ASIA/MYANMAR - Elezioni in un paese in guerra: "C'è la speranza di un cambiamento e di aprire un dialogo nazionale", dice un sacerdote

venerdì, 9 gennaio 2026 elezioni   politica  

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Yangon (Agenzia Fides) - Nel Myanmar travagliato da quasi cinque anni di guerra civile, iniziata dopo il golpe del 1° febbraio 2021, la giunta militare ha avviato una consultazione elettorale per eleggere il Parlamento nazionale bicamerale. Dalle liste elettorali sono esclusi partiti di opposizione come la Lega nazionale per la democrazia, che era al governo del 2021. Il voto è organizzato in tre fasi distinte: il primo turno si è tenuto il 28 dicembre in 102 comuni; la seconda fase del voto si tiene l’11 gennaio in circa 100 comuni in 12 stati, mentre l’ultimo turno è fissata il 25 gennaio. Il voto è stato boicottato sia dal Governo civile di unità nazionale (NUG), in esilio, legato alle forze della resistenza, sia dalle organizzazioni armate etniche, storicamente presenti in Myanmar.
Le urne si aprono mentre sono in corso combattimenti in più di un terzo del paese. Secondo una recente analisi pubblicata dall’emittente britannica BBC e basata sui dati di organizzazioni locali, circa il 21% del Myanmar, nella sua parte centrale, è controllato dalla giunta militare; il 42% del territorio, nelle aree periferiche, è sotto controllo delle forze della resistenza e di milizie etniche, mentre la restante parte (circa il 37%) è composta da aree contese, dove tuttora si combatte e il voto non sarà possibile. In particolare, negli stati Kachin, Kayah, Chin, Shan, Rakhine, a votare sono i cittadini solo di alcuni comuni, una esigua minoranza rispetto al totale delle municipalità nel territorio.
Nel primo turno del voto, caratterizzato da un'affluenza del 70% degli elettori, come riferito dalla Commissione elettorale, ha ottenuto il 90% dei consensi lo Union Solidarity and Development Party (USDP), nelle cui liste militano funzionari pubblici e personalità politiche del regime.
Nonostante i limiti di una consultazione organizzata da un regime militare, "le elezioni sono comunque un passo che la popolazione vive con aspettative e speranza che qualcosa possa cambiare", nota in un colloquio con l'Agenzia Fides John Aung Htoi, sacerdote della diocesi di Myitkyina, città nello stato Kachin, una delle città dove i cittadini possono votare.
"La gente si reca alle urne da un lato per timore di subire ritorsioni, se non lo fa; e, d'altro canto, perchè spera in qualcosa di nuovo, che sblocchi lo stallo in cui la nazione è precipitata", nota. "Anche nella storia passata del Myanmar - ricorda il sacerdote - i militari hanno agito secondo lo stesso schema, passando gradualmente il potere a un governo civile, ma tenendo saldo il controllo della nazione". "Il partito USDP, che sta ricevendo la maggioranza dei consensi, è espressione dei militari, dunque si prevede che formerà il governo e così gli esponenti della giunta resteranno ai vertici del paese, ma da civili", rileva.
"La popolazione - nota p. John Aung Htoi - spera comunque che, con un governo civile, vi siano maggiori possibilità di dialogo, anche perchè le Forze di difesa popolare e il governo in esilio hanno sempre detto che un dialogo sarà possibile solo con un governo civile. Staremo a vedere: quello che la popolazione birmana desidera è che questo voto possa produrre un'evoluzione nel sistema politico, così da riaprire spazi di confronto e negoziato con le opposizioni".
Anche tra gli eserciti delle minoranze etniche vi sono aperture in tal senso: il Kachin Independence Army (KIA), una delle formazioni più potenti e organizzate, ha dichiarato che potrebbe avviare un dialogo con il nuovo governo civile. "Se così sarà, tutti gli altri eserciti etnici seguiranno. Allora c'è la prospettiva e la speranza di un dialogo nazionale", osserva p. John.
"I cattolici del Myanmar - conclude - lo sperano ardentemente. Siamo dalla parte del dialogo e della pace, e speriamo che nella nazione si possa superare nel 2026 questo conflitto che ha portato morte, distruzione e sfollamento. Le comunità cristiane vivono questo tempo nella intensa preghiera e continuando a dare assistenza a tutta la popolazione che vive una grave crisi umanitaria generata dalla guerra in corso, che ha fatto 3,5 milioni di sfollati interni".
(PA) (Agenzia Fides 9/1/2026)


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