CBCI
Bangalore (Agenzia Fides) - I fedeli cristiani in India, da "cittadini orgogliosi" e "discepoli autentici" di Cristo contribuiscono alla crescita, all'armonia e all'unità dell'India, e apprezzano la libertà di praticare la fede. Tuttavia, "siamo testimoni di crescenti disuguaglianze, degrado ecologico, disinformazione, polarizzazione e ansia riguardo all'identità e all'appartenenza", affermano i Vescovi indiani nel comunicato finale della 37ª Assemblea Generale della Conferenza episcopale dell'India (CBCI) tenutasi dal 4 al 10 febbraio a Bangalore, sul tema "Fede e nazione: la testimonianza della Chiesa alla visione costituzionale dell'India".
Nel testo diramato oggi e inviato all'Agenzia Fides, si afferma: "Un'autentica vita cristiana ci ispira a essere cittadini rispettosi della legge che promuovono la pace e difendono i diritti umani. La fedeltà alla Costituzione indiana scaturisce dalla nostra fede cristiana e dal nostro impegno per il bene comune, la libertà di coscienza, la dignità di ogni persona e la tutela del carattere plurale, laico e democratico dell'India. Le iniziative di elevazione sociale della Chiesa scaturiscono dal nostro profondo radicamento in Cristo e dalla nostra fedeltà ai valori costituzionali. Incoraggiamo tutti i fedeli a continuare a partecipare attivamente alla costruzione della nazione, guidati dalla verità, dalla compassione e dal coraggio morale".
"In un momento in cui la libertà e i diritti umani sono sempre più disprezzati - rilevano i Vescovi - riaffermiamo la nostra fiducia nella Costituzione indiana, che concepisce il nostro Paese come una repubblica democratica, laica e socialista sovrana" che garantisce a tutti i suoi cittadini "giustizia, libertà, uguaglianza e fraternità (Cfr. Preambolo della Costituzione indiana). Ogni volta che i diritti costituzionali vengono ingiustamente limitati, in particolare per quanto riguarda i poveri, gli emarginati, i dalit e le popolazioni tribali, è importante sostenere la protezione dei diritti fondamentali per tutti gli individui, indipendentemente da casta, credo e lingua".
In particolare, "la negazione dei diritti ai cristiani Dalit continua da decenni come una forma indiretta di discriminazione, nonostante i numerosi appelli all'uguaglianza e alla giustizia". Per questo "esprimiamo la nostra preoccupazione per la negazione dei diritti delle minoranze, poiché tali atti indeboliscono il tessuto democratico della nostra società. Pur mantenendo il nostro impegno a eliminare qualsiasi tipo di discriminazione esistente nelle comunità ecclesiali basata sulla casta o sulla lingua, esortiamo il Governo a garantire che a nessun cittadino vengano negati i diritti fondamentali di uguaglianza e libertà".
Il testo pone una esplicita richiesta alle autorità civili: "Poiché molti individui innocenti vengono incarcerati sulla base di accuse infondate di conversioni religiose forzate, chiediamo con forza l'abrogazione di leggi incompatibili con la libertà religiosa e il diritto alla privacy. L'articolo 25 della Costituzione garantisce che 'tutti gli individui hanno pari diritto alla libertà di coscienza e al diritto di professare, praticare e propagare liberamente la propria religione'. Ricordiamo il grande esempio del Mahatma Gandhi, la cui intera vita fu dedicata a formare un'India in cui le persone sentano che è il loro paese, nella cui creazione abbiano voce in capitolo, un'India in cui non ci siano classi alte e classi basse".
Due punti del testo sono dedicati, rispettivamente, all'impegno "ad accompagnare i giovani attraverso la formazione della leadership, l'educazione civica e l'impegno etico", per incoraggiarli a partecipare attivamente alla vita pubblica e ai processi democratici; e alla "opzione per i poveri": I Vescovi ricordano "il ruolo vitale delle istituzioni educative e sociali cristiane nella formazione della coscienze. L'eccellenza accademica deve essere
inseparabile dall'inclusività, dalla giustizia e da un'opzione preferenziale per i poveri". E affermano: "Sosteniamo la visione di Papa Leone XIV: Ovunque l'accesso all'istruzione rimanga un privilegio, la Chiesa deve aprire porte e inventare nuovi percorsi, perché 'perdere i poveri' significa perdere il significato stesso della scuola"
Inoltre, "in un contesto di polarizzazione e sfiducia, teniamo salda la chiamata della Chiesa a promuovere il dialogo, la riconciliazione e la fraternità. La fede cristiana ci ha sempre ispirato a cercare la via del perdono ogni volta che siamo stati privati della dignità umana e dei diritti. Ci impegniamo a promuovere un dialogo interreligioso costante e un impegno costante nella società civile", affermano i responsabili ecclesiali.
"Radicati in Cristo e fedeli alla Costituzione - conclude il testo - ci impegniamo nuovamente a essere una presenza eucaristica nel cuore della nazione, servendo il bene comune con umiltà, coraggio e saggezza", "in solidarietà con tutte le persone di buona volontà, lavorando per un'India giusta, inclusiva e fraterna".
(PA) (Agenzia Fides 10/2/2026)