VATICANO — Suor Mary Teresa Barron nominata Segretario Aggiunto del Dicastero per l'Evangelizzazione e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie

giovedì, 8 ottobre 2026

photo Natale Scarpitta

Città del Vaticano (Agenzia Fides) — Papa Leone XIV ha nominato suor Mary Teresa Barron, Superiora Generale delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, Segretario Aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione nella Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, con incarico di Presidente delle Pontificie Opere Missionarie. Assumerà il nuovo incarico il 4 gennaio 2027.

Oggi intorno alle ore 12, prima della recita dell'Angelus, Suor Mary Teresa Barron è stata presentata alla comunità di lavoro del Dicastero Missionario, nel Palazzo di Propaganda Fide.

Nata a Donegal, in Irlanda, il 7 novembre 1968, suor Mary Teresa Barron ha conseguito un master in “Public Healthcare Administration” presso l’Institute for Public Administration di Dublino e un master in “International Development” presso il Kimmage Institute di Dublino. Superiora Generale delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli dal 2018, è stata Presidente del Service of Documentation and Study on Global Mission (SEDOS) dal 2022 al 2025 e dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), a Roma, dal 2023 al 2025, come riporta il curriculum ufficiale che accompagna la nomina.

L’esperienza missionaria, il dialogo tra le culture e il legame tra sinodalità e annuncio del Vangelo attraversano i suoi interventi pubblici. In un’intervista al settimanale spagnolo Vida Nueva, pubblicata il 10 gennaio 2025, sottolineava l’importanza di aver vissuto e lavorato in contesti ecclesiali diversi e di essere in contatto con «la Chiesa e i popoli di diversi continenti». Un’esperienza che considerava «estremamente importante per qualsiasi ruolo nella Chiesa che abbia una portata mondiale». Interpellata, in quell’occasione, su ciò che l’appartenenza a una congregazione missionaria potesse accomunare nel suo percorso e in quello di suor Simona Brambilla, appena nominata Prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, spiegava: «Credo che una prospettiva e una comprensione missionarie siano molto importanti in una Chiesa sinodale, perché l’esperienza ci insegna ad apprezzare e a custodire la diversità come una ricchezza». Aggiungeva che «lo spirito missionario è spesso inclusivo e invita volentieri al dialogo», qualità importanti nelle relazioni con persone provenienti da tutto il mondo.

Il legame tra missione e sinodalità era già al centro delle sue parole al termine dell’assemblea del Sinodo sulla sinodalità, nell’ottobre 2024. In un’intervista a iCatholic, suor Barron ricordava con emozione un processo al quale aveva partecipato fin dall’apertura, tre anni prima. Esprimeva soddisfazione per il documento finale, che considerava un sostegno per proseguire «come Chiesa su questa via sinodale». Interrogata sulle prospettive aperte per il cammino sinodale irlandese, indicava nell’«orientamento missionario» uno dei punti di forza del documento. La sfida, spiegava, era formare discepoli missionari e aiutare le persone a vivere la fede nella quotidianità: «La fede non è un evento della domenica; è qualcosa che viviamo ogni giorno». Si trattava di portare l’amore di Cristo nella vita ordinaria e di condividerlo. Richiamava anche lo spazio riservato alla famiglia come Chiesa domestica, vedendovi un invito a una presenza più missionaria nella società.

Il 19 marzo 2026, in un’intervista congiunta rilasciata a Vatican News insieme a padre François Marie Hervé du Penhoat, Superiore Generale della Società delle Missioni Africane, suor Barron tornava sulle nuove forme della presenza missionaria. Le due congregazioni celebravano, tra gli altri anniversari, i 150 anni della fondazione delle Suore di Nostra Signora degli Apostoli e i 170 anni della Società delle Missioni Africane. «La Chiesa sta diventando più sinodale. Questo spirito missionario è fondamentale», dichiarava. «Oggi la nostra risposta potrebbe comprendere l’accompagnamento dei migranti, delle donne vittime della tratta a fini di sfruttamento e un maggiore impegno nella pastorale sociale, anche se i nostri apostolati tradizionali nella sanità e nell’istruzione restano essenziali». Ricordava inoltre la dimensione internazionale della congregazione, che riunisce suore provenienti da 21 Paesi, e l’importanza di coltivare tra loro uno spirito di famiglia.

L’attenzione alle persone ferite dallo sfruttamento è uno degli ambiti che le stanno a cuore, come testimonia il messaggio rivolto ai partecipanti a una maratona di preghiera contro la tratta, promossa nel 2025 dall’UISG e dall’Unione dei Superiori Generali. «Le nostre preghiere oggi non sono soltanto parole. Sono anche un appello all’azione», sottolineava, invitando a camminare in solidarietà con le vittime e a lasciarsi ispirare dal coraggio dei sopravvissuti. Durante la celebrazione novendiale dopo la morte di Papa Francesco, il 3 maggio 2025, nella Basilica di San Pietro, aveva infine espresso, a nome delle donne consacrate, l’impegno a proseguire una missione di vicinanza: «Essere la carezza del nostro amorevole Dio Creatore verso chi soffre, essere il fuoco che accende altri fuochi». Una missione che riconduceva all’appello del Vangelo a uscire incontro alle persone, per servire, guarire e accompagnare chi è più nel bisogno. (Agenzia Fides 8/10/2026)


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