ASIA/INDONESIA - Proteste, corruzione e democrazia; padre Budi Purnomo: “Lo spirito delle manifestazioni è una domanda di giustizia e bene comune”

martedì, 1 settembre 2026

Wikimedia Commons - Jonathan McIntosh

Giacarta (Agenzia Fides) – Nelle manifestazioni che nelle ultime settimane hanno portato migliaia di persone davanti al Parlamento indonesiano emerge una domanda civile: più trasparenza, più democrazia, giustizia e una lotta più efficace alla corruzione. È quanto dice all’Agenzia Fide padre Aloysius Budi Purnomo, Segretario della Commissione per le Relazioni interreligiose della Conferenza episcopale indonesiana.
“Nelle manifestazioni del 27 agosto non vi erano sono solo studenti, ma gente ordinaria, soprattutto da Central Java, dove ci sono state situazioni di forte corruzione”, spiega il sacerdote. “Sono persone di tutte le religioni. Non è un movimento che ha una base religiosa, ma etica”.
In un Paese, l'Indonesia, che conta oltre 270 milioni di abitanti e nel quale la convivenza fra musulmani, cristiani, induisti, buddhisti e altre comunità religiose costituisce una delle caratteristiche fondamentali della società, la protesta, osserva padre Buddi Purnomo, nasce da una comune percezione di ciò che dovrebbe essere il bene della nazione.

Al centro della mobilitazione vi è il Parlamento, più che il Governo o direttamente il presidente della Repubblica Prabowo Subianto. “L’obiettivo dei gruppi manifestanti sono i parlamentari, per questo la manifestazione è al Parlamento. Non c'è, per ora, una rivendicazione diretta verso il Governo o il presidente”, rileva il sacerdote. Le istanze avanzate dai manifestanti, aggiunge, sono in larga misura condivisibili: “C'è una domanda di trasparenza, democrazia e giustizia”, purché siano perseguite “naturalmente in modo pacifico”.
La protesta ha già prodotto un risultato politico concreto. Il 27 agosto, dopo un incontro con rappresentanti dell'Aliansi Masyarakat Pati Bersatu (Alleanza del del Popolo unito di Pati, AMPB), i vertici della Camera dei rappresentanti hanno sottoscritto una lettera di impegno sulla legge relativa alla confisca dei beni derivanti da reati. Il Parlamento si è impegnato a completare e approvare il provvedimento entro il 15 dicembre 2026. I parlamentari firmatari hanno dichiarato la disponibilità a lasciare le proprie cariche e a dimettersi dal Parlamento, qualora la legge non venga approvata entro la scadenza stabilita.
La data del 15 dicembre può diventare un banco di prova della capacità delle istituzioni di trasformare una domanda della società civile in una riforma concreta. Il presidente della Commissione III del DPR, Habiburokhman, ha assicurato che l'iter legislativo è già in corso e che la scadenza di dicembre è stata inserita nella programmazione parlamentare. La legge che sarà votata riguarda uno dei nodi più sensibili della lotta alla corruzione: la possibilità di recuperare i beni provenienti da attività criminali e di sottrarre ai corrotti i proventi dei loro reati. La sua approvazione è da tempo oggetto di pressione da parte della società civile.

La mobilitazione, tuttavia, non è rimasta sempre pacifica. Dopo la conclusione del corteo principale davanti al Parlamento, gruppi descritti dalle autorità e dai media come "facinorosi", persone in “magliette nere”, non riconducibili ai principali promotori, hanno provocato disordini: sono stati segnalati incendi, danneggiamenti e scontri con la polizia. Oltre 300 persone sono state fermate e un civile è morto dopo essere stato colpito durante gli incidenti e trasportato in ospedale.
La distinzione è importante anche nella prospettiva della Chiesa cattolica: “Come cattolici guardiamo allo spirito delle manifestazioni”, sottolinea padre Budi Purnomo. “Se esse vengono condotte pacificamente e promuovono valori orientati al bene comune, come la lotta alla corruzione, possono essere comprese come espressione di una sana responsabilità civile. La violenza, invece, non può essere identificata con tale domanda di giustizia”.
La Chiesa indonesiana ha sottolineato anche di recente l’impegno morale nella gestione della cosa pubblica: sostenere ciò che contribuisce alla dignità della persona, alla giustizia, alla trasparenza e alla pace, mantenendo un atteggiamento di dialogo e responsabilità nei confronti di tutte le parti.

Questa posizione – ricorda pare Purnomo – trova un significativo punto di riferimento nella recente Nota pastorale 2026 della Conferenza episcopale indonesiana, pubblicata il 17 agosto, in occasione del Giorno dell'Indipendenza. Il documento, intitolato “Il cammino della speranza in mezzo alle dinamiche della Nazione: una Chiesa sinodale per sostenere l'etica pubblica e rafforzare la solidarietà umana in Indonesia”, nasce nel contesto della riflessione della Chiesa sulla situazione nazionale.
I Vescovi individuano una crisi multidimensionale che comprende aspetti sociali, economici, politici, ecologici e morali. Tra le loro preoccupazioni figurano la corruzione, le disuguaglianze, la fragilità dell'etica pubblica, il deterioramento della qualità democratica e il rischio che le politiche pubbliche finiscano per privilegiare gli interessi delle élite invece del bene comune.
Particolarmente significativo – nota il sacerdote “è l'invito espresso dai Vescovi a essere parte integrante della vita della nazione, senza diventare un soggetto partitico. La Chiesa, secondo l'impostazione della Nota, deve essere una presenza capace di collaborare con tutti gli uomini e le donne di buona volontà e, nello stesso tempo, di esercitare un ruolo di interlocutore critico nei confronti delle istituzioni”.
La analisi della nota illumina alcune delle questioni che ne costituiscono il retroterra: la lotta alla corruzione, la qualità della democrazia, la partecipazione dei cittadini, la responsabilità delle istituzioni e la difesa della dignità delle persone e dei gruppi più vulnerabili. In questo senso, la riflessione dei Vescovi – conclude padre Budi Purnomo – esplica un punto: “la democrazia è una cultura quotidiana della responsabilità, della trasparenza e della partecipazione, della tutela della dignità di ogni persona”.
(PA) (Agenzia Fides 1/9/2026)


Condividi: