AFRICA/NIGER - La rivolta militare e le accuse contro le “potenze straniere”

mercoledì, 2 settembre 2026

Niamey (Agenzia Fides) – “La verità è la prima vittima della guerra”. Questo celebre aforisma si può applicare anche a situazioni diverse da un conflitto aperto, come colpi di Stato o insurrezioni militari, quale quella verificatasi in Niger nella notte tra il 28 e il 29 agosto (vedi Fides, 31/8/2026).

Gli insorti, appartenenti a diverse unità comandate da ufficiali in servizio nelle regioni di Tillabéri e Dosso, hanno attaccato alcuni punti strategici della capitale Niamey. I militari ribelli non hanno diffuso alcuna rivendicazione politica, ma, secondo fonti locali, farebbero parte delle forze speciali antiterrorismo. Si suppone che alla base della rivolta vi sia la protesta contro la disorganizzazione della lotta ai gruppi jihadisti che operano nel Sahel.

Ricordiamo che la giunta militare che ha preso il potere con il golpe del 26 luglio 2023 (vedi Fides, 27/7/2023) aveva giustificato il rovesciamento del presidente Mohamed Bazoum accusandolo di non essere stato in grado di garantire la sicurezza del Paese.

Le autorità di Niamey, dopo aver represso il moto insurrezionale con l'aiuto russo e l'appoggio esterno dell'Algeria, hanno accusato potenze straniere di aver promosso e sostenuto il tentativo di colpo di Stato.

Il capitano nigerino Roger Gabriel, in una dichiarazione letta alla televisione di Stato, ha accusato alcuni esponenti dell'entourage dell'ex presidente Mohamed Bazoum, nonché ufficiali di Francia, Ciad, Benin e Costa d'Avorio, di aver sostenuto il tentativo di colpo di Stato.

L'ufficiale ha affermato inoltre di aver ricevuto chiamate telefoniche provenienti da numeri stranieri, in particolare dagli Emirati Arabi Uniti e dal Belgio, nelle quali veniva invitato a unirsi ai ribelli. I suoi interlocutori avrebbero inoltre sostenuto che presto sarebbero giunti all'aeroporto di Niamey militari delle forze speciali francesi per fornire sostegno agli insorti.

Sui social media sono poi comparsi post secondo i quali le autorità del Niger avrebbero deciso di chiudere alcuni centri religiosi finanziati dagli Emirati Arabi Uniti, sospettati da alcuni di essere luoghi di formazione per “terroristi”. In rete è stato inoltre diffuso un video, non verificato, che mostrerebbe la distruzione di un centro religioso finanziato dagli Emirati, avvenuta a pochi giorni dalla fallita rivolta militare.

Al momento, quindi, la situazione rimane incerta. Sembra tuttavia che la giunta militare cerchi di nascondere le spaccature interne alle proprie forze armate, attribuendo a “potenze straniere” la responsabilità di aver ispirato e sostenuto la rivolta. (L.M.) (Agenzia Fides 2/9/2026)


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