Juba (Agenzia Fides) – Sono 169 le persone uccise delle quali 79 sono soldati nella contea di Abiemnhom, nell’Area amministrativa di Ruweng, in Sud Sudan, in una serie di attacchi avvenuti domenica 1° marzo.
Secondo le testimonianze dei sopravvissuti le violenze sono state commesse da giovani armati della contea di Mayom, nel vicino Stato di Unity che hanno assalito i militari sud-sudanesi e civili intorno alle 4,30 del mattino.
La Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (United Nations Mission in South Sudan - UNMISS) aveva lanciato l’allarme per la crescita della violenza nell’area 48 ore prima. In una dichiarazione, la missione ONU ha confermato che giovani armati non identificati hanno attaccato il quartier generale della contea domenica mattina. Tra le vittime vi sono il Commissario della Contea di Awarpiny e il Direttore Esecutivo della Contea di Abiemnhom. Almeno altre 68 persone sono rimaste ferite. I combattimenti sono durati dalle tre alle quattro ore finché l’esercito non è riuscito a riprendere il controllo dell’area. Già il 28 febbraio oltre mille persone avevano cercato rifugio nella base UNMISS dove sono state accolte dai Caschi Blu del contingente mongolo.
"Preghiamo per le persone che hanno perso i loro cari. Che il buon Dio benedica i loro cuori, sia con loro e dia loro la forza di superare le sfide e il trauma che stanno attraversando" ha detto il Vice Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Sudan e del Sud Sudan (Sudan and South Sudan Catholic Bishops’ Conference - SSSCBC), Padre Peter Biong, nell’omelia Messa settimanale del personale del Segretariato celebrata ieri, 2 marzo.
Padre Biong ha descritto una situazione straziante, sottolineando che molte vittime non sono state ancora state sepolte a cause delle difficoltà logistiche nella contea.
Questo grave episodio di violenza si inserisce in un contesto di crescente instabilità nel Sud Sudan, poiché le lotte politiche interne hanno indebolito la pace raggiunta dopo l'accordo del 2018, per porre fine a cinque anni di guerra civile che ha causato circa 400.000 morti, ma che non è stato mai applicato nella sua interezza. L'instabilità si è aggravata dopo l'arresto dell'ex Primo Vicepresidente Riek Machar, nel marzo dell’anno scorso (vedi Fides 5/3/2025).
Il movimento di Riek Machar il Sudan People's Liberation Movement-in-Opposition (L'SPLM/A IO) ha negato di essere coinvolto nell'attacco di Abiemnhom. “L'SPLM/A IO respinge e condanna inequivocabilmente, nei termini più forti possibili, le accuse infondate e le dichiarazioni fuorvianti rilasciate dalle autorità dell'Area Amministrativa di Ruweng e dello Stato di Unity, che affermano il coinvolgimento delle forze dell'SPLA/IO nell'attacco", ha dichiarato Puok Both Baluang, addetto stampa di Machar. (L.M.) (Agenzia Fides 3/3/2026)