Abuja (Agenzia Fides) – L’assalto al villaggio di Ungushi esemplifica la complessità delle violenze subite dalle popolazioni nigeriane. La comunità attaccata è a maggioranza musulmana e tra le vittime c’è anche l’imam locale. Gli assalitori appartengono a una formazione di recente costituzione, che si colloca in quella zona grigia tra banditismo, criminalità organizzata e jihadismo.
La sera di domenica 16 agosto, un gruppo armato ha assalito il villaggio di Ungushi, nell’area del governo locale di Kebbe, nello Stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria, uccidendo, secondo il bilancio aggiornato comunicato dalle autorità locali, almeno 32 persone. Tra le vittime c’era l’imam Aliyu, guida della moschea Ungushi Izala Jumu'at, insieme a contadini, commercianti e altri residenti della comunità a maggioranza musulmana.
Il massacro era stato preceduto, due giorni prima, il 14 agosto, da un attacco compiuto da una banda di uomini armati contro alcune zone di Kebbe. I banditi – non è chiaro se fossero gli stessi che hanno poi massacrato la popolazione di Ungushi – erano giunti a bordo di motociclette e avevano aggredito i residenti, saccheggiato negozi e distrutto proprietà.
Le autorità militari hanno attribuito l’assalto di Ungushi ai Lakurawa. Spesso descritto come un’organizzazione insurrezionale o terroristica, il gruppo Lakurawa sembra collocarsi piuttosto in quella complessa area di sovrapposizione tra banditismo organizzato e militanza religiosa, utilizzando una retorica islamista per legittimare la propria violenza.
Il gruppo è emerso nella regione di confine tra Nigeria e Niger, presentandosi inizialmente come una forma di protezione armata delle comunità che vivevano in aree sottoposte a continui attacchi da parte di bande criminali e nelle quali la popolazione si sentiva priva della protezione dello Stato.
Col tempo, tuttavia, Lakurawa si è evoluto in un gruppo armato accusato di estorcere denaro alle comunità, imporre la propria autorità sui villaggi e attaccare civili e personale di sicurezza, rivendicando le proprie azioni anche sulla base di criteri religiosi.
Lakurawa ha finito così per occupare quello spazio indefinito tra banditismo, criminalità organizzata e jihadismo che caratterizza diverse aree della Nigeria nord-occidentale.
Secondo alcuni analisti, di recente Lakurawa avrebbe inoltre allacciato contatti con gruppi jihadisti attivi nei confinanti Stati del Sahel, in particolare con la Provincia dello Stato Islamico nel Sahel. Si tratta, tuttavia, di uno sviluppo che finora non è stato confermato da fonti attendibili.
È significativo che Lakurawa operi in aree a maggioranza musulmana e che le sue vittime siano prevalentemente musulmane. Il gruppo ha attaccato moschee, ucciso fedeli e figure religiose islamiche, invocando al contempo una terminologia religiosa islamica e presentandosi come un movimento ispirato da un’ideologia islamista.
La crisi di sicurezza nella quale vivono ampie aree della Nigeria ha dunque molteplici sfaccettature e non può essere ridotta alla sola dimensione religiosa. Il problema è che, nel corso degli anni, il governo federale e quelli dei 36 Stati della Federazione non sono stati capaci di adottare una strategia di sicurezza nazionale in grado di affrontare e risolvere le molteplici crisi che colpiscono una parte significativa della popolazione nigeriana, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa. (L.M.) (Agenzia Fides 20/8/2026)