Tenerife (Agenzia Fides) – Nell’ambito della sua visita in Spagna, Papa Leone XIV è arrivato la mattina di oggi, 12 giugno, nell’isola di Tenerife, proveniente da Gran Canaria. Durante la giornata, il Pontefice ha dedicato due momenti centrali alla realtà dei migranti: la visita al centro di accoglienza “Las Raíces” e l’incontro con le realtà impegnate nei processi di integrazione in Plaza del Cristo de La Laguna.
Il Papa ha voluto sottolineare fin dall’inizio che “l’amore di Dio non conosce frontiere, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci riunisce nell’unità”, ricordando che l’esperienza migratoria interpella direttamente la coscienza cristiana e umana.
A “Las Raíces”: l’amore di Dio non conosce frontiere
Nel centro di prima accoglienza “Las Raíces”, il Papa è stato accolto dai responsabili della struttura e ha visitato alcune aree del campo. Si è fermato in diverse tende dove vivono i migranti, salutandoli personalmente.
Il Pontefice ha inserito il suo messaggio nel contesto della solennità del Sacro Cuore di Gesù, definito come espressione dell’“amore misericordioso e infinito di Dio per ogni essere umano”. Un amore che “non conosce frontiere, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci riunisce nell’unità”.
Rivolgendosi ai migranti, ha affermato: “Guardando i vostri volti, ascoltando le vostre testimonianze, penso anche ai vostri cuori, feriti da tante difficoltà e anche consolati dall’amore ricevuto grazie ad altri cuori aperti, generosi e misericordiosi”.
Il Papa ha evocato la parabola del Buon Samaritano come esempio di un amore che supera le barriere culturali e religiose, ricordando anche la figura del santo Fratel Pedro e di san José de Anchieta, partiti dalle Canarie verso l’America portando fede, speranza e carità come impulso missionario. In questo senso ha invitato i migranti a offrire “il tesoro di umanità, di sogni e di cultura” portato in queste isole, restando aperti a ciò che ricevono, in uno scambio fondato sulla responsabilità e orientato a una “civiltà dell’amore”.
Il Pontefice ha affermato che “tutti – in qualche modo – siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste”, ringraziando le istituzioni e le persone di buona volontà che rendono possibile l’aiuto umanitario.
Infine, ha valorizzato il nome del centro, “Las Raíces”, richiamando un’immagine cara a Papa Francesco sull’importanza di non dimenticare le origini e di restare saldi nella fiducia in Dio e ha concluso affidando i presenti alla Vergine Maria, “Consolazione dei migranti”.
La Laguna: “Integrare è evitare il Secondo Naufragio”
Nel secondo incontro della mattinata, in Plaza del Cristo de La Laguna, raggiunta direttamente dal centro “Las Raíces”, il Pontefice ha affermato che “le barriere più difficili da abbattere non sono sempre di pietra; a volte si trovano nello sguardo, nella paura o nell’indifferenza”. Ha quindi invitato ad “imparare il linguaggio della prossimità”, un linguaggio che “si comprende più con le mani che con le parole”.
Richiamandosi al Vangelo, ha ricordato che Cristo si rende presente nell’affamato, nell’assetato e nello straniero, sottolineando che la risposta cristiana non può restare teorica, ma deve tradursi in gesti concreti di cura e attenzione.
In questo senso, la continuità tra accoglienza e integrazione è fondamentale: “L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcarne la soglia. L’assistenza porta balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro”. Non si tratta solo di gestione sociale, ma di un cammino umano in cui la dignità della persona resta sempre al centro.
Leone XIV ha ricordato che “integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né pretendere che lasci tutto ciò che appartiene alla sua memoria”, ma costruire una convivenza reale, evitando sia l’esclusione sia la creazione di “mondi paralleli”. “Integrare è un cammino reciproco: chi arriva impara a vivere in una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza perdere la propria identità né chiudere il cuore all’incontro”, ha insistito.
Il Papa ha ribadito che ogni persona deve essere riconosciuta nella sua dignità, perché “parliamo, prima di tutto, di persone create a immagine e somiglianza di Dio”, e non di numeri o pratiche amministrative. “La tua vita non è uno scarto, la tua sofferenza non è invisibile, la tua dignità non si è dissolta nelle acque che hai attraversato”, ha detto rivolgendosi direttamente ai migranti.
Ha inoltre espresso gratitudine per l’impegno delle comunità ecclesiali e sociali, sottolineando la reciprocità che nasce dall’accoglienza: “quando chi ha ricevuto una mano comincia a tenderla a sua volta, la carità ricevuta diventa responsabilità condivisa”. Ha invitato anche a riconoscere il contributo dei migranti già integrati nella vita della Chiesa e della società, chiedendo alle comunità di lasciarsi anche “evangelizzare da loro”.
Rivolgendosi in particolare ai cattolici, ha aggiunto: “Chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, casa, lingua, lavoro e protezione; ma deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre coscienza e libertà di ciascuno”.
Il Pontefice ha messo in guardia dal rischio del “secondo naufragio”, che avviene dopo l’arrivo quando le persone restano sole, senza lingua, lavoro e relazioni: “Integrare è impedire questo secondo naufragio”, ha affermato.
Poi ha rivolto un forte appello a chi sfrutta la vulnerabilità dei migranti: “a chi organizza rotte di morte, traffica persone, trattiene documenti, sfrutta lavoratori, minaccia donne, inganna famiglie e trasforma la sofferenza altrui in business: fermatevi. Convertitevi. Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio”.
Infine, ha ricordato che “lo straniero di ieri può essere il fratello e il vicino di oggi”, affidando alla Sacra Famiglia di Nazaret tutti i migranti e i rifugiati come modello di ogni famiglia in cammino.
(LGR) (Agenzia Fides 12/06/2026)