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Antananarivo (Agenzia Fides) – Non si arresta la conta dei danni che sta provocando il passaggio del ciclone tropicale Gezani che, ad oggi, ha devastato 25 distretti in 5 regioni dell’isola nell'Oceano Indiano. Dal bilancio provvisorio pubblicato il 16 febbraio dall'ufficio nazionale di gestione del rischio e delle catastrofi (BNGRC), la valutazione sul campo e le risposte alle emergenze sono in corso. Risultano danneggiati 49.129 edifici, tra cui due ospedali e sette uffici governativi, 59 persone decedute; 15 scomparse; 804 ferite; 423.986 persone colpite (104.706 famiglie); 27.756 case inondate. La Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa in Africa (IFRC Africa) ha stimato che 16.428 persone siano state sfollate (4.045 famiglie). La seconda città dell'isola, Toamasina, è stata la più colpita. I suoi abitanti sono ancora privi di acqua e, in parte, di elettricità.
Lo scorso 11 febbraio la Conferenza Episcopale dei Vescovi del Madagascar, in una lettera firmata da Jean-Claude Rakotoarisoa, Segretario della CEM, i presuli hanno lanciato un appello di solidarietà per le vittime del ciclone. Nello specifico hanno esortato tutti i fedeli cattolici ad andare in aiuto alle vittime del ciclone, che ha devastato diverse località, ma soprattutto la diocesi di Toamasina nell'Est della Grande Isola. L'organizzazione è affidata ai vescovi e ai responsabili nelle diocesi e si chiede a tutti di seguire le loro direttive. Domenica 15 febbraio, Papa Leone XIV, al termine della preghiera mariana dell'Angelus di ha espresso la sua vicinanza alle popolazioni malgasce colpite dai devastanti cicloni Fytia e Gezani: «Esprimo la mia vicinanza alle popolazioni del Madagascar che sono state colpite, in breve tempo, da due cicloni, accompagnati da inondazioni e frane», e ha assicurato le sue preghiere per “le vittime e le loro famiglie, così come per tutti coloro che hanno subito gravi danni.”
Secondo quanto riportano le autorità malgasce, all’inizio di febbraio il Madagascar era già stato colpito nel nord-ovest dal ciclone tropicale Fytia, che ha causato almeno sette morti e oltre 20 mila sfollati. Sebbene non abbia colpito direttamente la terraferma, sabato scorso, 14 febbraio, il fenomeno ha causato quattro morti e danni a infrastrutture e abitazioni nelle province di Inhambane e Sofala nel vicino Mozambico. Il presidente, Daniel Chapo, a margine del vertice dell’Unione Africana ad Addis Abeba, ha confermato il bilancio, affermando che il numero di vittime è stato relativamente basso grazie al rispetto delle istruzioni impartite dalle autorità da parte della popolazione. Il governatore provinciale, Francisco Pagula, ha confermato danni alle infrastrutture pubbliche e alle abitazioni. Ciononostante, Chapo ha sottolineato che l’evacuazione preventiva e il rispetto degli avvisi di allerta precoce sono stati fondamentali per ridurre al minimo i danni.
L'Africa sudorientale è solitamente interessata da una stagione annuale di tempeste tropicali da ottobre ad aprile, con gravi danno materiali e numerosi decessi.
(AP) (Agenzia Fides 17/2/2026)