Archdiocese of Imphal
Imphal (Agenzia Fides) – In una situazione di alta tensione dovuta alla crisi degli ostaggi, che ha portato a nuovi massacri, tra cui l’uccisione di due pastori protestanti di etnia Naga, l’Arcivescovo di Imphal, mons. Linus Neli, ha lanciato un appello per un patto che possa essere ricordato come “l'Accordo del Manipur 2026”. Come riferito a Fides, l’Arcivescovo, rivolgendosi a tutte le comunità del Manipur, ha rinnovato l’appello al dialogo, alla riconciliazione e alla protezione delle vite dei civili innocenti in un contesto di continue violenze. Ha invitato i tre principali gruppi etnici dello Stato – Kuki, Naga e Meitei – a unirsi nel sostenere un patto di pace inclusivo e duraturo.
Mons. Neli, che ha diffuso una dichiarazione intitolata “Sulla protezione della vita umana e la ricerca della pace”, esprime a Fides il suo «profondo dolore per la perdita di vite innocenti e la distruzione causata da oltre tre anni di conflitto nello Stato». Condannando ogni forma di violenza contro i civili, afferma: «Nessuna circostanza o giustificazione può legittimare la soppressione di una vita umana innocente», ribadendo «la sacralità della vita e la dignità umana». «Gli attacchi deliberati contro i civili violano sia i principi morali sia i valori umani universalmente riconosciuti», ha dichiarato, esprimendo solidarietà alle famiglie delle vittime e degli ostaggi.
L’Arcivescovo cerca di scuotere le comunità affermando: «Invochiamo la fine delle rappresaglie e della vendetta. Auspichiamo il perdono, la giustizia riparativa e la ricerca della verità, elementi essenziali per ricostruire la fiducia tra le comunità». «Una pace duratura – prosegue – può emergere solo attraverso un dialogo costante tra le comunità, sostenuto sia dalle istituzioni tradizionali sia dai gruppi della società civile e dalle organizzazioni in grado di svolgere un’opera di mediazione». In questo percorso, osserva, «sono necessari un disarmo progressivo e il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera a sostegno della crescita economica e della stabilità regionale», confermando il sostegno della Chiesa cattolica alle «iniziative che promuovono la guarigione, la responsabilità, la riconciliazione e la pace». Nei giorni scorsi i cattolici hanno organizzato e vissuto una speciale Giornata di preghiera per la riconciliazione in Manipur, cui hanno preso parte fedeli di tutti i gruppi etnici, uniti nell'invocare da Dio "il dono della pace".
La “crisi degli ostaggi” – il sequestro reciproco di civili tra i gruppi in lotta Kuki e Naga – sembrava avviata verso una soluzione dopo la liberazione di 14 ostaggi Kuki. Tuttavia, il ritrovamento dei corpi di sei civili Naga, brutalmente torturati e uccisi, ha riacceso con forza le ostilità etniche, provocando proteste e indignazione nella comunità Naga. Il 10 giugno le forze di sicurezza hanno recuperato i corpi di sei uomini Naga rapiti il 13 maggio. Tra loro vi erano anche due pastori cristiani protestanti: il Rev. Manu Thiumai, rispettato leader di una comunità battista, e il Pastore Kenpibou, anch’egli responsabile di una comunità battista locale. Secondo fonti locali, gli omicidi rappresenterebbero una rappresaglia per l’uccisione di tre Pastori battisti di etnia Kuki (cfr. Fides 13/5/2026 e 19/5/2026).
Il massacro dei sei civili Naga ha aggravato le tensioni tra le comunità Naga e Kuki in Manipur. Lo *United Naga Council* ha indetto proteste, blocchi stradali e manifestazioni per chiedere giustizia. Anche il *Naga Peoples’ Movement for Human Rights* (NPMHR) ha condannato l’uccisione dei sei ostaggi, compiuta con modalità definite «estremamente brutali», qualificandola come un «crimine contro l’umanità» e un «atto barbarico». I leader Naga respingono ora gli accordi di cessate il fuoco con i gruppi militanti Kuki e chiedono alle autorità civili di procedere immediatamente all’arresto dei responsabili della strage.
Il conflitto interetnico in Manipur ha come conseguenze lo sfollamento interno di civili dei diversi gruppi che, secondo fonti governative, a giugno del 2026 sono, nel complesso, circa 60.000 persone.
(PA) (Agenzia Fides 12/6/2026)