ASIA/BANGLADESH - Un missionario: “Portare il Vangelo di Cristo nella società”

sabato, 8 febbraio 2020 evangelizzazione   missione   animazione missionaria   missionari   istituti missionari   indigeni   diritti umani  

Dacca (Agenzia Fides) - “La Chiesa in Bangladesh è chiamata a dare maggiore risalto e responsabilità ai laici cattolici, cercando di far comprendere che l’apostolato non è solo il servizio ecclesiale, nell’ambito di parrocchie o movimenti, ma è anche e soprattutto quello nella società, nelle strutture legate alla politica, al mondo del lavoro, nella famiglia e nell’ambito del dialogo con i giovani, in tutte quelle altre realtà dove urge portare il Vangelo di Cristo”. Lo afferma padre Fabrizio Calegari, missionario del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (Pime), in un’intervista rilasciata all’Agenzia Fides, riassumendo le sfide della comunità cattolica bengalese. “Con spirito di servizio - sottolinea - occorre provare a incrementare principalmente la vita spirituale dei fedeli chiamati a testimoniare Cristo nei cari ambiti della società”.
Nel paese asiatico convivono più di cinquanta gruppi etnici differenti, oltre la metà di questi continua a praticare le tradizioni aborigene e culti animisti, mentre una parte di quelle comunità indigene ha accolto il messaggio del Vangelo. “Tra questi gruppi - rileva il sacerdote - si svolge la maggior parte dell’attività evangelizzatrice dei nostri missionari: ogni anno accogliamo tanti nuovi battezzati”. Padre Calegari ha operato per vent’anni in due ostelli del Pime nella diocesi di Dinajpur che ospitano ragazzi appartenenti alle minoranze tribali provenienti da famiglie povere, offrendo loro formazione umana e professionale: “In Bangladesh – osserva – migliaia di giovani, ragazzi e ragazze, studenti, lavoratori e disoccupati sono veramente abbandonati a se stessi, e nessuno si occupa di loro”.
A questa parte del subcontinente indiano – ex Pakistan orientale – sono particolarmente legati i missionari del Pime: i primi tre missionari destinati al Bengala, Albino Parietti, Luigi Limana e Antonio Marietti, accompagnati dal catechista Giovanni Sesana, sbarcano a Calcutta all'inizio di giugno 1855 e il 17 giugno arrivano a Berhampur, inviati dal Vicario apostolico della capitale bengalese, dal quale dipendono. “Nel 1910 - prosegue il racconto di padre Calegari - inizia anche la missione tra la popolazione indigena dei santal. Altri missionari in quegli anni si dedicano all'assistenza dei lebbrosi”.
Attualmente le comunità del Pontificio Istituto Missioni Estere si trovano nelle diocesi di Dhaka, Dinajpur e Rajshahi. Il dialogo con l'islam, l’apostolato e la promozione umana tra gli indigeni santal sono tutt'ora le priorità di quella comunità missionaria del Bangladesh. Tra i canali privilegiati per l’evangelizzazione, padre Calegari evidenzia come l’istruzione e l’opera nelle scuole giochi un ruolo fondamentale: “Il nostro apostolato - riferisce - passa attraverso l’istruzione: in questo modo raggiungiamo la maggior parte dei nostri fedeli. Abbiamo molte scuole elementari, medie e college, frequentate da studenti all’80% non cattolici. Con le opere educative anche musulmani, buddisti e indù imparano a conoscere e apprezzare Cristo”. Ricordando che tutti i battezzati so-no “discepoli missionari” l'attenzione, riferisce il missionario, si concentra oggi sulla formazione dei laici, chiamati a dare testimonianza del Vangelo nelle strutture della società.
Il Bangladesh è la quarta nazione musulmana più popolosa del mondo. Circa il 90% dei 160 milioni di abitanti sono musulmani, circa l'8% indù. I cristiani sono circa 600.000, 400.000 dei quali cattolici. (ES-PA) (Agenzia Fides 7/2/2020)


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