200 anni di "Rosario Vivente". Cardinale Tagle: la preghiera apre le porte per la testimonianza missionaria

domenica, 14 giugno 2026 cardinale tagle   preghiera   devozione mariana   missione  

di Marie-Lucile Kubacki

Lione (Agenzia Fides) - Nella chiesa di Saint-Nizier a Lione, una coppia prega davanti alla tomba di Pauline Jaricot, situata in uno dei bracci del transetto. La donna fa alcuni passi verso la statua della beata, prende il rosario color granata che si trova nella intrecciato alla mano della statua e lo sostituisce con un altro identico, posto in un piccolo cestino proprio accanto.
Con questo semplice gesto, al quale i pellegrini sono invitati, si commemora ogni giorno la istituzione del “Rosario vivente”, ideato due secoli fa dalla laica lionese, convertitasi nel 1816 proprio in questo luogo, ascoltando un sermone sulla vanità.
Lì, nel cuore della Presqu’île lionese, il Cardinale Luis Antonio Tagle Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha presieduto sabato 13 giugno la Concelebrazione liturgica di ringraziamento per i 200 anni del Rosario vivente.
In apertura della sua omelia, il Cardinale ha inserito la stessa celebrazione nella storia spirituale avviata da Pauline: «Rendiamo grazie al Signore che ci ha riuniti come comunità nell’Eucaristia in occasione del bicentenario della fondazione del Rosario vivente da parte della beata Pauline Jaricot. Originaria di Lione, che aveva fondato la Società per la propagazione della fede 204 anni fa». Ricordando che Pauline apparteneva al Terz’Ordine domenicano, il Cardinale ha lodato il suo genio che la portò a «trasformare in modo creativo la devozione al Santo Rosario in una forza spirituale» al servizio di comunità coinvolte «nella missione della Chiesa attraverso la preghiera, l’animazione e le opere di carità».

La preghiera che apre le porte del Cenacolo

In che modo il Rosario può formare dei missionari? Richiamando il racconto degli Atti degli Apostoli, vera sorgente di acqua viva quando si tratta di riflettere sulla missione cristiana, il cardinale Tagle ha anzitutto posato lo sguardo sulla piccola comunità riunita nel Cenacolo: «ritroviamo i discepoli insieme a Maria, la madre di Gesù, ad alcune donne e ad amici. Conformemente alle istruzioni date da Gesù stesso, si dedicavano alla preghiera in attesa dello Spirito Santo, la potenza del Padre, che li avrebbe resi testimoni di Gesù per tutta la terra. La comunità dei discepoli si trovava in quella stanza non per nascondersi, ma per attendere lo Spirito Santo che li avrebbe fatti uscire di lì per proclamare il Vangelo».
Quando lo Spirito discende, «la loro preghiera si è trasformata in testimonianza delle meraviglie che Dio aveva compiuto in Gesù, pronunciata nelle diverse lingue del mondo». Da qui si sprigiona una intuizione rilevante per il presente: «Fratelli e sorelle, la preghiera forma una comunità di persone aperte all’accoglienza dello Spirito Santo. La vera preghiera apre i cuori alla comunione con Dio, con gli altri discepoli e con il mondo».
Il Rosario vivente non è un rifugio per ritrovarsi tra simili, ma una scuola di apertura: «La preghiera e il culto non devono dividere i discepoli tra loro. La preghiera non isola una comunità dal mondo, ma apre le porte e le lingue a una testimonianza missionaria centrata su Gesù». Il cardinale ha affidato insieme la memoria e il futuro di questa missione a colei che era al centro della liturgia della serata: «Maria, che ha custodito nel suo cuore il ricordo di Gesù, aiuterà la comunità missionaria a pregare, a ricordare e a proclamare le grandi opere di Dio».

Il Rosario, una pedagogia missionaria

In un secondo momento, il cardinale Tagle ha approfondito la «dimensione missionaria della preghiera del Rosario», riferendosi alle diverse preghiere che strutturano ogni decina. «Credo che si chiami “Rosario vivente” perché mira a formare comunità vive che vivono la loro missione cristiana», ha spiegato, sottolineando la pertinenza dell’intuizione di Pauline Jaricot.
I misteri del Rosario, anzitutto, immergono gli oranti nella vita di Cristo: «Attraverso la meditazione di questi misteri, ci uniamo a Gesù nelle diverse tappe della sua missione, nella speranza di acquisire il suo spirito e il suo cuore mentre compiamo la nostra missione». Il Padre Nostro, poi, purifica il cuore del discepolo: «Il Padre Nostro purifica i nostri cuori affinché diventino simili al cuore di Gesù, il Figlio che cerca la gloria, la volontà e il Regno del Padre. Il Padre Nostro forma cuori di fratelli e sorelle che perdonano chiedendo perdono». In un mondo in cui «molte persone costruiscono il proprio impero per farsi un nome e, così facendo, trattano gli altri come oggetti e schiavi, in modo disumanizzante e violento», il cardinale ha messo in guardia: «Questa non è la missione cristiana così come è espressa nel Padre Nostro. Non si può recitare il Padre Nostro e comportarsi come re ipocriti».
L’Ave Maria, ripetuta dieci volte in ogni decina, è per il Pro-Prefetto del Dicastero missionario una scuola di missione in stile mariano. Il Cardinale a ricordato che le prime parole di questa preghiera riprendono l’annuncio di Gabriele: «Ogni volta che recitiamo l’Ave Maria, assumiamo il ruolo di messaggero di Dio, annunciando il compimento del piano di salvezza di Dio. Questa preghiera ci plasma affinché diventiamo gli angeli di Dio nel nostro mondo di oggi, avvicinandoci alle persone, affermando che sono benedette da Dio e scelte per una missione». «Dobbiamo essere angeli di salvezza e non di dannazione», ha insistito, invitando ad aiutare ciascuno a scoprire la propria missione, piuttosto che «farlo perdere indirizzandolo verso falsi obiettivi come la celebrità, la ricchezza, la superiorità, l’autosufficienza e la conquista». «Vediamo ancora Dio camminare nelle nostre strade, salutarci attraverso poveri viandanti, compiere semplici atti di bontà?», ha interpellato. «Il nostro mondo è pieno di distrazioni provenienti dai social media, da un’esplosione di immagini, da false notizie, droghe e vizi. Avere un cuore sereno e sensibile che percepisce le visite del Signore è una contemplazione missionaria che diventa cooperazione con l’azione di Dio».
Infine, il Gloria al Padre offre la chiave di ogni impegno cristiano: «La missione cristiana, segnata sia da opere meravigliose sia dalla sofferenza fino alla morte, è come una lampada che illumina tutti. Ma Gesù ci ricorda: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”». Di conseguenza, «una missione che conduce all’auto-glorificazione non è una missione cristiana. Una autentica missione cristiana deve riecheggiare il cantico di Maria: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore”».

La veglia delle nazioni attorno al Rosario vivente

Prima della Messa, i partecipanti hanno potuto approfondire il carisma del Rosario vivente grazie a una vivace conferenza di padre Dinh Anh Nhue Nguyen, OFM Conv, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria dal 2021, che ha ricordato come «la missione è affare di tutti e che la comunione è la condizione di ogni fecondità missionaria», esprimendo il desiderio «che la beata Pauline Jaricot ci aiuti a rinnovare questa eredità missionaria». «Si può immaginare cosa rappresenterebbe una vasta rete internazionale di “Rose” che pregano regolarmente per le stesse intenzioni missionarie?», ha detto. «Gruppi della Polonia, della Francia, dell’Italia, del Vietnam, delle Filippine, della Tanzania, del Brasile o del Messico potrebbero sentirsi uniti in una stessa missione spirituale. Questa dimensione internazionale permetterebbe di manifestare concretamente ciò che il Concilio Vaticano II chiama la comunione delle Chiese particolari nell’unica missione della Chiesa universale».
Dopo la Messa, la serata è proseguita con una veglia di testimonianze che hanno illustrato la fecondità attuale del Rosario vivente in tutti i Continenti. Il contesto stesso del bicentenario, preparato da lunghi mesi dalle Pontificie Opere Missionarie di Francia, ha permesso di cogliere la varietà di questo movimento nato a Lione e diffusosi in tutto il mondo.
Dal Mozambico, padre Jorge Joaquim Pinho, responsabile delle Pontificie Opere nel Paese, ha descritto la diffusione ancora recente ma promettente di questa spiritualità: «Dalla mia esperienza della devozione del Rosario Vivente, istituita dalla beata Pauline Jaricot nel 1826, di cui celebriamo quest’anno il bicentenario, non si tratta ancora di una pratica profondamente radicata. Tuttavia, negli ultimi anni si è diffusa tra i gruppi di preghiera di madri… Questa devozione è presente anche tra le giovani coppie». In un contesto segnato da sfide pastorali e talvolta dalla violenza, vede moltiplicarsi «numerosi gruppi di preghiera spontanei», alcuni «aventi il Rosario Vivente come segno distintivo», e si dice deciso, insieme alle Pontificie Opere del paese, a restare «fermamente impegnato nella diffusione e promozione» di queste iniziative.
Due volontari nelle Filippine, Gaétan e Gaëtane Javel, hanno condiviso l’esperienza della fondazione ANAK-Tnk a Manila, iniziata da padre Matthieu Dauchez e dedicata ai bambini di strada. «La fondazione ANAK-Tnk viene in aiuto dei bambini di strada di Manila, la sua missione è restituire dignità e capacità di amare ed essere amati a questi bambini poveri tra i più poveri», hanno spiegato, sottolineando che la casa diventa per loro «la loro famiglia», per coloro che spesso hanno avuto genitori assenti. Ogni giorno, al ritorno da scuola, «recitano il Rosario, meditando a turno ciascuno dei misteri». «In realtà, questi bambini non si limitano a meditare i misteri del Rosario, ma sono così uniti a Cristo e alle sue sofferenze sulla Croce che vivono nella loro carne i misteri dolorosi, ma anche luminosi, gioiosi e gloriosi della sua vita», fino a incarnare «perfettamente il Rosario Vivente», «attraverso le migliaia di preghiere deposte ogni giorno ai piedi della Croce». Per questa coppia di volontari, il frutto più grande di questa preghiera quotidiana a Maria è «la risurrezione dei cuori di questi bambini così feriti dal grande mistero del male».

«Una contemplazione missionaria» che salva

La veglia si è conclusa con la toccante testimonianza di Emmanuel Tran, padre di famiglia la cui vita è stata sconvolta quando sua figlia Mayline, di tre anni e mezzo, è caduta in coma dopo essere soffocata a seguito di un incidente domestico. Ha raccontato come la preghiera del Rosario vivente abbia accompagnato, senza che lui lo sapesse, il salvataggio insperato di Mayline, che la medicina considerava condannata, mentre egli stesso faceva esperienza di un incontro personale con Cristo che lo ha portato a chiedere il battesimo. All’epoca non conosceva Pauline Jaricot e ne scoprì l’esistenza solo qualche tempo dopo la guarigione di Mayline. «Più andavamo avanti nella vita, più sentivamo la presenza di Dio in modo costante», ha raccontato. «Le persone che ci accompagnavano in ospedale erano credenti ferventi e allora noi non vedevamo tutto questo. Abbiamo scoperto poco a poco. Oggi io e mia moglie Nathalie preghiamo ogni giorno una decina». «Mi sono reso conto dopo che quando si prega si ha l’impressione di essere soli al capezzale di un bambino o di un genitore malato. Quando si esce dalla stanza si pensa di essere soli, ma in realtà non lo si è. Se potessimo davvero vedere, vedremmo che milioni di persone pregano e che la preghiera unisce gli uomini e le donne di questo mondo».
Parole in perfetta risonanza con quelle pronunciate poco prima dal cardinale Tagle: l’invito a entrare in una «contemplazione missionaria», per «percepire le visite del Signore» anche nelle prove della vita. L’ascolto sempre rinnovato della promessa fatta da Cristo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli: battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Agenzia Fides 14/6/2026)


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