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Speciale

2004-12-04

COMUNICATO STAMPA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SPAGNOLA: a seguito dell’approvazione del Disegno di Legge con il quale si modifica il Codice Civile in materia di separazione e divorzio 17 settembre 2004

Il disegno di legge sul divorzio promosso oggi dal Governo, si propone di venire incontro al gravissimo problema sociale della crescita permanente del numero delle rotture matrimoniali e dei drammi personali che le accompagnano. I mezzi a disposizione suscitano, però, seria preoccupazione. Molto probabilmente accadrà di vedere più divorzi e più sofferenza poiché la Legge non parte da una buona concezione antropologica del matrimonio come istituzione sociale fondamentale, ma bensì da un’ideologia individualista che lo riduce ad un semplice contratto tra privati. A questo riguardo ricordiamo quanto dichiarato dall’Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale nell’Istruzione Pastorale “La famiglia, santuario della vita e speranza della società”:

“Evidentemente, se si perde il senso sacro del matrimonio, si finirà per valutarlo semplicemente come un contratto tra privati, stabilito quindi a loro arbitrio e dipendente dalla loro volontà, che può cambiare ed arrivare a rescinderlo. Tale concezione rende incomprensibile l’indissolubilità del matrimonio. Un impegno per tutta la vita sarebbe qualcosa di praticamente impossibile e potrebbe rendersi addirittura insopportabile. Da questo punto di vista, il divorzio si concepisce come un diritto, persino come una condizione per contrarre matrimonio, una clausola di rottura. Questa mentalità introduce un’instabilità strutturale nella vita matrimoniale che la rende incapace di affrontare le crisi e le difficoltà che inevitabilmente incontrerà”.

“Come avviene con altri fatti dolorosi della nostra società, il modo culturale di presentare il divorzio si propone di nascondere il dramma umano, psichico e sociale del fallimento matrimoniale. Con il motto di ‘ricostruire la vita’ -forse con un’altra coppia- si cerca di risolvere il dramma sciogliendo i problemi tecnici (giuridici, economici) ma senza entrare nei veri problemi antropologici ed etici”.

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