AFRICA/ETIOPIA - Il Tigray sull'orlo di un nuovo conflitto: combattimenti e fuga di civili

martedì, 4 agosto 2026

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Mekelle (Agenzia Fides) – La tregua raggiunta con l'Accordo di Pretoria del 2022 appare sempre più fragile. Nel Tigray occidentale, al confine con il Sudan, sono ripresi intensi combattimenti tra l'Esercito nazionale etiope (ENDF) e le forze legate al Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), in quello che viene considerato l'episodio più grave dalla fine della guerra civile.
Gli scontri, iniziati tra l'1 e il 2 agosto, si sono concentrati nell'area di Shererina, località strategica del Tigray occidentale, territorio conteso tra la regione del Tigray e quella dell'Amhara. Secondo fonti del TPLF, nei combattimenti sarebbero stati impiegati artiglieria pesante e droni. Il bilancio delle vittime non è ancora stato reso noto, mentre centinaia di civili hanno attraversato il confine per cercare rifugio in Sudan.
La recrudescenza delle ostilità riaccende i timori di un ritorno al conflitto su vasta scala. L'Accordo di Pretoria (COHA), firmato il 2 novembre 2022 sotto la mediazione dell'Unione Africana e firmato nella capitale amministrativa del Sudafrica il 2 novembre 2022 (vedi Fides 3/11/2022), aveva sancito la cessazione permanente delle ostilità tra il governo federale etiope e il TPLF. Tuttavia, molte delle disposizioni previste dall'intesa non sono mai state pienamente attuate e le tensioni sono rimaste elevate. Negli ultimi mesi, inoltre, il TPLF ha ripreso il controllo della regione, estromettendo l'amministrazione provvisoria istituita dopo la guerra.
Sul piano politico, le accuse tra le parti sono reciproche – riporta la stampa locale. L'amministrazione del Tigray guidata dal TPLF sostiene che il governo federale abbia lanciato una ‘guerra aperta’ nell'area di Shererina, violando gli impegni assunti con l'accordo di pace e cercando di "sottomettere e dividere" la popolazione della regione.
Da parte sua, il governo di Addis Abeba non ha diffuso comunicati ufficiali attraverso l'esecutivo o i vertici militari. Il ministro Abraham Belay ha però confermato che gli scontri sono effettivamente avvenuti, attribuendone la responsabilità al TPLF. In un messaggio pubblicato sui social media, il ministro ha accusato la leadership del movimento di aver dato avvio ai combattimenti, avvertendo che il protrarsi delle ostilità potrebbe avere ‘conseguenze peggiori’. Allo stesso tempo ha rivolto un appello al dialogo, affermando che le controversie dovrebbero essere risolte attraverso il negoziato e non con le armi. "Oggi è meglio tendere alla pace prima della distruzione", si legge.
A preoccupare la comunità internazionale è anche il possibile coinvolgimento del vicino Sudan. Diversi osservatori temono infatti che le violenze possano evolvere in una guerra per procura, con il sostegno delle fazioni sudanesi a schieramenti contrapposti in Etiopia, aggravando ulteriormente una crisi già altamente instabile nel Corno d'Africa.
(AP) (Agenzia Fides 4/8/2026)


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