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Città del Vaticano (Agenzia Fides) Nell’esperienza cristiana la santità non è prestazione affidata alle nostre forze o semplice “impegno etico”, ma è dono di Cristo stesso, che chiama ogni battezzato a vivere nell’orizzonte della vita quotidiana la missione della propria conversione. Lo ha ricordato oggi Papa Leone XIV durante l’Udienza generale svoltasi in Piazza San Pietro, proseguendo il ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II-
La Costituzione conciliare Lumen gentium, sulla natura e la missione della Chiesa – ha ricordato il Pontefice “dedica un intero capitolo, il quinto, alla universale vocazione alla santità di tutti i fedeli”.
Secondo la Costituzione conciliare – ha ricordato il Pontefice – la santità “non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo”. E “il livello più alto della santità, come all’origine della Chiesa, è il martirio, «suprema testimonianza della fede e della carità»”
E’ Cristo stesso che “santifica la Chiesa, della quale è Capo e Pastore”. Per questo si può dire che la Santità è “dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno”.
La Lumen Gentium descrive la santità della Chiesa cattolica come “una sua caratteristica costitutiva, da ricevere nella fede, in quanto essa è creduta «indefettibilmente santa»”:
Questo - ha ricordato il Pontefice, citando Sant’Agostino “non significa che lo sia in maniera piena e perfetta, ma che è chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna, camminando «fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio»”.
Il peccato nella Chiesa è una “triste realtà” che invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carità. Proprio questa grazia infinita, che santifica la Chiesa, ci consegna una missione da compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione”. Per questo la santità nell’esperienza cristiana “non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria”.
Leone XIV ha richiamato anche il “ruolo decisivo” assunto “dalla vita consacrata, di cui la Costituzione conciliare tratta nel capitolo sesto”. “segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui ed ora della storia”.
I consigli evangelici “che danno forma ad ogni esperienza di vita consacrata: la povertà, la castità e l’obbedienza”. tre virtù, non “prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio”.
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In un appello finale, il Pontefice ha fatto riferimento a “A seguito di queste ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo”, e ha dichiarato di accogliere “con soddisfazione e come segno di viva speranza, l’annuncio di una tregua immediata di due settimane. Solo attraverso il ritorno al negoziato” ha aggiunto “si può giungere alla fine della guerra”.
Leone XIV ha esortato a “accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo”. Infine, il Vescovo di Roma ha rinnovato a tutti “l’invito a unirsi a me nella Veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile”. (GV) (Agenzia Fides 8/4/2026)