Photo Stefania Falasca
Bucarest (Agenzia Fides) - La devozione grata per la figura di Papa Albino Luciani è viva anche in terra romena. E intorno alla figura del Papa nato a Canale d’Agordo si riannodano antiche prossimità e si intrecciano nuove amicizie feconde di iniziative sorprendenti.
Lo testimonia anche la messa solenne celebrata oggi domenica 30 agosto a Bucarest, nella chiesa del Santo Redentore. Quella che tutti conoscono come la “chiesa italiana”, costruita tra il 1915 e il 1916 per la cura pastorale della comunità sempre più folta di migranti che in quegli anni da molte regioni della Penisola andavano a cercare lavoro in terra romena.
La liturgia solenne, celebrata in memoria di un Papa anche lui figlio di migranti, è stata presieduta dall’Arcivescovo Giampiero Gloder, Nunzio apostolico in Romania, e ha avuto come concelebranti Aurel Perca, Arcivescovo metropolita di Bucarest, l’Arcivescovo emerito Ioan Robu e i sacerdoti della parrocchia. Alla celebrazione hanno preso parte cattolici romeni e italiani, condividendo per la prima volta la partecipazione a una liturgia solenne nel quadro delle iniziative promosse anche dalla “Asociatia Papa Luciani”, associazione che diffonde in Romania l’insegnamento e l’esempio di santità del beato Giovanni Paolo I.
Alla messa hanno preso parte anche Lina Petri, nipote di Papa Luciani, e l’ambasciatrice d’Italia in Romania, Laura Aghilarre.
In occasione della Messa, una reliquia “ex indumentis” e un’immagine di Papa Luciani sono state portate alla “chiesa italiana” di Bucarest da una delegazione venuta da Roma, guidata da Stefania Falasca, vicepresidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I e postulatrice della causa di canonizzazione del Pontefice beatificato da Papa Francesco il 4 settembre 2022.
L’omelia dell’Arcivescovo Gloder
Nella sua omelia, pronunciata in romeno, l’Arcivescovo Gloder, nativo di Asiago, ha potuto attingere ai ricordi personali che lo legano a Papa Luciani, cominciando dal giorno della sua elezione pontificia, a cui lui assistette da giovane seminarista in Piazza San Pietro. «Ricordo» ha detto il Nunzio apostolico «la grande gioia che provammo nel vedere un figlio della nostra Terra veneta, il Cardinale Albino Luciani, Patriarca di Venezia, eletto Successore dell’Apostolo Pietro con il nome di Giovanni Paolo I». Gloder ha fatto riferimento all’amicizia che legava Luciani a Gerolamo Bortignon, il vescovo da cui lo stesso Nunzio ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale, e che in precedenza, come Vescovo di Belluno, aveva dato incarichi di responsabilità al giovane Albino, apprezzando le sue «doti e capacità umane», fino a nominarlo pro-Vicario generale.
L’Arcivescovo Gloder ha evidenziato la spiritualità e l’attualità di Papa Luciani attingendo alle omelie, alle catechesi e agli Angelus del suo breve Pontificato, prendendo le mosse dalle parole a braccio che il Pontefice appena eletto aveva rivolto alle comunità delle diocesi dove si era formato e aveva esercitato il magistero prima di diventare Papa. In quegli incontri. Papa Luciani chiedeva informazioni sugli anziani, condivideva ricordi, si informava delle parrocchie delle diocesi di Belluno, Vittorio Veneto e Venezia, dando prova di «Averle amate in modo profondo, tanto da portare volti e situazioni impresse nel suo cuore di uomo, cristiano e pastore». «La vicinanza ai sacerdoti e alla gente, che Papa Francesco ha richiamato più volte» ha aggiunto l’Arcivescovo Gloder «Papa Luciani l’ha vissuta sempre, imparandola nella sua famiglia povera, unita e profondamente cristiana».
Il Nunzio apostolico ha ricordato anche le parole scelte da Papa Luciani nell’Angelus del 10 settembre 1978 per richiamare il tratto paterno e materno dell’amore di Dio: «Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà, più ancora è madre». Il celebrante ha sottolineato che proprio «L’esperienza di essere amato da Dio lo ha spinto a ricambiare questo amore, donandosi a Lui, senza riserve». Gloder ha citato la frase dell’Imitazione di Cristo richiamata anche da Papa Luciani in una sua Catechesi: «Chi ama DIo “currit, vola, laetetur”: corre, vola e gode». Poi ha sottolineato come per Papa Luciani la fede fosse non uno sforzo di impegno ma un “arrendersi a Dio”, una esperienza che proprio per questa dinamica propria si intreccia mirabilmente e gratuitamente con la virtù dell’umiltà.
Proprio all’umiltà Giovanni Paolo I dedicò la sua prima Catechesi del mercoledì. «Quando il dico: Signore, io credo» disse in quell’occasione Papa Luciani, con una frase citata anche nell’omelia dell’Arcivescovo Gloder «non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla sua mamma; si crede alla mamma, io credo al Signore, quello che Egli mi ha rivelato». (PR) (Agenzia Fides 30/8/2026)