Città del Vaticano (Agenzia Fides) – I missionari che un tempo lasciavano le loro case, senza sapere se vi avrebbero mai fatto ritorno, hanno gettato semi che hanno poi portato frutto nelle Chiese locali di tutto il mondo. Come possono oggi questi frutti arricchire l’intera Chiesa? È la domanda al centro della «Chiesa dei covoni», un’iniziativa internazionale che nel suo primo atto pubblico riunirà a Roma, dal 22 al 24 ottobre 2026, responsabili ecclesiali, studiosi e operatori pastorali.
Il Convegno, intitolato «Una Chiesa per tutti: sinodale nel metodo, missionaria nello spirito, credibile nell’amore», si svolgerà presso la Pontificia Università Urbaniana. Al centro dei lavori, la missione come relazione di reciprocità, per superare la divisione tra Chiese che danno e Chiese che ricevono.
«L’idea della Chiesa dei covoni si ispira al Salmo 126, versetto 6», spiega in un’intervista all’Agenzia Fides l’arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione nella Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari.
Il salmo evoca coloro che partono in lacrime, portando la semente da gettare, e ritornano cantando, portando i loro covoni, i fasci di spighe raccolte.
Per l’Arcivescovo, questa immagine richiama l’esperienza dei missionari che lasciavano le loro famiglie senza disporre dei mezzi di trasporto e di comunicazione di oggi, ignari se avrebbero mai rivisto i propri cari. «Per molti, partire era come morire», osserva. La loro partenza comportava un sacrificio condiviso da quanti rimanevano.
Ma quella partenza è soltanto una parte della storia. «La grande benedizione è che ciò che hanno seminato è ora cresciuto e ha portato frutto», prosegue Nwachukwu. «Siamo nel momento di raccogliere i covoni e di portarli a casa». L’immagine collega così la memoria del sacrificio missionario ai doni che le Chiese nate da quell’impegno possono oggi condividere con tutti.
Riconoscere con gratitudine questa dinamica mette anche in discussione una lettura puramente funzionale della crescente presenza di missionari del Sud del mondo nelle diocesi europee e nordamericane. Interrogato su come riconoscere il loro patrimonio spirituale e pastorale, anziché considerare suore e sacerdoti missionari provenienti dal sud del mondo soltanto una risposta alla diminuzione delle vocazioni in Occidente, Nwachukwu respinge tale approccio riduttivo.
«A livello globale, in realtà non abbiamo una carenza di sacerdoti. Abbiamo una ridistribuzione dei sacerdoti», sostiene. L’accento è posto sul riconoscimento di questi missionari come portatori dei frutti dell’evangelizzazione, anziché come semplice “personale” di lontana provenienza chiamato a colmare posti vacanti.
Uno scambio di questo tipo richiede una preparazione da entrambe le parti. «Dobbiamo preparare la casa ad accogliere i covoni», spiega l’Arcivescovo. Allo stesso tempo, «dobbiamo anche preparare i “covoni” affinché siano adatti alle case». Il compito formativo riguarda dunque sia le comunità che accolgono sia i missionari che arrivano.
Il Convegno all’Urbaniana
Promossa dal Dicastero per l’Evangelizzazione, l’iniziativa coinvolge il Centro per il cattolicesimo mondiale e la teologia interculturale della DePaul University, la Facoltà di Missiologia dell’Urbaniana e istituzioni ecclesiali e partner missionari dei cinque Continenti. I co-direttori del progetto, padre Stan Chu Ilo e padre Jaeho Chung, presenteranno l’iniziativa, mentre il simposio si articolerà sessioni dedicate ai diversi Continenti.
A moderare i lavori contribuiranno inoltre don Agostino Hyuntaek Han, capo ufficio del Dicastero missionario, e don Antoine Pooda, sacerdote della diocesi di Gaoua, in Burkina Faso, e professore consociato della Facoltà di Missiologia dell’Urbaniana, esperto di
gestione dei conflitti ed educazione sociale.
Le sessioni dedicate ai Continenti saranno moderate da Gaetano Sabetta, docente di dialogo interreligioso presso la Facoltà di Missiologia dell’Urbaniana e consultore del Dicastero per il Dialogo Interreligioso; Antonina Wozna, teologa impegnata nell’insegnamento e nella ricerca tra le università di Wuppertal e Graz; e Sandra Arenas, decana della Facoltà di Scienze Religiose e Filosofia dell’Università Cattolica di Temuco, in Cile, specialista di ecclesiologia, Concilio Vaticano II ed ecumenismo. I tre docenti modereranno rispettivamente i confronti su Europa e Nord America, Africa e Asia, America Latina e Caraibi.
Un percorso formativo globale
L’incontro di Roma si inserisce in un percorso programmatico che proseguirà fino alla Pentecoste del 2028. Tra gli strumenti utilizzati durante il percorso figurano un corso online in quattordici moduli, «Scambio di doni: la Chiesa dei covoni», cinque documentari dedicati ai Continenti, cinque volumi di teologia pastorale, incontri regionali e un podcast. Consultazioni con diocesi e congregazioni religiose affronteranno i temi dell’ospitalità, dell’appartenenza, dell’esclusione e della formazione interculturale, radicando il progetto nell’esperienza pastorale.
Per l’arcivescovo Nwachukwu, l’iniziativa attesta e aiuta tutti a riscoprire che la missione non è un capitolo ormai concluso della storia ecclesiale. «La vita della Chiesa è davvero una vita di missione», insiste, «ieri, oggi, domani». Raccogliere i covoni significa riconoscere ciò che il sacrificio missionario ha reso possibile, e aprire l’intera Chiesa ai doni che da lì sono venuti. (Agenzia Fides 20/10/2026)