© UNOCHA-Alvo Ofumane
Quelimane (Agenzia Fides) - Un nuovo allarme è stato lanciato sulla situazione umanitaria in Mozambico e in particolare nella provincia di Cabo Delgado.
Secondo la Organizzazione non governativa tedesca Johanniter International Assistance, nelle regioni settentrionali del Mozambico ci sono un milione e centomila persone che necessitano assistenza umanitaria, e di queste 919mila sarebbero concentrate nella sola provincia di Cabo Delgado. Secondo quanto riporta l’organizzazione umanitaria, soltanto la metà di queste persone viene raggiunta dagli aiuti, che rimangono insufficienti per affrontare la crisi che da anni affligge la regione. In particolare, i bisogni della popolazione sarebbero incentrati sull’assistenza medica, l’assistenza alimentare, la fornitura di servizi educativi e la protezione.
Per affrontare queste emergenze, la Ong ha deciso di attivare dei programmi di assistenza della durata di dodici mesi: “Alla luce del conflitto persistente […] il nostro consorzio è impegnato a ripristinare i servizi per la sanità, l’alimentazione, la protezione, l’istruzione e l’assistenza per i più vulnerabili”, queste le parole di Morris Kolubah, Country Director per Johanniter in Mozambico.
L’annuncio dell’organizzazione umanitaria è stato dato all’indomani della pubblicazione di un altro report da parte dell’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha), nel quale si rimarca che nel solo mese di giugno più di dodicimila persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa delle violenze nella regione. Dall’inizio dell’anno in totale sono state più di 26mila le persone costrette a lasciare le loro case, nell’80% donne e bambini.
Il dato pubblicato a giugno rappresenta un’impennata rispetto ai dati registrati in precedenza nel 2026 – dove si era arrivati a registrare anche poche centinaia di persone sfollate al mese – ma è in netta diminuzione - riferisce il report Ocha - rispetto ai dati del 2025. Secondo quanto documentato dal report dell’Ufficio delle Nazioni Unite, le persone che fuggono dalle loro case rimangono nella provincia di Cabo Delgado o si spostano nei distretti adiacenti. Questa situazione non fa altro che peggiorare la crisi umanitaria: l’accesso alle risorse, già limitate non solo dalla guerra ma anche per gli effetti del cambiamento climatico, diventa più complicato a causa dell’aumento della densità di persone in un singolo distretto.
Sia l’organizzazione Johanniter che l’Ocha hanno messo in evidenza la mancanza di fondi per far fronte a questa crisi. Alla fine del 2025 le Nazioni Unite pubblicarono un Piano di Risposta per i Bisogni Umanitari per il Mozambico per il quale bisognava raccogliere trecento quarantotto milioni di dollari da utilizzare per affrontare le crisi croniche del Paese, come quella che affligge Cabo Delgado. Dopo sei mesi, sono stati raccolti solo 116 milioni di dollari (il 34% di quanto indicato come obiettivo da raggiungere).
La regione di Cabo Delgado vive questo stato di insicurezza dal 2017, ovvero dal primo attacco nella città di Mocimboa da Praia da parte del gruppo armato Al-Shabab. L’attività del gruppo, dal 2019 affiliato allo Stato Islamico, mischia l’ideologia jihadista alla propaganda contro le attività estrattive nella regione, soprattutto quelle legate al gas.
Il caso più recente legato all’insicurezza nella regione è stato la sospensione dei progetti estrattivi da parte dell’azienda francese Total Energies nel giacimento offshore a largo della città di Palma. La sospensione è durata anni e i lavori dovrebbero riprendere - così ha annunciato l’azienda francese - entro la fine del 2026. (CG) (Agenzia Fides 19/7/2026)