OFM Cap Lahore
Lahore (Agenzia Fides) - La comunità cattolica di Lahore piange Amir Peter, 60enne cattolico pakistano, venuto a mancare il 1° luglio 2026 nell'infermeria del carcere a causa di gravi complicazioni mediche insorte durante la detenzione. Il suo caso aveva creato grande amarezza e sofferenza: Amir Peter, fratello di sangue di padre Henry Paul OFM Cap, parroco della Chiesa di San Francesco a Lahore, era stato falsamente accusato di blasfemia da alcuni commercianti locali il 19 luglio 2025 e successivamente arrestato. Le sue condizioni di salute si erano aggravate durante la detenzione e, in un anno di carcere, la sua salute è continuamente peggiorata.
I frati Cappuccini di Lahore e l’organizzazione "Christians’ True Spirit" gli avevano fornito assistenza legale, presentando una richiesta di cauzione per motivi di salute, a causa delle gravi condizioni fisiche e mentali. L’uomo è deceduto prima che il suo caso potesse essere risolto. La comunità cattolica «piange la perdita di un uomo la cui vita è stata tragicamente stroncata da un processo legale viziato», rileva all'Agenzia Fides p. Qaiser Feroz, OFM Cap, portavoce della Conferenza episcopale del Pakistan, esprimendo le condoglianze alla sua famiglia e in particolare a p. Henry Paul. «Le sue condizioni sono state ignorate e gli è stata negata l’assistenza medica urgente di cui necessitava», rileva.
Celebrando le esequie ieri, 2 luglio, nella chiesa di san Giuseppe a Lahore, l’Arcivescovo di Lahore, Khalid Rehmat OFM Cap, ha affermato: «Amir Peter è rimasto saldo nella sua fede fino all’ultimo respiro. Ha vissuto tutta la sua vita secondo i valori del Vangelo, è sempre stato fedele alla Chiesa. La sua testimonianza di fedeltà a Dio è un esempio per i suoi figli e per tutti noi». Padre Henry Paul OFM Cap, fratello minore di Amir Peter, ha dichiarato: «Ringraziamo Dio per il dono della fede profonda che aveva Amir, per cui ha vissuto tutta la sua vita con semplicità e umiltà», esprimendo gratitudine a sacerdoti, religiosi e fedeli per le loro preghiere e le parole di conforto ricevute.
In un altro recente caso, ha avuto invece un esito favorevole - dopo un anno di tribolazione - la vicenda di Nadeem Masih, un cattolico pakistano cieco dalla nascita e con disabilità motoria, arrestato nel 2025 dopo un’accusa di blasfemia da parte di colleghi musulmani e rimasto in carcere per circa 10 mesi. Nei giorni scorsi il giudice di primo grado ha stabilito che le prove a suo carico erano insufficienti e che l’accusa era "fabbricata ad arte", assolvendolo e disponendo il rilascio dell’uomo.
Commenta a Fides p. Feroz: «Tali casi, che toccano anche la comunità cattolica, confermano che la legge sulla blasfemia in Pakistan viene costantemente abusata e manipolata con false accuse, formulate per vendette personali. Chiediamo al governo pakistano di adottare misure adeguate per proteggere la vita di tutti coloro che vengono falsamente accusati e incarcerati senza alcuna indagine o prova».
(PA) (Agenzia Fides 3/7/2026)