Missionari di Villaregia
Ghinnir (Agenzia Fides) – Dopo sette anni di presenza a Robe, la fraternità della Comunità Missionaria di Villaregia ha compiuto un nuovo passo nel proprio cammino missionario, trasferendosi a Ghinnir, nel cuore del Bale Est. Una scelta maturata attraverso un lungo percorso di discernimento e l’esperienza vissuta in questi anni in una regione dove la presenza della Chiesa cattolica è ancora molto limitata.
“Ci sono momenti in cui la missione chiede di stare, di mettere radici, di costruire relazioni, e ce ne sono altri in cui chiede di rimettersi in cammino, di varcare nuovi orizzonti. È arrivato per noi il tempo di ripartire”, racconta Teresa Zullo, missionaria della Comunità di Villaregia, presente in Etiopia da sette anni, dopo l’invito di padre Angelo Antolini, OFM Cap., prefetto della Prefettura Apostolica di Robe.
“Ci siamo trasferiti a Ghinnir, nel cuore del Bale Est. Questa scelta è nata da un cammino di discernimento e dagli anni di esperienza vissuti in un territorio che abbiamo imparato a conoscere sempre più da vicino”, spiega la missionaria. Dal 2023 la comunità ha iniziato a raggiungere con maggiore continuità le comunità del Bale Est, impegnandosi in particolare nella sensibilizzazione contro le mutilazioni genitali femminili e il matrimonio precoce (vedi Agenzia Fides 12/4/2025). Incontrando persone e comunità, percorrendo strade e raggiungendo villaggi lontani, è cresciuta in noi una domanda: forse non basta continuare ad andare verso queste realtà”.
Il trasferimento rappresenta così una nuova tappa del cammino missionario: “Uscire dal conosciuto, entrare in una realtà nuova e imparare a essere presenti là dove non esiste ancora una comunità cattolica”. In un contesto a larghissima maggioranza musulmana, la presenza dei missionari vuole essere anzitutto “una presenza di relazione, ascolto, servizio e fraternità”.
Da Ghinnir, inoltre, sarà possibile raggiungere più facilmente le zone remote del Bale Est, comprese quelle vicine alla Regione Somala dell’Etiopia. “Il trasferimento non è quindi semplicemente un cambio di luogo. È un nuovo passo: una nuova realtà da conoscere, nuove persone da incontrare e nuove strade da percorrere. Una casa da abitare, ma una tenda nel cuore: pronti a fermarci, a incontrare e, quando sarà il momento, a ripartire”.
Sette anni fa la Comunità Missionaria di Villaregia aveva assunto la responsabilità pastorale delle piccole parrocchie di Robe e Goba. “Abbiamo iniziato a muovere i primi passi in questo contesto non privo di sfide. Un lento cammino di conoscenza della lingua, gli scambi con le persone e il tempo trascorso sulla strada hanno permesso, pian piano, l’inizio delle attività pastorali e il nostro inserimento in questa nuova realtà”.
A spingere verso una presenza più stabile nel Bale Est è stata anche un’esperienza concreta. “Tre anni fa, un periodo prolungato di siccità ha costretto molte persone a lasciare la regione del Bale Est per dirigersi verso Robe in cerca di fortuna. Passando vicino alla stazione degli autobus di Robe ci siamo accorti della loro presenza. Ci siamo avvicinati, abbiamo chiesto informazioni e abbiamo scoperto che provenivano dalla regione del Bale Est. Ci siamo così trovati davanti a un vasto territorio quasi completamente disatteso dall’azione missionaria della Chiesa. Questo è diventato per noi un appello insistente alla nostra identità di missionari ad Gentes”.
“Oggi nel Bale siamo presenti nelle quattro province di Golcia, Sauena, Laga Gaida e Daarar”, aggiunge padre Emanuele Ciccia, missionario della Comunità di Villaregia. “Ma in questi anni un interrogativo continuava a interpellarci: questa area, dove il Vangelo non è ancora penetrato, ci chiede forse un impegno esclusivo? La città di Ghinnir può essere un luogo in cui essere presenti, proprio perché non ci sono ancora una chiesa e una comunità cattolica?”
Con il passare del tempo, spiega il missionario, la risposta è maturata attraverso le relazioni. “Ci siamo accorti che qualcosa stava cambiando. Il Bale Est non poteva essere soltanto un territorio nel quale realizzare alcune attività missionarie. Le relazioni costruite in questi tre anni di lavoro ci hanno fatto capire che era arrivato il momento di fare un passo ulteriore: non soltanto continuare ad andare verso queste comunità, ma avvicinarci a loro in modo stabile. In altre parole, non più una missione verso la frontiera, ma una missione nella frontiera. Da qui nasce la scelta di Ghinnir”.
“È un passo che ci porta fuori dal conosciuto e, dopo sette anni di lavoro a Robe, significa ricominciare: abitare la città, costruire relazioni, prestare costantemente attenzione ai segni dello Spirito”, sottolinea padre Emanuele. Una scelta che pone anche una domanda concreta: “Come essere Chiesa laddove una Chiesa ancora non c’è? Come esserlo in un contesto a maggioranza islamica? La risposta non sarà innanzitutto una struttura, sarà una presenza”.
“Essere numericamente insignificanti può rappresentare una grande opportunità per il Vangelo, un’occasione preziosa per avvicinarsi agli altri, per non fare paura, per intercettare le forze positive del territorio e con esse fare rete”, osserva Teresa. “In alcuni contesti non sarà possibile annunciare direttamente la persona di Gesù, ma ci sono mille modi per raccontare il Vangelo”, aggiunge padre Emanuele. “Anzitutto attraverso la condivisione dei valori del Regno di Dio, nel modo in cui ci relazioniamo con le persone, nell’attenzione agli ultimi e nella capacità di costruire ponti con gli altri”. Proprio per questo, secondo il missionario, il trasferimento a Ghinnir rappresenta “una tappa di maturità missionaria”. “Crescere nella missione significa imparare a uscire dalle nostre sicurezze, a non dipendere troppo dalle strutture, a essere disponibili a ciò che ancora non conosciamo”.
Anche la scelta di una casa in affitto assume un significato simbolico: “Suggerisce l’agilità missionaria, ma ci ricorda anche che, in una Prefettura come la nostra, la fisionomia più adatta è quella della tenda, più che quella di una casa. La tenda offre riparo e permette di abitare un luogo, ma rimane leggera, essenziale, pronta a essere smontata e rimontata altrove. Una Chiesa che sa mettere radici, ma che non si lascia appesantire dalle proprie strutture; una Chiesa che sa abitare un territorio, ma che rimane libera di ripartire quando la missione lo richiede. Per questo Ghinnir non sarà soltanto una nuova destinazione, ma una nuova base da cui partire”.
“La mobilità, quindi, non è soltanto una questione pratica, è parte del nostro modo di intendere la missione”, riprende Teresa. “Una Chiesa che si muove, una Chiesa che esce, una Chiesa che si avvicina. Questa scelta non riguarda solo la nostra fraternità, ma si inserisce nel cammino della Prefettura Apostolica di Robe, chiamata a crescere e ad allargare sempre di più il proprio raggio di evangelizzazione”
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“Abbiamo lasciato Robe pochi giorni fa ed eccoci ora a Ghinnir, senza sapere che cosa ci aspetta”, conclude Teresa. “Vorremmo rimetterci in cammino con una casa da abitare, ma con una tenda nel cuore, pronti a fermarci, a incontrare e, quando sarà il momento, anche a ripartire”.
La Comunità Missionaria di Villaregia è una comunità cattolica composta da consacrati, consacrate, chierici, coppie di sposi e singoli di diversa nazionalità, uniti dalla stessa spiritualità e dalla medesima missione: essere comunità per la missione ad Gentes.
(AP) (Agenzia Fides 29/9/2026)