Egitto, Sudan, Eritrea e Somalia si riuniscono per discutere di tensioni e questioni aperte nel Corno d’Africa

domenica, 11 ottobre 2026 geopolitica   guerre   conflitti armati   aree di crisi   acqua  

ministry of Information, Eritrea (X)

El Alamein (Agenzia Fides) - Mentre tensioni geopolitiche e conflitti interni alle singoli Paesi stanno scuotendo il Corno d’Africa, i Presidenti di Egitto, Somalia, Eritrea e il capo del Consiglio di Transizione del Sudan si sono riuniti domenica 4 ottobre a El Alamein, per discutere delle principali questioni che affliggono l’area. L’incontroNell’incontro sono stare riaffermate alcune delle posizioni assunte dai quattro Paesi, sia per quel che concerne la situazione interna di alcuni di essi, sia per quanto riguarda la situazione a livello regionale.

Alla fine dell’incontro è stato pubblicato un breve resoconto in cui sono stati riaffermati i seguenti criteri a cui attenersi per smorzare le tensioni e prevenire nuovi conflitti: il rispetto per la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale come specificati dal diritto internazionale; il rispetto dell’integrità territoriale del Sudan e il sostegno alle istituzioni del Paese; il rispetto per l’integrità territoriale della Somalia e il sostegno alla sua lotta contro il terrorismo; il rispetto per la libera navigazione nel Mar Rosso; la cooperazione nello sfruttamento delle acque dei fiumi, a partire da quelle del Nilo.

La dichiarazione finale rende note le posizioni dei quattro Paesi partecipanti su questioni non inserire esplicitamente nell’ordine del giorno. Per esempio, quelle connessa all’attivismo politico dell’Etiopia a livello regionale o al ruolo che il Somaliland - Stato auto-proclamato nella porzione settentrionale della Somalia - sta cercando di ritagliarsi.
La questione etiope è senza dubbio in cima alle preoccupazioni dei quattro presidenti presenti al summit. Tra Etiopia, Egitto e Sudan c’è la questione del funzionamento della Gerd, la diga sul Nilo la cui costruzione è finita nel 2015 e che Il Cairo ha messo sotto accusa per il fatto che farebbe diminuire lo sfruttamento egiziano del Nilo. In un Paese in cui il grosso della popolazione è concentrato lungo le rive del fiume, la questione dell’accesso alle acque è per l’Egitto una delle questioni regionali più importanti.
Per il Sudan la dichiarazione conclusiva del summit rappresenta un appoggio politico a livello regionale, soprattutto per il Consiglio di Transizione che all’interno della guerra civile fa capo alle forze armate sudanesi. In questo contesto il Consiglio di Transizione sudanese ha accusato il governo etiope di appoggiare l’organizzazione paramilitare delle Rapid Support Forces, accusa respinta da Addis Abeba. Infine per l’Eritrea la questione riguarda il recente scoppio del conflitto nel Tigrai. I due Paesi si stanno combattendo al momento, con l’Eritrea che è alleata delle milizie tigrine e di altre sigle locali.
Per la Somalia il sostegno ottenuto durante il summit serve a ribadire che ogni sforzo fatto dalla regione del Somaliland per la secessione non verrà appoggiato da Paesi della regione. Anche in questo caso però è la posizione dell’Etiopia a destare preoccupazioni. Addis Abeba sta cercando da anni l’accesso a Mar Rosso e al Golfo di Aden che era finora garantito da Gibuti. Per l’Etiopia la possibilità di accedere al porto di Berbera, l’infrastruttura individuata per l’accesso al Golfo di Aden, rappresenta un’opportunità per diversificare gli accessi e poter contare su un’alternativa all’accesso da Gibuti.
Questo interesse per l’infrastruttura nel Somaliland rende le relazioni tra Etiopia e Somalia alquanto tese, perché viene letto come un appoggio diretto alle istanze secessioniste del Somaliland.
Il summit ha ribadito alcuni punti di convergenza degli interessi di quattro Stati, ma non può essere al momento considerato come un embrione di alleanza. Una tale eventualità potrebbe prender forma solo come conseguenza di un potenziale e temibile peggioramento generale della situazione securitaria nell’area, con la possibile saldatura dei conflitti che già tormentano e rendono instabile i‘intera regione. (CG) (Agenzia Fides 11/10/2026)


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