ASIA/MYANMAR - Accordo di Panglong: “Una concreta roadmap per la riconciliazione nazionale e il federalismo”

mercoledì, 26 agosto 2020 diritti umani   minoranze religiose   minoranze etniche   pace   riconciliazione   società civile   politica  

Naypyidaw (Agenzia Fides) - "La Conferenza di pace di Panglong, tra governo, esercito e minoranze etniche ha dato un risultato storico per il paese. Vi è l'accordo per modificare la Costituzione del 2018, inoltre tutte le parti hanno concordato, per la prima volta, sull'idea di costruire uno stato di tipo federale; infine si potranno approvare leggi a livello regionale. Il processo di pace, ora, è a una svolta importante ed è un passo cruciale per il futuro paese. Uno degli aspetti più importanti è la fiducia che si è stabilita fra le parti, e che ha dato i suoi frutti”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides Joseph Kung Za Hmung, laico cattolico, fondatore e Direttore del servizio cattolico di mass-media “Gloria tv channel”, descrivendo l’atmosfera che si registra nella società civile, all'indomani della quarta sessione della “Conferenza sulla pace di Panglong del 21°secolo”, come è stato intitolato il vertice tenutosi nella capitale Naypyidaw dal 19 al 21 agosto. Il summit ha visto allo stesso tavolo i rappresentanti dei gruppi armati delle minoranze etniche, del governo e dell’esercito (Tatmadaw). Secondo Joseph Kung Za Hmung "i movimenti delle minoranze etniche, inclusi quelli cristiani come i Kachin, hanno accolto con soddisfazione e speranza l'esito della Conferenza. Il processo è avviato e la cornice è definita. E anche se alcuni gruppi come l'Arakan Army o le formazioni dell'Alleanza del Nord non erano proresnti, potranno sempre condivide l'accordo e unirsi in futuro alla piattaforma di pace. Sono i benvenuti. Vediamo oggi una concreta roadmap per la riconciliazione nazionale”.
Al vertice i rappresentanti del governo, delle forze armate, delle organizzazioni etniche armate e dei partiti politici birmani hanno siglato un nuovo accordo che prevede circa venti capitoli che si concentrano sulla attuazione del cessate-il-fuoco (Nationwide Ceasefire Agreement, siglato per la prima volta nel 2015) e sul definire i principi guida per un unione di tipo ferale: una forma istituzionale che, riconoscendo le diverse identità etniche, salvaguardi l'integrità del Myanmar ma restituisca dignità alle singole realtà da cui è costituito.
La leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, lo ha definito “un nuovo piano per la costruzione di un'unione federale democratica dopo il 2020”. Le sfide restano tante anche perché molto dipenderà dalle elezione legislative di novembre e dagli emendamenti costituzionali necessari per cambiare la forma dello Stato.
Al momento il cessate-il-fuoco è siglato da dieci organizzazioni armate, mancano all’appello altri sette schieramenti locali con i quali è però in corso il negoziato. Con altri, come nel caso di gruppi quali l’Arakan Army, la distanza è ancora molta ma dall’incontro di Naypyidaw è uscita l’indicazione che il governo intende prima o poi avviare un negoziato anche con le formazioni con cui la guerra continua, soprattutto in alcune aree del Paese (Rakhine e Chin in particolare). Uno dei nodi da affrontare è quello degli sfollati interni (IDP) che, segnala Joseph Kung Za Hmung “sono circa 300mila nel Nord del paese e circa 100mila nell’Est: gente che soffre. che aspetta la pace e un piano delle istituzioni”.
Nel paese si attendono le elezioni generali di novembre per capire quanto e come muteranno gli equilibri tra i partiti politici e l’esercito, ancora tutelato dalla Costituzione, che riserva ai militari il 25% dei seggi in Parlamento e garantisce loro un sostanziale diritto di veto per ogni decisione futura. (MG-PA) (Agenzia Fides 26/8/2020)


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