ASIA/PAKISTAN - Rilasciato su cauzione un cristiano accusato di blasfemia; per le Ong urge rivedere la legge

martedì, 30 ottobre 2012

Islamabad (Agenzia Fides) – Dopo il clamoroso caso di Rimsha Masih, la bambina cristiana accusata di blasfemia e liberata su cauzione, per un altro cristiano, arrestato sulla base di false accuse, si sono aperte le porte del carcere: a Khuram Shahzad Masih è stata concessa la libertà su cauzione (100mila rupie, quasi mille dollari) da un giudice della Corte Suprema, che ha ordinato la conclusione del processo entro tre mesi. Come riferito a Fides, gli avvocati del team della “Legal Evangelical Association Development” (LEAD), che seguono il caso, dicono che il 24enne “è fisicamente provato, ma non smette di ringraziare Dio”. La sua famiglia (moglie e tre figli) ha potuto riabbracciarlo dopo 11 mesi di prigionia. Il giovane era stato arrestato il 5 dicembre 2011 nei pressi di Lahore (in Punjab) con l’accusa di aver bruciato pagine del Corano.
Un altro caso pendente, dello stesso genere, è quello di Martha Bibi, donna cristiana accusata falsamente di blasfemia: nel processo a suo carico la prossima udienza è fissata per il 3 novembre, per le ultima testimonianze del contraddittorio. Martha Bibi è stata arrestata il 22 gennaio 2007 e, come informano fonti di Fides, in quattro anni di detenzione, ha subito maltrattamenti.
Di fronte al perpetuarsi di patenti ingiustizie, come nei casi di Rimsha Masih, Khuram Shahzad Masih e Martha Bibi, un gruppo di Ong internazionali ha pubblicato una dichiarazione invitando il governo del Pakistan a garantire i diritti delle minoranze e modificare con urgenza la legge sulla blasfemia, “questione che resta cruciale”. In un comunicato congiunto inviato a Fides, le Ong “Minority Rights Group International” (MRG), “International Dalit Solidarity Network” (ISDN), “Franciscans International” (FI) e “Pakistan Dalit Solidarity Network” (PDSN), chiedono al Pakistan di abrogare le leggi discriminatorie e proteggere i più vulnerabili e gli emarginati. Secondo le Ong, il Pakistan non ha tenuto fede agli impegni presi davanti alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite, soprattutto sulla “protezione delle minoranze e degli intoccabili (dalit)”, dato che “la situazione delle minoranze è peggiorata nel corso degli ultimi anni”.
“Discriminazione e violenza contro le minoranze religiose sono largamente diffuse, mentre i colpevoli godono di impunità” affermano le Ong. “La legge sulla blasfemia – conclude il testo – costituisce la base per la discriminazione religiosa istituzionalizzata e su base castale, nonché per la violenza e l'oppressione perpetrata dallo stato e da gruppi privati”. (PA) (Agenzia Fides 30/10/2012)


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