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Tombura Yambio (Agenzia Fides) – A 15 anni dall’indipendenza non c’è tregua per gli oltre 12 milioni di abitanti del paese più giovane del mondo. Decenni di conflitto e isolamento, dovuti dapprima alla guerra tra il 1955 e il 2005, hanno causato una crisi umanitaria devastante che continua a trascinare l’intera popolazione. Raggiunta l’indipendenza dal Sudan nel 2011, tra il 2013 e il 2018 nel Paese è scoppiato un nuovo conflitto interno a causa di contrasti tra le principali cariche istituzionali della neonata Repubblica. Il conflitto è ufficialmente terminato a settembre 2018 con la firma tra le parti del Revitalized Agreement on the Resolution of the Conflict in the Republic of South Sudan (R-ARCSS) (vedi Fides 20/9/2018). Tuttavia la situazione rimane difficile e l’accordo di pace rimane a rischio (vedi Fides 5/3/2025).
E’ di queste ultime settimane un'escalation di violenze tra esercito e forze di opposizione. Secondo un recente rapporto dell’Unicef, dalla fine di dicembre 2025 si sono intensificate le violenze in particolare nelle regioni settentrionali e centrali del Paese. Nello Stato di Jonglei, almeno 280mila persone sono state sfollate tra questi, la maggior parte sono donne e bambini che rischiano di essere uccisi, mutilati o essere reclutati dai gruppi armati. Crescono malnutrizione e carestia, il sistema sanitario è al collasso, dilagano colera e malaria.
In questo contesto di estrema precarietà si inserisce il messaggio per la Quaresima del vescovo della Diocesi di Tombura Yambio, Barani Eduardo Hiiboro Kussala, che lo scorso 16 febbraio ha invitato tutti i fedeli ad un tempo di conversione, guarigione e speranza. “La nostra Diocesi si trova ad affrontare numerose sfide: odio, divisioni tribali, manipolazione dei giovani, tradimento, violenza mirata, divorzi forzati, povertà e malattie che colpiscono le nostre comunità. La Quaresima non è solo un periodo di digiuno, – rimarca il vescovo - ma un tempo di rinascita spirituale, responsabilità sociale e guarigione comunitaria. Siamo invitati a tornare a Dio, a ristabilire le relazioni e a costruire comunità di riconciliazione e solidarietà. Che ogni parrocchia, famiglia e singolo individuo si impegni a tornare a Dio, a ripristinare la pace e a sostenere i vulnerabili” conclude Kussala.
(AP) (Agenzia Fides 18/2/2026)