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New Delhi (Agenzia Fides) - Il Ministero degli Interni indiano ha notificato nuovi regolamenti attuativi della "Foreign Contribution Regulation Act (FCRA)" del 2010, la legge che controlla disciplina l'ingresso di fondi e donazioni provenienti dall'estero verso le Organizzazioni non governative (ONG) e le associazioni civili e religiose operanti in India.
Le nuove regole, già operative e legalmente vincolanti, irrigidiscono i controlli e le sanzioni nei confronti delle ONG non in regola con le disposizioni in vigore: le organizzazioni rischiano pesanti multe, il blocco immediato dei fondi e la revoca della licenza. Il governo indiano porta avanti parallelamente due distinti strumenti giuridici che riguardano il “terzo settore”: da un lato i regolamenti attuativi della legge esistente, modificati e ora notificati dal Ministero degli Interni; dall'altro un nuovo disegno di legge di riforma del FCRA, che dovrà essere approvato dal Parlamento (vedi Fides 19/6/2026).
Secondo le nuove norme attuative, le organizzazioni richiedenti non dovranno soltanto dichiarare la finalità precisa dei fondi ricevuti, ma anche indicare specificamente gli Stati o i Territori dell'Unione indiana nei quali il denaro verrà utilizzato. Inoltre, dovranno versare tasse aggiuntive per ogni territorio o finalità supplementare che desiderino inserire successivamente. Le ONG già registrate avranno un anno di tempo per adeguarsi alle nuove disposizioni e comunicare queste informazioni.
I nuovi regolamenti intervengono anche specificamente sulle organizzazioni legate alle comunità di fede. Si ribadisce infatti che "nessun fondo proveniente dall'estero può essere utilizzato per attività di proselitismo né destinato alla conversione religiosa di cittadini indiani". Le nuove disposizioni introducono, inoltre, un elenco tassativo di attività consentite. Se in passato le associazioni potevano registrarsi sotto una generica categoria «religiosa», con le nuove regole l'esecutivo ha predisposto una lista dettagliata di 105 attività lecite. Le organizzazioni saranno obbligate a indicare con precisione quali di queste intendano finanziare mediante fondi provenienti dall'estero.
Tra le attività ammesse figurano: costruzione, manutenzione e ristrutturazione di luoghi di culto (templi, chiese, moschee e sinagoghe); stampa, digitalizzazione e traduzione di testi sacri; istruzione religiosa dei propri membri, purché non finalizzata alla conversione; fornitura di servizi assistenziali ai pellegrini e la gestione di mense e alloggi comunitari; tutela e recupero delle tradizioni religiose indigene e tribali.
I regolamenti attuativi sono entrati in vigore il 22 giugno 2026 e le ONG hanno già l'obbligo di adeguarsi. Le associazioni già registrate dispongono di un anno per dichiarare la lista dettagliata delle proprie attività secondo il nuovo sistema di classificazione previsto dai moduli governativi.
D’altro canto, parallelamente, il "Foreign Contribution Regulation Act Amendment Bill 2026", presentato alla Lok Sabha, la CAmea bassa del Parlamento federale, mira invece a riformare e modificare l'impianto completo della legge del 2010. Il provvedimento attribuisce all'esecutivo poteri ancora più ampi di quelli attuali, istituendo una specifica “Autorità designata” incaricata di confiscare, amministrare, acquisire in modo permanente o anche vendere beni e immobili (come scuole, ospedali e altre strutture realizzate con fondi esteri) appartenenti alle organizzazioni cui venga revocata la licenza FCRA.
L'iter parlamentare del disegno di legge ha generato forti controversie e proteste sollevate da partiti di opposizione e da numerose organizzazioni del terzo settore. Il governo del primo ministro Narendra Modi giustifica la stretta normativa richiamandosi all'articolo 25 della Costituzione indiana. Sebbene la Carta garantisca la libertà di professare, praticare e propagare la propria religione, la Corte Suprema dell'India ha stabilito in una storica sentenza del 1977 che «il diritto di propagare la religione non include il diritto di convertire un'altra persona».
Mentre i sostenitori del governo considerano le nuove misure uno strumento necessario per arginare interferenze e influenze alimentate da capitali stranieri, le organizzazioni della società civile indiana, con associazioni civili e gruppi religiosi, lamentano un ulteriore irrigidimento burocratico che rischia di limitare significativamente le attività del terzo settore e delle organizzazioni impegnate nel campo sociale, educativo e umanitario.
(PA) (Agenzia Fides 25/6/2026)