Vicariato Apostolico del Brunei
Bandar Seri Begawan (Agenzia Fides) - Nel piccolo Sultanato del Brunei, stato nel situato nella parte nord-occidentale dell'isola del Borneo, ci sono tre chiese cattoliche e in tutto tre sacerdoti, tutti nati in loco, perchè solo se nativi possono esercitare responsabilità pastorali e guidare una parrocchia. Sono loro a tenere acceso il lumicino della fede e guidare la comunità dei credenti in uno stato, il Brunei Darussalam, in cui l'Islam, come stabilito dalla Costituzione, è la religione ufficiale, il Sultano è il capo dello stato, l'Islam riveste un ruolo centrale nella vita sociale e la legge islamica (la Sharia) regola la vita quotidiana (e si applica solo alla popolazione musulmana). "Non abbiamo suore né religiosi e non possono esservi missionari, poichè non è permesso dal governo, che ammette solo preti locali. Due mesi fa abbiamo celebrato una ordinazione diaconale: è una grande grazia di Dio per noi perchè, se tutto procede tranquillamente, a settembre avremo l'ordinazione al sacerdozio e dunque il dono di un nuovo prete per l'opera pastorale", rimarca in un colloquio con l'Agenzia Fides p. Robert Leong Soon Choi., sacerdote locale e parroco alla Chiesa di Nostra Signora dell'Immacolata a Bandar Seri Begawan, attualmente Amministratore Apostolico del Vicariato apostolico del Brunei.
La presenza dei cattolici in questa parte del Borneo affonda le radici nell'opera della Società Missionaria di San Giuseppe (i Missionari di Mill Hill), mentre la fede cristiana giunse per la nel Brunei con l'arrivo dei missionari spagnoli dalle Filippine nel XVI secolo. Più recentemente, nel 1998, la Santa Sede ha istituito una Prefettura Apostolica, elevata a Vicariato Apostolico nel 2004.
P. Leong riferisce: "C'è poi un altro seminarista della nostra comunità, che studia a Singapore e una suora in formazione, nell'ordine delle le Franciscan Sisters of the Immaculate Conception (FSIC). Continuano a pregare per le vocazioni autoctone, chiediamo a Dio di mandare operai nella sua messe. In questi piccoli passi di speranza c'è il futuro della nostra comunità, si circa 14mila fedeli che, va detto, per il 60-70% è composta da fedeli immigrati soprattutto filippini, che sono qui per lavorare", in una in una popolazione di circa 450mila abitanti, per oltre il 70% malesi, per circa il 10% di cinesi e, per il resto, popoli indigeni come Dusun, Iban, Kedayan e altri. A livello religioso, l'82% della popolazione professa l'islam, il 6,7 % il cristianesimo (tra cattolici e anglicani, membri delle due Chiese riconosciute) il 6,3% il buddismo , diffuso soprattutto tra la comunità cinese, e altri culti tradizionali tra le popolazioni indigene.
La Chiesa cattolica si muove in un contesto "in cui rispettiamo limitazioni e norme: ad esempio possiamo praticare liberamente la nostra fede e fare il catechismo e le nostre attività all'interno delle chiese ma non all'esterno. I fedeli sono assidui, c'è sempre un'ampia partecipazione alla messa domenicale, alle feste religiose, alle attività pastorali. La nostra è una comunità piccola che vive la sua fede con semplicità e serenità, per quanto le è concesso nel quadro dell'ordinamento costituzionale, e con una fede vibrante" racconta.
"Pur nella diversità delle nostre origini culturali, formiamo una comunità di fede unita o attorno alla Parola di Dio e ai Sacramenti", osserva. "Non possiamo espanderci e fare evangelizzazione. Non possiamo costruire altre chiese né possiamo ampliare quelle esistenti"., ricorda. Tuttavia "non c'è scoraggiamento: il nostro motto, che era del Cardinale Cornelius Sim ed è poi divenuto il motto del Vicariato è: Duc in Altum, ovvero l'invito di Gesù a prendere e il largo, a vivere la fede, nel contesto musulmano, testimoniandola nel servizio ad ogni persona, specialmente verso i giovani e i migranti" .
L'Amministratore apostolico racconta che "le relazioni della Chiesa con il governo sono stabili. A tratti veniamo invitati a incontri interreligiosi. Il governo vuole comunque mostrare, in qualche modo, di essere aperto e accogliente e di lasciar vivere la comunità cattolica all'interno dello stato"
Il Vicariato apostolico gestisce tre scuole, con sezione primaria e secondaria: la St. George’s School nella capitale Bandar Seri Begawan, fondata nel 1937; la St. Angela’s School e la St. John’s School, per un totale di circa 2000 allievi, in maggioranza musulmani e porta avanti un'opera di istruzione e di educazione ai valori che contribuiscono allo sviluppo della società.
Nota padre Leong: "Il Brunei è un paese felice e pacifico. La popolazione non paga per l'istruzione, per le cure mediche. Non abbiamo tasse, nessuna imposta sul reddito". Brunei Darussalam significa proprio "Stato di Brunei, dimora della pace”. E i battezzati - nel piccolo Sultanato che il Cardinale Cornelius Sim (1951-2021), Vescovo e primo Vicario Apostolico, elevato da Papa Francesco primo Cardinale del Brunei Darussalam, definiva "periferia nella periferia” - vivono nella quotidianità con "discrezione, con atteggiamento di pace, con spirito di concordia e di benevolenza verso tutti". "Per questo - conclude p. Leong - siamo ben accetti dalla gente comune, non abbiamo alcun problema di convivenza, ne subiamo ostilità o alcuna violenza. Troviamo la nostra modalità per portare avanti la comunità e, con la grazia di Dio, ci riusciamo. Voglio dire: siamo felici".
(PA) (Agenzia Fides 25/5/2026)