AFRICA/ETIOPIA - Nuove tensioni tra combattimenti e crisi alimentare, il Tigray nella morsa di due eserciti

mercoledì, 14 ottobre 2026

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Adigrat (Agenzia Fides) – È trascorso quasi un mese dalla ripresa dei combattimenti in Etiopia, dove un’alleanza di gruppi ribelli guidata dal Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) ha lanciato una nuova offensiva, riaccendendo un conflitto che tra il 2020 e il 2022 aveva provocato centinaia di migliaia di vittime.

A quasi quattro anni dalla firma dell’accordo di pace di Pretoria, siglato nel novembre 2022 (vedi Agenzia Fides 3/11/2022) con l’obiettivo di porre fine alla devastante guerra nel Tigray, nel nord dell’Etiopia, le nuove ostilità, già segnalate nelle scorse settimane, si stanno intensificando (vedi Agenzia Fides 30/9/2026). L’esercito federale etiope controlla ora gran parte del Tigray orientale e centrale. Secondo fonti locali, le forze governative hanno conquistato anche Zalambessa, centro di circa 15 mila abitanti situato sul versante etiope del confine con l’Eritrea.

«Come comunità ecclesiale viviamo sotto il peso di molte pressioni, tensioni e ansie. Ma, per grazia di Dio, andiamo avanti. La situazione non sembra delle migliori. Nei nostri avamposti, tuttavia, tutto è sotto controllo, mentre in alcune città si registrano sporadici scontri a fuoco». È quanto riferito all’Agenzia Fides da una fonte locale che, per motivi di sicurezza, ha chiesto di mantenere l’anonimato.

Il nuovo fronte di guerra si inserisce in un quadro regionale segnato da rapporti sempre più tesi tra Etiopia ed Eritrea. Dopo decenni di conflitto, i due Paesi avevano firmato la pace nel 2018. Durante la guerra nel Tigray, l’Eritrea aveva sostenuto il governo federale etiope contro le forze del TPLF. Da allora, tuttavia, le relazioni tra Addis Abeba e Asmara sono nuovamente peggiorate. Tra i principali motivi di tensione vi è anche la questione dell’accesso dell’Etiopia al mare. Addis Abeba ha perso l’accesso diretto alla costa dopo l’indipendenza dell’Eritrea nel 1993, dopo averlo mantenuto per decenni. Il governo etiope considera il ritorno al mare una questione strategica e vitale per il Paese, pur ribadendo la volontà di perseguire questo obiettivo attraverso il dialogo e mezzi pacifici. La collocazione geografica dei due Paesi accresce ulteriormente la rilevanza della disputa. Il controllo delle aree affacciate sul Mar Rosso e le rotte commerciali che attraversano lo stretto di Bab el-Mandeb conferiscono infatti alla regione un peso geopolitico di primo piano.

A preoccupare, oltre alla ripresa dei combattimenti, è soprattutto la situazione umanitaria. Centinaia di migliaia di persone sfollate dal Tigray occidentale non hanno ancora potuto fare ritorno alle proprie case, rendendo inaccessibile circa il 44% dei terreni agricoli più fertili della regione. Nelle aree nord-occidentali, centrali e orientali dove alcuni agricoltori sono riusciti a rientrare, la popolazione ha trovato aziende agricole e comunità profondamente devastate dagli anni di guerra. A questa situazione si sono aggiunti gli effetti delle condizioni climatiche avverse. Le prime piogge stagionali sono cessate con quasi un mese di anticipo, compromettendo la germinazione dei semi e provocando l’appassimento delle colture in numerosi distretti. Le piogge necessarie per il raccolto primaverile sono invece arrivate con oltre cinque settimane di ritardo nelle zone orientali e meridionali, intervallate in alcune aree da periodi di siccità durati più di un mese.

Il bilancio agricolo è pesante: oltre 252.500 ettari di coltivazioni sono andati distrutti, mentre 140 distretti si trovano in condizioni definite catastrofiche. Più di 3,5 milioni di capi di bestiame rischiano inoltre di morire per fame e malattie, a causa della scomparsa dei pascoli stagionali e dell’esaurimento delle falde acquifere. Il fallimento del raccolto di settembre e il crollo del rapporto di scambio tra bestiame e cereali hanno aggravato ulteriormente la crisi. Secondo il rapporto umanitario di settembre, della Commissione per la gestione dei rischi di disastro del Tigray (DRMC), 3,9 milioni di persone, più della metà della popolazione della regione, hanno avuto bisogno di assistenza alimentare d’emergenza immediata. Il rischio di una nuova carestia torna così a incombere sul Tigray.

A rendere ancora più drammatica la situazione è quanto accaduto a Mekelle durante il primo fine settimana di ottobre. Mentre le forze federali avanzavano verso la capitale regionale, le forze della coalizione hanno abbandonato gli edifici amministrativi e le stazioni di polizia della città. Per circa 24 ore, Mekelle è rimasta in balia di un grave vuoto di potere. Gruppi armati, composti secondo le informazioni disponibili in larga parte da detenuti rilasciati dopo l’improvviso abbandono di un carcere nelle vicinanze, hanno preso d’assalto e saccheggiato edifici governativi, uffici postali, gallerie d’arte e strutture impegnate nell’assistenza alla popolazione. Particolarmente grave è stato il saccheggio delle infrastrutture destinate alla risposta umanitaria. I gruppi armati hanno depredato uffici e magazzini della DRMC, l’organismo regionale incaricato di coordinare gli interventi di soccorso e di garantire beni e servizi essenziali alla popolazione.
(AP) (Agenzia Fides 14/10/2026)


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