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Africa

2003-07-22

AFRICA - LE CRISI DELL’AFRICA OCCIDENTALE

Città del Vaticano (Agenzia Fides) Liberia, Costa d’Avorio, Sao Tomé, Sierra Leone, Guinea. Sono i paesi dell’Africa occidentale colpiti da guerre civili (Liberia, Costa d’Avorio), profonde crisi economiche (Guinea) e da colpi di stato (Sao Tomé) o che stanno uscendo con fatica da una lunga guerra civile (Sierra Leone). A queste situazioni si aggiungono le convulsioni del gigante nigeriano, un paese di più di 100 milioni di abitanti, attraversato da tensioni regionali, etniche e religiose, spesso alimentate dai politici locali per il proprio tornaconto.

Liberia. Se Sierra Leone e Costa d’Avorio appaiono aver imboccato la strada della pace, la Liberia sta vivendo in questi giorni alcuni dei momenti più drammatici della sua storia. I ribelli del LURD (Liberiani Uniti per la Riconciliazione e la Democrazia) hanno infatti lanciato l’offensiva decisiva contro la capitale Monrovia per rovesciare il Presidente Charles Taylor. Si tratta dell’ennesimo capitolo di una guerra iniziata nel 1999 con la nascita del LURD, cui si è aggiunto in seguito il MODEL (Movimento per la Democrazia in Liberia) che opera lungo il confine con la Costa d’Avorio. Il Presidente Taylor dopo aver a lungo alimentato i conflitti nei paesi vicini (Sierra Leone, Guinea e Costa d’Avorio), deve ora affrontare la condanna della comunità internazionale (che lo accusa dei crimini commessi in Sierra Leone), da una parte, e dall’altra, la guerriglia interna.
“Si sentono distintamente colpi di mortaio provenienti dal Mamba Point, la zona centrale della città” dice all’Agenzia Fides da Monrovia, capitale della Liberia, un missionario che non citiamo per motivi di sicurezza. “In questa zona sono confluiti molti profughi che speravano di rifugiarsi attorno alle ambasciate straniere. Purtroppo però anche le sede diplomatiche, come quella degli Stati Uniti, sono state colpite. I civili non sanno più dove andare”.

Sierra Leone. La crisi della Sierra Leone è scoppiata alla metà degli anni ’90 del secolo scorso, quando dopo una serie di colpi di stato è nato il RUF (Fronte Unito Rivoluzionario), un movimento ribelle che diventerà tristemente noto per le sue atrocità (arruolamento di bambini-soldato, amputazioni di civili inermi). Il RUF è stato appoggiato per anni dal Presidente liberiano Taylor, che trafficava in diamanti con il movimento sierralionese. Il RUF ha accettato nel maggio 2001 un cessate il fuoco e il successivo disarmo delle proprie forze. I 45mila ribelli hanno così iniziato a deporre le armi. La Gran Bretagna (la potenza coloniale che controllava il paese) ha inviato un forte contingente di truppe per costringere il RUF a venire a patto con il governo del Presidente Ahmad Tejan Kabbah. L’ONU ha inoltre dispiegato nel paese una forza di 17.500 uomini (UNAMSIL) per verificare il rispetto della tregua. “Il processo di pace sta procedendo bene” dice all’Agenzia Fides mons. Giorgio Biguzzi, vescovo di Makeni. “La creazione del Tribunale penale per giudicare i crimini commessi nel paese non ha provocato scontri o rivolte, neanche quando la corte ha rinviato a giudizio i capi del RUF e della milizia filo-governativa.” Secondo mons. Biguzzi “Lo sforzo compiuto dalla comunità internazionale in Sierra Leone può essere da esempio per un intervento nella vicina Liberia, ma occorre far presto per mettere fine alle sofferenze della popolazione civile”.

Costa d’Avorio. La guerra civile è esplosa nel settembre dell’anno scorso quando un fallito colpo di stato, si trasforma in un conflitto che coinvolge soprattutto il nord e l’ovest del paese. Si contrappongono alle forze del presidente Gbagbo tre movimenti di guerriglia: Movimento Popolare della Costa d’Avorio (MPCI); Movimento per la Giustizia e la Pace (MPJ) e il Movimento Popolare del Grande Ovest (MPIGO). Per dividere i contendenti la Francia ha inviato una forza di pace alla quale si è aggiunto un contingente inviato da paesi della Comunità Economica dell’Africa Occidentale (ECOWS). La formazione di un governo di unità nazionale comprendente anche rappresentanti della guerriglia ha permesso di giungere ad un cessate il fuoco. “Da mesi però si è creata una situazione di stallo perché non si è trovato un accordo sulle nomine dei ministri dell’Interno e della Difesa” dice all’Agenzia Fides p. Lionello Melchiorri, missionario della Società delle Missioni Africane (SMA). “Lo stallo politico si riflette anche sul terreno perché sono molto difficili gli spostamenti tra le zone controllate dai ribelli e il resto del paese” dice p. Melchiorri. “La Caritas invia di continuo convogli nelle zone ribelli. Grazie a questi le famiglie divise riescono a tenere i contatti. Oltre a cibo e medicinali i carichi umanitari comprendono sementi per permettere la ripresa delle coltivazioni.”

Guinea. Questa ex colonia francese sta attraversando una grave crisi economica determinata dai debiti contratti con l’estero e dall’aumento dei prezzi del carburante. Per risparmiare energia, viene sospesa l’erogazione di energia elettrica per diverse ore della giornata. Nel paese inoltre sono presenti centinaia di migliaia di profughi provenienti dai paesi vicini, aggravando la già precaria situazione sociale ed economica.

Sao Tomé. Ultima in ordine di tempo la crisi nel piccolo stato insulare (170mila abitanti) è scoppiata nella notte tra il 15 e il 16 luglio,quando un gruppo di militari hanno preso il potere per protestare contro la politica del governo che, a loro dire, avrebbe impoverito la popolazione. La crisi, però, potrebbe essere risolta nel giro di poco tempo, visto che i golpisti hanno liberato alcune delle personalità arrestate durante nel golpe, e stanno negoziando il rientro in patria del Presidente Fradique de Menezes, che si trovava in Nigeria. Un gruppo di diplomatici di Brasile, Angola, Mozambico, Capo Verde, Portogallo, Gabon, Nigeria, Congo e Stati Uniti sta mediando per risolvere la crisi.
Le due isole rivestono un’importanza strategica per gli Stati Uniti che hanno progettato di installarvi una base navale. Compagnie statunitensi, inoltre, sono impegnate in ricerche petrolifere propedeutiche al prossimo sfruttamento dei giacimenti al largo delle coste del piccolo stato. (
L.M.) (Agenzia Fides 22/7/2003 righe 76, parole 965)

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