Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.L'Assemblea delle Pontificie Opere Missionarie in pellegrinaggio sulle orme del Beato Paolo Mannahttps://www.fides.org/it/news/77748-L_Assemblea_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_in_pellegrinaggio_sulle_orme_del_Beato_Paolo_Mannahttps://www.fides.org/it/news/77748-L_Assemblea_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_in_pellegrinaggio_sulle_orme_del_Beato_Paolo_MannaDucenta - «Tutta la Chiesa, tutte le Chiese per tutto il mondo». La frase-motto del Beato Paolo Manna, che richiama il palpito missionario come connotato universale di ogni viva comunità ecclesiale, è risuonato ancora una volta nella cappella esagonale di Ducenta, nella diocesi di Aversa, dove dal 2005 riposano le spoglie mortali del Beato. L’ha riproposta il neo-eletto Arcivescovo di Benevento Michele Autuoro, nell’omelia pronunciata durante la liturgia eucaristica celebrata nella cappella di Ducenta nella mattinata di oggi, domenica 31 maggio, Solennità della Santissima Trinità. <br /><br /><br />Davanti a lui, i partecipanti all’Assemblea generale 2026 delle Pontificie Opere Missionarie in corso in questi giorni a Roma, a partire dai più di 100 direttori e direttrici nazionali della rete globale delle POM arrivati dai 5 Continenti. <br /><br /><br />Nella settimana serrata di sessioni di lavoro, ospitate nel Collegio Internazionale San Lorenzo da Brindisi, la trasferta domenicale in terra campana è stata vissuta da direttori e direttrici nazionali giunti da tutto il mondo come pellegrinaggio a uno dei luoghi cari alla memoria condivisa delle POM. <br /><br />A Ducenta, nel 1921, Manna aveva aperto il “Seminario Sacro Cuore” per sostenere le giovani vocazioni missionarie in Sud Italia. <br /><br /><br />L’inquietudine missionaria di Manna<br /><br /><br />Paolo Manna , beatificato nel 2001durante il Pontificato di Giovanni Paolo II, con la sua inquieta passione missionaria continua a suggerire alle rete delle POM spunti preziosi e orientamenti attualissimi per vivere la propria vocazione apostolica nel tempo presente. <br /><br />Manna viene indicato come il fondatore della Pontificia Unione Missionaria, una delle quattro Pontificie Opere missionarie, riconosciuta da Papa Benedetto XV nel 1916 con il nome di “Unione Missionaria del Clero”. Secondo Manna tutti i sacerdoti - e non solo i missionari “ad gentes” dovevano essere aiutati a far propria la sollecitudine missionaria dalla Chiesa, che ha come orizzonte il mondo. <br />Nel tempo in cui era stato Superiore del Pontificio Istituto Missioni Estere, Manna aveva compiuto un viaggio di 14 mesi in giro per il mondo per conoscere in presa diretta le esperienze missionarie in tutto il mondo. Dopo quell’esperienza, nel 1929, aveva steso un dattiloscritto rimasto inedito fino a dopo il Concilio Vaticano II. Nel suo scritto, tra le altre cose, Manna sosteneva con decisione l’urgenza di cambiare i cammini formativi dei seminaristi per affidare la guida delle Chiese locali a sacerdoti e vescovi indigeni. <br /><br />L’Assemblea annuale delle POM fornisce anche l’occasione di confronto sulle richieste di finanziamento per progetti e iniziative legati all’opera missionaria e alle necessità delle comunità locali. Ma anche grazie a Paolo Manna, le POM portano nel loro DNA robusti antidoti al rischio di ridurre la loro missione a una mera erogazione di risorse materiali.<br />
«Le Missioni, per il loro carattere spiccatamente occidentale» scriveva già Manna, col linguaggio dell’epoca, nei passaggi critici delle sue “Osservazioni” «si presentano agli infedeli come organizzazioni di stranieri. I pagani, quelli che capiscono, quelli che contano qualcosa, non vedono Gesù Cristo in prima linea nella propagazione della fede. Vedono la scuola, l’ospedale, vedono altre grandi e belle opere, vedono soprattutto degli stranieri ricchi e potenti, e nei convertiti degli uomini soggetti a questi stranieri per i benefici che ne hanno avuto o che sperano di averne».<br />«Oggi» - scriveva ancora Manna – è preoccupante vedere come l’idea dell’indispensabilità del denaro sia penetrata nella mente dei missionari odierni». <br /><br /><br /><br />La sorgente della missione e il Mistero della Trinità<br /><br />Paolo Manna - ha ricordato l’Arcivescovo Autuoro nella conclusione della sua omelia - «portava nel cuore il desiderio che il Vangelo fosse annunciato a tutti e che tutti i membri della Chiesa, tutti i battezzati, sentissero quest'ansia perché il Vangelo giungesse a tutti, e tutti in Cristo e nell'amore trinitario fossero santi». <br /><br />L’Arcivescovo procidano Michele Autuoro, che Leone XIV ha chiamato lo scorso 13 maggio a guidare l’Arcidiocesi di Benevento, è Presidente della Commissione episcopale per l'evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese. Dal 2013 al 2018, come direttore di Missio Italia, ha partecipato anche lui alle assemblee delle Pontificie Opere Missionarie. <br /><br />Nella sua omelia, l’Arcivescovo Autuoro si è soffermato su come il dinamismo missionario che anima la Chiesa trovi la sua sorgente non in progetti e strategie di propaganda, ma nel mistero della comunione trinitaria, celebrato proprio nella odierna solennità liturgica. «E allora» ha aggiunto l’Arcivescovo « è bello pensare che in questo giorno, anche voi celebrate l'Assemblea delle Pontificie Opere». «Come ci ha ricordato Papa Leone nel messaggio per la prossima centesima Giornata Missionaria Mondiale» ha aggiunto Autuoro «non solo la missione nasce dall'unità, ma è efficace quando siamo tutti uniti. E le Pontificie Opere, anche nel mondo, sono proprio espressione di questa unità». In un tempo lacerato da discordie, violenza, morte e guerra - ha rimarcato l’Arcivescovo - «tanto più la Chiesa, anche con l'impegno delle Pontificie Opere missionarie, è chiamata a questa missione di costruire relazioni tra tutti i popoli della terra. Relazioni di fraternità, relazioni di comunione, relazioni in cui la terra, le nazioni, i popoli vengono pacificati. Perché il primo dono di Gesù risorto alla Chiesa e all'umanità è proprio il dono della pace». Sun, 31 May 2026 23:14:35 +0200Nella persecuzione, una storia di grazia. I sacerdoti martiri Bula e Drbola beatificati il 6 giugnohttps://www.fides.org/it/news/77747-Nella_persecuzione_una_storia_di_grazia_I_sacerdoti_martiri_Bula_e_Drbola_beatificati_il_6_giugnohttps://www.fides.org/it/news/77747-Nella_persecuzione_una_storia_di_grazia_I_sacerdoti_martiri_Bula_e_Drbola_beatificati_il_6_giugnodi Chiara Dommarco<br /><br />Brno – “I regimi, le ideologie e le paure passano, ma la verità, l’amore e la fedeltà hanno una forza che sopravvive alla storia stessa”. Così, dialogando con l’Agenzia Fides, don Karel Orlita sintetizza la cifra delle vite di Jan Bula e Václav Drbola, i due sacerdoti cechi che il 6 giugno vengono beatificati a Brno. Durante la celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Michael Czerny, sarà utilizzato il calice appartenuto a Bula. <br /><br />Postulatore della fase diocesana e amministratore della fase romana, don Karel ha seguito da vicino lo svolgimento della causa di beatificazione e canonizzazione dei due martiri: i primi in assoluto nella diocesi di Brno e nella storia contemporanea della Repubblica Ceca ad essere beatificati o canonizzati.<br /><br />“Viviamo in un’epoca segnata da guerre, polarizzazioni, crisi culturali, paura e smarrimento morale. In questo contesto, la loro testimonianza ricorda che l’uomo non può vivere senza verità e senza speranza. Essi mostrano che anche quando tutto sembra dominato dalla violenza e dalla menzogna, è possibile restare umanamente liberi”, commenta don Karel.<br /><br />Václav Drbola nacque nel 1912 a Starovičky, nella Moravia meridionale, da una famiglia di modeste condizioni. Conseguito il diploma nel 1933, entrò quello stesso anno nel seminario diocesano di Brno. Ordinato sacerdote nel 1938, si dedicò in particolare ai bambini e ai giovani, organizzando incontri di catechismo, spettacoli teatrali ed eventi sportivi. Membro del Partito popolare cecoslovacco, partecipò attivamente alla vita pubblica di Bučovice, dove svolse gran parte del suo servizio pastorale, guadagnandosi la benevolenza di tutti per la mitezza che lo caratterizzava.<br /><br />Jan Bula nacque nel 1920 a Lukov, un villaggio moravo ai confini con la Germania, anche lui da una famiglia molto modesta. Come Drbola, subito dopo aver conseguito il diploma di maturità entrò nel seminario diocesano di Brno nel 1939. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu impiegato come forza lavoro dai tedeschi in una fabbrica di ceramica, dove il suo talento artistico venne sfruttato per decorare utensili. Nel 1944, tornato in una Brno devastata dai bombardamenti, dipinse su cartone alcune scene della Passione e si dedicò allo studio e alla stesura di testi sull’iconografia russa. Al termine della guerra, fu ordinato sacerdote e inviato a Rokytnice, dove si guadagnò la stima di tutti i parrocchiani per la sua generosità. Il suo breve ministero si svolse fra le gite fuori porta, gli spettacoli teatrali per bambini e giovani, i lavori di ristrutturazione della chiesa parrocchiale, l’impegno nella vita locale come membro del Partito Popolare e i dipinti che realizzava nel tempo libero.<br />A seguito del colpo di stato comunista del 1948, per la Chiesa cattolica, reduce dalle persecuzioni naziste, iniziò un nuovo periodo di prova. Dopo la nazionalizzazione dei beni ecclesiastici, la chiusura di scuole e seminari e numerosi arresti di religiosi e laici, la campagna sistematica contro la Chiesa subì un’accelerazione: nel giugno 1949 il governo mise in atto un piano per inquadrare i cattolici nelle file di una nuova sedicente “Azione Cattolica”, creata ad hoc. Vietata la stampa cattolica e messi agli arresti domiciliari i vescovi, il governo si adoperò per convincere il clero e il popolo che quella era la nuova associazione cattolica a cui dovevano iscriversi. <br /><br />Aderendo alla richiesta fatta a tutti i sacerdoti dall’arcivescovo di Praga, Josef Beran, sia Bula che Drbola lessero la circolare - da lui emanata - durante la messa domenicale del 19 giugno: si chiedeva ai fedeli di vigilare e di rimanere fedeli alla Chiesa di Roma. Bula in quell’occasione chiarì anche che la firma col suo nome, comparsa tra gli aderenti all’“Azione Cattolica” governativa, era falsa: « Siate fedeli. Non deludete la fiducia della vostra Chiesa, nella quale siete nati. Pregate affinché lo Spirito Santo illumini la ragione e conceda vera conoscenza in questi momenti difficili».<br />Finirono così nel mirino della Stb , la quale si servì di un agente sotto copertura, il “Capitano Malý”, per arrestare i due sacerdoti. Nel febbraio 1951 Ladislav Malý, compagno di classe di Bula, gli fece visita e gli parlò di un piano per liberare l’arcivescovo Beran dalla prigionia, aggiungendo che questi avrebbe espresso il desiderio di confessarsi da un prete cattolico rimasto fedele a Roma. Bula dichiarò la propria disponibilità ad accogliere la confessione dell’arcivescovo e il capitano tornò più volte dal sacerdote, ma alle sue domande circa l’incontro con il vescovo non rispondeva. Bula venne arrestato nell’aprile di quell’anno. Il copione si ripeté con Drbola: Malý gli raccontò la stessa storia sull’arcivescovo e il sacerdote promise di confessarlo, ma il momento della confessione non arrivava mai. Drbola fu arrestato nel giugno del 1951. Accusati di aver ispirato l’attentato di Babice del 2 luglio 1951 − nel quale il Capitano e altri uccisero tre funzionari del partito comunista − Drbola e Bula, in carcere al momento dei fatti, furono costretti entrambi, sotto tortura, ad autoaccusarsi e a ripetere più volte un copione da recitare poi davanti al giudice, secondo cui Drbola sarebbe stato uno dei principali istigatori del triplice omicidio e Bula il capo di un gruppo sovversivo che avrebbe fiancheggiato il Capitano. <br /><br />Drbola fu giustiziato il 3 agosto 1951 e Bula il 20 maggio 1952, entrambi nel carcere di Jihlava, nella Moravia occidentale: la loro fama di innocenza era diffusa tra la gente sin dal momento dell’arresto.<br />Due giorni dopo la conclusione del processo che vedeva tra gli imputati Drbola e altri 13 cattolici , Radio Vaticana ne diede notizia commentando: «Non conosciamo il vero motivo della condanna dei sacerdoti e dei laici alla pena capitale. Non lo conosceremo nemmeno dalle notizie ufficiali. Se sono stati condannati per aver difeso i diritti naturali e inalienabili della persona umana, allora sono dei veri martiri». <br /><br />“Durante il lavoro sulla Positio – racconta don Karel − ho avuto spesso l’impressione che il vero protagonista della loro storia non fosse tanto la persecuzione, quanto la forza della grazia di Dio che li ha sostenuti fino alla fine”.<br /><br />Inoltre, in una società sempre più segnata dalla fragilità emotiva e psicologica, soprattutto tra i più giovani, “l’esempio di vita e le circostanze della morte dei due martiri può favorire la maturazione di una sana e libera coscienza cristiana non asservita a false ideologie , allora come oggi, influenti e manipolatrici”, ha osservato, in dialogo con Fides, la dott.ssa Maria Cristina Bresciani, postulatrice della fase romana della causa di beatificazione.<br /><br />Le lettere che Bula scrisse dal carcere ai suoi familiari, trattenute dalla polizia e fatte recapitare solo tempo dopo, testimoniano la serenità d’animo con cui il giovane visse i mesi di prigionia: «Il Signore Dio mi ha dato una vita breve, ma credo non sia stata vana. Sono lieto oggi di averLo servito e di essere rimasto Suo servo fino alla fine. Me ne vado in pace con Lui. Non vedo l’ora di riposare e di incontrare tutti coloro che mi hanno preceduto nell’eternità. Avevo tanti programmi, ma tutti erano subordinati alla volontà di Dio».<br /><br />“Anche la figura di Václav Drbola – commenta don Karel − colpisce profondamente. Dalle testimonianze emerge un sacerdote molto vicino alla gente, umile, paterno, semplice. E forse proprio questa normalità rende ancora più grande la sua testimonianza. Non erano uomini in cerca di eroismo: erano sacerdoti che volevano semplicemente restare fedeli a Cristo e alla Chiesa”.<br /><br />Due figure attuali per la società tutta, sottolinea don Karel: “Per i credenti sono un esempio di fedeltà a Cristo e alla Chiesa anche nel tempo della prova. Ci insegnano che la fede non è soltanto una tradizione culturale o un sentimento privato, ma una realtà per cui vale la pena vivere e, se necessario, soffrire. Ma il loro messaggio parla anche ai non credenti, perché il loro sacrificio tocca valori universali: il coraggio morale, la difesa della coscienza, il rifiuto della menzogna imposta dal potere. Anche chi non condivide la fede cristiana può riconoscere in loro uomini che non svendono la propria dignità”.<br />Sat, 30 May 2026 11:18:03 +0200ASIA/FILIPPINE - Nel cuore della notte, la preghiera del Rosario per la pace, in comunione con il Papahttps://www.fides.org/it/news/77746-ASIA_FILIPPINE_Nel_cuore_della_notte_la_preghiera_del_Rosario_per_la_pace_in_comunione_con_il_Papahttps://www.fides.org/it/news/77746-ASIA_FILIPPINE_Nel_cuore_della_notte_la_preghiera_del_Rosario_per_la_pace_in_comunione_con_il_PapaAntipolo - Nel cuore della notte, vestiti in abito bianco, i fedeli filippini si raduneranno nel santuario internazionale di Nostra Signora della pace e del buon viaggio ad Antipolo City, nella provincia di Rizal, per vivere la preghiera del Rosario in contemporanea con il Papa. L'antico santuario filippino è stato selezionato, con altri santuari mariani nel mondo, per collegarsi in diretta streaming ed essere parte attiva nella maratona mondiale di preghiera per la pace, guidata da Papa Leone XIV che, sabato 30 maggio alle ore 19, a chiusura del mese mariano, recita il Rosario presso la Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei Giardini Vaticani. <br /> A causa della differenza di fuso orario con Roma , quando Papa Leone XIV inizia la preghiera, nelle FIlippine è l'1:00 del mattino . Già dalle ore precedenti, l'assemblea dei fedeli filippini si riunirà fisicamente all'interno del santuario di Antipolo: tutti indosseranno abiti bianchi e porteranno con sé la corona del Rosario, mentre le emittenti radio-televisive cattoliche garantiranno una copertura e una diretta sui propri canali e sui social media. <br />Durante l'evento, le diverse decine del Rosario vengono recitate a turno dai vari santuari mondiali collegati, alternando diverse lingue. Nel meditare i Misteri del Rosario, si dedicherà ogni decina di "Ave maria" a particolari intenzioni: per le vittime dei conflitti armati, per gli operatori sanitari nelle zone di guerra, per la conversione dei cuori dei governanti. Al termine della preghiera, i fedeli filippini concluderanno la liturgia con una suggestiva processione con ceri accesi sul sagrato del santuario, rinnovando la devozione mariana e l'impegno per la pace.<br />In vista dell'evento, il Vescovo di Antipolo, Ruperto Santos, ha incontrato Papa Leone durante l'udienza generale del 27 maggio, offrendo al pontefice un'immagine della Madonna della pace e del buon Viaggio, l'antica icona mariana venerata dai fedeli filippini.<br />In un comunicato diffuso per l'occasione, la diocesi di Antipolo ha incoraggiato i fedeli a unirsi spiritualmente al Papa "in un'unica voce di speranza", per "affidare il mondo alla Beata Vergine Maria, portando le grida dei sofferenti e il desiderio di pace alla presenza di Dio". "E' un invito a restare uniti come un'unica famiglia di fede e a ricordarci che la vera pace inizia quando i cuori si uniscono nella preghiera", conclude la nota.<br />Nelle Filippine l'iniziativa ha trovato adesioni in tutto il paese. Moltissime parrocchie, in varie diocesi, si uniranno spiritualmente organizzando il cosiddetto "Rosario Vivente": i fedeli si dispongono fisicamente a forma di grande corona e ognuno accende una candela e recita un'Ave Maria, in modo che l'intera comunità possa vivere in un forte momento di comunione con Dio e condivisione spirituale tra credenti.<br /> <br />Fri, 29 May 2026 09:52:22 +0200EUROPA/SPAGNA - Il delegato di Cáritas a Tenerife: “Non possiamo abituarci alla sofferenza” davanti alla realtà migratoria della rotta atlantica.https://www.fides.org/it/news/77741-EUROPA_SPAGNA_Il_delegato_di_Caritas_a_Tenerife_Non_possiamo_abituarci_alla_sofferenza_davanti_alla_realta_migratoria_della_rotta_atlanticahttps://www.fides.org/it/news/77741-EUROPA_SPAGNA_Il_delegato_di_Caritas_a_Tenerife_Non_possiamo_abituarci_alla_sofferenza_davanti_alla_realta_migratoria_della_rotta_atlanticaSanta Cruz de Tenerife – La prossima visita del Santo Padre alle Canarie, l’11 e 12 giugno prossimi, pone al centro dell’attenzione la realtà migratoria nell’Atlantico, una delle rotte più pericolose e letali al mondo, lungo la quale giungono alle isole migliaia di persone dopo traversate segnate dalla sofferenza e dalla speranza di un futuro migliore. Secondo i dati più recenti, nel 2024 sono arrivate sulle coste canarie circa 24.000 persone, mentre dal 2020 oltre 19.000 avrebbero perso la vita su questa rotta.<br /><br />L’Agenzia Fides ha intervistato Juan Pedro Rivero González, delegato episcopale di Cáritas Diocesana di Tenerife, docente di Teologia e Storia della Chiesa e parroco nella diocesi nivariense. Nelle sue parole, la realtà migratoria “interpela profondamente la nostra coscienza collettiva” e obbliga a non abituarsi alla sofferenza né a ridurre il dramma umano a numeri o a dibattiti politici. Attraverso Cáritas e le comunità parrocchiali, sottolinea, la Chiesa cerca di rispondere a partire dalla vicinanza, dall’accoglienza e dalla difesa della dignità umana, in una terra che storicamente ha conosciuto anch’essa l’esperienza dell’emigrazione.<br /><br />- La realtà migratoria è particolarmente visibile nelle isole, e la rotta atlantica è una delle più mortali al mondo, con oltre 19 mila morti dal 2020. Quali sfide umane e spirituali pone questa situazione?<br />- La realtà migratoria che viviamo alle Canarie rappresenta una delle grandi sfide umane e morali del nostro tempo. Dietro ogni cifra c’è un volto, una storia, una famiglia e, in molti casi, una sofferenza immensa segnata dalla povertà, dalla violenza, dalla mancanza di opportunità o dalla disperazione. La rotta atlantica è diventata una frontiera di dolore e di morte che interpella profondamente la nostra coscienza collettiva.<br />Dal punto di vista umano, la sfida principale è non abituarsi alla sofferenza. Esiste il rischio di normalizzare la tragedia, di trasformare gli arrivi e i naufragi in semplici notizie passeggere. Ma nessuna persona, in quanto persona, può essere considerata illegale né ridotta a un problema statistico. Parliamo di esseri umani che possiedono dignità e che cercano un futuro. E dal punto di vista spirituale, questa realtà ci interpella profondamente come credenti. Il Vangelo ci ricorda costantemente che nello straniero, nel povero e nel vulnerabile è presente lo stesso Cristo.<br /><br />- ¿ Potrebbe raccontarci, a grandi linee, la situazione storica e attuale della migrazione a Tenerife?<br />- Le Canarie sono state storicamente terra di emigrazione e, da decenni, anche terra di accoglienza. La nostra memoria collettiva è segnata da generazioni di canari che dovettero emigrare in cerca di opportunità in America o in altri luoghi. Questa esperienza storica dovrebbe aiutarci oggi a guardare alla migrazione con maggiore sensibilità e umanità.<br /><br />- Quali realtà umane si incontrano più frequentemente nell’accoglienza?<br />- Attualmente arrivano nelle nostre isole persone provenienti da contesti molto diversi. Tra queste, famiglie dell’America Latina, soprattutto dal Venezuela, Cuba o Colombia; giovani dell’Africa subsahariana; persone provenienti dal Sahel; famiglie marocchine; minori non accompagnati; così come migranti che fuggono da conflitti armati o da situazioni di estrema vulnerabilità. In molti casi arrivano dopo traversate particolarmente drammatiche, con importanti conseguenze fisiche e psicologiche.<br /><br />- Come vive e affronta la Chiesa locale l’accoglienza e quale tipo di accompagnamento viene offerto, anche a livello spirituale?<br />- La Chiesa locale cerca di rispondere a partire dalla vicinanza e da un accompagnamento integrale. In molti casi incontriamo persone di tradizione musulmana o di altre religioni, e questo richiede un atteggiamento di profondo rispetto e di dialogo. La Chiesa non chiede in primis, quale sia la religione di chi soffre, ma chiede quale sia il suo bisogno e la sua dignità.<br />Attraverso le parrocchie, le comunità religiose, Cáritas Diocesana e numerosi volontari si svolge un lavoro silenzioso ma molto prezioso. Queste realtà ecclesiali che si occupano di questa situazione avranno l’opportunità di incontrare Papa Leone XIV nella Plaza del Cristo de La Laguna.<br /><br />- Personalmente, cosa le ha insegnato il contatto con le persone migranti nel suo ministero?<br />- Ci sono altri sacerdoti confratelli che hanno un contatto più diretto con i migranti provenienti dall’Africa. Tuttavia, tutti noi abbiamo un rapporto con i migranti dell’America Latina, che hanno rinnovato le nostre comunità cristiane. Il contatto con le persone migranti mi ha insegnato soprattutto il valore della speranza e della dignità umana anche in mezzo alla sofferenza. Molte di queste persone arrivano dopo aver vissuto esperienze estremamente dure e, nonostante ciò, conservano una grande capacità di lotta, di gratitudine e di fiducia nel futuro.<br /><br />- Che cosa può imparare la comunità cristiana dalle persone migranti?<br />- La comunità cristiana può imparare molto da loro: la resilienza, la capacità di sacrificio, il valore della famiglia e, in molti casi, anche una fede semplice e profonda. I poveri e i migranti non sono soltanto destinatari di aiuto; evangelizzano anche attraverso la loro testimonianza.<br />La realtà migratoria non può essere affrontata solo in termini di emergenza o di controllo delle frontiere. Papa Francesco ha insistito più volte sulla necessità di affrontare le cause profonde che costringono milioni di persone ad abbandonare la propria terra: la povertà, la violenza, lo sfruttamento delle risorse, le guerre o la mancanza di opportunità. In questo senso, parlava anche del “diritto a non emigrare”, cioè del diritto di ogni persona a poter vivere con dignità, sicurezza e speranza nel proprio Paese, senza essere costretta a partire. Aiutare davvero non significa solo accogliere, ma anche contribuire a creare condizioni affinché nessuno debba rischiare la vita in mare per cercare un futuro migliore. In questa linea, la Fondazione “El Buen Samaritano” della parrocchia di Añaza, a Santa Cruz de Tenerife, ha avviato la costruzione in Senegal di un hotel per offrire lavoro in loco ai giovani che non vedono un futuro. Questo progetto considero che sia paradigmatico nel tema dell’aiutare a non emigrare.<br /><br />- Lei, oltre a essere delegato episcopale di Cáritas, è anche docente e parroco, e quindi possiede una visione ampia della realtà sociale. Dal suo punto di vista, quale contributo può offrire la Chiesa al dibattito sociale e politico sulla migrazione?<br />- La Chiesa può offrire uno sguardo profondamente umano ed etico. Non spetta alla Chiesa fornire soluzioni tecniche o politiche concrete, ma ricordare costantemente la centralità della dignità umana e la necessità di costruire una società fondata sulla fraternità e non sul rifiuto. <br /><br />- Quale ruolo dovrebbero avere le istituzioni pubbliche e la società civile? Esiste una collaborazione adeguata?<br /><br />- A volte il dibattito pubblico si polarizza eccessivamente e c’è il rischio di strumentalizzare il fenomeno migratorio per interessi ideologici o elettorali. La Chiesa è chiamata a ricordare che dietro ogni politica ci sono persone concrete. Nessuna istituzione può affrontare da sola una realtà così complessa. Per questo è indispensabile la collaborazione tra amministrazioni, organizzazioni sociali, enti religiosi e cittadinanza.<br />Alle Canarie esistono molte esperienze positive di cooperazione, anche se naturalmente vi sono sempre aspetti migliorabili. L’importante è non perdere mai di vista l’orizzonte umano.<br /><br />- In vista della prossima visita del Santo Padre alle isole, quale clima si percepisce nella Chiesa locale e nella società in generale?<br /><br />- La visita del Santo Padre viene vissuta con grande entusiasmo e speranza sia nella Chiesa locale sia in ampi settori della società canaria. Al di là dell’evento istituzionale o mediatico, molte persone percepiscono questa visita come un gesto di vicinanza e di riconoscimento della realtà che viviamo nelle isole<br /><br />- Come si sta vivendo questo tempo di preparazione spirituale e pastorale prima dell’arrivo del Papa? <br /><br />- In molte parrocchie e comunità si stanno promuovendo momenti di preghiera, riflessione e sensibilizzazione, soprattutto in relazione alla realtà migratoria e alla chiamata alla fraternità universale che il Papa richiama costantemente. Credo che questa attesa stia contribuendo a rafforzare la comunione ecclesiale e anche a rinnovare l’impegno evangelizzatore. Il Papa ha una grande capacità di suscitare domande, smuovere le coscienze e avvicinare alla Chiesa molte persone che forse erano più lontane.<br />Personalmente, ritengo che il momento migliore della visita del Santo Padre sarà quello successivo, quando avremo l’occasione di leggere con calma i suoi discorsi e di lasciarci interrogare su come la forza del Vangelo rinnovi la nostra missione ecclesiale.<br /><br />- Il Santo Padre incontrerà le persone migranti: che significato ha questo gesto?<br /><br />- Il Papa riporta al centro coloro che spesso vivono nelle periferie sociali ed esistenziali. Non si tratta soltanto di un gesto protocollare; è un modo per dire al mondo che le persone migranti non sono invisibili e che la loro sofferenza non può lasciarci indifferenti.<br />Inoltre, questo incontro si collega profondamente al cuore del Vangelo. Gesù si è sempre avvicinato a coloro che erano scartati o emarginati dalla società. Il Papa, seguendo questa logica evangelica, restituisce un volto umano a una realtà che spesso viene analizzata solo attraverso categorie politiche o economiche.<br />Per le stesse persone migranti, questo gesto rappresenta anche un riconoscimento della loro dignità e del loro valore come persone.<br /><br />- Da un punto di vista più pastorale, quali sono oggi le principali sfide per l’evangelizzazione e come si vive nelle isole la dimensione missionaria della Chiesa nella quotidianità?<br /><br />- In una società segnata dalla secolarizzazione, dall’individualismo e, spesso, dall’indifferenza religiosa, oggi non basta mantenere le strutture; è necessario generare incontri reali con le persone e offrire spazi in cui possano sperimentare vicinanza, senso e speranza.<br />La dimensione missionaria della Chiesa nelle Canarie si vive spesso nella quotidianità e nelle cose semplici: parrocchie aperte, accompagnamento delle famiglie, attenzione alle persone vulnerabili, progetti educativi, azione caritativa e presenza nei diversi ambiti sociali.<br /><br />- Potrebbe segnalarci qualche iniziativa che rappresenti un segno di speranza nell’opera evangelizzatrice che state portando avanti?<br /><br />- Esistono molte iniziative di speranza che forse non sempre trovano spazio nei media, ma che trasformano silenziosamente le vite: progetti con i giovani, accompagnamento delle famiglie, attenzione ai migranti, comunità che pregano e servono insieme, volontariato sociale o esperienze di evangelizzazione in contesti lontani dalla Chiesa.<br />Credo che uno dei segni più incoraggianti sia scoprire quante persone -sacerdoti, religiosi e laici- continuano a donare la propria vita con gioia e generosità al servizio degli altri. È lì che continua a battere con forza il cuore missionario della Chiesa.<br />Finché esisterà una comunità capace di accogliere, ascoltare e tendere la mano a chi soffre, continuerà ad esserci speranza; e le Canarie, per la loro storia e per la loro anima, sono chiamate a essere terra di incontro, di umanità e di speranza condivisa.<br /> <br />Fri, 29 May 2026 14:18:44 +0200AFRICA/KENYA - No a un centro americano per il trattamento dei casi di ebola provenienti da altri Paesihttps://www.fides.org/it/news/77745-AFRICA_KENYA_No_a_un_centro_americano_per_il_trattamento_dei_casi_di_ebola_provenienti_da_altri_Paesihttps://www.fides.org/it/news/77745-AFRICA_KENYA_No_a_un_centro_americano_per_il_trattamento_dei_casi_di_ebola_provenienti_da_altri_PaesiNairobi – No a un centro americano per la cura dei casi di ebola in Kenya. È quanto chiede l’associazione degli avvocati keniani, Law Society of Kenya .<br />“Vogliamo che il governo keniano adotti misure rigorose per evitare che i casi di Ebola entrino in Kenya. Ciò include il rifiuto della richiesta del governo statunitense di istituire un centro di trattamento per l'Ebola in Kenya, dove i pazienti affetti da Ebola provenienti da altri Paesi verrebbero trasportati in aereo” ha dichiarato il Presidente della LSK, che conta 20.000 iscritti.<br />Il governo statunitense ha infatti reso noto che sta valutando la possibilità di istituire in Kenya una struttura di quarantena/trattamento specificamente destinata agli americani esposti al virus Ebola , anziché rimpatriarli negli Stati Uniti. La proposta sta suscitando un forte dibattito pubblico in Kenya, soprattutto per le preoccupazioni per i rischi per la popolazione locale e gli interrogativi sulla capacità del sistema sanitario keniota di far fronte a un’eventuale emergenza pandemica. Le autorità keniote hanno confermato l'avvio di colloqui ma hanno sottolineato che la decisione finale darà priorità alla sicurezza nazionale.<br />Il Presidente della LSK non ha negato che le persone colpite dal virus non debbano ricevere cure adeguate, ma ha sottolineato che queste devono essere somministrate nei luoghi dove è in atto l’infezione. “Poiché tutti i pazienti affetti da Ebola meritano di avere accesso al più alto livello di assistenza medica e dobbiamo loro solidarietà umana mentre proteggiamo la popolazione sana, i protocolli sanitari richiedono che le strutture di cura e di isolamento per il trattamento siano allestiti vicino all'epicentro dell'infezione" ha affermato.<br />Finora non sono state segnalati in Kenya casi di ebola, che ha colpito alcune aree nell’est della Repubblica Democratica del Congo e, con una decina di casi, pure l’Uganda. Quest’ultimo Paese ha chiuso la frontiera con la RDC ed ha sospeso il pellegrinaggio per la Giornata dei Martiri dell’Uganda che si doveva tenere il 3 giugno nel Santuario nazionale di Namugongo . Tra i pellegrini attesi diversi provenivano dal Kenya. Almeno 500 fedeli keniani che si erano messi in marcia verso Namugongo sono stati fermati al confine. <br />Thu, 28 May 2026 12:59:47 +0200AFRICA/NIGERIA - “Il ricordo della benevolenza di Dio verso Abramo sia fonte d’ispirazione per la nostra convivenza”https://www.fides.org/it/news/77744-AFRICA_NIGERIA_Il_ricordo_della_benevolenza_di_Dio_verso_Abramo_sia_fonte_d_ispirazione_per_la_nostra_convivenzahttps://www.fides.org/it/news/77744-AFRICA_NIGERIA_Il_ricordo_della_benevolenza_di_Dio_verso_Abramo_sia_fonte_d_ispirazione_per_la_nostra_convivenzaAbuja – “La benevolenza dimostrata da Dio nei confronti di Abramo ispiri le nostre comunità a vivere insieme in questi momenti difficili”. È questo il senso del messaggio inviato dalla Conferenza Episcopale Cattolica della Nigeria ai musulmani nigeriani in occasione della celebrazione dell'Eid al-Adha, la festa islamica nella quale si fa memoria della sottomissione del Patriarca Abramo alla volontà di Dio.<br />“La benevolenza di Dio, ricordata in questa celebrazione, invita musulmani, cristiani e, in effetti, tutti i nigeriani a riflettere sulla riparazione ricevuta da Abramo quando suo figlio fu risparmiato e gli fu restituito” sottolineano i Vescovi nigeriani. “Per questa stessa benevolenza, siamo tutti chiamati a rendere grazie a Dio, che ci ha protetti nonostante le nubi oscure dell'incertezza e le difficili circostanze di questo momento nella storia della nostra nazione” continua il messaggio.<br />La CBCN invita “i nigeriani a imitare questo gesto, come grande esempio per la crescita delle nostre comunità”. <br />Rivolgendosi ai capi delle comunità islamiche, i Vescovi cattolici affermano che “insieme, come leader, possiamo lanciare un appello a compiere più gesti di gentilezza al servizio del bene comune”. Si tratta di “un invito ad abbandonare politiche e programmi egoistici” al fine di “orientarci verso un servizio disinteressato al nostro popolo, oggi oppresso dalle conseguenze di anni di politiche inefficaci”. <br />La diocesi di Oyo, nel sud-ovest della Nigeria, ha pubblicato un messaggio, firmato dal Vescovo Emmanuel Adetoyese Badejo e da padre Joseph Ogundipe, direttore del dialogo interreligioso nella diocesi, nel quale si auspica che la festività sia occasione per approfondire il dialogo tra cristiani e musulmani. Ricordando la piaga dei rapimenti, il messaggio lancia un appello affinché cristiani e musulmani insieme possano “combattere tutte le forme di malvagità che minacciano le nostre identità e i nostri sforzi collettivi come credenti in un solo Dio”. <br />Thu, 28 May 2026 11:34:23 +0200ASIA/CAMBOGIA - In Vaticano i documenti per la causa dei martiri cambogiani: "Un'inestimabile eredità spirituale per la Chiesa e per il mondo"https://www.fides.org/it/news/77743-ASIA_CAMBOGIA_In_Vaticano_i_documenti_per_la_causa_dei_martiri_cambogiani_Un_inestimabile_eredita_spirituale_per_la_Chiesa_e_per_il_mondohttps://www.fides.org/it/news/77743-ASIA_CAMBOGIA_In_Vaticano_i_documenti_per_la_causa_dei_martiri_cambogiani_Un_inestimabile_eredita_spirituale_per_la_Chiesa_e_per_il_mondoRoma - "Con profonda gioia abbiamo presentato e consegnato nelle mani del Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, i documenti sigillati, siglati durante una solenne cerimonia tenutasi a Phnom Penh, relativi all'inchiesta diocesana sulla causa di beatificazione e canonizzazione del Vescovo Joseph Salas e dei suoi 11 compagni, martiri della Cambogia. Quelle scatole sigillate contengono una preziosa testimonianza di fede, coraggio e amore: quasi 2.500 pagine che raccontano l'eroico cammino di questi uomini e donne negli anni 1970-1977 in Cambogia": lo riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Olivier Schmitthaeusler, Vicario Apostolico di Phnom Penh, mentre i Vescovi di Laos e Cambogia sono a Roma per la visita ad limina apostolorum.<br />Il Vicario spiega: " Quel dossier non solo rappresenta la storia delle loro vite e del loro sacrificio, ma è anche un'inestimabile eredità spirituale per la Chiesa e per il mondo". <br />La Chiesa locale ha aperto ufficialmente l'inchiesta diocesana sui martiri cambogiani il 15 maggio 2015. Da allora, un team dedicato, sotto la direzione di Padre Paul Chatserey, il Postulatore, ha raccolto testimonianze e documenti da tutto il mondo. Il team era composto da altri sacerdoti che compongono il tribunale dioceano, il Promotore di giustizia, i notai e una Commissione Storica presieduta da Padre Vincent Chrétienne, . <br />Il Vicario Schmitthaeusler aggiunge: "Il Vescovo Yves Ramousse, che tanto amava e conosceva questi futuri martiri, ha svolto un ruolo cruciale nella preparazione dell'elenco iniziale. Il lavoro di ricerca e compilazione ha portato alla presentazione odierna di 12 servi di Dio: il Vescovo Joseph Chhmar Salas e i suoi 11 compagni – sacerdoti, religiosi e laici – che rappresentano la ricchezza del popolo di Dio. <br />Presentando la documentazione al Dicastero per le Cause dei Santi, dove si aprirà la "fase romana" della causa di canonizzazione, il Vicario auspica che "possa proseguire l'esame e il discernimento, in modo che questi martiri possano presto essere offerti alla Chiesa universale come dono e luminosa testimonianza". <br />In un colloquio con l'Agenzia Fides, il Postulatore p. Paul Chatserey, che è anceh il Direttore nazonale delle Opere Missionarie in Cambogia e Laos, ricorda: "La spinta iniziale a ricercare le storie dei martiri cambogiani ci venne da San Giovanni Paolo II che , nel Giubileo del Duemila, esortò le Chiese asiatiche, in ogni nazione, a riconoscere e fare memoria dei propri martiri". Ppa Wojtyla disse : "Questi servi di Dio [...] formano una sorta di grande affresco dell'umanità cristiana [...] È l'affresco del Vangelo delle Beatitudini, vissuto fino al versamento del sangue". "Con questo spirito la Chiesa cambogiana ha istituito un luogo come Memoriale dei martiri, abbiamo eretto una croce e un piccolo santuario E da allora è iniziata una celebrazione annuale dedicata ai martiri, che ha riunito fedeli da tutta la nazione", spiega.<br />"E' pian piano cresciuta la sensibilità e abbiamo iniziato a raccogliere materiale, documenti e testimonianze. E' stato molto difficile perchè , negli anni bui della guerra e dei Khmer rossi, le chiese sono state distrutte con tutti i documenti", racconta il postulatore. "Ci siamo armati di pazienza e abbiamo iniziato a raccogliere le testimonianze orali. Poi abbiamo ricevuto un grande aiuto e prezioso sostegno dagli archivi della Società delle Missioni Estere di Parigi. Così l'opera è nata avanti, con fatica e lentamente, e finalmente, dopo anni di lavoro, studio e ricerca, siamo riusciti a raccogliere materiale sufficiente per portare avanti la causa di mons. Salas e 11 compagni".<br />"Ora - afferma - la nostra Chiesa in Cambogia gioisce. La spiritualità e l'ispirazione dei martiri è molto importante, è una grande fonte di incoraggiamento per noi. Ora le nostre comunità si uniranno in preghiera perchè la causa possa andare avanti , nei disegni di Dio, grazie al lavoro nella sua fase vaticana". <br />"Noi intanto continueremo a sensibilizzare soprattutto i giovani , sulla storia dei nostri martiri, pubblicando opuscoli, organizzando incontri culturali, di catechesi e di preghiera. Speriamo e preghiamo perchè il loro esempio possa essere fecondo e portare grazia e santità nel futuro della nostra piccola Chiesa", conclude.<br /> Thu, 28 May 2026 11:04:31 +0200Cardinale Tagle all’Assemblea delle POM: la missione e l'unità nascono dal battesimohttps://www.fides.org/it/news/77742-Cardinale_Tagle_all_Assemblea_delle_POM_la_missione_e_l_unita_nascono_dal_battesimohttps://www.fides.org/it/news/77742-Cardinale_Tagle_all_Assemblea_delle_POM_la_missione_e_l_unita_nascono_dal_battesimo<p><><iframe width="951" height="535" src="https://www.youtube.com/embed/SQ-H1n-z23o" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br />Roma - In occasione dell’apertura dell’Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie in corso. Roma, nel pomeriggio di mercoledì 27 maggio, il cardinale Luis Antonio Tagle ha proposto una rilettura spirituale del Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026, prendendo le mosse dalla preghiera di Gesù per l’unità e dall’esperienza delle prime comunità cristiane. <br />Il Messaggio papale era stato stato pubblicato lo scorso 25 gennaio, nel giorno in cui la liturgia della Chiesa fa memoria della conversione dell’Apostolo Paolo. <br />La Giornata Missionaria Mondiale è stata istituita cento anni fa, nel 1926, da Papa Pio XI. e quest’anno si celebrerà domenica 18 ottobre.<br /><br /><br />«Uno in Cristo e uniti nella missione»<br /><br />Il Cardinale ha ricordato che il tema del Messaggio di Papa Leone XIV, «Uno in Cristo, uniti nella missione», riecheggia il suo motto pontificio di matrice agostiniana «In Illo uno unum» .<br />Il Cardinale Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione ha presentato un’esegesi del capitolo 17 del Vangelo secondo san Giovanni, in cui affonda le sue radici la riflessione del Papa, in particolare la preghiera di Gesù «Non prego solo per loro» – cioè per i discepoli – «ma anche per quelli che, grazie alla loro parola, crederanno in me, affinché tutti siano uno, come tu, Padre, sei in me e io in te, affinché anche loro siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato». «Permettetemi di sottolineare questa parte della preghiera di Gesù: «Che tutti siano uno», ha dichiarato il cardinale, perché in essa si trovano tutti i fili della teologia, della spiritualità, della Trinità, dell’ecclesiologia, della missione. Fratelli e sorelle, questa è la preghiera di Gesù prima della sua morte. E noi crediamo che, seduto alla destra del Padre, intercedendo per noi, egli continui a pregare. Continua a rivolgere al Padre questa preghiera: “che tutti siano uno”».<br />L’unità per la quale Gesù prega, ha proseguito il Cardinale, non è «semplicemente una questione di organizzazione, di pianificazione, di strategia, ma di comunione divina, condivisa con i discepoli, e alla quale i discepoli sono invitati, per grazia, a prendere parte». L’unità è un dono: «L’unità che Gesù desidera, per la quale Gesù prega per noi, e che ci è concessa per fede nel sacramento del battesimo. È questo tipo di comunione spirituale ed ecclesiale che ci viene donata» «Così, quando prepariamo i nostri supporti catechistici per la Giornata mondiale delle missioni, in risposta a questa chiamata del Santo Padre ad essere uno in Cristo e quindi uno nella missione, spero che non dimenticheremo di tornare a questo aspetto fondamentale della comunione dei cristiani, che è spesso trascurato o minimizzato a favore di altre forme di cosiddetta unità», ha aggiunto.<br />Per il cardinale, questo è il fondamento stesso della missione: «Quando parliamo del battesimo come sacramento della fede, e anche come sacramento della missione, dovremmo tornare a questo elemento fondamentale dell’unità, della comunione con la Trinità»<br /><br />L’unità, condizione di credibilità missionaria<br /><br />Sviluppando la seconda parte del Messaggio di Leone XIV, dedicata all’«unità nella missione», il Cardinale Tagle insiste: l’unità non è un bene esclusivo da vivere nei propri piccoli gruppi elitari, ma una testimonianza per il mondo. «Nella preghiera di Gesù, non è l’unità di persone che si dicono: “Ti guardo, tu mi guardi, ti sorrido, tu mi sorridi, siamo uniti, stiamo bene insieme.” Per Gesù, l’unità – la vera unità spirituale e l’autentica comunità ecclesiale – non è rivolta verso l’interno.»<br />L’unità dei cristiani, nella preghiera di Gesù, è come una condizione missionaria: «una condizione di autenticità e di credibilità missionaria. L’unità dei cristiani è una dichiarazione missionaria di chi è il nostro Dio. Noi diciamo in un certo senso: “Guardateci, perché in noi dimora il Dio della comunione”. La vita dei cristiani dovrebbe, in sé stessa, essere una Parola viva per il mondo. »<br />Partendo da san Paolo, il Cardinale ha desritto quella che chiama «la mistica dell’unità missionaria»: «diversità di doni, diversità di lingue, diversità di generazioni, ma tutti membri gli uni degli altri, premurosi gli uni verso gli altri, che lavorano per il bene comune. Questa è l’unità missionaria, l’animazione missionaria».<br />Il Cardinale ha evocato con dolore le situazioni di divisioni interne, anche violente, che feriscono la credibilità dell’annuncio del Vangelo, in particolare nei territori di prima evangelizzazione: «Ciò che è in gioco non è la mia tribù, né la mia regione. Ciò che è in gioco è: le persone crederanno che Gesù è stato mandato dal Padre? »<br /><br />Le prime comunità cristiane, paradigma della missione<br /><br />Per illustrare l’appello di Papa Leone XIV, il Cardinale si è richiamato esplicitamente agli Atti degli Apostoli, dove vede il modello di questa «mistica dell’unità missionaria»: «Negli Atti degli Apostoli, capitolo 2, versetti 42-47, vediamo come le prime comunità cristiane vivessero questo. Erano assidui all’insegnamento degli apostoli, alla preghiera, alla frazione del pane e alla condivisione dei beni. La qualità della vita comunitaria – l’unità – diventava proclamazione missionaria. La gente, vedendoli, forse per curiosità, cominciava a unirsi alla comunità».<br />Queste prime comunità, delle quali Luca scrive che avevano «un solo cuore e un’unica anima» e che mettevano tutto in comune, possono costituire un orizzonte per la vita ecclesiale attuale: «Per come lo intendo io, il Santo Padre chiede alle nostre parrocchie, alle nostre diocesi, alle nostre comunità religiose, alle nostre scuole, di vivere questo, di farne una regola di vita, affinché questa comunione diventi anche annuncio missionario di chi è il nostro Signore».<br />In un mondo «lacerato, ferito, diviso dalla competizione, dalle disuguaglianze, dalla discriminazione, dall’ingiustizia, dalla guerra», il Cardinale ritiene il Messaggio di Leone XIV ripeta per la Chiesa una missione precisa: «mostrare al mondo che l’unità è possibile, che l’unità è reale. Nella nostra unità con il Signore e nella nostra unità tra di noi – grazie alla nostra unità con il Signore – dovremmo poter dire al mondo, con le nostre parole e, speriamo, con la nostra vita comunitaria: “L’unità è possibile. L’unità è reale. Guardate il Corpo di Cristo”».<br /><br />Una missione radicata nell’amore<br /><br />La terza parte del Messaggio di Leone XIV, che il Cardinale ha riassunto parlando di «missione d’amore», porta a identificare la «sostanza» di questa unità: «L’amore è la sostanza dell’unità e anche la sostanza della missione», affermato. «Il battesimo è rinascere, essere ricreati dal Dio che è amore. Siamo ricreati a immagine del Dio trinitario che è amore. Quando battezziamo, non battezziamo a nostro nome: sarebbe il modo più sicuro per creare divisione», ha osservato con umorismo. «Lo facciamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e la persona diventa una persona di comunione».<br />Rievocando una visita in un campo profughi in Libano, il Cardinale ha testimoniato come questa «missione d’amore» renda Cristo desiderabile: in quella occasione, interrogato da alcuni rifugiati sul motivo della presenza di cristiani provenienti da diversi paesi per aiutare la popolazione locale, lui aveva ha risposto: «Perché il nostro Maestro e Signore, Gesù Cristo, ci ha insegnato ad amare tutti. Ecco perché siamo qui». A quel punto - ha ricordato il Cardinale - una una ragazzina aveva replicato: «Voglio incontrare questo Gesù. Deve essere un buon amico.»<br />È questa dinamica che il cardinale a riproposto ai più di cento direttori e direttrici nazionali delle POM: aiutare tutti, fin dall’infanzia - anche attraverso il lavoro dell’Opera dedicata all’infanzia missionaria - a «dire no a tutti i segni di divisione presenti nella nostra esistenza, e optare per l’unità in Cristo», al fine di «testimoniare un altro tipo di comunione».E ha concluso: «Tenendo conto di tutti i bei anniversari che celebriamo quest’anno, del messaggio di papa Leone e dell’attuale contesto mondiale, credo che siamo veramente chiamati, come cristiani, individualmente e come comunità, a vivere questo dono della comunione. Attraverso il battesimo, apparteniamo gli uni agli altri. E questa appartenenza si vive pienamente nella cura reciproca, nel prendersi cura gli uni degli altri per il bene comune, e diventa una testimonianza missionaria per il mondo di oggi» Thu, 28 May 2026 09:11:35 +0200AFRICA/KENYA - Nominato il Vescovo di Kituihttps://www.fides.org/it/news/77740-AFRICA_KENYA_Nominato_il_Vescovo_di_Kituihttps://www.fides.org/it/news/77740-AFRICA_KENYA_Nominato_il_Vescovo_di_KituiCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Kitui il Rev.do John Mbua Mwandi, finora Parroco a Mulutu. S.E. Mons. John Mbua Mwandi è nato il 24 settembre 1970. Ha studiato Filosofia presso il St. Augustine’s Senior Seminary della Diocesi di Bungoma e Teologia presso il St. Matthias Mulumba Senior Seminary della Diocesi di Kapsabet. È stato ordinato sacerdote l’8 dicembre 2001. Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario Parrocchiale a Ikutha ; Parroco a Miambani , a Ikanga e presso la Cattedrale di Kitui ; Decano dell’Eastern Deanery ; Diploma in Project Management presso il Kenya Institute of Management di Nairobi ; Economo Diocesano e Pro-Vicario Generale ; Vicario Generale; finora, Parroco a Mulutu.<br /> <br />Wed, 27 May 2026 12:56:47 +0200AMERICA/CILE - Magnifica Humanitas sarà al centro delle riflessioni del VII Seminario Internazionale sulla Comunicazione organizzato dalla Chiesa cilenahttps://www.fides.org/it/news/77739-AMERICA_CILE_Magnifica_Humanitas_sara_al_centro_delle_riflessioni_del_VII_Seminario_Internazionale_sulla_Comunicazione_organizzato_dalla_Chiesa_cilenahttps://www.fides.org/it/news/77739-AMERICA_CILE_Magnifica_Humanitas_sara_al_centro_delle_riflessioni_del_VII_Seminario_Internazionale_sulla_Comunicazione_organizzato_dalla_Chiesa_cilenaSantiago – Giovani, educazione, lavoro. Sono queste le tematiche colte da una prima riflessione sull’enciclica Magnifica Humanitas da parte del Presidente della Conferenza Episcopale Cilena , Mons. René Osvaldo Rebolledo Salinas, Arcivescovo di La Serena.<br />“Papa Leone XIV ci mette in guardia nella sua enciclica sui rischi di lasciare bambini e giovani soli con la tecnologia. Per noi, questo conferma che l'ambiente digitale è il territorio di missione naturale per le nuove generazioni. Non basta spegnere gli schermi; dobbiamo accompagnarli affinché possano portare la luce del Vangelo in questo nuovo mondo” ha detto Mons. Rebolledo in un intervento pubblicato sul sito ufficiale della CECh.<br />Mons. Rebolledo si è poi soffermato sulle tematiche economiche e sociali connesse all’intelligenza artificiale , sottolineando che “il Santo Padre è stato chiaro: una tecnologia che persegue solo il profitto economico costruisce una nuova Babele che sacrifica i più deboli”. “In Cile - prosegue il Presidente della CECh - questo ci sfida direttamente ad essere più vicini a coloro che affrontano nuove forme di povertà emergente”.” L'intelligenza artificiale deve essere considerata alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa affinché nessuno venga escluso o scartato dagli algoritmi”.<br />Mons. Rebolledo ha quindi ribadito che “in un'epoca in cui la disinformazione e l'intelligenza artificiale possono confondere la verità con la menzogna, la verità deve essere tutelata come elemento chiave per il bene comune”.<br />Il Presidente della CECh ha infine sottolineato che "la pubblicazione di Magnifica Humanitas giunge in un momento provvidenziale, poiché tutti i Vescovi del Paese si riuniranno alla fine di luglio per il Seminario sulla comunicazione in materia di intelligenza artificiale”. “Senza dubbio, sarà un testo fondamentale e illuminante per questo incontro. Ci impegneremo a discernere, in comunione e corresponsabilità, le sfide che esso pone, cercando le vie per affrontarle affinché la tecnologia possa essere al servizio dello sviluppo umano integrale” ha concluso.<br />Il VII Seminario Internazionale sulla Comunicazione si terrà il 27 e 28 luglio, e avrà come tema "Le sfide dell'intelligenza artificiale". Al seminario, organizzato dalla Conferenza Episcopale Cilena e dalla Pontificia Università Cattolica, insieme a diverse altre istituzioni, parteciperanno i 35 Vescovi cileni. <br />Wed, 27 May 2026 11:53:10 +0200Al via l’Assemblea generale 2026 delle Pontificie Opere Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77738-Al_via_l_Assemblea_generale_2026_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77738-Al_via_l_Assemblea_generale_2026_delle_Pontificie_Opere_MissionarieRoma – “Le Pontificie Opere Missionarie sono effettivamente il «mezzo principale» per risvegliare la responsabilità missionaria di tutti i battezzati e per sostenere le comunità ecclesiali nelle aree in cui la Chiesa è giovane”: Così il 22 Maggio 2025, Papa Leone XVI, aveva richiamato la vocazione e la rilevanza delle Pontificie Opere Missionarie, ricevendo in Vaticano i direttori e le direttrici nazionali convenuti a Roma per la loro Assemblea annuale generale.<br /> <br />Quasi un anno dopo, più di 100 direttori e direttrici nazionali della rete globale delle POM si ritrovano di nuovo nella Città Eterna, provenienti dai cinque Continenti per la loro Assemblea annuale. Occasione preziosa per delineare e riproporre insieme la vocazione e il contributo propri delle POM nell’ “epoca missionaria nuova” richiamata con insistenza anche dal magistero di Papa Prevost. <br /> <br />Rete globale al servizio della missione<br /> <br />Lo scorso anno, nel discorso rivolto ai partecipanti all’assemblea POM, il Successore di Pietro aveva affermato che il lavoro delle Pontificie Opere Missionarie “è indispensabile per la missione di evangelizzazione della Chiesa, come posso testimoniare personalmente dai miei anni di ministero pastorale in Perù”. Papa Leone aveva voluto richiamare anche le missioni specifiche abbracciate da ciascuna delle quattro Opere Missionarie, nate dalla creatività missionaria e dal sensus fidei del Popolo di Dio, e col tempo divenute parte integrante del Dicastero missionario: la Pontificia Opera della Propagazione della Fede che - aveva ricordato il Papa – “fornisce aiuti a programmi pastorali e catechistici, alla costruzione di nuove chiese, all’assistenza sanitaria e alle necessità educative nei territori di missione”; la Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria che “sostiene programmi di formazione cristiana per i bambini, oltre a occuparsi dei loro bisogni primari e della loro protezione”; la Pontificia Opera di San Pietro Apostolo , che “aiuta a coltivare le vocazioni missionarie, sia sacerdotali sia religiose”, e la Pontificia Unione Missionaria , impegnata - aveva ricordato il Vescovo di Roma “a formare sacerdoti, religiosi e religiose e tutto il Popolo di Dio per l’opera missionaria della Chiesa”. <br /><br />Programma intenso<br /> <br />Le sessioni di lavoro dell’Assemblea si svolgono presso il Collegio Internazionale San Lorenzo di Brindisi dei Frati Cappuccini.<br />Oggi, giornata inaugurale dell’Assemblea, dopo l’inizio dei lavori sarà celebrata la liturgia eucaristica, presieduta dal Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione , dopo la celebrazione liturgica, il Cardinale Tagle terrà l’intervento di apertura dell’Assemblea.<br />L'intenso programma dei lavori assembleari si protrarrà fino a mercoledì 3 giugno. Tra i momenti più attesi dai partecipanti all’Assemblea ci sarà la nuova Udienza con Papa Leone XIV, prevista nella mattinata di lunedì 1° giugno.<br />Domenica 31 maggio, i partecipanti all’Assemblea si recheranno in pellegrinaggio al Santuario di Santa Filomena, si trasferiranno a Napoli per visitare il duomo e venerare le reliquie di San Gennaro. <br /><br />Nelle sessioni di lavoro, le relazioni dei quattro Segretari generali esporranno attività e bilanci di ogni singola Opera e verranno presentati e approvati i nuovi progetti da sostenere. Una sessione specifica sarà dedicata al tema della comunicazione e della raccolta fondi . Nel pomeriggio di martedì 2 giugno è previsto l’intervento dell’Arcivescovo Samuele Sangalli, Segretario Aggiunto per l’Amministrazione del Dicastero per l’Evangelizzazione. <br />Il programma dell’Assemblea si conclude mercoledì 3 giugno con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero missionario. <br /> <br />I 100 anni della Giornata Missionaria Mondiale<br /><br />Nel 2026 cadono i 100 anni dalla istituzione della Giornata Missionaria Mondiale , voluta da Papa Pio XI come momento speciale per vivere e manifestare il coinvolgimento di tutto il popolo di Dio nell’opera apostolica, attraverso la preghiera e l’offerta di sostegno materiale. <br />La Giornata Missionaria Mondiale si celebra nella penultima domenica di Ottobre, mese “missionario” per eccellenza. <br /><br />Lo scorso anno, tramite un messaggio video, Papa Leone XIV si era rivolto ad ogni parrocchia cattolica del mondo per ricordare che “ogni anno, nella Giornata Missionaria Mondiale, tutta la Chiesa si unisce in preghiera per i missionari e per la fecondità del loro lavoro apostolico”.<br /><br />Il Pontefice aveva richiamato la sua esperienza personale prima di sacerdote e poi di Vescovo missionario: “ho visto con i miei occhi” aveva detto come la fede, la preghiera e la generosità dimostrate in questa Giornata possano cambiare intere comunità”.<br /><br />Quest’anno, la GMM si celebra domenica 18 ottobre. Tutte le offerte raccolte quella domenica delle messa di tutto il mondo vengono affidate alle Pontificie Opere Missionarie per sostenere progetti e iniziative legate all’annuncio del Vangelo soprattutto nei Paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America centro-meridionale. Un ordito palpitante di dedizione e di passione missionaria, che fanno delle Pontificie Opere Missionarie un corpo vivo, e non un mero ente di erogazione di sussidi.<br /><br />“Le POM” aveva ricordato Papa Francesco nel sue messaggio alle Pontificie Opere Missionarie del 21 maggio 2020 “ sono e vanno vissute come uno strumento di servizio alla missione nelle Chiese particolari, nell’orizzonte della missione della Chiesa, che abbraccia sempre tutto il mondo. In questo consiste il loro contributo sempre prezioso all’annuncio del Vangelo. Siamo tutti chiamati a custodire per amore e gratitudine, anche con le vostre opere, i germogli di vita teologale che lo Spirito di Cristo fa sbocciare e crescere dove vuole Lui, anche nei deserti. Per favore, nella preghiera chiedete per prima cosa che il Signore ci renda tutti più pronti a cogliere i segni del suo operare, per poi indicarli a tutto il mondo".<br /> <br />Wed, 27 May 2026 11:49:44 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Ebola: la diocesi di Tombura-Yambio eleva lo stato di vigilanza e di preparazionehttps://www.fides.org/it/news/77737-AFRICA_SUD_SUDAN_Ebola_la_diocesi_di_Tombura_Yambio_eleva_lo_stato_di_vigilanza_e_di_preparazionehttps://www.fides.org/it/news/77737-AFRICA_SUD_SUDAN_Ebola_la_diocesi_di_Tombura_Yambio_eleva_lo_stato_di_vigilanza_e_di_preparazioneJuba – Elevato lo stato di vigilanza epidemica nella diocesi di Tombura-Yambio in Sud Sudan a seguito del diffondersi del virus ebola nella vicina Repubblica Democratica del Congo.<br />“Sebbene nella nostra area non sia ancora stato segnalato alcun caso confermato, il rischio di trasmissione transfrontaliera rimane elevato a causa dei frequenti spostamenti di popolazione all'interno della regione. Pertanto, non possiamo rimanere passivi o impreparati” scrive Padre. Charles Mbikoyo direttore della Caritas diocesana, in un comunicato inviato all’Agenzia Fides.<br />Padre Mbikoyo dispone “che il Dipartimento dei Servizi Sanitari per il Benessere e l'Integrazione, tramite l'Ospedale Missionario di Santa Teresa, intensifichi subito le misure di allerta, preparazione e sensibilizzazione del pubblico al fine di salvaguardare le nostre comunità e istituzioni”.<br />Il Dipartimento sanitario è pertanto incaricato di: “Rafforzare i meccanismi di sorveglianza e individuazione precoce in tutte le strutture sanitarie e comunità; Intensificare la sensibilizzazione e l'educazione sanitaria sui sintomi dell'Ebola, le misure di prevenzione, le pratiche igieniche e l'importanza della segnalazione tempestiva; Preparare squadre di intervento di emergenza e garantire la prontezza all'isolamento in collaborazione con le autorità sanitarie; Incoraggiare la popolazione a mantenere la calma ma la vigilanza, evitare inutili allarmismi e osservare rigorosamente le linee guida in materia di salute pubblica: Collaborare con l'Ufficio del Ministro della Salute e con tutti i partner sanitari governativi e umanitari pertinenti; Mobilitare i leader delle comunità, le chiese, le scuole e le strutture locali a sostegno delle campagne di prevenzione e di un comportamento responsabile da parte della comunità”.<br />Padre Mbikoyo conclude esortando a popolazione a evitare contatti non necessari con persone o corpi sospettati di essere infetti, di osservare le corrette pratiche igieniche, di segnalare immediatamente eventuali malattie insolite alla struttura sanitaria più vicina e di evitare di diffondere voci o informazioni errate.<br />Al momento le autorità sud sudanesi non hanno segnalato casi di ebola sul proprio territorio ma hanno adottato misure di sorveglianza, di screening e di reazione. <br />Nella RDC sono circa 105 casi confermati e oltre 900 casi sospetti . Secondo alcune stime, il totale dei casi sospetti e confermati supera i 1.000, con almeno 241 decessi segnalati. In Uganda sono una decine i casi confermati con un decesso. <br />Wed, 27 May 2026 11:04:40 +0200ASIA/INDIA - Un'etica per l'Intelligenza Artificiale: la Chiesa indiana accoglie "Magnifica Humanitas" come guida per i fedelihttps://www.fides.org/it/news/77736-ASIA_INDIA_Un_etica_per_l_Intelligenza_Artificiale_la_Chiesa_indiana_accoglie_Magnifica_Humanitas_come_guida_per_i_fedelihttps://www.fides.org/it/news/77736-ASIA_INDIA_Un_etica_per_l_Intelligenza_Artificiale_la_Chiesa_indiana_accoglie_Magnifica_Humanitas_come_guida_per_i_fedeliNew Delhi - Dare un'etica all'Intelligenza artificiale e disarmare, ponendola al servizio della dignità umana, nella tutela dei poveri e dei vulnerabili: sono tra i punti salienti della enciclica "Magnifica Humanitas", che i Vescovi indiani hanno accolto con favore, come detto in una nota seguita alla pubblicazione della prima enciclica di Papa Leone XIV . <br />La Conferenza Episcopale dell'India ha definito il testo "un contributo prezioso alla Dottrina sociale della Chiesa, in continuità con Rerum Novarum", indicandolo come "guida per affrontare le sfide legate all’AI", che, nel contesto indiano sono tante: occupazione, disuguaglianze, sorveglianza e concentrazione di potere. La prospettiva secondo cui guardare le questioni, ha rimarca la CBCI, è - come emerge con chiarezza dall'enciclica - quella di riaffermare "la centralità della persona umana, creata a immagine di Dio", e di operare perchè lo sviluppo tecnologico "sia guidato da principi etici fondati sulla dignità umana, la giustizia e il bene comune".<br />La Chiesa indiana - una comunità di circa 20 milioni di fedeli nel paese - intende usare l’enciclica per formare e sensibilizzare le comunità e le istituzioni educative sul tema. "Nel contesto indiano - raccomandano i Vescovi - dove la rapida digitalizzazione e l'adozione dell'intelligenza artificiale stanno trasformando l'istruzione, il lavoro e la società, la CBCI considera Magnifica Humanitas una preziosa guida per pastori, educatori, politici e fedeli. I Vescovi si impegnano a studiare e diffondere l'enciclica, in particolare nei programmi di formazione, nelle istituzioni educative cattoliche e nell'apostolato sociale.<br />Il Cardinale Anthony Poola, presidente della CBCI, osserva che il documento offre "una chiara bussola morale in un'epoca di rapidi cambiamenti tecnologici", sottolineando la necessità di proteggere i più vulnerabili, in particolare i poveri, i giovani e le comunità emarginate, dal potenziale impatti negativo di un'intelligenza artificiale incontrollata. "La CBCI incoraggia tutti i cattolici e le persone di buona volontà a leggere l'enciclica con spirito di preghiera e a promuovere una cultura in cui la tecnologia sia al servizio dello sviluppo integrale di ogni persona umana".<br />In particolare, una delle preoccupazioni per la Chiesa è l'’impatto dell'IA sui Dalit: da un lato essa rischia di amplificare discriminazioni storiche, d'altro canto canto offre potenziali opportunità di inclusione, se gestita secondo criteri etici e di reale sviluppo. <br />In India, uno dei Paesi più attivi nello sviluppo dell’AI, anche con investimenti statali, Magnifica Humanitas giunge in un momento in cui è vivace il dibattito nazionale sull'etica e sull'impatto della IA nella società, nel settore educativo, sulla giustizia sociale, soprattutto sui più i poveri.<br />In tale cornice, il testo del Papa ha riscosso interesse anche nei mass media generalisti indiani: il quotidiano "The Hindu", ad esempio, ha evidenziato richiamo del Papa a “disarmare” l’AI, contestualizzando l'enciclica come "un manifesto etico globale" che richiama anche l'India ad adottare giuste misure normative.<br />Tra gli aspetti più interessanti nel contesto indiano, toccati da analisi pubblicati su giornali come "Economic Times" e "Times of India", vi è quello che riguarda il lavoro, dati i rischi per l’occupazione, potenzialmente molti alti, considerata la valenza significativa che riveste il settore dell'Information Technology nella nazione. In linea generale i mass media indiani hanno apprezzato il richiamo a una regolamentazione necessaria dei processi di IA e all'appello al primato della persona sul profitto e sulla innovazione.<br /> Wed, 27 May 2026 10:49:43 +0200ASIA/LAOS E CAMBOGIA - Conferma nell'incarico di direttore delle Pontificie Opere Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77735-ASIA_LAOS_E_CAMBOGIA_Conferma_nell_incarico_di_direttore_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77735-ASIA_LAOS_E_CAMBOGIA_Conferma_nell_incarico_di_direttore_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano - Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione , in data 4 ottobre 2025, ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Laos e Cambogia, Padre Paul Chatsirey Roeung, per il quinquennio 2025-2030.<br />EG Tue, 26 May 2026 12:52:35 +0200ASIA/MYANMAR - Radio Veritas parla due nuove lingue: la "Buona novella" per le minoranze etniche, tra sfollamento e incertezzahttps://www.fides.org/it/news/77734-ASIA_MYANMAR_Radio_Veritas_parla_due_nuove_lingue_la_Buona_novella_per_le_minoranze_etniche_tra_sfollamento_e_incertezzahttps://www.fides.org/it/news/77734-ASIA_MYANMAR_Radio_Veritas_parla_due_nuove_lingue_la_Buona_novella_per_le_minoranze_etniche_tra_sfollamento_e_incertezzaYangon - Radio Veritas Asia , la radio delle comunità cattoliche nel vasto continente asiatico, espande i suoi servizi linguistici in Myanmar e avvia trasmissioni in lingua Akha e Kayan, diffondendo il Vangelo negli stati Shan e Kayah a beneficio di popolazioni delle minoranze etniche . Il significativo passo per la missione della Chiesa è stato annunciato il 24 maggio, domenica di Pentecoste, nella Cattedrale di Santa Maria a Yangon, in quello che il Cardinale Charles Bo, presidente della Conferenza episcopale cattolica del Myanmar ha definito "un giorno benedetto per la Chiesa in Myanmar".<br />I nuovi servizi mirano a raggiungere due comunità etniche del Myanmar. Il servizio Akha servirà circa 700.000 persone Akha soprattutto nello stato Shan, e molti fedeli nella diocesi di Kengtung. Il Servizio Kayan si rivolge a circa 250.000 persone dello stato Kayah con comunità concentrate principalmente negli diocesi di Pekhon, Loikaw, Taungngu e Taunggyi.<br />L'iniziativa ha suscitato grande gioia e gratitudine, espressa dal responsabile del servizio RVA Akha, John Saw Yaw Han, Vescovo di Kengtung e dal responsabile del servizio RVA Kayan, mons. Felice Ba Htoo, Vescovo coadiutore di Pekhon.<br />Le trasmissioni di RVA includono contenuti a tema religioso, riflessioni quotidiane, omelie domenicali, notizie dalla Chiesa, vite di santi, programmi per giovani e famiglie, messaggi del Papa: "Il servizio di RVA è anche un dono per restare sempre in connessione e in comunione con il Papa e con la Chiesa universale", hanno detto i Vescovi " e rappresenta "un importante sostegno spirituale attraverso la Parola di Dio alle persone bisognose, stremate, sfollate".<br />Il Vescovo Celso Ba Shwe, che guida la diocesi di Loikaw, ha rimarcato: "RVA porta il messaggio del Vangelo nelle periferie; la Buona Novella così arriva alle famiglie, ai giovani, agli anziani e alla società, toccando i cuori delle persone".<br />Il coordinatore nazionale di RVA in Myanmar, padre Patrick Soe Htun, ha descritto Radio Veritas come un "ponte che collega le persone al di là dei confini e delle difficoltà, soprattutto durante i difficili momenti che il Myanmar sta attraversando".<br />Mons. Andrea Ferrante, Incaricato d'Affari della Santa Sede in Myanmar, ha accolto con favore l'ampliamento del servizio, esortando i nuovi comunicatori a diventare "voci di speranza in mezzo alla sofferenza e all'incertezza".<br />I due servizi coprono aree particolarmente travagliate dal conflitto civile: il contesto sociale nello Stato di Shan rimane estremamente instabile, caratterizzato da scontri tra l'esercito e gruppi locali, con l'inasprimento dei blocchi economici che causano livelli critici di insicurezza alimentare per le popolazioni più vulnerabili e tassi di malnutrizione acuta tra gli sfollati interni.<br />La situazione nello Stato Kayah, il più piccolo del Myanmar per estensione, è tra le più drammatiche ed estreme dell'intera guerra civile birmana. L'area è teatro di scontri ad alta intensità. Si stima che oltre la metà dell'intera popolazione dello Stato Kayah sia stata costretta a fuggire dalle proprie case e sono decine di migliaia i profughi che hanno trovato riparo nella giungla o lungo il confine thailandese. La guerra ha trasformato lo Stato Kayah in una zona di emergenza umanitaria permanente, dove la popolazione civile è intrappolata tra gli scontri e gravi problemi di sostentamento quotidiano.<br />L'attuale offerta di servizi linguistici RVA in Myanmar comprende ora le seguenti lingue: Birmano, Sgaw Karen, Pwo Karen, Kachin Jinghpaw, Kachin Lisu, Kachin Rawang, Hakha Chin, Falam Chin, Tedim Chin, K'Cho, Akha e Kayan. Con i due nuovi servizi linguistici, RVA in Myanmar parla 12 lingue locali, e il numero totale di servizi linguistici RVA a livello mondiale sale a 23.<br /> Tue, 26 May 2026 12:40:56 +0200AFRICA/TUNISIA - Conferma nell'incarico del Direttore delle Pontificie Opere Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77733-AFRICA_TUNISIA_Conferma_nell_incarico_del_Direttore_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://www.fides.org/it/news/77733-AFRICA_TUNISIA_Conferma_nell_incarico_del_Direttore_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano - Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione , in data 1 agosto 2025, ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Tunisia, Mons. Nicolas Pierre Jean Lhernould, Arcivescovo della diocesi di Tunisi, per il quinquennio 2025-2030.<br />EG <br /><br /><br />Tue, 26 May 2026 12:32:24 +0200ASIA/MYANMAR - Nominato il Vescovo Coadiutore di Taungnguhttps://www.fides.org/it/news/77732-ASIA_MYANMAR_Nominato_il_Vescovo_Coadiutore_di_Taungnguhttps://www.fides.org/it/news/77732-ASIA_MYANMAR_Nominato_il_Vescovo_Coadiutore_di_TaungnguCittà del Vaticano -Il Santo Padre ha nominato Vescovo Coadiutore della Diocesi di Taungngu il Rev.do Bernardino Ne Ne, del clero della Diocesi di Loikaw, finora Parroco della Mother of God a Sondu e S.E. Mons. Bernardino Ne Ne è nato il 20 maggio 1970 a Loikaw, nella Diocesi di Loikaw. Dopo aver frequentato il Seminario Minore St. Theresa a Taunggyi, ha studiato Filosofia presso il St. Joseph Major Seminary di Pyin Oo Lwin e Teologia presso il St. Joseph’s Major Seminary di Yangon. È stato ordinato sacerdote il 13 aprile 1995 per la Diocesi di Loikaw. Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario parrocchiale di St. Joseph’s a Dimoso ; Parroco di Mary Immaculate Conception a Khabe ; Vicario parrocchiale di Our Lady Queen of Peace a Doungankha ; Licenza in Teologia morale presso la Pontificia Accademia Alfonsiana di Roma ; Parroco della Mary Immaculate Conception a Khabe ; Rettore del St. Peter’s Intermediate Seminary della Diocesi di Loikaw ; Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie del Myanmar ; Direttore della Residenza della Diocesi di Loikaw a Yangon ; Corso di aggiornamento presso l’East Asian Pastoral Institute a Manila, Filippine ; Parroco di Mother of God a Sondu .<br /> Tue, 26 May 2026 12:20:22 +0200ASIA/COREA - Nomina dell’Arcivescovo Coadiutore di Daeguhttps://www.fides.org/it/news/77731-ASIA_COREA_Nomina_dell_Arcivescovo_Coadiutore_di_Daeguhttps://www.fides.org/it/news/77731-ASIA_COREA_Nomina_dell_Arcivescovo_Coadiutore_di_DaeguCittà del Vaticano - ll Santo Padre ha nominato Arcivescovo Coadiutore dell’Arcidiocesi Metropolitana di Daegu S.E. Mons. Simon Jong-Gang Kim, finora Vescovo di Cheongju. S.E. Mons. Simon Jong-Gang Kim è nato il 2 gennaio 1965 nella Diocesi di Cheongju. Dopo aver frequentato il Seminario Maggiore di Daegu, ha conseguito il Master’s degree in Teologia presso l’Università Cattolica di Daegu. Successivamente, ha ottenuto la Licenza in Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.<br />È stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1996 per la Diocesi di Cheongju.<br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario Parrocchiale di Seoundong, Diocesi di Cheongju , di Heungdeok, Diocesi di Cheongju ; Parroco ad Haksan, Diocesi di Cheongju ; Vicerettore del Pontificio Collegio missionario internazionale San Paolo Apostolo di Roma ; Direttore della Pastorale Giovanile ; Parroco di Gyemyeong ; Docente e Direttore Spirituale del Seminario Maggiore di Daejeon ; Economo della Conferenza Episcopale della Corea ;<br />È stato nominato Vescovo di Cheongju il 19 marzo 2022, ricevendo la consacrazione episcopale il 2 maggio successivo.<br />In Seno alla Conferenza Episcopale della Corea: Membro della Commissione Episcopale per la Dottrina della CBCK ; dal 2022, Membro e successivamente Presidente della Commissione Episcopale Speciale per la Promozione delle Beatificazioni e Canonizzazioni della CBCK; dal 2023, Presidente della Commissione Episcopale per la Pastorale Giovanile della CBCK e Membro della Commissione Episcopale per la Missione e la Pastorale della CBCK.<br /> Tue, 26 May 2026 12:16:19 +0200ASIA/INDIA - Instabilità, blocchi e proteste in Manipur: alta tensione e la crisi degli ostaggi ancora apertahttps://www.fides.org/it/news/77730-ASIA_INDIA_Instabilita_blocchi_e_proteste_in_Manipur_alta_tensione_e_la_crisi_degli_ostaggi_ancora_apertahttps://www.fides.org/it/news/77730-ASIA_INDIA_Instabilita_blocchi_e_proteste_in_Manipur_alta_tensione_e_la_crisi_degli_ostaggi_ancora_apertaImphal - Non c'è pace per il Manipur. Come riferiscono fonti locali di Fides, nello stato si registra un'ulteriore escalation nell'instabilità e proteste per chiedere il rilascio di 14 ostaggi Kuki e 6 Naga, sequestrati da gruppi armati, in una situazione di caos e tensione sociale. Blocchi stradali e proteste sono in corso in diverse aree e la circolazione lungo le autostrade nei distretti collinari è stata interrotta. <br />La crisi degli ostaggi tra comunità Naga e Kuki-Zo è entrata nella seconda settimana e non è ancora stata risolta, nonostante i negoziati, le mediazioni di leader religiosi e le operazioni delle forze di sicurezza. <br />La crisi è iniziata dopo l'agguato a un convoglio di Pastori Battisti e l'uccisione di tre Pastori, il Vumthang Sitlhou, del reverendo Kaigoulun Lhouvum e del pastore Paogoulen Sitlhou . I successivi rapimenti, compiuti per rappresaglia, mostrano quanto rapidamente la situazione sia degenerata in generale instabilità.<br />Nonostante gli attacchi subiti, nella crisi, che riguarda ostaggi civili di entrambe le comunità, i leader religiosi cristiani si sono direttamente coinvolti, accanto a organizzazioni tribali, gruppi della società civile, autorità locali e forze di sicurezza, per mediare il rilascio delle persone rapite.<br />Intanto proseguono le indagini per cercare i restanti dell'imboscata e dell'omicidio dei tre Pastori. Al momento, non sono stati ancora identificati gli aggressori e non sono chiare le ragioni del massacro che ha colpito persone pienamente attive per la pace e la riconciliazione. Cinque persone ferite nell'agguato sono ancora ricoverate all'ospedale di Imphal. <br />L'attacco solleva serie preoccupazioni sulla sicurezza dei leader religiosi che operano in una zona di aperto conflitto, "mentre le comunità cristiane impegnate per le pace affrontano una crescente vulnerabilità", rileva a Fides un sacerdote locale. "In questo momento - nota - bisogna proteggere i leader religiosi impegnati nella riconciliazione nel conflitto interetnico che coinvolge i gruppi di etnia Kuki, Meitei e Naga". <br />Il Manipur è attraversato dal 2023 da un conflitto che in primis era tra i due gruppi Kuki e Meitei, poi si è allargato coinvolgendo anche i Naga.<br /> Tue, 26 May 2026 11:59:58 +0200AFRICA/NIGERIA - In tre mesi 9 morti e 25 rapiti in assalti in comunità parrocchiali nello Stato di Kadunahttps://www.fides.org/it/news/77729-AFRICA_NIGERIA_In_tre_mesi_9_morti_e_25_rapiti_in_assalti_in_comunita_parrocchiali_nello_Stato_di_Kadunahttps://www.fides.org/it/news/77729-AFRICA_NIGERIA_In_tre_mesi_9_morti_e_25_rapiti_in_assalti_in_comunita_parrocchiali_nello_Stato_di_KadunaAbuja –Sono almeno nove le persone uccise e altre 25 rapite negli ultimi tre mesi in attacchi separati alle comunità parrocchiali di Kurmin Dangana, nello Stato di Kaduna, nella Nigeria centro settentrionale.<br />Lo ha denunciato padre Christian Okewu Emmanuel, Cancelliere dell’arcidiocesi di Kaduna in una missiva inviata al Segretariato Generale Cattolico ad Abuja. <br />“Vi scrivo per informavi dei continui attacchi terroristici contro alcune comunità e stazioni pastorali sotto la cura pastorale della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo nel distretto di Kurmin Dangana, nella zona di governo locale di Kagarko, nello Stato di Kaduna” si legge nella missiva. “L'ultimo attacco è avvenuto giovedì 21 maggio nella stazione di Kurmin Bongo. I terroristi hanno colpito tra le 22 e l'una di notte, durante un forte temporale”. “Nonostante gli sforzi del gruppo di vigilanza – continua padre Emmanuel - cinque persone sono state uccise e altre dieci rapite, due delle quali sono state liberate grazie all'intervento del gruppo di vigilanza”.<br />Il Cancelliere dell’arcidiocesi di Kaduna riferisce che in precedenza, altri due attacchi si erano verificati nelle stazioni di Kasaru-B il 2 marzo e di Sabon Gari il 1° maggio. “Durante l'attacco a Kasaru-B, una persona è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco, un'altra ha riportato diverse ferite da arma da fuoco, mentre altre otto, sono state rapite. Sebbene in seguito abbiano riacquistato la libertà, due di loro sono stati uccisi nel covo dei terroristi”. “L'attacco alla stazione di Sabo Gari è avvenuto appena due settimane dopo il rilascio delle vittime di Kasaru-B: due persone hanno riportato ferite da arma da fuoco, mentre altre dieci sono state rapite. Una di queste è stata uccisa mentre si trovava ancora nel campo dei terroristi”. I ripetuti attacchi hanno causato lo sfollamento degli abitanti delle comunità colpite.<br />L'Arcidiocesi chiede al governo e d’intensificare gli sforzi per la protezione delle vite e dei beni di nelle aree assediate. <br />La grave situazione d’insicurezza colpisce diversi Stati della Federazione e diverse comunità non solo cristiane. Persino un’associazione di pastori Fulani, considerati tra gli assalitori delle comunità stanziali, ha denunciato le gravi condizioni d’insicurezza nello Stato di Kogi L’associazione Miyetti Allah Cattle Breeders Association of Nigeria , un gruppo di pressione informale, per promozione del benessere dei pastori Fulani ha denunciato l'uccisione di otto dei suoi membri nella zona di governo locale di Ankpa, nello Stato di Kogi.<br />A causa delle crescenti minacce alla sicurezza, un collaboratore del Presidente Bola Tinubu ha esortato i residenti degli Stati di Kwara e Kogi a sospendere temporaneamente le funzioni religiose nelle aree montane e in quelle aree silvestri.<br />Ricordiamo infine che sono ancora nella mani dei loro rapitori i 37 fedeli catturati la domenica di Pasqua, 5 aprile, nella Comunità di Ariko dell'area del governo locale di Kachia . Per la loro liberazione i sequestratori hanno chiesto un miliardo di Naira e 35 motociclette, minacciando di uccidere gli ostaggi se le richieste non verranno soddisfatte. <br />Tue, 26 May 2026 11:42:39 +0200