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Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L’incontro con il Signore Gesù è sempre «un’esperienza nutriente». E quando si è insieme a Lui, «pane di vita», «l’essenziale è sovrabbondante». Così Papa Leone XIV ha richiamato alcuni tratti distintivi dell’esperienza cristiana, nella breve riflessione letta dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico, prima di recitare la preghiera mariana dell’Angelus insieme a romani e pellegrini raccolti in Piazza San Pietro.
Il Vescovo di Roma ha preso spunto dal brano del Vangelo secondo Matteo letto durante la liturgia del giorno, incentrato sul miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci compiuto da Gesù per sfamare la moltitudine che lo seguiva.
«Mentre dà la vista ai ciechi e ai sordi l’udito», ha spiegato Papa Prevost, «Cristo non compie soltanto azioni portentose, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino». Anche il Vangelo di oggi «testimonia che Gesù non si limita a dare i sensi a chi ne manca, ma dà gusto ai nostri sensi. Al sordo, che torna a sentire, il Signore rivolge la Buona Novella da ascoltare; al cieco, che torna a vedere, mostra la splendida opera della redenzione che si compie per lui. Allo stesso modo, Gesù dona a chi ha fame il cibo da mangiare».
Il Vangelo di Matteo racconta che grazie alla moltiplicazione dei pani e dei pesci operata da Gesù «Tutti mangiarono a sazietà» e avanzarono «dodici ceste piene» di pane. Cristo - ha aggiunto il Pontefice - «sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita. Al contempo, il suo gesto ci insegna che nulla va sprecato, quando viene condiviso. L’accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia». Quella «malattia dell’animo» - così l’ha definita il Successore di Pietro - che «fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace».
Nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, «miracolo della carità» - ha spiegato il Pontefice nella parte finale della sua breve riflessione - «riconosciamo le azioni tipiche di Gesù, che trovano nell’Ultima Cena il loro culmine. Allora, infatti, il Figlio di Dio ci consegna la sua stessa vita come nostro fratello in umanità. Mentre gustiamo la grazia dell’Eucaristia - ha esortato Papa Prevost - impegniamoci a testimoniare la sua bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici».
Dopo la preghiera dell’Angelus, Leone XIV, parlando in spagnolo, ha riferito di seguire «con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta, chiedendo a Dio, per l’intercessione di Nostra Signora d’Africa, che si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia».
Poi ha chiesto di continuare a «pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo» ha aggiunto il Pontefice «tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione». (Agenzia Fides 2/8/2026).