Conakry (Agenzia Fides) – “Ovunque mi trovi, continuo a servire esclusivamente il nostro Paese e il suo popolo. Buona settimana, guineani". Così con un post su X il Presidente della Guinea Mamadi Doumbouya ha voluto dissipare le voci e le insinuazioni sul suo stato di salute dopo aver lasciato il Paese per una vacanza in Grecia (vedi Fides 5/8/2026).
Il post è corredato di foto che lo ritraggono insieme alla famiglia su un’imbarcazione.
Nel suo messaggio, Doumbouya ha affermato di essere orgoglioso dei passi positivi che il suo Paese e le sue istituzioni stanno compiendo. Ha dichiarato: "Nulla ci impedirà di continuare a servire il Paese e a raggiungere il nostro obiettivo di migliorare il benessere dei nostri cittadini".
La pubblicazione del post del Presidente Doumbouya è in risposta alle continue speculazioni sulla sua salute (aspetto giudicato più fragile negli ultimi mesi, precedenti assenze, voci non confermate di esami medici o persino di un celato ricovero ospedaliero) e sulla continuità politica, mentre l'esercito aveva rapidamente riaffermato la sua "incrollabile lealtà" dopo la sua partenza da Conakry. Prima della partenza il Presidente Doumbouya ha affidato, con decreto del 4 agosto 2026, il coordinamento degli affari presidenziali al Generale Amara Camara, Ministro Segretario Generale della Presidenza, responsabile di garantire la continuità delle attività correnti durante la sua assenza.
Nel frattempo però a partire 28 luglio, le autorità di Conarky hanno bloccato senza fornire una spiegazione, alcune piattaforme di social media, tra cui Facebook, TikTok e YouTube, che sono tra le più popolari nel Paese. Il blocco viene aggirato dai guineani utilizzando delle VPN. Diverse associazioni hanno criticato il provvedimento affermando che si tratta di un'ulteriore violazione dei diritti fondamentali dei cittadini e un danno per l'economia del Paese.
Questa restrizione all’accesso ad alcuni social media arriva in un periodo relativamente tranquillo, mentre le precedenti (maggio 2023, novembre 2023-febbraio 2024, aprile 2026, ecc.) erano spesso legate a manifestazioni, tensioni politiche o scadenze elettorali. (L.M.) (Agenzia Fides 7/8/2026)