Banbgkok (Agenzia Fides) - Il Partito Bhumjaithai (Orgoglio Thai), guidato dal primo ministro Anutin Charnvirakul, che aveva indetto elezioni anticipate, ha vinto le elezioni legislative dell'8 febbraio con oltre il 30% dei consensi. Anutin nei prossimi giorni inizierà i colloqui per la formazione di una coalizione di governo. Secondo i risultati ufficiali, con il 94% delle schede scrutinate, il Bhumjaithai è largamente in testa, avendo conquistato 193 seggi su 500 alla Camera dei rappresentanti. Il People's Party (Partito del Popolo) di orientamento progressista, guidato da leader Natthaphong Rueangpanyawut, ha conquistato 118 seggi, seguito dal "Pheu Thai" con 74 seggi e da altri partiti minori.
Anutin, con il voto anticipato, intendeva sfruttare il clima di mobilitazione nazionalista creatosi con il conflitto al confine con la Cambogia e con il voto sembra aver capitalizzato i sentimenti di risorto nazionalismo circolanti nella società. Presentatosi come un protettore dell'orgoglio e della sicurezza nazionale, Anutin ha detto che intende creare un esecutivo "con una maggioranza solida" e ribadito le priorità di "sicurezza nazionale": costruire un muro lungo il confine con la Cambogia; rafforzare le capacità militari; tenere chiusi i valichi di frontiera.
Anutin spera che il suo mandato possa garantire la stabilità politica necessaria per attuare un programma economico a favore delle imprese, per creare nuovi posti di lavoro promuovere settori emergenti in crescita globale, come i veicoli elettrici, le biotecnologie e l'economia digitale.
Sul fronte delle opposizioni, il People's Party ha escluso la possibilità di entrare in una coalizione guidata da Anutin. Secondo gli analisti, il partito è stato penalizzato dall'ondata nazionalista innescata dal confronto con la Cambogia, nonostante i sondaggi lo dessero in vantaggio.
Oltre al voto politico, gli elettori hanno votato con un referendum la modifica alla Costituzione, in vigore dal colpo di Stato militare del 2014 , criticata per gli ampi poteri attribuiti a un Senato non eletto, ma di 200 membri nominati, selezionati con scarsa partecipazione pubblica: questo consente ai gruppi politici più potenti di influenzarne la composizione. Oltre il 60% degli elettori ha espresso un voto favorevoli alla revisione della Costituzione.
(PA) (Agenzia Fides 9/2/2026)