AMERICA/CILE - I Vescovi chiedono “discernimento informato e voto in coscienza” per la nuova Costituzione

lunedì, 25 luglio 2022 leggi   situazione sociale   politica   diritti umani   libertà   conferenze episcopali  

Santiago (Agenzia Fides) – Il prossimo 4 settembre i cileni sono chiamati ad approvare o a respingere il testo della nuova Costituzione politica per il paese, che segna l’ultima tappa di un lungo processo iniziato con le proteste di piazza e le violenze dell’ottobre 2019. A queste era seguito un plebiscito che richiese una nuova Costituzione e l’elezione di una Convenzione incaricata di redigerla (vedi Fides 3/7/2021) per poi sottoporla all’approvazione dei cittadini. L’11 marzo 2022 si è insediato alla Presidenza del Cile Gabriel Boric, 36 anni, il leader studentesco delle proteste dell'ottobre 2019, che si propone di riformare radicalmente, in senso progressista, la struttura socio-politica cilena. Dopo la sua elezione, il Presidente aveva convocato i rappresentanti delle varie fedi religiose presenti in Cile per un incontro (vedi Fides 11/3/2022;14/3/2022; 8/4/2022).
I Vescovi cileni si sono riuniti dal 18 al 22 luglio 2022 per studiare il documento della nuova Costituzione alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, "preoccupati per la vita e lo sviluppo del nostro popolo”, e al termine dell’incontro hanno offerto i loro orientamenti “per illuminare con la Parola di Dio la coscienza di tutti, specialmente di coloro che professano la fede cristiana". Nel testo, giunto a Fides, i Vescovi sottolineano che la Costituzione "è una proposta che ci mette davanti al nostro futuro, con la sfida di discernere se il testo offerto ci dota o meno di un quadro sociale e giuridico adeguato, per costruire la pace, la solidarietà e la giustizia nella nostra patria, assicurando il funzionamento istituzionale che lo rende possibile e consente di canalizzare le esigenze della cittadinanza, soprattutto dei più vulnerabili". Dal momento che il dibattito pubblico delle ultime settimane non ha rilevato un consenso ampio e trasversale sul testo proposto, “è necessario un discernimento informato e un voto in coscienza, mettendo sempre al primo posto il bene comune del Paese”.
Non avendo l’intento di proporre soluzioni tecniche, ma solo di unire la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, secondo la Dottrina sociale della Chiesa che si fonda su principi e valori essnziali, i Vescovi evidenziano: “il primo di questi principi è la dignità della persona umana, seguito da altri come il bene comune, la sussidiarietà e la solidarietà, oltre agli altri principi derivati e valori come la verità, la libertà, la giustizia, la pace e la carità”.
Proponendo alcuni orientamenti sul testo della nuova Costituzione, i Vescovi scrivono: "apprezziamo il testo costituzionale nella sua proposta sui diritti sociali, l'ambiente e il riconoscimento dei popoli indigeni. Facciamo una valutazione negativa delle norme che permettono l'interruzione della gravidanza, che lasciano aperta la possibilità dell'eutanasia, che sfigurano il concetto della famiglia, che limitano la libertà dei genitori sull'insegnamento per i loro figli, e quelle che pongono alcune limitazioni al diritto all'istruzione e alla libertà religiosa. Consideriamo di particolare gravità l'introduzione dell'aborto, che il testo della proposta costituzionale definisce ‘diritto all'interruzione volontaria della gravidanza’.”
Il testo dei Vescovi si sofferma quindi brevemente su ognuno di questi punti, fornendo alcuni spunti di riflessione utili al discernimento. Nella parte conclusiva, rilevano che tutto indica che il dibattito costituzionale proseguirà dopo il 4 settembre, indipendentemente dal risultato del plebiscito, per questo è importante che “sia un dibattito non solo su un testo e sulle norme migliori, ma su come continuare a cercare uno sviluppo sempre più umano e globale per tutti”, per questo invitano “a non astenersi dal collaborare alla costruzione di un progetto comune”.
Per andare avanti in questa direzione è necessario “crescere nel dialogo e nell’amicizia sociale, forgiando una cultura dell’incontro” ribadiscono i Vescovi, che nella conclusione sottolineano: “La democrazia, le sue diverse istituzioni e organizzazioni politiche e sociali, sarà sempre il modo migliore per affrontare le nostre legittime differenze, ma dobbiamo impegnarci ancora di più per farne una democrazia animata da dinamiche di incontro e dialogo, e basata sul sacro rispetto per la dignità umana. Dobbiamo anche recuperare la nostra memoria storica con le sue luci e ombre, i successi e gli errori, per proiettarci in un futuro in cui tutti trovano un posto nella casa comune”.
(SL) (Agenzia Fides 25/7/2022)


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