediamento il 28 marzo, ricordando, con le parole di Sant'Oscar Romero, che "un vescovo non è un amministratore o un semplice funzionario, ma un servo di Dio, un pastore, un fratello e un compagno che cammina con il popolo e comprende i segni dei tempi alla luce della fede". "Il ministero non è per il potere, ma per il servizio: sono qui non per essere servito, ma per servire" ha proseguito, dicendo che il suo ministero "non è evitare la Croce, ma portarla con amore".
Ha poi pronunciato parole per richiamare tutti all'unità: "Il nostro mondo, la nostra società, le nostre famiglie e la Chiesa a volte si trovano ad affrontare divisioni, ma il sogno di Dio è sempre l'unità. Pertanto, ha detto, come vostro Arcivescovo, la prima responsabilità è quella di servire l'unità: di unire ricchi e poveri, giovani e anziani e persone di culture diverse, perché la Chiesa non appartiene a noi, ma a Cristo, che unisce tutti". Ricordando l'imminenza della Pasqua, ha ricordato, "Cristo, attraverso il sacrificio ci unisce e ci salva".
(Agenzia Fides 31/3/2026)