Nampula (Agenzia Fides) – “Vedere giovani formati e pieni di speranza affrontare l’incertezza del futuro, proprio quando il Paese avrebbe più bisogno della loro preparazione, della loro energia e del loro talento, è una delle realtà più dolorose che affliggono la nostra amata terra”.
Con queste parole, l’arcivescovo di Nampula, Dom Inácio Saure, IMC, ha richiamato l’attenzione sul problema della disoccupazione giovanile durante l’omelia pronunciata in occasione della cerimonia di laurea degli studenti dell’Università Cattolica del Mozambico (UCM). Il presule, presidente della Conferenza episcopale del Mozambico (CEM), ha messo in guardia i neolaureati dal rischio di andare ad accrescere il numero, già significativo, di cittadini qualificati che, nonostante gli anni di studio e i sacrifici affrontati, non riescono a trovare un’occupazione adeguata alle proprie competenze.
La disoccupazione tra le persone istruite, ha sottolineato Dom Inácio, rappresenta una delle problematiche che segnano la realtà sociale ed economica del Mozambico. “Alcuni dei nostri giovani laureati, purtroppo, andranno ad accrescere le fila di coloro che, nonostante gli anni di studio e i sacrifici compiuti, si trovano senza un’occupazione e senza la possibilità di mettere le proprie competenze al servizio della società”. L’arcivescovo ha quindi esortato i giovani a valorizzare le conoscenze acquisite nel corso degli studi con consapevolezza e responsabilità, anche di fronte alle difficoltà che potrebbero incontrare nel mondo del lavoro. La formazione, ha ricordato, non deve essere considerata soltanto come uno strumento per ottenere un impiego, ma come una responsabilità nei confronti della società e del bene comune.
Nel corso del suo intervento, Dom Inácio ha inoltre ricordato l’assassinio di Dom Osório Citora Afonso, vescovo di Quelimane, amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Beira e segretario generale della Conferenza episcopale del Mozambico. Riferendosi alla tragica vicenda (Agenzia Fides 6/6 2026) l’arcivescovo ha denunciato la persistente mancanza di chiarezza sulle circostanze della morte del prelato, avvenuta a Quelimane, ribadendo la necessità che la verità venga finalmente alla luce. La Conferenza episcopale del Mozambico, ha ricordato, è in lutto dallo scorso giugno e, ad oggi, non sono ancora arrivate risposte definitive sulle responsabilità e sulle motivazioni del delitto (Agenzia Fides 9/9/2026).
“Osare dire la verità in Mozambico, senza nascondere il volto, costituisce un grande rischio, il rischio della propria vita”, ha affermato l’arcivescovo di Nampula. Nel suo discorso, Dom Inácio ha quindi rivolto un appello alle autorità competenti affinché facciano piena luce sull’accaduto e forniscano informazioni sui responsabili e sulle motivazioni dell’assassinio di quello che ha definito un umile uomo di Dio e servitore del popolo.
“In un giorno di laurea all’UCM, illuminati dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato, penso che non sarebbe fuori luogo alzare la voce e chiedere con forza alle autorità competenti di questo Paese di abbandonare questa vergognosa tendenza e dire la verità ai mozambicani, alla Chiesa e al mondo sul caso di Dom Osório”, ha affermato.
In conclusione, l’arcivescovo ha rivolto un particolare appello ai laureati, soprattutto a quelli in giurisprudenza, invitandoli a mettere la propria formazione e le proprie competenze al servizio della società, con responsabilità e integrità. “La scienza senza coscienza è semplicemente la rovina dell’anima. Lo stesso si può dire dell’autorità senza dignità, che costituisce una vera sventura per il popolo”, ha detto Dom Inácio.
Agli studenti che hanno appena concluso il loro percorso universitario, ha quindi augurato di raggiungere “la vetta della coscienza”, affinché, ovunque si trovino — anche nella difficile condizione della disoccupazione, ma soprattutto quando avranno l’opportunità di lavorare — possano onorare con il proprio impegno l’Università Cattolica del Mozambico, riconosciuta per la sua qualità e la sua capacità di innovazione.
(AP) (Agenzia Fides 23/9/2026)