ASIA/FILIPPINE - Solidarietà al Vescovo di Bayombong, citato in giudizio per il sostegno alle comunità indigene contro lo sfruttamento minerario

martedì, 23 giugno 2026

Diocese of Bayombong

Bayombong (Agenzia Fides) – Sacerdoti, religiosi e fedeli laici delle province di Nueva Vizcaya e Quirino hanno partecipato oggi a una marcia pacifica e a un momento di preghiera organizzati dalla Commissione per l’Azione Sociale della diocesi di Bayombong, nel centro dell'isola filippina di Luzon, per esprimere vicinanza e piena solidarietà a Mons. Jose Elmer Mangalinao, Vescovo di Bayombong, e a padre Christian Dumangeng, entrambi denunciati e citati in giudizio nell'ambito di una causa legale che riguarda le attività estrattive nell’area di Kasibu.
Oggi, 23 giugno, si è tenuta presso il Tribunale municipale di Kasibu, nella provincia filippina di Nueva Vizcaya, l’udienza sulla richiesta di ingiunzione preliminare nella causa civile intentata contro il Vescovo di Bayombong, Mons. Jose Elmer Mangalinao, e contro altri attivisti e difensori dell’ambiente impegnati nell’opposizione a un progetto di esplorazione mineraria nell’area.
La causa civile è stata presentata da Rosario Camma, che si è qualificato come «capo della comunità indigena Bugkalot-Ilongot», ma il procedimento riguarda le barricate allestite dalle comunità locali contro le attività di esplorazione della North Luzon Mineral Resources Corporation (NLMRC) nel territorio ancestrale delle popolazioni indigene locali. Sebbene la società mineraria non figuri come parte attrice nel procedimento, la controversia è direttamente collegata al progetto esplorativo promosso da quella compagnia.
L’avvocato dei convenuti, Fidel Santos, ha definito il procedimento una possibile «azione giudiziaria finalizzata a intimidire ambientalisti e oppositori delle attività minerarie».
Nei giorni scorsi, il tribunale aveva già respinto la richiesta di un intervento delle forze dell'ordine, consentendo così il mantenimento della barricata pacifica eretta dalle comunità locali contro le attività di esplorazione mineraria, almeno fino alla decisione sull’ingiunzione preliminare.
La controversia riguarda la protesta avviata dalle comunità indigene Bugkalot-Ilongot, i cui territori sono interessati da un progetto di esplorazione mineraria. Mons. Mangalinao ha ribadito che la presenza della Chiesa accanto alle comunità locali nasce da una responsabilità pastorale e non politica. «Come vescovo di questa diocesi – ha dichiarato in una nota – sento la responsabilità di stare al fianco dei poveri, difendere i più vulnerabili ed essere la voce di coloro le cui voci spesso non vengono ascoltate. Questo non è un dovere politico. È un dovere pastorale».
Il presule ha spiegato i motivi per cui si era recato a visitare il presidio: «Sono andato per accompagnare, per confortare», guidando un momento di preghiera in quel sito, e ha sottolineato che la Chiesa continuerà ad ascoltare «il grido della terra e il grido dei poveri».

A sostegno del Vescovo di Bayombong sono intervenute numerose realtà ecclesiali e accademiche. L’Università di Saint Mary di Bayombong ha espresso «piena solidarietà» alla diocesi e a Mons. Mangalinao, riaffermando il proprio impegno per lo sviluppo umano integrale, la tutela del creato e la promozione della giustizia sociale. L’ateneo ha sottolineato la necessità di riservare particolare attenzione alle popolazioni indigene, ricordando che per esse la terra rappresenta «un dono di Dio e degli antenati», elemento essenziale della loro identità culturale e spirituale.
Anche la Catholic Educational Association of the Philippines (CEAP), che riunisce le istituzioni educative cattoliche del nord di Luzon, ha diffuso una dichiarazione in cui educatori e responsabili scolastici esprimono il loro sostegno al Vescovo di Bayombong. Le iniziative del Vescovo, ha ribadito la CEAP, non vanno interpretate come atti politici, ma come espressioni fedeli della missione della Chiesa. «Stare accanto ai poveri, pregare con le comunità e difendere il creato di Dio sono parte integrante del Vangelo», si legge nel documento, che mette inoltre in guardia contro il rischio che strumenti legali vengano utilizzati per intimidire o mettere a tacere chi promuove la tutela dell’ambiente e difende i diritti delle comunità locali.
La CEAP ricorda che la «cura della casa comune» riguarda la dignità umana, la giustizia sociale e il futuro delle nuove generazioni e rinnova il proprio appello affinché prevalgano verità, giustizia e bene comune, confermando il proprio impegno a formare giovani capaci non solo di rispettare il creato, ma anche di proteggerlo con coraggio.
Diversi esponenti della Chiesa filippina hanno manifestato vicinanza al presule denunciato. Il Cardinale Pablo Virgilio David, Vescovo di Kalookan, ha elogiato Mons. Mangalinao, affermando che il Vescovo «non ha mai perso il coraggio nel difendere ciò che ritiene vitale per il suo popolo».
Mons. Ricardo Baccay, Arcivescovo di Tuguegarao e presidente della Commissione episcopale per gli affari pubblici della Conferenza Episcopale delle Filippine, ha espresso solidarietà «a tutti coloro che lavorano coraggiosamente per proteggere la nostra casa comune», ricordando che la cura del creato e delle creature «è una responsabilità morale».
(PA) (Agenzia Fides, 23/6/2026)


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