AFRICA/NIGER - Canadesi, australiani e statunitensi rilanciano l’uranio nigerino

venerdì, 25 settembre 2026

Niamey (Agenzia Fides) – La giunta militare nigerina rilancia l’industria dell’estrazione dell’uranio con la firma di un accordo con la società australiana Atomic Eagle, con la quale lo Stato del Niger ha costituito la Madaouela Mining Company (MAMICO). La società, partecipata al 60% da Atomic Eagle e al 40% dallo Stato nigerino, prevede di rilanciare lo sfruttamento delle miniere di uranio ad Agadez, nel centro-nord del Paese.

L’accordo prevede un pagamento iniziale di royalties pari a 10 milioni di dollari, nonché investimenti nello sviluppo locale e nel rafforzamento delle capacità dell’amministrazione mineraria. Secondo il Ministero delle Miniere, il progetto dovrebbe inoltre creare circa 1.000 posti di lavoro per i giovani nigerini.

Madaouela dispone di una risorsa pari a 52.843 tonnellate di ossido di uranio, una stima ottenuta dalle esplorazioni effettuate dal precedente titolare della licenza, GoviEx Uranium Inc., che l’aveva ottenuta nel 2016.

L’accordo risolve la controversia sorta in seguito all’espropriazione del progetto ai danni di GoviEx nel 2024. GoviEx e Tombador Iron si sono fuse nel novembre 2025, dando vita ad Atomic Eagle. In base alle intese raggiunte, la nuova società ritirerà la procedura arbitrale entro sette giorni dalla firma dell’accordo.

Il patto sottoscritto con l’azienda australiana è stato siglato pochi giorni dopo che la società mineraria canadese Global Atomic ha ottenuto l’approvazione del consiglio di amministrazione della US International Development Finance Corporation (DFC) per un finanziamento a debito fino a 414,2 milioni di dollari, destinato al suo progetto di miniera di uranio Dasa, sempre nella regione di Agadez.

Il giacimento di Dasa è gestito dalla Société Minière de Dasa (SOMIDA), una società con sede in Niger partecipata all’80% da Global Atomic e al 20% dal governo nigerino. Scoperto nel 2010 e autorizzato nel 2020, il giacimento è oggetto di attività estrattiva dal 2022, ma ha subito diversi ritardi nel suo pieno sviluppo. Si prevede ora che il completamento della miniera avvenga nella prima metà del 2028, con la messa in servizio programmata per la seconda metà dell’anno.

Il settore minerario nigerino era storicamente dominato dall’industria francese, prima Areva e poi Orano. Niamey ha nazionalizzato la filiale locale in un contesto di deterioramento delle relazioni con la Francia e di avvicinamento alla Russia. Orano, controllata al 90% dallo Stato francese, ha avviato diverse azioni legali contro il Niger, accusando le autorità di averle confiscato i beni nel Paese.

Nonostante la presenza russa nel Paese e l’insicurezza provocata dai gruppi jihadisti, le società minerarie anglosassoni non sembrano incontrare particolari ostacoli nell’investire nel settore uranifero nigerino. (L.M.) (Agenzia Fides 25/9/2026)


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