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Nampula (Agenzia Fides) – A cinquant’anni dall’indipendenza, il Mozambico ha compiuto importanti progressi nell’accesso all’istruzione, ampliando la rete scolastica anche nelle aree rurali e periurbane. Restano tuttavia profonde criticità che incidono sulla qualità dell’educazione e sulle prospettive delle nuove generazioni. E’ quanto emerge in una recente pubblicazione condivisa con l’Agenzia Fides.
Tra i problemi più urgenti figurano la carenza di infrastrutture e materiali didattici, il sovraffollamento delle classi e i bassi livelli di apprendimento, soprattutto nella lettura e nella scrittura. In alcune zone gli studenti seguono ancora le lezioni in spazi improvvisati, talvolta sotto gli alberi, mentre biblioteche e strumenti didattici essenziali rimangono insufficienti. Il numero elevato di alunni per classe rende inoltre difficile per gli insegnanti seguire personalmente gli studenti e intervenire sulle situazioni di maggiore fragilità. A queste difficoltà si aggiungono le denunce relative a corruzione, favoritismi e molestie sessuali legate, in alcuni contesti, alle valutazioni e agli esami.
Un’altra emergenza riguarda la presenza di alcol e droghe tra i giovani e, in alcuni casi, all’interno degli stessi ambienti scolastici. Il fenomeno può alimentare violenza e comportamenti devianti, aggravando le difficoltà delle famiglie e delle comunità. A Nampula, ad esempio, sono stati segnalati episodi legati al consumo di “maakha”, associati anche a casi di aggressione.
In questo scenario, la scuola è chiamata a riscoprire la propria missione fondamentale: non soltanto trasmettere conoscenze, ma formare persone capaci di vivere responsabilmente nella società e di contribuire al bene comune. È qui che assume particolare rilievo la vocazione dell’insegnante cattolico. Di fronte alle fragilità del sistema educativo, l’insegnante è chiamato a essere innanzitutto testimone di integrità, professionalità e responsabilità. Il suo compito non si esaurisce nell’insegnamento delle discipline, ma comprende l’accompagnamento dei giovani nella crescita umana, aiutandoli a sviluppare rispetto, senso del dovere, tolleranza, solidarietà e attenzione verso gli altri. La testimonianza personale diventa così parte essenziale dell’educazione. Rifiutare la corruzione, il favoritismo, ogni forma di abuso e discriminazione significa contribuire concretamente a ricostruire la fiducia nella scuola e nelle istituzioni. Allo stesso modo, offrire ascolto e orientamento ai giovani può aiutare a prevenire fenomeni come la violenza e la dipendenza dalle sostanze.
In un Paese che continua a confrontarsi con profonde sfide sociali ed educative, l’insegnante cattolico può dunque diventare un punto di riferimento e uno strumento di cambiamento. La sua presenza, soprattutto nelle situazioni più difficili, è una forma concreta di servizio alla persona e alla comunità.
Il vero progresso del Mozambico, infatti, non dipenderà soltanto dal numero delle scuole costruite o degli studenti iscritti, ma dalla capacità del sistema educativo di formare donne e uomini liberi, competenti, responsabili e capaci di costruire una società più giusta e solidale.
(AP) (Agenzia Fides 23/10/2026)