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2014-01-30

ASIA/TERRA SANTA - Rinviata la sentenza sul muro nella valle di Cremisan

Beit Jala (Agenzia Fides) – La Corte Suprema di Israele ha rinviato ai prossimi giorni il pronunciamento atteso per mercoledì 29 gennaio in merito al tracciato del muro di separazione che le autorità d'Israele vogliono far passare nella Valle di Cremisan, sul terreno di 58 famiglie palestinesi di Beit Jala e di due comunità religiose salesiane. “Nella riunione svoltasi davanti alla Corte” riferisce all'Agenzia Fides don Mario Cornioli, sacerdote cattolico a Beit Jala – gli avvocati delle parti danneggiate sono stati bravi e hanno smontato in maniera efficace le menzogne dei legali della controparte e del responsabile del tracciato del muro, che non han fatto una grande figura. Lo scempio della valle di Cremisan e l'esproprio delle terre non può in nessun modo essere giustificato con motivi di sicurezza. Da quando è iniziata la controversia, sono stati anche indicati dei percorsi alternativi al tracciato del muro. Se i tre giudici che dovranno decidere sono giusti e onesti, da lì il muro non passa. Noi, intanto, continuiamo a pregare”.
La valle di Cremisan rappresenta il “polmone verde” principale per la popolazione che vive nell'area di Betlemme. Se il progetto venisse portato avanti, anche i quattrocento bambini che frequentano la scuola delle suore salesiane si troverebbero a trascorrere gli anni dell'infanzia in una sorta di prigione a cielo aperto, circondata da barriere e check-point.
L'azione legale contro la costruzione del muro nella Valle di Cremisan è stata intentata dalla Society of St Yves, l' organizzazione cattolica per i diritti umani collegata con l'Assemblea dei vescovi cattolici di Terra Santa. All'udienza di ieri erano presenti anche il Vescovo William Shomali, Vicario patriarcale del Patriarcato latino di Gerusalemme, diversi sacerdoti del Patriarcato, i sindaci di Betlemme e Beit Jala e i rappresentanti di 13 Consolati di Paesi stranieri.
Un appello perché sia fatta “giustizia nella valle di Cremisan, vicino a Betlemme” era stato diffuso martedì 28 gennaio dall'Holy Land Coordination, l'organismo di Vescovi di Stati Uniti, Europa, Canada e Sudafrica che periodicamente si recano in Terra Santa per dare sostegno e incoraggiamento alle comunità cristiane locali. “Riconosciamo il diritto di Israele a vivere entro confini sicuri” avevano scritto i vescovi nel loro messaggio “tuttavia, il tracciato del muro di sicurezza si discosta nettamente dalla linea verde, la linea di demarcazione internazionalmente riconosciuta che separa Israele e i territori conquistati nella guerra dei Sei giorni del 1967''. I vescovi esortavano i loro rispettivi Governi ''a incoraggiare Israele perché segua il diritto internazionale e rispetti le condizioni di vita di queste famiglie'' e esprimevano a preoccupazione che ''questo muro di sicurezza serva più a consolidare gli insediamenti e a staccare definitivamente Betlemme da Gerusalemme”.
Anche il Vescovo statunitense Richard E. Pates, Presidente del Committee of International Justice and Peace della Conferenza episcopale Usa, aveva scritto al Segretario di Stato statunitense John Kerry per sollecitare iniziative affinché “Israele cessi di confiscare senza necessità terre palestinesi della West Bank occupata”. “Quando ho visto la bellezza di questa valle agricola e ho ascoltato la testimonianza delle famiglie cristiane che vedono minacciate le loro terre, i mezzi di sostentamento e le tradizioni familiari secolari” aveva aggiunto nella lettera a Kerry il Vescovo di Des Moines “sono rimasto semplicemente sbigottito dall'ingiustizia di tutto questo”. (GV) (Agenzia Fides 30/1/2014).

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