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Dossier

2004-04-03

THAILANDIA - “Il giorno della morte di un bambino è il giorno più triste per tutti al Centro camilliano di Rayong che oggi ospita 31 bambini in cura, dai 4 ai 17 anni, quasi tutti in discreta salute”

Rayong (Agenzia Fides) - “Ci sarebbero tante cose da raccontare sul nostro rapporto con il sistema sanitario thailandese di cui siamo stati principali protagonisti in questi anni per quanto riguarda le cure ai bambini in AIDS. Sono contento di dirvi che i nostri bambini sono stati tutti battezzati e molti di loro hanno preso anche la Comunione e la Cresima, sanno pregare e cantare e sono fieri di seguire la fede proposta dal loro papà Padre Giovanni. Hanno tutti perso i genitori e per varie ragioni sono tutti stati rifiutati dai parenti e affidati a noi dall’istituto della previdenza sociale” E’ Padre Giovanni Contarin, responsabile del centro camilliano di Rayong che racconta a Fides la sua esperienza con i bambini malati di Aids.
“Quando nel 1996 ho cominciato ad ammettere i primi bambini malati di AIDS al nostro centro non credevo ai miei occhi vedendo queste piccole creature innocenti deperire giorno dopo giorno lasciandoci incapaci di qualsiasi trattamento medico.
Sono malati di AIDS, tutti dicevano, ed il loro destino è la morte. Trattiamoli con speciale amore e attenzioni…ma senza speranza…mettiamoci il cuore in pace.
Non so come ho fatto a resistere il primo anno quando abbiamo sperimentato la morte di una decina di bambini. Il giorno della morte di un bambino è il giorno più triste per tutti al Centro Camilliano, gli adulti stessi nel reparto di cure palliative non accettano facilmente la morte di un bambino e quasi si presterebbero a sostituirsi per sottrarli alla morte. Il funerale di un bambino, ricordo gli ultimo tre, Sonia Priciaa e Nat, è sempre un momento triste e gioioso, facciamo canti e danze per celebrare la vita del nuovo angioletto.
Nel ‘96 non ero ancora in possesso del computer ed avevo accesso ad internet…in Thailandia da 11 anni, non ero ancora stato in contatto con la realtà delle nuove cure antiretrovirali che in America ed in Europa stavano dando risultati eccezionali. Un giorno venni in contatto con un medico in pensione di origine svizzera ritirato in Thailandia a pochi chilometri dal Centro Camilliano…e’ come se il cielo si fosse aperto!! Durante una visita al centro mi ha proposto di curare Oon che aveva 10 anni, una bambina carissima, che non mi lasciava mai e cercava sicurezza tra le mie braccia, come molti bambini in stato terminale. Oon aveva già infezioni nel cavo orale, perdita di capelli, infezioni cutanee e problemi polmonari. Avevamo già l’appuntamento per tagliarle un ditino con inizio di cancrena…le sue braccia e gambine come degli stuzzicadenti. Alan, il nome del medico, mi disse “Padre desidererei che Oon diventasse grande ed avesse una famiglia come l’ho avuta io, con un marito e dei figli”.
Io stupefatto e sorpreso mi misi nelle sue mani, mi ha parlato di un suo amico medico in Svizzera capo del reparto malattie infettive all’ospedale cantonale di Ginevra….abbiamo cominciato a collaborare e a comunicare via fax…e nel frattempo si è cominciata una terapia antiretrovirale tripla, con pure un inibitore della proteasi…tutte medicine avanzate e non usate in Europa….del costo di quasi 1.000 US al mese…è l’inizio di una storia lunga che mi ha cambiato la vita. Io povero sacerdote ed infermiere sono diventato un pioniere nel campo del trattamento medico di bambini in AIDS in Asia.
Oggi abbiamo 31 bambini in cura, dai 4 ai 17 anni, quasi tutti sono in discreta salute e con quest’anno 21 di loro frequenta le scuole esterne. Un bambino dopo l’altro, una difficoltà dopo l’altra…e sempre con speranza e desiderio di vedere I nostri bambini sorridere e gioire la vita. Ho creato una rete internazionale per avere antiretrovirali…ne ho poi trafugati quintali dall’India…ed infine ho lottato per la produzione del prodotto locale…tutte fatiche che hanno portato migliaia di bambini ad usufruire di un trattamento che quest’anno è diventato l’orgoglio della Thailandia.
Non parliamo dei viaggi/gita che organizzavo con i bambini per gli esami del sangue a Bangkok…gli intrallazzi che ho organizzato per averli a prezzi buoni e gli studi che ho dovuto fare per non sentirmi dire “non c’e’ niente da fare sono bambini malati in AIDS conclamata”.
Internet e la collaborazione con i medici senza frontiere del Belgio, con uffici e programmi a Bangkok, mi hanno aiutato. E, ovviamente l’ambiente che siamo riusciti a creare, è il massimo per un bambino che deve imparare a lottare e a capirsi nella malattia. Quanta fatica per far ingerire le decine di pastiglie e pastiglioni a Oon…ora è lei che come in un gioco insegna agli altri…ed ancora si ricorda degli amichetti che si sono persi per strada. Oon ha 17 anni e tanta voglia di vivere, ha cambiato terapia tre volte ed è sempre rimasta con la carica virale sotto le 50 unità. Ora frequenta la seconda superiore dopo aver fatto gli esami delle elementari senza averle mai frequentate.
I miei bambini con la loro vita rallegrano e vivacizzano l’ambiente di cura palliativa e la tristezza che ha portato l’AIDS nel mondo ed è la forza che mi fa diventare dono Eucaristico.”
(AP/GC) (3/4/2004 Agenzia Fides)

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