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di Marie-Lucile Kubacki
Roma (Agenzia Fides) – Chiese diverse, tante storie e uno scambio di doni che va in ogni direzione. A margine del primo Convegno internazionale su “La Chiesa dei Covoni”, in corso presso la Pontificia Università Urbaniana dal 22 al 24 ottobre 2026, l’Agenzia Fides ha incontrato padre Stan Chu Ilo. Sacerdote della diocesi di Awgu, in Nigeria, è Senior Research Professor presso il Center for World Catholicism and Intercultural Theology della DePaul University di Chicago. Insieme a padre Massimiliano Jaeho Chung dirige "The Church of the Sheaves: Equipping the Saints for Mission as Gift Exchange" ("La Chiesa dei Covoni: preparare i santi alla missione come scambio di doni"), un'iniziativa del Dicastero per l’Evangelizzazione (Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari) .
Che cosa ha realizzato finora il progetto, e quali sono le sue impressioni su questi primi scambi?
Prima di tutto, si vede la bellezza della Chiesa cattolica. È una Chiesa bellissima: ricca di diversità, di storie, di entusiasmo e di gioia. È opera dello Spirito Santo. All'inizio del progetto non sapevamo bene come sarebbe andata. La maggior parte dei collaboratori non si conosceva e veniva da tutto il mondo. Eppure si vede il loro entusiasmo mentre lavorano insieme, trovano un'armonia e costruiscono un racconto convincente di ciò che Dio sta compiendo nelle varie parti del mondo.
Ogni volta che ho il privilegio di partecipare a un'assemblea come questa, mi commuove vedere persone di tanti luoghi diversi che arrivano a convergere, guidate dallo Spirito Santo e spinte dalla gioia e dalla vocazione missionaria. Insieme portano alla Chiesa universale alcuni dei grandi racconti che stiamo ascoltando in questi giorni. Penso al video di una donna filippina che lavora in Scandinavia. Ha parlato del clima e di come riesce a tenere insieme tutto. Il messaggio è questo: da qualunque luogo tu provenga, trovi una casa. Non è sempre così, ma è lì che vogliamo arrivare: una Chiesa sinodale, una Chiesa davvero cattolica, in cui ognuno si senta a casa.
La Chiesa dei Covoni è incentrata sullo scambio di doni. Come possiamo cambiare le nostre pratiche e la nostra mentalità perché questo scambio diventi davvero un arricchimento reciproco?
Il primo elemento è la conversione, che a mio avviso è al centro del discepolato. Nei Vangeli, una delle prime parole di Gesù è che il tempo favorevole di Dio è giunto: convertitevi e credete al Vangelo. Lo scambio di doni richiede conversione, perché gli occhi, la mente e il cuore devono essere purificati per poter vedere Dio. Noi esseri umani siamo spesso mossi dall'orgoglio e dall'autosufficienza: pensiamo di sapere tutto. La Chiesa che Dio vuole ci aiuta a vedere con gli occhi di Gesù, a pensare con la mente di Gesù e a sentire con il cuore di Gesù. Questo richiede una purificazione: meno io, più Dio.
Questo non vale solo per le persone, ma anche per le culture, perché le culture sono individui su scala più ampia. Come diceva Papa Giovanni Paolo II, il peccato sociale nasce da comportamenti, abitudini e pratiche personali. Nessuno convoca un sinodo per decidere: "Comportiamoci male con gli altri". Succede per imitazione, copiando gli altri.
Questo mi porta al secondo punto: l'esempio. Per questo nel progetto raccogliamo buone pratiche ed esperienze esemplari. È questa, in fondo, l'essenza della Chiesa: la fede trasmessa ai santi una volta per sempre e il coraggio della Chiesa delle origini. Non avevano denaro, potere né influenza. Erano persone comuni, ma audaci, e la loro testimonianza di fede, custodita nei racconti biblici, ancora oggi ci ispira. Oggi stiamo vivendo gli Atti degli Apostoli: non come un testo della Scrittura, ma come le opere che Dio continua a compiere nella vita quotidiana del nostro mondo. Vogliamo mostrare in concreto che cos'è lo scambio di doni. Per questo raccogliamo queste storie, perché si possa dire: "Ciò che in Europa ritenete impossibile sta accadendo in America del Nord". Il dono sta proprio qui: far vedere tutto ciò che sta accadendo.
Il terzo punto è la guida delle comunità. Se abbiamo cristiani convertiti, avremo sistemi e istituzioni convertiti, e pratiche che riflettono la vita della Trinità. Penso alla pericoresi, lo scambio di doni tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, il cui dinamismo interiore genera la diversità e la bellezza del mondo. Ma servono anche pastori convertiti, perché nella Chiesa cattolica tutto si gioca nella parrocchia. La Costituzione Lumen Gentium, del Concilio Vaticano II, parla delle Chiese locali: la Chiesa è pienamente presente quando si riunisce per il culto e per celebrare l'Eucaristia. Allora, che tipo di parroci abbiamo nelle nostre parrocchie? Che tipo di vescovi abbiamo nelle nostre diocesi? Non dipende tutto da Roma. Papa Leone dà l'esempio quando dice di volere una Chiesa che costruisce ponti, ma non andrà in Nigeria a costruirli di persona. È compito dei sacerdoti, delle religiose e delle piccole comunità cristiane. Ecco come sarà la Chiesa quando le piccole comunità cristiane, in ogni angolo del mondo, cominceranno a tessere reti di relazioni che riflettono questa comunione.
C'è poi un ultimo punto: l'incompiutezza della vita. La vita è incompiuta, segnata da crepe. Ma Dio ci colma con la sua grazia e attraverso la presenza dell'altro. Il Sinodo sulla sinodalità e il suo Instrumentum laboris hanno messo in luce proprio questo bisogno reciproco, contro ogni senso di superiorità. Non "Non ho bisogno di te", ma "Abbiamo bisogno gli uni degli altri". Come dice una canzone famosa, possiamo appoggiarci l'uno all'altro.
Come sta cambiando la missione? Un tempo la si pensava come un movimento dal Nord e dall'Occidente verso il Sud del mondo. Oggi a volte si sente dire che è il Sud a inviare missionari a un Occidente secolarizzato e povero di vocazioni. È davvero così?
Gli antichi ci hanno lasciato l'immagine della pericoresi: le tre Persone divine che danzano insieme. Si tratta di diventare più trinitari. Non c'è uno che dà e un altro che riceve: tutti danno e tutti ricevono. Non si può dire che sia solo il Padre, o solo il Figlio, o solo lo Spirito Santo. Molti, tra cui credo anche Papa Benedetto XVI, hanno detto che la crisi che stiamo vivendo è una crisi antropologica. Io direi che la crisi che attraversa sempre la Chiesa è di natura trinitaria. Più diventiamo per grazia simili a Dio, più la Chiesa diventa credibile, fedele, feconda e, se vogliamo, generatrice di vita.
Una nuova visione della missione, dunque: sono d'accordo. Ma preferirei parlare di un ritorno al fondamento autentico della missione, cioè al suo fondamento trinitario. Nel progetto della Chiesa dei Covoni abbiamo unito le due realtà: la Chiesa dei Covoni, il Sud del mondo, e la Chiesa dei Semi, il Nord del mondo. Come ho detto ieri, i covoni sono diventati semi, e i semi diventeranno covoni. È così che la vita di Dio opera in noi.
(Agenzia Fides, 23/10/2026)