AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Presidente dei Vescovi sulle tragedie dell’emigrazione: i nostri ragazzi muoiono in mare perché non possono godere delle ricchezze del Paese

sabato, 30 settembre 2023 vescovi  

Abidjan (Agenzia Fides) – “I primi missionari della Società delle Missioni Africane (SMA) sono arrivati in Costa d’Avorio nel 1895. Siamo quindi una Chiesa relativamente giovane” dice Marcelin Yao Kouadio, Vescovo di Daloa e Presidente della Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio all’Agenzia Fides.

La Costa d’Avorio è ancora “terra di missione”?

Attualmente abbiamo 15 diocesi con 4 provincie ecclesiastiche, e tutta la gerarchia è tutta formata da Vescovi provenienti dal clero diocesano ivoriano. Ma di certo, accogliamo ancora missionari e missionarie provenienti dall’estero appartenenti a diverse congregazioni religiose (soprattutto femminili) e istituti di vita apostolica. Quindi siamo ancora una Chiesa “in terra di missione”. La nostra problematica è come passare da questa condizione a una Chiesa missionaria.

Cosa può aiutare questo passaggio?

Dal mio punto di vista occorre prendere in considerazione la cosiddetta “triplice autonomia”. In primo luogo autonomia del personale coinvolto nel lavoro apostolico, attraverso una ben organizzata pastorale delle vocazioni rivolta alle giovani generazioni. Poi autonomia culturale, attraverso l’inculturazione della fede: come valorizzare la cultura locale, che ha i suoi valori, nella dinamica dell’annuncio del Vangelo. Nella cultura tradizionale del nostro popolo si trovano fattori come la credenza in Dio, l’Essere Supremo; il riconoscimento del male fatto e del peccato; la credenza nella vita dopo la morte; il senso della vita comunitaria. Infine, autonomia finanziaria di tutte le nostre diocesi. A livello nazionale abbiamo costituito un fondo nazionale cattolico che sta avendo un buon successo. Stiamo finendo di costruire una città finanziata a partire da questo fondo (vedi Fides 1/10/2020). È una città con diverse case da mettere in affitto per generare dei fondi per la Chiesa.

Come si svolge il dialogo con le altre comunità di credenti nel suo Paese?

In un contesto come quello della Costa d’Avorio bisogna parlare di dialogo interreligioso, perché vi sono ancora seguaci della religione tradizionale africana e vi sono gli islamici. Il dialogo ecumenico invece interessa i rapporti con le Chiese protestanti, In Costa d’Avorio si è creata una sorta di alleanza tra comunità di credenti per la pace, che ha unito soprattutto i nostri fratelli protestanti e musulmani. Al momento, come Conferenza Episcopale, siamo presenti come osservatori. Esiste inoltre il Forum National des Confessions Religieuses nel quale sono presenti tutte le confessioni del Paese, e dove insieme a tutti gli altri capi religiosi promuoviamo iniziative per la pace e la coesione sociale, soprattutto durante il periodo critico delle elezioni.

Nel 2023 la prima nazionalità di immigrati giunti sulle coste italiane è della Costa d’Avorio, finora quasi
8.000 persone. Cosa può dirci al riguardo?

Il fenomeno dell’emigrazione è una sciagurata realtà nel senso che i Paesi africani, come la Costa d’Avorio, sono immensamente ricchi. Ma di queste ricchezze i loro abitanti non possono goderne. Tanto per dirne una, la Costa d’Avorio è il primo produttore mondiale di cacao. Ma chi lo coltiva in Costa d’Avorio non può permettersi di comprare “il buon cioccolato” reclamizzato da voi in Europa. Siamo il terzo produttore mondiale di caffè, senza contare l’oro, i diamanti ed altro ancora. Lo stesso vale per gli altri Paesi africani. I suoi figli sono costretti ad andare a morire in quel cimitero che è diventato il Mediterraneo. È una tragedia. Si dice che viviamo in un mondo globalizzato. Si dice che il mondo è un grande villaggio, ma la mobilità di cui tanto si parla è spesso a senso unico. Ci sono alcuni che possono andare dappertutto anche senza visto, ma molti altri che non possono muoversi. La Chiesa cerca di sensibilizzare i giovani sui rischi che comporta partire. Durante la l’ultima Quaresima ho tenuto un ritiro con 12mila giovani dove abbiamo affrontato il tema. (L.M.) (Agenzia Fides 30/9/2023 )


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